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IL DEBITO AMERICANO NON È PIÙ SOSTENIBILE: ECCO PERCHÉ TRUMP HA BISOGNO DEI DAZI: GLI USA HANNO SUPERATO I 37MILA MILIARDI DI DOLLARI DI DISAVANZO PUBBLICO, PIÙ DI DIECI VOLTE IL VALORE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO E UN TERZO DI TUTTO QUELLO MONDIALE

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

LA MANOVRA TAGLIA-TASSE DEL TYCOON AGGIUNGERÀ ALTRI 4MILA MILIARDI DI DEFICIT: BASTERANNO LE ENTRATE IN PIÙ INCASSATE CON LE TARIFFE A DRENARE LE USCITE?

L’America non è mai stata così indebitata. Il disavanzo pubblico degli Stati Uniti ha superato i 37.000 miliardi di dollari per la prima volta nella storia del Paese. Il livello record arriva meno di otto mesi dopo il precedente di 36.000 miliardi di dollari segnato a fine novembre 2024, e poco più di un anno dopo i 35.000 miliardi di dollari accumulati a fine luglio 2024.
Il superamento dei 37.000 miliardi di dollari di debito totale degli Stati Uniti avviene mentre si prevede che il debito totale detenuto dal pubblico – un parametro preferito dagli economisti che esclude il debito detenuto in conti intragovernativi come i fondi fiduciari della Previdenza Sociale – raggiungerà il 99% del Pil Usa quest’anno.
Ciò mentre la manovra firmata da Donald Trump su proposta dei repubblicani, che prevede tagli alle tasse e sulla spesa pubblica, dovrebbe aggiungere 4.100 miliardi di dollari al debito nazionale nel prossimo decennio, secondo le stime del Congressional Budget Office.
Il presidente e a.d. di Peter G. Peterson Foundation, Michael Peterson, ha dichiarato che l’indebitamento pubblico esercita una pressione al rialzo sui tassi di interesse, «aggiungendo costi per
tutti e riducendo gli investimenti del settore privato.
All’interno del bilancio federale, il debito esclude priorità importanti e crea un circolo vizioso di maggiori prestiti, maggiori costi per interessi e ancora più prestiti». Dinamiche che si contrappongono con la linea trumpiana di riduzione del costo de denaro da parte della Federal Reserve, che ha scatenato una faida tra l’inquilino della Casa Bianca e il presidente della Banca centrale Usa, Jerome Powell.
Il Government Accountability Office, l’agenzia governativa indipendente che vigila sull’operato del Congresso, delinea alcuni degli impatti dell’aumento del debito pubblico sugli americani, tra cui maggiori costi di indebitamento per beni come mutui e automobili, salari più bassi dovuti alla minore disponibilità di denaro da investire da parte delle imprese e beni e servizi più costosi. «Stiamo aggiungendo mille miliardi al debito nazionale ogni 5 mesi – sottolinea Peterson -. È più del doppio della velocità media degli ultimi 25 anni».
Trump da parte sua punta a contrastare, seppur in maniera parziale, con l’incremento delle entrate per l’erario federale legato all’applicazione dei dazi. Il mese scorso, il dipartimento del Tesoro ha incassato oltre 29 miliardi di dollari in «imposte doganali e accise», categoria rappresentata in porzione schiacciante dalle entrate tariffarie. A questi ritmi – spiegano gli esperti – in pochi mesi il governo sarà in grado di incassare quanto ricevuto complessivamente nel 2024, anno in cui entrate doganali e accise sono state pari a 98 miliardi di dollari.
(da Corriere della Sera)

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IL NAUFRAGIO DI UN’IMBARCAZIONE CARICA DI MIGRANTI AL LARGO DI LAMPEDUSA (CHE È COSTATO LA VITA AD ALMENO 27 PERSONE) È SOLO L’ULTIMA DELLE STRAGI NEL MEDITERRANEO: DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO 675 I DISPERATI DECEDUTI IN MARE NEL TENTATIVO DI FUGGIRE A GUERRE, POVERTÀ E CARESTIE

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

SONO QUASI 40.000 I MIGRANTI SBARCATI IN ITALIA AL 13 AGOSTO 2025. L’1,64% IN PIÙ RISPETTO ALL’ANNO SCORSO: LA MAGGIOR PARTE PROVENE DAL BANGLADESH, MA ANCHE ERITREA, EGITTO, PAKISTAN

