Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
PURTROPPO PER LEI, MATTARELLA AVEVA DETTO ESATTAMENTE IL CONTRARIO, CIOÈ “LA SCUOLA È APERTA A TUTTI. AIUTA A NON FORMARE GHETTI” … ORMAI IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE, LA PREMIER S’INVENTA UN’“EMERGENZA BURQA” (CHE NON SI VEDONO NEMMENO A CARNEVALE)… POI SULLA MANCATA USCITA DELL’ITALIA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE: “NON SO SE L’ISTAT SOTTOSTIMA GLI ITALIANI O IL GOVERNO” (IL 3,1% SE LO SONO INVENTATO?)… A QUESTO PUNTO URGE UN BRAVO DOTTORE, MA DAVVERO BRAVO, PER CALMARE I NERVI DELLA PREMIER
Meloni, come per giustificare la propria lettura dei fatti, ha anche messo in mezzo una circolare ministeriale di oltre 35 anni fa. Un documento che fu emanato proprio da Sergio Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione nel sesto governo Andreotti.
Il riferimento è in particolare alla circolare numero 205 del 1990, emanata il 26 luglio. Era un periodo storico completamente diverso, in cui l’Italia stava iniziando a confrontarsi con un graduale aumento dell’immigrazione. Quell’anno fu varata anche la legge Martelli, che introdusse una sanatoria per 200mila persone (provenienti in gran parte dal Nord Africa) e per la prima volta introdusse l’idea di programmare i flussi in ingresso. Pochi mesi dopo avrebbe avuto il via uno dei primi fenomeni migratori di massa verso l’Italia, dall’Albania alle prese con la fine del regime comunista.
Per rendersi conto di quanto fosse diversa la situazione, basta leggere la circolare: “Delle scuole che hanno segnalato la presenza di alunni stranieri, la stragrande maggioranza ne accoglie uno o due. Le scuole frequentate da un numero di alunni stranieri superiore a 20 sono relativamente poche o quasi sempre concentrate in alcune grandi città”. Quel documento aveva come oggetto “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”, e andava a completare una precedente circolare, dell’8 settembre 1989, sull’inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo. Il ministro Mattarella diede alcune indicazioni per l’anno scolastico successivo.
Tra le varie iniziative, per la maggior parte tese a venire incontro alle famiglie straniere, c’erano anche alcune indicazioni sulla formazione delle classi. Si invitava, per esempio, a raggruppare “alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe”; e “ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani”. Questo è il passaggio di cui parla Meloni, anche se, come detto, si trattava di un contesto storico del tutto diverso e i contenuti della circolare andavano oltre questo tema.
Opposizioni all’attacco, Schlein: “Totale mancanza di senso dello Stato”
Non si è fatta attendere la reazione delle opposizioni, dopo le parole di Meloni. La segretaria del Pd Elly Schlein è intervenuta direttamente, attaccando: “Tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno”. Sempre dal Pd, la capogruppo alla Camera Chiara Braga ha rincarato la dose: “Non consentiremo al governo di usare la scuola italiana per un’inaccettabile guerra ideologica alla rincorsa della peggiore destra europea”.
Per il Movimento 5 stelle è intervenuto il capogruppo al Senato Luca Pirondini: “Delle due, l’una. O Giorgia Meloni non ha capito le parole di Sergio Mattarella sulla sua proposta sconclusionata ed inattuabile del tetto agli stranieri nelle scuole, oppure sta manipolando a suo favore le parole del presidente della Repubblica. In entrambi i casi siamo davanti a una presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa”. I mesi che ci separano dalle elezioni, ha concluso Pirondini, saranno “lunghissimi e, davanti alle sparate di Meloni, molto penosi per gli italiani”.
Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde e deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, ha usato toni altrettanto duri: “Giorgia Meloni ormai non ha più limiti. Per giustificare la sua propaganda sul tetto agli studenti stranieri, tira in ballo persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. I “veri problemi della scuola pubblica italiana”, ha aggiunto Bonelli, “non sono il burqa o gli studenti stranieri. Il problema sono gli oltre 320mila precari, gli edifici scolastici fatiscenti e i tanti bambini e ragazzi con disabilità che ancora non ricevono un’assistenza adeguata”.
