Settembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
NEGLI ANNI ’80 LE PRIME ESPERIENZE DI ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE DI DESTRA RUPPERO IL MONOPOLIO DELLA SINISTRA, MA I TROMBONI DELLA DESTRA REAZIONARIA NON GRADIRONO NEANCHE ALLORA
Per pochi rappresentano un ricordo, eppure vi fu un periodo a cavallo degli anni ’80 in cui la destra missina si impegnò in molte battaglie ambientaliste, fino ad allora monopolio della sinistra.
Nacquero i Gruppi Ricerca Ecologica (GRE) con sedi in diverse città italiane, grazie all’impegno di tanti amici sparsi per la penisola e una rivista nazionale “Dimensione Ambiente”.
Genova fu una delle città all’avanguardia, con decine di iniziative e un bollettino ecologista “Onda Verde” e il Gruppo Ambiente, da me diretti.
Pulivamo spiagge, organizzavamo conferenze e confronti, facevamo volantinaggi continui su temi specifici e locali, conquistandoci decine di articoli sulla stampa genovese.
Pagandoci tutto (dalla sede alla stampa su carta riciclata) di tasca nostra (in lire e non in rubli).
Le strutture ufficiali di Msi di allora si dividevano tra chi ci guardava con distacco e chi ci osteggiava, nulla di nuovo. Le giovani generazioni, allora come oggi, per i vecchi e giovani notabili, sono sempre guardate con sospetto (non sia mai che ci vogliano togliere la poltrona…)
Fu una esperienza che ci permise di entrare in contatto con tante realtà , ci costrinse a studiare e approfondire, ci permise di dare un’immagine di una “destra diversa”.
In linea con una visione del mondo che ci appartiene, quella di una società dai valori “tradizionali”, lontana anni luce dal comunismo e dal neocapitalismo finanziario.
Oggi i sovranisti, denigrando i giovani che lottano per salvare il pianeta, dimostrano di essere agli antipodi di qualsiasi destra che non sia quella degli inquinatori, dei governi che prendono tangenti dai gruppi finanziari, della criminalità che brucia abusivamente rifiuti e genera alluvioni e disastri ambientali perseguendo solo la logica del profitto.
Qualcosa sta cambiando nelle coscienze, nuovi giovani travolgeranno vecchie mentalità al di là degli schemi destra-sinistra, riportando al centro l’essere umano e la sua sopravvivenza.
Allora come oggi, sono le avanguardie a fare la Storia, non chi ha venduto il vostro futuro.
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Settembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI CONTRO GRETA E CHI DIFENDE L’AMBIENTE RAPPRESENTANO DEGNAMENTE LA DESTRA ECONOMICA E FINANZIARIA DI INQUINATORI CHE LI FORAGGIA
Oggi c’è lo sciopero del clima del movimento Fridays for Future. Migliaia di ragazzi scendono in
piazza per chiedere ai governi di tutto il mondo di cambiare rotta sulle politiche ambientali per salvare il Pianeta.
Lo fanno seguendo l’esempio di Greta Thunberg, l’attivista svedese che un anno fa ha iniziato una battaglia solitaria per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi del cambiamenti climatici e del riscaldamento globale.
Il ministro dell’Istruzione Fioramonti, forse per rendersi simpatico, ha avuto la bella pensata di emanare una circolare in cui consiglia di non tenere conto delle assenze di chi va allo sciopero. Subito leghisti come il senatore Simone Pillon sono insorti dicendo che oggi «i veri rivoluzionari andranno a scuola» parlando di ideologia di riferimento, di pensiero unico e di vergognosa manipolazione.
Non sia mai che effettivamente dei ragazzini possano realmente pensare che avere la possibilità di sopravvivere alla generazione di Pillon in un mondo ancora abitabile possa essere una cosa per cui lottare.
No: senza dubbio qualcuno li sta manipolando esattamente come fanno con il gender e l’omosessualismo. Ma non sono quelli come Pillon che si vantano di pensare ai bambini e di essere Pro-Life? Senza un pianeta dove vivere potrebbe risultare molto complicato essere pro-life.
