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INIZIA IL TIRO AL BERSAGLIO CONTRO SILVIA SALIS: C’E’ UN CAMPO PROGRESSISTA DI MANEGGIONI CHE VUOLE FAR VINCERE LA MELONI? ACCOMODATEVI, MA NON CONTATE SUL NOSTRO VOTO

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

LE ACCUSE DELIRANTI CONTRO SILVIA: “E’ CALATA DALL’ALTO”, “NON E’ DI SINISTRA”, “E’ UNA CREATURA DI RENZI”… “E’ UNA INVENZIONE DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE”… LA NOSTRA RISPOSTA A QUESTI CIALTRONI

Facciamo una premessa: da tempo sosteniamo che Silvia Salis sia l’unica che può battere alle elezioni politiche Giorgia Meloni per una serie di ragioni che ripeteremo anche in questa nota. Abbiamo pronosticato che sarebbe diventata sindaca di Genova quando tutti davano per scontata la riconferma del sindaco sovranista, ne siamo stati certi dopo averne seguito la campagna elettorale. Se ora la riteniamo la carta vincente per una candidatura a premier non è certo per campanilismo, per capirci. Abbiamo seguito anche Vittoria Ferdinandi nella sua corsa a sindaca di Perugia e non abbiamo sbagliato. Ci sono sensazioni, analisi e dettagli che chi ha fatto politica per decenni coglie, analizza e da cui determina convinzioni.
Da qualche giorno, più i sondaggi tra l’elettorato del campo largo premiano Silvia come candidata alle primarie (nonostante lei abbia più volte negato la possibilità di parteciparvi) si è messa in moto la “macchina della disinformazione” dei media vicina a certi ambienti non solo sovranisti (come era normale aspettarsi, visto che se la fanno addosso al pensiero di una sua candidatura “fuori schema”), ma anche “progressisti”, diciamo quelli “maneggioni” e correntizi.
Vediamo le accuse
“E’ una creatura di Renzi”
Una balla colossale, Salis non ha mai avuto tessere di partito, quando il Pd a Genova (non faccio i nomi) le ha proposto la candidatura perché ogni corrente aveva il proprio candidato e non c’era accordo su nulla, lei ha detto chiaramente: “Accetto a una condizione: che aderiscano tutte le componenti dell’area progressista, da Avs ad Azione, dal PD al M5S, fino alle Liste civiche comprendenti Italia Viva, altrimenti grazie e vi saluto”. Questa è Silvia, altro che succube dei partiti.
In campagna elettorale ha accolto tutti i leader, poi ha voluto chiudere la campagna elettorale da sola davanti a migliaia di genovesi in Piazza della Vittoria come non si vedeva da anni. Ha fatto una campagna elettorale con il suo staff macinando centinaia di chilometri, quartiere per quartiere, mercato per mercato, con umiltà e carisma, con una qualità: l’ascolto.
Viene da sorridere poi che l’accusa di essere “renziana” venga proprio da coloro che hanno fatto da zerbino a Renzi quando era premier, salvo disconoscerlo quando non era più in auge. Noi possiamo dirlo: abbiamo attaccato Renzi per anni per la sua politica economica, centinaia di articoli lo attestano.
“E’ stata calata dall’alto”
Silvia Salis non ha mai brigato per diventare sindaca di Genova, come peraltro Draghi o Monti per diventare premier. Gli è stato chiesto se era disponibile, altra cosa. L’unico leader calato dall’alto è Conte, “imposto” da Grillo alla base Cinquestelle. Elly Schlein è stata espressione sia della base che dell’elettorato Pd e ha vinto le primarie (anche in questo caso lo avevamo pronosticato quando Bonaccini era dato in netto vantaggio su Elly) proprio perché rappresentava il “nuovo” e la sensibilità al tema dei diritti civili. E ha riportato il Pd a buone percentuali. La riteniamo una ottima segretaria di partito.
“Non è di sinistra”
Accusa esilarante. Una sindaca che ha guidato i cortei in città per gli aiuti umanitari a Gaza, che ha lottato in prima linea con la Fiom per il futuro dell’Ilva visitando i presidi dei metalmeccanici e difendendoli dalle cariche della polizia, andando a battere i pugni sul tavolo a Roma, che ha ridato protagonismo ai municipi delle periferie, che lancia progetti per la viabilità della Valbisagno, per ristrutturare lo stadio per gli Europei, che ha rilanciato l’immagine turistica di Genova nel mondo, riportando migliaia di giovani in piazza ai concerti e tassando persino le grandi compagnie crocieristiche (applicando una norma del governo “dimenticata” dai sovranisti locali).
Non so se quanto sopra sia di “sinistra”, sicuramente per una “destra sociale” è la norma, attendiamo che qualche “critico della Salis” ci spieghi cosa vuol dire “essere di sinistra”, visto che noi su certi temi siamo più a sinistra di loro.
Conclusione
I sondaggi che indicano il campo largo appaiato al centrodestra non tengono conto di una cosa: Vannacci alla fine sarà ammesso alla coalizione, quindi il centrodestra avrà un 2-3% di vantaggio. Per colmare il divario occorre anche (ma non solo) un candidato premier che rappresenti “una scossa”, una novità, una speranza. Che sappia far ritornare al voto gli scazzati, mettendoci la faccia con personalità e carisma. Non servono politici “invisi” a una parte dell’elettorato o “poco coerenti” nel loro percorso istituzionale.
Immaginate un confronto tra Meloni e Schlein o Conte: potete già darlo per scontato per quanto direbbero.
Non potete immaginare un confronto Meloni con Salis, Giorgia sarebbe in grande difficoltà perché Silvia è spiazzante e sa fare male con una battuta e uno sguardo. E’ così che si recupera quel 2% di divario, non con litanie e politichese.
Se poi qualcuno vuole giocare a perdere, liberi di farlo. Ma non contate sul nostro voto.

