Aprile 27th, 2010 admin
NON SI SAPRA’ PIU’ NULLA DI UN’INDAGINE E ALL’OPINIONE PUBBLICA SARA’ IMPEDITO OGNI TIPO DI CONTROLLO…LA STAMPA NON POTRA’ SCRIVERE DELL’ARRESTO DI UN PRESUNTO OMICIDA…ANCHE “STRISCIA LA NOTIZIA” E “LE IENE” NON POTRANNO PIU’ UTILIZZARE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI CARPITE, PENA LA GALERA….GLI ITALIANI MENO SANNO, MEGLIO E’: MA CHE DESTRA E’ QUESTA?
Va avanti, tra mille polemiche, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche:
cerchiamo di analizzare di cosa si tratta.
L’autorizzazione ad intercettare potrà essere richiesta qualora sussistano “gravi indizi di reato”, sparisce dal testo il concetto di “gravi indizi di colpevolezza”, inizialmente voluto dal governo.
Non aveva senso, in quanto se si è già in presenza di elementi per stabilire la colpevolezza di un imputato, non c’è certo bisogno di controllargli il telefono, se invece ci si trova di fronte a meri indizi ha senso farlo.
Ma, dice il disegno di legge, anche in questo caso ciò può avvenire solo per interventi assolutamente necessari.
Poi ci sono limitazioni pesanti per le inchieste giornalistiche: i responsabili di trasmissioni tipo “le Iene” e “Striscia la notizia” rischiano la galera se diffonderanno video o conversazioni carpite.
Inoltre non sparemo più nulla di chi rideva per il terremoto, di chi comprava arbitri, di chi voleva cacciare Santoro dalla Rai.
Non saranno ammesse “registrazioni a strascico”, ovvero su altre persone che vengano in contatto con un indagato.
I giornalisti che pubblicheranno colloqui prima dell’udienza preliminare rischiano il doppio degli anni di pena rispetto a prima.
Si potranno ascoltare le telefonate per un massimo di 75 giorni.
L’utenza da controllare deve appartenere all’indagato o a persona a lui vicina, ma che sia stata individuata come a “conoscenza dei fatti”, altrimenti nulla.
Stesso discorso per eventuali intercettazioni ambientali: i luoghi devono essere riconducibili ai sospettati. Continua »
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Aprile 25th, 2010 admin
IL BRACCIO GIURIDICO DI FINI, L’ANTI-GHEDINI CHE RISPETTA I GIUDICI, CHE RICORDA BORSELLINO E DIFENDE I VALORI DELLA DESTRA E’ DIVENUTA “LA NEMICA DA CACCIARE” … SI OPPONE ALLE LEGGI AD PERSONAM, ALLA REINTRODUZIONE DELL’IMMUNITA’, AUSPICA UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA PER TUTTI, NON A SECONDA DEGLI INTERESSI: A QUANDO L’INTERDIZIONE?
Avvocato, palermitana, classe 1966, fondatrice con Michelle Hunziker di una onlus per assistere le donne vittime di maltrattamenti, considerata una dei migliori legali del nostro Paese, Giulia Bongiorno è un punto fermo di Fini nella battaglia contro il pensiero debole dominante nel Pdl.
Rappresenta il ritorno della legalità, del senso dello Stato, del rispetto per Borsellino e Saviano, della lotta alla corruzione.
Nella sua veste di presidente della Commissione Giustizia e come consigliera giuridica di Fini, ha avuto scontri feroci con Ghedini, l’avvocato del premier. Essendo una donna di carattere, professionalità e personalità, i falchi berlusconiani la odiano perchè non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.
E’ noto che Berlusconi sta studiando il modo per cacciarla dalla presidenza, in quanto metterebbe “i bastoni tra le ruote” in commissione alle sue leggi personali.
Lei ribatte: “il dibattito è centrato su Berlusconi, ma la riforma deve essere per tutti”.
La distanza tra la Bongiorno e Berlusconi è grande: per Giulia la giustizia “deve essere riformata in toto, non a macchia di leopardo, a seconda degli interessi di qualcuno”, la riforma “va cercata sempre con l’opposizione”, sull’immunità parlamentare frena.
Pensa sia utile velocizzare i tempi dei processi, ma senza sacrificare pezzi di giustizia, è d’accordo sulla separazione delle carriere dei magistrati, ma i pm non devono poi rispondere ai politici. Continua »
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Marzo 3rd, 2010 admin
TRE CANDIDATI SOSPETTATI DI RAPPRESENTARE DEI CLAN MAFIOSI NELLE LISTE PER LE REGIONALI….ALTRI, SIA DI DESTRA CHE DI SINISTRA, SOTTO PROCESSO PER TRUFFA, CONCUSSIONE, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, TANGENTI, APPALTI TRUCCATI… NON DOVEVANO ESSERE LISTE PULITE?
