Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
CAMPO LARGO AVANTI: 43,4%, CENTRODESTRA 41,1%, FUTURO NAZIONALE 7,7%
Sono almeno due i dati degni di nota nella Supermedia Youtrend dei sondaggi sulle intenzioni di voto. Il primo è il 20,4% del Pd, che costituisce un nuovo record negativo per il partito di Elly Schlein dalle Europee 2024. Il secondo dato, forse ancora più interessante, è il segno “=” a fianco dal 7,7% di Futuro Nazionale, il che sembra certificare come in questa fase la crescita, un tempo impetuosa, del partito di Roberto Vannacci si sia interrotta. L’ex generale che nelle suppletive a Reggio Calabria del 27 e 28 settembre, con il suo candidato, ha sfiorato l’11% dei voti.
Sul lato del centrodestra Fratelli d’Italia resta il primo partito con il 26,8%, guadagnando lo 0,2% rispetto all’ultima rilevazione. Cresce dello 0,1% la Lega attestandosi al 5,7%, mentre Forza Italia è stabile al 7,4%.
Nel centrosinistra, oltre al calo del Pd, anche Avs registra una piccola frenata (-0,1%) con un risultato del 6,3%. Sale invece dello 0,3% il Movimento 5 Stelle raggiungendo il 12,8%.
Questa, nel dettaglio, la Supermedia.
Liste:
FdI 26,8 (+0,2)
Pd 20,4 (-0,7)
M5S 12,8 (+0,3)
Futuro Nazionale 7,7 (=)
Forza Italia 7,4 (=)
Verdi/Sinistra 6,3 (-0,1)
Lega 5,7 (+0,1)
Azione 3,2 (-0,1)
Italia Viva 2,2 (-0,1)
+Europa 1,7 (+0,2)
Partito Liberal Democratico 1,3 (-0,1)
Noi Moderati 1,1 (=)
Coalizioni
Campo largo 43,4 (-0,5)
Centrodestra 41,1 (+0,4)
Futuro Nazionale 7,7 (=)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
PARLA IL CAPITANO DELLA NAVE AURORA CHE HA TRATTO IN SALVO 28 MIGRANTI: “LE AUTORITA’ ERANO STATE AVVISATE 12 ORE PRIMA”
“Anche un’ora dopo sarebbe stato troppo tardi, perché il gommone era quasi sgonfio”. Nella
notte tra il 28 e il 29 settembre, la nave Aurora di Sea-Watch ha tratto in salvo ventotto persone migranti attraverso una difficile operazione di soccorso nel Mediterraneo centrale, a largo della Tunisia. Nel naufragio hanno perso la vita otto persone. Fanpage.it ha intervistato Stefano, il capitano della nave.
L’Ong ha recuperato due corpi, mentre gli altri sei sono scomparsi tra le onde. Una delle donne che si trovava a bordo ha raccontato di aver perso in mare tutti e tre i figli con cui viaggiava: avevano sette, nove e tredici anni. “Le autorità erano state avvisate ben dodici ore prima”, accusa Sea-Watch, ma “ancora una volta l’Italia e l’Europa sono rimaste a guardare”.
L’allarme dodici ore prima e il volo di Frontex
Un gommone sgonfio e alla deriva. “L’acqua sta entrando nella barca e rischiano di affondare”: la prima segnalazione risale alle 16:42 di lunedì 28 settembre, circa dodici ore prima del contatto tra Aurora e l’imbarcazione. L’ha lanciata Alarm Phone, la rete che gestisce una linea telefonica di emergenza per le persone che attraversano il Mediterraneo e trasmette le richieste di soccorso ad autorità nazionali e Ong operative nell’area.
“Sarebbe dovuto bastare questo perché venissero inviati i soccorsi”, scrive Sea-Watch. L’Ong sostiene che, analizzando le rotte dell’aereo Eagle6, si “possa presumere” che un velivolo di Frontex abbia sorvolato l’area “intorno alle 20:50, e che si sia deciso nuovamente di non intervenire”. Eagle6 è il nominativo di un aereo impiegato nelle attività di sorveglianza aerea di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.
“Se questa informazione dovesse essere confermata”, prosegue il comunicato, “si tratterebbe di un nuovo caso di concorso in naufragio”. Fanpage.it ha chiesto chiarimenti direttamente a Frontex e alla Guardia Costiera italiana, ma non ha ancora ricevuto una risposta.
L’operazione di soccorso raccontata dal capitano di Aurora
Quando arriva la segnalazione Aurora è già in mare, ma l’equipaggio sta lavorando a un altro caso. Nel momento in cui comincia l’operazione, le ultime coordinate fornite da Alarm Phone “erano diventate vecchie di tre ore, forse anche di più”, racconta il capitano a Fanpage.it. I soccorritori provano a calcolare un possibile punto di intercetto, ipotizzando che il gommone sia ancora in movimento; Aurora naviga quel lembo di mare alla ricerca dell’imbarcazione, basandosi sulla direzione del vento e sul movimento delle correnti.
