Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON HA MAI LIBERATO 300 MAFIOSI, VISTO CHE IL COLLE NON HA QUESTO POTERE: LA MANCATA PROROGA DEL 41-BIS (IL CARCERE DURO AI MAFIOSI) A CUI HA FATTO RIFERIMENTO IL MELONIANO? ERA UN ATTO AMMINISTRATIVO DI COMPETENZA MINISTERIALE SENZA ALCUNA RESPONSABILITA’ DEL QUIRINALE … L’ATTACCO DI “AVVENIRE” A BIGNAMI E L’INTERVENTO DI PAOLO CATTANEO, NIPOTE DI SCALFARO: “QUELLO CHE È PENOSO È CHE UN PARLAMENTARE NON SI DOCUMENTI, L’IGNORANZA È UNA COSA BRUTTA CHE È DA COMBATTERE”
Le parole di Galeazzo Bignami su Oscar Luigi Scalfaro rappresentano una ricostruzione “fantasiosa” e “storicamente infondata”. In un approfondimento dal titolo ‘Quel fango gratuito e ingiusto di Bignami su Oscar Luigi Scalfaro’, firmato da Marco Iasevoli, Avvenire ricostruisce punto per punto le affermazioni pronunciate ieri in Aula dal capogruppo di FdI, contestando in particolare la tesi secondo cui l’allora presidente della Repubblica avrebbe “liberato 300 mafiosi”.
“Nel novembre del 1993 non vennero liberati 300 mafiosi, ma per 334 detenuti non fu prorogato il regime di 41-bis. I detenuti passarono al regime carcerario ordinario, non uscirono di prigione”, ricorda il quotidiano, sottolineando che la responsabilità della decisione fu rivendicata dall’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso.
“Il presidente della Repubblica non aveva alcun potere sul tema”, si evidenzia ancora. Iasevoli ripercorre anche la storia politica dell’ex capo dello Stato, divenuto nel tempo “inviso al centrodestra”. Ma Bignami, sottolinea, “è andato oltre, sfondando il muro del livore e del fango” – si legge ancora nell’articolo – centrando l’obiettivo di distogliere “l’attenzione dal voto” della Camera sul caso Delmastro.
In un secondo intervento, dal titolo ‘La verità su Scalfaro, il 41-bis e una storia che non è mai esistita’, Alberto Gambino richiama la sentenza della Cassazione del 2023 sul processo sulla trattativa Stato-mafia, secondo cui la mancata proroga del 41-bis fu “un atto amministrativo di competenza ministeriale”, senza responsabilità di Scalfaro. “La critica politica è legittima, sempre.
Ma ha un limite invalicabile: il rispetto dei fatti”, si legge nell’editoriale. La tesi secondo cui, senza l’elezione di Scalfaro al Quirinale, Paolo Borsellino sarebbe diventato presidente della Repubblica e sarebbe ancora vivo è definita “emotivamente potente, ma storicamente infondata”. Il giudizio finale è netto: “Quando si confondono i ruoli istituzionali, si ignorano le sentenze e si riscrive la storia per sostenere una tesi politica, non si fa memoria. Si fa disinformazione”.
“Non ho seguito l’intervento ma ho ricevuto tante telefonate di gente indignata. Quello che è penoso è che un parlamentare non si documenti, l’ignoranza è una cosa brutta che è da combattere”. Così Paolo Cattaneo, nipote dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro commenta al telefono con l’ANSA le parole pronunciate alla Camera dal deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. “Si ha la sensazione di un intervento di gente che è alla canna del gas, che è disperata e che per attaccare gli altri tira fuori un presidente della Repubblica morto da quasi 15 anni – ha aggiunto -. Cosa dire? Compassione, poveracci”.
“A me viene quasi da sorridere, il livello del Parlamento forse è un pochino sceso – ha spiegato ancora il nipote di Scalfaro, Paolo Cattaneo, commentando le parole di Galeazzo Bignami -. Io rispetto le opinioni politiche ma un tempo quando c’erano uomini di un certo livello, di ogni parte politica, dalla destra, alla sinistra, al centro, venivano rispettati da tutti anche se erano persone di parere totalmente diverso.
