Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
“CHE COSA VILE, NON PENSAVO SI POTESSE ARRIVARE A UN LIVELLO COSÌ BASSO PER FARE CAMPAGNA ELETTORALE. QUELLO CHE HA FATTO È REATO. NON SI PUÒ CONSENTIRE A NESSUNO, FIGURIAMOCI A QUALCUNO CHE CHIEDE, ANZI MINACCIA, DI ANDARE IN PARLAMENTO”
“Vorrei dire che sono senza parole. In realtà qualche parola ce l’avrei. In siciliano, della
mia terra. Molto chiara e netta. Ma poiché io rappresento l’istituzione, e ho il dovere di contenere sia l’irritazione sia la pena, per ora diciamo che si muoveranno i miei avvocati. Comunque è un attacco scadente che qualifica pienamente chi lo ha fatto”
Matilde Siracusano contro l’ultima aggressiva ‘impresa’ del generale Vannacci: l’aspirante leader ha postato sui suoi social un’immagine della esponente del governo seduta a tavola e spogliata sul décolleté attraverso l’intelligenza artificiale.
Sottosegretaria Siracusano, lei conosce Vannacci?
“No. Per nulla. È capitato forse di incrociarne le gesta o le provocazioni in qualche talk politico. Ma non l’ho mai conosciuto”.
Cosa ha pensato nell’immediato?
“Che cosa vile. Ma nel senso più pieno e anche etimologico: cosa povera, che non vale nulla. È assurdo doversi occupare, e nel 2026, di questi mezzucci usati contro gli avversari… Davvero non pensavo si potesse arrivare a un livello così basso per fare campagna elettorale. Spogliare con un software la compagna del presidente della Regione e trasformarla in uno strumento di propaganda è una cosa che trovo peraltro ridicola, oltre che profondamente grave”.
Lei denuncerà Vannacci?
“Certo. Ne ho già parlato con i miei avvocati. Quello che ha fatto è reato. Non si può consentirlo a nessuno, figuriamoci a qualcuno che chiede, anzi minaccia, di andare in Parlamento”.
E l’idea che ci potrebbe essere un’alleanza alle Politiche tra Vannacci e il vostro centrodestra?
“Beh. Sarebbe un problema serio. E naturalmente non solo per quest’ultimo, comunque emblematico episodio. Io avevo già espresso, anche prima di questa caduta, tutte le mie perplessità sull’ipotesi di un’alleanza con Vannacci…”
(da Repubblica)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
IN CASO DI ALLEANZA CON VANNACCI MOLTI ELETTORI DI CENTRODESTRA SI ASTERREBBERO O NON ANDREBBERO A VOTARE… FDI TIENE, CALANO PD E FORZA ITALIA, VANNACCI ALL’8,8%, LA LEGA CROLLA AL 4,7%
Fratelli d’Italia si conferma stabile al 26,4%, mentre arretra la Lega, stimata al 4,7%. In calo anche Forza Italia, oggi al 7,3%. Cresce invece Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che guadagna l’1,7% e raggiunge l’8,8%. È il quadro che emerge dal nuovo sondaggio Ipsos, oggi illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera.
Sul fronte dell’opposizione, il Partito democratico scende al 19,5%, con una flessione dello 0,6%. Restano stabili il Movimento 5 Stelle, al 14,5%, Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,3%, e Azione, al 3%. Italia Viva è al 2,1%, in calo dello 0,2%, mentre cresce +Europa, che sale al 2,1% con un incremento dello 0,7%.
Le coalizioni in vista delle elezioni
I numeri riportano inevitabilmente il confronto sulle possibili alleanze in vista delle elezioni. La somma dei partiti del centrodestra, senza Vannacci, si ferma al 39,4%, in calo di oltre un punto, mentre quella del centrosinistra allargato arriva al 44,5%. La semplice somma delle percentuali, tuttavia, non coincide necessariamente con la stima delle coalizioni. Nel caso considerato dal sondaggio, il campo largo viene stimato al 43,9%, qualche decimale al di sotto della somma dei singoli partiti. Il centrodestra tradizionale, invece, si attesterebbe al 38,7%, anche in questo caso con una percentuale inferiore rispetto alla somma aritmetica.
