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UN DELIRIO DOPO L’ALTRO, TRUMP PUBBLICA UN VIDEO REALIZZATO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN CUI MOSTRA A GEORGE WASHINGTON LA NUOVA MEGA SALA DA BALLO IN COSTRUZIONE NELLA CASA: “GRAZIE PER I CONSIGLI” (MA CHE È, UNA SEDUTA SPIRITICA?)

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

CHISSÀ COSA AVREBBE DETTO IL PRIMO PRESIDENTE USA NEL VEDERE LA “EAST WING” DELLA RESIDENZA PRESIDENZIALE RASA AL SUOLO PERCHE’ IL TRUMPONE VUOLE SCOATTARE CON I SUOI AMICI NELLA “BALLROOM” DA 400 MILIONI

“Grazie, George, per alcune delle tue idee geniali su questo fantastico complesso militare/sala da ballo!”.
Lo scrive Donald Trump su Truth, in un post in cui allega un video di 10 secondi sviluppato con l’IA, in cui cammina in quella che sarà la ballroom della Casa Bianca con il primo presidente Usa.
Entrambi sembrano indicare suggerimenti e migliorie da approntare al progetto.
E’ l’ultima follia prodotta dal gangster della Casa Bianca che in un Paese normale sarebbe da tempo ricoverato in manicomio criminale.

(da agenzie)

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MARGARITA REUT: “NON MI PENTO”. LA GIOVANE 32ENNE HA ELIMINATO A SEBASTOPOLI IL TRADITORE SHEGEEV, UFFICIALE DELLA FLOTTA RUSSA, UCRAINO VENDUTO AL NEMICO

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

I SERVIZI SEGRETI UCRAINI LO HANNO SEMPRE DETTO: “VI VERREMO A CERCARE IN RUSSIA, UNO A UNO”

Nessun rimorso, una risposta secca e la fermezza di chi sostiene di aver agito per una causa precisa. Si presenta così davanti agli inquirenti Margarita Reut, la 32enne cittadina russa accusata di aver piazzato l’ordigno che lo scorso 13 agosto ha ucciso a Sebastopoli, nella Crimea occupata, l’ufficiale della Flotta del Mar Nero Robert Shageev. Un’azione ad alto impatto, che riaccende i riflettori sulle operazioni ad alto rischio condotte dai servizi di sicurezza di Kiev dietro le linee nemiche.
Secondo le ricostruzioni delle autorità di Mosca, l’esplosione è avvenuta lungo Stoletovsky Prospekt, una delle arterie più frequentate della città di mare. La bomba, celata all’interno di un cestino dei rifiuti nei pressi di una panchina, è stata fatta detonare mentre Shageev stava salendo una scalinata insieme a un conoscente.
La fuga della sospettata è durata pochissimo: Reut sarebbe stata bloccata da alcuni passanti mentre tentava di allontanarsi dalla scena dell’attentato. Consegnata alle forze di sicurezza, la donna ha confessato subito, ammettendo di aver agito su mandato dell’intelligence ucraina. Rinvii a giudizio per terrorismo e omicidio gravano ora sulla sua testa, con una pena stimata che potrebbe raggiungere i trent’anni di carcere.
Nata a Jaroslavl’, con trascorsi a Soči e frequenti soggiorni in Crimea, la 32enne viene descritta dai media locali come una figura poliedrica: biologa di formazione, commerciante di fiori ed ecologista impegnata sul campo, tra cui i lavori di bonifica dopo lo sversamento di petrolio sulle spiagge di Anapa.
Nei resoconti dei canali russi legati ai servizi di sicurezza sono apparsi anche riferimenti a un presunto profilo su siti di escort, un dettaglio che diversi osservatori invitano a considerare con cautela: nei contesti di guerra psicologica, la linea tra cronaca e campagne di delegittimazione personale appare spesso sfumata.
Ciò che emerge con certezza è un precedente politico risalente a un anno fa. Reut era stata infatti fermata e sanzionata per aver «screditato» le forze armate russe: a bordo di un treno diretto ad Adler aveva gridato frasi d’approvazione all’indirizzo di un attacco di droni ucraini nella regione di Rostov.
Il bersaglio: dal sottomarino Zaporizhzhia al servizio per Mosca
Dall’altro lato della vicenda c’è la figura di Robert Shageev, un nome legato a doppio filo alla storia recente della penisola. Nel 2014, durante l’annessione della Crimea da parte di Mosca, Shageev era al comando dello Zaporizhzhia, l’unico sottomarino in dotazione alla Marina ucraina nella regione. L’ufficiale scelse di non evacuare il mezzo, consegnandolo di fatto alle truppe russe e transitando nei ranghi delle forze armate del Cremlino.
Stabilitosi nei quadri della Flotta del Mar Nero fino a diventare vicecomandante della quarta brigata sottomarini, Shageev era da tempo inserito da Kiev nella lista dei ricercati per alto tradimento, accusato di un ruolo attivo nella pianificazione e nel lancio di attacchi missilistici contro il territorio ucraino.