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SONDAGGIO YOUTREND-AGI: IL CENTROSINISTRA CRESCE E SUPERA IL CENTRODESTRA (SENZA VANNACCI E CALENDA)

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

CAMPO LARGO 45,4% CENTRODESTRA 44,7%… ORA MELONI DEVE ALLEARSI CON UNO DEI DUE

Continuano a mostrare movimenti interessanti i recenti sondaggi politici sui partiti e sulle coalizioni. L’ultimo è di Youtrend per Agi e certifica il superamento del campo largo, esteso a Italia Viva e +Europa, contro l’attuale maggioranza di centrodestra. Se si andasse al voto oggi, un’eventuale alleanza di centrosinistra prenderebbe il 45,4%, il centrodestra il 44,7%. Per vincere la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha davanti a sé due possibilità: allearsi con Futuro Nazione di Roberto Vannacci o cercare l’accordo con Azione di Carlo Calenda. Vediamo nel dettaglio tutti i possibili scenari.
I voti ai partit
Intanto partiamo dai voti ai partiti. Fratelli d’Italia è ancora primo, al 28,1%. Il partito di Giorgia Meloni è in leggero recupero rispetto alle settimane precedenti (+0,2%) ma i suoi consensi sono ormai calati sotto la soglia ‘psicologica’ del 30%. Sarà interessante osservare se il recente distanziamento della premier da Trump dopo l’attacco a Papa Leone XIV saprà tradursi in consensi.
Brutto calo invece per Forza Italia, che scende all’8,3% (-0,7%). In questi giorni gli azzurri sono alle prese con un tentativo di trasformazione e rilancio dettato dalla famiglia Berlusconi. Con la sconfitta al referendum i figli del fondatore di FI, Pier Silvio e Marina, hanno colto l’occasione per chiedere e ottenere alcuni cambi di vertice all’interno del partito, a partire dai nomi dei due capigruppo di Camera e Senato: al posto di Maurizio Gasparri e Paolo Barelli sono subentrati Stefania Craxi e Enrico Costa. Vedremo che piega prenderà quest’opera di rinnovo e come sarà accolta dagli elettori.
La Lega riprende fiato e risale al 7,2% (+0,3%). Ormai, dopo l’uscita di Vannacci, che con il suo Futuro Nazionale si piazza al 3,5% (+0,3%), possiamo dire che il Carroccio è definitivamente retrocesso negli equilibri di maggioranza, posizionandosi come terza forza di coalizione.
Passiamo al centrosinistra. Il Pd è in crescita, al 22,4% (+0,4%)
Per ora i dem sembrano beneficiare ancora dell’effetto referendum. Bisognerà capire come si svilupperà la discussione sulle possibili primarie per la leadership del campo largo e come inciderà sui consensi
Dall’altra parte, il M5S è praticamente stabile, al 12,8% (-0,1%), seguito da Alleanza Verdi-Sinistra, in leggero calo, al 6,2% (-0,2%).
Infine i partiti più piccoli: Azione è al 3,0% (-0,1%), Italia Viva prende il 2,5% (+0,2%), mentre +Europa e Noi Moderati, rispettivamente l’1,5% e 1,1% (+0,1%).
I voti alle coalizioni: chi vince tra cdx e campo largo§Youtrend delinea diversi scenari a seconda della composizione delle coalizioni che si fronteggeranno alle politiche del 2027. Attualmente, il campo largo composto da M5s, Pd e Avs verrebbe sconfitto dalla maggioranza di centrodestra (FdI, Lega e FI): 41,4% (+0,1%) contro il 44,7% (-0,1%). Invece, un’alleanza estesa a Italia Viva e +Europa (cosa che è probabile che si realizzi) supererebbe la coalizione di governo, con il 45,4% (+0,3%) dei voti.
