destra di popolo

L’EVOLUZIONE DI STORACE: DA AUTISTA DI MARCHIO A MAGGIORDOMO DI BERLUSCONI, UNA VITA AL SERVIZIO DI QUALCUNO

Settembre 7th, 2010 admin

HA CREATO “LA DESTRA” SU IMPUT DEL PREMIER IN FUNZIONE ANTI-FINI, POI E’ STATO SCARICATO, QUINDI RIPESCATO E RIAMMESSO A CORTE…UN GENERALE SENZA ESERCITO CHE PARLA DI ETICA POLITICA NONOSTANTE UNA CONDANNA A UN ANNO E SEI MESI PER ESSERE STATO PROMOTORE E ISTIGATORE DELLA INCURSIONE AL SISTEMA INFORMATICO DEL COMUNE PER DANNEGGIARE LA MUSSOLINI

Ogni tanto si fa ricevere a Palazzo Grazioli per “respirare” l’aria di corte: quando il premier ha bisogno di sentirsi caricare in funzione anti-Fini, chi meglio del battutista Francesco Storace riesce a fargli tornare il sorriso?
Solidarietà tra barzellettieri.
Non saprà guidare un partito (visto le ultime percentuali nazionali da prefisso telefonico raggiunte), non saprà tenere unita una comunità umana (visto la diaspora di quasi tutti i dirigenti con cui aveva iniziato l’avventura de “la Destra”), non sarà un grande stratega (si è fatto convincere da Berlusconi a fondare un partito che avrebbe dovuto portare via voti ad An, quando sembrava imminente la rottura dell’intesa tra il premier e Fini, poi è stato scaricato da Silvio quando An è entrata nel Pdl, salvo essere richiamato a corte qualche mese fa), ma è un uomo servizievole in fondo.
Chi ricorda malevolmente i suoi primi incarichi nel Msi, quale autista di Marchio, o chi non dimentica il suo ruolo di portavoce di Fini in An, non si stupisce che sia diventato ora il maggiordomo politico di Silvio.
Dopo aver detto peste e corna del premier per due anni e soprattutto nella campagna elettorale politica del 2008: da una parte la Danielona che  denunciava i vizi di chi “le donne le vuole solo orizzontali”, dall’altra il pugnace Epurator che univa le fiamme tricolori contro il berlusconismo dilagante.
Per poi finire a scrivere comunicati stampa che giustificano ancora l’esistenza di un partito che solo a Roma, grazie alla mancanza del simbolo del Pdl, ha raccolto un minimo consenso.
Ma Storace è utile in fondo: chi meglio di lui, uomo coerente, può tutelare lo spirito delle ultime volontà della Colleoni e della sua casa di Montecarlo, mandando esposti in sintonia con Perdente Feltri?
Chi meglio di lui può dichiararsi indignato con Fini per aver tradito lo spirito del Msi?
Certo non io, che non ho mai aderito ad An e non ho mai fatto il portaborse di Fini, ma lui sì che è un esperto di quel mondo in cui ha avuto onori e prebende.
Non  lo ha mai criticato dall’interno per decenni?
Che volete che sia, non sarà certo per convenienza.
Ora si erge a moralizzatore, ad esteta della “destra che non tradisce”, simbolo dei duri e puri e si ritrova i suoi compagni di merenda Gasparri e Alemanno.
C’eravamo tanto amati (e tanto odiati)…
Un bel teatrino della politica, direbbe Silvio.
Una bella comparsata televisiva e riecco Francesco in piena forma, tra ammiccamenti e battute, che accusa Fini di mancanza di etica politica e di cattivo esempio per l’ambiente di destra.
Beh c’è un limite a tutto.
E’ compatibile la carica di segretario di un partito con una condanna a un anno e sei mesi per aver “tramato” contro la Mussolini, esponente dello stesso mondo?
Riportiamo le agenzie del 5 maggio 2010, per chi ha la memoria corta. Continua »

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FINI STRAVINCE: IL 76% DEGLI ITALIANI GIUDICA POSITIVO IL SUO DISCORSO A MIRABELLO