A bordo qualcuno pensa di fare rotta verso la piattaforma petrolifera Hasdrubal, a largo della Tunisia. È notta fonda e, considerando che l’impianto è illuminato, si tratta “dell’unica cosa visibile. Magari poteva averli attratti”. Proprio quando Aurora sta per partire alla volta di Hasdrubal l’equipaggio scorge all’orizzonte una lucina che lampeggia. “È anche un po’ casuale, alla fine. Come sempre, con i mezzi che abbiamo non è facile trovarli”. Alle 4:11 di martedì 29 settembre i soccorritori avvistano il gommone. “Anche un’ora dopo sarebbe stato troppo tardi”, dice Stefano, “perché era quasi sgonfio”
Alarm Phone segnalava circa quaranta persone; l’equipaggio ne trova cinque, a bordo di un gommone sgonfio e pieno d’acqua. Accanto ai superstiti ci sono due corpi senza vita, una delle vittime è un bambino di appena nove anni. “È stato un momento abbastanza devastante”, ricorda il capitano. “Abbiamo pensato che gli altri fossero tutti dispersi in mare”. I cinque sopravvissuti però spiegano ai soccorritori che gli altri migranti sono riusciti effettivamente a trovare riparo sulla piattaforma Hasdrubal: dalle prime ricostruzioni, emerge che l’avrebbero raggiunta a nuoto. Ma Stefano racconta a Fanpage.it, in base alle testimonianze raccolte, che in realtà nella notte il gommone era arrivato nei pressi dell’impianto.
Il mare era agitato, l’imbarcazione ingovernabile: molti si sarebbero arrampicati su una scaletta a pioli, riuscendo a salire fino al piano inferiore della piattaforma. Altri sarebbero caduti in mare nel tentativo, annegando. La corrente avrebbe poi trascinato via il gommone, con cinque persone rimaste a bordo. Sole, alla deriva, nel buio pesto. “Non sapevano come manovrare l’imbarcazione per riavvicinarsi alla piattaforma”.
Aurora arriva alla piattaforma petrolifera
Hasdrubal si trova nel Golfo di Gabès, a circa cento chilometri dalla costa tunisina. Si tratta di una piattaforma “normalmente non presidiata”, cioè senza personale, collegata all’omonimo giacimento di gas e condensati; Stefano conferma a Fanpage.it l’assenza di operatori. La concessione è detenuta per il 50% dalla compagnia petrolifera statale tunisina ETAP e per il restante 50% da Shell, mentre l’operatore indicato da ETAP è Amilcar Petroleum Operations.
Dopo aver fatto salire a bordo i cinque superstiti e recuperato le due salme, Aurora contatta il centro tunisino di coordinamento dei soccorsi marittimi; l’autorizzazione per raggiungere Hasdrubal arriva immediatamente. La piattaforma dista circa venti minuti di navigazione.
La nave dell’Ong sul posto trova ventitré persone. L’equipaggio di Aurora distribuisce i giubbotti di salvataggio e comincia a trasferirli sulla nave; tra loro c’è anche un bambino molto piccolo. L’equipaggio aveva già affrontato situazioni simili: a volte i migranti si rifugiano sulle piattaforme, racconta il capitano, anche se ma mai prima su Hasdrubal.
Le autorità italiane contattano Aurora dopo la notizia dei dispersi
Dopo aver riscontrato che all’appello mancano alcune persone, l’equipaggio comunica alle autorità italiane che ci sono dei dispersi. A quel punto, racconta Stefano, il centro di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) di Roma contatta direttamente Aurora. “Abbiamo mandato le email e poi loro ci hanno anche chiamato a bordo per avere ulteriori informazioni”. Il capitano ritiene che la richiesta servisse a organizzare una ricerca dei dispersi, ma precisa di non sapere se una successiva operazione SAR (“search and rescue”) sia stata effettivamente avviata.
Dopo aver completato il soccorso, Aurora fa rotta verso Lampedusa. Le autorità italiane assegnano l’isola come “place of safety”, intorno alle 17 la nave entra in porto. “I 28 sopravvissuti al naufragio sono tutti arrivati al sicuro a Lampedusa, e i due corpi senza vita sono stati consegnati alle autorità”, comunica Sea-Watch. “Noi continuiamo con la nostra ricostruzione di questa tragedia, alla ricerca di risposte”. Come detto, una delle donne soccorse ha raccontato di aver perso i suoi tre figli, di sette, nove e tredici anni. Un’altra ha riferito di aver perso due ragazzi di 18 e 14 anni. “Bambini e ragazzi annegati nell’indifferenza”, scrive Sea-Watch.
(da Fanpage)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
SALVINI NON DEVE AVER RECEPITO IL MESSAGGIO E CHIEDE DI SCIAMPAGNARE: “SERVE UNA MANOVRA CORAGGIOSA” – IL MINISTRO GIORGETTI: “IO I GIORNALI NON LI LEGGO…È DIFFICILE PER TUTTI RISPETTARE I TARGET, LA RICHIESTA DI FLESSIBILITÀ È OVVIA”. TALMENTE OVVIA CHE L’UE L’HA RISPEDITA AL MITTENTE: “IN REALTÀ, ABBIAMO GIÀ CONCESSO MAGGIORE FLESSIBILITÀ AGLI STATI MEMBRI. LA LETTERA DI MELONI NON È ARRIVATA”
Non si può dire “disinteressiamoci alla tenuta dei conti pubblici e sforiamo, anche per iniziative lodevoli, non per sperperare i soldi”, invece “dobbiamo veramente essere prudenti perché nel momento in cui facciamo misure un po’ più disinvolte rischiamo un tracollo per lo Stato, ricordate cose è successo in Grecia tanti anni fa”.
