Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
GIORGIA MELONI, ORMAI IN CAMPAGNA ELETTORALE, SI INVENTA UN NUOVO REATO, LA PARTECIPAZIONE VIOLENTA A UNA MANIFESTAZIONE” OVVERO SE TIRI UN PETARDO RISCHI FINO A 5 ANNI DI CARCERE, PIU’ DI UN POLITICO CHE SI FA CORROMPERE O DI CHI ASSALTA E DEVASTA LA SEDE DELLA CGIL
Via libera del Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, al nuovo decreto sulla sicurezza e
la criminalità minorile.
Salta la misura dei militari con compiti di polizia giudiziaria per provare a governare l’ordine pubblico dopo l’assalto nei centri storici del weekend. Il no è venuto dal Colle. Una misura cilena, che Mattarella ha chiesto di espungere dal testo. L’ordine interno è garantito da polizia e carabinieri, quello esterno dai soldati: questa è la ratio all’origine della decisione.
C’è anche un problema di addestramento. Anche i sindacati di polizia erano contrari. I militari potranno identificare i ragazzi, ma non procedere all’arresto. Quello spetta alla polizia.
L’ultima bozza che approda in Cdm è frutto di ore di limature e contro-limature. Contatti con il Quirinale. E di un vertice a Palazzo Chigi, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano.
Sparisce anche il fermo preventivo fino a 24 ore per i minorenni. Il governo, comunque, prova a chiudere il decreto sui cortei, sull’onda dei disordini dello scorso fine settimana a Milano e in altre città. Meloni chiede un intervento che assecondi la narrazione della “linea dura”. Da qui l’idea di spedire nel capoluogo meneghino 500 soldati, che però, proprio su input del Colle, non saranno dotati di poteri aggiuntivi di polizia giudiziaria.
Oggi “nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in un video diffuso al termine del Cdm sulla sicurezza.
“Se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere, fino a 20 mila euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
GARAVAGLIA STRONCA LA STRATEGIA COMUNICATIVA DELL’EX TRUCE DEL PAPEETE: “LA SOVRAESPOSIZIONE NON LO HA AIUTATO” – IN PROVINCIA DI BERGAMO SONO COMPARSI DEGLI STRISCIONI CONTRO SALVINI: “CONGRESSO FARSA, IL NORD NON FA LA COMPARSA’
Matteo Salvini, tra una conferenza stampa e un sopralluogo in piazza Duomo, sta lavorando alla definizione del nuovo simbolo della Lega (sparirà sicuramente la parola premier) e alla possibile composizione dell’annunciata segreteria politica con la quale condividere le responsabilità della guida del partito fino alle Politiche del prossimo anno.
Dall’altra parte, Massimo Garavaglia è impegnato in una corsa contro il tempo, e qualche ostruzionismo, a raccogliere le 80 firme a sostegno della sua candidatura a segretario da depositare ufficialmente entro le 12 di domani.
«È chiaro che con i delegati delle precedenti assise (400 eletti, 300 di diritto) non ho molte chance, ma voglio portare il mio contributo perché sia un congresso aperto, libero, con il sorriso sulle labbra. Dobbiamo togliere un po’ di rabbia che ci caratterizza da qualche tempo».
Garavaglia conferma di muoversi con il sostegno del fronte dei nordisti (con il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo in testa e i governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga). E che sosterrà di fronte ai delegati la necessità di adottare il famoso modello Cdu-Csu. «Come ha proposto da tempo Luca Zaia, con cui sono d’accordo su tutto».
Dal fronte salviniano il deputato Igor Iezzi lo invita a non parlare per slogan e contesta, come sostiene l’ex ministro, che la Lega sia su posizioni di destra. Ma Garavaglia ribatte: «La linea politica di Salvini è questa, molto diversa da quella storica che era basata su uno slogan semplice: «Né con i neri né con i rossi, solo con Umberto Bossi».
Iscritto alla Lega dal 1989, fedelissimo del fondatore e legato a filo doppio al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (con cui, dice sibillino «condivido molti pensieri», probabilmente anche sulla gestione del partito) il senatore milanese richiama la necessità di ridare voce ai territori, di ascoltare le partite Iva e i piccoli imprenditori del tessuto produttivo del Nord. […]
La visione di Salvini è diversa e la ribadirà sabato e domenica al congresso alla vecchia Fiera di Milano. Ha convocato l’assemblea per fare chiarezza dopo tanti mesi di polemiche intestine e vuole ripartire con un rinnovato slancio in vista del delicato appuntamento elettorale del prossimo anno.
