Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
A MARZO 2024, LA SORA GIORGIA DICEVA: “LA POSIZIONE ITALIANA È DIVENTATA EUROPEA”. GIUSTO: NEL SENSO CHE OGNUNO FA IL SOVRANISTA A CASA SUA … PER LA DUCETTA È UN CETRIOLONE: DA QUANDO SONO STATI BLOCCATI I RIENTRI, SONO STATE 80MILA LE RICHIESTE PRESENTATE ALL’ITALIA PER ACCOGLIERE I “DUBLINANTI”. QUANTI DI ESSI SARANNO RIMANDATI INDIETRO?
“Riteniamo che l’entrata in vigore del regolamento Ue sulla gestione dell’asilo e della migrazione consenta la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia. Tali trasferimenti sono attualmente in fase di preparazione”.
Lo afferma all’ANSA l’ufficio stampa del ministero degli Interni finlandese. Per la Finlandia – che diventa il quarto Paese a rispedire i dublinanti in Italia dopo Germania, Svizzera e Austria – “è importante che le norme sulla responsabilità per l’esame delle domande di asilo siano applicate come previsto, e che tutti gli Stati membri della Ue adempiano ai propri obblighi ai sensi del patto” .
«Sono particolarmente fiera del fatto che stia prendendo corpo un pacchetto di norme importantissime, che l’Italia ha fortemente voluto e sostenuto, lavorando per costruire su di esse il più ampio consenso possibile».
Con queste parole, pronunciate al Senato lo scorso marzo, la premier Giorgia Meloni accoglieva con qualche mese di anticipo il Patto migrazione e asilo che sarebbe entrato in vigore il 12 giugno. È stata una delle tante rivendicazioni del cosiddetto «cambio di paradigma» avvenuto a Bruxelles sulle politiche migratorie e che la presidente del Consiglio si è sempre intestata come una vittoria del suo governo.
Già nel marzo del 2024, alla Camera, la premier diceva che «la posizione italiana è diventata la posizione europea». In effetti aveva ragione e ora ognuno fa il sovranista a casa sua. Meloni rischia così di ritrovarsi incastrata in diversi scontri diplomatici con i suoi alleati europei, che in questi giorni hanno iniziato a inviare i “dublinanti” verso Roma e accettarli tutti esporrebbe l’esecutivo alle critiche provenienti a destra da Vannacci.
Alla base del Patto non c’è il superamento effettivo del regolamento di Dublino, ma un’alternativa che sulla carta dovrebbe garantire una maggiore solidarietà nella redistribuzione dei richiedenti asilo tra gli stati membri.
L’entrata in vigore del Patto ha rimesso in moto i dublinanti, un dossier che è rimasto sostanzialmente congelato negli scorsi quattro anni quando, in via unilaterale, il governo italiano, nel dicembre del 2022, aveva sospeso l’accoglienza dei “suoi” richiedenti asilo.
E come dimostrano questi giorni, alla prima difficoltà i paesi membri – a partire dall’Italia – hanno preferito alzare i muri e sfruttare ogni caso a proprio vantaggio politico. Il caso di Ceuta è emblematico. A tal proposito Madrid ha fatto sapere che 500 minori di età compresa tra 9 e 17 anni saranno spostate nella penisola iberica e lasceranno l’exclave. Qui saranno redistribuite tra diverse organizzazioni dopo un accordo raggiunto nelle ultime ore.
Dopo il fronte aperto con la Spagna su Schengen, e quello con la Germania per l’invio dei dublinanti, ora si sono aggiunti anche quelli con la Svizzera e l’Austria.
Ora il governo Meloni teme che si generi un effetto domino e che anche altri Stati come la Francia, la Finlandia o la Svezia possano riprendere in mano i vecchi casi. D’altronde i numeri preoccupano.
Da quando l’Italia ha bloccato i rientri sono state 80mila le richieste presentate a Roma per accogliere i suoi dublinanti. Un numero altissimo se si conta che nel 2023, anno in cui gli sbarchi hanno raggiunto l’apice, sono arrivate 157mila persone. E il dato degli 80mila è anche molto più alto rispetto al numero dei richiedenti asilo trasferiti in Italia nel quadriennio 2018-2022, quando sono stati 17.605.
