Giugno 8th, 2018 Riccardo Fucile
ORA POTRANNO CHIEDERE L’ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO
Amazon ha sforato le quote per l’utilizzo di “lavoratori somministrati” e ora dovrà assumere
1.300 lavoratori che potranno chiedere la stabilizzazione dal primo giorno del loro utilizzo.
E’ quanto ha notificato l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ad Amazon dopo aver avviato un accertamento nei confronti della società Amazon Italia Logistica.
Nessun rilievo invece dalle verifiche fatte sui controlli a distanza dei lavoratori.
“Si è concluso, con notificazione del verbale di contestazione del 30 maggio u.s., l’accertamento iniziato nei confronti della ditta Amazon Italia Logistica lo scorso 7 dicembre”, si legge sul portale dell’ispettorato.
“È stato contestato all’azienda di aver utilizzato, nel periodo da luglio a dicembre 2017, i lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato”, viene dettagliato.
“Si evidenzia infatti che l’impresa, a fronte di un limite mensile di 444 contratti di somministrazione attivabili, nel periodo suindicato, ha invece sensibilmente superato tale limite, utilizzando in eccesso un totale di 1.308 contratti per lavoratori somministrati”.
Visto il superamento di questi limiti, viene ancora specificato dall’Ispettorato, “l’iniziativa ispettiva potrà consentire la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti, i quali pertanto potranno richiedere di essere assunti, a tempo indeterminato, e a far data dal primo giorno di utilizzo, direttamente dalla società Amazon”.
L’accertamento era scattato, si spiegava a dicembre, nell’ambito delle attività ispettive programmate, “con un’attenzione prioritaria al settore della logistica e della movimentazione merci”.
Erano però i giorni caldi nei quali i lavoratori del centro di Castel San Giovanni avevano scioperato e manifestato con bandiere, cartelli e slogan, proprio in occasione del Black Friday che muove miliardi di acquisti online.
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
“DALLA SUA TERRAZZA GUARDA CON DISTACCO IL MONDO COME IL GRANDE GATSBY”
“Chiudere l’Ilva sarebbe un disastro. Se non si chiude, e in tempi brevissimi, con Arcelor Mittal,
20mila persone perderanno il lavoro per sempre e andranno a casa. Le dichiarazioni di Grillo sono la dimostrazione che siamo in mano ad un branco di irresponsabili. Dalla sua terrazza guarda con distacco il mondo, e anche l’Ilva, come il Grande Gatsby”.
Durissimo l’ex ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda sul progetto Grillo relativo all’Ilva di Taranto.
“Ma quali fondi Ceca – ribatte Calenda – Non esistono. Grillo parla dell’Ilva come si parla al bar della propria squadra di calcio. Peccato che a fare queste dichiarazioni sia il leader carismatico del principale partito di governo. La chiusura dell’Ilva sarebbe il più grande disastro della storia dell’industria italiana. Farne un parco archeologico? Trasformare i dipendenti Ilva in guide turistiche? Queste sono parole del leader di una forza politica del tutto unfit, inadeguata, a governare il nostro Paese”.
Su twitter l’ex ministro al “nessuno lo avrà mai pensato” di chiudere l’Ilva detto da Grillo ha ribattuto: “Nessuno l’avrà pensato ma molti dei tuoi lo hanno detto e scritto. Irrilevante. È ottimo proponimento. Ci sono 1,2 miliardi per interventi ambientali e 1,1 per le bonifiche oltre a rafforzamento controlli su danno sanitario e monitoraggio ambiente. Chiudere presto accordo”.
(da “Huffingtionpost”)
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Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile
M5S: “RIPRISTINARE ART 18″… LEGA:”NON E’ NEL CONTRATTO”… RESTA IL NODO ACCIAIERIA … POSIZIONE AMBIGUA NEL CONTRATTO, ORA TUTTI HANNO PAURA DI PARLARE
A preoccupare la maggioranza ci sono già diversi dossier delicati, dal nodo Jobs Act fino all’Ilva. Temi, cioè, che dividono ancora i due partiti.
