Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“SE IL CENTRODESTRA RITIENE DI AVERE, CON MELONI, UNA CANDIDATA PIÙ FORTE PER LA GUIDA DEL GOVERNO, NON DOVREBBE AVERE RAGIONE DI TIRARSI INDIETRO RISPETTO AL SECONDO TURNO. CHE DAREBBE ALLA PREMIER PIÙ LIBERTÀ RISPETTO A VANNACCI, IN GRADO DI CONDIZIONARE L’INTERA COALIZIONE SE ENTRASSE A FARNE PARTE. LO STESSO VARREBBE PER SCHLEIN O CONTE NEL CASO IN CUI ARRIVI DI BATTISTA…”
Il dibattito sul ballottaggio da inserire nella legge elettorale, proposto dal costituzionalista
Ceccanti e subito circondato da grande attenzione, si scontra purtroppo con un “no” pregiudiziale del centrodestra.
Mentre infatti sarebbe razionale prevedere una soluzione per il caso che nessuna delle due coalizioni raggiunga il fatidico 42% che dà l’accesso al premio di maggioranza, la risposta del centrodestra è un “no” preventivo, basato sulla convinzione che con il turno unico sarebbe più facile per l’attuale alleanza di governo vincere; e sulla superstizione (come altrimenti definirla?) che invece il doppio turno favorisca il centrosinistra.
Con gli stessi argomenti gli eredi Dc, reduci dalla prima tornata di elezioni dei sindaci in cui a loro non era toccato nessun primo cittadino delle grandi città, dove invece spopolavano quelli di sinistra, pretesero che il Mattarellum fosse a un solo turno.
Poi Martinazzoli, ultimo leader dello Scudocrociato, rifiutò di allearsi con Occhetto, appena uscito dalla sofferta vicenda del cambio di nome del Pci, e insieme apparecchiarono la prima grande vittoria di Berlusconi, nel ’94. […] la volta dopo, nel ’96, quando Prodi battè il Cavaliere.
Ormai è assodato che nelle metropoli, come nelle regioni, conta il candidato. Da quando il centrodestra lo ha capito, il centrosinistra ha cominciato a prendersi più di un dispiacere. Se il centrodestra ritiene di avere, con Meloni, una candidata più forte per la guida del governo, non dovrebbe avere ragione di tirarsi indietro rispetto al secondo turno. Che darebbe alla premier più libertà rispetto a Vannacci, in grado di condizionare l’intera coalizione se entrasse a farne parte.
Lo stesso varrebbe per Schlein o Conte – chi dei due sarà candidato – nel caso in cui arrivi Di Battista a insidiare i voti dei 5 stelle. Specie di quelli più propensi all’astensione perché non convinti dell’alleanza con il Pd.
E non parliamo di Calenda o di altri che al momento rischiano di raccogliere voti non conteggiabili. Le insidie della legge elettorale sono nascoste tra le righe degli emendamenti: si vedrà a settembre cosa si sono inventati gli strateghi meloniani.
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
SI CHIAMA “DESTRUCTIVE SCANNING” ED E’ IL MOODO PIU’ RAPIDO PER ALLENARE I MODELLI … TANTISSIMI I TESTI RARI SACRIFICATI
Se Farenheit 451 fosse stato ambientato nel 2026, forse il protagonista avrebbe lavorato per un’azienda di AI. Nel romanzo, Montag distrugge libri perché nella società distopica in cui vive il pensiero critico non è ammesso. Oggi, in un mondo spesso assurdo quanto quello descritto da Bradbury, non si vuole limitare la cultura per impedire alle persone di pensare. I libri vengono invece trasformati in carburante per nutrire il “cervello digitale”: non bruciati, ma scansionati, assimilati, dati in pasto alle macchine affinché imparino a scrivere, rispondere e creare. E poi ridotti in poltiglia.
Tutto parte da massicci acquisti di testi. Di tutto: romanzi russi, romance, fantasy, religione. È strano, chi acquisterebbe così tanti libri tutti insieme. Lo pensa anche Pieter de Vries, antiquario di Haarlem, quando vede nella sua casella email una richiesta bizzarra: «Voglio acquistare 3000 titoli – scrive una certa Nataly – Sto partecipando a un nuovo progetto incentrato sulla raccolta di libri in più lingue, attualmente soprattutto in inglese». Nella sua storia riportata dal Telegraph, de Vries dice di aver lasciato perdere, «probabilmente è una tuffa». Invece no.