Settembre 7th, 2010 admin

IL SONDAGGIO “CRESPI RICERCHE” RIVELA CHE GLI ITALIANI HANNO APPREZZATO IN PARTICOLARE LA SUA DIFESA DELLA LEGALITA’, IL CONCETTO DI UN FEDERALISMO CHE NON DISCRIMINI, LA RIFORMA ELETTORALE E IL RITORNO ALLE PREFERENZE…. IL 90% DI CONSENSI PER L’INTRODUZIONE DEL QUOZIENTE FAMILIARE

Quali sono le opinioni degli italiani rispetto all’atteso intervento fatto da Gianfranco Fini a Mirabello?
Lo ha verificato l’istituto “Crespi Ricerche” attraverso un panel di individui che hanno visto o ascoltato il discorso e che per il 76% lo ha giudicato complessivamente positivo.
Addirittura il 22% lo considera “molto positivo”.
Così come il 63% esprime un giudizio positivo sulle posizioni assunte rispetto al Pdl, Berlusconi ed il Governo.
La metà del campione si dichiara d’accordo con Fini quando dice che il PDL non esiste più, anche se il 70% non crede che andrà avanti senza ribaltoni o cambi di campo.
Entrando nel dettaglio dell’intervento, sono complessivamente piaciute le dichiarazioni rispetto al tema della giustizia, sulla necessità di garantire al premier la possibilità di governare, ma non attraverso leggi ad personam su cui si dichiara d’accordo il 55%.
Consenso anche sulla necessità di una riforma elettorale che permetta agli elettori di scegliere i parlamentari con un accordo del 70%, e sul federalismo che deve essere fatto nell’interesse di tutti, con un accordo del 70%.
Ben il 90% si dichiara d’accordo con il quoziente familiare, mentre l’assise del lavoro per il rilancio dell’economia divide il campione a metà tra chi la ritiene utile e chi no.
Segnaliamo anche l’80% di consensi (su 22.000 votanti) che il discorso di Fini ha ottenuto tra i lettori de “la Stampa” di Torino, in linea con il sondaggio di Crespi.

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BERLUSCONI E BOSSI ARRANCANO IN PELLEGRINAGGIO DA NAPOLITANO, FINI SE LA RIDE: NON SI VOTA

Settembre 7th, 2010 admin

DOPO AVERLO CACCIATO DAL PDL, IL PREMIER PRETENDEREBBE ANCHE CHE FINI RINUNCIASSE ALLA PRESIDENZA DELLA CAMERA, MA IN SEGRETO TRATTA CON I FINIANI PER SALVARSI DAI PROCESSI… BOSSI VUOLE LE ELEZIONI PRIMA CHE SI SVELI IL BLUFF DEL FEDERALISMO E CHE IL NORD LO ESILI AL PARK MOTEL DI CASTELLONE

