Settembre 7th, 2010 admin
IL SONDAGGIO “CRESPI RICERCHE” RIVELA CHE GLI ITALIANI HANNO APPREZZATO IN PARTICOLARE LA SUA DIFESA DELLA LEGALITA’, IL CONCETTO DI UN FEDERALISMO CHE NON DISCRIMINI, LA RIFORMA ELETTORALE E IL RITORNO ALLE PREFERENZE…. IL 90% DI CONSENSI PER L’INTRODUZIONE DEL QUOZIENTE FAMILIARE
Quali sono le opinioni degli italiani rispetto all’atteso intervento fatto da Gianfranco Fini a Mirabello? 
Lo ha verificato l’istituto “Crespi Ricerche” attraverso un panel di individui che hanno visto o ascoltato il discorso e che per il 76% lo ha giudicato complessivamente positivo.
Addirittura il 22% lo considera “molto positivo”.
Così come il 63% esprime un giudizio positivo sulle posizioni assunte rispetto al Pdl, Berlusconi ed il Governo.
La metà del campione si dichiara d’accordo con Fini quando dice che il PDL non esiste più, anche se il 70% non crede che andrà avanti senza ribaltoni o cambi di campo.
Entrando nel dettaglio dell’intervento, sono complessivamente piaciute le dichiarazioni rispetto al tema della giustizia, sulla necessità di garantire al premier la possibilità di governare, ma non attraverso leggi ad personam su cui si dichiara d’accordo il 55%.
Consenso anche sulla necessità di una riforma elettorale che permetta agli elettori di scegliere i parlamentari con un accordo del 70%, e sul federalismo che deve essere fatto nell’interesse di tutti, con un accordo del 70%.
Ben il 90% si dichiara d’accordo con il quoziente familiare, mentre l’assise del lavoro per il rilancio dell’economia divide il campione a metà tra chi la ritiene utile e chi no.
Segnaliamo anche l’80% di consensi (su 22.000 votanti) che il discorso di Fini ha ottenuto tra i lettori de “la Stampa” di Torino, in linea con il sondaggio di Crespi.
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Settembre 7th, 2010 admin
DOPO AVERLO CACCIATO DAL PDL, IL PREMIER PRETENDEREBBE ANCHE CHE FINI RINUNCIASSE ALLA PRESIDENZA DELLA CAMERA, MA IN SEGRETO TRATTA CON I FINIANI PER SALVARSI DAI PROCESSI… BOSSI VUOLE LE ELEZIONI PRIMA CHE SI SVELI IL BLUFF DEL FEDERALISMO E CHE IL NORD LO ESILI AL PARK MOTEL DI CASTELLONE
Ieri sera solito vertice notturno senza barzellette (l’umorismo era già insito nella situazione e nelle preoccupazioni dei commensali) nella reggia di Arcore, dove il sovrano ha ricevuto la delegazione leghista dei vassalli, presente il maggiordomo La Russa che serviva a tavola.
Fa già sorridere che la delegazione della Lega, a parte Bossi e Calderoli, cambi in continuazione, a seconda dei “preferiti” del momento del bevitore di pitali padani.
Un po’ più Cota e Giorgetti, una dose di Reguzzoni, un po’ meno Rosi Mauro e Bricolo, sono già un segno degli sgomitamenti delle varie correnti interne della Lega e dall’umore della moglie Manuela che tira le fila.
Alla fine, tra la linea leghista che vuole elezioni subito, per monetizzare qualche deputato in più e continuare a ricattare il premier, e quella di Silvio che cerca di evitare le elezioni “per il bene del Paese” e soprattutto della sua fedina penale, si è deciso di andare in pellegrinaggio dal Capo dello Stato per chiedergli di “cambiare posto a Fini”.
Sai che risate si farà Napolitano nella veste designata di priore del santuario.
Non pago di averlo cacciato dal Pdl, come nelle peggiori purghe staliniste, in nome del divieto di dissenso, in pratica i berluscones pretenderebbero pure che Fini lasciasse la presidenza della Camera, come se fosse cosa loro.
Un leader politico non può fare il presidente della Camera? Peccato che Casini lo abbia fatto per 5 anni, risponde Bocchino.
E poi la Costituzione non lo prevede,quindi si attaccano al tram, anche perché Fini fa il presidente in modo impeccabile e se qualcuno presentasse un documento di censura su di lui finirebbe in minoranza e spernacchiato dall’Italia tutta.