Non è un caso che nel contratto di governo le questioni siano state soltanto sfiorate. E che i diretti interessati non intendano sbilanciarsi troppo, prendendo tempo.
Basta osservare l’affaire Jobs Act. Lo stesso Luigi Di Maio ha già annunciato l’intenzione di voler intervenire su una delle più discusse e simboliche riforme renziane: “Va rivisto, c’è troppa precarietà ”. Eppure, non sarà semplice.
Perchè nel contratto di governo c’è poco o nulla in merito: “Particolare attenzione sarà rivolta al contrasto della precarietà , causata anche dal Jobs act, per costruire rapporti di lavoro più stabili e consentire alle famiglie una programmazione più serena del loro futuro”, si legge.
Il nodo però, resta quello della possibile reintroduzione dell’articolo 18.
Un tema sbandierato in campagna elettorale dai pentastellati e presente nel programma del M5s. Ma non certo in quello leghista, con il partito di Matteo Salvini attento alle esigenze del suo elettorato legato al mondo dell’impresa, tutt’altro che convinto di voler abbandonare la maggiore libertà di licenziamento concessa dal governo di Matteo Renzi.
Non è un caso, quindi, che le posizioni siano ancora siano distanti, al di là la prudenza dei ministri del governo
Al contrario, tra le seconde linee lo scontro sembra già aperto: “L’articolo 18? Va ripristinato per le aziende con più di 15 dipendenti, troveremo una soluzione con la Lega”, ha rivendicato il deputato del M5s Matteo Mantero.
Della stessa opinione il senatore Nicola Morra: “La nostra posizione è stata chiara fin dalla campagna elettorale”.
Più cauto è invece Riccardo Fraccaro, ministro dei Rapporti con il Parlamento e fedelissimo del neo ministro al Lavoro Luigi Di Maio: “Vogliamo portare in Aula i dossier, quando avremo i testi pronti ne discuteremo”.
Dalla Lega, però, sembrano già prepararsi alle barricate: “Non è nel contratto”, ha tagliato corto Armando Siri, già promotore della flat tax in versione salviniana. E pure Claudio Borghi sembra già escludere la possibile reintroduzione: “Faremo quello che c’è nel contratto”.
A prendere tempo, invece, è il collega Gian Marco Centinaio, neo ministro per le Politiche agricole: “Ne parleremo con Di Maio”
Certo, non è l’unico dossier.
Perchè più spinoso e imminente da affrontare resta quello legato al destino dell’Ilva. Tanto che pure dal Pd sono arrivate accuse al governo di restare silente, da Renzi, fino all’ex viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova: “Pensate di fare una nuova Bagnoli? Se chiude l’Ilva di Taranto non si cancella solo l’industria, ma si blocca anche Novi Ligure e vanno in difficoltà gli investimenti del Nord”. “Pretendiamo che fin da subito siano rispettate le prescrizioni ambientali”, ha spiegato via Facebook il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.
L’incognita sul futuro dell’acciaieria, però, resta
Lo stesso Di Maio, prendendo tempo, aveva già preferito non replicare a chi gli chiedeva chiarimenti, nel primo giorno di lavoro al suo ministero, dopo aver incontrato riders e imprenditori.
Così come si è tenuto alla larga dal nodo Ilva lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che, a domanda diretta, non ha risposto, nel giorno del voto di fiducia a Palazzo Madama.
Nè ha citato la questione nel suo discorso. Contratto alla mano, si parla soltanto di “concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale secondo i migliori standard mondiali” e di “un programma di riconversione economica basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti”. Ma senza spiegare in dettaglio
Tutto mentre il tempo sta per scadere.
Gli stabilimenti che già furono dei Riva dovrebbero passare in mano agli indiani di Arcelor Mittal (vincitore della gara indetta dal ministero dello Sviluppo, ndr), entro fine giugno.