(da Fanpage)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
L’ECONOMISTA GIAMPAOLO GALLI, DIRETTORE SCIENTIFICO DELL’OSSERVATORIO CONTI PUBBLICI DELLA CATTOLICA: “LA CONSEGUENZA È UNA LEGGE DI BILANCIO MOLTO STRETTA. ED È UN GUAIO ANCHE SE SI DECIDE DI UTILIZZATE LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA EUROPEA PER ENERGIA E DIFESA. SARA’ COMPLICATO FINANZIARE L’ABOLIZIONE DEL BOLLO AUTO SFRUTTANDO LA FLESSIBILITÀ CONCESSA DALL’UE: È DIFFICILE CONSIDERARLO UNA SPESA PER LA SICUREZZA ENERGETICA”
Il 3,1% di deficit, confermato oggi dall’Istat, pesa più politicamente che economicamente.
Ma per Giampaolo Galli, economista e direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, ora «la manovra è molto stretta». E la clausola energia-difesa? «Aiuta sulla spesa, ma deficit e debito restano».
Professor Galli, che cosa significa per l’Italia la conferma del deficit al 3,1%?
«Il governo voleva anticipare di un anno l’uscita dalla procedura, anche per poter rivendicare sul piano politico ed elettorale di aver messo a posto i conti pubblici e di aver portato l’Italia fuori dalla lista dei sorvegliati speciali. Questa operazione non è riuscita».
È una bocciatura?
«La riduzione del deficit è stata comunque molto consistente. Dal punto di vista economico, la differenza fra il 3,1 e il 2,9% è quasi irrilevante. Conta però il fatto di essere o non essere nella lista dei sorvegliati speciali in Europa».
Basta chiudere il 2026 sotto il 3%?
«No. Se l’Italia resta sotto il 3% quest’anno, ma con la legge di bilancio programma di superarlo nel 2027, non credo possa uscire dalla procedura. La regola europea richiede che il rientro sia durevole. Altrimenti basterebbe rinviare le spese da un anno a quello successivo. La conseguenza del 3,1% confermato dall’Istat è dunque una legge di bilancio molto stretta».
Non è solo una questione politica. C’è anche la clausola per energia e difesa.
«Sì, e qui c’è un’asimmetria che credo faccia poco piacere al ministro Giorgetti. Un Paese che non è sottoposto alla procedura può superare il 3% utilizzando la clausola e non entrare nella procedura. Se invece è già sottoposto alla procedura e supera il 3% per effetto della clausola, non ne esce».
La clausola non esclude dal deficit le nuove spese.
«Esatto. Consente di derogare al percorso della spesa netta, ma le spese continuano a pesare sul deficit e sul debito. È uno strumento temporaneo, pensato inizialmente per permettere ai Paesi di aumentare la spesa militare attenuandone per qualche anno gli effetti sul resto del bilancio. Poi l’Italia e altri Paesi hanno chiesto di includere anche la sicurezza energetica».
Quali possibilità ha ora il governo?
«Può scegliere di fare una legge di bilancio elettorale e restare sopra il 3%. Naturalmente può farlo e poi lasciare la questione al prossimo governo. Ma non potrebbe più dire di aver portato l’Italia fuori dalla lista dei sorvegliati speciali. E questo sembra essere un obiettivo importante sia per Giorgetti sia per la presidente del Consiglio».
L’Italia potrebbe utilizzare fino allo 0,3% del Pil per la sicurezza energetica. Che effetto avrebbe?
«Se il deficit di partenza fosse al 2,8%, aggiungendo lo 0,3% si arriverebbe al 3,1%. Per rimanere sotto il 3% anche nel 2027 bisognerebbe quindi partire da un livello inferiore al 2,8%, oppure utilizzare meno dello 0,3% previsto dalla clausola».
La flessibilità può finanziare un nuovo taglio delle accise?
«No. È stato detto chiaramente che la clausola non può essere utilizzata per ridurre le accise».
Quali interventi potrebbero rientrarvi?
«Soprattutto quelli che aumentano l’autosufficienza energetica, quindi le energie rinnovabili. Potrebbe esserci anche altro, ma dubito che possa rientrarvi l’abolizione del bollo auto».
Perché?
«Il bollo per le auto di cilindrata medio-bassa è una misura più selettiva rispetto al taglio generalizzato delle accise e da questo punto di vista potrebbe essere visto un po’ meglio dalla Commissione. Ma resta difficile considerarlo una spesa per la sicurezza energetica».
Quindi la clausola resta utilizzabile, ma non risolve il problema dei conti.
«Esatto. Il governo può utilizzarla, ma deve fare i conti con il limite del 3%. Se vuole uscire dalla procedura, deve costruire una manovra che lasci abbastanza spazio sotto quella soglia».
(da Repubblica)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU’ FACILMENTE “SVOLTARE A DESTRA” E CERCARE UN’ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI
Contrordine camerati, si torna a destra! L’irresistibile ascesa di Roberto Vannacci sta possedendo come un incubo gli otoliti di Giorgia Meloni.
