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GIORGIA MELONI HA AVUTO QUELLO CHE VOLEVA: UNA SCONFITTA PER ANDARE A VOTARE SUBITO, PRIMA CHE TUTTO VADA A PUTTANE. LA CAMERA, CON IL VOTO SEGRETO, HA BOCCIATO L’EMENDAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA E NOI MODERATI SULLE PREFERENZE E I CAPILISTA BLOCCATI, CHE AVEVA AVUTO IL VIA LIBERA IN EXTREMIS DI FORZA ITALIA E LEGA: I FAVOREVOLI SONO STATI 187, I CONTRARI 188. HANNO VINTO I FRANCHI TIRATORI

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA DELLA DUCETTA E’ STATA QUELLA DI CERCARE L’INCIDENTE IN AULA PER ANTICIPARE IL VOTO DELLE POLITICHE – MATTEO SALVINI VOLEVA ANDARE ALLE URNE NEL 2027, MA VANNACCI HA SCOMPAGINATO LE CARTE DELLA MAGGIORANZA… OPPOSIZIONI COMPATTE “MELONI SI DIMETTA, ELEZIONI SUBITO”… LA VARIABILE E’ IL COLLE: SOLO MATTARELLA HA IL POTERE DI SCIOGLIERE LE CAMERE- CHE FA POI, RIPRESENTA LA STESSA MAGGIORANZA COLPITA E AFFONDATA?

L’aula della Camera ha bocciato con 188 voti contrari e 187 voti favorevoli l’emendamento FdI-Nm-Udc, a prima firma del capogruppo di FdI Galeazzo Bignami, per l’introduzione delle preferenze mediante capilista bloccati e tre crocette. Una proposta emendativa non sottoscritta da Lega e Forza Italia ma su cui questa mattina, al termine dei veritici di partito, i due gruppi avevano garantito il sostegno in aula. Un impegno che non ha retto al voto segreto in aula, nonostante il parere favorevole di Governo e relatori.
Giorgia Meloni ha avuto quello che voleva: una sconfitta per andare a votare subito, prima che tutto vada a puttane. La Camera, con il voto segreto, ha bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia e Noi Moderati sulle preferenze e i capilista bloccati, che aveva avuto il via libera in extremis di Forza Italia e Lega. I favorevoli sono stati 187, i contrari 188. Hanno vinto i franchi tiratori che hanno impallinato la modifica al “Melonellum”.
La strategia di Meloni è stata quella di cercare un clamoroso incidente per anticipare il voto delle Politiche. Per questo è andata allo showdown con l’intenzione di farsi bocciare il testo in Aula. Matteo Salvini voleva andare alle urne nel 2027, ma l’ascesa di Vannacci, che sta scippando consensi soprattutto a Fratelli d’Italia e Lega, ha scompaginato le carte della maggioranza.
La variabile è il Colle. Solo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha il potere di sciogliere le Camere
Schlein: “Un voto contro l’arroganza”
«È stato un voto contro l’arroganza» di «una leader donna che per difendere il suo potere era pronta a schiacciare quello delle altre donne». Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nell’Aula della Camera. «Diamo il tempo ai colleghi di prendere atto che hanno fallito e che è il momento di ritornare a casa per dare finalmente un governo a questo paese in grado di risolvere i problemi dei milioni di italiani che avete ignorato per quattro anni, mentre vi occupavate solo dei nostri patti di potere che oggi, sotto gli occhi del governo, sono saltati. Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa», conclude.
Conte: “Meloni sfiduciata. Aprire la crisi di governo”
«Dopo quattro anni e zero riforme questo governo si presenta con un accrocchio di legge elettorale che è una vergogna solo pensarla. In questo accrocchio, con un listone azionale e n, c’è stato il tentativo mistificatorio di FdI e quindi di Meloni in persona di voler prendere in giro gli italiani con un finto, falso emendamento sulle preferenze. Non solo: la presidente Meloni ha inteso sfidare questo parlamento lanciando poche ore fa una sfida e dicendo che bisognava metterci la faccia. Lo avete fatto, ci avete messa la faccia e avete sfiduciata la presidente del Consiglio». Lo ha detto in Aula Giuseppe Conte dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze presentato dalla destra. «Ora aprite una crisi di governo, andate a casa perché tocca a noi», aggiunge Conte.
Renzi: “Meloni si dimetta”
«Siamo da sempre a favore delle preferenze. E riteniamo una vergogna che a scrutinio segreto i parlamentari della destra abbiano bocciato un emendamento che migliorava la pessima legge elettorale. A questo punto però il dato di fatto è semplice: la maggioranza non c’è più». Lo scrive Matteo Renzi sui social network. «Meloni vada al Quirinale subito e si dimetta. Non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo. Noi prendiamo un impegno: nessun inciucio, nessun governo tecnico. Si vada subito al voto: restituiamo la parola ai cittadini, con questa legge elettorale. Si voti a settembre, come già si è fatto quattro anni fa, e vediamo chi ha paura davvero del giudizio degli italiani», aggiunge Renzi.

