Destra di Popolo.net

DAGLI OPERAI AI MILIARDARI DI MONTECARLO, LA TRANSIZIONE DELLA DESTRA FRANCESE: JORDAN BARDELLA, IL FIGHETTO COCCODÈ DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL, S’È FATTO VEDERE CON LA FIDANZATA, LA PRINCIPESSA ITALIANA MARIA CAROLINA DI BORBONE, AL GP DI MONACO. E SUBITO È PARTITA LA GRANCASSA DELLE CRITICHE: “È UN ERRORE DI COMUNICAZIONE. NON È MAI STATO DALLA PARTE DEGLI OPERAI, PREFERISCE SORSEGGIARE CHAMPAGNE A MONACO, È IL NUOVO CANDIDATO DEI RICCHI”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

FREQUENTARE L’ESTABLISHMENT PER TOGLIERSI DI DOSSO LO STIGMA DELL’IMPRESENTABILE

‘E’ il nuovo candidato dei ricchi”: polemiche in Francia per la vita da jet-set di Jordan Bardella, il delfino di Marine Le Pen potenziale candidato del Rassemblement National (RN) all’Eliseo nel 2027.
In un articolo pubblicato oggi, Le Parisien sottolinea come la coppia da lui formata insieme alla giovane compagna, la principessa italiana Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie, venga sfruttata dagli avversari politici “per affibbiarli l’etichetta di ‘nuovo candidato’ dei ricchi”.
”Bardella non è mai stato dalla parte degli operai, preferisce sorseggiare champagne a Monaco con la sua principessa. Vuole innalzare l’età pensionistica e difende i grandi imprenditori”, attacca il segretario del Partito comunista (Pcf), Fabien Roussel, in riferimento alla presenza della coppia in tribuna domenica al Grand Premio di Monte-Carlo.
Su X, la segretaria ecologista, Marine Tondelier, scrive che la vita privata di Bardella “riguarda solo lui. Ma mostrarsi pubblicamente in un paradiso dell’evasione fiscale e dei motori rappresenta un messaggio politico che non può ignorare”.
Secondo uno stratega del partito neogollista Les Républicains (LR) citato dal giornale, l’uscita di Bardella a Monaco ”è un errore di comunicazione. La dice lunga sulla sua leggerezza. Cede alla tentazione del jet-set in pieno caso Lyhanna (il caso della bambina uccisa da un pedofilo che ha sconvolto la Francia, ndr.).
E’ sconcertante per un ragazzo che solitamente controlla ogni minimo gesto, ogni singola camicia che indossa”, aggiunge in riferimento al gusto del presidente RN per i vestiti sempre impeccabili. Dall’entourage di Bardella, denunciano ”attacchi indegni, non all’altezza”.
Jordan era seduto in ”tribuna ufficiale” e non in tribuna VIP, puntualizzano i suoi, smentendo anche la tesi secondo cui stesse bevendo champagne. Secondo un alto responsabile della Fiamma Tricolore francese, la relazione con Maria Carolina di Borbone ”non ha conseguenze politiche.
E’ neutra. I francesi se ne infischiano”. Altri, nel partito, ritengono tuttavia che se Bardella adotta a sua volta uno stile di vita ‘bling-bling’ – come si diceva ai tempi dell’ex presidente Nicolas Sarkozy – questo potrebbe ritorcersi contro di lui.
Mentre un consigliere di Marine Le Pen, citato dal giornale, si chiede come Bardella possa fare campagna elettorale ”se passa tutti i week-end tra Monaco e l’Italia”. Intanto, rivela Le Parisien, Maria Carolina di Borbone si sarebbe rivolta ad esperti in comunicazione pubblica nell’eventualità in cui dovesse diventare un giorno Première Dame di Francia sulla scia di Bernadette Chirac, Carla Bruni-Sarkozy e Brigitte Macron . Al momento, Bardella guida tutti i sondaggi in vista delle presidenziali del 2027.

