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SPAZZARE VIA IL MELONELLUM. IL “CAMPO LARGO” PREPARA I RICORSI PER AFFOSSARE LA LEGGE ELETTORALE, APPROVATA DEFINITIVAMENTE DALLA CAMERA, CHIEDENDO UN PRONUNCIAMENTO DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

GIURISTI E AVVOCATI DELLA “RETE PER UN VOTO LIBERO E UGUALE”, IN COMPAGNIA DI DIVERSI ESPONENTI DEL CENTROSINISTRA, LUNEDÌ PRESENTERANNO ALLA CAMERA LA BATTAGLIA A SUON DI SCARTOFFIE CHE SI GIOCHERÀ NELLE CORTI D’APPELLO … TRA I PUNTI PIÙ CRITICI DELLA LEGGE ELETTORALE C’È L’APPLICAZIONE DEL PREMIO DI MAGGIORANZA AL SENATO, CHE PER LA COSTITUZIONE DEVE ESSERE “ELETTO A BASE REGIONALE”

Subito dopo l’approvazione della legge elettorale, arriva l’annuncio della presentazione dei ricorsi: lunedì 12 ottobre alle 13 nella Sala Stampa della Camera dei Deputati si terrà una conferenza stampa con l’avvocato Pietro Adami e i professori Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, esponenti della Rete per un voto libero e uguale che “illustreranno il percorso dei ricorsi contro la legge elettorale con l’obiettivo di arrivare ad una pronuncia della Corte costituzionale prima del voto”.
In un’ideale staffetta i parlamentari che hanno condotto una forte opposizione alla Camera e al Senato contro la legge consegneranno l’incarico di proseguire l’opposizione ad esponenti della società civile sul terreno giurisdizionale.
Parteciperanno, quindi, all’iniziativa anche Simona Bonafè (Pd), Maria Elena Boschi (Iv), Riccardo Magi (+Eu), Alessandra Maiorino (M5s) e Filiberto Zaratti (Avs). Grosso che ha l’incarico di coordinare i contenuti esporrà in sintesi i principali motivi di incostituzionalità.
Adami che ha il compito di coordinare gli avvocati che solleveranno i ricorsi nei tribunali dei 29 distretti di Corte di Appello del Paese, spiegherà le ragioni di “un’iniziativa di così ampio respiro” ed indicherà i tempi prevedibili per arrivare al giudizio della Corte costituzionale.
Zaccaria che insieme alla professoressa Maria Agostiana Cabiddu, sta raccogliendo la disponibilità a sottoscrivere i ricorsi nelle città di residenza elettorale, darà notizia di alcuni dei ricorrenti più conosciuti, fermo restando che sottoscriveranno i ricorsi anche comuni cittadini. Sarà creato anche un fondo di solidarietà “che aiuterà a sostenere le spese giudiziarie di chi malauguratamente dovesse soccombere in giudizio”.

(da agenzie)

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“IL PROPORZIONALE RIAPRE I GIOCHI” . DOPO L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE, IN TRANSATLANTICO CRESCE L’ALA DI CHI SPERA IN UN INTERVENTO DELLA CONSULTA PER ALZARE O ELIMINARE LA CIFRA DEL 42 PER CENTO. RIPRENDE FIATO IL PARTITO TRASVERSALE DEL PAREGGIONE E DI CHI SPERA DI FORMARE UNA MAGGIORANZA BIPARTISAN IN PARLAMENTO

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

CONTE VUOLE UN PROPORZIONALE PURO PER AVERE LE MANI LIBERE. CIÒ SIGNIFICA NIENTE PROGRAMMA COMUNE COL PD NÉ PRIMARIE DEL CAMPO LARGO … MUSI LUNGHI IN FORZA ITALIA E LEGA: SE LA CONSULTA ALZA LA SOGLIA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA, SARANNO COSTRETTI A TRATTARE CON VANNACCI O PRIMA O DOPO IL VOTO … SCENARIO DIVERSO: SE LA CORTE COSTITUZIONALE DOVESSE SPAZZARE VIA DEL TUTTO IL PREMIO DI MAGGIORANZA, ATTENZIONE A FORZA ITALIA, CHE POTREBBE GIOCARE UN’ALTRA PARTITA, “A TUTTO CAMPO”

