Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA POVERA GENTE PAGA LE CAZZATE DI MINNITI … LA POVERTA’ NON SI COMBATTE FACENDO LA GUERRA AI POVERI, E’ PEGGIO VEDERE LA MISERIA MORALE DI CERTI POLITICI, ALTRO CHE “DECORO” DEL CAZZO
La signora Maria chiede l’elemosina nella città di Spoleto. È una signora minuta, riservata, che nel
tempo si è fatta benvolere dalle persone del luogo.
I negozianti della via che la signora frequenta le aprono volentieri le porte, chi passa ogni giorno di lì per recarsi al lavoro la saluta e le lascia qualcosa, gli abitanti dei dintorni le portano vestiti per i suoi quattro bambini.
Il 17 gennaio 2018 è entrata in vigore l’ “Ordinanza per fenomeni di accattonaggio e mendicità nel territorio della città di Spoleto”. È firmata dal vicesindaco.
Si tratta di una delle Ordinanze seguite al Decreto Legge — richiamato nel testo — recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città ”, voluto dal ministro dell’Interno Marco Minniti e convertito in legge lo scorso aprile.
Al primo comma del primo articolo, l’Ordinanza vieta di “porre in essere qualsiasi forma di accattonaggio molesto”.
Ma la signora Maria, a detta di tutti, non è affatto molesta. Sta lì seduta con il suo bicchiere e non utilizza minimamente “modalità ostinate, reiterate, continuative ed insistenti o minacciose, che turbino l’incolumità e la sicurezza dei cittadini”.
Qualche giorno fa i vigili urbani sono andati da lei e le hanno detto che doveva andare via da lì altrimenti, secondo la nuova ordinanza, sarebbe stata arrestata.
La signora Maria si è terrorizzata. Gli abitanti della zona sono andati a leggersi l’Ordinanza e hanno rassicurato la signora: avrebbe potuto avere una multa fino a 500 euro, un ordine di allontanamento, ma non il carcere.
Queste stesse persone hanno chiesto un appuntamento al vicesindaco per spiegare che non c’è niente di molesto nel comportamento della donna e che davvero non dà fastidio a nessuno.
Rincuorata da questa solidarietà , Maria è tornata su quella strada.
D’altra parte non ha troppa scelta: è lì che la conoscono e che può ricevere un po’ di aiuto quotidiano.
Sono tornati i vigili — forse altri — e le hanno suggerito di non rimanere ferma e seduta ma di alzarsi ogni tanto, soprattutto quando intravedeva dei controlli, e passeggiare. Così sarebbe passato più inosservato il suo accattonaggio.
Poi però sono arrivati i carabinieri e hanno portato la signora Maria in caserma. Per adesso pare non l’abbiano multata. Si sono limitati a sequestrarle i pochi soldi (circa dieci euro) che aveva racimolato quel giorno.
La storia di Maria ci rimanda una realtà schizofrenica.
Da un lato abbiamo l’istituzione, che deve fare a gara nell’usare il pugno duro. E che sindaco sei se in nome del decoro non fai un’Ordinanza contro qualcuno in difficoltà ? Eppure, chi può mai davvero pensare che la povertà si combatta combattendo i poveri?
Come un centro di ricerca che proponga di far fuori tutti i malati come cura contro il cancro.
Dall’altro lato abbiamo le persone ordinarie, le comunità locali, gli stessi agenti delle forze dell’ordine, chi più duro e chi meno, che non si capacitano che i problemi della città possano essere identificati in quella piccola signora educata al lato della strada, che quando conoscono non hanno paura e che sono capaci di una grandissima solidarietà .
Davvero una bella pagina che oggi ci arriva da Spoleto.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE DELLA GIUNTA RAGGI SPARA A ZERO SULLA SINDACA: “NON VOTEREI PER LEI”
Massimo Colomban, ex assessore alle società partecipate della Giunta grillina a Roma, torna oggi in scena dopo il suo addio al Comune sparando a zero su Beppe Grillo e su Virginia Raggi.
Colomban, a differenza di Berdini, non se n’è andato dopo essere stato beccato a mettere in giro maldicenze sulla sindaca e le sue critiche sono molto più puntute di quelle dell’urbanista. Attraverso Colomban scopriamo che la gran parte delle decisioni nel M5S le prende Beppe Grillo
«Il 95 per cento delle decisioni le prende lui. Nessuno ha il coraggio di contraddirlo. Chi lo fa, viene messo in disparte».
Che tipo di Italia si prefigura Grillo?
«Ha presente la Città del Sole immaginata da Tommaso Campanella? Utopia pura. Mi toccava riportarlo con i piedi per terra. Beppe, questo lo faranno i nostri nipoti, lo raffreddavo. Per lui le auto devono essere tutte elettriche e in grado, marciando, di produrre un surplus di energia che illumini le città ».
