Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
E DIRE CHE IL PD AVEVA GIA’ FATTO INCAZZARE IL COLLE, SPACCANDOSI AL PARLAMENTO EUROPEO DURANTE IL VOTO SUL “REARM UE” PROPOSTO DA VON DER LEYEN: MENTRE I SOCIALISTI EUROPEI, CUI IL PD APPARTIENE (I DEM HANNO ANCHE LA DELEGAZIONE PIU’ NUMEROSA) SOSTENNERO IL PROVVEDIMENTO, I DEM SI SFANCULAVANO CON 10 SI E 11 ASTENSIONI
Nelle stanze damascate del Quirinale l’assenza del vicepremier, nonché ministro, Matteo Salvini alla parata del 2 Giugno ha colpito ma non troppo. A suscitare commenti irriferibili, invece, è stata la mancata partecipazione della segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein.
E’ vero che il protocollo non prevede l’invito ai leader dei partiti che non ricoprono cariche istituzionali o di governo ma Elly, a cui piace frequentare le piazze per il Gay pride, avrebbe potuto sfilare in piazza con i cittadini e, soprattutto, avrebbe potuto mandare alla parata i due capigruppo del Pd, Chiara Braga che guida la delegazione alla Camera, e Francesco Boccia in De Giromano, che sovrintende al gruppo al Senato. I due, infatti, erano stati espressamente invitati visto il ruolo istituzionale.
Quando l’invito è legato alla carica che si ricopre, il bon ton istituzionale consiglia di onorare la “chiamata”. Non si trattava del taglio di un nastro, ma dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica.§L’assenza di un frescone come Salvini, che già nel 2013 alla vigilia della Festa della Repubblica twittava “Non c’è un cazzo da festeggiare”, non è una sorpresa per il Colle. Le recenti sparate dell’ex Truce del Papeete hanno ribadito la sua contrarietà alle spese per armamenti e per la difesa. Inoltre il ministro dei Trasporti non perde occasione di mostrare l’abito da pacifista anti-militarista, invocando la fine della guerra in Ucraina (“La pace si fa con Mosca”). Peccato che finga di non sapere che il conflitto l’ha scatenato proprio il suo amico Putin.
Al contrario di Salvini, l’inedita assenza del vertice del Partito Democratico dalla parata del 2 giugno ha sorpreso il Quirinale: è un ulteriore, e pessimo, segnale dello
stato di crisi di quel “Campo largo” che sogna di mandare a casa l’Armata Branca-Meloni.
Se il 12 marzo 2025 il M5s di Conte e AVS di Fratoianni & Bonelli hanno fatto compagnia alla Lega, votando no al piano “ReArm Europe” sul futuro della difesa europea proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il Pd si è spaccato come una mela.
Undici eurodeputati che fanno il tifo per Elly si sono astenuti: Lucia Annunziata, Brando Benifei, Annalisa Corrado, Camilla Laureti, Dario Nardella, Matteo Ricci, Sandro Ruotolo, Cecilia Strada, Marco Tarquinio, Alessandro Zan e il capo delegazione Nicola Zingaretti.
Mentre si sono espressi a favore gli altri dieci eurodeputati: Stefano Bonaccini, Pina Picierno, Antonio Decaro, Giorgio Gori, Elisabetta Gualmini, Giuseppe Lupo, Pierfrancesco Maran, Alessandra Moretti, Irene Tinagli e Raffaele Topo.
Per Bonaccini, presidente del Partito Democratico, si è trattato infatti non solo del primo voto “in dissenso” rispetto alla linea portata avanti dalla segretaria con l’eskimo, ma soprattutto di un fatto politico gravissimo, essendo la delegazione nazionale del Pd la più numerosa all’interno del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo.
