Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA HANNO ACCUSATO GLI IMMIGRATI, POI QUANDO E’ EMERSA LA VERITA’ IL KILLER E’ DIVENTATO UN AGENTE DEL MOSSAD… I GIORNALI SOVRANISTI NASCONDONO LA NOTIZIA NELLE PAGINE INTERNE NEL TIMORE DI PERDERE LETTORI RAZZISTI
Qualcuno era sicuro che fosse un migrante, altri un islamico, altri dubitavano, fino ad arrivare al complotto del Mossad
L’attentato di Halle, dove il nazista Stephan Balliet ha ucciso due persone e sfiorato la strage degli oltre 70 ebrei rinchiusi nella loro sinagoga, ha scatenato la fogna razzista
L’utente Radiosavana (@RadioSavana) — che in precedenza si chiamava Antonio Quinto (@antoniodvx, screen name di Twitter oggi usato da un altro utente) — il 9 ottobre 2019 alle 15:03 insinuava che l’attentatore fosse un migrante utilizzando l’hashtag #risorseINPS:
In preda al desiderio morboso che l’attentatore sia per forza un migrante, probabilmente afghano e musulmano, l’utente scatena i suoi followers che iniziano a sostenere convinti che si tratti di un migrante giunto da lontano in Germania. Secondo Flavio l’attentatore è arrivato in Germania a causa dei buonisti
Secondo @_Ornas_ se si importano #risorseInps si importerà anche la guerra finendo come in Afghanistan, ma l’attentatore alla fine era un tedesco nazista, antisemita e suprematista bianco
Anche altri utenti hanno associato la causa dell’attentato all’immigrazione, nello specifico quella islamica che qualcuno «sponsorizza»:
“L’attentato in Germania. Ora ci verranno a dire che si tratta di pazzo isolato bla bla bla. Il problema non è solo l’immigrazione, ma l’immigrazione islamica. Incompatibile con la nostra cultura. Ma a chi la sponsorizza non glie ne frega un cazzo.”
Anche altri utenti hanno immaginato che l’attentatore fosse islamico basandosi su alcune teorie legate al “silenzio della Polizia” sull’identità dell’attentatore nei primi minuti dopo l’arresto.
Solo in seguito si renderanno conto che non era un migrante e non era neanche musulmano
Una volta scoperto che non si trattava di un migrante e/o musulmano parlare degli ebrei come il male assoluto è facile usando — guarda caso — le stesse ideologie dell’attentatore parlando di ebrei dentro la sinagoga che complottavano contro la razza bianca
“Interesting that the gunman chose the jews’ holy day (Yom Kipper) to carry out his attack. I wonder if he figured he would catch a lot of jews in their Sin-agog of Satan plotting against the White race.”
Il risultato ottenuto dall’attentatore non soddisfa gli utenti del forum antisemita internazionale:
“Wukfrick: «Only 2? Get back to me when he reaches 6,000,000.»
Makker: «The detail in all this I find hilarious…. “Day of Atonement” …one day A thousand years of atonement wouldn’t scratch the surface of the volume of damage done.»
Secondo qualcuno, invece, è un complotto orchestrato dagli ebrei per opprimere i nativi tedeschi e che l’attentatore Stephan Balliet sarebbe un agente del Mossad israeliano:
“The Jews will further oppress the native Germans over this attack, which will only become more frequent, deadly and organized. Unless that is, the perpetrator was a MOSSAD agent to gin up a pretext for more anti-white laws. In any case, I will shed no tears for any of THEM that were wounded or killed.”
Da Stormfront partono le prime teorie di complotto: sarebbero stati gli ebrei ad orchestrare l’attentato contro gli ebrei.
Secondo loro «i nazisti non hanno fatto quanto dovevano» e gli ebrei «tornano sempre e insistono nell’intromettersi ovunque come eterni parassiti»:
Why are there even any Jews in Halle, Germany in the first place? Apparently the Nazis didn’t do a good enough job. THEY ALWAYS COME BACK. The Jews always insist on intruding everywhere. They cannot and will not stay away. They always insist on intruding and meddling. Eternal interlopers and parasites.
