destra di popolo

BERLUSCONI TRA REAZIONI ISTERICHE DI CORTE, PAURA DELLE ELEZIONI E DIKTAT LEGHISTI

Settembre 6th, 2010 admin

DOVREBBE RINGRAZIARE FINI CHE GLI OFFRE UN PATTO DI LEGISLATURA E UN SALVACONDOTTO…UN TAVOLO A TRE RIDURREBBE LO STRAPOTERE LEGHISTA E BILANCEREBBE IL GOVERNO… AL VOTO CI SI ANDRA’ SOLO DOPO LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE E UN GOVERNO TECNICO: PER BERLUSCONI SARA’ LA DISFATTA

Il teatrino della politica berlusconiana ha vissuto ieri lo psicodramma: da Mirabello, Fini ha evidenziato chi è il vero traditore del centrodestra italiano, chi non ha attuato il programma, piegandosi ai diktat della Lega, chi spaccia per riforme gli spot pubblicitari, chi confonde garantismo con immunità, chi si ostina a voler comandare e non governare.
E nei palazzi pidiellini sono andate in onda scene isteriche: colonnelli disarcionati dai loro ronzini, cortigiani in preda a convulsioni, peones che temono di perdere la poltrona.
Come Fini elargiva schiaffoni mediatici ricordando semplici verità, saliva la pressione dei traditori sbugiardati.
L’ordine di scuderia era di non commentare, ma non tutti hanno retto al clistere mirabelliano: ci sono stati casi di incontinenza evidente, specie tra chi trattiene a stento i propri umori politici.
Così, mentre Bonaiuti inviava smentite preventive, altri sparavano alla luna.
Poveretti, quando a breve gli sarà tolta dalla magistratura anche l’arma spuntata della casa di Montecarlo, potranno rivolgere la loro attenzione verso ben altre (e molto più vicine) società offshore su cui indagare.
Magari Gasparri potrebbe intanto spiegare come mai la ‘ndrangheta calabrese tempo fa indirizzò il proprio voto verso di lui.
Letta e le colombe sono sicuramente i più lucidi: dichiarare la crisi non vuol dire automaticamente andare al voto, lo sanno bene tutti.
Se si formasse un governo tecnico per cambiare la legge elettorale, evitando di dare il premio di maggioranza, per il Pdl sarebbe il deprofundis.
E questa maggioranza già c’è alla Camera e basta poco per vederla materializzata anche al Senato.
Se anche si andasse a votare col sistema attuale, l’ultima rilevazione Ispo per il Corriere della Sera (prima del discorso di Fini a Mirabello) dà il Pdl in discesa al 29,7%, la Lega stabile all’11,5%, il Pd in risalita al 26,7%.
Poi tre forze, Udc, Idv e finiani tutte con il 6,4% a testa, Vendola al 4,5%, Prc al 2,1%.
In pratica Pdl + Lega al 40%, contro il 40% di Pd+Idv+Sinistra radicale.
In mezzo Fini e Casini.
E con un Fini in crescita dopo Mirabello che tornerà presto intorno al 10%.
Se andasse bene al Pdl, avrebbe giusto una risicata maggioranza alla Camera, ma non l’avrebbe al Senato. Continua »

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CANDIDATI IN LISTA AI CONFINI DELLA LEGALITA’ E IN ODORE DI MAFIA

Marzo 3rd, 2010 admin

TRE CANDIDATI SOSPETTATI DI RAPPRESENTARE DEI CLAN MAFIOSI NELLE LISTE PER LE REGIONALI….ALTRI,  SIA DI DESTRA CHE DI SINISTRA, SOTTO PROCESSO PER TRUFFA, CONCUSSIONE, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, TANGENTI, APPALTI TRUCCATI… NON DOVEVANO ESSERE LISTE PULITE?