C’era un rispetto, una dignità e tra queste personalità rispettate da tutti c’era Scalfaro per esempio”. Anche se gli attacchi allo zio non sono mai mancati nel corso degli anni, quando Scalfaro era vivo, come ha raccontato il nipote ricordando i tre no a Silvio Berlusconi nel 1994 durante la crisi del suo primo governo.
“La strumentalizzazione” della figura di Scalfaro “iniziò quando era ancora presidente della Repubblica e quando disse quei tre no a Berlusconi – ha spiegato -. Certo lì incominciò tutto. Potrei stare un’ora a raccontare tutto quello che è capitato, le aggressioni sottili a volte, anche quando era magistrato”.
E poi alla sua morte, “in tutti i Comuni, tutte le Province, le Regioni, ci fu un minuto di silenzio, era il 2012 – ha proseguito -, con delle contestazioni e in alcuni Consigli comunali al momento del minuto di silenzio uscirono dall’aula diversi esponenti della Lega e anche qualcuno di Forza Italia”.
“A me avevano insegnato che di fronte alla morte ci vuole rispetto, uno può pensare nel modo che crede ma il rispetto ci vuole. Bignami? No, non lo conosco – ha concluso Paolo Cattaneo -, non gli vorrei dire nulla ma quando si sentono queste cose c’è un po’ di desolazione, perchè dico ‘rispettate la storia’. Probabilmente gli avranno fatto una testa così. D’altronde, quando si è anche un po’ istigati…”.
(da Avvenire)
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
LA RISOLUZIONE DELLA MAGGIORANZA SULLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA NEC VIENE MODIFICATA LAST MINUTE CON L’AGGIUNTA DI UN CAPOVERSO CRITICO SUL SAFE (CHE NON C’ENTRA CON LA CLAUSOLA) … IL PD SI CONSEGNA COMPLETAMENTE A PEPPINIELLO, CHE FA RISCRIVERE PER INTERO IL TESTO DI PD-M5S E AVS … “IL FOGLIO”: “ECCO IL BOLLETTINO DI QUESTO TEMPO INFAME, FECCIA E CAPPI: PUTIN È TRA NOI…”
Ecco il bollettino di questo tempo infame, feccia e cappi: una maggioranza sequestrata da
Claudio Borghi e un’opposizione sottomessa a Giuseppe Conte. Putin è tra noi. Giorgetti chiede l’attivazione della Nec, la clausola di salvaguardia, solo al mondo, con Federico Freni e il ministro Foti, mentre il Pd si riduce a un’enclave del M5s, la Ceuta di Ricciardi che fa l’elogio della Cina.
Il pranzo del disgelo fra Schlein e Conte lo ha pagato Schlein: lui promette le primarie e lei gli consegna la penna della politica estera. La risoluzione unitaria di Pd-M5s- Avs sembra uscita, dice Luigi Marattin, “dall’archivio di Potere operaio”. Abbiamo i tupamaros della pace.
Disperazione, svacco, Salvini che minaccia, su suggerimento di Claudio Borghi, il dada: “Se non modifichiamo, aggiungiamo un capoverso su Safe, la Lega non vota”. E si modifica. Passerà in questo calendario di miserie pre-elezioni, come l’ultimo giorno dell’eleganza, prima delle ferie estive, con Federico Freni che si cambia la cravatta, una per la Camera, e un’altra per il Senato; entrambe Hermès; passerà come la vittoria di Conte che maramaldo umilia il Pd: “E’ una vittoria di tutti”.
E’ la vittoria sua. Ha riscritto per intero la risoluzione di Pd, M5s e Avs e i suoi sherpa l’hanno inviata a giornali. Racconta Graziano Delrio: “Noi senatori del Pd attendevamo ma il testo e il M5s lo aveva già diffuso alle agenzie. Marciamo così, verso l’avvenire, ma quale avvenire?”.
