Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
QUESTO METTE IN DISCUSSIONE L’IPOTESI DEL VOTO ANTICIPATO AD APRILE, SU CUI PUNTA GIORGIA MELONI. ROBERTO ZACCARIA, COORDINATORE DEL COMITATO “COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA”: “DI FRONTE A DEI RICORSI PENDENTI È MOLTO DIFFICILE NON ASPETTARE IL GIUDIZIO DELLA CORTE PER LE ELEZIONI”
Ricorsi e mobilitazioni: è un attacco a più punte, che utilizza due corsie, quello che si sta organizzando contro il Melonellum. La base già c’è ed è costituita dalla rete che ha portato avanti la campagna per il No al referendum.
C’è già stata una prima manifestazione a Roma, il 30 giugno, organizzata da Roberto Zaccaria, che è uno dei coordinatori di Costituzione e Democrazia […], un’altra ci sarà a Milano il 28 settembre alla Camera del Lavoro.
Nel frattempo, 150 avvocati coordinati da Enrico Grosso – che è stato il presidente del Comitato del No – stanno cercando di individuare i punti deboli della legge elettorale da sottoporre alla Consulta. Come spiega Pietro Adami (l’avvocato del Comitato dei 15 giuristi che aveva promosso la raccolta delle firme per il referendum) sotto osservazione non ci sono solo la questione delle preferenze (che in realtà potrebbero essere introdotte nel passaggio in Senato, nonostante la bocciatura che c’è stata alla Camera) e il premio di maggioranza, ma anche il listone bloccato, ovvero un elenco di candidati – concordato preventivamente dai partiti della coalizione – che entrano in Parlamento secondo l’ordine stabilito.
Il nucleo storico del gruppo è quello creato nel 2014 da Felice Besostri per il no all’Italicum, che introdusse il principio per cui i ricorsi si potevano basare sulla possibilità di chiedere l’intervento della Corte in quanto alcuni meccanismi delle riforme elettorali ledono il diritto di voto dei cittadini. Gli avvocati sono partiti da lontano: il 20 maggio Adami ha convocato una riunione per mantenere attiva la rete e studiare le strategie.
Adesso, l’idea è di presentare i ricorsi in una quindicina di distretti giudiziari diversi, magari confezionando più testi. Bisogna aspettare la versione definitiva della legge: secondo Zaccaria ragionevolmente dovrebbero essere consegnati entro il 15 dicembre, o comunque due mesi dopo l’approvazione definitiva.
Ci sono i tempi perché la Corte si pronunci in tempo per le elezioni? Il dibattito è aperto. Zaccaria tira fuori un altro elemento: “Di fronte a dei ricorsi pendenti è molto difficile non aspettare il giudizio della Corte per le elezioni”. Questo metterebbe in discussione l’ipotesi del voto ad aprile.
“Lo scioglimento anticipato delle Camere dipende da Mattarella: e davvero lui sarebbe pronto a farlo davanti a 10-12 rinvii alla Corte?”. Intanto, a settembre la mobilitazione entrerà nel vivo: sono già previsti altri 3 eventi (sia al Sud che al Centro), oltre a quello di Milano. […]
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
NEL PRIVATO SONO STATE PRESENTATE 1.510 DOMANDE PER I LAVORI, MA LE CASE RICOSTRUITE SONO APPENA 247… MILLE RESIDENTI, CIOÈ L’80% DEGLI SFOLLATI, VIVONO ANCORA NELLE CASETTE PREFABBRICATE… IL SINDACO GIORGIO CORTELLESI: “L’INIZIO DELLA RICOSTRUZIONE È STATO UN DISASTRO. È MANCATA LA PROGETTAZIONE, LA VISIONE DEL FUTURO”
Se togli il corso a un paese, lì dove la gente cammina e si incontra, che cosa resta? «Resta molta
solitudine, isolamento. Restano abitanti che resistono strenuamente, ma fanno sempre più fatica. Il 20 per cento della popolazione di Amatrice, 2123 persone, è seguito dai servizi sociali per vari problemi. E il problema più grande di tutti, su questo non ci sono dubbi, è proprio questo isolamento fisico che l’uso dei social ha reso ancora più drammatico».