Dal 2022 a oggi, parte degli 80mila ha trovato una sistemazione. L’analisi delle loro domande d’asilo è proseguita nel tempo. Ma per migliaia di loro non è così, come dimostra il caso svizzero.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
IL SERVIZIO DOGANALE FEDERALE DI MOSCA HA REGISTRATO ESODI CONTINUI TRA IL 15 E IL 16 AGOSTO, LUNGO IL VALICO DI FRONTIERA TERRESTRE DI VERKHNY LARS… LE LUNGHE CODE DI AUTO AL CONFINE NEL 2022, QUANDO PUTIN DECISE DI INVADERE L’UCRAINA
Secondo quanto riferito dal Servizio doganale federale russo, il 18 agosto sarebbero state oltre 20
mila le persone che hanno attraversato il confine tra Russia e Georgia in un solo giorno. […]
L’agenzia ha infatti dichiarato di aver osservato «dinamiche simili» per diversi giorni: tra il 15 e il 16 agosto oltre 19 mila persone sono transitate attraverso il checkpoint di Verkhny Lars, l’unico valico di frontiera terrestre tra Russia e Georgia. […]
Solo pochi giorni prima, il 13 agosto, la Georgia e la Russia avevano chiuso il confine per diverse ore a causa dell’esondazione di un fiume. Verkhny Lars fu già teatro di chilometri di code nel 2022 a seguito dell’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, quando migliaia di russi cercarono di fuggire dal Paese
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
PER ACCREDITARSI A GUIDA DEI “PROGRESSISTI TRANSALPINI” L’EURODEPUTATO DOVRA’ MISURARSI CON LE PRIMARIE DEI SOCIALISTI, PREVISTE A OTTOBRE. I SONDAGGI LO ACCREDITANO DI PERCENTUALI CHE VANNO DALL’8 AL 10 PER CENTO …FIGLIO DEL CELEBRE FILOSOFO ANDRE’, GLUCKSMANN POTRA’ MAI IMPENSIERIRE LA LEADER DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL?
Il giorno è domenica: dal palcoscenico della politica francese, il telegiornale delle 20 del primo canale, TF1, Raphael Glucksmann, 47 anni, annuncerà ufficialmente la candidatura alle presidenziali 2027. «Salvo colpi di scena dell’ultimo momento nei negoziati con la sinistra», scrive il quotidiano Le Parisien . Che, però, sostiene anche di aver messo insieme fonti e segnali che portano tutti in questa direzione.
Tra gli elementi che spingerebbero Glucksmann ad accelerare nella dichiarazione, ci sarebbe anche la pressione del servizio pubblico sulla sua compagna, Léa Salamé, 46 anni, volto notissimo e conduttrice delle notizie in prima serata di France2.
Per lui come per lei, che ha fatto sapere di essere disposta a un passo indietro nel caso in cui il compagno corresse per l’Eliseo. Il momento è arrivato, dicono dietro le quinte di France2, benché Salamé non abbia ancora liberato il camerino e non abbia salutato la squadra, la rete ha urgenza di definire il palinsesto per la ripresa imminente e le voci sono di una staffetta già da lunedì.
È chiaro che non è l’unica ragione per Glucksmann di venire allo scoperto. L’eurodeputato gira attorno alla candidatura da tempo, ancora su TF1 il 26 maggio aveva detto che si sarebbe preso tre mesi per decidere, e le date in effetti coincidono. […]
I socialisti dovrebbero fissare proprio lunedì le primarie da tenere a ottobre e da aprire a tutta l’area socialdemocratica, quindi anche alla formazione Place publique di Glucksmann. Che potrebbe vincerle, con il suo tesoretto di preferenze nei sondaggi generali tra l’8 e il 10 per cento. Gli sfidanti probabili sono finora, tra gli altri, la ex candidata presidente Ségolène Royal e il segretario del Ps Olivier Faure. Non particolarmente minacciosi.
