Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
COSA HA RAPPRESENTATO IL “CAPITANO” DENTRO E FUORI LA PISTA
La morte di Varenne segna un punto di svolta nella storia dell’ippica mondiale. Per raccontare cosa abbia rappresentato il “Capitano” dentro e fuori dalla pista, nessuno possiede una prospettiva autentica e viscerale come quella di Giampaolo Minnucci, il driver che ne ha guidato il talento eccezionale in ogni grande impresa, dal Petit Port di Nantes fino alle vette leggendarie dell’Amerique e dell’Elitlopp.
In questa intervista rilasciata a Fanpage, Minnucci condivide il ricordo intimo e doloroso per la perdita del trottatore più forte di tutti i tempi, il più vincente di sempre: il racconto dell’uomo che ne ha tenuto le redini, vissuto la gloria irripetibile e affrontato l’addio a un compagno di vita entrato nel mito.
Cosa ha rappresentato Varenne per lei e per l’Italia?
“Lui non era un cavallo, io l’ho sempre definito “il” cavallo. Perciò uno su tutti, anche perché quello che ha fatto Varenne credo che sia irripetibile”.
Varenne è stato il trotto italiano nel mondo.
“Noi abbiamo vinto in tantissimi paesi, abbiamo vinto tutto quello che c’era da vincere non una volta, due volte, ma tre volte addirittura. In tutto questo possiamo dire che Varenne si racchiude in una sola parola, credo, una leggenda, perché lui è entrato nella leggenda. Come si dice, la storia prima va fatta e poi va letta”.
Ed è entrato nella storia.
“È un cavallo che è andato a finire su tutti i rotocalchi, un cavallo che è andato a finire perfino sull’Enciclopedia Treccani. Era un cavallo che mi ha permesso di prendere un’onorificenza del Presidente della Repubblica come Cavaliere allo Sport”.
Cos’è stato per lei Varenne?
“Varenne l’abbiamo portato negli studi televisivi e puoi immaginare portare un cavallo dentro a uno studio televisivo cosa significhi. Aveva un’intelligenza, una bontà, un altruismo fuori dal comune”.
Quali sono stati i successi conquistati con Varenne?
“Varenne vince due volte l’Amerique, che non l’ha vinto mai nessun italiano al mondo. Varenne vince due volte l’Elitlopp, fa il record del mondo in America a Meadowlands e vince per tre volte la World Cup su un circuito di tre Stati: Francia, Svezia e America. Vincerà 63 corse su 72”.
Com’è nata la sua storia con Varenne?
“L’ho comprato io personalmente per conto del proprietario Enzo Giordano che poi dopo è stato il proprietario fino alla morte sua e fino alla morte del cavallo”.
Come ha ricevuto la notizia della sua morte?
“Quando ricevi una notizia alle 3:35 di notte dal custode di Varenne, capisci che non è una bella telefonata…”.
L’immagine che si porterà sempre dietro di Varenne.
“La prima volta che l’ho visto, quello è poco ma è sicuro. Quando l’ho acquistato per conto di Giordano, qualcosa aveva colpito subito sia me che l’allenatore”.
(da Fanpage)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
GLI AMBIENTALISTI SONO SUL PIEDE DI GUERRA: “SE IL PIANO NON HA RICEVUTO UN EURO, L’ALLUVIONE DEL 2023 IN EMILIA ROMAGNA È COSTATA 9 MILIARDI. I SOLDI FINIAMO PER SPENDERLI LO STESSO PER LE EMERGENZE” … I FENOMENI METEO ESTREMI HANNO CAUSATO IN ITALIA 135 MILIARDI DI DANNI E 38MILA VITTIME DAL 1980 A OGGI (MELONI E PICHETTO NON SEMBRANO COSI’ PREOCCUPATI)
Il Pnacc, o Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, ha mille pagine,
quattro allegati e 361 obiettivi. Il governo l’ha approvato a dicembre 2023 per rendere più vivibile il Paese di fronte alla crisi del clima.
Da allora però sembra averlo dimenticato. Nessuna delle tre finanziarie successive ha menzionato il Pnacc o stanziato un euro per i suoi 361 punti, che dal primo (implementazione di un dataset giornaliero grigliato per le variabili atmosferiche) all’ultimo (promozione delle analisi di rischio a supporto dello sviluppo di sistemi assicurativi) restano lettera morta.
