Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA CONSIGLIERA MANCATA DELLA MELONI POTREBBE PROPORRE CHE LO STATO PAGHI SOLO LE CASSE AI BAMBINI ANNEGATI, COSI’ RIDURREBBE DI DUE TERZI LA SPESA
“La libertà è nel movimento”. Voglio pensare che non è il caso a volere che mi metta a scrivere qualcosa
sulla soglia più bassa del razzismo italico che ci offre la cronaca proprio nel giorno del Nobel per la Letteratura ad Olga Tokarczuk, polacca, vagabonda della letteratura che ha fatto del viaggio l’elemento centrale della sua creatività ed ancor prima della sua esperienza umana, di donna.
E lì dove la cronaca fa vomitare, suggerendoci un sostanziale assedio dell’ignoranza e dell’odio, è lei, Olga, a ricordarci che “i libri aiutano a essere più consapevoli di quello che accade attorno a noi e ci garantiscono un futuro migliore”
Il nuovo Nobel non nasconde di essere pessimista sul presente. Ci ricorda “l’emergenza migranti, che non possono viaggiare da persone libere, la guerra in Siria, i muri… “. E osserva: “Il mondo di adesso è senza pace, instabile, con molte più paure…”. Da questo punto di vista il suo libro più conosciuto, I vagabondi è davvero un grande romanzo storico.
Arriveremo presto alla cronaca laida e vomitevole, restiamo un attimo ancora in compagnia di Olga Tokarczuk.
Nella Polonia della sua giovane età due erano le prigioni del regime comunista, due mancanze: il cibo, sempre sotto misura, ma soprattutto il viaggio negato, il divieto a viaggiare, a uscire dal confine e a superare i confini. All’arrivo della libertà – nello straordinario 1989 – in lei prima l’esplosione poetica, poi un passaporto che finalmente le permetteva di andare oltre confine, di viaggiare, di conoscere altri uomini e altre donne, ascoltare lingue diverse, confrontarsi con una diversa storia, con costumi nuovi ai suoi occhi. Viaggiare come libertà , e siccome è viaggiando per terra che si coglie meglio l’attraversamento delle frontiere, la scrittrice polacca ha sempre preferito viaggiare in auto. Il cielo, l’aereo, sembrano non conoscere confini, apparentemente annullati.
Se c’è un motto nella letteratura di Olga Tokarczuk, quello è “La libertà è nel movimento”. Per questo per lei alzare muri a chi intraprende un viaggio della disperazione è una violenza immensa, la violenza delle violenze.
Detto questo, precipitiamo in una delle cloache del nostro quotidiano.
La cronaca ci dice di una razzista di Firenze, malcelata nel partito della Meloni (una delle malfunzionanti lavatrici del nostro quadro politico), che ha avuto di che lamentarsi di quanti muoiono in mare fuggendo da fame e guerra.
Lo fanno con barche gestite da trafficanti ai quali come Italia abbiamo saputo dare ospitalità e ufficialità . I poveri Cristi troppo spesso annegano. Se ripescati – questo il torto di chi muore secondo la razzista di Firenze – i i corpi senza vita richiedono una bara. La razzista sui social ha fatto i conti in tasca alla civiltà : quanto spendiamo – dice – per seppellire un uomo, una donna, un bambino che recuperiamo nel Mediterraneo?
Ammetto, osservando con sconcerto quotidiano gli inabissamenti delle menti e dei cuori, mai mi era capitato di incontrare tanto orrore.
In questi anni di smarrimento diffuso abbiamo dovuto leggere e udire tanto da poterci confezionare cento altri gironi mai ipotizzati da Dante.
E a ficcarsi appresso all’esponente di Fratelli d’Italia c’è una bella schiera di “smanettatori” che rincarano l’iniziale dose di cattiveria. La gara – come spesso accade – è a chi sa dirla più cattiva.
All’ex candidata della Meloni al Consiglio comunale di Firenze è sfuggita l’occasione di avanzare un suggerimento da pari sua, tipo che da domani in poi l’Italia in un gesto di estrema generosità si limiti a pagare solo le casse ai bambini annegati, per ridurre di due terzi la spesa.