A Mirabello Fini ha offerto al Pdl un patto di legislatura e un salvacondotto al premier: Letta e altri pidiellini consigliano a Berlusconi di evitare le elezioni e di trattare con Fini, gli sfascisti (in primis lega ed ex colonneli di An) spingono per le elezioni.
A forza di spingere, spingeranno Silvio giù dal dirupo.
Ma dietro le quinte Silvio tratta: ieri, su sua richiesta e autorizzazione di Fini, sono volati ad Arcore Moffa, Viespoli e Augello.
Il premier ha chiesto loro quali modifiche vorrebbe Fini in concreto nei famosi 5 punti, dichiarandosi disponibile a valutarle con attenzione e a stendere un nuovo Patto operativo che possa mantenerlo in sella.
E per capire quale norma proponga Fini per sospendere i suoi processi.
I messaggeri sono tornati a Roma e nei prossimi giorni arriveranno le richieste precise dei finiani, provvedimento su provvedimento.
Dietro la necessità di fare la voce grossa, il premier ha capito che i consigli di Letta e di Confalonieri sono i più saggi, ma ha Bossi che preme perchè teme di perdere potere. Continua »
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Settembre 7th, 2010 admin
“L’ATTENTATO ALLA STAZIONE DI BOLOGNA E’ OPERA DELLA CIA E DEL MOSSAD, I SERVIZI SEGRETI ITALIANI E TEDESCHI LO SANNO BENE”… LA LETTERA DELLO “SCIACALLO” AL RESTO DEL CARLINO…LA TESTIMONIANZA DELL’EX MOGLIE CECILIA KOPP
“Voglio raccontare la mia verità in Italia. Sono pronto a dire tutto ciò che so sull’attentato alla stazione
di Bologna davanti a un magistrato italiano”. Firmato, Ilich Ramirez Sanchez, ossia ‘Carlos lo sciacallo’, il più famoso terrorista del mondo.
Carlos, 61 anni, venezuelano, sta scontando l’ergastolo in Francia (per vicende francesi) ma ora chiede di parlare davanti a un tribunale italiano per dire ciò che sa sulla bomba che il 2 agosto 1980 uccise 85 persone e ne ferì più di 200.
Per quella strage sono stati condannati in via definitiva i tre neofascisti Francesca Mambro, Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini.
Ma per lo Sciacallo loro sono innocenti.
L’ha già detto, in passato, in alcune interviste ai giornali, sostenendo che i veri colpevoli sono i servizi segreti americani e israeliani.
Ora il terrorista fa un ulteriore passo avanti.
Dopo aver letto un articolo del Resto del Carlino che lo riguardava, inviatogli dal suo avvocato milanese Sandro Clementi, ha deciso di scrivere una lettera che, tramite il collega bolognese Gabriele Bordoni, è stata recapitata al giornale.
La missiva, scritta nel carcere di Poissy, reca la data del 15 agosto.
“Egregio signore — scrive Carlos a Clementi — ho letto l’articolo… Io riconfermo tutte le mie dichiarazioni che riguardano l’attentato alla stazione di Bologna di 30 anni fa. Ho lottato contro i veri terroristi, i terroristi di Stato, fin da quando avevo 14 anni”.
La procura di Bologna ha tuttora aperta l’inchiesta bis sulla strage per far luce sulla cosiddetta pista palestinese, indicata dalla commissione Mitrokhin (l’attentato fu una ritorsione palestinese perché l’Italia aveva arrestato Abu Saleh, il capo del Fplp in Italia).
Carlos era appunto in stretti rapporti con i palestinesi e il 2 agosto 1980 un suo uomo, Thomas Kram, era a Bologna.
Il magistrato italiano Enrico Cieri, titolare dell’indagine, l’ha sentito come persona informata sui fatti nell’aprile 2009 a Poissy.
Carlos gli ha spiegato: “La bomba non l’hanno messa né i rivoluzionari né i fascisti. Quella è roba della Cia e del Mossad, i servizi italiani e tedeschi lo sanno bene. L’Italia è una colonia degli Stati Uniti”.
Poi, però, al momento di fornire ulteriori dettagli, si è fermato: “Voglio parlare davanti a una Commissione parlamentare in Italia”. Stop.
Adesso, però, lo Sciacallo è pronto a fare di più.
Scrive: “Voglio confermare tutte le mie dichiarazioni sull’argomento davanti a un tribunale italiano, in Italia”.
Letto fra le righe, come spiegano i due avvocati, è pronto a fornire i dettagli mai detti finora.
