Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
UN IMPONENTE DISPOSITIVO DI SICUREZZA PAGATO DAI CONTRIBUENTI ITALIANI… L’INTERROGAZIONE DI ANGELO BONELLI: “PERCHÉ NON VENGONO IMPIEGATI APPARATI DI SICUREZZA AMERICANI? QUANTI UOMINI E MEZZI VENGONO SOTTRATTI AL CONTROLLO DEL TERRITORIO E DELLE COSTE?”
Bari dopo il Salento. Il megayacht Boardwalk dell’ambasciatore americano Tilman Fertitta, lungo
117 metri, con una stazza di oltre 5 mila tonnellate e un valore stimato di circa 450 milioni di dollari, è stato avvistato in mattinata al largo di Bari, davanti alla sede della Presidenza della Regione. Nei giorni scorsi ha fatto tappa a Gallipoli.
Ma sul tour privato del megayacht soffia forte il vento della polemica.
«Presenterò un’interrogazione parlamentare sul ‘tour turistico-diplomatico’ dell’ambasciatore americano Tilman Fertitta, che attraversa le coste italiane. Da Civitavecchia a Napoli, Vibo Marina, Palermo, Cefalù, Gallipoli e Bari, fino alle tappe annunciate di Venezia, Trieste, Genova e Sardegna, lo yacht è accompagnato e sorvegliato da unità navali della Guardia di finanza e del Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia Costiera, elicotteri e personale delle forze di polizia italiane. Non è una semplice assistenza, ma un imponente dispositivo di sicurezza e polizia marittima». Lo afferma in una nota Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde.
«Le ordinanze delle Questure precisano inoltre che l’ambasciatore è destinatario di una misura di protezione corrispondente al primo livello di rischio, assicurata da personale specializzato del Reparto scorte di Roma. A questo si aggiungono i provvedimenti delle Capitanerie di porto, che hanno interdetto interi tratti di mare alla navigazione, alla sosta, all’ancoraggio, alla balneazione e alla pesca.
A Le Castella, in Calabria, è stato chiuso per due giorni uno specchio acqueo del raggio di un miglio nautico. Per quale ragione la sicurezza di un ambasciatore statunitense in navigazione con il suo mega-yacht privato debba essere garantita da mezzi aereo navali italiani con risorse dello Stato italiano?
Perché non vengono impiegati apparati di sicurezza americani? Quanti uomini e mezzi vengono sottratti al controllo del territorio e delle coste? E quanto costa tutto questo ai cittadini italiani? La vicenda è ancora più grave per l’arrivo previsto a Venezia, città fragile e già sottoposta a una pressione enorme, soprattutto durante il Redentore. Il governo chiarisca quali accordi abbia stretto con l’Ambasciata americana e mandi il conto a Trump. L’Italia non può diventare la scorta gratuita del megayacht privato dell’ambasciatore degli Stati Uniti», conclude Bonelli.
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
SMASCHERATE LE BALLE SOVRANISTE: SE QUALCUNO NON SI SENTE “SICURO” , INVECE CHE ROMPERE I COGLIONI AL COMUNE, SE LA PRENDA CON IL GOVERNO… GLI UOMINI IN DIVISA FANNO FIN TROPPO CON LE RISORSE CHE HANNO
Il sindacato di polizia Siap interviene sul tema della sicurezza e conferma i timori già espressi nei giorni scorsi relativamente all’annuncio da parte del governo dell’arrivo di oltre 70 nuovi agenti di polizia di Stato sul territorio ligure (una trentina a Genova). Il segretario Roberto Traverso parla di “risorse insufficienti” e della necessità di arrivare a una firma dei patti per la sicurezza.
“I dati ufficiali relativi ai rafforzamenti degli organici delle questure e dei commissariati confermano purtroppo quanto il Siap denuncia da tempo – scrive Traverso in una nota – le assegnazioni previste sono assolutamente insufficienti rispetto alle reali esigenze del territorio”.