Io non so cosa vorrà fare la Storia per riparare tanti strappi, certo se ci ascoltasse dovrebbe prendere buona nota di un nostro piccolo desiderio: faccia conoscere a questa laida marmaglia che si muove sotto le insegne dell’odio un centesimo delle sofferenze patite dall’umanità più sfortunata.
Solo un centesimo, per far loro implorare pietà a Dio.
(da Globalist)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
CI PROVARONO ANCHE DEI SINDACI DELL’HINTERLAND MILANESE QUANDO LA LAMORGESE ERA PREFETTO DI MILANO E NON FINI’ BENE PER LE CAMICETTE VERDI: LE LORO DELIBERE FINIRONO NEL CESSO. L’UNICO POSTO IDONEO AD ACCOGLIERLE
Il sindaco di Carceri in provincia di Padova Tiberio Businaro ha scritto su Facebook di aver inviato una diffida al prefetto e alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese a “non assegnare cittadini extracomunitari (profughi e/o immigrati)” al suo comune.
Nella diffida il sindaco, “pur consapevole del dramma umano che potenzialmente e certamente in alcuni casi può essere riconosciuto”, ma aggiunge che “le persone che ogni giorno arrivano in territorio italiano attraverso il sistema notoriamente conosciuto con il nome di “sbarchi”, debbono essere considerati immigrati clandestini, di cui nulla sappiamo (a partire dalle generalità sino e soprattutto alla illibatezza o meno della loro “fedina penale”) e potenzialmente portatori di nocumento alla salute pubblica“.
Poi cita i bei tempi in cui c’era Salvini e infine arriva al punto:
Si diffida L’Ill.mo Ministro dell’Interno ed ogni Organo ad Esso frapposto, interposto o sottoposto, a non assegnare al Comune di CARCERI (PD) persone di origine ignota generalmente definiti “profughi” ed in specie privi di originali documenti di riconoscimento e/o di qualsiasi riferimento storico relativo alla loro storia giudiziale (nella fattispecie l’assenza o meno di precedenti giudiziali), ritenendolo, in caso contrario, direttamente responsabile per la causazione di danni a cose e/o a persone derivanti dal comportamento dei c.d. “profughi” nonchè di ogni necessaria spesa volta a prevedere ed eventualmente contenere il pericolo di contagio di malattie e/o l’adozione di misure utili alla pubblica sicurezza.
Quando i sindaci leghisti sfidarono Lamorgese in Lombardia
A inizio settembre 2017 infatti i sindaci leghisti di Cologno Monzese, Senago, Inzago, Opera e Trezzo sull’Adda avevano siglato un’ordinanza che imponeva ai privati che intendono accogliere le richieste della Prefettura per l’accoglienza dei richiedenti asilo di comunicarlo tempestivamente agli uffici comunali, pena il pagamento di un’ammenda fino a cinquemila euro.
I sindaci della Lega, fortemente contrari ai programmi di accoglienza diffusa, si sono giustificati spiegando che l’obiettivo è quello di sapere chi entra nel territorio comunale in modo da garantire la sicurezza. Perchè si sa che i richiedenti asilo sono tutti potenziali criminali.
L’allora prefetto di Milano Lamorgese il 18 settembre cancellò di fatto le ordinanze dei cosiddetti “sindaci ribelli” che presentavano secondo Lamorgese «diversi profili di dubbia legittimità , anche costituzionale».
Il prefetto aveva ricordato ai primi cittadini che l’immigrazione è una materia di competenza statale sulla quale i sindaci non possono intervenire con specifiche ordinanze. Senza contare — proseguiva Lamorgese — che allo stato attuale dei fatti non si ravvisano i presupposti di urgenza e di pericolo per l’ordine pubblico tali da giustificare l’ordinanza.
Poi ai leghisti di non eccellente memoria bisognerebbe anche ricordare che in un’analoga situazione l’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni agiva allo stesso modo. In questo intervento in Parlamento del 30 marzo 2011 Maroni spiega il funzionamento della distribuzione dei profughi provenienti dai Paesi del nord Africa. All’epoca Maroni aveva proposto alle Regioni un piano per la distribuzione equa dei rifugiati con un criterio molto semplice: ossia in base al numero degli abitanti.
