Aprile 2nd, 2023 Riccardo Fucile
LO STORICO ALESSANDRO PORTELLI SBUGIARDA LA RUSSA: “MOLTI SONO MORTI PERCHÉ SONO SCOPPIATE LORO LE BOMBE CHE PORTAVANO ALLA CINTURA. NON ERANO UNA BANDA MUSICALE, MA SFILAVANO CANTANDO”
A pochi giorni dalle parole della premier Giorgia Meloni sulle Fosse Ardeatine, la sedicente destra italiana ci ricasca. A Ignazio La Russa, che dice che via Rasella è stata «una delle azioni meno gloriose della resistenza perché ha innescato la rappresaglia nazista», risponde lo storico Alessandro Portelli, che ha studiato e raccontato cosa successe a Roma nel marzo del ‘44: «Non c’era nessuna relazione automatica tra resistenza e rappresaglia nazista, ci furono massacri nazi-fascisti in assenza di qualunque azione partigiana», spiega.
Professore, La Russa definisce i soldati del reggimento Bozen «una banda musicale di semi pensionati». E’ vero?
«Il Bozen era un reggimento di polizia aggregato alle SS che dopo la liberazione di Roma ha continuato le azioni di repressione rendendosi colpevole di svariati omicidi nell’Italia settentrionale. Erano armati fino ai denti, i sopravvissuti altoatesini hanno raccontato che in via Rasella molti sono morti perché sono scoppiate loro le bombe che portavano alla cintura. Non erano una banda musicale, ma sfilavano cantando, erano obbligati dai loro superiori a farlo, perciò alcuni testimoni hanno raccontato di una banda militare. Se lo dice un superstite che il 23 marzo del ‘44 era un bambino è un conto, che lo dica la seconda carica dello Stato è di una gravità inaudita».
Su via Rasella si sono spesso spacciate delle fake news. Si è detto che i partigiani sapevano che sarebbero state uccise dieci persone per ogni soldato tedesco morto e che i nazisti avessero invitato gli autori dell’attacco a costituirsi per evitare la rappresaglia.
«Non esisteva la regola del 10 a 1, tanto che ci fu una complessa trattativa per arrivare alla lista delle 330 persone, il primo ordine di Hitler fu di 50 morti italiani per ogni soldato tedesco. Se guardiamo le altre stragi, a Civitella val di Chiana ad esempio, ammazzarono 156 persone per 3 tedeschi».
Pensa che Fratelli d’Italia voglia assolvere il fascismo?
«La Russa e gli altri della destra non accettano come sono andate le cose perché se ne vergognano, non possono ammettere neanche a se stessi che se ne vergognano».
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2023 Riccardo Fucile
ALLARME ROSSO ALLA BCE E AL QUIRINALE: L’ITALIA E’ IN RITARDO ANCHE SULLE MODIFICHE AL PIANO… LA MOSSA DI SOTTRARRE AL MEF LA GOVERNANCE DEL PNRR HA RALLENTATO LE PROCEDURE
«Nessuno è contro Giorgia Meloni, ma deve capire che se
perderà i miliardi del Pnrr sarà lei a doverne rispondere. E dovrà farlo davanti agli italiani, non a Bruxelles». Nelle ultime 48 ore si è dipanato un filo rosso: da Bruxelles ha raggiunto il forum di Cernobbio, poi ha attraversato Firenze e infine ha raggiunto Roma.
È il filo dell’allarme. Sul Pnrr. E sulla capacità del governo italiano di realizzare gli impegni assunti o di modificarli nei tempi adeguati.
Un pressing concentrico che vede in azione la Commissione europea, la Bce (la presidente Christine Lagarde era venerdì a Firenze per partecipare all’incontro organizzato dall’Osservatorio Permanente Giovani Editori) e anche il Quirinale. Perché non sfruttare l’occasione fornita dal NextGenerationEu rappresenta una doppia sconfitta: l’Italia rinuncia alle riforme, l’Europa ammette che dovrà rinviare il percorso di ulteriore integrazione attraverso, ad esempio, l’emissione di altro debito comune.