Ed è pronto a farlo non davanti a una commissione parlamentare (come pure preferirebbe), ma davanti ai magistrati. Continua »
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Settembre 6th, 2010 admin
DOVREBBE RINGRAZIARE FINI CHE GLI OFFRE UN PATTO DI LEGISLATURA E UN SALVACONDOTTO…UN TAVOLO A TRE RIDURREBBE LO STRAPOTERE LEGHISTA E BILANCEREBBE IL GOVERNO… AL VOTO CI SI ANDRA’ SOLO DOPO LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE E UN GOVERNO TECNICO: PER BERLUSCONI SARA’ LA DISFATTA
Il teatrino della politica berlusconiana ha vissuto ieri lo psicodramma: da Mirabello, Fini ha evidenziato chi è il vero traditore del centrodestra italiano, chi non ha attuato il programma, piegandosi ai diktat della Lega, chi spaccia per riforme gli spot pubblicitari, chi confonde garantismo con immunità, chi si ostina a voler comandare e non governare.
E nei palazzi pidiellini sono andate in onda scene isteriche: colonnelli disarcionati dai loro ronzini, cortigiani in preda a convulsioni, peones che temono di perdere la poltrona.
Come Fini elargiva schiaffoni mediatici ricordando semplici verità, saliva la pressione dei traditori sbugiardati.
L’ordine di scuderia era di non commentare, ma non tutti hanno retto al clistere mirabelliano: ci sono stati casi di incontinenza evidente, specie tra chi trattiene a stento i propri umori politici.
Così, mentre Bonaiuti inviava smentite preventive, altri sparavano alla luna.
Poveretti, quando a breve gli sarà tolta dalla magistratura anche l’arma spuntata della casa di Montecarlo, potranno rivolgere la loro attenzione verso ben altre (e molto più vicine) società offshore su cui indagare.
Magari Gasparri potrebbe intanto spiegare come mai la ‘ndrangheta calabrese tempo fa indirizzò il proprio voto verso di lui.
Letta e le colombe sono sicuramente i più lucidi: dichiarare la crisi non vuol dire automaticamente andare al voto, lo sanno bene tutti.
Se si formasse un governo tecnico per cambiare la legge elettorale, evitando di dare il premio di maggioranza, per il Pdl sarebbe il deprofundis.
E questa maggioranza già c’è alla Camera e basta poco per vederla materializzata anche al Senato.
Se anche si andasse a votare col sistema attuale, l’ultima rilevazione Ispo per il Corriere della Sera (prima del discorso di Fini a Mirabello) dà il Pdl in discesa al 29,7%, la Lega stabile all’11,5%, il Pd in risalita al 26,7%.
Poi tre forze, Udc, Idv e finiani tutte con il 6,4% a testa, Vendola al 4,5%, Prc al 2,1%.
In pratica Pdl + Lega al 40%, contro il 40% di Pd+Idv+Sinistra radicale.
In mezzo Fini e Casini.
E con un Fini in crescita dopo Mirabello che tornerà presto intorno al 10%.
Se andasse bene al Pdl, avrebbe giusto una risicata maggioranza alla Camera, ma non l’avrebbe al Senato. Continua »
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Settembre 6th, 2010 admin
A LIMBADI ERA TUTTO PRONTO PER IL COMIZIO DELL’ALLORA CAPOLISTA DI AN, COMPRESO IL PRANZO A CASA DEL BOSS MANCUSO…E’ TUTTO AGLI ATTI DELL’OPERAZIONE MINOSSE 2, CONDOTTA DALLA DDA DI CATANZARO: LA COSCA DAVA INDICAZIONI DI VOTARE GASPARRI, COME RISULTA DALLE INTERCETTAZIONI …AN OTTENNE UN 2% IN PIU’ E GASPARRI RISULTO’ ELETTO
A Vibo Valentia era tutto pronto per accogliere l’allora deputato di An.
Per un imprevisto il programma saltò, ma l’antimafia di Catanzaro l’ha ricostruito.
Prima un comizio nella piazza del paese, poi il pranzo a casa del boss che avrebbe garantito il suo appoggio elettorale.
A Limbadi, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, sembra che tutto fosse pronto per accogliere il deputato.
Ma qualcosa, quel giorno, non andò per il verso giusto e la cosca dovette rivedere tutti i suoi programmi. Pure l’onorevole, a quanto pare.
Il boss è Panataleone Mancuso, uno dei più potenti uomini della ‘Ndrangheta. Il parlamentare, invece, è Maurizio Gasparri, oggi capogruppo del Partito di Berlusconi a Palazzo Madama e ras degli uomini di An in Calabria.
