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DONALD TRUMP, UN BURATTINO NELLE MANI DI NETANYAHU: “LA DECISIONE DI PORRE FINE AL CONFLITTO SARÀ CONDIVISA CON IL PREMIER ISRAELIANO, ABBIAMO DISTRUTTO UN PAESE CHE VOLEVA DISTRUGGERE ISRAELE…”

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

COME FA NETANYAHU A TENERE PER LE PALLE TRUMP? AVRÀ MICA NEL CASSETTO QUALCHE “FILE” DI JEFFREY EPSTEIN (CITATO IN UN DOCUMENTO DELL’FBI COME UN AGENTE DEL MOSSAD)?

La decisione di porre fine alla guerra con l’Iran sarà “condivisa” con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Lo ha assicurato il presidente americano, Donald Trump, nel corso di un’intervista al Times of Israel.
“Ne abbiamo parlato. Prenderò una decisione al momento giusto, ma tutto sarà preso in considerazione”, ha spiegato Trump, facendo capire che – in ogni caso – se Netanyahu avrà voce in capitolo, l’ultima parola spetterà a Washington.
“L’Iran avrebbe distrutto Israele e tutto ciò che lo circondava. Abbiamo lavorato insieme. Abbiamo distrutto un Paese che voleva distruggere Israele”, ha sottolineato Trump. Rispondendo a una domanda sulle capacità dello Stato ebraico di portare
avanti da solo la guerra nel momento in cui gli Stati Uniti dovessero decidere di interrompere i loro attacchi, Trump ha detto: “Non credo sarà necessario”.
L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e il consigliere del presidente americano Donald Trump Jared Kushner saranno domani in Israele. Lo scrive Axios citando fonti ben informate a condizione di anonimato. Witkoff e Kushner incontreranno il premier israeliano Benjamin Netanyahu, aggiungono le fonti.
(da agenzie)

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I CINESI SONO I MAESTRI DEL DOPPIO GIOCO: IN MEDIORIENTE, COME IN UCRAINA, FINGONO DI MEDIARE E DI ESSERE “EQUIDISTANTI”, MA SOTTOBANCO FORAGGIANO E SOSTENGONO IRAN E RUSSIA

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

IL DRAGONE FORNISCE A TEHERAN LE COMPONENTI PER I MISSILI BALISTICI, E ORA HA INVIATO LA NAVE SPIA “LIAOWANG-1” PER “MONITORARE” LE NAVI E GLI AEREI AMERICANI

L’inviato cinese per il Medio Oriente, Zhai Jun, si è recato in visita a Riad dove, dopo aver condannato gli attacchi iraniani contro obiettivi civili, ha espresso la disponibilità di Pechino a compiere insieme ai sauditi gli “sforzi incessanti per mantenere la pace e la stabilità nella regione del Golfo”.
Zhai, che ha descritto la Cina come un “buon amico e partner dell’Arabia Saudita”, ha incontrato a Riad il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al Saud e il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) Jasem al-Budaiwi.
Nell’incontro con il principe Faisal, Zhai ha espresso “profonda preoccupazione per le attuali tensioni nella regione” e ha affermato che la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale degli stati del Golfo non dovrebbero essere violate e “qualsiasi attacco contro civili innocenti e obiettivi non militari dovrebbe essere condannato”. Zhai ha inoltre ribadito l’appello di Pechino a “fermare immediatamente le operazioni militari”.
Si chiama Liaowang-1 ed è uno dei prodotti più sofisticati della cantieristica cinese. Varata nel 2023, entrata in servizio per la Marina della Repubblica popolare nel 2025, il suo nome significa «Vedetta» e promette di essere lo sguardo più avanzato del Dragone in Medio Oriente.
Su richiesta di Teheran, è stata infatti inviata nel Golfo dell’Oman per «aiutare» con i suoi strumenti la risposta dei pasdaran all’offensiva di israeliani e americani.
Lunga 225 metri, larga 32, con le sue 30 mila tonnellate di stazza e 400 membri dell’equipaggio, dispone degli strumenti più sofisticati per monitorare le navi e gli aerei «nemici»
Dunque, che fare con la Liaowang-1 nel Golfo dell’Oman? La notte tra il 7 e l’8 maggio 1999, durante la guerra con la ex Jugoslavia di Milosevic, alcune bombe Usa colpirono «per errore» l’ambasciata cinese a Belgrado […]. Washington si scusò, ma indiscrezioni di intelligence fecero trapelare il motivo nascosto del blitz: i cinesi davano informazioni sui movimenti alleati ai serbi.Si può affondare «per errore» una nave come la Liaowang-1 ? No, a meno di non voler scatenare la Terza guerra mondiale.

