Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
IL GUAIO PER GIORGIA MELONI È CHE SENZA VANNACCI NON RIUSCIREBBE A SUPERARE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO PREVISTA DALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE
“Futuro nazionale è indispensabile al centrodestra per vincere”, ha rilanciato ieri Roberto Vannacci attaccando la maggioranza convinto che l’effetto domino arriverà con le prossime Politiche.
Il Melonellum è una legge elettorale proporzionale con un cospicuo premio di maggioranza. Di base, i partiti ottengono un numero di seggi corrispondente alla percentuale di voti che hanno guadagnato alle urne.
Con una variabile decisiva: la coalizione che raggiunge il 42% dei consensi in entrambe le Camere ottiene un bonus extra di 70 deputati e 35 senatori. Per chi incassa il premio, è comunque previsto un tetto massimo di 220 seggi alla Camera (il 55% su 400) e di 113 al Senato (il 56,5% di 200). Al netto delle circoscrizioni Estero.
E, allora, quanto potrebbe pesare il partito dell’ex generale nella coalizione di centrodestra?
Un sondaggio di Izi, presentato della trasmissione l’Aria che Tira su La 7, realizzato tra il 16 e il 18 settembre, mostra che l’effetto Vannacci nel centrodestra è modesto e vale il + 2,2%, ma è determinante per far scattare il premio di maggioranza.
La coalizione guidata da Giorgia Meloni con il partito dell’ex militare, infatti, supererebbe l’attuale 41,5%, soglia che non consente di ottenere il correttivo fissato dallo Stabilicum, arrivando insieme a Futuro Nazionale al 43,7%.
“La somma del 7,2%, tanto vale il partito di Vannacci al momento non è dunque algebrica ma ha pesi e contrappesi che ricadono sui partiti di maggioranza, mettendo in fuga soprattutto gli elettori della Lega, che passerebbe dal 5,6 % al 4,9% e di FdI che dal 27,2% scivolerebbe al 24,7%. Più contenuto l’effetto su Forza Italia che dal 7,6% arriverebbe al 6,7%”.
In altre parole: Futuro Nazionale sottrae voti a tutti i partiti della coalizione, “pescando appena il 2,2 % altrove. Qualora il partito di Vannacci corresse da solo, guadagnerebbe il 7,2%, ma anche in coalizione otterrebbe il 6,4 %, attestandosi come secondo partito della coalizione”.
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA ARRIVA DA UNA FONTE GOVERNATIVA EGIZIANA, IL FATTO SAREBBE GRAVISSIMO PERCHE’ IL MOTIVO DEI CONTATTI SAREBBE QUELLO DI “TROVARE UNA VIA D’USCITA LEGALE CHE NON COMPROMETTA LE RELAZIONI TRA I DUE PAESI”… QUINDI TRATTEREMMO CON GLI ASSASSINI DI UN ITALIANO PER MANTENERE BUONI RAPPORTI?
Il sito egiziano indipendente Mada Masr afferma, citando una fonte governativa, che ci sia
stata “una telefonata tra responsabili egiziani e italiani di alto livello prima della pronuncia della sentenza su Regeni per trovare una via d’uscita legale in linea con la natura delle relazioni tra i due Paesi’.
Fonti di Palazzo Chigi interpellate al riguardo smentiscono categoricamente la notizia riportata dal sito definendola ‘falsa’. E al riguardo ricordano che l’ultimo contatto tra Meloni e al-Sisi risale al 23 luglio scorso, in occasione della festa nazionale egiziana.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
LELLA HA RASSEGNATO LE DIMISSIONI DOPO LA RISSA… IL SINDACO ANDREA SCORDELLA: “UN EPISODIO VERGOGNOSO. NESSUN COMPORTAMENTO CHE LEDE LA DIGNITÀ DELLA PERSONA PUÒ ESSERE GIUSTIFICABILE”
Un episodio di violenza ha coinvolto ieri sera, a Silvi, la vicesindaca Luciana Di Marco e l’assessore all’Urbanistica Gianpaolo Lella, al termine di una riunione della maggioranza: secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il confronto sarebbe degenerato in un’aggressione fisica ai danni della vicesindaca, che avrebbe successivamente fatto ricorso a cure sanitarie.