L’elettricità si ricava dagli idrocarburi.
«“Tu ami suv e gru”, mi prendeva in giro. Io gli rispondevo che la Silicon Valley è avveniristica perchè prima i vari Steve Jobs hanno fatto i soldi con cui costruirla. Il fatto è che Grillo disegna un modello di società che non deve creare ricchezza. E pretende che a guidarlo sia solo lo Stato, con la Cassa depositi e prestiti a finanziare le imprese».
Un vecchio comunista.
«L’ha detto lei».
Suona come una conferma.
«È un fatto che Casaleggio, alla fine di un raduno al Circo Massimo, invitò i presenti a intonare Bandiera rossa e fui costretto a dissociarmi. Beppe mi dà del nazileghista. Durante le nostre colazioni all’hotel Forum di Roma gli ho affibbiato vari soprannomi: Raàºl, come il fratello di Fidel Castro, Chà¡vez, Maduro. Vuoi ridurmi l’Italia come il Venezuela, lo rimproveravo. Una cosa è sicura: se arriva al governo, lo sviluppo si ferma. Grillo pensa che sia un pericolo».
Per questo lei se n’è andato?
«Ho esaurito la pazienza. Pretendeva di convertirmi alla sua filosofia. O a quella del sociologo Domenico De Masi, che per il 2025 prevede un saldo negativo di 9 milioni fra i posti di lavoro creati e quelli distrutti dai robot. Una tesi per giustificare il reddito di cittadinanza. E io a dirgli: Beppe, ma chi paga? Non lo spiega. Però si capisce benissimo dove andrà a parare».
Dove?
«Tassa sui patrimoni. Tassa sulle eredità . Tassa sulle rendite speculative».
Anche sulla Raggi Colomban non spende molte buone parole: «Una stakanovista ambiziosissima. No, non voterei per lei».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
DIETRO L’ADDIO LE TENSIONI CON CASALEGGIO E IL FUTURO A BRUXELLES… IN USCITA UN ALTRO EUROPARLAMENTARE
Di sicuro qualcuno mente. Perchè non c’è alcuna malattia che ha costretto l’europarlamentare
grillino David Borrelli, braccio destro di Davide Casaleggio e membro del triumvirato nell’associazione Rousseau, a passare al gruppo Misto, com’è stato scritto nel comunicato firmato dalla delegazione europea e non smentito dall’interessato per oltre 24 ore.
Solo ieri Borrelli, irrintracciabile per chiunque, è rispuntato su Facebook: «Non ho problemi di salute e non ne ho mai accennato», scrive prima di annunciare che fonderà un «nuovo movimento di imprenditori e risparmiatori».
Alla lettura del post, però, nel M5S viene meno anche l’ultima goccia di pazienza e dai vertici cominciano a dire quello che non volevano rivelare. Spiega una fonte vicina a Luigi Di Maio: «L’unico a conoscere la verità era Davide Casaleggio, ma noi sapevamo che da tempo chiedeva qualcosa che non gli potevamo dare». Cosa? Quello che Di Maio ha ripetuto agli esterrefatti colleghi che gliel’hanno chiesto: «Ci ha pregato di fargli fare il terzo mandato e quando gli abbiamo detto di no ci ha chiesto di trovargli un posto da dirigente tipo Filippo Pittarello».
Tra i responsabili della comunicazione del gruppo europeo del M5S, Pittarello è un altro degli uomini fidati di Casaleggio, di cui era un ex dipendente. Borrelli guardava a lui come modello per costruirsi un futuro politico dopo la fine dei due mandati, regola inderogabile per i 5 Stelle.
Voleva continuare a vivere Bruxelles, dove ha preso casa e dove vuole far nascere la figlia che aspetta dalla compagna Maria Angela Riva. Gli screzi con Casaleggio erano cominciati proprio a causa sua.
Ieri Marco Canestrari, altro ex dipendente della Casaleggio, ha scritto che Borrelli era in rotta con il M5S per motivi politici e a riprova di questo ha pubblicato un post critico dell’eurodeputato datato 24 ottobre.
Gli articoli di giornale che svelavano di come avesse fatto ottenere alla compagna un contratto da stagista nel gruppo M5S di Bruxelles, però, erano esattamente di una settimana prima.
Ora, in questo annuncio di guerra tra ex amici fraterni, ai 5 Stelle non sfugge che Borrelli, di fatto il numero tre dell’Associazione Rousseau, ha in mano la scatola nera della Casaleggio e del M5S: dati, informazioni, retroscena, che, come hanno fatto altri fuoriusciti, ora potrebbe rivelare.