Diverso lo scenario con l’ingresso di Vannacci nella coalizione di centrodestra, che arriverebbe al 45,7%, mentre il campo largo si attesterebbe al 45,2% (anche in questo caso, però, la percentuale della coalizione di centrodestra risulterebbe inferiore alla somma dei singoli partiti, mentre quella progressista sarebbe leggermente superiore). Il dato evidenzia quindi una distanza molto ridotta tra i due schieramenti nello scenario considerato dal sondaggio. La presenza di Vannacci modificherebbe gli equilibri complessivi, ma non determinerebbe da sola un distacco significativo tra le due coalizioni.
Il gradimento dei leader politici
Per quanto riguarda il gradimento dei leader, Antonio Tajani arretra di due punti, dal 26% al 24%, mentre Vannacci passa dal 21% al 19%, nonostante la crescita registrata dal suo partito. Ora non resta che entrare nel vivo della campagna elettorale.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA
A che gioco sta giocando Giorgia Meloni? La domanda non è affatto maliziosa, ma
scaturisce dall’attuale situazione politica, nella quale evidentemente la premier si trova inaspettatamente in una situazione di difficoltà, tra la crisi energetica che colpisce i cittadini, una maggioranza ormai in pezzi e un Vannacci che continua a erodere consensi al centrodestra.
Ecco quindi che il voto segreto alla Camera sulla pasticciata legge elettorale, tra due settimane, è diventato un crocevia per questa legislatura. Nell’ultimo Consiglio dei ministri la Statista della Sgarbatella ha tuonato davanti a tutti i presenti: “Se salta la legge elettorale, ci saranno conseguenze”. Tradotto: se Montecitorio dovesse impallinare il Melonellum, lei salirebbe di corsa al Quirinale per presentare le sue dimissioni e andare al voto anticipato.
Una minaccia o una speranza? È questo il quesito. Perché appare ormai chiaro che l’ex Underdog smania per andare alle urne, per diversi motivi. Per prima cosa prenderebbe in contropiede il Campo largo, che oltre a non avere uno straccio di programma, non ha neanche un leader, come effetto del braccio di ferro tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.
Meloni sa poi benissimo che i prossimi mesi saranno complicatissimi per il Paese a livello economico, tra crisi energetica, aumento dell’inflazione e incapacità del governo di trovare misure per rilanciare la crescita del paese, e con il deficit rimasto sopra il 3,1% che ha impedito l’uscita dalla procedura d’infrazione, complicando i piani per la prossima manovra.
Senza dimenticare che, con l’“onda nera” che avanza in Europa, anche a Bruxelles l’aria è cambiata per l’armata Branca-Meloni. La Commissione europea sta cercando in tutti i modi di parare i colpi e di certo non sarà più disposta a tendere una mano ai patrioti italiani o chiudere un occhio sui conti traballanti del duo Meloni-Giorgetti.
Andare al voto il prima possibile, nell’arco di pochi mesi, vorrebbe dire bloccare l’ascesa di Roberto Vannacci, la vera spina nel fianco di questa maggioranza, che ha cannibalizzato la Lega e sorpassato Forza Italia.
L’ex generale sta giocando la stessa partita che aveva giocato la Ducetta prima del voto del 2022, quando stando all’opposizione, senza alcuna responsabilità di governo, a colpi di propaganda spicciola si è conquistata consenso e voti sparando alzo zero su chi doveva tenere in piedi la baracca.
Ecco perché, un incidente alla Camera, con qualche franco tiratore tra la maggioranza, non sarebbe un dramma per la premier, a differenza di quanto fatto trapelare ai giornali. Come scrive Francesco Bei su “Repubblica”: “Perché rischiare una lotteria con le preferenze alla Camera?
Il deputato di maggioranza, uno di quelli che viene guardato a vista perché già sospettato di aver contribuito all’imboscata di metà luglio, mette in fila i ragionamenti che si fanno a tavola nei ristoranti intorno a Montecitorio: “Meloni il voto anticipato lo vuole comunque. Perché, se aspetta ancora, la benzina arriva a 4 euro al litro e Vannacci sale oltre il 10%. L’ultima remora che aveva era la procedura di infrazione, ma dato che non ne siamo usciti, tanto vale votare il prima possibile. Ai primi di febbraio”.
