Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’ISPIRAZIONE È VANNACCI, A CUI SALVINI PERMISE DI MANTENERE L’ASSOCIAZIONE “MONDO AL CONTRARIO” MENTRE ERA VICESEGRETARIO – UN RUOLO DI PRIMO PIANO CE L’AVREBBE ANCHE IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI. LUI SMENTISCE MA APPARE SEMPRE PIÙ INFASTIDITO DALLA LINEA “SFASCISTA” DI SALVINI E DEI VARI BORGHI. SI PARLA ANCHE DELLO STATUTO DI UN POSSIBILE PARTITO, IL “PLFI” (PARTITO LIBERALE FEDERALISTA ITALIANO)
La scissione è ancora un miraggio. L’associazione no. I nordisti della Lega, stufi del Carroccio a trazione sovranista di Matteo Salvini, sono pronti alla scossa. E a strutturarsi in corrente, intanto. Dopo una girandola di telefonate e riunioni, il piano ha preso concretezza: visto che il progetto della doppia Lega è stato stracciato dal segretario e vicepremier, la scappatoia è dare vita a un’associazione. Naturalmente «culturale».
E se Salvini storcerà il naso, i nostalgici della vecchia Lega Nord sono pronti a ricordargli quanto diceva fino all’anno scorso su un’altra associazione, quella del “Mondo al contrario” strutturata da Roberto Vannacci, con tanto di tesseramento parallelo e circoli, “team”, sparsi per tutto lo Stivale.
Anticamera di un partito, Futuro nazionale, nato alla fine di febbraio. Prima dello strappo dell’ex generale, ricordano però i big della Lega nel settentrione, quell’associazione è stata non solo tollerata dal segretario, ma benaccetta. «Con che faccia ora dovrebbe dirci di no?», è la domanda che rimbalza nelle chat degli scontenti.
Chi è della partita? Luca Zaia di sicuro ci sarà. Anzi è uno dei promotori. L’ex “Doge” del Veneto conta di debuttare in tv, sulle reti Mediaset, con il suo “Fienile”, che ancora è solo un podcast. Ma non vuole certo rinunciare alla politica.
Anche Attilio Fontana, il presidente della Lombardia, è interessato al progetto, così come il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. E sempre in Lombardia è più che informato sul progetto dell’associazione il segretario regionale e capogruppo in Senato, Massimiliano Romeo.
Tutti avrebbero preferito che Salvini accettasse di sdoppiare il partito, dando vita a una Lega al Nord e al gemello nazional-sovranista nel Centro Sud. Ma il vicepremier non ne ha voluto sentir parlare. Allora si studiano le contromisure.
Salvini conosce bene i mal di pancia nel suo partito. Anche per questo ha chiesto di convocare per oggi, 7 agosto, con il Parlamento chiuso, il direttivo della Lega lombarda. Tutti riuniti nel quartier generale di via Bellerio. Il vicepremier parteciperà in prima persona. Sono stati allertati anche i ministri, da Roberto Calderoli a Giancarlo Giorgetti, che dopo le bizze di Claudio Borghi (e non solo) sul Safe non ha ancora confermato la sua partecipazione. Forse si collegherà, forse no.
Il ministro dei Trasporti prepara un discorso che è una richiesta di unità in una fase tormentata, vista la concorrenza a destra proprio di Vannacci. «Dobbiamo fare la Lega, serrare le file in vista delle Politiche – è il senso del messaggio – Basta litigi. Giusto, anzi sacrosanto portare avanti le istanze locali, ma senza dare l’idea di una contrapposizione».
Basterà? Difficile. Romeo come altri accusa il partito di essersi posizionato «troppo a destra».
Salvini sa che gli avversari interni puntano a far deflagrare i malumori sul pratone di Pontida. Proprio a ridosso di quell’appuntamento dovrebbe nascere l’associazione. Il leader pensa a una convention […] «programmatica» […] all’inizio di settembre, per rimettere ordine nel partito. Zaia ha già fatto sapere ai fedelissimi del leader che non ci sarà. «Ci ha detto che andrà in Spagna…».
Giorgetti ha partecipato a una riunione, a Milano, venerdì scorso, con i governatori della Lega, ed era a conoscenza dello statuto del Plfi, il Partito Liberale Federalista Italiano. Giorgetti sapeva. Al Foglio, Giorgetti smentisce, ma c’è chi conferma la sua presenza.
