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REGENI, UNA GIUSTIZIA A META’. LA CORTE D’ASSISE DI ROMA HA CONDANNATO A 10 ANNI I TRE 007 EGIZIANI PER IL SEQUESTRO E LE TORTURE NEI CONFRONTI DI GIULIO REGENI. I GIUDICI HANNO FATTO CADERE L’ACCUSA DI OMICIDIO (LE TORTURE SI’ E L’OMICIDIO, NO?)

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

CHE FARA’ ORA GIORGIA MELONI? CHIEDERA’ AD AL-SISI L’ESECUZIONE DELLA PENA? NEGLI ULTIMI UNDICI ANNI L’EGITTO SI E’ RIFIUTATO DI COLLABORARE E CONSEGNARE GLI IMPUTATI – PALAZZO CHIGI E’ PARTE CIVILE IN QUESTO PROCESSO: L’AVVOCATURA DELLO STATO HA CHIESTO DUE MILIONI DI EURO DI RISARCIMENTO, DANNI DI CUI PUO’ ESSERE CHIAMATO A RISPONDERE LO STATO EGIZIANO

Dopo 3.890 giorni dal sequestro e dal delitto del ricercatore italiano, la Prima Corte d’Assise di Roma ha pronunciato il verdetto nei confronti dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani: tre condannati e un assolto. Una pronuncia storica che supera i depistaggi e il muro di silenzio delle autorità del Cairo.
La Prima Corte d’Assise di Roma ha emesso la sentenza di primo grado nel processo per il sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni, il ventisettenne ricercatore friulano del dottorato dell’Università di Cambridge il cui assassinio ha sconvolto l’opinione pubblica internazionale. A oltre dieci anni dai fatti, i giudici di Piazzale Clodio sono giunti a una prima storica verità giudiziaria: i giudici hanno condannato a dieci anni tre 007 egiziani. Uno degli imputati è stato assolto.
I tre uomini sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni avvenuto al Cairo il 25 gennaio del 2016. I giudici hanno invece fatto cadere l’accusa di omicidio riconoscendo per i condannati l’accusa di sequestro di persona. Al termine di un’articolata camera di consiglio, durata 8 ore, sono stati dunque condannati Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – ritenuto l’uomo che ha materialmente ucciso Regeni – per cui era stato chiesto l’ergastolo, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi, e ha assolto il quarto 007 imputato, Tareq Sabyr.
Una pronuncia che pone un punto fermo sulla drammatica vicenda del giovane studioso italiano, la cui attività di ricerca sui sindacati indipendenti egiziani venne stroncata dalla repressione di Stato, abbattendo un muro di omertà, depistaggi e silenzi eretto per un decennio dagli apparati di sicurezza del Cairo.
“Credo si possa dire, da ciò che il dispositivo consente di individuare, che la parte sostanziale, principale, dell’impianto accusatorio abbia retto”, ha commentato il procuratore di Roma Francesco Lo Voi. “Dovremo attendere, come di consueto, la lettura delle motivazioni per riuscire ad avere il quadro completo del ragionamento della Corte d’Assise”, ha aggiunto. Il procuratore ha sottolineato che il risultato è stato raggiunto “nonostante quella che possiamo tranquillamente definire una cooperazione non particolarmente proficua da parte delle autorità egiziane. Il lavoro svolto – ha aggiunto, ringraziando il collega Sergio Colaiocco – è stato decisamente positivo e fruttuoso”.
I genitori di Giulio Regeni dopo la lettura della sentenza: “Siamo soddisfatti”
Ai giornalisti, uscendo da un’aula gremita, i genitori di Giulio Reggeni hanno commentato la sentenza con poche parole: “Siamo soddisfatti”. Per loro ha parlato l’avvocata Ballerini: “Oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Al di là delle singole condanne, è evidente che l’impianto probatorio sostenuto dalla Procura ha superato il vaglio della Corte. Dovremo evidentemente leggere le motivazioni”, ha aggiunto la legale. Ballerini ha poi richiamato le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella secondo cui “verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi”, sottolineando che “oggi hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano”. “È questo presidio quello che noi abbiamo sempre chiesto e invocato”.
L’abbraccio della piazza e la risposta della società civile
Prima ancora che nell’aula di tribunale, la giornata si è aperta nel segno di un’emozione collettiva che ha trasformato Piazzale Clodio nel cuore pulsante di un’intera comunità. Fin dalle prime ore del mattino centinaia di cittadini, studenti, attivisti e rappresentanti delle istituzioni hanno infatti riempito la piazza, colorandola con gli striscioni e le magliette gialle che per oltre un decennio hanno accompagnato ogni tappa di questa battaglia. Un abbraccio caldo e composto ha accolto i genitori Paola Deffendi e Claudio, la sorella Irene e l’avvocata Alessandra Ballerini al loro arrivo al palazzetto di giustizia. La presenza del “popolo giallo” e la partecipazione di esponenti politici, tra cui la segretaria del PD Elly Schlein, hanno testimoniato come la ricerca di giustizia per Giulio non sia mai stata una questione privata, ma una rivendicazione di dignità e diritti che ha unito il Paese.
Le richieste dell’accusa e le responsabilità dei quattro 007
Il verdetto giunge a coronamento di un impianto dibattimentale imponente, ricostruito dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco. Un lavoro d’indagine basato su riscontri tecnici, prove documentali e testimonianze incrociate, portato avanti nonostante il sistematico sbarramento opposto dal Cairo: delle 64 richieste rogatorie formulate dalla magistratura italiana, soltanto 25 hanno infatti trovato risposta, mentre ben 39 sono rimaste del tutto prive di riscontro. Tra le richieste ignorate, almeno 13 sarebbero state decisive per identificare ulteriori appartenenti alla National Security, il servizio di sicurezza interno del Cairo, coinvolti a vario titolo nella vicenda.
Al centro del processo sono finiti tuttavia quattro ufficiali di primo piano della National Security. Per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, l’accusa ha sollecitato la condanna all’ergastolo per sequestro di persona pluriaggravato, lesioni e omicidio aggravato. Per il generale Tariq Sabir e per i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, le richieste si sono attestate a 17 anni e 6 mesi di reclusione per il sequestro di persona. Nelle sue battute finali, la Procura ha rimarcato come in quest’aula non si sia giudicato un delitto comune, bensì l’esercizio freddo, organizzato e deliberato della violenza di Stato su un ragazzo di ventisette anni, inghiottito in una zona d’ombra priva di garanzie solo perché scambiato, per via delle sue ricerche sui sindacati indipendenti, per una spia.