Per aggiudicarsi la maggioranza dei seggi Meloni dovrebbe decidere di far entrare in squadra un altro partito. Due le opzioni a disposizione: Futuro Nazionale, che porterebbe la colazione al 48,2%, o Azione, con cui arriverebbe al 47,7%. Nell’ultimo periodo Carlo Calenda si è esposto con posizioni più vicine al governo che quelle del resto delle opposizioni o prendendo le difese della premier ma cosa deciderà di fare da qui al 2027 è ancora da svelare. Un suo eventuale ingresso nel campo largo con Iv e +Europa farebbe totalizzare al centrosinistra il 48,4%, decretandone la vittoria. Resta anche l’incognita Vannacci: un’intesa con il centrodestra potrebbe essere accolta negativamente non solo dalla Lega, con cui l’ex generale ha rotto, ma anche da Forza Italia, più volte critica nei confronti dell’europarlamentare.
(da agenzie)

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“SALVINI PER ANNI MI HA PERSEGUITATO”: LO SFOGO DI ROBERTO SAVIANO DOPO L’ASSOLUZIONE DALL’ACCUSA DI DIFFAMAZIONE PER AVER DEFINITO IL LEADER LEGHISTA “MINISTRO DELLA MALAVITA” (COME GAETANO SALVEMINI OLTRE UN SECOLO FA FECE CON GIOVANNI GIOLITTI)

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

“SALVINI HA CONTINUATO A DICHIARARE CHE AVREBBE TOLTO LA MIA SCORTA. QUESTA SENTENZA CI DIMOSTRA CHE LUI AVEVA PRESO IN CONSIDERAZIONE LA POSSIBILITÀ DI CONSEGNARMI AI CLAN”

Tre anni di processo, a otto dai fatti, per arrivare alla sentenza più attesa: Roberto Saviano è stato assolto dall’accusa di diffamazione per aver definito Matteo Salvini «ministro della malavita» come Gaetano Salvemini oltre un secolo fa fece con Giovanni Giolitti. Così, dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, ha deciso la giudice Chiara Bocola della VI sezione penale del tribunale di Roma.
Il pm d’aula Sergio Colaiocco aveva chiesto per l’imputato una blanda condanna a 10.000 euro di multa, mentre la parte civile, in rappresentanza di Salvini, avrebbe voluto dieci volte quella cifra.
L’avvocato Antonio Nobile, nella sua lunga arringa ha ricordato come la lite tra Saviano e l’allora ministro dell’Interno del primo governo Conte nacque in realtà durante la campagna elettorale delle politiche del 2018, quando Salvini, per sobillare i suoi sostenitori, aveva ventilato l’idea di togliere la scorta allo scrittore che da anni vive sotto protezione per le minacce ricevute dalla camorra.
Alla fine l’assoluzione è arrivata perché il fatto non sussiste e non costituisce reato. «Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me – ha detto Saviano dopo la lettura della sentenza -. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta.
Questa sentenza ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Chi chiede di togliere la scorta a chi è scortato dallo Stato, senza tra l’altro addurne una motivazione, sta accettando di consegnare la persona ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo».
(da agenzie)