Sono segnali a Salvini, un modo per fargli capire che c’è l’idea di agire in caso di necessità, e che il malessere in Lega non è finito. Venerdì scorso si è tenuta la riunione, già calendarizzata, e tra le fantasie è planato, dopo, lo statuto. Attilio Fontana è l’hidalgo, ma dietro c’è anche Giorgetti.
Giorgetti ha usato ieri questa frase, in Aula, una frase che ha più significati: “Sono andato su Wikipedia e ho cercato cosa è una lega e ho letto che è una combinazione in soluzione o in miscela di due o più elementi, di cui almeno uno è un metallo” e “le leghe sono ideate solitamente per avere proprietà più desiderabili di quelle dei loro componenti”.
La riunione a Milano viene raccontata come una “riunione calendarizzata”, un appuntamento tra governatori, Fedriga, Fugatti, Fontana, Zaia, ma questa volta, a partecipare, c’era anche Giorgetti.
Il nome del partito, Plfi, non è altro che un prototipo, ma lo statuto è scritto da una mano esperta, conosciuta dalla Lega lombarda. In Lega si ritiene che qualsiasi operazione non può che essere fatta con l’avallo di Giorgetti e c’è chi tra i governatori lo spinge a guidare la svolta.
Gli uomini di Salvini dicono che è una fantasia” ed è probabile, ma è una fantasia di cui Giorgetti sapeva, lo stesso Giorgetti che ha fermato i fischi della base a Pontida, l’ultimo leghista, l’erede di Bossi insieme all’hidalgo Fontana.
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANALISI REALIZZATA DA “CYABRA” PER “ARCADIA”: SU “X” I PROFILI NON AUTENTICI RAPPRESENTANO IL 34,6% DEL TOTALE (397 SU 1.149). QUESTI, TRA IL 4 LUGLIO E IL 3 AGOSTO, HANNO GENERATO 573 RISPOSTE SULLE 1.693 TOTALI …SU INSTAGRAM LA QUOTA DI PROFILI-BOT SCENDE AL 16,1%
Un account su quattro tra quelli che interagiscono con Roberto Vannacci sui social è
classificato come non autentico. È il principale risultato dell’analisi realizzata da Cyabra per Arcadia, che evidenzia come la quota di profili artificiali nella conversazione online dedicata al leader di Futuro Nazionale sia tra due e tre volte superiore rispetto a quella normalmente riscontrata in discussioni politiche di dimensioni analoghe.
L’indagine ha preso in esame le interazioni su X e Instagram tra il 4 luglio e il 3 agosto 2026, analizzando 176 post, oltre 4,7 milioni di interazioni e verificando 2.453 profili. Secondo Cyabra, il 24,7% degli account analizzati – pari a 607 profili – risulta non autentico. Il confronto con il valore medio di circa il 10% registrato nelle conversazioni politiche rende evidente l’anomalia del caso Vannacci.
La presenza di questi profili “inautentici” varia sensibilmente tra le piattaforme. Su X gli account non autentici rappresentano il 34,6% del totale verificato (397 su 1.149), mentre su Instagram la quota scende al 16,1% (210 su 1.304). Su X, inoltre, il loro peso nella conversazione è particolarmente rilevante: hanno generato 573 delle 1.693 risposte verificate, pari al 33,8% dei commenti visibili sotto i post di Roberto Vannacci.
L’analisi evidenzia anche i temi che attirano maggiormente l’attività degli account non autentici: il traguardo delle 130.000 adesioni a Futuro Nazionale, l’immigrazione e Ceuta, i sondaggi sul partito, la rivalità nella coalizione con Forza Italia e il caso Mario Roggero.
Secondo il report, questi profili non costruiscono una narrativa autonoma ma tendono ad amplificare le polarizzazioni già presenti sulle diverse piattaforme. Su Instagram, tra gli account non autentici con un orientamento riconoscibile, il 68% pubblica contenuti favorevoli a Vannacci, mentre su X prevalgono quelli contrari, pari al 71%.
Il report descrive inoltre le caratteristiche ricorrenti dei profili classificati come non autentici. Su X il 36% è stato creato negli ultimi due anni, contro l’8% degli account autentici; il numero mediano di follower è pari a 53, rispetto ai 645 dei profili autentici. Alcuni account mostrano inoltre comportamenti ripetitivi: quello più attivo ha pubblicato lo stesso link 16 volte nei commenti ai post di Vannacci.