Alle nove di mattina, Lorenzo Guerini infuriato sul divano della Camera, lamenta: “Una cosa del genere, non esiste, avevo parlato con Provenzano. Non funziona così”. Al Senato, Francesco Boccia, che certo non è ostile a Conte, aveva mediato insieme a Lella Paita, ma il testo arriva alla Camera e si pasticcia, Conte si siede con Provenzano e sbianchetta.
L’espressione “utilizzare prevalentemente soldi per energia” si rovescia nel “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato”. Se non ci fosse la sinistra (destra) si capirebbe meglio cosa è la destra (maldestra) oggi.
Giorgetti alla Camera prima, e al Senato, dopo, parla del Safe, dei vantaggi e degli svantaggi, dice: “Noi dipendiamo e non siamo sovrani in materia energetica, ecco perché chiediamo lo scostamento”, e dopo: “Sul Safe non esiste la verità assoluta, verrà valutato”. All’improvviso si sospende la seduta. Non c’è Tajani, non c’è Urso. Soli. Freni si avvicina all’orecchio e dice a Giorgetti che ci sono problemi. Si riparano nella stanza del governo.
Freni chiede un tè, il capogruppo di FdI, Bignami, è al telefono. Si aggiunge nella risoluzione di maggioranza un paragrafo su Safe, il cerotto Borghi: “Valutare il ricorso a diverse condizioni di finanziamento, ivi incluse, ove ritenute complessivamente vantaggiose, quelle di cui il programma Safe”.
Sembra scritta da Conte, il compare della trappola semantica, il de Saussure della tripla impudenza. Incede ancora come fosse a Chigi, fa il direttore d’orchestra perché “parlo a nome dell’opposizione” e su Delmastro “venite e vedrete”. Gli chiedono: presidente, è lei che ha riscritto filologicamente la risoluzione? E Conte usa l’occhio, lo strizza, prima di spiegare come funziona: “Un terzo uomo per la coalizione? C’è già chi ha detto no, e dunque il meccanismo si blocca”. E le primarie quando le fate? A gennaio o a ottobre? E Conte: “Che dice se le facciamo nel 2030?”.
Guerini viene convocato un’ora da Schlein e, prima di andare, si domanda: “Io non riesco a capire perché si dica ‘no’ al Safe. Si incentiva la cooperazione europea, si riduce l’acquisto di armi dagli americani. Vogliamo fare come la Costa Rica senza difesa?”.
(da il Foglio)
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
L’AGRICOLTURA HA PAGATO DAZIO CON GLI INCENDI: I COLTIVATORI DI CEREALI DEL VECCHIO CONTINENTE HANNO PERSO 2 MILIARDI DI EURO
E arrivò dunque il giorno più caldo. Per ora. Perché, nonostante i quasi 40 gradi distribuiti uniformemente su tutta la Penisola, difficilmente il 6 agosto 2026 conserverà a lungo il titolo. Purtroppo, ci sono molte buone ragioni per ritenere che prima o poi, già in questa stessa torrida estate o magari l’anno prossimo, le colonnine dei termometri nelle città italiane saliranno ancora più in alto. Il picco di oggi, infatti, non è un fenomeno isolato, né il risultato fortuito di condizioni straordinarie.
Arriva invece dopo una progressione impressionante di record, non solo per l’Italia ma per l’Europa intera. Vale la pena ricordare che in Gran Bretagna l’estate 2026 è “esplosa” addirittura con un mese di anticipo: il 25 maggio ai Kew Garden di Londra si sono sfiorati i 35 gradi (la temperatura “primaverile” più alta mai registrata nel Regno Unito). Per restare a quelle latitudini, un tempo fresche e piovose, a fine giugno il Suffolk ha sperimentato fino a 37,3 °C e a fine luglio più di metà del territorio inglese è stato ufficialmente dichiarato in stato di siccità.