Ecco perché la mancata partecipazione alla parata militare dei Fori Imperiali dei dem, a partire dal leader nazionale per finire a una delegazione ufficiale del Partito Democratico, ha visto Mattarella uscir fuori dalla grazia di dio, mentre risuona cupo l’anatema scagliato nel 2002 dal palco di piazza Navona di Nanni Moretti rivolto a Rutelli e Fassino: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. All’epoca, l’evento segnò la nascita del movimento di protesta civile dei Girotondi, oggi non si vede all’orizzonte nemmeno una corsa nei sacchi…
(da Il Foglio)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
BEPPE SEVERGNINI: “VERSO L’ESIBIZIONE DELLA RICCHEZZA, SIAMO ACCONDISCENDENTI E SERVILI. CON LA COMPLICITÀ DEI SOCIAL, AUMENTA L’IPNOSI COLLETTIVA: IL LUSSO ESAGERATO STA DIVENTANDO UNA RELIGIONE. SE DIVENTIAMO PIÙ POVERI VEZZEGGIANDO I RICCHISSIMI (O QUANTI FINGONO DI ESSERLO) CI ASPETTANO GIORNATE AMARE”
La ricchezza degli italiani aumenta, ma si concentra sempre di più in alto. Alla fine
del 2025 il patrimonio netto delle famiglie – immobili e attività finanziarie al netto dei debiti – sale a 453mila euro per nucleo, dai 431mila del 2024. Ma la media inganna: secondo Bankitalia, il 10% più ricco possiede il 60,6% della ricchezza netta totale. Alla metà meno abbiente resta solo il 7,2%.
L’indice di Gini, che misura la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, passa da 71,5 nel 2024 a 72,2 nel quarto trimestre del 2025. Via Nazionale parla di un aumento lieve, ma il segnale resta netto: il patrimonio medio cresce, la sua concentrazione pure. La frattura riguarda anche la composizione del portafoglio.
Per le famiglie nella metà meno abbiente oltre il 90% delle attività è fatto di abitazioni e depositi: il 73,6% è casa, il 17,5% liquidità. Un patrimonio rigido, poco diversificato. Le fasce più alte, invece, hanno portafogli più articolati. […]
I numeri riaccendono lo scontro politico. Per Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile Lavoro del Pd, Bankitalia certifica «una vera emergenza nazionale» che il governo Meloni «continua ostinatamente a non vedere». Dietro l’aumento della ricchezza media, dice, «c’è una realtà molto preoccupante, durante questa legislatura le diseguaglianze sono aumentate» e «quando stanno meglio solo in pochi significa che il Paese nel suo complesso sta peggio».
(da Repubblica)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
IPOTESI PASSAGGIO CON CALENDA
Pina Picierno lascia il Pd. Mesi di insofferenza e di frizioni con la segreteria Schlein hanno portato l’eurodeputata campana, dal 2024 vicepresidente dell’Eurocamera, a decidere di abbandonare i dem.“Questo non è più il mio partito, non lo riconosco più”, è la frase ripetuta a più riprese in questi giorni. Prima destinazione il gruppo di Renew Europe e l’adesione al Partito democratico europeo di Sandro Gozi. Per l’eurodeputato di Renew, Picierno “ha avuto il merito di affermare una verità che molti vedono e pochi hanno il coraggio di dire. Non si può essere europeisti a giorni alterni, atlantisti a convenienza o riformisti solo a parole”.
La deputata ha maturato la sua scelta, come ha raccontato alle persone a lei più vicine, alla luce di una sostanziale indifferenza mostrata dalla segretaria Schlein rispetto alle critiche che erano state mosse nei confronti della linea politica del partito. Ultima goccia: il via libera alla candidatura del capogruppo Nicola Zingaretti nella corsa alla vicepresidenza del Parlamento europeo che andrà al rinnovo nella seconda metà della legislatura. Al posto della stessa Picierno, appunto.
