Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
CAMELIA MIHAILESCU FA PARTE DEL CERCHIO MAGICO CHE ARRIVA FINO AL PARTITO DOVE CI SONO TANTI PERSONAGGI IN CONTATTO CON PUTIN… LA STORIA DELLE SPESE COME ADDETTO MILITARE DELL’AMBASCIATA
Camelia Mihailescu è la moglie di Roberto Vannacci. E, spiega oggi Lirio Abbate sul
Giornale, non solo. Mihailescu fa infatti parte della cerchia ristretta del Generale Fetecchia. E insieme ad altri amici e compagni di partito fa parte del cerchio magico russo che Vannacci si è costruito intorno alla sua associazione Mondo al Contrario e al partito Futuro Nazionale. E del quale fanno parte Eliseo Bertolasi, Ugo Rossi, Stefano Valdegamberi, il «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini e il consulente finanziario Giovanni Trombetta. Oltre a Pietro Stramezzi, italorusso che vive a Mosca, fotografato alla Duma e in rapporto con Anton Kobyakov, consigliere di Vladimir Putin.
La moglie del soldato
Secondo Il Giornale Camelia Mihailescu, figlia di un ufficiale dell’esercito romeno, ha incontrato a Bucarest Vannacci. Poi lo ha seguito a Mosca. È presidente di Generazione Xa, una delle strutture sorte attorno al progetto politico del marito. Ed è molto schiva. I suoi nonni, scrive ancora Il Giornale, erano simpatizzanti della Legione dell’Arcangelo Michele di Corneliu Zelea Codreanu, la Guardia di Ferro: il movimento fascista, ultranazionalista e antisemita delle «camicie verdi» romene. Camelia, oggi, sostiene Calin Georgescu, figura dell’estrema destra nazionalista e ortodossa romena, critico della Nato e dell’appoggio all’Ucraina.
Gli amici
Tra gli amici spicca Eliseo Bertolasi, ex paracadutista della Folgore e oggi nel Movimento Internazionale dei Russofili. È stato ricevuto da Putin, che gli ha conferito l’Ordine dell’Amicizia. L’Unione Europea ha sanzionato il movimento (ma non Bertolasi). C’è Ugo Rossi, che ha definito Putin «forse il migliore al mondo». E Stefano Valdegamberi, oltre a Jonghi Lavarini, protagonista di un’espulsione in Fn. Pietro Stramezzi è un italorusso che vive a Mosca.
L’invasione mancata
Il quotidiano riepiloga poi le ormai note vicende che hanno riguardato il generale durante l’invasione russa dell’Ucraina. All’epoca era addetto militare dell’ambasciata italiana. Poco prima del 24 febbraio 2022 Vannacci aveva escluso l’attacco di Mosca a Kiev. Dopo l’invasione secondo l’allora ambasciatore italiano Giorgio Starace, sosteneva che i russi sarebbero entrati «come un coltello nel burro» e che Kiev sarebbe caduta rapidamente. Non accadrà né ciò che aveva previsto prima né ciò che prevede dopo.
Il libro e la politica
Norberto De Angelis, ex presidente del Mac e uomo della cerchia vannacciana prima della rottura con il generale, dice che Vannacci era già in pista per la politica e considerava il libro come uno strumento per preparare il campo. Poi c’è il Tar del Lazio. Che il 25 settembre 2024 respinge il ricorso contro gli 11 mesi di sospensione dall’impiego per il libro. Che ritiene legittimi per la «carenza del senso di responsabilità». I giudici definiscono anche «intrinsecamente contraddittoria» la tesi del generale di non avere alimentato il clamore mentre continuava a promuovere il libro e ritengono ritenuto legittima la valutazione secondo cui non avrebbe compreso «la sostanza stessa del vulnus» arrecato all’Istituzione.