Il problema, però, è legato al mancato accordo con i sindacati su stipendi e livelli di occupazione, con un rischio legato a circa 4mila esuberi. L’incontro tra azienda e governo, per ora, è stato congelato. Ma in attesa che il governo e Di Maio trovino una soluzione al dossier, tra le due anime della maggioranza è già partito lo scontro.
E la domanda resta: Ilva continuerà a produrre, seppur messa in sicurezza e risanata? O verrà chiusa, in modo più o meno graduale?
In casa 5 Stelle non pochi puntano a questa seconda opzione, già da tempo: “Basta, siamo per la chiusura, ci sono già stati troppi morti. Si può riconvertire il lavoro con le bonifiche”, ha rilanciato ai microfoni de Ilfattoquotidiano.it il senatore Alberto Airola. E non è l’unico.
In casa Lega, la pensano in modo opposto. Tanto che è stato lo stesso Siri a ribadire come la chiusura non sia sul tavolo.
Così,ancora una volta, dal fronte governativo si predicano calma e silenzio. L’obiettivo? Allontanare lo scontro.
O quanto meno rinviarlo: “Vedremo quale sarà la soluzione migliore per una materia strategica”, ha tagliato corto Fraccaro.
Si è rifugiata nel silenzio, invece, Barbara Lezzi, leccese e neo ministro del Sud, che già in passato si occupò del caso. Tutto mentre anche da Confindustria chiedono garanzie sul futuro dello stabilimento, convinti che l’unica via sia quella del rilancio industriale.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 3rd, 2018 Riccardo Fucile
SOUMAILA SACKO ERA IN PRIMA FILA NELLE DENUNCE DELLO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI STRANIERI NELLA PIANA DI GIOIA TAURO… MA CASO STRANO SALVINI, ABITUATO A VISITARE I CAMPI ROM, NON E’ MAI ANDATO A “DENUNCIARE” I CRIMINALI ITALIANI CHE PAGANO TRE EURO L’ORA LA MANODOPERA STRANIERA
Un omicidio di chiaro stampo razzista in terre dove la criminalità la fa da padrona: era un
attivista sindacale dell’Usb (Unione sindacale di base), Soumaila Sacko, il ragazzo 30enne del Mali ucciso nel Vibonese nel corso di una sparatoria.
Un ragazzo da sempre in prima fila nelle lotte sindacali per difendere i diritti dei braccianti agricoli sfruttati nella Piana di Gioia Tauro e costretti a vivere in condizioni fatiscenti nella tendopoli di San Ferdinando (Rc).
E proprio l’Unione sindacale di base, per protestare contro la sparatori che ha causato il ferimento di altri due migranti del Mali, ha indetto per domani, lunedi’ 4 giugno, una giornata di sciopero dei braccianti agricoli.
I tre migranti, tutti con regolare permesso di soggiorno, stavano raccogliendo delle lamiere nell’area dell’ex fornace “La Tranquilla” di San Calogero (Vv), quando un uomo è sceso da una Fiat Panda premendo quattro volte il grilletto del fucile.
Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Vibo Valentia, escludono che i tre migranti stessero compiendo un furto in quanto non esiste nessun proprietario che possa rivendicare l’asportazione del materiale (lamiere) abbandonato
Sulla vicenda è intervenuta la Usb con una nota molto dura:
Dopo Abdel Salam a Piacenza un altro lavoratore migrante, il ventinovenne maliano Soumaila Sacko, interno al percorso di lotte di USB tra i braccianti della piana di Gioia Tauro, è stato ammazzato ieri sera mentre insieme ad altri migranti si trovava nei pressi di una fabbrica dismessa forse per cercare lamiere o cartoni con cui costruire la propria baracca. È stato raggiunto da uno dei colpi di fucile sparati da 150 metri da sconosciuti. Nessun motivo dietro l’aggressione, nessun rapporto era mai esistito tra i migranti che si spaccano la schiena nella raccolta di agrumi della Piana e l’assassino. Basta la pelle nera, basta sapersi protetto e condiviso dalle dichiarazioni del neoministro degli interni Salvini, di quello prima Minniti e di quello prima ancora Alfano.