Stamani Lella ha comunicato formalmente al sindaco le proprie dimissioni da assessore: la comunicazione è stata acquisita dall’Ufficio protocollo del Comune.
Sulla vicenda sono intervenuti il sindaco Andrea Scordella, la Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo e diversi esponenti politici regionali. Il primo cittadino ha definito quanto accaduto “un episodio vergognoso”, esprimendo solidarietà alla vicesindaca e sottolineando che “nessun comportamento che lede la dignità della persona può essere giustificabile”.
Scordella ha parlato anche di uno “scollamento” nei rapporti all’interno della giunta, ipotizzando possibili interferenze degli organismi provinciali e regionali dei partiti. Il sindaco non ha escluso singoli provvedimenti nei confronti degli amministratori né un possibile azzeramento della giunta, annunciando incontri con i responsabili locali dei partiti e con gli eletti della coalizione per verificare la possibilità di proseguire l’esperienza amministrativa.
La Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo ha espresso “profondo sconcerto”, precisando che, qualora i fatti riportati fossero confermati, si tratterebbe di un episodio di particolare gravità. “La violenza non può avere cittadinanza nelle istituzioni”, afferma la Commissione, chiedendo piena chiarezza sulla vicenda.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
I REGISTI ISRAELIANI, YUVAL ABRAHAM E RACHEL SZOR, SONO FINITI NEL MIRINO DI NETANYAHU, CHE VUOLE REVOCARGLI LA CITTADINANZA – ALLA PROIEZIONE AL CINEMA ADRIANO DI ROMA SI RITROVA IL CAMPO LARGO
Che ci fosse grande attesa per l’uscita in Italia di Naza , il doc di Yuval Abraham e Rachel
Szor, vincitore del premio speciale della giuria a Venezia 83, si sapeva. Alcune delle oltre 500 sale dove era in programmazione come evento speciale, erano già sold out da tempo. Ma il risultato al box office del primo giorno, lunedì, ha superato ogni aspettativa: il film più visto con 451.872 euro di incasso e una media per schermo di 1.153 euro. Oltre 60 mila spettatori.
Distribuito in Italia da IWonder, visto il successo rimarrà nei cinema anche dopo l’uscita evento, prevista fino a oggi. È stato realizzato a partire dalle rivelazioni delle inchieste, durate anni, di un team di reporter di testate indipendenti, come +972 Magazine e Local Call, coordinate dal Guardian, che risulta tra i produttori del film tra i quali compare anche Jonathan Glazer, il regista de La zona di interesse. I l doc si basa sulle testimonianze, coperte da anonimato, filmate di notte sui tetti di Tel Aviv, di 24 ex militari Idf e esponenti dei servizi di sicurezza.
I due registi hanno spiegato il senso dell’opera. «Abbiamo realizzato questo film spinti dal senso del dovere di utilizzare la nostra posizione di filmmaker e giornalisti israeliani per analizzare i meccanismi che stanno dietro al massacro di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Non parliamo di crimini di guerra sporadici commessi da soldati ribelli che hanno disobbedito agli ordini, piuttosto di un sistema di cui sveliamo gli ingranaggi».
Il doc sarà disponibile gratuitamente online da novembre, sul sito del Guardian dopo l’uscita nelle sale cinematografiche di oltre 50 Paesi nel mondo. Le reazioni del governo israeliano al film, fin dalla presentazione a Venezia, sono state durissime. Il doc è giudicato «vile», gli autori «traditori in tempo di guerra» che meritano di veder revocata la cittadinanza israeliana.
(da “Corriere Della Sera”)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
IL VOTO FINALE DELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE È PREVISTO PER L’8 OTTOBRE COL VOTO DI FIDUCIA. E TRA GLI ALLEATI LIEVITA IL SOSPETTONE CHE ALLA DUCETTA NON DISPIACEREBBE PER NIENTE CHE IL MELLONELLUM VENGA SILURATO… E MENTRE I DERELETTI SALVINI E TAJANI, CONTRARISSIMI AL VOTO ANTICIPATO (IL GIORNO DOPO L’APERTURA DELLE URNE FINIREBBERO AI GIARDINETTI), PROVANO A BLINDARE I GRUPPI, I FRATELLI D’ITALIA GIA’ RAGIONANO DI CAPILISTA E PREFERENZE
Quando la concentrazione deve essere massima, il silenzio è d’oro. Con questo mantra i deputati di centrodestra si apprestano ad accogliere a Montecitorio il testo della legge elettorale per il via libera definitivo: nessun commento, nessuna risposta al cannoneggiare di attacchi da parte delle opposizioni, con Simona Bonafé del Pd che ha parlato di «cancellazione dell’identità di genere» e il Movimento 5 Stelle, con Vittoria Baldino, che ha definito il Melonellum «incostituzionale» e «moralmente riprovevole».