Con Garavaglia non c’è stato nessun contatto finora («Da un po’ di tempo il nostro rapporto è un po’ freddo – conferma lo sfidante – ma abbiamo tutti e due il telefono se vogliamo sentirci…»). La leadership del vicepremier non è in dubbio, i numeri sono ampiamente dalla sua parte, anche se c’è l’incognita del voto segreto.
Il senatore Massimo Garavaglia sfiderà Matteo Salvini al congresso della Lega, fissato a Milano nel weekend. Una sfida in salita, «una maratona», dice.
Ha raggiunto le 80 firme necessarie per candidarsi?
«Tra morti e feriti ci arriviamo. Ne mancano 3-4».
Come è nata la sua candidatura?
«A un certo punto vedevo una situazione di stallo. Però, parlando con una marea di persone, parlamentari, consiglieri regionali e militanti, sentivo questa voglia di dire la propria. Ho pensato: se non lo vuole fare nessuno, lo faccio io».
Come ha vissuto questa estate di fibrillazioni guidate da Fontana e Romeo?
«C’è un sentimento diffuso, una voglia di dare una mano per allargare la platea. Basta andare a fare la spesa al supermercato, ti dicono tutti la stessa cosa».
Se diventasse segretario, che impronta le darebbe alla Lega?
«Moderna, però senza dimenticare le radici, come da tradizione. Ricordiamoci che la storia del fax da Bruxelles che ci fa fare la legge di bilancio Bossi la raccontava già all’inizio degli anni Novanta. Il problema della Lega, semmai, è che spesso è stata troppo avanti. […]
Dopodiché bisogna ovviamente aggiornare alcuni messaggi: maggiore attenzione ai giovani, alle tematiche dei diritti, così come a un ragionamento condiviso sulle cure palliative. Su questo la Cei ha posizioni molto serie. Un ascolto su questi temi non sarebbe male».
Salvini guida la Lega da molto. Che cosa pensa abbia sbagliato, specie nell’ultimo periodo?
«Un insieme di fattori, forse la sovraesposizione non lo ha aiutato. Anche perché si imputano a Salvini un sacco di colpe che poi lui neanche ha. Una condivisione di oneri e onori lo avrebbe aiutato». […]
Nel partito sa già chi la sostiene? C’è ovviamente Romeo, ma ci sarebbero anche Zaia, Fedriga e quello che viene definito il fronte nordista.
«È ovvio che interpreto questo fronte, non è che ci siano piattaforme differenti. Anche un posizionamento più forte su politiche economiche di stampo liberale aiuterebbe. A volte abbiamo avuto sbandamenti statalisti, che il nostro elettorato, fatto di lavoratori, piccole e medie imprese, non sempre ha gradito».
Giorgetti? Siete molto vicini, molto legati. Ha avuto un ruolo nella sua candidatura?
«Non voglio metterlo in difficoltà, ha ben altro a cui pensare».
Si parla dell’ipotesi che Romeo venga rimosso da capogruppo al Senato e dalla guida della Lega Lombarda. Come la vede?
«La mia candidatura è per unire, non per dividere. Quindi atti forti fanno solo male alla Lega».
il congresso, con i delegati già scelti per Firenze, sembra blindato. La sua è una candidatura di bandiera, di posizionamento?
«È sicuramente una candidatura di testimonianza e politica. Non mi pongo il tema del risultato, ma che si discuta serenamente e anche, se vogliamo, gioiosamente».
E poi?
«Arriviamo uniti alle Politiche. Dopo, magari, semplifico, facciamo un altro congresso con i militanti.
Nella notte sono comparsi alcuni striscioni nella Bergamasca, in Lombardia, con scritte come ‘Congresso farsa, il Nord non fa la comparsa’ ma anche ‘Fontana, Romeo e Garavaglia, il Nord vi ringrazia’, in vista del congresso della Lega del prossimo weekend convocato da Matteo Salvini.
Gli striscioni sono stati affissi su ponti e cavalcavia dei Comuni di Alzano Lombardo, Chiuduno e Gazzaniga. Altri striscioni riportano la scritta ‘Garavaglia segretario’, ‘Garavaglia, la forza della libertà’ ma anche ‘Basta cerchi magici, Garavaglia segretario’.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
“CHI PENSA DI FERMARE LE PROTESTE LIMITANDOSI A INVOCARE LA SICUREZZA, SENZA INTERROGARSI SULLE RAGIONI PROFONDE DEL MALESSERE CHE LE ALIMENTA, COMMETTE UN ERRORE GRAVISSIMO…” (A MELONI, SALVINI E VANNACCI FISCHIERANNO LE ORECCHIE!)