(da agenzie)

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PURE GLI SVIZZERI SI SONO ROTTI LE PALLE DELLA NEUTRALITÀ. SONORA SCONFITTA ALLE ELEZIONI PER CHRISTOPH BLOCHER, MULTIMILIARDARIO ED EX-MINISTRO SVIZZERO DI GIUSTIZIA E POLIZIA, CHE CON L’UNIONE DEMOCRATICA DI CENTRO VOLEVA RENDERE PIÙ RIGIDO IL PRINCIPIO DI NEUTRALITÀ ELVETICO: IL 70,1% DI CHI SI È RECATO ALLE URNE HA RESPINTO L’INIZIATIVA DELL’UDC CHE MIRAVA AD IMPEDIRE ALLEANZE DIFENSIVE CON ALTRI STATI E L’ADESIONE A SANZIONI INTERNAZIONALI

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

MA DIETRO QUESTA SCELTA C’È DI PIÙ: BLOCHER È UN FILO-PUTIN E GLI ELVETICI HANNO DIMOSTRATO DI NON ESSERE DALLA STESSA PARTE DI MAD-VLAD

L’antesignano del sovranismo europeo sin dai primi anni ‘90, il multimiliardario ed ex-Ministro svizzero di Giustizia e Polizia, Christoph Blocher, ieri è stato seriamente sconfitto con il suo partito, l’Udc (Unione Democratica di Centro), nel tentativo di rendere più rigido il principio di neutralità elvetico.
Il 70,1% di chi si è recato alle urne ha, infatti, respinto l’iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità”, con cui l’Udc mirava ad impedire, in particolare, delle alleanze difensive con altri Stati e l’adesione a sanzioni internazionali. Tutto il contrario di come si sta comportando, attualmente, il Governo di Berna, impegnato in partnership militari con Paesi Nato e, quasi da subito, quindi dal 2022, tra quelli che hanno adottato sanzioni contro la Russia, dopo l’aggressione dell’Ucraina.
Per Blocher e il suo partito la Svizzera dovrebbe limitarsi, in presenza di conflitti, a fare da mediatrice. «L’iniziativa sulla neutralità- spiega a Repubblica il politologo dell’Università di Ginevra, Pascal Sciarini -è stata interpretata dalla gente come un tentativo di ritorno al passato, quando i governi svizzeri avevano le mani legate […] ». Resta il fatto che l’85 enne Blocher, in questa sua forse ultima battaglia, aveva investito la bellezza di 5 milioni di franchi.
«C’è, però, un altro aspetto che ha pesato nel risultato e che segna una differenza con quei paesi europei in cui si stanno affermando le destre. Quella blocheriana è sì filo-Putin, ma su questo aspetto il grosso dell’opinione pubblica, che pure ha votato altre iniziative proposte dall’Udc, non la segue.

(da agenzie)

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I DESTRORSI AMICI DEL PUTINIANO ALEKSANDR DUGIN SOSTENGONO ROBERTO VANNACCI: RAINALDO GRAZIANI E’ IL GESTORE DEL RISTORANTE “CORTE DEI BRUT”, IN PROVINCIA DI VARESE, DOVE IL FILOSOFO RUSSO E’ STATO OSPITATO NEL 2018, NEL 2021, 2022 E 2023 (NEL PRIMO INCONTRO C’ERA ANCHE GIANLUCA SAVOINI, ALL’EPOCA CONSIGLIERE DI SALVINI)

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

GRAZIANI ANNUNCIA IL SUO SOSTEGNO AD ALCUNI CANDIDATI DI FUTURO NAZIONALE – IL SUO RAPPORTO CON FABIO FILOMENI CHE, NEL 2023, FONDO’ IL COMITATO “MONDO AL CONTRARIO” INSIEME A VANNACCI, MA CHE SI SEPARO’ DALL’EX GENERALE NEL 2025

