destra di popolo

ETICA LEGHISTA: ZAIA SI FA GLI SPOT CON I SOLDI DEL MINISTERO

Marzo 11th, 2010 admin

IL VENETO INVASO DA MEZZO MILIONE DI COPIE DELLA RIVISTA “IL WELFARE DELL’ITALIA”,  A CURA DI UNA SOCIETA’ DEL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA… EDIZIONE STRAORDINARIA IN CARTA PATINATA…INDAGA LA PROCURA, ZAIA IN IMBARAZZO: STANZIATI 3 MILIONI DI EURO….ALTRI 50 MILIONI DI FONDI PER PROMOZIONI DI PRODOTTI DOVE IL VENETO FA LA PARTE DEL LEONE

In tutto il Veneto dilaga la distribuzione gratuita nelle case e negli esercizi pubblici della rivista patinata “Il Welfare dell’Italia” in edizione straordinaria, curata da “Buonitalia” (una Spa interamente pubblica, 70% di quote del Ministero, 10% ciascuno di Ismea, Ice e Unioncamere).
Il contratto prevede una distribuzione di ben 500.000 copie: tutti gli elettori veneti potranno cosi bearsi della vista di Luca Zaia in gessato con il calice di vino in mano in copertina,  o accanto a forme di parmigiano come a pagina quattro, o mentre coglie spighe di grano come a pagina sette.
O può sempre indirizzarsi laddove il ministro figura mentre affetta salumi, esibisce tartufi o posa accanto a cassette di frutta.
Il problema però è che dei fondi Ue per l’agroalimentare sono stati destinati alla diffusione in Veneto di una rivista promozionale della campagna elettorale del ministro dell’agricoltura.
Non a caso la Procura di Venezia ha aperto un fascicolo per verificare la correttezza della pratica e il ministro Zaia è visibilmente imbarazzato dalla piega che ha preso la vicenda.
Ora sostiene che lui non ne sapeva nulla e ha chiesto per iscritto spiegazioni al suo capo di gabinetto. Continua »

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IL “PACCO”: ORA MILIONI DEVE SPIEGARE PERCHE’ IN QUELLO LASCIATO IN TRIBUNALE MANCASSE LA LISTA DEI CANDIDATI

Marzo 10th, 2010 admin

IERI IL TRIBUNALE HA VERIFICATO CHE DENTRO LA FAMOSA SCATOLA “VI ERA ESCLUSIVAMENTE L’ELENCO DEI SOTTOSCRITTORI E I RELATIVI CERTIFICATI ELETTORALI”…CHI SI E’ CERCATO DI FAR FUORI DALLA LISTA?…IN PIAZZA, IL POPOLO DEL PDL DOVREBBE ANDARCI, MA PER CONTESTARE LA GESTIONE MONOCRATICA DEL PARTITO E LO SCANDALO LAZIO…

Ieri pomeriggio Silvio Berlusconi ha dichiarato: “Non faccio più da parafulmine agli errori degli altri”, a proposito della vicenda della presentazione della lista del partito nel Lazio.
E si è dimostrato stupito di fronte all’ennesima bocciatura della lista da parte dell’ufficio circoscrizionale elettorale presso il tribunale di Roma: “Ma come, abbiamo fatto il decreto per nulla? Abbiamo sbagliato a insistere su questa partita, era persa in partenza”.
Prima di prendersela con il prossimo, forse il premier avrebbe fatto meglio a seguire il consiglio del presidente dela Camera, Gianfranco Fini, che lo aveva avvertito: “Non è il caso di forzare la mano, la nostra gente non capisce queste cose”.
E alla fine si è fatta la figura dei pifferi di montagna, quelli andati per suonare e che sono tornati suonati.
Ma invece che prendere atto e chiedere scusa ai propri elettori, come suggerisce anche “FareFuturo”, riecco l’ennesima riedizione del “è stato un sopruso, scenderemo in piazza” e giù anatemi contro magistrati, cancelllieri, uscieri e bandoleri.
Arrivando persino al massimo dell’ironia di spacciare la foto di una povera addetta alla ricezione delle liste come seguace del Che.
Solo perchè si vede nello sfondo un quadro del ritratto di Guevara abbandonato per terra, insieme ad altri, come avviene in tutti i traslochi.
Il magistrato infatti ha replicato che non era certo suo, ma del suo predecessore che stava trasferendosi altrove.
Se questa è la “risposta politica” alla mancata presentazione della lista del Pdl, l’alternativa è solo un tuffo nel Tevere.
Al premier ci permettiamo di consigliare di leggere le motivazioni del tribunale che ieri sera ha deciso la “non ammissione della lista”.
Lettura che consigliamo anche a coloro che per fretta non hanno approfondito questo aspetto.
L’ufficio elettorale ha ieri esaminato per ben 11 ore la documentazione ripresentata dal Pdl, grazie alle nuove norme introdotte dal decreto interpretativo e sulla base di quanto contenuto nella famosa scatola che conteneva in origine il materiale da consegnare. Continua »

