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IL CESSATE IL FUOCO USA-TURCHIA E’ UNA FARSA: PERCHE’ MAI LA SIRIA DOVREBBE ACCETTARE CHE ERDOGAN SI ANNETTI 30 KM DI TERRITORIO SIRIANO?

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

I CURDI PER ORA ACCETTANO LA TREGUA, MA SE QUELLA STRISCIA FINISCE SOTTO IL CONTROLLO TURCO DURA POCO… LA MARCHETTA DEGLI USA A UN ERDOGAN NELLA BRATTA: ISOLATO A LIVELLO INTERNAZIONALE, ODIATO DAL MONDO CIVILE, SCARICATO DAI RUSSI, BLOCCATO DAI CURDI SUL TERRENO

Un accordo a due, senza il terzo incomodo.
Una riunione fiume, oltre 4 ore, per strappare al Sultano una tregua di 5 giorni. Turchia e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco in Siria di 120 ore, nelle quali gli Usa favoriranno l’evacuazione dei combattenti curdi dalla zona di sicurezza concordata con Ankara. A dare l’annuncio è stato il vicepresidente americano Mike Pence, dopo l’incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan,.
Secondo il numero due della Casa Bianca, dopo il ritiro delle milizie curde dal confine turco-siriano, entro cinque giorni, partirà  il ritiro delle forze armate turche. Pence, supportato dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ha aggiunto che le sanzioni imposte dagli Usa alla Turchia per l’offensiva in Siria saranno tolte appena il cessate il fuoco diventerà  permanente.
Nell’attesa della fine definitiva delle operazioni militari, non verranno inoltre imposte nuove sanzioni, ha aggiunto.
“Gli Stati Uniti lavoreranno al fianco della Turchia, e con le nazioni di tutto il mondo per garantire che la pace e la stabilità  siano all’ordine del giorno in questa zona sicura al confine tra Siria e Turchia”, ha sottolineato Pence che ha anche illustrato alcuni dettagli: la Turchia   – ha   spiegato – otterrà  una zona di sicurezza concordata con gli Usa di circa 32 chilometri oltre il suo confine siriano.
Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha poi chiarito che l’accordo con gli Usa costituisce una “pausa” delle operazioni militari, che si trasformerà  in una fine definitiva dell’offensiva solo se i curdi si ritireranno interamente, come concordato.
Il titolare degli Esteri ha anche fatto sapere che la visita del presidente Erdogan il 13 novembre alla Casa Bianca su invito del presidente americano Trump è stata confermata dopo l’accordo raggiunto stasera tra i due Paesi. Il ritiro delle milizie curde dell’Ypg dal confine con la Turchia è iniziato. A riferirlo è sempre il vice presidente Usa spiegando che “il nostro impegno con la Turchia è che collabori con i membri dell’Ypg per facilitare un ritiro ordinato nelle prossime 120 ore”.
“Da parte nostra abbiamo ottenuto ciò che volevamo – ha rimarcato   a sua volta Cavusoglu – Daremo a Ypg cinque giorni di tempo per abbandonare l’area, le armi pesanti delle milizie curde verranno ritirate e le loro postazioni verranno distrutte. L’area sarà  messa sotto il controllo dell’esercito turco”.