(da agenzie)

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SALTA PER ARIA A MOSCA DAMIR DAVYDOV, IL GENERALE RESPONSABILE DELLE FORNITURE DI MISSILI ALLA RUSSIA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

UCCISO DA UNA AUTOBOMBA PIAZZATA SOTTO LA SUA BMW… I SERVIZI UCRAINI MANTENGONO LA PROMESSA: “PRIMA O POI TOCCA A TUTTI”

Erano circa le 5 e 30 del mattino quando una potente esplosione si è verificata a Balashikha, città nei pressi di Mosca, uccidendo sul colpo il colonnello Damir Davydov: l’uomo, 57 anni, non è stato vittima di un incidente ma è saltato in aria a causa di un ordigno che era stato piazzato sotto la sua BMW.
Quello di Davydov è stato l’ultimo di una serie di omicidi mirati contro ufficiali russi e figure di spicco favorevoli alla guerra, avvenuti da quando il Cremlino ha lanciato l’invasione dell’Ucraina. Come per altri casi degli ultimi anni, il militare non era un personaggio secondario: era infatti a capo della direzione per l’approvvigionamento di munizioni per artiglieria e missili dell’esercito russo, un ruolo logistico chiave responsabile della supervisione della distribuzione delle armi alle forze armate.
Ieri il Cremlino ha confermato l’omicidio di Davydov a causa di un’esplosione e che Vladimir Putin ne è stato informato. Interpellato in merito all’indagine, il portavoce Dmitry Peskov si è rifiutato di fornire dettagli, affermando: “Come comprendete, le informazioni relative all’inchiesta in corso non possono essere divulgate. Si tratta, ovviamente, di una questione di competenza dei nostri servizi segreti”.
Le immagini delle telecamere di sicurezza diffuse dai media filo-Cremlino sembrano mostrare il veicolo di Davydov che prende fuoco e si schianta contro un’auto parcheggiata. Il canale Telegram Mash ha riferito che i passanti si sono precipitati a estrarre l’autista dalle lamiere, ma l’uomo è morto poco dopo a causa delle ferite riportate.
Senza accusare direttamente l’Ucraina, Vladimir Shamanov, parlamentare russo ed ex generale, ha condannato l’attacco definendolo un “oltraggio”, aggiungendo: “A tale insolenza si dovrebbe rispondere con la stessa moneta”. Dall’inizio della guerra, i servizi segreti ucraini hanno preso di mira decine di alti ufficiali militari russi e funzionari insediati da Mosca nei territori occupati, accusandone molti di essere coinvolti in crimini di guerra. Kiev, tuttavia, non ha al momento rivendicato l’omicidio di Damir Davydov.

(da Fanpage)

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CHE FARE CON LA MINA VAGANTE VANNACCI? IL DILEMMA DI GIORGIA.IL DESTINO POLITICO DELLA MELONI PASSA PER IL GENERALE E PER I VOTI DEL SUO PARTITO, FUTURO NAZIONALE, CHE RUBA CONSENSI A FDI E LEGA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

DE ANGELIS: “VANNACCI DICE COSE CHE GLI ATTUALI SOVRANISTI DI GOVERNO DICEVANO, PENSAVANO, MAGARI PENSANO ANCORA, MA NON POSSONO FARE. PER LA PREMIER, POTENZIALMENTE, PUÒ RAPPRESENTARE UN’OPPORTUNITÀ TATTICA PER GESTIRE MARINA BERLUSCONI. OVVERO LA VERA MINACCIA PER LA SUA LEADERSHIP