(da Corriere della Sera)

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NINTENDO FA CAUSA AL GOVERNO AMERICANO, CHIEDENDO UN RIMBORSO DEI DAZI IMPOSTI DAL TYCOON TRAMITE ORDINI ESECUTIVI, RITENUTI ILLEGITTIMI DOPO UNA DECISIONE DELLA CORTE SUPREMA

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

IL COLOSSO GIAPPONESE DEI VIDEOGAME SOSTIENE DI AVER SUBITO DANNI ECONOMICI SIGNIFICATIVI A CAUSA DELLE TARIFFE “RISCOSSE ILLEGALMENTE”… ALTRE GRANDI AZIENDE, COME FEDEX, DYSON, L’OREAL E COSTCO, MA ANCHE 24 STATI AMERICANI, HANNO INTENTATO UNA CAUSA CONTRO L’AMMINISTRAZIONE TRUMP

Nintendo lancia il guanto di sfida all’amministrazione Trump. Venerdì 6 marzo il colosso giapponese dei videogame ha presentato una causa presso la Us Court of International Trade chiedendo un rimborso dei dazi pagati al governo statunitense a seguito delle tariffe aggiuntive imposte dal Tycoon ai sensi dell’Ieepa (International Emergency Economic Powers Act, ossia la legge federale che conferisce al presidente ampi poteri per regolare il commercio e le transazioni finanziarie in risposta a minacce “insolite e straordinarie” alla sicurezza nazionale).
La sentenza della Corte Suprema di venerdì 20 febbraio ha bocciato la misura. E tre giorni dopo l’autorità doganale americana ha imposto lo stop alla riscossione – sebbene, nel frattempo, l’amministrazione Trump sia corsa ai ripari e abbia fatto entrare in vigore nuovi dazi, la cui base giuridica è la Section 122 -.
Da settimane, migliaia di aziende hanno alzato la voce, chiedendo un ritorno economico. Le cifre stimate nel complesso si accavallano l’una sull’altra – c’è chi indica che sia intorno ai 170 miliardi di dollari, altri sui 130 miliardi. Un punto fermo, comunque, non manca: i dazi pagati sono stati «riscossi illegalmente», sostiene Nintendo, che pretende un «rimborso tempestivo», nonché il pagamento delle spese legali e qualsiasi «ulteriore risarcimento che possa essere giusto e appropriato».
Alla foce dell’azione legale c’è «un danno sostanziale» per la società. Nel 2025 Nintendo aveva sottolineato che i dazi doganali avevano avuto una ricaduta concreta, ossia la sospensione dei preordini della console Switch 2, prodotta in Vietnam e altri Paesi asiatici, negli Stati Uniti e in Canada.
Prima dell’abolizione dei dazi ai sensi dell’Ieepa, Nintendo stima che i dazi hanno portato a un gettito di oltre 200 miliardi di dollari nella tassazione. La sua mossa, comunque, non è isolata. Anche altre grandi realtà aziendali FedEx – così come Dyson, L’Oreal e Costco – hanno intentato una causa contro l’amministrazione Usa per le stesse ragioni.
Oltre alle aziende, tra l’altro, si muove anche la sfera pubblica. Un gruppo di 24 Stati americani, infatti, ha annunciato di aver intentato una causa contro i nuovi dazi sulle importazioni. I procuratori generali di New York, California, Oregon e altri Stati hanno evidenziato che Trump avrebbe «esercitato ancora una volta un’autorità tariffaria che non ha».
(da La Stampa)

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TRUMP SILURA LA SUA INTERPRETE PER LO SPAGNOLO, ACCUSANDOLA DI…ACCORCIARE LE SUE FRASI “LUNGHE E SCORREVOLI”