Mentre il Pnacc giace, il riscaldamento climatico corre. «Se il Piano non ha ricevuto un euro, l’alluvione del 2023 in Emilia Romagna è costata 9 miliardi e il ciclone Harry in Sud Italia all’inizio dell’anno un miliardo. I soldi finiamo per spenderli lo stesso per le emergenze» fa notare Stefano Ciafani, ingegnere ambientale e presidente di Legambiente.
E pensare che l’approvazione del Piano – redatto a partire dal 2017 dal governo Gentiloni, rimasto in un cassetto per due governi Conte e un governo Draghi – era stata salutata con (cauto) favore dal mondo ambientalista. «Per anni era stato un oggetto dei nostri desideri» ricorda Ciafani.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin lo aveva adottato dopo la tragedia di Ischia, quando l’ennesimo nubifragio autunnale il 26 novembre 2022 aveva fatto franare un costone del Monte Epomeo, trascinando a valle decine di case e uccidendo 12 persone.
«Avevamo spinto molto per il Pnacc» conferma Mariagrazia Midulla, responsabile di Wwf Italia per il clima e l’energia. «Non eravamo soddisfatti, ma pensavamo che fosse comunque un punto di partenza».
Lo stillicidio di vittime e alluvioni però non ha trovato argini. A luglio la European Environment Agency ha calcolato che i fenomeni meteo estremi hanno causato in Italia 135 miliardi di danni e 38mila vittime dal 1980 a oggi. […]
Un altro punto su cui la politica italiana stenta sono le rinnovabili. E qui, come dice Ciafani, «chi è senza peccato scagli la prima pietra, perché non solo le Regioni governate dalla destra, ma anche quelle di centrosinistra stanno frenando le fonti pulite».
In un rapporto appena presentato alla Camera, il Gse (Gestore dei Servizi Energetici) conferma che l’Italia è lontana dall’obiettivo delle rinnovabili per il 2030. L’anno scorso dovevamo essere al 25,3%.
Quest’anno siamo al 20,5%. Il traguardo era stato fissato dal governo stesso, in un altro dei suoi piani (il Pniec, Piano Integrato per l’Energia e il Clima) che stridono nella pronuncia quanto stridono con la realtà.
(da Repubblica)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
CIFRE LORDE, SPESE DI PRODUZIONE E PARTITE IVA: IL TENTATIVO DELI MEDIA SOVRANISTI DI MINARE LA REPUTAZIONE DEI GIORNALISTI DELLA REDAZIONE CHE PRESENTANO QUERELA PER DIFFAMAZIONE
La vicenda di Lavitola e dell’attentato a Sigfrido Ranucci non riguarda più il solo conduttore, ma si sta trasformando in una lotta di sopravvivenza per Report. Lo dimostra la pubblicazione su Il Tempo di ieri dell’articolo che denuncia i presunti “stipendi faraonici” degli inviati del programma. Una trasmissione che da ore è finita nel mirino di una parte politica e di un pezzo di opinione pubblica, anche a causa della diffusione di questi dati.
Ranucci e la squadra di Report: “Cifre false”
I numeri sono stati contestati da Ranucci stesso e dalla squadra di Report, che ha annunciato un’azione legale contro il quotidiano, perché rivela “cifre false sugli stipendi” e soprattutto per l’effetto a catena generato dalla pubblicazione, capace di innescare un danno reputazionale a tutta la squadra del programma, che in questo momento è già in una situazione precaria.
L’articolo de Il Tempo entra a gamba tesa sul lavoro di Report e, più in generale, sul giornalismo di inchiesta. Lo fa da una parte soffiando sul fuoco dell’indignazione con l’efficacissima benzina dei “soldi degli italiani”, dall’altra pubblicando cifre che, lette in modo decontestualizzato, lasciano credere che gli inviati di Report intaschino centinaia di migliaia di euro all’anno. Non è così.
La verità sugli “stipendi faraonici” di Report
Come si legge nel comunicato della redazione e nelle parole di Ranucci, e come precisa anche Il Tempo nel passaggio finale di un articolo intitolato “Reportopoli” (non c’è bisogno di sottolineare cosa pesi di più), quelle cifre indicate sono lorde e vanno divise per numero di inchieste. Ma ci sono una serie di motivi per cui sono tutt’altro che faraoniche. Si tratta innanzitutto di inchieste dalla durata imprecisata, che potrebbero portare via mesi. Inchieste che portano con sé, come è nella natura delle inchieste, il rischio di non andare a buon fine, perché non è detto che si trovi ciò che si cerca. E se non si trova qualcosa di sostanziale l’inchiesta non si pubblica, quindi non viene pagata.