“L’aspetto ancora più grave è che questi rafforzamenti non saranno nemmeno sufficienti a compensare i pensionamenti. Ciò significa che, anziché registrare un incremento degli organici, molte realtà si troveranno con un saldo addirittura negativo. Una situazione inaccettabile che dimostra come le richieste provenienti dal territorio non siano state ascoltate”.
“Avevamo rappresentato con forza la necessità di un intervento concreto per rafforzare gli uffici della Polizia di Stato, evidenziando le criticità operative che quotidianamente affrontano i poliziotti. Oggi i numeri ufficiali confermano che quelle esigenze sono rimaste senza una risposta adeguata”.
“Si continua a chiedere uno sforzo straordinario agli operatori della Polizia di Stato, già impegnati a garantire elevati livelli di sicurezza nonostante organici insufficienti, mentre attendono il rinnovo del contratto di lavoro, il pagamento di prestazioni di lavoro straordinario maturate anche da oltre due anni e sono sempre più spesso chiamati a svolgere attività che esulano dalle specifiche competenze connesse ai rispettivi ruoli e alle qualifiche rivestite”.
“Il rischio professionale cui sono esposti i poliziotti è ormai diventato insostenibile. Non è più possibile continuare a pretendere gli stessi risultati con un numero sempre minore di operatori”.
“Di fronte a questi dati sarà inevitabile assumere decisioni organizzative serie. Non si possono continuare a mantenere in piedi strutture ormai svuotate di personale. Gli uffici dovranno essere necessariamente riorganizzati sulla base degli organici realmente disponibili, perché diversamente si rischia di compromettere sia l’efficienza dei servizi sia la sicurezza degli operatori”.
“Per quanto riguarda Genova, questo scenario era già stato affrontato nel corso del confronto con il Questore, che aveva anticipato come, in assenza di adeguati rafforzamenti, sarebbe stato inevitabile intervenire sull’organizzazione degli uffici. Oggi quella valutazione trova piena conferma nei dati ufficiali. Del resto, sul territorio genovese operano Commissariati che superano di poco le trenta unità di personale: numeri che impongono scelte organizzative responsabili”.
“Questa situazione conferma anche un’altra necessità non più rinviabile: accelerare ovunque sia possibile l’attuazione dei Patti per la Sicurezza Urbana. I dati ufficiali parlano da soli. Così non si può andare avanti. Servono maggiori investimenti sul personale, una riorganizzazione coerente con gli organici realmente disponibili e una concreta attuazione delle politiche di sicurezza urbana. Solo in questo modo sarà possibile garantire una maggiore sicurezza ai cittadini e, nello stesso tempo, tutelare la professionalità e ridurre il rischio operativo che ogni giorno grava sui poliziotti”, conclude.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
NON FUNZIONERANNO PIÙ 850 RILEVATORI DI VELOCITÀ: TUTTI QUELLI PRECEDENTI AL 2017
Un provvedimento atteso da 34 anni, da quando venne adottato il Codice della strada in cui era
previsto che autovelox e altri rilevatori di velocità dovessero essere sottoposti a omologazione per poter entrare in funzione.
Per decenni, il ministero si è invece accontentato di procedere con una “approvazione”. Ma la Cassazione no, e più volte e in numerose sentenze ha ribadito che le due procedure non sono equiparabili. E così gli automobilisti che impugnavano le sanzioni avevano gioco facile a vincere in tribunale. Pur avendo superato i limiti di velocità, a fotografarli era stato un macchinario che non aveva ottenuto l’iter autorizzativo corretto.
Il nuovo provvedimento punta a risolvere questa situazione. Stabilisce una procedura standard per ottenere l’omologazione, con «regole certe e omogenee su tutto il territorio nazionale».
Dovranno essere tarati prima di entrare in funzione e dovranno superare ogni 12 mesi delle verifiche di aggiornamento. Se il certificato scade, l’autovelox non è più utilizzabile e le sue rilevazioni non produrranno sanzioni finché non supererà nuovamente il test.