Il caso Anthropic
Ma facciamo un passo indietro. Qualche settimana fa Anthropic (la società mamma di Claude) è finita al centro di una battaglia legale con l’accusa di aver utilizzato migliaia di libri piratati per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. 1,5 miliardi di dollari di risarcimento e caso chiuso. Ma il punto più interessante è un altro: secondo il tribunale, le società di intelligenza artificiale non possono copiare illegalmente i libri. Possono però acquistarli cartacei, digitalizzarli e utilizzare quei contenuti per l’addestramento dei propri modelli, a condizione che le copie fisiche vengano poi distrutte. Dal punto di vista del diritto d’autore, quindi, non si tratterebbe di una nuova copia, ma di una “trasformazione” dell’opera.
Il “destructive scanning”
Per questo motivo l’antiquario di Haarlem ha ricevuto quella richiesta. Per addestrare un modello linguistico servono enormi quantità di testi, possibilmente di qualità. Viene chiamato “destructive scanning” e ne esistono due modalità. La prima è veloce: il libro viene smontato, il dorso viene tagliato, la rilegatura rimossa e le pagine vengono scannerizzate. È un procedimento efficiente, ma irreversibile: il libro diventa inutilizzabile. La seconda prevede invece una scannerizzazione pagina per pagina. Il libro è salvo, ma ci vuole molto tempo e anche la mano dell’uomo. Ovviamente, le grandi aziende AI hanno preferito la prima opzione.
Perché l’intelligenza artificiale cerca libri “umani”
L’obiettivo è far apprendere all’AI un linguaggio il più possibile ricco, naturale e vicino a quello di un umano “acculturato”. Negli uffici di Anthropic è noto come Project Panama, ma questa non sarebbe l’unica azienda coinvolta. Anche altri grandi operatori del settore, tra cui Google, sono impegnati da tempo nella digitalizzazione di enormi collezioni di libri.
I testi diventano quindi fonti preziose e ancor più preziosi sono quelli pubblicati prima del 2022. C’è infatti il rischio che quelli scritti dopo quella data possano essere stati anche solo parzialmente contaminati dall’Intelligenza artificiale con il cosiddetto “AI Slop”: i testi generati dai modelli linguistici, se utilizzati in una sorta di “cannibalismo” per alimentare nuove AI, rischiano di peggiorarne progressivamente la qualità.
I grandi romanzi sacrificati per un’email
Non c’è scampo per nessuno, né per libri comuni né per i volumi rari. Quest’ultimo dettaglio è quello che provoca più sdegno. Ma oltre a chi si indigna, c’è anche chi ha subito annusato una possibilità. Come la piattaforma ISBNdb, che ha aperto una sezione dedicata agli acquisti in grandi quantità, un occhiolino alle aziende interessate a reperire enormi stock di libri senza attirare particolare attenzione. Così, libri sopravvissuti a secoli di guerre, passati di mano in mano, vengono triturati perché un’AI possa imparare a scrivere una email migliore o il saggio perfetto.
(da La Stampa)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO IL GIUDICE, L’UOMO ALL’EPOCA ASSISTEVA LA MADRE MALATA E MOLTO DEVOTA, CHE TRAEVA BENEFICIO DALL’ASCOLTO DELLE PREGHIERE – PER IL VICINO, INVECE, L’UOMO AVEVA POSIZIONATO LA RADIO APPOSITAMENTE SUL MURO DI CONFINE, CON IL VOLUME ALZATO
La passione di ascoltare continuamente Radio Maria ad alto volume è finita in tribunale. Un
uomo residente nel Cuneese, che era solito tenere accesa la radio per seguire la recita del rosario in diretta, è stato denunciato per molestie dal vicino di casa, che richiedeva anche il risarcimento dei danni.
Nei giorni scorsi però il Tribunale di Cuneo ha fatto cadere le accuse e ha condannato il vicino a pagare 1.500 euro di spese legali. La notizia è raccontata dal Corriere della Sera.
Il giudice spiega nella sentenza che l’uomo finito sotto accusa all’epoca dei fatti assisteva la madre malata, donna molto devota, la quale traeva beneficio e conforto proprio dall’ascolto di quelle preghiere e delle trasmissioni di Radio Maria. Proprio per questo, scrive il giudice, tenere la radio sintonizzata su un unico canale religioso per fare compagnia alla donna anziana costituisce un’utilità di natura morale, non un comportamento da sanzionare.