(da agenzie)

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SOFIA FIORINI, L’URAGANO NELLA MARCIA, RECORD DEL MONDO A 22 ANNI

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

SIMBOLO DEL RICAMBIO GENERAZIONALE, HA STACCATO AL SECONDO ARRIVATA AL TRAGUARDO DI 5 MINUTI… LA FRENESIA DI MILANO NELLE GAMBE, GLI STUDI ALLA BOCCONI E VINCERE CON IL SORRISO

Record del mondo a tre giorni dai 22 anni e Sofia Fiorini batte il cinque al traguardo con chiunque la incroci. Oro freschissimo per una specialità che sarebbe giovane quanto lei, maratona di marcia, appena introdotta in un programma che cambia a ogni competizione, ma oggi quella distanza ha un nome e un tempo italiano 3h15’11. Ben sotto il target di 3h17’ richiesto per fissare un primato valido.
Fiorini, toscana, si è trasferita a Milano due anni fa per tentare di prepararsi per le prossime Olimpiadi e contemporaneamente studiare alla Bocconi. Si è ritrovata imbottigliata nel traffico, ma quel passo anomalo ed esuberante, con il ginocchio bloccato, il piede che non può andare in sospensione, l’ha portata a smarcarsi pure dai grovigli di una città ormai aperta alla sua curiosità: “Ho trovato il mio posto. L’Inter, l’energia, gli studi. Ancora ci metto quattro ore di spostamento avanti e indietro tra facoltà e campo di allenamento, il Dordoni di Sesto San Giovanni, ma adesso so di avere fatto le scelte giuste”.
Tanto azzeccate da portare al successo immediato, prima uscita importante e vittoria con primato, nel giorno in cui la maratona di marcia è interamente azzurra, con Stano che torna a prendersi la prima piazza. Fiorini ha un tatuaggio nerazzurro sul braccio con l’urlo “Amala”, la fissa per Barella ed emerge da una serie di risultati accattivanti. Prometteva ambizioni, le mancava l’esperienza e ne ha fatto a meno. Il suo è l’oro più sfrontato di una spedizione che ne ha vinti altri sei e non è solo per l’età che si segnala tra i trionfi. È il simbolo di un cambio generazionale, dentro la marcia inquieta, perennemente a rischio estinzione.
Si ritrova su un percorso dannato, fatto di superfici differenti, sovrapposte e insidiose, con quattro gare mescolate in cui poteva essere difficile concentrarsi, nella confusione assicurata. Fiorini non ha patito alcuna complicazione: “Questa per me è una base di km, da cui partire per costruire le Olimpiadi. A Los Angeles c’è solo la mezza, sono pronta a prenderci confidenza”.
Da debuttante, a Birmingham, non sembrava averne bisogno: è diventata la terza azzurra dopo Annarita Sidoti, il suo idolo e Antonella Palmisano a imporsi in un evento di marcia agli Europei. Intorno al 30° km ha staccato la polacca Zdzieblo e ha iniziato a sorridere. Il record strappa dieci minuti al tempo precedente e i 42 chilometri in versione tacco e punta sono ancora tutti da definire, chissà se ne avranno il tempo. Il panorama cambia continuamente in una disciplina sottoposta a costanti test di gradimento, situazione che non ha fatto scappare Fiorini: Ho iniziato a 8 anni, questo sport mi è sempre piaciuto, non credo che non abbia pubblico e di sicuro è divertente. Ma io sono una viaggiatrice solitaria”. Non aspetta il gruppo, lo guida.

(da La Stampa)

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CAROLINA DEL SUD E NEVADA APRIRANNO LE PRIMARIE DEM PER LE PRESIDENZIALI USA 2028

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

STRAVOLTO IL CALENDARIO DELPASSATO; LA PRIORITA’ VA A GLI STATI CON PIU’ DIVERSITA’ RAZZIALE

I democratici ridisegnano il calendario delle primarie presidenziali del 2028 e mettono la Carolina del Sud al primo posto, definendo il nuovo ordine per i primi sei Stati chiamati a scremare la rosa dei candidati, con il conseguente slittamento di Iowa e New Hampshire. Il Comitato nazionale democratico (Dnc) ha approvato oggi in via formale una serie di radicali cambiamenti al calendario delle primarie presidenziali del 2028, dando la precedenza agli Stati caratterizzati da una maggiore diversità razziale.
L’ordine in cui votano gli Stati svolge solitamente un ruolo cruciale nel plasmare le primarie presidenziali, influenzando sia i temi del dibattito sia il candidato che alla fine emergerà vincitore. I vertici dem, ha riferito il New York Times, hanno fissato la data della Carolina del Sud al 22 gennaio 2028, seguita da Nevada (primo febbraio), New Hampshire (8 febbraio), New Mexico (15 febbraio), Michigan (22 febbraio) e Virginia (29 febbraio). Si tratta di un cambiamento epocale rispetto alle passate primarie.
Per decenni, Iowa e New Hampshire, due Stati a prevalenza di popolazione bianca, hanno dato il via al processo. Ora, invece, due Stati del Sud e due dell’Ovest sono nelle prime consultazioni, il che forse accrescerà l’influenza degli elettori neri e latini. «Sei Stati, regioni diverse, comunità diverse, esperienze diverse, ma uniti in un’unica tabella di marcia verso la Casa Bianca» ha detto Ken Martin, a capo della Dnc. Gli Stati che votano per primi svolgeranno un ruolo determinante nello scremare quella che si preannuncia come una vasta rosa di candidati. L’ordine è stato stabilito ufficialmente tramite una votazione dei membri del Dnc durante una riunione tenutasi sabato ad Austin, in Texas. Dopo il voto di questi primi sei Stati, ciascuno in una giornata dedicata, una serie di altri Stati voterà durante il “Super Tuesday”, all’inizio di marzo.

