Destra di Popolo.net

ATTACCO UCRAINO A SAN PIETROBURGO. DEVASTATO IL TERMINAL PETROLIFERO RUSSO, CRUCIALE PER I RIFORNIMENTI MILITARI

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

LA RISPOSTA DEI PATRIOTI UCRAINI ALL’ATTACCO AI CIVILI A KIEV

Un attacco con droni ucraini ha colpito stamattina il terminal petrolifero di San Pietroburgo, proprio mentre nella città russa prendeva il via il Forum economico internazionale, l’appuntamento annuale che riunisce dirigenti d’azienda e funzionari di governo sotto l’egida del presidente Vladimir Putin. I residenti hanno diffuso foto e video di esplosioni potenti e di un incendio di vaste proporzioni, con colonne di fumo nero che si alzavano sopra l’impianto affacciato sul Golfo di Finlandia, accanto al grande porto cittadino. Si tratta di uno dei principali snodi russi per lo stoccaggio e l’esportazione di carburante, che riceve e smista prodotti petroliferi via fiume, ferrovia e strada per un volume stimato di 12,5 milioni di tonnellate l’anno. Secondo le prime informazioni ci sarebbero diversi feriti.
Droni abbattuti e voli dirottati a Pulkovo
Il governatore dell’oblast’ di Leningrado, Aleksandr Drozdenko, ha fatto sapere che nella regione sono stati abbattuti 50 droni nel corso della mattinata, senza però entrare nel merito degli incendi al porto, la cui portata resta al momento da chiarire.
L’offensiva ha avuto ricadute anche sul traffico aereo: all’aeroporto Pulkovo quasi trenta voli hanno accumulato ritardi oltre le due ore, mentre altri nove sono stati dirottati verso scali alternativi. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale russa Tass.
Zelensky: «Colpito terminal petrolio a San Pietroburgo»
«Questa notte sono stati colpiti obiettivi importanti sul territorio della Russia. Tra questi, il terminale petrolifero di San Pietroburgo. Dalla nostra frontiera statale ucraina a questo obiettivo dell’industria petrolifera russa, che lavora per la guerra, ci sono circa 1.100 chilometri. Sono stati raggiunti anche obiettivi puramente militari nella base di Kronstadt». Così su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rivendica gli attacchi con droni nella notte. Oggi a San Pietroburgo comincia il summit economico Spief promosso da Putin, la cosiddetta “Davos russa”.
«Un altro obiettivo – aggiunge Zelensky – è un’impresa nella regione di Tambov, coinvolta nella produzione di armi russe. La distanza dalla linea del fronte è di quasi 600 chilometri. Grazie ai nostri soldati per la loro precisione. Il piano ucraino di sanzioni a lungo raggio viene eseguito esattamente come necessario per avvicinare la pace. Gloria all’Ucraina!».
(da agenzie)

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POZZOLO FINISCE FUORI STRADA COL MERCEDES SUV. IL DEPUTATO DI VANNACCI DENUNCIATO DOPO L’ALCOL TEST

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

AVEVA UN TASSO ALCOLICO DOPPIO RISPETTO AL MASSIMO CONSENTITO

Torna a far parlare di sé e non per iniziative politiche il deputato Emanuele Pozzolo, che martedì pomeriggio è finito fuori strada con la sua auto. L’onorevole, 41 anni, ex FdI e da poco passato con il generale Roberto Vannacci è uscito di strada con la sua Mercedes sulla superstrada che porta a Cossato, all’altezza di Vigliano Biellese, poco prima dell’omonima uscita. Come riferisce il Corriere della Sera nella ricostruzione firmata da Rinaldo Frignani, si tratterebbe di un incidente autonomo,
forse favorito dall’asfalto bagnato. Il suv è finito in un fossato, ma il parlamentare non ha riportato ferite. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per recuperare il mezzo e la polizia stradale.
Alcoltest positivo e contestazione penale
Il punto più delicato riguarda i controlli effettuati dagli agenti. Sottoposto all’alcoltest, Pozzolo è risultato positivo con un tasso pari al doppio del limite consentito dalla legge, soglia che fa scattare la contestazione penale e non più la semplice sanzione amministrativa. Gli agenti hanno quindi contestato al deputato, rimasto illeso, la guida in stato di alterazione, con i provvedimenti del caso a seguire.
Lo sparo di Capodanno e la condanna
Nell’ottobre scorso il tribunale di Biella lo aveva condannato in primo grado a un anno e tre mesi per porto abusivo di armi, con sospensione condizionale della pena. La condanna è legata all’episodio del Capodanno 2024, quando durante una festa a Rosazza, sempre nel Biellese, alla presenza di alcuni colleghi di FdI, il compagno della figlia del capo scorta dell’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro venne ferito da un colpo partito dalla pistola intestata al deputato.
(da agenzie)