Mettendo in fila i puntini, c’è poi un altro aspetto da considerare: nella primavera 2027 andranno al voto una serie di comuni governati dal centrosinistra: Da Roma a Milano fino a Torino. E andare al voto anticipato per le Politiche all’inizio del prossimo anno vorrebbe dire per il centrodestra evitare l’effetto traino con le comunali.
Ecco quindi che un “incidente” alla Camera sulla legge elettorale sarebbe l’occasione ideale per Giorgia Meloni per far saltare il banco e tentare l’all-in, nella speranza di poter rimanere imbullonata a Palazzo Chigi
(da Dagoreport)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
SUI BANCHI DI LEGNO DELLA SCUOLA SI SEDEVA IL FIGLIO DELL’AVVOCATO DEL QUATIERE “BENE” DI CASTELLETTO E DI CARIGNANO ACCANTO ALLA FIGLIA DEL CAMALLO DEL PORTO O DELLA PROSTITUTA DEI VICOLI: SI DIVIDEVANO LE MATITE, CI SI PASSAVA I QUADERNI, L’UGUAGLIANZA ERA NELL’ORDINARIO DI UNA MATTINA QUALUNQUE, LA DANEO E’ SEMPRE STATA COSI0, GENOVA E’ SEMPRE STATA COSI’… E’ UNA CITTA’ FATTA DA CHI PARTE E DA CHI SBARCA, NOI CAMMINIAMO IN UNA STRADA DOVE IL MONDO PASSA DA SEMPRE E NON SARANNO I VOSTRI RIDICOLI RECINTI A CAMBIARCI
Mia nonna ha insegnato alla Daneo per quarant’anni. È nata nel 1935. Negli anni Settanta mio nonno le disse che poteva anche smettere di lavorare, che in casa un solo stipendio bastava. Era la grammatica di quell’epoca. Lei rifiutò senza fare grossi comizi e si tenne stretto il suo posto. Insegnare è sempre stato il suo spazio civile.
I voti per lei non esistevano. Diceva che appiccicare un numero a un bambino è il sistema più rapido per perderlo e che la scuola deve dare strumenti a chi ne ha meno, non distribuire pagelle.
Stava dietro a tutte e tutti, con una pazienza ostinata, senza concedere niente al caso. La porta dell’aula la chiudeva e le lezioni si facevano molto spesso fuori. Prendeva per mano bambine e bambini e s’addentrava nei caruggi, convinta che la cultura non fosse soltanto una nozione da mandato a memoria sui libri. Così le pietre dei palazzi dei Rolli, le edicole votive, le targhe di marmo consumate dalla salsedine e le banchine del porto diventavano i documenti su cui studiare la storia, la geografia e l’architettura.
Ieri l’ho chiamata per chiederle se avesse saputo della polizia arrampicata sui cancelli della scuola per staccare un lungo lenzuolo disegnato a pennarello. “Qui nessun* è stranier*”, c’era scritto sopra. L’avevano appeso le bambine e i bambini per la fiaccolata della pace, per rispondere alle uscite ministeriali sui tetti di presenze e alle ossessioni securitarie di chi vorrebbe misurare la convivenza a percentuale.
Mia nonna è sempre stata una donna priva di qualunque concessione al sentimentale: va dritta al punto oggi come a trent’anni. Ha liquidato la faccenda con una frase sola: “Non sanno mica cos’è quella scuola e non sanno mica cos’è questa città”.
Ha ragione. Nei suoi racconti la Daneo non è mai stata una teoria pedagogica, ma una realtà fisica, un’esperienza sociale quotidiana.
Sui banchi di legno consumati sedeva il figlio dell’avvocato di Castelletto o del professionista di Carignano accanto alla figlia della donna che lavorava nei vicoli la notte, al figlio dello scaricatore della Compagnia Unica e alla bambina arrivata dal mare due giorni prima. Si dividevano le matite, ci si passava i quaderni, si lavorava insieme. L’uguaglianza, insomma, la si faceva nell’ordinario di una mattina qualunque, prima ancora che a qualcuno venisse in mente di catalogare la gente per classe o per provenienza.
