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IPOCRISIA LEGHISTA: HANNO VOTATO PER ANDARE A KABUL, ORA VOGLIONO CHE SI TORNI A CASA

Settembre 19th, 2009 admin

HANNO SEMPRE AVALLATO LE SCELTE INTERVENTISTE, ORA FANNO I PACIFISTI SENZA IDEOLOGIA.…CI SI DEVE RITIRARE  PERCHE’ “LE MISSIONI COSTANO UN SACCO DI SOLDI”, PRIMA NON SE NE ERANO ACCORTI… NON C’E’ UNA MOSSA DELLA LEGA ALLA CUI BASE NON CI SIA L’OSSESSIONE DEL DENARO

La tragica morte dei nostri giovani militari a Kabul, come in ogni analoga occasione, suscita polemiche tra le forze politiche che, al di là del dolore di circostanza, riescono, oltre a non presenziare neanche all’informativa alla Camera del Ministro della Difesa ( 100 deputati presenti su 632), a porsi ipocritamente la questione se la missione debba o meno essere portata avanti.
Il nostro punto di vista lo abbiamo espresso in un precedente articolo, dove abbiamo cercato di illustrare il concetto che il problema non è il ritirarsi, semplicemente non dovevamo andarci.
Per una serie di motivazioni cui vi rimandiamo al testo precedente.
Qua vogliamo invece sottolineare un altro aspetto: è evidente che se si effettuasse un sondaggio sull’onda emotiva della tragedia, non meno dell’80% degli italiani direbbe che bisogna tornare a casa.
Non si è mai visto qualcuno felice di andare in guerra e rischiare di morire, ovvio.
Se ci fossero motivi ideologici alla base, sarebbero rispettabili, rientrando nella diversità delle opinioni.
Ma se la politica, per cavalcare il consenso facile, dovesse sempre uniformarsi all’onda del momento o all’interesse contingente, sarebbe facile chiedere “più soldi per tutti” o “più belli tutti” e si otterrebbe un bel 100% di adesioni, quasi quanti Berlusconi dice di avere.
E il partito che lo proponesse vedrebbe salire le percentuali delle “intenzioni di voto” dell’elettore. Scendendo nel concreto, andiamo alle parole di Bossi: “Spero che per Natale possano venire tutti a casa. Le missioni costano un sacco di soldi e purtroppo anche vite umane. A casa quanto prima”. Prima considerazione: forse che la Lega non ha in passato sempre votato a favore e avallato la missione italiana a Kabul? Continua »

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TUTTI A CASA: DALL’AFGHANISTAN? NO DA MONTECITORIO

Settembre 19th, 2009 admin

IL MATTINO MORIVANO I SEI RAGAZZI ITALIANI, IL POMERIGGIO AD ASCOLTARE ALLA CAMERA LA RELAZIONE DEL MINISTRO ALLA DIFESA  SUI TRAGICI FATTI SOLO 100 DEPUTATI SU 630… SONO PAGATI PER ESSERCI, MA HANNO PREFERITO IL WEEKEND… SONO LORO I DISERTORI

Giovedì mattina 150 kg di tritolo dei talebani toglie la vita a sei nostri giovani militari in Afghanistan: la notizia crea non solo disperazione nelle famiglie delle vittime, ma anche dolore e sconcerto nel Paese.
Il pensiero di tanti italiani accarezza il volto di quei nostri ragazzi troppo giovani per andare incontro alla morte.
Nei palazzi della politica si mettono a punto le prime dichiarazioni: “siamo costernati”, “un dolore per tutti noi”, “l’Italia s’inchina ai suoi eroi”, “il Paese si stringe intorno alle vittime”.
E’ un diluvio di cuori spezzati dei nostri onorevoli che accavallano partecipazione, sdegno, solidarietà, commozione.
Nel pomeriggio la Camera lavora ed è prevista la relazione sui fatti da parte del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, la cosiddetta “informativa” ai deputati. Già i deputati… quelli che avevano dettato poche ore prime alle agenzie di stampa espressioni tipo “non vi lasceremo mai soli”, dover erano finiti?
Erano quasi tutti scappati via, li trovavate al gate d’imbarco di Fiumicino, pronti a raggiungere non Kabul, ma loro comoda casa e il proprio collegio elettorale, valigetta d’ordinanza alla mano. Continua »

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STRAGE DI BOLOGNA, “NON SONO STATI I FASCISTI”: IL TERRORISTA CARLOS DISPOSTO A TESTIMONIARE IN ITALIA