Lo afferma il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, in un incontro con la giunta esecutiva dí Confartigianato. Leo sottolinea che altri Paesi che hanno fatto ampi sforamenti, “non hanno un debito pubblico come l’Italia” e “bisogna vedere le ricadute che hanno”.
“In un momento complicato in cui l’inflazione torna a impennare devi fare una manovra importante, coraggiosa”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini all’evento ‘Città nel Futuro 2030-2050′.
La richiesta di flessibilità legata all’inflazione “era ovvia. Abbiamo fatto delle riflessioni” su una questione “puramente tecnica che però diventa di sostanza, cioè il sentiero della spesa è un sentiero di spesa nominale.
L’attuale tasso di inflazione “dovrebbe essere in qualche modo considerato tra i fattori esterni. I famosi relevant factor che ci sono scritti lì dovrebbero essere in questa circostanza valutati. E’ un discorso che con i colleghi abbiamo fatto, mi sono scambiato delle opinioni anche con gli altri. Vediamo cosa dirà la Commissione”. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti arrivando alla Camera risponde ai cronisti che gli chiedono della nuova richiesta di flessibilità annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni legata all’inflazione.
La prossima manovra sarà “seria”. Lo ha ribadito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ai cronisti che in Transatlantico alla Camera gli chiedevano della legge di Bilancio in preparazione. A chi osserva che il viceministro Maurizio Leo ha parlato di manovra “difficile” si limita a rispondere che “io i giornali non li leggo, ma voi li leggete sempre…”.
“In realtà, abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri”. Lo dice la portavoce capo della Commissione Europea Paula Pinho rispondendo, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, in merito alle richieste di maggiore flessibilità annunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il portavoce per l’Economia Balazs Ujvari conferma che “non abbiamo ancora ricevuto la lettera” della premier Giorgia Meloni in materia di flessibilità, “ma ovviamente terremo la situazione sotto controllo e vi informeremo se dovesse esserci qualche novità.
Passando alla questione della flessibilità energetica, c’è effettivamente un’iniziativa molto importante, sul tavolo fin dall’inizio dell’estate: abbiamo esteso l’ambito di applicazione della cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, prevista inizialmente per la difesa, anche all’energia, proprio per offrire agli Stati membri margini di manovra fiscale necessari ad adottare misure di risposta alla crisi energetica che stiamo affrontando attualmente”.
L’iniziativa, ricorda Ujvari, “offre agli Stati membri la possibilità di discostarsi dal cosiddetto percorso della spesa netta per un importo complessivo pari allo 0,6% del Pil, nel periodo compreso tra il febbraio 2026 e la fine del 2028; si tratta quindi di un margine fiscale aggiuntivo di cui è possibile avvalersi, purché vengano espletate le relative procedure.
Finora abbiamo ricevuto indicazioni da due Stati membri intenzionati a muoversi in questa direzione. Uno di questi è l’Italia, da cui abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione, arrivata un paio di settimane fa. La richiesta è attualmente al vaglio della Commissione”, conclude.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
CARLO CALENDA: “A BETTINI E CONTE DELL’UCRAINA E DEGLI UCRAINI NON È MAI IMPORTATO NULLA. NESSUNO DEI DUE SI È MAI SCOMODATO PER ANDARE IN UCRAINA IN QUASI CINQUE ANNI DI GUERRA. I DUE NON HANNO NESSUNA CONTEZZA DELLA POSTA IN GIOCO IN UCRAINA, OVVERO L’ESISTENZA STESSA DI UNA UE ASSEDIATA DAI NUOVI IMPERI”… ‘IL SIGNORE DEI CAVILLI’ HA BISOGNO DI UN CAVILLO CHE GLI CONSENTA, NEL CASO IN CUI MELONI NON ASSOCI VANNACCI AL CENTRO DESTRA, DI ANDARE DA SOLO, INCASSARE PIÙ VOTI E GIOCARE SPREGIUDICATAMENTE LE SUE CARTE SUCCESSIVAMENTE”
A Bettini e Conte dell’Ucraina e degli ucraini non è mai importato nulla. Nessuno dei due si è
mai scomodato per andare in Ucraina in quasi cinque anni di guerra. Per entrambi la questione ucraina è solo un ingrediente funzionale alla bassa cucina politica italiana.
La tesi che usano per questo fine è quella della propaganda russa, secondo cui la Russia è stata provocata dalla NATO perché altrimenti sarebbe stata buona e garbata nei rapporti internazionali. Sono idiozie a cui non vale la pena rispondere. Né del resto Conte e Bettini dimostrano di conoscere minimamente la storia del rapporto della Russia con l’Occidente dagli anni duemila in poi.
Bettini ha la comodità di un passato comunista da riesumare, Conte una foto con Putin appesa sopra il caminetto dei ricordi di Palazzo Chigi e tanto basta per alimentare una propensione naturale verso il Cremlino.