(da La Stampa)

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FERRAGOSTO, DAL LOW COST AL CARO MARE: FINO A 580 EURO A CAPRI, 850 EURO IN COPPIA A POSITANO

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

DI FRONTE AI FARAGLIONI DI CAPRI UNA GIORNATA AL MARE COSTA 580 EURO IN COPPIA

Il weekend di Ferragosto che si sta per chiudere in Campania significa soprattutto mare. E si possono spendere in media fino a 250 euro per trascorrere una giornata in spiaggia a Napoli in questo periodo considerato di alta stagione.
Il range è molto ampio e parte dai 20-25 euro se si sceglie una struttura più economica nei giorni feriali nelle zone di Bagnoli e Coroglio, mentre nel fine settimana la fascia di prezzo va dai 35 ai 60 euro.
Per chi non bada a spese, invece, si possono superare anche i 500 euro per luoghi incantevoli e servizi esclusivi sulle isole.
A Napoli città, se si va in cerca di luoghi e servizi d’elite, si arriva facilmente oltre i 100 euro. Un esempio è il lido Baia delle rocce verdi, a Posillipo. Una location mozzafiato, nel contesto di Villa Fattorusso, residenza storica del XIX secolo, incastonata nella roccia di tufo e affacciata sulle acque verdi della baia. L’ingresso, con un lettino, costa 20 euro in settimana e 25 nel weekend. Il prezzo dell’ombrellone è di 5 euro e tra i 5 e i 7 euro per ogni lettino aggiuntivo.
Costa 7 euro anche il parcheggio e la stessa cifra è richiesta per i bambini di età compresa fra i 3 e gli 11 anni. La spesa lievita sensibilmente se si utilizza il bar, per un caffè o un aperitivo, o il ristorante della struttura. Per un pranzo completo si può andare oltre i 50 euro, con il prezzo che sale se si chiede il servizio al lettino o all’ombrellone.
Spostandosi nella zona di Bagnoli, all’Arenile, nell’area prato il lettino costa 8 euro dal lunedì al venerdì, 10 euro nel fine settimana, mentre il prezzo dell’ombrellone è di 6 euro e 5 euro per il parcheggio tutta la giornata. Nell’area solarium le tariffe salgono, ma di poco, fino ai 15 euro per l’accesso e il lettino nel weekend. Anche per un aperitivo o un pranzo la spesa è più contenuta rispetto alle strutture ricettive di Posillipo o Marechiaro.
Spostandosi in provincia di Napoli, tra i lidi più esclusivi c’è il Bikini di Vico Equense. Qui per una postazione con ombrellone e due lettini il costo è di 85 euro, con maggiorazioni per la prima fila e nei fine settimana. La tariffa per il parcheggio è di 5 euro e, se si sceglie di restare a pranzo nel ristorante della struttura, si possono spendere anche 70 euro a persona per un pasto completo.
Al lido Enea di Bacoli, invece, bastano 45 euro per un ombrellone e due lettini in prima fila, 35 euro se si scelgono postazioni più arretrate. Per chi vuole contenere ancora di più le spese, c’è il lido Varcadoro a Varcaturo, nel territorio del comune di Giugliano, dove il martedì due ombrelloni e un lettino costano 10 euro, mentre nei weekend la tariffa è di nove euro a pezzo. Il parcheggio è gratuito e con 20-30 euro si può mangiare al ristorante della struttura.
Altri scenari e altri prezzi se ci si sposta sulle isole. Al lido Negombo di Ischia in alta stagione l’ingresso costa 70 euro a persona e comprende l’accesso alle piscine del parco idrotermale, alla spiaggia privata nella splendida Baia di San Montano, con un ombrellone, un lettino e una sdraio. Nel ristorante Al Fugà, sulla terrazza che affaccia sul mare, per un pranzo completo alla carta si possono spendere anche 100 euro.
Il top si raggiunge con il beach club Da Luigi, di fronte ai Faraglioni di Capri, dove la tariffa per una coppia che vuole sistemarsi in prima fila è di 580 euro. L’ombrellone costa 18 euro, il telo mare 15 e per la navetta in barca, da e per Marina Piccola, il costo è di 10 euro a tratta per persona. Nella tariffa di ingresso, che parte da 115 euro a persona, è compreso anche un credito di 60 euro da spendere al ristorante.
In costiera
Altro tipo di location e altro tariffario alla Conca del Sogno, nella baia di Nerano (Massa Lubrense). Qui una giornata di mare può costare fino a 250 euro se si scelgono pacchetti esclusivi e postazioni privilegiate.
Il lido più amato dai giovani in costiera è a Positano. Per un selfie sulla piattaforma della “Scogliera” ci si prenota anche un mese prima. E se si vuole il posto più ambito il costo è di 848 euro a coppia. Nella cifra da record per una giornata al mare c’è un aperitivo di benvenuto, i teli e bottiglia d’acqua. Se interessa anche il ristorante il discorso cambia, non si prenota se non si vuole spendere almeno 100 euro a persona. Amato dagli stranieri per la sua spiaggia esclusiva all’Arienzo beach, sempre a Positano, si arriva con una navetta dal porto della località turistica più ambita della costiera amalfitana. Poi il prezzo cambia a seconda del tipo di esperienza che si sceglie. Una coppia con due bambini piccoli può spendere mille e cinquanta euro se opta per la formula con un lunch e bottiglia di champagne, ma non si scende mai sotto i cinquecento.
Amato tra i giovanissimi anche il Maya beach a Massa Lubrense, con punta Campanella di fronte. Qui il prezzo varia a seconda della postazione e va da 100 a 250 euro a persona. Un coppia può spendere più di 600 euro in un giorno, ordinando anche un drink a bordo piscina e una caprese. E per la settimana di Ferragosto è corsa agli ultimi posti, sabato prossimo dice il sito del Maya è già sold out. “Vi regaliamo un’esperienza”, è il messaggio in inglese e italiano più ripetuto in queste location al top per i prezzi della classifica italiana dei lidi più cari.