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

MA LUI LO SPAGNOLO NON LO SA (E NON LO VUOLE IMPARARE): CHE COMPETENZE HA PER VALUTARE IL LAVORO DI UNA TRADUTTRICE? – TRUMP, POI, SCIVOLA CRITICANDO LA LINGUA SPAGNOLA (“SARÀ ANCHE EFFICIENTE, MA NON COSÌ TANTO EFFICIENTE”) SCATENANDO L’IRA DEI LATINOS CHE VIVONO NEGLI STATI UNITI

Donald Trump ha ammesso di non conoscere lo spagnolo e dichiarato che non lo imparerà mai. Ma anche di essere ugualmente in grado di capire se le traduzioni degli interpreti sono buone o no. Quelle di una sua interprete non gli sono piaciute e lui l’ha licenziata. Il presidente degli Stati Uniti lo ha raccontato durante il vertice con i leader latino-americani in Florida, riuniti al resort Doral, di proprietà del presidente, per lanciare il grande cartello contro il narcotraffico.
Trump ha accusato scherzosamente il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di esuli cubani, di conoscere bene lo spagnolo e di avere per questo un “vantaggio linguistico” su di lui, ma ha anche ammesso di non avere nessuna intenzione di imparare la lingua.
“Forse quando ero a scuola, ma non oggi. Non imparerò la vostra dannata lingua, non ho tempo”, ha detto rivolgendosi ai leader, tra cui il presidente argentino Javier Milei e il salvadoregno Nayib Bukele. “Il ruolo dell’interprete è importante, ma deve essere capace”, ha aggiunto. A quel punto Trump ha rivelato di aver licenziato la sua interprete.
“Mi sono accorto che non era molto brava, mentre parlavo con una persona straniera davvero importante, proveniente da un’altra parte del mondo”. “Quando finisci per tradurre ‘ah ah ah’, dopo che hai detto una cosa bella lunga e scorrevole, e poi la traduci come ha fatto questa donna tipo in un quarto di tempo, beh, non va bene”. “La loro lingua sarà anche efficiente, ma non così tanto efficiente”, ha aggiunto scherzosamente, scatenando le risate dei presenti.
In realtà la battuta di Trump ha provocato anche reazioni indignate tra i latinos in Usa, che hanno considerato le sue affermazioni “irrispettose” e “offensive”. Non è la prima volta che questo tema crea polemiche nella politica di Trump. L’anno scorso la sua amministrazione ha eliminato alcuni servizi federali di traduzione in spagnolo per chi chiama agenzie governative dell’immigrazione, e dichiarato l’inglese “lingua ufficiale” degli Stati Uniti, Paese che in realtà non ha mai avuto una lingua ufficiale, anche se l’inglese è quello più utilizzato assieme allo spagnolo.
(da agenzie)

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LA STORIA SURREALE DELLA FAMIGLIA NEL BOSCO SPIEGA PERFETTAMENTE COSA SIA IL GOVERNO MELONI

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

TRE ANNI FA MELONI VOLEVA IL CARCERE PER CHI NON MANDA I FIGLI A SCUOLA, OGGI DIFENDE UNA MADRE CHE NON VUOLE CHE I FIGLI SIANO ISTRUITI E ABBIANO RAPPORTI CON I COETANEI… STUMENTALIZZAZIONE DELLA CRONACA PER CARPIRE IL VOTO AI FUORI DI TESTA