“Le devastazioni che hanno colpito Milano e altri grandi centri del nostro Paese in questi
giorni vanno condannate senza esitazioni. Ma chi pensa di fermare le proteste limitandosi a invocare la sicurezza, senza interrogarsi sulle ragioni profonde del malessere che le alimenta, commette un errore gravissimo”. Lo spiega Marcello Dell’Utri, ex senatore e fondatore di Forza Italia, commentando le violenze dello scorso fine settimana e la reazione della politica.
“Solo un analfabeta politico può non comprendere la delicatezza della fase storica che stiamo attraversando – prosegue -. La sofferenza dei cittadini è reale, crescente e non può più essere ignorata. Pensare di affrontarla agitando formule retoriche come quella della ‘remigrazione’ significa non aver capito nulla della gravità del momento”. L’ex senatore spiega “sto senz’altro con Marina Berlusconi”, nel volere un partito come Forza Italia più presente sul tema dei diritti, “anche Silvio Berlusconi credo che la penserebbe così, ma purtroppo non possiamo chiederglielo”.
“In Forza Italia c’è chi, come Amir Atrous, ha analizzato questo disagio con parole accorate e coraggiose, senza rifugiarsi nelle comode semplificazioni della propaganda. Un centrodestra serio e consapevole delle proprie responsabilità farebbe bene ad ascoltarlo”, rimarca Dell’Utri parlando del responsabile del Dipartimento Immigrazione di Forza Italia Milano che scatena spesso le polemiche interne al centrodestra con le sue posizioni.
“A destra c’è chi ha già iniziato a puntare il mirino sugli stranieri, pur di non ammettere che sulle vere ragioni della protesta – spiega Amir Atrous – la politica non ha saputo offrire risposte adeguate. A sinistra, invece, c’è chi soffia cinicamente e spregevolmente sul fuoco della protesta, pensando soltanto a utilizzarla contro il Governo”.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
“LE PROTESTE RIFLETTONO TENSIONI CHE INTERROGANO LE DEMOCRAZIE SULLA LORO CAPACITÀ DI GARANTIRE ANCHE ALLE NUOVE GENERAZIONI OPPORTUNITÀ, MOBILITÀ SOCIALE E FIDUCIA NEL FUTURO. CRESCITA, DISUGUAGLIANZE E COESIONE SOCIALE SONO STRETTAMENTE CONNESSE. QUANDO AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE E SI RESTRINGONO LE OPPORTUNITÀ DI MOBILITÀ SOCIALE, RISCHIANO DI INDEBOLIRSI FIDUCIA E COESIONE”
Le violenze in Italia e in Europa vanno condannate senza ambiguità. Il diritto costituzionale di manifestare è, per sua natura, incompatibile con le aggressioni alle forze dell’ordine e con le devastazioni. Le violenze di pochi non devono però oscurare le istanze di chi manifesta pacificamente.
Pur animate da motivazioni diverse, le proteste riflettono tensioni che interrogano le democrazie sulla loro capacità di garantire anche alle nuove generazioni opportunità, mobilità sociale e fiducia nel futuro.
Crescita, disuguaglianze e coesione sociale sono strettamente connesse, come hanno mostrato tanti economisti tra cui il premio Nobel Stiglitz. Quando aumentano le disuguaglianze e si restringono le opportunità di mobilità sociale, rischiano di indebolirsi fiducia e coesione. Ciò non spiega né giustifica la violenza.
Ma la sicurezza non è soltanto ordine pubblico. È la prospettiva del rapporto “Le leve per la crescita”, promosso dall’Anci, curato da un centinaio di esperti in un anno di lavoro e pubblicato dal Mulino. Il documento è dedicato alle sfide del Paese oltre il Pnrr.
La crescita presuppone coesione sociale ed entrambe richiedono istituzioni capaci di affrontare problemi connessi. È il caso della sicurezza urbana, sulla quale incidono criminalità, disuguaglianze, condizioni abitative, istruzione e servizi. Questa dimensione richiede di integrare il contrasto della criminalità con politiche educative, sociali e urbane e con la prevenzione situazionale, sociale, comunitaria e precoce.
Ne va anche della capacità delle democrazie occidentali di preservare, in una fase difficile, le conquiste più importanti: libertà, anche di manifestare, e benessere economico e sociale diffuso.
In Italia, quattro politiche meritano particolare attenzione.
La scuola deve ridurre le disuguaglianze, non riprodurle. L’abbandono scolastico colpisce il 22,7% dei giovani figli di genitori con la sola licenza media, contro il 2,3% dei figli di laureati. Servono risorse per le scuole più difficili, continuità didattica, tempo pieno alle medie e orientamento.