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LA LEGA COME I RADICALI, AMMESSA LA DOPPIA TESSERA: IL CASO DEL LEGHISTA MALASPINA, SERVITOR DI DUE PADRONI

Marzo 10th, 2010 admin

IL SEGRETARIO REGIONALE TOSCANO GLI CONSEGNA LA TESSERA CON TUTTI GLI ONORI IL 30 MAGGIO 2009, MA IL 18 SETTEMBRE 2009 RISULTA ANCORA NEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL NUOVO PSI… ORA SI CANDIDA A VICESINDACO DI VILLAFRANCA, MA  I LEGHISTI LOCALI NON VOGLIONO CHI HA GIRATO TROPPI PARTITI

Come nei film di Peppone e Don Camillo, quando in piazza si consumavano epici scontri e cerimonie ufficiali di consegna di medaglie al merito, con gli abitanti del paese ad assistere a cotanto evento, i seguaci di Alberto di Giussano, decisi a scendere sotto la linea del Po per illustrare le sacre scritture padane anche in Toscana, consumano il rito nella centrale piazza della Repubblica, in quel di Pontremoli, il 30 maggio 2009.
Alla presenza del segretario regionale Morganti e dei quadri leghisti locali in preda a convulsioni, viene consegnata la tessera della Lega a tale Roberto Malaspina, transfugo di varie formazioni politiche, ultimo indirizzo conosciuto la parrocchia socialista.
Nonostante le proteste degli iscritti: scrive infatti Martino Squeri, commissario della Lega per l’Alta Lunigiana, che “siamo di fronte ad  un assalto al treno, bisognerebbe avere maggiore cautela nell’accogliere intere formazioni provenienti da altre esperienze politiche, senza neanche indire alcuna assemblea degli iscritti per chiedere almeno il loro parere”.
Pazienza che nella Lega non vi sia democrazia interna, ma qua siamo di fronte a un evento storico, al primo caso di un leghista con doppia tessera: che sia un nuovo escamotage per aumentare i consensi sulla via tracciata anni fa dai radicali?
O di semplice ignoranza o connivenza in via Bellerio?
Eh sì, perchè sarà anche che il 30 maggio 2009 il Malaspina ritira la tessera della Lega, ma è altrettanto vero che quattro mesi dopo, ovvero il 18 settembre 2009, egli risulti addirittura sempre membro del Consiglio nazionale del Nuovo Psi (abbiamo relativa documentazione, come sempre ovvio).
Non sappiamo se ci troviamo di fronte a “un  servitor di due padroni” di goldoniana memoria padana o di un furbacchiotto che vuole solo non chiudersi una porta alle spalle, ma è quanto risulta dai documenti ufficiali socialisti.
Nessuna cancellazione. Continua »

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LO SCANDALO DEGLI ARBITRATI: PARCELLE MILIONARIE PER VENTITRE’ ESPERTI CHE DANNO SEMPRE TORTO ALLO STATO