Ieri sera solito vertice notturno senza barzellette (l’umorismo era già insito nella situazione e nelle preoccupazioni dei commensali) nella reggia di Arcore, dove il sovrano ha ricevuto la delegazione leghista dei vassalli, presente il maggiordomo La Russa che serviva a tavola.
Fa già sorridere che la delegazione della Lega, a parte Bossi e Calderoli, cambi in continuazione, a seconda dei “preferiti” del momento del bevitore di pitali padani.
Un po’ più Cota e Giorgetti, una dose di Reguzzoni, un po’ meno Rosi Mauro e Bricolo, sono già un segno degli sgomitamenti delle varie correnti interne della Lega e dall’umore della moglie Manuela che tira le fila.
Alla fine, tra la linea leghista che vuole elezioni subito, per monetizzare qualche deputato in più e continuare a ricattare il premier, e quella di Silvio che cerca di evitare le elezioni “per il bene del Paese” e soprattutto della sua fedina penale, si è deciso di andare in pellegrinaggio dal Capo dello Stato per chiedergli di “cambiare posto a Fini”.
Sai che risate si farà Napolitano nella veste designata di priore del santuario.
Non pago di averlo cacciato dal Pdl, come nelle peggiori purghe staliniste, in nome del divieto di dissenso, in pratica i berluscones pretenderebbero pure che Fini lasciasse la presidenza della Camera, come se fosse cosa loro.
Un leader politico non può fare il presidente della Camera? Peccato che Casini lo abbia fatto per 5 anni, risponde Bocchino.
E poi la Costituzione non lo prevede,quindi si attaccano al tram, anche perché Fini fa il presidente in modo impeccabile e se qualcuno presentasse un documento di censura su di lui finirebbe in minoranza e spernacchiato dall’Italia tutta.
A Mirabello Fini ha offerto al Pdl un patto di legislatura e un salvacondotto al premier: Letta e altri pidiellini consigliano a Berlusconi di evitare le elezioni e di trattare con Fini, gli sfascisti (in primis lega ed ex colonneli di An) spingono per le elezioni.
A forza di spingere, spingeranno Silvio giù dal dirupo.
Ma dietro le quinte Silvio tratta: ieri, su sua richiesta e autorizzazione di Fini, sono volati ad Arcore Moffa, Viespoli e Augello.
Il premier ha chiesto loro quali modifiche vorrebbe Fini in concreto nei famosi 5 punti, dichiarandosi disponibile a valutarle con attenzione e a stendere un nuovo Patto operativo che possa mantenerlo in sella.
E per capire quale norma proponga Fini per sospendere i suoi processi.
I messaggeri sono tornati a Roma e nei prossimi giorni arriveranno le richieste precise dei finiani, provvedimento su provvedimento.
Dietro la necessità di fare la voce grossa, il premier ha capito che i consigli di Letta e di Confalonieri sono i più saggi, ma ha Bossi che preme perchè teme di perdere potere. Continua »

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MAI PIU’ SUDDITI, LE RADICI DELLA DESTRA A MIRABELLO: ANIMA, CUORE, PASSIONE, TRADIZIONE, POLITICA.

Settembre 6th, 2010 admin

RITORNA UNA DESTRA IDENTITARIA E POPOLARE: MIGLIAIA DI MILITANTI VOGLIONO RISCRIVERE UNA PAGINA DI STORIA… ARCHIVIATO IL BERLUSCONISMO, TORNANO I VALORI DELLA PATRIA, DELL’UNITA’ NAZIONALE, DELLA LEGALITA’, DEI DIRITTI CIVILI E POLITICI, DEL SENSO DELLO STATO, DELL’AIUTO AI PIU’ DEBOLI CONTRO GLI EGOISMI MERCANTILI DEI PIU’ FORTI

Quello che più colpisce, mentre Fini parla, è la tensione emotiva del popolo di destra che è accorso a MIrabello: una moltitudine di giovani mischiata a tanti militanti con alle spalle una storia personale fatta di sacrifici e di passione.
Chi sta  a destra ha la capacità di captare i momenti di svolta importanti della storia politica del nostro Paese e vuole esserci, partecipare, metterci la faccia e le idee.
Alla piazza delle truppe cammellate dei raduni del Pdl vedevi gente asettica, fredda, distaccata.
Qua respiri passione, cuore, anima, tradizione.
Senti il respiro di un popolo che sa ritrovarsi, anche nel ricambio generazionale.
L’applauso più potente del discorso di Fini la piazza lo riserva al riferimento “ai colonnelli o capitani  che hanno cambiato generale”.
Sventolano le bandiere di An e quelle di Futuro e Libertà, mentre gli ululati accompagnano il tono sprezzante con cui Fini parla degli ex caporali.
Per la base, essersi liberati dei quattro che li hanno persi per il culo per anni, con l’aggiunta del neo-reggicoda Storace, esperto in telefonia, è un “momento a lungo atteso”.
Vedi entusiasmo negli occhi di uomini e donne che rispondono con una ovazione quando Fini fa un accenno al vergognoso comportamento tenuto dal governo nell’accogliere Gheddafi.
Sentono un Fini diverso, che ha il coraggio di chiamare infami gli infami, ma che sa anche commuoversi, analizzare lucidamente la situazione, dosare attacchi e obiettivi.
Ascoltano dopo anni un leader di destra che parla di socialità, di solidarietà, di aiutare i più deboli, di patto tra capitale e lavoro, di welfare.
Ascoltano un leader di destra che non li vuole sudditi a corte, ma protagonisti del cambiamento, che parla al cuore dei giovani, delle famiglie, dei senza diritti.
Che dice chiaramente che la padania non esiste, che l’Italia è una e tale deve restare.
Che il garantismo non deve mai sfociare nel “garantire l’impunità“, che le forze dell’ordine vanno tutelate, la scuola pubblica non va distrutta, la magistratura va rispettata, i parlamentari vanno scelti dal popolo, non dal padrone, che in un partito “liberale di massa” deve garantito il dissenso e la discussione, che gli immigrati hanno non solo doveri ma anche diritti.
Un Fini che sa fare autocritica dei propri errori, ma che non si presta al gioco del premier che prima lo caccia e poi accusa i dissidenti di voler fare un partito.
Il teatrino della politica lo fa da anni Berlusconi.
Gli impegni presi saranno rispettati, ma solo quelli scritti nel programma e si discuterà su tutto.
Nessuno minacci, perchè qua non siamo a Palazzo Grazioli: questa base non si fa comprare e non si fa intimidire. Continua »