Quel che però Glucksmann sconta all’interno della sinistra è ancora un’aura radical-chic, figlio del celebre filosofo André, cresciuto in una Parigi intellettuale e poco mista; poliglotta ed europeista, percepito come «privilegiato» e lontano tanto dalle periferie quanto dalla Francia profonda della provincia; benché oramai impegnato concretamente sul territorio da decenni. La compagna Salamé è libanese di origine, ma ugualmente non scampa alla diffidenza, figlia di un noto diplomatico e politico. […]
Data da annotare, il convegno organizzato dagli industriali francesi del Medef il 27 agosto allo stadio del Roland-Garros, dove scenderanno in campo tutti i nomi più rilevanti finora emersi nella corsa all’Eliseo; e Glucksmann potrà vedersela già da candidato con i centristi Attal e Philippe, con il gollista Retailleau, ma soprattutto con i due temibili estremi a destra e sinistra: Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon.
(da “Corriere della Sera”)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 5% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA – IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI – CHISSA’ COSA SUCCEDERA’ A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI
Si prospetta un autunno caldo per l’ex invicibile Armata Branca-Meloni, così torrido che si
rimpiangerà il “forno quotidiano” dell’estate 2026.
Se la Lega, smontata come un Lego dal vannaccismo, va verso la resa dei conti tra “nordisti” e salviniani, anche l’altro alleato dei Camerati d’Italia, Forza Italia, è allo sbando.
A partire dalla Famiglia Berlusconi, i malumori (eufemismo) e le uscite contro il presidente del partito, Antonio Tajani, già azzoppato con la cacciata dei suoi fedelissimi Barelli e Gasparri, ormai si moltiplicano.
Hanno cominciato le numerose donne del partito, guidate dalla berlusconina Deborah Bergamini, con il loro no alle preferenze nella legge elettorale al voto in Parlamento: furono loro parte del clamoroso “incidente” del 15 luglio, quando la Camera ha bocciato la riforma del voto cara a Giorgia Meloni. Ora si aggiunge il ministro della pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, sempre in quota Marina Berlusconi.
In un’intervista al “Foglio”, ha tuonato contro Tajani per l’iniziativa “anti-burocrazia” del partito. Zangrillo si è sentito (giustamente) messo da parte: “Mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto”.
“Se Forza Italia doveva lanciare una campagna per la sburocratizzazione – ha detto Zangrillo -, mi sarebbe piaciuto un incipit dove si diceva che abbiamo fatto cose molto importanti. E invece è stata una sorpresa estiva: mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento dai vertici del mio partito”.
Poi l’azzannata finale: “Apprezzo la telefonata di Tajani, ma forse sarebbe stato opportuno un investimento più organico. E mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto […].
”Sicuramente c’è stato un difetto di comunicazione che in parte può essere stato anche colpa mia. Io sono un manager abituato a parlare la lingua dei manager, dei risultati concreti, non della politica. Avrei potuto rivendicare meglio”.
Le tensioni in Forza Italia sono l’ennesima rottura di cojoni per Giorgia Meloni, ma Ii guaio più grosso che la Ducetta dovrà affrontare al rientro dalle vacanze, però, si chiama Lega, soprattutto se la “Sirenetta del Colle Oppio” vorrà far approvare la legge elettorale.
Con il 5% che viene stimato il Carroccio nei sondaggi (di cui la metà attribuito ai governatori del Nord), dei 95 parlamentari che il partito di Salvini ha attualmente in Parlamento rimarrà ben poca cosa. Già eleggerne una trentina sarebbe un miracolo.
Nota Matteo Pucciarelli su “Repubblica”: “Non è solo una questione politica, è anche banalmente matematica. […] Alle politiche del 2022, la Lega con quasi il 9 per cento ha eletto 95 parlamentari: 66 deputati e 29 senatori. Dei primi 66, ben 42 diventarono tali grazie ai collegi uninominali, solo 23 con il proporzionale (più la sistemazione derivante dalle pluricandidature). Al Senato, 14 dei 29 seggi arrivarono dall’uninominale”.