I due non hanno nessuna contezza della posta in gioco in Ucraina, ovvero l’esistenza stessa di una UE assediata dai nuovi imperi. Questa considerazione non entra nel loro mindset, il loro orizzonte si ferma alla tattica per conseguire la leadership del Campo largo.
Lasciando perdere per un secondo la provincialità e persino l’immoralità di questa prospettiva, ciò che Bettini non ha compreso e’ che lo show sulle armi serve a Conte per sfilarsi dall’alleanza di centrosinistra qualora non avesse l’assoluta certezza di vincere le primarie.
Per questa ragione la mesta e accomodante proposta di Bettini è stata rispedita al mittente. “Il signore dei cavilli” ha bisogno di un cavillo che gli consenta, nel caso in cui Meloni non associ Vannacci al centro destra, di andare da solo, incassare più voti e giocare spregiudicatamente le sue carte successivamente.
Sono tutte ambizioni piccole e tattiche di “anime morte” le cui profferte d’amore politico sulla pelle di chi viene ucciso per difendere la nostra libertà, trovo sinceramente ripugnanti.
Carlo Calenda
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA ARRIVA DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO PRONUNCIATA NELL’APRILE 2024, CHE AVEVA CONDANNATO FINI A 2 ANNI E 8 MESI DI RECLUSIONE, ELISABETTA TULLIANI E IL PADRE SERGIO A 5 ANNI E GIANCARLO TULLIANI A 6 ANNI
Il pg della Corte di Appello di Roma ha chiesto di dichiarare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, della compagna Elisabetta Tulliani, del fratello Giancarlo Tulliani e del padre Sergio Tulliani accusati di riciclaggio nel’ambito del processo sulla compravendita dell’appartamento di Montecarlo.
In primo grado, nell’aprile del 2024, Fini venne condannato a 2 anni e 8 mesi, la compagna Elisabetta Tulliani e il padre Sergio a 5 anni, il fratello Giancarlo a 6 anni.
Per il procurate generale Roberto Felici “la sentenza di primo grado è condivisibile mentre non condivido le censure proposte con gli atti di appello proposti dai difensori degli imputati. Va preso atto dell’intervenuta prescrizione per i reati contestati”.
Dal canto loro i difensori di Fini, gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, hanno chiesto in via prioritaria l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” e in via subordinata di dichiarare la prescrizione. La sentenza è attesa a febbraio.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
NATO SUI CANCELLI DEL CENTRO STORICO GENOVESE, LO STRISCIONE RIMOSSO E POI RESTITUITO DALLA DIGOS SI E’ TRASFORMATO IN UN’ONDA DI MOBIITAZIONE NAZIONALE, DA ROMA A BOLOGNA, DA MILANO A BERGAMO
Il tentativo di spegnere la protesta staccando uno striscione dai cancelli della scuola elementare
Daneo di Genova ha ottenuto l’effetto opposto: trasformare un caso locale nel catalizzatore di un movimento nazionale. La frase “Qui nessun* è stranier*”, dipinta su tela dai bambini del centro storico genovese in occasione della fiaccolata della pace, è diventata in pochissime ore la parola d’ordine che unisce gli istituti comprensivi delle principali città italiane.
Dalla Liguria la mobilitazione si è infatti allargata a macchia d’olio. A Roma la prima risposta è arrivata dalla scuola Di Donato dell’Esquilino, dove un gruppo di genitori ha affisso allo stesso modo, all’ingresso dell’istituto, un manifesto identico per testo e intenzioni. Un gesto di solidarietà diretta con la comunità genovese che ha fatto da apripista: la protesta si sta estendendo a catena in altri plessi della Capitale, tra cui la Pisacane, la Mazzini, il liceo Plinio e il Guicciardini, affiancata da un appello inviato direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere di fermare le nuove norme sull’istruzione. Azioni analoghe e scritte identiche sono comparse sui cancelli di diversi plessi a Bologna, Torino e poi in altri quartieri genovesi.
Il fronte dei Comuni: “Le scuole hanno le porte aperte e non hanno il tetto”
E mentre nei cortili si moltiplicano i lenzuoli colorati, sul piano istituzionale si è saldato un asse tra le grandi amministrazioni comunali. A Bologna, a margine del convegno nazionale “Le esperienze di Scuole Aperte”, gli assessori all’Istruzione di Bologna (Daniele Ara), Roma (Claudia Pratelli), Milano (Anna Scavuzzo) e Bergamo (Marzia Marchesi) hanno sottoscritto un manifesto congiunto rivolto a tutti i Comuni italiani.
“A partire dalla nostra funzione, dalla nostra esperienza, dal nostro impegno quotidiano vogliamo elevare una voce ferma. La scuola, i bambini, le comunità non possono essere maltrattate a colpi di propaganda. In nessun caso le scuole possono essere un luogo che esclude o che rifiuta. Le scuole tessono le relazioni, le culture e le appartenenze, non strappano, non espellono. Le scuole si battono per colmare i divari, contrastare le diseguaglianze, costruire possibilità soprattutto per coloro che sembrano predestinati da background difficili. Questa è la scuola del nostro paese, quella della Costituzione, la prima incaricata dall’articolo 3 a “rimuovere gli ostacoli”.”