Lo chiamavano Mare Nostrum, ora è tomba per migliaia di persone. Sono 675 i morti o dispersi in mare al 13 agosto 2025, l’anno scorso erano stati 1.810. Uomini, donne e bambini con nome e cognome e storie di disperazione alle spalle.
E se al 31 dicembre 2024, rispetto a fine anno 2023, gli arrivi erano diminuiti del 57,74%, ora quei viaggi di speranza e di disperazione sembrano ricominciare. Quasi quaranta mila, per la precisione 38.263, i migranti sbarcati in Italia al 13 agosto 2025. L’1,64% in più rispetto all’anno scorso, quando il conteggio era di 37.644.
In oltre dodicimila sono arrivati dal Bangladesh. Poi dall’Eritrea (5.215), dall’Egitto (4.655), dal Pakistan (2.980). E ancora. Etiopia (1.687), Sudan (1.624), Somalia (1.392), Siria (1.120) e così via. Più di 33 mila hanno scelto la tratta libica. Una delle più pericolose. E solo nelle scorse settimane sono state trovate due fosse comuni con corpi martoriati da innumerevoli ferite d’arma da fuoco.
Diciannove quelli scoperti a Jakharrah, 400 chilometri a sud di Bengasi, altri nel deserto di al-Kufra, a sud est del Paese.
Per raggiungere l’Italia, in circa tremila si sono imbarcati in Tunisia, in 867 in Turchia e in 759 in Algeria. La maggioranza è sbarcata in Sicilia. Altri 1.572 in Calabria. Poi 966 in Sardegna, 772 in Toscana, 759 in Liguria, 683 in Puglia. Quella di ieri, a Lampedusa, è solo l’ultima delle stragi nel Mediterraneo.
Nel 2013, a poche miglia dall’isola dei Conigli, morirono 368 persone, più di sessanta erano bambini. Venti corpi non sono stati mai trovati. Ammassati in un peschereccio partito da Misurata, in Libia, erano in cinquecento, in maggioranza etiopi ed eritrei. Poco lontano dalla costa, l’imbarcazione si è inabissata.
Il 18 aprile 2015, al largo delle coste libiche, nel canale di Sicilia, è affondata una nave eritrea. Solo ventotto persone sono state salvate. Cinquattotto le vittime accertate, circa mille i dispersi. Novantotto bare, trentacinque bianche, piccolissime, restano il simbolo della strage di Cutro il 26 febbraio 2023. Il naufragio del caicco Summer Love, con a bordo 180 migranti, era partito cinque giorni prima dalle parti di Smirne, in Turchia. Ed era stato avvisato dall’agenzia europea Frontex a circa 38 miglia dalle coste calabresi.
Sul ponte non c’erano giubbotti di salvataggio, numerose persone erano ammassate nella stiva. Una serie di errori e omissioni nelle operazioni di soccorso. La Summer Love viene diretta verso la spiaggia di Steccato di Cutro. Chi era al timone sbaglia manovra. Si arena su una secca. Il caicco si sgretola. Gli scafisti sono stati condannati a vent’anni di carcere. Ora il focus degli inquirenti riguarda i soccorsi e sei militari sono finiti a processo.
Di queste stragi restano due immagini simbolo. Quella di Aylan Kurdi, tre anni, ritrovato morto il 2 settembre 2015 su una spiaggia di Bodrum, in Turchia. Con la famiglia era fuggito dalla Siria per raggiungere l’Europa.
E la foto di quel bambino con la maglietta rossa, scattata dalla giornalista turca Nilufer Demir, divenne emblema della tragedia dei migranti. La politica si indignò, discussioni, promesse. Poi un’altra strage. E c’è la storia di un adolescente del Mali. Nessun nome, nessun riconoscimento, ma una pagella scolastica cucita nella giacca e trovata da chi si occupò dei cadaveri del naufragio del 18 aprile 2015. Una pagella che chissà, forse i genitori pensavano gli sarebbe servita nell’Europa delle speranze. Anche in quel caso i potenti della terra piansero e si sdegnarono. E
arriviamo a ieri. Ad altro sdegno, senza nessun mea culpa.
(da La Stampa)

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CRESCONO LE QUOTAZIONI DI DEBORAH BERGAMINI, DEPUTATA DI LUNGO CORSO E PERSONA DI FIDUCIA DI MARINA BERLUSCONI, COME NUOVO CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DI FORZA ITALIA

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

SI MORMORA CHE LA “CAVALIERA” STIA INCORAGGIANDO LA BERGAMINI ANCHE A IMMAGINARE UN THINK TANK TRASVERSALE E DAL RESPIRO INTERNAZIONALE. UN’INIZIATIVA CHE IN MOLTI VEDONO COME UN PRIMO PASSO PER IMMAGINARE IL DOPO-TAJANI