Ma cosa fare con gli apparecchi già su strada? Il decreto elenca 25 prototipi regolari, tutti successivi ad agosto del 2017, e omologa “d’ufficio” quegli autovelox dello stesso modello e versione. Sono circa 3.150 sui 4mila complessivi. Tutti quelli precedenti non sono più a norma e dovranno essere le aziende fornitrici a produrre la documentazione e i test necessari per richiedere l’omologazione.
«Vedo il bicchiere mezzo pieno – dice il comandante della polizia locale di Verona e referente Anci Luigi Altamura – è una norma che aspettavamo da trent’anni». L’importante, aggiunge rispetto allo spegnimento di quasi un migliaio di apparecchi, «è che non suoni come un via libera. Soprattutto a ridosso dell’esodo estivo. Ricordiamoci com’erano le nostre autostrade 20 anni fa. Si muore ancora tanto, troppo, non possiamo permetterci di tornare indietro».
A preoccupare il comandante sono soprattutto quei 104 tutor autostradali nell’elenco dei “vecchi” dispositivi che dovranno essere spenti. Il Mit spiega che sono tutti in fase di sostituzione con dispositivi di terza generazione, e figurano ancora tra quelli in funzione solo per i verbali già emessi.
Il decreto non metterà fine alla valanga di ricorsi sulle multe per eccesso di velocità ma prova a fare ordine.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
CONTINUANO LE PROTESTE OCEANICHE IN ALBANIA CONTRO IL PROGETTO TURISTICO NELL’AREA PROTETTA DI ZVERNEC, LEGATO AL GENERO DEL TYCOON, JARED KUSHNER … I MANIFESTANTI SI OPPONGONO AL PROGETTO DI SVILUPPO DI UN MAXI HOTEL DI LUSSO DA 4,6 MILIARDI DI DOLLARI… SULLA PROTESTA CONFLUISCONO LE FRUSTRAZIONI PER LA CORRUZIONE IMPERANTE NEL PAESE, E CONTRO IL GOVERNO DI EDI RAMA, GRANDE AMICO DI GIORGIA MELONI
Migliaia di albanesi hanno manifestato a Tirana chiedendo le dimissioni del primo ministro e
protestando contro un progetto turistico legato alla famiglia Trump: si è trattato della 42esima notte consecutiva di tali manifestazioni.
I manifestanti protestavano anche contro il concerto del controverso rapper statunitense Kanye West, la cui retorica antisemita ha portato al divieto di esibizioni in alcune capitali europee.
I dimostranti, sventolando bandiere albanesi, hanno scandito slogan contro il primo ministro Edi Rama e il rapper, che ora si fa chiamare “Ye”. Rama ha incontrato il rapper nel suo ufficio prima del concerto, pubblicando poi sui social media un video dell’evento affollato e assegnandogli una valutazione a cinque stelle.
È difficile valutare quante persone manifestino ogni notte nella capitale, ma secondo i giornalisti dell’AFP sul posto, migliaia di persone protestano quotidianamente. I manifestanti si oppongono al progetto di sviluppo di un hotel di lusso, del valore stimato di 4,6 miliardi di dollari e legato alla famiglia del presidente statunitense Donald Trump, perché sorgerebbe in un’area protetta dal punto di vista ambientale, lo Zvernec.
L’opposizione al progetto è diventata inoltre un punto nevralgico per le frustrazioni legate a presunti episodi di corruzione. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni di Rama per quella che definiscono una mancanza di trasparenza. Il movimento è stato soprannominato la “Rivoluzione dei Fenicotteri” poiché questi uccelli rosa migrano verso la riserva naturale dove è previsto il progetto e molti manifestanti portano fenicotteri di plastica durante le proteste.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
“NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE. IL MUSEO ORSINI HA TRATTO DALL’INCIDENTE UNA VISIBILITÀ CHE NON GLI AVREBBE POTUTO ASSICURARE NEMMENO LA PIÙ AZZECCATA CAMPAGNA DI MARKETING. MOLTI DI QUELLI CHE SI SGANASCIANO PROBABILMENTE NE IGNORAVANO L’ESISTENZA”
Da un paio di giorni tutta Italia si smascella dal ridere sull’incredibile didascalia ostensa nel museo
di Palazzo Orsini, a Pitigliano, sotto la pregevole Assunzione di Maria di Girolamo di Benvenuto.