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FINI DEMOLISCE BERLUSCONI IN UN’ORA E TRENTA: “IL PDL NON C'E' PIU'”

Settembre 5th, 2010 admin

IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI GIANFRANCO FINI A MIRABELLO

Care amiche e cari amici di Mirabello, ogni volta che ho avuto modo di prendere la parola in questo piccolo paese che mi è caro per tante ragioni, ogni volta, ho sempre provato una certa emozione.
Per ragioni note, perché qui affondano le radici di una parte della mia famiglia, perché qui anni fa un uomo certamente capace di guardare avanti, indicò al suo popolo la necessità di un salto di generazione.
E credo che la presenza qui di un uomo come Mirko Tremaglia sia la più bella dimostrazione di quella idea e continuità.
Mirabello come luogo - per tanti di noi - delle emozioni, che nel corso del tempo, dall’Msi ad An, si sono rinnovate. Qui la destra italiana ha vissuto dei momenti importanti. Qui, con Pinuccio Tatarella, annunciammo An. Qui, preconizzammo quell’ulteriore svolta che portò al Pdl.
Ma, tutte le volte, credetemi, l’emozione è quella di ieri.
Ma credo che mai nel mio cuore ci sia stata un’emozione  forte come quella che provo ora.
Questa festa del 2010, appuntamento rilevante per l’intera politica italiana, non solo per il Pdl. Mirabello è per un giorno la capitale della politica italiana. E credo, caro Vittorio Lodi, che questo sia il regalo più bello che ti possiamo fare: un appuntamento per la politica nazionale.
Un ringraziamento sincero a Vittorio, a tutti gli uomini e le donne che ci hanno raggiunto da tutto il paese.
È la dimostrazione di un popolo che è qui perché non precettato, ma sente il profondo desiderio di partecipare, di ritrovare l’impegno politico, all’insegna di alcuni valori. Un popolo di uomini e donne che si ritrova.
Spero che questa piazza che mi dà forza, e vi ringrazio, in questa fase di difficoltà possa esser l’occasione da parte mia per dare un contributo di chiarezza su quello che è accaduto e su quello che accadrà.
Che cosa è accaduto in questo periodo estivo? Non lo si capisce se non si va indietro al 29 luglio.
Quando l’ufficio politico del Pdl, dopo una riunione durata un  paio d’ore, in mia assenza, mi ha di fatto estromesso dal partito, che io ho contribuito a fondare in rappresentanza della destra italiana.
Al termine di questa riunione è stato approvato un documento in cui è scritto che la nostra linea politica era un continuo stillicidio, spesso in sintonia con l’opposizione e i temi della sinistra, e partecipe - questa fa ridere – con l’azione delle procure.
Per cui Fini non sarebbe stato coerente con i principi del Pdl. E quindi, per fare chiarezza non c’è stata alcuna fuoriuscita, nessun tipo di scissione, nessun atteggiamento teso a demolire.
Di fatto, un atto profondamente illiberale che nulla ha a che spartire con il pluralismo proprio di un partito liberale.
Un atto, non ho difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato da quel libro nero del comunismo che ci fu regalato al congresso di An, un atto in perfetto stile stalinista.
Quel documento fu una brutale aggressione al dissenso, teso ad annullare ogni tipo di diversità.
E allora ragioniamo, chiediamoci. In quello che è stato definito “partito dell’amore” è possibile fare delle critiche?
Da parte mia ci sono state, abbiamo fatto anche proposte.
È possibile dire, ad esempio, che a fronte di un governo che per certi aspetti ha ben fatto contro la crisi, forse si potevano modulare in modo diverso quei tagli lineari alla spesa che hanno determinato due clamorose proteste.
Mi ha ferito, ad esempio, quando a Venezia ho visto le forze di polizia manifestare il proprio dissenso.
Credo che meriti rispetto ogni dirigente, ogni cittadino colpito da quei tagli che non andavano fatti, e penso anche ai tagli ai fondi alla scuola, causa della protesta dei precari che ancora non sanno se fra qualche  giorno avranno la cattedra.
Non è una critica demolitoria.
Allora, è lecito avanzare critiche, esprimere dubbi?
Come quelli nei confronti del federalismo fiscale, non in sé ma per come viene attuato.
Il federalismo fiscale è una grande occasione per l’Italia, certo, ma in alcuni momenti è apparso che così non fosse.
Lo so che sono prospettive non condivise da tutti. Ma io le ho avanzate consapevolmente.