Salvini invece ha detto di avere in simpatia la ragazzina svedese che è andata a parlare all’ONU, perchè ha l’età di suo figlio. E ha aggiunto: «Poi, le proposte che ne derivano possono essere più o meno condivisibili, però mi piacciono i sedicenni che ci mettono la faccia». Insomma Greta è simpatica perchè ci mette la faccia, però il leader della Lega fa capire che le sue proposte per la lotta ai cambiamenti climatici non è che le condivide proprio. E infatti tramite la pagina della Lega arriva il solito sfottò mirato a suscitare i soliti insulti.
Ma Salvini, Pillon o la Ceccardi non sono certo gli unici che se la prendono con i “gretini”. Sul Tempo Osho ironizza sul fatto è «sempre mejo che annà a skola». La Verità invece propone «idee buone per resistere allo sciopero verde» dei manifestanti dei Fridays for Future. Il meglio del panorama giornalistico sull’argomento è rappresentato ovviamente da Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri che su Greta “Gretina” (ma per carità non è un’offesa, il suo è solo un vezzeggiativo) ha sbrodolato ovunque nelle trasmissioni televisive.
Oggi su Libero la solita Azzurra Barbuto, quella che qualche tempo fa aveva dimostrato che il riscaldamento globale non esisteva perchè a maggio faceva freddo, ci spiega che «il mondo non finirà nel 2030 per l’inquinamento, come sostengono i seguaci di Greta» che più che il global warming vogliono evitare di scaldare sedie e banchi.
In compenso — dicono quelli di Libero — «ridurre del 50% in vent’anni le emissioni di anidride carbonica causerebbe una grave recessione». Ed è davvero un bel dilemma: salvare il Pianeta e le persone che lo abitano oppure salvare il sistema economico che sta distruggendo l’ecosistema?
«Quella del clima è una truffa colossale» scrive la giornalista di Libero. La quale evidentemente presto porterà assieme a Feltri le prove scientifiche per smontare il rapporto scientifico dell’IPCC che spiega le conseguenze dell’aumento della temperatura globale di 1,5° rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale.
Perchè non bisogna dimenticare una cosa: sugli effetti del surriscaldamento globale il consenso scientifico (ovvero di coloro che si occupano dell’argomento in maniera scientifica) è coeso.
Non è Greta Thunberg che una mattina si è svegliata e ha deciso di fare la Cassandra dell’Apocalisse. Prima di lei lo hanno detto centinaia di scienziati e studiosi. Chi invece dice che è una balla di solito si appoggia alle battutine di Donald Trump o di Vittorio Feltri.
È scientificamente appurato che la CO2, l’anidride carbonica, emessa dalle attività umane sia la causa principale del riscaldamento globale. Sono le emissioni delle attività industriali ad aver causato un aumento vertiginoso di CO2 nell’atmosfera durante gli ultimi cento anni. Che i mutamenti climatici abbiano una causa antropica, ovvero siano causati proprio da noi e non dal Sole, dai moti millenari o da congiunzioni astrali è più che dimostrato.
E così sul Giornale e sul blog di Nicola Porro viene rilanciata la “petizione anti-gretini” di 200 scienziati che consigliano di non aderire a politiche di riduzione dell’anidride carbonica nell’atmosfera.
Ed è interessante notare che mentre l’IPCC ha prodotto studi e rapporti scientifica questa petizione si fonda su singole dichiarazioni e prese di posizione di scienziati anche illustri. Dichiarazioni che non sono uno studio scientifico ma la nota fallacia retorica dell’Argumentum ad Auctoritatem.
I fatti dicono una cosa molto semplice: la temperatura si sta innalzando e la causa siamo noi.
Possiamo anche non avere in simpatia Greta e pensare che sia “manovrata”. Ma Greta è solo un simbolo, confrontiamoci con i dati scientifici (il famoso binomio “fatti e logica” tanto caro a certi videoblogger). Ci sono prove scientifiche che dimostrano il contrario di quello che sostengono (da decenni) gli scienziati che denunciano un pericoloso aumento delle temperature e gli effetti a catena conseguenti? No.
In tutto questa discussione in Italia ci si deve affidare alle opinioni di gente come Feltri o come Giuliano Ferrara che da mesi martella sul Foglio (e assieme al Foglio) contro gli ambientalisti.
C’è l’editoriale dove l’Elefantino se la prende con Greta per “procurato allarme” e quello dove “spiega” che è sbagliato credere che “l’ominicchio abbia potere sul clima”. Ed in effetti noi ce la prendiamo tanto con Feltri e Libero, ma se c’è un quotidiano che ha pervicacemente continuato a sollevare dubbi sul riscaldamento globale è proprio quello diretto da Claudio Cerasa.