L’ordine di scuderia, arrivato dai leader ai rispettivi capigruppo, è quello di sorvegliare i propri parlamentari, impedire defezioni e marcare stretti i deputati, e soprattutto le deputate, che domani – quando inizieranno le votazioni – potrebbero tradire nel segreto dell’urna.
«Alle 16:15 saremo in aula», ha assicurato il presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano, che in mattinata completerà l’esame degli emendamenti.
Il cammino è disseminato di rischi e la sensazione, in Transatlantico, è che anche tra alleati ci si inizi a guardare con sospetto.
Del resto, la minaccia è arrivata direttamente dalla premier Giorgia Meloni, che in più sedi – non ultima la riunione del Consiglio dei ministri di qualche giorno fa – ha fatto capire che se la legge non passa lei ne trarrà le conseguenze, dimettendosi per tornare al voto.
Anche per questo sugli articoli verrà posta la questione di fiducia: in caso di franchi tiratori all’opera e bocciatura, Meloni avrà gioco facile a trarne le conseguenze.
Tra gli alleati, nei ranghi di Forza Italia e Lega, proprio questa paura sta serpeggiando: non è che la premier voglia provocare l’incidente, così da avere il perfetto casus belli per andare a elezioni anticipate, facendo saltare contemporaneamente anche il Melonellum, che a conti fatti e con la variabile Vannacci non garantisce più una vittoria certa?
Il dubbio è alimentato dall’esito delle suppletive di Reggio Calabria, dove il partito del generale si è fermato sì all’11 per cento e in condizioni particolari di bassa affluenza, ma quella doppia cifra basta ad alimentare il sospetto che Futuro nazionale possa scompaginare ogni calcolo.
Sentite, fonti vicine al dossier elettorale smentiscono la ricostruzione: «Meloni è convinta che con la nuova legge le elezioni diventeranno una corsa a due, azzerando Vannacci: sarà lei contro il nome scelto dal campo largo. Tutto il resto sono invenzioni».
A scanso di ogni equivoco, i big leghisti e azzurri ostentano tranquillità. L’unico a esprimerla ad alta voce, però, è il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè durante un evento pubblico: «Non c’è la percezione di diserzioni nascoste».
Lui parla di percezione, ma la certezza è che il controllo sarà capillare proprio per non servire a Meloni l’appiglio per tornare al voto, proprio nel momento in cui la Lega ha annunciato un congresso straordinario e Forza Italia sta vivendo un momento di riequilibrio interno tra le forze più vicine alla famiglia Berlusconi e gli allineati al segretario Antonio Tajani.
Conviene? I peones di Fratelli d’Italia, invece, già stanno ragionando di capilista e preferenze. I posti bloccati saranno appannaggio di ministri e sottosegretari uscenti, per le preferenze andrà fatto un attento lavoro di screening interno per individuare chi le ha, a differenza di come si fece nel 2022 sotto il controllo di Francesco Lollobrigida.
Ecco perché a scaldare i motori ci sarebbero molti dirigenti locali, mentre a temere di più sono i parlamentari uscenti senza radicamento e che sono stati meno abili a diventare riconoscibili per la leader.
In ogni caso – è il ragionamento che filtra – FdI non risentirà di un calo drastico di eletti, anche in caso di sconfitta e con Vannacci fuori dalla coalizione. Secondo una simulazione del Centro italiano studi elettorali della Luiss con i numeri della Camera, FdI passerebbe da 118 deputati attuali a 89 in caso di premio di maggioranza al campo largo e 112 in caso di sconfitta ma senza che scatti il premio.