Settembre 7th, 2010 admin

“L’ATTENTATO ALLA STAZIONE DI BOLOGNA E’ OPERA DELLA CIA E DEL MOSSAD, I SERVIZI SEGRETI ITALIANI E TEDESCHI LO SANNO BENE”… LA LETTERA DELLO “SCIACALLO” AL RESTO DEL CARLINO…LA TESTIMONIANZA DELL’EX MOGLIE CECILIA KOPP

“Voglio raccontare la mia verità in Italia. Sono pronto a dire tutto ciò che so sull’attentato alla stazione di Bologna davanti a un magistrato italiano”. Firmato, Ilich Ramirez Sanchez, ossia ‘Carlos lo sciacallo’, il più famoso terrorista del mondo.
Carlos, 61 anni, venezuelano, sta scontando l’ergastolo in Francia (per vicende francesi) ma ora chiede di parlare davanti a un tribunale italiano per dire ciò che sa sulla bomba che il 2 agosto 1980 uccise 85 persone e ne ferì più di 200.
Per quella strage sono stati condannati in via definitiva i tre neofascisti Francesca Mambro, Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini.
Ma per lo Sciacallo loro sono innocenti.
L’ha già detto, in passato, in alcune interviste ai giornali, sostenendo che i veri colpevoli sono i servizi segreti americani e israeliani.
Ora il terrorista fa un ulteriore passo avanti.
Dopo aver letto un articolo del Resto del Carlino che lo riguardava, inviatogli dal suo avvocato milanese Sandro Clementi, ha deciso di scrivere una lettera che, tramite il collega bolognese Gabriele Bordoni, è stata recapitata al giornale.
La missiva, scritta nel carcere di Poissy, reca la data del 15 agosto.
“Egregio signore — scrive Carlos a Clementi — ho letto l’articolo… Io riconfermo tutte le mie dichiarazioni che riguardano l’attentato alla stazione di Bologna di 30 anni fa. Ho lottato contro i veri terroristi, i terroristi di Stato, fin da quando avevo 14 anni”.
La procura di Bologna ha tuttora aperta l’inchiesta bis sulla strage per far luce sulla cosiddetta pista palestinese, indicata dalla commissione Mitrokhin (l’attentato fu una ritorsione palestinese perché l’Italia aveva arrestato Abu Saleh, il capo del Fplp in Italia).
Carlos era appunto in stretti rapporti con i palestinesi e il 2 agosto 1980 un suo uomo, Thomas Kram, era a Bologna.
Il magistrato italiano Enrico Cieri, titolare dell’indagine, l’ha sentito come persona informata sui fatti nell’aprile 2009 a Poissy.
Carlos gli ha spiegato: “La bomba non l’hanno messa né i rivoluzionari né i fascisti. Quella è roba della Cia e del Mossad, i servizi italiani e tedeschi lo sanno bene. L’Italia è una colonia degli Stati Uniti”.
Poi, però, al momento di fornire ulteriori dettagli, si è fermato: “Voglio parlare davanti a una Commissione parlamentare in Italia”. Stop.
Adesso, però, lo Sciacallo è pronto a fare di più.
Scrive: “Voglio confermare tutte le mie dichiarazioni sull’argomento davanti a un tribunale italiano, in Italia”.
Letto fra le righe, come spiegano i due avvocati, è pronto a fornire i dettagli mai detti finora.
Ed è pronto a farlo non davanti a una commissione parlamentare (come pure preferirebbe), ma davanti ai magistrati. Continua »

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DICIOTTO ANNI DI DEPISTAGGI: “SI STANNO APRENDO SQUARCI DI VERITA” SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Luglio 21st, 2010 admin

LA VERSIONE DEL PENTITO SCARANTINO STA CROLLANDO, QUELLA DI SPATUZZA TROVA RISCONTRI, MA GLI VIENE NEGATA LA PROTEZIONE… BORSELLINO SI OPPONEVA ALLA TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA: PER QUESTO E’ STATO ELIMINATO?…CHE CI FACEVA UN UOMO DEL SISDE NEL GARAGE IN CUI SI STAVA PREPARANDO L’ATTENTATO A BORSELLINO?