Il sindaco Giorgio Cortellesi sta per affrontare il decennale dal terremoto che il 24 agosto 2016 portò morte e distruzione in questo comune dell’Italia interna. Prima di allora, Amatrice era famosa solo per certe specialità gastronomiche e per la sua bellezza. Le vittime furono 239.
Il centro devastato. Corso Umberto I, quello della torre civica, quello delle botteghe e dei bar, ancora oggi è una striscia di asfalto deserta.
«L’inizio della ricostruzione è stato un disastro. È mancata completamente la progettazione, la visione del futuro e un piano che tenesse insieme le esigenze dei residenti e quelle del territorio. Basta vedere l’ospedale, l’auditorium e la scuola. Tre grandi nuove costruzioni che funzionano malissimo.
Per esempio, la scuola: è divisa in tre plessi. Per andare in palestra gli studenti devono camminare 300 metri all’aperto, in un comune montano. Solo il riscaldamento costa 23 mila euro al mese, una cifra insostenibile per una piccola amministrazione come la nostra. A Amatrice ci sono diverse cose che ancora mancano, e ci sono altre cose fatte talmente male che purtroppo non sarà facile aggiustarle».
I dati, aggiornati a pochissimi giorni fa, sono impietosi: lo stato d’avanzamento complessivo dei lavori, fra edilizia pubblica e privata, è al 40%. Nel privato sono state presentate 1510 domande per la ricostruzione, ma le case ricostruite sono 247. I cantieri aperti sono stati in tutto 828, ma quelli con i lavori completati solo 348.
Ancora mille residenti, cioè l’80% degli sfollati, vivono nelle casette prefabbricate chiamate «Sae», soluzioni abitative emergenziali. Mentre i cantieri pubblici che aspettano di progredire, fra fase di progettazione e affidamento dei lavori sono più di venti.
Se si allarga lo sguardo all’intera zona devastata dal terremoto che colpì il centro Italia nell’estate del 2016, un vasto territorio che comprende Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria, si scopre che due opere pubbliche su tre non hanno ancora il cantiere avviato. È la realtà che emerge dal rapporto di «ActionAid» intitolato «Dieci anni dopo: i dati raccontano».
Altroché, se raccontano: su 3.667 interventi programmati, per un valore complessivo di oltre 4,85 miliardi di euro, il 66,3% è ancora nella fase che precede l’inizio materiale dei lavori, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva. Nel dettaglio si può vedere che non c’è una regione molto più virtuosa delle altre.
Nelle Marche non sono ancora iniziati 1.243 interventi, pari al 66,4% del totale. In Abruzzo sono 446, pari al 61,5%. Nel Lazio 365, pari al 69,7%. In Umbria 378, pari al 69,2%. Il quadro si conferma critico nei 44 comuni più colpiti dal sisma.
Complessivamente, risultano programmati 1.544 interventi, per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 42% delle opere totali. Ma persino lì sette lavori su dieci non sono neanche incominciati.
«Ora finalmente i camion potranno fendere il centro storico verso nord e quindi anche lì incomincerà la cantierizzazione, prima potevamo lavorare solo nella zona sud» dice Guido Castelli, il quinto commissario straordinario del governo per la ricostruzione. E anche il fatto che sia il quinto, forse, qualcosa dice.
«A sud ci sono 14 cantieri in corso, ma la zona nord è rimasta una landa desolata per tutto questo tempo. Prima di poter asfaltare la strada, abbiamo dovuto risolvere una serie di temi connessi ai sottoservizi, cioè controversie sui tubi di luce, acqua e gas».
Il quinto commissario per la ricostruzione condivide le idee e anche lo stesso partito, Fratelli d’Italia, con il sindaco di Amatrice: «I primi anni della ricostruzione sono stati particolarmente difficili e complicati, con tante false partenze molto rilevanti. L’anno scorso l’ufficio ricostruzione del Lazio ha dovuto riapprovare tutto il piano, perché c’erano state diverse incertezze.