Aggiunge Pucciarelli: ” la Lega del 2022 beneficiò moltissimo del maggioritario, ed è questo che rende comprensibile la resistenza dei “nordisti” all’abolizione degli uninominali. E poi ci sono le proiezioni, drammatiche. Con una Lega al 5 per cento, e uno scenario in cui nessuna delle coalizioni raggiunge il 42 per cento, sono 30 gli eletti; in Lombardia […] parliamo di circa sei parlamentari in tutto. La situazione può ancora peggiorare se il centrosinistra andasse al governo prendendo anche il premio di maggioranza, e lì siamo sulla ventina di eletti […]. La sostanza è che due su tre, più o meno, rischiano di non venire rieletti”.
Amorale della fava: i franchi-tiratori, per il “Melonellum”, cominciano a diventare tanti, forse troppi…
E la Meloni non può permettersi defaillances.
Aggiunge Giulia Merlo su “Domani”: “Dopo l’inciampo alla Camera sull’emendamento delle preferenze, FdI e soprattutto la premier non vogliono sentire ragioni: l’accordo per una modifica che introduca le preferenze e anche un correttivo di genere è da considerarsi chiuso. Formalmente, però, il testo non è ancora stato depositato e come sempre il diavolo sta nei dettagli”.
Continua Merlo: “Dentro Forza Italia, infatti, il malcontento continua a covare soprattutto nella compagine femminile, che sarebbe tutt’altro che convinta rispetto al correttivo di genere su cui si sono accordati gli sherpa, perché non darebbe garanzie sui capilista.
Dentro la Lega, invece, oggi è la frangia nordista a preoccupare. Anche perché […] lo zoccolo duro degli anti-salviniani ha casa proprio a palazzo Madama, dove il capogruppo è Romeo e su trenta senatori più di due terzi sono stati eletti al nord”.
“In altre parole, insiste Merlo -, la riforma elettorale imposta da Meloni e accettata da Salvini […] non permetterà il ritorno in parlamento di molti degli oggi eletti. Inoltre renderà il partito dipendente, in caso di vittoria, dalla generosità di FdI nel distribuire i posti nel listone del premio di maggioranza”.
(da Dagoreport)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
COME HA RIVELATO IL “FINANCIAL TIMES”, I PASDARAN STANNO VALUTANDO DI COLPIRE OBIETTIVI MILITARI STATUNITENSI NELL’EUROPA SUDORIENTALE SE TRUMP INTENSIFICASSE LA GUERRA… SECONDO LE INTELLIGENCE, GLI OBIETTIVI IN CIMA ALLA LISTA DI TEHERAN SONO LE BASI DI BEZMER IN UNGHERIA E DI AKROTIRI A CIPRO… I SERVIZI DI TEHERAN HANNO AGENTI INFILTRATI CHE SI SANNO MUOVERE CON INCISIVITÀ IN ITALIA
Una settimana esatta fa, nel comando statunitense di Napoli è scattata la massima allerta. Un piccolo drone è penetrato nella struttura principale di Gricignano d’Aversa dove risiedono militari e famiglie, provocando immediatamente l’allarme in tutto il presidio dell’Us Navy: al personale del quartier generale di Capodichino è stato ordinato di scendere nei rifugi a prova di bomba.
Sull’episodio indagano la procura partenopea e i carabinieri ma testimonia quanto sia alta la preoccupazione per la sicurezza delle basi americane. È così in tutta Europa da fine febbraio, prima ancora che cominciassero i raid sulla Repubblica islamica. Ed è così anche in Italia, nonostante per volontà del governo Meloni sia stata negata al Pentagono la possibilità di usare gli aeroporti del nostro Paese per compiere o appoggiare missioni offensive contro l’Iran, provocando l’ira di Donald Trump contro la premier.
Una situazione molto diversa, ad esempio, dalla Bulgaria dove anche le piste degli scali internazionali hanno ospitato le cisterne volanti che rifornivano le squadriglie di caccia o dalla Gran Bretagna da cui decollavano direttamente i bombardieri B1 e B52.
Non bisogna dimenticare che caccia, missili e cannoni della nostra Aeronautica e del nostro Esercito sono stati mandati da marzo a fare scudo alle monarchie del Golfo, partecipando attivamente alla protezione contro le incursioni dei pasdaran: un’operazione varata dall’esecutivo con un profilo bassissimo, senza dare indicazioni dettagliate neppure in Parlamento, anche per il timore di ritorsioni.