A questo c’è da aggiungere un elemento, ovvero che buona parte delle giornaliste e dei giornalisti di Report collabora con il programma ma non è dipendente Rai, persone che quindi hanno una partita Iva e vengono pagati in base a quanto producono, ammesso che questo accada come specificato prima. Ma qui subentra un altro aspetto, che è la parte più importante di quello che non si dice sulle cifre spiattellate da Il Tempo: i costi di produzione. Nei “compensi faraonici” rientrano le spese di vitto, alloggio, spostamenti, che a volte possono portare all’estero, anche molto lontano dall’Italia. Spese eventuali alle quali si può aggiungere quella di collaboratori che contribuiscono alla realizzazione dei servizi, a carico di chi è titolare dell’inchiesta. Tradotto, non lo paga la Rai. E non stiamo considerando un costo ulteriore che è quello legato alla remunerazione del lavoro di redazione, quello che contribuisce a rilegare e revisionare i servizi realizzati da giornaliste e giornalisti.
È alla luce di tutti questi elementi che le cifre pubblicate da Il Tempo andrebbero lette, per ridimensionare innanzitutto l’aggettivo “faraonici” accostato ai compensi e anche per farsi un’idea propria sul senso e l’importanza del lavoro di inchiesta. Senza queste precisazioni si rischia di colpevolizzare il lavoro di professionisti d’inchiesta, strumentalizzandone i guadagni per esigenze di bottega politica all’interno di una vicenda, quella che riguarda Ranucci, già di per sé surreale.
(da Fanpage)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
IL CONTO ALLA ROVESCIA E’ COMINCIATO
Se Matteo Salvini continuerà a far finta di nulla, il prossimo 20 settembre sul pratone di Pontida
la cosiddetta “asse del Nord” chiederà il congresso della Lega. È questo il passo successivo a cui lavorano governatori, dirigenti e vecchia guardia nordista dopo l’affondo di Attilio Fontana. Il quale ha rotto gli argini ieri in un’intervista al Corriere della Sera: «Non escludo nulla, nemmeno un passo indietro» di Salvini. […]
Fontana non è solo. Con sfumature diverse, il fronte comprende Massimiliano Fedriga, Luca Zaia, Maurizio Fugatti, i protagonisti della foto del pranzo di Mestre a novembre dello scorso anno, l’inizio di una fronda coordinata. E poi il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, già uscito allo scoperto chiedendo una «squadra» alla guida del partito e un ritorno alle origini.
Allo studio c’è il progetto di un’associazione che dovrebbe raccogliere i malpancisti, riaprire il confronto nel territorio e costruire una guida più collegiale. Il problema, per i nordisti, non è più soltanto la linea politica. È la sopravvivenza stessa della Lega, vittima dell’ascesa di Futuro nazionale di Roberto Vannacci. Federalismo, autonomia, economia liberale e anche diritti civili sono i temi da recuperare, nella loro visione.
Salvini, invece, sembra arroccarsi.
Dopo aver predicato per tutta l’estate unità e fine delle polemiche, il segretario non replica direttamente a Fontana. Nessuna apertura o segnale di volersi mettere in discussione. I suoi fedelissimi ieri hanno scelto i social per far circolare una vecchia clip: il congresso federale dell’anno scorso a Firenze, con Salvini rieletto alla guida per acclamazione.
Il messaggio è fin troppo chiaro: il (fu?) “Capitano” è stato scelto dal partito e la sua legittimità non è in discussione. Da via Bellerio fanno filtrare messaggi nella chat del Consiglio federale critici con l’uscita di Fontana, della serie: non si esce sui giornali per criticare il partito, ma ci si deve impegnare sui territori.
È la linea che difendono i fedelissimi Andrea Crippa, Luca Toccalini, Silvia Sardone, Claudio Borghi, Stefano Candiani, Giulio Centemero, Igor Iezzi, commissario del vecchio guscio della Lega Nord, definisce «irrispettoso» chiedere un passo indietro a un segretario votato dai militanti. La base, dicono, è stufa delle polemiche di pochi.
Ma proprio il richiamo alla base rischia di diventare un boomerang. Perché è lì che i nordisti vogliono portare la contesa, sul pratone che negli ultimi anni si è sempre più rimpicciolito per nascondere il flop di presenze. E dove alcune sezioni lombarde stanno persino valutando la diserzione.
Giancarlo Giorgetti continua a tacere, ma resta in contatto con Fontana; l’altro capogruppo Riccardo Molinari è in mezzo al guado, indeciso sul da farsi. Il conto alla rovescia, però, è già cominciato.