L’Assunzione è stata tradotta come “recruitment”, che è sì l’assunzione ma minuscola, quella a un posto di lavoro, non alla gloria del Paradiso. La fotografia è finita sulla pagina Facebook L’inglese imbruttito e il popolo social non ha mancato di scompisciarsi con salaci sfottò, tipo “certo, di questi tempi un’assunzione è davvero un miracolo”.
Ora, gli scrittori sanno bene che ogni traduzione è un tradimento, anche le migliori, ma a Pitigliano in effetti hanno un po’ esagerato. La targhetta, fa sapere in realtà il direttore del museo, don Marco Monari, si trova lì dal 2019, “quando provvedemmo in economia a rifare le didascalie delle opere: un intervento realizzato al risparmio come spesso siamo stati costretti a fare”. Targhetta che è stata ora rimossa.
Una risata potrebbe anche seppellire la gaffe. Che merita invece un poker di riflessioni. Primo, mai fidarsi delle macchine, in questo caso qualcuno dei tanti traduttori automatici che infestano il web. Se dietro l’intelligenza artificiale non c’è quella umana, tutto è perduto (e figuriamoci poi se dietro c’è la naturale deficienza dei più).
Già Giovenale ammoniva: “Quis custodiet ipsos custodes?” e le nostre zie longanesiane ribadivano: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Una controllatina al dizionario, sì, proprio quello arcaico, di carta, non fa mai male.
Secondo, l’episodio ribadisce la scarsa familiarità nazionale per le lingue, compresa quella italiana. È in effetti curioso scoprire ogni volta che si va all’estero che tutti parlano correntemente o almeno comprensibilmente l’inglese, mentre troppi dei nostri connazionali sembrano Totò e Peppino davanti al ghisa milanese: “Noio vulevan savuar…”.
Terzo ed evangelico punto: non tutti i mali vengono per nuocere. Il museo Orsini ha tratto dall’incidente una visibilità che non gli avrebbe potuto assicurare nemmeno la più azzeccata campagna di marketing. Molti di quelli che si sganasciano probabilmente ne ignoravano l’esistenza. Dalla Maremma informano invece che le collezioni del museo sono importantissime, le sue diciotto sale sono piene di capolavori e poi in effetti intorno c’è l’incantevole Pitigliano, peraltro nota ai più per il suo Carnevale (curioso, fra parentesi, che in Italia ci siano tanti posti specializzati nel Carnevale che invece, come sappiamo, nel resto del Paese dura tutto l’anno, benché senza maschere e carri…).
Infine, c’è un quarto punto interessante. Non lo sappiamo per certo, ma scommetteremmo che l’errore è stato fatto in perfetta buona fede da qualche assunto a termine o stagista o co.co.co o collaboratore a progetto o altro schiavo contemporaneo, oberato di lavoro ma non di stipendio.
Anche senza farlo accomodare sul lettino del prof Freud, siamo ragionevolmente certi che abbia trasferito sulla Madonna quella speranza di assunzione definitiva che gli avevano fatto balenare prima di trasformarlo in un rematore sulla galea di Ben Hur. Tutta invidia, insomma, per chi dal suo desk di perenne precario guarda a una Signora che il suo posto a tempo indeterminato ce l’ha da duemila anni. E non finirà nemmeno mai in pensionamento anticipato.