Il racconto è agli atti dell’operazione Minosse 2, condotta tra il 2000 e il 2003 dai Carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro.
La prima udienza del processo c’è stata solo lo scorso 23 giugno, subito aggiornata a ottobre.
Ma l’apertura del dibattimento ha reso disponibili tutti i documenti.
“Domani mattina devo andare a prendere a Gasparro a Vibo che deve fare il comizio alle 11:00, mi ha mandato zio Luni, e allo zio Luni non posso dirgli di no, chiaro!”.
Giuseppe Corsaro è un ‘picciotto’ della cosca, un fedelissimo di Pantaleone Mancuso, lo “zio Luni” di cui parla.
Nella sua auto, una Renault Clio, i Carabinieri hanno piazzato da tempo una cimice che offrirà numerosi elementi utili alle indagini.
E’ il 21 aprile 2001 quando racconta del suo impegno “elettorale” per il giorno dopo alla fidanzata: “Io lo devo andare a prendere alle 09:00 e portarlo a Limbadi, poi mangia a casa di zio Luni, e lo accompagna zio Luni poi… che zio Luni deve andare a Gioia, altrimenti sarebbe andato lui personalmente a prenderlo a Vibo…”.
Secondo il racconto, Pantaleone Mancuso il giorno dopo avrebbe dovuto trattare l’acquisto di una partita di 100 chili di cocaina in arrivo nel porto di Gioia Tauro.
Siamo nel pieno della campagna elettorale che riporterà Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi: Maurizio Gasparri è capolista di An nella circoscrizione che abbraccia tutto il territorio regionale e risulterà l’unico eletto per il suo partito nel proporzionale.
I colloqui intercettati nell’auto di Corsaro, un voluminoso materiale che i Carabinieri si spingono a definire “confessioni”, spiegano come in quei giorni la cosca si stesse adoperando per far votare l’attuale capogruppo al Senato del Pdl:
“Già è tutto programmato, già stanno preparando i voti e tutto!..” dice Peppe, un amico del ‘picciotto’, che aggiunge “Vi parate… giusto quanto parli… finisce di parlare… adesso te ne puoi andare”.
Una frase che secondo i militari dell’Arma “è diretta alla personalità politica e che il comizio è solo una copertura per gli eventuali voti che saranno destinati al candidato in discussione”.
“Tanto lo sappiamo chi sale già” chiosa Giuseppe Corsaro, sempre al volante della sua Clio.
Il giorno dopo, il 22 aprile 2001, Pantaleone Mancuso effettivamente parte alla volta di Gioia Tauro.
Sulle sue tracce ci sono i Carabinieri del Ros di Catanzaro, incaricati dalla Dda dopo le parole intercettate nell’auto di Corsaro.
“Dopo circa un centinaio di metri, i due, probabilmente vistisi seguiti, repentinamente effettuavano inversione di marcia facendo perdere le tracce” scrivono i Carabinieri.
Che aggiungono: “Quel giorno, il porto di Gioia Tauro pullulava di FF.OO. a seguito di una visita istituzionale presso la Capitaneria di Porto”.
L’affare non si concluse e, addirittura, la nave che trasportava l’ingente carico di droga cambiò repentinamente la rotta a largo di Tropea e si diresse verso il porto di Salerno.
Gasparri, invece, quel giorno a Vibo c’era davvero, anche se le sue iniziative elettorali pubbliche previste erano a Crotone.
Praticamente, a due ore e mezza di macchina. “ Gli accertamenti esperiti hanno consentito di accertare che effettivamente l’onorevole Maurizio Gasparri il 22.04.2001 alloggiava presso l’Hotel 501 di questa città; aveva impegni elettorali a Crotone; Giuseppe Corsaro non si è portato in Vibo Valentia per l’intera giornata” si legge nelle relazioni dell’Arma. Continua »
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Settembre 6th, 2010 admin
RITORNA UNA DESTRA IDENTITARIA E POPOLARE: MIGLIAIA DI MILITANTI VOGLIONO RISCRIVERE UNA PAGINA DI STORIA… ARCHIVIATO IL BERLUSCONISMO, TORNANO I VALORI DELLA PATRIA, DELL’UNITA’ NAZIONALE, DELLA LEGALITA’, DEI DIRITTI CIVILI E POLITICI, DEL SENSO DELLO STATO, DELL’AIUTO AI PIU’ DEBOLI CONTRO GLI EGOISMI MERCANTILI DEI PIU’ FORTI
Quello che più colpisce, mentre Fini parla, è la tensione emotiva del popolo di destra che è accorso a MIrabello: una moltitudine di giovani mischiata a tanti militanti con alle spalle una storia personale fatta di sacrifici e di passione.