Il che se ci si pensa bene è ancora peggio visto che spesso e volentieri Il Foglio si pone come paladino della scienza contro l’antiscienza (ad esempio su vaccini e Xylella, per citarne un paio).
Il Foglio come baluardo della razionalità scientifica e scientista però quando si tratta del global warming ci ha propinato perle come l’articolo “Sicuri che il clima sia peggiorato?” dove ci rivela la grande truffa: “Siamo convinti di vivere in un ambiente degradato. Ma le condizioni odierne sono molto migliori del passato“.
Ci si sofferma sugli sponsor della barca di Greta, perchè è meglio attaccare la persona o il personaggio. Oppure si esprime preoccupazione per un ambientalismo “che gioca con il capitalismo”. Ma nulla si dice sul capitalismo che gioca con gli ecosistemi, la vita delle persone e l’ambiente.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
IL FUTURO DEL NOSTRO PIANETA MOBILITA DIVERSE GENERAZIONI (IGNORANTI E INQUINATORI A PARTE)
Da Palermo a Firenze, da Trieste a Napoli. Sono tantissimi i giovani che stanno manifestando per il clima, in tutto il Paese.
“Considerando che a Roma ora sono circa 200 mila, a Milano anche, la stima del numero totale in Italia è di oltre un milione di persone”, ha detto all’Agi Gianfranco Mascia di Friday for Future.
A Milano il corteo è partito da Largo Cairoli: un risciò al posto del classico camion, cartelli con carta riciclata, tanti striscione. E un ‘albero’ da piantare, simbolo della lotta alla cementificazione. Il sindaco Sala si unirà al corteo: “Sì faccio un salto, adesso c’è la riunione di giunta quindi ancora non so. Non so a che ora e dove raggiungerò il corteo”.
Ma quella del capoluogo lombardo, dove sono scesi in 150mila, è solo una delle 160 piazze che oggi, 27 settembre, si mobilitano per il futuro del pianeta.
A Torino spicca, tra gli altri, lo striscione: “Ci avete rotto i polmoni”. C’è un clima di festa, ma i giovani hanno le idee chiare. E vogliono salvare il loro avvenire.
Momenti di tensione si sono registrati solo a Palermo. Un gruppo di una trentina di giovani, vestiti tutti di nero, ha cercato di spezzare in due il lungo serpentone. Tanta gente, anche genitori con i figli delle scuole medie, ha rischiato di essere schiacciata sul cantiere della metropolitana. C’è stato un fuggi fuggi. In azione gli agenti antisommossa. Il blitz del gruppo in “nero” è avvenuto nella zona di via Ruggero Settimo, strapiena di ragazzi e genitori che manifestano per il rispetto dell’ambiente
Ci sono stati contatti fisici con alcuni degli studenti che stanno marciando in una clima di festa.
Serena l’atmosfera a Roma, dove ad accompagnare i giovani ci sono anche gli adulti. Nessun simbolo di partiti politici, ma tanti cartelli che chiedono un cambiamento urgente delle politiche ambientali: da ‘diritto al futuro’ a ‘stop emission’, passando per ‘vi siete goditi le stelle e ci avete lasciato un cielo a pecorelle’ o ‘ci avete rotto il clima’
A Venezia, invece, gli studenti hanno organizzato un flash mob: “Indosseremo maschera e boccaglio per dire che ‘abbiamo l’acqua alla gola”, spiegano. Hanno appeso uno striscione per ricordare che la città , in caso di catastrofi climatiche, sarà la prima ad affondare: “Venice will sink first”.
“Abbiamo l’acqua alla gola per colpa del surriscaldamento globale e dell’innalzamento del livello del mare, ma anche perchè annaspiamo ogni giorno in un sistema scolastico sottofinanziato, vecchio e inadatto a rispondere alle nostre esigenze”, dichiara Tommaso Biancuzzi, Coordinatore Regionale della Rete degli Studenti Medi Veneto .
Viola Valabrega, Coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Venezia, spiega “Venezia sarà la prima ad affondare. Noi studenti non possiamo più rimanere fermi a guardare. Vogliamo investimenti per una scuola e un pianeta che non ci lascino con l’acqua alla gola. Per questo oggi saremo in piazza, nella nostra città come in tutta Italia!”