Di certo l’Evita Peron del Colle Oppio non poteva prevedere l’exploit dell’ex parà della Folgore di riuscire a fondare un partito ai primi di giugno 2026 e dopo appena 30 giorni balzare prepotentemente nei sondaggi al 6%, sgretolando la Lega di Salvini come un giochino della Lego.
Cannibalizzato il Carroccio, ben alimentato dallla galassia MAGA, Vannacci ha cominciato a erodere i consensi di Fratelli d’Italia e a imbarcare i parlamentari che affidano a Futuro Nazionale la speranza di essere rieletti nel 2027 (l’ultimo, il forzista siculo Calderone). Se a Montecitorio Futuro Nazionale conta ben 9 deputati, gli ultimi sondaggi lo rilevano all’8%.
Numeri che hanno pesantemente sovvertito, fino al punto di accendere l'”allarme rosso”, l’ultima riforma rimasta in mano alla Ducetta dopo il flop del premierato, giustizia e autonomia: la nuova legge elettorale dotata di un premio di maggioranza decisamente fuori dalla ragione democratica (70 deputati e 35 senatori per la coalizione che raggiunga il 42%).
Ma se i numeri di Vannacci venissero confermati dalle urne alle politiche del 2027, il traguardo del 42% diventerebbe una chimera che si potrebbe trasformare in un boomerang per l’Armata Branca-Meloni, issando a Palazzo Chigi un centrosinistra miracolato dal Campolargo.
Che l’Underdog sia particolarmente agitata si è intuito chiaramente dal suo intervento a Fenix, la kermesse dei fratellini d’Italia, in cui ha annunciato il divieto di burqa e hijab a scuola e il numero limitato di stranieri nelle classi. E’ vero, manca una legge anti-kebab, ma date tempo al tempo ed arriverà pure questa.
Un cambio di rotta per la fu Draghetta, che in una volta sbarcata al governo con il suo manipolo di camerati ha cercato di barcamenarsi inventandosi prima “pontiera” tra l’Unione Europea e Trump, poi flirtando con Ursula von der Leyen e il centrismo del Partito Popolare Europeo, infine mollando, una volta sconfitto, il filo-putiniano Orban per aggrapparsi alla giacchetta del cancelliere tedesco Merz.
Un camaleontismo senza limitismo che non poteva non lasciare spazio libero alla sua destra nel quale si è infilato come uno squalo l’ex generale, che ha ripescato e propagandato lo stesso programma populista-sovranista che ci ha inflitto Giorgia Meloni quando sedeva nei banchi dell’opposizione.
La Statista della Sgarbatella, che avrà tanti difetti ma di certo sa annusare l’aria che tira, ha una priorità: riposizionarsi a destra e riacciufare quello zoccolo post-fascio che oggi preferisce l’originale al taraccato, lo zucchero al dietor, la postura da gerarca di Robertino alle smorfie e alle battute romanesche di Giorgia.
Un riposizionamento che va condotto con la massima urgenza, vedi l’atteso cambio dello staff della comunicazione che si apprende a fare, con l’uscita di scena del suo social manager Longobardi e le voci ricorrenti su Gian Marco Chiocci come suo portavoce.
Anche perché, agli occhi della Fiamma Magica, il sistema di potere democristiano dell’Unione Europa sta scricchiolando. Il vento di destra soffia in Francia, dove Martine Le Pen è data favorita per il voto per l’Eliseo del prossimo aprile, e in Spagna, dove il socialista Pedro Sanchez rischia seriamente di dover lasciare alla poltrona nelle elezioni nel 2027, in caso di un’alleanza tra i popolari e i neofranchisti di Vox di Pedro Abalscal per creare un esecutivo.
Uno scenario in cui Meloni aggiunge la Germania flagellata dai para-nazi di Afd: se il cancelliere Friedrich Merz fosse costretto a rassegnare le dimissioni, molti esponenti del partito cristiano-democratico tedesco (Cdu) sarebbero già pronti a governare insieme all’Afd.
E a quel punto, in caso di una netta svolta a destra in Europa, la Ducetta avrebbe gioco facile ad “aprire” a un’alleanza con Roberto Vannacci, costringendo così Lega e Forza Italia a ingoiare l’amaro boccone di Futuro Nazionale per poter restare al governo.
Ecco perché, in barba alle mille voci di voto anticipato, alla “Premier Duracell” conviene provare a portare a termine la legislatura fino alla scadenza naturale, a ottobre 2027, quando sarà chiaro l’assetto delle forze in campo nell’Unione Europea e magari, ciò che oggi è bollato come una follia (imbarcare il post fascio Vannacci), diventerebbe una abile mossa per riprendere potere a Bruxelles.