Guardando la performance di Roberto Vannacci a Otto e Mezzo, nel contesto di un’intervista vera di Lilli Gruber, viene davvero da chiedersi, per quel che ha detto e per quel che rappresenta comprese le “simpatie russe”, come sia possibile che un siffatto fenomeno, ai limiti della caricatura, eserciti un potere così condizionante nel centrodestra.
La sindrome del “mai un nemico a destra” è ravvisabile in diversi sintomi, a partire dall’Ucraina, finora il terreno su cui Giorgia Meloni ha costruito la sua credibilità internazionale: la freddezza sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, la mancata partecipazione ai vertici chiamati a discutere di questo, un racconto diventato molto più prudente.
È la storia di un’ossessione destinata a crescere, secondo il meccanismo che si è prodotto. L’opposto di un poetico “non ti curar di lui, ma guarda e passa”. E lui, il Generale, consapevole di essere diventato tale (un’ossessione), la alimenta sapientemente. La partecipazione a una trasmissione “ostile”, dove i suoi competitor di destra non vanno, serve proprio a questo.
Lo facevano anche Meloni e Salvini quando erano all’opposizione: si gioca fuori casa, le clip rimbalzano sui social, tutto tende alla costruzione di un racconto del leader che, petto in fuori, combatte contro gli “avversari” in nome di bandiere che gli altri hanno ammainato. Insomma, per dirla con Nanni Moretti, mi si nota più se vado.
I sondaggi non raccontano di un boom paragonabile ad altri populismi allo stato nascente, ai tempi della grande ondata di rabbia, da Grillo a Salvini alla stessa Meloni.
Per consistenza identitaria, poi, Vannacci è imparagonabile a ciò che aspira a diventare: il Front National è una storia reale e collettiva, che parte davvero da lontano. Un filo nero che attraversa la storia francese, così robusto che, infatti, la sfida da destra del polemista Éric Zemmour – brutale, caricaturale e pure filorusso come Vannacci – dopo un momento di successo mediatico, nelle urne ha registrato la fine della sua illusione.
Lo stesso discorso vale per AfD in Germania, ove la rabbia di chi, ad est, si sente sconfitto dalla riunificazione e, con essa, dall’Europa e dal globalismo, si sposa con il gigantesco rimosso del nazismo, tragedia molto più elaborata a ovest che nei Paesi della Stasi.
E allora vanno cercate altrove le radici dell’ossessione. Vannacci – lo avete sentito – dice cose che gli attuali sovranisti di governo dicevano, pensavano, magari pensano ancora, ma non possono fare. Il Vannacci “fuori” turba il Vannacci “dentro” di chi, in cuor suo, vive il cambiamento non come evoluzione ma come un tradimento.
E poi, per la premier, il Generale, potenzialmente, può rappresentare un’opportunità tattica per gestire Marina Berlusconi. Ovvero, colei che considera per quid, storia e convinzioni la vera minaccia per la sua leadership.
Minaccia, non opportunità per un film diverso, che pure potrebbe avere una forza maggioritaria: due donne, che aprono una nuova fase, allargano, gestiscono la partita di palazzo Chigi e Quirinale, eccetera.
La carta Vannacci potrebbe servire, al momento giusto, per dire alla Cavaliera, con l’appoggio di Tajani e Salvini che, se si vince, restano in sella: quei voti ci servono per tornare al governo, ti assumi tu la responsabilità della sconfitta dicendo no?
Certo, anche lui non deve tirare troppo la corda. E infatti a Otto e Mezzo non l’ha tirata. È stato non a caso molto più tranchant con Marina che con la premier. Vabbè, è lunga, molto lunga. Però, ecco, un dato è acquisito. Dalla “trappola dell’identità” proprio non se ne esce.

Alessandro De Angelis
per “La Stampa”

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L’INCHIESTA PER CORRUZIONE SUL PONTE SI ALLARGA: QUANTI ERANO I MAGISTRATI CONTABILI INFEDELI CHIAMATI A ESPRIMERSI SULL’OPERA? CE N’ERA PIU’ DI UNO?

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

TOMMASO MIELE, L’ALLORA PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI (INDAGATO) PROMETTEVA DI “ARRUOLARE” I COLLEGHI ALLA CAUSA GOVERNATIVA DEL PONTE SULLO STRETTO: MILLANTAVA O SI E’ MOSSO DAVVERO? … IL METODO DELL’IMPRENDITORE VIRGIGLIO (INDAGATO) PER “ARRUOLARE” I GIUDICI CONTABILI ALLA CAUSA DEL PONTE SULLO STRETTO: “VIENI, TI PRESENTO 3 TOP MANAGER PUBBLICI”