Si è parlato molto delle chat di Telegram frequentate dagli estremisti di destra antisemiti. Ecco una schermata condivisa online dove l’attentatore è definito come santo:
I’m betting on a saint here
Nel frattempo, il giorno dopo 10 ottobre 2019, i quotidiani italiani Il Giornale, Libero e La Verità non considerano importante evidenziare l’accaduto come in qualsiasi altro attentato, cosa che non è andata a genio a qualche utente:
Se cercate titoli in prima su #Halle nei quotidiani destrorsi munitevi di di lente di ingrandimento, su Libero non basta nemmeno quella, non vi è traccia di questa notizia. Certo non era islamico… E nulla nemmeno su #Bibbiano, in compenso si attaccano gli indios brasiliani per difendere Bolsonaro
Il Giornale ne parla in prima pagina, in basso a destra senza foto e con il restante a pagina 8-9.
La Verità ci mette la foto dell’attentatore, ma si perde tra le altre notizie considerate di maggior importanza rimandando tutto a pagina 11:
Per Libero, invece, la notizia è a pagina 13 e totalmente assente nella prima.
(da Open)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
L’IMMIGRAZIONE E’ SOLO AL QUARTO POSTO TRA LE PREOCCUPAZIONI DEI CITTADINI… GLI ITALIANI, SOTTOPOSTI AL BOMBARDAMENTO DEI CRIMINALI RAZZISTI, CREDONO CHE GLI STRANIERI SIANO IL 31% DELLA POPOLAZIONE, INVECE CHE IL 9% REALE
Il 68 per cento degli italiani è ancora ben disposto nei confronti dei rifugiati e a favore del diritto
all’accoglienza. Nell’Italia che durante i 14 mesi di Salvini al Viminale è stata lacerata da un rigurgito di odio e razzismo, è sorprendente l’esito della ricerca su italiani e migranti condotta dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli per WeWorld Onlus e presentata questa mattina a Bologna.
Un risultato ancor più sorprendente se si considera che gli italiani hanno comunque una percezione falsata della presenza reale dei migranti in Italia, convinti come sono che costituiscano il 31 per cento della popolazione mentre in realtà sono solo il 9 per cento.
E comunque l’immigrazione non è certo in cima alla lista delle preoccupazioni degli italiani che la mettono solo al quarto posto dopo disoccupazione, situazione economica e tasse.
Un terzo degli intervistati sostiene che non è più possibile accogliere rifugiati e migranti e che quindi vanno chiuse le frontiere. I giudizi nei confronti dell’operato di istituzioni e società civile nella gestione dei movimenti migratori non sono confortanti. Quasi unanime, l’84 per cento, è la richiesta all’Unione europea di svolgere un ruolo più centrale a sostegno dell’Italia.
Quasi un italiano su due ritiene che l’immigrazione stia dividendo la società in fazioni opposte e per questo sia negativa.
L’aspetto lavorativo-occupazionale è uno di quelli che più alimenta le paure nei confronti dei migranti. Da un lato è ampiamente condivisa l’idea che siano vittime spesso sfruttate del mercato del lavoro ( 75 per cento), che svolgono mestieri che gli italiani non vogliono più fare ( 55 per cento) e che il mercato del lavoro dovrebbe riconoscere le loro competenze ( 56 per cento), ma la metà degli intervistati è convinta che le aziende dovrebbero dare la precedenza nelle assunzioni ai lavoratori italiani.
Per quanto riguarda la sicurezza, la metà degli intervistati è convinta che l’Italia necessiti una maggiore protezione e diffusa tra un italiano su tre è l’idea che la gran parte dei crimini siano opera di stranieri.
Il sondaggio è stato presentato da Pagnoncelli in occasione della tredicesima edizione di Terra di Tutti film festival, rassegna di cinema sociale che si tiene a Bologna da oggi al 13 ottobre.
Questi dati mostrano come il clima d’odio costruito e promosso negli ultimi anni abbia generato percezioni distorte, che alimentano paure infondate verso chi arriviva in Italia in cerca di accoglienza. Paure che diventano prioritarie rispetto a problemi più concreti e reali.
(da Open)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
SECONDO IL SOTTOSEGRETARIO VARIATI: IL SUPERBOSS LIBICO AVEVA UN VISTO REGOLARE DI INGRESSO (MA NON AVEVANO DETTO CHE AVEVA FALSIFICATO I DOCUMENTI DI IDENTITA’?)