“Signor Presidente, la drammatica crisi che ha sconvolto i Paesi del nord Africa sinora ha spinto sulle coste italiane, in poco più di due mesi, oltre 22 mila cittadini extracomunitari contro i soli 25 dello stesso periodo dello scorso anno. È un fenomeno di straordinarie proporzioni, un’emergenza umanitaria, sia per la quantità degli arrivi, cheper l’intensità con cui si sono susseguiti. Dall’inizio della crisi sono già stati trasferiti da Lampedusa, nei centri del Ministero dell’interno, oltre 13 mila immigrati. A tutti è stata assicurata assistenza umanitaria e sanitaria, oltre che la possibilità di richiedere la protezione internazionale. Per quanto riguarda il coinvolgimento delle regioni, tra poco incontrerò i rappresentanti delle regioni, delle province e dei comuni. Ho proposto loro un piano per la distribuzione equa, in tutte le regioni, con la sola esclusione dell’Abruzzo per i soliti motivi, dei rifugiati, con un criterio molto semplice, ossia in base al numero degli abitanti, alla popolazione. Sentirò oggi le regioni e mi auguro che vi sia quella solidarietà di tutte le regioni che è stata invocata, da ultimo, dal Presidente della Repubblica.”
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
NON SONO AFFATTO PAZZI, MA UTILIZZANO I CONCETTI RAZZISTI VEICOLATI E SDOGANATI DAI POLITICI SOVRANISTI
Ci sono molte somiglianze tra Brenton Tarrant, l’attentatore di Cristchurch e Stephan Balliet, l’attentatore
della sinagoga di Halle.
Entrambi hanno deciso di filmare le proprie gesta e di trasmetterle in streaming. Entrambi hanno pubblicato una sorta di “manifesto”.
Entrambi si ispirano in maniera chiara ad un’ideologia che definire neonazista è riduttivo. Nè Tarrant (che ha attaccato una moschea e un centro culturale islamico) nè Balliet ce l’hanno in modo particolare con gli ebrei. Loro fanno parte della sempre più folta schiera di quei sovranisti bianchi che escono da forum e imageboard per passare all’azione e uccidere: sono i suprematisti bianchi.
Tarrant e Balliet non sono certo gli unici.
Nel luglio del 2011, quando Abu Bakr al-Baghdadi non era ancora il capo dell’ISIS, Anders Breivik uccise 77 persone in due distinti attacchi terroristici. Le vittime? Principalmente suoi concittadini, ragazzi norvegesi.
Oltre alla scia di sangue innocente Breivik lasciò un manifesto di 1518 pagine dal titolo 2083 — A European Declaration of Independence in cui si descriveva come una cavaliere templare che avrebbe dovuto liberare l’Europa dagli invasori assieme ai suoi compagni d’arme.
Nel suo manifesto Tarrant attinge a piene mani dalle visioni di Breivik. Niente di originale in entrambi i casi, è materiale che circola da anni. E l’aspetto interessante (o inquietante) è che certe parole d’ordine non sono più appannaggio dei gruppi di “svitati” o “lupi solitari”, come vengono chiamati generalmente i terroristi bianchi.
Non tutti lasciano scritto qualcosa. Come il caso di Luca Traini, il nostro suprematista bianco. Altri invece scrivono per rendere evidente il rimando a chi li ha preceduti e chi prima di loro è entrato in azione.
È il caso del manifesto attribuito al killer di El Paso dal titolo The Inconvenient Truth About Me che nella prima riga dice appunto di appoggiare l’attentatore di Christchurch e il suo manifesto. A sua volta Tarrant nel suo La Grande Sostituzione aveva dichiarato di essersi ispirato a Breivik, Traini ma anche a «Dylan Roof [l’attentatore di Charleston], Anton Lundin Pettersson [il killer di Trollhattan], Darren Osbourne [l’attentatore di Finsbury Park]». Come si vede di questi cosiddetti “lupi solitari” ce ne sono parecchi in circolazione. La mancanza di un’organizzazione articolata non deve trarre in inganno, vengono tutti fuori dalla stessa covata.