(da Dagoreport)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
GRAMELLINI IRONIZZA: “QUANDO SI DICE UNA NOMINA CUCITA SU MISURA. GIULI NON SI È INVENTATO NULLA. L’AMICHETTISMO È PRATICATO DA SEMPRE IN MODO SISTEMATICO ANCHE A SINISTRA. PERÒ MAGARI SI PENSAVA CHE LA DESTRA SOCIALE NON SI SAREBBE COMPORTATA PROPRIO COME L’ESECRATO ‘SINISTRUME’ DEI SALOTTI. LO STESSO GIULI, NEL SUO UNICO DISCORSO TRADOTTO IN ITALIANO, ESORTAVA I GIOVANI A NON FARE QUELLO CHE FANNO TUTTI. EVIDENTEMENTE SI È DIMENTICATO DI DIRLO A SÉ STESSO”
Dovendo scegliersi un consulente per il cinema, il ministro Giuli si è guardato allo
specchio. E, accanto a un bellissimo uomo con la barba che gli piace da impazzire, ne ha visto un altro con un metro intorno al collo e gli spilli in mano: il suo sarto.
Quando si dice «una nomina cucita su misura». Intendiamoci, qualunque cosa pensiate del look del ministro, Domenico Vacca è uno stilista che bazzica il mondo del cinema e ha dunque l’autorevolezza per suggerire a Giuli quale serie guardare la sera su Netflix. E poi la sua consulenza è gratuita (…)
Qualcuno ha gridato allo scandalo, ma nessuno può affermare in buona fede che si tratti di uno scandalo nuovo. Giuli non si è inventato nulla. L’amichettismo è praticato da sempre in modo sistematico a sinistra, e senza troppe distinzioni tra incarichi pubblici e privati, perché da noi lo Stato non è di tutti, ma solo di chi lo occupa in quel momento. Però magari si pensava che la destra sociale non si sarebbe comportata proprio come l’esecrato «sinistrume» dei salotti.
Nei settant’anni in cui è rimasta in anticamera, si è vantata della sua diversità, l’ha proclamata, addirittura teorizzata. Lo stesso Giuli, nel suo unico discorso tradotto in italiano, esortava i giovani all’anticonformismo, a non fare quello che fanno tutti. Evidentemente si è dimenticato di dirlo a sé stesso, o forse quando parla non si capisce neanche lui.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
LE TRUPPE DI KIEV HANNO RICONQUISTATO TERRENO NEL LUGANSK, UNA DELLE DUE REGIONI DEL DONBASS FINITA QUASI COMPLETAMENTE NELLE MANI DEGLI INVASORI, E HANNO CIRCONDATO I RUSSI NEL DONETSK, DOVE SI DECIDONO LE SORTI DEL CONFLITTO
Shandryholove è un nome che non comparirà nei rapporti presentati a Vladimir Putin nel giorno della vittoria elettorale. Ma la caduta di questo villaggio ridotto in macerie, dove prima della guerra vivevano mille persone, rappresenta una notizia funesta per il quartier generale di Mosca.
Si tratta del successo più importante ottenuto nella “seconda stagione” dell’Operazione Vivaldi, la controffensiva di Kiev che ha preso il nome del compositore veneziano: la sua musica adesso fa da colonna sonora ai video della propaganda che descrivono la battaglia. La “prima stagione” è durata quattro mesi ed è stata tenuta segreta: nella fase finale ha permesso la liberazione di 75 chilometri quadrati.
La “seconda stagione” ha portato ad avanzare su meno territorio – circa 45 chilometri quadrati – ma di valore ancora più strategico. In pratica, ha sgretolato lo schieramento russo che puntava ad aggirare le difese ucraine e piombare alle spalle di Sloviansk, uno dei due bastioni rimasti nel Donetsk: il luogo dove si decidono le sorti del conflitto.
Con una manovra sorprendente, ha spazzato via quindici mesi di risultati russi e oggi diverse unità – come riconoscono persino i blogger più vicini al Cremlino – sono circondate. Non solo. I soldati di Kiev sono tornati nel Lugansk, seppur per pochi chilometri: una delle due regioni del Donbass, finita quasi completamente nelle mani degli invasori.
L’Operazione Vivaldi è stata concepita dal Terzo Corpo d’Armata, l’evoluzione del battaglione Azov: il comandante è Andriy Biletsky, fondatore anche del partito politico “Corpo Nazionale”.
Dal punto di vista militare hanno realizzato un attacco che verrà studiato a lungo, coordinando in modo innovativo azioni di reparti terrestri, artiglieria, missili, contromisure elettroniche e droni.