I magistrati di Caltanissetta non hanno dubbi: nonostante i depistaggi, le amnesie istituzionali, le false prove e i falsi pentiti, la verità sulla strage di via D’Amelio è vicina.
I magistrati Nico Gozzo e Sergio Lari sono stati ascoltati ieri dalla Commissione nazionale Antimafia e l’audizione è stata secretata.
Secondo il finiano Fabio Granata  non è esatto dire che i magistrati abbiamo sostenuto di “essere a un passo dalla verità“, come riportato da alcune agenzie, ma esattamente che “si stanno aprendo squarci di verità“.
Non un terremoto a breve,quindi, ma prove, riscontri, testimonianze che porteranno a riscrivere una delle pagine più oscure della storia della nostra Repubblica, fino a sostenere che “la politica potrebbe non reggerne il peso”.
Di “clamorose sviste investigative”, costate 11 ergastoli a imputati probabilmente innocenti, ha parlato ieri il magistrato Lari che ha chiesto alla Procura la revisione del processo.
La testimonianza circostanziata di Gaspare Spatuzza ha mandato in frantumi tre processo e ha smontato la ricostruzione del pentito Vincenzo Scarantino, autore del depistaggio.
Ma al pentito Spatuzza è stata”stranamente” negata l’ammissione al programma di protezione, solo perchè avrebbe fatto rivelazioni oltre i 18 mesi concessi dalla legge.
Spatuzza aveva avuto il merito di rovesciare le dichiarazioni di Scarantino  che aveva sostenuto di aver rubato lui l’auto poi utilizzata per l’attentato a Borsellino, tesi ora definita “assolutamente infondata”.
Le dichiarazioni di Spatuzza sono precise e ricche di riscontri e stanno completamente ridisegnando gli scenari delle stragi.
Dalle carte investigative di allora emerge che a Scarantino furono attribuite dichiarazioni che non aveva mai fatto o che aveva fatto in forma diversa. Qual’era l’obiettivo di questo depistaggio?
Chi si voleva coprire?
Come è stato possibile chiudere rapidamente un’inchiesta basata su elementi investigativi inventati di sana pianta?
Spatuzza sostiene di aver visto nel garage in cui si stava preparando l’autobomba di via D’Amelio l’ex funzionario del Sisde Lorenzo Narracci: a che titolo era lì?  Continua »

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BERLUSCONI METTE LA TAGLIA SULLE SPIE INTERNE: TRE MILIONI DI EURO A CHI SCOVA CHI PASSA LE NOTIZIE AI GIORNALI

Luglio 16th, 2010 admin

OGNI VOLTA CHE CONVOCA I VERTICI DEL PARTITO A PALAZZO GRAZIOLI LE FRASI ESATTE VENGONO RIPORTATE DAI GIORNALI… LO STESSO ACCADE NEL CORSO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: LA TAGLIA PER PALAZZO CHIGI SALE A CINQUE MILIONI

La voce era da qualche giorno in giro, ma oggi la conferma ufficiale arriva da un giornale vicino al premier, ovvero “Libero”.
D’accordo che Silvio parla spesso di trame internazionali a suo danno, di strani “complotti” dei poteri forti che remano contro di lui, ma che si arrivasse alle taglie interne al Pdl come nel Far West nessuno se lo sarebbe aspettato. Non sappiamo se la decisione farà più preoccupare o sorridere gli italiani, alle prese con problemi più seri della fuga di notizie da Palazzo Grazioli, ma Silvio lo aveva promesso: “ghe pensi mi”.
Ora abbiamo capito a cosa si riferiva.
Le gole profonde del Governo hanno i giorni contati: Silvio ha messo una taglia di 3 milioni di euro sui delatori di palazzo Grazioli e di 5 milioni su quelli di palazzo Chigi.
Il motivo? Ogni volta che convoca un consiglio dei ministri o un summit di partito, il giorno dopo sui quotidiani appare il resoconto completo degli incontri con tanto di suoi virgolettati.
E Silvio è furibondo perchè le frasi virgolettate sono proprio vere.
Nel Ghota di corte si annida un Giuda e Silvio è intenzionato a stanarlo: non sappiamo se trascorra le notti a esaminare le schede segnaletiche dei ministri e dei vertici pidiellini, ma certo non è riuscito a venirne  a capo da solo.
A questo punto ha deciso di far scattare l’offensiva della taglia in denaro.
Tre e cinque milioni a seconda delle residenze, cifre da paura, che temiamo scateneranno falsi allarmi, delatori presunti, coltellate alla schiena tra ministri, aumentando ancora di più le divisioni e i sospetti. Continua »

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ECCO PERCHE’ MILIONI SI E’ ASSENTATO IN TRIBUNALE: SVELATO IL MISTERO DEL PANINO

Marzo 12th, 2010 admin

APPENA SAPUTO AL TELEFONO DA ZAIA CHE IL PANINO MCITALY STA PER ESSERE RITIRATO DAL COMMERCIO, MILIONI SI E’ PRECIPITATO AL MCDONALD’S PER FARSENE UNO DOPPIO…E’ CADUTO NELLA TRAPPOLA DELLA “ROMA MAGNONA” E HA ABBANDONATO LE LISTE…PER QUESTO BERLUSCONI HA PARLATO DI “PORCHERIE”, LO AVEVA PROVATO ANCHE LUI