I soldi di Mosca
In ultimo l’articolo ricorda il periodo trascorso a Mosca come addetto militare e un procedimento poi archiviato dalla procura militare. E i costi di permanenza della moglie e delle figlie. Secondo gli ispettori le indennità percepite per la presenza della famiglia in russia non coincidevano con i periodi di effettiva permanente. In particolare durante il periodo scolastico. Secondo i controlli le ragazze erano rientrate prima in Italia. Il procedimento è stato archiviato.
(da Open)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
LEI ORA PRECISA:”KIEV NON C0ENTRA NULA CON QUELLO CHE HO DETTO. SAPPIAMO DA CHE PARTE STARE, DALLA PARTE DELL’UCRAINA. E CONDANNO PUTIN”
Virginia Libero è la segretaria dei Giovani Democratici che ha detto «non saremo noi i soldati delle vostre guerre» dal palco di Reggio Emilia promettendo: «Organizzeremo i disertori». Ed ora è finita nella polemica politica. Tra quelli di Gd c’è la regola del silenzio: «Preferisco non rilasciare dichiarazioni». Libero è molto vicina alla segretaria Dem Elly Schlein. Mentre il deputato Pd Arturo Scotto la difende: «C’è solo da ringraziare Libero. Che restituisce la parola a una generazione di ragazze e di ragazzi che pensano che la pace sia una politica e che va organizzata. Di fronte a chi teorizza che in Europa dobbiamo acquisire una mentalità di guerra è una boccata di ossigeno».
Virginia Libero, la guerra e i disertori
A criticarla, tra gli altri, l’europarlamentare Giorgio Gori, che ha evocato i giovani della Resistenza e l’articolo 52 della Costituzione: «La difesa della patria è sacro dovere del cittadino». La risposta è arrivata dal deputato Matteo Orfini: «La nostra Costituzione tanto citata in queste ore per attaccare Virginia ha anche il bellissimo art.11 che ripudia la guerra. A chi se la prende con la segretaria dei Gd per aver semplicemente spiegato che c’è una generazione che non vuole vivere in un mondo in fiamme, mi limito a dire che il fatto che ci siano ragazze e ragazzi che continuano a sognare la pace è una delle poche cose che dà speranza».
I disertori e l’Ucraina
Intanto lei fa sapere a Repubblica che ridirebbe le stesse frasi, pur specificando che non si riferiva all’Ucraina: «Perché è vero, siamo pacifisti, ma Kiev non c’entra nulla con quello che ho detto dal palco. Sappiamo da che parte stare, dalla parte dell’Ucraina. E condanno Putin».
Virginia Libero ha 28 anni e da un anno è segretaria dei Gd, ama il rapper Salmo, è padovana (è nata a Salvazzano Dentro) e ha da poco preso la laurea in giurisprudenza: «Lo dico a chi è fuori corso a chi si è sentita “meno” perché la retorica del merito le ha detto che doveva essere così. Il merito serve solo a dividere», scrisse sul suo profilo Instagram il giorno della discussione della tesi.
5 mila voti
Il suo curriculum mostra i 5 mila voti ottenuti alle ultime elezioni regionali in Veneto (non sufficienti per l’elezione). La sua fortuna politica è dovuta a Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale. Che con il suo nome fece superare lo scontro ai vertici della segreteria nazionale tra il milanese Paolo Romano e il romano Tommaso Sasso, vicino a Roberto Speranza e all’area culturale del dalemismo.
Virginia Libero è una scout e un’attivista pro-Palestina. In questi giorni è impegnata in «Benvenuti nel paese reale», che gli juniores Pd hanno messo in cantiere in giro per l’Italia. Il progetto era di candidarla alle prossime elezioni politiche. Chissà se resisterà alla bufera dei disertori.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
LEGGI ELETTORALI TAGLIATE SU MISURA
Le leggi elettorali denunciano, fin dal loro nome, una scarsa propensione alla serietà da
parte di chi le crea: Porcellum, Italicum, Rosatellum e adesso Stabilicum. Vi immaginate i padri costituenti che chiamano l’articolo 3 Egualitellum? Quando quel toscanaccio di spirito del professor Sartori, proprio su questo giornale, battezzò Minotauro la riforma semi-maggioritaria del 1993 per segnalarne la natura ibrida, vi affiancò il nome dell’autore, l’attuale presidente della Repubblica, con tanto di desinenza neutra in latino: Mattarellum. Ma il suo voleva essere un sorriso. Invece i politici hanno trasformato una battuta in una tendenza.