Nelle ultime settimane l’europarlamentare è stata parecchio corteggiata da Carlo Calenda. Picierno al momento nega un passaggio immediato nel piccolo partito di Azione. Ma l’indiscrezione è insistente. Complice, non ultima, la campagna per il sì al recente referendum per la giustizia. Dal leader centrista sono arrivate parole di
apprezzamento per la scelta di Picierno che “ha avuto il coraggio di lasciare il Partito democratico per non rinunciare ai propri valori. In questo momento della storia l’europeismo non può essere un tratto retorico così come la politica estera – Ucraina in primis – non può essere oggetto di negoziati con i populisti filorussi”. “Spero che potremo lavorare insieme per costruire un’alternativa europeista, liberale e riformatrice al bipopulismo”, ha aggiunto Calenda.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
CHI E’ SENZA BOTTIGLIA SCAGLI IL PRIMO TAPPO
Bisogna riconoscere che capitano tutte a lui. L’onorevole Emanuele Pozzolo sembra
disegnato apposta per attirare gli sberleffi dei benpensanti e farli passare per snob. Ma non cadremo nella trappola: siamo qui per tessere il suo elogio. A chiunque di noi potrebbe succedere quel che è appena successo a lui, e cioè di mettersi al volante sotto la pioggia dopo una bevuta in compagnia, surfare sulle onde dell’asfalto allagato e finire fuori strada con l’alcol-test alle stelle. Chi è senza bottiglia scagli il primo tappo. Tanto a raccoglierlo ci penserà l’onorevole, che in un’intervista ebbe a dire: «Il botto che preferisco è quello dello champagne».
Gli stavano chiedendo della famosa sparatoria di Capodanno, perché quest’uomo si muove impavido tra pistole e cicchetti come un cowboy nel saloon. Ma anche lì, siamo sinceri: chi non ha mai santificato le feste sparando accidentalmente al compagno della figlia del caposcorta di un sottosegretario?
Che poi, a dirla tutta, non era neanche una pistola, la sua, ma un banalissimo revolver, per di più mini.
Quanto alla presunta incoerenza politica di Pozzolo, che da deputato di Meloni solidarizzava con Zelensky mentre da deputato di Vannacci srotola striscioni «Basta soldi a Zekensky» vorrei proprio vedere chi di noi avrebbe il coraggio di urlare in faccia al Generalissimo «andate al diavolo, tu e il tuo amico Putin» potendo contare soltanto su un mini-revolver e su un’automobile che va fuori strada per due gocce d’acqua e quattro di grignolino.
(da – corriere.it)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
ALLA FESTA PER GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA IL MONOLOGO OMETTE LA PREMIER, MA IL COPIONE E’ DEL QUIRINALE
C’è ancora domani ma oggi c’è l’ira di Meloni. La regista Paola Cortellesi non la cita nel suo discorso sugli ottant’anni della repubblica e la premier si infastidisce. E’ la prima donna presidente del Consiglio, di fatto è entrata nella storia del paese, ma non entra nel copione della Cortellesi, la regista premiata di “C’è ancora domani”. Volete vedere che daranno la colpa alla Rai? Al governo la stanno già dando.
La scena. Martedì sera si festeggia la repubblica, i suoi ottant’anni, al Quirinale, con Sergio Mattarella, insieme al popolo e agli artisti, da Roberto Bolle a Carlo Verdone passando per Meloni e i ministri. È una festa diversa ed è una richiesta personale di Mattarella. Per una volta niente ricevimento classico ma il desiderio di aprire agli italiani e in piazza. È un mega evento trasmesso dalla tv pubblica, prodotto da Rai Cultura, dalla Siae, che fa da sponsor tecnico e mette a riparo da possibili interferenze terze. Gli artisti si esibiscono gratuitamente e la Rai si limit
alla messa in onda, come accade con il Primo Maggio e i David di Donatello. È quasi a costo zero. Chi cura i testi, chi legge il copione degli artisti? Passa tutto dalla scrivania, come è ovvio che sia, di Giovanni Grasso, il portavoce-scrittore di Mattarella, e dal giallista Maurizio De Giovanni, che lo aiuta, perché l’evento è gestito dal Colle. Per dire quanto la Rai si limita a fare da service, da supporto, è sufficiente notare che viene distaccato l’autore Massimo Martinelli e il regista di Bellamà, il programma di Diaco. Chi ha il coraggio, da parte della Rai, di chiedere a Grasso (e perché dovrebbe?) il copione? E anche se si dovesse chiedere, chi ha il coraggio di far notare a Grasso che il testo della Cortellesi è sbilanciato o che si potrebbe praticare qualche aggiunta, correzione o allargare? Lo potrebbe fare un grande autore ma manca questo grande autore Rai capace di suggerire che, con tutto il rispetto, il testo si può migliorare e inoltre chi è cosi autorevole da contrariare il Colle?