La vicenda risale al 2023. A marzo il vicino aveva chiamato i carabinieri per denunciare l’uso a suo dire molesto della radio, lamentando che durante il giorno l’apparecchio radiofonico veniva posizionato sul muro di confine tra i due cortili con il volume alzato appositamente per infastidirlo. Precisava inoltre che si trattava sempre di trasmissioni a sfondo religioso sintonizzate su Radio Maria, e che la radio restava accesa per diverse ore consecutive.
A ottobre i carabinieri erano dovuti intervenire una seconda volta per placare l’ennesimo scontro tra i due vicini. Fu in quell’occasione che l’uomo raccontò come le condizioni di salute della madre si fossero ulteriormente aggravate, tanto da costringerla a letto. Per il Tribunale di Cuneo appare quindi “plausibile e verosimile la ricostruzione dell’uomo”
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DELLA THAON DI REVEL, LE RESISTENZE DEL COMANDANTE, LA SQUADRA SPECIALE CALATA A BORDO SA UN ELICOTTERO E L’ISPEZIONE DURATA DUE ORE
Una nave della Marina militare italiana ha effettuato un controllo su una petroliera appartenente alla cosiddetta «flotta ombra» russa e sottoposta a sanzioni dell’Unione europea. L’operazione è stata condotta nel Mediterraneo da una nave dell’operazione europea Eunavfor Med Irini (missione dell’Ue nel Mediterraneo), la «Thaon di Revel», per verificare la nazionalità dichiarata dalla petroliera Toa Payoh, che naviga battendo bandiera del Camerun.
Nave intercettata a Pantelleria: il comandante non collabora
Il controllo è avvenuto a ovest di Pantelleria, dove la petroliera è stata intercettata mentre era in viaggio verso Istanbul dopo essere partita il 16 luglio dal porto di Cotonou, in Benin. Secondo quanto riferisce il ministero della Difesa, il comandante della nave inizialmente non ha fornito la collaborazione richiesta ai militari italiani. Per questo una squadra è salita a bordo tramite un elicottero della Thaon di Revel per effettuare gli accertamenti previsti.
L’intervento durato due ore
L’attività, durata circa due ore, si è svolta senza incidenti e con il supporto di una nave greca e di un velivolo polacco da pattugliamento. La Difesa ha spiegato che l’intervento è avvenuto in acque internazionali e nel rispetto dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che consente alle navi militari di procedere a verifiche sulla nazionalità dei mercantili in determinate condizioni.
Accertamenti in corso
Sono ora in corso gli accertamenti sulla documentazione e sulle informazioni raccolte durante il controllo. «Desidero complimentarmi con il personale di Nave Thaon di Revel e con tutti i militari coinvolti nell’operazione per la professionalità, la preparazione e la fermezza dimostrate. Anche questa attività testimonia concretamente il contributo dell’Italia alla sicurezza del Mediterraneo e all’azione dell’Unione europea», ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto.
(da Open)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL PRESSING SUL CANCELLIERE TEDESCO MERZ E IL NO DI MACRON… AI PIANI ALTI DEL GOVERNO C’È CHI AVANZA L’IPOTESI CHE LO STOP A SCHENGEN NON RIMANGA IN VIGORE UN MESE, COME IPOTIZZATO, MA MOLTO MENO. TRADOTTO: SI È TRATTATO SOLO DI UN INUTILE SPOT
Sfruttare la crisi di Ceuta per tentare l’incasso a Bruxelles. E chiedere un’accelerata alla
creazione dei centri per i rimpatri in paesi terzi, “modello Albania”, ma non a spese dei contribuenti italiani, come avviene per i costosissimi (e a lungo deserti) hub di Shëngjin e Gjadër. Il grosso della spesa finirebbe sul conto dell’Unione, passasse l’operazione.
È questa una delle richieste che il governo italiano intende mettere sul tavolo martedì, alla riunione dei ministri dell’Interno convocata sull’onda della migrazione di massa, già largamente rientrata, nell’exclave spagnola a nord del Marocco.
Giorgia Meloni sa di avere dalla sua la premier danese (e socialista) Mette Frederiksen. Spera che pure il cancelliere tedesco Friedrich Merz sia della partita.
A Palazzo Chigi sono convinti che una maggioranza ci sia, su questi punti. Prova ne sarebbe la lettera firmata ieri da 22 capi di Stato e di governo dell’Unione, caldeggiata da Meloni. Manca un big dell’Europa, come la Francia. Ma più fonti di governo non si mostrano troppo seccate: «La gran parte dei governi condivide l’impostazione italiana».