Un «um» dopo l’altro, siamo ormai alla deriva grottesca e involontariamente autoironica, perché la stabilità a cui allude l’ultimo latinorum del governo è smentita dalla realtà.
L’Italia è l’unico posto al mondo dove la legge elettorale non è uno smoking di taglia media, sempre uguale a sé stesso nel tempo, chiunque lo indossi. Solo da noi si pretende di farne un abito stagionale, ma di sartoria, tagliato su misura per il corpo della maggioranza del momento. Il problema è che, mentre il sarto lo confeziona, quel corpo è già cambiato: il 42%, con cui lo Stabilicum consente a chi vince le elezioni di prendere il 55% dei seggi ed eleggersi il successore di Mattarella (senza «um») era stato pensato per un Salvini extralarge e un Vannacci slim. Ancor prima di uscire dalla sartoria, gli andrebbe dunque già rifatto l’orlo: il famoso Tagliaecucitellum.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
L’AULA SI TRASFORMO’ PER MESI IN UN RING DI SCONTRO FISICO
Morsi, pugni, lancio di oggetti che feriscono il Presidente del Senato (seconda carica più importante dello Stato). E poi un bel “Presidente, lei è un porco!” rivolto allo stesso Presidente del Senato da parte di un futuro Presidente della Repubblica. Era questa la politica nella Prima Repubblica. Non sempre, certo: ma in occasione della discussione parlamentare su quella che passerà alla storia come “legge truffa” l’aula fu trasformata in un ring.
In Senato è stata appena approvata la nuova legge elettorale, e tra gli scranni in protesta del Movimento 5 Stelle sono apparsi diversi cartelli con scritto “legge truffa“. Ma qualcuno si ricorda cos’era la “legge truffa”? E soprattutto gli scontri (il termine non è usato in modo figurativo) parlamentari che ne hanno preceduto l’approvazione?
Siamo nel 1953 e la Democrazia Cristiana ha visto erodere i propri consensi alle elezioni amministrative del 1951 e 52. Per il partito di centro, se i risultati dovessero confermarsi alle elezioni nazionali, il pericolo di doversi avvicinare ai partiti di destra o sinistra è concreto. Nasce allora l’idea di un premio di maggioranza sostanzioso da assegnare al partito capace di raggiungere il 50% +1 dei voti: chi ottiene la maggioranza assoluta alle urne ottiene circa il 65% dei seggi in parlamento.
Le opposizioni di sinistra, però, non ci stanno: per mesi portano avanti un dibattito parlamentare che entrerà negli annali per essere il più violento della storia italiana. In un primo momento PCI e PSI si affidano all’ostruzionismo: una quantità indeterminata di emendamenti, quattro questioni pregiudiziali di incostituzionalità (richieste formali con cui si cerca di bloccare una proposta di legge prima della discussione parlamentare per via di violazioni di norme costituzionali), il ricorso a cavilli burocratici dei regolamenti parlamentari per rallentare i dibattiti, e infine delle vere e proprie maratone oratorie – si ricorda un’arringa di 9 ore avvenuta il 23 marzo, con soli 10 minuti di sospensione concessi. È qui che nasce il termine “legge truffa”, anche se la paternità dell’espressione è ancora incerta: alcuni la attribuiscono a Piero Calamandrei, padre costituente e fondatore del Partito d’Azione, altri al parlamentare comunista Giancarlo Pajetta, altri ancora al socialista Pietro Nenni che in un intervento aveva parlato di “trucchi e truffe elettorali” necessari alla DC per governare.
