Destra di Popolo.net

“IL GOVERNO STA CREANDO UNA SITUAZIONE ESPLOSIVA NEL NOSTRO PAESE”. TITO BOERI A “OTTO E MEZZO”: “NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI, IN ITALIA, SONO ARRIVATI 1,7 MILIONI DI IMMIGRATI PERCHÉ IL GOVERNO LO HA PERMESSO NEI DECRETI FLUSSI. LO STESSO GOVERNO, PERO’, CONTINUA A CAVALCARE L’ONDA DI PROTESTA DI ODIO DI TENSIONE NEI CONFRONTI DEGLI IMMIGRATI”

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

“L’ITALIA HA BISOGNO DI LAVORATORI IMMIGRATI, LE IMPRESE LI CHIEDONO PERCHÉ ALTRIMENTI NON RIESCONO A RIEMPIRE I POSTI VACANTI. NON ARRIVANO DELLE BRACCIA, ARRIVANO DELLE PERSONE CHE HANNO BISOGNO DI AVERE DELLE CASE, CHE CI SIA UNO SFORZO PER INTEGRARLE, PER DARE LORO LA POSSIBILITÀ DI IMPARARE LA NOSTRA LINGUA E IL NOSTRO SISTEMA DI DOVERI E DI DIRITTI”

TRASCRIZIONE DELL’INTERVENTO DI TITO BOERI A “OTTO E MEZZO”
“Credo che siamo di fronte a un problema di coesione sociale che sfocia in un problema di ordine pubblico e che quindi non può essere affrontato solo con la repressione. Lei pensi che negli ultimi due anni sono aumentate del 25% le detenzioni di minori, in Italia. Questo non mi sembra che abbia risolto il problema.
Il fatto è che le nostre carceri sono una fabbrica di recidivi. Io credo che sul piano dell’ordine pubblico quello che andrebbe fatto è prevenire, ed è possibile farlo perché sono organizzati sui social questi raduni e queste devastazioni e quindi potrebbe essere possibile capire che stanno per avere luogo e si poteva prevenirle anche nello scorso fine settimana a Milano.
Sul piano invece della coesione sociale bisogna andare a fondo dei problemi, capire cosa manca oggi ai giovani, perché non offriamo loro occasioni di aggregazione sane? Le scuole sono spesso fatiscenti, non sono in grado di offrire spazi. Abbiamo condizioni di disagio abitativo diffuse che colpiscono soprattutto i minori.
Abbiamo speso 140 miliardi di superbonus edilizio senza pensare a questi problemi e abbiamo speso altri 200 miliardi del PNRR senza, per esempio, costruire campi sportivi che potevano essere molto utili per tenere questi giovani lontani dalle strade. Non abbiamo pensato ai giovani. Ecco, questo credo che dovrebbe essere la cosa principale cui pensare in questo momento.
Beh, certamente lo Stato sociale è un bene fondamentale perché permette di contenere le disuguaglianze e di ridurre la povertà. Se compariamo l’Europa agli Stati Uniti, lo vediamo chiaramente.
Certamente ha bisogno di molti interventi di manutenzione di cui stiamo discutendo in questi giorni. Questa esplosione di conflitti credo che in parte sia legata all’inflazione, quando c’è aumento dei prezzi, siccome questi aumenti dei prezzi colpiscono soprattutto i ceti più deboli, c’è sempre un aumento delle tensioni sociali.
E poi certo, ci sono delle condizioni che tendono a inaspirle. Per esempio, in Italia noi abbiamo avuto un governo che ha varato che ha varato i decreti flussi più ampi del della storia repubblicana. Nei decreti flussi si permette a più di un milione, a circa un milione di persone di entrare nel nostro paese. Sono arrivati negli ultimi 5 anni 1.700.000 immigrati in Italia e al tempo stesso questo governo continua a cavalcare l’onda di protesta di odio di tensione nei confronti degli immigrati. Sta creando una situazione veramente esplosiva.
La ragione per cui sono stati fatti questi decreti flussi così alti è perché l’Italia ha bisogno di lavoratori immigrati. Le imprese li chiedono perché altrimenti non riescono a riempire i posti vacanti, tant’è che grossa parte di quell’aumento dell’occupazione di cui ci si vanta spesso. È dato dagli immigrati. Se non ci fossero stati gli immigrati i posti di lavoro non sarebbero aumentati in Italia.
Bene, c’è bisogno di immigrati, bene farli arrivare. Allora facciamoli arrivare e gestiamo l’immigrazione, che vuol dire investire. Se non è che arrivano delle braccia, arrivano delle persone.
Queste persone hanno bisogno di avere delle case dove poter vivere, hanno bisogno che ci sia uno sforzo per integrarle, per dare loro la possibilità di imparare la nostra lingua, il nostro sistema di doveri e di diritti. E fino in fondo mi sembra che questo governo stia facendo esattamente l’opposto e sta creando una situazione esplosiva nel nostro paese.