Le principali istituzioni italiane e comunitarie, allora, stanno provando a distendere la loro rete di protezione. Perché lo “stallo” in cui versa il gabinetto Meloni non sembra essere compreso fino in fondo da Palazzo Chigi e dai ministri direttamente coinvolti.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel colloquio avuto con la premier venerdì scorso ha insistito sulla necessità di non trascurare i rischi connessi ai ritardi nell’attuazione del Piano. Il Quirinale lo ha fatto con convinzione e nettezza. Ribadendo anche che la collaborazione con il governo sarà sempre leale e che l’interesse del Paese è l’unica bussola da seguire.
Resta il fatto che stanno sempre più emergendo dei buchi neri nell’organizzazione e nella gestione del Pnrr. Non si tratta solo della tranche di finanziamenti da emettere ormai a fine aprile. Proprio ieri il Commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, da Cernobbio ha cercato di tranquillizzare: «Non sono preoccupato affatto». Eppure nel suo ragionamento esiste un “ma” grande come una casa: «Man mano che il piano va avanti la strada diventa più impegnativa». Ed è esattamente il punto su cui il pressing delle “Grandi Istituzioni” insiste maggiormente. Il cuore del problema sono le tranche da erogare in base agli obiettivi conseguiti a giugno e a dicembre prossimi: 16 e 18 miliardi di euro.
Perché? Primo, l’Italia non è mai stata un esempio virtuoso nel realizzare le opere nei tempi previsti. Ma ancor più devastante è il ritardo nel formulare le modifiche al Piano.
Roma aveva allora dato appuntamento a febbraio. Ma nulla è arrivato a Bruxelles. Quindi l’attesa è stata spostata su marzo, ma ancora niente da fare. Ora il mese-clou dovrebbe essere aprile.
Le interlocuzioni tra Palazzo Chigi e gli uffici dell’esecutivo europeo vengono però descritte meno intense che in passato. I rapporti con il governo Draghi erano costanti, quotidiani. Quelli con la “squadra” meloniana sono più rarefatti. La mossa di sottrarre al ministero dell’Economia la governance di fatto del Pnrr sembra aver rallentato le procedure. Nonostante l’impegno del ministro per le Politiche Ue, Raffaele Fitto, la “macchina” viene giudicata lenta dai tecnici brussellesi.
La procedura per modificare il Pnrr, infatti, non è semplice.
Serve l’approvazione della Commissione e poi del Consiglio europeo. Se non si accelera, il “Desk Italia” sarà costretto a valutare i prossimi obiettivi, quelli appunto di giugno e dicembre, sulla base del “vecchio” Piano. E l’esito appare segnato. La Commissione, in quel caso, non potrebbe dare il via libera a quei 34 miliardi. Un colpo terribile per l’Italia. Che rischierebbe, inoltre, di essere messa nel mirino dai mercati finanziari (i soldi concessi in prestito dal NextGenerationEu hanno un tasso di interesse decisamente inferiore rispetto a quello ottenuto con i titoli di Stato).
Non è un caso che ieri, sempre da Cernobbio, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, abbia concordato «sulla necessità di effettuare un’analisi che consenta di avere un quadro preciso sulla realizzabilità complessiva degli interventi». E ammette che «la struttura burocratica della pubblica amministrazione probabilmente non era e non è all’altezza di sostenere questo tipo di choc di domanda». Infatti il governo italiano è orientato a rivedere il Pnrr con una operazione di semplice “maquillage riduttivo”: tagliare almeno il 30 per cento delle opere previste. Ma per procedere serve il via libera dei vertici europei. E prima ancora che l’Italia presenti la sua proposta.