Ma a un certo punto si inizia ad andare oltre le parole: dapprima con azioni di sabotaggio, con un deputato comunista che rovescia le urne contenenti le palline utili al voto, poi nelle aule di Senato e Camera iniziano a scoppiare delle vere e proprie risse. Intanto le manifestazioni arrivano anche in piazza, dove la polizia manganella: passa alla storia lo spettacolare ingresso in Parlamento del deputato comunista Pietro Ingrao sanguinante dopo essere stato coinvolto in uno di questi scontri di piazza.
Il culmine arriva nella Domenica delle Palme, 29 marzo 1953. Gli animi si scaldano sin da subito, con Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica allora senatore del PSI, che si rivolge al presidente del Senato dicendo: “Ruini, lei è un porco!”. Da lì la situazione precipita: Emilio Lussu, senatore della sinistra socialista, raggiunge il banco di Ugo La Malfa, parlamentare del partito repubblicano (PRI) nonché uno degli ideatori principali della nuova legge elettorale, e lo prende a schiaffi. Intanto un altro esponente del PRI Randolfo Pacciardi, vicepresidente del Consiglio, viene colpito al volto e la conseguente rottura degli occhiali gli provoca una brutta abrasione in viso. E ancora, il deputato comunista Ado Guido Di Mauro cerca di aggredire alle spalle il premier De Gasperi e finisce per mordere la mano di Achille Marazza, mite deputato DC.
L’apice della giornata però arriva quando il comunista Clarenzo Menotti sradica dal suo banco il leggìo e lo lancia contro il presidente del Senato Meuccio Ruini; il calamaio attaccato alla tavoletta colpisce e ferisce Ruini, che viene trascinato via dai commessi dell’aula, non prima di aver gridato: “La legge è approvata, la seduta è tolta, viva l’Italia!”. E al vicepresidente della Repubblica sarebbe potuto capitare addirittura qualcosa di peggio se il senatore del PCI Velio Spano, intento a lanciare contro Ruini una poltroncina, non fosse stato bloccato in tempo. L’immagine che meglio rappresenta la giornata è quella di Giulio Andreotti, deputato alla Camera e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che con un cestino sulla testa si protegge dal lancio di oggetti in aula.
Nonostante tutto, la legge alla fine viene approvata, e il presidente Einaudi la promulga il 31 marzo 1953. Tuttavia, alle successive elezioni del 7 e 8 giugno, la DC non raggiunge la quota di voti sufficiente ad ottenere il premio di maggioranza: si ferma al 49,85%. L’anno dopo la legge sarà abrogata.
(da Il fatto Quotidiano)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA VOTA A FAVORE IN COMPAGNIA DI PD E AZIONE … CALENDA INFILZA SALVINI: “TRADITORE DELLA PATRIA, SI CALA LE BRAGHE DAVANTI A PUTIN”
Centrodestra italiano spaccato nel voto sulla relazione approvata oggi dal Parlamento
europeo sullo Scudo democratico, in cui si chiede di istituire un nuovo Centro europeo per contrastare la disinformazione e le ingerenze straniere. Stando ai tabulati del voto, le delegazioni di Fratelli d’Italia, Lega e Roberto Vannacci di Futuro Nazionale hanno infatti votato contro, assieme al Movimento Cinque Stelle, mentre Forza Italia ha votato a favore, assieme al Pd, i Verdi e Azione. Sinistra italiana si è astenuta. Nel testo la Russia viene indicata come la principale minaccia esterna alla democrazia europea.
“Mentre i caccia italiani difendevano i cieli dell’Europa da un’incursione di droni russi, il traditore della patria Salvini si calava le braghe davanti a Putin. Lo ha fatto talmente tante volte da usurare le braghe e la pazienza degli italiani”.