C’è chi spera. Mentre in Aula si vota la fiducia sul terzo articolo della nuova legge elettorale, in Transatlantico cresce il partito trasversale che tifa per il cosiddetto pareggione. Rispetto al passato con qualche elemento e convinzione in più.
Secondo lo schema di chi si augura che alla fine sarà eletto un Parlamento con il sistema proporzionale, la Consulta potrebbe esprimersi entro febbraio e, tra le altre cose, bocciare la soglia del 42% ritenendola troppo bassa per far scattare un premio del 55% a Montecitorio e del 56,5% a palazzo Madama. A questo punto le Camere saranno costrette a intervenire in fretta e furia per alzare la soglia secondo le indicazioni della Corte costituzionale.
«Già è complicato per il centrodestra e per il centrosinistra raggiungere il 42%, figuriamoci arrivare al 45%», è convinto un leghista. Da qui l’idea che una maggioranza andrà trovata in Parlamento dove tutti vogliono avere un peso e sognano di essere determinanti per formare il nuovo governo.
Giuseppe Conte ha sempre sostenuto la necessità di un proporzionale puro, che gli avrebbe consentito di avere le mani libere.
Ciò significa niente programma comune né tantomeno dover partecipare alle primarie del campo largo. Tra i 5 stelle c’è chi non fa mistero che con un innalzamento della soglia e «scommettendo sul fatto che nessuno avrà accesso al premio di maggioranza, potremmo anche immaginare di correre da soli».
Musi lunghi in Forza Italia e Lega. L’idea che la soglia di sbarramento possa essere alzata li preoccupa. Significherebbe essere costretti a trattare con Roberto Vannacci o prima o dopo il voto.
Scenario diverso ed è quello che più viene accarezzato, se invece una bocciatura della Consulta dovesse spazzare via del tutto il premio di maggioranza per i partiti coalizzati. Nel tutti contro tutti, leghisti e azzurri, per utilizzare le parole di uno di loro «potrebbero venir fuori al naturale».
Il partito di Matteo Salvini sarebbe libero di aprire il fuoco contro Futuro nazionale e riprendersi un po’ di voti. Mentre il partito di Antonio Tajani, dal profilo più moderato, giocherebbe un’altra partita, «a tutto campo», dice qualcuno.
Due giorni fa ad Arcore i figli di Silvio Berlusconi si sono incontrati ad Arcore con Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Danilo Pellegrino e il fratello di Berlusconi, Paolo, per un fare un punto sulle società ma anche sulla situazione politica. Un vertice che, con ogni probabilità, è servito per preparare l’incontro che a breve ci sarà tra Marina Berlusconi e Tajani per definire la strategia del partito.
Il peso parlamentare non è direttamente proporzionale ai ruoli in un possibile esecutivo, soprattutto se quei deputati e senatori sono necessari per la sopravvivenza.

(da agenzie)

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IL GOVERNO DEI COGNATI, LOLLOBRIGIDA NON È PIÙ L’UNICO: SBARCA NEGLI UFFICI DEL MINISTERO DELLA SALUTE IL COMPAGNO DELLA SORELLA DI MARIA ROSARIA CAMPITELLO, MOGLIE DEL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI MELONIANO, EDMONDO CIRIELLI: SI CHIAMA RAFFAELE IANNIELLO E DAL 1 SETTEMBRE È STATO COLLOCATO ALL’UFFICIO 5 DEL DIPARTIMENTO DELLA PREVENZIONE, DELLA RICERCA E DELLE EMERGENZE SANITARIE, GUIDATO DALLA POTENTE COGNATA

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

CAMPITIELLO, GINECOLOGA, È STATA SCELTA PER GUIDARE IL NUOVO MAXI-ORGANISMO MINISTERIALE, PREFERITA A PROFILI DI LIVELLO TECNICO MOLTO ELEVATO – “DOMANI”: “IL MINISTRO SCHILLACI SEMBREREBBE ORMAI RIDOTTO AL RUOLO DI CHI SI LIMITA A RATIFICARE DECISIONI PRESE ALTROVE”

Non bastava la rete familiare già ampiamente nota ai vertici del governo tra palazzo Chigi e il ministero dell’Agricoltura: il metodo cognati sembra fare il suo ingresso ufficiale anche al ministero della Salute.
E così sbarca in quegli uffici il compagno della sorella (hanno anche un figlio) di Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia. Il nominato si chiama Raffaele Ianniello: collocato dal 1° settembre all’ufficio 5 del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie.
Una struttura strategica che gestisce il Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (Ccm) e il National Health Prevention Hub, posta alle dirette dipendenze del Dipartimento guidato dalla ginecologa salernitana.
Il funzionario è passato dall’Usmaf Campania e Basilicata, direttamente alla struttura romana. Con un atto peraltro firmato da Campitiello, che è stata recentemente scelta per assumere la guida del nuovo maxi-organismo ministeriale, preferita rispetto ad altri profili di elevato livello tecnico come Pierluigi Sarchi e Antonio D’Urso, al cospetto di un ministro Orazio Schillaci che sembrerebbe ormai ridotto al ruolo di chi si limita a ratificare decisioni prese altrove.
L’organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria è stato poi ridisegnato dal decreto-legge Pa come ufficio dirigenziale generale alle dirette dipendenze del ministro.
Una rimodulazione che pone Campitiello al vertice di un centro di potere dotato di uffici di grande peso, destinati a veicolare un’ampia quota di fondi ministeriali e che vedrebbe incorporare anche la casella lavorativa assegnata al compagno della sorella. Sul tema è intervenuta duramente la deputata M5s Marianna Ricciardi: «A giugno 2024 Meloni fa un decreto sulle liste d’attesa a quattro giorni dalle europee, annunciando sanzioni e controlli.
A distanza di due anni quell’organismo non è mai partito. Poi, si modifica per concentrare potere nelle mani del vertice — che sembra essere il familiare di un membro del governo —, dimostrando di saper fare benissimo i propri interessi. Mentre i familiari dei ministri accumulano poltrone, l’unica cosa che otterranno i cittadini sarà uno spreco di risorse senza alcun miglioramento delle liste d’attesa».