(da Quotidiano,net)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
“BINFACE” PUÒ CONTARE SU UN GRANDE VANTAGGIO: È L’UNICO AVVERSARIO DI MR. BREXIT, E POTREBBERO CONVERGERE SU DI LUI I VOTI DI TUTTI GLI ALTRI PARTITI, DESTRA E SINISTRA… IL 33% PREFERIREBBE VEDER VINCERE IL CANDIDATO SATIRICO, CONTRO IL 21 CHE TIFA PER FARAGE, CONSIDERATO “POCO TRASPARENTE” DAI SUOI STESSI ELETTORI (IL 40%), DOPO GLI SCANDALI SULLE DONAZIONI
Nigel Farage inizia a tremare. Il re della Brexit ha innescato una elezione suppletiva nel suo seggio per rispondere alle accuse di controverse donazioni multimilionarie non dichiarate, e dunque per “far decidere il popolo” sul suo destino.
Ma ora tutto potrebbe ritorcerglisi contro: perché gli altri partiti principali, dopo aver disertato la sfida “farsa” di Farage a Clacton-on-Sea, potrebbero coalizzarsi sostenendo l’unico candidato per ora in lizza, ossia Count Binface, il “conte faccia di spazzatura”. Un personaggio assurdo e assolutamente eccentrico e fino a qualche giorno fa poco credibile. Eppure, stando ai primi sondaggi, potrebbe rappresentare un serio pericolo per la rielezione, e dunque per il futuro politico, di Farage.
Secondo un sondaggio preoccupante per il leader del partito di destra Reform UK, il pubblico britannico è pronto a schierarsi a favore di Count Binface nel prossimo voto suppletivo di Clacton.
La rilevazione effettuata da Ipsos Mori ha rilevato che il 33% degli intervistati preferirebbe vedere vincere il candidato satirico con un mantello che sembra uscito da una discarica di Guerre Stellari, con un vantaggio di 12 punti percentuali rispetto al 21% che sostiene il leader di Reform UK. E un sondaggio separato di YouGov ha rilevato che il 40% degli stessi elettori di Reform UK ora lo considera “poco trasparente” (sleazy), dopo settimane di polemiche riguardanti le sue finanze personali e le donazioni ricevute, come quella precedentemente non dichiarata di 5 milioni di sterline in criptovalute da un miliardario con base in Thailandia.
Non solo. Ipsos ha anche rilevato che il 69% dei britannici sostiene una delle proposte simbolo di Count Binface: riportare il prezzo del gelato “99 Flake” a 99 pence. Secondo YouGov, Farage è anche percepito come il politico meno trasparente della Gran Bretagna, in maniera sensibile rispetto agli altri leader, compresi il primo ministro laburista uscente Keir Starmer e il leader dei Verdi Zack Polanski.
Count Binface, negli anni, ha ottenuto decine di migliaia di voti, come per esempio alle elezioni per sindaco di Londra nel 2021, quando raggiunse ben 24.755 preferenze. Insomma, l’uomo spazzatura un certo seguito ce l’ha da quando è apparso nel 2018 e ha già sfidato nei loro seggi ex primi ministri come Theresa May, Boris Johnson e Rishi Sunak.