Io uso la metafora dell’albero storto, albero che abbiamo dovuto raddrizzare. Ci siamo trovati di fronte a molte controversie da risolvere con le aziende che avevano vinto l’appalto. Ma ora la ricostruzione pubblica sta procedendo, ci sono i cantieri per le chiese e per il municipio».
La colpa è di quelli che c’erano prima: ecco la spiegazione al disastro di oggi. Fatto sta che sono passati dieci anni. Le chiese e il municipio devono ancora essere ricostruiti. Solo adesso i primi camion sono stati autorizzati a entrare nel centro storico, lungo la strada principale. E così anche la ricostruzione di Amatrice è già candidata a diventare una di quelle storie italiane che non mettono di buon umore.
(da La Stampa)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
STUDIARE ORMAI E’ SOLO PER RICCHI
Fra poche settimane le università di Roma torneranno a popolarsi. Insieme a loro anche le aule studio, le copisterie e i locali dei quartieri più vicini agli atenei. Così come le case per studenti, i cui prezzi continuano ad aumentare, con stanze che possono costare quanto un intero stipendio. Secondo un’analisi del centro elaborazione dati del network immobiliare SoloAffitti, in appartamenti di fascia alta, nuovi e molto vicini alle sedi, il canone di una singola arriva fino a mille euro al mese. Il prezzo più frequente è – per fortuna – più basso e si aggira intorno ai 550 euro, ma il dato medio nasconde differenze profonde tra quartieri, atenei e tipologie di alloggio. In ogni caso “il mercato continua a mostrare una domanda molto forte, nonostante la crescita degli atenei online”, spiega a Fanpage.it la CEO di SoloAffitti, Silvia Spronelli.
Dove costano meno e dove di più le stanze per studenti
In una città estesa e varia come Roma, anche le zone universitarie sono molto eterogenee fra loro. Nei quartieri più vicini al campus della Sapienza, la più grande università d’Europa per numero di studenti, come San Lorenzo, piazza Bologna, Castro Pretorio, i prezzi per una stanza singola di livello ordinario si aggirano fra i 500 e i 700 euro. Troviamo cifre simili anche nelle zone più battute da studentesse e studenti di Roma Tre, quindi fra Garbatella e Marconi. Qui, per una camera in cui poter godere di una piena intimità, tocca sborsare fra i 500 e 650 euro secondo i calcoli di SoloAffitti. La situazione cambia nelle aree più periferiche vicine all’università Tor Vergata: tra Romanina e Anagnina, quartieri ancora poco attrattivi per i più giovani, si parte da 350 euro, ma si può arrivare anche fino a 600.
Almeno 600 euro per una singola vicino alla Luiss
Così come le rette, anche gli affitti crescono quando si tratta di università private, collocate in aree di maggior pregio e valore immobiliare. In particolare vicino alle sedi della Luiss si registrano i prezzi più alti. Tra Trieste e Salario una singola di un appartamento ordinario costa in media fra i 600 e i 750 euro. Stessa fascia di prezzo ma con picchi inferiori se ci spostiamo nel quartiere Africano. Ai Parioli, dove si trova la sede di viale Romania, una camera può arrivare anche a 800 euro. Anche nelle zone vicine alla Lumsa i prezzi restano sostenuti. Per una stanza fra Prati o intorno a piazza Mazzini servono dai 600 ai 750 euro al mese, mentre se ci spostiamo verso Trionfale e Balduina le richieste variano da 550 a 700 euro.
Canoni in aumento vicino alle università
Tra il prezzo minimo rilevato intorno a Tor Vergata e quello massimo dei Parioli c’è quindi una differenza di 450 euro al mese, pari a 5.400 euro nell’arco di un anno. Che la scelta dell’università, fra pubbliche e privati, sia una questione anche di reddito non è cosa nuova. Ma la differenza, per i fuori sede e le loro famiglie, passa anche dalla possibilità di permettersi un alloggio a poca distanza dalle facoltà. Vantaggio che sta diventando sempre più un lusso.