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L’ULTIMA GUERRA DI PUTIN: RISCRIVERE LA STORIA. CHIUDE IL MUSEO DEL GULAG DI MOSCA, CHE DOCUMENTAVA I CAMPI DI LAVORO SOVIETICI E COMMEMORAVA MILIONI DI VITTIME. RIAPRIRÀ COME MUSEO DEDICATO AL “GENOCIDIO DEL POPOLO SOVIETICO” PERPETRATO DAI NAZISTI DURANTE LA “GRANDE GUERRA PATRIOTTICA”, COME I RUSSI CHIAMANO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

È SOLO UN TASSELLO DELLA STRATEGIA DI “MAD VLAD” PER GLORIFICARE IL PRESENTE, ELIMINANDO QUALUNQUE “MACCHIA’ DAL PASSATO. E IN TUTTO IL PAESE RISPUNTANO LE STATUE DI STALIN

Le finestre serrate da persiane di legno incutevano una certa inquietudine ancor prima di varcare la soglia del numero 9 di Samotechnyy pereulok. Entrati nel tenebroso edificio si udiva il clangore di celle chiuse e il rimbombo di passi pesanti, si vedevano i nudi giacigli dei detenuti o sfioravano le gelide porte, spesse, rattoppate con lamiere, sporche di vomito, lacrime e sangue.
Fondato nel 2001, il Museo della Storia del Gulag di Mosca documentava i campi di lavoro sovietici e commemorava i suoi milioni di vittime.
Ma la Storia si ripete. Romanov è stato licenziato e il museo chiuso per non meglio specificate “violazioni delle norme di sicurezza anti-incendio”. Riaprirà presto, ma con un altro nome e un’altra missione. Diverrà il “Museo della memoria”, il primo dedicato al “genocidio del popolo sovietico” perpetrato dai nazisti durante la Grande Guerra Patriottica, come i russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale.
Un concetto che non ha alcun fondamento nella storiografia o nel diritto internazionale e che eppure verrà commemorato domenica con la prima “Giornata del genocidio” voluta da Vladimir Putin con un decreto siglato a fine 2025.
Non è che l’ultimo assalto alla memoria e alla verità storica nella Russia putiniana. Il vecchio motto pacifista, Nikogda bolshe (Mai più), è stato sostituito da quello militarista, Mozhem Povtorit (Possiamo ripeterlo). Normalizzata la guerra d’aggressione, ora si normalizza la repressione come uno strumento di routine della politica interna.
Il museo del gulag Perm-36 è diventato un monumento ai carcerieri. I memoriali alla repressione sovietica sono rasi al suolo e le targhe apposte dall’ong Poslednij Adres (Ultimo indirizzo) sui palazzi in cui vissero le vittime prima di essere deportate, sono rimosse o vandalizzate.
Gli studiosi delle esecuzioni sono stati arrestati e la cerimonia annuale per recitare i nomi delle vittime davanti al quartier generale dell’ex Kgb, la “Restituzione dei nomi”, è vietata da tempo. L’ong Memorial che documenta i crimini staliniani è stata “liquidata” nel 2021, un anno prima di essere premiata col Nobel per la pace, poi dichiarata “organizzazione non grata” e una settimana fa etichettata “estremista” alla stregua dei terroristi di Isis e Al Qaeda.
Ritornano i busti e le statue di Iosif Stalin che erano stati tabù dopo la denuncia del suo successore Nikita Krusciov al XX Congresso del Partito Comunista di settanta anni fa e scompaiono i monumenti ai fustigatori dei crimini di allora e di oggi.
Alla stazione della metropolitana Taganskaja di Mosca è tornato il bassorilievo del Grande Condottiero rimosso nel 1966 in piena destalinizzazione, mentre la targa commemorativa affissa sulla facciata dell’abitazione moscovita dove la giornalista di Novaja Gazeta Anna Politkovskaja viveva e fu assassinata nel 2006 (nel giorno del compleanno di Putin) è stata distrutta oltre trenta volte dal 18 gennaio
Espulso dall’Urss nel 1974, Aleksandr Solzenicyn sarà esiliato di nuovo. Il monumento allo scrittore a Vladivostok, Estremo Oriente Russo, verrà trasferito dal lungomare in pieno centro a una piazza in periferia. «Non si addice al tema della zona», la motivazione addotta da veterani e vertici della Flotta del Pacifico che ne hanno chiesto il trasloco.
Ma la verità è che stona con la narrazione ufficiale che glorifica il dittatore sovietico che ordinò le esecuzioni sommarie dell’era del Grande terrore, come il leader che sconfisse il nazismo e trasformò l’Urss in una superpotenza.
Nessuno vuole ricordarne le Grandi Purghe o chi le documentò come l’autore di Arcipelago Gulag, che fu condannato a otto anni di lavori forzati per aver criticato il Generalissimo in una lettera. L’opera gli valse il Nobel per la letteratura, ma anche l’accusa di tradimento. Nel 1974 Solzenicyn fu privato della cittadinanza ed espulso dall’Urss.
Oggi il passato si riscrive per giustificare il presente e paragonare la lotta al Terzo Reich alla “denazificazione” dell’odierna Ucraina. A Volgograd, l’ex Stalingrado simbolo della resistenza sovietica all’invasione nazista, lo smacco più grande. Ai piedi del monumentale Mamaev Kurgan che commemora la Battaglia di Stalingrado (costata la vita a oltre due milioni di sovietici) verrà inaugurato il primo “Museo dell’Operazione militare speciale”, come la Russia chiama l’offensiva contro Kiev, e un monumento ai suoi “eroi” alto circa 7 metri e largo 14.
Ma sui social fioccano le contestazioni. C’è chi ironizza: «Commemorare l’eroismo di ladri, stupratori e delinquenti: tipica idea russa. Nell’installazione si potrebbero usare i wc e i condizionatori rubati nei territori ucraini occupati».