Sono gli effetti causati Oltremanica dalle quattro ondate di calore consecutive che hanno investito l’Europa nordoccidentale e il Mediterraneo a partire dal 24 maggio. La seconda e la terza hanno messo a ferro e fuoco soprattutto Francia, Spagna e Portogallo, con picchi di temperature tra i 45 e i 46 gradi.
La scarsità di precipitazioni e il caldo anomalo hanno creato le condizioni ideali per l’innesco di incendi boschivi che l’Europa non aveva mai conosciuto in epoche recenti: alimentati dai venti caldi, hanno distrutto quasi mezzo milione di ettari di verde, comportato l’evacuazione di 300mila persone dalle loro abitazioni e causato danni, secondo le prime stime, per 3,1 miliardi di euro.
Anche in Germania si è arrivati a temperature mai viste: il 28 giugno a Coschen, località al confine con la Polonia, ben 41,7 °C. E quello stesso giorno nella cittadina ceca di Doksany, poco a nord di Praga, il termometro si è fermato appena sotto: 41,1 gradi. È cronaca delle ultime ore la secca del Reno e del Danubio: in Ungheria e Romania il corso del fiume, in alcuni tratti, ha ridotto la sua portata di tre volte rispetto alla media, tanto da rendere necessario lo spegnimento dei reattori nucleari di due centrali atomiche, per mancanza di raffreddamento. Le stesse misure sono state adottate dalla francese Edf, che ha fermato tre reattori nelle Ardenne e in Mosella.
«Un fenomeno significativo di quest’estate è proprio la siccità, che sta colpendo soprattutto l’est del continente ormai da mesi», conferma Carlo Buontempo, scienziato italiano che dirige il Climate Change Service di Copernicus, programma Ue per il monitoraggio della Terra.
«Tutta l’Europa centrale, dalla Bretagna fin quasi all’Ucraina è in condizioni di siccità più o meno forte. Ed è un fattore aggravante per le temperature: quando non c’è acqua, tutto il calore disponibile va nell’aria, peggiorando l’impatto delle ondate di calore». Nelle ore in cui la quarta raggiunge il picco, viene da chiedersi: ce ne sarà una quinta? «Non siamo fuori pericolo, perché agosto è ancora un mese in cui possono esserci ondate di calore, anche importanti», risponde Buontempo.
Dal punto di vista economico, ai 3,1 miliardi di danni causati dagli incendi vanno sommate le perdite delle imprese. Il settore più colpito è l’agricoltura e infatti l’associazione europea del commercio di cereali e semi oleosi (Coceral) ha stimato in circa 2 miliardi di euro le perdite di ricavi per i soli coltivatori di cereali.
E se si guarda ai prossimi anni, secondo uno studio di Allianz Trade le perdite di pil dovute al caldo estremo tra il 2026 e il 2030 potrebbero raggiungere 240 miliardi di dollari per la Francia, 147 per l’Italia, 131 per la Germania e 120 per la Spagna. Ebbene, la torrida estate 2026 ci ha insegnato qualcosa? «Che le previsioni fatte dagli scienziati più di 20 anni fa erano corrette», risponde Buontempo.
(da agenzie)
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
LE FONTI RINNOVABILI VALGONO IL 49% DELLA PRODUZIONE ELETTRICA NAZIONALE, MA C’È UN PROBLEMA CON LE AUTORIZZAZIONI AI PROGETTI. E COSÌ RESTIAMO APPESI ALLE CENTRALI ALIMENTATE A GAS (CHE ARRIVAVA IN PARTICOLARE DAL QATAR, E ORA È PRATICAMENTE AZZERATO CON LA CRISI DI HORMUZ)
La corsa del Prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia è solo la punta dell’iceberg. Un
problema, peraltro, mitigato dai contratti a prezzo fisso che pagano le grandi aziende energivore e la maggioranza dei consumatori italiani. Per l’Italia, il vero nodo da sciogliere è la capacità di far fronte a una domanda energetica in continua crescita.