Abd al-Rahaman al-Milad, il famigerato Bija, l’11 maggio 2017 è arrivato da Tripoli nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, in Sicilia, dove era organizzato un incontro con funzionari italiani.
Anche per l’Onu Bija è considerato un trafficante di esseri umani sospettato di aver fatto affogare decine di persone, colpevole di efferatezze nel campo di Zawijah; chi l’ha invitato in Italia per trattare in segreto?
Ogni giorno ha la sua versione. E mercoledì il governo ne ha data un’altra. Non priva di inesattezze e omissioni.
A cominciare dai silenzi circa i componenti della delegazione italiana presente agli incontri del 2017 con Bija e glissando sulla continuità di rapporti con il trafficante fino ai giorni nostri. Stavolta, quantomeno, non è trattato dei «sussurri » anonimi.ì
Rispondendo al question time presso la Commissione Affari costituzionali, il sottosegretario agli Interni, Achille Variati (Pd), ha lasciato intendere che i documenti forniti da Bija per ottenere il visto d’ingresso in Italia fossero difformi dal suo vero nome. «Nell’elenco dei componenti della rappresentanza fornita dall’Oim (Organizzazione internazionale dei migranti, ndr), figurava il seguente nominativo, Abdurahman Salem Ibraim Milad che era — chiarisce Variati — in possesso di regolare visto di ingresso per breve periodo, rilasciato dalla rappresentanza diplomatica italiana in Libia».
Il giorno prima fonti anonime del Viminale avevano detto all’Ansa che il signore della guerra di Zawyah (nel distretto di Zuara) era arrivato in Italia «probabilmente con documenti falsi».
Secondo il sottosegretario il nominativo, presentato come ufficiale della Guardia Costiera di Zuara, «sulla base degli atti acquisiti, è quello che poi è stato ricondotto ad Abd al-Rahman al-Milad», cioè Bija.
Un gioco di prestigio del libico, dunque, per ottenere il visto. Il nome fornito è in realtà quello indicato per esteso anche dalla stampa internazionale che da anni, e non di rado, riporta proprio il nome che invece secondo le autorità italiane sarebbe dubbio.
Nel 2017 la tedesca Sà¼ddeutsche Zeitung aveva perfino vinto il Premio europeo dell’informazione proprio per una inchiesta in Libia: protagonista il trafficante e comandante Abdurahman Salem Ibraim Milad.
«La presenza del criminale Bija a un incontro con autorità italiane nel 2017 è un fatto grave e molto pericoloso», ha detto il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5s) firmatario di una delle due interrogazioni, rimproverando proprio le omissioni del governo.
Altra scusante accampata in questi giorni e ribadita ieri alla Camera, riguarda la tardiva segnalazione dell’Onu circa le responsabilità di Bija.
Continuando a rispondere a due interrogazioni — una cofirmata da Riccardo Magi (+Europa) e Renate Gebhard (Gruppo Misto), laltra depositata dal presidente della commissione, Giuseppe Brescia (M5S) — il delegato del Viminale ha detto: «Si evidenzia che solo con provvedimento del 7 giugno 2018 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha disposto le sanzioni internazionali », cioè «più di un anno dopo dall’ingresso in Italia della citata delegazione libica».
In particolare, Milad «è stato iscritto nell’elenco delle persone fisiche e giuridiche soggette al blocco dei beni, al divieto di viaggio e ad altre misure relative ai tentativi di esportare illecitamente il petrolio».
Se è vero che le sanzioni sono arrivate un anno dopo, nella risposta ai parlamentari non è stato segnalato il rapporto Onu dell’1 giugno 2017 (Bija aveva lasciato l’Italia il 15 maggio) quando veniva indicato chiaramente come il capo della Guardia costiera di Zawyah, al centro del traffico di esseri umani e di altre attività illegali.
E il giorno prima dell’incontro nel Cara di Mineo un circostanziato report del Centro Alti Studi per la Difesa (definito dall’omonimo ministero come «l’organismo di studio di più alto livello nel campo della formazione dirigenziale e degli studi di sicurezza e di difesa »), indicava in Milad il superboss dei business illeciti nell’area costiera da Tripoli al confine con la Tunisia, con particolare riferimento alle violeazioni dei diritti umani finalizzate al traffico di persone.
