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AL SUD I PREZZI AUMENTANO MOLTO PIU’ CHE AL NORD: Il 27,8% IN 10 ANNI, IL 4,7% IN PIU’ CHE AL NORD

Ottobre 1st, 2009 admin

ANCHE SE IL LIVELLO DEI PREZZI IN MERIDIONE RIMANE ANCORA INFERIORE AL NORD, IL REDDITO  AL SUD E’ DEL 36% IN MENO RISPETTO A UN LAVORATORE SETTENTRIONALE… SU ALIMENTI E BEVANDE I PREZZI AL SUD SONO CRESCIUTI DEL 39,2%, SUI CAPI DI ABBIGLIAMENTO DEL 36,6% E SUI TRASPORTI DEL 36,4%… ALTRO CHE GABBIE SALARIALI

Se è vero che chi si lamenta di più in Italia trova spesso più credito di chi tace, la regola ha trovato recentemente applicazione nel campo sociale.
Non è un caso che esistano disoccupati di serie A e altri di serie B, lavoratori che godono della cassa integrazione a altri no, precari mai stabilizzati che non hanno diritto mai a nulla, nonostante le promesse “non lasceremo indietro nessuno”.
Ci sono italiani che più che essere indietro, ormai sono finiti nel fossato e non li vede più nessuno. Sono stati calcolati in oltre 6 milioni i lavoratori che non godono di alcun ammortizzatore sociale. In compenso vi sono forze politiche che, prive di una visione globale, pensano solo a tutelare categorie limitate e locali, auspicando la reintroduzione delle gabbie salariali.
Invece che pagare di più che lavora meglio e produce di più, si dovrebbe pagare di più in base all’appartenenza regionale.
Sulla base dell’equazione “costo della vita più alto = salario più elevato”.
Ma spesso i ragionamenti si fanno ( in malafede) senza avere i dati reali sotto mano.
Vediamo qualche dato.
Negli ultimi 10 anni i prezzi al Sud hanno subito un aumento superiore alla media nazionale e ad altre zone del Paese.
Anche se nel Mezzogiorno il livello generale dei prezzi rimane inferiore ancora rispetto al Nord, determinando un costo della vita inferiore. Continua »

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FRUTTA E VERDURA: ECCO CHI AUMENTA I PREZZI

Agosto 27th, 2009 admin

SETTE CATENE DI ACQUISTO DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE CONTROLLANO IL 70% DEL MERCATO, STROZZANO I PRODUTTORI ITALIANI E GONFIANO I PREZZI DI VENDITA… NEL 2009 AUMENTO DELL’1% AL CONSUMATORE, MA AL CONTADINO I PRODOTTI PAGATI IL 30% IN MENO… IL RUOLO DELLE OFFERTE SOTTOCOSTO

Li chiamano i “signori dei prezzi”: sono coloro che con le loro decisioni influenzano sia il costo del prodotto all’origine, sia il prezzo di vendita al consumo: sono in tutto sette.
Esattamente come le centrali di acquisto della grande distribuzione che intermediano ormai il 70% dei prodotti freschi venduti in Italia.
Una torta da 80 miliardi di euro, un  dato che emerge dal rapporto 2008 della federdistribuzione.
Di questi 80 miliardi, i due terzi si generano e rimangono all’interno della componente distributiva della filiera che va dal campo alla tavola.
Lo certifica uno studio dell’Antitrust sulla grande distribuzione organizzata, ovvero le catene dei supermercati che oggi sono ad ogni angolo di strada e che molti ritengono abbiano una funzione calmieratrice del mercato.
In pratica 50 miliardi di euro, solo per gli alimentari, si generano nell’anello distributivo, in un contesto di mercato che rappresenta ormai un oligopolio.
I venditori dei prodotti freschi sono moltissimi, mentre i grandi acquirenti sono sette in tutta Italia, gli stessi che poi vendono i prodotti nei propri supermercati. Continua »

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ARRIVA LA STANGATA CAROSCUOLA: DIVENTANO PIU’ PESANTI ZAINI E DIARI

Agosto 26th, 2009 admin

IL 51% DEGLI ISTITUTI SFORERA’  IL TETTO MINISTERIALE, SI SPENDERA’ IL 40% DI UNO STIPENDIO PER I LIBRI DEI FIGLI… DIZIONARI E TESTI CON AUMENTO TRA L’8,3% NELLE MEDIE E IL 14,3% NEI LICEI