Il “manifesto” di Stephan Balliet
Nel caso di Stephan Balliet il cosiddetto manifesto che ha lasciato dietro di sè è piuttosto scarno. Consta sostanzialmente di una serie di fotografie nelle quali descrive le armi che intende usare e come. E di una pagina dove spiega il suo “piano”, quello di colpire la sinagoga della sua città . Al solito il testo è ricco di riferimenti alla cultura gamer, a quella dei chan, ai meme. Ed è zeppo di epiteti razzisti. In particolare però c’è un passaggio interessante nell’ultimo paragrafo. Quello dove l’attentatore spiega perchè ha scelto proprio una sinagoga.
«I originally planned to storm a mosque or an antifa “culture” center, which are way less defended, but even killing 100 golems won’t make a difference, when on a single day more than that are shipped to Europe».
Così scrive per spiegare che sì, aveva valutato la possibilità di colpire una moschea o un centro di cultura “antifa” ma non avrebbe fatto alcuna differenza perchè ogni giorno centinaia di musulmani vengono mandati (spediti) in Europa.
L’unico modo per vincere questa battaglia è «tagliare la testa dello ZOG [presumibilmente un riferimento allo Zionist Occupation Government] ovvero gli ebrei [kike è un termine dispregiativo]».
Torna qui la retorica della grande invasione: gli immigrati vengono mandati in Europa, non scelgono volontariamente di farlo. A gestire l’invasione sono ovviamente gli ebrei, come ai bei tempi del nazismo. E non è un caso che pure nel linguaggio politico comune non ci si faccia alcuno scrupolo a parlare di invasione e a puntare il dito contro l’ebreo di turno: George Soros, il finanziatore delle ONG e di tutti i buonismi.
«Uccidi quanti più anti-Bianchi possibile»
Baillet quindi, stando a quanto scrive, non è solamente un antisemita. I suoi obiettivi lo spiegano chiaramente. Il primo è una dimostrazione pratica delle capacità delle armi non convenzionali (gran parte del suo “arsenale” è composto da armamenti modificati riadattati, siamo in Europa dove l’accesso a certe armi è più difficile rispetto agli USA). Per inciso questo obiettivo è fallito perchè Baillet, che evidentemente era poco preparato, non è riuscito a far funzionare il suo armamento. Il secondo obiettivo è «aumentare il morale degli altri bianchi oppressi» tramite la condivisione del video dell’attacco. Ecco di nuovo la retorica del suprematista bianco che si sente vittima di razzismo a casa propria e prova a dipingersi come una minoranza oppressa.
È un rovesciamento della realtà che è uno dei topoi letterari della produzione dell’alt-right. Non sono loro i violenti, la loro è solo una reazione perchè siamo stati invasi, perchè vogliono imporci leggi e tradizioni che non ci appartengono e così via.
L’ultimo obiettivo è «uccidere quanti più anti-Bianchi possibile, preferibilmente ebrei». Gli ebrei sono sì un obiettivo ma più in quanto “anti bianchi” e non sono certo gli unici a far parte della categoria.
Gli anti bianchi sono a vario titolo quelli elencati nella lista degli “achievements” (come in un videogame) come ad esempio musulmani, traditori, comunisti, cristiani e così via.
Ci sono i Bianchi e ci sono i collaborazionisti insomma. Ed è evidente che questa ideologia non è frutto della mente di un pazzo (o di molti pazzi visti i numerosi episodi).
Sono i germogli di semi che sono stati piantati molto tempo fa su forum come Storm Front.
Piano piano certe parole chiave si sono fatte strada anche nel linguaggio politico. Non quello delle formazioni di estrema destra ma di partiti perfettamente inseriti e legittimati nell’ambito costituzionale.
Chi ha indagato sulla storia di Gianluca Savoini ad esempio ha scoperto quanto il pensiero neonazista e “nero” abbia impregnato la Lega Nord e la redazione del quotidiano La Padania.
Non c’è nemmeno più bisogno di andare a caccia dell’ebreo (certo, se sei George Soros si fa un’eccezione) perchè si può tranquillamente parlare di sostituzione etnica o sostituzione di popolo. E quelle poche righe del “manifesto” dell’attentatore di Halle dimostrano che anche lui è uno che crede a queste teorie.