Il monologo della Cortellesi è un carosello di donne, madri costituenti che hann atto grande l’Italia, da Nilde Iotti a Teresa Mattei, e c’è una parte che viene ritenuta eccessivamente severa anche per chi lo ascolta, almeno quando parla “di promesse fatte a donne coraggiose non ancora mantenute”. Meloni, che è la prima donna premier, si infastidisce per non essere annoverata. Tutta la maggioranza prova fastidio e torna a casa scontenta (e digiuna). La serata è un successo in termini di ascolto (il 16 per cento) ben superiore alle attese. Il paradosso è un altro: la Rai non lo può rivendicare, perché non è piaciuto a Meloni, e non può neppure dire: “Noi non c’entriamo nulla”. La Rai ha Stefano De Martino, ma il Quirinale ha Grasso, che vale due De Martino, l’Antonello Falqui della Carta Costituzionale.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
CROLLA ANCORA L’INDICE DI APPROVAZIONE DEL PRESIDENTE USA
L’indice di approvazione netta di Donald Trump questa settimana ha toccato un
nuovo minimo di -25, secondo il rilevatore di sondaggi di The Economist basato su rilevazioni condotte da YouGov. Questo lo rende il presidente più impopolare da quando la nostra indagine è iniziata nel 2009. La guerra in Iran ha danneggiato il consenso di Trump: più della metà degli americani ritiene col senno di poi che il conflitto sia stato una «decisione sbagliata».
Ma è soprattutto la sua gestione dell’economia a trascinarlo verso il basso. Tre quarti degli americani giudicano le condizioni dell’economia «discrete» o «cattive», e il 59% ritiene che stiano peggiorando. Se la situazione non cambierà, ciò danneggerà il Partito Repubblicano nelle elezioni di metà mandato di novembre. Il nostro modello di previsione indica che i Democratici hanno nove probabilità su dieci di conquistare il controllo della Camera dei Rappresentanti. Il Senato è invece in bilico.
Per il momento, Trump continua a collezionare vittorie nelle primarie del partito in vista delle elezioni di novembre. Grazie al suo sostegno, Ken Paxton, il procuratore generale del Texas travolto dagli scandali, ha nettamente sconfitto un senatore uscente in carica da quattro mandati, diventando il candidato repubblicano per un seggio al Senato.
Altri politici che hanno osato opporsi al presidente sono stati similmente estromessi, tra cui Bill Cassidy, senatore della Louisiana, e Thomas Massie, deputato del Kentucky. La fedeltà può garantire la vittoria in una primaria di partito, ma, vista l’impopolarità di Trump, può anche portare alla sconfitta nella successiva elezione.
L’indice di approvazione netta di Trump per la sua gestione dell’inflazione e dei prezzi è pari a -43, il livello più basso di questo mandato. Non sorprende. Prima dell’inizio della guerra in Iran, il prezzo medio di un gallone di benzina era inferiore a 3 dollari. Ora è di 4,48 dollari. Scott Bessent, il segretario al Tesoro, ha promesso che «gli aiuti stanno arrivando». Considerate le dichiarazioni contraddittorie dell’amministrazione sulla guerra, gli americani possono essere perdonati se si mostrano scettici.
Utilizzando i dati di YouGov, The Economist ha elaborato una proiezione dell’indice di approvazione di Trump Stato per Stato. Come ci si potrebbe aspettare, l’approvazione di Trump è più bassa negli Stati che tendono a votare per i Democratici e più alta in quelli che tendono a votare per i Repubblicani.