Infine, Cyabra osserva che, pur generando circa un quarto del volume della conversazione, gli account non autentici raccolgono soltanto il 7% delle reazioni rispetto ai quasi 99 mila riscontri ottenuti dai contenuti degli utenti autentici. Secondo il report, questo indica che tali profili alterano soprattutto la percezione del dibattito pubblico, senza incidere in misura analoga sul comportamento degli utenti reali. L’indagine è stata commissionata da Arcadia a Cyabra.
(da primaonline.it)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
CHEVRON, UNICA GRANDE SOCIETÀ STATUNITENSE ATTIVA IN VENEZUELA ANCHE DURANTE IL GOVERNO MADURO, RAGGIUNGE ORA UNA PRESENZA COMPLESSIVA DI 2.101 CHILOMETRI QUADRATI NEL PAESE SUDAMERICANO. LA PRODUZIONE MEDIA DELLE TRE ATTIVITÀ SI AGGIRA INTORNO AI 260 MILA BARILI AL GIORNO….
Chevron amplia la sua presenza nel settore petrolifero venezuelano e quasi raddoppia l’area assegnata alla joint venture PetroPiar nella Fascia dell’Orinoco, la vasta regione petrolifera nel sud-est del Venezuela che ospita alcune delle maggiori riserve mondiali di greggio pesante. L’area operativa della società mista, partecipata insieme alla compagnia statale venezuelana Pdvsa, è passata da 460 a 907 chilometri quadrati, secondo il portale specializzato Bitácora Económica.
La nuova area consentirà attività di esplorazione e richiederà alla società statunitense la presentazione di un nuovo piano industriale entro 180 giorni, con scadenza prevista all’inizio del 2027.
Con le partecipazioni in PetroPiar, PetroBoscán e PetroIndependencia, Chevron raggiunge una presenza complessiva di 2.101 chilometri quadrati in Venezuela. La produzione media delle tre attività si aggira intorno ai 260 mila barili al giorno, con la compagnia Usa che mantiene il controllo operativo e gestionale.
Chevron è rimasta l’unica grande società statunitense attiva in Venezuela durante gli anni delle sanzioni internazionali, grazie ad autorizzazioni limitate di Washington. Dopo la caduta del governo di Nicolás Maduro, la compagnia ha accelerato l’espansione nel Paese, rafforzando il proprio ruolo nella Fascia dell’Orinoco, un territorio strategico per la ripresa dell’industria petrolifera venezuelana.
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
È DA TEMPO CHE IL CREMLINO PRENDE DI MIRA LA GERMANIA CON ATTACCHI IBRIDI E ANCHE I PROPAGANDISTI DI MOSCA DANNO PER SCONTATO SIA STATO “MAD VLAD” – L’ATTRIBUIZIONE DEL’ATTACCO A MOSCA, CHIAMEREBBE L’ARTICOLO 4, DUNQUE CONSULTAZIONI CON I PARTNER NATO COME AVVIENE NEL CASO DI UN ATTO DI GUERRA CONTRO UN PAESE ALLEATO … “REUTERS” HA RIVELATO CHE LA RUSSIA STA SFERRANDO UNA MASSICCIA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE SUI SOCIAL IN VISTA DI 3 CRUCIALI ELEZIONI REGIONALI IN AUTUNNO, PER FAVORIRE L’AFD
Alexander Sosnowski (70) vive in Germania ma è uno dei più noti volti propagandisti russi,
ospite fisso della tv di Stato. Ieri ai suoi 114mila adepti su Telegram ha detto la sua, sul drone di Lipsia. «Sono proprio arrabbiato», ha scritto, riferendosi al fatto che il quadricottero trovato martedì notte all’aeroporto non fosse esploso. E poi: «Ovviamente un aereo a Lipsia è un’operazione molto particolare – ed è fantastico. Ma la stazione di Kiev non è più vicina nell’aeroporto di Lipsia? Mi chiedo: cosa è più importante?».
Insomma. Sosnowski dà per scontato quello che tutti in Germania pensano, sui droni di Lipsia, ma che il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, non ha voluto dire esplicitamente: è stata la Russia.