La rigenerazione urbana e le politiche abitative. La sicurezza deve orientare le scelte di pianificazione urbanistica e gli interventi di rigenerazione urbana, da rendere strutturali oltre il Pnrr. Altrettanto importante affrontare le difficoltà di accesso alla casa, che limitano l’autonomia dei giovani: sono decisive politiche stabili per l’housing universitario e va valutata una garanzia pubblica per l’affitto dei giovani lavoratori.
La prevenzione della devianza giovanile. Gli ingressi negli istituti penali per i minorenni sono passati da 1.051 nel 2022 a 1.258 nel 2024. Il 26,7% dei minori è a rischio di povertà o esclusione sociale: fenomeni distinti, da non confondere.
Prevenire significa sostenere famiglie, contrastare l’abbandono scolastico, offrire percorsi educativi e lavorativi e valorizzare le reti comunitarie.
Il presidio del territorio. A organici adeguati deve accompagnarsi una distribuzione più flessibile delle forze di polizia, attenta ai bisogni dei territori e alle situazioni di maggiore fragilità sociale. Occorre inoltre affrontare i costi abitativi che ostacolano mobilità e permanenza degli operatori nelle grandi città.
Nessuna di queste politiche può essere realizzata da una sola istituzione. Il legislatore ha già riconosciuto la natura multidimensionale della sicurezza: i Patti per la sicurezza urbana, sottoscritti da prefetti e sindaci, prevedono una collaborazione che affianca alla prevenzione della criminalità interventi di carattere sociale e urbano. La sfida è tradurre questa visione in politiche stabili ed efficaci, che facciano della collaborazione istituzionale un metodo ordinario di governo della sicurezza.
Roberto Garofoli
per “la Stampa”
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
I CRIMINALI, CON LA SCUSA DELLE PROTESTE PER IL CARO-VITA, ASSALTANO I NEGOZI PORTANDO DEI CARRELLI, COSÌ DA PORTARE VIA FRIGORIFERI, LAVATRICI E TV – LE RAGAZZINE RUBANO NELLE FARMACIE CON L’OBIETTIVO DI FREGARSI LE CREME PER IL VISO (“TANTO I NEGOZI SONO ASSICURATI”)
In Rue de Saintonge, una delle vie più chic del Marais, dopo il tramonto i teppisti spaccano la
vetrina del negozio di occhiali Le Binoclard e cominciano a portare via la merce. Al secondo piano del palazzo accanto, alla finestra appare un abitante che usa una pentola per gettare acqua bollente addosso ai ladri.
È un gesto poco efficace, l’orda quasi non se ne accorge, ma al secondo tentativo l’uomo viene visto. Lo insultano, gli tirano addosso qualche pietra, poi arriva la polizia e tutti scappano.
Ma pochi minuti dopo ritornano, e un ragazzo incappucciato e vestito di nero sfonda a calci il portone del palazzo, deciso a farla pagare a quel cittadino che ha osato ribellarsi. Non riuscirà a entrargli in casa, ma altrove non è andata altrettanto bene.
A Douai, nel nord della Francia, un gruppo di persone era riunito nella sala comunale per festeggiare un compleanno. Dalla finestra hanno visto i teppisti danneggiare le auto parcheggiate, sono usciti per fermarli ma sono dovuti rientrare di corsa, attaccati dall’orda.
Non è bastato, un ragazzo è riuscito a entrare, ha spaccato tutto e ha preso a martellate chi stava filmando con il telefonino, tra le urla degli altri invitati. Da quando è iniziata la sommossa le violenze hanno continuato a crescere, ci si chiede quale sarà il livello successivo e la grande paura riguarda gli appartamenti: le orde sembrano inarrestabili, e il fatto di non avere un negozio non basta più a sentirsi al riparo.
Se la polizia continua a essere sopraffatta e le bande di vandali continuano a ingrossarsi, ci si chiede che cosa accadrà quando le boutique al pianoterra non basteranno più, e i teppisti invaderanno i piani superiori, quelli delle abitazioni. Mentre su Vinted, Amazon e le altre piattaforme cominciano a essere rivendute le merci rubate, i saccheggi sembrano più organizzati.
Poi ci sono quelli che arrivano con i carrelli, per portare via i frigoriferi, le lavatrici e i televisori dal grande magazzino di elettrodomestici Darty nell’XI arrondissement, una delle zone di Parigi più colpite accanto a quella del Canal St-Martin: i negozi di rue Beaurepaire, a due passi dal ristorante Le Petit Cambodge teatro della strage islamista del 13 novembre 2015, sono completamente distrutti.