L’intesa Usa-Turchia è stata messa nero su bianco su un documento in 13 punti. Ciò che più conta per Erdogan, ancor più del ventilato ritiro delle sanzioni, è   che la Turchia otterrà  una zona di sicurezza concordata con gli Usa di circa 32 km (20 miglia) oltre il suo confine con la Siria
Ed è proprio questa “concessione”, confidano ad HuffPost fonti di Ankara, che ha evitato il fallimento dell’incontro. Perchè quella “fascia di sicurezza” sarà  permanente, e sotto il controllo delle forze armate turche.
Si chiama “safe zone”, si legge “protettorato ottomano” in Siria. Piaccia o meno al presidente siriano Bashar al-Assad.. E qui nascono i problemi. E problemi seri.
Perchè quella zona di sicurezza voluta da Erdogan e concessa dagli Usa, che comprende anche la città  di Kobane, è territorio siriano e solo qualche ora prima dell’annuncio di Pence, Assad aveva proclamato, come riportato dall’agenzia di stampa siriana Sana che “la Siria userà  tutti i mezzi consentiti per garantire l’integrità  del proprio territorio nazionale”. Di tutto il territorio, anche di quei 32 chilometri.
Un “diritto” che era stato ribadito a più riprese dal presidente russo Vladimir Putin, in attesa di incontrare Erdogan a Sochi il prossimo 22 ottobre.
“Se la Russia toglie gli elementi (curdi) dell’Ypg dalla regione insieme all’esercito siriano, non ci opporremo”, aveva affermato il ministro degli Esteri turco, aprendo così a una possibile tregua mediata da Mosca. Questo prima dell’annuncio americano.
“La Russia ci ha garantito che al nostro confine sud est non vi sarà  alcuna postazione Pkk/Ypg”, aveva puntualizzato Cavusoglu. Un patto che sarebbe dovuto essere sancito, per l’appunto, il 22 ottobre. Era stato il capo del Cremlino a invitare il presidente turco in Russia per discutere dell’offensiva militare di Ankara in Siria.
Ed è indicativo il silenzio di Mosca all’annuncio di Pence. Ma la “svolta” oltre a dover fare i conti con il “terzo incomodo”, Assad, investe pesantemente anche il futuro della popolazione curda che vive nelle città  e nei villaggi che sono dentro la “fascia di sicurezza”: diventeranno sudditi turchi?
O dovranno fare posto a una parte dei 3 milioni di sfollati siriani attualmente “custoditi” da Erdogan nei campi profughi in Turchia?
E ancora: l’area che dovrebbe passare sotto il controllo dell’esercito turco è quella dove sono presenti le carceri in cui i miliziani curdi tenevano in “custodia” 12mila combattenti dell’Isis, ai quali si aggiungono i 70mila famigliari sempre insediati nella zona. Ora passeranno sotto “custodia” turca?
Tanti interrogativi che attendono risposta. Parlare di “svolta” è un azzardo. Ancor più di una “felicità  curda”.
Anche se le forze curde fanno sapere di essere pronte a rispettare il cessate il fuoco. Lo ha detto ad Al Arabiya Aldar Xelil, politico ed ex portavoce dell’amministrazione curda.