Possibile che nessuno conoscesse queste informazioni?
La vicenda portata a galla da Avvenire è approdata ieri alla Camera. Il Viminale, fra l’altro, non ha risposta alla domanda dei parlamentari sulla eventuale continuità di rapporti con il boss fino ad oggi
Nei giorni scorsi le solite fonti anonime del Viminale, riportate su alcune agenzie di stampa, hanno insistito su un punto: al tavolo con Bija non c’erano funzionari dell’intelligence o della sicurezza italiana.
Al contrario una nota dell’Oim da Ginevra (che per il governo avrebbe richiesto la missione dei libici in Sicilia) ha ribadito che «in quei giorni funzionari del Ministero dell’Interno italiano erano dappertutto ».
Che un Paese voglia proteggere la propria intelligence, non soprende. Ma è curioso che non si sia voluto rispondere a un altra domanda dei parlamentari: i rapporti tra Italia e Bija sono continuati anche dopo? Silenzio.
«Da mesi chiedo con forza l’istituzione di una commissione di inchiesta. Devono essere ricostruiti — insiste Riccardo Magi — tutti i passaggi che hanno portato il nostro governo a stipulare accordi con criminali. Mentre si buttava fumo negli occhi, infamando il lavoro delle Ong, si finanziavano e addestravano le milizie e i veri trafficanti di uomini».
(da “Avvenire”)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
PERCHE’ AVREBBE DOVUTO DIRE CHE IL TRIBUNALE DEI MINORI HA SMONTATO LE BALLE SOVRANISTE CERTIFICANDO CHE SU 100 CASI SOTTO ESAME NON E’ STATA TROVATA ALCUNA ANOMALIA?
Immigrati violenti, taglio dei parlamentari, speculazioni economiche del Vaticano con i soldi delle
elemosine e pure interessanti punti di vista “sull’ideologia green” che ha fatto diventare verde la maglia azzurra della Nazionale.
Ieri sera a Fuori dal Coro si è parlato davvero di tutto. Mancava qualcosa però. Perchè ieri sera Mario Giordano non ha parlato di Bibbiano come ha fatto nelle puntate dell’11, del 18 e del 25 settembre.
Che sia stata una svista del famoso Donato oppure improvvisamente anche Giordano ha perso la voce su Bibbiano?
Perchè ieri di notizie “su Bibbiano” volendo se ne potevano dare. Ad esempio si poteva raccontare dell’esito dell’esame sui fascicoli degli affidamenti richiesti dal comune di Bibbiano fatto dal Tribunale dei Minori di Bologna.
Da quegli accertamenti è emerso che sulle 100 richieste di affidamento solo 15 sono state accolte. E su quei quindici casi non è stata riscontrata alcuna anomalia.
Perchè Giordano non ha fatto una bella inchiesta per spiegarci che non è così, che il sistema Bibbiano esiste davvero anche se al momento non è ancora stato provato in termini giudiziari?
Eppure Giordano sembrava così credibile e appassionato quando a luglio strillava abbracciando la telecamera che lui non voleva più vivere «in un mondo che distrugge la nostra famiglia!». Perchè è evidente che un’inchiesta molto delicata che riguarda una decina di casi in realtà mette in stato d’accusa tutto il sistema degli affidi ed è la dimostrazione di un piano diabolico per distruggere la famiglia.
Che dire della performance teatrale di Giordano che fa esplodere i palloncini per dimostrare che non c’è nulla di perverso nel farlo (e per carità , può benissimo essere così, ma non è questo il modo di fare informazione).
Sembrava davvero interessato alle vicende drammatiche dei bambini finiti nel meccanismo oggetto dell’indagine della Procura di Reggio Emilia quando mandava in onda brani dell’ordinanza, facendoli recitare da un’attrice.
Oppure quando parlava del dramma di quella famiglia di Reggio Emilia (non di Bibbiano) qui era stata tolta la figlia.
Ve lo ricordate Mario Giordano che abbraccia il pupazzo della bimba “rapita” dagli assistenti sociali? Ladri di bambini, l’inferno di Bibbiano, titolava la trasmissione di Rete 4. E non è certo pensabile che l’inferno sia già finito.