«Tanto sono assicurati», dicono le ragazze che entrano nella farmacia devastata in cerca di qualche crema superstite. L’assicurazione è il grande alibi dei pochi che si fanno qualche scrupolo, ma non funziona così. Audélia Sitbon, la farmacista, piange a dirotto:
«Vedete, tutto bruciato, tutto distrutto, il lavoro di una vita non esiste più, hanno distrutto anche il frigorifero dove era conservato un farmaco da 13 mila euro per il mio cliente, ne ha bisogno urgente per curarsi, stava per venire a ritirarlo. Quando i vandali sono entrati abbiamo chiamato subito la polizia, non è mai arrivata, il saccheggio è andato avanti per ore».
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
PRIMA SI ATTENDE L’ESITO DEI GAZEBO
Il centrosinistra prova a mettere ordine nella propria area moderata, ma la strada verso una coalizione unitaria resta complicata. Al tavolo programmatico del campo largo potrebbero sedere quattro formazioni centriste, mentre prende forma l’ipotesi di affidare a Silvia Salis, sindaca di Genova, un ruolo di raccordo politico dopo le primarie. Una prospettiva ancora tutta da definire, che si intreccia con la competizione per la leadership tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.
La segretaria del Partito Democratico vorrebbe presentare agli elettori un’alleanza capace di tenere insieme progressisti, ambientalisti e moderati, evitando però una frammentazione eccessiva. Il problema è che le diverse anime del centro non hanno ancora trovato una formula condivisa per presentarsi con un’unica rappresentanza.
Quattro sigle per il tavolo della coalizione
L’ipotesi che sta prendendo consistenza prevede di invitare al confronto programmatico le formazioni centriste già presenti in Parlamento. Si tratta di Italia Viva, Più Europa, Partito Socialista Italiano e Centro Democratico.
Per Italia Viva il riferimento sarebbe Maria Elena Boschi, mentre Più Europa avrebbe come interlocutore il segretario Riccardo Magi. Nell’area socialista e civica emergono i nomi di Enzo Maraio e Alessandro Onorato, mentre Bruno Tabacci rappresenterebbe il Centro Democratico, formazione che ha offerto uno spazio politico anche a Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli.
La soluzione consentirebbe di avviare il confronto senza attendere la nascita di un soggetto unitario di centro. Non risolverebbe, tuttavia, il problema della frammentazione, perché le diverse formazioni continuano a conservare identità, gruppi dirigenti e sensibilità politiche differenti.
Per Schlein, la questione non è soltanto organizzativa. Un tavolo troppo affollato rischierebbe di complicare la definizione del programma comune e di riproporre l’immagine delle coalizioni del passato, caratterizzate da numerosi interlocutori e da difficili mediazioni.
Silvia Salis e l’ipotesi di una federazione moderata
In questo scenario torna il nome di Silvia Salis. La sindaca di Genova, già atleta olimpica, viene considerata da una parte del centrosinistra una possibile figura di raccordo tra le diverse componenti moderate.
La segreteria democratica le avrebbe chiesto più volte di valutare un impegno in questa direzione. Finora Salis ha preferito mantenere le distanze, anche perché non si riconosce pienamente nell’etichetta centrista e intende continuare il proprio lavoro amministrativo.
La posizione, tuttavia, non equivale a una chiusura definitiva. La prima cittadina potrebbe prendere in considerazione un contributo nei prossimi mesi, soprattutto dopo la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio.
Il risultato delle primarie rappresenterebbe un passaggio determinante. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Salis sarebbe maggiormente disponibile a svolgere un ruolo politico nella coalizione qualora la leadership venisse affidata a Elly Schlein. Più complessa apparirebbe una sua partecipazione diretta nel caso di un’affermazione di Giuseppe Conte.
Intervenendo al Tg3, la sindaca ha comunque assicurato il proprio sostegno a chiunque venga scelto come candidato del centrosinistra. Ha inoltre riconosciuto alla segretaria democratica il merito di rappresentare una fase di cambiamento per il partito.
La sfida tra Schlein e Conte condiziona le alleanze
Il confronto sulla rappresentanza dei moderati si inserisce in una fase delicata per il campo largo. Schlein ha manifestato la disponibilità a candidarsi alla guida del governo, mentre Conte continua a rivendicare la necessità di un percorso condiviso per individuare il candidato premier.
Le primarie restano una delle ipotesi principali, ma devono ancora essere definiti tempi e modalità della consultazione.