E proprio perchè queste persone non sono dei “pazzi” e utilizzano lo stesso linguaggio e gli stessi concetti (appena ripuliti o depurati) nei quali pescano partiti come la Lega o Fratelli d’Italia che è importante una presa di posizione decisa da parte dei leader della destra italiana.
Perchè quel linguaggio dove i “buonisti”, i “radical chic”, i volontari delle ONG o di Emergency, quelli con “la maglietta rossa” vengono presentati come nemici della Nazione
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
MOLTI DI LORO HANNO ESULTATO SUI SOCIAL PER L’ASSASSINO DI HALLE… QUANTI ALTRI MORTI CI VORRANNO PRIMA CHE L’EUROPA SI SVEGLI?
«Quanti omicidi politici deve commettere l’estrema destra prima che il governo tedesco decida di agire in qualche modo?» si chiedeva Peter Kuras su Foreign Policy il 2 luglio.
Ad agosto la polizia tedesca, in seguito all’assassinio del politico tedesco Walter Là¼bcke, aveva annunciato una riorganizzazione per far fronte a questa minaccia.
Ma il 10 ottobre, tra le accuse di mancata sorveglianza, la Germania è stata colpita dall’ennesimo crimine brutale di impronta neonazista.
In Germania ci sono 24.000 estremisti di destra di cui 12.700 pronti a usare la violenza, ha reso noto a settembre l’intelligence del Paese.
Molti di loro hanno esultato su gruppi Facebook e Whatsapp per l’assassinio di Halle, altri li ritroviamo invece tra le fila degli elettori dell’Afd, che nella città ha ottenuto il 24% alle ultime elezioni regionali del 2016.
Il 30 settembre è iniziato il processo ai membri di “Revolution Chemnitz”, accusati di aver creato un’organizzazione terroristica di destra. Gli otto, di età compresa tra i 21 e i 32 anni, avrebbero progettato attacchi armati contro immigrati, oppositori politici, giornalisti e membri dell’establishment economico.
Due giorni prima, sono stati diffusi dati del ministero dell’Interno che mostravano un’impennata nel numero di armi sequestrate dalla polizia a esponenti di estrema destra. Nel 2018 la polizia era entrata in possesso di 1.091 ordigni tra pistole, coltelli ed esplosivi mentre nel 2017 il totale era di 676.
Non tutte le armi vengono però scoperte e sequestrate: nella prima metà del 2019 sono stati registrati dal ministero dell’Interno 8.605 crimini commessi da esponenti di estrema destra: 900 in più rispetto al semestre precedente. Tra questi, quelli violenti sono passati da 1.054 a 1.088: un aumento del 3,2%.
Queste cifre avevano portato gli esperti a denunciare un’azione massiccia di armamento da parte della destra radicale tedesca. «Il loro obiettivo è quello di intimidire la società e il dislocamento di alcuni gruppi marginali. Alcuni membri di questo mondo vogliono addirittura una guerra civile» ha affermato Matthias Quent, un esperto dell’estremismo di destra dell’istituto per la Democrazia e la Società civile.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
FINANZIAMENTO NON DICHIARATO DI 300.000 DOLLARI TRAMITE RUDY GIULIANI, SI AGGRAVA LA POSZIONE DI TRUMP SUL KIEVGATE
Conoscevano molto bene Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York, avvocato personale del presidente
Donald Trump. Lev Parnas e Igor Fruman, di origini ucraine e bielorusse, sono stati fermati per aver donato alla campagna dell’attuale presidente degli Stati Uniti, attraverso un comitato di sostegno America First, una cifra vicina ai 325mila dollari (295mila euro) di fondi russi, la cui provenienza sarebbe stata ascrivibile direttamente a Mosca.
Questi finanziamenti non sono stati dichiarati come stranieri e, per questo motivo, avrebbero violato la legge americana. Questo è il principale capo di imputazione dei due uomini, che aggravano così ancor di più la posizione di Donald Trump in quello che è stato ribattezzato Kievgate.