(da agenzie)

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NEL PRIMO GIORNO DEL CONGRESSO STRAORDINARIO DEL CARROCCIO SONO ANDATI IN SCENA ATTACCHI E CONTRATTACCHI TRA I FEDELISSIMI DI SALVINI E IL FRONTE DEL NORD, NEL MIRINO SOPRATTUTTO IL RIBELE ROMEO, ACCUSATO DALL’EX VICESEGRETARIO, ANDREA CRIPPA: “HA FATTO POLEMICHE “PER UN POSTO IN LISTA ALLE PROSSIME ELEZIONI”

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE LOMBARDO, ATTILIO FONTANA: “SIAMO TROPPO SBILANCIATI A DESTRA” … ” L’EX DOGE ZAIA FA IL DEMOCRISTIANO: “CHIUNQUE VINCA DOMANI, MI AUGURO RICONOSCERÀ IL RISULTATO”

Attacchi e contrattacchi in sala, fischi e applausi, durante il congresso straordinario della Lega in corso a Milano. Da una parte i supersalviniani, dall’altra Massimiliano Romeo, uno dei cosiddetti dissidenti della linea del partito, e che sostiene la candidatura a segretario di Massimo Garavaglia.
Si comincia con il senatore Marco Dreosto che è anche segretario del Carroccio in Friuli Venezia Giulia. “Credo che ci distrugge il correntismo”, è stata la sua premessa ribadendo il suo “sostegno chiaro aperto e leale a Matteo Salvini” e aggiungendo una riflessione: “Vedo in sala il mio capogruppo al Senato (Romeo, ndr) con cui abbiamo fatto tanto lavoro insieme a Roma, fianco a fianco. Però devo dire che non si può mettere in discussione un segretario per quelle che sono diatribe personali interne trasformandole in un dibattito nazionale”.
Romeo subito dopo ha replicato con forza alle critiche, scaldandosi dal palco del congresso straordinario della Lega. “Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più – ha detto il segretario della Lega lombarda e capogruppo al Senato – Allora accanto al segretario perché non può esserci un gruppo di governatori che hanno un appeal particolare essendo primi nelle graduatorie?”. E ancora: “È vero che non siamo il Pd, ma evitiamo di fare come il partito di Renzi che dal 40% è arrivato al 2%”.
Poi però è arrivato l’ex vicesegretario Andrea Crippa, dicendo che qualcuno (riferimento a Romeo, ndr) ha fatto polemiche “per un posto in lista alle prossime elezioni”. Controrisposta di Romeo, ma a a margine parlando con i giornalisti: “In realtà dicendo certe cose sto rischiando il posto di capogruppo e di segretario lombardo”.
E se Attilio Fontana, il presidente della Lombardia vicino a Romeo, ragiona che “qualche malessere io l’ho percepito e l’hanno percepita anche i sondaggi”, Luca Zaia parla di “sovranismo liberale” ma poi fa il democristiano: “Chiunque vinca domani, mi auguro riconoscerà il risultato”.
Poi arriva Claudio Durigon, colonello salviniano nel centrosud. A Romeo rimprovera di essere uscito sui giornali, e di non aver fatto quindi gioco di squadra. E a Zaia dice: “Non ti puoi esimere, devi entrare nella segreteria politica”.

(da agenzie)

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IL PRESIDENTE DELL’ANM, GIUSEPPE TANGO, RIFILA UNA STILETTATA ALLA MELONI: ”È UNA STRATEGIA MIOPE RISPONDERE AI FATTI DI CRONACA CON NUOVI REATI”. IL RIFERIMENTO È ALL’ULTIMO DECRETO SICUREZZA VARATO DOPO GLI SCONTRI DELLO SCORSO WEEKEND

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

“SI TRATTA DI UNA SCORCIATOIA CHE NON RISOLVE I PROBLEMI, MA INTASA LE AULE GIUDIZIARIE ED ESASPERA LE CRITICITÀ DEGLI ISTITUTI DI PENA. È NECESSARIO INTERROGARSI SULLE CAUSE DEI FENOMENI E INDIVIDUARE STRATEGIE DI CONTRASTO EFFICACI”

É una strategia “miope” rispondere ai fatti di cronaca con nuovi reati. Lo ha detto il presidente dell’Anm Giuseppe Tango nella sua relazione al Comitato direttivo centrale dell’associazione commentando il nuovo decreto sicurezza.
Troppo spesso assistiamo alla tentazione di rispondere a complessi problemi sociali o a contingenti fatti di cronaca attraverso la creazione di nuove figure di reato o di un inasprimento sconsiderato delle pene – sottolinea Tango – Si tratta di una scorciatoia che non risolve i problemi, ma intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena”.
“Ferma restando la condanna degli atti vandalici, delle violenze e delle devastazioni, oltre alla solidarietà agli agenti rimasti feriti – ha aggiunto – è necessario interrogarsi sulle cause dei fenomeni e individuare strategie di contrasto efficaci. Far prevalere una logica emergenziale e meramente punitiva che pretende di rispondere alla complessità del disagio giovanile e dei reati commessi da minorenni è abbastanza miope e non porta alla risoluzione del problema”.