Acque agitate in Forza Italia. All’ombra delle grandi manovre per le prossime regionali, si consuma in queste settimane una partita interna che riguarda la guida del gruppo azzurro alla Camera.
Per quel posto c’è chi vedrebbe bene Deborah Bergamini, deputata di lungo corso, considerata da molti una persona di fiducia di Marina Berlusconi. Una vicinanza che, secondo alcuni, avrebbe già spinto il vertice Fininvest a vederla come figura di garanzia nella nuova fase post-Silvio.
Fonti qualificate raccontano che Marina Berlusconi abbia incoraggiato Bergamini non solo a puntare alla guida del gruppo, ma anche a immaginare una struttura più ampia: una fondazione politicamente trasversale, con una rete di contatti internazionali, capace di occuparsi di temi globali. Un laboratorio di idee e progetti che dovrebbe attrarre nuove competenze e volti emergenti, affiancando ma non sostituendo l’attività parlamentare.
L’iniziativa, però, divide. Se una parte del gruppo vede in questa operazione un segnale di rinnovamento e di apertura, altri temono che si tratti di un progetto parallelo destinato a concentrare troppo potere in un’area ben precisa del partito.
Un deputato azzurro, sotto anonimato, la mette così: «È un’idea interessante, ma dobbiamo capire se nasce per arricchire Forza Italia o per ridisegnarla attorno a una persona».
Sul piano dei rapporti interni, la sfida per il capogruppo si intreccia con gli equilibri tra Camera e Senato, tra le anime più legate all’eredità berlusconiana e quelle più proiettate verso la linea Tajani. Marina Berlusconi mantiene il suo proverbiale riserbo. Ma nei corridoi di Montecitorio, più d’uno fino a pochi giorni fa osservava che questa transizione potrebbe avere effetti ben oltre l’organigramma, aprendo una nuova stagione nella storia di Forza Italia.
(da Repubblica

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PSICODRAMMA AL MINISTERO DELLA SALUTE: IL MINISTRO ORAZIO SCHILLACI MINACCIA LE DIMISSIONI E HA DATO UN AUT AUT: ENTRO 48 ORE VUOLE AZZERARE L’ORGANISMO DI CONSULENZA SUI VACCINI NEL QUALE SONO ENTRATI I DUE NO-VAX, EUGENIO SERRAVALLE E PAOLO BELLAVITE

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

GIÀ IERI SCHILLACI AVEVA INTENZIONE DI FIRMARE UN NUOVO DECRETO PER FAR DECADERE LA COMMISSIONE, MA HA INCONTRATO IL NO DI FRATELLI D’ITALIA … SAREBBE STATO IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI A CONGELARE TUTTO FINO A SETTEMBRE. UNA RICHIESTA RESPINTA AL MITTENTE DAL MINISTRO: SENZA IL VIA LIBERA AL NUOVO ATTO, E’ DISPOSTO A LASCIARE

Sacrificare un ministro a due esponenti del mondo contrario ai vaccini. È lo scenario clamoroso che si sta prefigurando alla Salute, dove Orazio Schillaci minaccerebbe dimissioni.
Il caso è quello delle nomine al Nitag, l’organismo di consulenza sui vaccini nel quale sono entrati Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, tacciati come “ultrà No-Vax” da un variegato schieramento politico (praticamente tutta l’opposizione) e soprattutto dal mondo medico e scientifico.
A inserirli nell’elenco delle persone da nominare è stata la potente segretaria politica del ministero, Rita Di Quinzio, su indicazione di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia. Schillaci mercoledì 6 agosto ha firmato il decreto di incarico loro e di altri 20 membri del Nitag.
Subito dopo sono arrivate le durissime reazioni di molti colleghi del ministro (che è medico nucleare e professore), poi c’è stato il rifiuto per protesta dell’incarico della responsabile Prevenzione della Regione Veneto, Francesca Russo, che ha ricevuto l’attestato di stima di Luca Zaia, e la richiesta di Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici, di azzerare tutto. Ciliegina sulla torta è partita una petizione online rilanciata sui social dal premio Nobel Giorgio Parisi.
Il ministro tecnico ha chiesto che Fratelli d’Italia invitasse Serravalle e Bellavite a dimettersi, ma i due si sono opposti. Allora ieri mattina ha preparato un nuovo decreto nel quale fa decadere la commissione, che verrebbe poi rinominata con altri componenti a settembre.
Quando però ha chiesto il via libera alla presidenza del Consiglio, Schillaci ha incontrato il no di un pezzo del partito. Sarebbe stato lo stesso Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza, a dire di congelare tutto fino a settembre. Dopo l’estate si vedrà, intanto le nomine restano, la tesi.
Schillaci questa volta ha detto no. Ha intenzione di fare il nuovo decreto e ieri avrebbe fatto sapere a FdI che entro 48 ore deve dirgli la posizione. Se non ci sarà il via libera al nuovo atto sarebbe disposto a lasciare. Insomma, sulla sanità si è scatenata una inattesa tempesta in pieno agosto.
Tutto avviene per un organismo a guardar bene marginale, eppure c’è qualcuno in FdI disposto a fare le barricate sui due nomi del Nitag. E ieri pure la Lega ha lodato gli “esperti” finiti nelle polemiche. Schillaci, da parte sua, ha fatto l’errore di firmare il primo decreto senza studiare i nomi indicati dai suoi dirigenti.
Con una rapida verifica poteva capire quali sono le posizioni di Serravalle e Bellavite, che mettono in relazione i vaccini con gravi problemi di salute e dicono, in particolare il primo, che i bambini non vaccinati sono più sani di quelli vaccinati.
(da “la Repubblica”)