Di fronte a un governo che predispone decreti “interpretativi” per recuperare una lista, non potevamo esimerci dall’essere da meno: anche noi da giorni cercavamo di “interpretare” il motivo per cui un delegato del Pdl, a venti minuti dalla scadenza della presentazione della lista, possa improvvisamente abbandonare lo scatolone con i documenti e correre via per “andarsi a magnare un panino”.
In verità sono giorni che ci arrovelliamo per capire chi fosse l’autore della telefonata che ha indotto Milioni a una precipitosa fuga dal tribunale, alla ricerca del prodotto gastronomico senza più pensare al ruolo che rivestiva. Finalmente siamo arrivati a una conclusione, grazie al nostro intuito e al nostro olfatto: sentivamo odore di bresaola e formaggio nell’aria in effetti, avevamo percepito uno sfondo agreste e bucolico nel sonoro della telefonata dell’interlocutore di Milioni, e tutto ci è risultato più chiaro.
A chiamare Milioni al cellulare è stato il ministro Zaia o un suo delegato per informarlo che il famoso panino McItaly, quello per cui il Ministro tanto si era speso, fino a sponsorizzarlo con il marchio del Ministero, sta per essere ritirato dal menù della McDonald’s per scarso gradimento della clientela. Milioni, al pensiero di questa tragedia, di non poter più assaporare il suo panino preferito,  ha avuto una crisi di astinenza e all’opposto dei radicali che digiunano, si è precipitato giù dalle scale del tribunale per correre al più vicino McDonald’s per farsi un doppio McItaly.
Persa la cognizione del tempo, è tornato alle 12.40, quando ormai il tribunale aveva chiuso la presentazione delle liste.
La conferma di tale tesi ci arriva dallo stesso Berlusconi che, dopo approfondite indagini e testimonianze dei camerieri del fast food, è sbottato con la frase :”Siamo vittime di una porcheria”. Continua »

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BERLUSCONI AGGREDITO DA UN MALATO DI MENTE: MARONI NON SA GARANTIRE LA SICUREZZA AL PREMIER, FIGURIAMOCI AGLI ITALIANI

Dicembre 14th, 2009 admin

L’AGGRESSIONE NON HA UNA MATRICE POLITICA… FUORI LUOGO TANTE SPECULAZIONI  INTERESSATE, MA OCCORRE SVELENIRE IL CLIMA …GRAVI RESPONSABILITA’ DEL MINISTRO DEGLI INTERNI, MENTRE BOSSI FARNETICA DI TERRORISMO E DI PIETRO DI PROVOCAZIONI

L’inqualificabile aggressione subita da Silvio Berlusconi ieri a Milano, a conclusione del suo comizio in piazza del Duomo, da parte di Massimo Tartaglia, un ingegnere 42enne in cura psichiatrica da dieci anni, ha dato adito, ancor prima di conoscere i problemi mentali  dell’aggressore, a una serie di prese di posizione che dimostrano quanta speculazione vi sia nella politica italiana.
E quanto sia inefficiente il sistema di sicurezza che dovrebbe tutelare le massime  autorità istituzionali del nostro Paese.
Nella prima ora, successiva all’aggressione, senza neanche conoscere le motivazioni che avevano portato Tartaglia a quel gesto sconsiderato, i politici italiani hanno dato il peggio di sé: da parte del centrodestra si speculava sul “clima di odio” che avrebbe alimentato certa sinistra, e nel calderone  dei mandanti sono finiti opposizione, magistratura, stampa di sinistra, no global e chi più ne ha più ne metta.
Dal centrosinistra ecco Di Pietro parlare di “provocazione” da parte del premier e la sinistra estrema di generiche “responsabilità” .
Su  Facebook si creano in pochi minuti gruppi che inneggiano a Tartaglia o che lo vogliono morto, raccogliendo migliaia di imbecilli di segno opposto.
Ascoltiamo giornalisti e ministri che le sparano grosse anche quando la labilità mentale dell’ing. Tartaglia, malato da circa dieci anni, diventa di dominio pubblico.
L’aggressore non ha precedenti politici, solo un gran disagio mentale: chi lo voleva “longa manus” dell’eversione è servito, chi ne voleva fare un martire della causa altrettanto. Entrambe le parti dovranno aspettare una occasione migliore per portare avanti le proprie speculazioni.
Rimane la condanna di un atto inqualificabile e il senso del degrado cui è arrivata la politica italiana.
Nessuno ha avuto il tempo e l’onestà di fare una prima osservazione di buon senso: quando mai, in una manifestazione pubblica (di qualsiasi segno sia) si permette a un gruppo di contestatori di arrivare fin quasi sotto il palco?
Ci riferiamo al fatto che, durante la manifestazione, un centinaio di esponenti di sinistra erano arrivati a diffondere slogan a pochi metri dal premier. Continua »

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