(da agenzie)

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GERMANIA E ALTRI STATI UE CHIEDONO ALL’ITALIA DI RIPRENDERSI ALCUNI “DUBLINANTI”, ENTRATI INIZIALMENTE NEL NOSTRO PAESE E POI TRASFERITISI ALTROVE, MA ROMA CONTINUA A RIFIUTARE, NONOSTANTE BRUXELLES SOSTENGA CHE NON POSSA FARLO

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL SOSPETTO È CHE IL GOVERNO ITALIANO STIA PRENDENDO TEMPO PER FAR SCADERE IL TERMINE DI SEI MESI, OLTRE IL QUALE LA RESPONSABILITÀ DOVREBBE PASSARE AD ALTRI PAESI .. “DOMANI”: “SE IL GOVERNO LO FACESSE, SAREBBE DIFFICILE CONTINUARE A VANTARE LA RIDUZIONE DEGLI ARRIVI DI MIGRANTI”

Mentre si consumava la crisi di Ceuta, tra controlli alle frontiere e scontri diplomatici, è tornata alla ribalta la questione dei cosiddetti dublinanti. Si tratta di migranti che, dopo essere entrati nello Stato europeo competente a esaminarne la domanda di asilo, nel quale dovrebbero restare per tutta la durata della procedura, si spostano in un altro Stato Ue, il quale ha diritto di rimandarli a quello competente.
A sollevare il tema è stata la Germania, che chiede di trasferire in Italia alcune persone delle quali, in base alle norme del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo applicabili dal 12 giugno scorso, sarebbe responsabile il nostro Paese. Va ricordato che, nel dicembre 2022, l’Italia aveva sospeso la ricezione dei dublinanti.
Nel dicembre 2024, la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che uno Stato non può decidere unilateralmente la sospensione. Nel dicembre 2025, Italia e Germania avevano concordato di «azzerare» i trasferimenti pregressi e ripartire con il nuovo Patto Ue.
La risposta arrivata da Roma all’attuale richiesta tedesca solleva qualche dubbio. Il Viminale ha sostenuto che è «ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia» dopo il 12 giugno, «siano attualmente in altri Paesi» e vadano riaccolte dall’Italia. Sarebbe passato troppo poco tempo per accertarlo.
Ma ciò che il Viminale liquida come prematuro non lo è per la Commissione, che ha attestato come altri Paesi abbiano già chiesto all’Italia di riprendersi dei migranti e, anzi, ha criticato Roma per non aver ancora provveduto.
Il 15 luglio, nella sua prima valutazione sulle nuove regole del Patto, la Commissione ha rilevato che otto Stati hanno già avviato procedure nei confronti dell’Italia. Tra il 12 giugno e il 7 luglio sono stati inoltre proposti dodici trasferimenti, ma Roma li ha respinti tutti. La Commissione ha precisato che le nuove regole non consentono un rifiuto secco: lo Stato ricevente può al più proporre una data alternativa per il trasferimento, non negarlo. […]
La spiegazione dell’atteggiamento italiano potrebbe rinvenirsi in una specifica norma del Patto Ue. Quando un migrante si sposta dallo Stato competente a un altro Paese dell’Unione, quest’ultimo può notificare al primo che deve riprenderselo: se lo Stato competente non contesta la propria responsabilità entro due settimane, la notifica si considera confermata, e da quel momento il trasferimento deve avvenire entro sei mesi.
Se non viene eseguito entro questo termine, lo Stato originariamente competente viene liberato dall’obbligo e la responsabilità passa allo Stato in cui si trova il migrante. Nel caso in esame, alla Germania. In altre parole, più il trasferimento viene rinviato, più si avvicina il momento in cui l’Italia, per il semplice decorso del termine, non sarà più tenuta al riaccoglimento.
Non ci sono elementi per affermare che questo sia il motivo per cui il governo sta ostacolando la ripresa dei migranti dalla Germania.
A questo punto si innesta la polemica di esponenti del governo sulla presunta «compensazione» con i migranti sbarcati in Italia dopo essere stati soccorsi da Ong tedesche, usata per giustificare il mancato trasferimento di quelli che la Germania vorrebbe mandare nel nostro Paese.
sIl nuovo Patto non consente a uno Stato di compensare unilateralmente i propri obblighi di ripresa in carico con il fatto di avere accolto migranti soccorsi da organizzazioni di un altro Paese. Quindi, le affermazioni di politici della maggioranza sono prive di fondamento giuridico.
L’Italia potrebbe invece ricorrere al meccanismo europeo di solidarietà: gli Stati sotto pressione migratoria possono beneficiare, secondo le procedure del Patto, di ricollocazioni o altre forme di sostegno. Ma se il governo lo facesse, sarebbe difficile continuare a vantare la riduzione degli arrivi di migranti. Forse anche per questo è ricorso all’infondata teoria della «compensazione».