Intanto è stato accettato che il quadricottero contenesse 800 grammi di Semtex, un esplosivo di origine militare che è difficilmente reperibile per un individuo ed è di solito in mano agli Stati. […] E sulla timidezza del ministro Dobrindt è scoppiata ieri una polemica. Anche perché da ieri sera indaga ufficialmente la Procura federale, che di solito si occupa di terrorismo e atti contro la sicurezza nazionale.
Nelle stesse ore, la Germania è stata costretta a rivolgere il suo sguardo molto più a est, al Mar Nero, dove una nave cargo tedesca battente bandiera liberiana è finita nel mirino di uno sciame di droni. E a Kiev, un razzo ha distrutto un deposito dell’azienda tedesca “Liqui Moly”.
A Berlino la confusione regna sovrana sull’incidente di Lipsia: ieri mattina alcuni media avevano sparato la notizia che il quadricottero si trovasse vicino a un aereo ucraino Antonov pieno di munizioni. Ma nel corso della giornata altri quotidiani hanno sostenuto che l’aereo fosse vuoto.
E in ogni caso qualche dettaglio emerso ieri fa accapponare la pelle: il dipendente dell’aeroporto di Lipsia che ha trovato il drone lo aveva avvistato mentre guidava un bus. L’uomo era sceso, si era avvicinato al quadricottero che volava a mezz’aria e lo aveva atterrato con un calcio. Non poteva sapere, ovviamente, che il drone fosse imbottito di esplosivo.
Molti analisti pensano che l’obiettivo fosse l’aeroporto stesso, non l’Antonov: Lipsia è uno dei maggiori hub logistici in Europa. E che a Putin possa essere venuto in mente di colpire uno snodo della logistica in Europa per vendicarsi degli attacchi ucraini recenti a importanti obiettivi come “l’Amazon russa”, il gigante della logistica Wildberries, forse non è irrealistico.
Sulle reticenze del governo nell’attribuire l’attacco Mosca – un’eventualità che chiamerebbe l’articolo 4, dunque consultazioni con i partner Nato come avviene nel caso di un atto di guerra contro un Paese alleato – è scoppiata la polemica. Il parlamentare della Cdu Roderich Kiesewetter ha invitato l’esecutivo a «chiamare con il loro nome attacchi ibridi russi» e a reagire «con forza».
Intanto Reuters ha rivelato, citando fonti dell’intelligence, che la Russia sta sferrando una massiccia campagna di disinformazione sui social in vista di 3 cruciali elezioni regionali in autunno, per favorire l’Afd.
(da La Repubbica)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
“UN UOMO DI SISTEMA, CHE HA CAPITO QUANTO FRAGILE E CORROTTO SIA IL SISTEMA – NON VORREI CHE, DOPO AVER FATTO PERDERE DI NUOVO LE ELEZIONI A ELLY SCHLEIN, GIUSEPPI EMERGESSE COME UN CICLOPE DELL’OPPOSIZIONE SCIPPANDO ALTROVE ALTRI VOTI E ALTRE FORZE, COME GLI RIUSCÌ CON IL POVERELLO DI BIBBIANO”
Giuseppe Conte è un disastro. Però ha chiuso l’Italia nel momento giusto, avanguardia in Europa e nel mondo. Però ha portato i miliardi necessari a non mollare e a non decadere definitivamente strappandoli a un insieme di partner riluttanti a Bruxelles.
Però ha ridotto il ridondante numero di seggi in Parlamento. Però ha fatto il Reddito di cittadinanza senza colpo ferire e senza uccidere il bilancio. Però ha organizzato la più grande riforma dai tempi di Segni per l’agricoltura, e del Piano casa di Fanfani, e della sanità in epoca ultraconsociatiil meraviglioso, non per me che non l’ho toccato, ma per il paese intero che ne è vissuto e sopravvissuto malgrado le fesserie in contrario, il famoso 110 per cento.
Non parla, almeno per me, gracchia. Quando gracchia di genocidio lo strozzerei con le mie manone. Quando gracchia di pace stabile e di democrazia popolare al soldo di Putin e della sua armata gli taglierei la gola con un coltello da cucina. Quando appare, spengo. Quando mi domandano: allearsi con lui? Rido.