La Daneo funziona così da sempre. Genova funziona così da sempre. Ha le spalle di ardesia piantate nella roccia e il petto aperto sull’acqua: è una città fatta da chi parte e da chi sbarca. Pretendere di applicare qui i tetti percentuali del ministero o di recintare l’integrazione con i timbri della burocrazia è una stonatura ridicola, la pretesa di chi non ha mai camminato in una strada dove il mondo passa da sempre. E continuerà a passare.
(da Fanpage)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
IN 4 ANNI PERSI 173.000 LAVORATORI DOMESTICI REGOLARI… SULLO SFONDO LE DIFFICOLTA’ DI INQUADRAMENTO CONTRATTUALE E L’EROSIONE DEL POTERE D’ACQUISTO DELLE FAMIGLIE
In Italia l’assistenza agli anziani riflette uno squilibrio sempre più marcato tra la
domanda di cura e la disponibilità di personale qualificato e regolare. Secondo i dati del rapporto Family (Net) Work, curato dal Censis e promosso da Assindatcolf, sul territorio nazionale si contano appena 8,5 badanti ogni 100 persone con più di 60 anni che vivono da sole. Un rapporto che evidenzia la fragilità del sistema di welfare informale su cui tradizionalmente poggiano i nuclei familiari quando un parente perde improvvisamente la propria autosufficienza.
Continua la flessione nel lavoro domestico (aumentano le badanti, diminuiscono le colf)
A complicare il quadro interviene il calo strutturale dell’occupazione regolare nel settore domestico. I dati INPS indicano che nel 2025 i lavoratori con almeno un contributo versato si sono attestati a 804.464 unità: si tratta del quarto anno consecutivo di flessione, per una perdita complessiva di circa 173mila addetti rispetto al 2021. In questo contesto di contrazione generale, si registra tuttavia un mutamento nella composizione della manodopera: le assistenti familiari (badanti) rappresentano ormai il 51,3% del totale dei lavoratori domestici, superando per il secondo anno consecutivo le collaboratrici familiari (colf).
L’impatto sulle famiglie e i tempi di risposta
La difficoltà nel reperire assistenza si manifesta prevalentemente nelle situazioni di emergenza imprevista, come dimissioni ospedaliere o improvvisi peggioramenti delle condizioni di salute. «Quando una famiglia cerca una badante, nella maggior parte dei casi non ha settimane a disposizione: il bisogno nasce dopo un ricovero o una caduta e bisogna trovare qualcuno in tempi rapidi», osserva Valerio Carboni, fondatore della startup WeCare.
La forbice tra la richiesta di interventi tempestivi e la rigidità dei canali tradizionali ha favorito la nascita di piattaforme digitali orientate all’Incontro Domanda-Offerta (IDO). È il caso di Lebadanti.it, portale nato originariamente nel 2019 come bacheca e successivamente strutturato nel 2026 come servizio di contatto diretto senza intermediazione agenziale. I primi dati operativi della piattaforma — che ha registrato oltre 6.000 iscritti divisi tra 3.000 profili di lavoratrici e 3.500 annunci di famiglie — mostrano come lo spostamento sul canale digitale risponda anche a una necessità di copertura geografica, raggiungendo ambiti territoriali o piccoli comuni solitamente scoperti dalle agenzie fisiche.