Da ieri è iniziata la guerra dei numeri anche sul caro scuola: da un lato le associazioni dei consumatori che lamentano l’inefficacia delle misure assunte l’anno scorso dal governo per calmierare le spese, dall’altro il Ministero dell’Istruzione che annuncia un calo delle stesse del 30% nei prossimi tre anni.
Ormai è indubbio che far studiare i propri figli  pesa molto sui bilanci familiari: soltanto per i libri, la spesa quest’anno si assesterà intorno ai 450 euro e se si aggiungono i costi da sostenere per i ricambi del materiale didattico (quaderni, album da disegno, penne, matite, accessori vari), si può arrivare a spendere altri 300 euro.
Secondo le associazioni dei consumatori costano di più (tra il 10% e il 16%), rispetto al 2008, soprattutto i prodotti di marca (zaini, astucci e diari), quelli più gettonati dai ragazzi che vogliono sempre stare al passo con le mode e le tendenze del momento.
Gli astucci vanno da 10 a 33 euro,  gli zaini da 22,50 a 80 euro.
Stabili i prezzi dei quadernoni ( tra 1,95 e 2,40 euro), matite colorate ( tra 6,20 e 9,50 euro per un set da 12) che avevano subito un rincaro lo scorso anno.
Una spesa consistente riguarda i libri di testo, più costosi in media del 5%: in tal senso le associazioni sollecitano maggiori controlli rispetto allo sforamento dei tetti di spesa  fissati dal Ministero ( 286 euro per prima media e 320 euro per la 4 ginnasio, ad es.). Continua »

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SEMPRE MENO PORTINAI: PIU’ CHE IL PETTEGOLEZZO, POTE’ LA CRISI

Agosto 23rd, 2009 admin

NELLE GRANDI CITTA’ CHIUSE IL 20% DELLE PORTINERIE IN SOLI TRE ANNI… SONO ORMAI 90.000 IN TUTTA ITALIA E RIGUARDANO IL 37% DEGLI IMMOBILI CON PIU’ DI 15 UNITA’… ANZIANI SEMPRE PIU’ SOLI D’ESTATE… RESISTONO NEGLI IMMOBILI A USO COMMERCIALE

D’inverno la loro assenza pesa meno, ma d’estate avervi dovuto rinunciare diventa per molti un problema.
Quando si tratta di andare in vacanza e di lasciare l’appartamento per un periodo di ferie più o meno lungo e il timore di subire un furto diventa concreto, oppure quando un anziano che vive da solo si ritrova senza appoggi perché i figli sono in vacanza e si sente abbandonato a se stesso, ecco che la classica, rassicurante e sempre disponibile portinaia viene rimpianta.
Sacrificata sull’altare del risparmio, la tradizionale portineria ritorna d’attualità anche nella ricerca effettuata da una società specializzata in annunci del settore, il gruppo Immobiliare.it da cui emergono dati significativi sulla contrazione di questo tipo di servizio.
Nelle grandi città il calo delle portinerie è sotto gli occhi di tutti: si calcola che in 3 anni il calo sia stato del 20%.
Ad oggi in Italia gli stabili residenziali con portineria sono solo 90.000, per lo più palazzi prestigiosi nel centro cittadino.
I dati dicono che solo il 37% degli immobili a uso abitativo con più di 15 unità è ormai dotato di portineria. Palazzi di prestigio dove il costo dell’immobile è superiore di una media del 20-25% rispetto ad altri locati nelle vicinanze.
Ormai il filtro portineria tende a essere utilizzato prevalentemente per gli immobili commerciali a uso ufficio.
Nelle inserzioni per la vendita di un appartamento si tende semmai a sottolineare la mancanza di portineria per evidenziare il carattere economico nel calcolo delle spese condominiali. Continua »

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AFFITTI: CASE LIBERE, MA PREZZI ALLE STELLE

Agosto 18th, 2009 admin

IL CANONE MEDIO E’ SALITO A 1.000 EURO NEI GRANDI CENTRI URBANI… IN DIECI ANNI AFFITTI AUMENTATI DEL 150%… ROMA, MILANO E VENEZIA LE CITTA’ PIU’ CARE… MA IL 77% DELLE FAMIGLIE IN AFFITTO HA REDDITI SOTTO I 20.000 EURO