(da agenzie)

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“L’AMERICA PROFONDA” SI È PROFONDAMENTE ROTTA I COGLIONI DI TRUMP E DEI SUOI MAGA BOY. IN OHIO, STATO DEL VICEPRESIDENTE DJ VANCE, IL SENATORE REPUBBLICANO IN CARICA, JON HUSTED, RISCHIA DI NON ESSERE RIELETTO ALLE ELEZIONI DI META’ MANDATO. AL SUO POSTO POTREBBE VINCERE IL DEMOCRATICO SHERROD BROWN

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

“L’ETA’ DELL’ORO” PROMESSA DA TRUMP NON SI È VISTA: LA GENTE E’ INCAZZATA PER L’AUMENTO DEL COSTO DELLA VITA E DELLA BENZINA, CAUSATO DALLA GUERRA IN MEDIO ORIENTE… NEANCHE LA LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE FA GUADAGNARE VOTI …PER I CITTADINI DELL’OHIO “GLI STRANIERI SONO GENTE ONESTA, CHE LAVORA, NON CRIMINALI AD ARRESTARE PER STRADA”

Tutto era cominciato qui, tra grige fornaci come questa della Cleveland-Cliffs, e tutto qui potrebbe finire. Parliamo della rivolta della classe operaia tradita dalla globalizzazione, che quando il nonno di JD Vance faceva il saldatore votava democratico a occhi chiusi, ma ora è l’avanguardia del movimento Maga, nella convinzione che Donald Trump possa resuscitare il passato.
Solo che da quando lui è tornato alla Casa Bianca, l’Ohio ha guadagnato appena 13.000 posti di lavoro nel settore manifatturiero, mentre gli Usa ne hanno persi 21.000. Non esattamente l’alba della nuova “età dell’oro”, promessa dal presidente.
E questo anche perché, come dice Ken Griffin del fondo Citadel, «gli americani non vogliono vivere il sogno della reindustrializzazione. La disoccupazione è bassa e non intendono tornare a faticare nelle fabbriche». Perciò alle elezioni midterm potrebbero punire Trump, facendo perdere ai repubblicani le poltrone di senatore e governatore in Ohio, termometro politico dell’abusata “America profonda”.
Middletown si chiama così perché sta a metà strada fra Cincinnati e Dayton, e già questo spiega l’antropologia della cittadina di 52.000 abitanti dove è cresciuto il vice presidente. Quando chiami la sindaca Elizabeth Slamka, una voce gentile spiega: «Viene più tardi. Sa, di giorno ha un lavoro per guadagnarsi da vivere. Poi, nel tempo libero, si dedica al comune».
Durante l’epopea industriale della Rust Belt, questa era la terra promessa. Pure la casa d’infanzia di Vance, per quanto oggi abbandonata, fa la sua figura tra le villette unifamiliari di McKinley Street. A suo modo, incarna il sogno americano, dove un saldatore come il nonno James poteva crescere la famiglia immaginando che un giorno il nipote sarebbe arrivato alla Casa Bianca.
Magari ce la farà nel 2028, candidandosi al posto di Trump, ma nel frattempo ha dovuto vivere lo squallore di queste regioni industriali tradite e dimenticate. La madre, Beverly Aikins, era una tossicodipendente per sua fortuna sopravvissuta al destino di tante vittime che il premio Nobel per l’Economia Angus Deaton aveva chiamato “Deaths of Despair”, morti della disperazione provocate da droga, alcolismo e suicidi.
Nel libro “Hillbilly Elegy” che lo ha reso famoso, JD aveva descritto così la sua città: «Poco più che un reperto della gloria industriale americana. Qui manca la capacità di agire. Dominano la sensazione di avere scarso controllo sulla propria vita e la propensione a dare la colpa a chiunque, tranne a se stessi».
Curioso che a scriverlo sia stato proprio lui, perché una volta diventato politico nel partito un tempo portabandiera della responsabilità personale, ha scaricato la colpa della crisi sui predecessori, democratici elitari e traditori del suo “papaw” saldatore. La gente dell’Ohio ci ha creduto, al populismo di Trump prima che del suo vice, e per due volte lo ha mandato alla Casa Bianca, nel singolare rovesciamento dei ruoli tra progressisti e conservatori che ha consegnato ai repubblicani il consenso della classe media e lavoratrice.
John, operaio dell’acciaieria Cleveland-Cliffs che preferisce non usare il cognome per evitare guai, lo spiega così: «Ho votato Trump perché è a favore dell’America. Gli altri la tradiscono». Lo sa sulla propria pelle, perché «ha salvato il mio posto di lavoro e adesso la nostra fornace funziona come ai vecchi tempi».
Qui serve un distinguo per capire. Anche Biden si era impegnato a salvare l’ex acciaieria del nonno di Vance, offrendole 500 milioni di dollari nel 2024 per trasformarla in un “Direct Reduced Iron plant”. In altre parole, uno stabilimento che continuava a produrre metallo ma senza inquinare. Così avrebbe conservato i 2.500 operai, aggiunto 170 dipendenti e creato 1.200 posti di lavoro per ammodernare gli impianti.
Il tutto riducendo i costi di produzione di 150 dollari per ogni tonnellata di acciaio liquido, con un risparmio di 450 milioni di dollari all’anno. Tutti vincevano, no? Poi però è arrivato Trump che ha promesso un miliardo di dollari, a patto che Cleveland-Cliffs tornasse ad alimentare le fornaci col carbone.
Da qui la rabbia di Donna Ballinger, nonna diventata attivista verde: «Vivo davanti all’acciaieria e ogni mattina trovo una polvere grigia sull’auto. Siamo bombardati da emissioni tossiche e rumore, ho paura a far giocare i miei nipoti in giardino. Speravamo fosse finito il tempo in cui dovevamo scegliere tra lavoro e salute, invece è tornato».
Questo risentimento ha aperto la strada all’ex senatore democratico Sherrod Brown, che ha reso competitiva la sfida col repubblicano in carica Jon Husted, proprio per il seggio occupato da Vance prima che Trump lo chiamasse. […]
Peggio ancora va per l’altro repubblicano in corsa: Vivek Ramaswamy, che dopo aver fallito la corsa alla Casa Bianca, vorrebbe ripiegare sulla poltrona di governatore dell’Ohio. «Sappiamo tutti – confessa un consulente repubblicano – che in realtà non vuole fare questo lavoro. La gente lo capisce e non lo vota».
Sul campo di football della Middletown High School, dove JD si era diplomato con lode nel 2003, Macy Schneider chiacchiera con le amiche: «È rimasto un ricordo di Vance nella nostra scuola, ma non è buono». I giovani hanno il pregio della schiettezza: «Lo associamo alle politiche di Trump che detestiamo, e poi promuove iniziative che ci danneggiano». Tipo? «Middletown ha vissuto una terribile crisi, ma ora rinasce. È una città nuova però, diversa da quella dove era cresciuto JD.
È piena di immigrati, gente onesta che lavora e aiuta a risollevarci. Nostri amici, con cui andiamo a scuola, non criminali ad arrestare per strada e cacciare. Quello di Vance e Trump è un mondo superato: non esiste più e non vogliamo tornarci».