Il 20 agosto scorso, in occasione del quarto anniversario della morte della figlia Darya Dugina, Aleksandr Dugin ha pubblicato su Substack un testo per ringraziare “gli amici italiani, amici della Russia, amici della mia famiglia” che avevano organizzato in suo onore un festival a Gavirate.
E’ la conferma, dalla fonte più diretta possibile, che un rapporto nato quasi dieci anni fa in una cascina del Varesotto è ancora vivo, attivo, e produce contenuti che tornano puntualmente sui canali internazionali del filosofo russo.
Per capire perché quel rapporto conti oggi, in un settembre in cui si discute di Vannacci, di Futuro nazionale e di un’indagine della procura militare, bisogna tornare indietro di quasi cinquant’anni. Una cascina, un cognome, una storia che non si è mai interrotta La Corte dei Brut, a Gropello di Gavirate, non è un ristorante come gli altri. La gestisce da anni Rainaldo Graziani insieme alla moglie, Ines Pedretti, attraverso la cooperativa sociale Arnia.
Rainaldo è figlio di Clemente Graziani, che negli anni Sessanta fondò con Pino Rauti Ordine Nuovo.
Nel 2017 Rainaldo ha riportato in vita quell’eredità attraverso l’associazione REuropa, titolare dei domini centrostudiordinenuovo.org e ordinenuovo.org, di proprietà della cooperativa di famiglia. […]
Che c’entra Dugin? Alla fine di giugno 2018, pochi giorni dopo l’annuncio a Roma della riapertura del Centro studi Ordine Nuovo da parte di Graziani alla presenza, secondo la ricostruzione di Repubblica, di Darya Dugina, il filosofo russo viene ospitato alla Corte dei Brut. A tavola, un centinaio di persone, tra cui Maurizio Murelli, storico animatore della rivista Orion e condannato per aver fornito l’arma che nel 1973 uccise l’agente Antonio Marino.
Tra loro anche Gianluca Savoini, all’epoca consigliere di Matteo Salvini per i rapporti con Mosca e presidente dell’associazione Lombardia-Russia: lo stesso Savoini che l’anno dopo sarebbe finito al centro dello scandalo Metropol. Il momento simbolico di quella giornata: a Dugin viene regalata una Julleuchter, la lampada di Yule usata nella ritualità delle SS. Da lì il rapporto non si interrompe più. Dugin torna alla Corte nel 2021, per un incontro sulla “dottrina degli elementi nella tradizione occidentale”; nel 2022, per il festival Arte in Corte; nel 2023, per il primo memoriale dedicato a Darya. Quest’anno, il quarto, per il simposio “Daria-Aletheia”, e Dugin che rilancia già l’appuntamento successivo del 24 settembre, dedicato ad Aletheia e Ildegarda, con la partecipazione, tra i materiali ripubblicati, di un intervento di Diego Fusaro.
Vale la pena ricordarlo, perché mette la cosa in prospettiva: nel 2018, secondo la ricostruzione di Domani, fu proprio alla cooperativa di Graziani e Pedretti che Giorgia Meloni, allora solo leader di Fratelli d’Italia, si rivolse per recapitare a Dugin l’invito ad Atreju. Il ponte tra quell’ambiente e la politica istituzionale italiana non è mai stato soltanto ipotetico.
Qui si arriva al punto che interessa di più: dove sono, oggi, i protagonisti di quella storia? In un intervento pubblico di quest’anno, Rainaldo Graziani ha escluso una propria candidatura o l’assunzione di cariche elettive, annunciando invece il sostegno, da indipendente, ad alcuni esponenti dell’area sovranista. In particolare, ai candidati di Futuro nazionale che considera “più sociali” e “meno liberali”.
Nella stessa occasione, inoltre, cita tra i propri riferimenti Alain de Benoist, Dugin, Costanzo Preve, Diego Fusaro e Jean Thiriart e spende parole di stima esplicite per Fabio Filomeni, che vorrebbe alla guida di un blocco, sue parole, “illiberale, populista e socialista”.
Filomeni non è un nome qualunque in questa storia. E’ stato, insieme a Roberto Vannacci, tra i fondatori del comitato “Il mondo al contrario” nel 2023, il suo braccio destro, prima che i due si separassero nel marzo 2025 per quello che Filomeni ha definito un eccessivo allineamento del generale alla Lega e a posizioni “neoatlantiste”.
Da quella rottura è nata Europa Sovrana e Indipendente (ESI), che Filomeni presiede tuttora e il cui programma fatto di uscita dalla Nato, ingresso della Russia in un’Europa “superpotenza”, fine della subalternità a Washington, sembra la fotocopia di quello vannacciano da cui ha preso le distanze.
Ecco allora la linea che le fonti permettono di tracciare, senza forzarla: Graziani non entra in Futuro nazionale, ma guarda ai suoi candidati più “sociali”. Sostiene apertamente Filomeni.
Filomeni viene dal primo nucleo fondativo del progetto Vannacci e oggi guida una formazione sovranista autonoma. E lo stesso Graziani resta, in parallelo, uno dei punti di riferimento italiani della rete culturale di Dugin. Non c’è un organigramma che tenga insieme questi nomi.
C’è però qualcosa di meno formale e, proprio per questo, più difficile da delimitare: una rete di persone, relazioni e ambienti che continuano a incrociarsi negli stessi luoghi. Ortona, 25-27 settembre: il cerchio si chiude E infatti si incrociano di nuovo, proprio in questi giorni. Dal 25 al 27 settembre, nella sala pubblica Eden di Ortona, concessa dal Comune guidato dal sindaco di Fratelli d’Italia Angelo Di Nardo, il centro studi “La Cittadella” ha organizzato tre giornate, dal titolo “Da Fiume al dissenso”.
Nel programma compaiono un incontro sulla “attualizzazione del pensiero di Jean Thiriart e Aleksandr Dugin” e una sessione dal titolo ancora più esplicito “Russia nemica? No. Il vero nemico va cercato in casa”. Tra gli ospiti annunciati, secondo il Centro: Rainaldo Graziani, Fabio Filomeni, l’avvocato Luca Tadolini.
L’iniziativa ha provocato la protesta dell’Anpi e di sette partiti di centrosinistra, che ne hanno chiesto lo stop. Difficile immaginare un’istantanea più nitida: lo stesso settembre in cui Dugin rilancia gli atti del memoriale di Gavirate, Graziani e Filomeni salgono sullo stesso palco a discutere di Thiriart, il belga aderente agli “Amici del grande Reich tedesco”, e del “cervello di Putin”. […]
Alla Camera, i suoi deputati, arrivati in gran parte da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, non hanno nemmeno un gruppo autonomo: siedono nel gruppo misto, dentro una componente creata a maggio 2026 grazie a uno stratagemma regolamentare. Ma dentro quel contenitore in formazione sono confluiti pezzi non banali della destra radicale italiana: il 31 marzo 2026 il movimento Indipendenza! guidato dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, è confluito integralmente in Futuro nazionale.
E Vannacci stesso, va ricordato, nel 2023 aveva ricevuto, e rifiutato, una proposta di candidatura da Forza Nuova. Questo non fa di Futuro nazionale un’emanazione della Corte dei Brut, né trasforma Vannacci in un interlocutore diretto di Dugin: non ci sono fonti che lo dimostrino, ed è bene dirlo con la stessa chiarezza con cui si documenta il resto.
Ma descrive un partito che, nel suo processo di aggregazione ancora aperto, sta assorbendo anche persone e organizzazioni provenienti dalla destra più radicale, proprio mentre uno dei suoi fondatori della prima ora, Fabio Filomeni, intrattiene un rapporto di stima reciproca con uno degli ultimi custodi italiani della rete duginiana.
Una rete che cambia sigla, non protagonisti La fotografia del 2018, Dugin, Graziani, Savoini e la lampada delle SS attorno allo stesso tavolo, raccontava mondi che allora sembravano ancora distinti: il duginismo esoterico, il neofascismo storico, la Lega russofila di Salvini. Sette anni dopo quei mondi non sono diventati la stessa cosa, ma continuano a incrociarsi, sotto sigle diverse. La Corte dei Brut resta il luogo fisico dell’incontro con Mosca e Graziani ne è ancora il custode.

(da “il Foglio”)

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TRA IL 2014 E IL 2025 LO STATO ITALIANO HA SPESO 720 MILIONI DI EURO PER LE FUSIONI DEI COMUNI. LE AGGREGAZIONI TRA AMMINISTRAZIONI DIVERSE SONO STATE POCO PIU’ DI UN CENTINAIO IN QUESTO LASSO DI TEMPO

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

ATTUALMENTE LE NUOVE FUSIONI SONO RIDOTTE AL MINIMO, EPPURE IL VIMINALE ALLUNGA CONTINUI AIUTI AGLI ENTI CHE SI SONO GIA’ UNITI