Ora si vuol sapere se i magistrati infedeli fossero più d’uno. La lettura delle intercettazioni trasmesse dalla Procura di Catanzaro ai colleghi romani (e confluite in parte nel decreto di perquisizione notificato ai tre indagati), autorizza a pensare che le manovre di «condizionamento» della magistratura contabile chiamata a esprimersi sul Ponte sullo Stretto di Messina fossero più ampie e invasive.
Secondo l’ipotesi investigativa l’ambizione dell’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio, accusato di corruzione, sarebbe stata quella di infiltrare, in qualche modo, l’assemblea dei magistrati addetti ai controlli di legittimità sulla delibera Cipess relativa al Ponte. «In tale contesto si inserisce anche il tentativo di arruolamento agli interessi del gruppo favorevole al Ponte di altri magistrati», scrivono i pm e citano un’intercettazione:
«Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto io», annunciava l’imprenditore a Tommaso Miele, l’allora presidente aggiunto della Corte dei conti, indagato e assistito dall’avvocato Pierpaolo Dell’Anno. Miele prometteva di «arruolare» i colleghi alla causa governativa del Ponte sullo Stretto, ma avrebbe potuto rivelarsi una tattica insufficiente. Il magistrato contabile appare, a tratti, più chiacchierone che risoluto e dunque per realizzare i propri obiettivi l’imprenditore reggino avrebbe potuto rivolgersi ad altri. Quello che, ad oggi, appare un semplice ragionamento investigativo domani potrebbe trovare conferma nella lettura dei supporti informatici sequestrati agli indagati.
Sulle accuse formalizzate dai pm, a breve, si esprimeranno anche i giudici del Tribunale del Riesame ai quali gli indagati, incluso Virgiglio, assistito dall’avvocato Giuseppe Belcastro, si sono rivolti.
Il caso continua a infiammare il dibattito politico. Pd, M5S e Avs chiedono alla premier Giorgia Meloni una informativa urgente sul Ponte. Il capogruppo Pd in commissione Trasporti, Anthony Barbagallo, chiede «al governo di fare marcia indietro».
Un’ulteriore precisazione viene dai vertici della società «Stretto di Messina Spa» il cui amministratore delegato Pietro Ciucci ribadisce la propria estraneità all’inchiesta: «L’ex consigliere di amministrazione Saccomanno (Giacomo Saccomanno, il terzo indagato, ndr ) non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società.
Da lui non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Il nostro progetto è valido, strumentali gli attacchi su molta stampa».

(da agenzie)

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“IL VERO TEMA POLITICO CHE DEFLAGRA NELLA POLITICA ITALIANA È CHE IL GENERALE FA INVECCHIARE IN UN NANOSECONDO LA NARRAZIONE DI FRATELLI D’ITALIA E LEGA”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

LUCA TELESE: “IN UN MONDO IN CUI VINCONO TRUMP E NETANYAHU, QUANDO A MINNEAPOLIS SI SPARA SUI CLANDESTINI E SI DEPORTANO I BAMBINI, IL GENERALE SI SENTE IL VENTO NELLE VELE. E COSÌ IL COLPO DI BACCHETTA FA SÌ CHE TUTTI, I LEGHISTI, I MELONIANI, E I FORZISTI, SI TROVINO SOTTOPOSTI AL MAGNETE DELLE SIRENE VANNACCIANE