 

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STRAGE DEI BRACCIANTI, NON CHIAMATELI INVISIBILI

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

MIGLIAIA DI LAVORATORI CONTINUANO A VIVERE IN UNO STATO DI FRAGILITA’ E SFRUTTAMENTO E LO STATO NON FA NULLA PER PORVI FINE

Per ucciderli non è bastato il fuoco. Chi li ha assaliti in pieno giorno ha atteso che le fiamme riempissero l’abitacolo e ha bloccato le portiere del minivan perché nessuno potesse scappare. È un dettaglio che resta addosso più delle immagini dei corpi carbonizzati trovati davanti a una pompa di benzina sulla statale 106 Jonica, nel Cosentino. Perché racconta una volontà precisa: non eliminare quattro uomini, ma far sapere agli altri come finiscono certi uomini
È da qui che bisogna partire per comprendere la strage di Amendolara, la vita che quei quattro uomini conducevano prima di morire: braccianti stranieri nelle campagne della Calabria. Lavoratori invisibili in una terra che da decenni conosce il linguaggio dello sfruttamento agricolo, della paura e del ricatto. Qui il punto finale non riguarda soltanto chi ha acceso il fuoco. Riguarda chi ha costruito il mondo nel quale quel fuoco è diventato possibile.
La piana di Sibari, come altre aree agricole del Mezzogiorno, vive dentro una contraddizione che tutti conoscono e che pochi vogliono davvero affrontare. Da una parte ci sono imprese sane, agricoltori onesti, lavoratori regolari. Dall’altra una zona grigia fatta di intermediazione illecita, trasporti controllati da caporali, lavoratori reclutati nei ghetti, paghe da uno o due euro l’ora, minacce, permessi di soggiorno usati come strumenti di controllo.
Le cronache giudiziarie calabresi raccontano sempre la stessa storia. Operazioni
contro il caporalato. Aziende sospese. Decine di lavoratori in nero. Braccianti trasportati nei furgoni come merci. Immigrati costretti a lavorare senza contratto e senza sicurezza. Arresti. Conferenze stampa. E poi di nuovo tutto come prima. Lo Stato lo sa. Le istituzioni lo sanno. I sindacati lo denunciano. Le associazioni lo documentano. Eppure tendopoli, ghetti e insediamenti informali continuano a essere il luogo dove migliaia di persone vivono e lavorano.
La strage di Amendolara non può essere archiviata come un semplice fatto di cronaca nera. C’è un superstite che racconta di uomini armati di coltelli e pistole, di salari mai pagati, di lavoratori costretti all’obbedienza. Racconta di una «grande mafia del Pakistan». Saranno le indagini a verificare quanto vi sia di vero. Attenzione a non cadere nell’equivoco più comodo: immaginare che esista una criminalità straniera separata dal contesto in cui opera. La storia insegna il contrario.
Nessuna organizzazione criminale prospera nel vuoto. Nessun sistema di sfruttamento cresce senza complicità economiche, convenienze sociali, omissioni istituzionali. Se esistono caporali pakistani, afghani, africani o rumeni che controllano il lavoro nei campi, bisogna chiedersi chi trae vantaggio da quel sistema, chi lo tollera, chi lo utilizza, chi chiude gli occhi.
E poi c’è un’altra domanda: come può accadere che in una terra dove il controllo
del territorio è storicamente capillare, dove per decenni nulla di rilevante è avvenuto senza che i clan ne fossero informati, quattro uomini vengano arsi vivi in un’esecuzione tanto feroce senza che nessuno abbia visto, saputo, intuito?
Forse davvero la ’ndrangheta non c’entra. Forse gli investigatori hanno ragione. Ma sarebbe irresponsabile non interrogarsi sul contesto nel quale la strage è maturata. Perché il punto non è soltanto individuare i colpevoli materiali. Il punto è capire perché migliaia di lavoratori continuano a vivere in una condizione di fragilità così estrema da rendere possibile perfino un massacro.
Il fuoco che ha divorato i quattro uomini illumina una verità che preferiamo non guardare: i migranti che raccolgono gli agrumi e gli ortaggi che arrivano sulle nostre tavole restano invisibili finché non muoiono. Diventano visibili solo quando la morte li consegna alle cronache.
È qui che si misura la responsabilità più profonda a partire dall’incapacità di un Paese di sottrarre migliaia di lavoratori al ricatto, all’assenza di diritti e di dignità. Finché le comunità di braccianti saranno costrette a vivere ai margini della legalità, caporali e criminali, qualunque sia la loro nazionalità, continueranno ad avere un potere antico e terribile: decidere chi lavora, chi mangia e, qualche volta, chi vive e chi muore.
(da Repubblica)