Facciamo tre passi indietro. È novembre del 2023. A Caivano, in provincia di Napoli, una banda di minorenni violenta due bambine di 10 e 12 anni. Il governo Meloni, sull’onda emotiva di quel fatto di cronaca sforna un decreto legge – il “Decreto Caivano” – per l’appunto, per contrastare la criminalità giovanile e l’abbandono scolastico.
In quel decreto il governo introduce un nuovo reato, quello di“inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori”. Se fino a quel momento i genitori che non mandavano i figli a scuola rischiavano al massimo una multa, ora per loro si aprono le porte del carcere.
Adesso facciamo tre passi avanti.
C’è una donna australiana residente in Italia, Catherine Birmingham che ha tre figli e che decide – mettendolo nero su bianco sul suo sito internet – che non debbano avere alcuna istruzione se non quella guidata dai soli interessi del minore e che il legame dei suoi figli coi coetanei porterebbe loro a depressione ansia stress e suicidio. Per questo, assieme al marito, l’inglese Nathan Trevallion, isola i tre bambini in una casa nel bosco senza acqua, luce e servizi igienici; rifiutando ogni controllo medico, evitando ogni contatto dei bambini con i loro coetanei, tanto che i bambini non sapevano né leggere, né scrivere e a malapena conoscevano la lingua italiana.
Cosa vi aspettereste, a questo punto, dal governo del decreto Caivano?
Rispondo io per voi: che la madre finisca in carcere. E i figli in una casa famiglia.
E invece no. Perché la vicenda, già diventata un caso mediatico, viene gestita dal tribunale dei minori, mettendo madre e figli assieme in una casa famiglia, dove ai bambini sia concessa un’istruzione e magari, qualche forma di rapporto coi loro pari età. Oltre, ovviamente, a garantire loro le minimali condizioni di igiene che non mettano a rischio la loro salute.
Poi succede che educatori e assistenti sociali si accorgano che la madre, che del rifiuto dell’istruzione ai figli ha fatto la sua ideologia, saboti apertamente questo tentativo, in ragione dell’influenza che ha sui figli. A quel punto, come accade in altri casi, viene disposto l’allontanamento della madre dai figli, e i bambini vengono trasferiti in un’altra struttura.
È un trauma per i bambini? Sì.
È un provvedimento che rappresenta l’ultima spiaggia? Sì.
Ma è tutto perfettamente coerente con il nostro ordinamento. E se non lo è, è perché la donna non viene messa in prigione, come invece vorrebbe il decreto Caivano del governo Meloni.
Ora state bene attenti.
Perché secondo voi Giorgia Meloni si definisce “senza parole” di fronte a questa scelta del tribunale dei minori? Perché annuncia che il ministro della giustizia Nordio ha disposto delle ispezioni? Perché il vicepremier e ministro dei trasporti Matteo Salvini ha annunciato che andrà a mettere le tende in Abruzzo per seguire da vicino questo caso?
Perché la madre non è stata incarcerata?
Perché i giudici non sono stati abbastanza duri coi genitori Trevallion che non osservavano l’obbligo di istruzione per i figli?
Che ci crediate o no, è l’esatto contrario.
Il governo del decreto Caivano sta compatto con la famiglia Trevaillon e con le scelte educative di Catherine Birmingham, perché separare figli e genitori “non credo faccia stare meglio questi bambini” che “vivevano nella natura”; ha detto Meloni a Fuori dal Coro, su Retequattro.
E niente, potremmo anche chiuderla qui.
Ma forse vale la pena di ricordarlo, che il 22 e 23 marzo c’è un referendum sull’autogoverno della magistratura. Che a disporre l’allontanamento della madre
dai tre figli è stato un giudice. E che questo governo è cintura nera di strumentalizzazione di casi di cronaca per il proprio tornaconto. Carcere a genitori e minori quando bisogna mostrare il pugno duro. Carezze per chi non manda i figli a scuola, quando bisogna menare duro sui giudici.
Dal governo Caivano al governo del bosco è un attimo, insomma. Ma se questa è buona politica, diteci voi cos’è la cattiva politica, allora.
(da Fanpage)

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ECCO IL MISSILE CHE HA COLPITO LA SCUOLA DI MINAH, UCCIDENDO 175 BAMBINE: “E UN TOMAHAWK, E’ DEGLI USA”

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

IL FILMATO DELL’AGENZIA MEHR NEWS CHE INDIVIDUA IL PUNTO DI IMPATTO E’ STATO GIUDICATO AUTENTICO DAGLI ESPERTI

C’è un nuovo filmato che mostra il bombardamento della scuola femminile di Minab, in Iran, il 28 febbraio, dove hanno perso la vita circa 175 persone, perlopiù bambine. Lo diffonde Mehr News, una delle principali agenzie iraniane e mostra un missile Tomahawk statunitense, colpire un sito dell’IRGC a pochi passi dalla scuola.
Il video sarebbe ritenuto autentico. E mostra proprio un missile Tomahawk, molto utilizzato dagli Usa contro Teheran dall’inizio del conflitto, come dimostrato da altri esemplari geolocalizzati da Bellingcat.
Un nuovo tassello quindi sul caso che ha tenuto banco nel dibattito internazionaletra accuse incrociate, numerosi contenuti generati dall’intelligenza artificiale e false rivendicazioni circolate sui social.
(da agenzie)