Tra neanche un mese qualcuno di loro potrebbe essere seduto in un consiglio
regionale e gestire, magari come assessore, appalti pubblici e fondi europei o presiedere commissioni e determinare piani regolatori.
Parliamo in particolare di tre candidati più che “chiaccherati”, messi in lista per le prossime regionali dai partiti di appartenenza.
Il primo è Tommaso Signorelli (Pdl) in Calabria, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa: sarebbe il politico di riferimento del clan Gentile che avrebbe favorito negli appalti dal 2004 al 2007.
Il secondo è Luigi Scaglione (Popolari uniti) in Basilicata, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito alla Calciopoli lucana.
Il terzo è Roberto Conte (Pdl) in Campania, arrestato già due volte, coinvolto in quattro inchieste per rapporti con i clan.
Il fenomeno è talmente esteso e trasversale che il presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu, ha lanciato ieri l’allarme sugli intrecci tra criminalità organizzata e politica e sul pericolo che si crei nei Palazzi delle istituzioni una rete di collaboratori che aiutano le cosche ad alimentare i propri affari.
Pisanu vede le mafie impegnate in un progetto di governo “alternativo” del territorio, attraverso rapporti tra economia, finanza e potere politico.
Ma al di là dei candidati in odor di mafia, è lungo l’elenco dei personaggi che hanno conti aperti con la giustizia e precedenti poco rassicuranti.
In Calabria viene candidato Sergio Stancato (Nuovo Psi) con una brutta storia alle spalle, relativa al traffico di rifiuti. Continua »
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Marzo 2nd, 2010 admin
SCONFITTA LA LINEA DEL “CODICE ETICO” PROMOSSA DA BOCCHINO E DALLA CARFAGNA: ENTRA QUALCHE AMICO DI COSENTINO… DENTRO GAMBINO, CONDANNATO PER PECULATO E ZARA, PER CORRUZIONE… NELLE LISTE DI SOSTEGNO A CALDORO SPICCA CONTE, ACCUSATO DI CAMORRA
Addio codice etico e candidati con la fedina penale immacolata, tra le file del centrodestra: nell’ultima notte in cui si decidevano le liste, Nicola Cosentino, coordinatore regionale campano del Pdl, è riuscito a imporre le sue scelte, vincendo il braccio di ferro con Italo Bocchino e Mara Carfagna.
Il ministro e il capogruppo alla Camera da tempo si erano battuti per la limpidezza dei candidati, ma non sono riusciti a evitare qualche sconfitta.
E’ in lista Alberico Gambino, sindaco più votato d’Italia (a Pagani, in provincia di Salerno), sospeso dal prefetto lo scorso anno per una condanna a un anno e mezzo per peculato, fortemente appoggiato anche dal presidente della Commissione Difesa di Montecitorio, nonchè presidente della provincia di Salerno, Edmondo Cirielli.
Proprio venerdi era atteso il verdetto dei giudici d’Appello: se fosse stato assolto non ci sarebbero stati problemi, così erano gli accordi.
Il verdetto dei giudici ha però confermato la condanna di primo grado e dunque sarebbe stato fuorigioco.
A questo punto qualcuno ha sbarrato la strada al consigliere regionale uscente Pietro Diodato, voluto dalla Carfagna, nonostante la sede regionale del partito fosse stata occupata dai suoi sostenitori per tutto il giorno. Continua »
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Dicembre 9th, 2009 admin
PESANTE COMUNICATO DEL COISP, SINDACATO DI POLIZIA DI DESTRA: “LA CATTURA DEI MAFIOSI E’ SOLO MERITO DEGLI AGENTI, NON CERTO DI UN GOVERNO CHE SE NE APPROPRIA E CHE OSTACOLA IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITA’”…. “A PALERMO I COLLEGHI RICICLANO PERSINO LA CARTA E I MINISTRI POI FANNO I SORRISI IN CONFERENZA STAMPA”
Da queste colonne lo sosteniamo da tempo, le forze dell’ordine stanno facendo un lavoro
straordinario nel contrasto alla criminalità, nonostante Maroni, nonostante questo Governo che si definisce di destra, ma poi nei fatti, quei “fatti” tanto cari al premier, ha saputo solo tagliare di 3 miliardi i fondi per la sicurezza e proporre un rinnovo di contratto vergognoso agli agenti.
Ora Maroni si appropria pure dei successi contro la mafia e casualmente gli arresti servono al premier per “togliere spazio” sui media a Spatuzza e ai suoi processi.
Ecco il durissimo comunicato del sindacato di polizia Coisp:
“La cattura dei due super-latitanti di Cosa nostra, Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati, che segue di pochi giorni l’arresto del boss Mimmo Raccuglia, rappresenta un nuovo, straordinario successo della Polizia e della Polizia soltanto, non certo di un governo che si appropria di meriti non suoi e che anzi ostacola nei fatti, con i tagli alle risorse, il contrasto alla criminalità organizzata.