Davanti avevano la migliore unità dronisti di Mosca, la Rubicon, che lo scorso anno è stata protagonista della marcia verso il Donbass: non si sa come, ma l’hanno costretta a togliersi di mezzo. In questo modo, hanno accecato gli avversari: gruppi di mezzi corazzati si sono inoltrati tra i capisaldi russi senza venire avvistati.
Tra le tattiche sperimentate, ci sono le incursioni di robot dietro le linee. Esacotteri hanno calato nelle retrovie minuscoli automi ruotati dotati di cariche esplosive, che hanno seminato il caos e impedito di trasferire rinforzi alle postazioni sotto attacco: il compito che un tempo veniva affidato ai paracadutisti.
Qual è il significato di questa offensiva? Il fronte nord della morsa sul Donetsk è stato bloccato: ci vorranno diverse settimane, se non mesi, prima che Mosca possa riorganizzarsi. I segnali indicano che vertici russi stiano spostando riserve per incrementare la pressione da sud, insistendo sull’area di Dobropillja: questo però offre pure ai difensori la possibilità di concentrare le forze.
La lotta proseguirà a lungo, nonostante i danni che l’ondata di bombardamenti provoca alle industrie, alle centrali elettriche, alle ferrovie e più in generale alla popolazione ucraina. Putin ha un solo modo di stroncare la resistenza: aprire un altro fronte, minacciando la capitale o Odessa.
Per farlo però ha bisogno di molte più truppe e questo riapre il dibattito sulla chiamata alle armi, negata durante la campagna elettorale ma resa più impellente dalla situazione sul terreno.
(da Repubblica)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
INFATTI TAJANI HA RINCULATO: “MI SCUSO SE DELLE PERSONE SI SONO SENTITE OFFESE DA QUELLO CHE HO DETTO” – LA SUA SPARATA HA OSCURATO PERSINO L’INCONTRO CON IL SEGRETARIO DI STATO RUBIO – (POVERO BERLUSCONI, CHA HA “FATICATO” MOLTO PER TRASFORMARE FORZA ITALIA IN “FORZA GNOCCA”)
Donna e fòco toccali poco, dicevano gli anziani. E tra tanti detti popolari è un vero
peccato che Antonio Tajani non si sia ricordato di questo, prima di pestare la più grande mina anti-uomo della sua carriera politica.
Per la disperazione dei collaboratori, la tragica uscita sulla lunghezza delle gonne ha oscurato persino l’incontro con il segretario di Stato Rubio, la “pax silica” con gli Usa sulle terre rare e ogni altro argomento diplomatico.
Senza contare che il governo — guidato da una donna che indossa solo pantaloni, ma questa è un’altra storia — sta per varare un provvedimento per vietare il velo islamico a scuola in nome della libera scelta e dei diritti femminili. Non restava che una cosa: mettersi la cenere sul capo e chiedere scusa.
Anche perché, sussurrano dentro Forza Italia, Marina Berlusconi sarebbe intervenuta chiedendo una marcia indietro. «Mi dispiace molto — dice quindi il ministro — che siano state fraintese alcune mie affermazioni. Mi scuso se delle persone si sono sentite offese da quello che ho detto, ma io non ho mai pensato di offendere le donne, non l’ho mai fatto in vita mia».
E si fa forte di due nomine — l’ambasciatrice in Iran e quella in Afghanistan — proprio per dimostrare di aver voluto dare «un segnale molto chiaro che in tutto il mondo non si possono calpestare i diritti delle donne».
Basterà? Per fortuna di Tajani queste tempeste social arrivano, scaricano grandine e poi passano in fretta, l’algoritmo va avanti in cerca di altri sacrifici umani. Ma sarà difficile scrollarsi di dosso l’immagine del politico in bianco e nero, dell’Ettore Bernabei che vietava le calze di nylon alle gemelle Kessler, perché «con il tutù e la calzamaglia nera facevano vedere come si presenta, con eleganza e signorilità, una bella donna; sicché anche gli uomini presi da desideri umani le guardavano come ideali di bellezza e si contentavano delle loro mogli magari con un po’ di cellulite».
Uscito dalla tv anni sessanta, il Tajani si era forse dimenticato di guidare il partito fondato da Silvio Berlusconi. E si potrebbe farla molto lunga sul suo rapporto con le donne e sulla lunghezza delle gonne che piaceva al Cavaliere, dai tempi delle ragazze Cin-Cin di Colpo grosso fino alle olgettine. Il fatto è che, fosse nato di genere opposto, Berlusconi probabilmente sarebbe stato sempre in minigonna.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
LA PRIMA TRANCHE DA 500 EURO SARÀ VERSATA DAL 4 NOVEMBRE, GLI ALTRI 500 EURO ARRIVERANNO AD APRILE 2027 – IL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA, FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, ASSICURA CHE LA COINCIDENZA CON IL POSSIBILE VOTO ANTICIPATO È SOLO UN CASO…
Cinquecento euro a novembre, altrettanti ad aprile 2027. La coincidenza con il possibile voto anticipato è un caso, assicura il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Certo è che proprio adesso la carta Dedicata a te, il sussidio per comprare beni alimentari destinato alle famiglie numerose in difficoltà economica, diventa biennale.