Se nelle zone periferiche e semicentrali, infatti, i canoni rispetto al 2025 restano stabili, nelle immediate vicinanze delle università si registra un leggero aumento, compreso tra il 5 e il 10 per cento. I rincari riguardano in particolare gli immobili nuovi o ristrutturati, che stanno alimentando un segmento distinto rispetto alla tradizionale offerta di stanze per studenti.
Crescono le case per studenti di lusso
“Accanto all’offerta tradizionale sta emergendo un vero e proprio segmento ‘premium’ dell’abitare universitario”, sottolinea Spronelli. Si tratta di appartamenti nuovi o completamente ristrutturati, spesso situati a pochi passi dagli atenei e dotati di servizi e standard più elevati. In queste soluzioni una singola vicino alla Sapienza viene proposta tra 800 e 900 euro, mentre nell’area di Roma Tre i prezzi variano tra 750 e 800 euro. Nelle vicinanze della Lumsa i canoni oscillano tra 800 e 950 euro, mentre nell’area di Tor Vergata si attestano intorno ai 650 euro. È però intorno alla Luiss che la fascia premium raggiunge i valori più alti, con richieste comprese tra 800 e 1.000 euro al mese. Nel segmento di mercato più costoso, dunque, una stanza singola può arrivare a costare quasi il doppio rispetto al canone più frequente rilevato nella Capitale.
“È un fenomeno che segnala come anche il mercato degli studenti si stia progressivamente differenziando per fasce di offerta e capacità di spesa”, osserva la CEO di SoloAffitti. La distanza tra le diverse aree universitarie non è quindi l’unico elemento di divisione: anche all’interno dello stesso quartiere si sta ampliando il divario tra le sistemazioni ordinarie e gli immobili destinati a una clientela con maggiori possibilità economiche.
Riconversione da affitti brevi e studentati privati fanno lievitare i prezzi
A modificare ulteriormente il mercato è la riconversione di alcuni appartamenti che in precedenza venivano utilizzati per gli affitti brevi. Il loro passaggio alle locazioni universitarie aumenta la disponibilità di alloggi per gli studenti, ma non necessariamente quella di soluzioni economicamente accessibili. Secondo quanto raccolto dal centro elaborazione dati di SoloAffitti, alcune stanze doppie ricavate in questi immobili vengono infatti affittate a canoni compresi tra 1.200 e 1.500 euro al mese, molto superiori ai valori dell’offerta tradizionale. “La riconversione di alcuni immobili provenienti dagli affitti brevi amplia la disponibilità di alloggi, ma spesso su livelli di prezzo decisamente superiori alla media”, conclude Spronelli.
Al mercato delle stanze in appartamento si aggiunge poi quello in espansione degli studentati privati. Sempre più gruppi immobiliari, internazionali e non, stanno investendo sul cosiddetto student housing e Roma, con i suoi oltre 213mila studenti e un numero di alloggi pubblici insufficiente, rappresenta un mercato molto attrattivo. Sono decine gli studentati privati in costruzione nella Capitale, ma anche in questo caso l’aumento dell’offerta non sta portando a un calo dei prezzi come teorizza la vecchia legge economica. La maggior parte di queste strutture offrono un modello all inclusive, dove oltre a dormire si può usufruire di mense, ristoranti, lavanderie e altro ancora e i costi di questi servizi accessori sono inseriti nel canone finale. Secondo un’indagine della associazione Nonna Roma e curata dalla ricercatrice Sarah Gainsfhort, questa offerta estremamente costosa localizzata nei quartieri prossimi alle università trainerebbe verso l’alto i prezzi dell’intero mercato immobiliare circostante.
Nonostante la concorrenza esercitata dalle università online, i principali atenei delle grandi città continuano quindi ad attrarre un numero elevato di studenti. A Roma, però, il mercato immobiliare che li attende appare sempre più frammentato: dalle stanze relativamente accessibili nelle aree periferiche alle singole premium da 1.000 euro al mese, fino alle costose soluzioni ricavate dagli ex alloggi turistici e degli studentati privati. Una frammentazione che non sembra favorire le tasche degli studenti e delle loro famiglie.