Legittima difesa, respingimenti, pugno di ferro, fine della pacchia è sulla scorta di queste indicazioni che l’assassino ha ritenuto un suo diritto aprire il tiro al bersaglio su Soumaila e i suoi fratelli.
Non c’è un solo responsabile, non c’è nessuna casualità , c’è un clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie richieste dall’Unione Europea e attuate da tutti i governi.
Che i tempi sarebbero stati duri per i migranti e per chi si organizza per ottenere i propri diritti si era capito dal giorno dopo le elezioni del 4 marzo e durante tutta l’ignobile farsa della nascita del nuovo governo.
Minacce ad ogni piè sospinto ai migranti, truce e continuo appello a una legalità che non è giustizia sono stati il leit motiv di un clima che ieri, a San Calogero, si è materializzato nell’assassinio di Soumaila e il ferimento di un altro fratello migrante.
Daremo una risposta, la più grande possibile, a questo omicidio, cominciando dallo sciopero generale dei braccianti proclamato dall’Usb per lunedì 4 giugno e dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma il 16 giugno a Roma.
(da Globalist)
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Maggio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
TASSO AI MINIMI DAL 2012, AL 2,7%… 41.000 POSTI IN ECCEDENZA
In Svizzera si sta registrando un tasso di disoccupazione talmente basso che equivale al pieno impiego. 
Con il risultato che ci sono più offerte di lavoro che persone disponibili a soddisfarle, stando a X28 AG, una società di Thalwil, nei pressi di Zurigo, specializzata nell’analisi del mercato del lavoro elvetico.
La società in questione ha recensito, a fine 2017, un tasso di disoccupazione pari al 2,7% della popolazione attiva.
Bisogna tornare indietro di 5 anni, quindi al 2012, per trovare un dato analogo.
Fatto sta che, nella Confederazione, le aziende si ritrovano con 178 mila impieghi disponibili, mentre i disoccupati sono 137 mila. A conti fatti i posti da coprire sono 41 mila.
“Queste cifre riflettono lo sviluppo positivo dell’economia e la grande fiducia nel futuro delle nostre imprese”, ha commentato, al quotidiano Tages Anzeiger di Zurigo, Cornel Mà¼ller, presidente del CDA di X28 AG.
“Siamo in una fase congiunturale in cui tutto sta andando a meraviglia”, ha dichiarato, dal canto suo, Jan-Egbert Sturm, direttore del KOF, il centro di ricerche congiunturali del Politecnico di Zurigo.
Va tutto bene, in primo luogo, per l’industria svizzera d’esportazione, non più penalizzata dal franco forte.
La valuta elvetica, infatti, si è progressivamente indebolita, prima nei confronti dell’euro e, poi, pure nei confronti del dollaro. Che la situazione sia rosea, per l’economia svizzera , lo dimostrano le previsioni di una crescita vigorosa del PIL che, quest’anno, dovrebbe toccare il 2,8%.
Tornando alla crescita dell’occupazione c’è un dato singolare da tener presente: tra le professioni più ricercate non figurano quelle che presuppongono una formazione accademica ma, piuttosto, quelle che prevedono, unicamente, un apprendistato. Ovvero idraulici, carpentieri e operai metallurgici.
Una conferma del successo della “formazione duale” svizzera, con la formazione di base in azienda e presso la scuola professionale.
Un sistema che offre, ai giovani motivati e ai giovani adulti, una preparazione di alto livello qualitativo e un accesso diretto al mercato del lavoro.
Da rilevare, infine, che la tendenza registratasi a fine 2017 si è confermata, anche, nei primi mesi del 2018. Disoccupazione ferma al 2,7%. con l’eccezione di Neuchà¢tel, dove il tasso è al 4,9%. Ma a Berna è sotto l’1,9 %.
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
“SARA’ BATTAGLIA IN PIAZZA”… COMINCIA LO SPETTACOLO, SALVINI FARA’ MANGANELLARE GLI OPERAI?