Queste brillanti operazioni di servizio sono state possibili solo grazie allo spirito di sacrificio e al senso del dovere di colleghi valorosi, come quelli della Squadra Catturandi della Mobile di Palermo e Milano, ma anche di tanti altri uffici e uomini anonimi nei nomi, ma non nei fatti, che continuano a lavorare senza mezzi e strumenti adeguati.
I continui tagli da parte del governo al comparto della Sicurezza costringono i poliziotti ad anticipare le spese per il carburante, per gli appostamenti, per i computer, per la carta, per le missioni. Continua »
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Dicembre 4th, 2009 admin
LE RICHIESTE ERANO APPENA TRE IN TUTTA ITALIA E IL FLOP ERA LA DIMOSTRAZIONE CHE LO SPIRITO CIVICO PADANO NON ERA GRATUITO…. PER EVITARE UNA BRUTTA FIGURA, NOTTETEMPO COME I LADRI, ARRIVA UN EMENDAMENTO CHE LE RENDE A PAGAMENTO…I SOLDI PER LE FORZE DELL’ORDINE NON CI SONO, PER LE RONDE SI’
Cala la notte sulla Finanziaria del governo e, quando i cittadini comuni dormono, per strada
rimangono notoriamente solo coloro che tirano tardi per locali, i malintenzionati e gli insonni.
In Parlamento invece la notte porta consigli e “consigliori”, quale migliore momento per predisporre un emendamento blitz ?
E stamane ecco spuntare, in una Finanziaria dove non ci sono soldi per nessuno e dove regioni e comuni vengono quasi strangolati nel tentativo di ridurre le spese, nel pacchetto presentato dal relatore Massimo Corsaro, la possibilità per i comuni, cui spetta la gestione dell’albo delle associazioni, la possibilità di “rimborsare” i volontari rondisti.
L’obiettivo nascosto è quello di dare una”spinta” al fenomeno dei servizi d’ordine che finora ha registrato un tragico flop agli albi comunali: solo in tre comuni in tutta Italia si è presentato un aspirante rondista.
Il problema era quello dei soldi.
La legge Maroni, grazie alle contestazioni di molti, in primis delle forze dell’ordine, aveva dovuto fare marcia indietro, rispetto ai 100 milioni iniziali stanziati per assicurare uno stipendio agli sfaccendati notturni aspiranti rambo.
Era così stata esclusa la possibilità per i Comuni di pagare o rimborsare le spese alle “associazioni di volontari”.
Senza quattrini evidentemente lo spirito civico padano è andato a farsi fottere e al “richiamo alle armi” in caserma non si è presentato nessuno, con miserevole figura di chi aveva sbandierato questa iniziativa come la panacea di tutti i mali e un decisivo deterrente alla criminalità. Continua »
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Ottobre 25th, 2009 admin
DA UN’INCHIESTA DI “ECONOMY”, EMERGE CHE IN UN ANNO SONO STATI SOTTRATTI ON LINE TRE MILIONI DI EURO AI CORRENTISTI ITALIANI… IL CASO DI CARIPRATO E DELLA POPOLARE DI VICENZA: PASSWORD RUBATE E SOLDI SOTRATTI VIA WEB.….E LE BANCHE NON NE RISPONDONO
Lo scorso anno le truffe via internet ai danni dei correntisti italiani hanno fruttato ai cyber-
truffatori la bellezza di tre milioni di euro: è quanto emerge da un’inchiesta del settimanale “Economy” in edicola .
L’articolo tratta in particolare di alcuni clienti di Cariprato, banca che fa parte del gruppo Banca Popolare di Vicenza, rimasti vittime delle “rapine on line”.
In pratica i truffatori si sono impossessati delle password di accesso alle sezioni internet degli stessi conti correnti, attraverso programmi pirata inviati via mail.
Spesso la manovra parte da computer che si trovano in Spagna e nei Paesi del’Est: inserita la password e entrati nel conto del cliente, spostano il denaro attraverso bonifici su altri conti correnti, intestati a persone “di fiducia” che poi le girano su conti esteri non rintracciabili, attraverso money transfer o vaglia postali.
Anche se questi intermediari vengono identificati sono difficilmente attaccabili dal punto di vista legale.
Sarebbero un centinaio i clienti di Cariprato vittime del raggiro, tutti episodi avvenuti tra dicembre 2008 e gennaio 2009, per cifre comprese tra i 5.000 e i 9.000 euro.