Tra neanche un mese qualcuno di loro potrebbe essere seduto in un consiglio regionale e gestire, magari come assessore, appalti pubblici e fondi europei o presiedere commissioni e determinare piani regolatori.
Parliamo in particolare di tre candidati più che “chiaccherati”, messi  in lista per le prossime regionali dai partiti di appartenenza.
Il primo è Tommaso Signorelli (Pdl) in Calabria, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa: sarebbe il politico di riferimento del clan Gentile che avrebbe favorito negli appalti dal 2004 al 2007.
Il secondo è Luigi Scaglione (Popolari uniti) in Basilicata, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito alla Calciopoli lucana.
Il terzo è Roberto Conte (Pdl) in Campania, arrestato già due volte, coinvolto in quattro inchieste per rapporti con i clan.
Il fenomeno è talmente esteso e trasversale che il presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu, ha lanciato ieri l’allarme sugli intrecci tra criminalità organizzata e politica e sul pericolo che si crei nei Palazzi delle istituzioni una rete di collaboratori che aiutano le cosche ad alimentare i propri affari.
Pisanu vede le mafie impegnate in un progetto di governo “alternativo” del territorio, attraverso rapporti tra economia, finanza e potere politico.
Ma al di là dei candidati in odor di mafia, è lungo l’elenco dei personaggi che hanno conti aperti con la giustizia e precedenti poco rassicuranti.
In Calabria viene candidato Sergio Stancato (Nuovo Psi) con una brutta storia alle spalle, relativa al traffico di rifiuti. Continua »

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SONDAGGIO CRESPI: SENZA LISTA PDL, LA BONINO AL 39%, MA LA POLVERINI TIENE DURO AL 38%, AUMENTANO GLI INDECISI

Marzo 3rd, 2010 admin

RENATA PERDE DUE PUNTI, EMMA RESTA FERMA, GUADAGNANO UN 2% A TESTA STORACE E UDC, LA LISTA POLVERINI SALE AL 14%…LE DUE COALIZIONI ALLA PARI: CENTRODESTRA AL 48,5%, CENTROSINISTRA AL 48,2%… GLI INDECISI SALGONO IN UN GIORNO DAL 20,7% AL 33,4%

“Non c’è stato il temporale che mi aspettavo” ha commentato Luigi Crespi, esaminando i risultati dell’ultimo sondaggio, realizzato dal suo istituto di ricerca 48 ore fa, dopo l’esclusione della lista del Pdl dalla competizione elettorale regionale nel Lazio.
Il dato più rilevante è che la Polverini ha perso solo due punti rispetto alla candidata radicale, scendendo dal 40% al 38%, mentre la Bonino è rimasta stabile al suo 39%.
Il problema a questo punto è tutto interno alla coalizione del centrodestra: senza la lista principale del Pdl, aumentano gli indecisi che passano dal 20,7% al 33,4%, salgono le quotazioni de La Destra di Storace (dal 3% al 4,9%) e dell’Udc (dal 5,5% al 7,8%), cresce la lista personale della Polverini che supera il 14%.  Ovviamente la ricerca di Crespi si basa sulla possibilità che la lista Polverini venga alla fine ammessa (come da logica e da numerosi precedenti giurisprudenziali in materia), mentre considera fuorigioco quella del Pdl.
Diamo un’occhiata alle coalizioni.
Quella di centrodestra che appoggia la leader del’Ugl scende dal 51,5% al 48,5% (con ampia fascia di nuovi indecisi), ma quella di centrosinistra che appoggia la Bonino non riesce a fare il sorpasso, pur salendo dal 46,4% al 48,2%.
Chi voterà centrodestra potrà avere quattro alternative: o votare solo la Polverini o una delle tre liste che la appoggiano, compresa quella civica. Continua »

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MARONI: “VOGLIONO FARE FUORI IL PREMIER”… E POI SI CONSEGNA AI CARABINIERI

Agosto 25th, 2010 admin

CONCLUSO IL VERTICE DELL’APERITIVO TRA BERLUSCONI E I DUE LEGHISTI BOSSI E TREMONTI: NON HANNO CONCLUSO NULLA, COME AL SOLITO…”PER ORA NIENTE ELEZIONI, AVANTI SENZA L’UDC”, BONFONCHIA BOSSI…MA L’UDC NON AVEVA MAI CHIESTO DI ENTRARE