(da “Huffingtonpost”)

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ESILARANTE: LA LEGA IN UMBRIA ATTACCA BIANCONI SULLA RICOSTRUZIONE INVECE DI PENSARE AL LORO SINDACO DI VISSO NELLE MARCHE INDAGATO PER PECULATO E TRUFFA PER LE DONAZIONI PER I TERREMOTATI

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

MENTRE BIANCONI NON E’ INDAGATO SU NULLA, IL SINDACO LEGHISTA DI VISSO E’ ACCUSATO DI AVER VERSATO 120.000 DI DONAZIONI SUL SUO CONTO CORRENTE

Meno dieci: la Lega ha iniziato il countdown alle elezioni del 27 ottobre in Umbria. E lo fa tornando sul caso Bianconi. Dove Vincenzo Bianconi è il candidato del PD e del M5S che sfida la senatrice leghista Donatella Tesei per la poltrona di Presidente della Regione.
Al centro della polemica politica, portata avanti con dei meme perchè gli argomenti e i fatti scarseggiano, è di nuovo la vicenda dei fondi per la ricostruzione chiesti dal candidato giallorosso per poter mettere a posto i suoi alberghi danneggiati dal terremoto.
La notizia che la pagina ufficiale della Lega dà  oggi risale al 9 ottobre quando il Corriere dell’Umbria pubblicò lo scoop su Bianconi. Il quale chiarì in una conferenza stampa che i soldi per la ricostruzione non sono stati destinati solo alle sue strutture alberghiere.
«Nell’area del cratere su 35 hanno fatto domanda in 19, e 11 hanno ottenuto il contributo, terminato i lavori e ottenuto l’agibilità . Quindi non sono solo le mie aziende ad averli ricevuti», aveva spiegato Vincenzo Bianconi.
E visto che si parla di ricostruzione bisogna prendere in considerazione appunto tutto il cratere, e non solo una zona delimitata secondo convenienza, quindi è falso dire che solo gli alberghi della sua famiglia hanno partecipato al bando per la ricostruzione. A meno naturalmente di non voler distorcere l’informazione.
C’è poi da tenere in considerazione un altro aspetto: non è sufficiente essere “pieno di alberghi” per poter accedere ai contributi per la ricostruzione. Quegli alberghi devono essere danneggiati dal sisma e il danno deve essere dimostrato e certificato.
Se si vuole dire che Bianconi è un terremotato che non può aver diritto al sostegno economico per la ricostruzione allora bisognerebbe avere il coraggio di scriverlo in modo chiaro. Ci sono terremotati che non possono accedere ai fondi? E se sì perchè? Perchè “sono pieni di alberghi” o perchè le strutture danneggiate? La prima obiezione naturalmente non rileva, la seconda curiosamente non viene sollevata.
C’è un’altra vicenda che rimane sullo sfondo e che riguarda sempre i terremotati anche se non sono quelli dell’Umbria ma quelli delle Marche.
È la vicenda del senatore leghista Giuliano Pazzaglini, già  sindaco di Visso (Macerata). A differenza di Bianconi che non è sottoposto ad alcuna indagine Pazzaglini è indagato con l’accusa di peculato, abuso d’ufficio e truffa in merito alle somme donate per la ricostruzione post terremoto del 2016.
La cifra totale ammonta a 120 mila euro, denari che secondo la Procura sarebbero finiti su conti correnti privati.
Per il Pm Giovanni Giorgio, Pazzaglini avrebbe chiesto e ottenuto le donazioni su conti privati adducendo come giustificazione alcune non meglio precisate «difficoltà  operative» per le donazioni fatte direttamente al Comune di Visso.
E proprio a Visso nel 2017 si era fatto vedere e fotografare davanti alle macerie con felpa d’ordinanza l’allora eurodeputato della Lega Matteo Salvini, giunto in visita assieme ad una delegazione di senatori leghisti.
Giova a questo punto ricordare ai più distratti che quando era membro del Parlamento Europeo per ben due volte Salvini è risultato assente alla votazione per lo sblocco degli aiuti comunitari ai territori e alle popolazioni colpite dal terremoto.
Ma evidentemente per la Lega questo è perfettamente normale, così come è perfettamente normale attaccare un terremotato che vuole ricostruire i propri alberghi e dimenticarsi delle indagini (quelle sì, della magistratura) nei confronti di un proprio amministratore locale.

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO RIAPRE LA MANOVRA, CONTE LA RICHIUDE

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

IL CAPO POLITICO ANNUNCIA PER LUNEDI’ UNA NUOVA RIUNIONE DEL CDM SULLA LEGGE DI BILANCIO, PER CONTE NON E’ COSI’ PERCHE’ E’ GIA’ STATA APPROVATA… DI MAIO ORMAI SEMBRA UN LOBBYSTA DEI COMMERCIANTI