Fiumi colorati a Napoli, dove si vedono bandiere e striscioni. E si sente la musica. “Non rompeteci il futuro”, “La Terra è una sola”, si legge sugli striscioni. “Basta roghi e veleni”, si legge su uno striscione portato in corteo dagli studenti di Giugliano.
E la fondatrice del movimento, Greta Thungberg saluta l’Italia e le altre piazze di tutto il globo su Twitter: “Buona fortuna a tutti quelli che stanno scioperando in tutto il mondo. Il cambiamento sta arrivando!”.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
SI PREVEDE UNA MAXI ADESIONE
Sciopero per il clima, si replica. In 160 città italiane, giovani (e meno giovani) scendono in piazza per chiedere a governi e imprese azioni forti e immediate contro la crisi climatica.
È la terza volta che il movimento Fridays For Future, ispirato dall’attivista 16enne Greta Thunberg, organizza uno sciopero globale: la versione maxi di quelli che dall’inizio dell’anno si tengono ogni venerdì in tante città del mondo, grandi e piccole.
E per rispondere a questa mobilitazione, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S) ha annunciato che il governo presenterà il suo decreto ambiente il 3 ottobre.
Sarà un decreto legge, cioè un provvedimento urgente, e non un semplice disegno di legge. Perchè, ha spiegato Costa “se c’è un’emergenza climatica, c’è anche un’emergenza legislativa”.
Il primo Global Strike sul clima è stato il 15 marzo, il secondo il 24 maggio.
Ma stavolta, il movimento ha fatto le cose in grande. Ha indetto una settimana intera di manifestazioni, dal 20 settembre al 27, la #WeekForFuture.
Venerdì scorso si è cominciato con cortei e presidi in 130 Paesi e quattro milioni di persone in piazza (secondo gli organizzatori). Per il resto della settimana, ci sono stati eventi di tutti i tipi: convegni, concerti, pulizie di spazi pubblici, sit-in, performance.
Il programma di massima è comune in tutte le città . Corteo e comizio in centro alla mattina, dalle 10 alle 13. Poi, ogni comitato locale può organizzare iniziative particolari.
Le richieste del movimento a livello nazionale sono quelle di sempre: abolizione dei sussidi alle fonti fossili, dichiarazione di emergenza climatica da parte del governo e degli enti locali (oggi l’ha dichiarata il Comune di Roma), decarbonizzazione dell’economia, giustizia climatica per i popoli più esposti. Poi, ogni comitato locale porterà le proprie battaglie: a Milano si chiederà al Comune di ridurre il consumo del suolo, a Napoli ci sarà un focus su rifiuti e roghi, a Roma si parlerà di trasporto pubblico e piste ciclabili.
“La sensazione è che domani supereremo la partecipazione delle volte precedenti – spiega Vincenzo Mautone di FFF Napoli -. Per strada, sugli autobus, sentiamo gli studenti che parlano dello sciopero, che si organizzano per andarci”.
Per Francesca Travaglino, romana, “siamo cresciuti tantissimo. Al primo sciopero per il clima a Roma eravamo 12, per lo più adulti. Col tempo il movimento è cresciuto attraverso le assemblee, sono arrivati sempre più ragazzi”.
“Non ho avuto nessuna difficoltà stavolta ad organizzare l’evento – racconta Miriam Martinelli, milanese -: I giovani oramai fanno da soli, arrivano in autonomia. Andremo in piazza tantissimi e determinati”.
Il ministro dell’Istruzione, il pentastellato Lorenzo Fioramonti, nei giorni scorsi ha mandato una circolare ai presidi invitandoli a giustificare gli studenti che andranno alle manifestazioni. La cosa ha suscitato molte critiche da parte delle opposizioni. Il movimento ha apprezzato, ma ha chiesto anche al ministro di fare qualcosa di concreto: soprattutto, inserire nei programmi lo sviluppo sostenibile e i danni delle fonti fossili.
Numerosi presidi hanno concordato con gli studenti di partecipare alle manifestazioni con uno striscione del proprio istituto, per dimostrare l’adesione dell’intera scuola. La preside del liceo Orazio di Roma ha dichiarato per l’istituto lo “stato di emergenza climatica” per giustificare gli studenti.