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ARRIVA VANNACCI, PRONTI AL GRANDE SPETTACOLO DEL PANICO A DESTRA?

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

TRA DISPUTA IDEOLOGICA E LOTTA TRA POLLI

Siccome è dal Mesozoico che ci occupiamo – con tremori, patemi e sublimi incazzature – delle divisioni, delle liti, delle follie della sinistra, converrete che rappresenta un gustoso diversivo l’arietta di guerra che spira dall’altra parte. Eh, sì, la destra che ci governa – guarda a volte come succedono le disgrazie – sembra un saloon di Sergio Leone a due minuti dalla rissa, col barista che già si guarda intorno preoccupato. Le sorti luminose e progressive della banda Vannacci fanno tremare le gambe a tutti e si racconta di riunioni preoccupate in ogni partito della maggioranza per capire quanto e dove gli farà male il generale. Ma lasciamo stare le dichiarazioni, i feticismi, le tattiche delle propaganda e guardiamo il quadro: visto dall’alto, un campo di battaglia ha pur sempre il suo fascino.
Dunque diciamo che i partiti della destra di governo hanno creato un bel po’ di avanzi, tipo cena di Natale, lasciando interdetti certi elettori che li avevano seguiti come topini facendosi intortare dalla pubblicità nazionalista. I blocchi navali, azzerare le accise, la natalità che riparte, l’orgoglio della nazzzione, la fuffa identitaria, il comizio di Meloni da Vox e altro. Tutta una costruzione che conteneva un po’ di revanscismo fascista, in varie dosi, a volte piccole a volte vistose, a volte subliminali. Ma insomma, il retropensiero “siamo tornati” c’era, faceva parte del
cocktail. È una componente che esiste da sempre, nella destra italiana, inutile scandalizzarsi, chiamiamolo un pensiero missino, ma elaborato con aggiunte di destre eversive varie, gruppuscoli, organizzazioni nostalgiche e altre diavolerie littorie. Che Vannacci sia partito dalla Lega non stupisce, perché è anche lì che, regnante Salvini, si era coagulata questa piccola massa di balilla del pensiero debolissimo. Via i negri, basta tasse, più polizia, meno casino, la sicurezza, la difesa della razza, e tutta la paccottiglia che unisce gli arditi da bar. Finito il salvinismo come sappiamo, sotto un ponte, per la precisione, quell’elettorato comincia a guardare al generale, così come lo fa una parte dell’elettorato di Fratelli d’Italia. Certe volte, poverini, non credono ai loro occhi quando vedono Giorgia parlare come un Draghi qualunque, chinarsi spesso davanti agli industriali, chiedere soldi, negare l’evidenza che le cose vanno peggiorando. Insomma quella componente revanscista si trova delusa e orfana. Be’? Dove sono le navi del blocco navale? Dov’è la milizia
Con tutti questi avanzi, il generale Vannacci prepara il suo cenone, aggiungendo un po’ di scontento generico, insofferenza, populismo della peggior specie, la solita sindrome del poveraccio che si sente minacciato da quello più poveraccio di lui. E con una parola d’ordine forte “remigrazione”, che sarebbe una caricatura dell’Ice trumpiano: muscolosa variante del “prima gli italiani”.
Vedere ora come si incastreranno la Giorgia governativa, quel che rimane della Lega e il partito di proprietà della famiglia Berlusconi, con le truppe sgangherate del generale, sarà uno spettacolo impagabile. Studiare come se la aggiusteranno, come “baceranno il rospo”, come si arrampicheranno sugli specchi, come combineranno il matrimonio d’interesse sarà divertente, come aggiusteranno la propaganda. E anche capire cosa gli prometteranno in cambio di partecipazione alla coalizione, non solo in termini di collegi e seggi. Una cosa a metà tra una disputa ideologica e una lotta tra polli. E per una volta il pollaio non è a sinistra.
(da Il Fatto Quotidiano)