Lunedì si riunirà  nuovamente il Consiglio dei ministri. Secondo Luigi Di Maio per approvare la legge di bilancio, secondo Giuseppe Conte no, perchè la manovra è già  approvata.
Ma riavvolgiamo il nastro. Mercoledì sera.
Una fonte di governo spiegava a Huffpost quanto deciso a palazzo Chigi la notte prima: “Abbiamo fatto le sei del mattino proprio per approvare la legge di bilancio e il decreto fiscale. Con la formula salvo intese, i testi non hanno bisogno di un altro Consiglio dei ministri, andranno direttamente in Parlamento appena pronti”.
Giovedì mattina: da Washington, Di Maio parla di una nuova riunione del Cdm, lunedì prossimo, per approvare la manovra. Il perchè della necessità  di un nuovo passaggio è da rintracciare nei malumori che stanno agitando i grillini.
L’abbassamento del tetto all’uso del contante, ma non solo. La partita si surriscalda sulle commissioni che gravano sui Pos e sulle multe ai commercianti che rifiutano i pagamenti con la carta. Di Maio riapre la manovra. Ma Conte a stretto giro la richiude: “È stata approvata salvo intese, ci sono aspetti sui quali possiamo ragionare, ma lunedì c’è un Consiglio dei ministri per un decreto sul terremoto”.
Qualche ora dopo le parole di Di Maio, tra gli staff dei ministri inizia a circolare la voce della possibile convocazione di un Consiglio dei ministri proprio lunedì. L’sms che allerta i ministri non è ancora arrivato, ma da più di un dicastero viene confermato che una nuova riunione è “molto probabile”. Lo schema deciso e concordato nella lunga notte che ha accompagnato il via libera al pacchetto bilancio, vacilla. La palla passa a Giuseppe Conte, diventato il terminale della protesta grillina.
Il premier replica nel primo pomeriggio da Bruxelles. La linea è chiara: va bene qualche aggiustamento, ma l’impianto delle norme contestate non può essere stravolto.
Anche perchè il presidente del Consiglio ha fatto propria della lotta all’evasione una delle cifre politiche e di tentativo di discontinuità  della prima manovra del governo giallorosso. Una fonte di governo del Pd conferma l’orientamento: “Al massimo ci può essere un passaggio di maggioranza per delle limature al decreto fiscale, ma la manovra è stata approvata”.
Al di là  della dinamica su un bis del Consiglio dei ministri, quello che è già  esploso è uno strascico pesante sulla manovra.
È la forte contrarietà  dei 5 stelle a tre misure che sono l’ossatura di quella strategia anti-evasione e di disincentivo all’utilizzo del contante su cui Conte non voglio indietreggiare. Innanzitutto il tetto del contante, portato subito da 3.000 a 2.000 euro e che scenderà  a 1.000 euro nel 2022. Il sottosegretario al Mef in quota 5 stelle Alessio Villarosa l’ha detto chiaramente: “Non ci sono stime che consentano di valutare l’efficacia della riduzione dell’utilizzo del contante”.
Poi c’è la norma che prevede una multa per gli esercenti che rifiutano di accettare i pagamenti con il bancomat o la carta di credito. Nel decreto fiscale uscito dal Cdm notturno c’è scritto che la multa è pari a 30 euro, maggiorata del 4% del valore della transazione rifiutata. Una stangata punitiva per i 5 stelle, che dietro di loro hanno il mondo produttivo dei piccoli imprenditori, commercianti e artigiani. Anche perchè la norma che prevede l’abbassamento sostanziale delle commissioni sui pagamenti con i
Pos ancora deve essere scritta. Anche per questo i grillini spingono per un passaggio in Cdm dove leggere prima i testi definitivi, evitando così eventuali spiazzamenti una volta che questi stessi testi arriveranno al Parlamento.
Il timore dei grillini è che le norme per la riduzione e, sotto una certa soglia, dell’azzeramento delle commissioni, possa avere una gestazione lunghissima. Bisogna avere il via libera dell’Abi e delle banche: è un processo, anche tecnico, che richiede tempo. Intanto, invece, parte subito sia l’abbassamento del tetto all’uso del contante che le multe per chi non accetta i pagamenti con il Pos. E parte anche la rabbia dei grillini.

(da “Huffingtonpost”)

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BERGAMO, RICHIEDENTI ASILO CANCELLANO LE SCRITTE CONTRO SALVINI DAI MURI DI UNA CHIESA

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

IL SINDACO GORI: “MI PARE UNA BELLA RISPOSTA, DI QUELLE CHE FANNO PENSARE”… FA ANCHE PENSARE CHE NESSUN LEONE DA TASTIERA LEGHISTA ABBIA MOSSO IL CULO E PRESO UN PENNELLO IN MANO PER CANCELLARE LA SCRITTA CONTRO IL LORO CAPITONE: AVRANNO AVUTO PAURA DI SPORCARSI GLI ABITI FIRMATI

Sulla facciata laterale della chiesa di Santa Lucia di Bergamo erano comparse delle scritte contro Matteo Salvini, la cui rimozione era stata richiesta il prima possibile dal consigliere comunale Alberto Ribolla: a cancellarle ci hanno pensato i richiedenti asilo dell’Accademia dell’Integrazione.
La scritta contro il leader della Lega recitava «Salvini appeso!».
Armati di pittura e pazienza, a rimuovere la scritta ci hanno pensato alcuni richiedenti asilo della Accademia dell’Integrazione, un progetto attivato dal Comune di Bergamo insieme alla Diocesi e Confindustria che, come spiega in un post su Facebook il sindaco Giorgio Gori, «punta a costruire le condizioni per una buona integrazione dei giovani stranieri a partire da un impegnativo percorso basato sull’apprendimento dell’italiano, sulla formazione professionale e su lavori di pubblica utilità ».
Una delle tante attività  che Matteo Salvini durante il incarico da ministro «ha fortemente penalizzato» continua Gori, postando le foto del prima e dopo l’intervento.
«Il gesto dei ragazzi dell’Accademia di Bergamo mi pare una bella risposta, di quelle che fanno pensare» ha concluso il primo cittadino.