Ieri il generale ha infranto lo schermo. É vero, da sempre Lilli Gruber ha questa capacità di creare un’atmosfera da “evento”, è vero che Roberto Vannacci ha una tempra da combattente, (quasi militare, ovviamente) ma ieri Otto e mezzo, nel suo sotto-format “Corrida de Toros”, aveva qualcosa di ipnotico.
Prima elemento: lo studio mutato in arena, con Lilli e la giornalista Lina Palmerini nel ruolo della “torera” e della “vicetorera”.
Secondo punto: questo schema, per natura, esalta tutti i protagonisti della tauromachia. Volano fendenti, schizzi di sangue, l’esito non è scontato, lo spettatore ha la sensazione continua che chiunque possa essere trafitto.
Terzo elemento: il generale ha mostrato alcune caratteristiche che risultano efficacissime nel corpo a corpo: calma placida anche quando le domande sono spigolose (viva il giornalismo senza rete!), discreta capacità di uscire dall’angolo grazie al sarcasmo (“Potrà non piacerle ma questa opinione è la mia”), grande disinvoltura nel ricorrere al politicamente scorretto.
Quarto elemento: questo Vannacci in purezza, “gruberizzato” (quindi anche illuminato), visibilmente compiaciuto dai sondaggi che lo vendono crescere, esibiva un punto di forza che è la vera novità introdotta dal generale nella scena politica: fa invecchiare e costringe all’aggiornamento tutti i suoi competitor.
Non solo la destra, di cui dirò tra poco, ma persino la sinistra, perché con la sua narrazione anti-immigrati il leader di Futuro nazionale cerca (dichiaratamente) di pescare ovunque. Infine: ieri Vannacci poneva il suo architrave all’insegna della più potente parola d’ordine tratta dall’alfabeto trumpiano, “Remigrazione” . Vannacci parlava senza nessuna rete: “Remigrazione significa rimandarli a casa tutti!”. Come? “Con ogni mezzo”. Dove? “Nei loro Paesi d’origine”.
Lasciamo per un attimo da parte il principio di realtà (è impossibile rimandare nei loro Paesi d’origine mezzo milione di immigrati). Il punto – questo è il vero tema politico che deflagra nella politica italiana – è che il generale fa invecchiare in un nanosecondo la narrazione di Fratelli d’Italia e Lega, la promessa fondativa con cui hanno vinto le elezioni.
Perché delle due l’una: o la tolleranza zero predicata da Vannacci non è possibile, e allora Matteo Salvini e la Giorgia Meloni del 2022 hanno promesso ciò che non si poteva (ma devono ammetterlo). Oppure la remigrazione è possibile – e qui importa solo che ne siano convinti i suoi elettori – e per il leader nazionalfuturista si aprono autostrade tra i delusi del centrodestra.
In un mondo in cui vincono Donald Trump e Benjamin Netanyahu, fitto di muri e confini, quando a Minneapolis si spara sui clandestini e si deportano i bambini, il generale si sente il vento nelle vele. E così il colpo di bacchetta fa sì che tutti, i leghisti, i meloniani, e i forzisti, si trovino sottoposti al magnete delle sirene vannacciane: “Governano come la sinistra! Abbiamo votato destra per avere le politiche del Pd!”.
Luca Telese
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LA POTENTE DIRIGENTE DEL MINISTERO DEI TRASPORTI, ELISABETTA PELLEGRINI, BRACCIO DESTRO DEL LEADER LEGHISTA, È INDAGATA PER TURBATIVA D’ASTA NELL’INCHIESTA SULLE OLIMPIADI MILANO-CORTINA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

È COINVOLTA NEL FILONE D’INCHIESTA SULL’APPALTO PER LA COSTRUZIONE DELLA CABINOVIA SOCREPES A CORTINA D’AMPEZZO … PELLEGRINI, DAL 2022 È COORDINATRICE DELLA STRUTTURA TECNICA DI MISSIONE DEL MIT. TALMENTE ESPERTA, DICONO I SUOI PIÙ STRETTI COLLABORATORI, CHE SALVINI NEGLI ULTIMI ANNI LE HA AFFIDATO TUTTI I DOSSIER PIÙ SCOTTANTI