Le offerte delle abitazioni in affitto sono sempre più ampie, ma il livello del canone rimane ancora troppo alto per la capacità di reddito di molte famiglie.
Nelle grandi città il canone medio arriva a superare i 1.000 euro con punte di 2.000 euro a Milano e Venezia.
Crescono le offerte per alloggi di taglio minore (monolocali e bilocali rappresentano  il 60% delle offerte, i trilocali il 35%) situati in zone periferiche.
Contemporaneamente però non si riduce il livello dei canoni: per una casa di circa 80mq nei grandi centri urbani  il canone medio nel primo semestre 2009 è risultato pari a 1.030 euro.
Nel 2008 il canone medio per lo stesso tipo di abitazione era stato di 740 euro, sulla base dei contratti registrati.
Tra il 1999 e il 2008 i canoni rilevati sono  aumentati in media del 150%, con punte ancora più alte nelle grandi città.
Roma, Milano e Venezia sono le più care, Bari, Palermo e Catania quelle con i canoni più bassi.
Per un monolocale  il canone oscilla da un minimo di 360 euro a Bari a un massimo di 1.100 euro a Roma, per un trilocale si va dai 750 euro di Catania e Palermo ai 2.000 euro di Milano.
Il livello medio dei canoni dei contratti sottoscritti negli ultimi anni è quasi ormai incompatibile per le famiglie con redditi  annui netti inferiori a 20.000 euro ( il 77,1% delle famiglie in affitto), mentre le attuali offerte del mercato privato  incontrano la domanda solo nel caso di redditi superiori  a 35.000 euro annui ( solo il 3,3% delle famiglie in affitto ha un reddito di oltre 35.000 euro). Continua »

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FLOP DEL BONUS ENERGIA: SI E’ SPENTA LA LUCE

Luglio 13th, 2009 admin

GENOVA: A SEI MESI DALL’APPLICAZIONE DELLO SCONTO SULLA BOLLETTA SOLO UN TERZO DEGLI AVENTI DIRITTO HA FATTO DOMANDA… LO SCONTO ERA TALMENTE ESIGUO CHE IL COSTO DELLA PRATICA SUPERAVA L’IMPORTO DA EROGARE… AL MASSIMO LO SCONTO ARRIVA A 58 EURO L’ANNO, SOLO 7.500 DOMANDE SU OLTRE 20.000 AVENTI DIRITTO… SE QUESTE SONO LE MANOVRE SOCIALI PER I MENO ABBIENTI…

Ci siamo soffermati in più di un’occasione sulle misure del Governo che avrebbero dovuto, nelle intenzioni, alleviare i problemi delle persone più in difficoltà di fronte alla crisi economica internazionale.
Dalla social card ai vari bonus, avevamo dovuto evidenziare non solo una serie di intoppi tecnici e burocratici, ma l’assoluta inadeguatezza di queste minime misure sociali.
A dimostrazione della nostra tesi. I dati evidenziavano che di fronte a una massa certa di potenziali aventi diritto, nemmeno la metà di costoro, talvolta neanche un terzo, richiedevano card e bonus vari.
Se persino una famiglia in difficoltà rinuncia a un aiuto economico le ragioni non sono molte: o  la cifra è talmente misera da risultare ridicola e offensiva della dignità, o le pratiche burocratiche per ottenerla sono così incasinate da demotivare chiunque, o il rapporto costo-benefici risulta del tutto inadeguato.
L’errore è stato anche ogni volta di decantare l’elargizione di una monetina come se si fosse staccato un assegno milionario: il vendere un intervento minimo come se, con questa iniziativa, si fossero risolti i problemi di tanti pensionati sociali e di tante famiglie con figli a carico. Continua »

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EFFETTO CRISI: AUMENTANO SUICIDI E OMICIDI

Luglio 11th, 2009 admin

LA CRISI ECONOMICA FA PAURA E GENERA INSTABILITA’ EMOTIVA… LO RILEVA UNO STUDIO INGLESE CHE PRENDE IN ESAME TUTTI I PAESI UE… SI RIDUCONO INVECE GLI INCIDENTI D’AUTO

La crisi economica fa paura, deprime e quindi “uccide”. Il tasso di omicidi e suicidi è, infatti, aumentato.
Il rischio di suicidarsi sembra essere doppio tra i disoccupati rispetto alle persone che hanno un lavoro. Per questo quando la disoccupazione sale per via della crisi, aumenta il numero dei suicidi. Si registrano anche più omicidi, mentre si riducono gli incidenti d’auto, probabilmente  perché gli individui limitano, per risparmiare denaro, gli spostamenti in automobile.
Questi i risultati del primo studio su vasta scala sull’argomento crisi economica  e salute, pubblicato sulla rivista Lancet da studiosi dell’Università di Oxford e della London School of Hygiene and Tropical Medicine.
Gli studiosi stimano che lo stress da perdita di lavoro aumenta di 4 punti percentuali i tassi di suicidio tra chi ha meno di 64 anni, del 2,7% i casi di morte per attacco cardiaco negli uomini tra 30 e 44 anni, del 2,4% i tassi di omicidio, portando globalmente a migliaia di decessi nei Paesi dell’Unione Europea.
Gli esperti hanno monitorato i tassi di mortalità per trenta cause di morte nelle nazioni che aderiscono alla Ue dal 1970 al 2007.
Li hanno quindi confrontati con i tassi di occupazione dei singoli Paesi in quell’arco di tempo e con i piani di sostegno, protezione sociale e dell’occupazione messi in atto dai diversi governi nazionali. Continua »