Resta ancora da capire la tempistica e i sospetti sui soldi. Perchè Borrelli, che faceva capricci per restare strapagato a Bruxelles, se ne va proprio nei giorni dell’inchiesta sui finti bonifici e mentre le Iene sono sulle sue tracce per chiedergli conto di cifre che non tornano – oltre centomila euro – nelle restituzioni degli europarlamentari? Borrelli oltretutto non ha dato la delega per controllare le sue donazioni al fondo per le pmi.
Oggi il team che ha messo a lavoro Di Maio affronterà il capitolo Bruxelles sui bonifici. Intanto però fanno sapere che il movimento che ha in mente Borrelli dovrebbe essere fondato con l’imprenditore amico di Casaleggio, ex assessore a Roma, Max Colomban, assieme a ex leghisti veneti vicini al mondo delle pmi, con cui Borrelli ha sempre avuto ottimi rapporti. Chi lo conosce a Treviso già lo ha battezzato «Il Movimento Confapri», dall’associazione che riunisce le aziende della zona, fondata da Colomban e Arturo Artom, altro uomo-impresa amico dei Casaleggio.
Sulla questione del doppio mandato si stava molto ricamando a Bruxelles nelle ultime ore. Borrelli, già consigliere comunale, tra un anno non avrebbe potuto più presentarsi. Ed ex colleghi non smentiscono le amicizie con la Lega: «E chi lo ricandida sennò? Nel Nord-Est puoi avere speranze solo con noi o con la Lega». A cui Borrelli guardava con simpatia.
(da “La Stampa”)
Un anno fa, dopo il fallito approdo nel gruppo dei liberali orchestrato proprio da Borrelli, la pattuglia europea dei 5 stelle ha perso quattro membri: uno passato con la Lega, un altro nei Verdi, mentre altri due si sono autosospesi. Con l’uscita di Borrelli ora restano in dodici rispetto ai diciassette di inizio legislatura. E c’è chi è pronto a scommettere che presto il numero si ridurrà . Ci sarebbero infatti alcuni eurodeputati particolarmente attivi nei rapporti con gli altri gruppi. Due diverse fonti parlamentari, per esempio, fanno il nome di Dario Tamburrano, che avrebbe recentemente aperto un canale di dialogo con i vertici dei Verdi per discutere di un suo possibile approdo. Philippe Lamberts, numero uno dei Verdi, non conferma. Tamburrano, contattato da La Stampa, smentisce. Ma nel gruppo sale la tensione: «Dopo il 4 marzo – fa notare un’altra fonte M5S – potrebbe saltare il tappo».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
NELLA CASA NON C’ERANO SEGNI DI RITI TRIBALI, SMENTITA UFFICIALE DI UN POSSIBILE MOVENTE DELLA MORTE DELLA RAGAZZA
Nessun organo interno di Pamela Mastropietro è stato asportato e fatto sparire da chi l’ha uccisa e poi ne ha sezionato il cadavere in diversi pezzi.
Lo apprende l’AGI in ambienti investigativi.
Da giorni si rincorrono voci secondo cui alla ragazza sarebbe stato asportato il cuore o altro, e fatto sparire, come in un rito tribale o di affiliazione.
Invece, a quanto pare, ciò non è avvenuto, come pure non è stato trovato nulla che rimandi a riti nella casa di cui è affittuario Innocent Oseghale in via Spalato, dove Pamela è morta e dove c’è stato il vilipendio del cadavere.
Restano quindi aperte tutte le ipotesi, in attesa dei riscontri degli esami tossicologici che dovrebbero accertare le cause del decesso della giovane in relazione all’assunzione di sostanze stupefacenti.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
E’ IL PREZZO CHE SI PAGA QUANDO CI SI VENDE ALLA LOBBY DELLE ARMI, IN UN MESE OTTO SPARATORIE DI MASSA
Il Congresso è responsabile “dell’epidemia di stragi” negli Stati Uniti. 
L’accusa arriva dal democratico Chris Murphy in un intervento nell’aula del Senato la notte scorsa, subito dopo la notizia dell’ennesima sparatoria in una scuola americana, il liceo di Parkland in Florida, dove uno studente che era stato espulso per comportamenti violenti ha ucciso 17 persone e ne ha ferite 15.
Intanto le associazioni che lottano contro la diffusione delle armi da fuoco denunciano che l’ultimo bilancio targato Donald Trump ha tagliato milioni di dollari destinati al sistema di controllo delle armi da fuoco (il Gun Background Check System): una decisione che rischia di “minare in maniera significativa” gli sforzi per tenere fucili e pistole lontani da mani pericolose. I due programmi federali tesi a rafforzare i background check per verificare se chi acquista armi è malato o ha precedenti penali hanno subito un taglio delle risorse del 16%: queste sono passate da 73 milioni di dollari a 61 milioni di dollari.