(da Repubblica)

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COSA SAPPIAMO SUI CARTELLI RAZZISTI APPARSI A BRESCIA E RIVENDICATI DA UNA ASSOCIAZIONE PRO REMIGRAZIONE

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

LA SINDACA: “FRASI OSCENE”… BENE, LA QUESTURA HA PROVVEDUTO A DENUNCIARE I RESPONSABILI O NO?

A Brescia non c’è spazio per il razzismo né per altre forme di discriminazione. A dirlo a Fanpage.it è Laura Castelletti, sindaca di Brescia, esponente della coalizione di centro-sinistra, a pochi giorni dalla comparsa in città e in alcuni comuni della provincia di cartelli razzisti contro gli immigrati e il degrado.
I cartelli, affissi nei giorni scorsi all’ingresso di parchi pubblici e aree verdi – tra cui il parco Ducos e quello di via Turati – hanno sollevato non poche indignazioni. Appena scoperti, ha detto la sindaca, sono stati fatti subito rimuovere dalla polizia locale. “Mai successa prima una cosa del genere”, ha detto ancora Castelletti.
“Noi non possiamo entrare”, c’era scritto sui cartelli in diverse lingue, tra cui l’arabo, con l’immagine di due uomini dalla pelle nera. Come a Brescia, queste scritte sono comparse anche in diversi comuni del Bresciano: Gardone Valtrompia, Sarezzo e Lumezzane.
“A Brescia vivono molti immigrati, la maggior parte integrati nel tessuto sociale e lavorativo della città e operativi in più settori. La nostra filosofia si basa sul lavoro. L’Amministrazione prende assolutamente le distanze da queste frasi oscene che per niente rispecchiano il nostro senso di comunità. Sono attivi sul territorio invece diversi percorsi di inclusione sociale”, ha detto ancora la sindaca.
L’iniziativa dei cartelli sarebbe stata rivendicata dal “Comitato Remigrazione e Riconquista – Brescia”, che l’ha definita volutamente provocatoria e ha spiegato di aver scelto più lingue, tra cui l’arabo, proprio per rendere il messaggio comprensibile a più persone possibili.
Anche la sindaca Valentina Pedrali, sindaca di Sarezzo altro comune del Bresciano in cui sono apparsi i cartelli, contattata da Fanpage.it ha ribadito la gravità di quanto accaduto. “L’episodio è stato subito segnalato alle forze dell’ordine”, ha detto. “La nostra è una comunità fondata sul rispetto. Condanniamo ogni forza di discriminazione”, ha concluso.

(da agenzie)

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A COSA SONO SERVITI DAVVERO I CONTROLLI AI CONFINI CON LA SPAGNA VOLUTI DAL GOVERNO MELONI? SOLO A FAR PERDERE TEMPO ALLE FORZE DELL’ORDINE

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

UN MILIONE E MEZZO DI VERIFICHE, 500.000 PERSONE PERBENE IDENTIFICATE IN 80 GIORNI PER PORTARE A 99 RESPINGIMENTI DI CUI NESSUNO VENIVA DA CEUTA