Perché calano i collaboratori domestici secondo i dati Inps
Il calo dei lavoratori domestici registrati all’INPS è il risultato di una combinazione di fattori economici, normativi e demografici. Un primo fattore è l’erosione del potere d’acquisto familiare. L’inflazione e la crescita del costo della vita hanno ridotto il reddito disponibile del ceto medio. Per molte famiglie sostenere il costo integrale di un contratto regolare (paga base, contributi INPS, TFR, ferie, tredicesima) è diventato insostenibile. Poi c’è il peso di un costo per un inquadramento h24. In assenza di detrazioni fiscali o contributi pubblici adeguati, le famiglie tendono a ridurre le ore dichiarate o a ricorrere al lavoro sommerso. E infine il rientro dalla pandemia. Tra il 2020 e il 2021 si era registrato un picco artificioso di regolarizzazioni, sia per consentire gli spostamenti durante i lockdown, sia per effetto della sanatoria dell’articolo 103 del D.L. 34/2020. Esauriti gli effetti di quella finestra straordinaria, si è assistito a un graduale ritorno verso il lavoro nero o non dichiarato.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI SALERNO SCELTO PER RILANCIARE LA CAMAGNA SULLA SICUREZZA
Vincenzo De Luca non sarà soltanto l’ospite con cui Matteo Renzi aprirà la Leopolda venerdì 2 ottobre. Dietro la scelta del sindaco di Salerno c’è anche il tentativo di caratterizzare politicamente Casa Riformista su uno dei terreni sui quali l’ex premier da tempo vuole distinguersi dal resto del centrosinistra: la sicurezza. È quanto spiegano a Open da Italia Viva, mentre a Firenze si lavora ancora al programma della kermesse, che sarà reso pubblico soltanto nei prossimi giorni, al più tardi mercoledì.
La presenza di De Luca è stata già ufficializzata dallo stesso Renzi, che ha presentato l’appuntamento come un aperitivo tra «il Kraken e lo Sceriffo».
De Luca e la linea sulla sicurezza
La scelta di De Luca, insomma, non è casuale. L’ex premier vuole che il suo nuovo contenitore si caratterizzi su posizioni nettamente riformiste proprio sui temi sui cui il campo largo balbetta. E il sindaco di Salerno, spiegano, viene considerato un interprete particolarmente efficace di questa linea.
Le ricette di De Luca, d’altronde, sono note. Dopo essere tornato primo cittadino alle amministrative di maggio, ha infatti istituito il Nucleo operativo sicurezza della Polizia municipale: una struttura di circa venti agenti, coordinata direttamente dal sindaco e destinata tra le altre cose al contrasto della microcriminalità, dei reati predatori, dell’abusivismo e del degrado urbano. I cui risultati vengono puntualmente celebrati nella consueta diretta social del venerdì.
Il colpo ad effetto è il nuovo tassello nella strategia renziana per rendere Casa Riformista una componente autonoma e riconoscibile della futura coalizione, vista anche l’agguerrita concorrenza al centro. A partire da Alessandro Onorato con Progetto Civico.
Da Bonaccini a Calabresi, chi ci sarà e l’annuncio
Ma il sindaco di Salerno non sarà l’unico ospite a farsi notare nella tre giorni fiorentina che si concluderà domenica. Secondo quanto risulta a Open, alla Leopolda sono attesi anche Stefano Bonaccini e Mario Calabresi, che ha dato la sua disponibilità a correre per la carica di sindaco di Milano, mentre nel centrosinistra resta ancora da definire il percorso – primarie comprese – per la scelta del candidato.
Tra gli ospiti ci sarà anche Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa ed ex europarlamentare che ha lasciato il Pd e ha aderito al progetto di Casa Riformista. Ed è proprio su Bartolo che Renzi prepara un’altra mossa: secondo fonti del partito, proprio dalla Leopolda dovrebbe arrivare il lancio di una sua candidatura in Sicilia, dove il centrosinistra ha già aperto il confronto in vista delle prossime elezioni regionali.
La sfida in Calabria
A Firenze Renzi proverà a rivendicare il ruolo che Casa Riformista vuole occupare nel futuro campo largo, ora alle prese con la definizione del programma, nonché della scelta del candidato premier da proporre alle prossime politiche. Un test, ormai alle battute finali, per i progetti dell’ex premier saranno le elezioni suppletive alla Camera, in programma il 27 e 28 settembre nel collegio di Reggio Calabria.
Lì il candidato del campo largo è Frank Benedetto. Ma sulla scheda il contrassegno della coalizione mette insieme soltanto tre sigle: Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Casa Riformista. E dalle parti di Italia Viva ci tengono a sottolinearlo. Nel simbolo non ci sono Avs – che, va precisato, sostiene comunque Benedetto – né soprattutto Progetto Civico. La rappresentazione plastica della narrazione portata avanti da mesi dall’ex premier, che la Leopolda servirà a ribadire: Casa Riformista vuole stare nella coalizione, ma con una propria identità e un proprio peso.