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PENSAVAMO DI AVER VISTO TUTTO, E INVECE, CI SBAGLIAVAMO: FRATELLI D’ITALIA HA PUBBLICATO UN VIDEO IN OCCASIONE DEL 2 GIUGNO IN CUI UNA DONNA, LA NOTTE PRIMA DEL REFERENDUM DEL 1946, SI CONVINCE A VOTARE DOPO AVER SOGNATO GIORGIA MELONI

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

NELLO SPOT TERESA, LA DONNA IN QUESTIONE, VIENE PRESENTATA COME “UNA GIOVANE DONNA, SPOSA E MADRE”, INDECISA SE ANDARE O MENO AL SEGGIO. QUANDO SI ADDORMENTA, LA VISIONE RIVELATRICE DEL GIURAMENTO DELLA SORA GIORGIA, CHE LA FA SOBBALZARE

“Il futuro ha bisogno di voi”. Questo il titolo del video pubblicato da Fratelli d’Italia in occasione del 2 giugno. Lo spot è dedicato al 2 giugno 1946, e in particolare al voto delle donne. La protagonista del cortometraggio, di nome Teresa, viene descritta nel comunicato di FdI come “una giovane donna, sposa e madre”. È indecisa sulla partecipazione al referendum tra monarchia e repubblica. Ma è un sogno a convincerla, finalmente. E al centro di quel sogno c’è Giorgia Meloni.
Nel video di FdI Teresa parte molto scettica sulla possibilità di andare al voto. Radio, cinegiornali e passanti insistono continuamente sulla grande occasione per le donne, chiamate alle urne per la prima volta. Subito prima di andare a dormire il marito le chiede cosa intende fare e la sua risposta è stizzita: “Se finora hanno fatto a meno del mio voto, possono continuare anche senza”.
Nella notte poi arriva il sogno rivelatore. L’intenzione del video è piuttosto chiara: rendere omaggio alle donne che hanno ricoperto per prime ruoli importanti nella storia della Repubblica italiana. La protagonista attraversa una galleria con le fotografie di Tina Anselmi (prima ministra, anche se la targa la chiama “ministro”), Nilde Iotti (prima donna presidente della Camera), Maria Elisabetta Casellati (prima donna presidente del Senato) e Marta Cartabia (prima donna presidente della Corte costituzionale).
Nei pochi secondi (una decina) dedicati alla rassegna di queste donne si sente, in sottofondo, una voce maschile. Non è immediatamente chiaro che cosa stia dicendo, ma lo diventa subito dopo: è la persona che, nel 2022, introdusse il giuramento di Giorgia Meloni come presidente del Consiglio. Superati i quattro ritratti, infatti, Teresa si trova nel palazzo del Quirinale a osservare la cerimonia del giuramento.
A quel punto la musica solenne si intensifica e, con un filtro sognante, il video mostra la leader di Fratelli d’Italia che giura fedeltà alla Repubblica davanti a Sergio Mattarella per diventare premier. Dopo la stretta di mano tra i due, in un crescendo di musica, Teresa sorride orgogliosa e commossa. Il suono della campanella per il tradizionale passaggio di consegne tra Mario Draghi e Giorgia Meloni diventa il suono della sveglia di Teresa.
La protagonista è illuminata dopo aver sognato Giorgia Meloni: “Ho fatto un sogno incredibile, una donna che diventava presidente del Consiglio”, dice, dimenticando evidentemente Anselmi, Iotti, Casellati e Cartabia. “Ma magari non era solo un sogno”, aggiunge. Teresa corre al seggio per votare, e rilancia lo slogan che dà il titolo al video: “Forse il futuro ha bisogno di noi”.
Il video si conclude con la voce della stessa Giorgia Meloni, che si rivolge questa volta – si presume – alle elettrici di oggi: “Il futuro ha bisogno di voi”.
(da agenzie)