Il presidente Trump, infatti, avrebbe esercitato pressioni sull’omologo ucraino Volodimir Zelenskij al fine di individuare degli elementi che potessero incriminare il più probabile diretto avversario democratico nella corsa alla Casa Bianca, Joe Biden.
La notizia era stata diffusa dal Wall Street Journal ed è stata successivamente confermata da un portavoce del procuratore federale di Manhattan.
Con questo elemento si aggiunge un altro tassello alla vicenda che sta coinvolgendo la Casa Bianca in questi giorni. Una sorta di quadratura del cerchio. L’aver accettato soldi stranieri, infatti, comporta una ulteriore aggravante per quanto riguarda lo staff del presidente. E la prossimità dei due uomini con Rudy Giuliani complica ulteriormente le cose.
Ora bisognerà chiarire la posizione dei due uomini, imprenditori e finanzieri a Wall Street. Ma gli investigatori, adesso, avranno altri elementi per arricchire il fascicolo su questo pasticcio delle elezioni americane 2020. La corsa verso la rielezione di Donald Trump è sempre più piena di punti interrogativi.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
L’EX SINDACO DI KOBANE: “QUANDO LA TURCHIA ENTRERA’ IN ROJAVA I JIHADISTI FUGGIRANNO E TORNERANNO IN EUROPA, SONO UNA MINACCIA PER L’UMANITA’ INTERA”
Ci sarebbero degli italiani tra i jihadisti attualmemte nelle prigioni nel nord della Siria gestite dalle Unità di protezione del Popolo curdo, le Ypg.
Ad affermarlo, anche se specifica di non sapere quanti siano, è Anwar Muslem, presidente della Regione dell’Eufrate, federazione della Siria del Nord, edìd ex sindaco di Kobane, che in questi giorni si trova a Roma.
Secondo quanto riferito dalla delegazione curda arrivata in Italia in concomitanza con l’inizio dell’offensiva turca in Siria, sono circa 12mila i jihadisti sotto il controllo delle Ypg.
“Quando la Turchia entrerà nel Rojava”, la regione gestita dai curdi nel nord della Siria, “non potremo più controllare i detenuti dell’Isis che attraverso la Turchia si sparpaglieranno in tutto il mondo perchè sono cittadini di 52 Paesi”, ha messo in guardia nel corso di una conferenza stampa alla Camera Ahmad Yousef, membro del consiglio esecutivo della cosiddetta federazione della Siria del Nord.
Questi jihadisti, ha sottolineato Dalbr Jomma Issa, comandante delle Ypj, le unità femminili delle Unità di protezione del popolo (Ypg) curdo, sono “molto pericolosi non solo per i curdi, ma per l’interà umanità . Noi non pensiamo di rilasciarli, ma non sappiamo neanche noi fino a quando possiamo sorvegliarli”.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
PANICO TRA LA GENTE DEI VILLAGGI, FOTO E VIDEO TESTIMONIANO LA BARBARIE DI RAID AEREI SUI CIVILI
Un bilancio pesantissimo mentre la comunità internazionale parla ma non agisce. Sono circa 60mila gli
sfollati siriani fuggiti nelle ultime 36 ore dalle zone dell’offensiva turca nel nord-est della Siria, secondo quanto riferito dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria.
Secondo le fonti citate dall’Osservatorio i civili sono in fuga in particolare dalle zone di Darbasiye e Ras al Ayn. La direzione dello sfollamento è verso sud e sud-est, verso la città di Hasake.
Intanto cominciano ad arrivare le prime immagini e video che testimoniano come i civili (e i bambini) siano le principali vittime di questa barbarie.
Scatta in Turchia la repressione interna contro i commenti ostili all’offensiva. La Procura di Ankara ha infatti aperto un’inchiesta per “propaganda terroristica” nei confronti del co-leader del filo-curdo Hdp, terza forza nel Parlamento turco, i deputati Sezai Temelli e Pervin Buldan.
Almeno altre 78 persone sono indagate per i loro post sui social media. La stretta riguarda anche i media. Il quotidiano Birgun ha denunciato che il suo caporedattore web, Hakan Damir, è stato arrestato giovedì mattina dalla polizia per la copertura dell’operazione militare da parte del suo giornale.