O che tutto si spenga così come se nulla fosse successo. Mario Giordano, almeno tu, parlaci di Bibbiano.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA LEGHISTA TESEI E’ STATA SINDACA DEL COMUNE UMBRO… LA CORTE DEI CONTI: “HA INSERITO NEI RESIDUI ATTIVI 1,4 MILIONI DI TRIBUTI INESISTENTI”
A poche settimane dalle elezioni regionali in Umbria, una tegola si è abbattuta su Donatella Tesei, candidata presidente del centrodestra che il prossimo 27 ottobre sfiderà Vincenzo Bianconi, della coalizione Pd-M5S.
Secondo quanto racconta il quotidiano Repubblica, Tesei, alla guida del comune di Montefalco per dieci anni, avrebbe lasciato un grosso buco di bilancio. “Lei dice solo 375.000 euro e comunque coperti, il documento ufficiale dice 1,6 milioni, il gruppo di opposizione dice più di 4 milioni di euro”, specifica Repubblica.
Eletta sindaco di Montefalco nel 2009 con una lista di centrodestra, Tesei ha puntato molto sullo sviluppo delle aziende vinicole della zona, azione che le valse la riconferma a primo cittadino nel 2014 con oltre il 60% dei consensi.
“L’idillio municipale si incrina nel 2017, quando la Corte dei Conti scopre che nel bilancio del 2014 erano stati inseriti alla voce ‘residui attivi’ (le somme che il Comune contava di incassare di lì a breve) ben 1,4 milioni di tributi inesistenti.
Quote di Imu, Tari, Tasi mai entrate, quindi c’ è un disavanzo, e anche sostanzioso”, spiega Repubblica. Secondo l’ex assessore regionale, Vincenzo Riommi, per anni l’amministrazione Tesei avrebbe iscritto a bilancio, per ogni tassa, ‘il totale del gettito possibile e non quello realistico dell’ effettiva riscossione’”
Non solo, però. Nel marzo 2019, quando Tesei era già senatrice della Lega e ancora sindaco di Montefalco, viene approvato il bilancio previsionale dei successivi tre anni, bilancio che però conterrebbe distorsioni.
A distanza di pochi mesi, il documento viene verificato dalla nuova giunta di centrodestra e la dirigente responsabile si accorge di un ammanco da quasi 400mila euro, entrate tributarie previste e mai incassate.
A quel punto, la nuova giunta si trova costretta sia a operare una serie di tagli alle spese — azzera contributi per lo sport, riduce i fondi per istruzione e welfare e taglia sulla manutenzione di base — sia ad aumentare l’addizionale Irpef.
“L’Imu era già al massimo per la Tari addirittura paghiamo più di quanto l’amministrazione gira alla Vus, la municipalizzata dei rifiuti. Quando Tesei diventò sindaca nel 2009 c’era un avanzo in bilancio, ora ci ha ridotti sul lastrico”, raccontato i consiglieri di Siamo Montefalco a Repubblica. Secondo l’opposizione, il disavanzo accertato ammonterebbe a circa quattro milioni di euro.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
TANTE LE DEFEZIONI A NAPOLI IL PROSSIMO FINE SETTIMANA: DA GIULIA GRILLO A DI BATTISTA, DA LEZZI A PARAGONE
C’era una volta un’isola felice chiamata Movimento 5 Stelle. Poi, dieci anni dopo, anche le colonne
portanti hanno deciso di far mancare il loro apporto e supporto, culminando in rumorose assenze nella grande festa organizzata a Napoli sabato 12 e domenica 13 ottobre. Al decimo compleanno M5S, infatti, mancheranno tantissimi nomi che hanno annunciato il loro forfait alla manifestazione.
Ed è in dubbio anche la presenza di Beppe Grillo, co-fondatore, garante e uomo che per anni ci ha messo la faccia nei suoi comizi in piazza.
I senza di me — coniando l’hashtag utilizzato da Matteo Renzi contro l’alleanza del Pd con il Movimento 5 Stelle, prima di diventare il grande promotore e il deus ex machina dell’accordo che ha portato al governo giallorosso (prima della scissione e della formazione di Italia Viva) — sono nomi roboanti di personalità che per anni hanno resto robusto il tronco M5S portandolo fino alla guida (sempre condivisa del Paese).