(da “Domani”)

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IL GOVERNO INCASSA UN SÌ PER TIRARE A CAMPARE, I FRANCHI TIRATORI SONO STATI UNA DECINA CON LE “VEDETTE” DI FDI CHE CONTROLLAVANO I DEPUTATI AL MOMENTO DEL VOTO SEGRETO

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

DENTRO LA MAGGIORANZA VOLANO GLI STRACCI DOPO L’OK DEL MELONELLUM. TAJANI INFILZA FAZZOLARI, CHE BLATERAVA DI UN IPOTETICO VOTO A GIUGNO PER LE POLITICHE: “IO CREDO CHE SI DEBBA VOTARE A FINE LEGISLATURA. ‘FAZZOLARI È LIBERO DI DIRE QUEL CHE VUOLE’” – LE PROTESTE DELLE OPPOSIZIONI CON I CARTELLI NELL’AULA DELLA CAMERA: “LEGGE TRUFFA”, “CON MELONI GASOLIO A 2 EURO”

La maggioranza si presenta compatta, dal punto di vista dei numeri, all’appuntamento con il via libera definitivo alla legge elettorale. Ma, scorrendo i tabulati e alla luce del risultato finale, sono almeno 6 i voti che verrebbero a ‘mancare’ all’appello tra le fila del centrodestra.
Necessaria la premessa che, trattandosi di voto segreto, non e’ possibile un calcolo matematico esatto, cosi’ come e’ d’obbligo il ricorso al condizionale. Stando ai numeri, nessuna defezione in FdI e Forza Italia, idem per noi Moderati.
Nella Lega sono solo 2 le assenze ‘ingiustificate’, locuzione che si usa tradizionalmente nei resoconti parlamentari quando l’assenza di un deputato non e’ dovuta a una missione.
Nel dettaglio, tabulati alla mano, risultano essere 117 su 118 i deputati di FdI presenti al voto, solo un’assenza ma giustificata dalla missione (la premier Meloni). Dei 52 deputati di FI nessuno risulta assente, hanno tutti partecipato al voto.
Nella Lega su 55 deputati hanno votato in 52: uno risulta in missione (il ministro Giorgetti) e 2 non hanno partecipato al voto (i deputati Angelucci e Formentini). Infine, tutti e 8 i deputati di Noi moderati risultano presenti e hanno votato. Per un totale di 229 presenze nella maggioranza.
La legge elettorale e’ stata approvata con 227 voti favorevoli, quindi sulla carta sono 2 i voti ‘mancanti’.
Ai voti della maggioranza, rispetto a quelli incassati dalla riforma (229 presenti a fronte di 227 si’), nel novero dei si’ bisogna poi aggiungere i 3 voti favorevoli annunciati in Aula dalle Minoranze linguistiche (in tutto 4 deputati, ma uno era assente) e il voto a favore di Manlio Messina, ex FdI poi andato nel Misto e in procinto di fare rientro nel gruppo di origine e che, in tutte le precedenti votazioni sulla legge elettorale, ha votato a favore assieme alla maggioranza. Cosi’ come Cesa.
Secondo i calcoli del Pd, invece, sarebbero almeno una decina i ‘franchi tiratori’ nella maggioranza: “La maggioranza con l’aggiunta di Svp partiva da 240 voti teorici da cui bisogna sottrarre due missioni (Giorgetti e Meloni) e due assenti (Angelucci e Formentini) oltre a Schullian dell’Svp”, dice il il deputato dem Fornaro.
Per quel che riguarda i voti contrari alla legge elettorale, i no sono stati in tutto 164. Dunque, scorrendo i tabulati, ai voti contrari delle opposizioni si sono aggiunti 8 no al di fuori del ‘perimetro’ delle forze di minoranza.
La presenza e’ stata massiccia in Aula anche nei gruppi di opposizione: tutti presenti i 68 deputati del Pd, cosi’ come i 7 deputati di Italia viva e i 10 deputati di Azione. Nel Movimento 5 stelle si registra 1 sola assenza (hanno partecipato al voto 47 deputati su 48) e 1 solo assente anche tra le fila di Avs (hanno votato 9 deputati su 10). Nel dettaglio, il totale dei voti delle opposizioni e’ di 156 (considerando anche le componenti del Misto, ovvero i 3 deputati di Piu’ Europa, i 9 deputati di FnV, e almeno 3 deputati non iscritti ad alcuna componente, come Tabacci), i voti contrari totali sono 164: dunque sono almeno 8 i no aggiuntivi.