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SCHIFANI NON SCHIODA. IN SICILIA L’ESPONENTE DI FORZA ITALIA E’ SFIDUCIATO DAL SUO STESSO PARTITO E DA FRATELLI D’ITALIA MA NON INTENDE LASCIARE LA GUIDA DELLA REGIONE, PUNTA AD ARRIVARE A FINE MANDATO PER MATURARE IL VITALIZIO CHE SPETTA AI DEPUTATI REGIONALI

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

L’EX PRESIDENTE DEL SENATO SOGNA UNA RICANDIDATURA NEL 2027. GLI AZZURRI PERO’ RAGIONANO SUL SOSTITUTO (MULE’?) E I MELONIANI SCALPITANO PER AVERE LA GUIDA DI UNA REGIONE DEL SUD … SCHIFANI HA RIFIUTATO L’EXIT STRATEGY MESSA SUL TAVOLO DA FORZA ITALIA: L’ELEZIONE COME COMPONENTE LAICO DEL CSM (MICA E’ FESSO, DOVREBBE MISURARSI CON UN VOTO DEL PARLAMENTO DALL’ESITO NON SCONTATO)

A Roma, Giorgia Meloni dovrà aspettare almeno aprile prossimo per pensare a nuove elezioni: quel mese sarà passato il termine minimo previsto dalla legge per garantire ai parlamentari il cosiddetto “ex vitalizio”. […]
A Palermo, invece, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, punta proprio su questa data: mentre la sua maggioranza da settimane è lacerata, il governatore di FI conta sull’aprile del 2027 per restare in carica fino alla fine della legislatura.
Nelle scorse settimane, infatti, i principali partiti di maggioranza che sostengono Schifani – FI e FdI su tutti – hanno manifestato segni di insofferenza nei confronti della giunta e sarebbero addirittura pronti a staccare la spina. Tra gli azzurri c’è chi ha anche avanzato la propria candidatura: il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
L’obiettivo di una parte di FI sarebbe quello di staccare la spina a Schifani il prima possibile per evitare la concomitanza tra il voto in Sicilia e quello nazionale, che comporterebbe un’unica trattativa sulle liste. Anche FdI, seppur commissariata da Roma, ormai da mesi non vuole più il governatore in carica e vuole giocarsi la partita della scelta del suo successore.
I meloniani, infatti, non hanno governatori nelle Regioni del Sud e non hanno ancora superato lo “sgarbo” della sostituzione di Nello Musumeci (poi ricompensato come ministro) proprio con Schifani venendo meno alla regola aurea del centrodestra che vorrebbe la riconferma automatica degli uscenti.
Per Schifani ci sarebbe anche una exit strategy possibile: l’elezione come componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Schifani – avvocato e già presidente del Senato – avrebbe i titoli per farlo e nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per convocare l’elezione dei membri togati per il 25 ottobre. Ma Schifani resiste. […]
In queste settimane ha avuto diversi colloqui con il leader di FI Antonio Tajani e ha fatto sapere di voler “restare in carica fino alla fine”, puntando addirittura alla riconferma. Ma il vero ostacolo per la maggioranza è uno solo: il vitalizio dei deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Fino al 2012 in Sicilia gli ex deputati avevano diritto al vitalizio con soli dieci anni di contribuzione e 65 anni di età, ma le leggi sono state cambiate dopo le inchieste giornalistiche.
Da allora i nuovi deputati dell’Ars ricevono una pensione secondo il sistema contributivo a partire da 65 anni, mentre gli ex deputati continuano a riceverlo: ogni anno la Regione Sicilia spende circa 18 milioni per garantire l’assegno ai vecchi eletti all’Assemblea. Le nuove regole del 2012 hanno allineato la pensione dei deputati dell’Ars a quella del Parlamento nazionale.