L’ultima trovata, dal tajanometro al merchandising del Kraken
L’altro fronte sui cui si punterà durante la kermesse, spiegano, è la partecipazione dei giovani. Alla scuola di formazione “Meritare l’Europa” quest’anno si sono iscritti circa in 500, sottolineano. Gli attivisti saranno protagonisti già dell’apertura con De Luca. Un’edizione più interattiva delle precedenti, nelle speranze del partito, con interventi dalla platea e la chiusura della prima fase delle “Primarie delle idee”.
Non mancherà poi la componente più pop della manifestazione. Dopo il tajanometro, raccontano, arriverà anche il merchandising dedicato al “Kraken”, il soprannome che Renzi ha ormai fatto proprio sull’onda del successo social. Destinato ora a diventare anche un gadget da portarsi a casa.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
RITROVATI ANCHE MANUALI PER PASSARE ALL’AZIONE
La chat era chiara fin dal nome: FFI, ovvero Fronte Fascista Italiano, e a farne parte
erano minorenni e maggiorenni – con una prevalenza dei più piccoli, però – che discutevano di attentati di matrice fascista e di un caporale che avrebbe spiegato agli altri come agire, sulle orme di altri gruppi suprematisti. Accanto a questo gruppo c’era anche una seconda chat, la Chat del Nuovo ordine europeo. In questo caso il focus, più che sul fascismo italiano, era sul collegarsi alle azioni di attentatori di estrema destra, conoscerne il comportamento e far circolare i manuali per costruire ordigni.
Per entrambi i gruppi, i partecipanti erano quasi tutti minorenni ed è per cercare di capire cosa fossero in grado effettivamente di fare che oggi, 25 settembre, la procura minorile di Roma ha dato mandato ai carabinieri del Ros e alla Polizia, tramite le Digos competenti, di effettuare perquisizioni in tutta Italia nelle abitazioni di 17 soggetti identificati (14 di loro minorenni) e di cercare gli elementi per rintracciare le altre decine che si erano inseriti nel gruppo con nomi non identificabili facilmente.
Il Fronte fascista italiano
Nel gruppo Fronte fascista italiano, il ruolo preponderante, si legge nel decreto di perquisizione che Open ha visionato, era di un ragazzo che incitava gli altri ad agire. Lui veniva chiamato il Caporale, gli altri si salutavano come «camerati» e discutevano di azioni dei gruppi suprematisti, scambiandosi immagini di pestaggi nei confronti di soggetti non bianchi, di antagonisti, di esponenti della comunità lgbt.
Il «caporale” esortava i camerati a darsi da fare e a passare all’azione, scrive la procura. In un caso sarebbe stato particolarmente esplicito: «Vendetta sarà fatta – scriveva – per le razze inferiori, i comunisti, la comunità LGBT, gli antifascisti. Sgozziamoli uno a uno, sgozziamo i meticci non puri, a beneficio nell’umanità mondiale. Per migliorare la qualità della vita sgozziamoli tutti. Sfilettiamo le loro gole come fosse costata di maiala».
Il Nuovo ordine europeo
L’altro gruppo, dedicato al presunto nuovo ordine europeo era invece focalizzato sull’ammirazione per gli attentati di matrice suprematista avvenuti in Occidente. Venivano fatti circolare i manifesti di Breivick, dell’attentatore neozelandese Brenton Tarrant, del francese Stephan Balliet. Tutti documenti che inneggiano all’uso di sistemi violenti per imporre la supremazia del popolo europeo e all’odio verso l’ideologia maxista e il multiculturalismo.