Questo quadro non rende le installazioni Usa nel nostro Paese immuni dal pericolo di rappresaglie. La più attiva è stata comunque Sigonella, da dove dopo una lunga pausa è ripresa l’attività dei grandi droni da ricognizione Triton che più volte sono andati a spiare l’isola di Kharg e lo Stretto di Hormuz.
Spesso lì hanno fatto scalo i jet statunitensi durante i trasferimenti verso il Golfo. Almeno una dozzina di F16 stanziati ad Aviano (Pordenone) ha preso parte alla campagna contro la Repubblica Islamica, operando però sempre dalla Giordania.
Dalla fine di marzo paracadutisti della 173ma brigata di Vicenza – il reparto più decorato dell’Us Army e punta di lancia di ogni intervento Usa all’estero – sono stati spostati in Israele in vista di un ipotetico blitz contro i laboratori nucleari o le isolette fortificate dei pasdaran che minacciano la navigazione delle petroliere: si sarebbe però trattato di piccole squadre, con meno di cento incursori.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto frena: «Nulla è precluso ma eviterei di offrire idee e spunti. Finora l’Iran ha usato il caos e l’allargamento del conflitto come tattica – ha dichiarato all’Adnkronos -. Se si ragiona secondo questa logica, allora può fare qualunque cosa, persino attaccare la Cina, ipotesi evidentemente irreale. Ed è proprio per questo che non ha senso suggerirgli scenari o comportamenti».
In realtà l’intelligence di Teheran dispone di una rete di agenti infiltrati all’interno della Ue che si sa muovere con incisività: ha organizzato nell’ultimo decennio omicidi contro gli oppositori del regime teocratico, sfruttando rapporti con criminalità organizzata e narcotrafficanti per mettere a segno i suoi colpi.
E soprattutto i Guardiani della Rivoluzione contano su una falange di hacker di notevoli capacità che cercano in ogni modo di penetrare nei server di enti statali e aziende tecnologiche. Abbordaggi cyber che da marzo sono sempre più frequenti e sofisticati, pure nel nostro Paese.
La maggioranza degli analisti però ritiene «altamente improbabile» l’eventualità di attentati in Italia. La Repubblica islamica non avrebbe alcun interesse ad inimicarsi un Paese che ha sempre mantenuto posizioni di mediazione e dialogo con l’Iran.
Anche in questo caso, però, le valutazioni devono misurarsi con i nuovi assetti di potere a Teheran, dove l’ala dura dei pasdaran ha preso il sopravvento e spinge per uno scontro a oltranza con l’Occidente.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
IL LEADER DEL M5S È RISULTATO PRIMO CON IL 36% SEGUITO DALL’ASSESSORE DI ROMA CAPITALE, CHE HA RACCOLTO IL 32% DI GIUDIZI POSITIVI. SUL PODIO LA SINDACA DI GENOVA, CON IL 30%. SOLO QUARTA ELLY SCHLEIN (29%)…POI NICOLA FRATOIANNI (23%), ANGELO BONELLI (21%), MATTEO RENZI (17%) E RICCARDO MAGI (14%)
Giuseppe Conte, Alessandro Onorato e Silvia Salis. Sono loro i primi tre leader del centro sinistra di cui avere fiducia secondo un sondaggio dell’istituto Piepoli di cui si è discusso ieri nella puntata di Omnibus, su La7.
Il leader del M5s è risultato primo con il 36% seguito dall’assessore di Roma Capitale, come ha chiarito in studio il sondaggista spiegando che il nome di Onorato non appariva nella graduatoria presentata perché ‘testato’ in una rilevazione precedente dove aveva raccolto il 32% di giudizi positivi. Sul podio la sindaca di Genova, con il 30%. Gli altri leader che seguono in ordine sono Elly Schlein (29%), Nicola Fratoianni (23%), Angelo Bonelli (21%), Matteo Renzi (17%) e Riccardo Magi (14%).