Chi sta a destra ha la capacità di captare i momenti di svolta importanti della storia politica del nostro Paese e vuole esserci, partecipare, metterci la faccia e le idee.
Alla piazza delle truppe cammellate dei raduni del Pdl vedevi gente asettica, fredda, distaccata.
Qua respiri passione, cuore, anima, tradizione.
Senti il respiro di un popolo che sa ritrovarsi, anche nel ricambio generazionale.
L’applauso più potente del discorso di Fini la piazza lo riserva al riferimento “ai colonnelli o capitani che hanno cambiato generale”.
Sventolano le bandiere di An e quelle di Futuro e Libertà, mentre gli ululati accompagnano il tono sprezzante con cui Fini parla degli ex caporali.
Per la base, essersi liberati dei quattro che li hanno persi per il culo per anni, con l’aggiunta del neo-reggicoda Storace, esperto in telefonia, è un “momento a lungo atteso”.
Vedi entusiasmo negli occhi di uomini e donne che rispondono con una ovazione quando Fini fa un accenno al vergognoso comportamento tenuto dal governo nell’accogliere Gheddafi.
Sentono un Fini diverso, che ha il coraggio di chiamare infami gli infami, ma che sa anche commuoversi, analizzare lucidamente la situazione, dosare attacchi e obiettivi.
Ascoltano dopo anni un leader di destra che parla di socialità, di solidarietà, di aiutare i più deboli, di patto tra capitale e lavoro, di welfare.
Ascoltano un leader di destra che non li vuole sudditi a corte, ma protagonisti del cambiamento, che parla al cuore dei giovani, delle famiglie, dei senza diritti.
Che dice chiaramente che la padania non esiste, che l’Italia è una e tale deve restare.
Che il garantismo non deve mai sfociare nel “garantire l’impunità“, che le forze dell’ordine vanno tutelate, la scuola pubblica non va distrutta, la magistratura va rispettata, i parlamentari vanno scelti dal popolo, non dal padrone, che in un partito “liberale di massa” deve garantito il dissenso e la discussione, che gli immigrati hanno non solo doveri ma anche diritti.
Un Fini che sa fare autocritica dei propri errori, ma che non si presta al gioco del premier che prima lo caccia e poi accusa i dissidenti di voler fare un partito.
Il teatrino della politica lo fa da anni Berlusconi.
Gli impegni presi saranno rispettati, ma solo quelli scritti nel programma e si discuterà su tutto.
Nessuno minacci, perchè qua non siamo a Palazzo Grazioli: questa base non si fa comprare e non si fa intimidire. Continua »
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Settembre 5th, 2010 admin
IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI GIANFRANCO FINI A MIRABELLO
Care amiche e cari amici di Mirabello, ogni volta che ho avuto modo di prendere la parola in
questo piccolo paese che mi è caro per tante ragioni, ogni volta, ho sempre provato una certa emozione.
Per ragioni note, perché qui affondano le radici di una parte della mia famiglia, perché qui anni fa un uomo certamente capace di guardare avanti, indicò al suo popolo la necessità di un salto di generazione.
E credo che la presenza qui di un uomo come Mirko Tremaglia sia la più bella dimostrazione di quella idea e continuità.
Mirabello come luogo - per tanti di noi - delle emozioni, che nel corso del tempo, dall’Msi ad An, si sono rinnovate. Qui la destra italiana ha vissuto dei momenti importanti. Qui, con Pinuccio Tatarella, annunciammo An. Qui, preconizzammo quell’ulteriore svolta che portò al Pdl.
Ma, tutte le volte, credetemi, l’emozione è quella di ieri.
Ma credo che mai nel mio cuore ci sia stata un’emozione forte come quella che provo ora.
Questa festa del 2010, appuntamento rilevante per l’intera politica italiana, non solo per il Pdl. Mirabello è per un giorno la capitale della politica italiana. E credo, caro Vittorio Lodi, che questo sia il regalo più bello che ti possiamo fare: un appuntamento per la politica nazionale.
Un ringraziamento sincero a Vittorio, a tutti gli uomini e le donne che ci hanno raggiunto da tutto il paese.
È la dimostrazione di un popolo che è qui perché non precettato, ma sente il profondo desiderio di partecipare, di ritrovare l’impegno politico, all’insegna di alcuni valori. Un popolo di uomini e donne che si ritrova.