Un signor Nessuno in tempi di Odissee andanti, non la nostra di Omero e Augusto Privitera, non quella di Nolan, quella del partito alberghiero che ha strappato al Grillozzo in capo, a paragone di Giuseppi un deficiente comune – La sua è una classe dirigente, di molto superiore a quella banda di squarciagole riunita nel povero Pd. Il suo curriculum non ha rivali.
Conte è un opportunista. Un inaffidabile. Un trasversalista e trasformista bestiale. Ma non si può essere ciechi. Meloni a parte, che si prepara a vincere le prossime elezioni senza nemmeno combattere (questa frescaccia segnatevela aureo cum lapillo), Conte è stato quel che si dice un uomo di stato.
Un uomo di sistema, che ha capito quanto fragile e corrotto sia il sistema più efficiente del mondo, in questo momento e forse da molti decenni. Senza bisogno dei consigli di Goffredo Bettini, che lo sostiene e monta da anni con uno zelo indefesso e dissimulato male.
La sua è una classe dirigente, di molto superiore a quella banda di squarciagole riunita nel povero Pd. Il suo curriculum non ha rivali.
La sua pericolosità in politica estera e di sicurezza, regina della politica, è tremenda. Non lo voterei nemmeno sotto tortura, si dice sempre così, io amo il voto inutile, dunque voto Calenda, perché stimo Meloni Lollobrigida e Donzelli, adoro Taja & Zaia, ma fin lì non ci arrivo. Ragioni di famiglia.
Però sono alla ricerca di qualcuno che mi spieghi il mistero di Conte. Ora che in tanti, dopo averlo giustamente irriso e irriso giustamente anche me che ne scrivo in questi termini da anni, hanno scoperto che è addirittura una testa fina in politica, troverò bene l’oracolo capace di svelare che cosa c’è sotto dietro davanti a lato di Nessuno. Quale Ninfa, quale Atena lo proteggano.
Non vorrei che, dopo aver fatto regolarmente perdere di nuovo le elezioni alla mia studentessa preferita, Elly Schlein, e alla sua corte di furbissimi indementiti, Giuseppi emergesse come un Ciclope dell’opposizione scippando altrove altri voti e altre forze, come gli riuscì con il poverello di Bibbiano.
Giuliano Ferrara
per “il Foglio”
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
FDI AL 26,2%, FORZA ITALIA AL 7,2%, LEGA AL 5,2%,,, VANNACCI AL 7,1%… LA FIDUCIA IN GIORGIA MELONI CROLLATA AL 35%, NEL SUO GOVERNO ADDIRITTURA AL 32%… PD 21,4%, M5S 12%, AVS 6,6%, ITALIA VIVA 2,2%. +EUROPA 1,1%, PROGETTO CIVICO ONORATO 1%
I sondaggi politici riflettono ancora una volta la difficoltà del centrodestra mentre Roberto
Vannacci – che, alla fine, del centrodestra potrebbe diventare alleato – guadagna consensi. Nel frattempo nel campo largo il Pd cala, anche se le sue perdite sono compensate dai possibili alleati del centrosinistra. Ecco i risultati della rilevazione di Bidimedia.
Fratelli d’Italia è al 26,2%, in discesa di mezzo punto rispetto all’inizio di luglio. È un risultato sufficiente per restare la prima forza politica nel Paese con un certo margine, ma per Giorgia Meloni non può essere soddisfacente. Due anni fa, alle europee, FdI sfiorò il 29%. In alcuni sondaggi, negli ultimi quattro anni, ha superato il 30%. Oggi invece sarebbe tornato al punto di partenza: nel 2022 ottenne sostanzialmente lo stesso risultato (26%) e tanto bastò per vincere le elezioni. Ma allora le opposizioni erano spaccate (certo, non è detto che la cosa non si ripeta) e gli alleati erano più forti.
Oggi infatti Forza Italia è al 7,2% (-0,1%), mentre alle ultime elezioni prese l’8,1% e alle europee il 9,6% (grazie all’alleanza con Noi moderati, che oggi come partito a se stante prende lo 0,9%). Più drastica la situazione della Lega: raccoglie il 5,2% dei voti, perdendo ben lo 0,5% nell’ultimo mese. Per il Carroccio è uno dei punti più bassi da quando Salvini è alla guida. Basta pensare che nel 2022 prese l’8,8%, e allora fu considerato un risultato piuttosto deludente.