(da Repubblica)

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A NAPOLI, C’È UNA NUOVA PROFESSIONE: L’OSTAGGIO “ABUSIVO”! LE PERSONE SEQUESTRATE DURANTE IL COLPO NELLA FILIALE DELLA BANCA “CREDIT AGRICOLE” ERANO 25 MA, CON IL PASSARE DEL TEMPO… SONO DIVENTATE PIÙ DI MILLE

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

IL PREZZO PER LE INTERVISTE AUMENTA A RITMO VERTIGINOSO: TRA I TESTIMONI, O PRESUNTI TALI, C’E’ CHI CHIEDE DAI 100 FINO AI 500 EURO (DIPENDE DALLA VERIDICITÀ DEL RACCONTO) PER FARSI INTERVISTARE – ADDIRITTURA, QUALCUNO SI È AFFIDATO AD UN AGENTE, CON LA SPERANZA DI PARTECIPARE A UN TALK IN PRIMA SERATA

A Napoli c’è una nuova professione: L’ostaggio della rapina in banca al Vomero. Erano venticinque circa, ma sono già diventati più di mille ed i numeri sono in costante aumento.
Le quotazioni per le interviste dei testimoni aumentano a ritmo vertiginoso, oscillano dai 100€ a 500, dipende dalla veridicità e dalla fantasia degli “autori”. Tutto quello che accade nella città più pazza e bella del Mondo, inevitabilmente, quando i fatti lo consentono, diventa Commedia.
Addirittura, qualcuno si è già affidato ad un agente, con la speranza di un talk in prima serata. Certo, la fantasia dei napoletani, supera di gran lunga i servizi dei cronisti. Il picco massimo della Comedy, si è avuto durante le estenuanti quattro ore di attesa delle Forze Speciali del GIS provenienti da Livorno.
Certo, pure l’atterraggio a Pratica di Mare per rifornimento, di per sé, presta il fianco ( destra – sinistra?) alla facile ironia: Ma prima di prendere il volo, qualcuno aveva controllato il livello dell’acqua, dell’olio e della benzina?
Nell’attesa dell’arrivano i Nostri, i commenti dei partenopei, spettatori di un vero e proprio: “Pomeriggio di un giorno da cani”, diventano sempre più fantasiosi, addirittura (si dice) che qualcuno si è azzardato a suggerire al Procuratore Nicola Gratteri: Dotto’ scusate, ma a chi state aspettando
Secondo me, i rapinatori saranno scappati aprendosi un passaggio attraverso le fogne per poi arrivare nel sottosuolo, che a Napoli è una vera città sotterranea e a quest’ora saranno già all’estero. Difatti, i Corpi Speciali, una volta atterrati sulla collina vomerese, armati di tutto punto ed anche di telecamere, (Donald, a fantasia, ci a’ fa’ ‘nu pesce mmano) fanno irruzione nei locali della banca.
Erano ore ormai, che in tutta Napoli si giocavano i numeri al Bancolotto (46 la rapina – 25 gli ostaggi , 72 la meraviglia). Dai quartieri alti a quelli bassi, Radio e TV campane, diffondono a tutto volume, le note del celebre motivo di Vincenzo De Crescenzo e Antonio Vian: Luna Rossa “CCA’ NUN CE STA NISCIUNO”