Spero che questa piazza che mi dà forza, e vi ringrazio, in questa fase di difficoltà possa esser l’occasione da parte mia per dare un contributo di chiarezza su quello che è accaduto e su quello che accadrà.
Che cosa è accaduto in questo periodo estivo? Non lo si capisce se non si va indietro al 29 luglio.
Quando l’ufficio politico del Pdl, dopo una riunione durata un paio d’ore, in mia assenza, mi ha di fatto estromesso dal partito, che io ho contribuito a fondare in rappresentanza della destra italiana.
Al termine di questa riunione è stato approvato un documento in cui è scritto che la nostra linea politica era un continuo stillicidio, spesso in sintonia con l’opposizione e i temi della sinistra, e partecipe - questa fa ridere – con l’azione delle procure.
Per cui Fini non sarebbe stato coerente con i principi del Pdl. E quindi, per fare chiarezza non c’è stata alcuna fuoriuscita, nessun tipo di scissione, nessun atteggiamento teso a demolire.
Di fatto, un atto profondamente illiberale che nulla ha a che spartire con il pluralismo proprio di un partito liberale.
Un atto, non ho difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato da quel libro nero del comunismo che ci fu regalato al congresso di An, un atto in perfetto stile stalinista.
Quel documento fu una brutale aggressione al dissenso, teso ad annullare ogni tipo di diversità.
E allora ragioniamo, chiediamoci. In quello che è stato definito “partito dell’amore” è possibile fare delle critiche?
Da parte mia ci sono state, abbiamo fatto anche proposte.
È possibile dire, ad esempio, che a fronte di un governo che per certi aspetti ha ben fatto contro la crisi, forse si potevano modulare in modo diverso quei tagli lineari alla spesa che hanno determinato due clamorose proteste.
Mi ha ferito, ad esempio, quando a Venezia ho visto le forze di polizia manifestare il proprio dissenso.
Credo che meriti rispetto ogni dirigente, ogni cittadino colpito da quei tagli che non andavano fatti, e penso anche ai tagli ai fondi alla scuola, causa della protesta dei precari che ancora non sanno se fra qualche giorno avranno la cattedra.
Non è una critica demolitoria.
Allora, è lecito avanzare critiche, esprimere dubbi?
Come quelli nei confronti del federalismo fiscale, non in sé ma per come viene attuato.
Il federalismo fiscale è una grande occasione per l’Italia, certo, ma in alcuni momenti è apparso che così non fosse.
Lo so che sono prospettive non condivise da tutti. Ma io le ho avanzate consapevolmente.
Per esempio, quando si parla di lotta all’immigrazione clandestina si deve parlare anche di integrazione dell’immigrato onesto. E ancora, il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di impunità permanente: garanzia dell’imputato, certo, ma i processi si devono svolgere.
Tutto questo è eresia, è disfattismo?
È stillicidio polemico ribadire che la magistratura è un caposaldo della democrazia? Non si può a causa di qualche mela marcia contestare quello che rimane un presidio della nostra Repubblica.
È uno stillicidio dire che noi siamo un grande partito nazionale, e che proprio perché deve avere a cuore tutti, da Vipiteno a Lampedusa, non può appiattirsi su un alleato come la Lega che ha dimensione locale?
Perché accontentare un migliaio di produttori di latte che sforavano le loro quote solo per compiacere Bossi a scapito di tanti agricoltori onesti?
Il Pdl doveva essere un grande partito nazionale, un grande partito occidentale. Con valori di riferimento precisi: libertà, rispetto e dignità della persona umana.
E se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che dico adesso: quello di Gheddafi a Roma, un personaggio che non ha nulla da insegnarci, è stato uno spettacolo indecoroso.
Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della realpolitik, posso anche arrivare a dire che ci possa essere una quota di realpolitik in una logica di interessi nazionali. Ma questo non può portare a una sorta di genuflessione. E allora, continuando, è possibile dire all’interno del Pdl, come ho detto in passato, che c’è un preciso dovere per chi ha responsabilità istituzionali, quello di rispettare le altre istituzioni?
Quando il premier chiede che gli venga riconosciuto il rispetto dovuto, lui deve riconoscerlo agli altri, in primis al capo dello Stato che rappresenta la Costituzione.
E si deve rispettare il Parlamento, che non è una dependance dell’esecutivo. E non lo dico da presidente della Camera, ma perché devono essere equilibrati i poteri.