Marzo 10th, 2010 admin

NEL 2008 SI ERA VIETATO ALLE P.A. DI RICORRERE AGLI ARBITRATI IN CASO DI CONTENZIOSO NEGLI APPALTI, MA LA NORMA SLITTA DI ANNO IN ANNO…NEL PERIODO 2005-2007, UN CLUB RISTRETTO DI 23 ESPERTI:  MOLTI NOMI RICORRONO NELLE INDAGINI SU BALDUCCI  E COMPAGNI DI MERENDE

I nomi di molti di loro ricorrono  nelle carte dell’inchiesta sugli appalti del G8 e dei Grandi Eventi: si tratta  di liberi professionisti, giudici amministrativi, magistrati contabili, avvocati dello Stato.
Non si limitano però solo a questa attività, ma spesso sono chiamati a dirimere le controversie che nascono tra imprenditori che hanno vinto gli appalti e lo Stato che ha commissionato il lavoro.
In questi casi viene nominato un collegio arbitrale che deve decidere controversie da centinaia di milioni di euro di appalti pubblici.
Caratterizzati solitamenti da due aspetti: parcelle milionarie per gli “arbitri”, sentenze che danno sempre torto alle Pubbliche amministrazioni.
Non lo diciamo noi, lo sottolinea l’Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici.
Non a caso i carabinieri dei Ros avevano messo sotto osservazione il fenomeno.
I dati rilevati riguardano 35 arbitrati nel periodo 2005-2007, nella maggior parte dei casi la stazione appaltante pubblica è l’Anas, ma anche il comune di Roma, la Regione Veneto, la Regione Calabria, la Presidenza del Consiglio, le Asl.
Tutte soccombenti, tutte condannate a risarcire imprese private e a versare rilevanti importi, anche decine di milioni di euro.
Gli “arbitri” sono come un circolo esclusivo, pare che in Italia non esistessero più di 23 esperti in grado di valutare le ragioni e i torti nei contratti di appalto. Girano sempre gli stessi nomi con parcelle milionarie. Continua »

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FINI BRINDA: SE LA POLVERINI PERDE SARA’ COLPA DEL PDL, MA SE DOVESSE VINCERE SAREBBE UN SUCCESSO NONOSTANTE IL PDL

Marzo 9th, 2010 admin

HA SUBITO GLI ATTACCHI DI FELTRI, L’HANNO ACCUSATA DI ESSERE TROPPO DI SINISTRA E INDIPENDENTE…LE HANNO INCASINATO PERSINO LA CONSEGNA DELLE LISTE, MA E’ SEMPRE A UN ALITO DI VENTO DA EMMA…UNA VITTORIA DEL LABORATORIO FINI-CASINI SAREBBE LA FINE DELL’IMPERO DI FORZA ITALIA