(da Repubblica)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
SONDAGGI RISERVATI DANNO LA LEGA AL 4%
La sfida è lanciata. Inutile fingere o rifugiarsi in formule in politichese. Attilio Fontana nell’intervista al Corriere è stato garbato nei toni ma duro nella sostanza. A Matteo Salvini ha mandato una serie di segnale chiari: il cambio al vertice non è tabù, i numeri dicono che il partito è sceso a livelli non troppo lontani dal 2013 (secondo sondaggi riservati si avvierebbe a fermarsi intorno al 4%), serve una svolta che porti ad una guida collegiale, coinvolgendo le figure di maggior prestigio sui territori per restituire alla Lega la sua vocazione storica.
E’ tutt’altro che estemporanea l’uscita in questo momento. Anzi, a poco più di una settimana dall’infuocato direttivo della Lega lombarda, in cui per la prima volta diversi esponenti del partito hanno chiesto al leader di dimettersi, questo è il secondo passo, stavolta pubblico, di una vera e propria strategia che avrà a breve una nuova tappa che promette di regalare scintille.
Dopodomani al Caffè della Versiliana, dove venerdì scorso Salvini ha rimarcato che va bene discutere ma «il partito è qua» (attribuendosi implicitamente l’esclusiva della rappresentanza del verbo leghista), lo stesso Fontana sarà il protagonista del pomeriggio insieme a Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario lombardo della Lega.
E’ molto probabile che in quella sede possa essere data veste formale ad un progetto di cui si parla da settimane e che il governatore ha evocato nell’intervista al Corriere. Cioè la nascita di una associazione (denominazione più nobile ma nella sostanza una sorta di corrente) in cui confluiranno tutti quelli che ritengono necessario che la Lega torni ad essere la voce dei territori: Fontana, Romeo, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, i segretari provinciali di Bergamo, Brescia e Varese (ma si stanno muovendo anche in Piemonte e Veneto).
I proponenti non si aspettano un veto da parte di Salvini, visto che anche a Roberto Vannacci, quand’era vicesegretario, fu consentito di mantenere attiva l’associazione «Il mondo al contrario». Un diniego avrebbe solo l’effetto di accelerare il momento della resa dei conti.
Perché l’obiettivo dei nordisti non è certo dare vita ad un circolo politico-culturale […] ma usare l’associazione come strumento per fare pressione sul leader e convincerlo che è arrivato il momento, dopo 13 anni di guida culminata nel record storico del 34% nel 2019 per un partito raccolto poco sopra il 3%, di lasciare la segreteria, anche perché quel consenso oggi oscilla tra il 5 e il 6%.
Sullo sfondo, tra un mese (il 20 settembre), c’è il raduno di Pontida. Quella rischia di essere una vera e propria dead line. Per il fronte dei critici va individuata una soluzione (o una via d’uscita che dir si voglia) entro quella data, per evitare che il sacro suolo si trasformi in un vero e proprio campo di battaglia fratricida.
«Matteo decida spontaneamente un passo indietro – spiegano dal fronte nordista – Potrebbe concentrarsi sul ruolo di vicepremier e ministro per l’ultimo anno di legislatura, affidando il partito a chi vi si possa dedicare a tempo pieno in vista delle elezioni». Sul tavolo c’è l’ipotesi di un vertice allargato, probabilmente un triumvirato. Un modo per coinvolgere più figure (e territori) senza fughe in avanti dell’uno o dell’altro.
(da Corriere della Sera)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DI ZAIA, FONTANA, FEDRIGA E FUGATTI PREVEDE LA CREAZIONE DI UN’ASSOCIAZIONE PER RIUNIRE TUTTI QUELLI CHE RITENGONO NECESSARIO CHE LA LEGA TORNI AD ESSERE LA VOCE DEI TERRITORI E PER CONVINCERE SALVINI A FARSI DA PARTE, DOPO 13 ANNI ALLA GUIDA DEL CARROCCIO … INTANTO GIANCARLO GIORGETTI CONTINUA A TACERE – LA RESA DEI CONTI È PREVISTA PER IL 20 SETTEMBRE, AL RADUNO DI PONTIDA, CHE RISCHIA DI DIVENTARE UN CAMPO DI BATTAGLIA
Incendio nella Lega. Salviniani di stretta osservanza contro «nordisti», «sudisti» contro le
polemiche che partono dal cuore del partito. I vicini a Matteo Salvini sono sulle barricate per l’intervista al Corriere con cui il governatore Attilio Fontana ha evocato la possibilità di un cambio alla guida del partito.