Intanto il confronto programmatico incontra ostacoli su alcune questioni centrali. Il sostegno militare all’Ucraina continua a distinguere le posizioni del Pd da quelle del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Anche la proposta di tassare maggiormente i grandi patrimoni ha fatto emergere sensibilità differenti.
Sul terreno economico e sociale esistono invece margini di convergenza più ampi, dalla sanità pubblica al costo della vita, fino alle politiche abitative e alla tutela dei salari.
La costruzione della coalizione dovrà quindi procedere contemporaneamente su due fronti: definire un programma riconoscibile e individuare una formula politica che permetta a tutte le componenti di partecipare senza moltiplicare i conflitti interni.
Il nodo della rappresentanza parlamentare
Nel frattempo, anche Più Europa lavora per rafforzare la propria presenza istituzionale. Riccardo Magi punta alla costituzione di un gruppo parlamentare attraverso il sostegno di altri deputati.
L’obiettivo dichiarato è anche quello di promuovere un ricorso alla Corte costituzionale contro l’aumento delle firme richieste per presentare le liste alle prossime elezioni politiche.
La questione della rappresentanza assume dunque un significato che va oltre la distribuzione dei posti al tavolo della coalizione. Per le formazioni minori, disporre di un’autonoma presenza parlamentare significa poter incidere sulle decisioni e affrontare con maggiore forza le future scadenze elettorali.
La partita decisiva arriverà dopo le primarie
La disponibilità condizionata di Silvia Salis lascia aperta una possibilità, ma non rappresenta ancora un accordo politico. La sindaca non intende partecipare alle primarie e non ha assunto alcun impegno formale per guidare una federazione centrista.
Il Partito Democratico dovrà quindi decidere se attendere una possibile mediazione successiva alla scelta del candidato premier oppure procedere immediatamente con una rappresentanza plurale dei moderati.
Per il campo largo il passaggio sarà importante anche sul piano dell’immagine pubblica. La coalizione dovrà dimostrare di saper trasformare una somma di partiti in un progetto politico condiviso, senza cancellare le differenze che ancora attraversano l’opposizione.
Il tavolo programmatico costituirà il primo banco di prova. Solo successivamente sarà possibile comprendere se l’area centrista riuscirà a trovare una propria sintesi e se Silvia Salis deciderà di contribuire direttamente alla sua costruzione.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
UTILIZZANO SMARTPHONE INTRODOTTI IN MILLE MODI (ANCHE CON I DRONI)… COME FARE? CON I JAMMER (APPARECCHIATURE CHE IMPEDISCONO AGLI SMARTPHONE DI TRASMETTERE ONDE RADIO) E CON LE RETI DA PESCA
Chiamate in videoconferenza dalle celle delle carceri di tutta Italia, da Opera a Siracusa a
Secondigliano. Videochiamate agli affiliati in libertà per organizzare le attività malavitose.
Quello che emerge dall’inchiesta della Dda di Napoli, che stamattina ha portato all’arresto di nove persone, è un quadro desolante: in sostanza, dalla galera i detenuti comunicano tranquillamente sia tra loro che con l’esterno, utilizzando smartphone introdotti in mille modi diversi all’interno dei penitenziari, perfino con i droni (che portano anche droga).
Le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare, alcune come detto già in carcere, sono gravemente indiziate di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, traffico di stupefacenti, estorsione, lesioni, violenza privata, violenza per costringere a commettere un reato.
Reati aggravati dal metodo e dalla finalità di agevolare i clan Mazzarella-D’Amico, Troncone, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato, De Luca-Bossa, Minichini.
L’indagine dei Carabinieri della Compagnia di Napoli-Bagnoli e del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria ha svelato la piena operatività dei vertici di diversi clan camorristici napoletani nonostante lo stato di detenzione.
Tra le figure chiave, un elemento di spicco del clan Troncone di Fuorigrotta, che da recluso nel carcere di Milano Opera, continuava a ordinare estorsioni sul territorio e a dare ordini ai suoi uomini utilizzando il cellulare. Un altro affiliato allo stesso clan, detenuto a Siracusa, usava invece gli smartphone per svolgere il ruolo di intermediario nella compravendita di cocaina.
Le forniture venivano negoziate direttamente con altri detenuti appartenenti a vari cartelli criminali della Campania, tra cui i Mazzarella, i Ferrara-Cacciapuoti, i Gionta, gli Avventurato, i De Luca-Bossa-Minichini e i D’Amico.