(da Il Fatto Quotidiano)

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I DRONI UCRAINI COSTRINGONO IL CREMLINO A SOSPENDERE LA NAVIGAZIONE NEL MAR D’AZOV, IL LAGO CHE LA RUSSIA CONSIDERA SUO DOPO L’OCCUPAZIONE DI TUTTE LE SUE COSTE (DALLA CRIMEA A MARIUPOL) –

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

IL BACINO, USATO PER SPEDIRE PETROLIO E CEREALI, SI STA TRASFORMANDO IN UNA TRAPPOLA MORTALE: IERI I DRONI DI KIEV HANNO COLPITO ALTRE 15 NAVI RUSSE – I FORMIDABILI ATTACCHI UCRAINI HANNO DANNEGGIATO 105 IMBARCAZIONI IN UNA SETTIMANA E PER LA FLOTTA OMBRA DI MOSCA È SEMPRE PIÙ DIFFICILE ESPORTARE GREGGIO

Mosca considerava il Mar d’Azov un lago interno russo dopo l’occupazione, nel 2022, di tutte le sue coste, dalla Crimea a Mariupol. Ma ora quel bacino usato per spedire soprattutto petrolio e cereali verso i mercati internazionali si è trasformato in una trappola.
Se fino alla scorsa settimana le navi della sua «flotta ombra» navigavano scure e pesanti lungo le sue acque, oggi quelle stesse rotte sono quasi deserte.
Il Cremlino è stato costretto a ordinare l’alt: la navigazione è sospesa, le navi commerciali bloccate nei porti, le rotte militari congelate.
A far saltare la sicurezza dell’area sono stati i droni di Kiev. Ieri hanno colpito altre 15 navi russe, tra cui sette petroliere, cinque navi da carico, un traghetto e due rimorchiatori, portando a 105 le imbarcazioni di Mosca danneggiate in una settimana nel Mar d’Azov, stima il tenente colonnello Robert Brovdi, comandante delle forze per i sistemi senza pilota.
Un video diffuso dalla sua brigata mostra il fumo sopra una petroliera bersaglio. Gli equipaggi hanno abbandonato le navi colpite alla deriva.
La flotta ombra di Mosca, che trasporta nel mondo greggio soggetto a sanzioni, si sta «notevolmente riducendo» sostiene Brovdi. Le imbarcazioni non possono più attraversare lo stretto di Kerch, che collega il Mar d’Azov con il Mar Nero, quindi con il Mediterraneo attraverso il Bosforo.
L’altro cuore del blocco è il canale Don-Azov, la via fluviale e marittima che unisce il grande fiume dell’entroterra russo con il Mar d’Azov.
Una rotta vitale per l’esportazione dei cereali provenienti dalle ricche regioni agricole di Rostov e Krasnodar. E anche per dare uno sbocco al Mar Caspio, privo di collegamenti con i mari del mondo.
«Così si è trasformato in un lago. Tutti i suoi prodotti – agricoli, fertilizzanti, qualsiasi cosa – passano attraverso il canale del Don-Azov», ha ricordato l’ex ministro della Difesa ucraino, Andriy Zagorodnyuk, sottolineando che il Cremlino ha perso il controllo di un corridoio marittimo «cruciale».
Lo stop al transito delle navi in entrata e in uscita è entrato in vigore venerdì, riferisce Reuters : da allora quelle che erano già all’interno si ritrovano senza vie di fuga, intrappolate nelle sue acque.