L’intelligenza artificiale, i data center, l’elettrificazione dei consumi, la diffusione delle pompe di calore e ondate di calore sempre più frequenti spingono senza sostanza i consumi. Uno scenario che cambia anche la definizione di sicurezza energetica. Se per anni il dibattito si è concentrato sul costo dell’elettricità; la nuova variabile critica è diventata la disponibilità.
I segnali d’allarme sono visibili dall’inizio dell’estate.
Negli ultimi giorni, in coincidenza con il picco di caldo che ha investito il Centro Europa, secondo i dati di Terna, la Francia ha quasi dimezzato l’esportazione di energia verso l’Italia per far fronte alle difficoltà della propria produzione nucleare. Non è un episodio isolato: già tra giugno e luglio Edf aveva tagliato i flussi verso la Penisola nei giorni in cui diversi reattori hanno dovuto rallentare o sospendere l’attività per l’eccessivo riscaldamento dei corsi d’acqua utilizzati per il raffreddamento. A luglio l’import giornaliero d’oltralpe – per diversi giorni – è calato del 20 per cento. Tradotto: quando un Paese è costretto a produrre meno, taglia l’export in nome della sovranità energetica.
Un problema per l’Italia che è un importatore strutturale: ogni anno acquistiamo dall’estero circa il 16% del fabbisogno complessivo (circa 52 TWh su 312 TWh totali) e circa il 60% di questa energia arriva dalle centrali francesi.
Negli ultimi anni il mix energetico italiano ha accelerato la propria trasformazione. Secondo i dati del Gse, nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 49% della produzione elettrica nazionale, segnando un traguardo storico. Il problema è la velocità di crociera rispetto alle tabelle di marcia europee e nazionali.
Per centrare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) al 2030, mancano 50 Gigawatt che allineerebbero l’Italia alla Spagna. Ma il collo di bottiglia è ne processi autorizzativi: i progetti presentati da operatori e investitori superano i 150 Gw, ma le pratiche bloccate sono oltre 4 mila. Senza l’approvazione rapida dei cantieri e l’installazione su larga scala di sistemi di accumulo stazionario capaci di immagazzinare l’energia solare diurna per restituirla dopo il tramonto, il ricorso alle centrali a gas resterà una scelta obbligata a lungo.
Inoltre, nei prossimi anni la domanda europea di elettricità crescerà vertiginosamente. Pensare che i Paesi oggi esportatori continuino a garantire i medesimi volumi quando dovranno alimentare i propri Data Center, le proprie industrie e i propri supercomputer è semplicemente irrealistico.
La risposta della Francia in queste settimane di canicola anticipa esattamente questo scenario: di fronte al picco della domanda e alla contrazione della produzione interna, la priorità è stata la copertura del mercato domestico.
Se l’Italia vuole tornare competitiva sui mercati industriali non ha alternative alle rinnovabili: la crisi energetica del 2022 ha mostrato i pericoli della dipendenza dal gas via tubo, l’estate del 2026 dimostra che anche l’elettricità d’importazione non è una risorsa inesauribile o scontata.
(da La Stampa)
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
IL RISCHIO È CHE QUALCHE INVASATO, CHE SI È RADICALIZZATO SUI SOCIAL, DECIDA DI FABBRICARE UNA BOMBA DA USARE PER COLPIRE I MIGRANTI… E’ QUELLO CHE SUCCEDE QUANDO CI SONO POLITICI A PIEDE LIBERO CHE ISTIGANO ALL’ODIO
È la variabile nuova nello scenario, quella da monitorare con attenzione perché potenziale inizio di un incendio difficile da contenere. Per l’intelligence italiana, «l’ipotizzabile insistenza della destra radicale sul tema della remigrazione potrebbe contribuire ad una escalation della conflittualità tra opposti schieramenti».