(da agenzie)

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OLTRE CHE SULLA SICUREZZA, LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCHERANNO SULL’EMERGENZA ABITATIVA. ROMA È LA CAPITALE DEGLI SFRATTI, NE VENGONO EFFETTUATI QUATTRO AL GIORNO.LA MAGGIOR PARTE DEGLI INQUILINI CACCIATI E’ MOROSA, UNO SU TRE, INVECE, VIENE MANDATO VIA PERCHÉ AL PROPRIETARIO SERVE L’APPARTAMENTO PER AFFITTARLO AI TURISTI (COSÌ DA GUADAGNARE DI PIÙ)

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

VIVERE A ROMA (NON IN CENTRO) È UN LUSSO: PER COMPRARE UNA CASA DA 60 METRI QUADRI SERVONO 470 MILA EURO, IN ALTERNATIVA, AFFITTARLA COSTA 1700 EURO AL MESE… IL CASO DI ELIF ERALP, SINDACA DI BERLINO, CHE HA VINTO LE ELEZIONI PROMETTENDO DI ESPROPRIARE GLI IMMOBILI PER DARLI AI BISOGNOSI

Quando alla signora Pina, 99 anni, hanno detto che avrebbe dovuto lasciare la casa di una vita, non poteva crederci. Ma Roma è anche questo: la capitale italiana degli sfratti. E bisogna partire da qui, dai numeri aggiornati dal Viminale, per parlare di casa.
Per 1.516 volte nel 2025 l’ufficiale giudiziario ha bussato a una porta per mandar via gli inquilini. Oltre quattro sfratti al giorno. Ma i provvedimenti emessi sono molti più: 4.793, il 13% del dato nazionale. La maggior parte degli sfrattati è morosa. Uno su tre invece viene mandato via perché al proprietario serve l’appartamento, per un figlio o un affitto più fruottoso: il b&b.
Le assegnazioni di case popolari sono una goccia. Durante la giunta Gualtieri, il Campidoglio è riuscito ad assegnarne più di 200 l’anno, promettendo un «vigoroso scorrimento» anche grazie all’acquisto di alloggi. Sono però 17.689 i nuclei con un reddito non superiore a 19.500 euro che aspettano da anni. Si tratta di 50mila persone: famiglie anche da 12 componenti con uno o più disabili a carico, madri single con minori, anziani soli soprattutto.
Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, 66.109 alloggi, non basta. E non per un picco momentaneo ma per una domanda strutturale in aumento, soprattutto da parte di chi vede lo stipendio mangiato per metà dalla locazione. Nel bando che il Campidoglio è pronto a lanciare 14 anni dopo l’ultimo, chi è strozzato dagli affitti guadagnerà punti, insieme, ad esempio, alle donne vittime di violenza e agli orfani di femminicidio.
Per l’assessore alla Casa Tobia Zevi significa «adeguare le regole di accesso alle case popolari ai bisogni di oggi». Bisogni che arrivano da Torpignattara e Torre Angela, Primavalle e Ostia, San Basilio e il Tufello. Non è un caso che qui siano nate pratiche innovative.
Già, gli affitti. Margherita Grazioli, del Movimento per il diritto all’abitare che si prepara come in Spagna alla piazza, sostiene che «per anni si è pensato che concessioni di suolo, bonus e processi di turistificazione avrebbero portato benessere. E invece parte della popolazione, non solo dal reddito basso, ha finito per non permettersi una casa».
È allargando la lente sui quartieri che si osserva meglio il quadro. Secondo Scenari immobiliari, in centro storico, dove i residenti in dieci anni sono dimezzati, un appartamento di 60 metri quadri sta sui 2200 euro. Per comprarla, quella casa, ci vorrebbero tra 450 e 650mila euro. Nelle zone ben collegate ma non abbastanza focali, si scende a 470mila euro per l’acquisto e a 1700 per l’affitto. In periferia a 240mila euro per un tetto a vita e a 800 per la locazione. Tra chi ha investito, 4 su 10 hanno dovuto farlo con il mutuo.
Scrive Filippo Celata, professore di Geografia economica alla Sapienza e consulente del Comune nella regolamentazione degli affitti brevi: «Non è che manchino in generale le case. Non ce ne sono abbastanza in locazione ai residenti e a prezzi accessibili mentre si amplia la platea.
Da un lato c’è poca casa pubblica; d’altro il mercato va regolato». Oggi «distorto a favore di chi la casa la ha, ne ha più d’una, le costruisce e ci investe». Deformato anche dagli affitti brevi che stanno colonizzando pure le periferie come l’Alessandrino.
Sono 34.383 quelli mappati da Inside Airbnb, 14mila in mano a multihost. Il principale è IFlat, property manager che ne gestisce 260. In Comune è pronto un regolamento per normarli. Ma nel frattempo è rapidamente cresciuta un’offerta, mediata da piattaforme digitali, per affitti di medio periodo: 7mila annunci da 12-18 mesi che hanno, a loro volta, un impatto sui canoni, soprattutto per studenti. Spiega la studiosa Sarah Gainsforth: «La casa non è più un diritto, ma una merce. Così le persone diventano marginali».
Di questa trasformazione, gli studentati sono un paradigma. A Roma ci sarebbe bisogno di 70mila posti letto. Nelle residenze pubbliche o in convenzione ce ne sono 3mila. Nel gap si sono infilati i privati. Sia quelli a cui è andata buona parte delle risorse del Pnrr — Camplus, Campus X — e hanno realizzato alloggi per il diritto allo studio con rette tra 220 e 280 euro al mese e stanze a canoni di mercato, seppur comprensivi di utenze e servizi.
Sia i Fondi immobiliari — da Fabrica Sgr a Hines — che recuperano palazzi per farne residenze di lusso ibride per lavoratori in transito o studenti benestanti. In città 25 studentati privati stanno nascendo. «E là dove i progetti atterrano — chiosa l’associazione Nonna Roma — crescono i canoni rendendo i quartieri sempre meno accessibili per chi a Roma vuole studiare o per chi semplicemente cerca casa».