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“NOI SIAMO IL RISULTATO DI TANTE MIGRAZIONI E NON CI DISPIACE AFFATTO”; SERGIO MATTARELLA PER GLI OTTANT’ANNI DELLA REPUBBLICA RIFILA UNO SGANASSONE A SALVINI, VANNACCI E TUTTI I CANTORI DELLA REMIGRAZIONE. POI NE HA ANCHE PER MUSK E TRUMP

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

“LO SFRUTTAMENTO COMMERCIALE DELLO SPAZIO NON È ACCETTABILE, PERCHÉ APRIREBBE LA STRADA ALLA MILITARIZZAZIONE”… “L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È IN MANO A MONOPOLISTI CHE NON ACCETTANO REGOLE”

“Noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti paesi d’Europa e delle Americhe. Quindi conosciamo il problema dell’immigrazione, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo anche la nostra storia. Dall’emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d’Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti.
E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non consideriamo un problema”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante un dialogo con gli under 35, “Ne parliamo con il Presidente”, in onda sulle reti Rai in occasione del 2 giugno.
“Va preservato il valore dello spazio per l’umanità, perché c’è un dato nuovo che
preoccupa. Anche qui vi sono alcuni potentati finanziari che si immettono nello spazio vedendo lì un territorio, un ambito in cui guadagnare e svolgere affari.
Ora lo sfruttamento commerciale dello spazio non è accettabile, anche perché se avvenisse aprirebbe la strada a un altro, ancor più grave pericolo: la militarizzazione dello spazio, per fare di quella dimensione un ambito, uno scenario, anche lì, di guerre e di conflitti”.
“Fino a poco tempo fa lo spazio – ha aggiunto il presidente nel dialogo con i giovani trasmesso su Rai 1 – era la dimensione della collaborazione internazionale, con equipaggi nella stessa navicella di nazioni diverse.Bisogna tornare a questo, cioè alla concezione che vi sono dei beni comuni all’umanità, che non possono essere oggetto di dominio dei singoli Stati, oggetto di interesse per guadagno da parte di operatori privati. Occorre riaffermarlo. Questo è il limite. Lo spazio non può diventare luogo militarizzato o commerciale2.
Sull’Intelligenza Artificiale “c’è una complicazione che allarma. Gli strumenti e questo versante, questo settore, sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: “Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà”. Questo non potremmo consentirlo”.
“Queste condizioni – ha aggiunto il presidente Mattarella nel dialogo con i giovani trasmesso su Rai1 – condizionano la nostra vita e quindi incidono sulla nostra libertà, che sono valori che sono tutelati dai pubblici poteri, dagli Stati, non possiamo consentire questa privatizzazione dei poteri pubblici a vantaggio di chi utilizzerebbe questi poteri soltanto per fini di guadagno economico e finanziario. Quindi occorre dar vita a regole nazionali, ma non bastano, continentali, certamente europee, alcune devono essere globali. Ma il principio è questo: non è possibile che questo strumento, da essere potenzialmente un immenso vantaggio per l’umanità, divenga invece – ha concluso – un elemento di condizionamento e di infelicità”.
“Di crisi internazionali ve ne sono sempre state, anche nei decenni lontani. La più grave che ricordo bene è quella dei missili sovietici a Cuba. Il mondo è stato davvero sull’orlo della guerra nucleare. Per 48 ore parve che fosse inevitabile.
Però a quel tempo, anche nella dura contrapposizione che vi era tra Stati Uniti con l’Alleanza Atlantica da un lato e Russia Sovietica con il Patto di Varsavia dall’altro, ci si parlava e si cercava in ogni modo di evitare la guerra. Vi si riuscì con difficoltà anche in quella occasione.
Mi sono chiesto che cosa possa averlo consentito. L’impressione che ho è che allora, pur nella profonda diversità dei regimi, c’era da una parte e dall’altra una certa collegialità. Non c’erano uomini soli al comando”.
(da agenzie)