E Macron non ha mai voluto entrare nel «gruppo di amici» in tema di migrazioni, che si riunisce prima dei summit brussellesi. Dunque, è la narrazione, sarebbe semmai il francese «ad essere isolato».
A dirla tutta anche il cancelliere tedesco Merz aveva sposato toni molto diversi da quelli di Meloni, mentre la crisi di Ceuta era in pieno svolgimento. Però ha firmato la lettera, che infatti contiene passaggi più sfumati, dopo un lavorio sottotraccia delle diplomazie: non ci sono stati contatti diretti, dicono dalla cerchia della premier.
A sentire la presidente del Consiglio, «le immagini di Ceuta hanno mostrato quanto sia urgente una risposta europea». E la lettera dei 22 di ieri sarebbe il «segnale» che la linea italiana è «condivisa da un numero sempre maggiore di nazioni», come ripeteva pure la sorella Arianna dalla Puglia. C’è solo un passaggio meno ruvido dei giorni scorsi verso la Spagna, mai citata: «La difesa delle frontiere esterne dell’Unione non è interesse di una nazione, è responsabilità comune dell’Europa».
Restano le conseguenze pratiche del blocco di Schengen, il rischio di disagi agli aeroporti, di cui discutono anche le forze di polizia. Tanto che ai piani alti del governo c’è chi avanza questa ipotesi: che lo stop al trattato non rimanga in vigore un mese, come ipotizzato. Ma molto meno.
Anche perché le esigenze legate a Ceuta sono di fatto già cessate. Il problema semmai è un altro, argomento che ha fatto presa per convincere a firmare la lettera molti governi del Nord Europa: la regolarizzazione dei migranti in Spagna, decisa da Sanchez, ha in teoria il tetto di 500mila permessi, ma le richieste da processare sono almeno il doppio. Il rischio paventato è che le maglie si allarghino e che molti stranieri possano poi trasferirsi altrove.
L’opposizione batte su un altro chiodo, sulla natura prettamente propagandistica del blocco di Schengen, parlando di «sciacallaggio». E chiede a Meloni di riferire in Aula. Per la leader del Pd, Elly Schlein, la mossa è «una buffonata, litigano con le carte geografiche».
Per il capo M5S, Giuseppe Conte, la premier ha scelto di «buttare la croce sulla Spagna, aprendo una ferita con un Paese amico».
(da La Stampa)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
SALVINI HA POSTATO A RAFFICA SUI MIGRANTI MAROCCHINI, CON UNO SPROPORZIONATO NUMERO DI CARD, VIDEO E POLEMICHE A SOCIAL UNIFICATI – MA NON È PIÙ IL TEMPO DEL “PAPEETE”
C’era una volta “la Bestia”, l’implacabile macchina da propaganda di Matteo Salvini. Il “capitano” veleggiava nei sondaggi, si sentiva con un piede a Palazzo Chigi e tutti i giorni inondava i social di post in odore di xenofobia su migranti, rom e stranieri di ogni sorta.
Ecco, il disastro di Ceuta ha riacceso i suoi entusiasmi e Salvini è tornato a sentirsi bestiolina: ha ricominciato a postare sui migranti marocchini con uno sproporzionato numero di card, video e polemiche a social unificati.
Ma il tempo, canta Max Pezzali, “nessuno indietro lo riporterà”: è tardi; sotto i post di Salvini – con rare eccezioni – c’è una cascata di commenti di insulti e pernacchie.
Da destra (chi gli rinfaccia di avere fatto troppo poco) e da sinistra (chi gli rinfaccia di essere un “cialtrone”). Un piccolo campione illuminante, da Facebook: “Volevo ricordarle che Ceuta si trova in Africa ed è un exclave Spagnola. Quindi non stanno invadendo l’Europa”; “Bello. Ma le accise?”;
“Sono 4 anni che siete al governo, avete la maggioranza, ma cambiamenti sulla sicurezza non se ne vedono”; “Che foste dei cialtroni impreparati lo si pensava da tempo, ora ne abbiamo l’assoluta certezza. Ceuta è un territorio politicamente europeo ma geograficamente in Marocco che, com’è noto, è separato dalla Spagna dallo Stretto di Gibilterra”;
Poi c’è chi gli ricorda quale sarebbe il suo attuale impiego, ministro dei Trasporti: “Salvini, i treni. Ciuff ciuuuf”.