Settecentoventi milioni di euro dopo, l’Italia dei campanili è ancora quasi tutta al suo posto. Le fusioni tra Comuni dovevano tagliare le duplicazioni, rafforzare gli uffici e garantire servizi migliori ai territori che perdevano abitanti. Dodici anni dopo, le aggregazioni si sono quasi fermate. Gli assegni dello Stato, invece, continuano a partire.
Il conto ricostruito sui prospetti del ministero dell’Interno comincia nel 2014, quando la legge Delrio rilanciò le fusioni, e arriva al 2025. La somma dei riparti annuali raggiunge almeno 720.061.266,05 euro. È denaro assegnato ai Comuni nati da una fusione, non il costo complessivo sostenuto dal Paese: mancano incentivi regionali e conguagli ancora da consolidare.
Nei soli 2024 e 2025 il Viminale ha distribuito circa 172 milioni a 106 enti. Nello stesso tempo, però, il processo che quei contributi dovevano accompagnare ha perso quasi tutta la spinta. […]
Il paradosso è qui: le nuove fusioni sono ridotte al minimo, mentre lo Stato prolunga gli aiuti agli enti che si sono già uniti. Nel 2026 è stato esteso il periodo aggiuntivo di erogazione per le aggregazioni realizzate dal 2014.
Le fusioni rallentano; la loro coda finanziaria si allunga. E i 720 milioni sono solo il primo livello del conto. Non esiste un riepilogo nazionale degli aiuti regionali, ma è sufficiente l’Emilia-Romagna per capire: la Regione registra 24.450.295 euro tra il 2014 e il 2023, di cui 20.070.295 ordinari e 4.380.000 straordinari.
Nell’aprile 2025 il Viminale ha pubblicato i riparti definitivi del 2023 e del 2024. Al conto va aggiunta soltanto la differenza rispetto al primo riparto. Ma il vero vuoto non riguarda la contabilità.
Riguarda i risultati. I decreti mostrano quanto riceve ogni ente, non che cosa quel denaro abbia cambiato. Il contributo può finanziare una scuola, un autobus, assunzioni, investimenti o la gestione quotidiana. Non esiste un bilancio nazionale che colleghi quei milioni ai servizi ottenuti e ai risparmi promessi.
Non si può sostenere che tutti quei soldi siano stati sprecati. Ma non si può neppure affermare che abbiano reso più efficienti i Comuni. Uno studio del ministero ha rilevato minori costi amministrativi e più risorse per i servizi nel campione esaminato, ma anche una forte crescita dei trasferimenti pubblici.
La maggiore capacità di spesa dipendeva dunque in parte dagli incentivi. Una ricerca pubblicata su Regional Studies, dedicata alle fusioni realizzate tra il 2016 e il 2020, ha trovato più spesa corrente, soprattutto per istruzione, trasporti e turismo, non una riduzione generale delle tasse o del costo dei servizi. […]
Al primo gennaio 2012 l’Italia contava 8.092 Comuni; al 21 febbraio 2026, certifica l’Istat, sono 7.894: appena 198 in meno, il 2,4 per cento. Una trasformazione modesta rispetto alla crisi demografica e amministrativa da affrontare. Facendo i conti della serva, dividendo i 720.061.266 euro per le 106 fusioni finanziate, la media è di circa 6,79 milioni per operazione. […]
Dopo oltre 720 milioni, la risposta non c’è. Le fusioni sono quasi ferme, gli incentivi continuano e il conto reale è più alto. Manca la prova che il denaro abbia mantenuto la promessa: Comuni più forti, servizi migliori e meno costi.
Intanto lo Stato ha allungato ancora la durata degli incentivi. Il contributo, inizialmente previsto per dieci anni, può essere versato per altre sette annualità: una fusione può quindi essere sostenuta fino a diciassette anni. Per quelle nate nel 2014, gli assegni potranno continuare fino al 2030.

(da la Stampa”)

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MACRON HA CAMBIATO ALL’ULTIMO LA SUA AGENDA E HA DECISO DI ASSISTERE ALLA MESSA DI PAPA LEONE XIV NELLA CATTEDRALE DI METZ, A CONCLUSIONE DEL VIAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA. UNA DECISIONE CHE HA FORTE PESO, IN UN PAESE FORTEMENTE LAICO E CON UNA MASSICCIA PRESENZA DI MUSULMANI. MA SOPRATTUTTO UNA MOSSA POLITICA

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

L’INQUILINO DELL’ELISEO RICONOSCE DI FATTO IL RUOLO DI ANTI-TRUMP E ANTI-PUTIN AL PONTEFICE AMERICANO CHE, DA QUANDO È SALITO AL SOGLIO PONTIFICIO, NON HA RISPARMIATO CRITICHE NETTE AGLI AUTOCRATI DI MEZZO MONDO CHE VOGLIONO DISGREGARE L’UE – L’APPELLO DI PREVOST ALL’EUROPA: “RITROVI IL CORAGGIO DEI SUOI FONDATORI”

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, “parteciperà alla cerimonia di partenza dal territorio francese di sua Santità papa Leone XIV. Ciò facendo, il presidente ha riorganizzato la sua agenda per assistere anche alla messa che precede, alla Cattedrale Saint Etienne di Metz”: così l’Eliseo ufficializza stamattina la notizia che Macron, dopo aver annunciato nei giorni scorsi che non avrebbe partecipato a nessuna delle messe di Leone XIV durante la visita in Francia, ha deciso di essere presente all’ultima, prima della partenza per tornare a Roma.
“L’evento ‘Alle radici dell’Europa per la Pace e l’Unità’ – fanno sapere dall’entourage del presidente Macron questa mattina in merito al programma della visita di papa Leone XIV a Metz – è stato voluto dal Vaticano per mettere in evidenza una dimensione europea e transfrontaliera, in questa regione della Lorena all’incrocio dell’Europa con diversi paesi che hanno condiviso la dolorosa esperienza della guerra”.
L’evento – continua l’entourage di Macron – “sarà anche occasione per rendere omaggio alla figura di Robert Schuman, la cui casa diventata museo dedicato alla costruzione europea si trova a Scy-Chazelles, vicino a Metz”.
“Al termine del pranzo con i capi di stato e di governo in prefettura – si apprende ancora da fonti dell’Eliseo – il presidente della Repubblica e Madame Brigitte Macron si recheranno alla messa nella cattedrale di Metz, e poi accompagneranno Sua Santità papa Leone XIV all’aeroporto per la conclusione del suo viaggio apostolico in Francia”.
L’Eliseo fornisce anche una lista dei capi di stato e di governo e delle personalità presenti alla conferenza “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”: il Principe Alberto II di Monaco con la principessa Charlène, il Granduca Guillaume del Lussemburgo con la duchessa Stéphanie, il primo ministro lussemburghese Luc Frieden, il vescovo di Urgell, principe di Andorra, Joseph-Lluis Serrano Pentinat, la ministra e presidente della regione tedesca della Sarre, Anke Rehlinger, l’ex primo ministro del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi con il membro della Comunità stessa, Mario Giro.
Emmanuel Macron ha salutato la visita “ricca di simbolismo” di Leone XIV a Metz, in “questa terra di Lorena, autenticamente europea, segnata dalla storia, contesa, conquistata e riconquistata, dove si è forgiata la riconciliazione franco-tedesca”.
Il leader dell’Eliseo è intervenuto al Centro Congressi Robert Schuman che ha raggiunto con la moglie, Brigitte, per dare il benvenuto ai vari capi di Stato e di governo europei che hanno viaggiato per partecipare alla conferenza “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”.
In agenda gli interventi di Jean-Marc Aveline, Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, del Presidente Macron e infine del Papa Leone XIV. Il presidente francese ha descritto nel suo intervento la città e la regione come “la pietra angolare dell’integrazione europea”.
Precedentemente, Macron aveva salutato l’arrivo del Pontefice a Metz con un messaggio su X, dove accanto al “Benvenuto a Metz, Santissimo Padre”, aveva postato l’immagine di uno dei due Rafale che hanno volato al fianco dell’aereo del Pontefice nel tragitto da Lourdes all’aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine.
E a Metz ha voluto “ringraziare infinitamente” il Papa per questa visita di quattro giorni in Francia. “Spero che lei abbia percepito una nazione fervente, unita e felice”, ha dichiarato il Capo dello Stato.
L’Europa deve ritrovare il “coraggio dei suoi fondatori” e non cedere al “ritorno dei nazionalismi”: lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron nel corso del suo discorso al fianco di Papa Leone XIV al centro Robert Schuman di Metz. Macron ha evocato più volte Robert Schuman ma anche Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer.