(da Dagospia)

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UN ALTRO GRANDE RECORD DEL GOVERNO MELONI: L’ITALIA È ULTIMA IN EUROPA PER IL TASSO DI OCCUPAZIONE. LA MEDIA EUROPEA È DEL 76,1% DELLA POPOLAZIONE TRA I 20 E I 64 ANNI, IN ITALIA È DEL 67,6%. MEGLIO DI NOI ANCHE ROMANIA (69%) E GRECIA (71%)

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

ALTRE BRUTTE NOTIZIE DALL’ISTAT: “POSSIBILE UN TASSO DI INFLAZIONE DELL’1,8-2,2% NEL 2026”

Nel 2025, il 76,1% (197,7 milioni di persone) della popolazione Ue di età compresa tra i 20 e i 64 anni era occupato, la percentuale più alta registrata dall’inizio della serie storica nel 2009.
Il tasso di occupazione è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024 e di 0,8 punti rispetto al 2023.Tra i paesi dell’Ue, i tassi di occupazione più elevati sono stati
registrati a Malta (83,6%), nei Paesi Bassi (83,4%) e nella Repubblica Ceca (82,9%). I tassi più bassi sono stati registrati in Italia (67,6%), Romania (69,0%) e Grecia (71,0%). Lo rileva l’Eurostat in una statistica sul mercato del lavoro.
Secondo quanto si evince dai dati, a pesare è in particolare il gap di genere. Nel 2025, in tutti i Paesi dell’Ue, ad eccezione della Lituania, il tasso di occupazione maschile era superiore a quello femminile. Il tasso di occupazione maschile nell’Ue si attestava all’80,9%.
Tra i paesi dell’UE, i tassi più elevati sono stati registrati a Malta (89,1%), nella Repubblica Ceca (88,2%) e nei Paesi Bassi (87,2%), mentre i tassi più bassi sono stati osservati in Belgio (76,4%), Croazia (76,8%) e Finlandia (77,0%).Nell’UE, il tasso di occupazione femminile si attesta al 71,3%, con i valori più elevati registrati in Estonia (81,4%), Lituania (80,3%) e Svezia (79,8%). Le percentuali più basse si registrano in Italia (58,0%), Romania (59,5%) e Grecia (62,3%).
L’inflazione acquisita a marzo per il 2026 è pari a +1,5% ed è il tasso ipotetico che si realizzerebbe in caso di variazioni mensili nulle per il resto dell’anno.
Nell’ipotesi di una “dinamica moderata”, con aumenti dei prezzi dello 0,1% su su base mensile da aprile a fine anno, l’inflazione media del 2026 sarebbe dell’1,8%. Con una crescita congiunturale leggermente più ampia”, dello 0,2% per i prossimi mesi, il tasso di inflazione sarebbe del 2,2% nell’intero anno.
Sono le proiezioni illustrate dall’Istat in conferenza stampa che sottolinea che sono in linea con le aspettative delle imprese.
(da agenzie)

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DOPO LE SCONFITTE SOVRANISTE, SALVINI SI VERGOGNA DI DIRE CHE LA MANIFESTAZIONE A MILANO E’ PER LA REMIGRAZIONE