È stillicidio dire che governare è una nobile e ardua impresa ma non può mai significare comandare?
Sì, perché governare significa comprendere le ragioni di tutti e garantire equilibrio.
E sempre per essere chiari: era stillicidio, provocazione, boicottaggio, ribadire che il Pdl doveva essere la garanzia di portare a termine grandi riforme economiche e istituzionali?
È vero, la crisi è stata un ostacolo. Ma perché non si parla più di una grande riforma per far nascere l’alba di una nuova repubblica? Non avevamo concepito il Pdl per mantenere l’esistente, ma come forza di vero e autentico cambiamento.
E, ancora, è stata dimostrazione di preconcetta ostilità ribadire che in questa fase di crisi - in cui è ancora più indispensabile l’impegno per una politica con più attenzione al sociale – promuovere la rivoluzione del merito che deve diventare non un impegno elettorale, ma un atto politico conseguito giorno per giorno per privilegiare chi è più capace.
E ritengo di avere diritto di porre alla mia comunità politica anche quesiti scomodi e questo non credo meriti il gesto infastidito di chi li dice incompatibili con l’atteggiamento politico.
Il presidente del Consiglio, lo dico senza ironia, ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: innanzitutto quello di non capire che in una democrazia non può esserci eresia.
Gli siamo tutti grati per quello che ha fatto nel ’94, per aver battuto la cosiddetta macchina da guerra, ma la gratitudine non implica che non possa esistere il confronto, che i distinguo debbano essere accusati di lesa maestà: perché non siamo un popolo di sudditi.
Io gli ho contestato la sua attitudine a confondere la leadership con quello che è l’atteggiamento di un proprietario di azienda.
Proprio perché il Pdl ha aperto orizzonti di grandi speranze, non può essere derubricato a contorno del leader, ma deve essere una fucina di idee, un polmone che respira e dà ossigeno all’intera nazione.
Rivendicare la possibilità di esprimere opinioni non è boicottaggio ma democrazia interna, fisiologia di un partito di massa, non teatrino della politica.
È possibile che la sola volta in cui si sia riunita la direzione del Pdl abbia segnato il momento di avvio del processo che ha portato al 29 di luglio? Giorno che considero lesivo non della mia persona, ma di un grande partito che è il Pdl e si fonda sulla democrazia.
Continuare in questa dialettica interna non significa tradire gli elettori perché ci sono tanti, tanti elettori del Pdl autenticamente moderati che non si accontentano dell’affermazione “siamo il partito dei moderati”. Continua »
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Settembre 5th, 2010 admin
LA RETROMARCIA DI SILVIO SUL PROCESSO BREVE: FINI HA VINTO ANCORA E RISALE NEI SONDAGGI … IL PREMIER HA PAURA DEL VOTO E DELL’ASTENSIONISMO….LA PIAZZA DI MIRABELLO POTRA’ ESSERE TESTIMONE DELLA RINASCITA DELLA DESTRA NEL NOSTRO PAESE
Le ragioni della retromarcia su una legge che sembrava toccasse il cuore degli interessi del Cavaliere, che nella norma transitoria contiene uno «scudo giudiziario» per il presidente del Consiglio e che sino a qualche giorno fa appariva imprescindibile per il prosieguo della legislatura, sono diverse.
Sia nello staff che nel governo in tanti non ne sapevano nulla e sono rimasti completamente spiazzati dalla decisione del presidente del Consiglio. Decisione maturata due giorni fa e presa definitivamente ieri mattina, insieme a Gianni Letta e Paolo Bonaiuti.
Quali i motivi?
1) I sondaggi non sono buoni, il Pdl è sotto il 30% e la Lega non supera l’11-12%, così non vanno da nessuna parte.
Il Pdl rischia di vincere a filo le elezioni anticipate, ma di non avere una maggioranza in Senato.
L’astensione potrebbe essere molto più alta che nel 2008 (secondo i calcoli del premier del 7-8%) e danneggerebbe il Pdl prima di altri.
La cosa sconsiglia un braccio di ferro parlamentare con i finiani, che non ha un esito prevedibile.
2) Stamane Mannheimer dà Fini in risalita, al 6,3%, e precisa: “senza che abbia ancora fondato un partito”, quindi con margini di incremento imprevedibili, con 370 circoli formati in tutta la penisola, 1.000 amministratori, migliaia di militanti pronti a partire e un entusiasmo tangibile che si potrà toccare con mano tra poche ore a Mirabello.
C’è un clima da rinascita della destra italiana che non si percepiva da anni e Fini sta sfondando nel voto giovanile.