(da Fanpage)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL 20 AGOSTO LE IMBARCAZIONI SALPERANNO DA BRINDISI PER UNIRSI ALLA “RIVOLUZIONE DEI FENICOTTERI” CONTRO I MAXI-PROGETTI TURISTICI SULLA COSTA ALBANESE
La Global Sumud Flotilla si prepara a tornare in mare, ma questa volta non salperà verso Gaza. Il
20 agosto tre imbarcazioni partiranno da Brindisi alla volta di Sazan, isola al largo della costa meridionale dell’Albania, per unirsi alla protesta contro il progetto di un resort di lusso promosso da Jared Kushner, imprenditore statunitense, consigliere per la politica estera e i negoziati di pace in Medio Oriente e genero di Donald Trump. La mobilitazione, nata a fine maggio, ha preso il nome di «rivoluzione dei Fenicotteri» dal simbolo scelto dalle associazioni ambientaliste per denunciare i rischi del turismo del lusso per gli ecosistemi della costa.
La «rivoluzione dei Fenicotteri»
La protesta è nata a fine maggio contro un progetto che ha lo scopo di trasformare Sazan in una destinazione turistica di lusso, ma si inserisce in una contestazione più ampia al modello di sviluppo sostenuto dal governo del premier Edi Rama. L’isola, un’ex base militare oggi quasi disabitata, dovrebbe ospitare un grande resort legato a Kushner. Gli ambientalisti e i movimenti locali contestano il consumo di territorio e l’impatto dei grandi progetti turistici sulla costa meridionale del Paese, dove sono previste nuove strutture anche in aree di particolare valore naturalistico. Da questa mobilitazione è nato il nome «rivoluzione dei Fenicotteri», scelto per richiamare uno degli animali simbolo degli ecosistemi che i manifestanti chiedono di proteggere.
Dalla Vlora a Sazan
La partenza da Brindisi ha anche un valore simbolico: sulle imbarcazioni ci saranno i figli di alcuni degli albanesi arrivati in Italia a bordo della Vlora, la nave che nell’agosto 1991 trasportò a Bari oltre 20mila persone in fuga dal collasso del regime comunista. Una generazione dopo, la rotta viene percorsa al contrario per portare solidarietà a chi oggi protesta in Albania. Per la Global Sumud Flotilla è anche un’estensione delle proprie mobilitazioni oltre la questione palestinese, verso le battaglie ambientali e i diritti delle comunità del Mediterraneo.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
“ASSOCIARE SAN PAOLO AL FASCISMO E’ INACCETTABILE”
La storia della Chiesa va rispettata: associare San Paolo al fascismo è un’operazione inaccettabile. È quanto scritto da undici sacerdoti in una lettera aperta inviata a Roberto Vannacci. Qualche settimana fa, il generale aveva definito l’apostolo un “camerata” durante una conferenza stampa alla Camera, in occasione della presentazione del programma politico di Futuro Nazionale su immigrazione e crisi energetica.
Nel tentativo di giustificare l’intenzione di modificare i sussidi per i migranti previsti oggi in Italia, Vannacci aveva richiamato un principio pronunciato dal Santo. “Cito un paese che non fa parte dell’Ue ma che è molto vicino, la Norvegia”, aveva esordito. “La Norvegia ha deciso di non concedere sussidi prima dei cinque anni di permanenza nel paese perché cito il camerata San Paolo: chi non lavora neppure mangi”, aveva aggiunto, ricordando il passo della Seconda Lettera ai Tessalonicesi. “Gli stranieri che vanno in Norvegia e non lavorano non avranno accesso ad altri sussidi. Non mi pare che la Norvergia sia uno Stato totalitario”.
Un passaggio che ha fatto infuriare i rappresentanti della Chiesa. Con una lettera, undici sacerdoti di diverse diocesi italiane, aderenti alla Fondazione ‘Interesse Uomo’ che opera tra Sicilia e Basilicata per il contrasto all’usura e al sovraindebitamento, hanno deciso di esprimere il loro “profondo dissenso e sconcerto” nei confronti del leader di Futuro Nazionale.
“Associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più all’interno del programma di una fazione politica – hanno scritto – rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede. La citazione da Lei utilizzata viene completamente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d’esclusione sociale”.
I sacerdoti contestano l’interpretazione del passo biblico e ricordano che San Paolo “non stava dettando regole di economia politica per uno Stato, né invocava punizioni contro i poveri, si rivolgeva a una comunità cristiana primitiva esortandola alla responsabilità fraterna e al dovere morale di non essere di peso agli altri, non è stato l’esponente di un pensiero politico, né il militante di una fazione contrapposta a qualsivoglia nemico umano”.
Nella lettera vengono richiamati altri passi delle Scritture per sottolineare la centralità, nel pensiero paolino, della solidarietà e dell’uguaglianza e dell’accoglienza. Valori decisamente distanti dalla proposta politica vannacciana. In particolare, viene ricordato il passo della Lettera ai Galati secondo cui “non c’è più giudeo né greco; non c’è piu’ schiavo né libero”, a sottolineare che il pensiero dell’apostolo non ha nulla a che vedere con ideologie fondate “supremazia, esclusione o divisione in blocchi contrapposti”.
Per questo motivo “associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede”, si legge. “Non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale, né di vederli accostati a slogan di partito pronunciati nelle aule delle istituzioni”, proseguono i sacerdoti. E rivolgendosi direttamente al generale, aggiungono: “La invitiamo, pertanto, a rispettare la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa, ricordando le parole stesse dell’apostolo: ‘nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri’. Le Sacre Scritture – concludono – non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico”.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
E I CANDIDATI? A PARTE CONTE E ELLY, CI POTREBBE ESSERE UN CANDIDATO DI AVS E UNO DEI CENTRISTI: SILVIA SALIS SI E’ CHIAMATA FUORI. COME ALTERNATIVE SONO IN BALLO IL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, O FRANCO GABRIELLI, EX NUMERO UNO DELL’INTELLIGENCE…
Complice la pausa di Ferragosto, nel Campo largo ci si muove con i piedi di piombo per preparare
la sfida ai gazebo, da cui dovrà uscire il candidato premier anti Meloni
E’ un rompicapo, pieno di tensioni tra i due principali azionisti di riferimento: Elly Schlein e Giuseppe Conte.
La candidatura alle primarie della segretaria del Pd e del leader del Movimento Cinque stelle sembra essere, al momento, l’unica certezza. Mentre da fonti vicine a Silvia Salis, la più corteggiata esponente dell’ala riformista del potenziale Campo largo, continuano ad arrivare conferme: non sarà la terza candidata
La sindaca di Genova, anche ieri, ha ribadito ai suoi che manterrà fede a quanto detto finora e che non parteciperà alle primarie. […] L’assenza di un nome forte dei riformisti è una pedina chiave che ancora manca all’appello in questa sfida. Come possibili alternative si fanno i nomi del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi o di un altro moderato di spessore: Franco Gabrielli, ex numero uno dell’intelligence.
In casa Pd, la leader Schlein sta scaldando i motori, ma la comunicazione ufficiale della sua discesa in campo dovrebbe arrivare solo quando le regole delle primarie saranno più o meno definite. In questi giorni la segretaria dem è in vacanza in una località rimasta sconosciuta, così come avvenuto negli ultimi tre anni, vista la forte attenzione a tutelare la sua privacy e quella della sua compagna Paola Belloni.
Un quarto candidato, se la partita prendesse una piega ancora più complicata, potrebbe arrivare da sinistra: «Non escludo che Avs possa esprimere una sua proposta — ha spiegato Nicola Fratoianni prima di Ferragosto —, perché Avs ha tutte le carte in regola per candidarsi al governo del Paese», per poi aggiungere, a differenza del passato, che «su Renzi non ci sono veti».
Il nodo delle regole sarà un passaggio chiave nel braccio di ferro interno al Campo largo. […] Se nessun candidato dovesse superare al meno il 40% dei voti ai gazebo ci sarà un doppio turno? I Cinque stelle ribadiscono netta contrarietà. Conte e i vertici del suo partito sono perfettamente consapevoli che il «ballottaggio» favorirebbe la Schlein, sulla quale convergerebbero probabilmente almeno buona parte dei voti da sinistra e anche quelli dell’ipotetico candidato moderato.