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MARSALA, I RAID RAZZISTI CONTRO I LAVORATORI STRANIERI, AGGREDITI MENTRE VANNO AL LAVORO

Giugno 3rd, 2026 Riccardo Fucile

VITTIME DI AGGRESSIONI MIRATE ALMENO QUATTRO PERSONE IN QUATTRO POSTI DIVERSI

Aggressioni mirate e immotivate, avvenute all’alba, in momenti e luoghi diversi del versante sud della città. Un fatto grave, che preoccupa la laboriosa comunità straniera che ogni mattina, quando Marsala dorme ancora, si mette in strada per raggiungere aziende agricole, serre e campagne.
Il caso emerso per primo è quello del giovane aggredito lungo la strada provinciale 53, in direzione Ciavolo, nella zona di contrada Santo Padre delle Perriere. Erano circa le 5.45. Il ragazzo stava andando al lavoro in bicicletta quando, secondo la denuncia presentata ai Carabinieri, è stato avvicinato da quattro giovani a bordo di due scooter bianchi.
Gli aggressori gli hanno tagliato la strada, lo hanno bloccato e colpito al volto con bastoni di legno. Poi sono fuggiti verso Petrosino. Il ragazzo, sanguinante, è riuscito a raggiungere l’azienda agricola dove lavora ed è stato soccorso.
Al pronto soccorso dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala gli sono state riscontrate una ferita alla bocca, una frattura a livello del processo alveolare del mascellare e una lesione al setto nasale. La prognosi è di sette giorni.
Ma non è stato l’unico caso. Nella stessa mattinata altri migranti sono stati aggrediti mentre andavano al lavoro. Lo conferma Albert Kabongo, che in queste ore sta fornendo supporto e orientamento alle vittime, anche per l’accesso alle cure sanitarie e per la presentazione delle denunce.
“Non è stato un solo ragazzo a essere aggredito mentre si recava al lavoro”, scrive Kabongo. “Nella mattinata di sabato, diversi migranti sono stati aggrediti mentre si recavano al lavoro, in momenti e luoghi diversi della città, sempre nel versante sud. Nella stessa giornata abbiamo fornito supporto e orientamento per l’accesso alle cure sanitarie urgenti ad alcuni di loro”.
La comunità straniera è spaventata. C’è chi adesso ha paura a uscire all’alba, chi teme di essere seguito, chi si sente bersaglio soltanto perché straniero e perché percorre quelle strade per andare a lavorare
È questo il punto più delicato: non si tratta di persone coinvolte in disordini o liti. Sono lavoratori che si muovono in bicicletta, spesso prima delle sei del mattino, per raggiungere i campi.
Un dettaglio non secondario. Nei mesi scorsi la Polizia Municipale aveva effettuato
controlli molto rigidi proprio in quelle zone e proprio all’alba, procedendo a una vera e propria “piazza pulita” degli scooter utilizzati da molti migranti per andare al lavoro. Mezzi spesso senza targa e senza assicurazione, quindi irregolari, certo. Ma il risultato è che molti lavoratori oggi si spostano in bicicletta lungo strade periferiche e poco illuminate, diventando ancora più vulnerabili.
Ora la domanda è inevitabile: perché queste aggressioni? Chi ha colpito quei lavoratori? Si tratta di attacchi razzisti? La paura resta.
Kabongo invita a non strumentalizzare, ma chiede risposte concrete. “Servono fatti concreti, perché di fronte alla violenza la solidarietà da sola non basta”, scrive. “La questione sicurezza e immigrazione è complessa. Richiede meno populismo e più politica”.
(da agenzie locali)

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MENO DISOCCUPATI NON VUOL DIRE PIÙ OCCUPATI: IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE IN ITALIA È AI MINIMI STORICI (5,2%). QUEL CHE NON VIENE SPECIFICATO È CHE IN PARALLELO NON È AUMENTATA L’OCCUPAZIONE, MA L’INATTIVITÀ