(da La Repubblica)
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Aprile 2nd, 2023 Riccardo Fucile
IL CITTADINO NON DEVE SAPERE SE VOTA PER UN PREGIUDICATO
Una legge per vietare la pubblicazione dei curricula e del casellario giudiziale degli aspiranti onorevoli a ridosso del voto, sia sui siti dei partiti che nelle pagine del Viminale.
La richiesta la firma alla Camera il deputato centrista, Giuseppe Bicchielli di ‘Noi Moderati’, spiegando che si deve garantire la privacy di chi viene candidato.
“L’iniziativa di legge – si legge nella bozza che AdnKronos ha visionato – nasce essenzialmente dalla constatazione che l’introduzione dei predetti obblighi” relativi appunto al curriculum e al casellario giudiziario, “pur muovendo dal principio di trasparenza, hanno in realtà trascurato e inficiato l’aspetto del rispetto della privacy, rigorosamente garantito dal nostro ordinamento giuridico”.
Una pubblicazione, come previsto attualmente che, sottolinea il proponente, non passa per “il consenso espresso degli interessati”, e non definisce neanche il “lasso di tempo entro cui tali dati debbono rimanere pubblicati sul sito web del partito/lista elettorale”.
Nel testo di legge si ricorda poi come curricula e casellario giudiziario “non sono richiesti all’atto di accettazione delle candidature e, pertanto, non necessari ai fini della convalida delle stesse”.
La pdl si articola in un solo punto (art.1) che chiede l’Abrogazione dei commi 14 e 15 dell’art.1 della legge 9 gennaio 2019 n.3′. Dove il comma 14 che oggi prevede come “entro il quattordicesimo giorno antecedente la data delle competizioni elettorali di qualunque genere, escluse quelle relative a comuni con meno di 15.000 abitanti, i partiti e i movimenti politici hanno l’obbligo di pubblicare nel proprio sito internet il curriculum vitae fornito dai loro candidati e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziale non oltre novanta giorni prima della data fissata per la consultazione elettorale”.
Da cassare anche il comma 15 che obbliga attualmente a pubblicare nella sezione ‘Elezioni trasparenti’ del sito internet del ministero dell’interno “in maniera facilmente accessibile” il “curriculum vitae e il certificato penale dei candidati rilasciato dal casellario giudiziale non oltre novanta giorni prima della data fissata per l’elezione”.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2023 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA RESA NOTA DAL SINDACO DELLA SUA CITTA’: “HA DIFESO LA SUA PATRIA FINO ALL’ULTIMO RESPIRO”
Tra i caduti sul campo di battaglia in Ucraina, spunta un nome
noto: quello di Vitalii Merinov, ucraino quattro volte campione del mondo di kickboxing, che lo scorso 31 marzo è morto in ospedale a causa delle ferite riportate.
La notizia è stata resa nota dal sindaco della città di Ivano-Frankivsk, che ha dato i natali a Merinov.
«Sincere condoglianze alla famiglia e ai propri cari. Memoria eterna all’Eroe!», ha scritto il primo cittadino sui suoi profili social. Aggiungendo che Merinov era «andato in guerra sin dal primo giorno dell’invasione su larga scala».
Ha poi spiegato cos’è accaduto: «Durante uno dei combattimenti, Vitaly è stato ferito da arma da fuoco alla gamba». Nonostante ciò, si era «ripreso ed è tornato di nuovo al fronte. Ha difeso l’Ucraina fino all’ultimo respiro».