(da agenzie)

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“IO NON CI SARO’”: BRUNETTA SI DISSOCIA DALLA PIAZZA SOVRANISTA DI ROMA. E ANCHE LA CARFAGNA ESPRIME DUBBI

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

“FORZA ITALIA E’ PER UNA COALIZIONE LIBERALE, EUROPEA E PLURALE, NON PER UNA DESTRA SOVRANISTA ED ESTREMISTA”

“Il 19 non sarò in piazza con Salvini. Sono sempre stato uno dei più determinati fautori del centrodestra unito e di governo. Credo però che quel tipo di coalizione non possa che essere plurale, liberale, europeo. Quella rappresentata da Salvini è invece una destra sovranista, populista e non di governo. Quindi la piazza del 19 è legittima ma non è la nostra, è una piazza egemonizzata solo dalla Lega”.
Lo ha ribadito l’ex ministro Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia,
“Sarà  certamente molto frequentata ma – ha sottolineato Brunetta- estremamente minoritaria nel paese. Mentre il centrodestra unito e plurale è maggioritario”.
Così Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, in un’intervista a ‘Il Dubbio’. “Quando Berlusconi aveva i voti di Salvini e anche di più, aveva la cultura del pluralismo e della pari dignità  degli alleati, basti pensare ai lunedì con Bossi. Il centrodestra egemonizzato dalla destra sovranista non può essere maggioritario. Auspico che Salvini rifletta su tutto, anche sulla politica estera. Il pieno dei voti l’ha già  fatto, adesso non basta più. Servono i fatti adesso: costruire politiche economiche, fiscali e valoriali comuni a tutto il centrodestra
E se ne fa interprete Mara Carfagna, da più parti considerata l’avversaria di Salvini nel partito di Berlusconi: “È giusto manifestare contro una manovra fatta di tasse e debito pubblico – dice – ma ritrovarsi in piazza fianco a fianco con esponenti di estrema destra, che hanno annunciato la propria presenza sabato a San Giovanni, non potrebbe che creare difficoltà  in chi, come me, ha vissuto e condiviso la storia e i valori rappresentati negli ultimi 25 anni da Forza Italia”.
Quindi conclude:   “Per questo condivido le perplessità  già  esposte da autorevoli colleghi e l’invito rivolto al mio partito a riflettere sulla partecipazione a una manifestazione che sta assumendo una connotazione ben distante dalle nostre radici liberali, moderate, riformiste”.
Stesse posizioni espresse dal senatore Lucio Malan e dal deputato Osvaldo Napoli. L’ennesima prova delle divisioni all’interno del partito di Berlusconi.

(da agenzie)

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CHE COMICHE: LA LEGA CHIEDE 2,1 MILIONI DI EURO DI DANNI ALL’EX AVVOCATO DELLA LEGA MATTEO BRIGANDI’

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

IL LEGALE ACCUSATO DI PATROCINIO INFEDELE E AUTORICICLAGGIO, IL PM HA CHIESTO UNA CONDANNA A 2 ANNI E 3 MESI… ORMAI E’ RESIDENTE IN TUNISIA DOVE HA TRASFERITO 1,7 MILIONI DI EURO