“L’epidemia di stragi di massa, questo flagello di sparatorie nelle scuole, una dopo l’altra — ha detto dal canto suo Murphy — succede solo da noi non per coincidenza, per sfortuna, ma come conseguenza della nostra inazione. Noi siamo responsabili del fatto che in questo Paese si ha questo livello di atrocità di massa che non ha nessun paragone in altre parti del mondo”.
Il democratico è eletto in Connecticut, Stato dove è avvenuta una delle stragi più sanguinose ed orribili, quella della scuola elementare Sandy Hook dove nel 2012 furono uccisi 20 bambini. Allora il presidente Barack Obama ed i democratici del Congresso cercarono in tutti i modi di varare leggi più severe sul controllo delle armi, bloccati però dai repubblicani. Obama varò alcuni decreti esecutivi che però sono stati abrogati da Donald Trump.
Il presidente Trump, subito dopo la notizia della strage, ha diffuso una dichiarazione su quella che definisce “la terribile sparatoria in Florida”. “Le mie preghiere e le mie condoglianze vanno alle famiglie delle vittime, nessuno bambino, insegnante deve sentirsi non protetto in una scuola americana”, ha scritto su Twitter, con un parole che non fanno riferimento alla necessità di maggiori leggi sul controllo delle armi, a cui il presidente, come la maggioranza del partito repubblicano, si oppone.
“Condivido ogni parola di Donald Trump, ora gli rivolgo l’invito a muoversi ed unirsi a me per cercare di fare qualcosa”, è stata la risposta polemica, sempre su Twitter del deputato democratico Seth Moulton.
Dall’inizio dell’anno ad oggi, appena sette settimane, sono state già otto le sparatorie nelle scuole americane che hanno provocato feriti o morti. E bisogna ricordare che lo scorso autunno, ad ottobre, si è registrata la strage di massa più sanguinosa della storia, quella avvenuta durante un concerto a Las Vegas con 58 morti ed oltre 800 feriti.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
IL SUO ISTAGRAM E’ PIENO DI FOTO DI ARMI… L’AMORE PER TRUMP E I MILITARI, L’ODIO PER I MUSUMANI
Un bersaglio da tiro crivellato di colpi e sotto la scritta “terapia di gruppo, qualche volta funziona”: così Nikolas Cruz guardava al futuro.
Come sempre, dopo una strage e l’ennesimo atto di tale portata dove il sangue scorre fra i corridoi delle scuole americane, sono i social network a raccontarci per primi chi era e a cosa ambiva l’assassino.
Gli stessi social che, scandagliati dagli investigatori, vengono definiti come “inquietanti”.
Cruz, 19 anni, era un ex studente della Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland. Un ex alunno problematico, allontanato da quella scuola dopo aver dato segnali allarmanti.
Se in classe alcuni professori lo descrivono come “normale”, gli studenti che si ricordano di lui lo raccontano come un ragazzo “problematico e strano”, che amava le armi, allontanato dalla scuola dopo una rissa con il nuovo fidanzato della sua ex ragazza.
La passione per le armi di Nikolas è tutta racchiusa sui suoi profili social che oggi, come quello Instagram “cruz_nikolas” già cancellato, sembrano un inevitabile presagio della strage poi messa in atto.
Lui che si ritrae con coltelli e pistole, a letto col fucile, le immagini con il volto semi coperto da sciarpe nere e i berretti militari, le scritte “terapia di gruppo” sotto il bersaglio crivellato, le informazioni su come acquistare un fucile a pompa e ancora offese ai musulmani e via dicendo.
Gli screenshot di quelle foto, appena identificato l’autore, sono rimbalzate fra New York Post e Miami Herlad: qualcuno le ha inviate prima che fossero cancellate.
Questo killer di 17 ragazzi che ha architettato una scena di “puro male” come l’ha definita il governatore della Florida aveva più profili sui social, anche su Instagram. In una delle due pagine in particolare si vede tutta la sua fissazione per le armi, lui che ha ucciso senza pietà con un semiautomatico AR-15.
Gli studenti che lo conoscevano, come Ocean Parodie, 17 anni, raccontano che Cruz indossava spesso camicie “patriottiche, militari”, che parlava del “male dei musulmani” e del suo amore viscerale per le pistole.
Usava termini come “annientare”, “uccidere” che facevano paura e spesso ripeteva i motti di Trump, come “Make America Great Again” .
“È stato un ragazzo problematico e ha sempre avuto una certa quantità di problemi. Sparava con le pistole perchè sentiva che gli dava, credo, una sensazione esaltante” racconta un altro alunno riferenosi a Nikolas.
Il killer, nato nel settembre 1998, sui social pubblicava anche foto di animali uccisi e secondo lo sceriffo intervenuto in Florida aveva “problemi di salute mentale, ignorati dagli adulti”.