Da oggi sono tornati in vigore gli accordi di Schengen tra Spagna e Italia. Dopo quasi tre mesi dalla sospensione e dopo forti tensioni tra i due Paesi, Roma e Madrid sembrano avviarsi verso una distensione dei rapporti. La decisione del governo Meloni di ripristinare i controlli alle frontiere in reazione alla crisi di Ceuta aveva incrinato le relazioni con la Spagna, che aveva reagito applicando delle contromisure simili nei confronti dei passeggeri di Paesi terzi provenienti dall’Italia. Ma alla fine, dopo più di 80 giorni di sospensione, qual è il bilancio dei controlli voluti dal governo Meloni?
Mediocre, potremmo rispondere. Gli ultimi dati provenienti dal Viminale riferiscono di 99 respingimenti e 15 arresti alle frontiere aeree e marittime con la Spagna nel periodo compreso tra il 1° agosto (data di inizio dei controlli) al 20 ottobre 2026. Delle 15 persone arrestate, 13 sono state bloccate tramite frontiere aeree e 2 tramite frontiere marittime.
Fonti qualificate inoltre, spiegano che le persone controllate attraverso la consultazione delle ‘liste passeggeri’ sono state 1.503.386, mentre 505.848 provenienti dalla Spagna sono state identificate al momento in cui stavano facendo ingresso in Italia. Ammontano, invece, a 38.719 i cittadini di Paesi terzi controllati dalla Spagna ai varchi marittimi e aerei con l’Italia. Verifiche che hanno interessato complessivamente 2.872 voli, con l’impiego di 5.342 agenti.
In tutto, dicevamo, sono stati adottati quasi cento provvedimenti di respingimento alla frontiera. Per capirci, in termini percentuali, su oltre 1,5 milioni di controlli, i respingimenti sono stati lo 0,0066% e gli arresti lo 0,001%. Parliamo di numeri molto limitati rispetto al totale di persone controllate e ai disagi che la sospensione ha comportato per i passeggeri in arrivo e in partenza verso la Spagna.
Già i primi bilanci avevano sollevato delle perplessità sull’efficacia delle misure. L’ultimo aggiornamento sembra confermare i dubbi iniziali: un risultato molto debole rispetto alla portata dei controlli effettuati.
Il ministero dell’Interno inoltre, non ha specificato quante delle 99 persone respinte e delle 15 arrestate fossero effettivamente collegate al rischio che aveva motivato la misura, cioè gli eventuali movimenti secondari da Ceuta e le possibili infiltrazioni terroristiche, ma è praticamente certo che nessuna di queste provenisse dall’exclave.
D’altronde, in questi mesi, Bruxlles lo ha ribadito più volte: nessuno degli immigrati arrivati irregolarmente a Ceuta a fine luglio è entrato nello spazio Schengen.
Un’evidenza che nei giorni successivi al primo annuncio del governo, e in occasione di ogni successiva proroga, ha fatto parecchio discutere. Le opposizioni italiane hanno duramente contestato la scelta di Roma, sostenendo che si trattasse di una mossa elettorale per inseguire Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, che in quelle settimane era in forte crescita.
Anche il governo spagnolo aveva criticato la reazione italiana, smentendo l’esistenza di un pericolo jihadista o di qualsiasi altra minaccia terroristica.

(da Fanpage)

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LA LINGUISTA VERA GHENO: “LA DESTRA SOVRANISTA HA CREATO IL MARANZA, UN MOSTRO PER CRIMINALIZZARE I GIOVANI STRANIERI”