La telenovela della lista del Pdl in Lazio continua a tenere banco: ieri il Tar ha bocciato il decreto e ha tenuto fuori la lista, oggi forse sarà riammessa dal tribunale la seconda lista presentata,o forse no.
In ogni caso vi saranno i controricorsi e la triste vicenda pare destinata ad allietare le serate degli italiani davanti al Tg ancora a lungo.
Segnaliamo, per onor di cronaca, solo lo stupore con cui il premier ieri sera ha accolto la notizia che il Tar aveva respinto il ricorso del Pdl: “Ma perchè non mi avete raccontato nulla? Mi avete nascosto qualcosa? Qualcuno ha manomesso le candidature?”, rivolto al suo entourage.
Di fronte alla ricostruzione dei giudici e al rapporto dei carabinieri è emerso infatti, al di là della costituzionalità o meno del decreto “interpretativo”, che all’ora di scadenza per la presentazione delle liste,  le forze dell’ordine hanno verificato che i delegati in attesa erano quattro e tra essi non vi era traccia di quelli del Pdl, intenti a mangiarsi un panino o a sostituire qualche nome della lista.
Ci stupisce lo stupore di Berlusconi: prima di accusare i giudici e le forze dell’ordine per aver respinto i delegati del partito, possibile che non gli sia venuto in mente di fare quello che avrebbe fatto chiunque al suo posto? Ovvero chiedere ai responsabili delle forze dell’ordine un rapporto su come erano davvero andate le cose: avrebbe avuto subito il quadro che invece ha avuto solo ieri, fidandosi prima dele versioni di qualche apprendista stregone  della sua corte dei miracolati.
Ieri invece, di fronte a imbecilli che hanno lasciato incustoditi i plichi con le liste per due ore, poi li hanno nuivamente ripresi alle 17, salvo poi riportarli alle 19.30, è sbottato: “Ma se abbiamo torto, alla fine che figura ci facciamo?”.
Ma se l’avevano capito quasi tutti gli italiani che avevate torto, ci voleva tanto a capirlo a Palazzo Grazioli, invece che fare tutto questo casino peggiorando ancora di più la situazione?
Avreste evitato di legiferare con un decreto in materia di competenza regionale per vedersi dare ancora torto, per delle liste che entravano e uscivano dal tribunale come fosse il Colosseo. Continua »

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IL MERCATO DELLE FIRME FALSE AI PARTITI: “NE HO VENDUTE 7.000 AI DUE POLI” RIVELA UN PENTITO

Marzo 9th, 2010 admin

AVREBBE INCASSATO VENTIMILA EURO DAI PARTITI IN LIGURIA CEDENDO SETTEMILA SOTTOSCRIZIONI… GLI ELENCHI SONO RICAVATI DA BANCHE DATE DI GESTORI TELEFONICI E UFFICI PUBBLICI…MOLTI NOMINATIVI PROVENGONO DALLE PIU’ SVARIATE RACCOLTA FIRME DI QUARTIERE  E POI RIUTILIZZATE

La rivelazione è stata raccolta dal “Secolo XIX”, il maggiore quotidiano ligure: un “professionista” denuncia di aver venduto, in occasione di questa tornata elettorale, ben 7.000 firme per la presentazione delle liste a partiti in difficoltà nel raccoglierle.
Andrea Pescino, esperto in materia e già rinviato a giudizio nel 2005 per uno scandalo analogo a Imperia, in relazione a firme raccolte e smistate, personaggio controverso che ha però anche fatto decollare inchieste come quella sulla spartizione dei fondi comunitari in Regione o sequestrare discariche pericolose in riviera, ha rilasciato stamane una pesante intervista al Secolo XIX , rivelando fatti che, se fossero confermati, metterebbero in pericolo la validità delle prossime elezioni regionali in Liguria.
Non a caso sarà ascoltato oggi dalla Digos.
In pratica Pescino ha rivelato di aver venduto e consegnato dati anagrafici per produrre firme false, definendo tale operazione “una regola ormai invalsa da tutte le parti, quasi una professione”.
Dove si ha a che fare  pure con altri concorrenti, ciascuno con le proprie firme taroccate e i propri prezzi di vendita.
Il Pescino ne avrebbe vendute 7.000, 4.000 al centrosinistra e 3.000 al centrodestra, ricavando un cifra di circa 20/25.000 euro: “c’è una legge di mercato che governa queste cose, ci sono persone che fanno la “professione” di candidati e compiono investimenti per poi ricavarne benefici”. L’esperto sottolinea al “Secolo XIX” che “l’esborso aumenta man mano che ci si avvicina al momento della presentazione delle liste” e poi spiega come ci si procuri i dati degli elettori: “Non è difficile, vi sono banche dati che conservano gli elementi fondamentali per una firma, come i gestori di compagnie telefoniche o gli impiegati di uffici pubblici”.  Continua »

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LA FIDUCIA NEI PARTITI E’ SCESA AL 7,8%, IL 45% RITIENE QUELLI ATTUALI PEGGIORI DI QUELLI DELLA PRIMA REPUBLICA