(da “Corriere della Sera”)

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CASO REGENI, SENTENZA IL 28 SETTEMBRE: CHIESTO UN ERGASTOLO E TRE CONDANNE A 17 ANNI E MEZZO

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

GLI IMPUTATI SONO QUATTRO UFFICIALI DEI SERVIZI SEGRETI EGIZIANI, CHE NON SARANNO MAI CONSEGNATI ALLA GIUSTIZIA ITALIANA GRAZIE ALLA IGNAVIA DEI GOVERNI ITALIANI CHE NON HANNO MAI PROVVEDUTO A PRELEVARLI

E’ fissata per il prossimo 28 settembre la sentenza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni. La data è stata fissata dalla Prima Corte d’Assise di Roma al termine della seconda udienza in cui hanno preso la parola i difensori dei quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e poi ucciso il ricercatore italiano nel gennaio del 2016 al Cairo. Per loro il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha sollecitato un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo.
E’ in corso da stamattina a piazzale Clodio, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Roma, una nuova udienza del processo per il sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore Giulio Regeni. All’arrivo in tribunale, l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, ha dichiarato ai cronisti che “è stato un percorso interminabile, a ostacoli, in salita”: “Ma siamo resistenti e quindi arriveremo a sentenza a breve”, ha assicurato.
L’avvocata ha poi collegato il caso Regeni a quello di Nessi Guerra, l’italiana fermata a fine giugno in Egitto e poi rilasciata nell’ambito della battaglia legale con l’ex marito per l’affidamento della figlia minore: “C’è chi continua a dubitare che l’Egitto sia un Paese non sicuro, ma in realtà c’è un altro caso in questi giorni che preoccupa moltissimo che è quello di Nessi Guerra. Sì, ovviamente questa donna e la sua famiglia ha tutta la nostra solidarietà. Io ho sentito anche la collega e ci siamo reciprocamente scambiate solidarietà”, ha concluso Ballerini

(da agenzie)

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RIEDUCAZIONE AL CANILE PER I NEONAZISTI DI “AVANGUARDIA TORINO”, DOVRANNO RISARCIRE LE COMUNITA’ EBRAICHE. CHIESTI 2 ANNI E 8 MESI PER ENRICO FORZESE. EX COORDINATORE DEI GIOVANI DI FDI E ORA “ARRUOLATO” DA VANNACCI

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

IL GIUDICE CONCEDE LA MESSA IN PROVA PER 12 DEI 17 SOVRANISTI… NON SIAMO D’ACCORDO SUI LAVORI AL CANILE: I CANI NON HANNO FATTO NULLA DI MALE PER MERITARE QUESTO

Il giudice ha concesso, oggi, la messa alla prova a dodici dei diciassette militanti del gruppo di estrema destra “Avanguardia Torino”, accusati di apologia di fascismo. Gli imputati dovranno seguire un programma di rieducazione basato su lavori socialmente utili presso canili, Croce Rossa e la comunità dei Vincenziani. Tra loro c’è Carlo Vignale, figlio dell’assessore regionale piemontese Gian Luca Vignale. “A petto nudo si nega l’Olocausto”, scandiva Vignale.
Gli imputati dovranno inoltre risarcire entro otto mesi le parti civili costituite: il proprietario dei locali del circolo “Edoras”, sequestrato dai carabinieri del Ros, e l’Unione delle Comunità Ebraiche. Le somme, da versare ammontano a una cifra tra i 200 e i 400 euro per il proprietario e tra i 400 e i mille euro a testa per la comunità ebraica tutelata dall’avvocato Tommaso Levi.
Entro 15 giorni, i militanti dovranno presentarsi all’Ufficio esecuzione penale esterna (Uepe) per l’avvio del percorso. Il legale di alcuni imputati, l’avvocato Gino Domenico Arnone, durante la scorsa udienza aveva detto che la map era stata stata dettata da una “scelta prudenziale” vista la gravità delle contestazioni, che per alcuni capi d’imputazione prevedono pene fino a sei anni di reclusione.
Per Enrico Forzese, oggi volto del movimento di Roberto Vannacci a Torino, invece, alla scorsa udienza la procura aveva chiesto due anni e otto mesi di carcere. Forzese, difeso dall’avvocato Gabriele Assenzi, aveva scelto di farsi interrogare respingendo ogni addebito. “Mai detto di essere fascista, mai lo sono stato”, la difesa in aula, presentandosi come un semplice “consulente” o “ospite” che faceva da anfitrione nei dibattiti, negando la partecipazione ai concerti “neri” e ai riti di iniziazione nazisti emersi dalle indagini.