La suggestione è quella di trasformare FdI nel «partito della nazione» e questa legge elettorale sarebbe stata pensata proprio per creare un sistema bipolare che catalizzi i voti su due leader contrapposti. Un bipolarismo che, a oggi, attirerebbe su Meloni anche il consenso dei due partiti minori del centrodestra, che verrebbero eventualmente ricompensati con posti nel listone del premio di maggioranza .
Chi la frequenta in questi giorni, però, la descrive come «stremata», soprattutto da dopo il comizio di Bari per festeggiare il governo più longevo. Dunque non disponibile a tirare avanti davvero per un altro anno. Intanto un passo alla volta, ora con la legge elettorale.
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
STEFANO FOLLI: “SI È ARRIVATI AD AFFRONTARE UNA LEGGE CHE DOVREBBE ESSERE ‘DI SISTEMA’ IN MODO APPROSSIMATIVO E CONFUSO.BEN POCHI TRA GLI STUDIOSI DI DIRITTO COSTITUZIONALE PENSANO CHE LA NUOVA LEGGE PASSERÀ IL VAGLIO DELLA CONSULTA SENZA ALCUN RILIEVO, E SI DIVIDONO TRA CHI RITIENE CHE L’INTERVENTO SARÀ CIRCOSCRITTO E CHI PREVEDE UN INTERVENTO MOLTO INVASIVO, TALE DA SCARDINARE L’IMPIANTO DELLA LEGGE”
Fra pochi giorni la nuova riforma elettorale potrebbe diventare legge. Dipende dalla Camera,
destinata ad avere l’ultima parola. Ma il tema non sarà esaurito con l’eventuale, ormai probabile approvazione.
C’è ancora la Corte Costituzionale ed è un passaggio decisivo, come è ovvio. A sentire i costituzionalisti, le opinioni sono innumerevoli, un po’ come le posizioni dei partiti.
Allo stato delle cose, ben pochi tra gli studiosi di diritto costituzionale pensano che la nuova legge passerà il vaglio della Consulta senza alcun rilievo. Subito dopo il palcoscenico si divide tra chi ritiene che l’intervento sarà circoscritto, quindi minimo e non tale da affondare il progetto.
E chi invece allarga il tiro e prevede un intervento molto invasivo, tale da scardinare l’impianto della legge e comunque da renderla inservibile per il voto nelle elezioni nel 2007.
Comunque sia, è chiaro che si è arrivati ad affrontare una legge che dovrebbe essere “di sistema” in modo approssimativo e confuso. Le polemiche saranno in ogni caso prolungate e gli elettori che hanno motivo di tenersi alla larga dalle alchimie politiche non si precipiteranno a cambiare idea.
I fautori dell’intervento minimo guardano alla quantità abnorme delle firme necessarie per presentare una nuova lista (è il caso di Vannacci). Ritengono che la Corte abbia qualcosa da dire al riguardo, tuttavia una rapida pronuncia, sotto forma di “sentenza applicativa”, consentirebbe di correggere la norma senza imporre un ritardo rispetto alla data delle elezioni, che peraltro nessuno al momento conosce.
Altro tema controverso sono le preferenze con i vari capilista bloccati. Su tale punto molto si è discusso e si continua a questionare. Ma anche in questo caso sarebbe possibile un rapido correttivo a un marchingegno che alla fine è riuscito a scontentare quasi tutti.
Veniamo adesso a chi pensa sia preferibile che lo “Stabilicum” venga affondato, se non in Parlamento, certo tra i faldoni della Consulta. Le ragioni dell’ostilità del centrosinistra, almeno in via ufficiale, riguardano la differenza del premio in seggi tra la Camera (assegnato su base nazionale) e il Senato (base regionale); l’eccessivo numero di posti assegnati alla lista vincitrice, con danno per le forze minori; e naturalmente l’indicazione del premier.
È evidente tuttavia che gli aspetti qui indicati non sono correttivi minori: sono altrettanti macigni in grado di azzoppare lo “Stabilicum” prima della partenza. Resta peraltro da capire se la Corte sarà in grado di recepire i ricorsi, valutarli ed esprimersi prima che la legislatura sia conclusa. Quindi c’è anche una questione di tempi.