Per il Miami Herald Cruz era una minaccia conosciuta. “Un insegnante della scuola ha dichiarato al Miami Herald che Cruz, 19 anni, era stata identificato come una potenziale minaccia per gli altri studenti in passato” scrive il giornale.
Alla Fox un altro studente, Daniel Huerfano, conferma: “Era un tipo strano e solitario”. Il Sun Sentinel, nel tentare di ricostruire il passato dell’assassino, scrive invece che era stato adottato da una coppia e il padre era morto da anni mentre la madre era mancata da poco. I genitori, scrive il Su, sarebbero “Lynda e Roger Cruz, che hanno anche adottato suo fratello”.
Poi ci sono le voci. Quelle che raccontano (ma non ci sono conferme) che Nikolas, che amava uccidere rane, lucertole e altri animali, venisse spesso “a scuola armato”. Chiacchiere che non fanno che alimentare la sensazione che si potesse fare qualcosa prima di questa terribile tragedia.
Beam Furr, sindaco della contea, alla Cnn ha detto che Cruz si era sottoposto un trattamento in una clinica di salute mentale ma da più di un anno non frequentava la clinica. “Cercavano di aiutarlo, ma era difficile entrare in connessione con lui”.’
Chad Williams, 18 anni, dice che quando veniva a scuola Cruz faceva sempre scattare l’allarme antincendio, che continuava a dare segnali di disagio. Infine, Dakota Mutchler, un giovane di 17 anni che ha affermato di essere stato amico intimo di Cruz (ma non lo vedeva da un anno), dice senza mezzi termini: “Penso che tutti avessero in mente che se qualcuno avrebbe potuto fare una cosa del genere allora sarebbe stato lui”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2018 Riccardo Fucile
OGNI ELETTORATO E’ UAN FAZIONE IN GUERRA, SI SMUOVE POCO… E POTREBBE DIVENTARE UN BOOMERANG PER GLI AVVERSARI
Affidiamoci agli esperti per capire. 
L’infallibile Alessandra Ghisleri tutto questo disastro per i grillini proprio non lo vede, anzi: “Questa vicenda dei rimborsi sposta poco. Innanzitutto perchè loro hanno un elettorato, diciamo così, di fan, di tifosi, che sotto attacco si rafforza. E poi, parliamoci chiaro, stiamo parlano non di uno scandalo col denaro pubblico, ma di una violazione di un codice interno, di soldi privati dati o meno a un fondo per la micro-impresa. Ti dico di più: grazie a questa storia più gente ha saputo che fanno le donazioni, hanno donato più di venti milioni e ne manca uno. Questo caso sta diventando una pubblicità incredibile ai loro versamenti”.
Ecco: paradossalmente l’attacco potrebbe diventare un boomerang. Proprio come ha detto Luigi Di Maio. Un capolavoro.
Andiamo a vedere qualche numero, dovendoci occupare di questo, in una campagna elettorale senza grandi temi sul futuro del paese e senza grandi idee. Il post di Luigi Di Maio sulla sua pagina facebook, inserito ieri alle 13,55 ha raggiunto più di 116mila condivisioni e di 138mila like.
Numeri inarrivabili, di questi tempi, per qualsiasi partito politico. Si dirà : è la loro curva sud, l’elettorato è altro. Non proprio.
Perchè viviamo un’epoca radicale, nell’approccio, nel linguaggio, nell’elettorato. Roberto Weber di Ixè, interpellato in materia, la dice così: “Ormai, e questo vale per i Cinque Stelle e per gli altri, c’è un processo di berlusconizzazione di ogni elettorato. Ogni elettorato è una fazione in guerra, una curva. È molto marginale la parte di votanti di opinione. La mia sensazione è su questa storia i cinque stelle possono perdere mezzo punto, un punto, ma è non il loro Watergate”.
E allora, facciamo un punto.
La politica, nelle campagne di oggi, è comunicazione. E la comunicazione ha una sua logica, delle sue regole: azione, reazione, capacità di dettare l’agenda e influenzare l’opinione pubblica.
L’accusa è quella di non aver rimborsato un milione di euro. E, dunque, la conseguenza è che finita la “diversità ” dei Cinque stelle.
Linea cavalcata dal Pd, senza valutare i possibili contraccolpi. Questo è l’errore.
Il nostro blogger Luigi Crespi, già sondaggista ed esperto di comunicazione, lo spiega così: “Se tu la metti in questo modo, li rafforzi, perchè rafforzi la loro linea del ‘chi sei tu per giudicare?’.
Azione sbagliata, reazione che li aiuta. Errore madornale, quello di Renzi che li ha paragonati a Craxi, evocando i ladri, perchè qui non c’è una tangentopoli e hai dietro un partito che certo ha più scandali.