(da agenzie)

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LA RUSSIA È GIÀ IN GUERRA CON L’EUROPA: GLI ATTACCHI INFORMATICI RUSSI CONTRO I PAESI DELL’UE SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO, E ORA FRANCIA, GERMANIA E REGNO UNITO REAGISCONO CON SANZIONI E PROTESTE DIPLOMATICHE

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

COME FUNZIONA LA “RETE” DI PUTIN? C’È UN “ECOSISTEMA” SPECIALIZZATO IN INTRUSIONI INFORMATICHE, DIRETTAMENTE AL SERVIZIO DELL’INTELLIGENCE RUSSA …TRA I GRUPPI PIÙ ATTIVI E SOFISTICATI C’È “TURLA”, CHE NEGLI ULTIMI VENT’ANNI HA COLPITO GOVERNI E AZIENDE DELLA DIFESA E REALTÀ DEL SETTORE ENERGETICO E FARMACEUTICO, IN TUTTO IL CONTINENTE. IL GRUPPO OPERA DIRETTAMENTE DA UNA STRUTTURA DELL’FSB, L’EX KGB

L’Europa cerca di fare fronte comune contro i tentativi di destabilizzazione della Russia. Bruxelles e Londra hanno deciso di colpire insieme la rete di hacker e cybercriminali accusata di agire per conto del Cremlino, varando per la prima volta un pacchetto coordinato di sanzioni contro il 16° Centro dell’Fsb, il servizio di intelligence russo.
Un segnale politico che si accompagna alla convocazione degli ambasciatori russi da parte di Unione europea, Francia, Germania e Regno Unito. A sollevare il caso è stato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot.
Sul piano economico, invece, il 21° pacchetto di sanzioni contro Mosca resta ancora in sospeso. I Ventisette non hanno trovato l’intesa anche se, ha assicurato l’Alta rappresentante Kaja Kallas al termine del Consiglio Affari esteri, «siamo molto vicini» a un accordo. […]
Per l’Unione gli attacchi informatici russi rappresentano ormai una minaccia strutturale alla sicurezza del continente. Nel mirino del 16° Centro dell’Fsb sarebbero finiti negli ultimi anni Francia, Germania, Polonia, Cipro, Paesi Bassi, Austria, Slovacchia, Romania e Finlandia. Bruxelles accusa il servizio segreto russo di dirigere una rete di gruppi hacker, tra cui Turla, considerato tra i più sofisticati e attivi al servizio del Cremlino.
Tra gli episodi contestati figura l’attacco contro le infrastrutture energetiche polacche dello scorso dicembre. In Francia il gruppo avrebbe condotto campagne di spionaggio informatico fin dal 2010 ai danni di amministrazioni pubbliche e nel 2025 dell’industria della difesa. Anche diversi enti governativi tedeschi sarebbero stati bersaglio delle intrusioni.
Per la prima volta, l’Ue ha indicato pubblicamente come responsabile della campagna il 16° Centro del Servizio federale di sicurezza russo, noto come Unità 71330, formalmente “Centro per l’intelligence radioelettronica tramite le comunicazioni”. Si tratta dell’erede diretto della 16ª Direzione del Kgb, che fino al 1991 si occupava di intelligence sui segnali (Sigint) e sicurezza delle comunicazioni governative.
Secondo l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, il 16° Centro coordina un vero e proprio «ecosistema» di gruppi di minaccia informatica, tra cui spicca Turla, conosciuto in ambito investigativo anche con i nomi di Venomous Bear, Snake, Krypton, Uroburos o Secret Blizzard.
Attivo almeno dal 2004, Turla è uno degli attori di cyberspionaggio più sofisticati e longevi al mondo: negli ultimi vent’anni è stato collegato ad attacchi contro oltre 50 Paesi, colpendo governi, ambasciate, aziende della difesa e realtà del settore energetico e farmaceutico. Il gruppo opera prevalentemente da una struttura dell’Fsb nella città di Ryazan, a Sud-est di Mosca.