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LO STORICO SILVIO PONS: “USO DELLA FORZA, NEOIMPERI: LA DEMOCRAZIA E’ ALL’ANGOLO”

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

“GLOBALIZZAZIONE E LEGGE DELLA GIUNGLA SONO LA NOSTRA TENAGLIA”

Professor Pons, da storico le chiedo: quanto misura il salto all’indietro che stiamo compiendo nella civiltà dei rapporti tra Stati, nel rispetto del diritto interno, nell’uso della forza come ultima istanza
Mi sembra che siamo tornati all’età degli imperi.È il periodo che precede la prima guerra mondiale segnato dall’imperialismo europeo, la spartizione di Africa e Asia e la seconda rivoluzione industriale La democrazia è regredita al punto che oggi è stata messa in discussione ciò che per anni era una verità indiscutibile.
Che la democrazia portasse pace?
L’unico sistema in grado di portare prosperità, ricchezza. L’unica speranza di allargare il benessere anche delle fasce più deboli. Un equalizzatore orizzontale di parità tra diversi.
Ora il diritto internazionale è divelto dal trumpismo
Da un lato la legge del più forte, dall’altro gli effetti della globalizzazione hanno costruito questa tenaglia dentro cui siamo finiti.
Lei presiede l’Istituto Gramsci. La sinistra però prende colpi da chiunque
erché è stretta, quasi immobilizzata, dentro questo nuovo sistema di relazione. Il nazionalismo che avanza ovunque e brucia ogni concetto di solidarietà
La destra avanza al punto che si sviluppano fenomeni, penso al partito di Vannacci, di proliferazione all’estrema destra di movimenti e gruppi politici. Come se lì risiede un consenso inesauribile, sempre pii dice che la sinistra perde perché internet ha svuotato le piazze, creato tante solitudini e tolto al partito che fu di Berlinguer l’organizzazione politica e culturale delle masse ora sparite.
Internet lo vedo come uno strumento. Sviluppa un sistema fenomenale: rende tutte le questioni molto più semplici perché radicalizza e banalizza.
Accresce i tifosi, li spinge da una parte o dall’altra.
Li spinge dove c’è meno complicazione.
Ha visto come la sinistra italiana ha esultato per il modo con cui Pedro Sanchez, il premier spagnolo e leader socialista, ha replicato a Trump? La sinistra è affamata di signor No.
Mi sembra anche naturale.
Però in Italia il Pci di Enrico Berlinguer era il partito della diversità e un modello per il resto d’Europa.
Era un modello e la diversità uno stile di vita non una pratica propagandistica.
Con gli occhi e le parole di oggi definiremmo populista l’idea che il bene sia di qua, il male di là.
Resto dell’idea che il Partito comunista italiano era davvero diverso da tutti gli altri, in antitesi con il socialismo reale dei paesi dell’Est, e anche naturalmente distante dal capitalismo americano dal profilo imperialista. Era infatti un modello di studio di tanti osservatori, di qua e di là dell’Atlantico.
Chissà cosa sarebbe accaduto se Berlinguer e Craxi non si fossero fatti la guerra.
Resta la domanda: quale forza la sinistra ha perduto in quella lotta intestina?
Il fisico Carlo Rovelli dice che alla fine dei conti l’autocrazia, tipo quella cinese, vince la gara rispetto alle invecchiate democrazie occidentali.
Lui dice questo
Rovelli ricorda che il regime di Pechino ha tolto dalla fame un miliardo di persone e dato un futuro di benessere a un Paese poverissimo.
La democrazia ha le gambe più robuste e la storia lo dimostra. Naturalmente dobbiamo prendere atto che mai come in questo momento nelle società occidentali esiste una crisi di sistema. Trump ne è l’espressione.
Trump è l’infezione?
Abbiamo accettato l’idea che i mercati sono più importanti della democrazia. Che è legittimo l’obiettivo del dominio e dunque praticabile l’uso della forza.
Il dominio come prospettiva lecita, e la forza come mezzo utile per rappresentare la supremazia.
Ricorda la massima di Carl von Clausewitz? “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.
Eccolo, è Trump!
Direi proprio di sì.
(da Il Fatto Quotidiano)