L’aviazione turca ha ripreso stamani a bombardare aree nel nord-est della Siria a ridosso della frontiera. Lo riferisce la tv panaraba al Arabiya citando i propri corrispondenti nella zona tra Qamishli e Tall Abyad. E’ stata colpita l’area di Tall Abyad e di Ras al Ayn, epicentro dell’offensiva turca.
Iniziativa bipartisan al Senato Usa per imporre sanzioni alla Turchia se non ritira il suo esercito dalla Siria nella sua operazione contro le forze curde. L’obiettivo è imporre all’amministrazione Trump di congelare i beni in Usa dei più alti dirigenti turchi, compreso il presidente Erdogan e i suoi ministri degli esteri, della difesa, delle finanze, del commercio e dell’energia. Le misure punitive colpirebbero anche le entità straniere che vendono armi ad Ankara, come pure il settore energetico turco.
Miliziani affiliati all’Isis hanno attaccato nelle ultime ore forze curdo-siriane nella zona di confine con la Turchia dove è in corso l’offensiva turca. Lo riferiscono fonti curdo-siriane vicine all’amministrazione autonoma curda del nord-est siriano. Secondo le fonti, gli scontri sono in corso a sud di Ras al Ayn. Non è possibile verificare in maniera indipendente le informazioni provenienti dalle parti coinvolte nel conflitto.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
SULL’ASFALTO LASCIATA LA SCRITTA “ROJAVA RESISTE”
Il portone della sede del consolato turco a Genova è stato imbrattato questa notte in risposta all’invasione da parte della Turchia dei territori curdi della Rojava.
Vernice rosso sangue è stata lanciata contro la porta nella sede di piazza De Ferrari, mentre sull’asfalto è comparsa la scritta: “Rojava resiste”. Sul posto è intervenuta la Digos.
Domani pomeriggio davanti alla prefettura è stato organizzato un presidio a sostegno del popolo curdo, i cui combattenti, dopo aver sconfitto l’Isis, sono stati di fatto abbandonati alle mire della Turchia, dopo il ritiro deciso dal presidente Donald Trump delle truppe americane.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMBATTENTE ITALIANO VOLONTARIO NELLE MILIZIE CURDE UCCISO DALL’ISIS… “LORENZO AVEVA PREVISTO CHE GLI AMERICANI AVREBBERO ABBANDONATO I CURDI A SE STESSI”
“La priorità è fermare questo attacco ai curdi e poi sarà necessario trovare una soluzione pacifica per
questa zona del Medio Oriente”.
Lo chiede Alessandro Orsetti, padre del 33enne fiorentino Lorenzo Orsetti, ucciso il 18 marzo dall’Isis mentre militava come volontario con le milizie curde, commentando i primi attacchi delle forze armate turche al confine tra Siria e Iraq per impedire alle forze curde di rafforzarsi nella Siria nord-orientale.
Una situazione che Lorenzo Orsetti aveva previsto. La famiglia di Orsetti ha scritto una lettera aperta al governo e alle istituzioni. In un passaggio evidenzia: “Se abbiamo pianto per Lorenzo riconoscendo la bellezza del suo gesto, davvero non vogliamo fare nulla per impedire questa nuova guerra?”.
“Lorenzo a suo tempo – spiega il padre Alessandro – paventava questo rischio ovvero che gli americani abbandonassero a se stessi i curdi. Questa cosa si è concretizzata, non ci possiamo aspettare dall’America, con l’attuale amministrazione, un coinvolgimento per una causa come quella curda” nel nuovo scenario siriano aperto dall’offensiva della Turchia.
Per Alessandro Orsetti adesso il problema è capire “quanto i cittadini sono informati” e quanto ci sia la volontà “di schierarsi dalla parte dei curdi”. Ciò che conta, ripete, ”è farsi sentire”.
Da questo punto di vista Firenze, dove la comunità curda è molto presente e c’è apprensione per gli eventi in corso, sta per dare una risposta. Domani è stata indetta, dalla sigla ‘Assemblea fiorentina per il Kurdistan’, una manifestazione contro l’offensiva turca nel Nord della Siria.
(da agenzie)
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