«Sant’Ilario è una bella zona, siamo pronti ad andarci in massa qualora il contratto di programma tra
Lega e M5s dovesse confermare la volontà di chiudere l’Ilva».
Lo afferma Armando Palombo, delegato Fiom Cgil, dopo che Lorenzo Fioramonti, consulente economico di Luigi Di Maio, indicato quale ministro dell’Economia in pectore, ha annunciato che i 5S sono per una chiusura programmata dell’Ilva con riconversione economica.
A Sant’Ilario vive Beppe Grillo, padre del M5s.
«Sono sconcertato – prosegue Palombo – qui parlano persone che non conoscono le reali situazioni. A Genova abbiamo fatto un accordo di programma, non ci fidavamo della politica allora, figuriamoci ora. Siamo pronti a manifestare con tutte le nostre forze».
Palombo è stato contattato dalla tv Primocanale che ha sentito anche altri sindacalisti. Antonio Apa, segretario generale Uilm, dice: «Dell’ipotesi chiusura c’è scritto testualmente nel contratto, non solo nel blog del M5s. Bisogna vedere qual è l’idea di green economy che hanno in mente».
Per Alessandro Vella, segretario generale Fim Cisl spiega: «È possibile ambientalizzare e allo stesso tempo mantenere la sidurergia in Italia. Ma se il programma del nuovo governo sarà quello prospettato della chiusura, sarà battaglia in piazza».
All’Ilva di Cornigliano lavorano circa 110 persone, mentre altri 370 sono impegnati in lavori socialmente utili in base a un accordo sulla cassa integrazione.
(da “il Secolo XIX”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
ANCHE IL GIUSLAVORISTA ALLEVA NON LE MANDA A DIRE: “PROGRAMMA DEL LAVORO DELUDENTE, QUESTI VOGLIONO ADDIRITTURA RIMETTERE I VOUCHER”
Nella nuova alleanza tra 5 Stelle e Lega, finalizzata alla formazione del nuovo governo “non mi trovo per motivi ideologici, ho un’altra sensibilità e avrei preferito un’altra direzione”: con queste parole dette all’agenzia AGI Pasquale Tridico, docente di politica economica all’università Roma Tre e indicato come ministro del Welfare ‘in pectore’ dei pentastellati si sfila dal nuovo contratto M5S-Lega.
Il professore ha precisato di non aver visto la versione definitiva del contratto di governo ma in generale, riferendosi alle tematiche sul lavoro, ha spiegato che “non ci sono questioni che a me stavano più a cuore come l’articolo 18” o determinate modifiche “al Jobs Act”.
“Io non sono mai entrato nel MoVimento — ha sottolineato Tridico da Bologna a margine di un convegno organizzato da L’Altra Emilia Romagna — ero un tecnico. Non penso che il mio ruolo sia compatibile con la Lega. Nel Movimento 5 Stelle ci sono diverse anime. Luigi di Maio ha una sensibilità molto forte sul lavoro. Mi auguro — ha continuato — che la sua guida possa spostare verso un programma orientato verso gli ultimi. Io ero stato chiamato come tecnico” su punti precisi ma “dal momento che queste cose non ci sono è quasi naturale che io mi sfili”.
Proprio sul tema del lavoro sarebbe stata possibile un’alleanza tra i 5 Stelle e la sinistra?
“Secondo me sì” ha replicato il docente rimarcando ad esempio le posizioni critiche comuni riferite al Jobs Act.
Anche il giuslavorista Piergiovanni Alleva, consigliere regionale dell’Altra Emilia-Romagna, non ha apprezzato: il contratto di Governo tra Lega e 5 stelle “purtroppo è molto deludente, proprio perchè nonostante quello che si era detto il tema del lavoro è praticamente scomparso”, ha detto all’agenzia DIRE.
Alleva, che in Emilia-Romagna ha provato a proporre la riduzione dell’orario di lavoro per ridurre la disoccupazione, non è affatto soddisfatto delle proposte al vaglio degli elettori di Lega e M5s.