L’Università di Genova aderisce allo sciopero. Nei cortei ci saranno anche le ong ambientaliste, Slow Food e Coldiretti.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2019 Riccardo Fucile
IL CONTO SALATO TRA PERDITE ALLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE E DANNI ALLE STRUTTURE
Negli ultimi 10 anni sono stati conteggiati danni per 14 miliardi di euro tra perdite della
produzione nazionale e danni a strutture e infrastrutture nelle campagne a causa del clima impazzito.
Poi ci sono quelli arrecati alle altre attività produttive sempre a causa di alluvioni e disastri vari e i tanti morti.
Secondo le stime di Legambiente dal 2005 al 2016 nel nostro Paese si sono infatti contate quasi 24 mila vittime a cause di ondate di calore e di ben 157 delle alluvioni.
Non sorprende quindi vedere l’Italia nella top 10 dei paesi del mondo che hanno subito più danni dal 1998 ad oggi a causa di catastrofi naturali.
Spiega La Stampa:
I costi più alti li hanno pagati Usa (944,8 miliardi), Cina (492) e Giappone (376,3). L’Italia, con 56,6 miliardi, si piazza invece al settimo posto di questa drammatica graduatoria dietro alla Germania (57,9) e davanti alla Francia (43,3). Dallo studio di Coldiretti emerge che se le emissioni inquinanti non verranno ridotte entro la fine secolo la produzione di grano diminuirà del 20%, la soia del 40% ed il mais del 50% con conseguenze evidenti anche in Italia.
E gli ultimi dati dell’Ispra ci dicono che nemmeno la recessione ci viene più in aiuto, visto che tra aprile e giugno di quest’anno col Pil sceso dello 0,1% la produzione nazionale di CO2 è cresciuta dello 0,8%.
Per Legambiente «non esistono più alibi o scuse per rimanere fermi», ed «è urgente che il Paese approvi un piano nazionale, come hanno fatto gli altri paesi europei, in modo da coordinare le politiche di riduzione del rischio sul territorio ed avviare interventi rapidi a partire dai grandi centri urbani attraverso nuove strategie e adeguate risorse economiche».
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
PER IL 74% DEGLI ITALIANI E’ UNA PRIORITA’ ASSOLUTA INTERVENIRE
Il vertice sull’azione per il clima voluto dal segretario generale delle Nazioni Unite Antà³nio
Guterres a New York – previsto per il 23 settembre – è alle porte, e l’Unione europea è chiamata all’appello a proporre fatti e non parole.
Del resto, secondo uno studio del Consiglio europeo per le relazioni internazionali, sono gli stessi cittadini Ue a chiedere risposte sempre più chiare sul tema, tanto che sarebbero disposti a sacrificare la crescita economica pur di proteggere il pianeta.
Il sondaggio, commissionato dal prestigioso think-tank European Council on Foreign Relations (ECFR), ha coinvolto 60mila cittadini europei in quattordici Paesi per capire cosa si aspettano da appuntamenti come l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) e il summit di New York, concentrandosi su temi che vanno dal clima al disarmo nucleare in Iran, fino ai rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti e alle interferenze russe nelle elezioni di altri Paesi.
Stando all’indagine, il 74% degli italiani è pronto “a rendere il cambiamento climatico una priorità assoluta della propria politica” e, il 50% dei cittadini Ue sacrificherebbe la crescita economica per proteggere il clima.
Intanto, il conto alla rovescia per la settimana di sciopero mondiale, Global #WeekForFuture e del #GlobalClimateStrike, è cominciato, e da oggi al 27 settembre per le strade di tutto il mondo milioni di persone sfileranno chiedendo la possibilità di un futuro su questo pianeta.
Le preoccupazioni sul destino della Terra sembrano condivise anche dai maggiori rappresentanti delle istituzioni, a partire dallo stesso Guterres che, incalzato dai giornalisti Mark Hertsgaard del The Nation e Mark Phillips di CBS News, ha dichiarato che “Madre Natura è arrabbiata”.
Ecco perchè “la società civile, le imprese, le città , le regioni sempre più frequentemente premono sui governi centrali affinchè adottino nuove misure di contrasto al cambiamento climatico – lo abbiamo visto alle ultime elezioni europee – e sempre più frequentemente assumono loro stessi la responsabilità di cambiare”.