(da agenzie)

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SOLO IL 35% DEGLI ITALIANI HA UN GIUDIZIO POSITIVO SULL’OPERATO DEL GOVERNO, VICEVERSA IL 61% DEI CITTADINI BOCCIA L’ESECUTIVO (IL 4% SI ASTIENE)

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

L’ELETTORATO DI FUTURO NAZIONALE È SPACCATO: IL 54% PROMUOVE GIORGIA MELONI, MENTRE IL 46% NON APPROVA IL SUO LAVORO … IL SONDAGGIO “YOUTREND” CERTIFICA CHE L’AVANZATA DI VANNACCI SI È FERMATA: FUTURO NAZIONALE PERDE LO 0.3% E SI ATTESTA AL 7.8%, CONFERMANDOSI QUARTO PARTITO DAVANTI A FORZA ITALIA AL 7,4% …FRATELLI D’ITALIA AL 27% – PD 20,4% – LA LEGA SCENDE AL 4,8% – MOVIMENTO 5 STELLE È AL 13,5%

“Fratelli d’Italia sale al 27,0% (+0,5 punti rispetto al 24 settembre), mentre il Partito Democratico scende al 20,4% (-0,7). Il Movimento 5 Stelle è al 13,5% (+0,3), Futuro Nazionale si conferma quarta forza al 7,8% (-0,3), davanti a Forza Italia al 7,4% (+0,1).
La Lega scende al 4,8% (-0,3) e Noi Moderati è stabile all’1,0%. Il blocco di governo (FdI, FI, Lega, NM) si colloca al 40,2%, che sale al 48,0% sommando Futuro Nazionale.
Alleanza Verdi-Sinistra è al 5,8% (-0,1). L’area giallorossa (PD, M5S, AVS) si attesta al 39,7%, che sale al 43,7% includendo Italia Viva e +Europa: un livello superiore al blocco di governo, ma inferiore all’insieme di centrodestra e Futuro Nazionale.
Nell’area centrista Azione è al 3,3% (-0,1), Italia Viva al 2,5% (+0,3), +Europa all’1,5% (-0,1), Ora! all’1,2% (+0,1) e il Partito Liberaldemocratico all’1,1% (=). L’area degli astenuti e indecisi sale al 35,1% (+1,0)”. È quanto emerge dal sondaggio di Youtrend per Sky TG24. Lo si legge in una nota.
“Il giudizio sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è positivo per il 35% degli italiani (+2 rispetto al 24 settembre) e negativo per il 61% (+2), mentre chi non si esprime scende al 4% (-4). Il saldo resta negativo di 26 punti, invariato: il calo degli indecisi si distribuisce in modo uniforme fra i due fronti.
La frattura politica è netta: tra gli elettori di centrodestra il 94% dà un giudizio positivo, mentre nel Campo Largo i negativi arrivano al 93% e fra gli elettori dell’area centrista al 91%.
Più diviso l’elettorato di Futuro Nazionale (54% positivi, 46% negativi), che si distingue dal resto dell’area di destra. Fra indecisi e astenuti prevalgono i giudizi negativi (67%)”, conclude la nota.