È addirittura circolata l’ipotesi (poi smentita) di uno «scambio», con Conte che avrebbe «concesso» il doppio turno in cambio della possibilità di votare anche online e non solo ai gazebo, soluzione quest’ultima gradita al Movimento «per garantire la più ampia partecipazione possibile». Ma anche su questo punto le frizioni sono forti, perché il voto su piattaforma non fa fare i salti di gioia ai dem.
(da Corriere della Sera)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL TAGLIO DELLE ACCISE DEL GOVERNO MELONI SI È RIVELATO INUTILE: È STATO COMPLETAMENTE ANNULLATO DAI RINCARI E IL PREZZO DEL DIESEL È RIMASTO AI LIVELLI DEL 4 AGOSTO … COME MAI IL COSTO ALLA POMPA AUMENTA SE IL PREZZO DEL GREGGIO RIMANE STABILE? TUTTA COLPA DEI COSIDDETTI MARGINI DI RAFFINAZIONE
l rischio concreto secondo gli operatori del settore è che il prezzo del gasolio arrivi a toccare quota 3 euro al litro entro l’autunno. Lo ha detto senza troppi giri di parole Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, che ha dichiarato all’Adnkronos: «raggiungere i 3 euro al litro sul gasolio nei prossimi mesi non è difficile».
Marsiglia ha poi precisato: «Non è che arriviamo oggi a 3 euro. Per fortuna stiamo sotto i 3 euro al litro, però in qualche mese così, in assenza di de-escalation, è possibile raggiungere questa soglia».
Già oggi i segnali sono pessimi visto che, secondo i dati del Mimit aggiornati al 18 agosto, alcuni distributori in provincia di Cuneo, fuori autostrada, avevano già venduto gasolio a 2,863 euro al litro. Le medie nazionali intanto restano su un gasolio self-service a 2,099 euro (2,173 in autostrada) contro l’1,994 della benzina (2,073 in autostrada).
Il taglio da 17 centesimi al litro sulle accise, introdotto per calmierare i prezzi, si sta letteralmente sciogliendo sotto la spinta del mercato. Come ricorda Massimo Ferrato su Repubblica, il prezzo del diesel è tornato esattamente ai livelli del 4 agosto, giorno in cui il governo aveva confermato lo sconto, annullando di fatto il beneficio fiscale.
Lo sconto scadrà il 25 agosto e, come ricostruisce Il Messaggero, dovrebbe essere confermato con un decreto interministeriale finanziato attingendo all’extragettito Iva sui carburanti, così da evitare il passaggio in Consiglio dei ministri.
Se però l’incasso extra non bastasse, come già accaduto il 4 agosto, servirebbe un nuovo decreto con coperture aggiuntive. L’ultimo provvedimento, costato 245 milioni, è stato coperto tagliando fondi alle spese dei ministeri. Dal 18 marzo a oggi, tra nove provvedimenti, lo Stato ha speso complessivamente 2,37 miliardi per provare a raffreddare i prezzi ai distributori, di cui 370 milioni solo per i due interventi estivi.
Attribuire il rincaro soltanto al costo del greggio, spiega sulla Verità Sergio Giraldo, rischia di essere fuorviante. Il Brent, il petrolio del Mare del Nord, ha oscillato per gran parte di agosto tra 80 e 90 dollari al barile, lontanissimo dai 150 dollari temuti a inizio conflitto, e non ha mai toccato un massimo storico da quando è iniziata la guerra in Iran. Il problema vero è nei margini di raffinazione, il cosiddetto crack spread, che misura la differenza tra il prezzo del prodotto raffinato e quello del greggio necessario a produrlo.
Lunedì 17 agosto, il crack statunitense del gasolio ha segnato il massimo storico di 102 dollari al barile, quinto record in sei sedute, mentre quello europeo ha superato i 75 dollari: raffinare oggi rende quattro o cinque volte la norma storica.