(da agenzie)

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PER I MELONIANI IL “LAVORO” NON MANCA MAI: IL COORDINATORE DI FDI A COMO ALESSANDRO NARDONE E’ STATO CHIAMATO COME CONSULENTE AL MINISTERO DEL LAVORO DA MARIA TERESA BELLUCCI, VICEMINISTRA MELONIANA

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

NARDONE SI BECCHERA’ 35 MILA EURO PER UN INCARICO CHE DURERA’ FINCHÉ RESTERÀ IN PIEDI IL GOVERNO – LA LUNGA MILITANZA NEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ E IN AZIONE GIOVANI – NEL 2016 IL MELONIANO SI INVENTO’ UN CANDIDATO FAKE ALLE PRIMARIE REPUBBLICANE AMERICANE (“ALEX ANDERSON”) PER PROMUOVERE UN ROMANZO

Al ministero del Lavoro, almeno per i consulenti, il lavoro non manca. L’ultimo incarico è arrivato per Alessandro Nardone, communication manager, meloniano di provata fede: coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Como, editorialista della Voce del Patriota, giornale d’area per la fiamma, e storico militante della destra giovanile.
Ora approda al dicastero guidato da Marina Calderone voluto dalla viceministra, Maria Teresa Bellucci, naturalmente, FdI. L’incarico vale 35mila euro e durerà fino alla fine del mandato.
La militanza di Nardone parte da lontano: Fronte della Gioventù, poi Azione Giovani, di cui è stato presidente provinciale. Nel 2004 era tra i delegati al congresso di Viterbo che elessero Giorgia Meloni presidente nazionale del movimento giovanile di An.
Nel curriculum si presenta come consulente, docente, autore di 13 libri e reporter. Nel 2016 si inventò persino “Alex Anderson”, candidato fake alle primarie repubblicane Usa per promuovere un suo romanzo: l’operazione arrivò fino alla Bbc.

(da agenzie)

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ORA IL SINDACATO SOVRANISTA UGL VUOLE APPROVARE TRE ANNI DI CONTI IN UN GIORNO: ESPOSTO IN PROCURA DI UN DIRIGENTE, SINDACATO IN RIVOLTA

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

IL CONSIGLIO NAZIONALE CHIAMATO AD APPROVARE IN POCHE ORE I RENDICONTI ARRETRATI, ESPOSTO ALLA PROCURA IN CUI SI CHIEDE DI FARE LUCE SULLE SPESE E SUL NUMERO DEGLI ISCRITTI