(da agenzie)

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TRUMP QUESTA VOLTA RISCHIA DI ENTRARE NELLA STORIA: SE IL SUO CANDIDATO A GOVERNATORE DEL TEXAS, L’IMPRESENTABILE KEN PAXTON, PERDESSE A NOVEMBRE, SAREBBE LA PRIMA VOLTA DAL 1988 CHE IL PARTITO REPUBBLICANO NON GOVERNA IL “LONE STARE STATE”

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

I DEMOCRATICI HANNO IL VENTO IN POPPA GRAZIE AL 38ENNE JAMES TALARICO, AVANTI DI SEI PUNTI NEI SONDAGGI… PAXTON HA UN PASSATO COMPLICATO (FU ACCUSATO DI CORRUZIONE E TANGENTI) E UN PRESENTE DIFFICILE: LA MOGLIE, DOPO AVER SCOPERTO UNA STORIA EXTRACONIUGALE, HA CHIESTO IL DIVORZIO

Donald Trump è convinto che i suoi comizi in giro per l’America stiano aiutando i candidati repubblicani, attardati nei sondaggi nelle corse chiave del Senato (almeno 7) e così prima di recarsi in Texas, dove ieri sera ha tenuto l’ennesimo discorso, ha spiegato: «Ci vado perché voglio che Ken Paxton vinca».
Ken Paxton, Procuratore generale dello Stato, 63 anni, è la spina nel fianco del presidente. Anzitutto perché per sostenere lui e accontentare la base Maga, alle primarie di maggio ha scaricato il veterano John Cornyn, al Senato dal 2002, attirandosi le ire dei colleghi repubblicani.
Poi perché i numeri dei sondaggi al momento mostrano che la sua scelta non è vincente. L’ultima rilevazione del New York Times/Siena dà Paxton dietro di 6 punti rispetto a James Talarico, 38enne democratico, volto nuovo del Partito. Infine, una sconfitta in Texas entrerebbe di diritto nei libri di storia: è dal 1988 che il Lone Stare State non elegge un democratico.
E difficile sarebbe imputare tutte le colpe al candidato debole Paxton visto che sul suo nome c’è il timbro di Donald Trump.
Paxton arriva al duello con Talarico non solo con sei punti di ritardo ma pure con un curriculum politico e personale con qualche macchia che comunque non gli ha impedito di stravincere le primarie: un impeachment sfiorato nel 2023 (lo salvò il Senato controllato dalla destra) per accuse di corruzioni e tangenti; nell’inchiesta emersero pure chat e documenti che rivelavano una storia extramatrimoniale.
Il suo sodalizio con Angela, sposata nel 1986 e dalla quale ha avuto quattro figli è al capolinea, i documenti di divorzio consegnati e la moglie, pure lei senatrice in Texas, solo ieri si è espressa sulle elezioni. Ha chiesto il voto per il ticket repubblicano, senza mai citare il quasi ex marito. Contano i seggi, non le persone che li occupano, il messaggio. Obiettivo: fermare i democratici.
Trump intanto ieri ha detto che la sua Amministrazione «monitora attentamente» le Midterm per evitare irregolarità. L’America Save Act – quello che avrebbe introdotto il voto solo in presenza di un documento di identità – langue nei cassetti dei senatori.
Non abbiamo i numeri, dice John Thune, il capo dei senatori del Gop. Trump avrebbe voluto forzare le regole. Braccio di ferro perso.
Le preoccupazioni degli americani continuano a essere le condizioni economiche, costo della vita e delle assicurazioni sanitarie, nonché i prezzi del diesel. In Kansas i produttori, per esempio, ne risentono in modo particolare proprio ora che è la stagione del raccolto.
Conseguenza, prezzi più alti nei supermarket e sostegno al repubblicano Roger Marshall a picco. Anche il Kansas, come il Texas, rischia di vedere l’affermazione il 3 novembre di un democratico, Adam Hamilton, pastore della United Methodist Church. I due sono testa a testa in uno Stato che elesse l’ultimo democratico a Washington nel 1932, epoca dei successi di Franklin Delano Roosevelt.
Fra promesse di dividendi da 5mila dollari; bonus per gli iscritti al Medicaid; fine delle restrizioni sull’uso per tutti del diesel agricolo senza tasse e libretti bancari per i neonati e la promessa che «la guerra in Iran finirà presto» e quindi i prezzi caleranno,
Trump sta dando fondo a diverse misure per alleviare, almeno temporaneamente, le tasche degli americani. Vorrebbe però che i tassi di interesse scendano. In un evento nello Studio Ovale ha criticato la Fed – ma non direttamente Kevin Warsh il suo chairman da poco nominato perché «ha solo un voto» – per non voler ridurre il costo del denaro: «Alcuni agiscono così perché vogliono vedere il Paese andare male». E a proposito di Iran ieri Politico scriveva che il presidente starebbe valutando di colpire la Repubblica islamica prima del voto di novembre. Ma nessuna decisione è stata presa.