Un anno prima della crisi di Ceuta e del tentativo delle destre, parlamentari e extraparlamentari, di trasformarla nello spauracchio di una presunta invasione, il direttore dell’Aisi, Bruno Valensise – emerge dalla relazione del Copasir sulle attività 2025 approvata e trasmessa ieri al Parlamento – avvertiva già dei rischi insiti nella campagna per la remigrazione, che soprattutto online fa proseliti «attraverso i canali virtuali, finalizzati a radicalizzare giovanissimi, spesso anche minorenni».
Il fiorire di pagine social, gruppi telegram, account veri e fake che diffondono non solo ideologie naziste e fasciste, ma anche istruzioni sull’uso e la fabbricazione di ordigni – come dimostrato da diverse inchieste che hanno coinvolto anche minori – era un rischio su cui i servizi avevano allertato.
«Nell’arena cibernetica – si legge nella relazione – emergono posture aggressive, che incitano ad azioni e condotte di violenza, anche inneggiando a ideologie naziste o promuovendo azioni di giustizia privata ai danni di individui di origine straniera e appartenenti alle cosiddette “seconde generazioni”». E per quanto ancora fenomeno limitato «menzione merita, la crescente diffusione del suprematismo bianco, fondato sull’istigazione alla violenza indiscriminata».
(da agenzie)
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
“DA CEUTA NON E’ POSSIBILE RAGGIUNGERE LA SPAGNA CONTINENTALE E TANTO MENO ALTRI PAESI EUROPEI”
«Comprendo pienamente le responsabilità legate alla gestione di queste crisi, ma trovo
profondamente deplorevole che sia la ministra per la Migrazione, sia il Ministro dell’Interno spagnoli abbiano declinato il nostro invito». È con questa frase di Javier Zarzalejos, il presidente della commissione Libertà civili, la seduta straordinaria convocata dopo la crisi di Ceuta. Alla seduta hanno partecipato il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, e il sindaco-presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas Lara, che al termine degli interventi sono stati incalzati dalle domande dei gruppi parlamentari. Una seduta accesa dove non sono mancate neanche delle frecciatine alla premier Giorgia Meloni da parte del commissario europeo agli affari interni, Magnus Brunner.
Durante il suo intervento Brunner ha affrontato anche il tema della tutela dello spazio Schengen, lanciando un messaggio agli Stati membri che negli ultimi mesi hanno reintrodotto o rafforzato i controlli alle frontiere interne, tra cui l’Italia.
Il commissario ha ricordato che, nel caso di Ceuta, «grazie alle regole speciali del codice frontiere Schengen l’integrità dell’area Schengen è stata pienamente preservata», spiegando che dall’exclave spagnola non è possibile raggiungere la Spagna continentale o gli altri Paesi dell’Unione. Pur comprendendo le esigenze dei governi nazionali di reagire alle pressioni migratorie, Brunner ha ribadito che i controlli alle frontiere interne «dovrebbero essere misure di ultima istanza, da utilizzare solo quando necessario e proporzionato».
«Abbiamo una responsabilità collettiva nel proteggere l’integrità e la sicurezza dell’area Schengen e la nostra risposta deve rimanere coordinata, proporzionata e basata sulla realtà sul campo», ha aggiunto. Ricordando che come Unione è meglio privilegiare una gestione comune delle frontiere rispetto al ricorso a misure nazionali.
Le cinque priorità della Commissione
Per la Commisione la crisi di Ceuta ha dimostrato quanto rapidamente possa crearsi una pressione alle frontiere esterne dell’Unione, per questo sono state pensate cinque priorità per ridurre le possibilità di un’altra crisi del genere. Il primo punto riguarda il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione, anche attraverso la possibilità di creare barriere fisiche «ove necessario». Il secondo riguarda la cooperazione con i Paesi terzi. Il terzo elemento è il rafforzamento dei sistemi di allerta e del monitoraggio delle piattaforme online per individuare in anticipo eventuali movimenti organizzati. Il quarto riguarda la lotta contro le reti di traffico di esseri umani. Per ultimo, la Commissione punta a rafforzare il sistema dei rimpatri, aumentando il ruolo di Frontex e migliorando la cooperazione.