C’è anche una dirigente del ministero dei Trasporti tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Belluno per turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione della cabinovia ‘Apollonio Socrepes’ a Cortina d’Ampezzo.
Secondo quanto si apprende si tratta di Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della struttura tecnica di missione del dicastero di Porta Pia e braccio destro del ministro Matteo Salvini.
Il suo nome si aggiunge ai tre già iscritti nel registro degli indagati, tra cui quello dell’ad di Società infrastrutture Milano Cortina (Simico), Fabio Massimo Saldini. La procura bellunese non smentisce la notizia, senza altri commenti.
La Procura della repubblica di Belluno “non smentisce” la notizia dell’iscrizione della dirigente del Mit nell’indagine sulla cabinovia Apollonio-Socrepes. Lo ha precisato senza fornire ulteriori elementi, interpellato dall’ANSA, il procuratore capo Massimo De Bortoli.
Mentre il Capitano leghista è indaffarato nelle sue battaglie sovraniste, i dossier più scottanti del dicastero li sbroglia la sua brava ed esperta dirigente. Nata a Pescia, 63 anni, è una campionessa del deep state. Ha destato perciò sorpresa il pasticcio che ha fatto sulla gara per l’assegnazione della concessione della A22. Chi è la super burocrate del Mit.
Lei si chiama Elisabetta Pellegrini e dal 2022 presta servizio al ministero dei Trasporti come coordinatrice della struttura tecnica di missione, che detto in soldoni vuol dire coadiuvare il titolare del dicastero sbrogliandogli la matassa normativa in tema di infrastrutture e concessioni. Ma l’ingegner Pellegrini (laurea all’Università di Padova e Master al Cuoa) è molto di più di quel che il suo job title dice.
Nata a Pescia, 63 anni, la professionista ha alle spalle una lunga carriera in Veneto, prima come dirigente alla Provincia di Verona poi, Luca Zaia regnante, in Regione come direttrice della struttura di progetto della Pedemontana veneta.
Talmente brava ed esperta, dicono i suoi più stretti collaboratori, che non solo Matteo Salvini l’ha voluta con sé al Mit ma, essendo lui impegnato nelle sue battaglie sovraniste, le ha affidato tutti i dossier più scottanti. Insomma, una campionessa del deep state, tanto che alla fine il vero ministro dei Trasporti è lei.
Ha destato perciò sorpresa l’ultima questione di cui si è occupata, ossia la gara per l’assegnazione della concessione della A22, più comunemente conosciuta come Autostrada del Brennero.
Il bando di gara ha fatto storcere il naso ad alcuni dei soggetti interessati come Aspi e il concessionario uscente, la Società Autostrada del Brennero, che hanno fatto ricorso al Tar del Lazio.
La richiesta è quella di un annullamento del bando e revisione delle procedure di gara per distorsione della concorrenza e infrazione delle regole comunitarie. Un indiretto rimbrotto alla super burocrate del Mit, cui si imputano le falle del bando.

(da agenzie)

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PONTE SULLO STRETTO, NELLE CARTE IL TENTATIVO DI COINVOLGERE ALTRI DUE GIUDICI CONTABILI: “VIENI A CENA, CI SARANNO GLI AD DI FERROVIE E AUTOSTRADE”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE AGGIUNTO MIELI AVREBBE CHIETO IN CAMBIO DELL’AIUTO LA PRESIDENZA DI POSTE O LA GUIDA DELL’ANTITRUST