Altro sarebbe un diverso punto di attacco, quello sì più intelligente. Ovvero dire: se non hai la capacità di scegliere i tuoi parlamentari, che col cavolo che si dimetteranno, come sei in grado di governare un paese? C’è un problema di capacità , competenza, affidabilità “.
E questo è un punto non irrilevante, che ha a che fare con la credibilità complessiva. E con ciò che accadrà dopo il 4 marzo, nel caso davvero Di Maio, così poco accorto conoscitore della gente candidata con lui, dovesse davvero cimentarsi con l’impresa di formare un governo.
Insomma, la linea della verginità etica persa non paga.
Perchè sceglie lo stesso terreno dell’avversario. Per la serie: “Tu hai perso la verginità ” (questa l’accusa), “tu l’hai persa già vent’anni fa con tuoi scandali” (la contro-accusa). Game over.
Andate a vedere i post che girano in rete, che inondano whatsapp comparendo sui telefonini di milioni di elettori, più veloci di ogni discorso e più efficaci, nelle campagne di oggi, di ogni comizio.
Tutti giocati sul “noi abbiamo restituito 23 milioni, voi zero” e dunque “da quale pulpito parlate”.
Ancora una volta Silvio Berlusconi, grande matador di campagne elettorali, l’ha azzeccata, dicono i nostri esperti, rimanendo sul suo terreno.
Sin dal primo giorno i Cinque stelle sono i nuovi comunisti, gente che non ha mai lavorato, pericolosi perchè impoverirebbero i paese, etc, etc, altro che rimborsi: in sostanza, ha delimitato un campo, ha individuato un avversario e gli argomenti per gasare la sua curva, a cui non importa un fico secco delle donazioni dei parlamentari di Di Maio.
Anzi da abile conoscitore di curve, il Cavaliere ha capito subito che l’argomento avrebbe potuto, paradossalmente, aiutare l’avversario.
Figuriamoci se avesse nominato la fine della diversità morale. Ha continuato, come sin dal primo giorno, a bollarli come “peggio dei comunisti”, senza avventurarsi su terreni pericolosi.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 14th, 2018 Riccardo Fucile
NELLA GIORNATA DEI VELENI M5S CIRCOLANO TRE IPOTESI… E SI SCOPRE CHE LA DELEGAZIONE A BRUXELLES NON VERSA CONTRIBUTI
È la giornata dei veleni, si rincorrono le ore dei sospetti.
Parallelamente al caso rimborsopoli da cui Luigi Di Maio sta faticosamente cercando di uscire, nel Movimento 5 stelle si aggira un’ombra: è quella di David Borrelli, potentissimo eurodeputato vicino alla leadership, liquidato ieri da un laconico comunicato della capo delegazione di turno Laura Agea: “Per motivi di salute lascia il gruppo. È fuori dal Movimento”.
Lungo tutto il corso della giornata si susseguono le voci, si sparano frecciate, si insufflano veleni. L’interessato tace. Fino a poco prima delle 20.00, quando si palesa su Facebook.
Un post che lascia intatti tutti i misteri, ma che fa luce su un punto importante: “Sto leggendo troppe fantasiose ricostruzioni. Non ho problemi di salute e non ne ho mai accennato”.
Sconfessata in pieno la nota ufficiale. Nelle ricostruzioni della giornata era balenato pure questo: Agea non ha concordato il comunicato con l’interessato.
A quel che si racconta nei corridoi di Bruxelles, neanche buona parte della comunicazione era a conoscenza di quel che stava succedendo. Compresa Cristina Belotti, il capo della comunicazione, che ha riannodato i fili solo più tardi.
Cosa affatto improbabile se anche Di Maio è costretto ad ammettere: “Non mi ha nemmeno risposto al telefono”.
E allora? “L’unica spiegazione possibile è che sia stato un ordine tassativo arrivato da Milano. Gestito non alla perfezione, visto che la spiegazione dei motivi di salute non stava in piedi”, spiega un influente parlamentare.
Già , perchè la tesi al momento più accreditata è quella di uno scontro totale con Davide Casaleggio.
Tracce se ne possono trovare anche nel post di Borrelli: “È arrivato per me il momento di cambiare percorso. Per questo ho deciso di aderire ad un nuovo progetto: un movimento, che nascerà a breve, e che si occuperà proprio di imprenditori e risparmiatori. Lo devo a loro, lo devo alla mia vita”.
Nessun malanno dunque, ma nemmeno nessuna intenzione di ritirarsi dalla vita politica. E quelle parole sibilline che fanno pensare a una costrizione subita: “Lo devo alla mia vita”.