Come impedire ai detenuti di comunicare con l’esterno attraverso i telefoni cellulari? La soluzione sono i jammer, apparecchiature che impediscono agli smartphone di trasmettere onde radio. “Li stavo chiedendo da 10 anni”, spiega il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, “finalmente c’è a Secondigliano e presto grazie al Dap ci saranno anche in altri istituti penitenziari italiani.
Ci sono state anche rimostranze dall’esterno del carcere da parte di persone che lamentavano il mancato funzionamento dei cellulari, anche quando il jammer era spento, segnale evidente che si trattava di proteste strumentali”.
E per impedire che attraverso i droni in carcere entri di tutto? Considerato che i droni vengono indirizzati al di sopra delle carceri e poi calano un filo con appeso il materiale, “Si sta pensando di utilizzare le reti da pesca”, dice Gratteri, in modo tale che “tutto ciò che viene calato resta impigliato”.
(da Dagoreport)
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
DA IERI I CAMIONISTI FANNO SUL SERIO: I PIÙ OLTRANZISTI HANNO BLOCCATO PURE I TIR CHE DOVEVANO CONSEGNARE FRUTTA E VERDURA E I PRIMI A ENTRARE IN SOFFERENZA SONO STATI I DISCOUNT DOVE FA LA SPESA CHI NON ARRIVA A FINE MESE… A CAUSA DEL BLOCCO DEI TIR, SCAFFALI VUOTI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ANCHE IN CAMPANIA E IN CALABRIA – E IL GOVERNO CHE FA? CAZZEGGIA CON I DECRETI ANTI-MARANZELLI INVECE DI OCCUPARSI DEGLI AUTOTRASPORTATORI, DEGLI AGRICOLTORI E DEL CARO CARBURANTE CHE CI SDERENA
In attesa dell’incontro a Milano fissato per le 15 di oggi tra il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini e i rappresentanti degli autotrasportatori, prosegue la protesta su strada dei tir contro caro-carburante e caro-vita.
Tra le province di Caserta e Napoli manifestanti hanno mantenuto i presidi fissi all’esterno dei caselli autostradali di Nola, sull’A30 Caserta-Salerno, e sull’A1 Milano-Napoli all’altezza dei caselli di Caserta Sud, Santa Maria Capua Vetere e Caianello, nella zona degli Interporti di Nola e di Maddaloni-Marcianise, estendendo la protesta anche sull’asse mediano Acerra-Afragola.
È stata invece abbandonata la modalità dei tir lumaca in autostrada, che tanti disagi aveva provocato ieri mattina. Intanto sono sempre più vuoti tra Caserta e Napoli gli scaffali soprattutto dei supermercati delle aziende della Grande Distruzione, che per gli approvvigionamenti dipendono dai depositi ubicati in particolare nelle aree industriali del Casertano (Carinaro-Teverola), dove tutto è fermo per la protesta, mentre i minimarket e piccoli alimentari, che si riforniscono da produttori locali, stanno in parte compensando queste criticità.
Iniziano a registrarsi i primi disagi a Cosenza per gli effetti dello sciopero e dei blocchi stradali attuati dagli autotrasportatori. Negli esercizi commerciali e nei supermercati della città si nota una progressiva carenza dei prodotti freschi, con scaffali vuoti nei reparti dedicati a frutta, verdura e in particolare per il latte fresco, il cui approvvigionamento risente direttamente del fermo delle consegne quotidiane.
Nessun problema, al momento, viene segnalato per i beni a lunga conservazione e per i generi alimentari primari scatolati, grazie alle scorte di magazzino precedentemente accumulate dai distributori, che stanno consentendo di soddisfare regolarmente la domanda dei consumatori. L’attenzione resta tuttavia alta sull’evoluzione della protesta, in attesa di sviluppi sul fronte della viabilità e delle forniture agroalimentari regionali.
I fantasmi della Lidl vagano spaesati per le corsie. I turisti si mischiano con gli abitanti dei rioni popolari, in questo pomeriggio di acquisti improvvisamente negati nel supermercato di via Roma, cuore di Palermo. Il discount è affollato come sempre, ma stavolta c’è più gente che merce. Gli scaffali sono vuoti, le confezioni di cartone abbandonate. La spesa, oggi, è un miraggio per chi cerca prezzi convenienti: sono scomparse frutta, verdura, carne. Manca anche l’acqua minerale.
Nella Sicilia stretta nella morsa dei tir fermi per il caro-carburante, le grandi strutture di vendita sono state le primi ad andare in sofferenza per gli approvvigionamenti.