Le tecniche di Turla comprendono “spear-phishing”, attacchi “watering hole” (compromissione di siti visitati dai bersagli), backdoor sofisticate e, in passato, persino la compromissione di connessioni satellitari. Il malware storicamente più noto del gruppo, Snake, era stato smantellato nel 2023 da un’operazione internazionale coordinata da Fbi e alleati, dopo quasi vent’anni di monitoraggio.
Oltre a Turla, l’Fsb avrebbe attivato anche altri strumenti: ufficiali del Gru (l’intelligence militare russa), operatori cyber, sedicenti movimenti “spontanei” di hacktivisti e società private accusate di fornire sostegno operativo o di copertura alle attività di destabilizzazione del Cremlino.
L’Italia non compare, benché Roma abbia denunciato altri attacchi di origine russa.
Turla e Berserk Bear fanno capo all’Fsb. Sandworm e APT28 dipendono invece dal Gru. Accanto a loro agisce una zona grigia di società informatiche, criminali e hacktivisti di facciata, utile a moltiplicare le risorse e a rendere incerto il confine tra criminalità e Stato.
La campagna informatica si inserisce così in un’offensiva più vasta: trasformatori ferroviari sabotati, fabbriche di droni sorvegliate, molotov, pacchi incendiari e dispositivi capaci di interferire con i comandi delle navi.
Nel mondo fisico Mosca utilizza uomini usa e getta, reclutati online e pagati su Telegram. Nel cyberspazio usa gruppi dai nomi mutevoli, server rubati e reti di computer compromessi. Il principio è identico: tenere il mandante lontano dall’attacco e costringere l’avversario a dimostrare ogni passaggio.
L’obiettivo non è solo distruggere, ma sapere in anticipo cosa pensano le cancellerie occidentali dell’Ucraina, quali armi saranno consegnate, quanto reggerà il sostegno a Kyiv. E intanto si dimostra di poter raggiungere la vita quotidiana degli europei, restando appena sotto la soglia che giustificherebbe una risposta militare della Nato.
È la grammatica della guerra ibrida: non ha bisogno di invadere per logorare. Le sanzioni difficilmente fermeranno Turla. Servono soprattutto a dare un nome al mandante e a sottrarre a Mosca parte della sua ambiguità.
Il dato più inquietante, però, non è quanti attacchi siano già riusciti, ma quanti accessi restino sconosciuti.
La Russia non ha bisogno di provocare subito un blackout.
Le basta dimostrare di poterne provocare uno. È la guerra prima della guerra, invisibile finché un impianto smette di rispondere, un treno si ferma, una città rimane al freddo. Per ora, l’Europa risponde con gli strumenti che ha, mentre a Ryazan, c’è da scommetterci, si continua a lavorare

(da agenzie)

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COME NELL’UNGHERIA DI ORBAN, I POTERI FORTI PENSANO A MARIO SECHI COME NUOVO DIRETTORE DEL “SECOLO XIX”: I VERTICI DI “MSC” VOGLIONO CHIUDERE ANTICIPATAMENTE L’ESPERIENZA DI MICHELE BRAMBILLA, DOPO LE PRESSIONI DEL GOVERNATORE SOVRANISTA DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI. VOGLIONO BLOCCARE LA POPOLARITA’ DI SILVIA SALIS

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

LA SCELTA DI SECHI SAREBBE AUSPICATA DAL PATRON DI MSC, APONTE, SCHIERATO CON BUCCI, MA NON CONDIVISA DAL GENERO, PIERFRANCESCO VAGO (CHE TIFA SILVIA SALIS) .E’ STATO SONDATO ANCHE ANDREA MALAGUTI, CHE ALLA RICHIESTA DI FARE UN QUOTIDIANO QUASI SOLO LOCALE HA RIFIUTATO. UNA OPERAZIONE PILOTATA DAI SOVRANISTI CHE NON TOLLERANO UN DIRETTORE CHE NON HA CEDUTO ALLE LORO PRESSIONI (E BRAMBILLA E’ PURE DI DESTRA MODERATA)