Si parte da Alessandro Di Battista, non più parlamentare ma da sempre al centro di tutti i dibattiti interni al Movimento. Lui sarà tra i #senzadime del compleanno M5S in programma nel fine settimana di Napoli.
A lui si sono aggiunti, in brevissimo tempo, anche due ex ministre che sono state alla guida del Paese nel corso del primo governo Conte: Giulia Grillo (ex capo della Salute) e Barbara Lezzi (ed ex responsabile del Mezzogiorno e delle politiche per il Sud). Oltre a loro, anche l’inevitabile assenza del senatore Gianluigi Paragone che, come noto, non ha gradito l’alleanza con il Pd.
E nelle ultime ore si vocifera anche di una possibile assenza del vero nome su cui si è fondato il Movimento 5 Stelle: Beppe Grillo. La presenza del comico genovese, che ha il ruolo di garante, al decimo compleanno M5S, è in dubbio perchè dopo le accuse contro suo figlio potrebbe optare per un diniego. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, invece, dovrebbe essere della festa.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
A SORPRESA NELLE VOTAZIONI INTERNE SUL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA I CRITICI FANNO IL PIENO DI VOTI
Il vaso di Pandora si è aperto una decina di giorni fa. Quando nelle chat dei parlamentari 5 stelle è rimbalzata una frase di Luigi Di Maio. Il capo politico parlava di Matteo Renzi, a di Martedì, e liquidava più o meno così la scissione di Italia Viva: “Nessuna sorpresa. Veramente qualcuno poteva pensare che Renzi sarebbe rimasto tre anni a schiacciare un bottone?”. Apriti cielo. “E allora noi cosa siamo? Ecco che dice come la pensa veramente su di noi”, sono sbottati molti fra i più critici di questa fase.
Un’insofferenza plasticamente emersa nei voti per il nuovo capogruppo alla Camera. La candidata considerata più vicina alla linea governista Anna Macina si è fermata a 33 voti. Francesco Silvestri, anima di mediazione fra i più critici e gli ortodossi, è risultato primo con 67 preferenze, doppiando la collega.
Ma la vera sorpresa è quella di Raffaele Trano. Il deputato di Formia si è presentato da totale outsider, raccogliendo l’inverno dello scontento a 5 stelle. Peones che si sentono tagliati fuori dai giochi, un calderone che raccoglie serie proposte politiche e comunicative di rottura e questioni più personali legate a mancata visibilità .
Un coacervo di scontento che ha toccato inaspettatamente quota 61 voti, scompaginando i giochi. Perchè la soglia dei 109 consensi necessari all’elezione è lontana, e il borsino della vigilia accreditava alla seconda tornata una probabile sfida Silvestri/Macina. Piani saltati, ma soprattutto un’indicazione politica di grande insofferenza.
“Il voto è indicativo della volontà di cambiare”, spiega ad Huffpost Angela Ianaro, in ticket con Trano. ”È l’occasione di uno spazio nuovo all’interno del Movimento”, aggiunge il candidato capogruppo. Che mette le mani avanti: “Sempre però seguendo i principi del Movimento e in sintonia con il capo politico”.
I critici tuttavia faticano ad organizzarsi tutti insieme intorno a precise idee alternative, non trovano un vero leader. Così i malumori, i veleni e gli spifferi si rincorrono senza soluzione di continuità , e senza un filo conduttore, appestando l’aria. “Ci sono due dei nostri che stanno per passare alla Lega”, è convinto uno. “No scissioni, ma non escludo che qualcun altro ce lo perderemo per strada”, spiega un altro. Qualcuno è già perso. Non per il gruppo parlamentare, forse, ma per Italia 5 stelle sicuro.
Nella più consolidata delle dinamiche morettiane del “mi si nota di più se vengo o non vengo?” due ex ministre, Giulia Grillo e Barbara Lezzi, hanno annunciato i loro forfait, che si vanno ad aggiungere a quelli di Gianluigi Paragone e Mario Giarrusso.
“Finchè Luigi è capo politico io non partecipo più”, va dicendo in giro quest’ultimo. Una deputata napoletana utilizza il corollario del “mi si nota di più se vengo e resto in disparte?” e confida: “È la mia città , sarò da quelle parti, ma è già tanto se ci passerò”. Al caos si salda l’incertezza su Beppe Grillo. I vertici sono sicuri: “Ci sarà ”. Ma si tengono un margine di incertezza, legato ad alcuni problemi familiari del fondatore (motivo analogo terrà lontano da Napoli Alessandro Di Battista). “Alla fine lui deciderà all’ultimo — spiegano — d’altronde ha sempre fatto così”.