Marzo 9th, 2010 admin

SOLO IL 20% PENSA SIANO MIGLIORI…iL 45% OGGI GIUDICA POSITIVAMENTE LA DC, IL 35% IL PCI, IL 32% IL PSI… COSTANTE CRESCITA NEGLI ULTIMI 5 ANNI: SONO PIU’ APPREZZATI OGGI DI UN TEMPO…PIU’ CHE PER MERITO LORO, PER DEMERITO DI QUELLI ATTUALI

Citiamo subito la fonte, per evitare che qualcuno pensi siano dati inventati: si tratta dell’Atlante politico di Demos, febbraio 2010, quindi ricerca seria e dati recentissimi.
Non che la sensazione non fosse nell’aria, ma le percentuali indubbiamente possono stupire i non addetti ai lavori.
Dopo gli anni di Tangentopoli, gli scandali, le condanne, le monetine, i processi e tutto quanto ne seguì, con la nascita di nuove forze politiche e il de profundis per quelle che avevano governato 50 anni il nostro Paese, sentirsi rispondere dagli italiani che erano meglio i partiti di allora che quelli attuali induce a riflettere.
Alla domanda  “quanta fiducia avete nel partiti attuali?”, solo il 7,8% degli italiani risponde positivamente.
Peggio delle banche e della borsa, è detto tutto.
Si tratta peraltro del dato più basso degli ultimi dieci anni.
Rispetto al periodo della prima Repubblica, cioè prima del 1993 e di tangentopoli, i partiti sono migliori o peggiori?
Risponde “peggiori” il 45,3% degli italiani, “migliori” il 20,3%, “uguali” il 23,4%, non risponde l’11%.
I partiti attuali sono accumunati in un giudizio senza appello, tanto deprecabili da far assolvere quelli passati, ed è detto tutto.
Passiamo alla rivalutazione dei partiti della Prima Repubblica che appare piuttosto estesa, a destra come a sinistra.
Il 45% degli italiani oggi giudica positivamente la Democrazia Cristiana, il 35% il Partito comunista, il 32% il Partito socialista.
Un apprezzamento che si è rafforzato sensibilmente negli ultimi 5 anni: di circa 9 punti verso la Dc e il Psi, di circa 4 verso il Pci.
Si arriva al paradosso che sono più apprezzati oggi che quando esistevano veramente. Continua »

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IL CENTRODESTRA SI SCAVA LA FOSSA: URNE A RISCHIO CAOS CON LA PIOGGIA DI RICORSI

Marzo 8th, 2010 admin

LA REGIONE LAZIO SOLLEVA “CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE” DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE: ORA SI RISCHIA DI VOTARE PER POI VEDERE ANNULLATE LE ELEZIONI… ALTRE LISTE ESCLUSE ORA CHIEDONO DI RIENTRARE… E NEL CENTRODESTRA PERDERE 8 A 5 SAREBBE GIA’ UN SUCCESSO