Sarebbe ormai imminente il cambio alla direzione del Secolo XIX. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, ai vertici di MSC sarebbe maturata la decisione di chiudere anticipatamente l’esperienza di Michele Brambilla alla guida dello storico quotidiano genovese.
Alla base della scelta ci sarebbe anche il clima di forte tensione che si sarebbe creato negli ultimi mesi, in particolare dopo la vicenda dei messaggi WhatsApp che ha coinvolto il presidente della Regione Marco Bucci, Pierfrancesco Vago, Brambilla e Lavarello, una querelle che avrebbe avuto inevitabili ripercussioni interne. In pratica il direttore Brambilla non ha ceduto alle pressioni di Bucci che si lamentava degli articoli del giornale.
La scelta del successore, secondo fonti romane, sarebbe già stata individuata: il prossimo direttore del Secolo potrebbe essere Mario Sechi.
Sechi recentemente ha ricoperto il ruolo di capo dell’ufficio stampa e portavoce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, un garanzia di indipendenza…
La sua ultima esperienza alla guida di Libero si è conclusa nei mesi scorsi, è stato licenziato a seguito di divergenze con l’editore Antonio Angelucci.

(da agenzie)

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TRUMP BOMBARDA…E LA CINA INCASSA. A GIUGNO LA CINA HA REGISTRATO UN SURPLUS COMMERCIALE RECORD DI 125 MILIARDI DI DOLLARI, IN AUMENTO RISPETTO ALL’ANNO SCORSO E BEN OLTRE LE ATTESE

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

LE ESPORTAZIONI HANNO RAGGIUNTO LA CIFRA MONSTRE DI 412 MILIARDI, CON UNA CRESCITA DEL 27% RISPETTO AL GIUGNO 2025 – AUMENTANO ANCHE LE IMPORTAZIONI (+36%): È L’INCREMENTO PIÙ FORTE DAL GIUGNO 2021, SOSTENUTO DA UNA DOMANDA INTERNA SOLIDA E “DROGATA” DALLE ENORMI MISURE DI STIMOLO PUBBLICO VARATE DAL REGIME DI XI JINPING

La Cina ha registrato a giugno un surplus commerciale record di 125,62 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 113,89 miliardi dello stesso mese del 2025 e oltre le attese degli analisti, ferme a 121 miliardi. Lo rendono noto i dati diffusi oggi dall’Amministrazione generale delle Dogane.
Le esportazioni della Cina hanno raggiunto a giugno il valore record di 412,39 miliardi di dollari, con una crescita del 27% rispetto allo stesso mese del 2025. Lo riferiscono i dati diffusi dall’Amministrazione generale delle Dogane.
L’aumento è nettamente superiore alle attese degli analisti, che prevedevano un incremento del 18,2%, e rappresenta l’espansione più sostenuta da febbraio. Nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni cinesi hanno raggiunto complessivamente 2.120 miliardi di dollari, in crescita del 17,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Le importazioni della Cina sono aumentate del 36% su base annua a giugno, accelerando rispetto al +27,4% registrato a maggio e superando le attese del mercato, che indicavano una crescita del 24%. È quanto emerge dai dati pubblicati oggi dall’Amministrazione generale delle Dogane.
Si tratta del tredicesimo mese consecutivo di aumento degli acquisti dall’estero e dell’incremento più forte dal giugno 2021. Secondo le Dogane, il dato è stato sostenuto dalla solidità della domanda interna, favorita dalle misure di stimolo ai consumi varate da Pechino, mentre si sono attenuate le pressioni sui costi legate alle catene di approvvigionamento e ai prezzi dell’energia.
Secondo i dati ufficiali dell’Amministrazione generale delle dogane, il mese scorso le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono aumentate del 13,9% su base annua. Le esportazioni verso gli Usa hanno raggiunto i 43,5 miliardi di dollari, portando il surplus commerciale della Cina con gli Stati Uniti a 28,9 miliardi di dollari.

