Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
PRESENTE ANCHE IL SINDACO SALA E IL BRACCIO DESTRO DI MARINA BERLUSCONI CHE NON HA MAI NASCOSTO LA SUA SIMPATIA PER SILVIA… SE IL CAMPO LARGO AVESSE AVUTO IL CORAGGIO DI LANCIARLA COME CANDIDATA PREMIER, INVECE CHE FARLE LA GUERRA PER GRETTO INTERESSE PERSONALE, SAREBBE STATO VINCENTE PERCHE’ LEI AGGREGA, NON ALLONTANA E HA UN CARISMA CHE ALTRI NON HANNO
Una serata in trasferta per presentare Genova agli investitori milanesi. Una città su cui conviene
puntare oggi perché in futuro sarà più connessa, con il completamento del Terzo Valico ferroviario, per ora con costi ridotti. È questo in sintesi il vestito dato a un happening, chiuso ai giornalisti, che come sottotesto aveva la presentazione di Silvia Salis a un pezzo della Milano che conta.
E infatti la parte più interessante dell’evento sono proprio gli invitati: dal sindaco Beppe Sala al braccio destro di Marina Berlusconi, figure del mondo della cultura e dell’università, lobbisti e manager. Un mondo trasversale al centrosinistra e del centrodestra, che guarda con crescente interesse all’astro nascente della politica progressista, oggi sindaca di Genova, ma domani chissà.
L’aperitivo è stato organizzato al Bar Luce della Fondazione Prada, da Silvia Salis insieme alla Fondazione Carige, guidata da Lorenzo Cuocolo. In sala c’erano tanti liguri che nel capoluogo lombardo lavorano da tempo. Il nome più noto è quello di Franco Currò, storico dirigente della comunicazione Fininvest, che per anni ha seguito come un’ombra la primogenita di Silvio Berlusconi. Non è un mistero che Marina apprezzi la sindaca di Genova, per la sua freschezza comunicativa e le posizioni sui diritti civili.
Fra gli invitati c’era anche la giornalista Mediaset Lucia Scajola, figlia di Claudio, e da anni nome ricorrente come possibile candidata in Parlamento per Forza Italia. Della pattuglia dei genovesi trapiantati a Milano faceva parte anche Lelio Alfonso, managing partner di Comin e partners. Alfonso è stato responsabile delle relazioni esterne di Rcs, portavoce della presidenza del Consiglio sotto il governo Prodi, consulente di Esselunga ed Eni, e coordinatore di Italia Unica, movimento fondato da Corrado Passera.
C’erano poi Renato Ravanelli, amministratore delegato del fondo infrastrutturale F2I; Luigi de Siervo, Ceo di Lega Calcio Serie; Giovanni Panebianco, presidente del Premio Paganini ed ex segretario generale del ministero della Cultura sotto Alberto Bonisoli; l’economista ed ex presidente dell’Inps Tito Boeri; il presidente dell’IIT Gian Mario Verona; la presidente della Fondazione Rovati Giovanna Forlanelli.
Il progetto di portare i milanesi a investire a Genova era un vecchio pallino di Marco Bucci, che però lo espresse in modo un po’ rude – “Genova diventerà la periferia di Milano”, frase che gli causò aspre critiche – e velleitario. La serata di ieri sembra confermare invece le doti di Silvia Salis per le pr e l’interesse che la sua figura suscita in un perimetro ben più ampio dell’attuale Campo largo, cosa che i partiti che lo compongono non hanno ancora deciso se è più una risorsa o una minaccia.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
PRIMA DEI GAZEBO APPUNTAMENTO IN PIAZZA: “A DICEMBRE MOBILITAZIONE CONTRO IL GOVERNO MELONI”. MA SE LE PRIMARIE SI FANNO A FEBBRAIO E POI SI VOTA PER LE POLITICHE A MAGGIO, DIVENTERA’ MOLTO DIFFICILE RICOMPATTARE IL CENTROSINISTRA DOPO I GAZEBO
Il campo largo accelera. Dalla call tra i quattro leader sono state definite le future tappe della coalizione progressista: “Dalla settimana prossima inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre.
Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di governo alla destra – si legge nella nota congiunta della segretaria del Pd Elly Schlein, del presidente del M5s Giuseppe Conte e dei leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni al temine del loro incontro
Infine abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio con l’obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista”, si legge ancora.
L’appuntamento telefonico + iniziato alle 11 e i quattro leader sono andati avanti per circa tre ore call. Alla fine, la roadmap in vista delle politiche del 2027 è stata definita. Non solo primarie e programma. Prima dei gazebo i leader si sono dati appuntamento in piazza.
“Sulla scorta di quanto anticipato la settimana scorsa, abbiamo convenuto di organizzare nel mese di dicembre, mentre si discute questa pessima manovra, una mobilitazione a carattere nazionale per l’alternativa a 4 anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
I DUBBI DELLA COMMISSIONE EUROPEA SULLA NORMA “REGALINO” DI GIORGETTI E MELONI AI LAVORATORI AUTONOMI: “LA STIAMO VALUTANDO”
Paolo è un avvocato. Ha una partita Iva. Guadagna 100mila euro all’anno e di tasse ne paga 8.600
grazie alla flat tax. Luca è un quadro delle risorse umane di un’azienda. Ha un reddito di 51mila euro e al fisco ne dà 14mila. La tassa piatta lui non ce l’ha. Il suo reddito segue gli scaglioni progressivi dell’Irpef: più guadagni, più paghi.
I due hanno fatto gli stessi studi e hanno lo stesso profilo professionale. Paolo, che guadagna il doppio di Luca, paga quasi la metà delle sue tasse. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. […]
La storia di Paolo e Luca non è una simulazione da fiscalisti incalliti. Sarà, per legge, il destino di tutti quelli che come loro sono rispettivamente, titolari di una partita Iva in regime forfettario e dipendenti. […]
Quando il primo gennaio entrerà in vigore la manovra appena sfornata dal Consiglio dei ministri, la soglia dei ricavi o dei compensi su cui si applicherà la flat tax salirà dagli attuali 85mila a 100mila euro. Paolo potrà festeggiare perché quando scavallerà gli 85mila resterà nel regime forfettario.
Beneficerà della flat al 15%, evitando il trasloco nell’ordinario, dove l’Irpef si paga senza sconti, seguendo la progressività delle aliquote. Anche Luca avrà un vantaggio. La legge di bilancio, infatti, prevede l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% da 50 a 55mila euro. Su un reddito di 51mila euro, che oggi è agganciato all’aliquota del 43%,
Ma, come spiegano le simulazioni della Cgil, il risparmio sarà nettamente inferiore a quello di Paolo. Il segretario confederale del sindacato Christian Ferrari lo spiega con un esempio eloquente: «Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro».
Sempre Ferrari ricorda che il lavoratore autonomo continuerà a essere esentato dal pagamento delle addizionali locali, mentre il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali.
I destini incrociati, ma assai diversi, di Paolo e Luca non finiscono qui. Un altro capitolo potrebbe aggiungersi a breve. Il finale è ancora da scrivere, ma le premesse sono state già messe nero su bianco nella richiesta che il governo ha inviato negli scorsi giorni a Bruxelles.
Ecco il quesito: potrà, Paolo, continuare a emettere fatture senza l’Iva anche se l’anno prossimo guadagnerà più di 85mila euro? Sotto questo livello, il problema non si pone.
Ma l’esecutivo ha chiesto all’Europa il via libera a un vantaggio aggiuntivo. Permettere, cioè, a Paolo di beneficiare dell’esenzione dell’Iva anche oltre il limite degli 85 mila fissato da una direttiva comunitaria. Consentendogli, quindi, di non applicare l’Iva in fattura e quindi di non versare nulla dato che l’imposta, semplicemente, non ci sarà. Tecnicamente sarebbe una deroga.
Intanto la Commissione europea vuole vederci chiaro sulla norma contenuta nella Finanziaria, che non parla dell’Iva ma solo dell’estensione della flat fino a 100mila euro. «La stiamo sicuramente valutando e potete aspettarvi degli sviluppi nel corso dell’anno», ha detto ieri un portavoce dell’esecutivo Ue. Un antipasto dell’esame sull’Iva che arriverà più in là.