Poche ore di riunione, per mettere una pezza a tre anni di nulla. Nelle scorse settimane, Fanpage.it ha dato conto della protesta dall’interno di un gruppo di dirigenti dell’Ugl, che contestano l’opacità e l’inaccessibilità dei conti del sindacato di destra. Tra le altre cose, gli esponenti della Confederazione segnalavano il perdurare della mancata convocazione del Consiglio Nazionale per esporre e approvare i bilanci previsionali e i rendiconti consuntivi, come previsto dallo statuto. Una trasparenza che sarebbe imposta anche dagli obblighi di legge, per i soggetti che ricevono contributi pubblici. L’ultima volta che l’assemblea dei rappresentanti delle diverse federazioni e diversi territori si è riunita era stato nel 2024, per rieleggere il segretario Francesco Paolo Capone. Poi più niente.
Ora, guarda caso dopo che le critiche interne alla gestione del sindacato sono divenute pubbliche, il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ugl Filippo Anasetti ha finalmente deciso di convocare una nuova assise a Roma, dalle 14 del 30 settembre alle 13 del 1 ottobre. A differenza del passato, questa volta la Confederazione non pagherà il viaggio ai consiglieri che arrivano da fuori regione. Secondo qualcuno, è un modo per scoraggiare la partecipazione ed evitare contestazioni ai vertici. Quello che sorprende però è soprattutto l’ordine del giorno della riunione: “Approvazione rendiconto economico-finanziario confederale anno 2024, 2025 e primo semestre 2026”. Cioè, in poche ore i partecipanti dovranno esaminare ed approvare i conti che per tre anni non hanno potuto leggere. E provare ad archiviare, con questa strana procedura iper-compressa, tre anni di mancate votazioni, in violazione dello statuto.
Difficile pensare che un’operazione del genere possa bastare al segretario Capone per bloccare la ribellione interna, tanto più che rimane comunque non sanato il vulnus della mancata approvazione dei bilanci previsionali. Intanto, i conti dell’Ugl potrebbero presto finire sotto osservazione non solo dei consiglieri nazionali, ma anche della procura di Roma. Secondo quanto risulta a Fanpage.it, sul tavolo dei pm capitolini infatti è arrivato un esposto di un importante dirigente del sindacato, che chiede di verificare alcune presunte incongruenze nelle casse dell’unione sindacale. E di indagare sulle condotte del segretario Capone e del vicesegretario Luigi Ulgiati, che è anche il segretario amministrativo. Nell’esposto si sottolineano gli obblighi contabili a cui sono sottoposti i soggetti che ricevono soldi pubblici e si spiega che nel caso dell’Ugl “l’assenza di rendicontazione e di delibere autorizzative non consente dì verificare se le predette erogazioni pubbliche siano state effettivamente destinate alle finalità per le quali erano state concesse”. Si torna insomma al tema dell’opacità dei conti.
Il rapporto tra Ugl e la sua casa editrice, ‘megafono’ del governo
Di conseguenza, il denunciante chiede ai magistrati di acquisire i dati relativi a una serie di spese del sindacato. Alcune questioni ricalcano quelle elencate nelle lettere del gruppo di dirigenti ribelli dell’Ugl e di cui abbiamo già parlato, come i rimborsi erogati ai componenti con incarichi di responsabilità o i rapporti di collaborazione e consulenza stipulati. Soprattutto però il faro viene acceso su Edizioni Sindacali, la casa editrice di Ugl. Attiva dal 2019, Edizioni Sindacali pubblica saggi, guide e quaderni e partecipa ai principali festival del libro in Italia. Il salto di qualità per la casa editrice è però arrivato nel 2023 quando ha riportato in vita Pagine Libere, storica rivista del sindacalismo di destra.
Nata nel primo ‘900 come principale rivista del sindacalismo rivoluzionario italiano, nel secondo dopoguerra è stata più volte aperta e poi chiusa, con posizioni sempre vicine alla destra sociale. Alle sue origini ha vantato collaboratori del calibro di Filippo Tommaso Marinetti e Guido Gozzano, oggi ospita regolarmente gli interventi del ministro Lollobrigida, dell’onorevole Mollicone o del senatore Gasparri. Sotto la supervisione del segretario Capone e la direzione della giornalista Ada Fichera, infatti, “Pagine Libere” è diventata il megafono della destra di governo. Basti dire che il lancio della rivista nel 2023 fu patrocinato dal leader leghista Matteo Salvini. Mentre nell’ultimo numero spiccava un editoriale della premier Giorgia Meloni dal titolo “Una Nazione migliore” (quella guidata da lei ovviamente). Ma il numero di ministri, sottosegretari e parlamentari della destra che hanno pubblicato i loro interventi sui diversi numeri del periodico è sconfinato: da Bignami a Santanché, da Tajani a Sangiuliano, ecc. Con una prevalenza di esponenti di Fratelli d’Italia, tanto che nelle stanze dell’Ugl c’è chi ipotizza che una tale accondiscendenza servirebbe anche a preparare una candidatura di Fichera, sotto le insegne della Fiamma, per le prossime politiche.
Sicuramente la direzione di Pagine Libere non si risparmia per quanto riguarda eventi, presentazioni e iniziative varie, sempre rigorosamente con politici di destra tra gli ospiti. L’ultima serata organizzata in ordine di tempo risale al 23 settembre scorso, per festeggiare i 120 anni dalla fondazione della rivista, alla presenza del sottosegretario alla Cultura di Fdi Giampiero Cannella. Non è chiaro invece quali siano le vendite del periodico. Stando all’ultimo bilancio di Edizioni Sindacali, nel 2025 l’intero ammontare dei ricavi dalle vendite e prestazioni della casa editrice è stato pari a 186mila euro, insufficiente a coprire costi di produzione e personale, pari a 239mila euro. L’esercizio si è chiuso ugualmente con un piccolo utile, per merito di 68mila euro derivanti dalla voce “altri ricavi e proventi”. Lo stato patrimoniale è rimasto in equilibrio, anche grazie alla riscossione di 163mila euro di crediti non meglio specificati.
Ora, non è certo illegale per un sindacato possedere una casa editrice, anzi, anche Cgil, Cisl o Uil ne hanno una. Né ovviamente c’è niente di illecito a dare alla pubblicazione un preciso indirizzo politico, anche se forse un po’ più di neutralità sarebbe opportuna, per un sindacato che ha come mission quella di difendere i lavoratori. Il punto però che viene sollevato nell’esposto alla procura di Roma è in che modo sono regolati i rapporti economici tra Ugl ed Edizioni Sindacali. Il sospetto avanzato dal denunciante è che ci sia stato un passaggio di denaro dalle casse del sindacato a quelle della società editrice non autorizzato dalle necessarie delibere degli organi preposti, come la Segreteria Confederale o il Consiglio Nazionale. Per questo si chiede di conoscere nel dettaglio gli atti autorizzativi con cui l’Ugl potrebbe aver ceduto risorse finanziarie o strumentali a Edizioni Sindacali. E di accertare “l’eventuale distrazione di fondi della Confederazione, a favore di attività diverse da quelle direttamente connesse con l’attività sindacale e comunque non deliberate dalla Segreteria Confederale e dal Consiglio Nazionale, con particolare attenzione a quelle di Edizioni Sindacali Srl e al suo progetto editoriale denominato Pagine Libere”.
Non solo. Come facilmente documentabile anche dalle foto sui social, i lavoratori in servizio presso la sede nazionale dell’Ugl sono regolarmente utilizzati per allestire e gestire gli stand di Edizioni Sindacali (che in organico ha un solo dipendente proprio), in occasione di fiere o festival in giro per l’Italia. Ecco allora che nell’esposto si chiede “di approfondire a quale titolo tale personale sia stato impiegato nelle attività della società editoriale, se esistano convenzioni, protocolli, delibere o altri accordi che disciplinino tali prestazioni e con quali modalità siano stati regolati i relativi oneri economici e retributivi”. Nel caso questi giustificativi non esistessero, si legge nella denuncia: “appare verosimile ipotizzare che, in caso di utilizzo di dipendenti del sindacato senza alcuna causale giuridica, si tratterebbe di distrazione di forza lavoro”.
I soldi delle vendite immobiliari e quello ‘strano’ affidamento a Italica Solution
Nella sua denuncia il dirigente – evidentemente ben informato su alcuni aspetti della gestione interna all’Ugl – parla anche di un’altra cifra di non poco conto, di cui sostiene non si sappia il destino. Sarebbero 600mila euro derivanti da una vendita immobiliare che – si scrive – sarebbero stati smobilizzati dopo il congresso di giugno 2024 e “la cui destinazione, ad oggi non è dato sapere”. Nel testo si citano come uniche informazioni disponibili, le voci di corridoio che ipotizzerebbero “una parziale devoluzione dei proventi al progetto Patronato italiano”.
C’è un’altra spesa che coinvolge indirettamente l’Ugl e che invece – lo sottolineiamo – non è oggetto della denuncia penale di cui abbiamo parlato finora. Per la precisione sono due affidamenti da 64mila e 75mila euro per “servizi di comunicazione e sponsorizzazione”, in occasione del congresso che ha rieletto il segretario Capone, nel giugno 2024. L’azienda destinataria degli incarichi è una vecchia conoscenza di Fanpage.it e della destra di governo: Italica Solution, la società di allestimenti e comunicazione, di proprietà dell’ex militante neofascista Martin Avaro. In’un inchiesta sul nostro sito, avevamo raccontato di come l’impresa sia da tempo il fornitore di fiducia per tutti i grandi eventi di Fratelli d’Italia, da ultimo la festa per il record di durata del governo a Bari. E avevamo svelato che da quando Giorgia Meloni è diventata presidente del Consiglio, l’impresa ha ottenuto anche diversi appalti sia da palazzo Chigi che dal ministero dell’Agricoltura, guidato da un altro meloniano doc come Francesco Lollobrigida.