(da agenzie)
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
QUASI LA META’ DELLA POPOLAZIONE CARCERARIA UTILIZZA SEDATIVI O IPNOTICI PER CALMARE L’ANSIA O DORMIRE … NEL 2026 38 PERSONE SI SONO SUICIDATE IN CARCERE. LA VITTIMA PIU’ GIOVANE E’ STATA UNA RAGAZZA DI 21 ANNI… AVVISATE NORDIO: IL PIANO DI EDILIZIA PENITENZIARIA E’ UN COLOSSALE FALLIMENTO. AVREBBE DOVUTO AUMENTARE LA CAPIENZA DEGLI ISTITUTI MA FINORA I POSTI DISPONIBILI SONO DIMINUITI DI 424 UNITA’
Una situazione al limite, in cui il disagio psichico e il consumo di psicofarmaci sono ormai la regola. E cresce la presenza anche di madri con figli piccolissimi. È una fotografia allarmante quella delle carceri, contenuta nell’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che, nel corso degli ultimi 12 mesi, ha effettuato 72 visite all’interno degli istituti penitenziari italiani.
Stando ai dati, aggiornati al 28 luglio 2026, il tasso di sovraffollamento ha raggiunto i numeri record del 2013 (pari al 139,7%), quando l’Italia fu condannata con la sentenza Torreggiani: si contano, infatti, 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili.
Una situazione «insostenibile» e «invivibile», la definisce l’associazione, che rileva tra i fenomeni più preoccupanti anche la crescita delle patologie psichiatriche. Almeno il 9,3 per cento dei detenuti ne è affetto in maniera grave, mentre l’uso dei farmaci è diffusissimo.
Secondo le rilevazioni effettuate, infatti, quasi la metà della popolazione carceraria (46%) usa sedativi o ipnotici, per calmare l’ansia o dormire, mentre uno su quattro (20,5%) prende stabilizzatori dell’umore, antipsicotici e antidepressivi.
Nello specifico, le terapie del sonno e dell’ansia sono spesso distribuite al bisogno – spiega il report – mentre il resto dei farmaci vengono usati per patologie specifiche anche se «fuori da un quadro diagnostico definito». […]
Secondo l’analisi contenuta nel report, infatti, sempre più spesso, nei reparti di isolamento, si trovano soprattutto i soggetti psichiatrici, per la difficoltà di collocarli altrove in assenza di interventi terapeutici adeguati. Di contro, la carenza di personale sanitario impedisce una corretta ed efficace presa in carico.
L’associazione ricorda, poi, che nei primi sette mesi del 2026 almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni a Trento, il più anziano un uomo di 73 anni a Padova.
Tra le altre criticità rilevate l’aumento delle madri in carcere con figli sotto i tre anni: nel 2026 sono 30 i bambini reclusi con le 25 mamme. Per i ragazzi minorenni detenuti negli istituti di pena, invece, il dato nell’ultimo anno si conferma sostanzialmente lo stesso di quello dell’anno precedente quando c’era stato un incremento degli ingressi, (di circa il 50%), per effetto dell’entrata in vigore del decreto Caivano. […]
«Al di là di una serie di annunci, di concreto non si è registrato nulla – si legge nel rapporto di Antigone – Il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, avrebbe dovuto dotare il Paese di 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027. Dopo oltre un anno e mezzo sappiamo per certo, invece, che i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità».
(da la Stampa” )
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI MILANO, A BREVE, INVIERÀ UN DOCUMENTO PER SPIEGARE PERCHÉ È NECESSARIO LEGGERE QUEI MESSAGGI PER RAGIONI INVESTIGATIVE: POTREBBERO CHIARIRE IL RUOLO DEL MINISTERO NEL CONCERTO BANCARIO CHE HA PORTATO ALL’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA – IL PARADOSSO EVIDENZIATO DAI MAGISTRATI: SE UN INDAGATO PER CRIMINALITÀ ORGANIZZATA DICESSE DI AVERE TRA I SUOI INTERLOCUTORI DEI PARLAMENTARI? SI BLOCCHEREBBE L’INDAGINE?