Giugno 2nd, 2026 Riccardo Fucile

LE PERSONE CHE NON LAVORANO NÉ LO CERCANO SONO AUMENTATE DI 351MILA UNITÀ, I DISOCCUPATI SONO DIMINUITI DI 304MILA. IL SALDO È NEGATIVO: SONO USCITE DAL MERCATO PIÙ PERSONE DI QUANTE NE SIANO ENTRATE. CHI SONO? CAREGIVER, INABILI E “INATTIVI PER SCELTA”, CHE SPESSO HANNO CONVENIENZA A LAVORARE AL NERO O HANNO SMESSO DI CERCARE UN’OCCUPAZIONE (E CAMPANO CON LE RENDITE FAMILIARI)

Il dato più celebrato del Rapporto annuale Istat presentato il 21 maggio è il tasso di disoccupazione: 5,2 per cento a marzo 2026, ai minimi storici dall’inizio delle rilevazioni. Il governo lo cita, i titoli lo riportano, i comunicati stampa lo mettono in apertura. È un dato reale. Ma racconta una storia incompleta e la parte che manca è quella più importante.
A marzo 2026, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, i disoccupati sono diminuiti di 304mila unità. Nello stesso periodo gli inattivi, le persone che non lavorano, non cercano lavoro, e quindi non compaiono nelle statistiche sulla disoccupazione, sono aumentati di 351mila unità. Il saldo è negativo: più persone sono uscite dal mercato del lavoro di quante ne siano entrate. Il tasso di inattività è salito al 34,1 per cento.
La disoccupazione cala anche perché chi non trova lavoro smette di cercarlo e sparisce dai radar. Non è una ripresa: è una ritirata silenziosa.
Questo spiega il secondo paradosso, quello che i titoli non riportano: nonostante i minimi storici sulla disoccupazione, l’Italia è ultima nell’Unione europea per tasso di occupazione nella fascia 20-64 anni. Il 67,6 per cento contro una media Ue del 76,1 per cento. Meno disoccupati, ma meno persone al lavoro in proporzione alla popolazione.
Chi sono questi invisibili? Il grosso sono donne: 7,85 milioni, pari al 42 per cento di tutte le donne in età lavorativa (dati Istat 2024). […] Ma accanto a loro ci sono 4,52 milioni di uomini inattivi.
Una ricerca dell’Università Cattolica li scompone in cinque profili. Ci sono i “caregiver”, fuori mercato perché accudiscono genitori anziani o familiari malati: in quasi 8 casi su 10 vorrebbero tornare a lavorare. Ci sono gli “inabili”, spesso ex operai di lavori usuranti, con percorsi segnati da depressione e precarietà.
I tre gruppi più rivelatori sul piano strutturale sono però altri. Il primo: gli “inattivi
per scelta”, circa il 13 per cento del campione maschile. Il 60 per cento sono laureati, poco meno dei due terzi vivono di rendite da capitali o affitti; in 6 casi su 10 non tornerebbero a lavorare a nessun livello salariale.
Molti non hanno mai lavorato: non sono usciti dal mercato, non vi sono mai entrati.
Un sistema fiscale che tassa i redditi da lavoro molto più delle rendite finanziarie e patrimoniali li aiuta a mantenere quella scelta.
Gli altri due gruppi – gli “sfiduciati” e gli “stabilmente inattivi” – coprono circa due terzi del campione. In 8 casi su 10 lavorano in nero continuativamente o hanno smesso di cercare dopo ripetuti fallimenti.
La ricerca demolisce una narrativa politica diffusa: non sono i sussidi pubblici a tenerli fuori dal mercato. È l’economia sommersa – normalizzata, accettata socialmente, conveniente. Questo si incrocia con un dato strutturale: la forza lavoro inutilizzata ammontava, già nel Rapporto Istat 2024, a circa 4,2 milioni di persone, di cui 2,3 milioni inattivi involontari e 1,9 milioni disoccupati ufficiali.
Gli invisibili, già allora, erano più numerosi dei disoccupati dichiarati. Nel frattempo le imprese segnalano difficoltà di reperimento per il 47 per cento delle assunzioni programmate, dovute nel 30 per cento dei casi alla semplice mancanza numerica di candidati. Milioni di persone in età lavorativa fuori dal mercato, e imprese che non trovano chi assumere.
Il paradosso si completa guardando al futuro. Il 42 per cento degli occupati italiani ha almeno 50 anni . E solo il 19,9 per cento degli italiani usa strumenti di Intelligenza artificiale, contro il 32,7 per cento della media europea.
Sullo sfondo c’è il dato che il Rapporto Istat mette sul tavolo senza enfatizzarlo abbastanza. Dal 2007 al 2025 il Pil reale italiano è cresciuto dell’1,9 per cento, mentre Francia, Germania e Spagna crescevano in media di quasi il 20 per cento. Non è una recessione, non è una crisi: è quasi vent’anni di immobilità mentre il resto d’Europa avanzava. I salari reali sono ancora dell’8,6 per cento sotto i livelli del 2019.
(da agenzie)