Lo scrive sui social il leader di Azione, Carlo Calenda, tornando all’attacco del vicepremier Matteo Salvini all’indomani dell’incontro a Milano con la delegazione di imprenditori italiani attivi in Russia e dell’intervista rilasciata alle agenzie russe rivendicando il possibile ruolo dell’Italia nel percorso verso la pace e auspicando, una volta terminata la guerra, la ripresa degli acquisti di gas russo.
“Ancora una volta, l’Europa si è svegliata di fronte a comportamenti sconsiderati e pericolosi da parte della Russia. Non si tratta di incidenti isolati. Fanno parte di un quadro più ampio di aggressioni e provocazioni russe contro l’Europa, volte a mettere alla prova la nostra prontezza e la nostra determinazione. La Russia scoprirà che la nostra determinazione non fa che rafforzarsi”. Lo scrive su X la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. “Stiamo rafforzando la nostra deterrenza e difesa collettive, insieme alla Nato. E stiamo intensificando la pressione sulla Russia”, aggiunge.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
IL RISULTATO DEL DUELLO SAREBBE 62 A 38 PER CENTO PER LA SEGRETARIA DEM
62 Schlein, 38 Conte. Non c’è ancora la data, né un quadro preciso, ma sono queste le percentuali delle intenzioni di voto alle primarie di centrosinistra, rilevate dall’ultimo sondaggio Scenari politici/Winpoll. In caso di duello, la segretaria dem sarebbe dunque in vantaggio con il presidente del Movimento 5 stelle tra i votanti dei partiti del campo largo: dal Pd a Italia viva di Matteo Renzi.
Premiano dunque Schlein e la sua linea del “testardamente unitari”, gli intervistati nella prima decina di giorni di agosto, in pieno dibattito sulle primarie stesse, a cui ha contribuito anche Repubblica con l’articolo dello scrittore Francesco Piccolo, preoccupato per l’eventuale spirito “fratricida” della competizione. Proprio in quei giorni, Schlein aveva liquidato la questione: “con governo spaccato è un dibattito inutile e dannoso”, le sue parole.
Va ricordato che il quadro preso in considerazione è quello del confronto a due, senza eventuali competitor di centro o di sinistra che per forza di cose drenerebbero consenso ai leader dei due partiti maggiori della coalizione.
Con lo scenario preso in considerazione, a sostenere la segretaria dem sarebbero soprattutto gli under 30 (65%), meno gli over 65 (59%); più donne che uomini (63% contro 60%); sensibile lo scarto tra chi la sostiene al nord (72%) rispetto al sud (52%) dove si delinea un testa a testa con Conte, che dimostra un forte radicamento nel Mezzogiorno.
I sondaggi di Scenari politici riportano un altro dato positivo per il Pd che, in vista delle politiche, avrebbe ridotto ad appena 3,2 punti percentuali il gap con Fratelli d’Italia, in controtendenza rispetto a molte rilevazioni che danno una media di sei punti di svantaggio dal partito di Fratelli d’Italia. Mentre sono più in linea le previsioni per Futuro nazionale che avrebbe raggiunto Forza Italia al 7,6%.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
SI VOCIFERA DI UN APPELLO AL POPOLO GRILLINO D’ANTAN DI MANDARE UN SONORO “VAFFA” AL CONTE DEL “MOVIMENTO ZERO STELLE”, ASTENENDOSI DAL PRESENTARSI ALLE URNE PER LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2027
“La specialità della casa: parlare di una notizia inventata (nessuno, infatti, ha ancora visto la
nostra puntata con ospite Beppe Grillo, e nessuno sa cosa ha detto nel corso dell’intervista), argomentando la propria opinione con un’informazione altrettanto falsa. Ma siamo sicuri che non ci sia dolo da parte di Marco Travaglio: solo una memoria molto corta. Quando gli conviene”.