Il capo politico sta a guardare. È convinto che molte delle fibrillazioni siano legate alle scaramucce di brevissimo respiro che ruotano intorno alla partita per l’elezione dei nuovi capigruppo, cha al Senato vede una partita ingarbugliata fra Danilo Toninelli, considerato sia vicino al leader che possibile collettore degli scontenti e Gianluca Perilli, vicepresidente uscente anch’egli accreditato di un filo diretto con la leadership Di Maio è forte del successo sul taglio dei parlamentari, che non a torto si è intestato in prima persona. E si muove con prudenza, volendo evitare che la kermesse nella città partenopea venga flagellata da venti di protesta.
“D’altronde Luigi si è sfilato da quella partita — spiega un suo colonnello — Ha lasciato completa libertà a senatori e deputati, ora cosa vogliono?”. La risposta la dà proprio uno dei suoi, quasi sconsolato su un divanetto della Camera: “Se andiamo a cena? Certo che andiamo a cena. Appena dici qualcosa di controcorrente in assemblea sei guardato come un reprobo. Le cene ci sono tutte le sere, almeno lì ci si può confrontare”.
“Le scissioni e le fronde sono smentite dai fatti”, spiega ad Huffpost una fonte qualificata vicino al leader. “I drammi e il caos — prosegue — sono generati da media che vogliono screditarci. Ieri abbiamo visto che i nostri hanno votato compatti. Se c’è discussione, se ci sono sfumature, è la ricchezza del Movimento”.
Il leader, racconta chi ci ha parlato, è stato chiaro. Se c’è qualcuno che vuole criticare apertamente uscisse allo scoperto e votasse contro i provvedimenti di questo governo. Un ragionamento dato dalla serenità di sapere che la fase politica è cambiata, e se ai tempi gialloverdi ogni defezione o eventuale espulsione poteva costare carissimo, oggi non è più così.
A metà pomeriggio si materializza Virginia Saba, la compagna di Di Maio, in Transatlantico, insieme alla deputata Emanuela Corda di cui è collaboratrice. Poco più in là il renziano Ettore Rosato abbraccia la ministra pentastellata Fabiola Dadone. Ancora sono vivi gli echi del parapiglia di ieri, che ha coinvolto parlamentari di un po’ tutti i partiti all’annuncio del passaggio dell’ex M5s Davide Galantino in Fratelli d’Italia: “Ma hai visto che roba? – commenta un 5 stelle riferendosi ai suoi colleghi di partito – Ma che sono deputati questi?”. “Le corride vanno bene per gli uomini che non son molto coraggiosi e vorrebbero esserlo”, avrebbe probabilmente scosso la testa uno sconsolato Steinbeck.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
NON CONOSCE NEANCHE LA LEGGE: I COMUNI PAGANO I FUNERALI A TUTTI POVERI SENZA DISTINZIONE DI RAZZA… HA FATTO BENE A CANCELLARE IL PROFILO SU FB, CERTA GENTE NON MERITA NEANCHE GLI INSULTI
Francesca Lorenzi è stata candidata consigliera comunale a Firenze con Fratelli d’Italia ma non è stata
eletta anche se è arrivata seconda per numero di preferenze nel suo partito e ha sfiorato l’elezione.
In uno status su Facebook che risale a ieri ha criticato le bare per i morti al largo di Lampedusa nell’ultimo naufragio che ha causato (finora) 13 morti oltre a 17 dispersi:
“Sicuramente mi attaccherete in tanti ma lo sapete come sono fatta, ciò che penso dico… Ho visto al tg le immagini di coloro che sono morti al largo di Lampedusa. poi ho visto tutte le bare in fila e mi sono domandata chi avesse pagato quelle bare e quei funerali…Venale? Cinica? No, realista dal momento che ci sono famiglie italiane che non possono permettersi 4 o 5mila euro, minimo, per accompagnare il proprio caro al cimitero… E adesso attaccatemi pure ma chi ci è passato può capire di cosa parlo…”
Successivamente lo status e l’intero profilo della Lorenzi sono diventati irraggiungibili (c’è chi dice che abbia rimosso il post) e lei ha un nuovo profilo.
