Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“IO MI OPPOSI E LA INVITAI COME ERA DOVEROSO E, CASO STRANO, UN ANNO DOPO SONO STATO SOSTITUITO ALLA PRESIDENZA”
Come sia andata resta un mistero, ma non troppo. Una delle tesi circolate è che il governatore Marco Bucci, chiamato sul palco dal vicedirettore di Radio24 Sebastiano Barisoni, in realtà avesse spinto per essere coinvolto nella cerimonia a dispetto del programma.
A confermare l’ipotesi di uno sgambetto locale, avulso quindi dai giochi politici nazionali, è un post su Instagram del professor Enrico Musso, per anni esponente del centrodestra genovese, ex presidente dell’Aeroporto di Genova silurato dai soci (Autorità portuale e Camera di commercio) non senza polemiche: “L’esclusione della sindaca di Genova Silvia Salis dal taglio del nastro del Salone Nautico è una grave scorrettezza e un’offesa alla città. Ed è anche un film già visto. Quando nel 2025, da presidente dell’aeroporto di Genova, inaugurai il nuovo terminal passeggeri si era in piena campagna elettorale, e feci invitare tutti i candidati sindaci. Ma fino alla vigilia ricevetti pressioni anche scritte dal presidente della Regione e dal suo staff per disinvitare la Salis. Naturalmente mi sono rifiutato. Ah, e ora non sono più presidente dell’aeroporto…”.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
PUR DI DIFFAMARE NEANCHE SI INFORMANO: “SILVIA SALIS E’ ARRIVATA IN PERFETTO ORARIO, INSIEME AL PREFETTO, AL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA ORSINI E AL MINISTRi URSO: ACCOLTI DAL CERIMONIALE, SI SONO SEDUTI AL POSTO INDICATO CON AMPIO MARGINE DI TEMPO COME POSSONO CONFERMARE DECINE DI TESTIMONI, FOTOGRAFI E TV. TUTTI E TRE NON SONO STATI CHIAMATI PER ACCOGLIERE LA PREMIER AL SUO ARRIVO”
Tra le ricostruzioni più fantasiose dei diffamatori c’è quella per cui Salis sarebbe arrivata in
ritardo alla cerimonia. A diffonderla, tra gli altri, il consigliere comunale di Futuro Nazionale Francesco Maresca e l’esponente di Fratelli d’Italia Alberto Campanella. Il Comune di Genova precisa in una nota che la notizia è “del tutto falsa” e aggiunge dettagli: “La sindaca è stata accolta dal cerimoniale dell’evento dall’ingresso posteriore del Padiglione Jean Nouvel ampiamente nei tempi previsti ed è stata accompagnata sulla terrazza della cerimonia assieme alla prefetta, Cinzia Torraco, e al presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. In quell’area, la sindaca ha atteso l’arrivo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, occupando regolarmente il posto assegnatole, come è facilmente riscontrabile dalle testimonianze dei presenti e dalle riprese di telecamere, fotografi e giornalisti accreditati”.
E ancora, tornando sull’episodio e sul contorno: “Né la sindaca, né la prefetta, né il ministro Urso sono stati coinvolti nell’accoglienza della presidente Meloni al piano terra del medesimo padiglione. Allo stesso modo, al momento del taglio del nastro e dell’alzabandiera, la sindaca – che si trovava regolarmente seduta al fianco della prefetta – non è stata chiamata sul palco, sul quale sono stati invece invitati, insieme alla presidente Meloni, il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, e il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci”. E in ultimo un avvertimento: “La sindaca si riserva ogni azione a sua tutela nei confronti di chi dovesse continuare a diffondere simili false informazioni“.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“ESPRIMO DOVEROSE E PUBBLICHE SCUSE ALLA SINDACA SILVIA SALIS PER L’ERRORE, MI ASSUMO LA RESPONSABILITA’ DI QUANTO ACCADUTO”
All’indomani del caso, arriva anche la nota di scuse del presidente di Confindustria Nautica, il soggetto che organizza il nautico.
La nota è firmata dal presidente Piero Formenti: “In relazione a quanto verificatosi ieri in occasione della cerimonia del taglio del nastro all’inaugurazione della 66esima edizione del Salone Nautico Internazionale, in qualità di Presidente di Confindustria Nautica e vertice istituzionale del Salone Nautico, esprimo doverose e pubbliche scuse alla Sindaca Silvia Salis per l’errore organizzativo verificatosi. Pur essendo del tutto involontario, mi assumo pienamente la responsabilità di quanto accaduto”.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
TRA LE RICHIESTE DELLA PIAZZA C’È IL DIMEZZAMENTO DEGLI AFFITTI, CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO E L’ESPROPRIO DEGLI IMMOBILI DEI COSIDDETTI “FONDI AVVOLTOIO”
Migliaia di persone scendono in piazza in tutta la Spagna per chiedere soluzioni alla crisi
abitativa, con l’obiettivo di arrivare a uno sciopero generale.
Oltre 50 le manifestazioni convocate dal Sindacato degli inquilini, mentre a Valencia il corteo si conclude con scontri, nove agenti feriti e una persona arrestata.
Epicentro della mobilitazione e’ Madrid, dove quattro colonne di manifestanti confluiscono in piazza Cibeles dietro uno striscione con la scritta “Verso lo sciopero generale”.
Gli organizzatori rivendicano 500 mila partecipanti, contro i 70 mila stimati dalla delegazione del governo. Tra le richieste, il dimezzamento degli affitti, contratti a tempo indeterminato e l’esproprio degli immobili dei cosiddetti “fondi avvoltoio”. “Case senza gente, gente senza casa” e “Colpevoli i proprietari, responsabile il governo” sono alcuni degli slogan scanditi, accompagnati dal tintinnio delle chiavi.
La portavoce del Sindacato degli inquilini, Valeria Racu, attribuisce la mobilitazione al “coraggio e all’esempio” di Maricarmen, l’anziana sfrattata dalla sua abitazione a Madrid il 23 settembre, che potra’ tornarvi dopo aver accettato l’accordo raggiunto tra il sindacato e la societa’ proprietaria Urbagestio’n.
“Ieri abbiamo constatato che il Congresso e’ ostaggio della rendita immobiliare”, afferma Racu, denunciando un Parlamento “totalmente separato dalla realta’ delle strade”. Alla Puerta del Sol prosegue intanto, per il settimo giorno, l’accampamento per il diritto alla casa.
A Valencia gli incidenti scoppiano al termine del corteo davanti al Palau de les Arts, sede di un congresso sugli investimenti immobiliari. Un gruppo di manifestanti abbatte le transenne e le lancia, insieme ad altri oggetti, contro gli agenti, sfondando il cordone di polizia. I reparti antisommossa rispondono con proiettili di gomma e fumogeni.
Manifestazioni si tengono anche a Santander, con oltre 2 mila partecipanti secondo la delegazione del governo, a Palma, con circa 3 mila persone secondo la polizia, e a Leo’n, dove in 1.500 sfilano nonostante la pioggia. Migliaia di persone si riuniscono a Santiago de Compostela, mentre altre proteste interessano San Sebastia’n, Vitoria, Oviedo e Huelva. Il maltempo costringe invece a cancellare le mobilitazioni previste nel pomeriggio a Barcellona e L’Hospitalet de Llobregat.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IL PD NON VUOLE IL VOTO ON LINE SENZA REGOLE (ALTRIMENTI VOTANO GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA) E VUOLE IL BALLOTTAGGIO TRA I PRIMI DUE DEL PRIMO TURNO
Prima ancora di capire chi correrà alle primarie del centrosinistra, Pd e Movimento 5 Stelle dovranno mettersi d’accordo su come si voterà. Ed è qui che potrebbe aprirsi il prossimo fronte tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, come emerso anche oggi durante la Direzione del Pd.
Perché se la strada delle primarie appare sempre più probabile, dopo che il Nazareno ha chiuso alla ricerca di un federatore terzo, sulle regole della consultazione le distanze restano ampie. A cominciare dal voto online, sul quale il M5s non sembra intenzionato a rinunciare senza combattere.
Per i Cinquestelle «senza voto online non è una vera partita»
«Per noi è abbastanza fondamentale», spiegano a Open dal Movimento. Il motivo non è soltanto organizzativo. Per i 5 Stelle consentire di partecipare anche a distanza servirebbe a rendere la sfida realmente contendibile: «Se si fa unicamente nei gazebo del Pd non è una vera partita».
Al momento, però, anche se i pentastellati sono «ovviamente favorevoli» al voto online e «spingiamo per averlo», precisano, «ancora non si è arrivati a una vera e propria trattativa sulle regole». Ma quando si aprirà il tavolo con gli alleati, la possibilità di votare online, assicurano, sarà in cima alle rivendicazioni del partito dell’ex premier. Prima però c’è da chiudere il confronto politico sul programma e stabilire definitivamente se la scelta del candidato premier passerà dalle primarie.
I desiderata dei 5 Stelle d’altronde sono noti. Già ad agosto il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi aveva proposto consultazioni aperte «a chiunque, anche online, senza preregistrazioni o tessere», per poi mettere avanti il secondo nodo: «Si possono fare a turno unico».
Nel Pd il fronte per voto in presenza e doppio turno
Intanto dalla Direzione nazionale del Pd oggi, come anticipato da Open, sulle regole d’ingaggio delle eventuali primarie è emerso più di qualche malumore. Simona Malpezzi ha chiesto che siano «aperte e organizzate su due turni» e soprattutto che «il voto debba avvenire in presenza», motivando la scelta con i rischi di «interferenze» e «manipolazioni dei processi democratici».
Ancora più netta Sandra Zampa: nell’organizzazione delle primarie «certamente va previsto prima di tutto che il voto online non ci sia», una posizione sulla quale, secondo la senatrice, dovrebbe trovare un accordo l’intera coalizione.
L’altro terreno di scontro, poi, sarà appunto la presenza o meno del ballottaggio. Nel Movimento prevale l’idea della sfida secca: tutti i candidati al primo e unico turno con leadership assegnata a chi arriva davanti. I riformisti dem, e non solo, spingono invece per «primarie a doppio turno». Lo ha ribadito Giorgio Gori: il primo turno dovrebbe servire ad «allargare il più possibile la partecipazione» e a evitare che la consultazione diventi soltanto «una conta tra partiti».
La discussione infatti non è solo sulle garanzie del voto, ma anche sui rapporti di forza nella coalizione. Il Movimento considera l’online uno strumento essenziale per mobilitare il proprio elettorato senza affidarsi soltanto alla macchina territoriale dei gazebo, notoriamente più debole di quella dem.
Dalla diatriba sulle regole Schlein oggi si è tenuta a distanza nel suo intervento, tornando piuttosto, durante la replica conclusiva, sul tavolo programmatico con gli alleati. «Fare uno sforzo unitario non vuol dire dire di sì», ha avvertito, spiegando che il Pd entrerà nella discussione «consapevole del ruolo di prima forza di opposizione», pronto a «mettere alcuni paletti chiari» ma con l’obiettivo di «costruire un’armonia». Sulla leadership la linea resta quella già tracciata nelle scorse settimane: prima il programma, poi un accordo sul candidato espresso dal partito con più voti o le primarie. Un intervento che non è bastato a dissipare i dubbi della minoranza, che non ha partecipato al voto sulla relazione della segretaria, in attesa dell’assemblea nazionale del 18 ottobre.
Durante la Direzione, però, il percorso verso i gazebo ha guadagnato altro terreno. Un dem di peso come Dario Franceschini ha invitato a chiudere il «tormentone» del federatore e a preparare primarie capaci di unire la coalizione. Sui rischi ha messo in guardia Andrea Orlando: «Non possono essere lo strumento attraverso il quale si sciolgono i nodi politici, perché altrimenti noi rischiamo di polarizzare il quadro».
Il dibattito sul ‘terzo nome’
Il “terzo nome”, nel frattempo, sembra sempre più lontano negli scenari al vaglio degli alleati. Nonostante Giuseppe Conte sia tornato sul tema, raccontando di aver dato la propria disponibilità a un profilo di mediazione ma di aver ricevuto un no dai partner della coalizione, anche nel M5S nomi spendibili per eventuali federatori non se ne vedono. C’è chi ricorda il rapporto di stima e amicizia tra Conte e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia durante il governo giallorosso, «ma sarebbe un nome del Pd», fanno notare. E lo stesso Gualtieri si è già sfilato, perché in campo per conquistare il secondo mandato in Campidoglio. Piuttosto, a questo punto, «l’opzione preferita sono le primarie». Per il Movimento resta la strada per tentare di «far vincere il suo candidato», l’ex premier appunto, e portare nella sfida anche le proprie linee rosse.
(da Open)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
UNA SFIDA CHE VA OLTRE I CONFINI DEL BRASILE E COINVOLGE GLI EQUILIBRI DELL’AMERICA LATINA E IL FUTURO DELLE RELAZIONI CON L’UE
Il Brasile torna alle urne domenica 4 ottobre per scegliere il presidente che guiderà per i
prossimi quattro anni la più grande democrazia ed economia dell’America Latina. Nonostante siano 13 i candidati, la scelta sembra essere se ridare la fiducia al presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva o alla dinastia dei Bolsonaro. Da una parte c’è Lula, 80 anni, leader del Partito dei Lavoratori, alla ricerca del quarto mandato non consecutivo. Dall’altra Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che punta a raccogliere l’eredità politica del padre, oggi ineleggibile e sotto custodia domiciliare per il tentativo di interferire sull’esito delle elezioni del 2022. Come riporta Reuters, in un ballottaggio simulato, ad oggi Lula otterrebbe il 48% dei voti contro il 45% di Bolsonaro. Per essere eletti bisogna ottenere più della metà dei voti validi, se nessuno supera il 50%, i due candidati più votati andranno al ballottaggio il 25 ottobre.
Chi è Flávio Nantes Bolsonaro
Flávio Nantes Bolsonaro è nato il 30 aprile 1981 nello Stato di Rio de Janeiro, ed è il figlio maggiore di Jair Bolsonaro. Laureato in giurisprudenza alla Universidade Candido Mendes, ha iniziato la sua carriera politica molto presto. Già nel 2002, a soli 21 anni, è stato eletto deputato all’Assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro. È rimasto poi in Parlamento statale per quattro mandati, prima di essere eletto al Senato federale nel 2018, con mandato iniziato nel 2019. Durante la presidenza del padre, Flávio è diventato una delle figure più importanti del campo bolsonarista e, di conseguenza, una delle principali voci del movimento conservatore.
Nel luglio 2026 il Partito Liberale ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza che ha assunto una dimensione internazionale perché alla convention del 25 luglio, a San Paolo, era presente il presidente argentino Javier Milei, mentre il rapporto con l’amministrazione di Donald Trump è diventato uno degli elementi della campagna.
Il sogno del quarto mandato di Lula
A 80 anni, Lula si presenta per quello che potrebbe essere il suo ultimo mandato alla presidenza. È già stato presidente del Brasile dal 2003 al 2010 ed è tornato al Planalto nel 2023, dopo aver sconfitto Jair Bolsonaro nelle elezioni del 2022. Quella sfida fu combattuta perché Lula ha vinto il ballottaggio con il 50,9% dei voti contro il 49,1% di Bolsonaro, una differenza di appena 1,8 punti percentuali. Nel corso del suo mandato, Lula può però rivendicare alcuni risultati economici positivi. Secondo l’Istituto brasiliano di geografia e statistica, il Pil del Paese è cresciuto del 2,3% nel 2025, mentre il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,1% nell’ultimo trimestre, il livello più basso mai registrato. Il quadro economico, però, non è senza problemi.
Nella campagna elettorale del 2026 hanno assunto un peso crescente temi come l‘inflazione, l’indebitamento delle famiglie e la sicurezza, mentre Lula ha cercato di rafforzare il consenso attraverso nuove misure di sostegno alle famiglie e di ristrutturazione dei debiti.
Le elezioni brasiliane non riguardano soltanto il futuro politico del Paese
Come ha sottolineato Connectas, piattaforma giornalistica latinoamericana, queste elezioni hanno una dimensione internazionale importante perché il loro risultato potrebbe modificare gli equilibri della destra nel continente e influenzare i rapporti del Brasile con Stati Uniti, Cina e Brics. Uno dei nodi principali è proprio il rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump. Lo stesso Trump aveva condiviso un articolo sui social media che descrive l’imminente voto presidenziale del Brasile come il «prossimo grande passo» nel suo progetto di «rendere di nuovo grandi le Americhe». Trump, del resto, non ha mai nascosto la volontà di rilanciare una visione più assertiva della tradizionale dottrina Monroe, che per lungo tempo ha considerato l’America Latina come una sfera privilegiata dell’influenza statunitense. La politica adottata dal Paese nei confronti del Venezuela e del suo presidente dimostra questa tendenza.
Flávio Bolsonaro, al contrario, ha cercato di utilizzare i suoi rapporti con l’amministrazione Trump per fare pressione proprio sulla questione dei dazi. Una vittoria di Flávio rafforzerebbe infatti il fronte dei governi conservatori latinoamericani vicini agli Stati Uniti, mentre una conferma di Lula manterrebbe il Brasile su una linea di maggiore autonomia nei rapporti con le grandi potenze. Il politologo di Harvard Steven Levitsky ha inoltre espresso preoccupazione per la possibilità che Trump possa contestare o non riconoscere una eventuale vittoria di Lula.
I rischi per l’Unione Europea
Il Brasile, con i suoi 213 milioni di abitanti, le sue importanti risorse minerarie e il suo peso economico all’interno del Mercosur, è un partner strategico per l’Europa. Dopo gli anni di tensione durante la presidenza di Jair Bolsonaro, l’arrivo di Lula ha permesso all’Unione europea di ricostruire i rapporti con il Brasile e firmare, dopo più di 15 anni, l’accordo commerciale con il Mercosur. Come scrive Politico, una vittoria di Flávio Bolsonaro potrebbe però mettere alla prova questa riconciliazione proprio mentre l’Ue cerca di rafforzare i rapporti con i Paesi amici per reagire alla crescente presenza commerciale della Cina e al protezionismo degli Stati Uniti. «È opinione diffusa che, se Bolsonaro vincerà, il Brasile si avvicinerà agli Stati Uniti», ha dichiarato a Politico Welber Barral, ex segretario al Commercio estero durante il secondo mandato di Lula.
Per l’Unione europea, in più, un ritorno al potere della famiglia Bolsonaro riporterebbe al centro anche le vecchie tensioni sulla deforestazione dell’Amazzonia e sulla politica climatica, temi che avevano già provocato forti contrasti tra l’Ue e il governo di Jair Bolsonaro. Secondo Bruno Capuzzi, ricercatore citato da Politico, da Bolsonaro junior non ci si può che aspettare una linea simile a quella del padre sia sul piano interno sia su quello internazionale.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“FAMILIARIZZARE” CON UNA PISTOLA E POI SFIDARSI IN UNA GARA DI PRECISIONE… SUGGERIAMO UNA GARA A CHI SPARA PIU’ CAZZATE
La sezione locale di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, in Basilicata, ha organizzato un evento che ha attirato polemiche. Nella mattinata di oggi, 3 ottobre, i militanti sono stati invitati a partecipare alla “Accademia dei futuristi”, fondata su “formazione, disciplina e sicurezza”. Nella sostanza, una lezione dedicata a imparare come usare una pistola, prendere familiarità con le armi e poi fare pratica.
L’evento si è svolto a Pazzano, a circa venti chilometri da Potenza. Nel comunicato stampa di lancio, il responsabile regionale Giulio Curatella – già consulente finanziario, ‘autore’ di numerose canzoni realizzate con intelligenza artificiale su temi di estrema destra, sostenitore di Vannacci dalla pubblicazione del suo primo libro e anche durante la militanza nella Lega – lo aveva definito come “una mattinata formativa e sportiva, organizzata in un ambiente controllato e sotto la supervisione di personale qualificato”. L’obiettivo: “Approfondire la cultura della sicurezza e della responsabilità nell’approccio alle armi”.
La mattinata, da programma, si è aperta con “un’ora di lezione teorica tenuta dal direttore di tiro”, in cui approfondire “le regole fondamentali di sicurezza”, il “funzionamento dell’arma corta” e i “principi generali relativi al suo utilizzo e alla sua corretta gestione”. Poi, una “sessione pratica” per prendere “familiarità” con l’arma. E, in chiusura, il “Trofeo dei Futuristi”. Una “piccola competizione simbolica di precisione”, riservata però solo agli under 30. Un evento mirato, insomma, a portare i giovani militanti a contatto con le armi da fuoco.
Non ci sono precedenti noti di partiti che abbiano organizzato ritrovi in cui l’unico scopo era insegnare ai propri militanti come usare una pistola. Nel caso di Futuro nazionale, poi, si parla di un partito di estrema destra che ha reso molto chiare le proprie posizioni sull’uso della violenza. La legittima difesa è uno dei temi su cui i partiti della destra di governo (Lega e Fratelli d’Italia soprattutto) si erano lanciati alla rincorsa dei vannacciani negli scorsi mesi, soprattutto con l’esplosione del caso Roggero, poi sostanzialmente abbandonato.
Nel suo programma, Futuro nazionale tocca il tema della legittima difesa affermando che “la proporzionalità della reazione deve essere sempre presunta come verificata”. Ovvero, se qualcuno entra illegalmente in una casa o in un negozio, a prescindere da qualunque altro aspetto della situazione, ogni tipo di violenza deve essere considerata legittima difesa, incluso l’omicidio. “Nei casi estremi si devono tenere comportamenti estremi”, afferma il programma (una frase che, va detto, contraddice in parte il ragionamento: Futuro nazionale sostiene piuttosto che i comportamenti estremi siano sempre accettabili, o che, se non altro, quasi tutti i casi siano da considerare estremi). Non solo: se la persona che entra illegalmente in casa o in un negozio usa “violenza non lieve” o “minaccia di uso di armi”, anche se poi desiste e fugge, bisogna presumere che la vittima sia colta da “timore o ira invincibili”. E quindi, è il sottinteso, abbia il diritto di uccidere l’aggressore.
Un’altra parte del programma riguarda proprio l’uso di armi e le leggi che lo regolano. Vannacci non si spinge a proporre di ridurre i controlli per l’acquisto di pistole e fucili, ma sottolinea che non ci deve essere “nessun ulteriore inasprimento normativo o restrizione burocratica nei confronti dei legittimi detentori di armi”. Perché, recita il programma, bisogna difendere “il diritto all’autotutela del cittadino”. È con queste idee che, oggi, i giovani vannacciani della Basilicata hanno potuto imparare a usare un’arma da fuoco.
(da Fanpage)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
GROSSO SCAZZO ANCHE CON ADOLFO URSO, CHE HA CHIESTO UNA LEGGE PER DIFENDERE IL COPYRIGHT ITALIANO SUI ROBOT DALLA CONCORRENZA CINESE. LA DUCETTA NON L’HA FATTO MANCO FINIRE E HA RISPOSTO IN MODALITÀ REGINA DI COATTONIA: “AÒ, NON TI DEVI AZZARDARE: SE VUOI FARE UNA LEGGE INTANTO PRIMA ME NE PARLI…”
Nel Cdm che licenzia lo scostamento di bilancio per energia e difesa, con sforbiciata di 8
miliardi al comparto della sicurezza, Guido Crosetto non c’è. «Ragioni di agenda, non politiche», trapela dal suo staff. Ma secondo più fonti di governo, il ministro ha tentato fino all’ultimo di evitare il maxi-taglio. Spendendosi al telefono sia con Giorgia Meloni che con il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Una batteria di chiamate, con un obiettivo chiaro: «Rispettare i patti», cioè lo schema di scostamento illustrato dal titolare del Mef prima della pausa estiva, che prevedeva per la difesa un aumento degli investimenti dello 0,3% del Pil nel 2027 e dello 0,6% nel ’28. Nell’ultimo anno del provvedimento, invece, il budget è stato dimezzato.
Di prima mattina, Meloni spiega che è inutile insistere. Impossibile destinare più risorse al settore militare di quelle riservate all’energia, con la benzina a due euro e l’inflazione ormai fuori controllo. «Alla difesa non possiamo dare un euro in più», la trincea dell’inquilina di Palazzo Chigi.
«Ma così – il senso della reazione di Crosetto – rischiamo di compromettere alcuni investimenti. E anche i piani per i rinnovi del comparto», anche se poi il ministro della Pa, Paolo Zangrillo, presenta comunque un’ipotesi di adeguamento dei contratti. Il titolare della Difesa insiste su un punto: «Avevamo un impegno». Per Meloni però «non ci sono alternative» rispetto alla sforbiciata. Investire più in difesa che in energia «non sarebbe comprensibile per l’opinione pubblica, non reggiamo». Davanti al muro della premier, Crosetto non può far altro che accettare il compromesso.
Gli investimenti nel ’27 restano immutati, nel ’28 saranno la metà. Ancora all’ora di pranzo, il ministro temporeggia: «Il taglio? Lo leggo sui giornali». Poi, poco prima della riunione, «prende atto» della sforbiciata.
Anche senza Crosetto, il cdm è movimentato. A irritare Meloni ci pensa il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Sempre per una questione di sicurezza nazionale. Reduce dalla visita di uno stabilimento di robot umanoidi a Genova, Urso si rivolge direttamente alla leader: «Serve una legge per difendere il copyright italiano per la fabbricazione di umanoidi, siamo il paese che investe di più. Ho parlato con i cinesi: vengono qui, filmano i nostri laboratori e ci copiano».
Meloni non lo lascia nemmeno finire. Furiosa, quasi gli strappa il microfono, raccontano i presenti. Calata romanesca, dunque strigliata alle viste: «Aò, non ti devi azzardare: se vuoi fare una legge intanto prima me ne parli». Gelo.
Lo sfogo suona così: se serve per arginare la concorrenza cinese va bene; se invece devi decidere tu le fabbriche di robot, te lo blocco in un secondo.
Il clima, d’altra parte, non è dei migliori anche per la congiuntura internazionale. La spiega Giorgetti ai ministri: i rendimenti dei titoli francesi rischiano di trascinare in alto anche i nostri, dice. E ancora: «Si è già mossa la speculazione. E quando lo fa, può colpire anche l’Italia».
Timori, scintille. L’ultimo miglio di una legislatura dalla durata ancora incerta. Proprio ieri Antonio Tajani, riunendo i big di Forza Italia (con Roberto Occhiuto), ha chiesto allo stato maggiore quando preferirebbero andare alle urne, «per portare la nostra posizione al tavolo di Meloni: maggio o settembre?». Risposta quasi in coro: settembre. «Anche perché altrimenti – conviene il leader –rischiamo di essere trascinati già dalle comunali». Ma in questo clima di attriti quotidiani, la premier resta convinta che sia meglio andare al voto il prima possibile,
(da Repubblica)
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Ottobre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“FINGETE CHE SULLA SCHEDA ELETTORALE CI SIA IL MIO NOME” : OTTIMO AUTOGOL, VISTO CHE STAI SUL CAZZO A TUTTI
Donald Trump è tornato a promettere un bonus di 5.000 dollari per ogni cittadino adulto negli Stati Uniti se il partito ‘epubblicano vincerà le elezioni di metà mandato del 3 novembre.
“L’unica condizione è che siano spesi in America”, ha detto il presidente parlando ad un comizio in Alabama.
Donald Trump ha ribadito che “la guerra contro l’Iran finirà dopo le midterm”. Parlando ad un comizio in Alabama il tycoon ha ripetuto che Teheran “non avrà mai l’arma nucleare”.
“Abbiamo dovuto fare il lavoro sporco contro i bulli del Medio Oriente. Andava fatto anni fa, anche da parte di altre nazioni”, ha aggiunto.
Trump insiste, ‘fingete che sulla scheda elettorale ci sia il mio nome’
Donald Trump è tornato a insistere con gli elettori del partito repubblicano di “fingere” che sulla scheda elettorale ci sia il suo nome alle midterm.
Parlando ad un evento elettorale in Alabama il presidente ha invitato i suoi sostenitori a “sconfiggere i comunisti”.
I principali membri dell’amministrazione del presidente Usa Donald Trump si sono riuniti segretamente nella residenza presidenziale di Camp David per discutere i prossimi passi relativi alla guerra con l’Iran e al conflitto tra Arabia Saudita e Houthi in Yemen. Lo riferisce Axios che cita tre fonti a conoscenza del dossier.
La riunione è stata presieduta dal vicepresidente J.D. Vance. Tra gli altri partecipanti, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratcliffe e il capo dello Stato Maggiore congiunto, generale Dan Caine.
“Sono state prese decisioni, o quantomeno si è discusso a fondo della questione”, ha dichiarato uno dei funzionari, riferendosi alla crisi in Medio Oriente. L’incontro, decisamente insolito, non è stato annunciato dall’amministrazione Trump.
L’ultima volta che si è tenuto un incontro simile è stato nel giugno 2025, pochi giorni prima che Israele entrasse in guerra contro l’Iran, ricorda Axios. Con i negoziati in stallo, il presidente Trump sta valutando da giorni la ripresa di importanti operazioni di combattimento in Iran.
(da agenzie)
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