(da Domani)

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LA MAGGIOR PARTE DEGLI ELETTORI AMERICANI VALUTA LA PROPRIA SITUAZIONE ECONOMICA PEGGIORATA SOTTO LA PRESIDENZA DI DONALD TRUMP: È QUANTO EMERGE DA UN SONDAGGIO DEL “FINANCIAL TIMES”, SECONDO CUI C’È UN CRESCENTE MALCONTENTO PER LA GESTIONE DELL’ECONOMIA E DEL COSTO DELLA VITA DA PARTE DEL TYCOON

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO HA EVIDENZIATO CHE GLI ELETTORI TENDONO A FIDARSI PIÙ DEI DEMOCRATICI RISPETTO AI REPUBBLICANI SU GESTIONE DI INFLAZIONE E COSTO DELLA VITA…

La maggior parte degli elettori americani valuta la propria situazione economica peggiorata sotto la presidenza di Donald Trump: è quanto emerge da un sondaggio del Financial Times, secondo cui c’è un crescente malcontento per la gestione dell’economia e del costo della vita da parte del tycoon.
A meno di tre mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, il sondaggio nazionale condotto da Focaldata ha rilevato che oltre il 53% degli elettori registrati ha dichiarato un deterioramento della propria situazione finanziaria da quando Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio del 2025. Anche quasi il 57% degli elettori indipendenti e circa un quarto di coloro che si dichiarano repubblicani ritengono che la propria condizione sia peggiorata sotto l’attuale presidente.
Il sondaggio ha evidenziato che gli elettori tendono a fidarsi più dei democratici rispetto ai repubblicani su gestione di inflazione e costo della vita. La rilevazione ha attribuito ai dem un vantaggio anche sulla capacità di sostenere occupazione ed economia, temi storicamente considerati punti di forza del Gop.
I risultati sottolineano la difficile sfida che attende Trump e il partito Repubblicano in vista di novembre, mentre cresce il malcontento dell’opinione pubblica per la guerra in Iran voluta dal presidente, che ha causato un aumento dei costi di indebitamento e dei prezzi di benzina e beni di consumo.

(da agenzie)

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A COSA SERVE LA “NATO ISLAMICA”, L’ACCORDO DI MUTUO SOSTEGNO DIFENSIVO FIRMATO DA PAKISTAN, ARABIA SAUDITA E TURCHIA? GLI STATI UNITI SI STANNO GRADUALMENTE RITIRANDO DAL MEDIORIENTE E LE POTENZE EMERGENTI DELLA REGIONE STIANO CERCANDO DI OCCUPARE LO SPAZIO LASCIATO LIBERO DAGLI AMERICANI

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

INSIEME, I TRE FIRMATARI COSTITUISCONO IL TERZO BLOCCO MILITARE PIÙ GRANDE DEL MONDO. DISPONGONO DI INGENTI RISORSE FINANZIARIE (I SAUDITI), TECNOLOGICHE (I TURCHI) E MILITARI (I PAKISTANI, CHE HANNO ANCHE LA BOMBA NUCLEARE), PER NON PARLARE DELLA LORO INFLUENZA SOCIALE, SPIRITUALE E RELIGIOSA – L’OBIETTIVO DI FARE DA CONTRAPPESO ALL’ASSE DI INFLUENZA INDIA-ISRAELE-EMIRATI ARABI UNITI