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

IL CAMPIONE DEL TRASFORMISMO

Diciamocelo, Matteo Salvini è alquanto confuso. O forse è ben consapevole che le destre autoritarie non hanno più quell’appeal di un tempo. Considerata la sconfitta dell’ungherese Viktor Orbán, la deriva di Donald Trump e il calo dei consensi per Giorgia Meloni; è plausibile che Salvini abbia capito che forse non convenga insistere così tanto sul tema della Remigrazione. Da qui, la giravolta degli esponenti leghisti che hanno iniziato a sostenere che di remigrazione non hanno mai parlato, che non è mai stato scritto sui manifesti e che a parlarne solo quelli di centro sinistra per “aizzare i centri sociali”, come ha specificato Samuele Piscina in un’intervista al Il Giornale.
Però fino a quando la presidente del consiglio comunale Elena Buscemi (Pd) non ha presentato un ordine del giorno contrario proprio all’evento (che ieri è stato approvato con 23 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti), nessun esponente di destra ha mai chiarito che si trattava solo di un raduno di centrodestra. Per esempio, la notizia che il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, avrebbe partecipato al Remigration Summit è del 17 marzo. Eppure solo negli ultimi giorni, Salvini ci ha tenuto a specificare che nessuno ha mai parlato di Remigrazione e che sostanzialmente è l’ennesima invenzione del centrosinistra.
E per sostenere questa teoria, ha specificato che quella di domani sarà una manifestazione contro l’Europa e contro l’amministrazione di centrosinistra di Milano. Si tratterà quindi della prima grande manifestazione dell’area di centrodestra senza però Fratelli d’Italia e Forza Italia. Anche se, per dovere di cronaca, va detto che entrambe le forze politiche sono state invitate da Salvini. Nessun esponente, però sembrerebbe aver accettato l’invito. Alcuni esponenti di Forza Italia a Milano, anzi, fin da quando l’evento era conosciuto come Remigration Summit (quindi non proprio una millanteria della sinistra) ha bollato l’iniziativa sostenendo che non dovesse aver seguito. E ieri si è astenuto dal voto, mentre Fratelli d’Italia è uscito dall’aula al momento del voto. E forse la decisione di non raccogliere l’invito, è un voler continuare a mantenere le distanze anche in vista delle famose elezioni amministrative del 2027 dove sembrerebbe che la Lega non abbia alcun peso politico.
A ogni modo alla manifestazione organizzata dai Patrioti europei (di cui fa parte la Lega), notissimi per le loro idee razziste e xenofobe, ci saranno ministri e governatori leghisti, sindaci, vicesindaci ma anche gli agricoltori con i trattori perché “tra le prime vittime del costo dell’energia e del caro carburante” e perché no, anche i biker, a cui Salvini è vicinissimi perché colpiti dalla terribile piaga delle limitazioni dell’area B e C volute dal sindaco Sala e che “sono qualcosa che non c’entrano niente con l’ambiente” ma addirittura “un suicidio economico”. Come se il costo dell’energia e del caro carburante e la crisi economica non siano conseguenza della scelta di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, tanto cari a Salvini, di attaccare l’Iran e scatenare l’ennesima guerra.
A ogni modo, di immigrazione un po’ si parlerà. Anzi, sarà “centrale”. Ovviamente Salvini ci tiene a specificarlo: “razzismo e islamofobia sono isteria della sinistra” e non dei suoi esponenti tipo Silvia Sardone, che ogni volta che apre una moschea, fa decine di post per dirci che è in corso un processo di islamizzazione di Milano e di tutta Italia. E poi a farle girare anche ai sindacati, è anche il fatto che il percorso della manifestazione è molto simile a quello che ci sarà il 25 aprile, giorno della Liberazione e il Remigration/non Remigration non è proprio un evento che affiancherai a ricorrenza tanto importante. Ah sì, sempre per dover di cronaca, ci saranno due contromanifestazioni: una organizzata dalla Rete No ai Cpr e un’altra dai centri sociali. Ovviamente, l’attenzione è altissima (come per tutte le manifestazioni) da parte delle forze dell’ordine, che per evitare scontri, hanno già predisposto un piano di sicurezza.