Sicuramente Italica Solution ha curato gli allestimenti del congresso dell’Ugl, lo si scopre facilmente scorrendo i profili social della ditta. Non sappiamo se gli affidamenti di cui sopra fossero per questi o altri servizi resi in occasione dell’assise, ma non è questo il punto. Il fatto particolare è che a pagare la società di Martin Avaro non è stata l’Ugl, come sembrerebbe logico, bensì Fondolavoro. Si tratta di un fondo paritetico interprofessionale per la formazione nelle imprese, nato da un accordo tra il sindacato e UNSIC (Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori) e vigilato dal ministero del Lavoro, presidiato dal sottosegretario leghista Claudio Durigon, potente ex vicesegretario di Capone all’Ugl. Sarebbe interessante capire perché i servizi di Italica Solution per il congresso del 2024 non sono stati pagati dall’unione sindacale ma da un soggetto esterno e soprattutto con quali soldi. Il bilancio di Fondolavoro infatti è alimentato quasi interamente dai contributi dello 0,30 per cento delle retribuzioni dei lavoratori, che le aziende associate versano all’Inps. Soldi che poi l’istituto restituisce al fondo per la formazione del personale delle imprese. Una parte di questi fondi è stata utilizzata per le spese per l’assise del sindacato? La Confederazione ha successivamente reintegrato in qualche modo quei fondi?
Il nuovo caso di presunto tesseramento gonfiato
Negli uffici di piazzale Clodio poi è arrivata anche una seconda denuncia, sempre a firma dello stesso dirigente sindacale, che Fanpage.it ha potuto leggere. Qui l’oggetto è il presunto numero gonfiato dei tesserati all’Ugl. Si tratta di una questione per cui da tempo il sindacato si trova nell’occhio del ciclone, dopo le rivelazioni all’interno dell’inchiesta di Fanpage.it “Follow the Money”. Per questa vicenda, il segretario Capone si trova già sotto processo a Roma. Lo stesso tema è stato al centro di un altro esposto, presentato nelle scorse settimane presso la procura di Cagliari. Nella denuncia ai pm capitolini, il dirigente sostiene di essere a conoscenza diretta di un meccanismo continuato di “consapevole certificazione, da parte della Confederazione Ugl, di una consistenza associativa non veritiera, in quanto largamente sovrastimata rispetto al dato reale, e l’utilizzo di tale dato nei rapporti con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nelle procedure di rilevazione della rappresentatività e nelle procedure di contribuzione pubblica”.
Oltre alla propria testimonianza diretta, il rappresentante sindacale porta come possibile prova del tesseramento largamente sovrastimato la discrepanza tra l’alto numero dichiarato di iscritti in alcune province e la mole di contributi derivanti dal tesseramento, da poche decine di migliaia di euro annui, registrati per quelle stesse aree nei sistemi dell’organizzazione. Si legge nell’esposto che “anche applicando le quote associative minime previste […] e tenendo conto dei diversi regimi di trattenuta per categoria”, i tesseramenti dichiarati “avrebbero dovuto generare flussi contributivi di un ordine di grandezza di gran lunga superiore a quelli registrati, che risultano invece compatibili con un numero di posizioni contributive effettive di molto inferiore”.
Delle due l’una, è la conclusione: “O il numero degli iscritti non corrisponde al vero, oppure i flussi economici che vengono riconosciuti alle Utl (le sedi territoriali) secondo le modalità previste dallo statuto Ugl non sono coerenti in una percentuale incredibilmente alta”. È evidente come, nel giudizio del dirigente che ha sporto denuncia, la prima ipotesi sia quella corretta, tanto che nel finale del documento arriva a una conclusione clamorosa. “Attesa la reiterazione delle condotte – si legge nel testo – malgrado la pendenza di un processo nei confronti dello stesso soggetto per le stesse fattispecie di reato riferite ad annualità precedenti, valuti la Signoria Vostra di richiedere l’applicazione di una misura cautelare interdittiva nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili, con particolare riferimento al Segretario Generale della UGL sig. Francesco Paolo Capone, a tutela e garanzia dell’organizzazione e degli iscritti tutti”.
I dirigenti Ugl in rivolta chiedono di sospendere Ulgiati dal CESE
Lo scontro interno all’Ugl intanto arriva fino a Bruxelles e investe anche la posizione di Luigi Ulgiati, vicesegretario generale del sindacato e componente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), organo consultivo dell’Unione, composto da rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Alcuni dirigenti dell’organizzazione hanno scritto al presidente e al Comitato etico del CESE, oltre che al Governo, al Ministero del Lavoro, al Consiglio dell’Unione europea e all’OLAF, chiedendo di fare chiarezza sulla sua nomina per il mandato 2025-2030.
Secondo quanto sostengono i firmatari in un documento che Fanpage.it ha potuto visionare, la candidatura di Ulgiati sarebbe stata presentata dal Governo italiano su proposta della Segreteria confederale dell’Ugl. Nell’ambito di questa procedura, il sindacato avrebbe attestato la propria rappresentatività e il possesso, da parte del candidato, dei requisiti di onorabilità. Proprio su questi elementi, però, i dirigenti chiedono ora “una verifica approfondita dell’esattezza delle informazioni trasmesse e della permanenza dei requisiti richiesti per lo svolgimento dell’incarico”, oltre alla “sospensione” o al “congelamento” del ruolo di Ulgiati presso il CESE.
La prima contestazione riguarda ancora i numeri dell’organizzazione. Nella lettera si torna a sostenere che il numero relativo alla rappresentatività dell’Ugl, fornito e certificato dal segretario generale Francesco Paolo Capone, “non risulterebbe corrispondente al dato effettivo” e sarebbe stato “significativamente sovrastimato”. Un secondo punto riguarda gli obblighi di trasparenza. Secondo quanto riportato nella segnalazione, nella dichiarazione degli interessi finanziari pubblicata sul sito del CESE Ulgiati avrebbe indicato, tra le attività remunerate esterne al Comitato, di lavorare per l’Ugl come vicesegretario generale e di percepire “un compenso a titolo di rimborso” per le attività svolte in Italia o per le missioni effettuate al di fuori del CESE. Nella stessa dichiarazione avrebbe inoltre specificato che “le cariche elettive e le deleghe esercitate per conto dell’UGL non sono remunerate”.
I dirigenti sostengono, però, di essere in possesso di documenti dai quali risulterebbe una situazione diversa. Ulgiati, scrivono, sarebbe assunto dall’Ugl e percepirebbe “una regolare retribuzione, oltre a ulteriori erogazioni di natura economica connesse ai ruoli ricoperti”. Qualora questa presunta difformità fosse confermata, si legge nella lettera, potrebbe assumere rilievo rispetto agli obblighi di trasparenza previsti per i componenti del CESE e richiedere ulteriori valutazioni anche sotto il profilo dell’onorabilità. Per questo i firmatari chiedono di verificare i dati sulla rappresentatività dell’Ugl, la “completezza, l’esattezza e il tempestivo aggiornamento” della dichiarazione degli interessi finanziari di Ulgiati e la permanenza dei requisiti necessari per ricoprire l’incarico.
Il caso delle parcelle Alitalia
Il nome di Luigi Ulgiati compare anche in una causa civile che riguarda le vertenze degli ex lavoratori Alitalia, nella quale viene citato come testimone. Il procedimento è stato promosso davanti al Tribunale di Civitavecchia dall’avvocato Giuseppe Ametrano contro la Federazione Nazionale Ugl Trasporto Aereo, rappresentata dal segretario Francesco Rocco Alfonsi. Il legale, nel provvedimento, sostiene di non essere stato pagato dal sindacato nonostante il lavoro svolto per centinaia di suoi iscritti.
Secondo quanto ricostruito nel ricorso, infatti, l’avvocato e la Federazione avrebbero raggiunto un accordo in base al quale sarebbe stata direttamente l’Ugl a sostenere il costo dell’assistenza fornita ai lavoratori. L’attività riguardava le domande di insinuazione allo stato passivo presentate nell’ambito dell’amministrazione straordinaria di Alitalia Sai. Ai dipendenti sarebbe stato assicurato che il patrocinio sarebbe rimasto “gratuito per tutta la durata della procedura”, proprio perché il sindacato si sarebbe fatto carico delle parcelle. Che però, secondo quanto scritto dal legale, non sarebbero state pagate. L’avvocato afferma di avere seguito 555 posizioni, tutte ammesse allo stato passivo, maturando compensi per oltre 272mila euro. Nonostante le diffide e i solleciti, però, la Federazione avrebbe rifiutato di saldare quanto richiesto. Ora a pagare rischiano di essere proprio i lavoratori.
La resa dei conti nel prossimo Consiglio nazionale dell’Ugl
La situazione all’interno dell’Ugl è tutt’altro che pacificata. Molti dirigenti sindacali sono sempre più insofferenti nei confronti della gestione di Capone e di quello che descrivono come un forte accentramento del potere nelle sue mani. Il Consiglio nazionale del 30 settembre e del primo ottobre potrebbe essere l’occasione in cui queste tensioni verranno alla luce, soprattutto perché i consiglieri avranno a disposizione soltanto poche ore per esaminare e approvare quasi tre anni di conti, cosa che pure ha destato sdegno in tanti nel sindacato, da tempo alla ricerca di chiarezza. Sullo sfondo restano i rapporti economici con Edizioni Sindacali e il progetto editoriale “Pagine Libere”, insieme alle altre questioni sollevate nell’esposto alla Procura di Roma. Temi che, dentro l’Ugl, sembrano ormai suscitare molto più di semplici malumori.