La Lega ha chiesto 2,1 milioni di euro di danni a Matteo Brigandì, storico legale in passato del Carroccio e dell’ex leader Umberto Bossi.
La richiesta è stata avanzata dal movimento, parte civile con l’avvocato Domenico Aiello, nell’udienza di oggi del processo milanese a carico di Brigandì, anche ex parlamentare leghista, imputato per patrocinio infedele e autoriciclaggio. Il pm Paolo Filippini ha chiesto per l’ex legale del partito una condanna a 2 anni e 3 mesi. La sentenza è prevista per il 31 ottobre.
Brigandì è accusato di essersi reso “infedele ai suoi doveri professionali”, per aver omesso “di denunciare il proprio conflitto di interessi” in relazione a un decreto ingiuntivo di 1,9 milioni da lui richiesto nel 2004 ed eseguito nel 2012 come compensi per la sua attività  nei confronti del partito e di aver continuato a rappresentarlo nelle aule di tribunale.
Brigandì avrebbe anche trasferito “la somma di 1,67 milioni” su un conto di una banca in Tunisia. Da qui anche l’accusa di autoriciclaggio.
Il tribunale di Milano aveva anche disposto un sequestro preventivo ai fini della confisca proprio di quasi 1,9 milioni di euro a carico dell’ex avvocato della Lega. Il sequestro, però, ha riguardato solo un immobile di Brigandì in Piemonte, mentre gran parte dei soldi, circa 1,67 milioni, sarebbe stata da lui trasferita su un conto in Tunisia. E per questo la Procura diversi mesi fa ha anche attivato una rogatoria per arrivare a bloccare quei soldi.
Oggi, nell’udienza davanti al giudice della decima penale Chiara Valori, Brigandì, attraverso i suo legali Paparozzi e Iorio, ha provato a far valere un legittimo impedimento per motivi di salute con un certificato in francese mandato dalla Tunisia, ma il giudice ha rigettato l’istanza.
Nella requisitoria, poi, il pm ha parlato di “una strategia chiara” da parte di Brigandì “per precostituirsi una sorta di ‘tfr’ non formalizzato per la sua uscita dal partito, appropriandosi in pratica di quasi 2 milioni di euro”.
E ha evidenziato anche il “suo iperbolico conflitto di interesse, perchè da difensore ha difeso se stesso e ha fatto causa all’ente di cui era, allo stesso tempo, procuratore legale”
La Lega, parte civile, gli ha chiesto 2,1 milioni di euro (comprensivi anche degli interessi) di “danni arrecati al proprio patrimonio”, oltre ai danni all’immagine.
La difesa parlerà  il 31 ottobre e quel giorno arriverà  la sentenza.
Per capire meglio
Brigandì ha difeso gratuitamente per anni la Lega, con Bossi segretario. Quando il Senatur è caduto in disgrazia la Lega lo ha sostituito dopo qualche mese. A quel punto Brigandì ha presentato tutte le parcelle che non aveva emesso negli anni e il relativo decreto ingiuntivo per ottenerne il pagamento. In pratica aveva il doppio ruolo di chi chiede i soldi e di chi deve pagare. A quel punto ha incassato la cifra richiesta e ha salutato, trasferendo il tutto prima a una polizza assicurativa e poi su un conto in Tunisia, dove ora ha la residenza.

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L’EX STELLA DEL CALCIO BULGARO STOICHKOV PIANGE IN TV PER I CORI RAZZISTI DEI TIFOSI BULGARI: “IL MIO PAESE NON MERITA L’ONTA E LA VERGOGNA DI QUESTI TIFOSI”

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

“I GIOCATORI DEVONO LASCIARE IL CAMPO E I RESPONSABILI IDENTIFICATI”

Vi ricordate Hristo Stoichkov? I nostalgici del calcio degli anni Novanta ricorderanno senz’altro le sue prodezze.
Soprattutto nei dintorni di Parma, dove l’attaccante bulgaro ha lasciato un ricordo indelebile. Era l’epoca in cui le squadre italiane, tutte e nessuna esclusa, godevano di quell’appeal che permetteva loro di strappare un neo-pallone d’oro a una squadra come il Barcellona.
Il calciatore bulgaro aveva ottenuto il riconoscimento nel 1994 e già  due anni dopo vestiva la maglia dei ducali, dopo aver chiuso la sua esperienza con i catalani (esperienza che si ripeterà  nella stagione successiva).
Un passaggio veloce in Serie A, quanto è bastato a lasciare un ricordo indelebile.
Ora, Hristo Stoichkov fa l’allenatore e il commentatore per una televisione spagnola. Proprio in questa circostanza è stato chiamato a commentare i cori razzisti che hanno caratterizzato la partita di qualificazione a Euro 2020 tra Bulgaria e Inghilterra.
Hristo Stoichkov ha illustrato la sua ricetta per contrastare questi comportamenti inaccettabili: «Bisogna lasciare il campo o, più duramente, mandare via questi tifosi per cinque anni, come succede in Inghilterra, senza che possano partecipare alle competizioni internazionali e di club — ha detto Stoichkov in trasmissione -. Le persone nel mio Paese non meritano di soffrire così per colpa loro».
Dopo aver pronunciato questa frase, il grande attaccante bulgaro china il capo e — dopo un attimo di silenzio in studio — si lascia andare a un pianto incontrollabile.
Un’emozione molto forte, che fa capire quanto il problema sia stato avvertito e percepito dal fuoriclasse bulgaro.
L’onta e la vergogna per quanto provocato dai suoi tifosi lo hanno tormentato: nel corso della partita Bulgaria-Inghilterra, i tifosi bulgari hanno insultato i calciatori di colore inglesi e sono stati inquadrati mentre urlavano con le braccia tese, quasi a replicare un saluto nazista.