Anche Tafazzi ormai è diventato trasversale: il gusto di farsi del male è entrato a pieno titolo nella “casa del grande bordello”, una competizione elettorale regionale è diventata un circo Barnum bipartisan tra panini, segni per terra che designano le zone rosse come al G8, timbri ovali o tondi, autentiche vere e presunte, firme che appaiono e scompaiono, fino al libretto di Miao miao delle istruzioni per l’uso e l’abuso.
Chi pensava che una legge fosse fatta per fissare dei criteri, ora sa che necessita, come per il digitale terrestre, del libretto delle istruzioni per “interpretarla”.
Il cittadino che incorre in un errore formale, che ritarda un pagamento, che dimentica i termini di scadenza di un ricorso, cade nel tritacarne delle sanzioni, delle punizioni e della perdita dei diritti.
Non si può appellare a una “interpretazione favorevole”, magari sostenendo che “non può essere privato” del diritto a competere con gli altri ad armi pari. Vi sono decine di liste, sparse in tutta la penisola, che rimarranno fuori dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo: dai radicali al Nuovo Psi, da Sinistra e Libertà a Forza Nuova, dal Partito comunista dei Lavoratori all’Udeur.
Ma la “interpretazione” varrà anche per loro?
Pare di no, fermo restando che avremo un’altra gittata di ricorsi e controricorsi.
C’è chi infatti ha sollevato la questione dell’incostituzionalità del decreto, in quanto la legge 400 del 1988 che regola la decretazione di urgenza fa divieto di usare il decreto “in materia elettorale”.
Altra questione di incostituzionalità è quella sollevata dalla Regione Lazio per”conflitto di attribuzione”, ovvero il governo non è competente ad intervenire su leggi elettorali regionali che, in base a una sentenza della Corte costituzionale, spettano solo e soltanto alle amministrazioni locali.
La riforma costituzionale del 2001 infatti assegna loro la potestà legislativa in materia.
In pratica il governo non aveva titolo per intervenire. E visto che è la Corte Costituzionale ad aver fissato questo principio, pare difficile che si possa smentire da sola.
A questo punto può accadere che, dopo aver votato, le elezioni in Lazio siano dichiarate illeggittime e si debba tornare a votare ancora. Continua »

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ABBIAMO RAGGIUNTO 500.000 CONTATTI: UNA DESTRA SOCIALE SENZA COMPROMESSI PUO’ SOLO CRESCERE

Marzo 4th, 2010 admin

UN SITO NATO DAL NULLA HA RAGGIUNTO MEZZO MILIONE DI ITALIANI, PARLANDO IL LINGUAGGIO DELLA TOLLERANZA, DELLA LEGALITA’, DELLA SOLIDARIETA’, DEI VALORI, DELLA COERENZA… IN UN GIORNO ABBIAMO PIU’ RAPPORTI CON GLI ITALIANI CHE UN SEGRETARIO DI PARTITO IN UN NORMALE COMIZIO: GRAZIE A VOI

Forse è la dimostrazione che anche a Destra qualcosa può cambiare o forse sta già cambiando, nella coscienza e nella mentalità dell’elettore.
Meno sicuramente nei vertici dei partiti, presi da beghe interne, arrivismo, ambizioni, corruzione delle anime, prima ancora che delle persone.
Abbiamo traguardato i 500.000 contatti, marciamo giornalmente su livelli superiori alle presenze degli elettori a un normale comizio dei massimi esponenti di un partito, riusciamo a parlare e confrontarci serenamente con tutti.
Non amiamo divise e reggimenti, chiamate alle armi e trombettieri: esponiamo fatti, dati, cifre per dimostrare le nostre tesi, argomentiamo le nostre opinioni.
Abbiamo anticipato notizie e accadimenti, non fermandoci alle apparenze e agli spottoni.
Se siamo critici verso il governo è perchè riteniamo un dovere, per un uomo e una donna di destra militante, vigilare sull’applicazione delle idee che si amano.
A destra non si sta per convenienza o per evitare processi, non si sta coi poteri forti, ma con i più deboli, con coloro che non hanno voce, con i milioni di italiani a basso reddito che hanno visto nella  destra una speranza di vita, di cambiamento, un progetto di società, un modello di sviluppo che tuteli l’ambiente, la legalità, la giustizia.
E se un governo latita, non è solo un diritto, ma è un preciso dovere esprimere dissenso.
Abbiamo fatto spesso una opposizione sui contenuti che neanche la sinistra è stata capace di fare, perennemente presa dalle divisioni interne.
Un Paese si regge anche sul controllo dell’opposizione e attualmente non c’è nè chi governa nè chi si oppone: solo una palude di conformismo, dove emergono solo le verità  o le obiezioni precostituite.
Ben vengano gruppi critici e osservatori imparziali sia a destra che a sinistra, il Paese ha bisogno di questo. Continua »

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