La maggioranza va avanti così, senza l’Udc. Niente elezioni anticipate. E’ l’esito del vertice di Villa Campari, tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e lo stato maggiore leghista.
Esclusa la possibiltà di allargare la maggioranza ai centristi e almeno per il momento anche il ritorno alle urne.
”Si va avanti così - ha detto Bossi lasciando la villa - senza Casini e senza l’Udc per realizzare il programma”.
Ad una domanda dei cronisti su possibili elezioni anticipate Bossi ha risposto: ”no, al momento non si fa niente”.
In precedenza sui problemi del governo era intervenuto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, ospite del meeting di Cl a Rimini. ”Io non sono certo che si riesca a ricomporre la situazione politica”, ha detto Maroni, “credo anzi che ci sia un’operazione in corso per far fuori Berlusconi e dobbiamo capire come muoverci”.
“Non è un complotto - ha detto Maroni - ma un progetto che a me non piace, ma che è sostenuto da molti”. Il ministro dell’Interno ha ribadito la posizione sul Carroccio su un esecutivo diverso da quello attuale.
‘La Lega - ha aggiunto Maroni - la sua indicazione l’ha già data, se non c’è una maggioranza certificata, bisogna andare subito a nuove elezioni”.
La notizia di agenzia sull’esito del vertice, conferma quanto avevamo scritto sull’evolversi della crisi politica in atto nel centrodestra.
1) Berlusconi non vuole le elezioni, sia perchè se si dimette non è certo che si vada a votare, in quanto spetta al presidente Napolitano la gestione della crisi, sia perchè il Pdl è in caduta libera e non avrebbe la maggioranza al Senato, sia perchè se perde la corona rischia di doversi presentare ai processi.
2) Il suo tentativo di cercare il voto dell’Udc su particolari provvedimenti che gli stanno a cuore, ovvero solo il processo breve, in cambio del quoziente familiare, è stato stoppato dal duo leghista Bossi e Tremonti.
In realtà era solo un’ipotesi del premier, in quanto Casini non si era mai dichiarato disponibile. Continua »

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BOSSI NON VUOLE AIUTARE LE FAMIGLIE ITALIANE: NO AL QUOZIENTE FAMILIARE, SI ALLE POLTRONE

Agosto 25th, 2010 admin

LA LEGA E TREMONTI BLOCCANO IL QUOZIENTE CHE SGRAVEREBBE LE TASSE DELLE FAMIGLIE CON FIGLI: COSTA 3 MILIARDI CHE E’ MEGLIO SPUTTANARE NEL FEDERALISMO… EPPURE IL QUOZIENTE FAMILIARE ERA NEL PROGRAMMA DEL PDL, VERO SILVIO? … BOSSI CHIEDE LA TESTA DELLA MORATTI E DI GALAN, MA NEI SONDAGGI NON VA OLTRE L’11% CONTRO IL 12,3% DI QUESTA PRIMAVERA

E’ in programma stamane all’ora dell’aperitivo, non a caso a Villa Campari, residenza non monegasca del premier sul Lago Maggiore, sita a Lesa, in provincia di Novara, il solito vertice tra Berlusconi e Bossi.
E come sempre, invece che un “vis a vis” tra i due, Bossi avrà il solito seguito di badanti (Cota e Calderoli in primis) e potrà contare anche sulla presenza da lui richiesta del suo infiltrato nel Pdl, il ministro Tremonti.
Il premier a questo punto ha esteso il vertice anche a qualche suo uomo di fiducia, per non sentirsi accerchiato.
L’incontro verte sul futuro delle sorti del governo ed è stato preceduto da una settimana tesa, con Silvio molto irritato nei confronti del Carroccio (chi è causa del suo mal, pianga se stesso).
Si stanno scontrando due interessi contrapposti, con il Pdl che non vuole elezioni anticipate e cerca semmai di allargare la propria maggioranza e la Lega che invece le invoca al più presto.
E’ risultato evidente che come Berlusconi ha cercato una sponda in Casini, per lo meno su qualche singolo provvedimento che gli sta a cuore ( uno a caso? il processo breve, ovvio), Bossi abbia iniziato un fuoco di sbarramento a base di insulti nei confronti dell’Udc, onde far fallire questa ipotesi.
Qualcuno sostiene che lo scopo della Lega sia quello di ottenere un forte successo elettorale: una favola metropolitana, perchè se si vanno a vedere i sondaggi, il Carroccio è dato tra il 10% e l’11%, ben lontano dal 12,3% delle regionali di promavera 2010 e dall’11,5% delle europee.
Un risultato certamente superiore all’8,3% delle politiche 2008, ma che invertirebbe il trend degli ultimi due anni.
In realtà il fine di Bossi è quello di far fuori Berlusconi e di spianare la strada all’infiltrato Tremonti.
Se al Senato non dovesse certificarsi, come dicono i sondaggi elettorali, una maggioranza di centrodestra, Silvio dovrebbe fare un passo indietro e favorire un governo tecnico con Tremonti premier.
E a Silvio non rimarrebbe che la promessa, tra due anni, di una candidatura a Capo dello Stato.
Con tutti i rischi che comportano promesse di questo genere.
Ma Bossi così facendo sta anche mostrando il vero volto della classe dirigente leghista nei confronti degli interessi degli italiani tutti.
Perchè nel programma del Pdl era ben segnata l’introduzione del quoziente familiare, ovvero la detassazione dei nuclei familiari numerosi, un cavallo di battaglia anche dell’Udc di Casini. Continua »