Ma chi è Count Binface? Il suo vero nome è Jonathan David Harvey, è un londinese di 49 anni e, come si legge sul suo profilo LinkedIn “Sono un comico, autore, conduttore radiofonico e produttore britannico, con base nel Regno Unito. Il mio percorso professionale si concentra soprattutto sulla satira politica, la sketch comedy e l’interpretazione di personaggi comici. Le mie parodie online hanno totalizzato milioni di visualizzazioni, tra cui una parodia della serie “Succession”. Sono anche l’ideatore e interprete di “Count Binface”, il politico intergalattico che si è candidato in numerose elezioni britanniche contro Boris Johnson, Rishi Sunak e altri esponenti politici, raccogliendo finora oltre 117mila voti. Oggi Binface è una delle figure più riconoscibili al mondo della satira politica elettorale, un personaggio che mescola satira, fantascienza e surrealismo”
(da La Repubblica)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
L’AUTORITÀ CHE DOVREBBE VIGILARE LE SOCIETÀ QUOTATE È SENZA VERTICE DA MARZO MA LA SCELTA DEL SUCCESSORE DI PAOLO SAVONA È ANCORA IN STALLO: I PARTITI DI MAGGIORANZA NON HANNO TROVATO LA QUADRA, DOPO LA CANDIDATURA SALTATA DEL LEGHISTA FEDERICO FRENI, TRA VETI INCROCIATI E INCASTRI DA TROVARE (ANCHE L’ANTITRUST È SENZA CAPO)
Una relazione annuale con due prime volte nella storia della Consob. All’incontro annuale
dell’Autorità di vigilanza dei mercati di lunedì 13 luglio a Piazza Affari, non ci sarà un presidente in carica, dopo la scadenza del mandato di Paolo Savona. Ci sarà Chiara Mosca, presidente vicario e soprattutto prima donna a guidare l’Autorità, seppure in fase transitoria.
La Consob rimasta per mesi senza il presidente designato dopo la scadenza del mandato di Paolo Savona è andata avanti. La notizia, però, non si limita alla presenza di un commissario ad interim ma la coincidenza della relazione annuale presentata da un presidente vicario. Per di più donna.
Commissario Consob dal 7 settembre 2021, nominata su designazione del governo Draghi, da poco più di 4 mesi Mosca svolge le funzioni di presidente fino all’insediamento del nuovo. Il suo profilo è quello di una giurista bocconiana, esperta di diritto dei mercati finanziari e corporate governance.
La politica, come spesso accade quando si tratta di nomine, ha trovato il modo di complicare quello che avrebbe potuto essere lineare. Ma le autorità di vigilanza non possono permettersi il lusso dell’attesa. Soprattutto nelle fasi più delicate, come quella attuale, del mercato.
Esiste una norma che vieta un nuovo incarico al vertice delle Authority se prima non sono trascorsi almeno 5 anni dalla cessazione dello stesso. Si tratta del cosiddetto divieto di “porte girevoli”: dopo la cessazione da un incarico, non si può essere nominati in un’altra Authority per cinque anni.
Mosca per diventare presidente effettivo dovrebbe dare le dimissioni da commissario Consob, cosa che le impedirebbe la possibilità di candidarsi nuovamente.
(da adnkronos
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
LA LEGA CROLLA AL 5,1%, AVS SALE AL 7,1%
L’ultimo sondaggio politico realizzato dall’istituto Ixè certifica il mantenimento del primato da parte del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ma mostra anche la crescita di Futuro Nazionale, il partito dell’ex generale Vannacci, fondato dopo la sua rottura con la Lega di Salvini. Per il campo largo non sembrano esserci buone notizie: viene registrato un calo per le prime due forze trainanti, il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle.
È il quadro che emerge dalle intenzioni di voto degli italiani raccolte lo scorso 7 luglio. Secondo la rilevazione, se si votasse oggi Fratelli d’Italia prenderebbe il 27,5%. Questo significa che ha subito una battuta d’arresto, con la perdita di quasi un punto percentuale negli ultimi mesi: da aprile 2026 Fdi ha lasciato per strada lo 0,9% dei potenziali consensi.
Come dicevamo, i dem di Elly Schlein, che pure stanno provando a lavorare sulla costruzione della coalizione di centrosinistra in vista delle Politiche 2027, sembrano in difficoltà: dal 23,4% di tre mesi fa, si ritrovano oggi al 21,4%. Tra chi perde ci sono anche il Movimento 5 stelle di Conte, che scende dal 12,9% al 12,8%.
Tornando nell’area della maggioranza, va giù anche Forza Italia di Tajai, che ora è al 7,7% mentre ad aprile era data all’8,3%. Tonfo anche per la Lega, che scende dal 6 al 5,1% (con un calo dello 0,9% stessa percentuale persa da Fdi) e viene superata dal partito di Roberto Vannacci.