A differenza di quello che pensa la Lorenzi, che sostiene che ci siano tanti italiani in difficoltà che non possono permettersi di pagare i funerali, i funerali di povertà sono gratuiti:
A tal fine, il Comune stanzia una cifra fissa all’anno con la quale pagare il funerale ai poveri. A differenza dei cosiddetti funerali di povertà , per i funerali sociali il Comune chiede di praticare uno sconto del 50% perchè i soggetti sono seguiti dai servizi sociali e si trovano in condizioni di particolare difficoltà . In seguito, la restante somma (circa mille euro) viene pagata dai parenti del defunto, quando sono in grado di farlo, o — come più spesso avviene — dal Comune.
In sostanza, il Comune — in base ai criteri autonomamente stabiliti — esegue un’accurata verifica consistente nell’accertamento dello stato patrimoniale. Non trovato alcun bene, si accolla le spese per l’inumazione qualora non fossero reperibili familiari o questi (fino al 6° grado) siano a loro volta non abbienti, irreperibili o abbiano rinunciato all’eredità .
La Lorenzi voleva fare il consigliere comunale: un ripasso di come funzionano leggi e regole nell’ambito non può farle che bene.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 10th, 2019 Riccardo Fucile
FORSE HA PAURA DI PERDERE I VOTI DEI NAZISTI ?
«Il terrorismo islamico ha fatto migliaia e migliaia di vittime in tutto il mondo, è presente in tutto il mondo e sono organizzati. I dementi che sparano in nome di Hitler e di Stalin fortunatamente sono meno e il nazismo e il comunismo non torneranno più, chi spara in nome di chiunque è comunque un deficiente e va rinchiuso».
Così Matteo Salvini a Mattino 5 parlando dell’attentato terroristico di Halle, in Germania, commesso da Stephan Balliet e mandato in diretta su Twitch.
È abbastanza curioso che Salvini, il giorno dopo un attentato portato a termine da un neonazista (due morti, due feriti e una bomba che fortunatamente non è esplosa) si precipiti a dire che il male peggiore è il terrorismo islamico e che per fortuna quelli che sparano in nome di Hitler e di Stalin (ad esempio?) non sono altrettanto numerosi dei terroristi islamici.
Questo benaltrismo ad orologeria di Salvini da cosa è giustificato? Per quale motivo il leader della Lega ci tiene a precisare che i pericoli sono ben altri che un tale dichiaratamente neonazista che si è recato davanti ad una sinagoga in Germania per uccidere degli ebrei?
Nessuno ha detto che i neonazisti o i suprematisti bianchi che uccidono persone innocenti sono più pericolosi dei fondamentalisti islamici che si fanno esplodere o aprono il fuoco in una sala da concerto. E sicuramente alle vittime poco importa di essere state uccise da un terrorista islamico o da un musulmano. Per i morti nemmeno saltare sopra una mina di fabbricazione italiana o morire in un attacco di un drone fa molta differenza.
Perchè oggi Salvini non si è limitato a condannare il gesto di un suprematista bianco e ha dovuto ricordare che si muore anche di terrorismo islamico?
Forse perchè in Italia ad esempio storicamente si muore soprattutto per attacchi terroristici di altro genere? Gli Anni di Piombo non erano certo un problema di “guerre religiose”. E come dimenticare di Luca Traini, l’attentatore di Macerata che era stato candidato proprio con la Lega?
Il problema oggi non è quello di dire che negli anni Settanta e Ottanta esistevano formazioni terroristiche “nere” o “rosse”.
La questione è prendere atto che — in un periodo in cui gli attacchi terroristici “altri” sono quasi scomparsi almeno nel nostro Continente — abbiamo un problema con il terrorismo suprematista di matrice neonazista.
Minimizzare questo dato di fatto, fare finta che i manifesti dei vari Breivik, Tarrant o dell’attentatore di El Paso non siano mai esistiti e limitarsi ad una conta dei morti è pericoloso.
Ma sopratutto rivela come Salvini abbia qualche remora ad accusare apertamente i neonazisti.
(da “NextQuotidiano“)
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