Silvia Salis è l’unica che non è leader di un partito e non intende candidarsi alle primarie, eppure una massa di elettori del campo largo continua a votarla, sperando che nei cervelli bolliti dei vertici qualcuno capisca che è l’unica che puo’ battere Giorgia Meloni
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
NONOSTANTE SIA OBBLIGATORIO, LA COPPIA SI ERA OPPOSTA AL VACCINO PERCHÉ CONVINTA CHE L’AUTISMO DI UN LORO CUGINO FOSSE DIPESO DA UNA INOCULAZIONE – DOMENICO CIPOLLA, DIRETTORE SANITARIO DELL’OSPEDALE DI PALERMO: “IN ITALIA È IL PRIMO CASO DI MORTE PER DIFTERITE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI. L’ULTIMO CASO IN EUROPA È STATO ACCERTATO QUATTRO ANNI FA IN UN VILLAGGIO NO VAX DELLA SPAGNA”
Una bambina di 4 anni, Anna Rosa Bartolotta è morta questa notte, alle 2,30, all’ospedale Civico di Palermo per difterite, una malattia scomparsa da più di 10 anni in Italia. La piccola, figlia di genitori no vax, non era stata vaccinata subito dopo la nascita per volontà dei genitori. Vaccino obbligatorio in Italia. Da quanto hanno detto ai medici erano convinti che l’autismo di un loro cugino fosse dipeso dal vaccino trivalente.
La piccola è arrivata in gravi condizioni sabato all’ospedale Cervello di Palermo, è stata intubata e viste le condizioni in continuo peggioramento, è stata portata in terapia intensiva all’ospedale dei Bambini. Da lì i medici hanno tentato in ogni modo di salvarla.
I medici hanno provato un disperato tentativo spostandola in cardiochirurgia per attaccarla alla macchina per la circolazione extra corporea (Ecmo). Sono stati fatti alla piccola Anna il siero antidifterico, tutte le più aggressive terapie in vena. L’intera equipe di terapia intensiva pediatrica è rimata per più di un giorno al capezzale della piccola.
“In Italia è il primo caso di morte per difterite negli ultimi dieci anni – sottolinea Domenico Cipolla, direttore sanitario dell’Arnas Civico – L’ultimo caso in Europa è stato accertato quattro anni fa in un villaggio no vax della Spagna”.
La difterite si contrae per via aerea. Il batterio attacca le via respiratorie alte con placche ed edemi che in poco tempo impediscono di respirare. Se presa in tempo è curabile con antibiotici. Nel caso della bambina dello Zen i genitori avrebbero scambiato la difterite per una normale tonsillite.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
IN 25 ANNI LA SUPERFICIE DEI GHIACCIAI SI E’ RIDOTTA DEL 39%
Sudata nonostante i pantaloncini, le maniche corte e i 2.500 metri di quota, Vanda Bonardo è
rientrata ieri sera dalla missione di monitoraggio del ghiacciaio Vanoise, sulle Alpi francesi.
Responsabile Alpi per Legambiente, la naturalista ha appena terminato la prima tappa della Carovana dei Ghiacciai: il monitoraggio sulle principali vette alpine che l’associazione conduce ogni anno insieme alla Fondazione Glaciologica Italiana e a Cipra, la branca italiana della commissione per la protezione delle Alpi.
Il 39% della superficie in meno
Dal 2000 la superficie ghiacciata sull’intera catena montuosa si è ridotta di oltre un terzo: ha perso il 39% della sua estensione. Dal 2000 in media si sono fusi 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno nel mondo, secondo il World Glacier Monitoring Service che ha pubblicato il suo rapporto su Nature a febbraio dell’anno scorso. Sono equivalenti all’acqua che la popolazione mondiale consuma in 30 anni, e la velocità di fusione è ancora in aumento. Nel 2025 la quantità di ghiaccio perso è infatti arrivata a 408 miliardi di tonnellate.
“I ghiacciai sembrano immobili e silenziosi” commenta Bonardo. “In realtà ci parlano, con il rumore dell’acqua che scorre dove fino a poco tempo fa c’era ghiaccio e con il rumore dei crepacci che rendono sempre più pericoloso il cammino, costringendo alla chiusura di molti sentieri”.
Già molti ghiacciai alpini si sono estinti, ma secondo Legambiente entro il 2050 scompariranno tutti quelli al di sotto dei 3.500 metri di quota. Il primo a essere declassificato è stato nel 2000 il Calderone, l’unico degli Appennini. Poi abbiamo detto addio al Flua sul Monte Rosa nel 2022 e al Trobio l’anno successivo, solo per restare in Italia.