Dietro questa impennata ci sono due guerre che pesano: l’invasione russa in Ucraina e quella contro l’Iran. La Russia, che nel 2025 copriva l’11% dell’offerta mondiale di gasolio, dall’8 luglio ha vietato del tutto l’export del prodotto dopo aver già bloccato benzina e jet fuel. La Cina non riapre le esportazioni per timore di carenze interne. Lo Stretto di Hormuz resta semiparalizzato, con appena una decina di transiti al giorno contro i 30-40 precedenti l’escalation.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
NEL NOSTRO PAESE IL 41,4% DEGLI STUDENTI DI TERZA MEDIA NON HA COMPETENZE LINGUISTICHE ADEGUATE IN ITALIANO. NEL 2025 SOLTANTO IL 31,% DEI GIOVANI AVEVA UNA LAUREA
Lussembugo, Ungheria, Malta, Grecia e Romania: sono i soli Paesi che spendono nell’istruzione
meno dell’Italia. Il nostro Paese, secondo le ultime rilevazioni Eurostat, che si riferiscono alla spesa pubblica, nel 2023 ha riservato appena il 4,1% del Pil al sistema d’istruzione, dal nido all’università.
Meno della media Ue, che nello stesso anno ha raggiunto il tasso del 4,7%, comunque meno del 5% del 2020, che è stato anche il picco raggiunto da quando Eurostat pubblica queste statistiche.
La spesa italiana, oltre a essere inferiore alla media Ue, è lontanissima a quella di Paesi come la Svezia e la Finlandia, che sfiorano il 7%, ma anche del Belgio (6,2%). Spende di più anche la piccola isola di Cipro, al 4,80%.
Ma il dato non è nuovo: l’Italia è costantemente il Paese che nel confronto con le altre due maggiori economie europee, Francia e Germania, spende meno in istruzione in rapporto al proprio Pil, fin da quando si sono messe a confronto le statistiche, nel 2010. […]
Per esempio, il 41,4% gli studenti di terza media non ha raggiunto competenze linguistiche adeguate in italiano nel 2025. La debolezza del sistema si ripercuote poi sulla quota di laureati, che ci fa slittare al penultimo posto nella Ue, dopo di noi c’è solo la Romania.
Nel 2025 in Italia solo il 31,1% dei giovani aveva una laurea: siamo lontanissimi dall’obiettivo europeo del 45% di laureati tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL WASHINGTON POST: “INDEBTAMENTO PIU’ RAPIDO DEL PREVISTO, IN PARTE PER LE MANCATE ENTRATE DI ACUNI DAZI”
Il debito pubblico americano sta per superare già in settimana i 40.000 miliardi di dollari, con mesi di anticipo sulle previsioni, mentre i rendimenti dei T-Bond testano i massimi dal 2002.
Un indebitamento più rapido, in parte per le mancate entrate dell’annullamento di alcuni dazi, ha fatto ipotizzare che con ogni probabilità anche la prossima battaglia sul tetto del debito federale arriverà prima delle attese. Già quest’anno la spesa per interessi sul debito supererà i 1.000 miliardi di dollari, una cifra paragonabile all’intero budget del Pentagono, salendo al 3,3%, a livelli storici mai raggiunti.
La perdita di entrate, scrive il Washington Post, ha costretto il Dipartimento del Tesoro ad aumentare il ritmo dell’indebitamento per far fronte alle spese del Paese: sei mesi fa, il Congressional Budget Office (Cbo), ente apartitico, stimava che l’indebitamento totale avrebbe raggiunto un massimo di 39.400 miliardi di dollari nell’anno fiscale in corso.
Tuttavia, lunedì il Tesoro ha comunicato che il debito si attestava a 39.900 miliardi di dollari, cifra in costante crescita. Questo rapido accumulo di debito avviene in un momento piuttosto critico.
Una serie di preoccupazioni, tra cui l’inflazione, la guerra in Iran e l’aumento dei livelli di indebitamento a livello globale, sta spingendo gli investitori a disfarsi dei titoli di Stato.
(da agenzie)
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