(da agenzie)

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RIDICOLI. GIORGIA TEME I FRANCHI TIRATORI: LEGA E FORZA ITALIA ALLA FINE HANNO FATTO DIETROFRONT E HANNO ANNUNCIATO IL “SÌ” ALL’EMENDAMENTO DI FDI E DI NOI MODERATI CHE INTRODUCE LE PREFERENZE NELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, SEPPURE CON UN SISTEMA MISTO (CAPILISTA BLOCCATI, INDICATI DALLE SEGRETERIE DI PARTITO)

Luglio 14th, 2026 Riccardo Fucile

LE OPPOSIZIONI CHIEDONO CHE LA VOTAZIONE SIA A SCRUTINIO SEGRETO. MA MELONI REPLICA VIA SOCIAL, MOSTRANDO TUTTO IL SUO NERVOSISMO: “È DOVEROSA UN’OPERAZIONE VERITÀ. OGNUNO SI ASSUMA LA RESPONSABILITÀ DEL PROPRIO VOTO E CI METTA LA FACCIA DAVANTI AGLI ITALIANI” – IN REALTÀ LA DUCETTA SA BENISSIMO CHE TRA I SUOI ALLEATI IN MOLTI NON DIGERISCONO LE PREFERENZE E, CON IL VOTO SEGRETO, POTREBBERO AFFOSSARE IL MELONELLUM

Dietrofront di Forza Italia e Lega su uno dei punti più dibattuti della nuova legge elettorale oggi in aula a Montecitorio. All’assemblea del gruppo convocata in mattinata il presidente dei deputati azzurri Enrico Costa ha annunciato il cambio di orientamento sull’emendamento, proposto da FdI e Noi moderati – poi appoggiato anche da Forza Italia e Lega – per reintrodurre le preferenze, sebbene con un sistema semi-bloccato: capolista indicato dalle segreterie di partito e scelta degli altri candidati attraverso un gioco di crocette che finirebbe per penalizzare l’alternanza di genere.
“A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se i partiti di opposizione che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani – commenta la premier Giorgia Meloni –
C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto. Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto”.
Una clamorosa retromarcia dei berlusconiani – dopo mesi di tensioni e liti interne alla maggioranza – seguita anche dai leghisti. “In vista dei voti previsti da oggi in aula sulla legge elettorale, la Lega si è riunita per valutare l’emendamento proposto da FdI, Noi Moderati e Udc.
Avendo riscontrato che si prevede un sistema misto che garantisce la governabilità e la possibilità di dare voce ai territori per la scelta dei propri rappresentanti, il partito darà indicazione al proprio gruppo alla Camera di esprimere un voto favorevole all’emendamento in oggetto”, si legge in una nota del partito di Matteo Salvini.
E Roberto Vannacci? L’ex generale non è d’accordo ma voterà l’emendamento di FdI come ha spiegato sui social: “Anche sulle preferenze prevale la politica dell’inciucio: il loro emendamento mantiene i capolista bloccati e lascia il potere nelle segreterie di partito, poi dà un contentino nelle posizioni successive. Noi non siamo d’accordo, vorremmo che tutti i parlamentari fossero eletti con le preferenze. Oggi però voteremo anche questo emendamento, perché è meno peggio, e manterremo il nostro che è per le preferenze pure, per ridare la sovranità al popolo. Vedremo chi crede nella democrazia e lo voterà”.
Le opposizioni hanno formalmente chiesto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che la proposta di legge sulla riforma elettorale sia votata integralmente a scrutinio segreto. La richiesta, avanzata dai presidenti dei gruppi del Pd, M5S e Avs, Chiara Braga, Riccardo Ricciardi e Luana Zanella, riguarda tutti gli emendamenti, gli articoli e il voto finale.
Il Pd, infatti, ha riunito i suoi deputati alle 9 per chiedere il voto segreto su tutti gli emendamenti per i quali è consentito dal regolamento, incluso quello sulle preferenze. Ciò significa che al riparo dell’urna può succedere di tutto. E se a destra entreranno in azione i franchi tiratori non è scontato che la modifica voluta fortissimamente da Giorgia Meloni infine passerà.

(da Repubblica)

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