Un testo che attacca poi frontalmente l’impianto del Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri sui tetti alle presenze di alunni stranieri nelle classi. “La nostra scuola ha le porte aperte e non ha il tetto”, affermano gli amministratori, contestando la rigidità della soglia del 30% ed evidenziando l’ambiguità di una misura che rischia di classificare come “stranieri” bambini nati e cresciuti in Italia solo per ragioni anagrafiche o per presunte carenze linguistiche, ponendo interrogativi sull’applicabilità pratica e sulla tutela del diritto costituzionale allo studio.
Le risorse contro la propaganda: la lezione dell’articolo 3
Nel loro documento, i quattro Comuni sottolineano come la vera gestione della multiculturalità richieda strumenti concreti, come mediatori culturali, organici rafforzati, classi meno numerose e tempo prolungato, piuttosto che interventi d’impatto propagandistico. L’inclusione non si misura imponendo tetti arbitrari, ma affrontando le disuguaglianze socioeconomiche che condizionano il rendimento scolastico di tutti gli studenti, a prescindere dalla provenienza delle famiglie. Invocare la separazione o stabilire sbarramenti all’ingresso rischia cioè di riportare la scuola italiana indietro di cinquant’anni, ai tempi delle classi differenziate. Il messaggio che parte dalle piazze di Genova, Roma e Bologna ribadisce così il principio fondativo dell’articolo 3 della Costituzione: la scuola pubblica non seleziona chi far entrare, ma lavora per rimuovere gli ostacoli e garantire a ogni bambino le stesse opportunità di partenza.
(da Fanpage)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
RIDURRE GLI SPRECHI, PROTEGGERE GLI ECOSISTEMI, INVESTIRE IN INFRASTRUTTURE E GARANTIRE L’ACQUA POTABILE
Nel Mediterraneo l’acqua può mancare, esondare e contaminarsi nel giro dello stesso anno. I periodi di siccità svuotano invasi e falde, le piogge sempre più intense si abbattono su terreni ormai incapaci di assorbire l’acqua e l’inquinamento mette sotto pressione fiumi, laghi e riserve sotterranee. È il paradosso di una risorsa che diventa contemporaneamente più scarsa, più imprevedibile e più difficile da proteggere.
Per l’Unione europea non è più soltanto una questione ambientale. La scarsità d’acqua coinvolge agricoltura, industria, produzione energetica, salute pubblica e sicurezza alimentare. Secondo la Commissione europea, oggi la scarsità idrica interessa quasi un terzo della popolazione dell’Ue ogni anno e il problema è destinato ad aggravarsi con l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi.
È su questo scenario che si confrontano i Paesi del Mediterraneo nel Forum euromediterraneo dell’acqua, in corso a Roma fino al 2 ottobre. Al centro non c’è soltanto la necessità di trovare più acqua, ma quella di cambiare il modo in cui l’acqua viene gestita: ridurre gli sprechi, proteggere gli ecosistemi, prepararsi alle alluvioni, garantire l’accesso all’acqua potabile e rendere disponibili investimenti e tecnologie per adattarsi a un clima più instabile. Perché, per troppi anni “abbiamo preso l’acqua per scontata, è mancato un senso di emergenza”, come spiega Veronica Manfredi, direttrice della Commissione europea per la direzione generale ambiente Zero pollution, water resilience & green urban transition, a Fanpage.it.
Che cos’è il trilemma idrico: la sfida dell’acqua in Europa
Gli esperti parlano di trilemma idrico per descrivere tre problemi distinti ma sempre più intrecciati che attanagliano l’Europa: troppa poca acqua, quando arrivano siccità e periodi di scarsità; troppa acqua, quando precipitazioni intense provocano alluvioni; e acqua di qualità insufficiente, quando fiumi, laghi, falde o mari vengono contaminati. Per il nostro continente il nodo è riuscire a governare contemporaneamente questi tre aspetti, costruendo una politica dell’acqua integrata. Il concetto di resilienza idrica, al centro del Forum euromediterraneo, parte proprio da qui: è necessario rendere i territori capaci di assorbire gli shock senza trasformarli in crisi sistemiche. Ciò significa migliorare le infrastrutture, ridurre le perdite, preservare gli ecosistemi e prevedere i periodi di scarsità o gli eventi estremi.
L’Unione europea ha inserito questa impostazione nella Water resilience strategy, la strategia europea per la resilienza idrica, che prevede la realizzazione di oltre 50 azioni entro il 2030. L’obiettivo è migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua, ridurre l’inquinamento, proteggere il ciclo idrico e rafforzare la capacità degli Stati membri di affrontare siccità, alluvioni e altri eventi estremi. “Abbiamo perso tempo, drammaticamente, non ci sono dubbi, l’abbiamo perso perché per anni abbiamo dato l’acqua per scontata, è mancato un senso di emergenza”, osserva Veronica Manfredi, direttrice della Commissione europea per la direzione generale Zero pollution, water resilience & green urban transition, a colloquio con Fanpage.it. “Io sono convinta che se agiamo adesso, riusciremo a evitare quello che è successo in campo energetico, dove abbiamo un altro esempio di perdita di tempo riguardo alle rinnovabili”.