“Addirittura vogliono rimettere i voucher a quanto sembrerebbe. Sono molto sbalordito per questo, a maggior ragione ritengo che sia opportuna una denuncia forte di questa situazione”. Un tema, quello del lavoro, “trascurato, quando invece in campagna elettorale se ne era parlato molto”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
MA COSI’ SI TROVANO POSTI MENO PAGATI E SODDISFACENTI… CONTRAZIONE DEI LAVORI MANUALI, UN MILIONE IN MENO DI OPERAI E ARTIGIANI
Le raccomandazioni, la rete di amici, parenti e conoscenze, sono ancora oggi il modo
principale per trovare lavoro in Italia.
Lo racconta il 90% di coloro che sono alla ricerca di un impiego. E la tendenza riguarda anche i laureati: uno su quattro ottiene un posto proprio attraverso le conoscenze.
Come aveva suggerito tra le polemiche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, sostenendo davanti agli studenti bolognesi che è meglio “giocare a calcetto” piuttosto che “mandare in giro curricula”.
Ma, almeno per quel che riguarda i laureati, farsi raccomandare non paga: chi lo fa non solo guadagna meno, ma tende anche a trovare posizioni più instabili e “meno appaganti“.
Sono alcune conclusioni del 26esimo Rapporto annuale Istat, preziose mentre si discute di riforma dei Centri per l’impiego per far funzionare un eventuale reddito di cittadinanza.
Scesi di un milione operai e artigiani
Se nel 2017 è proseguito l’aumento del tasso di occupazione, arrivato al 58% — un valore comunque ancora lontano dalla media Ue — nel complesso le persone in cerca di occupazione sono più di 2,9 milioni.
Rispetto al 2008 e agli anni pre-crisi, la mappa del lavoro è nel frattempo radicalmente cambiata e il lavoro manuale ha segnato una decisa contrazione: sono scesi di un milione gli occupati classificati come operai e artigiani, mentre si contano oltre 860mila lavoratori in più nelle professioni esecutive nel commercio e nei servizi, in cui rientrano gli impiegati con bassa qualifica.
L’Istat rileva ancora che se nell’industria si sono perse 895mila unità , nei servizi se ne sono invece guadagnate 810mila.
Sempre meno italiani tentano la strada dei Centri per l’impiego
L’87,5% si rivolge ai canali informali, quindi alle sue conoscenze. La maggior parte consulta anche annunci e pubblica inserzioni online o sui giornali.
Mentre meno di quattro disoccupati su dieci dichiarano di aver tentato almeno una volta di trovare lavoro tramite centri per l’impiego, agenzie private o concorsi pubblici, affidandosi quindi ai canali istituzionali.
L’attitudine a utilizzare i diversi canali è variata nel tempo, spiega l’Istat. In particolare, proprio tra il 2008 e il 2017 l’utilizzo dei canali formali istituzionali è sceso di 5,4 punti percentuali, mentre sono aumentati quelli non istituzionali e informali (rispettivamente +3,4 e +7,0 punti).
Chi trova lavoro?
Sono i giovani a utilizzare maggiormente una strategia multicanale, tentando più strade e servendosi molto di internet. Sull’utilizzo di questo metodo sono inoltre molto forti le differenze territoriali: nel Mezzogiorno viene usato da meno di un disoccupato su quattro.
A un anno di distanza, dal 2016 al 2017, tra chi ha trovato lavoro più della metà dichiara di esserci riuscito tramite canali formali, soprattutto al Nord, tra i giovani e tra coloro che hanno un titolo di studio universitario.
All’opposto, la quota di chi ha trovato lavoro attraverso canali informali cresce soprattutto al Sud (50,6 per cento), tra le persone con più di 50 anni e tra coloro che hanno il titolo di studio più basso.
Nel complesso, le raccomandazioni di parenti, amici e conoscenze nel mercato del lavoro sono serviti a quattro disoccupati su dieci del 2016 che hanno trovato lavoro nel 2017 e sono la più diffusa azione di ricerca tra i neo-occupati (usata da nove su dieci).