Le armi per agire
Nelle discussioni circolavano le foto delle armi da guerra utilizzate per gli attentati, i documenti e manuali per la fabbricazione artigianale di congegni esplosivi con relative istruzioni. Oltre a foto, libri sull’ideologia xenofoba e antiebraica. Cosa i minorenni fossero disposti a fare con questo materiale sarà oggetto dell’inchiesta della procura minorile di Roma. Ma certamente l’indagine si inserisce in un quadro di sempre maggior attrazione dei minori, soprattutto maschi, verso i movimenti di estrema destra, anche violenti, in tutta Europa.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
“CON L’OBBLIGO NON CE LA FACCIAMO, MANCANO AULE E DOCENTI”
Sono più di 31mila gli adulti in lista d’attesa nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia), le scuole pubbliche chiamate ad accogliere anche i genitori stranieri che non parlano italiano e i cui figli incontrano difficoltà a scuola. Il dato, riportato da La Stampa e riferito all’anno scolastico 2025-2026, riguarda 119 dei 130 Cpia censiti. Un numero che evidenzia le problematicità che potrebbero accompagnare la nuova norma prevista dal decreto Scuola, attesa al Colle, ovvero l’obbligo per i genitori stranieri di frequentare gratuitamente un corso di alfabetizzazione, con una sanzione da 200 a mille euro per chi, dopo la segnalazione dei servizi sociali, si rifiuta di partecipare.
Mancano docenti e strutture: «La norma è inapplicabile»
Il punto, secondo Emilio Porcaro, presidente della rete nazionale dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Ridap), è la capacità di accoglienza. «Abbiamo già un numero di domande che eccede la nostra capacità di accoglienza», spiega al quotidiano di Torino. L’introduzione dell’obbligo rischia quindi di aumentare ulteriormente la domanda senza un corrispondente aumento di docenti e spazi. «Accanto all’obbligo servirebbero misure per aumentare gli insegnanti. A costo zero – prosegue – la norma non può funzionare».
Cosa sono i Cpia e quanti sono gli iscritti
Nati nel 2012 come eredi dei Centri territoriali permanenti, i Cpia sono istituti rivolti agli adulti che intendono conseguire la licenza media o il diploma. Nel corso degli anni, però, l’insegnamento dell’italiano ha assunto un peso sempre maggiore nella loro attività. I 130 Centri presenti in Italia dispongono complessivamente di 936 sedi associate e accolgono anche minori stranieri non accompagnati e detenuti.
Secondo il Monitoraggio nazionale dell’Istruzione degli adulti di Indire, gli iscritti complessivi ai Cpia e agli istituti superiori sono 524mila. Tra questi, 178.637 frequentano corsi di alfabetizzazione linguistica, mentre 64.312 seguono i percorsi di primo livello, finalizzati al conseguimento della licenza media. Le due categorie, sommate, raggiungono quota 242.949 iscritti. Ma, a fronte di una domanda in crescita, la rete deve fare i conti con la carenza di spazi e personale. «Le nostre aule sono sistemate in altre scuole. Non possiamo organizzare i corsi quando vogliamo», spiega ancora Porcaro.
Il problema delle lista d’attesa
Il problema delle liste d’attesa attraversa tutto il Paese. Nei 58 Cpia del Nord gli iscritti sono 144.017 e le persone rimaste fuori 18.210. Nel Centro, su 45.525 iscritti, gli esclusi sono 6.989. Al Sud sono 3.387 su 45.101 e nelle Isole 2.445 su 26.746. Le percentuali più alte di persone in lista d’attesa si registrano in Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. «Ben 93 Cpia su 119, il 78,2% di chi ha risposto, hanno ricevuto più domande di iscrizione dei posti disponibili», spiega Porcaro.
E i docenti? In media ogni Cpia ha 60 docenti, distribuiti su più sedi, e deve rispondere a oltre 2.200 domande di iscrizione. Ancora più ridotto è il numero degli insegnanti specializzati. I docenti della classe di concorso A023, dedicata alla «Lingua italiana per discenti di lingua straniera», sono 354. «Ne servirebbe almeno il doppio», sostiene Porcaro. Le classi di alfabetizzazione vengono così spesso affidate anche a maestri e docenti di altre materie. La questione riguarda quindi non soltanto l’introduzione di un nuovo obbligo, ma la capacità concreta di garantire i corsi richiesti.