Gli elettori di Trump continuano in larga maggioranza ad approvare il suo operato come presidente. Ma la proiezione mostra anche come il malcontento nei confronti di Trump sia diffuso persino negli Stati che hanno votato per lui nel 2024. Questi numeri rappresentano una lettura preoccupante per i Repubblicani impegnati in competizioni elettorali equilibrate nelle elezioni di metà mandato di quest’anno.
Come per altri politici repubblicani prima di lui, gli elettori bianchi e di sesso maschile sono tra i più propensi ad approvare il lavoro svolto da Trump, mentre gli elettori più giovani e i membri delle minoranze etniche figurano tra i più fortemente contrari. Le persone con il livello di istruzione più elevato — laureati e possessori di titoli post-laurea — sono le meno inclini a sostenere Trump. Anche gli elettori in età pensionabile, normalmente un blocco solidamente repubblicano, mostrano un sostegno sorprendentemente tiepido nei confronti del presidente.
Alcune questioni politiche interessano in misura sproporzionata i sostenitori dei diversi schieramenti. L’immigrazione è un tema centrale per la base repubblicana di Trump, così come le tasse e la spesa pubblica. I Democratici sono invece più preoccupati per l’assistenza sanitaria e il cambiamento climatico. Il grafico sopra mostra le questioni più importanti per gli adulti americani e per gli iscritti a ciascun partito.
Karl Marx disse che gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno come vogliono. Questo vale per Trump quanto per chiunque altro. Durante il primo mandato di Trump, l’opinione pubblica finì per essere dominata dalle
preoccupazioni relative all’assistenza sanitaria, soprattutto dopo lo scoppio della pandemia di covid-19.
Gli effetti economici della pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 hanno fatto dell’inflazione il tema dominante della presidenza di Biden. Il grafico sopra mostra quali siano state le questioni più importanti per gli adulti americani dal 2017, sulla base dei dati settimanali dei sondaggi YouGov.
(da Economist)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
L’82% DEGLI INTERVISTATI CONSIDERA LE AZIONI NDIVIDUALI ESSENZIALI PER CONTRASTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Gli italiani sono divisi sull’energia nucleare: il 46% ne apprezza la spinta all’indipendenza energetica e il 36% il contenimento dei costi, ma il 47% ne teme le scorie radioattive e il 42% il rischio incidenti che deriverebbero dal suo utilizzo. È quanto emerge dalla ricerca realizzata dall’istituto di ricerca Youtrend per Green&Blue, presentata oggi da Lorenzo Pregliasco, co-fondatore e Direttore dell’istituto, nel corso della giornata inaugurale del Festival Green&Blue 2026 al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano.
L’indagine, che esplora in generale il rapporto degli italiani con la transizione ecologica, rivela che ben l’82% degli intervistati considera le azioni individuali essenziali per contrastare il cambiamento climatico. Tuttavia, l’indice di azione e conoscenza ambientale dell’indagine, costruito sulla base di comportamenti adottabili e dal livello di informazione dichiarato dagli intervistati sui diversi aspetti, mostra uno scenario complesso.
Ad oggi il 45% degli italiani risulta ancora “distante” dalla sostenibilità nelle pratiche quotidiane, il 46% si colloca in una fascia intermedia e solo il 9% si dimostra pienamente informato e virtuoso. Il 76%, infatti, ammette di non adottare “sempre” nessuno dei comportamenti ecologici proposti.
Lo studio evidenzia inoltre un forte scollamento tra percezione e realtà, sottolineando come un maggiore livello di informazione sia strettamente correlato al consenso verso le politiche ambientali. Ad esempio, tra gli intervistati permane
confusione sulle auto elettriche: il 16% crede erroneamente che inquinino più dei veicoli a combustione considerando l’intero ciclo di vita, mentre il 24% non sa esprimersi al riguardo.