Il campione si era arruolato come volontario. In precedenza Merinov aveva fatto parte del comitato esecutivo del consiglio comunale di Ivano-Frankivsk. Gli atleti ucraini morti dall’inizio dell’invasione, secondo le stime di Kiev, sono almeno 262.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2023 Riccardo Fucile
“NON VOGLIO PIU’ CAPIBASTONE E SIGNORE DELLE TESSERE”
Il bubbone era scoppiato a febbraio con lo stop ai congressi di circolo per i casi del numero di tessere ‘gonfiato’ in Campania in vista delle primarie. Il 7 febbraio il Nazareno aveva annunciato la verifica e l’annullamento di 4681 tessere in provincia di Caserta. E la stessa Elly Schlein, prima di diventare segretaria, aveva puntato il dito contro “i signori delle tessere” chiedendo trasparenza per le primarie che l’hanno portata alla guida dei dem.
Oggi è arrivata la resa dei conti con il commissariamento del partito in Campania e a Caserta: “A seguito della mancata approvazione dell’anagrafe degli iscritti e delle iscritte della Federazione di Caserta e delle dimissioni del Presidente della Commissione Regionale per il Congresso della Campania Franco Roberti, la Segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha chiesto a Susanna Camusso di assumere l’incarico di Commissaria del Pd a Caserta. Antonio Misiani sarà, invece, il nuovo Commissario del Pd regionale della Campania”.
Nella nota del Pd si legge che “le proposte di commissariamento della Segretaria Nazionale sono state votate dalla Commissione nazionale di garanzia”.
Un costo intervenire contro i cacicchi? “Posso dire con certezza che avrebbe un costo molto maggiore non essere conseguenti alla promessa di trasparenza e fare finta di non avere anche al nostro interno problemi da risolvere” ha detto Schlein, al Festival del Domani a Modena.
In Campania, che oggi è stata commissariata, “durante la campagna per il congresso avevo denunciato situazioni opache: non voglio più vedere capibastone, persone che si sentono padrone delle tessere e bisogna essere coerenti con quello che si dice”. E comunque, sottolinea Schlein, si è trattato di episodi circoscritti sul tesseramento.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2023 Riccardo Fucile
“NON PUO’ CHE FARMI BENE”… SPERIAMO DURI IL PIU’ A LUNGO POSSIBILE
«Una sosta ai box non può che farmi bene». Con queste parole
il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, annuncia lo stop dalla politica in prima fila. «Ho bisogno di ritrovare una nuova narrazione», ha detto l’ex premier durante la Spring School “Generazione Zoomers” promossa dal senatore Antonio De Poli, in corso a Gallio (Vicenza).
«Sono – continua il leader di Iv – molto più prudente nella comunicazione perché la maggioranza di centrodestra è molto solida. Questi il potere non lo mollano». Per Renzi questa è una legislatura «su cui lavorare in tempi lunghi: non sui 100 metri ma come in una maratona», ha concluso.
A fine marzo era stato il leader del Terzo Polo, Carlo Calenda, a far sapere del “passo indietro” del leader di Iv dal progetto politico: «Nel Terzo Polo, Renzi non è negli organi, non correrà per la leadership e ha spiegato di aver fatto un passo indietro da questo attività. Non vuole avere ruoli formali direttivi, lo ha detto lui», ha detto il fondatore di Azione a Zapping su Rai Radio 1.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2023 Riccardo Fucile
LA CONTRO MANIFESTAZIONE DI “MEDITERRANEA”: “CRIMINALE E’ CHI FINANZIA LA GUARDIA COSTIERA LIBICA E I LORO LAGER”
Contestato alla Garbatella il volantinaggio di Fratelli d’Italia contro immigrazione clandestina e scafisti. Una iniziativa che ha dato vita a una contro – maniferstazione improvvisata da diversi attivisti di Mediterranea e del centro sociale La Strada .
“Abbiamo voluto evidenziare, in modo pacifico, che la loro presenza non è ben accetta nelle strade di Roma e non è quindi passata inosservata – spiegano i promotori della protesta – Insieme agli attivisti di Mediterranea e agli abitanti del quartiere siamo andati a ricordare loro che gli scafisti e i criminali sono finanziati da coloro che continuano a dare soldi alla Guardia costiera libica e ai loro lager”.
(da agenzie)
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