La battaglia delle chat. Non c’è solo il caso Delmastro ad agitare i rapporti tra politica e
magistratura. A breve, sul tavolo dei presidenti di Camera e Senato arriverà il documento con il quale i pm di Milano che indagano sulla scalata di Mediobanca spiegano perché è necessario leggere i messaggi tra l’ex direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, e nove parlamentari fra cui due ministri: Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini.
L’inchiesta sul risiko bancario vede indagati l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri di Luxottica e Luigi Lovaglio di Mps per il presunto «concerto» che ha portato alla conquista di Piazzetta Cuccia. Nei mesi scorsi ci sono state perquisizioni e sequestri. Fra cui il cellulare di Sala, non indagato.
Lui però ha detto: attenzione, nel mio telefono ci sono anche conversazioni con nove deputati e senatori. Dal viceministro all’Economia, Maurizio Leo, a Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
I pm, come forma di prudenza, hanno così chiesto al Parlamento un’autorizzazione preventiva […]. Da Roma è arrivata […] una richiesta di chiarimenti: è davvero «indispensabile»? Quali sono le ragioni investigative? Come sono state estrapolate le chat?
In quattro pagine, i pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, titolari dell’indagine con l’aggiunto Roberto Pellicano, spiegano: noi vogliamo verificare se quei messaggi esistono, capire se sono rilevanti e, in quel caso, chiedere l’autorizzazione per acquisirle. Nel documento si parla di aspetti tecnici: le chat in questione sono salvate a parte e secretate.
Le ragioni investigative? Si tratta di dialoghi tra l’ex dirigente ed esponenti di spicco anche dell’esecutivo, avvenuti nel pieno del risiko. Potrebbero chiarire molte cose. Come il ruolo del ministero nella procedura – per i pm opaca – che il 13 novembre 2024 portò il Tesoro a dismettere il 15% di azioni Mps, primo capitolo della scalata.
Tra le righe, e con le dovute proporzioni, la procura guidata da Marcello Viola evidenzia un paradosso: cosa succederebbe se un indagato per criminalità organizzata dicesse di avere tra i suoi interlocutori dei parlamentari? Si bloccherebbe l’indaginI
Se arrivasse un altro «no», l’inchiesta sul risiko non si fermerebbe. Ma si potrebbe pensare di portare il caso davanti alla Corte Costituzionale.
(da agenzie)
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Agosto 6th, 2026 Riccardo Fucile
MENO CONFERENZE STAMPA E INTERVISTE TV, PIÙ VIDEO, POST E DIRETTE SU INSTAGRAM E TIKTOK – IL PRIMO MINISTRO, SOPRANNOMINATO “IL RE DEL NORD”, HA ANCHE ARRUOLATO UNA SFILZA DI INFLUENCER
In un video, Andy Burnham appare al volante di un bus e promette: «il biglietto non costerà più di due sterline». A Londra, in realtà costa 1,75 sterline, ma nel resto del Paese 3 sterline. […]
Il nuovo primo ministro del Regno Unito, in carica dal 20 luglio scorso, dichiara di voler cambiare la politica degli ultimi 40 anni. Vedremo. Di sicuro uno dei mutamenti più vistosi è lo stile della comunicazione.
Poche conferenze stampa tradizionali, qualche intervista televisiva, un profluvio di video, girati con il telefonino in verticale e quindi destinati ai social.
Lo staff di Downing Street è sempre pronto a riprendere e trasmettere, spesso in diretta, ogni apparizione pubblica del leader. Talvolta con il coinvolgimento dei più noti influencer della rete. Come «Max», che intervista i personaggi pubblici su una scaletta pieghevole nel suo «Career Ladder», 20 milioni di follower. Così Burnham prova a recuperare il consenso perso in un anno a vantaggio di Farage, che, dalla Brexit in poi, ha costruito la sua fortuna politica soprattutto sui social.
(da agenzie)
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