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

UNO SPAURACCHIO UTILE PER AIMENTARE PREGIUDIZI SUI GIOVANI DI SECONDA GENERAZIONE

Alla conferenza stampa del 19 ottobre sulla legge anti-maranza, un giornalista del Fatto Quotidiano chiede al deputato leghista Igor Iezzi, promotore del pacchetto normativo, e al segretario Matteo Salvini, di definire il termine maranza. Salvini risponde: “Non ne ho idea”. Iezzi prova invece a spiegarlo così: “Tra gli italiani di seconda generazione molti sono maranza, cioè coloro che compiono dei reati”.
Il cortocircuito è evidente: si presenta una proposta politica definita “anti-maranza” senza riuscire a dare una definizione precisa del termine che dovrebbe identificarne il bersaglio.
Ma che cosa significa davvero maranza? Com’è passato dall’essere uno slang giovanile ad etichetta sociale e politica, associata alla criminalità e all’origine straniera? E in che modo questo uso politico del termine, da parte della destra, alimenta un clima d’odio e contribuisce alla rabbia che sta attraversando le piazze italiane in questi giorni?
Fanpage.it ne ha parlato con Vera Gheno, sociolinguista, che subito ribalta lo stereotipo dicendo: “Io i più grandi stronzi li ho incontrati vestiti in giacca e cravatta ed erano bianchissimi”.
Partiamo proprio dalla conferenza stampa della Lega. Come si spiega la continua propaganda sulla pelle dei ragazzi di seconda generazione, senza sapere neanche il significato di questo termine dispregiativo?
Da una parte penso che abbiano poca conoscenza del termine, ma è anche vero che questa è strumentale. Sarebbe molto facile informarsi con esattezza. Il problema è che, se definisci con precisione chi è il maranza, ti rendi conto che non è il nemico che hai dipinto, e quindi verrebbe meno quell’effetto. È una precisa tecnica retorica: si dipinge un mostro, che fa paura proprio perché rimane indefinito. È efficace creare uno spauracchio sociale e culturale, perché il fatto che non sia perfettamente definito alimenta la paura.
Come è cambiato il significato di maranza nel tempo? Da dove nasce l’associazione tra questo termine, l’origine straniera e la criminalità?
Negli anni Novanta, quando ne cantava anche Jovanotti, “maranza” voleva dire soprattutto tamarro, zarro, zauro: ci sono tanti termini diversi in Italia. Si indicava una persona vestita in maniera vistosa, con le catenone a vista. Insomma, un certo stile. Ma ricordiamoci che l’abito non fa il monaco. Dobbiamo superare questa idea assurda per cui, se uno è vestito da tamarro, allora è per forza un criminale. Una persona può essere di seconda generazione, vestirsi da tamarro ed essere una bravissima persona. I più grandi stronzi erano bianchissimi e li ho incontrati in giacca e cravatta.
Che cosa succede, nella società, quando si comincia ad associare l’aspetto di una persona alla sua presunta pericolosità?
È facile, oggi se vedi un ragazzo di seconda generazione, anche se non è vestito da tamarro, ormai puoi essere portato automaticamente a ritrarti, perché hai paura che sia un criminale. Questa è la cosa davvero grave: si crea un panico sociale che va in una direzione ben precisa, perché il nemico diventa lo straniero. È un pensiero che caratterizza non solo la Lega, ma più in generale le destre: l’idea che gli stranieri siano il vero problema dell’Italia e che debbano essere rimandati indietro.
L’uso politico di questa accezione alimenta un clima d’odio: quanto di ciò può contribuire alla rabbia e alle tensioni che stanno attraversando le piazze italiane?
Non credo che tutte le devastazioni siano state compiute esclusivamente da giovani di seconda generazione. In piazza c’è un po’ di tutto e le motivazioni sono molto differenti. Però esiste un disprezzo generalizzato per i giovani. Abbiamo ignorato le loro proteste sull’ecologia, sull’ambiente, abbiamo sottovalutato gli effetti del Covid e del lockdown su persone che si sono trovate rinchiuse in casa in una fase della vita in cui le relazioni con i propri coetanei sono essenziali. Non si è lavorato abbastanza, secondo me, sulla loro salute mentale. E poi c’è il problema della disoccupazione giovanile, di quello che è stato fatto di sbagliato sulla scuola e di un futuro che sembra essere stato tolto a queste generazioni.
Tutto questo contribuisce a creare un clima in cui le proteste possono degenerare. Io a 50 anni sono incazzata come un picchio, ma se fossi più giovane non avrei nessuna esitazione ad andare a protestare. Posso capire le devastazioni, non le giustifico, perché comunque penso che si possa protestare in tanti modi, anche senza sfondare le vetrine. Però capisco perfettamente da dove venga quella rabbia. E non mi vengano a dire che ai miei tempi non sfondavamo le vetrine: magari non ci interessava la borsa di Vuitton, ma morivamo per una felpa della Best Company. Smettiamola di dire che questi ragazzi sono peggio di noi, perché non è vero.
Che responsabilità hanno i giornali, i telegiornali e i social nel diffondere l’etichetta «maranza»?
È tanto tempo che dico che molte testate hanno rinunciato a fare informazione, perché sono a loro volta vittime del capitalismo dell’informazione e hanno bisogno dei clic. La morbosità che vedo in tante notizie dipende da un ecosistema che si regge sul clickbait: raccontare i fatti in maniera oggettiva, senza particolari morbosi, non sempre garantisce lo stesso risultato. I giornali hanno una grandissima responsabilità, ma il problema alla base è un intero sistema sociale del quale facciamo parte tutti, compresi i media.
Che cosa possiamo fare, concretamente, per evitare che le parole diventino strumenti di stigmatizzazione?
Ognuno di noi ha una responsabilità individuale nell’uso delle parole e può decidere da che parte stare. Penso che bisognerebbe insegnare più linguistica a scuola, aiutando le persone a riflettere sulla lingua: perché usiamo certe parole? Qual è il loro significato? Quale effetto possono avere sugli altri?
Viviamo in una società iperconnessa e siamo diventati tutti piccoli personaggi pubblici. Una volta certe cose le dicevi al bar, oggi le scrivi sui social e possono fare il giro del mondo. Per questo dobbiamo avere più consapevolezza e responsabilità. Non ha molto senso continuare a lamentarsi della situazione senza chiedersi che cosa possiamo fare noi e agire di conseguenza. A me piacerebbe che maranza tornasse a voler dire tamarro, senza nessuna particolare sfumatura di profilazione etnica o razziale e senza voler dire per forza microcriminale.

(da Fanpage)

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PERCHE’ VANNACCI CALA NEI SONDAGGI: COSA STA SUCCEDENDO A FUTURO NAZIONALE