(da “la Stampa”)

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LA MAGGIORANZA DEI FRANCESI APPROVA LA MOBILITAZIONE DEGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI: IL 55% E’ CON LORO, SOLO IL 35% DISAPPROVA

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

APPROVA IL 73% DEI GIOVANI E IL 71% DEI LORO GENITORI

Il 55% dei francesi approva la mobilitazione degli studenti delle scuole superiori, con il 26% che dichiara il proprio sostegno e il 29% che esprime simpatia. Al contrario, il 35% la disapprova, il 18% si dichiara contrario e il 17% ostile. Il 10% dei francesi si dichiara indifferente. Questo livello di approvazione è nella media rispetto ai movimenti sociali che monitoriamo dal 2017.
Questa mobilitazione è particolarmente apprezzata dai genitori degli studenti delle scuole superiori (71% di approvazione). Suscita opinioni molto diverse a seconda dell’elettorato.
Gli elettori di NFP la percepiscono in modo molto favorevole: l’85% la approva, con il 51% di sostegno. Al contrario, è ampiamente disapprovata dagli elettori di destra (60%) e da quelli di Rassemblement National (55%). Gli elettori di Ensemble sono più divisi, con il 49% di approvazione contro il 43% di disapprovazione. Il consenso è maggioritario in tutte le fasce d’età ed è particolarmente elevato tra i giovani: raggiunge il 73% nella fascia d’età 18-24 anni (di cui il 52% è favorevole) e varia tra il 50% e il 56% nelle altre fasce d’età.
L’opinione pubblica considera legittime le rivendicazioni degli studenti delle scuole superiori che si sono mobilitati.
Riguardo alle rivendicazioni avanzate dagli studenti delle scuole superiori durante questa mobilitazione, il 72% dei francesi le ritiene legittime, di cui il 28% le considera del tutto legittime e il 44% in parte legittime. Al contrario, il 28% non le considera legittime, di cui il 19% le considera in parte illegittime e il 9% del tutto illegittime.
Le rivendicazioni degli studenti delle scuole superiori sono considerate legittime dalla maggioranza in tutte le fasce di popolazione (77% dei giovani tra i 18 e i 24 anni e 77% degli over 65) e in tutti i gruppi elettorali: 93% degli elettori di NFP, 68% degli elettori di Ensemble e 58% degli elettori di RN.
I francesi condividono le preoccupazioni degli studenti delle scuole superiori che protestano contro le carenze del sistema scolastico.
Per quanto riguarda il nostro sistema scolastico, un’ampia maggioranza di francesi ritiene che diversi aspetti non funzionino correttamente: l’88% ritiene che le supplenze degli insegnanti non siano efficaci, il 79% ritiene che le condizioni materiali di insegnamento (stato delle infrastrutture, riscaldamento, adattamento alle temperature estreme, ecc.) siano inadeguate, il 77% ritiene che l’attrattività della professione di insegnante (condizioni di lavoro, stipendio, ecc.) non sia adeguata, il 74% ritiene che Parcoursup (la piattaforma francese per l’ammissione all’università) non sia adeguato, il 74% ritiene che le classi siano inadeguate, il 72% ritiene che l’orientamento degli studenti sia insufficiente e il 69% ritiene che vi siano pari opportunità tra studenti provenienti da contesti sociali e aree geografiche diverse. I francesi sono più divisi sull’organizzazione della giornata scolastica (numero di ore di lezione al giorno, durata delle pause, ore libere e durata delle vacanze scolastiche): il 54% ritiene che non funzioni bene, mentre il 45% ritiene che funzioni bene.
Queste osservazioni sono ampiamente condivise da tutti i segmenti della popolazione, compresi i genitori degli studenti delle scuole superiori. Gli elettori del NFP sono particolarmente critici nei confronti della gestione del sistema scolastico. Anche gli elettori di Ensemble e RN sono critici, con l’eccezione dell’organizzazione delle giornate scolastiche, un aspetto su cui una leggera maggioranza ha un’opinione positiva.
Due francesi su tre ritengono che il governo non stia ascoltando a sufficienza le richieste degli studenti delle scuole superiori.
Nonostante l’annuncio di cinque iniziative chiave e il lancio di una consultazione online nazionale che invita gli studenti delle scuole superiori a condividere le proprie preoccupazioni, il 65% dei francesi ritiene che il governo non stia ascoltando a sufficienza le richieste e le proteste del movimento studentesco, con il 43% che afferma che non stia ascoltando affatto e il 22% che dichiara di non ascoltare per niente. Al contrario, il 35% ritiene che il governo stia ascoltando abbastanza bene, con il 29% che afferma che stia ascoltando in parte e il 5% che stia ascoltando completamente.