È stato presentato come un atto diplomatico dell’ultima ora, una sorta di improvvisato “serrare i ranghi” in risposta al pericoloso caos che sta travolgendo il Medio Oriente. Ed è vero che questi sono tempi difficili per i tre firmatari dell’Accordo congiunto di difesa della Mecca siglato questo mese: Pakistan, Arabia Saudita e Turchia.
La guerra congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata a febbraio, ha sollevato non soltanto una miriade di problemi, ma anche lo spettro di un’instabilità senza fine nel Golfo. L’Iran, ferito ma tutt’altro che sconfitto, non ha mostrato alcuna esitazione nel colpire i propri vicini, le loro infrastrutture e il loro benessere economico.
Nel frattempo, sembra sempre più intenzionato a ottenere un controllo permanente sulle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, così importanti per gli Stati arabi. Non sorprende, si potrebbe pensare, che Pakistan, Arabia Saudita e Turchia siano arrivati alla conclusione che l’unione faccia la forza.
Ma, ascoltando attentamente, non si sente soltanto il trambusto di una manovra difensiva: si avverte anche il rumore delle placche tettoniche che si stanno muovendo. Non è un segreto che gli Stati Uniti si stiano progressivamente ritirando dal Medio Oriente, e non dovrebbe sorprendere che le potenze emergenti della regione stiano cercando di occupare lo spazio lasciato libero dagli americani.
Insieme, i tre firmatari costituiscono il terzo blocco militare più grande del mondo. Dispongono di ingenti risorse finanziarie, tecnologiche ed economiche, per non parlare della loro influenza sociale, spirituale e religiosa. E fanno sul serio. Basta guardare alcuni dei numeri in gioco. L’Unione della Mecca (MU), come è ormai conosciuta, può contare su 3.000 aerei, collocandosi al terzo posto dopo Stati Uniti e Cina.
Avrà a disposizione 300 navi, che le permetteranno di pattugliare con forze considerevoli il Mar Nero, il Mediterraneo, il Golfo Persico, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Complessivamente, i tre Paesi avranno tre milioni di uomini e donne sotto le armi.
Grazie alla Turchia, il blocco potrà contare su una grande industria degli armamenti; il Pakistan porterà con sé una popolazione enorme, di quasi 260 milioni di persone, oltre alle armi nucleari; mentre l’Arabia Saudita non ha certo bisogno di presentazioni quando si parla della sua ricchezza e delle sue risorse energetiche.
Gli altri grandi blocchi geopolitici – Stati Uniti, Cina e Unione Europea – hanno tutte le ragioni per guardarsi le spalle. Eppure, da questa iniziativa potrebbero derivare anche enormi vantaggi, oltre a rivalità ancora latenti. Per esempio, la MU sarà in una posizione molto forte per agire come mediatore di pace in Medio Oriente, una regione che ha disperatamente bisogno di pace.
Costituirà un credibile contrappeso all’asse di influenza India-Israele-Emirati Arabi Uniti.
Dal punto di vista occidentale, la MU – e la stabilità stessa – significherebbe anche meno caos che la Cina potrebbe sfruttare. Pechino non ha mai nascosto il proprio desiderio di rafforzare la presa sulla regione e sulle sue risorse man mano che diminuisce l’influenza degli Stati Uniti.
Una maggiore stabilità non potrebbe che favorire il commercio e limitare i flussi migratori.
Sembra probabile che la MU eserciterebbe pressioni sull’Arabia Saudita e sugli Houthi affinché depongano le armi, mentre il Pakistan, rafforzato dall’alleanza, si troverebbe molto meno alla mercé del suo ostile vicino, l’India.
Un elemento fondamentale per la stabilità regionale sarebbe riuscire a contenere, da una parte, attori come Hezbollah e, dall’altra, Israele. Nonostante tutta l’aggressività dell’Iran e dei suoi proxy nella regione, fino a oggi non è esistito alcun efficace contrappeso a Israele e al suo formidabile arsenale militare. E improvvisamente sembra che ora ci sia.
La linea diretta di Netanyahu con Trump è appena diventata ancora più rovente. Ma, vista dalla magnificenza tecnologica di una sala operativa militare di Washington, cosa ci sarebbe da non apprezzare?

(da agenzie)

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IL “PLAZA” DI ROMA, L’ALBERGO DI VIA DEL CORSO CHE APPARTIENE ALLA FAMIGLIA DI OLIVIA PALADINO, COMPAGNA DI GIUSEPPE CONTE, È IN VENDITA

Agosto 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL PLAZA ROMANO HA LA SUA STORIA: VI HANNO SOGGIORNATO TRA GLI ALTRI PIETRO MASCAGNI, JOHN PIERPONT MORGAN (CHE CI E’ MORTO), GIANNI DE MICHELIS, FRANCESCO COSSIGA. IL 17 GIUGNO 1983 ENZO TORTORA VIENE PRELEVATO DALLE FORZE DELL’ORDINE ALLE 4 DI MATTINA DALLA SUA CAMERA, LA 224, E FINISCE IN MANETTE