Alle europee, la Lega prese il 9%. La crisi era già evidente, ma ad aiutare il partito fu Roberto Vannacci, che dopo aver accettato i corteggiamenti di Salvini ed essere entrato nel Carroccio prese circa mezzo milione di preferenze. Solo che oggi Vannacci con la Lega ha rotto, e il suo partito Futuro nazionale prende il 7,1% nei sondaggi. Nell’ultimo mese è cresciuto ben dello 0,9%. Quasi un punto intero. Voti soffiati, in buona parte, proprio al centrodestra.
La preoccupazione per il governo Meloni riguarda anche la fiducia nell’esecutivo. Secondo Bidimedia, quella in Giorgia Meloni come leader è in calo al 35%. Interessante rilevare che, nell’elettorato di Vannacci, due su tre hanno comunque un’opinione positiva della presidente del Consiglio – uno degli elementi che suggerisce che, alla fine, il generale potrebbe cercare l’alleanza in vista delle prossime elezioni. La fiducia nel governo in sé è più bassa, al 32%, anche questa in calo di un punto. Qui i vannacciani sono più scettici: la fiducia è al 53%.
Nell’opposizione, il Partito democratico cala al 21,4%. Una discesa di 0,4 punti che probabilmente preoccupa la leadership democratica, alle prese con le tensioni tra alleati soprattutto in vista delle eventuali primarie per la guida del campo largo. Il Movimento 5 stelle registra una discesa al 12%, con due decimi in meno rispetto all’inizio di luglio. Giuseppe Conte è stato tra il leader dell’opposizione che ha parlato più attivamente di primarie e di guida del prossimo governo – un tema citato anche nell’audizione in commissione Covid.
Alleanza Verdi-Sinistra resta stabile al 6,6% (+0,1%), mentre Italia viva di Matteo Renzi scende al 2,2%. Infine, +Europa va all’1,1% (+0,2%) e Progetto civico Italia, la lista moderata lanciata da Alessandro Onorato e alleatasi con Controcorrente di Ismaele La Vardera, guadagna lo 0,5% salendo all’1%.
Resta lo schieramento centrista che non intende allearsi con il centrodestra né con il centrosinistra. Azione di Carlo Calenda tocca il 3% con un +0,1%. Il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin, invece, è allo 0,9% (-0,1%).
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
PER CHI NON SI VUOLE RENDERE COMPLICE DI UN GOVERNO CHE LIBERA UNO STUPRATORE DI BAMBINI
Lam Magok ha 37 anni, è originario del Sud Sudan. Ha provato ad attraversare il mare sei volte. Sei volte è stato respinto in Libia. “La Libia è un Paese dove migranti e rifugiati non sono rispettati, non esiste sicurezza”, ha raccontato a Valerio Nicolosi, che con Fanpage.it ha pubblicato il documentario Respinti, un racconto sul Mediterraneo centrale, di come questo mare sia un palcoscenico per i respingimenti.
Per Lam ogni intercettazione nel Mediterraneo significava tornare nello stesso inferno. Ogni respingimento riportava, lui e centinaia di altre persone, dentro un sistema di detenzione arbitraria fatto di prigionia, torture e violenze di tutti i tipi. Tra i luoghi che racconta di aver attraversato Lam, c’è il carcere di Mitiga, il principale centro di detenzione di Tripoli. “Eravamo ottanta persone in una stanza, sessanta in un’altra. Dormire era quasi impossibile, ci alternavamo per riuscire a riposare un paio d’ore”. Anche andare in bagno non era più un’azione naturale, ma regolata da una lista che decideva chi poteva entrare e quando. “Non puoi semplicemente alzarti e andare, qualcuno decide quando tocca a te”.
Lam racconta di avere incontrato Osama Almasri prima nel centro di Al Jadida e poi a Mitiga. Lo descrive come “una persona aggressiva e cattiva”. Dopo un tentativo di fuga fallito, lui e altri cinque migranti furono rinchiusi in isolamento e torturati. “Ci hanno chiuso in una piccola stanza e ci hanno torturato. Mitiga è terribile. Lì le persone muoiono”.
La storia di Lam Magok rende visibile ciò che spesso rimane fuori dalle carte processuali, le conseguenze umane delle scelte politiche. Negli ultimi anni il Mediterraneo centrale è diventato il laboratorio dell’esternalizzazione delle frontiere europee, il controllo dei flussi migratori viene sempre di più delegato a Paesi terzi, in particolare alla Libia, dove migliaia di persone intercettate in mare vengono riportate in centri di detenzione denunciati da anni per torture, violenze e trattamenti inumani.