La tranche 2026 sarà versata agli 1,17 milioni di nuclei beneficiari dal 4 novembre, la successiva a ridosso del momento in cui si potrebbe tornare alle urne se non si arrivasse a fine legislatura (a metà di quel mese, val la pena ricordarlo, maturano la pensione anche i parlamentari neo eletti).
La ratio è “concentrare gli interventi in una fase di difficoltà”, giura Lollobrigida, e “le elezioni sono a ottobre” salvo che – ovviamente – Sergio Mattarella decida altrimenti. Restano i fatti: il decreto ministeriale che dispone l’erogazione del contributo, rifinanziato con 1 miliardo dalla legge di Bilancio 2026, è stato adottato a fine giugno e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 3 agosto, ma per la presentazione ufficiale al Masaf con l’annuncio a effetto si è atteso il sostanziale avvio della campagna elettorale. Con la festa del 4 settembre per il record di longevità del governo e il colpo a sorpresa della sospensione del bollo auto per l’anno prossimo.
E anche il lancio della nuova edizione della card è stato all’insegna del trionfalismo. L’intervento da 1.000 euro a famiglia spalmati su due anni “sostiene il potere d’acquisto degli italiani”, rivendica con sprezzo del ridicolo l’ex cognato della presidente del Consiglio, ed è pure un “aiuto alle imprese” produttrici del “cibo di qualità” che sarà comprato con quei soldi.
Menzione di merito per la “particolare attenzione alle produzioni delle filiere italiane e ai prodotti Dop e Igp”, che “sosterrà il lavoro di agricoltori, allevatori e imprese agroalimentari italiane”. Pazienza per chi, con un occhio al portafogli, si sarebbe accontentato di un prodotto straniero meno caro: avrà pur sempre uno sconto del 15% nei punti vendita delle catene che aderiscono alla convenzione con il ministero.
La Dedicata a te, in teoria, spetta a quelle con Isee sotto i 15mila euro e almeno tre componenti. Che l’anno scorso erano 2,89 milioni, stando alle statistiche aggiornate dell’Inps: la card gestita da Poste italiane va insomma al 40% degli idonei. Come si spiega?
Fin dal 2023, quando ha lanciato lo strumento, il governo ha escluso dal beneficio chiunque percepisca l’assegno di inclusione e qualunque altro sussidio anti povertà, oltre ai titolari di Naspi, indennità di mobilità, cassa integrazione e simili. Insomma: un’ampia platea di persone ai limiti dell’indigenza è stata scientemente lasciata fuori. Così come i single e gli anziani poveri: le graduatorie privilegiano i nuclei con figli minorenni.Lollobrigida, del resto, alla fine lo ha ammesso: “Se mi chiedete se abbiamo cancellato la povertà, no”, ha ammiccato in conferenza stampa citando la frase di Luigi Di Maio post varo del reddito di cittadinanza abolito proprio da Meloni dopo l’arrivo a Chigi. “Ma abbiamo fatto un intervento collegato ai tanti altri interventi di sostegno messi in campo dal governo”.
Come è noto, dal 2024 l’Italia è tornata a essere l’unico grande Paese europeo senza una misura universalistica di sostegno al reddito e contrasto alla povertà, sostituita da sussidi selettivi e meno generosi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
CARLEO AVEVA LASCIATO IL PARTITO DI VANNACCI DOPO L’AVVIO DELLE INDAGINI, CHE SI ERANO CONCENTRATE SU OPERAZIONI FINANZIARIE ILLECITE NEI CONFRONTI DI DIVERSE SOCIETÀ QUOTATE IN BORSA
Sono stati arrestati con ordinanza di custodia in carcere Ciro Di Meglio e Luca Carleo, ex
ad e ex dg di società del gruppo di telecomunicazioni Ops, in un’indagine del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf e del pm di Milano Nicola Rossato su presunte frodi sul mercato finanziario da 30 milioni di euro.
Carleo, poco prima delle perquisizioni e dei sequestri di luglio, era stato nominato da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci come responsabile vicario per la Lombardia con delega per la città di Milano e poi si era dimesso. Gli arresti sono stati eseguiti dopo gli interrogatori preventivi e la decisione della gip D’Antoni.