Il profilo di Pulp, il podcast di Fedez e Marra in cui il 21 settembre Beppe Grillo sarà ospite, risponde al direttore del Fatto quotidiano, Marco Travaglio, che proprio ieri diceva che se l’ex garante volesse fondare un partito non andrebbe da nessuna parte perché proprio il comico genovese ha distrutto il Movimento 5 stelle portandolo nel governo Draghi.
“E così – aggiungono a corredo di varie dichiarazioni dell’ex premier Conte in cui dava il suo sostegno all’esecutivo dell’ex presidente della Bce -, eccovi un’infilata di tutte le volte che Giuseppe Conte ha rivendicato l’appoggio, suo e di tutto il Movimento 5 stelle, a Mario Draghi. Sono tutte ancora disponibili online e riguardano il periodo tra febbraio 2021 e giugno 2022.
Infatti, il governo Draghi, insediatosi ufficialmente il 13 febbraio 2021, nacque con un larghissimo consenso, tra cui proprio quello del Movimento 5 stelle guidato da Giuseppe Conte – reduce da due mandati come presidente del Consiglio (prima con la Lega poi con il Pd). Solo a luglio 2022 i 5Stelle avrebbero collaborato, insieme alla Lega e a Forza Italia, ad aprire la crisi del governo Draghi, che presentò le sue dimissioni poi accolte dal presidente della Repubblica il 21 luglio”.
“P.S.: Il fantastico bailamme di dichiarazioni scoppiato negli ultimi giorni intorno alle ipotetiche dichiarazioni fatte da Grillo nel primo episodio della nuova stagione di Pulp Podcast, è davvero surreale. Per il semplice fatto che le parole attribuite all’ex garante del Movimento 5 stelle dal Corriere della Sera non sono mai state pronunciate nel corso della registrazione. Come potrete vedere tutti il 21 settembre”, precisano ancora dal podcast.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
DOMENICA PROSSIMA SI VOTA A BERLINO E IN MECLEMBURGO-POMERANIA, DOVE NELLA CDU PENSANO AD ALLEARSI CON AFD, ROMPENDO IL CORDONE SANITARIO CHE TIENE I POST-NAZI FUORI DALLE ISTITUZIONI – L’IPOTESI DI UN SILURAMENTO DI MERZ, LA CUI POPOLARITA’ E’ AL MINIMO STORICO (14%)
Per la prima volta nella storia l’Afd raggiunge il 30% nei sondaggi. E distacca la Cdu di ben dieci punti: i cristianodemocratici sono stimati al 20%. Rispetto all’ultima rilevazione di metà luglio dello stesso istituto, Gms, l’Afd guadagna due punti, la Cdu ne perde tre.
E i due partiti di governo, Cdu e Spd, non raggiungono più la maggioranza assoluta: i socialdemocratici sono all’11%. I Verdi e la Linke conquistano un punto in più e si attestano rispettivamente al 14% e all’11%. E se si votasse oggi per il rinnovo del Bundestag, né Sahra Wagenknecht né i liberali della Fdp supererebbero la soglia si sbarramento del 5%.
In vista di del voto di domenica prossima a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania, dove la Cdu rischia un’altra batosta, continuano a rincorrersi voci su un possibile addio di Friedrich Merz, su un cambio in corsa del cancelliere dopo le elezioni regionali.
E i papabili per rimpiazzare Merz sono al momento due: al governatore del Nordreno-Westfalia, Hendrik Wuest, su cui le speculazioni si concentrano da mesi, si è aggiunto in questi giorni il governatore della Baviera, Markus Soeder.
Ma le indagini sulla popolarità di Merz – è al 14%, un minimo storico – spiegano perché anche in Meclemburgo-Pomerania, dopo la Sassonia-Anhalt, i vertici regionali del partito gli hanno fatto capire che deve restare il più lontano possibile dalla loro campagna elettorale.
Una parte della Cdu del Meclemburgo-Pomerania vuole abbattere il cordone sanitario e allearsi con l’Afd. La premessa è che i cristianodemocratici lottano per la sopravvivenza. Sono al 7%, un soffio sopra la soglia di sbarramento per entrare nel parlamentino del land. E alcuni maggiorenti locali che vengono dalla zona di Greifswald, dove l’Afd è tradizionalmente forte, chiedono di tendere una mano all’ultradestra.