Il rapporto tra Borrelli e Casaleggio nasce sotto la migliore stella. Il figlio di Gianroberto si fida quasi ciecamente di lui quando architetta il fallito passaggio ai liberali dell’Alde.
Lì, su quel patatrac, qualcosa si rompe, dicono a Bruxelles. E proprio un insanabile crepa apertasi fra i due sarebbe alla base della presunta defenestrazione. Per motivi circostanziali che rimangono impenetrabili. E, a catena, del silenzio cupo di Borrelli fino a un’esternazione che ha come intenzione diretta solamente quella di smentire quanto comunicato ufficialmente dal M5s e di far levare dalla testa ai nemici l’idea di un suo tranquillo ritiro a vita privata.
Borrelli ha — fino ad oggi almeno — le chiavi di Rousseau. “E sa molte cose”, spiega chi è vicino alla leadership. Nessuno dorme sonni tranquilli.
E la giornata dei veleni continua. Perchè da ambienti vicinissimi a Beppe Grillo si racconta un’altra versione. Diametralmente opposta.
“Se ci fosse stato uno scontro con Davide, Beppe lo avrebbe saputo. E invece anche lui è stato sorpreso. Non sapeva nulla e ancora non è riuscito a parlarci”.
Dettaglio importante, questo. Perchè nel suo percorso di progressivo allontanamento con Casaleggio, l’eurodeputato era considerato sempre più vicino all’ex comico.
“Non so nulla di Rousseau, ci sto dentro solo perchè me l’ha chiesto Beppe”, diceva al Foglio qualche settimana fa, quasi delineando un manuale Cencelli per il portale dei 5 stelle.
E sulle sue pagine social criticava un Movimento più interessato alle poltrone che alle battaglie delle origini, e condivideva solo post nel nuovo blog del fondatore, nessuno che riguardasse la campagna elettorale di Di Maio.
Dettaglio ambivalente. Perchè se da un lato avvalora la freddezza con Milano, unita in un sodalizio strettissimo con il candidato premier, dall’altro nega la pista puramente politica: “Da escludere”, risponde seccamente la stessa fonte.
C’è poi la questione soldi.
“Avrà degli affari in ballo”, è una delle versioni circolate. Un circolo vizioso tra il fondo per le piccole e medie imprese a cui i 5 stelle versano i soldi e le aziende nell’orbita di Confapri — network vicino a Gianroberto e a Grillo — era già stato raccontato da Panorama qualche anno fa.
I veleni si spingono fino a lì, fino a descrivere un gigantesco conflitto d’interessi che sta per venire alla luce. Huffpost ha preso visione dei documenti delle società di cui Borrelli fa parte.
Sono tre, con punti di tangenza l’una con l’altra. Possiede il 25% di Trevigroup s.r.l., di cui è vicepresidente. Il 100% di Cloud Tlc s.r.l., di cui è consigliere. E il 70% di Ubware s.r.l., nella quale pure ricopre un posto nel cda.
Su nessuna risultano movimenti sospetti o connessioni che possano far scattare campanelli d’allarme. Così come nessuna, dal 2014 ad oggi, ha attinto a fondo sopracitato.
Per scrupolo una verifica è stata fatta anche sui soci. E, a una prima occhiata, niente di anomalo è emerso su Domenico Baldasso, che in tutte e tre risulta presidente, nè sugli altri quattro soci (rispettivamente due in Trevigroup e due in Ubware).
Rimane un’ultima ipotesi. Quella più semplice, per modalità di uscita e tempistica. Che vuole le Iene anche sulle sue tracce.
Dopo aver sbattuto su una serie di dinieghi o di false piste, verso sera da una fonte qualificata rivela una fatto che ha del clamoroso.
A parte i primi mesi, sarebbe noto a tutti all’interno del Movimento che gli eurodeputati o non restituiscono affatto i mille euro al mese pattuiti a inizio legislatura, o comunque lo fanno con molta discontinuità .
È anche per questo che non sarebbe mai stata aperta un’apposita sezione per le autocertificazioni su tirendiconto.it.
Ed è anche per questo che al quartier generale della campagna elettorale il problema viene tenuto estremamente sottotraccia. Se così fosse, in effetti, a rischiare non sarebbe solo l’ex copresidente del gruppo europeo. Ma l’intera delegazione.
E le sue sole dimissioni non avrebbero molto senso. Ma questo, eventualmente, è un altro problema.
E la patata bollente rischia di tornare nelle mani di Di Maio.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 14th, 2018 Riccardo Fucile
ANCORA IERI SERA SALVINI HA SPARATO NUMERI SPACCIANDOLI PER QUELLI DEL MINISTERO DEGLI INTERNI… MA I DATI UFFICIALI SMASCHERANO IL SEMINATORE DI ODIO: ECCOLI
Sentiamo ripetere in maniera ossessiva che, nonostante i dati reali suggeriscano esattamente il
contrario, c’è un diffuso senso d’insicurezza nell’opinione pubblica e che bisogna farsene carico.