(da agenzie)

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IN ITALIA MANCANO MIGLIAIA DI MEDICI E INFERMIERI

Ottobre 8th, 2026 Riccardo Fucile

COSI’ ANCHE GLI INVESTIMENTI DEL PNRR RISCHIANO DI ESSERE INUTILI

L’Italia continua ad essere nettamente sotto la soglia della media Ocse per la spesa in sanità. E nei prossimi anni dovrà affrontare un’imponente carenza di medici e infermieri, mentre il divario tra le strutture sanitarie del Nord e del Sud rimane enorme. Un rapporto curato dall’ex sottosegretario Garofoli per l’Anci chiede al governo un cambio di rotta. Altrimenti, anche gli investimenti del Pnrr potrebbero finire nel nulla.
Il rapporto annuale della Fondazione Gimbe ha riacceso lo scontro politico sul tema della sanità. L’organismo diretto da Nino Cartabellotta calcola che il governo Meloni ha applicato un taglio occulto delle risorse destinate al Fondo Sanitario Nazionale, pari a circa 18,8 miliardi tra il 2023 e il 2026. La spesa infatti sarebbe aumentata in termini assoluti, ma sarebbe scesa in rapporto al Pil. Tradotto, i fondi per la sanità sarebbero cresciuti meno di quanto avrebbero dovuto, per tenere il passo con la ricchezza complessiva del Paese, considerando anche l’impatto dell’inflazione. C’è da dire che nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica recentemente approvato dal governo, le cifre elencate sono leggermente più alte di quelle stimate da Gimbe.
Quel che è certo è che la spesa per la sanità in Italia rimane ben al di sotto della media Ocse, pari al 7,1 percento. Il Pnrr doveva servire anche per colmare questo divario, ma rischia di essere un’occasione mancata. A spiegarlo è un altro rapporto, quello scritto per l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) con un contributo di oltre cento esperti e coordinato da Roberto Garofoli, già alto dirigente ministeriale sotto diversi governi e da ultimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio dell’esecutivo Draghi. Nel documento di oltre 800 pagine, dal titolo “Le leve per la crescita. Coesione, competitività e modernizzazione istituzionale oltre la stagione del PNRR”, si traccia una fotografia dello stato del Paese al termine del Piano di Ripresa e Resilienza. E si fanno una serie di proposte, per non disperdere il lavoro di messa a terra del programma straordinario, finanziato dall’Unione Europea.
Nel capitolo sulla sanità, il rapporto Garofoli lancia innanzitutto un allarme: senza un’imponente immissione di personale, le Case e gli Ospedali di Comunità finanziati con il Pnrr rischiano di rimanere dei gusci vuoti. Per rendere effettivamente operative le strutture territoriali – si stima – servono tra 19mila 500 e 27mila infermieri aggiuntivi e tra 6.300 e 11.600 operatori sociosanitari e addetti alla riabilitazione. A questo va aggiunta la cronica carenza di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, calcolata nei prossimi anni in circa 28mila unità. Altro dato da sommare è quello del 42 percento circa di medici di famiglia prossimi a lasciare il servizio. A pesare su questi numeri è anche l’esodo dei professionisti verso l’estero, in cerca di salari e condizioni di lavoro migliori: nel rapporto si contano circa mille medici che abbandonano il Paese ogni anno, 500 infermieri nel solo 2022.
Peraltro, la distanza tra Nord e Sud rimane profonda, nonostante il Pnrr avesse tra gli obiettivi anche quello di ridurre i divari interni. Invece, tutti gli indicatori elencati nel rapporto Garofoli descrivono uno stato di persistente arretratezza delle strutture sanitarie nel Mezzogiorno: dalle liste di attesa ai posti letto, fino agli indicatori sulla qualità dei servizi. Otto Regioni su venti – in gran parte nel Centro-Sud – non risultano pienamente adempienti sui livelli essenziali di assistenza (Lea). Una distanza che si misura anche nella fase della prevenzione: allo screening mammografico aderiscono circa nove donne su dieci in Friuli-Venezia Giulia, ma appena due su dieci in Calabria.
Di fronte a questo quadro drammatico, Garofoli e gli altri esperti che hanno curato la ricerca lanciano diverse idee. Alcune richiedono sicuramente degli investimenti, come quelli necessari a colmare i gap di medici e infermieri, anche con incentivi economici per rendere più attrattive le carriere nelle professioni sanitarie. Secondo il rapporto, però, c’è anche spazio per razionalizzare la spesa, con misure come una robusta centralizzazione degli acquisti o il potenziamento della telemedicina nell’assistenza domiciliare. Ci sono poi nel rapporto altre proposte, che per essere realizzate non necessiterebbero di nuove risorse. Tra queste, il contrasto alle prescrizioni inappropriate, che intasano le corsie degli ospedali. O la possibilità per gli utenti di consultare i tempi delle liste di attesa delle diverse strutture, tramite un’unica piattaforma telematica nazionale.

(da agenzie)

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