Incarichi in cambio del sostegno davanti alla magistratura contabile al progetto per il Ponte di Messina. Con l’idea, si legge nel decreto di perquisizione della procura di Roma, che ad aiutare la società Stretto di Messina Spa, potessero essere anche altri magistrati dela Corte dei conti. Stando alla ricostruzione dei pm della procura di Roma che ieri hanno dato mandato di perquisire il presidente aggiunto della Corte dei Conti in pensione, Tommaso Miele, l’ex membro del Cda della società, Francesco Saccomanno e l’imprenditore calabrese Vincenzo Virgilio, contenuta nel decreto di perquisizione che Open ha potuto leggere, i contatti non si sarebbero limitati ai tre indagati.
La rete dello Stretto
Da un lato, a sapere che Saccomanno aveva una fonte nella Corte dei conti (alla quale avrebbe anche fatto leggere documenti della società) sarebbe stato l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Ma non solo. Quando il 30 ottobre 2025 viene reso pubblico il parere negativo della Corte dei conti sulla delibera Cipess legata allo stretto, Saccomanno commenta la decisione con un esponente della lega calabrese Franco Gemoli, «il quale chiede come mai il Presidente Miele fosse stato messo in minoranza dai colleghi»
annotano i pm romani. E Saccomanno ipotizza che sia un fitto gruppo a votare, lasciando Miele da solo.
Gli altri due magistrati
Ma poi, appunto, l’ipotesi almeno ventilata al telefono da Vincenzo Virgilio e Giacomo Francesco Saccomanno è che ad essere condizionati potessero essere anche altri magistrati contabili. Almeno due. «Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto la io», si sarebbe vantato Virgilio con Saccomanno. E lo stesso Virgilio al telefono con una toga avrebbe promesso: «Facciamo una chiacchierata, ti presento altri personaggi, perché vengono tre AD: vengono Ferrovie, Autostrade, hai capito?».
A quanto pare dalle intercettazioni, Miele aveva alte ambizioni che – secondo l’ipotesi accusatoria – avrebbe voluto soddisfare in cambio delle informazioni veicolate alla società Stretto di Messina. Tra gli incarichi a cui avrebbe aspirato quella di presidente dell’Antitrust, di una partecipata (Postepay o Poste Italiane), tutte cariche ben remunerate, non come la Presidenza dell’ Autorità Garante per la Privacy. Ad un sindaco del veronese avrebbe assicurava: «Quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che… mi hanno chiesto la disponibilità, io ho sparato alto, ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment…. certo che va bene». In questo stretto legame si sarebbero inserite anche richieste minori. Miele avrebbe chiesto a Virgilio preventivi a prezzo calmierato per ristrutturare l’abitazione dei figli.
L’avvocato di Miele, Pierpaolo Dell’Anno, ha espresso fiducia nella magistratura assicurando che il quadro – che vede indagato il magistrato per corruzione e rivelazione del segreto assieme agli altri due indagati – potrà esser chiarito: «Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni».

(da agenzie)

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LA RUSSIA RICEVE GLI AMBASCIATORI DI FRANCIA, UK E GERMANIA: “ASCOLTIAMO CON INTERESSE”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA RABBIA DELLA MELONI PER L’ESCLUSIONE (DATO CHE NON CONTA UNA MAZZA)

Gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna e Germania sono arrivati al ministero degli Esteri di Mosca, dove vengono ricevuti dal viceministro Mikhail Galuzin. Ne dà notizia la Tass. Si tratta dei rappresentanti degli stessi tre Paesi (il cosiddetto E3) i cui avevano incontrato domenica a Londra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nicolas de Riviere, Nigel Casey and Alexander Lambsdorff sono entrati al ministero di Mosca senza rilasciare commenti. L’incontro rappresenta una prima svolta diplomatica dopo quattro anni di gelo tra la Russia e l’Europa seguiti all’invasione dell’Ucraina. Da settimane si rincorrevano le voci su un possibile sblocco del dialogo, con timide aperture di Vladimir Putin all’offerta di dialogo dell’Ue. La notizia dell’incontro a Mosca era stata anticipata ieri dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: «Ci incontreremo con loro e li ascolteremo», aveva detto Lavrov, osservando come sia «interessante vedere come queste persone esporranno qualcosa che potrebbe ispirare idee costruttive».
La rabbia di Meloni per l’esclusione dal vertice sull’Ucraina
Proprio questa mattina alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riaffermato il sì dell’Italia alla linea di sostegno all’Ucraina ma anche dialogo prudente con la Russia. Al contempo però Meloni ha affondato il colpo contro i leader di Francia, Germania e Regno Unito – Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer – per via dell’ennesima riunione ristretta in formato E3 svoltasi domenica sera a Londra. «Procedere a tentoni con formati variabili non adeguatamente rappresentativi produce frammentazione, confusione, debolezza. Il tema vero non è chi fa o meno parte di questo o quel formato, ma piuttosto che allo stato nessun formato ha legittimità per parlare a nome dell’intera Europa», ha attaccato la premier. Aggiungendo poi che «se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi».