Il cambio di prospettiva necessario per invertire la rotta sulle risorse idriche parte proprio da ciò che viene considerato acqua. “L’acqua non è solo la parte blu, il laghetto, il fiume; l’acqua è anche la parte verde, il suolo, ed è quello che possiamo gestire”, spiega Manfredi. Il riferimento è all’acqua trattenuta dal suolo e dalla vegetazione, che attraverso l’evaporazione ritorna in circolo. La cementificazione del suolo è, quindi, uno degli altri tasselli al centro del lavoro dell’Unione europea per combattere la scarsità idrica, che rappresenta oggi una delle principali preoccupazioni europee. Ma la questione non riguarda soltanto quanta acqua sia disponibile: riguarda anche dove si trova, quanto è pulita e chi può accedervi. È su questo terreno che il Mediterraneo sta cercando di costruire una risposta comune.
L’Europa cerca nel Mediterraneo una nuova strategia per l’acqua
È in questo contesto che si inserisce il Forum euromediterraneo dell’acqua, dove si confrontano istituzioni europee, Paesi del Mediterraneo, esperti e rappresentanti di diversi settori con l’obiettivo di trasformare la gestione dell’acqua in una priorità politica condivisa. Il Forum nasce dalla consapevolezza che la crisi idrica non può essere affrontata soltanto a livello nazionale. Fiumi, falde e bacini attraversano i confini, mentre siccità, alluvioni e inquinamento hanno effetti che non si fermano alle frontiere. La cooperazione tra i Paesi diventa quindi la premessa per una gestione strategica delle risorse idriche.
Un primo passaggio verso questo obiettivo è arrivato il 28 settembre, nel corso della seconda riunione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo (Upm), l’organizzazione che riunisce 43 Paesi dell’area euromediterranea. Gli Stati partecipanti hanno approvato la Dichiarazione di Roma sull’acqua, in cui si impegnano a rafforzare la gestione integrata delle risorse idriche. La dichiarazione chiede inoltre di tenere maggiormente conto dei gruppi vulnerabili, di promuovere consumi e produzioni sostenibili e di utilizzare anche strumenti digitali e intelligenza artificiale. “Un accordo stupilato anche con Albania, Turchia, Egitto, Israele e Palestina; questi ultimi Paesi in conflitto che però hanno trovato un accordo su ciò che va fatto per migliorare la resilienza idrica negli anni a venire”, ricorda Manfredi. Una linea che si sovrappone in larga parte a quella già tracciata dall’Ue con la Water resilience strategy.
Veronica Manfredi, direttrice della Commissione europea per la direzione generale ambiente Zero pollution, water resilience & green urban transition
La strategia europea contro la dispersione idrica: “Piano per ridurla entro il 2028”
Uno dei primi fronti su cui l’Europa intende intervenire è quello delle perdite delle reti idriche. Una parte dell’acqua immessa nei sistemi di distribuzione, infatti, non arriva agli utenti perché si disperde lungo tubazioni vecchie o danneggiate. Ridurre queste perdite significa aumentare la quantità di acqua effettivamente disponibile senza dover necessariamente trovare nuove fonti. “La Commissione europea sta lavorando a un atto delegato che fisserà una soglia massima ammissibile di perdite – spiega Manfredi – Gli Stati che supereranno quella soglia dovranno presentare, entro il 2028, dei piani per ridurre le dispersioni”.
Il problema, però, non riguarda soltanto l’acqua che arriva nelle case. A livello europeo esiste ancora un vuoto normativo sull’acqua utilizzata per irrigare i campi. La direttiva europea sull’acqua potabile stabilisce infatti regole sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano e sulle reti che la distribuiscono, ma non disciplina allo stesso modo le infrastrutture utilizzate per l’irrigazione agricola. “Un tema che andrà affrontato”, ammette la direttrice. Non si tratta di un passaggio formale, dal momento che l’agricoltura è uno dei settori economici più esposti alla riduzione della disponibilità idrica.
La crisi idrica è una questione sociale: 2 milioni di europei senza acqua potabile e servizi igienici
All’interno di questa strategia europea, però, c’è una priorità che viene prima delle altre: l’accesso all’acqua potabile. “Il tema numero uno sarà sempre garantire l’acqua potabile ai cittadini – continua la responsabile – significa salvare vite e questo non deve essere messo mai in discussione”. Nel continente, infatti, su una popolazione di circa 450 milioni di abitanti ci sono circa 2 milioni di persone che non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come bagni, docce e sistemi di smaltimento delle acque reflue. Queste situazioni di maggiore vulnerabilità riguardano in particolare le fasce della popolazione a basso reddito, coloro che risiedono nelle aree rurali e persone che vivono in condizioni abitative precarie. La strategia europea considera quindi l’accesso all’acqua sicura non soltanto come una questione infrastrutturale, ma anche come un problema di equità sociale.