«D’accordo che qui i prodotti sono convenienti e che ci arrangiamo a prenderli nei cartoni, ma entrare e non trovare nemmeno un pomodoro o una mela è stato un problema – racconta Giovanni Filetto – Già domenica era tutto vuoto. Ho due bambini piccoli, siamo alla terza settimana del mese e ho i soldi contati. Se sgarro andando nei supermercati di prima fascia, non arrivo a fine mese».
A cinquecento metri dal discount gli autotrasportatori bloccano tutti i camion, anche quelli che pareva potessero viaggiare per consegnare frutta e verdura.
Da ieri si fa sul serio, chi prova a forzare il blocco viene fermato con le buone o con le cattive. La frangia oltranzista dei camionisti ha tagliato le gomme a due rimorchi, giusto per mettere in chiaro le proprie intenzioni.
«Spero si accordino subito e che si torni alla normalità», dice Laura Cacciatore, in coda alle casse con due confezioni da tre di Simmenthal e un pacco di pane di segale. «Erano le ultime sullo scaffale – continua – Non mangio mai la carne in scatola, ma non c’era più nemmeno un taglio di quella fresca nei frigoriferi». Dietro di lei una signora guarda la carne, l’ha mancata per pochi secondi e si deve accontentare di piselli e ceci. Anche quelli, rigorosamente in scatola.
Addio prodotti freschi. I formaggi rimasti sono quelli più particolari: i tirolesi, che a Palermo non sono proprio un must.
I blocchi stradali dei tir, la mancanza di carburante nelle stazioni di servizio, persino le difficoltà del trasporto pubblico non sono mai stati argomenti da discount. Ieri però, in via Roma, nel centro storico di Palermo, nella Lidl frequentata da chi fa fatica ad arrivare a fine mese, improvvisamente sono diventati temi di cui non si può fare a meno di parlare. I clienti stanno dalla parte dei camionisti anche perché sanno bene che il caro-carburanti tocca anche loro, si trasforma in caro bollette.
«Vorrei che chi ci governa venisse qui – dice Antonio Erminio indicando una pila di panettoni – C’è qualcosa che non va se negli scaffali ci sono già i dolci natalizi ma non c’è il latte fresco o una retina di arance. Ci pensa? In Sicilia non ci sono arance in vendita».
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2026 Riccardo Fucile
IL SANGUE DEGLI ALTRI E’ SEMPRE UN OTTIMO INCHIOSTRO
Chissà cosa fuma Francesco M. Del Vigo, vicedirettore del Giornale. Nel suo patriottico
commento “Quel volto è la nostra bandiera”, celebra la fotografia di Angelo De Simone, dirigente di polizia ferito alla testa da un pezzo di pavé negli scontri di Milano. Il sangue gli cola sulla faccia. Si è tolto gli occhiali, lo tampona col fazzoletto. Del Vigo, in quel sangue, vede molto di più: “Sul volto scivola del sangue rosso. Ma noi ci vediamo anche il verde e il bianco”. Oh bella. Ecco che il sangue diventa bandiera. La ferita diventa Patria. Il poliziotto diventa Italia. Ancora uno sforzo e apparirà Garibaldi a cavallo. È la vecchia retorica del sangue e del suolo, l’insopportabile patriottismo che ha bisogno di vittime per sentirsi vivo, di nemici per sentirsi unito, di martiri per sentirsi innocente.
Del Vigo non si domanda perché quel funzionario sia stato mandato a fronteggiare una piazza violenta, con quali ordini, protezioni, errori di valutazione da parte dei suoi superiori. Non gli interessa capire. Gli interessa celebrare l’eroe. Il poliziotto, che stava semplicemente (e giustamente) facendo il proprio lavoro, diventa “il senso della Patria”, anzi “lui è tutti noi, anche se non tutti noi meritiamo di essere lui”. È facile esaltare il coraggio altrui, soprattutto quando si sta a una scrivania. Il sangue degli altri è sempre un ottimo inchiostro. Nessuna indulgenza per chi ha lanciato il cubo di porfido, ci mancherebbe. Ma nemmeno per chi trasforma un ferito in un santino, la cronaca in liturgia, la divisa in reliquia. È un’antica specialità della propaganda: sacralizzare il sacrificio, sostituire le domande con gli inni. Il patriottismo ha una lunga storia e non precisamente pacifica. Comincia con il vittimismo, meglio se insanguinato, finisce in ribollenti massacri. Il povero De Simone aveva bisogno di cure, non di essere trasformato in un cimelio. Ma ai patrioti da scrivania non basta mai il sangue versato. La retorica non rischia niente, tranne il ridicolo. E l’antidoping.
(da ilfattoquotidiano.it)
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