L’Europa, insomma, lo ha capito: il tempo è scaduto. In vista dell’appuntamento nella Grande Mela, la Commissione ha adottato una comunicazione indirizzata al Parlamento e al Consiglio, che ribadisce i punti dell’impegno dell’Ue a favore dell’azione per il clima e spiega che la strategia prevede di superare gli obiettivi dell’accordi di Parigi per il 2030 e rendere l’Europa neutrale in quanto a emissioni entro il 2050.
Peccato però che non ci sia ancora un accordo tra i Paesi sulla questione degli investimenti fossili: durante recente riunione del Cda della Banca europea per gli investimenti (Bei) dedicato allo stop ai finanziamenti ai fossili, il Cda ha infatti deciso di non decidere, e una nota della Banca ha annunciato che “le deliberazioni dettagliate sulla nuova bozza di politica di finanziamento nel settore energetico dovrebbero riprendere in occasione della prossima riunione che si terrà a Lussemburgo il 15 ottobre prossimo”. Secondo indiscrezioni, il Cda non sarebbe stato in grado di arrivare a una decisione definitiva stante i contrasti tra i 29 rappresentanti dell’organismo (uno per ciascun Paese Ue più uno della Commissione).
A livello politico invece è tutta da decidere la partita del computo degli investimenti finalizzati alla lotta al climate change nei parametri del deficit pubblico fissato dal Patto di stabilità e crescita.
Sul tavolo della nuova Commissione europea, la proposta italiana di svincolare gli investimenti verdi dal patto di stabilità – che piace sia a M5s che a Pd e che rilancia in chiave ecologista la golden rule che il ministro dell’Economia Gualtieri provò a introdurre già nel 2012.
Oltre ai progetti di decarbonizzazione, per l’Italia sono fondamentali anche quelli dello sviluppo di nuove tecnologie, la sensibilizzazione collettiva, la multimodalità e l’elettrificazione dei veicoli. “Occorre poi porre maggiore attenzione su quelle misure che mirano all’innovazione nello sviluppo delle infrastrutture digitali e della mobilità sostenibile, nonchè l’incentivazione, la sperimentazione e la messa in esercizio di veicoli a guida automatica e connessa”, ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli. ma per ora una riforma strutturale del Patto non è in agenda. la partita a Bruxelles è appena cominciata.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
SUCCESSO STRAORDINARIO DELLO SCIOPERO GLOBALE IN TUTTI I CONTINENTI… UN MILIONE E MEZZO DI CITTADINI IN PIAZZA IN GERMANIA
Milioni di studenti in marcia in tutto il pianeta per lo sciopero mondiale per il clima. Greta ha guidato a New Yorl il raduno più atteso della giornata. Oltre 15mila persone hanno partecipato a Bruxelles, 100 mila persone a Westminster, Londra, nel più grande raduno britannico della giornata. “Cambiare le politiche dei governi per preservare il futuro”, ha arringato la folla il leader laburista Jeremy Corbyn.
In Germania sono scese in piazza complessivamente almeno 1,4 milioni di persone, secondo gli organizzatori, con grandi eventi a Berlino, dove era presente anche la capitana della Sea Watch Carola Rackete, Francoforte e Amburgo.
Manifestazioni anche a Parigi, nella piazza centrale di Praga, e a Varsavia. A Helsinki un dimostrante vestito da Babbo Natale portava un cartello con la scritta ‘my house is on fire’, cioè ‘la mia casa è in fiamme’. Le manifestazioni hanno contagiato anche l’Africa, con eventi in Kenya, Uganda e Sudafrica.
La giornata di proteste è iniziata però a est, in particolare alle Vanuatu, alle Isole Salomone e a Kiribati, quando il sole si levava sul Pacifico. Migliaia di studenti sono scesi poi in strada in Australia, Thailandia, Indonesia ed India, dando inizio allo ‘sciopero globale’, in vista del summit Onu sul clima, in programma da lunedì a New York. Manifestazioni e cortei anche in Giappone, Filippine e Birmania: sono 150 i Paesi coinvolti in tutto il mondo.
Gli studenti di New York, esentati dalla lezione di scuola su ordine del sindaco Bill de Blasio, stanno marciando partendo da Lower Manhattan per contrastare il “cambiamento climatico”. Le manifestazioni sono iniziate in molte città degli Stati Uniti, come Washington, Boston e Philadelphia, riporta live la Cnn.