In tre mesi Futuro nazionale guadagna il 3,7% dei potenziali voti e raddoppia le sue percentuali passando dal 3,4% al 7,1%. Un bacino di potenziali voti che pongono il partito del generale allo stesso livello dell’Alleanza verdi e sinistra di Bonelli e Fratoianni, che aumenta da aprile il suo elettorato dello 0,2% (da 6,9 passa a 7,1%).
Cresce lievemente, poi, anche Noi moderati, che sale all’1,1% contro l’1% di tre mesi fa; mentre nell’area di centro rimane uguale Azione di Calenda (3,1%) e perde, ancora, Italia viva-Casa Riformista, che arriva al 2,2% contro il 2,5 di aprile. Mentre +Europa di Magi negli ultimi mesi passa dall’1,5 all’1,1%.
Se guardiamo alle coalizioni, il centrodestra perde il 2,3% dei potenziali voti, arrivando al 41,4%, percentuale che però arriverebbe al 48,5% con dentro Vannacci. Il campo largo, invece, arriva al 44,6% perdendo il 2,7%. Sono il 50,7% gli italiani che pensano di andare alle urne per le prossime elezioni.
(da Fanpage)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
“SE DAVVERO LUI PORTASSE NELLA COALIZIONE I VOTI CHE GLI VENGONO ATTRIBUITI, LA LEGA, GIÀ SORPASSATA DA FUTURO NAZIONALE, E FORZA ITALIA, CHE RISCHIA DI PERDERE IL SECONDO POSTO NELL’ALLEANZA, NE AVREBBERO CONSEGUENZE GRAVI, RIDUCENDOSI A PARTITI SATELLITI DI UN’ALLEANZA A DUE MELONI-VANNACCI. UNA PROSPETTIVA CHE IL CENTRODESTRA NON PUÒ ACCETTARE”
Della giornata politico-sportiva – molto più sportiva che altro – di Vannacci resta solo la conferma
della sensazione che il generale aveva dato fin dall’inizio: massimizzare le percentuali dei sondaggi di “Futuro nazionale”, per poi trattare con Meloni l’ingresso in pompa magna nel centrodestra, se possibile, se cioè la nuova legge elettorale lo consentirà, con un congruo numero di candidati a un’elezione sicura, altrimenti in buona posizione nelle liste o meglio ancora nel listino che farà scattare i seggi del premio di maggioranza.
Ottenuto questo, il generale andrebbe a giocarsela in Parlamento: come, non è dato sapere, visto che i punti più acchiappavoti del suo programma, dalle discriminazioni per i gay, al razzismo nei confronti degli immigrati, all’abolizione (o forte mitigazione) del femminicidio, […] nel programma del centrodestra attuale non ci sono, e in alcuni casi rappresentano punti di un percorso che la destra ha superato per accreditarsi come forza di governo.
Vannacci obietta: ma io voglio aggiungere qualcosa, leggi portare nella coalizione elettori che hanno le mie idee e il centrodestra non s’è accorto di aver trascurato in questi anni.
Sarà pure come dice lui. Ma il centrodestra, si sa, ha una forte anima moderata, che ha consentito tra l’altro a Meloni di portare il suo partito dal 4 al 26 per cento nel voto del 2022 e anche oltre nei sondaggi adesso.
C’è poi un problema politico che la premier e lo stesso Vannacci non possono trascurare.
Anche ammesso che lo faccia a scapito dell’astensionismo e ridimensionando tutti gli alleati della coalizione, la Lega, già sorpassata da Futuro nazionale, e Forza Italia, che rischia di perdere il secondo posto nell’alleanza, ne avrebbero conseguenze gravi, riducendosi a partiti satelliti di un’alleanza a due Meloni-Vannacci. Una prospettiva che il centrodestra non può accettare.
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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