Il confine europeo non coincide più con le coste dell’Unione, ma si sposta sempre più a sud, trasformando il Mediterraneo in uno spazio di selezione e contenimento. Questo produce anche un altro effetto meno visibile, quello della disumanizzazione. I migranti smettono di essere considerati esseri umani con dei diritti ma diventano corpi da trattenere, intercettare e respingere. La violenza quindi non scompare, viene spostata oltre il confine europeo, lontano dallo sguardo dell’opinione pubblica.
(da fanpage)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’ESECUTIVO HA DOVUTO FARE PIPPA E STRALCIARE IL PASSAGGIO, AMMETTENDO DI NON AVER RIUNITO LA MAGGIORANZA NECESSARIA ALL’APPROVAZIONE
Almeno due agenti feriti e un arresto hanno caratterizzato a Buenos Aires la manifestazione
contro la legge sull’inviolabilità della proprietà privata davanti al Parlamento argentino. Gli scontri sono iniziati quando alcuni manifestanti hanno abbattuto una delle transenne di sicurezza, provocando l’intervento delle forze dell’ordine con gas lacrimogeni e camion idranti.
La protesta, convocata da organizzazioni sociali, sindacati, gruppi culturali e settori dell’opposizione, è proseguita nonostante il governo del presidente Javier Milei avesse ritirato il capitolo più contestato del progetto, quello relativo alle modifiche alla legge sulle terre e all’acquisto di terreni rurali da parte di capitali stranieri.
Secondo fonti della sicurezza, un agente della prefettura è stato medicato sul posto e un gendarme è stato ricoverato dopo essere stato colpito alla testa da una pietra. Le forze dell’ordine hanno inoltre riferito di un arresto. Gli scontri sono ancora in corso nelle strade attorno al Parlamento, dove gruppi di manifestanti continuano a fronteggiarsi con le forze di sicurezza, che hanno fatto ricorso a gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla.
Alla manifestazione ha partecipato anche il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, che ha criticato il progetto di legge, mentre i manifestanti accusano l’iniziativa di mettere a rischio la sovranità nazionale sulle risorse strategiche. L’esecutivo la difende come parte del programma di apertura economica e il Senato argentino la sta discutendo in una sessione prevista particolarmente lunga dopo diversi scontri politici e un tentativo fallito del Partito peronista di far mancare il quorum e interrompere i lavori.
Il governo ultraliberista di Javier Milei ha subito una dura sconfitta in Parlamento su un controverso disegno di legge che mirava a liberalizzare la vendita di terre argentine a stranieri. L’iniziativa si sarebbe dovuta discutere giovedì in Senato ed era inclusa all’interno di un pacchetto di leggi sulla ‘Inviolabilità della proprietà privata’, ma l’esecutivo ha dovuta stralciarla prendendo atto di non aver riunito la maggioranza necessaria all’approvazione del capitolo in particolare e che era a rischio l’approvazione dell’intero pacchetto.
A nulla sono servite le diverse modifiche proposte dall’esecutivo nel corso dei negoziati con settori moderati dell’opposizione. Il capogruppo della maggioranza alla Camera Alta, Patricia Bullrich, era arrivata a proporre l’applicazione di un limite complessivo del 25% delle terre in possesso di stranieri ma senza successo.
“La decisione di stralciare il capitolo è stata adottata all’unanimità dai membri della coalizione con l’obiettivo di proseguire i lavori su questo capitolo e raggiungere un maggiore consenso. Questo non implica la sua eliminazione dal disegno di legge, ma riflette piuttosto la volontà politica di continuare a lavorare sul testo e di arricchirlo con nuovi contributi, ha affermato oggi Bullrich confermando la resa del governo.
L’iniziativa dell’esecutivo si sarebbe scontrata domani anche con una forte protesta indetta da organizzazioni ambientaliste, sindacati e movimenti sociali che denunciano un presunto piano del governo per favorire la massiccia vendita di terre a grandi corporazioni internazionali e magnati della cosiddetta ‘oligarchia digitale’ con gravi implicazioni sulla sovranità nazionale.