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FINI GIOCA A TUTTO CAMPO: SU CALIENDO SFUGGE ALLA MARCATURA E IL CAVALIERE RESTA SOTTO PRESSING

Agosto 4th, 2010 admin

LA RIUNIONE DI 88 DEPUTATI TRA FUTURO E LIBERTA’, UDC, API E MPA SEGNA UNA SVOLTA IN PARLAMENTO…. SBAGLIATO PARLARE DI UN TERZO POLO CENTRISTA PERCHE’ NON C’E’ UNA DESTRA AL GOVERNO, SOLO UN PARTITO DEGLI AFFARI… FINI SI ASTIENE SU CALIENDO PERCHE’ IL CAMPIONATO NON SI VINCE IN UNA PARTITA, SOLO DI PIETRO FA FINTA DI NON CAPIRLO

Sul caso Caliendo ha detto parole intelligenti Eugenio Scalfari nell’editoriale di domenica su “Repubblica”: in sintesi il “vecchio saggio” della sinistra italiana ha rimbrottato Di Pietro e Vendola che non sanno far altro che chiedere elezioni anticipate per “interessi di bottega”.
Scalfari fa notare che se si andasse a votare ora, con le divisioni che permangono nella sinistra, si farebbe solo un favore a Berlusconi.
Reclamare tafazzianamente il mito del voto vuol dire non comprendere che l’elettore da un lato non vede a sinistra ancora un’alternativa credibile al premier, dall’altro subire le conseguenze di un monopolio dei media tv in atto da mesi.
Scalfari quindi ritiene che al voto si debba andare dopo un periodo di governo tecnico e  istituzionale che faccia decantare i miti berlusconiani e la sua longa manus su quasi tutti i Tg nazionali.
Non a caso i falchi del Pdl e Lega ogni giorno minacciano elezioni anticipate, un po’ per farsi coraggio, un po’ per intimidire i peones trasversali che temono per la loro pensione, un po’ perchè si illudono che Napolitano le conceda senza battere ciglio.
Speravano in fondo che i finiani votassero la sfiducia a Caliendo, ma il Gianfri non è fesso, sa di avere la golden share sul futuro del governo, ma non ha certo fretta, il tempo gioca a suo favore.
La si pensi come si vuole sul presidente della Camera, ma è indubbio che quanto ad abilità nel muoversi sembra la cavalleria contro un fante sfiatato. Ha già assestato i colpi necessari, non si gioca la crisi su Caliendo quando a ottobre può giocarsela sul processo breve, magari unito a qualche nuovo scandalo che potrà colpire quel Pdl che sembra sempre più un “partito della libertà vigilata”.
Ma Fini non ha rinunciato comunque a una mossa strategica: poteva astenersi coi suoi 33 deputati che Berlusconi non è riuscito a comprare, invece ha preferito coinvolgere Casini coi suoi 39, l’Mpa con 5, l’Api con 8 e i repubblicani con 2..
Totale:  uno schieramento di 87 deputati definita “area di responsabilità” e che promette di creare altri problemi al governo.
Con uno schieramento più ampio alle spalle, cresce la credibilità di Fini e diventa più facile aggregare altri transfughi del Pdl in un contenitore nuovo  che garantisce più possibilità.
Più diminuisce il consenso al governo (e ciò accade nonostante i sondaggi taroccati che ci elargisce il premier), più l’elettorato moderato, di destra ma anche di sinistra, troverà uno sfogo elettorale credibile in un terzo polo “antagonista”, più il premier si vende alla Lega più aumenterà il consenso per Fini al centro sud, più il Pdl dimostrerà di proteggere gli inquisiti più si comprometterà.
Immagino già che qualcuno potrebbe obiettare: ma della destra cosa rimane? Provocatoriamente verrebbe da rispondere: sempre più di quello che attualmente esprime il governo attuale che di destra non ha nulla. Continua »