La gip Giulia D’Antoni, dopo gli interrogatori dell’11 settembre in cui gran parte degli indagati, tra cui Carleo e Di Meglio, non hanno risposto, ha emesso l’ordinanza eseguita oggi a carico anche di altri 8 indagati ai quali sono state notificate misure interdittive: per una commercialista l’interdittiva professionale e per altri sette indagati il divieto di esercitare incarichi in uffici direttivi di imprese.
L’ordinanza ha accolto il quadro accusatorio dell’inchiesta del pm Rossato della Procura diretta da Marcello Viola. L’indagine il 29 luglio aveva portato anche al sequestro di quote e azioni di società del gruppo Ops, oltre ad una serie di perquisizioni. Attraverso le società, secondo i pm e le indagini della Gdf, il “duo” composto dagli imprenditori Di Meglio, 49 anni, e Carleo, 45 anni, avrebbe portato avanti “strategie delinquenziali” per “ottenere profitti personali ai danni degli investitori e del mercato”, approfittando “della situazione di crisi in cui si trovavano tali società”, sfruttandole, mentre l’intento “dichiarato” era quello di “risanarle”.
I reati contestati nell’inchiesta sono manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazioni di erogazioni pubbliche. In una delle conversazione intercettate Carleo “illustrava”, secondo i pm, nel dettaglio “con quali modalità era riuscito” ad aggirare “la prova dell’avvenuto pagamento” di una somma stabilita da una delibera del cda, ossia “simulando operazioni inesistenti, falsificando verbali e retrodatando l’accollo di debiti della società”.
Carleo diceva: “Mi son fatto venire un colpo di genio che guarda (…) perché Consob ha mandato una roba da vaffanbagno, da str…. come al solito e quindi ho dovuto trovare la pezza per metterla in ordine”. Nell’indagine figurano 35 indagati (più tre società iscritte) ed era stato disposto il sequestro preventivo da oltre 100mila euro di azioni e quote “nella disponibilità” dei due e di un altro indagato, Angelo Di Lorenzo, delle società Ops Italia, Ops Ecom, Ops Retail e Orion Capital.
(da Dagoreport)
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Settembre 22nd, 2026 Riccardo Fucile
IL MELONIANO HA COME SOCIO UN EX LOBBISTA E LA FINDAZIONE TATARELLA HA PRESO SOLDI DAL MIC PER FINANZIARE LIBRI DELLA SUA CASA EDITRICE… LA CONDUTTRICE E LA SUA SOCIETA’ CHE MACINA UTILI
Tra giornalismo, comunicazione e lobbying diventa a volte difficile comprendere quali siano le strade dei megafoni del governo. Le voci di destra che fanno da cassa di risonanza a Giorgia Meloni. È il caso di Francesco Giubilei e Annalisa Chirico, così diversi e così affini nella diffusione del sostegno al governo. Giubilei è uno dei volti mediatici meloniani più in vista. Ospitate tv, convegni ed eventi: la presenza della firma del Giornale è costante.
La ramificazione porta a sviluppare il suo network tra manager pubblici e lobbisti. Non senza rischi. Già una volta ha dovuto lasciare il ruolo di consulente dell’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, per evitare conflitti di interessi. Ma ancora oggi il Mic finanzia dei libri della fondazione che presiede, pubblicati dalla casa editrice di cui è proprietario. In tre anni il totale è superiore a 8mila euro.
Fondazioni e casa editrice
Andiamo con ordine. Giubilei è presidente di due think tank di destra: Nazione futura, che è una sua diretta creatura. Ma soprattutto è alla guida, dal 2018, della Fondazione Giuseppe Tatarella, che raccoglie l’eredità dello storico rappresentante della destra post-missina. L’ente, nel 2025, ha beneficiato di finanziamenti del ministero della Cultura per 97mila euro. La quota più corposa, 78mila euro, è arrivata per il «contributo per l’anno 2026 quale ente ammesso per il bando pubblico degli Istituti culturali», previsto dalla legge. Ma ci sono altre voci che riportano dritti al nome di Giubilei.
Lo scorso anno, infatti, altri 2.337 euro sono arrivati alla fondazione per il libro «di rilevante interesse culturale» di Fabrizio Tatarella (vicepresidente della fondazione), La destra di governo da Pinuccio Tatarella a Giorgia Meloni. Il testo è stato dato alle stampe dalla editrice Historica Giubilei Regnani, di proprietà di Francesco Giubilei. E non è la prima volta. Nel 2024, la stessa cifra era stata destinata alla pubblicazione La destra italiana in Europa, mentre nel 2023 il titolo era La destra verso il futuro di Pinuccio Tatarella, beneficiario di un contributo di 3.500 euro.