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
GLI INCREMENTI PIÙ MARCATI RIGUARDANO I TRATTAMENTI PER L’ADHD, IL DISTURBO DA DEFICIT D’ATTENZIONE (+28,9%), GLI ANTIPSICOTICI (+14,6%) E GLI ANTIDEPRESSIVI (+9,6%)
In crescita il consumo di farmaci per il sistema nervoso centrale, principalmente di antiepilettici e psicofarmaci, nella popolazione pediatrica in Italia. Nel 2025 la prevalenza d’uso tra bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni ha raggiunto lo 0,64%, con una crescita del +12,1% nell’ultimo anno (circa 6,4 bambini su 1.000), confermando un trend che vede i consumi triplicati dal 2016. Gli incrementi più marcati riguardano i trattamenti per l’Adhd come il metilfenidato (+28,9%), gli antipsicotici atipici come aripiprazolo (+14,6%) e risperidone (+13,3%) e gli antidepressivi come la sertralina (+9,6%).
È quanto emerge dal Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei medicinali in Italia, pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul portale istituzionale. Nonostante la crescita osservata dopo la pandemia, il consumo di psicofarmaci in età pediatrica in Italia rimane sensibilmente inferiore rispetto ai livelli registrati in altri contesti internazionali (in Francia la prevalenza è dell’1,61%, negli Usa supera il 24%).
Si registrano comunque forti differenze territoriali, con le Regioni del Centro che evidenziano tassi superiori di oltre il 50% alla media nazionale. In generale, nel 2025, il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di bambini, ha assunto almeno una terapia farmacologica di qualsiasi tipo.
Gli antinfettivi per uso sistemico si confermano la categoria terapeutica a maggiore consumo, sebbene si registri una marcata contrazione nell’uso (-21,9%), con un’inversione rispetto alla tendenza misurata negli anni precedenti. Seguono, per consumo, i farmaci dell’apparato respiratorio, anch’essi in riduzione.
Il focus sui farmaci respiratori in età pediatrica rivela una prevalenza d’uso del 17,8%, quasi doppia rispetto alla prevalenza epidemiologica dell’asma, pari al 9%. Questo scostamento sembra indicare un ricorso improprio a prescrizioni per infezioni respiratorie acute non asmatiche e segnala la necessità di rafforzare gli interventi formativi rivolti alla pediatria di libera scelta.
Contraccettivi, due principi attivi causano un lieve aumento del rischio di meningioma
L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha pubblicato una Nota informativa importante di sicurezza (Niis) relativa ai medicinali contenenti desogestrel ed etonogestrel, utilizzati come contraccettivi, per informare gli operatori sanitari sul rischio di meningioma e sulle conseguenti misure di minimizzazione del rischio.
La comunicazione informa in merito ai risultati di recenti evidenze epidemiologiche che hanno evidenziato un lieve aumento del rischio di meningioma associato all’uso corrente e prolungato (maggiore o uguale a un anno) di tali medicinali e richiama l’attenzione sulla necessità di monitorare eventuali segni e sintomi suggestivi di meningioma, di non utilizzare tali medicinali nelle donne con meningioma o anamnesi di meningioma e di interrompere il trattamento in caso di diagnosi dello stesso.
Il rischio può essere più elevato nelle donne precedentemente esposte all’utilizzo di progestinici già noti per essere associati a un aumento del rischio di meningioma (ad esempio ciproterone, nomegestrolo, medrossiprogesterone e clormadinone); ciò deve essere considerato prima di iniziare il trattamento con desogestrel o etonogestrel. Desogestrel e etonogestrel, da soli o in associazione con etinilestradiolo, sono indicati per la contraccezione e sono disponibili in compresse per uso orale, per via vaginale (anello vaginale) o come impianto sottocutaneo.
Le informazioni sul prodotto saranno aggiornate per includere il meningioma come effetto indesiderato. Il meningioma è un tumore raro, per lo più benigno, che si sviluppa dalle meningi.
I segni e i sintomi clinici del meningioma possono essere aspecifici e includere alterazioni della vista, perdita dell’udito o acufeni, perdita dell’olfatto, cefalea progressivamente ingravescente, perdita di memoria, crisi epilettiche o debolezza agli arti. Sebbene i meningiomi siano generalmente benigni, possono avere gravi conseguenze a seconda della loro localizzazione e possono richiedere un intervento chirurgico.
(da agenzie)
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