(da Repubblica)
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
SCONFITTA CLAMOROSA PER LA COMPONENTE PIÙ VICINA ALLA DESTRA DI GOVERNO, “MAGISTRATURA INDIPENDENTE”. UNA DISFATTA PER IL SOTTOSEGRETARIO, ALFREDO MANTOVANO
Vira nettamente a sinistra il Consiglio superiore dei togati. Le urne decretano, per i venti eletti, l’exploit di Area, di Autogovernodiffuso e di Magistratura democratica, che insieme coprono la metà più uno dei seggi.
Tiene bene il presidio dei centristi di Unicost. Sconfitta clamorosa per la componente più vicina alla destra di governo, Magistratura Indipendente. È l’effetto contraccolpo.
Un esito legato all’offensiva della politica contro le toghe. Ma pesano anche le fratture interne a Mi. Che mentre riduce numeri e eletti (da 7 passa a 4), vede tornare dai fantasmi del suo passato il vecchio leader Cosimo Ferri. È il 20esimo, ri-eletto da “indipendente” con circa 500 voti (nonostante sia stato protagonista del famigerato Sistema Palamara).
Due giorni di spoglio. Ma, a meno di sorprese negli ultimi conteggi, è chiara l’impronta. Sarebbero 11 i seggi per le liste progressiste: 7 del gruppo di Area (oltre a Pilla, i pm Eugenio Albamonte e Gianluca De Leo, e i giudici Chiara Gallo, Roberto Arata, Maria Cristina Ornano e Ilaria Casu. «Credo sia stato premiato l’impegno legato a una fondamentale proposta: difendere autonomia e indipendenza da attacchi sempre più violenti. Vedi l’ultimo contro il gip di Milano», commenta il segretario, Giovanni Zaccaro.
La vera impresa appartiene al gruppo di Autogoverno, il movimento sorto intorno al lavoro del togato uscente Roberto Fontana, che correva insieme ai “rossi” di Md; da 2 i seggi passano a 4. Oltre a Nardecchia, eletti la pm Roberta Amadeo, e i giudici Pierpaolo Lanni e Glauco Zaccardi. «Un risultato che potrà dare continuità alla mia esperienza di consigliere.
No alle logiche di schieramento precostituito, ma sempre radicali su contenuti, sui valori e la ricerca delle convergenze per promuverli. Il problema delle degenerazioni correntizie deve essere risolto alla radice dal Csm per poter difendere il suo assetto costituzionale», riflette con Repubblica Fontana.
Mantiene i suoi 4 seggi Unicost (con il pm Giuliano Caputo, e i giudici Valeria Ciampelli, Pietro Indinnimeo e Daniela Monaco Crea). Il più magro resta il bilancio di Mi. Gli eletti sono il pm Stefano Buccini, e le giudici Ilaria Romano, Maria Tiziana Balduini ed Ernesta Occhiuto. Le delusioni troppe, c’è chi teme anche una scissione.
(da Repubblica)
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
CONTE POTRÀ EQUIPAGGIARE LA SUA JAGUAR CON UN ‘ELLY2027ACASA’ E VANNACCI GRIFFARE IL SUO CARRARMATO COL COGNOME DELLA MELONI RIMATO IN OGNI COMBINAZIONE POSSIBILE”
Chi ha avuto l’idea di personalizzare le targhe conosce bene la psiche degli italiani. La targa
personalizzata esiste anche in Germania – dove per inciso costa 40 volte di meno – ma lì i più trasgressivi ci hanno messo le iniziali dei figli. Qui si scatenerà l’inferno. Il filone calcistico, come quello politico che per faziosità gli è affine, promette di dare soddisfazioni.
Il classico «Limortacci2000tua» si espanderà fino a contenere riferimenti a parenti prossimi e collaterali. Conte potrà equipaggiare la sua Jaguar con un «Elly2027acasa» e Vannacci griffare il suo carrarmato col cognome della Meloni rimato in ogni combinazione possibile.