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VERDINI E COSENTINO VERSO LE DIMISSIONI, IL GOVERNO COME I SALDI: AD ESAURIMENTO MERCE

Luglio 13th, 2010 admin

BERLUSCONI PRONTO A SCARICARE IL COORDINATORE DEL PDL: VERDINI AVEVA CHIESTO IL MINISTERO DI SCAJOLA PER VALERSI DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, MA IL CASO BRANCHER HA CONSIGLIATO PRUDENZA…I FINIANI VOTERANNO LA MOZIONE DI SFIDUCIA A COSENTINO

Non è bastato  il “ghe pensi mi” del premier a frenare l’emorragia di consensi dell’elettorato di centrodestra.
Le rilevazioni di Renato Mannheimer sul “Corriere della Sera” indicano una chiara tendenza: se ad aprile il 58% degli italiani  era ottimista sulla realizzazione delle riforme promesse dal governo, oggi solo il 35% dichiara di crederci ancora.
L’area degli scontenti e degli scettici raggiunge il 20% degli elettori del Pdl e addirittura il 40% di quelli della Lega.
Non a caso Berlusconi ha cercato di allargare la maggioranza a Casini, offrendogli la vicepresidenza del Consiglio e due ministeri (tra cui quello degli Esteri), ma ricevendo un cortese rifiuto.
La Lega si è messa di traverso a cose ormai fatte, comprendendo benissimo che per loro sarebbe finito il bengodi.
Ma altre tegole stanno arrivando: i finiani hanno parlato di “dimissioni inevitabili” da coordinatore del Pdl per Verdini e hanno annunciato che appoggierano la mozione di sfiducia per il sottosegretario Cosentino.
E’ significativo che nel partito non si siano alzate voci a difesa di Verdini, a parte quella di Bondi.
Le varie correnti interne dei berluscones aspettano le decisioni del premier per riposizionarsi e conquistare potere interno, mentre il premier pubblicamente difende Verdini, ma in privato parla apertamente di “leggerezze” da parte del fidato collaboratore.
A ore il premier chiederà a Verdini un passo indietro, ovvero le dimissioni.
Si è saputo che nei giorni scorsi, quando Verdini aveva captato che si stava muovendo un pesante atto di accusa contro di lui  (associazione a delinquere volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali e degli apparati della Pubblica Amministrazione) aveva chiesto a Berlusconi di nominarlo ministro allo Sviluppo economico al posto di Scajola.
Stavolta il premier, scottato dal caso Brancher, aveva preso tempo, evitanto che Verdini potesse usufruire del legittimo impedimento. Continua »

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UN INTERDETTO SI AGGIRA IN PARLAMENTO: CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA PER PECULATO, CONTINUA A VOTARE

Luglio 8th, 2010 admin

IL CASO DELL’UDC GIUSEPPE DRAGO, GIA’ PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA E SOTTOSEGRETARIO…NON DOVREBBE STARE IN PARLAMENTO ESSENDO INTERDETTO DAI PUBBLICI UFFICI, MA DA MESI LA GIUNTA RINVIA OGNI DECISIONE…AVEVA PRESO 123.000 EURO DA FONDO RISERVATI, MA LUI DICE: “HO FATTO QUELLO CHE FANNO ANCHE MINISTRI E SOTTOSEGRETARI”