Nel 2025 quel che restava del ghiacciaio del Birch, in Svizzera, è precipitato sul villaggio di Blatten, che era stato evacuato in precedenza. Una sorte simile rischia oggi un altro villaggio svizzero, Kandersteg, sovrastato dal sempre più instabile Spitze Stei. Il ghiacciaio è monitorato costantemente. I piani di evacuazione sono già pronti, anche se non ci si attende un collasso immediato.
“Mai visto nulla di simile in 65 anni di studio”
Anche Claudio Smiraglia, in maglietta e pantaloncini a 1.200 metri a Bormio, con 34 gradi di pomeriggio, guarda sconsolato il ghiacciaio dei Forni che ha studiato per 65 anni come professore di glaciologia all’università Milano Bicocca.
“Avevamo già usato l’espressione annus horribilis per il 2022. Una stagione come questa però non l’avevo mai vista in tutta la mia carriera. Il Forni era già spezzato in tre, ora una quarta porzione si sta separando. Ha un colore tra il grigio e il nero. Non lo riconosco. Ho esaurito anche le parole per descrivere una situazione così drammatica”.
A Ferragosto lo Stelvio, unico sito per lo sci estivo in Europa, aveva dovuto chiudere gli impianti per mancanza di neve. In precedenza, sempre in Italia, era toccato al Cervino e la campionessa Federica Brignone aveva postato un video con le piste grigie e la musica del Titanic. Gli impianti di risalita per il Forni restano però aperti. “Sono affollatissimi. Con il caldo, l’alta quota è sempre più meta di turismo”, riflette Smiraglia.
“Sulle Alpi occidentali, a differenza di quelle orientali, lo scorso inverno ha nevicato molto” spiega Bonardo. “Speravamo che la coperta di neve fresca proteggesse il ghiacciaio. Invece dopo una prima perlustrazione del Vanoise abbiamo visto che il caldo ha fatto già fondere lo strato di neve nuova. Con lo zero termico che per tutta l’estate è rimasto tra i 4 e i 5mila metri, d’altra parte, cosa potevamo aspettarci?”
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
OGNI GIORNO SI AGGIUNGE UN NUOVO FRONTE PER L’ARROGANZA DEL GOVERNO ITALIANO
E quattro. Dopo Berlino, Berna e Vienna anche Helsinki si prepara a rinviare in Italia i “dublinanti”. La posizione è chiara e arriva dal ministero dell’Interno finlandese, consultato da Lapresse. La Finlandia fa sapere che “i trasferimenti sulla base del nuovo Patto Ue per l’asilo sono attualmente in fase di preparazione”.
Ieri dopo Germania e Svizzera anche l’Austria aveva applica le nuove regole derivanti dal nuovo Patto su migrazione e asilo entrato in vigore lo scorso 12 giugno e annunciato di aver ritrasferito nel nostro Paese quattro “dublinanti” entrati dal confine con l’Italia.
Dal 5 dicembre 2022 – data della circolare del ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, che ha bloccato i rientri – al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80mila le richieste all’Italia di presa in carico dei cosiddetti “dublinanti”. Richieste per la grandissima parte inevase.
Chi sono i “dublinanti”
Vengono definiti “dublinanti” i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati si spostano in un altro Stato. In questo caso il Regolamento di Dublino II del 2003, prevede che gli stessi debbano essere riportati nel Paese in cui sono stati identificati la prima volta e a cui spetta la gestione della domanda.
Ovviamente sono i Paesi di primo approdo come l’Italia a registrare il maggior numero di migranti che dopo essere sbarcati ed identificati si spostano in altri Paesi europei.
Secondo gli ultimi dati Eurostat, proprio l’Italia è il Paese che ha ricevuto nel 2025 più richieste di riprendersi migranti da altri Stati Ue: 24.152, di cui soltanto 85 effettivamente accettati. Mentre la Germania è quello che ha inviato più richieste in uscita: 35.993, con 5.377 trasferimenti poi avvenuti.
(da agenzie)
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