“Il danno è ormai sistematico, ma non è irreversibile”
Tra i tasselli del trilemma idrico c’è l’inquinamento delle acque, non solo fiumi e laghi, ma soprattutto mari e oceani. Per questo la Commissione europea ha adottato nel 2025 l’European ocean pact, un quadro che riunisce le politiche europee dedicate agli oceani e punta a rafforzarne la protezione, la conoscenza scientifica e la sostenibilità delle attività economiche legate al mare. Entro la fine del 2026 è inoltre prevista la proposta di un European ocean act, una legge europea destinata a rafforzare ulteriormente il coordinamento delle politiche sugli oceani. “Il danno è ormai sistematico, ma non è irreversibile – sostiene l’esperta – perché la natura recupera presto se le lasciamo spazio”. La protezione degli oceani è collegata anche alla gestione delle acque interne: inquinanti e sostanze trasportate dai fiumi finiscono infatti nei mari, mentre la salute degli ecosistemi marini influenza a sua volta le aree costiere.
La risorsa idrica non è un’emergenza da rimandare
Il rischio, però, è che la questione dell’acqua debba competere con altre emergenze per ottenere le stesse risorse. “Gli sconquassi planetari sono talmente forti che stanno portando tanti a capire che bisogna lavorarci per davvero – ricorda Manfredi – C’è un’agenda di sicurezza drammatica, c’è un’agenda di riarmamenti, ci sono tante altre priorità che, teoricamente, possono entrare in conflitto e sottrarre risorse alle emergenze. Ma, nel frattempo, se ci mandiamo le bombe l’uno sull’altro, l’acqua non migliora. Bisogna quindi riuscire a calibrare l’immediato con quello che è, direi, ugualmente urgente, ma anche con il medio e lungo termine”. Ed è proprio questo il punto su cui si misura la nuova politica europea dell’acqua: non considerare più la risorsa idrica soltanto quando manca, quando arriva un’alluvione o quando è già contaminata, ma intervenire prima che l’emergenza si trasformi in crisi.
(da Fanpage)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
OLTRE 350 ISTITUTI SCOLASTICI HANNO SCIOPERATO E LA PROTESTA SI ALLARGA
Nuova giornata di alta tensione in Francia per la mobilitazione studentesca, che dopo aver
coinvolto ieri oltre 350 istituti scolastici si sta estendendo oggi al mondo universitario. Scontri con le forze dell’ordine si registrano a Pantin, alle porte di Parigi, mentre al campus di Saint-Denis dell’Université Paris VIII le lezioni sono bloccate da questa mattina. A Nantes la situazione è degenerata nei pressi del liceo Nelson Mandela, interessato da un incendio a margine delle proteste dei giovani che chiedono maggiori risorse per l’Istruzione.
Usati gas lacrimogeni per disperdere la folla
I disordini hanno causato l’interruzione dei trasporti pubblici e l’intervento delle forze dell’ordine che, secondo testimoni citati da Le Figaro, avrebbero impiegato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Il bilancio complessivo dall’inizio delle proteste conta 119 feriti tra studenti e personale scolastico, oltre a 83 agenti rimasti lesi. L’Ispettorato generale della polizia (IGPN) ha aperto tre indagini sugli episodi di Sevran, Saint-Ouen-L’Aumône e Tours: in quest’ultima località un giovane si trova ricoverato in ospedale per gravi lesioni alla testa, ferite definite dal procuratore “compatibili” con l’impatto di un proiettile di LBD (il lanciatore di proiettili di difesa in dotazione agli agenti).
01 Ottobre 2026 – 12:20
Il premier convoca un vertice di crisi a Parigi
Il premier francese, Sébastien Lecornu, presiederà un vertice interminsiteriale di crisi alle ore 13 al ministero dell’Interno a Parigi: è quanto annuncia il gabinetto del primo ministro. Gli studenti in rivolta da diversi giorni ai quattro angoli del Paese reclamano la sostituzione dei professori assenti e più mezzi per l’istruzione pubblica. La protesta si sta estendendo da oggi anche ai campus universitari.
01 Ottobre 2026 – 11:50
Preside, vice e segretaria di un liceo a Marsiglia aggrediti con la benzina
Situazione molto tesa a Marsiglia nel quadro delle proteste studentesche ai quattro angoli della Francia. In una nota trasmessa alla stampa, la Région Paca (Provence Alpes Cote d’Azur) denuncia violenti incidenti davanti al Lycée Victor Hugo di Marsiglia. Secondo l’autorità regionale, «il preside, il vice-preside, la segretaria generale e un altro responsabile dell’equipe scolastica sono stati aggrediti all’interno dell’istituto e cosparsi di benzina». Sempre a Marsiglia, scrive Le Figaro, un camion dei pompieri è stato accerchiato e poi incendiato dagli studenti in rivolta davanti al Lycée Saint-Exupéry.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
RENZI LANCIA L’ENNESIMO APPELLO ALL’UNITA’ DEL “CAMPO LARGO”: “A ME PUÒ STARE SIMPATICO O ANTIPATICO CONTE O BONELLI, MA QUI C’È UN OBBLIGO POLITICO CHE È QUELLO DI STARE INSIEME, SENNÒ RIVINCE LA MELONI – PER SUPERARE LE DIVISIONI IN POLITICA ESTERA, CI VUOLE LA DIFESA EUROPEA. LA SINISTRA NON SIA SOLO ANTI-MELONI, BISOGNA RIPRENDERE BATTAGLIA PER LA SICUREZZA”
“Se Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli e tutto il centrosinistra, noi compresi, perdiamo anche stavolta e mandiamo Meloni prima a Chigi e poi al Quirinale, io penso che il popolo del centrosinistra ci rincorra con i forconi, ci venga a prendere a casa, perché non ci si può dividere.
Allora, a me può stare simpatico o antipatico Conte o Bonelli, ma qui c’è un obbligo politico che è quello di stare insieme, sennò rivince la Meloni. E questo obbligo per stare insieme lo devi fare sui contenuti, cioè sugli stipendi, sulla sanità, sulla scuola”. Così il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ospite di ‘Porta a Porta’, nella puntata che andrà in onda stasera su Rai1.
Precedentemente l’ex premier ha chiarito: “Io non voglio essere eletto in Parlamento con i voti dei 5 Stelle, io non c’entro coi voti dei 5 Stelle. C’è un modo molto facile per rientrare in Parlamento: stare nei posti blindati, il cosiddetto premio di maggioranza. Io ho già detto che starò fuori. Cioè, io se entro, entro perché Italia viva ottiene i seggi, ottiene il quorum. Sennò non entro” e ha concluso: “Io c’ho una dignità”.
“Sulla sicurezza, secondo me, la gente è meno sicura di prima, per questo io venerdì alla Leopolda anziché inaugurarla io, la faccio inaugurare a Vincenzo De Luca, il sindaco di Salerno, che da sinistra sulla sicurezza mena come un falco”.
Dare la quattordicesima a insegnanti, infermieri e forze dell’ordine. E’ la proposta di Matteo Renzi contenuta nel suo ultimo libro che il leader di Italia viva ha spiegato a ‘Cinque minuti’, in onda stasera su Rai1.
“Parlar male del Governo non dico che ormai è diventato facile, ma se ne accorgono anche i cittadini a casa – ha premesso Renzi – La vera scommessa è partire da alcune proposte, perché se oggi ritirassi fuori la vecchia proposta di 10 anni fa degli 80 euro non basterebbe, ormai l’inflazione è così alta che non basterebbero neanche gli 80 euro.
Allora una proposta che ho messo nel mio libro per esempio è scegliamo alcune categorie e io dico insegnanti, infermieri e forze dell’ordine, perché vuol dire scuola, sanità, sicurezza, e diamo loro la quattordicesima”. E ha aggiunto: “Questo è un modo giusto di impiegare i soldi pubblici. Se invece tu continui a dare i soldi al Cnel di Brunetta o ai vari sprechi della politica romana non va bene. E’ un fatto di principio, perché devo dare i soldi al Cnel e non agli insegnanti? Qui ci sono anche tutte le coperture indicate nel dettaglio”.
“In questo momento credo che a nessuno, da casa, interessi sapere se Casa riformista avrà Italia viva e altri partiti o no. Io parlo di contenuti: c’è gente che ha votato la Meloni o Forza Italia che non è più contenta perché vede risultati non all’altezza. Questi non voteranno mai per Avs o per la sinistra del Pd. Allora se noi diamo una casa riformista che abbia garantismo, e non giustizialismo, che abbia attenzione all’economia e non soltanto ai sussidi, allora forse riusciremo a vincere.
Se rimane il campo larghissimo a sinistra, ri-perdono e la Meloni va al Quirinale. La Meloni è un bivio: o va a casa o va al Quirinale. Io lavoro perché vada a casa e vediamo se ce la facciamo”. Così il leader di Italia viva, Matteo Renzi, rispondendo a una domanda sulle chances che ha il ‘campo largo’ senza il centro o meno. Renzi l’ha detto ospite di ‘Cinque minuti’, in onda stasera su Rai1.
“La politica estera non divide il centrosinistra, divide le coalizioni” e per superare questo problema anche nel centrosinistra “ci vuole la difesa europea”.
Così il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ospite di ‘Porta a Porta’, nella puntata che andrà in onda stasera su Rai1. “Tra l’altro, è anche meglio perché se i tedeschi mettono 100 miliardi, si riarmano e vince Alternative für Deutschland, io dormo meno tranquillo che non se c’è una difesa europea. Però il punto, ne parleremo a lungo alla Leopolda venerdì, sabato e domenica, il punto fondamentale è riuscire ad avere un’idea dell’Europa dove questi soldi della difesa non li mettiamo in modo stupido. Gli americani con gli investimenti in difesa hanno creato Internet, hanno creato il satellite, il laser, cioè quello che noi facciamo agli occhi”.
“Se non vuoi Meloni al Quirinale, devi far vincere il centrosinistra. Il centrosinistra non può essere semplicemente anti-Meloni, deve dire 3 o 4 cose. Io per esempio sono perché il centrosinistra riprenda la bandiera della sicurezza che è una cosa che noi abbiamo perso perché, secondo me, Meloni sulla sicurezza ha fallito”. Così il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ospite di ‘Porta a Porta’, nella puntata che andrà in onda stasera su Rai1.
(da agenzie)
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