Le prime stime sugli alunni stranieri in classe
Sul fronte degli studenti stranieri, intanto, il decreto introduce anche un tetto del 30% nelle classi. Secondo i dati forniti da Valditara, oggi in Italia sono 34 mila le classi nelle quali la presenza di stranieri raggiunge il 30%. Il ministro ha però precisato che dal conteggio dovranno essere esclusi gli studenti stranieri che parlano bene italiano, quelli nati in Italia e quelli che hanno frequentato determinati percorsi scolastici nel Paese.
Uno studio del Laboratorio di politica sociale del Politecnico di Milano, basato sui dati del 2023 e ripreso dal Corriere della Sera, ha stimato in 26mila gli studenti stranieri non nati in Italia potenzialmente interessati dal provvedimento perché non hanno mai frequentato scuole italiane. Le classi da redistribuire sarebbero 155, con un numero complessivo di alunni da considerare in eccesso rispetto al tetto pari a 290: 120 alle elementari, 50 alle medie e 120 alle superiori. Numeri che, secondo lo studio, rappresentano una proiezione e presentano quindi un margine di approssimazione.
Il problema, però, si intreccia con quello già evidenziato dai Cpia. Mentre il governo introduce nuove regole per favorire l’integrazione linguistica e gestire la presenza degli studenti stranieri nelle classi, la rete delle scuole per adulti si trovava già a dover gestire decine di migliaia di richieste alle quali non riesce a dare risposta.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2026 Riccardo Fucile
RESTA IL PROBLEMA DELLE COPERTURE ECONOMICHE … LE PROTESTE DEI SINDACATI E IL CASO DELLO STRISCIONE CON SCRITTO “QUI NESSUNO È STRANIERO”, RIMOSSO ALLA SCUOLA “DANEO” DI GENOVA
Al Quirinale si attende il decreto. Il provvedimento unico approvato giovedì in Consiglio
dei ministri — che prevede il tetto del 30% nelle classi prime per gli alunni che non conoscono l’italiano, il divieto di coprirsi il volto con burqa, caschi e niqab e i corsi obbligatori di alfabetizzazione per i genitori stranieri di quei bambini che faticano nell’integrazione scolastica a causa delle barriere linguistiche — non è ancora arrivato sul tavolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Si lavora per definire le coperture. Mentre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha smentito eventuali allentamenti del divieto di travisamento per permettere agli studenti di mascherarsi a carnevale o di partecipare alle attività di laboratorio con dispositivi di protezione. […]
Eppure ci sono allarmi, contestazioni e nelle scuole già le prime proteste. Tra le voci più forti si è levata quella del sindaco di Milano, Giuseppe Sala: «La cosa che più mi preoccupa — ha detto — è il tetto percentuale. Sto facendo un pò di verifiche e temo che qualche classe, o addirittura scuola, dobbiamo chiuderla, non per nostra scelta. Ci sono quartieri in cui la presenza di figli di immigrati va al di là del 30%».
In questo caso ci saranno deroghe, previste per legge e fortemente volute dal Colle, e dunque la rigidità del decreto si dovrà inevitabilmente sciogliere nella flessibilità della messa a terra.
Perplessità hanno espresso anche i sindacati. «L’integrazione linguistica e culturale — ha detto Elvira Serafini che guida lo Snals — non può essere affidata solo a limiti percentuali o a disposizioni regolative: servono organici adeguati, mediatori culturali stabili, formazione mirata per i docenti e risorse certe per sostenere i progetti di inclusione».
I primi istituti intanto si fanno sentire. A Genova uno striscione, affisso, poi rimosso e infine tornato al suo posto, è diventato un caso politico. «Qui nessuno è straniero», c’era scritto in tante lingue sul lenzuolo appeso al cancello della scuola Daneo. Due agenti in borghese sono arrivati e l’hanno tirato giù senza che ci fosse, hanno spiegato dalla questura, alcun ordine dall’alto.
Dalla Di Donato, una delle scuole simbolo del multiculturalismo a Roma, sono stati i genitori a lanciare un appello a Mattarella: «Non firmi». I ragazzi più grandi, i liceali del collettivo Osa vicino a Potere al popolo e all’Usb, hanno organizzato invece picchetti e un sit-in davanti Montecitorio.
(da agenzie)
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