Il clou è però a New York, dove Greta Thunberg, guida le manifestazioni. Greta spera che questa iniziativa “sia il punto di svolta sociale”, ha dichiarato in un’intervista ad Afp.
Questo è il secondo sciopero globale per il clima, dopo quello di metà marzo quando scesero in piazza i cittadini di 40 Paesi. In tutto erano 1,6 milioni di persone
Non sono solo i giovani a partecipare questa volta. A loro si sono uniti gruppi sindacali e umanitari, organizzazioni ambientaliste e impiegati di alcuni dei più grandi marchi del mondo.
Oltre 1.500 dipendenti Amazon hanno annunciato la loro partecipazione allo sciopero, insieme ai lavoratori di Microsoft, che a inizio mese hanno twittato: “I lavoratori Microsoft si uniranno ai milioni di persone in tutto il mondo partecipando allo sciopero globale del clima guidato dai giovani il 20 settembre, per chiedere la fine dell’era dei combustibili fossili”.
Patagonia, il noto marchio di abbigliamento outdoor, chiuderà tutti i suoi negozi del mondo per qualche ora dal 20 al 27 settembre, a sostegno del Movimento. “Nel momento in cui la leadership sul clima è inesistente, devono farsi avanti le aziende responsabili”, ha sottolineato Patagonia in una nota.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
LO STUDIO DEL JOURNAL OF ENVIROMENTAL PSYCHOLOGY
Le norme sociali che oggi troviamo scontate sono traguardi raggiunti da altri giovani in altri “scioperi scolastici” In vista dell’imminente summit sul clima alle Nazioni Unite, previsto il 23 settembre, in molti si staranno chiedendo a cosa serva scioperare per il clima, a parte suscitare l’interesse di una organizzazione internazionale, dove tanti diplomatici esprimeranno le loro argomentate opinioni durante la giornata.
Anche l’utilità di un fenomeno virale può essere sottoposta a verifica — con tutti i limiti del caso — da parte dei ricercatori, ed è quanto è successo.
Lo studio di cui trattiamo è stato pubblicato sul Journal of Environmental Psychology e mostra come questo genere di manifestazioni potrebbe smuovere i «fattori psicologici più importanti» per mobilitare le persone nella lotta ai cambiamenti climatici, proprio il genere di problema di cui accennavamo in un recente articolo
Cosa smuove le persone?
Da una parte infatti ci sono la comunità scientifica e gli addetti ai lavori, che nelle migliaia di stazioni meteorologiche sparse nel mondo misurano e certificano l’aumento delle temperature; dall’altra invece ci sono tutti gli altri, singoli individui che hanno una diversa percezione del fenomeno, spesso distorta dai luoghi comuni.
La ricerca si è svolta in Australia, dove recentemente il cambiamento climatico è stato riconosciuto come un’emergenza sanitaria. A un ampio campione di persone è stato chiesto quanto erano disposte a fare per contribuire. I risultati ottenuti sono stati integrati a quelli di altri studi dove vengono suggeriti diversi fattori che influenzano la volontà ad agire nelle persone:
fattori socio-demografici;
conoscenza dei cambiamenti climatici;
esperienze personali di eventi meteorologici;
valori morali.
I ricercatori hanno concluso che le variabili più significative sono invece tre:
affetto;
inefficacia della risposta di mitigazione;
norme sociali.
La prima variabile riguarda quanto i cambiamenti climatici sono percepiti come spiacevoli; la seconda si riferisce al pessimismo con cui guardiamo alla possibilità di fare qualcosa di efficace; infine le norme sociali, divise in «descrittive» (quanto le persone importanti per te stanno facendo) e «prescrittive» (quanto queste persone si aspettano da te).
L’importanza dell’effetto di aggregazione
I ricercatori suggeriscono che proprio manifestazioni di questo tipo possano contribuire a far capire a sempre più persone la reale entità del fenomeno. L’effetto di «aggregazione» andrebbe quindi ben oltre l’esempio individuale.
Da soli è difficile pensare di poter fare qualcosa, mentre partecipare a un evento più ampio e — perchè no — anche vagamente ribelle, come l’atto “marinare la scuola” per un giorno, aumenta la possibilità di promuovere le nuove norme sociali alle persone che ci stanno attorno, come quando i nostri genitori protestavano nelle Università per difendere i diritti delle donne o politiche meno repressive.