Per esempio, quando si parla di lotta all’immigrazione clandestina si deve parlare anche di integrazione dell’immigrato onesto. E ancora, il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di impunità permanente: garanzia dell’imputato, certo, ma i processi si devono svolgere.
Tutto questo è eresia, è disfattismo?
È stillicidio polemico ribadire che la magistratura è un caposaldo della democrazia? Non si può a causa di qualche mela marcia contestare quello che rimane un presidio della nostra Repubblica.
È uno stillicidio dire che noi siamo un grande partito nazionale, e che proprio perché deve avere a cuore tutti, da Vipiteno a Lampedusa, non può appiattirsi su un alleato come la Lega che ha dimensione locale?
Perché accontentare un migliaio di produttori di latte che sforavano le loro quote solo per compiacere Bossi a scapito di tanti agricoltori onesti?
Il Pdl doveva essere un grande partito nazionale, un grande partito occidentale. Con valori di riferimento precisi: libertà, rispetto e dignità della persona umana.
E se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che dico adesso: quello di Gheddafi a Roma, un personaggio che non ha nulla da insegnarci, è stato uno spettacolo indecoroso.
Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della realpolitik, posso anche arrivare a dire che ci possa essere una quota di realpolitik in una logica di interessi nazionali. Ma questo non può portare a una sorta di genuflessione. E allora, continuando, è possibile dire all’interno del Pdl, come ho detto in passato, che c’è un preciso dovere per chi ha responsabilità istituzionali, quello di rispettare le altre istituzioni?
Quando il premier chiede che gli venga riconosciuto il rispetto dovuto, lui deve riconoscerlo agli altri, in primis al capo dello Stato che rappresenta la Costituzione.
E si deve rispettare il Parlamento, che non è una dependance dell’esecutivo. E non lo dico da presidente della Camera, ma perché devono essere equilibrati i poteri.
È stillicidio dire che governare è una nobile e ardua impresa ma non può mai significare comandare?
Sì, perché governare significa comprendere le ragioni di tutti e garantire equilibrio.
E sempre per essere chiari: era stillicidio, provocazione, boicottaggio, ribadire che il Pdl doveva essere la garanzia di portare a termine grandi riforme economiche e istituzionali?
È vero, la crisi è stata un ostacolo. Ma perché non si parla più di una grande riforma per far nascere l’alba di una nuova repubblica? Non avevamo concepito il Pdl per mantenere l’esistente, ma come forza di vero e autentico cambiamento.
E, ancora, è stata dimostrazione di preconcetta ostilità ribadire che in questa fase di crisi - in cui è ancora più indispensabile l’impegno per una politica con più attenzione al sociale – promuovere la rivoluzione del merito che deve diventare non un impegno elettorale, ma un atto politico conseguito giorno per giorno per privilegiare chi è più capace.
E ritengo di avere diritto di porre alla mia comunità politica anche quesiti scomodi e questo non credo meriti il gesto infastidito di chi li dice incompatibili con l’atteggiamento politico.
Il presidente del Consiglio, lo dico senza ironia, ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: innanzitutto quello di non capire che in una democrazia non può esserci eresia.
Gli siamo tutti grati per quello che ha fatto nel ’94, per aver battuto la cosiddetta macchina da guerra, ma la gratitudine non implica che non possa esistere il confronto, che i distinguo debbano essere accusati di lesa maestà: perché non siamo un popolo di sudditi.
Io gli ho contestato la sua attitudine a confondere la leadership con quello che è l’atteggiamento di un proprietario di azienda.
Proprio perché il Pdl ha aperto orizzonti di grandi speranze, non può essere derubricato a contorno del leader, ma deve essere una fucina di idee, un polmone che respira e dà ossigeno all’intera nazione.
Rivendicare la possibilità di esprimere opinioni non è boicottaggio ma democrazia interna, fisiologia di un partito di massa, non teatrino della politica.
È possibile che la sola volta in cui si sia riunita la direzione del Pdl abbia segnato il momento di avvio del processo che ha portato al 29 di luglio? Giorno che considero lesivo non della mia persona, ma di un grande partito che è il Pdl e si fonda sulla democrazia.
Continuare in questa dialettica interna non significa tradire gli elettori perché ci sono tanti, tanti elettori del Pdl autenticamente moderati che non si accontentano dell’affermazione “siamo il partito dei moderati”. Continua »