(da il Fatto Quotidiano)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL VOTO SARÀ SEGRETO E IMPENSIERISCE NON POCO I FRATELLINI D’ITALIA: POTREBBERO VENIR FUORI MALUMORI NEI CONFRONTI DI DELMASTRO ALL’INTERNO DEL PARTITO – LE OPPOSIZIONI VALUTANO DI PROPORRE IL CONFLITTO D’ATTRIBUZIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE
I partiti di governo preparano il blitz: il caso Delmastro potrebbe tornare in aula già tra
mercoledì e giovedì per negare alla procura l’uso delle chat. Ma l’opposizione studia le contromosse e valuta di proporre il conflitto d’attribuzione alla Corte costituzionale.
Domani la giunta per il regolamento dovrà decidere se l’altra giunta, quella per le autorizzazioni, potrà visionare le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (FdI), non indagato, e Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese indagato nell’ambito dell’inchiesta sul ristorante Bisteccheria d’Italia.
Considerato che venerdì i commissari non hanno potuto avere accesso alle chat e che c’è già un parere della giunta per le autorizzazioni che respinge la richiesta di utilizzarle, tutto lascia presagire che si andrà incontro a una bocciatura. Nonostante sia stato proprio il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, a chiedere un ripensamento.
D’altronde, osserva l’opposizione, la giunta per il regolamento è un organo guidato dalla maggioranza. E quindi Fratelli d’Italia impedirà ancora la visione dei dialoghi tra Delmastro e Caroccia in nome delle prerogative dei parlamentari.
A quel punto è probabile che martedì la giunta per le autorizzazioni non possa fare altro che prendere atto del diniego. Si tornerebbe al punto di partenza, al voto dell’aula con cui la destra vorrebbe chiudere l’intera vicenda, un voto rinviato la scorsa settimana e che FdI vorrebbe programmare entro giovedì, il giorno in cui Montecitorio chiuderà per ferie.
Mercoledì o al massimo giovedì, compatibilmente con un calendario parlamentare molto fitto, l’aula della Camera potrebbe dunque votare e negare la richiesta avanzata dalla procura di accedere alle chat. Il voto sarà segreto e impensierisce non poco Fratelli d’Italia: potrebbero venir fuori malumori nei confronti di Delmastro che serpeggiano anche nel partIto di Giorgia Meloni. Nessuno, nella maggioranza, è pronto a escludere defezioni rispetto all’ordine di scuderia di difendere il deputato.
(da Repubblica)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
NELLE PIAZZE DIGITALI ESPLODE IL MALESSERE SOCIALE
Alla vigilia della grande pausa estiva, l’Italia non stacca davvero la spina. Se la politica
istituzionale cristallizza gli equilibri di forza in parlamento, il Paese reale vibra sotto una coltre di inquietudini quotidiane che rimbalzano dalla tavola di casa agli schermi dello smartphone. L’ultimo report Human Index, nato dalla collaborazione tra Spin Factor ed Emg Different, offre uno spaccato doppio e profondo: da una parte l’istantanea elettorale, dall’altra l’eco emotiva e le conversazioni reali dei cittadini.
La mappa elettorale a metà estate
Nell’arena dei partiti, l’equilibrio di vertice appare consolidato. Fratelli d’Italia mantiene la leadership solitaria, posizionandosi al 27,1% delle intenzioni di voto e staccando di oltre cinque punti e mezzo il Partito Democratico, che resta stabile al 21,5%. Sotto la barra dei primi due si posiziona il Movimento 5 Stelle (13,2%), solido nel ruolo di terza forza politica.
Particolarmente accesa è la battaglia nell’area di centrodestra subito a ridosso delle prime posizioni, dove tre formazioni si contengono lo spazio politico in appena un punto percentuale: Forza Italia registra un lieve calo al 7,9%, insidiata a brevissima distanza dalla Lega (stabile al 7,0%) e dall’avanzata di Futuro Nazionale (in crescita al 6,8%). Più staccate le forze centriste e di sinistra radicale: Alleanza Verdi e Sinistra si attesta al 6,1%, Azione al 2,8%, Italia Viva al 2,4% e il Partito Liberaldemocratico all’1,6%, con un restante 3,6% frazionato tra le formazioni minori.
Di cosa parlano gli italiani online
Se la politica vive di percentuali, gli italiani rispondono però con le preoccupazioni della vita materiale. L’analisi del volume delle conversazioni online tramite la piattaforma di AI-driven Human rivela che la principale fonte d’angoscia per le famiglie resta l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto, monopolizzando il 19,7% di tutti i dibattiti monitorati. Stipendi che non bastano, pensioni adeguate con fatica e carrello della spesa sempre più pesante occupano quasi una conversazione su cinque.