(da agenzie)

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ORA PUTIN SI RITROVA LA GUERRA IN CASA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

COSA SONO I FLAMINGO, I NUOVI MISSILI INVENTATI IN UCRAINA DA UNA START UP CON CUI KIEV BERSAGLIA LA RUSSIA… SONO UNA VERSIONE MENO COSTOSA DEI PATRIOTI CON UNA GITTATA DI 3.000 CHILOMETRI

Caratteristiche principali: ha un raggio d’azione che raggiunge i 3.000 chilometri, porta testate esplosive di 1.150 chili, è relativamente accurato, se ne possono produrre sino a 210 al mese e costa meno dei missili «cugini» occidentali. Basterebbero queste qualità per capire le ragioni per cui politici e militari a Kiev danno grande importanza al nuovo missile FP-5 Flamingo (Fenicottero), che già da qualche mese è diventato lo spauracchio delle raffinerie e delle basi militari russe.
Ma per Zelensky e i suoi generali c’è un punto in particolare che dà un valore inestimabile alla nuova arma: è stata pensata, quasi del tutto disegnata e largamente costruita in Ucraina, la conferma che il Paese sta riuscendo non solo a resistere, ma anche a tenere testa al nemico russo. Un’era diversa e un futuro che promette ottimismo. È finito il tempo dei droni Bayraktar importati dalla Turchia durante i primi mesi di guerra e con esso anche quello delle limitazioni imposte da Biden all’impiego delle armi americane, prima che Trump bloccasse radicalmente l’invio di materiale bellico Usa influenzato anche dalla sua ammirazione per Vladimir Putin.
I successi non si fanno attendere. Già da tempo i portavoce militari ucraini notano quanto le difese antiaeree russe siano relativamente primitive e facili da penetrare per i droni e missili di nuova generazione. Ieri lo stesso Zelensky sui social ha voluto ringraziare gli ideatori del nuovo missile e le unità che lo hanno lanciato. «Grazie agli FP-Flamingo, che oggi hanno colpito uno stabilimento militare a Cheboksary e la raffineria petrolifera a Kuibyshevsky, nella regione di Samara, a 900 chilometri dal fronte», ha detto.
Nelle sue parole si coglie il senso della nuova potenza militare ucraina: sta diventando indipendente, non occorre più chiedere nessun permesso. «Perché mai Putin può colpire Kiev e noi non possiamo rispondere mirando a Mosca?», si chiedeva tra lo stupito e il risentito l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba nelle prime settimane della proditoria invasione voluta da Putin il 24 febbraio 2022. Oggi non è più così: gli ucraini minacciano la capitale russa, colpiscono il sistema energetico sino a 2.000 chilometri dal confine tra i due Paesi, danneggiano le fabbriche di armi, obbligano gli aeroporti a chiudere a singhiozzo, gettano lo scompiglio al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo tra lo stupore delle delegazioni straniere.
Il Flamingo è costruito dalla Fire Point, una startup che come tante società militari ucraine viene creata all’ombra degli allarmi e delle bombe alla fine del primo anno della nuova guerra (quella vecchia era iniziata con l’attacco russo del 2014). Si tratta di una bomba aerea trasformata in missile da crociera con un motore jet.
I soci fondatori sono ingegneri neo-laureati, giovani architetti e informatici figli della nuova generazione legata ai sistemi di vita occidentali. Lo stesso vale per le società sorte dal nulla, spesso per iniziativa di un paio di studenti totalmente privi di esperienza militare ma decisi a farsela visitando le prime linee sul Donbass, che adesso vendono i loro droni aerei e terrestri alle monarchie del Golfo bisognose di difendersi dai droni e missili iraniani e cooperano con le migliori società europee.
La Fire Point collabora presto con il gruppo britannico Milanion. I primi modelli di Flamingo, il cui nome e il colore rosa pare siano un riconoscimento alle numerose donne che lavorano al progetto, sono entrati in funzione nell’agosto 2025. Secondo il Financial Times il nuovo modello è una sorta di versione meno costosa dei Patriot anti-missili americani. L’Economist segnala che una parte della produzione è effettuata all’estero, ma il 90 per cento delle componenti viene poi assemblata in Ucraina.
(da Corriere della Sera)

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