Tra le nuove frontiere la carne coltivata incontra resistenza. Pur riconoscendo la riduzione della sofferenza animale (31%), tra gli intervistati prevalgono i timori legati alla perdita delle tradizioni (33%) e all’impatto economico sugli allevatori (31%).
“Secondo la nostra indagine il percepito degli italiani sui temi di sostenibilità è positivo soprattutto su azioni come la riduzione dei rifiuti o l’energia eolica, ma guadagna posizioni anche il nucleare, soprattutto tra i giovani. Prevale ancora lo scetticismo su carne coltivata e insetti a scopo alimentare”, ha dichiarato Lorenzo Pregliasco, direttore di Youtrend. L’indagine è stata realizzata con metodo C.A.W.I. (Computer Assisted Web Interview) su un totale di 1.015 casi.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
LA COMMISSIONE HA INVECE RESPINTO LA RICHIESTA DI REVOCA PER UN ALTRO FORZISTA, SALVATORE DE MEO
La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha dato il via libera alla
revoca dell’immunità del capodelegazione di Forza Italia all’Eurocamera, Fulvio Martusciello, accogliendo la richiesta della procura federale del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate.
Gli eurodeputati si sono espressi con 14 voti a favore della revoca delle guarentigie parlamentari, 11 contrari e zero astensioni. La decisione definitiva spetterà ora all’Aula di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi nelle prossime settimane.
Primo no dell’Europarlamento alla revoca dell’immunità per De Meo
La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha respinto la richiesta di revoca dell’immunità dell’eurodeputato di Forza Italia Salvatore De Meo, avanzata dalla procura federale del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate. Gli eurodeputati si sono espressi con 7 voti a favore della richiesta di revoca, 18 contrari e zero astensioni. La decisione definitiva spetterà ora all’Aula di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi nelle prossime settimane
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO IL RAPPORTO ANNUALE DELL’ISTAT, MANIFATTURA, COMMERCIO E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE HANNO PERSO COMPLESSIVAMENTE 1,35 MILIONI DI LAVORATORI – L’OCCUPAZIONE CRESCE NEL TURISMO, NELLA SANITÀ, NELL’ASSISTENZA SOCIALE, NELLE ATTIVITÀ SCIENTIFICHE E TECNICHE
Dal 2007 al 2024 nell’industria italiana sono scomparsi 700 mila posti di lavoro, oltre uno su sei. Il rapporto annuale dell’Istat fotografa una trasformazione profonda del mercato del lavoro italiano: l’occupazione cresce, ma non nelle fabbriche, nei negozi e negli uffici pubblici.
Manifattura, commercio e pubblica amministrazione hanno perso
complessivamente 1,35 milioni di lavoratori, mentre altri comparti hanno guadagnato quasi 2 milioni di occupati, soprattutto nella sanità e assistenza sociale, nelle attività professionali, scientifiche e tecniche e nei servizi di alloggio e ristorazione. Queste professioni compensano, almeno numericamente, la lunga crisi dell’industria.
Dall’inizio del 2022, l’anno della crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, a fine 2025, l’Italia ha registrato 36 mesi di contrazione tendenziale dell’indice della produzione manifatturiera. All’assemblea annuale di Confindustria, il presidente Emanuele Orsini ha parlato del rischio di trasformare l’Europa in «un deserto industriale», denunciando anche la “colonizzazione” economica della Cina, che avrebbe distrutto un milione di posti di lavoro europei nel solo 2025.
L’Istat ha confrontato il livello della produzione manifatturiera nei Paesi Ue tra il 2018 e il 2025: a fronte di una crescita media del 2,2%, Polonia e Belgio hanno registrato aumenti a due cifre (+32,9% e +21,7%), mentre tre delle quattro maggiori economie dell’area hanno segnato performance negative: Germania -14,3%, Francia -3,1% e Italia -7,4%. La Spagna è rimasta sostanzialmente stabile (+0,5%).
«La crescita della produzione si è concentrata nei comparti ad alta tecnologia e nei settori a domanda più stabile, come l’alimentare, mentre i comparti energivori e più esposti ù
(da agenzie)
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