Tutti i titoli sono della casa editrice di Giubilei. Contattato da Domani, l’editore ha risposto: «Non c’è nulla di particolare, anzi è del tutto logico che sia così visto che la casa editrice Historica-Giubilei Regnani è riferimento editoriale per i conservatori italiani ed edita ogni anno decine di libri, tra cui da vari anni quelli della Fondazione Tatarella. Il costo della pubblicazione dei libri è sostenuto dalla casa editrice e non dalla fondazione, dalla quale peraltro non ricevo nessun emolumento svolgendo la mia funzione a titolo totalmente gratuito». La fusione tra varie realtà è consuetudine: a giugno, al Tempio di Adriano, a Roma, si è tenuto l’evento sul «ricambio generazionale».
Sulla locandina campeggiava sia il logo di Nazione futura che di Historica. Tutto intorno a Giubilei. Oltre ai canali istituzionali, il volto mediatico della destra ha sviluppato un network. Lo scorso anno, infatti, è stata costituita la Inception media srl, con sede a Teramo, che da statuto si occupa di servizi di comunicazione e pubblicità. Intanto ha sviluppato il progetto editoriale Ribalta, un altro veicolo nella rete di propaganda a destra. La compagine societaria presenta al suo interno varie figure.
Giubilei detiene il 15 per cento. La stessa quota di Antonio Zennaro, ex deputato leghista, di recente confermato nel cda della Consap, società pubblica che gestisce i servizi assicurativi. Tra i soci compaiono nomi riconducibili al lobbismo: il 30 per cento fa capo alla Pino holding, di proprietà di Ernesto Di Giovanni, a lungo socio di Utopia, società di relazioni istituzionali che piace molto a destra, guidata da Giampiero Zurlo. Poi le strade si sono separate, Di Giovanni ora è anche socio del giovane editore. «La società si occupa di editare la pagina social Ribalta di cui curo la direzione editoriale», ha detto Giubilei.
Gli affari di Chirico
Annalisa Chirico è un altro profilo tra giornalismo e lobbismo. Conduttrice di Ping Pong su Radio 1, «direttore responsabile», senza declinazioni femminili, di Fortune Italia, fondatrice del sito web Lachirico.it, ospite di diverse trasmissioni televisive, come Giubilei megafono delle iniziative del governo. Dal 2020 Chirico, come già raccontato da Domani, è amministratrice unica di Ac Advocacy & Communication, la srl con sede a Roma che presta servizi di consulenza alle aziende.
Ac Advocacy & Communication nell’ultimo bilancio disponibile ha dichiarato oltre 1,1 milioni di euro di fatturato con un utile di oltre 500mila euro nel 2025: se il suo business va bene è anche grazie agli affidamenti che la società continua ad ottenere sia da enti privati sia da enti pubblici. Solo a giugno scorso la società della giornalista ha fatto affari, così come in passato, con Sace srv: dalla società in-house di Sace, gruppo assicurativo-finanziario che fa capo al Mef, nonché componente dell’associazione nazionale tra le imprese di informazioni commerciali, ha ottenuto 20mila euro. A gennaio la srl ha avuto 10mila euro da Aeroporto Friuli-Venezia Giulia spa, società partecipata dalla regione a guida leghista e che già negli anni precedenti aveva “premiato” l’Ac Advocacy con una serie di affidamenti.
Da un lato, dunque, voce del servizio pubblico e dall’altro manager al servizio delle aziende, Chirico organizza anche una scuola rivolta ai giovani che si chiama “The Young Hope”: l’evento, atteso a fine settembre, è arrivato all’ottava edizione ed è promosso dall’associazione Fino a prova contraria da lei presieduta. Negli anni la kermesse ha avuto sponsor d’eccezione: tra le altre, Sace e multinazionali private come Google e Philip Morris.
Tra i sostenitori dei progetti della giornalista c’è proprio la Rai, la stessa per cui oggi lavora: tra l’altro Ping Pong è tornato ieri con il presidente del Senato La Russa come ospite. L’azienda quattro anni fa – rivelò questo giornale – aveva preacquistato per 40mila euro un suo documentario. Contattata all’epoca, l’ex firma de Il Foglio aveva respinto l’ipotesi di conflitto di interessi, dichiarando di non fare «la lobbista». Autrice di diverse pubblicazioni, tra le ultime c’è il libro scritto col ministro Matteo Piantedosi Dalla parte delle divise. E, naturalmente, dalla parte del governo.
(da Editoriale Domani)
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