Matteo Salvini, irritato, non parla ma non si stupisce: da tempo si lamenta con i parlamentari dei «continui attacchi al governo» provenienti da Palazzo Lombardia.
Ore 11:28, Giuseppe Canova da Treviso apre le danze: discutere «come facciamo noi sulla stampa è il nostro suicidio politico». Il dirigente scrive nella chat del Consiglio federale leghista.
Silvia Sardone, vice di Salvini, ironizza amara: «Quando esce un articolo sul nostro partito che non parli di beghe interne, avvisatemi. E poi ci lamentiamo se calano i consensi…».
Claudio Durigon è il vice di Salvini, simbolo stesso della Lega del Centro-Sud: «C’è bisogno di dare linfa e vitalità?
Posso concordare». Ma il «pensare che passi da ipotesi di organizzazione diversa del partito lo trovo solo un mero obiettivo di garanzia personale». Magari «per arrivare a Roma… tanto bistrattata ma tanto cercata».
Alberto Bertagna da Brescia dà voce a quanti chiedono la folgore contro i frondisti. Non che anche vicino a Salvini qualcuno non ci pensi. La proposta è: chi critica il «leader rieletto da poco non potrà più rappresentare il partito in ruoli apicali». Ma con i governatori e le figure di riferimento non sarà semplicissimo. Il tesoriere Alberto Di Rubba lancia il cuore: «La Lega non deve ripartire, perché non si è mai fermata», mentre il veronese Paolo Borchia ammette: «Nessuno di noi è contento dei numeri che si leggono» ma «non possiamo addossare le colpe a un singolo».
(da Corriere della Sera)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
SONDAGGIO REUTERS/IPSOS: LA PERCENTUALE HA ORA EGUAGLIATO IL MINIMO STORICO TOCCATO NEL DICEMBRE 2017… SECONDO UN SONDAGGIO DEL “FINANCIAL TIMES”, LA MAGGIOR PARTE DEGLI ELETTORI AMERICANI AFFERMA DI TROVARSI IN CONDIZIONI PEGGIORI SOTTO LA PRESIDENZA DI TRUMP: C’E’ UN CRESCENTE MALCONTENTO PER LA GESTIONE DELL’ECONOMIA E DEL COSTO DELLA VITA DA PARTE DEL PRESIDENTE
Il tasso di gradimento di Donald Trump è sceso al livello più basso della sua presidenza, con una schiacciante maggioranza di americani preoccupati che il conflitto con l’Iran si protragga a lungo.
E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, pubblicato online dalla Reuters stessa. Solo il 33% degli intervistati ha dichiarato di approvare l’operato del presidente alla Casa Bianca, mentre il 64% si è detto contrario. La percentuale ha ora eguagliato il minimo storico toccato nel dicembre 2017.
Dopo essere tornato alla Casa Bianca l’anno scorso con un tasso di approvazione della presidenza pari a poco meno della metà del Paese, quest’anno la popolarità del tycoon ha subito un duro colpo dal conflitto in Medio Oriente. Circa l’80% degli americani – inclusi l’87% dei democratici e il 71% dei repubblicani – ritiene che il coinvolgimento degli Stati Uniti in Iran “si protrarrà per un lungo periodo di tempo”.
Per il 53% elettori peggioramento della situazione finanziaria dal ritorno di Trump
a maggior parte degli elettori americani afferma di trovarsi in condizioni peggiori sotto la presidenza di Donald Trump. E’ quanto emerge da un sondaggio del Financial Times che rivela un crescente malcontento per la gestione dell’economia e del costo della vita da parte del presidente Usa.
A meno di tre mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, l’indagine nazionale condotta da Focaldata ha rilevato che oltre il 53% degli elettori registrati ha dichiarato un peggioramento della propria situazione finanziaria da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Anche quasi il 57% degli indipendenti e circa un quarto di coloro che si dichiarano repubblicani ritengono di stare peggio sotto l’attuale presidente.