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

NELL’ULTIMO SONDAGGIO SWG VIENE DATO AL 5,6%

Nell’ultimo sondaggio di SWG per il telegiornale di La7, Futuro Nazionale viene dato al 5,6%, quindi dietro partiti come Forza Italia o Alleanza Verdi e Sinistra e con una percentuale di consensi non poi così distante da quella totalizzata dalla Lega, al 5,1%.
È uno scenario molto diverso rispetto a quello che si delineava fino a qualche settimana fa, con il partito di Roberto Vannacci al 7-8%, saldamente davanti ai due soci di minoranza del centrodestra. Anche dalla Supermedia di Agi e YouTrend Futuro Nazionale risulta dietro Forza Italia, con gli equilibri che quindi vengono ridefiniti nel perimetro delle forze politiche a destra.
Perché Vannacci è in calo nei sondaggi
Che cosa sta succedendo, allora? Il capitolo Vannacci si è già concluso? È già arrivato a saturazione? Chiaramente è ancora difficile poter analizzare chiaramente la tendenza e l’andamento del partito dell’ex generale nello scenario presente: servirà tempo e distanza per poter dire con più cognizione di causa se si sia trattato di un lampo oppure se una curva irregolare nelle intenzioni di voto sia stata fisiologica in un percorso comunque di consolidamento. Quello che possiamo fare per il momento è comunque mettere in fila qualche ipotesi sul perché Futuro Nazionale non sia più così popolare come fino a qualche settimana fa.
Per prima cosa dobbiamo considerare che Futuro Nazionale non è più l’elemento di novità di un tempo. E questo è un pattern che abbiamo già visto con altre forze politiche che sono entrate all’improvviso nella scenario pubblico, presentandosi come antisistema. Una su tutti il Movimento Cinque Stelle, che quando è nato è stato un vero e proprio fenomeno politico e sociale, sostenuto da un bacino di elettori che storicamente votava in modi diversi, ma che ha risposto in modo positivo proprio a una novità che prometteva cambiamento. Chiaramente questo effetto ha una durata precisa. E quando finisce il sentore di novità, scema anche l’entusiasmo dei potenziali elettori.
Il tempo della novità è finito
Soprattutto nel momento storico in cui viviamo, in cui anche la comunicazione politica risente di tutte le tendenze e i meccanismi che vediamo sui social, le idee e le proposte possono raggiungere picchi incredibili di popolarità e diffusione in breve tempo, ma con la stessa velocità si fanno superare de altre idee e proposte. E uno spazio si satura anche molto in fretta. Giorgia Meloni, che di comunicazione politica è molto esperta, lo ha capito e non ci ha messo molto a riposizionarsi ancora più a destra quando ha visto Vannacci scalare consensi. E questo ha contribuito a sgonfiare l’effetto dell’ex generale: se alcuni mesi fa era l’unico a dire esplicitamente alcune cose, l’unico a usare un certo tipo di linguaggio, ora non è più così.
Come ha reagito Meloni all’ascesa dell’ex generale
Meloni però non ha fatto solo concorrenza a Vannacci nel campo della proposta politica. Se da un lato si è certamente mossa in questo modo, dall’altro ha spinto su un principio molto pragmatico. Cioè il fatto che è ancora Fratelli d’Italia il primo partito di centrodestra ed è ancora lei a capo del governo: lei quindi decide le alleanze e il suo esecutivo ha anche deciso la forma della nuova legge elettorale. Con questi due elementi in mano, per Meloni è stato molto semplice mettere bene in chiaro all’elettorato di destra che sostenere Vannacci vorrebbe dire mandare al governo l’opposizione progressista. Perché i numeri parlano chiaro e al momento i due schieramenti sono in equilibrio quasi perfetto.
Riprendendo sempre l’ultimo sondaggio di SWG, vediamo che – se si andasse a votare oggi e ipotizzando di avere Elly Schlein alla guida del campo largo – il centrosinistra otterrebbe il 44,6% delle intenzioni di voto, contro il 44% del centrodestra di governo. Gli scenari sarebbero poi ancora più allineati nell’ipotesi di avere Giuseppe Conte alla guida della coalizione progressita, che otterrebbe un vantaggio leggermente minore: 44,5% contro il 44,1%. Con numeri del genere, ogni voto che va a Futuro Nazionale è una spinta in più per il centrosinistra.
L’agenda di Futuro Nazionale e il Paese reale
Infine, c’è un altro punto da considerare. Cioè che i temi che hanno fatto la fortuna di Vannacci – tutte le sue crociate contro la comunità Lgbtq+ e per la remigrazione – ora non rispecchiano più quelle che sono le urgenze e i temi più sentiti nel Paese. Quando la benzina costa da mesi più di due euro al litro, quando gli scaffali dei supermercati sono vuoti o espongono beni di prima necessità da prezzi esorbitanti, quando le bollette diventano così pesanti da rendere difficile arrivare a fine mese, davvero il primo pensiero della cittadinanza sono le battaglie dell’ex generale?
Insomma, ci sono vari motivi per cui Vannacci non sembra più così popolare tra gli italiani. Anche se forse è presto per dire che il fenomeno si sia già esaurito.

(da Fanpage)

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TIRA UNA BRUTTA ARIA PER SALVINI. IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE SI APRE OGGI E CHE RIELEGGERÀ IL VICEPREMIER, ARRIVA NEL MOMENTO PEGGIORE DELLA PARABOLA POLITICA DELL’EX TRUCE DEL PAPEETE. NON C’È SOLO LA ROGNA DEL FRONTE DEI NORDISTI, CHE HANNO TROVATO NEL SENATORE “GIORGETTIANO” MASSIMO GARAVAGLIA IL CANDIDATO DI BANDIERA. IL VERO GUAIO PER SALVINI AFFONDA LE RADICI NEL PAESE REALE: GLI AUTOTRASPORTATORI E DEGLI AGRICOLTORI SCESI IN STRADA PER PROTESTARE

Ottobre 24th, 2026 Riccardo Fucile

“DOMANI”: “ANCHE UNA CATEGORIA STORICAMENTE AFFINE ALLA DESTRA HA BOCCIATO L’OPERATO DEL GOVERNO. L’EMERGENZA BLOCCHI HA INDEBOLITO ULTERIORMENTE L’IMMAGINE DI SALVINI: SUI SOCIAL E NELLE CONVERSAZIONI AI PRESIDI, È INDICATO COME IL PRINCIPALE RESPONSABILE”