Sascha Ott, ad esempio, invita a essere «aperti a colloqui, anche con l’Afd». Il cordone sanitario, ha aggiunto, «ha solo rimpicciolito la Cdu». Anche Axel Hochschild chiede di «spazzare via» il divieto di allearsi con l’ultradestra. Lo spitzenkandidat Peters ha ribadito ieri che «rifiutiamo qualsiasi coalizione o altre forme di collaborazione con l’Afd». Ma la questione è quanto potrà resistere.
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
IL CASO DI CENTRO DEMOCRATICO E DELL’UNICO ELETTO, L’”ETERNO” BRUNO TABACCI DALLE SETTE LEGISLATURE … IL MERCATO E’ APERTO DENTRO NOI MODERATI DI MAURIZIO LUPI. LA FEDERAZIONE DI SIGLETTE HA UN SACCO DI SIMBOLI CHE PERMETTONO DI EVITARE LA RACCOLTA FIRME – L’UDC HA QUOTE ASSOCIATIVE DA 665 EURO E BEN DUE PARLAMENTARI (LORENZO CESA E ANTONIO DE POLI). CORAGGIO ITALIA HA UN CENTINAIO DI ISCRITTI E UNA PARLAMENTARE: MARTINA SEMENZATO
Più si avvicina la fine della legislatura e più sarà decisiva la nuova norma sulle firme. Con
l’ok all’emendamento di FdI si apre un bazar di simboli, scatole vuote con poche decine di iscritti ma con uno o due eletti in Parlamento e quindi con la possibilità di fare da taxi a altri. O da frisbee, e il riferimento non è casuale.
Roberto Vannacci, per esempio, ha potuto costituire un gruppo alla Camera soltanto grazie a Free, un simbolo semi-clandestino che nel 2022 si era presentato in un collegio lombardo raccogliendo 800 voti.
Per le prossime elezioni, Fn dovrà raccogliere firme in numero ridotto (tra le 1.500 e le 2.000 per collegio, a differenza delle 6mila chieste a chi non ha santi in Parlamento). Partiti finora marginali potrebbero tornare centrali.
È il caso di Centro democratico di Bruno Tabacci, suo unico eletto: avrebbe bisogno di un paio di colleghi in prestito da altri gruppi per poter formare una componente del Misto; a quel punto godrebbe dello sconto sulle firme e potrebbe dare ospitalità a Progetto Civico o altri.
In cerca di soluzioni c’è anche Luigi Marattin del Partito liberaldemocratico, che potrebbe essere “costretto” a federarsi con un partito a lui vicino, come Azione. Ma il vero suk, almeno potenzialmente, è Noi Moderati, una federazione di svariati simboli.
Secondo un’interpretazione ampia delle norme, ciascuno di questi simboli godrebbe dell’esenzione dalla raccolta firme anche qualora si sfilasse dalla federazione. Da un partito fiorirebbero esenzioni per Idv, Noi con l’Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro.
Nel 2025 l’Udc ha incassato 665 euro da quote associative, pari a qualche decina di iscritti, ma ha ben due eletti, Lorenzo Cesa alla Camera e Antonio De Poli al Senato. Nel 2025 Coraggio Italia ha dichiarato da quote associative 1.941 euro, chiarendo già che nel 2026 ci sarà “una diminuzione di tesserati”.
Ergo: siamo nell’ordine di un centinaio. Eppure un partito con un centinaio di iscritti esprime una parlamentare, Martina Semenzato. E, come spiega Curreri, potrebbe godere di esenzione oppure, nella peggiore delle ipotesi, sfilarsi da Noi Moderati e, con un paio di transfughi, creare una componente del Misto.
(da “il Fatto Quotidiano” )
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