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PER AMPLIFICARE LA VOCE DI UNA DESTRA SOCIALE E POPOLARE

Aprile 28th, 2010 admin

IL NOSTRO SITO E’ VISITATO ORMAI OGNI GIORNO DA MIGLIAIA DI AMICI E RAPPRESENTA, COMUNQUE LA PENSIATE, UNA VOCE LIBERA NEL DESERTO DEL CONFORMISMO DELLA DESTRA…ECCO COME POTETE DARCI UNA MANO PER FARCI CONOSCERE ANCORA DI PIU’

In un momento in cui finalmente a destra qualcosa si muove e il dibattito delle idee prende forza, per un sito come il nostro è motivo di orgoglio rappresentare da quasi tre anni una nicchia di approfondimento e di analisi fuori dagli steccati e un’isola di libera espressione senza padroni.
Tante cose che abbiamo sostenuto si stanno avverando, tante critiche che avevamo avanzato in tempi non sospetti stanno diventando patrimonio comune di tanti amici di area.
Abbiamo raggiunto traguardi impensabili: 540.000 visite, 2.000 articoli, punte giornaliere anche sopra le 5.000 entrate.
Dati che ci pongono tra i primi siti italiani di destra e che ci fanno monitorare da agenzie di stampa, quotidiani, istituzioni, enti locali.
Sicuramente non tutti quelli che ci leggono sono d’accordo con noi o sono riferibili alla nostra area politica: non è un difetto, è un valore aggiunto.
Non amiamo una destra chiusa, bloccata, autoreferenziale, riteniamo piuttosto che solo attraverso il confronto delle idee si possa crescere insieme, fermo restando le proprie personali convinzioni di fondo.
Abbiamo scelto la strada della coerenza a una visione del mondo e a una concezione di destra sociale, vicina ai più deboli, che sappia coniugare legalità e solidarietà, valori di unità nazionale e rispetto degli avversari.
Siamo scomodi, ce ne rendiamo conto: questo è un paese delle fazioni, non del confronto e delle sintesi.
E’ un Paese dove i partiti cercano di “carpire” il voto, non di dimostrare di “meritarlo” e in cui assistiamo a una trasposizione dei valori dell’avere, non di quelli dell’essere.
Una politica dove conta ciò che appare e non la sostanza, la percezione non la realtà. Continua »

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GLI EPURATORI DELLA LIBERTA’ FANNO RETROMARCIA NEL TIMORE DI SCATENARE LA GUERRIGLIA