Le vittime si sono ora ritrovate su Facebook, la famosa comunità virtuale, intenzionati a unirsi e ad ingaggiare una battaglia legale, magari raccogliendo altre adesioni. Continua »
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Settembre 25th, 2009 admin
IL PENTITO DI MAFIA CHE HA PERMESSO DI INDIVIDUARE LA “NAVE DEI VELENI” IN CALABRIA FA NUOVE RIVELAZIONI… “TUTTA LA MALAVITA DI ROMA SAPEVA DOVE ERA TENUTO PRIGIONIERO MORO, COSI’ COME AMBIENTI DEI SERVIZI SEGRETI E POLITICI”… E A MARIO MORETTI, CAPO DELLE BR, OGNI MESE SAREBBE ARRIVATO UN ASSEGNO DAL MINISTERO DEGLI INTERNI
Che la storia dei rapporti tra il potere politico e le Brigate Rosse debba essere ancor oggi scritto è un dato acquisito: troppi buchi neri, troppe ombre, troppi interrogativi ancor oggi non hanno avuto adeguare risposte.
Ogni tanto escono fuori nuove testimonianze che gettano un’ombra inquietante su come tante vicende di sangue vennero gestite dai servizi e dai governi di allora.
Una nuova testimonianza in tal senso la troviamo sull’ultimo numero dell’Espresso che ha raccolto le dichiarazioni di Francesco Fonti, il pentito della ‘ndrangheta che ha permesso di individuare le “navi dei veleni” nei fondali della Calabria e pertanto giudicato attendibile.
Fonti racconta nell’intervista di essere stato inviato dalla ‘ndrangheta a Roma nel marzo del 1978, chiamato da Riccardo Misasi, ex braccio destra di De Mita e dall’on. Vito Napoli.
Il suo boss di riferimento, Sebastiano Romeo, gli spiegò che bisognava dare una mano per scoprire il covo delle Br e quindi lo invita a mettersi in contatto con “l’amico dei servizi”.
Dopo un incontro a Roma con l’ex segretario della Dc, Benigno Zaccagnini, il pentito sostiene di aver presto compreso che diversi personaggi della banda della Magliana erano a conoscenza che Aldo Moro e i suoi rapitori erano in via Gradoli, sulla Cassia. Continua »
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Settembre 12th, 2009 admin
A NIGUARDA, PERIFERIA DI MILANO, OCCUPARE UNA CASA POPOLARE COSTA DAI 1.500 AI 3.000 EURO DA PAGARE A UNA FAMIGLIA MAFIOSA CHE GESTISCE IL BUSINESS… SONO 70 GLI APPARTAMENTI GESTITI DA 15 ANNI DA TRE CLAN… I CITTADINI SONO ANNI CHE SEGNALANO LA COSA AL COMUNE, ALLA CIRCOSCRIZIONE, ALL’AZIENDA, ALLE FORZE DELL’ORDINE, MA NESSUNO HA FATTO MAI NULLA
Certe cose succedono, secondo certa stampa, solo nel profondo Sud, ma basta guardarsi
intorno e anche nel progredito e ricco nord non è che le cose vadano poi così meglio.
Parliamo di alloggi popolari: a Niguarda, all’estrema periferia settentrionale di Milano, occupare una casa popolare costa dai 1.500 ai 3.000 euro.
Basta contattare Giovanna Pesco, una pregiudicata di 57 anni, soprannominata “Gabetti”, e versare la somma richiesta dal clan siciliano; nel giro di pochi giorni il racket provvede ad individuare l’alloggio nei palazzi gestiti dalla Romeo.
La malavita, in questa zona, controlla circa 70 appartamenti, assegnati a italiani o immigrati clandestini in cambio di denaro.
A rivelare la vicenda è stata l’associazione “Sos racket ed usura”: prima ha agganciato la “Gabetti” attraverso un suo volontario che si è finto in cerca di un alloggio, quindi ha filmato il colloquio con la richiesta di denaro.
Secondo l’associazione il racket va avanti da ben 15 anni: occupano le case in piena notte, sfondano le porte degli alloggi liberi e intimidiscono le persone perbene.
Il business è coordinato da tre famiglie mafiose, già distributori di droga nel quartiere.
Ora il video è arrivato in Procura, ma l’associazione denuncia che già da tempo le istituzioni sapevano e nulla hanno fatto per por fine all’illegalità.
“Nessuno ha mai mosso un dito contro il racket - attacca il leader di Sos Racket - abbiamo una copia di tutte le lettere inviate dai cittadini al consiglio di zona, agli amministratori di condominio, alla giunta, ai consiglieri di maggioranza e di opposizione. Perché nessuno è mai intervenuto?”
La Romeo che gestisce gli stabili dal 2003 si difende: “Prima del nostro arrivo, le famiglie siciliane già occupavano senza titolo alcuni alloggi, abbiamo segnalato tutte le irregolarità, ma il nostro raggio di azione è limitato. Davanti a centinaia di occupazioni, possiamo programmare solo 3 sgomberi al mese”. Continua »
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