Stefano Folli
per “la Repubblica”
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
UN GOMMONE SGONFIO ALLA DERIVA E ALTRI NAUFRAGHI IN BALIA DELLE ONDE AGGRAPPATI A UNA PIATTAFORMA PETROLIFERA SALVATI DALLA ONG
Sono le 4:42 del mattino italiane quando la nave Aurora dell’ong Sea-Watch avvista un gommone sgonfio e alla deriva, in balia delle onde del Mediterraneo centrale. A bordo ci sono cinque persone e due corpi senza vita: una delle vittime è un bambino.
L’equipaggio soccorre i superstiti, imbarca le salme e parte alla volta della piattaforma petrolifera Hasdrubal, al largo della Tunisia. Ventitré migranti l’hanno raggiunta a nuoto e poi, arrampicandosi su una scaletta a pioli mangiata dalla ruggine, sono saliti al piano inferiore dell’impianto, dove hanno trovato riparo. Però ci sono sei dispersi e tra di loro si contano altri tre minori. Sea-Watch arriva alla piattaforma che è ancora notte, li fa salire a bordo, distribuisce i giubbotti di salvataggio e fa rotta verso Lampedusa. Due donne raccontano di aver perso i loro figli tra le onde.
Aurora è approdata sull’isola siciliana nel tardo pomeriggio: “i 28 sopravvissuti al naufragio sono tutti arrivati al sicuro a Lampedusa, e i due corpi senza vita sono stati consegnati all’autorità”.
L’operazione di soccorso di Sea-Watch
“L’acqua sta entrando nella barca e rischiano di affondare”. La segnalazione è partita alle 16:42 italiane da Alarm Phone, una rete che gestisce una linea telefonica di emergenza per le persone che attraversano il Mediterraneo: raccoglie le richieste di aiuto e trasmette le segnalazioni alle autorità e alle navi presenti nella zona.
Aurora era già in mare. Si tratta di una delle imbarcazioni veloci impiegate da Sea-Watch per le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Questo mezzo opera direttamente da Lampedusa ed è in grado di raggiungere una velocità di circa 25 nodi.
I numeri del naufragio: superstiti, vittime e dispersi
Il naufragio ha coinvolto 36 persone in totale, almeno in base alle testimonianze delle persone che sono salite a bordo di Aurora. Dopo aver prelevato i cinque superstiti e i due cadaveri dal gommone, Aurora ha raggiunto Hasdrubal con l’autorizzazione del centro tunisino di coordinamento dei soccorsi marittimi, l’MRCC. Lì ha recuperato altri ventitré migranti, però sei risultano ancora dispersi. Tra i ventotto superstiti ci sono cinque donne e un bambino molto piccolo, indicato da Sea-Watch come un neonato.
L’Ong dice a Fanpage.it che tra di loro ci sono persone di origine eritrea, etiope, nigeriana e pakistana. La nave è approdata sull’isola siciliana nel tardo pomeriggio.
“I 28 sopravvissuti al naufragio”, ha annunciato l’Ong alle 18:54 del 29 settembre, “sono tutti arrivati al sicuro a Lampedusa, e i due corpi senza vita sono stati consegnati alle autorità. Noi continuiamo con la nostra ricostruzione di questa tragedia, alla ricerca di risposte”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
IL MANUALE PERFETTO PER ASSICURARE LA VITTORIA A GIORGIA MELONI: DIMOSTRARSI DIVISI E INAFFIDABILI… MA CHIUDETELI TUTTI IN UNA STANZA E RIAPRITE SOLO QUANDO AVRANNO DECISO CHI FARA’ LA CANDIDATA PREMIER (PER VINCERE, NON PER PERDERE)
L’incognita primarie continua ad agitare il Nazareno. Mentre ancora si discute se farle o no,
aperte a tutti o chiuse, la fronda riformista lancia la bomba.
Porta il nome dell’eurodeputato Giorgio Gori, il quale sarebbe pronto a correre contro Elly Schlein e Giuseppe Conte. Nel frattempo restano in piedi altre ipotesi, come quella dell’ex capo della polizia e prefetto Franco Gabrielli. A prescindere dalle primarie, una sua candidatura come possibile federatore non dispiacerebbe ai dem (e nemmeno ai pentastellati). Prima però, andranno sciolti tutti gli altri nodi.