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MELONI COME PONZIO PILATO: “NON CONDIVIDO E NON CONDANNO”

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

“SALTATE LE REGOLE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, MA NON PRENDO POSIZIONE”: IL PATRIOTTISMO DEI VILI

Giorgia Meloni utilizza questa formula: «Non condivido né condanno» la decisione di Usa e Israele di attaccare l’Iran. La presidente del Consiglio parla a Rete 4, dice che ci troviamo in un quadro «nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale» ma che «non penso che siano saltate con questo episodio ma già con l’attacco della Russia all’Ucraina». Una posizione pilatesca ribadita così: «Non ho elementi necessari per prendere una posizione categorica, ma al netto del premier spagnolo nessuno in Europa ha condannato l’iniziativa e nessuno sta prendendo parte al conflitto»
L’Italia però «non è parte del conflitto e non intende esserlo, ci stiamo limitando a rafforzare la nostra presenza nei paesi del Golfo che sono stati attaccati dall’Iran ma solo a scopo difensivo». Sul fronte della sicurezza interna invece Meloni rassicura che non ci sono particolari allarmi in questo momento, «ma a scopo di prevenzione siamo mobilitatissimi». L’impegno del nostro Paese adesso è quello di «far valere la diplomazia e riaprire i negoziati internazionali».
Dichiarazione che arrivano dopo quelle di Donald Trump al Corriere della Sera: il presidente americano aveva detto che «l’Italia cerca sempre di aiutare» rispetto all’intervento e all’aiuto possibile nella guerra contro l’Iran scatenata per l’appunto da Stati Uniti e Israele. E se per lui il riferimento al ruolo italiano era una frase a costo zero, nella politica interna del nostro Paese invece non sono mancate le ripercussioni.
Qual è l’aiuto che si sta offrendo agli Usa? La presidente del Consiglio risponde, in sostanza, “nessuno”
Le opposizioni vogliono saperne di più. Vanno al contrattacco. Dal M5S il vicepresidente Stefano Patuanelli commenta come «davanti alla più grave crisi internazionale degli ultimi decenni, davanti a uno scenario che lo stesso ministro
della Difesa ha definito “sull’orlo dell’abisso”, il governo italiano semplicemente alza le spalle. Non so. Boh. Non ho gli elementi. Potrei essere a favore e potrei essere contro. È semplicemente incredibile». A Pd, Avs e +Europa che avevano chiesto chiarimenti sulle parole di Trump il ministro degli Esteri Antonio Tajani replica che non c’era nulla da chiarire. Il leader di Forza Italia sminuisce le critiche dell’opposizione spiegando che quella del tycoon Usa era «una dichiarazione più politica». Ancora, assicura l’assoluta trasparenza dell’esecutivo sulla crisi. E liquida: «Tutto quello che si sta facendo, si è fatto e si farà è stato detto in Parlamento, quindi non c’è null’altro da aggiungere». Gli dà ragione, con tono sarcastico, Angelo Bonelli di Avs perché, dice, «c’è poco da chiarire. Trump e Meloni non sono soltanto amici, sono complici di una stessa linea politica».
(da agenzie)

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VENEZIA, SALTA LA CANDIDATURA ALLE COMUNALI PER FDI DEL PORTAVOCE DELLA COMUNITA’ BENGALESE: IL VERGOGNOSO DIETROFRONT DEL PARTITO DELLA MELONI

Marzo 9th, 2026 Riccardo Fucile

BASTANO LE PROTESTE DI FORZA NUOVA E LEGA PER FAR CAMBIARE IDEA AI VERTICI LOCALI DI FDI… LA FOGNA RAZZISTA VUOLE VIETARE ANCHE LA LIBERTA’ DI CULTO