Più soddisfatto chi ha passato un concorso
Un giovane laureato su quattro trova lavoro attraverso una segnalazione di parenti o amici o la conoscenza diretta del datore di lavoro, sottolinea sempre l’Istat. Ma, si legge nel rapporto, chi invece trova lavoro con canali formali dichiara una “maggiore soddisfazione per l’impiego ottenuto”.
L’inserimento lavorativo attraverso le segnalazioni di familiari o amici porta infatti a ottenere un impiego caratterizzato in assoluto da retribuzioni più basse, minore stabilità e coerenza con il percorso di studi concluso.
Al contrario, le selezioni attraverso un concorso pubblico o la segnalazione dell’università portano a impieghi qualitativamente superiori, garantendo inoltre al laureato di utilizzare le proprie conoscenze.
Il rischio di “sovraistruzione”
Il pericolo per diplomati e laureati è quello di trovarsi in una situazione di insoddisfazione per la mancata valorizzazione dei propri studi. Il 38,5% dei diplomati e laureati di età compresa tra i 15 e i 34 anni (circa 1,5 milioni) dichiara infatti che per svolgere adeguatamente il proprio lavoro sarebbe sufficiente un livello di istruzione più basso rispetto a quello posseduto.
In pratica, questa condizioni si traduce in guadagni ridotti, inferiori opportunità di carriera, minore interesse per il lavoro svolto e, più in generale, minore soddisfazione lavorativa.
L’istruzione come fattore protettivo anche tra i giovani
Nell’ultimo decennio la riduzione del tasso di occupazione è stata più contenuta per i laureati, che hanno quasi recuperato il livello del 2008 (78,3 per cento contro il 78,5). Chi ha un elevato tasso di istruzioni ha avuto più probabilità di trovare lavoro nel 2017 anche tra i Neet, ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati e non in formazione che rappresentano oggi 2,2 milioni di persone.
Anche nell’ultimo anno si è registrata una leggere diminuzione (-1,1 per cento), anche se più debole rispetto al forte calo del 2016. Il segmento più numeroso tra i Neet è comunque costituito da persone in cerca di occupazione: 898 mila persone, il 41% del totale.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
PRESENTATO IL PIANO, VENERDI’ LA FORMALIZZAZIONE A TORINO
Passi in avanti nella vicenda Embraco e dello stabilimento Riva di Chieri.
Oggi le due aziende interessate a rilevare gli asset hanno illustrato ai sindacati, al ministero dello Sviluppo economico, i due progetti che permetteranno di salvaguardare tutti i posti di lavoro.
I passaggi finali dovrebbero essere messi a punto venerdì a Torino nel corso di un incontro all’Unione industriale. E’ questo in sintesi quello che emerge al termine del tavolo al Mise tra sindacati, rappresentanti della Regione Piemonte, Embraco e delle due aziende interessate.
“Sono state presentate ai sindacati le due società che faranno l’investimento nell’ex Embraco, riprendendo tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni senza nessun supporto di denaro pubblico”, sottolinea il ministro Carlo Calenda al termine della riunione.
Le due aziende sono la Venture Productions, israeliana con capitale cinese, che punta a produrre robot e droni per la pulizia di pannelli fotovoltaici e filtri per l’acqua e che dovrebbe occupare 350 lavoratori, mentre la seconda è la torinese Astelav, che si occupa della rigenerazione di frigoriferi usati e che dovrebbe occupare in un primo tempo 30 lavoratori e poi successivamente altri 10.
Circa 60 addetti, invece, dovrebbero lasciare l’azienda grazie agli incentivi offerti da Embraco.
Calenda, nel ribadire che “non sono stati usati soldi pubblici”, sottolinea che sarà usata “la dote che Whirpool-Embraco ha messo a disposizione per i lavoratori”. Le parti, rileva ancora il ministro, “si vedranno venerdì all’Unione industriale di Torino per definire il dettaglio del passaggio”.
Si tratta, spiega ancora Calenda “di un’operazione buona, andata a buon fine. Certamente bisognerà stare attenti e vedere che le cose funzioneranno nel modo descritto”.