Per questo bisogna riportare nel dibattito pubblico elementi di realtà e chiedere che per lo meno questi abbiano uno spazio pari a quello che viene destinato ai predicatori d’odio, ai produttori di fake news, a coloro che costruiscono la loro fortuna elettorale contro i rifugiati e i migranti
Gli stranieri presenti in Italia, regolari e irregolari, secondo le stime dell’ultimo rapporto Ismu, sono circa 6 milioni (5.958.000 al 1 gennaio 2017), l’8,8% della popolazione totale.
L’8,2% di questi (circa 491mila persone), si tratta sempre di una stima, sono irregolari. Rispetto agli anni precedenti la crescita del numero di stranieri in Italia è stata pressochè stabile (intorno al 1,5%), salendo al 5% se includiamo nel calcolo anche coloro che hanno ottenuto da poco la cittadinanza italiana (il 40% dei quali sono minori diventati cittadini “per trasmissione dai genitori, oppure, se nati in Italia e residenti continuativamente, per opzione una volta divenuti maggiorenni” — XXIII Rapporto Ismu sulle migrazioni 2017).
Nessuna invasione quindi, ma lenta crescita favorita da processi di integrazione.
Per quanto riguarda la criminalità nel nostro paese, tutti i principali istituti statistici, in linea con i dati forniti dal Ministero dell’Interno, registrano una diminuzione di tutti gli indicatori dei reati commessi nel 2017: -9,2% dei delitti in generale, -11,8% degli omicidi, -11% delle rapine, -9,1% dei furti.
Eppure l’Italia resta una delle nazioni più militarizzate al mondo, con il più alto numero di forze dell’ordine pro capite dopo Russia e Turchia.
Ma che relazione esiste tra criminalità e stranieri dal punto di vista statistico?
In realtà quasi la stessa che esiste tra italiani e criminalità , anzi leggermente più positiva.
Come si legge nel Dossier Statistico Immigrazione 2017 “il tasso di criminalità per 100mila abitanti è più basso tra gli stranieri che tra gli italiani (500,26 per i primi e 1.076,50 per i secondi); inoltre, l’archivio interforze del Ministero dell’Interno attesta che, sia per gli uni che per gli altri, nel 2016, le denunce sono diminuite rispetto all’anno precedente, mentre nel periodo 2008-2015, secondo Eurostat, quelle contro italiani sono aumentate del 7,4% e quelle contro stranieri sono diminuite dell’1,7%”.
I dati cui si riferiscono i predicatori d’odio per alimentare il senso d’insicurezza verso gli stranieri sono quelli riferiti alla popolazione carceraria, assumendoli come rappresentativi della propensione al crimine degli stranieri.
In effetti le nostre galere ospitano 19818 detenuti di altra nazionalità su 58087 totali (circa il 34% del totale secondo i dati del Ministero della Giustizia): nel 2015, secondo gli ultimi dati disponibili del Consiglio D’Europa, i detenuti stranieri in Europa erano il 10,8% della popolazione carceraria totale. In Italia, quindi, siamo quasi 25 punti percentuali sopra la media.
Ma sono almeno due gli aspetti che vengono deliberatamente taciuti da chi fa dell’intolleranza una leva politica per i propri successi elettorali.
Il primo è l’impossibilità per gli stranieri irregolari, che diversi studi attestano essere tra il 70% e il 90% della popolazione straniera carceraria, di accedere a misure alternative al carcere, non potendo per esempio, indicare un domicilio: secondo i dati Istat, su 19795 detenuti stranieri nel 2017, 8082 erano “a disposizione delle autorità ” (in attesa di primo giudizio, appellanti, ricorrenti, etc.): il 40% del totale.
Il secondo è relativo alla condizione stessa di irregolarità , che di per sè diventa reato: uno status prodotto per legge (Bossi-Fini, reato di clandestinità ) che ha portato migliaia di stranieri in carcere negli ultimi anni e ha intasato i tribunali senza che alcun comportamento penale fosse stato messo in atto dalle persone.
Come si vede, quindi, non esiste alcuna propensione al crimine degli stranieri.
Al contrario, i dati dimostrano che l’integrazione sociale e l’inclusione sono l’unica strada per contrastare la discriminazione e l’illegalità .
L’irregolarità , le leggi e i provvedimenti discriminatori, per chiari fini elettorali, forniscono leve alla criminalità organizzata, alla delinquenza, al caporalato, ponendo le persone ai margini della società : ed è proprio questa marginalità che va contrastata, tanto per gli italiani che per gli stranieri.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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