È a questo che punta la prossima direzione Pd, prevista per venerdì. La segretaria ascolterà le istanze dei suoi in vista dell’assemblea di fine ottobre, ma l’orientamento sembra essere uno soltanto: la linea la deciderà lei.
D’altronde lo statuto del Pd parla chiaro, ha ricordato il responsabile organizzazione Igor Taruffi. Il candidato a Palazzo Chigi non può che essere il leader del partito.
Ma l’ala riformista sembra aver già preparato la contromossa. Da quel fronte c’è chi ricorda quando, nel 2012, Pierluigi Bersani modificò le regole e lo statuto per consentire la partecipazione di più candidati, tra cui Matteo Renzi e Nichi Vendola. O ancora, quando nel 2022 Enrico Letta cambiò lo statuto per aprire il congresso ai non iscritti, consentendo così a Elly Schlein di candidarsi. Certo in quei casi si trattava di primarie di partito e non di coalizione, ma insomma, i precedenti ci sono e fanno scuola.
“Non sarà l’argomento di oggi, ma se ci fosse una candidatura riformista sarebbe una buona cosa”, ha dichiarato sabato scorso Gori, durante l’assemblea dei riformisti a Prato. L’ex sindaco di Bergamo non si è sbilanciato ma figure a lui vicine confermano che intende fare sul serio.
Il gruppo capeggiato da Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Lia Quartapelle ed altri ha individuato alcune condizioni imprescindibili affinché le primarie siano possibili e con più candidati: doppio turno per allargare la platea, solo a gazebo e non online. “Le primarie sono uno strumento importante di partecipazione: più la partecipazione è alta, più l’offerta è alta e meglio è”, ha dichiarato Delrio.
Per ora l’ipotesi non convince. “È una mossa azzardata. Rischiamo di sfaldarci sia davanti al centrodestra che davanti al Movimento 5 Stelle, con Conte che ne uscirebbe rafforzato”, ci dice un esponente di peso del partito, in realtà più vicino alla corrente riformista che a quella schleniana.
Quanto alle tempistiche, si ragiona sul mese di gennaio, ma il timore è di arrivare troppo a ridosso del voto e avere così poco tempo per allinearsi alla nuova leadership e correre compatti.
Nel partito c’è chi ancora spera in un terzo nome che metta d’accordo tutti. Franco Gabrielli incontrerebbe il favore di molti ma a Fanpage.it l’ex direttore dell’Aisi risponde in maniera evasiva: “La questione di fondo deve essere quella di stilare un programma che raccolga le sensibilità, ovviamente, dei partiti che vorranno comporre questo schieramento, che in queste diverse sensibilità non ci siano contraddizioni, perché le contraddizioni credo che non facciano bene in primis alla coalizione, ma soprattutto al Paese. Una volta definito un programma che sia credibile, che sia concreto, che sia sottoponibile al vaglio dei cittadini, uno può anche intraprendere un percorso per scegliere quale debba essere il direttore d’orchestra, ma credo che sia veramente prioritario trovare un ordito, un programma di cui poi l’intera coalizione si può fare interprete. Non vedo soluzioni alternative”.
Gabrielli non chiude ma più il tempo passa senza che il campo largo abbia raggiunto un accordo, quantomeno preliminare, sul programma, più quello spiraglio che lo vede come possibile federatore si restringe.
Così, nella confusione più totale, tornano a galla vecchi nomi, come quello di Ernesto Ruffini. L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate ribadisce di aver dato la sua disponibilità ma anche lui fissa dei paletti. “Devono essere aperte agli elettori e a chi vuol dare un contributo, con regole e una minima piattaforma condivisa. Il centrosinistra non ha bisogno di qualcuno che tenga insieme i suoi leader. Ha bisogno di qualcosa che tenga insieme i suoi elettori”.
In questo momento l’area riformista fuori dal Pd è frammentata. In campo ci sarebbe anche Vincenzo Spadafora, l’ex ministro dello Sport del governo Conte II, che si riunirà con il suo progetto “Primavera” a ottobre e preme per un’assemblea costituente. Nel fine settimana Spadafora parteciperà alla Leopolda, che Matteo Renzi aprirà assieme al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.