Oggi certi comportamenti che prima erano accettati vengono percepiti come maleducati, bigotti o reazionari, proprio in virtù del fatto che a un certo punto qualcuno ha deciso di scendere in piazza e manifestare, per lo più pacificamente; aderire a degli scioperi; ispirare summit di organizzazioni internazionali, eccetera.
C’è ancora tanto lavoro da fare, ma non possiamo certo dire che queste iniziative non abbiano sortito alcun cambiamento in norme sociali che oggi potrebbero addirittura sembrarci scontate.
(da Open)
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Settembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
PREVISTI TAGLI PROGRESSIVI ALLE SPESE FISCALI AI SETTORI INQUINANTI
Inizia a circolare una bozza del decreto legge sull’ambiente, tema messo al centro dal nuovo
programma di M5s e Pd, e prendono forma i provvedimenti sui quali lavora l’esecutivo. Si va da un bonus ‘rottamazione’ di 2 mila euro al taglio degli incentivi per le attività inquinanti.
L’incentivo per la rottamazione è destinato a chi risiede nelle città metropolitane e intende dismettere autovetture omologate fino alla classe euro 4. Vale cinque anni e può essere usato per abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale, sharing mobility con veicoli elettrici o a zero emissioni, anche in favore dei familiari conviventi. Il testo che contiene le “misure urgenti per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”, nella versione in bozza, si compone di 14 articoli.
Nel menu degli interventi si trova la promozione del trasporto scolastico sostenibile, con un fondo in favore del servizio di scuola bus a ridotte emissioni per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, comunali e statali ricadenti nell’ambito delle città metropolitane: 10 milioni annui sul piatto.
Una delle misure disegnate è il maxi-sconto su saponi e alimentari sfusi, privi di confezione di plastica. “Al fine di ridurre la produzione di imballaggi per i beni alimentari e prodotti detergenti, per gli anni 2020, 2021 e 2022 è riconosciuto un contributo pari al 20% del costo di acquisto di prodotti sfusi e alla spina, privi di imballaggi primari o secondari”. Lo sconto è diretto per gli acquirenti e sotto forma di credito di imposta, nel limite di 10 milioni l’anno, per i venditori.
Spazio, poi, agli incentivi del trasporto a domicilio di prodotti; si va dalle azioni per il rimboschimento alle città verdi, dalla riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi al potenziamento della via e all’introduzione dell’impatto ambientale della regolamentazione, dallo sviluppo dei parchi nazionali alla tutela degli ecosistemi, all’istituzione di zone economiche ambientali a regime economico speciale, alla velocizzazione della pianificazione di emergenza per gli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, all’economia circolare, al commissario unico per le discariche abusive.
Prende forma anche la spending review delle spese fiscali dannose per l’ambiente, da tempo invocata dal M5s come serbatoio di risorse.
Si prevede che dal 2020 quelle indicate nel catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi istituito presso il ministero dell’ambiente “sono ridotte nella misura almeno pari al 10% annuo sino al loro progressivo annullamento entro il 2040”; l’individuazione dei sussidi è demandata alla manovra e gli “importi sono destinati, nella misura del 50%, a uno specifico fondo istituito presso il ministero dell’economia per il finanziamento di interventi in materia ambientale, con priorità alla revisione dei sussidi ambientalmente favorevoli, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili”, si legge nel decreto.
Per quanto riguarda la Via, viene previsto un potenziamento con “un’analisi della coerenza dell’opera ai fini dei cambiamenti climatici nell’intero ciclo di vita, al fine di valutarne la neutralità climatica anche mediante interventi di compensazione”; inoltre viene introdotta una valutazione di impatto sanitario nei siti di bonifica di interesse nazionale; viene posta maggiore attenzione alla compatibilità della regolamentazione con le misure di protezione dell’ambiente, il progressivo ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, l’indirizzo verso un’economia circolare, il contributo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile individuati dalle nazioni unite: “Le amministrazioni centrali e territoriali, entro il 28 febbraio di ciascun anno, pubblicano sul proprio sito istituzionale il proprio bilancio ambientale, al fine di valutare gli impatti ambientali delle politiche settoriali, sociali e di sviluppo dell’ente, attuate o da attuare”, si legge inoltre nel testo. Presso la Presidenza del consiglio è istituita una piattaforma per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria.
(da agenzie)
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