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ECCO COME TRENITALIA HA AUMENTATO IN MODO OCCULTO LE TARIFFE

Giugno 30th, 2009 admin

LE FERROVIE SI INVENTANO GLI INTERCITY “SPEZZATI”  E FANNO LIEVITARE DI COLPO I BIGLIETTI PER UNA TRATTA CHE ORA COPRE CON DUE DIVERSI TRENI… LA PRENOTAZIONE DEL POSTO AUMENTA ANCHE DI DUE EURO E SI ESTENDE A TUTTI I TRENI NON REGIONALI… SI FINISCE PER PAGARE ANCHE CINQUE EURO IN PIU’ … SPARISCE POI L’UFFICIO OGGETTI SMARRITI

Chissà come mai, la novità era passata inosservata e Trenitalia aveva evitato di darne notizia. Eppure fa spesso conferenze stampa, annuncia sovente sul suo sito internet le “deliziose proposte” per gli utenti .
Stavolta si tratta di una novità di grande interesse per milioni di italiani che ogni giorno salgono sul treno, ma purtroppo non è una bella novità.
Dal 14 giugno, giorno dell’entrata in vigore del nuovo orario, il prezzo dei treni a lunga percorrenza ( tutti, esclusi i regionali) è aumentato e non di poco.
Facciamo qualche esempio ligure, ma ognuno può verificarlo nella propria regione, il sistema è il medesimo.
Il prezzo dell’Intercity Albenga-Milano con cambio ora a Genova, è salito da 20 a 24 euro.
Il Chiavari-Torino, il Savona-Pisa, il La Spezia-Milano, l’Imperia-Milano, tutti Intercity e tutti ora con cambio a Genova, sono aumentati rispettivamente di 2,5 euro, di 3 euro, e di 5 euro. Continua »

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L’EURO ITALIANO? IL PIU’ CARO DI TUTTA EUROPA

Giugno 15th, 2009 admin

PER I PRESTITI  A BREVE TERMINE PAGHIAMO QUATTRO MILIARDI DI INTERESSI IN PIU’ DEI FRANCESI, TRE DEI TEDESCHI, UNO E MEZZO DEGLI SPAGNOLI… ….LE COMMISSIONI DA NOI SONO IL 4,8%, CONTRO L’1% DI SPAGNA E FRANCIA E LO 0,5% DELLA GERMANIA….PER CONCEDERE UN PRESTITO IN ITALIA OCCORRONO 19 GIORNI, IN FRANCIA E SPAGNA 4, IN GERMANIA 2

L’euro è uguale in tutta Europa, stesse banconote, stessi disegni, medesima filigrana. L’unica differenza, nelle monete, è puramente estetica e differisce da un Paese all’altro.
Anche il tasso ufficiale di sconto è uguale per tutti i Paesi di Eurolandia e lo decide la Banca Centrale con sede a Francoforte, una sola banca, un solo tasso, attualmente all’1%.
Peccato però che il costo del denaro continui a essere molto diverso da un Paese all’altro.
E’ quanto certificato da uno studio fatto dalla Cgia di Mestre, nota per svelato alcuni trucchi del fisco e delle banche a carico delle imprese e dei cittadini italiani.
Dallo studio emerge che, da settembre 2008 a marzo 2009, i tassi di interesse applicati dalle banche italiane, in particolar modo per i prestiti a breve termine, hanno penalizzato le nostre imprese in modo ben più pesante rispetto a quelle europee.
Da questa indagine condotta con rigidi criteri scientifici ed economici, risulta alla fine che le aziende italiane hanno pagato 4 miliardi di euro in più di quelle francesi e 2,8 in più rispetto a quelle tedesche.
A parità di importi erogati dalle banche, nel periodo preso in considerazione, il maggior costo complessivo sostenuto dalle aziende italiane rispetto alla media Ue è stato di 2,1 miliardi di euro.
I soldi chiesti in prestito nel nostro Paese sono i più cari di tutta Eurolandia. Continua »

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