(da agenzie)

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LA BORGONZONI ORA METTE A RISCHIO LA PRIVACY DEI BAMBINI PUR DI DENUNCIARE UNA “SCHEDATURA” INESISTENTE

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

A PIANORO UN CONSIGLIERE LEGHISTA APRE I FASCICOLI RISERVATI DEGLI PSICOLOGI DEL PROGETTO PATCHWORK SENZA AVERNE TITOLO, LA BORGONZONI PUBBLICA LE FOTO VIOLANDO LA PRIVACY DELLE FAMIGLIE

Ultimamente è sempre più difficile parlare di Bibbiano. E così la senatrice Lucia Borgonzoni, che è candidata per la Lega alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna, prova a tenere alta l’attenzione sul sistema Bibbiano.
Un sistema che, ha spiegato, secondo lei non è limitato alla Val D’Enza ma che è diffuso anche altrove. Ed è quindi alla ricerca di prove di questo sistema che il consigliere comunale della Lega a Pianoro Luca Vecchiettini ha aperto un armadio dove c’era scritto “progetto Patchwork” e ha fatto una scoperta inquietante: «centinaia di bambini ‘schedati’ con informazioni sensibili su situazione familiare, disagi, osservazioni sulla loro psicologia e sul comportamento».
A scriverlo su Facebook è la stessa senatrice Borgonzoni che in un post dettaglia quanto trovato da Vecchiettini spiegando come e dove è avvenuto il ritrovamento dei documenti sensibili.
I faldoni si trovavano in un armadio senza chiave all’interno di una stanza messa a disposizione dei gruppi politici del Comune di Pianoro.
Secondo la Borgonzoni quei dati sono “potenzialmente accessibili a chiunque”. In realtà  la stanza è appunto accessibile ai consiglieri comunali. Una stanza che è chiusa a chiave, come spiega al Corriere di Bologna il sindaco Franca Filippini: «stiamo parlando di una stanza che non è aperta al pubblico, ma solo ai gruppi consiliari, che hanno una copia della chiave».
Quello che la Borgonzoni definisce “profilazione”, “schedatura” o “raccolta di informazioni” su minori e famiglie sono in realtà  le restituzioni e le relazioni degli psicologi del Progetto Patchwork che fino a settembre utilizzava proprio la stanza in uso ai gruppi consiliari.
Si tratta di un progetto di assistenza alla genitorialità  e di ascolto con psicologi sostenuto dal Comune di Pianoro per aiutare genitori e insegnanti a gestire il disagio di figli e alunni.
Non si tratta di un progetto segreto visto che ha una pagina dedicata sul sito del Comune di Pianoro dove si spiega che «nell’ambito di altre attività  con le scuole legate alla prevenzione del disagio e alla promozione del benessere in età  evolutiva, un team di psicologi offre consulenze ai genitori allo scopo di offrire uno spazio di riflessione e accoglienza rispetto alle problematiche relazionali incontrate nel corso dell’educazione e della crescita dei figli».
Non serviva certo un’interpellanza, come quella presentata dalla Lega, per scoprirlo. Il progetto Kismet, citato dalla Borgonzoni nel post, altro non è che il servizio che interviene nella scuola secondaria e in quella primaria.
Nel volantino dell’assessorato all’Istruzione si legge che si tratta di «uno spazio riservato a famiglie e docenti, con uno psicologo in grado di accogliere le richieste di persone che necessitano di una chiarificazione e di un sostegno su situazioni educative difficili».
Il fatto che nei “faldoni” si trovino relazioni sui singoli alunni non deve quindi certo sorprendere: è perfettamente normale che durante gli interventi in classe o durante i colloqui con docenti e genitori di un particolare alunno gli psicologi che hanno in carico il servizio prendano appunti in modo da poter seguire il “caso” nel tempo. O forse la Lega pensa che siano forme di ascolto come andare a fare laconfessione in chiesa?
Quello che stupisce di più è che nel denunciare una presunta “violazione della privacy” degli alunni e dei ragazzi citati nelle relazioni del Progetto Patchwork la Lega abbia a sua volta violato il diritto alla privacy di quelle persone.
Non si capisce infatti a quale titolo Vecchiettini e la Borgonzoni abbiano non solo consultato quei documenti, non solo ne abbiano riportato alcuni passaggi ma addirittura li abbiano fotografati e pubblicati su Facebook.
In teoria infatti nè Vecchiettini nè Borgonzoni avrebbero potuto aver accesso a quelle relazioni. Ma evidentemente era più semplice fare propaganda sui minori che chiedere al sindaco di spostare l’armadio o metterci un lucchetto.
Certo: hanno oscurato i nomi degli alunni ma l’identificazione non è impossibile perchè in alcuni fogli oltre alla classe (segno quindi che è un lavoro fatto in ambito di classe, come prevede il progetto) ci sono alcuni riferimenti alle scuole. Indicativo poi che su una delle pagine Borgonzoni (o Vecchiettini) abbiano evidenziato il passaggio «hanno fatto un progetto su di lui a livello di servizi».
Una frase tutto sommato neutra ma che visto il clima di paura che la Lega ha creato sugli operatori dei servizi sociali dei comuni di tutta Italia sembra quasi una pistola fumante che prova l’esistenza di un “sistema”.
Ma l’unico sistema di cui è dimostrata l’esistenza è la rete dei servizi sociali, che esiste per legge. Fino a quando la Lega continuerà  ad attaccare chi aiuta le famiglie e i ragazzi per prendere qualche voto? Quand’è che Borgonzoni e i leghisti dell’Emilia-Romagna smetteranno con questa caccia alle streghe?