(da Fanpage)

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E’ TROPPO FACILE DIFENDERE IL PAPA E POI FARE QUELLO CHE DICE TRUMP

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

E’ NECESSARIO PRENDERE DAVVERO LE DISTANZE CON “SIGNORI DELLA GUERRA” COME TRUMP E NETANYAHU

Quel che ha detto Trump di Papa Leone sarà pure inaccettabile, ok. Ma ora, per cortesia, ascoltiamo davvero quel che sta dicendo il Papa sulle guerre in atto.
Ad esempio, ascoltiamo bene quel che il Pontefice ha detto ieri a Bamenda, in Camerun, in un territorio devastato da una delle tante guerre civili africane, finanziate molto spesso da grandi potenze non africane, e da cui scappano le persone che noi poi lasciamo morire sui barconi, o che rispediamo a morire nelle prigioni libiche.
Ha detto, il Papa, che “Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni”, e che questi “signori della guerra (…) fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare”:
Ogni riferimento agli Stati Uniti d’America non è casuale, viste le recentissime scelte di Trump in materia di budget – 1500 miliardi per la difesa, niente per tutto il resto. Ma perché no anche per l’Italia, che ha promesso a Trump, nel giro di qualche anno, che il budget per la difesa arriverà a superare quelle per l’istruzione – 5% contro 3% del PIL – arrivando a lambire la spesa sanitaria (6,3% del PIL).
Perché no, non bastano un paio di atti simbolici di presa di distanze contro un paio di quella “manciata di tiranni” come Trump e Netanyahu – a proposito: il Papa li ha chiamati proprio così, “tiranni” – per marcare una svolta.
Occorre essere consequenziali fino in fondo, per una volta. Se davvero quel che ha detto Trump sul Papa è inaccettabile, allora cominciamo davvero a rimettere i soldi su suola e sanità, a ricostruire istituzioni di pace e cooperazione anziché distruggerle, e a chiamare pure noi i tiranni col loro nome.
Altrimenti, scusate, ma di inaccettabile c’è solo la nostra ipocrisia.
(da Fanpage)

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QUANDO CHIUDE UN GIORNALE, È SEMPRE UNA PESSIMA NOTIZIA . FERMA LE PUBBLICAZIONI ANCHE “WIRED ITALIA”, LA RIVISTA DI TECNOLOGIA E INNOVAZIONE: L’ANNUNCIO DEL GRUPPO “CONDE NAST” È ARRIVATO NEL GIORNO DELLO SCIOPERO DEI GIORNALISTI ITALIANI

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

IL COMUNICATO IMPIETOSO DEL CEO ROGER LYNCH: “STIAMO PIANIFICANDO UNA TRANSIZIONE PER ALLONTANARCI DALLE ATTIVITÀ EDITORIALI. DOBBIAMO RIMANERE DISCIPLINATI SU DOVE INVESTIRE IL NOSTRO TEMPO E LE NOSTRE RISORSE”

Proprio mentre i giornalisti italiani incrociano le braccia per il rinnovo del contratto nazionale, arriva la doccia fredda da New York: Condé Nast ha deciso di chiudere le attività editoriali di Wired Italia.
La notizia è stata ufficializzata dal CEO Roger Lynch attraverso un comunicato pubblicato online 16 aprile 2026, nel quale viene annunciato un piano di riorganizzazione globale che colpisce anche i brand Glamour e Self.
«Per Wired in Italia, stiamo anche pianificando una transizione per allontanarci dalle attività editoriali» annuncia Lynch. Nel comunicato, il CEO delinea una strategia di investimento selettiva: «Dobbiamo rimanere disciplinati su dove investire il nostro tempo e le nostre risorse»
Secondo il comunicato, i settori colpiti […] rappresentano poco più dell’1% del fatturato totale del gruppo. Come si legge nella nota, «rimangono inoltre non redditizi e continuare a gestirli nella loro forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».
La decisione arriva in una data simbolica per il settore dell’informazione in Italia. Infatti, oggi 16 aprile 2026 è in corso lo sciopero nazionale indetto dalla FNSI per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai da dieci anni.
Di fatto, mentre le redazioni di tutto il Paese si fermano per chiedere dignità salariale e tutele, la mossa di Condé Nast segna l’uscita di scena di una delle testate di riferimento per l’innovazione tecnologica nel panorama italiano.
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