Altrettanto successo avranno i regolamenti di conti privati: targhe con la password telefonica dell’ex-coniuge o l’indirizzo del suo amante. Gli sfondoni grammaticali saranno consentiti e addirittura incentivati come sintomo di democrazia
Si tratta della prima tassa che gli italiani pagheranno persino volentieri (finché non troveranno il modo di evaderla) e per un po’ ci si fotograferà a vicenda per la strada, creando ingorghi mostruosi. Poi, come tutte le novità, anche le targhe personalizzate verranno a noia. AN (Automobilisti Nostalgici) invocherà il ritorno a MI445679 e sarà un trionfo.
Massimo Gramellini
per il “Corriere della Sera”
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
“È UNA PRESA IN GIRO COLOSSALE DELL’ELETTORATO: FORSE BISOGNEREBBE RIBATTEZZARLA ‘FAKE TAX’. NON APPIATTISCE UN BEL NIENTE. L’UNICA VERA FLAT TAX DI QUESTO GOVERNO È QUELLA PER I LAVORATORI AUTONOMI AMPLIATA, CHE AUMENTA LE GIÀ STRIDENTI ASIMMETRIE DI TRATTAMENTO TRA PARTITE IVA IN REGIME FORFETARIO E LAVORO ALLE DIPENDENZE”
Alla fine c’è riuscito. Complice l’assenza di risorse per tagli delle tasse generalizzati, il viceministro Maurizio Leo ha potuto realizzare il suo sogno. La cosiddetta «flax tax incrementale» verrà applicata non solo agli incrementi decisi nei rinnovi contrattuali del periodo 2024-26 (e presumibilmente 2027) ma anche agli incrementi salariali conseguiti dagli under 35 nel prossimo anno.
Questa scelta di applicare un’aliquota ridotta solo a chi vede aumentare il proprio reddito rappresenta, per buone ragioni, un unicum a livello mondiale, un primato nella sua insuperabile complessità.
Come ci spiegano le circolari dell’Agenzia delle Entrate, si applica un’aliquota fissa (del 5 per cento nel caso dei rinnovi contrattuali, sarà dell’1% per gli under 35) non già a tutto il reddito, ma solo al reddito eccedente quanto guadagnato l’anno precedente.
Questo viola chiaramente il principio di equità orizzontale; due individui identici con lo stesso reddito pagheranno un’Irpef diversa se diverso è l’incremento rispetto all’anno scorso. Se queste flat tax incrementali venissero rese strutturali verrebbero sicuramente dichiarate incostituzionali.
Ma l’incostituzionalità è l’ultimo dei problemi di queste misure, tanto sono astruse. Dal punto di vista economico l’imposta sul reddito progressiva è il principale “stabilizzatore automatico” dell’economia: riduce le fluttuazioni di reddito, perché “toglie” più soldi in tasse quando il reddito aumenta, ma ne toglie meno, e ne lascia di più in mano alle famiglie, quando il reddito diminuisce. La flat tax incrementale invece fa l’opposto, perché penalizza chi sta subendo perdite di reddito rispetto a chi è in fase di reddito ascendente.
noltre, lungi dal semplificare il sistema tributario, aumenta di fatto il numero di aliquote dell’Irpef: dalle attuali tre diventano letteralmente infinite, una per ogni reddito di partenza e per ogni ammontare di incremento del reddito.
Se interpretata letteralmente, la misura si presta anche a una grande varietà di giochini.
Prendiamo il caso di un ventenne. Non è chiaro se un aumento di reddito oggi verrà tassato ad aliquote ridotte per sempre, o solo quest’anno. Nel primo caso gli conviene chiedere una riduzione (!) di stipendio della cifra massima che il datore di lavoro può accordargli e recuperarla l’anno venturo: da quel punto in poi quella parte del suo stipendio sarà sempre tassata all’1 per cento. Addirittura, se ha abbastanza risparmi, gli conviene prendere un congedo di un anno non retribuito: dall’anno successivo in poi sarà sempre tassato all’1 su tutto il suo reddito.
Se invece l’aumento di reddito è tassato all’1 per cento per un solo anno, questo è chiaramente un incentivo a concentrare gli aumenti di retribuzione nel tempo, aspettando la prossima flat tax incrementale, con enormi effetti distorsivi sulla vita delle aziende e dei lavoratori, e sulle contrattazioni salariali.