2) L’ultimo colloquio fra il ministro Alfano e il presidente della Repubblica sembra sia stato determinante anch’esso.
Legittimità ed esigenza di uno scudo giudiziario per il Cavaliere non sono negati dal Colle, ma che si faccia attraverso una legge costituzionale, senza causare ricadute sul sistema giudiziario e sui cittadini.
3) In attesa che il lodo Alfano costituzionalizzato faccia i suoi passaggi in Parlamento, le norme vigenti sul legittimo impedimento potrebbero essere modificate; in questo modo slitterebbe la decisione della Consulta, attesa per dicembre, che potrebbe bocciarle.
4) Sembra che anche il «processo breve», con tutti i suoi risvolti, sia stato testato dal capo del governo attraverso i sondaggi.
Ebbene dai numeri a disposizione del premier è emerso che gli elettori stessi della maggioranza lo vedono come il fumo negli occhi: il 70% degli elettori di centrodestra non vogliono che si introduca una sorta di amnistia mascherata. Un’altra ragione per non insistere, almeno con la tanto criticata norma transitoria, che sterilizzerebbe i procedimenti contro Berlusconi ma anche altre migliaia di processi comuni, con tanto di vittime di reato.
6) Fra le voci che non troveranno mai una conferma c’è n’è una, raccolta ad Arcore, che dice sia in arrivo «una botta giudiziaria contro la famiglia Berlusconi». Un tam tam legato forse alle inchieste della procura di Perugia.
Berlusconi è stato costretto a cedere a Fini per convenienza e per non rischiare un tracollo.
Lo stesso Feltri oggi suggerisce di fare una coalizione a tre punte, riconoscendo a Futuro e Libertà il ruolo politico di terza forza.
A qualcuno è andata male insomma: non sono riusciti a comprare nessuno, ora dovranno trattare su ogni proposta.
Tutti inchiodati a dover aspettare il discorso di Fini a Mirabello per conoscere il loro destino.
Gli arroganti hanno abbassato la cresta.
A più tardi per la sintesi del discorso di Fini.
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argomento: Fini, PdL, Giustizia, Parlamento, Berlusconi, governo, radici e valori, destra, elezioni, Politica | Commenta »
Aprile 28th, 2010 admin
IL NOSTRO SITO E’ VISITATO ORMAI OGNI GIORNO DA MIGLIAIA DI AMICI E RAPPRESENTA, COMUNQUE LA PENSIATE, UNA VOCE LIBERA NEL DESERTO DEL CONFORMISMO DELLA DESTRA…ECCO COME POTETE DARCI UNA MANO PER FARCI CONOSCERE ANCORA DI PIU’
In un momento in cui finalmente a destra qualcosa si muove e il dibattito delle idee prende forza, per un sito come il nostro è motivo di orgoglio rappresentare da quasi tre anni una nicchia di approfondimento e di analisi fuori dagli steccati e un’isola di libera espressione senza padroni.
Tante cose che abbiamo sostenuto si stanno avverando, tante critiche che avevamo avanzato in tempi non sospetti stanno diventando patrimonio comune di tanti amici di area.
Abbiamo raggiunto traguardi impensabili: 540.000 visite, 2.000 articoli, punte giornaliere anche sopra le 5.000 entrate.
Dati che ci pongono tra i primi siti italiani di destra e che ci fanno monitorare da agenzie di stampa, quotidiani, istituzioni, enti locali.
Sicuramente non tutti quelli che ci leggono sono d’accordo con noi o sono riferibili alla nostra area politica: non è un difetto, è un valore aggiunto.
Non amiamo una destra chiusa, bloccata, autoreferenziale, riteniamo piuttosto che solo attraverso il confronto delle idee si possa crescere insieme, fermo restando le proprie personali convinzioni di fondo.
Abbiamo scelto la strada della coerenza a una visione del mondo e a una concezione di destra sociale, vicina ai più deboli, che sappia coniugare legalità e solidarietà, valori di unità nazionale e rispetto degli avversari.
Siamo scomodi, ce ne rendiamo conto: questo è un paese delle fazioni, non del confronto e delle sintesi.
E’ un Paese dove i partiti cercano di “carpire” il voto, non di dimostrare di “meritarlo” e in cui assistiamo a una trasposizione dei valori dell’avere, non di quelli dell’essere.
Una politica dove conta ciò che appare e non la sostanza, la percezione non la realtà. Continua »
argomento: destra, destradipopolo, radici e valori, Politica | 4 commenti presenti »