Da un lato la realtà: gli scaffali ancora vuoti nei supermercati nel Sud, a causa dei blocchi organizzati dagli autotrasportatori contro il caro gasolio. Dall’altro la propaganda: Matteo Salvini, responsabile del dossier trasporti, ha pensato di confezionare un video – diffuso ieri mattina insieme a Silvia Sardone – per “pubblicizzare” la pulizia dei muri di una scuola di Milano, imbrattati con scritte contro le forze dell’ordine. Un’immagine stridente.
Anche perché negli stessi minuti i camionisti hanno annunciato la fine della protesta anche in Campania, ultima roccaforte della mobilitazione contro il governo.
La decisione dei manifestanti è stata assunta dopo il Consiglio dei ministri ad hoc voluto da Giorgia Meloni e la stretta securitaria con la minaccia di precettazione. Poco più di 100 milioni di euro per tamponare e rinviare il problema. Poche le certezze.
«I rifornimenti sono ripartiti, vuol dire carburante e frutta e verdura che tornano ai supermercati. Sta tornando l’alimentazione del carburante, anche in Campania. Si rischiavano problemi anche per le ambulanze», ha annunciato il ministro delle Infrastrutture. Nelle prossime ore, quindi, i beni di prima necessità saranno di nuovo a disposizione.
Per il futuro, invece, la speranza del governo è rivolta verso la Commissione europea per ottenere un maggior margine di spesa per l’energia, dopo l’attivazione della clausola di salvaguardia da 14 miliardi di euro in due anni. «Abbiamo avuto proficue discussioni con l’Italia, in particolare su come utilizzare al meglio tale spazio di manovra fiscale aggiuntivo per quanto concerne le misure in ambito energetico», hanno fatto sapere da Bruxelles.
I paletti non dovrebbero essere così rigidi garantendo misure a impatto immediato da inserire già nella prossima manovra. Sul fronte del carburante, invece, l’Eni ha confermato la misura del «price cap fino a fine anno», ha riferito la società guidata da Claudio Descalzi.
Nessun rincaro. Ma, hanno aggiunto dal colosso energetico, «monitoreremo le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo».
In ogni caso il congresso della Lega, in programma in questo fine settimana all’Allianz MiCo di Milano, arriva nel momento peggiore della parabola politica di Salvini. Il problema non è nemmeno il fronte dei nordisti, capeggiati dai presidenti di regione del Nord, soprattutto il lombardo Attilio Fontana, che hanno trovato nel senatore “giorgettiano” Massimo Garavaglia il loro nome da schierare all’assise interna.
Il vero guaio per Salvini è un altro e affonda le radici nel paese reale: il fronte dei meridionalisti, intesi come gli autotrasportatori e degli agricoltori scesi in strada – anzi in autostrada – per protestare.
Il vicepremier si prepara, certo, a essere rieletto domani alla guida della Lega con lo slogan scelto «di lotta e di governo», che suona come un avviso agli alleati. A cominciare dalla presidente del Consiglio Meloni, in vista dell’ultima legge di Bilancio. Non sarà un rafforzamento come sperato al momento dell’annuncio.
Il successo matura, infatti, al culmine della settimana di proteste degli autotrasportatori nel Mezzogiorno, che hanno spaccato il paese. Con un’annotazione tutt’altro che secondaria: anche una categoria storicamente affine alla destra, non certo tacciabile di “comunismo”, ha bocciato l’operato del governo Meloni.
L’emergenza blocchi ha indebolito ulteriormente l’immagine di Salvini: sui social, nelle conversazioni carpite ai presidi, è stato indicato come il principale responsabile. Non mancano ragioni per avvalorare questo ragionamento.
Le difficoltà dell’autotrasporto sono state denunciate al ministero di Salvini fin da maggio, anche quando il governo sfornava decreti costosi sul taglio alle accise per tutti. Tranne che per chi con il gasolio deve percorrere lunghi tragitti: i camionisti. Gli ormai ben 480 milioni di euro di credito di imposta bloccati hanno a loro volta bloccato un paese. L’unica risposta giunta dal vicepremier è stata quella che tirava in ballo le presunte colpe dell’Europa. Anche se i fondi sono rimasti bloccati per cause che non riguardano affatto Bruxelles.
«Il governo non è in grado di costruire risposte strutturali per un comparto, quello dell’autotrasporto, così importante per tutte le attività economiche nel nostro paese, continuando nella propaganda si blocca il Mezzogiorno e con il Mezzogiorno l’intero paese, e si mette a rischio la crescita già debole e il lavoro», ha osservato il senatore del Partito democratico Daniele Manca.
Salvini ha fiutato l’ariaccia: ha seguito i primi incontri di inizio settimana con le delegazioni dei camionisti per cercare una soluzione. Poi, dinanzi allo stallo nelle trattative e all’annuncio del prosieguo delle proteste, ha lasciato il compito nelle mani del suo vice al ministero dei Trasporti, Edoardo Rixi. Il vicepremier si è rifugiato a Milano per l’organizzazione del congresso.
Ma questo altro flop ha fatto seguito a tanti altri, come il problema negli aeroporti della scorsa settimana, con i voli bloccati per mezza giornata, e la “calda estate” dei treni. Senza dimenticare le promesse sul Ponte sullo Stretto. Tanti proclami e nessun risultato. I camionisti ne sanno qualcosa.

(da “Domani”)

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