(da “NextQuotidiano”)

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LA BEFFA DELLA TASSA SULLA PLASTICA: SONO CONTRARI TUTTI, DAGLI INDUSTRIALI AGLI AMBIENTALISTI

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

ALLA FINE L’IMPOSTA DI UN EURO AL CHILO PER GLI IMBALLAGGI LA PAGHERANNO I CONSUMATORI

La tassa sulla plastica potrebbe rivelarsi un boomerang anti-ambientalista per il governo. Annunciata per la prossima legge di Bilancio, prevede un’aliquota di un euro per ogni chilo di imballaggio di plastica, con decorrenza dal 1 giugno 2020.
La paura però è che questa nuova tassa abbia lo stesso effetto di quella imposta sui sacchetti biodegradabili per frutta e verdura. Accompagnata da mille polemica, quella tassa aveva spinto i consumatori a preferire prodotti preconfezionati, quindi con un aumento proprio di imballaggi in plastica, come rivelano i dati Ismea.
La tassa colpirebbe direttamente le imprese, ma indirettamente le famiglie, con l’inevitabile aumento del prezzo dei prodotti. Un rincaro stimato tra i 20 e 100 euro per nucleo familiare.
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha affermato in un’intervista a Repubblica che l’imposta «Serve soltanto a fare cassa: si tratta di una tassa lineare. Non aiuta a riconvertire il settore plastica verso produzioni riciclabili e riutilizzabili e non colpisce il consumo di plastiche non riciclabili». Le proposte di Legambiente per un Green New Deal prevedevano infatti di premiare «innovazione ambientale e efficienza, garantendo il diritto di fruire dei benefici di questi interventi a tutte le fasce della popolazione».
Contro la norma anche i sindacati. «La ventilata ipotesi di una tassa aggiuntiva del 20% metterebbe a rischio il futuro di 50.000 lavoratori e di 2000 imprese» ha affermato Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem Cgil: «Non si tratta di difendere gli interessi di un settore ma di evitare un disastro dal punto di vista sociale e produttivo. Il governo deve dotarsi di una seria politica industriale, basta seguire istinti ed emotività !»
Confindustria si unisce al coro dei detrattori della norma, denunciando, in una nota una misura che «non ha finalitaÌ€ ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti, e rappresenta unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese».

(da agenzie)

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