Certo non è famoso come il suo gemello diverso, il Plaza più famoso, anzi igonigo, quello newyorchese, quello dove 60 anni fa si tenne il celebre ballo in bianco e nero di Truman Capote, quello che per qualche anno è stato di proprietà di Trump, che proprio lì interpreta sé stesso in un breve cameo in “Mamma ho riperso l’aereo… Mi sono smarrito a New York”. Ma il Plaza di Roma oggi fa gola piuttosto a un grande sodale di Trump, il leggendario Paolo Zampolli della famiglia del Dolceforno, suo “rappresentante speciale per le partnership globali” che sta mediando con “Giuseppi” per impossessarsene.
La vicenda, immobiliare e umana, e forse pure un po’ politica, è appassionante e forse va riassunta. Si sa che appunto il Plaza di Roma, l’albergone di via del Corso, appartiene alla famiglia Paladino, cioè della compagna dell’ex premier Giuseppe Conte, con cui Zampolli intrattiene un simpatico rapportino. Si sa pure che l’hotel – pentastellato come il genero – non versa in ottime condizioni: la società è indebitata; il Paladino suocero è stato inguaiato perché non versava la tassa di soggiorno (reato poi depenalizzato nel Conte II – graduidamende). Ma l’hotel è ora in vendita.
I Paladinos vorrebbero 325 milioni di euro, e Zampolli, che fa da tramite per un suo cliente misterioso, arriva solo a 299 – “perché ne servono almeno 100 per ristrutturarlo”, ha detto, con expertise di immobiliarista (magari arriva un bel superbonus!). Rispetto al Plaza originale il Plaza romano ha sempre avuto un po’ un karma succedaneo, sta infatti all’americano come l’uovo di lompo al caviale, o il caffè Kimbo all’Illy (il primo che tutti mettiamo nel metallico contenitore del secondo); per carità, non siamo ai livelli dell’imitazione trash, dell’hotel “Cala di Volpe” recentemente visto in un sobborgo calabrese, che strizza evidentemente l’occhio all’originale in Costa Smeralda.
Il Plaza italiano è piuttosto come l’Harry’s bar romano che non ha niente a che vedere col veneziano; ma non è mai assurto neanche allo status leggendario e all’allure dei grand hotel di via Veneto, né ha il fascino decadente di quelli legati non alla loro funzione bensì alle vicende patrie che vi si sono svolte: il non lontano Raphaël delle monetine a Craxi, il remoto Ergife dei congressoni socialisti… Eppure anche il succedaneo ha una storia comunque gloriosa, gloriosissima, come tutti questi avamposti di umanità che sono gli alberghi, di lusso e no.
Qualche anno fa riuscii a parlare con l’antico concierge, il signor Luigi Esposito, che aveva lavorato lì, al succedaneo, dal 1943 per una vita. Raccontò di aver servito nientemeno che Pietro Mascagni, quello della “Cavalleria rusticana”. Abitava fisso nella camera 114, al primo piano. “Molto bianco di capelli, con una moglie che si dava la cipria sul cranio forse a seguito di una operazione che l’aveva lasciata menomata”. Il maestro soleva dirigere in camicia nera, altro che Beatrice Venezi.
Così alla sua morte, nel 1945 a fascismo avvenuto, e in un paese improvvisamente tutto antifa, si era svolta una cerimonia sobria anzi soberrima nella antistante chiesa di San Carlo. Il presidente del Consiglio, Ferruccio Parri, gli negò i funerali di Stato. Beniamino Gigli, altra star musicale che pure abitava al Plaza, mosso a compassione, fece allora eseguire una “Cavalleria” in quattro e quattr’otto radunando giovani suonatori.
A John Pierpont Morgan, meglio noto come J. P., il più celebre banchiere di tutti i tempi, che qui era morto il 31 marzo 1913 (del resto il genius loci del Plaza nasce proprio bancario: il palazzo infatti era sorto nel 1837, come residenza di un tal conte Antonio Lozano, ma presto diventò sportello. Solo nel 1860 verrà trasformato in Grande Albergo Roma, prima d’essere per sempre Plaza). Ma tornando a Morgan: nella capitale italiana ci veniva spesso, a curarsi certe depressioni (molto nevrotico, era, come si vede mi pare anche nella serie “The Gilded Age” sui neoricchi americani della fine dell’Ottocento), e stavolta aveva pure mal di panza. Arriva nella primavera del ‘13 venendo via anzitempo dall’Egitto dove chissà cosa aveva mangiato.
Questo billionaire, una specie di Elon Musk dei suoi tempi, se a Musk interessasse collezionare alcunché, era pure dotato come Musk di un padronale culo ad assisterlo: era sopravvissuto infatti all’affondamento del Titanic (di sua proprietà) un anno prima, decidendo di non imbarcarsi all’ultimo, generando così una delle prime succulente teorie del complotto tipo gli ebrei che non andarono in ufficio l’11 settembre.
Ma troverà la morte ugualmente nella capitale italiana, come poi capiterà ad altri illustri viaggiatori, forse dopo gran mangiate, come il James Gandolfini alias Tony Soprano che a Roma perisce cent’anni dopo nell’estate 2013, o come nel film “Il ventre dell’architetto” (1987) di Peter Greenaway con un ennesimo americano con problemi intestinali a Roma.
Al Plaza succedaneo J. P. Morgan è assistito dal professor Giuseppe Bastianelli, eminente gastroenterologo locale, e dal dottor Allen Starr, specialista di nervi newyorchese. Quando la faccenda si aggrava, i cerusici progettano di organizzare un treno privato per portarlo a Parigi o Londra ma non c’è ancora il Freccia, i ritardi forse erano peggiori che oggi con Salvini, e il paziente comunque non è trasportabile.
Muore così il 31 marzo: al decesso illustre arrivano al Plaza 4 mila lettere di condoglianze, la Borsa di New York chiude due ore per lutto. Picchetto militare davanti a via del Corso; poi la salma in treno parte finalmente per Parigi, poi a Le Havre da cui si imbarca sul transatlantico France, sempre della flotta di famiglia.