Il sondaggio del Ft ha inoltre evidenziato che gli elettori tendono a fidarsi maggiormente dei democratici rispetto ai repubblicani per la gestione dell’inflazione e del costo della vita, temi storicamente considerati punti di forza dei repubblicani. In termini di gradimento, la proiezione segnala che il 55% degli elettori registrati disapprova l’operato di Trump come presidente, inclusa una quota vicina al 20% dei repubblicani.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
“SIAMO IN UNA SITUAZIONE SOCIALMENTE DIFFICILE PER I FRANCESI. HO DECISO DI NON AGGIUNGERE DIVISIONI” … AL MOMENTO I SONDAGGI DANNO IN TESTA LA LEADER DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL, MARINE LE PEN, STIMATA AL 36% AL PRIMO TURNO
Il ministro della Giustizia francese, Gérald Darmanin, non si candiderà alle elezioni presidenziali
del 2027 ma darà il suo appoggio ad Edouard Philippe, ex premier e sindaco di Le Havre. Lo ha detto lo stesso Darmanin in un’intervista al quotidiano La Voix du Nord.
“Siamo in una situazione estremamente difficile – ha detto Darmanin – socialmente difficile per i francesi. Quindi, ho deciso di non aggiungere divisioni e non presentarmi alle presidenziali ma sostenere, e spero che tutti facciano lo stesso, Edouard Philippe”. “Bisogna sempre porsi a domanda ‘qual è l’interesse superiore per il paese?’. E l’interesse generale non è moltiplicare le candidature”.
“Io – ha proseguito il guardasigilli – ho uno spirito di lealtà ed Edouard Philippe è colui che mi ha permesso di essere ministro e posso garantire che si tratta di un uomo che ha delle qualità di uomo di stato, che ha esperienza del potere e, fra l’altro, è il meglio piazzato”.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2026 Riccardo Fucile
L’ALLARME DEL CODACONS: “IL RISCHIO E’ TRASFORMARE UNA SPESA LEGATA A POCHI GIORNI DI VACANZA IN UN IMPEGNO ECONOMICO DESTINATO A PROTRARSI PER MOLTI MESI, O SPESSO ANCHE ANNI, ANDANDO A SOMMARSI ALLE ALTRE USCITE CHE GRAVANO SUI BILANCI FAMILIARI”
E’ boom delle ‘ferie a debito’, con prestiti, finanziamenti e formule di pagamento dilazionato che si fanno strada anche nel settore delle vacanze e consentono di rinviare nel tempo il pagamento di viaggi, soggiorni e altri servizi turistici. Lo denuncia il Codacons, che mette in guardia sui rischi legati alla crescente facilita’ con cui oggi e’ possibile ricorrere al credito anche per finanziare spese legate al tempo libero.
“Il fenomeno, favorito dalla possibilita’ di dilazionare i pagamenti e dalla crescente familiarita’ dei consumatori con rate e finanziamenti anche per acquisti e servizi di uso quotidiano – spiega l’associazione – puo’ infatti nascondere insidie per i consumatori: il rischio e’ infatti quello di trasformare una spesa legata a pochi giorni di vacanza in un impegno economico destinato a protrarsi per molti mesi, o spesso anche anni, andando a sommarsi alle altre uscite che gravano sui bilanci familiari”.
Il Codacons richiama in particolare l’attenzione sulle offerte che pongono in primo piano la convenienza della rata mensile, elemento che puo’ far apparire accessibile una spesa elevata spostando in secondo piano il costo complessivo dell’operazione, la durata del finanziamento, gli interessi e gli eventuali ulteriori oneri.
“Oggi indebitarsi puo’ essere estremamente facile, mentre uscire dal debito puo’ rivelarsi molto piu’ difficile – afferma il Codacons – La possibilita’ di rinviare il pagamento o suddividerlo in piccole rate rischia di far perdere di vista il peso complessivo dell’impegno assunto, soprattutto quando piu’ finanziamenti e spese si sommano nel tempo. Una vacanza dura pochi giorni, ma il debito contratto per pagarla puo’ gravare sul bilancio familiare per mesi e addirittura anni”.
Per questo l’associazione invita i consumatori, prima di sottoscrivere qualsiasi finanziamento destinato alle ferie, a non fermarsi all’importo della singola rata, ma a verificare condizioni, durata, interessi, commissioni e soprattutto la somma complessiva che dovra’ essere restituita.
Il Codacons chiede infine alla Banca d’Italia di vigilare sul rispetto delle norme in materia di trasparenza e correttezza nell’offerta di prestiti e finanziamenti ai consumatori, e all’Antitrust di verificare eventuali messaggi pubblicitari o pratiche commerciali scorrette legati alle formule di pagamento dilazionato per viaggi e vacanze, affinche’ la facilita’ della rata non finisca per oscurare il reale costo del credito e i consumatori siano messi nelle condizioni di compiere scelte pienamente consapevoli.
(da agenzie)
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