Si potrebbe continuare, tanto l’idea di tassare ad aliquota fissa solo gli incrementi di stipendio sia insensata. È difficile evitare la sensazione che serva solo sia per riuscire a utilizzare in qualche modo il termine “flat tax” tanto di moda, sotto stringenti vincoli di bilancio.
In ogni caso questa “flat tax” è una presa in giro colossale dell’elettorato: forse bisognerebbe ribattezzarla “fake tax”. Non appiattisce un bel niente tant’è che il governo dovrebbe incassare altri 10 miliardi dal drenaggio fiscale (i 12,2 miliardi stimati dal ministero dell’Economia e delle Finanze meno i 2,3 miliardi legati all’innalzamento del secondo scaglione Irpef a 55.000 euro) che sarebbe azzerato se ci fosse davvero una aliquota uguale, piatta, per tutti.
L’unica vera flat tax di questo governo è quella per i lavoratori autonomi ampliata dalla manovra per coprire ricavi e compensi fino a 100.000 euro. Aumenta le già stridenti asimmetrie di trattamento tra partite Iva in regime forfetario e lavoro alle dipendenze.
Prendiamo il caso di un professionista che vive a Milano, con 100.000 euro di fatturato e reddito lordo a 78.000 euro. Con la flat tax del 15% pagherà poco più di 8.500 euro. Il corrispondente lavoratore dipendente che guadagna a Milano anche lui 78.000 euro pagherà invece quasi 21.000 euro di tasse, comprese le addizionali regionali e comunali.
Inoltre il lavoratore autonomo, al contrario del dipendente, non sarà soggetto al drenaggio fiscale perché la sua aliquota non cambia all’aumentare del reddito. Cosa che avviene, invece, per il lavoratore dipendente anche quando a questi aumenti non corrisponde un incremento del potere d’acquisto per via dell’aumento dei prezzi.
Tito Boeri
per “la Repubblica”
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
L’IMPENNATA DEI PREZZI È SPINTA SOPRATTUTTO DAI MAGGIORI COSTI DI BOLLETTE E CARBURANTI: LE TARIFFE DEI BENI ENERGETICI SONO CRESCIUTE DEL 31,4%, IN RELAZIONE AL 2025,,, IL CARRELLO DELLA SPESA È IN AUMENTO DELL’2,5% RISPETTO ALLO SCORSO ANNO
Secondo le stime preliminari, nel mese di ottobre 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo
per l’intera collettivita’ (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,9% su base mensile e a +5,4% su base annua (da +4,2% del mese precedente).
Lo rileva l’Istat, spiegando che la dinamica dell’inflazione e’ influenzata prevalentemente dall’andamento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da +25,8% a +59,5%) e non (da +22,5% a +29,4%), di quelli degli Alimentari non lavorati (da +5,5% a +7,5%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +3,1%), cui si aggiunge l’attenuazione del calo dei prezzi degli Alimentari lavorati (da -0,6% a -0,2%).
“A ottobre 2026 l’inflazione sale a +5,4% (da +4,2% di settembre), tornando al livello registrato ad agosto 2023 – scrive l’Istat nel commento – l’accelerazione dell’inflazione risente principalmente dell’aumento dei prezzi dei beni energetici (da +22,6% a +31,4%), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale.
Un contributo all’inflazione si deve anche al settore alimentare, soprattutto alla componente dei prodotti non lavorati (da +5,5% a +7,5%), e ad alcune tipologie di servizi, in particolare quelli relativi ai trasporti (da +1,6% a +3,1%)”.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
ALLA SANITA’ PUBBLICA LA META’ DEI SOLDI PROMESSI, MENTRE IL GOVERNO INTRODUCE UNA CARD SANITARIA DI 1,6 MILIARDI DA SPENDERE NELLA SANITA’ PRIVATA
Mentre alla sanità pubblica viene data la metà dei soldi promessi, il governo introduce una card sanitaria che vale 1,6 miliardi di euro complessivi, da spendere nella sanità privata. È una misura che dice tutto di questo governo, e degli interessi che difende.
C’è una cosa, nella legge di bilancio appena presentata, che racconta meglio di qualunque altra, cosa sia il governo Meloni, e quali interessi difenda.
Sono i 300 euro che il governo regala agli over 75 purché li spendano nella sanità privata, per le visite specialistiche non coperte dal servizio sanitario nazionale, o per i farmaci non mutuabili.