Immediatamente a ridosso si colloca l’angoscia per la Sanità Pubblica (19,3%): la rabbia e l’impotenza di fronte a liste d’attesa interminabili, pronto soccorso collassati e penuria di medici e infermieri sono ormai un tema strutturale. Il clima estivo impone poi il suo peso col caldo estremo e gli incendi (17,9%), seguiti dal persistente peso del caro carburanti e delle bollette energetiche (8,6%) e dalle preoccupazioni geopolitiche legate alle tensioni e guerre internazionali (8,3%).
Reazioni e commenti sul web: quali temi accendono il dibattito
Il report di Spin Factor misura l’impatto dei temi analizzando non solo la quantità di menzioni, ma anche l’indice di coinvolgimento (engagement) generato dalle conversazioni degli utenti online. Al primo posto per numero di interazioni stimate si posizionano le ondate di calore e gli incendi, che totalizzano 12,8 milioni di interazioni. Seguono i temi legati all’economia domestica: il caro carburanti e bollette registra 9,8 milioni di interazioni, mentre l’inflazione e il potere d’acquisto ne contano 9,2 milioni.
La sanità pubblica si attesta a quota 7,4 milioni di interazioni. Infine, rientra tra gli argomenti a più alto tasso di reattività la sicurezza urbana e la criminalità: pur registrando un volume complessivo di conversazioni inferiore rispetto al carovita, il tema raggiunge 7,1 milioni di interazioni, evidenziando un’elevata percentuale di risposta e partecipazione da parte degli utenti quando vengono trattati episodi di micro-criminalità o aggressioni.
(da Fanpage)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LA PRIMA È CANDIDARSI A CONSIGLIERE A SOSTEGNO DEL CANDIDATO SINDACO SIMONE VASSALLO, SUA CREATURA POLITICA, E POI RESTARE COME VICESINDACO – OPPURE, LA GENIALATA: CANDIDARSI SINDACO IN UN COMUNE DELL’ENTROTERRA, COME AURIGO, ED ESSERE RIELETTO (PER LA TERZA VOLTA) PRESIDENTE DELLA PROVINCIA...
A Imperia le manovre per il post Claudio Scajola sono iniziate. A condurre le danze è lo stesso
ex ministro, consapevole che la primavera del 2028, al momento, rappresenta la fine di un’era politica iniziata nel 1951 con il papà Ferdinando, sindaco sino al 1954.
Giustiziere delle ambizioni più profonde dell’ex Ministro, 78 anni, il presidente di turno della Camera dei Deputati Fabio Rampelli che il 14 luglio scorso ha dichiarato inammissibile, in quanto estraneo ai contenuti della legge elettorale, l’emendamento della Lega sul terzo mandato.
Se il quadro normativo non cambierà a breve […] Scajola dovrà per la prima volta, per lo meno in provincia di Imperia, accontentarsi di un ruolo da comprimario
Messa da parte l’ipotesi di candidarsi per il terzo mandato consecutivo, quinto in totale dopo l’esperienza nefasta del 1982, terminata anzitempo con l’arresto per tentata concussione aggravata (fu poi prosciolto) e il quinquennio 90-95, Scajola avrebbe confidato ai propri fedelissimi di avere sul tavolo due soluzioni, entrambe, a dir la verità, piuttosto estrose.
La prima vedrebbe l’ex Ministro in lista alle prossime comunali di Imperia come consigliere a sostegno del candidato sindaco Simone Vassallo, oggi presidente del consiglio e sua ultima creatura politica. In caso di vittoria Scajola vestirebbe i panni di vicesindaco, garantendosi altri cinque anni da condottiero del centrodestra e manovratore delle sorti politiche e amministrative della sua città natale.
ù Un’ipotesi tutta in salita perché si scontrerebbe con le ambizioni degli alleati di centrodestrA .
La seconda soluzione sul tavolo dell’ex ministro vedrebbe Scajola candidato sindaco in un Comune dell’entroterra (si fa il nome di Aurigo, per anni rifugio politico della moglie, Maria Teresa, e di Luigino Dellerba, suo fedelissimo) per conservare, in caso di vittoria, i requisiti necessari per la rielezione, sarebbe la terza consecutiva, a presidente della Provincia. Insomma, Scajola di andare in pensione non sembra proprio volerne sapere. E a meno di un’improvvisa e quantomai sorprendente chiamata da Roma, tocca arrangiarsi alla bell’e meglio: le prime mosse sono iniziate.
(da La Stampa)
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