A Ny, davanti alla Morgan Library, da poco costruita, vengono deposte cinquemila rose scarlatte. Decreta Le Figaro: “Nessun americano ha ricevuto dall’Europa altrettanti segni di rispetto, nessuno avrebbe meritato simile omaggio”. Nell’hotel non rimane traccia oggi di tutta questa vicenda, nel salone enorme, muscoso, cupo, con vezzose lunette, che fu creato dall’archistar Armando Brasini, l’inventore del barocchetto anni Trenta; di nuovo, succedaneo: colui che voleva essere il prediletto del Duce, il quale gli preferì invece sempre Piacentini.
Autore del ponte Flaminio, dell’ingresso dello zoo (ed è subito “Marisol”), della chiesa di piazza Euclide capitozzata ai Parioli. Poi arrivò il decoratore delle classi abbienti, Lorenzo Mongiardino o come dicevan tutti Renzo. Il risultato, il salone, sempre con quell’effetto cappella di famiglia della sua produzione, e poi broccati pesanti, legni lucidi di parquet scricchiolanti, orologi da stazione, lampadarioni, e un leone marmoreo candido che accoglie il visitatore ai piedi dello scalone d’onore, opera attribuita nientemeno che a Canova.
Non manca il contrappunto dei restauri stratificati negli anni, i gadget d’epoca, l’occasionale doccia Teuco col suo calcare nelle camere. Recensioni basse, 3,3 stelle su cinque di media su TripAdvisor, commenti talvolta indignati, si lamenta la vetustà degli apparati. Aria di decadenza, di quegli hotel un tempo gloriosi, a fine corsa, tipo Miramonti di Cortina.
Zampolli insomma non ci andrebbe mai a dormire, è chiaro: lui “scende” sempre invece al rutilante Bulgari lì vicino, nella piazza Augusto Imperatore, tutto marmi e pulsanti tra i negozi di mutande e limoncelli della ztl (ma la mutandizzazione della città, delle città, è inesorabile: il ristorante sul “roof” del Plaza guarda sul cupolone dell’Unione Militare, trasformata in futuribile prestigioso palazzo della mutanda H&M. Mentre nel palazzo Verospi vicino, prima sede del circolo della Caccia, ecco oggi un lussuoso Zara Man).
Ma prima, al succedaneo Plaza romano scendeva anche una categoria precisa di viaggiatori, gli agenti letterari, che beneficiavano dello sconto. Come al Locarno, altro epicentro di hotellerie riflessiva romana, con un ché di editoriale (Alain Elkann ci ha ambientato un romanzo; sulla terrazza si svolgono pure delle festicciole editoriali la sera del premio Strega): ma i prezzi son saliti talmente che quasi nessun indigeno ci può più alloggiare.
In compenso – genio italico – nelle immediate vicinanze di questi avamposti, Locarno in primis, sono sorti B&B che permettono la mattina ai loro clienti, letterari e no, di sgattaiolare lì per la prima colazione, e di fingere di averci grandiosamente dormito, con gli eventuali ospiti ignari (poi si torna sgattaiolando nel B&B). In altre epoche per certi versi più gloriose si sgattaiolava, certo, ma con tutt’altri problemi e budget: altre memorie dell’hotel Plaza sono legate a Gianni De Michelis, che qui visse, lavorò e amò (senza morirci, a differenza di Mascagni).
Anche Lory Del Santo stava al Plaza. Mentre Cossiga era habitué, in quanto frequentatore di San Carlo, e delle sue messe. Nominò a un certo punto Gigino Esposito commendatore della Repubblica (“e quando te la vieni a prendere, questa commenda?”, diceva nella linea riservata collegata all’hotel).
La più tragica e nota manifestazione del karma manettaro del Plaza si ebbe il 17 giugno 1983 quando Enzo Tortora viene prelevato alle 4 di mattina dalla sua camera. “La 224, una singola, piccola. A volte prendeva anche una stanza senza bagno privato”. Tortora dal Plaza finì – in favore di telecamera, e ai ceppi – alla caserma di via in Selci, rione Monti, accusato d’essere spacciatore e camorrista dai tre tenori del pentitismo, Giovanni Pandico, Pasquale Barra detto ” ‘o animale”, e Gianni Melluso, “il bello”. Poi si sa com’è finita. Solo nel 2024 una targa è stata apposta all’albergo, ricordando l’ingiusto arresto del presentatore tv. E recentemente la Camera dei Deputati ha approvato proprio per il 17 giugno una “Giornata nazionale Enzo Tortora in memoria delle vittime di errori giudiziari”. Astenuti Cinquestelle, Pd e Avs.
Mentre di camorristi o mafiosi veri, volendo, ce n’erano nell’albergo, a km zero. Don Vito Ciancimino “stava ai domiciliari nella stanza 401, al quarto piano, e aveva l’interdizione di scendere nella hall, ma talvolta sgattaiolava da qualche corridoio”. Vi furono poi anche mafiosi cinematografici, con Francesco Rosi che vi girò alcune scene di “Dimenticare Palermo”.
I giornali nel 2019 parlarono di un “patto del Plaza” che doveva servire a blindare le nomine dei direttori dei Tg Rai in vista delle elezioni europee. Il suddetto patto, reale o leggendario, sarebbe stato siglato in occasione della presentazione del volume “Sua maestà il Tg1. 10 direttori svelano 30 anni di segreti” scritto dalla giornalista Ida Peritore, con prefazione di Vincenzo Mollica.
Dopo quasi 10 anni, controllo su Amazon: nessuna recensione. Zero. Neanche dell’autrice, o del prefatore, o di Sigfrido Ranucci in incognito. Chissà se al Plaza avrà mai presentato o avrà intenzione di presentare i suoi libri un’altra Conte, che non c’entra con Giuseppi: la leggendaria Claudia, abile fanciulla legata al mondo delle presentazioni, di quei premi romani sconosciuti nel resto della penisola, o anche nel resto del quartiere, come il “Margutta La via delle Arti”, che si tiene proprio al Plaza; e legata pure un tempo si disse al ministro dell’Interno Piantedosi, e che ora ha il suo programma in Rai (sua maestà Rai).

(da Dagoreport)
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