Che il Parlamento italiano sia ricco di inquisiti e condannati anche in via definitiva non è certo un mistero.Ma che possa ogni giorno entrarvi e votare, sia un aula che in commissione, presentare proposte di legge e mozioni, un  politico interdetto dai pubblici uffici parrebbe incredibile.E’ la storia reale invece del deputato fantasma Giuseppe Drago, Udc, ex presidente della Regione Sicilia e due volte sottosegretario, oggi parlamentare che non dovrebbe stare in Parlamento.Su di lui grava infatti un’interdizione dai pubblici uffici, conseguenza di una condanna definitiva per peculato del maggio 2009.La Giunta per le elezioni che dovrebbe  decidere la sua decadenza si è già riunita otto volte, senza mai decidere nulla.In pratica, il quesito giuridico da sciogliere verterebbe sul fatto che si tratta di uan interdizione temporanea che scade nel giugno 2012.Quindi via libera ad audizioni di giuristi per capire come interpretare un provvedimento che non rientra nei codici parlamentari.In pratica il Drago dovrebbe stare fuori per altri due anni e poi rientrare l’ultimo anno prima della scadenza?Oppure decade subito se nel momento della nomina non poteva entrare in Parlamento per “ineleggibilità sopravvenuta”?La cosa buffa e che fa riflettere è che pare nessuno abbia fretta di dirimere la questione, con Drago che sostiene  che non sarebbe giusto se gli facessero scontare una pena superiore a quella inflittagli dal tribunale. Continua »

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LA POLITICA SUICIDA DEL PDL: REGALA SPAZI ALLA LEGA AL NORD E PERDE AL SUD…ECCO COME FINI PUO’ DARE UNA SVOLTA

Aprile 20th, 2010 admin

IL PDL HA PERSO IN UN ANNO 2.600.000 VOTI, MA PER I NOTABILI DI SILVIO VA TUTTO BENE…NEL CENTRODESTRA IL PESO DELLA LEGA PASSA DAL 24% al 29%, MA AL NORD E’ AL 47%…AL SUD IL PDL HA PERSO UN MILIONE DI VOTI ED E’ SCESO DAL DAL 45% AL 32%…SE FINI  RIESCE A RECUPERARE L’ELETTORATO DEL CENTROSUD DELUSO FA SALTARE IL BANCO

Bossi, uno dei pochi animali politici in circolazione nel centrodestra, lo ha capito: mentre i caporali di giornata di An si stanno giocandosi la testa (La Russa e Gasparri in primis) consci che Fini gliel’ha giurata e che se non lo seppelliscono ora, coi vecchi metodi delle pressioni e delle promesse agli ex colleghi di An, per loro il futuro è nero, il senatur evita la polemica con Fini e aspetta di vedere che aria tira.
Che Fini conti più di quello che “il Giornale” e “Libero” vorrebbero far credere, è dimostrato proprio da una serie indiretta di circostanze.
Il tentativo di “comprarsi” la fedeltà dei parlamentari, con telefonate a tappeto, il tentativo di far credere che le truppe finiane siano esigue, la frase di Letta al premier “la stai facendo troppo facile”, la prudenza di Bossi che si limita a dire “Fini avrà comunque bisogno di noi”, la tranquillità con cui i finiani si avvicinano alla scadenza di giovedi, la agitazione che sta pervadendo Gasparri e La Russa, intenti  a far firmare documenti di solidarietà al premier.  Assistiamo, comunque vada, all’ ultimo tentativo di riportare il Pdl alle sue origini di destra moderata e pensante, prima che qualcuno si venda anche il mobilio a qualche rigattiere padano.
Come essere di fronte a un padrone di casa che, non avendo le capacità di riconoscere la qualità dei suoi arredi e la potenziale ampiezza delle stanze, nel timore di qualche pignoramento giudiziario, preferisca vendere la magione a qualche rozzo antiquario che ha le dovute conoscenze per evitargli il sequestro dei beni.
Se si aggiunge la presunzione dell’uno e l’arroganza dell’altro, abbiamo dipinto il quadro dei due bibini Berlusconi e Bossi.
Per chi suona la campana? Se lo chiedono in molti.
In realtà l’unico che non ha nulla da perdere è proprio Fini: se fa un partito, parte con il 7-8% secco dei voti subito (diversi sondaggi lo confermano), lo sanno benissimo sia Silvio che Umberto.
Come Silvio sa che 32% meno 7% fa 25% e il Pdl scivola a secondo partito italiano.
A quel punto  Silvio si attacca al tram per le Cayman e Bossi alla ridotta per Val Brembana.
Senza contare che Napolitano non scioglierà le Camere e quindi qualcuno resterà senza poltrone per anni.
Guai a sottovalutare Fini: quando parte ha le spalle coperte.
Rimane uno dei pochi politici puri in circolazione e sa fare di conto, simpatico o meno che sia. Continua »

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