Il progetto della moschea di Mestre spacca la coalizione di centrodestra, agita la Lega, imbarazza Fratelli D’Italia e fa cancellare la candidatura a consigliere comunale del portavoce della comunità bengalese Prince Howlader, padre del piano per la costruzione del luogo di culto.
È successo tutto nelle ultime ore. Howlader, entrato nel coordinamento di FdI accanto al senatore Raffaele Speranzon l’anno scorso, è un serbatoio potenziale di voti per la coalizione alle amministrative di Venezia, capace di muovere tremila preferenze alle urne.
La comunità bengalese della terraferma veneziana, infatti, in una decina d’anni è cresciuta esponenzialmente, oltre ad essersi rafforzata e strutturata acquistando alberghi, case, negozi, money transfer e agenzie, muovendo milioni di euro di rimesse in madrepatria.
Da tempo chiede un luogo di preghiera adeguato, individuato da Howlader nell’ex segheria Rosso di via Giustizia, un’area abbandonata da vent’anni e fortemente degradata
Lo scontro con Forza Nuova
Negli ultimi giorni, dopo due anni di trattative dietro le quinte con il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e dopo che il portavoce dei bengalesi è riuscito per primo a strappare una proposta d’acquisto alla proprietà, con l’obiettivo di riqualificarla a proprie spese e togliere lo spazio a delinquenza, occupazioni abusive e spaccio, è esploso un terremoto.
Poche sere fa, Howlader si è trovato a difendere FdI dal durissimo attacco di Forza Nuova, in presidio in via Giustizia. I militanti di destra, frenati da dieci pattuglie della digos, dai carabinieri e dalla polizia locale, con tanto di fumogeni hanno accusato i meloniani di «infiltrare l’estremismo islamico e cancellare la civiltà
occidentale attraverso il loro esponente bengalese». Poi lo hanno minacciato e schernito: «Italiano, dal diverso colore della pelle»
«Tornate a studiare la Costituzione», la risposta di Howlader, cittadino e imprenditore di seconda generazione, che italiano lo è davvero. Scosso, ma circondato da familiari e amici, professionisti e commercianti pronti a sostenere la moschea come progetto per le giovani generazioni con donazioni da migliaia di euro, ha risposto a tutte le provocazioni: «Non ho paura. FdI non tradisce – tira dritto – Se si fanno le cose, si va avanti rispettando la legge».
Ma dopo le polemiche, gli imbarazzi e le accuse, è stato escluso dalla lista di FdI, benché fosse uno dei nomi di punta del partito. E accetta questa decisione con una punta di amarezza: «La priorità per me è la comunità e quello che mi chiede, cioè un luogo in cui pregare. Andrò avanti per questo».
La fallita candidatura non dipende da Speranzon, ha spiegato lui, poiché oggi è coordinatore regionale, mentre la partita è comunale. E a sparigliare le carte ha certamente avuto il suo peso la visita a Mestre dell’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, il 25 febbraio: «Con noi al governo, la moschea non vedrà mai la luce». Le escavatrici non hanno avuto il tempo di toccare terra dentro l’ex segheria, quel giorno, mentre Cisint (circondata da assessori e consiglieri comunali della Lega) ha puntato il dito contro il cartello della moschea e la scritta «Ramadan». La «foglia di fico» della mancata intesa tra Stato italiano e Islam non ha frenato la nascita di luoghi di preghiera dei musulmani in molte città italiane. Ma subito la reazione di FdI locale è stata quella di schierarsi con Cisint. «Il suo discorso è coerente – aveva commentato il coordinatore comunale veneziano Fabio Raschillà – Serve chiarezza sui fondi, e temi come i diritti delle donne vanno affrontati».
Intanto però i giochi erano fatti e i sacrifici, per tenere salda la coalizione, già decisi. Nessun commento dal candidato del centrodestra alla successione di Brugnaro, Simone Venturini, che ha seguito dietro le quinte tutta la vicenda della moschea. Sugli 8 mila metri quadri, comprati intanto con un preliminare d’acquisto e il versamento di 150 mila euro, c’è il progetto dell’architetto Alberto Miggiani. Vale sicuramente oltre 30 milioni di euro, capace di ospitare 1.500 fedeli, e la struttura potrebbe assomigliare alla moschea di Lubiana, in legno, con mille parcheggi.
(da Corriere della Sera)

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