(da Fanpage)

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LE DONNE LAVORANO PIU’ DEGLI UOMINI, LA CONFERMA DALL’ISTAT SUL “DOPPIO TURNO” E QUEI 10 GIORNI RUBATI AL RIPOSO: L’ITALIA E’ LA PEGGIORE IN EUROPA

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

LE DONNE LAVORATRICI SI OCCUPANO PER DUE TERZI DELLE MANSIONI DOMESTICHE… ITALIA PRIMA I EUROPA PER DIVARIO FAMIGLIARE

Le donne italiane lavorano fino a 231 ore all’anno nel cosiddetto “secondo turno”, ovvero in tutta quella serie di mansioni casalinghe che evidentemente nessun altro si prende la briga di sbrigare. Si fanno carico del 68,9% dell’impegno domestico, lasciando al proprio partner maschile il restante 31,1%. A fotografare questa situazione è l’indagine Istat (2003-2023), i cui dati, riportati da Adnkronos, mostrano come in Italia la lotta per l’uguaglianza lavorativa dei due sessi si scontri con una mancanza di attenzione a ciò che accade dentro casa.
All’anno le donne perdono 10 giorni di riposo
Tra il 2013 e il 2023 la situazione non ha subito grandi cambiamenti: oggi le donne rimangono occupate per un totale di 57 ore e 19 minuti settimanali tra ufficio e casa, mentre gli uomini 43 ore e 5 minuti. Un margine di tempo che, come sottolineato dall’indagine Istat, ha un peso complessivo annuo: nei 365 giorni, la componente femminile della coppia ne dedica 10 interi per prendersi cura della casa, ovvero 231 ore complessive. Quotidianamente, quindi, si sacrificano 38 minuti di riposo per le mansioni casalinghe.
L’Italia prima in Ue per divario nel lavoro famigliare
Il quadro peggiora se si considerano le madri lavoratrici. Al 62,6% di loro spettano oltre 60 ore settimanali di “secondo turno” dopo l’ufficio, che si traduce in senso costante di affanno, di mancanza di tempo e di stress cronico. Nel Sud Italia questa asimmetria viene accentuata e l’82,6% delle donne con figli e lavoro vive una situazione di costante di povertà di riposo. L’indagine Istat, oltre a far emergere un quadro preoccupante per il Paese, sottolinea anche che l’Italia è ultima nell’Unione Europea per occupazione femminile (fissata al 52,5%) e contemporaneamente prima per divario nel lavoro famigliare.
Padri più presenti e lavori in casa spartiti ugualmente
La situazione, però, non è completamente statica. In dieci anni l’idea che il mantenimento della famiglia spetti solo all’uomo ha perso 14,1 punti percentuali e oggi la condivide il 36,1% degli italiani. Sul fronte opposto, quasi nove persone su dieci (circa il 90%) sostengono che, se entrambi i partner hanno un impiego a tempo pieno, i lavori domestici vadano spartiti in parti uguali. L’87% vorrebbe padri più presenti nell’accudimento dei figli e per l’80,1% una donna che lavora può costruire con i propri bambini un legame forte e appagante.
Piccoli cambiamenti in 20 anni
Rispetto al 2003 la distanza tra uomini e donne nel tempo dedicato al lavoro familiare si è accorciata di 55 minuti al giorno, ovvero del 27,2%. Il merito è soprattutto delle donne, che dedicano molte meno ore alla casa, complice anche la diffusione di elettrodomestici e strumenti tecnologici. Dal lato maschile i segnali sono più timidi: tra gli uomini occupati il lavoro familiare è aumentato di circa due ore a settimana, arrivando a 10 ore e 33 minuti, un incremento legato in parte ai cambiamenti nell’organizzazione del lavoro degli ultimi anni.

(da agenzie)

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IL SINDACO SOCIALISTA DI NEW YORK, ZOHRAN MAMDANI, REGALARÀ AI SUOI CITTADINI 70 MILA BIGLIETTI ALL’ANNO PER ASSISTERE AGLI SPETTACOLI DEL “METROPOLITAN OPERA”, IL PIÙ IMPORTANTE TEATRO D’OPERA DELLA GRANDE MELA,UN INGRESSO AL BOTTEGHINO PUO’ ARRIVARE A COSTARE FINO A 400 DOLLARI

Settembre 28th, 2026 Riccardo Fucile

IL TEATRO CONTA CIRCA TREMILA DIPENDENTI: MAMDANI NON PROMETTE SOLO UNA CITTA’ PIU’ ECONOMICA, MA ANCHE PIU’ COLTA E FELICE

Dopo aver lanciato una lotteria per distribuire più di duemila biglietti gratuiti per Broadway destinati agli studenti delle scuole superiori, il sindaco di New York ha annunciato che regalerà ai newyorkesi 70 mila biglietti all’anno per assistere agli spettacoli del Metropolitan Opera, il più importante teatro d’opera della città, al Lincoln Center, nell’Upper West Side.
I giornali conservatori, e uno liberal come il New York Times, hanno parlato di iniziativa «populista», ma sono proprio gli artisti e i vertici del Met ad aver accolto il progetto con maggiore entusiasmo.
Gustavo Dudamel, nuovo direttore musicale e artistico della New York Philharmonic, poco prima di salire sul palco per il suo primo concerto ha ricevuto una telefonata dal sindaco, che voleva dargli il benvenuto.
«È stato meraviglioso», ha raccontato. Dudamel ha spiegato di aver parlato con lui soprattutto di istruzione. Poche ore dopo è arrivato l’annuncio dell’accordo con il Met, che conta circa 3 mila dipendenti e deve far fronte a un deficit annuale di 83 milioni di dollari.
E un biglietto gratuito per l’opera, che al botteghino può arrivare a costare 400 dollari, è un atto molto concreto. In questa iniziativa c’è anche la sfida di un sindaco socialista entrato nel tempio newyorkese della cultura per dire che l’opera non deve essere riservata solo a chi può permettersela.
La distribuzione gratuita dei 70 mila biglietti comincia con questa stagione e proseguirà a tempo indeterminato. I posti saranno scelti tra quelli rimasti invenduti, in media il 25 per cento, assegnati attraverso una lotteria sull’app del Met e promossa in biblioteche e scuole pubbliche.
Non ci saranno requisiti legati al reddito, ma chi ha acquistato biglietti negli ultimi otto anni non potrà partecipare.

(da agenzie)

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