Invitalia, in questa fase, non avrà quindi nessun ruolo. “Invitalia rimane con il fondo anti-delocalizzazione attivato nel caso in cui ci dovessero essere dei problemi che speriamo non succedono. In caso di problemi potrà aprire il paracadute ma mi pare che tutto stia andando nella direzione giusta”. Il prossimo appuntamento quindi è per venerdì “per i passaggi finali”, aggiunge Calenda.
Il premier Paolo Gentiloni ritwitta il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sul caso Embraco. “Presentati ai sindacati piani di industrializzazione per Embraco – twitta Calenda -. Tutti assunti, partenza immediata e nessun contributo pubblico. Continueremo a monitorare”.
“Oggi al ministero dello Sviluppo economico è stato compiuto un significativo passo in avanti, entrando nel merito delle soluzioni operative che riguardano il piano di re-industrializzazione del sito produttivo di Riva di Chieri”. Così l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, commenta l’esito dell’incontro che si è da poco concluso al Mise sul futuro dello stabilimento Embraco.
“Mi pare – aggiunge Pentenero – ci siano tutte le condizioni perchè l’accordo si chiuda positivamente. La Regione è disponibile a mettere in campo gli strumenti formativi e di politica attiva del lavoro che dovessero eventualmente rendersi necessari, a patto naturalmente che l’intero processo descritto oggi si realizzi e a fronte di tempi certi sull’assorbimento di tutti i dipendenti coinvolti”. “Credo sia giusto ringraziare il ministro Calenda per l’attenzione dedicata alla vicenda e l’impegno profuso nell’individuare soluzioni. Noi – conclude – continueremo a seguire, anche con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, l’evolvere della situazione, per fare in modo che il piano garantisca la salvaguardia dei livelli occupazionali e l’insediamento di produzioni innovative in grado di accrescere il tessuto produttivo locale”
Sul futuro dell’Embraco “stamattina abbiamo finalmente conosciuto le due aziende che si insedieranno, ci sono stati presentati i progetti che sembrano interessanti ma bisognerà poi valutare nella concretezza dei quello che succederà “.
Così Ugo Bolognesi della Fiom di Torino al termine dell’incontro tenutosi oggi al Mise specificando che “venerdì mattina ci incontreremo a Torino, oggi è stato definito che il passaggio dei lavoratori sarà fatto mantenendo tutte le condizioni economiche e normative che attualmente hanno i lavoratori Embraco, venerdì sarà definito il modo ma il principio da cui si parte è questo”
I progetti presentati dalla joint venture israelo-cinese e dall’Astelav “sembrano interessanti”, ha continuato Bolognesi aggiungendo “verificheremo in futuro se sono così innovativi come sembrano, se manterranno l’occupazione e se a quel punto se potranno essere un esempio di reindustrializzazione nel nostro paese, ossia come si reagisce a processi di globalizzazione, delocalizzazione creando nuovi posti di lavoro”
“E’ una giornata importante per tutti i lavoratori che stavano perdendo il posto di lavoro. Sono due società che hanno progetti ambiziosi e seri. Possiamo essere un esempio per tutto il paese di una reindustrializzazione seria e vera”, gli fa eco Arcangelo Montemarano di Fim-Cisl. Ad entrare nei dettagli è Dario Basso della Uilm di Torino. “I tempi sono abbastanza contingentati. Hanno necessità di iniziare a produrre molto presto e di assumere circa 370 persone ed a regime l’interezza dei lavoratori che rimarrebbero in esubero”, spiega riferendosi alla cordata cinese-israeliana.
Per quanto riguarda l’azienda torinese Astelav, invece, “necessita immediatamente di 30 persone per produrre subito ed a regime di altri 10”. “L’interezza di questi numeri, insieme alle persone che hanno già accettato l’incentivo all’esodo, ci completa l’esubero dei lavoratori”, dice ancora. “Abbiamo trovato insieme la volontà di traguardare il problema – conclude Basso – questo può essere da esempio”.
(da “La Stampa”)
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