In questo senso, ottobre potrebbe aiutare a definire meglio il quadro. Dal voto sulla legge elettorale, previsto per la prossima settimana e da cui dipende l’ipotesi di elezioni anticipate, all’assemblea nazionale dem, passando per i vari appuntamenti di partito, l’agenda è affollata. Probabilmente per la resa dei conti definitiva bisognerà ancora aspettare, ma almeno – è l’auspicio di molti – il confronto servirà a sbloccare l’impasse.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2026 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI 20 ANNI IL NUMERO DI POTENZIALI PARTECIPANTI AI CONCORSI E’ CALATO DI 700.000 UNITA’
Nel 2025 il concorso per agenti di polizia ha avuto 46 mila domande per 4.617 posti. Alle prove si sono presentati in meno di ventimila. Un rapporto molto inferiore rispetto a 25 anni fa, quando al concorso per 780 posti arrivarono quasi 400 mila domande. «Negli ultimi vent’anni, il numero di potenziali partecipanti ai concorsi nelle forze dell’ordine è calato di 700 mila unità», è il calcolo fatto dalla Guardia di Finanza a Repubblica.
Il calo delle vocazioni
C’è un calo delle vocazioni abbastanza evidente tra polizia e carabinieri. La riduzione delle domande presentate negli ultimi vent’anni ai concorsi per diplomati varia tra il 60 e il 70%, nell’Arma si attesta al 70%. La Gdf solo il 10. A presentarsi alle prove è il 40-50% delle domande iniziali. I correttivi li ha indicati il capo della Polizia Vittorio Pisani al congresso del sindacato Siap: «Presentazione dei benefici, differenziazione delle diverse tipologie di poliziotto, configurare un impiego diverso rispetto a quello operativo, prevedere un concorso a territorialità diversificata, un programma di ristrutturazione degli alloggi collettivi».
I salari
Ma i sindacati puntano anche su altri problemi. «C’è un’enorme questione di salari (1500 euro senza alloggio garantito in molte parti d’Italia) e c’è un enorme problema di mobilità», dice Pietro Colapietro, del Silp Cgil. «E francamente non aiuta a coltivare la passione per questo mestiere il continuo tirare per la giacchetta le uniformi. Da troppo tempo le forze dell’ordine sono al centro di un’attenzione mediatica indesiderata che snatura la sua missione».
Mentre c’è un dato in controtendenza: «L’aumento costante del personale femminile è frutto di importanti interventi concorsuali che hanno portato a circa il 60% in più di donne arruolate negli ultimi vent’anni — dicono al Comando generale — l’importante è far conoscere le opportunità che la professione riserva. Presentiamo l’Arma con un registro di linguaggio più adatto ai giovani, valorizzando i social e il web».
Il poliziotto
Alessandra Ziniti su Repubblica intervista anche il poliziotto Gianluca Cioè. «Fino a qualche anno fa, pur nelle difficoltà, la linea di demarcazione mi sembrava più sfumata. Intendo: la linea tra il poter fare e il non poter fare. Adesso purtroppo è nitidissima, la vediamo ogni giorno: io, mia moglie, i nostri due figli che hanno diciott’anni. La linea sembra una livella, o l’asticella del salto in alto. Prendi la rincorsa, provi a saltare ma sai che puoi restare sotto». Il 52enne vice sovrintendente in servizio dal 1994 ha 2 mila euro di stipendio dopo 32 anni di servizio.
«Io poliziotto con uno stipendio di poco più di quello che sono oggi 1.200 euro al mese; la mia fidanzata appena assunta come maestra delle scuole elementari». E ancora: «L’acquisto di una nuova macchina ha richiesto una programmazione di anni di anticipo. Riuscire ad andare una settimana al mare significa – quando è possibile, non sempre – mettere da parte i soldi tipo salvadanaio. La spesa al supermercato è un’operazione delicata: sai dove puoi arrivare e che se vai oltre poi a fine mese sei in affanno. Ecco la vita senza eccessi e senza serenità. Ma è un valore che mia moglie ed io cerchiamo di trasmettere ai nostri due figli appena maggiorenni».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »