Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
SARA’ UNA MOSTRA DI RICHIAMO INTERNAZIONALE CON PLASTICI E MODELLI, ALLO STUDIO ANCHE IL RESTYLING DEGLI SPAZI ESPOSITIVI
Sarà l’architetto genovese Renzo Piano il protagonista della grande mostra internazionale che Palazzo Ducale sta organizzando per il 2027 dopo aver tracciato il bilancio di Van Dyck, esposizione che ha totalizzato 73mila visitatori in tre mesi di cui il 55,5% da fuori Liguria.
L’evento coinciderà con i 90 anni dell’archistar e senatore a vita, nato a Pegli il 14 settembre 1937 e adesso in procinto di essere celebrato nella sua città dopo una carriera che lo ha reso noto in tutto il mondo.
L’indiscrezione, raccolta da Genova24, è confermata dagli addetti ai lavori. E fa il paio con le recenti dichiarazioni della presidente di Palazzo Ducale Sara Armella che annunciava “una grande esposizione di respiro internazionale, prodotta anche da Palazzo Ducale” sul periodo “moderno-contemporaneo” per continuare a guardare a un “pubblico altamente qualificato, trasversale, non soltanto italiano”.
Dunque ancora una volta una figura strettamente legata a Genova – come Rubens e Van Dyck, per citare due grandi artisti scelti negli ultimi anni – ma allo stesso tempo in grado di coinvolgere la più ampia platea possibile di visitatori per garantire sostenibilità economica all’operazione e un impatto significativo sul turismo. Stavolta, però, con i piedi immersi nella contemporaneità anziché nei “secoli d’oro” della Genova che fu.
Da quanto si apprende, la mostra conterrà alcuni plastici e modelli originali delle opere di Renzo Piano, soprattutto quelle che lo hanno consacrato a livello internazionale. Ancora da definire la curatela e diversi aspetti dell’organizzazione, ma sarà cruciale il contributo della Fondazione che porta il suo nome, attiva fin dal 2004 per la conservazione e valorizzazione dell’archivio del suo studio.
Da definire anche la parte finanziaria della mostra, che vedrà probabilmente il concorso straordinario di tutti gli enti coinvolti: Comune di Genova, Regione Liguria, lo stesso Palazzo Ducale e soprattutto – è l’auspicio – uno o più sponsor che la notorietà globale del personaggio dovrebbe permettere di attirare.
La ristrutturazione degli spazi espositivi di Palazzo Ducale
Ma c’è un’altra novità. La grande mostra su Renzo Piano sarà anche l’occasione per rinnovare gli spazi espositivi di Palazzo Ducale ricavati nell’appartamento del doge e nella maestosa cappella dogale. L’ultimo restyling risale ormai al 2004, anno di Genova Capitale europea della cultura, e anche il sondaggio tra i visitatori di Van Dyck ha messo in luce qualche criticità sulla percezione estetica delle sale.
Il progetto è ancora in fase di elaborazione, ma secondo quanto trapela ci sarebbe l’intenzione di liberare il loggiato al piano nobile: in questo modo si perderebbe una stanza, ma si potrebbe recuperare un’area esterna per altre funzioni. Ironia della sorte, Renzo Piano ha progettato diversi musei e centri culturali, ma nulla del genere a Genova. È tuttavia escluso che possa occuparsene direttamente il suo studio, anche se interverranno altri professionisti in qualche modo legati a lui.
Le opere di Renzo Piano
Renzo Piano è probabilmente l’architetto che più ha contribuito a rimodellare Genova negli ultimi decenni, pur con giudizi spesso controversi da parte dei suoi concittadini. A partire dalla trasformazione radicale del Porto Antico in occasione dell’Expo del 1992, progetto che ha restituito al centro storico l’affaccio sul mare, ancora oggi cuore pulsante del turismo e degli eventi. Stessa logica alla base del Blue Print, poi rinominato Waterfront di Levante, per ora realizzato solo in parte e abbandonando le prospettive di collegamento via mare tra l’ex Fiera e la zona del Mandraccio. E poi – a breve l’anniversario che lo ricorda – il concept del nuovo ponte San Giorgio dopo il tragico crollo del ponte Morandi il 14 agosto 2018, diventato un nuovo simbolo di resilienza.
Ma Renzo Piano, come molti grandi, ha inciso soprattutto lontano dalla sua patria. Tra le opere principali, già entrate a far parte della storia, ricordiamo il Centre Pompidou di Parigi (1971) progettato con Richard Rogers e Gianfranco Franchini, la riconversione del Lingotto di Torino (a partire dal 1985), il Nemo di Amsterdam (1997), l’Auditorium Parco della Musica di Roma (2002), il Zentrum Paul Klee di Berna (2005), la California Academy of Sciences di San Francisco (2008), il grattacielo The Shard a Londra (2012). Numerosi i lavori ancora in corso tra Europa, Stati Uniti, Giappone, India e Cina.
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
IN UN IPOTETICO BALLOTTAGGIO, LULA OTTERREBBE IL 43% DEI CONSENSI CONTRO IL 40% DEL FIGLIO MAGGIORE DELL’EX PRESIDENTE JAIR BOLSONARO
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, di sinistra, resta in testa nei sondaggi in
vista delle elezioni di ottobre, ma il vantaggio sul senatore Flávio Bolsonaro, di destra, si è ridotto, secondo l’ultima rilevazione dell’agenzia demoscopica Quaest.
In un ipotetico ballottaggio, Lula otterrebbe il 43% dei consensi contro il 40% del figlio maggiore dell’ex presidente Jair Bolsonaro, rispetto al 44% contro il 39% registrato nel precedente sondaggio del 5 agosto. Considerato il margine di errore di due punti percentuali, il risultato è quindi di fatto in equilibrio.
Al primo turno Lula raccoglierebbe il 38% dei voti, seguito da Flávio Bolsonaro con il 31%, mentre Renan Santos (di estrema destra) e Ronaldo Caiado (di centro) si attesterebbero entrambi al 4% e Romeu Zema (di destra) al 2%. Il sondaggio è stato realizzato tra il 10 e il 13 agosto su 2.004 persone e commissionato dal gruppo Globo. Se nessun candidato supera il 50% dei voti validi al primo turno, i due più votati si sfideranno al ballottaggio.
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
QUESTO È IL VERO RECORD SUL TURISMO DI CUI DOVREBBE OCCUPARSI IL GOVERNO…
Il critico d’arte Vincenzo Trione ha ritirato fuori un dato, non freschissimo, che pure ignoravo. Il dato è questo: metà (il 48,9 per cento) dei lavoratori del mondo dell’arte da noi guadagna meno di 10 mila euro all’anno.
Tutto lascia pensare che la fotografia scattata nel 2021 dal collettivo Art Workers Italia non sia troppo cambiata. Considerato che l’86 per cento di quella forza lavoro possiede titoli di studio molto alti e che il nostro Paese è notoriamente una superpotenza artistica, è una statistica che fa doppiamente indignare.
«La bellezza è il nostro petrolio» diceva il poeta Tonino Guerra. Peccato che, a quanto pare, non sappiamo estrarlo. Al più raccoglierlo con dei secchielli quando zampilla da solo, trasformando le nostre seconde case in alloggi temporanei per turisti.
Come affittacamere del mondo ce la caviamo bene, essendo il terzo mercato mondiale di Airbnb. Ma nella raffinazione di quel corrispettivo culturale di oro nero stentiamo. Invece di preoccuparsi parossisticamente dell’immaginaria (quando non orchestrata) invasione di migranti, il governo Meloni dovrebbe piuttosto occuparsi di un altro ben più reale fenomeno migratorio: quello dei nostri giovani, tra cui immagino un discreto numero di laureati in storia dell’arte, che vanno a fare fortuna all’estero. Un commesso a Londra, in media, guadagna di più di un artista, curatore o accademico da noi.
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
COMPLESSIVAMENTE, CI SONO 42 UNIVERSITÀ ITALIANE TRA LE TOP MILLE: AL PRIMO POSTO C’È LA CINA, CON 234, DAVANTI A STATI UNITI E REGNO UNITO…
Non c’è nessun ateneo italiano tra i migliori cento al mondo, ma se ne contano almeno 42 se
si considerano i migliori mille. Bisogna scendere al posto 153 per trovare la prima italiana, che si conferma anche quest’anno La Sapienza di Roma. Emerge dalla classifica accademica mondiale delle università 2026, pubblicata oggi da ShanghaiRanking Consultancy, organizzazione indipendente che cura uno dei ranking più importanti del settore.
Arwu considera le migliori 1000 università mondiali su oltre 2500 censite: le statunitensi occupano otto delle prime 10 posizioni a livello mondiale e l’intero podio: Harvard si conferma al primo posto, seguita dall’Università di Stanford e dal Massachusetts Institute of Technology.
Quarta l’Università di Cambridge, mentre l’Università della California, Berkeley, completa la top five mondiale. Il Regno Unito vanta due università nella top 10 (Cambridge e Oxford). L’Europa continentale è guidata dall’Università Paris-Saclay al 13/mo posto, seguita dal Politecnico di Zurigo al 19/mo.
I parametri di valutazione sono 6, tra cui i premi Nobel e le medaglie Fields di ex studenti o ricercatori, il numero di ricercatori citati secondo Clarivate Analytics, le pubblicazioni sulle riviste Nature e Science. Nell’intera classifica Arwu, la Cina vanta 234 università tra le prime 1.000 al mondo, il numero più alto di qualsiasi altro Paese, seguita dagli Stati Uniti con 187. Il Regno Unito ne conta 57, la Germania 51 e l’Italia, appunto, 42.
Oltre a La Sapienza, tra le prime 200 compare Padova, tra le prime 300 il Politecnico di Milano, le università di Bologna, Milano, Federico II, Pisa e Torino. “La conferma ai vertici della classifica Arwu, insieme ai risultati ottenuti negli ultimi sei anni nei principali ranking internazionali, testimonia la solidità del percorso intrapreso e la nostra capacità di competere ai massimi livelli”, commenta la rettrice dell’Università La Sapienza, Antonella Polimeni.
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
SI RISCHIA L’INCIDENTE DIPLOMATICO IN DIRETTA TV: I TRE VERREBBERO IDENTIFICATI ALLO SBARCO E RISPEDITI IN GERMANIA SUL PRIMO VOLO DISPONIBILE – MERZ E MELONI SONO SCHIAVI DELL’ASCESA DI AFD E VANNACCI E PENSANO DI MOSTRARSI INTRANSIGENTI SUI MIGRANTI
Il braccio di ferro tra Roma e Berlino, ora, rischia di consumarsi sulla pista di un aeroporto. Non più soltanto nelle note diplomatiche, nelle telefonate tra ministri, nei veleni affidati ai giornali ma, concretamente, sulla pelle dei tre migranti che la Germania vuole restituire all’Italia e che il governo italiano, almeno per ora, non intende riprendersi.
Il conto alla rovescia è già cominciato. Rania Darezh, cittadina irachena, Abdirisaq Warsame Faduma, somala, e Hotak Samir, afghano, dovrebbero salire su tre voli diretti in Italia il 17, il 19 e il 20 agosto. Per Berlino non hanno diritto all’asilo in Germania e, quindi, devono tornare nel loro Paese di primo approdo in Europa: l’Italia. Per Roma, invece, la storia è diversa.
E soprattutto lo è la data: i tre sono arrivati a Lampedusa all’inizio del 2026, quando a disciplinare i trasferimenti era ancora il sistema di Dublino. Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo è entrato in vigore soltanto il 12 giugno. È qui che si incaglia tutto. Il governo Meloni sostiene che gli obblighi di riammissione dei cosiddetti movimenti secondari valgano per chi è arrivato in Germania dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto. Berlino, invece, legge diversamente le regole. E il mancato riscontro italiano alle richieste tedesche entro i termini previsti viene interpretato come un silenzio-assenso.
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Nemmeno il cancelliere Friedrich Merz, che a poche settimane dal voto in Sassonia-Anhalt del 6 settembre è alle prese il rischio di una pesante sconfitta per mano dell’Afd. Così mentre le interlocuzioni tra gli uffici dei due ministeri continuano e mentre si lavora ad una call bilaterale tra Piantedosi-Dobrindt con l’obiettivo di trovare un compromesse (che potrebbe voler dire dividersi i migranti), per ora il calendario resta lì. E con quello la possibilità che i tre atterrino davvero in Italia. È a quel punto che la partita rischia di diventare surreale per due Paesi che continuano a confermare di essere in ottimi rapporti e di voler collaborare.
Se Piantedosi dovesse confermare il no, i tre verrebbero identificati allo sbarco e, secondo la procedura standard confermata a La Stampa dal Viminale, rispediti in Germania sul primo volo disponibile. Un rimbalzo tra due Paesi dell’Unione che trasformerebbe una controversia giuridica in un caso politico di prima grandezza. E che finirebbe per complicare ulteriormente anche la partita sugli altri nove migranti che Francia, Austria, Slovenia e altri governi europei hanno già comunicato di voler trasferire in Italia. A Palazzo Chigi, del resto, una via d’uscita è stata messa sul tavolo: compensare i trasferimenti tedeschi considerando i 2.200 migranti sbarcati sulle coste italiane a bordo di navi di Ong tedesche. Una sorta di saldo politico, più che giuridico.
Meloni, intanto, non cambia linea. In un’intervista a Milano Finanza, prima delle ferie in Puglia, ribadisce che «la priorità dell’Europa» deve essere «proteggere le frontiere esterne dall’immigrazione incontrollata». E i numeri pubblicati ieri dal Viminale sembrano darle almeno un argomento: dall’inizio dell’anno sono sbarcate in Italia 17.353 persone, meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma la rotta dei tre migranti tra Germania e Italia racconta un’altra cosa: sui migranti l’Europa di Meloni è unita solo fino a quando la propaganda lo consente.
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
IL MOTIVO? AVERE UN BAMBINO IMPONE RESPONSABILITA’ E LIMITI E MOLTI NON VOGLIONO RINUNCIARE ALLA PROPRIA VITA SOCIALE O CARRIERA …IL RACCONTO DI ALCUNE PERSONE “CHILD FREE”: “LA FATICA CHE HANNO FATTO I MIEI GENITORI PER CRESCERE ME E I MIEI FRATELLI, MI CONFORTA NELLA SCELTA…”
Sono un gruppo silenzioso, controcorrente. Non più carsico, ma nemmeno pubblico. Per
trovarli e trovarle bisogna entrare in indirizzi chiusi su Facebook e Instagram. Oppure, in realtà, guardarsi intorno. Niente segreti, per carità.
Però, come dice Arabella, 40 anni, insegnante di Pilates, «quando spiego che mio marito e io i figli non li abbiamo voluti per scelta, né per problemi di fertilità né di reddito, mi guardano come se in fondo nascondessi qualcosa, o fossi ingrata verso la vita». Benvenuti nel mondo childfree che vuol dire senza figli, ma anche, per estensione, “liberi dai bambini”. Il contrario di childless, che indica invece […] la “mancanza” di figli. […]
Nell’Italia della curva demografica che precipita parlare di childfree è fondamentale. Perché un numero non più così scarso di culle restano vuote sì, ma non a causa di fattori economici, sanitari e contingenti. Anzi.
C’è un universo crescente di donne e uomini, giovani, spesso benestanti, inseguiti dal business, che afferma oggi il diritto di dichiararsi — senza rimpianti e contro la narrazione mainstream del dolore e della perdita — serenamente childfree. […]
Come spiega infatti Arabella, attivissima nelle piattaforme childfree, qui il tema è esistenziale, intimo, non sociale. «Non ho mai sentito il desiderio di maternità. Nemmeno quando il mio orologio biologico intorno ai 38, 39 anni mi ha mandato il famoso alert, attenta, ora o mai più.
Amo viaggiare, programmare la giornata, adoro il mio lavoro. Ho una cerchia di amici quasi tutti senza figli. Mio marito Nino forse un bambino l’avrebbe voluto, ma oggi dice di essere sereno così. Curiamo i nostri genitori anziani e abbiamo ben 5 nipoti. Meravigliosi, ma quando tornano a casa, sono felice della mia quiete».
Marina di anni ne ha 30, fa parte dello stesso gruppo di Arabella: «Non mi serve un figlio per sentirmi realizzata. Ho studiato Fisica, farò la carriera universitaria e presto andrò con una borsa al Mit, in Massacchussets. Pensate che mi voglia fermare? Mia madre mi dice che mi pentirò. Io non credo. E la fatica che hanno fatto i miei genitori per crescere me e i miei fratelli, mi conforta nella scelta».
Ma quante sono le childfree italiane, visto che le statistiche si fanno sulle donne? I dati ufficiali sono pochi. Si è visto però che tra le donne nate alla fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, la quota che non ha figli è del 22%.
Di questo 22 per cento, circa il 12% si è dichiarata childfree. E tra le giovani? Una delle ultime indagini del 2024 dell’Istituto Toniolo su settemila donne tra i 18 e i 34 anni senza figli, è davvero rivelatrice: il 21 per cento diceva di non volerli, il 29 per cento affermava di essere «debolmente interessata» alla maternità.
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
SUBITO DOPO IL SUO TRIONFO È STATA RIAPERTA L’INDAGINE SUI FINANZIAMENTI DA OLTRE 5 MILIONI DI STERLINE IN CRIPTOVALUTE RICEVUTI (E NON DICHIARATI) DA UN MISTERIOSO MILIARDARIO BRITANNICO RESIDENTE IN THAILANDIA: SE RICONOSCIUTO COLPEVOLE, POTREBBE ESSERE SOSPESO E COSTRETTO A UN’ALTRA ELEZIONE… IL SUO PARTITO PERDE TERRENO: È STATO SUPERATO DAI LABURISTI NEI SONDAGGI, IL SUO GRADIMENTO PERSONALE È AI MINIMI E ALLA SUA DESTRA CRESCONO I “VANNACCIANI” DI “RESTORE BRITAIN”
Non si è neppure presentato alla proclamazione dei risultati, consapevole che il suo trucco populista era degenerato in farsa: Nigel Farage è stato sì rieletto nella suppletiva a Clacton, il suo feudo elettorale, ma ha dovuto svignarsela per evitare di trovarsi sul palco assieme al suo principale avversario, Count Binface (il Conte Facciadibidone), un comico che si presenta vestito da supereroe intergalattico con un cestino della spazzatura in testa.
Il leader della destra populista britannica ha motivato la sua assenza dal palco elettorale (una cosa che non succedeva dal 1981, con Bobby Sands, il militante-martire dell’Ira detenuto in carcere) anche con presunte minacce alla sua sicurezza: ma la polizia ha smentito di aver mai diramato un qualsiasi alert. […]
Eppure, a sentir lui, «i risultati parlano da soli»: il leader della destra ha ottenuto il 63% dei voti, anche più di quanti ne aveva raccolti alle elezioni generali di due anni fa. Segno che i suoi sostenitori più irriducibili sono tutti lì: anche l’affluenza è stata del 44%, 14 punti in meno del 2024 ma comunque buona per una suppletiva, e tuttavia Count Binface ha riportato un incredibile 27%.
Il tribuno della Brexit aveva innescato a sorpresa questa elezione suppletiva dimettendosi da deputato e ricandidandosi nel suo stesso seggio: una trovata per deflettere l’attenzione dagli scandali finanziari che lo assediano da mesi e «rimettere il giudizio al popolo». Ma la mossa da manuale del populismo si era rivelata un boomerang, nel momento in cui gi altri partiti si sono rifiutati di partecipare e l’avversario da battere è diventato Mr. Spazzatura: un circo, più che un’elezione.
E così ora Farage si ritrova al punto di partenza: perché la commissione parlamentare ha riaperto subito l’inchiesta sul finanziamento di 5 milioni di sterline in criptovaluta ricevuto (e non dichiarato) da un misterioso miliardario britannico residente in Thailandia. Se riconosciuto colpevole di violazione delle regole, Farage potrebbe essere sospeso da deputato e costretto ad affrontare una nuova suppletiva.
Sotto i riflettori ci sono anche le elargizioni ricevute da George Cottrel, un giovane aristocratico condannato per frode negli Stati Uniti: su una sua donazione a Reform, il partito di Farage, è stata aperta una inchiesta criminale.
Insomma, Farage si dibatte come un uomo in trappola: i sondaggi a livello nazionale vanno male, il suo partito è stato scavalcato dai laburisti, dopo essere stato in testa per più di un anno, e il suo gradimento personale lo vede come il leader politico più detestato di Gran Bretagna. Anche gli scommettitori inglesi, proverbiali antenne dell’umore pubblico, hanno captato il vento: le quotazioni di Farage come prossimo primo ministro sono in caduta libera, mentre viene data come molto probabile una sua uscita di scena entro quest’anno.
Dopo il picco raggiunto lo scorso anno, quando il partito di Farage era oltre il 30%, c’è stata una costante discesa: conta il fatto che l’immigrazione, suo cavallo di battaglia, stia calando, e che il partito conservatore, sotto la guida della abile Kemi Badenoch, non abbia finito per squagliarsi. E mentre i «vannacciani» di Restore Britain rubano spazio a destra, sui media è partita una vera campagna per far fuori Farage a colpi di scandali.
(da il “Corriere della Sera”)
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
CRISI E CARO-PREZZI, LA META’ DEGLI ITALIANI QUEST’ANNO NON PARTIRA’ E IL 53% INCOLPA LA MANCANZA DI LIQUIDITA’… LA STAGIONE SALVATA DALLE PRESENZE STRANIERE
La vacanza c’è, ma gli italiani fanno sempre più fatica a inserirla nel bilancio familiare. Si
tagliano giorni, si anticipano le prenotazioni, si cercano periodi low cost, mete più vicine o strutture meno costose. Qualcuno rinuncia, sempre più persone rateizzano o chiedono un prestito. Le presenze sulle spiagge sono concentrate nei weekend e anche in queste due settimane centrali di agosto sono gli stranieri a sostenere davvero le sorti della stagione. Ecco la fotografia di questa estate, incrociando le diverse indagini sul turismo: non solo non si parte per mancanza di liquidità, ma per far quadrare i conti si accorciano i viaggi.
In viaggio per meno giorni.
Secondo Tecnè per Federalberghi, il 48,5% degli italiani non fa vacanze durante i quattro mesi estivi e, tra chi resta a casa, il 52,8% indica la “mancanza di liquidità” come causa, seguono i motivi familiari (25,7%) e di salute (24,5%). Anche per Facile.it, 4,4 milioni di italiani non partiranno a Ferragosto per ragioni economiche. Un dato in tendenza con quello del 2025: chi non ha fatto vacanze era il 49,2% a causa della mancanza di liquidità per il 54,8%. A cambiare è la durata. La vacanza dura in media 9,8 giorni e costa 917 euro a persona, contro i 10 giorni di un anno fa e 890 euro. Nel 2024 erano 10,3 giorni e circa 86 euro.
Solo low cost e fuori tempo.
Secondo un sondaggio Udicon-Istituto Piepoli, 7 italiani su 10 ritengono che andare in vacanza oggi costi più di qualche anno fa e il 66% afferma che l’aumento del costo della vita condizioni le proprie scelte. Il 31% dichiara ferie più brevi rispetto al passato e, all’interno di questo gruppo, il 45% attribuisce il taglio alla minore disponibilità economica, il 21% all’aumento dei costi del viaggio e il 13% ai rincari degli alloggi. Anche il modo in cui si risparmia è misurabile: il 31% sceglie sistemazioni meno costose, il 27% mete più vicine, il 23% riduce ristoranti e attività, il 19% si sposta verso la bassa stagione e il 18% taglia direttamente i giorni. Un meccanismo raccontato dalle testimonianze raccolte sui social ai post di questi sondaggi. “Io vado in vacanza in periodi low cost, mi programmo prima la spesa in modo da arrivarci, e capisco che a volte anche solo poterselo permettere con un po’ di pianificazione è una fortuna”, racconta una donna. “Ormai una singola con bagno – aggiunge un altro utente – ha prezzi folli, e neanche gli ostelli scherzano. Frugando l’offerta si trova, ma molto meno di pochi anni fa”.
Rate, debiti e finanziamenti.
Poi c’è chi non taglia la vacanza, ma ne posticipa il pagamento. Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati erogati, secondo Facile.it e Prestiti.it, circa 170 milioni di prestiti personali destinati a viaggi e vacanze, in crescita del 42% rispetto al 2019. L’importo medio richiesto è di circa 5.400 euro, splamato su 50 rate da circa 132 euro. Non tutti, però, sono disposti a indebitarsi. “I prezzi – scrive un utente – sono diventati proibitivi e già la vita quotidiana è diventata troppo cara. Non penserei mai di fare un prestito per una vacanza. Per un anno rinuncerò, racimolando faticosamente per quello dopo”.
Viva gli stranieri.
Restare in Italia, poi, non significa spendere meno. “Ho fatto tante valutazioni: è esagerato viaggiare soprattutto in Sicilia e, da siciliana, ho prenotato fuori perché mi costava meno”, racconta un’altra utente. Arrivati a Ferragosto, il presidente del sindacato italiano balneari (Sib), Antonio Capacchione, parla di una stagione “salvata dagli stranieri”. Secondo il primo bilancio del Sib, le presenze straniere sarebbero aumentate del 10% rispetto al 2025, con una crescita soprattutto dai Paesi dell’Est, Francia, Svizzera, Usa, Austria, Germania e Polonia e un boom di arrivi dalla Spagna. Per il secondo anno consecutivo, sostiene Capacchione, le presenze degli stranieri avrebbero superato quelle degli italiani che fanno registrare cali in spiaggia dal lunedì al venerdì e picchi nei weekend e nelle settimane centrali di agosto. Crescono anche gli “escursionisti”, cioè chi raggiunge una spiaggia vicino casa per la giornata senza pernottare. E solo per chi può davvero. Altroconsumo ha rilevato che una postazione con ombrellone e due lettini nelle prime quattro file costa mediamente 225
euro, il 6% in più rispetto al 2025 e il 24% in più rispetto a cinque anni fa.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Agosto 15th, 2026 Riccardo Fucile
SI RITORNA IN AULA SOLO A SETTEMBRE… L’ULTIMA SEDUTA IN SENATO, IL 7 AGOSTO, E’ DURATA 12 MINUTI
“Rinnovo gli auguri di buone vacanze ai presenti, che ringrazio particolarmente, e anche agli assenti”. È il 7 agosto, ora di pranzo, e dopo dodici imperdibili minuti di seduta il presidente del Senato Ignazio La Russa congeda i pochi intimi che siedono di fronte a lui (del resto il riferimento agli assenti non è casuale): passate delle buone feste, ci vediamo il 9 settembre. Un mese abbondante di chiusura per il Senato, condizioni identiche alla Camera (l’ultima seduta d’aula è del 6 agosto), con giusto l’imprevista convocazione ferragostana del ministro Matteo Piantedosi al Comitato Schengen per parlare della crisi diplomatica con la Spagna sull’immigrazione, consumata due giorni fa.
I tempi di chiusura del Parlamento più o meno sono rimasti gli stessi in tutti gli ultimi anni. L’imbuto di provvedimenti legislativi porta ad approvare il più possibile entro la prima settimana di agosto, rimandando a settembre i nodi più spinosi per la maggioranza. Le commissioni potrebbero tornare a riunirsi qualche giorno prima del 9, sempre che sia necessario, altrimenti l’appuntamento è direttamente per l’aula.
Secondo uno studio di Pagella Politica, in tempi recenti l’unico anno con ferie accorciate – si fa per dire – fu nell’estate del 2020, pieno Covid, quando Camera e Senato chiusero rispettivamente per 22 e 23 giorni. Il resto sono oscillazioni fisiologiche, col picco toccato nel 2017 quando i parlamentari abbandonarono Montecitorio e Palazzo Madama per ben 39 giorni, una settimana in più rispetto alla pausa di quest’estate.
Politica d’agosto non ti conosco, si direbbe parafrasando un motto calcistico. Ma dev’essere una verità diffusa, se si pensa che a meno di emergenze anche tutti i Consigli regionali sono allineati alle ferie del Parlamento. Tra fine luglio e inizio agosto approvano l’assestamento di bilancio, poi ci si dà appuntamento a settembre.
La Lombardia, in onore della proverbiale efficienza, è riuscita a chiudere i lavori il 24 luglio, garantendosi così più di un mese e mezzo di ferie, coi lavori d’aula che dovrebbero riprendere intorno alla metà di settembre. Già l’anno scorso ci furono polemiche: i giorni di stop furono 52, una chiusura quasi scolastica. L’ordine di grandezza sarà lo stesso anche per l’Emilia-Romagna, che ha approvato l’assestamento di bilancio il 23 luglio e tornerà attiva a settembre, scavallando di un pezzo il mese di ferie canonico.
E ancora. In Calabria i lavori sono terminati il 5 agosto, qualche commissione riprenderà la settimana del 31 agosto, ma l’aula potrebbe anche slittare a quella successiva, anche se c’è da dire che già in altri momenti dell’anno è capitato che il Consiglio non fosse convocato per oltre un mese, pur senza ferie nel mezzo.
Come detto, è la norma un po’ ovunque, settimana più o settimana meno. In Sicilia l’Assemblea regionale ha brindato all’estate il 5 agosto, fissando la ripresa per l’8 settembre. Notevole, eppur beffardo, il messaggio con cui il renziano toscano Francesco Casini il 5 agosto ha salutato i suoi follower sui social, dando appuntamento a un mese più tardi: “Un rapido aggiornamento dal Consiglio prima di una breve pausa estiva”. Ma che dice breve, brevissima.
(da ilfattoquotidiano.it)
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