A un primo sguardo, è una misura che passa quasi inosservata. Un bonus tra tanti, peraltro destinato a persone anziane, non abbienti, bisognose di cure. Che c’è di male, nel dar loro un po’ di soldi?
Eppure qualche domanda bisogna farsela. Perché gli over 75 con una pensione che arriva a 28 mila euro in Italia sono quasi 6 milioni, contati male. E perché quel buono da 300 euro a testa, l’ha detto Meloni in conferenza stampa, vale 1,6 miliardi di euro. Non esattamente noccioline, in una manovra che – tolti i 14 miliardi in regalo dall’Unione Europea per investire in rinnovabili – ne mobilita complessivamente 12.
La diciamo meglio: perché regalare quasi il 15% delle pochissime risorse a disposizione del governo alla sanità privata? Perché farlo quando per la sanità pubblica sono stati stanziati appena 3,4 miliardi – peraltro vincolati agli aumenti di stipendio di alcune categorie di medici – nonostante il ministro Schillaci e le Regioni ne avevano chiesti il doppio, 6,8 miliardi, come soglia minima necessaria alla tenuta dei sistema?
Ancora; perché farlo quando alla sanità pubblica quei soldi servirebbero parecchio? Perché farlo, con il 20% delle prestazioni erogate in ritardo? Perché farlo, con 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi per i tempi d’attesa troppo lunghi? Perché farlo, quando siamo il Paese del G7 che spende meno nel suo sistema sanitario?
Perché non dare quei 1,6 miliardi alla sanità pubblica, anziché regalarlo ai privati?
Ci dispiace, saremo degli inguaribili malfidenti, ma l’unica risposta che ci viene in mente è che il governo stanzia un miliardo e mezzo da spendere nella sanità privata, per fare un regalo agli imprenditori che operano nel settore della sanità privata.
Tra i quali – malfidenza per malfidenza – c’è pure quello che possiede tre giornali che ogni giorno fanno da grancassa mediatica al governo e alla sua maggioranza, attaccando politici, attivisti, giudici, giornalisti, chiunque osi fare le pulci a Meloni, Salvini e compagnia.
Quando c’era Berlusconi l’avremmo chiamato conflitto d’interesse.
Oggi, evidentemente, è solo un caso.
(da Fanpage)
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Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile
PEGGIORA IL GIUDIZIO SUL GOVERNO MELONI 64% NEGATIVO, 33% POSITIVO
Nel giorno del tavolo del campo largo, il nuovo sondaggio di Youtrend per Sky Tg24 mostra la
coalizione allargata con Pd, M5S, Avs, Iv e altre liste complessivamente al 44,0%, mentre il centrodestra con FdI, Forza Italia, Lega, Noi moderati e Sud chiama nord si ferma al 41,9%. Il restante 14,1% si distribuisce tra forze esterne ai due poli: Futuro nazionale, Azione, Ora! e altre liste.
Il giudizio negativo sul governo Meloni, stima l’ultimo sondaggio, torna ai massimi della serie: il 64% degli italiani valuta negativamente l’operato dell’esecutivo, contro il 33% che ne dà un giudizio positivo.
Tornando all’orientamento del voto. Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 28,1% (+1,1 rispetto alla rilevazione dell’8 ottobre) e porta a 8,2 punti il vantaggio sul Partito democratico, che cala al 19,9% (-0,5). Stabile il Movimento 5 stelle al 13,5%. Forza Italia e Futuro nazionale sono appaiati al 7,0%, entrambi in calo (rispettivamente -0,4 e -0,8). Alleanza verdi sinistra registra la crescita più marcata dopo FdI e sale al 6,4% (+0,6), mentre la Lega si attesta al 5,0% (+0,2).
Tra le forze minori, Azione è al 3,4% (+0,1), Italia viva al 2,7% (+0,2), Ora! all’1,2% e Noi moderati all’1,0%, entrambe stabili. Sud chiama nord è allo 0,8%, le altre liste di centrosinistra all’1,5% e gli altri partiti complessivamente al 2,5% (-0,2). Indecisi e astenuti si attestano al 33,9%.
(da agenzie)
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