Aprile 27th, 2010 admin

BOCCHINO BRUCIA SUL TEMPO CHI VUOLE CACCIARLO E METTE A DISPOSIZIONE LA SUA CARICA DI VICE-CAPOGRUPPO: MA E’ LEGATA A QUELLO DI CICCHITTO….IL 22 MAGGIO VANNO RINNOVATI I PRESIDENTI DI COMMISSIONE, TRA CUI I FINIANI BONGIORNO, MOFFA E BALDASSARRI: MA SE I BERLUSCONIANI LI FANNO FUORI, CHI ASSICURA CHE POI IN COMMISSIONE LA MAGGIORANZA RESTI TALE?

Iniziata e programmata come la “grande purga della libertà” che avrebbe dovuto fare piazza pulita di tutti i finiani che ancora osano rappresentare il Pdl ai massimi vertici di Camera e Senato, rei del delitto di lesa maestà alla statua equestre del premier e di voler discutere di politica, pensate un po’, non al bar, ma all’interno di un partito politico, ora gli epuratori sembrano come quei famosi pifferi di montagna.
Quelli che erano andati per suonare e sono tornati a casa suonati.
Le disposizioni iniziali della “pulizia etnica” prevedeva nell’ordine : far fuori Bocchino come vicecapogruppo del Pdl alla Camera, a seguire Giulia Bongiorno dalla presidenza della Commissione Giustizia della Camera, poco sensibile alle leggi ad personam, Silvano Moffa da quella del Lavoro e Mario Baldassari da quella delle Finanze .
Questi ultimi tre, approfittando di un cavillo del regolamento che prevede, a metà legislatura, un “rinnovo” formale delle presidenze (tutte vengono per prassi confermate), con relativa votazione che in questo caso avrebbe dovuto ghigliottinare i finiani.
Terza fase: rimpastino di governo per far fuori anche Andrea Ronchi e Adolfo Urso  e così gli “epuratori della libertà” avrebbero garantito il “pluralismo liberale”.
Alla mossa propedeutica che nessun finiano avrebbe dovuto più comparire in tv, in primis Bocchino, ha posto argine Fini in persona: “non volete che i miei vadano in tv? Bene ci andrò direttamente io, vediamo se qualcuno ha qualcosa da dire”. Continua »

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DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI: BAVAGLIO AI GIORNALISTI, SARA’ IMPOSSIBILE DARE NOTIZIE SCOMODE

Aprile 27th, 2010 admin

NON SI SAPRA’ PIU’ NULLA DI UN’INDAGINE E ALL’OPINIONE PUBBLICA SARA’ IMPEDITO OGNI TIPO DI CONTROLLO…LA STAMPA NON POTRA’ SCRIVERE DELL’ARRESTO DI UN PRESUNTO OMICIDA…ANCHE “STRISCIA LA NOTIZIA” E “LE IENE” NON POTRANNO PIU’ UTILIZZARE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI CARPITE, PENA LA GALERA….GLI ITALIANI MENO SANNO, MEGLIO E’: MA CHE DESTRA E’ QUESTA?

Va avanti, tra mille polemiche, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche: cerchiamo di analizzare di cosa si tratta.
L’autorizzazione ad intercettare potrà essere richiesta qualora sussistano “gravi indizi di reato”, sparisce dal testo il concetto di “gravi indizi di colpevolezza”, inizialmente voluto dal governo.
Non aveva senso, in quanto se si è già in presenza di elementi per stabilire la colpevolezza di un imputato, non c’è certo bisogno di controllargli il telefono, se invece ci si trova di fronte a meri indizi ha senso farlo.
Ma, dice il disegno di legge, anche in questo caso ciò può avvenire solo per interventi assolutamente necessari.
Poi ci sono limitazioni pesanti per le inchieste giornalistiche: i responsabili di trasmissioni tipo “le Iene” e “Striscia la notizia” rischiano la galera se diffonderanno video o conversazioni carpite.
Inoltre non sparemo più nulla di chi rideva per il terremoto, di chi comprava arbitri, di chi voleva cacciare Santoro dalla Rai.
Non saranno ammesse “registrazioni a strascico”, ovvero su altre persone che vengano in contatto con un indagato.
I giornalisti che pubblicheranno colloqui prima dell’udienza preliminare rischiano il doppio degli anni di pena rispetto a prima.
Si potranno ascoltare le telefonate per un massimo di 75 giorni.
L’utenza da controllare deve appartenere all’indagato o a persona a lui vicina, ma che sia stata individuata come a “conoscenza dei fatti”, altrimenti nulla.
Stesso discorso per eventuali intercettazioni ambientali: i luoghi devono essere riconducibili ai sospettati. Continua »