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RICHARD GERE : “CHI AVREBBE MAI PENSATO CHE UN MANIACO SAREBBE DIVENTATO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI?”

Giugno 2nd, 2026 Riccardo Fucile

“QUEST’UOMO HA SMANTELLATO QUASI TUTTO CIO’ CHE C’ERA DI BUONO NEL GOVERNO E NEL POPOLO AMERICANO. È IL PERIODO PIÙ BUIO CHE IO ABBIA MAI VISSUTO SU QUESTO PIANETA” … L’ATTORE AMERICANO TRACCIA UN PARALLELISMO CON IL NAZISMO: “LA TRASFORMAZIONE AVVENUTA DAGLI ANNI ’30 IN GERMANIA, LA VELOCITÀ CON CUI BRAVE PERSONE SIANO FINITE PER DIVENTARE MOSTRI, DIMOSTRA CON QUANTA RAPIDITA’ POSSONO RUBARCI IL MONDO”

Il mondo sta attraversando il periodo piu’ “buio” della sua storia recente e Donald Trump sta smantellando cio’ che rendeva l’America un Paese “speciale”. A dirlo e’ Richard Gere, star di Hollywood, ma anche e attivista per i diritti umani.
“Stiamo vivendo il periodo piu’ buio che io abbia mai vissuto su questo pianeta. Chi avrebbe mai pensato che gli Stati Uniti avrebbero preso questa piega? Chi avrebbe mai pensato che un maniaco sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti?”, ha chiesto retoricamente Gere al Freedom Forum di Oslo, prima di accusare Trump di aver smantellato i grandi ideali degli Stati Uniti.
“Gli Stati Uniti non sono mai stati un luogo perfetto, ma hanno un ideale perfetto a cui aspirare e sono stati in grado di correggersi”, ha affermato, ma “fin dal primo giorno, quest’uomo ha smantellato quasi tutto cio’ che c’era di buono nel governo e nel popolo americano”.
“In poche settimane ha smantellato gli Stati Uniti”, ha insistito l’attore 76enne, ricordando le sue riflessioni sulla Germania nazista dopo un viaggio al campo di concentramento di Dachau, “la trasformazione avvenuta dagli anni ’30, la trasformazione della societa’ e del governo tedesco, e la rapidita’ con cui e’ avvenuta, come brave persone siano finite per diventare mostri”, ha detto “mostra con quanta rapidita’ possono rubarci il mondo”.
Gere, ospite d’onore a Oslo di un forum in cui il Premio Internazionale Va’clav
Havel per il Dissenso Creativo e’ stato assegnato all’artista cinese Gao Zhen e al dissidente birmano Sai, ha messo in guardia contro la rapida ascesa di “dittature di mostri” e sottolineato che negli Stati Uniti la gente “si e’ addormentata” e “non ha votato”, motivo per cui Trump e’ tornato alla Casa Bianca.
“Certo che non ho votato per quest’uomo, ma non ho fatto abbastanza per convincere con abilita’ le persone intorno a me, amici e conoscenti, che eleggerlo presidente degli Stati Uniti fosse una follia”, ha aggiunto.
“Dobbiamo tutti assumerci la responsabilita’ di questo. Dobbiamo essere vigili, non pensare di stare bene. Non possiamo rilassarci e dirci: “La vita va bene, ho soldi, cibo, casa, un’altra macchina, questo e quello, sto bene, so che e’ una cattiva persona ma sto bene”. No. Non va bene. Non va mai bene”.
(da agenzie)

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