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FINI AVANZA, BERLUSCONI TREMA: IL 7% DI ITALIANI LO VOTEREBBE SUBITO, UN ALTRO 38% E’ DISPONIBILE A VOTARLO

Aprile 26th, 2010 admin

IL 64% DEGLI ITALIANI LO RITIENE IL VINCITORE DELLO SCONTRO IN TV… “VOLETE VIETARE AI MIEI DI PARTECIPARE ALLE TRASMISSIONI? ALLORA IN TV ORA CI VADO IO”… IERI OSPITE DI LUCIA ANNUNZIATA, MARTEDI A BALLARO’…”CON NOI DOVRANNO FARE I CONTI, SENZA DI NOI NULLA POTRA’ ESSERE PIU’ DECISO”… LA LEGA ORA HA PAURA

L’analisi del politologo Carlo Galli è impietosa: “Bossi ha capito subito chi è uscito vincitore dallo scontro fatale tra Berlusconi e Fini: lo sfregio al corpo mistico del Capo lo ha indebolito sul decisivo piano simbolico. Fini avrà un prestigio, una capacità di iniziativa politica che lo renderanno pericoloso punto di riferimento e di coagulo di ogni malumore e di ogni scontento all’interno del Pdl. Quel dito puntato e quel dare sulla voce in diretta tv hanno sconsacrato Berlusconi e renderanno più difficile il cammino parlamentare delle leggi sul processo breve, sulle intercettazioni, sui decreti attuativi del federalismo fiscale, ovvero delle materie che interessano solo Berlusconi e Bossi”.
Se qualcuno avesse dei dubbi su chi è uscito meglio dal duro confronto in direzione nazionale, un sondaggio Sky lo indica chiaramente: il 64% degli italiani ha detto Fini, solo il 36% Berlusconi.
Piccola osservazione: dato che l’elettorato di sinistra non arriva attualmente neanche al 45%, se anche tutti costoro avessero indicato vincitore Fini, vorrebbe dire che il restante 20%  va ricercato nell’ambito degli elettori di centrodestra.
Vorrebbe cioè dire che il 40% dell’elettorato del Pdl ha dato ragione  a Fini.
Qualcuno si stupisce?
Andiamo in loro soccorso con altri tre sondaggi: tutti danno Fini tra il 6 e il 9% subito, anche se già domani fondasse un nuovo partito, solo sulla fiducia e sulle tesi che porta avanti, dato che fa già tremare i berlusconiani.
Ma la cosa ancora più significativa è che un altro  38% di italiani (sondaggio Demos)  dichiara “potrei votarlo”: se solo 2 su 10 di costoro decidessero in tal senso, Fini volerebbe al 15%.
L’analisi Demos, molto dettagliata, rivela che Fini pescherebbe il  26% degli elettori “certi” e anche di quelli “possibili” nel Pdl e il 20% dei “certi” nella Lega.
Quest’ultimo dato sembra strano, ma non lo è: vi sono elettori di centrodestra che attualmente votano Lega per non votare Berlusconi o il governo, un sistema per evitare di votare la sinistra. Se esistesse l’alternativa Fini, dicono, voterebbero certamente per lui.
Altro dato: il 33% di chi voterebbe certamente Fini sono gli elettori indecisi, mentre alta è la provenienza di sinistra e di centro di chi potrebbe votarlo.
In base a questi elementi si delinea la strategia di Fini che guarda a un partito “diverso”, capace di restituire un’immagine seria a una destra moderna, aperta al confronto e al dialogo, fondata sulla legalità, la giustizia e la socialità.
E un equilibrio tra Nord e Sud. Continua »

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