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NEL 2023 OLTRE 2MILA BAMBINI SONO STATI SEGNALATI ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA: IL 27.7% RUBAVA, ALTRI SONO FINITI NEI GUAI PER LESIONI, DANNEGGIAMENTO, MINACCIA, RICETTAZIONE, VIOLENZA SESSUALE

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

IL 70% DI CHI HA RUBATO O AGGREDITO HA AGITO IN BRANCO. IL 50% ERA GIÀ NOTO AI SERVIZI SOCIALI O VIVEVA SITUAZIONI DI DISAGIO … PERLOPIÙ SONO ITALIANI, RAGGRUPPATI IN GRUPPI, CHE PRENDONO DI MIRA I LORO COETANEI NELLE GRANDI CITTÀ… L’ABUSO DI DROGA E ALCOL

Bambini che giocano a fare i grandi. Quei grandi che sbeffeggiano le regole, incuranti degli altri e della comunità. Non sono imputabili, troppo piccoli per comprendere la gravità delle loro azioni, le conseguenze dei loro gesti. È difficile tracciare una mappa precisa degli under 14 che delinquono, ma gli esperti raccontano di una tendenza in aumento. E così raccontano le cronache.
Oltre duemila i bambini segnalati all’autorità giudiziaria nel 2023
secondo i dati dell’Analisi dei flussi di utenza dei servizi della giustizia minorile. In prevalenza per furto (il 27,7%) e poi per lesioni, danneggiamento, minaccia, ricettazione, violenza sessuale. Perlopiù sono italiani, raggruppati in gruppi che prendono di mira i loro coetanei nelle grandi città per rubare il cellulare o la giacca all’ultima moda.
Minori da recuperare. «Il carcere li annienterebbe», spiegano gli esperti. E così, nel 2023, il 91% dei bambini finiti nei guai con la giustizia hanno iniziato un percorso insieme a psicologi ed educatori, il 5,2% è stato inserito in comunità e il 3,6% è stato affidato ai servizi sociali.
Due numeri sono particolarmente significativi: il 70% di chi ha rubato o aggredito, ha agito in gruppo. «Il branco», come lo definiscono i sociologi. Perché i più piccoli «trovano nell’agire insieme un modo per esprimere sentimenti di esclusione, assenza di prospettive, il non sapere chi sono». E oltre il 50% era già noto ai servizi sociali o altre realtà per situazioni di disagio
Bambini che delinquono. E utilizzano alcol e stupefacenti in età sempre più precoce. E seguono chi sui social si fa beffe delle autorità e delle regole. E il loro disagio resta lì inascoltato. «Molte famiglie – aggiungono gli esperti – uno psicologo privato non se lo possono permettere. E nei centri pubblici ci sono lunghissime liste d’attesa».
Franco Prina, per anni giudice onorario al Tribunale dei minorenni di Torino, docente di sociologia della devianza, invita alla cautela: «Ogni volta che succede un evento particolarmente grave si dice che si abbassa l’età di chi commette dei reati».
Sì, ci sono elementi «di precocità, che è un segno dei nostri tempi, ma le tendenze vanno viste sul periodo medio lungo». Prina chiama in causa gli adulti. «Loro stessi oggi sono in grande crisi: sono più fragili, più smarriti.
Non hanno orientamenti certi a cui appigliarsi per orientare la propria vita e non sono in grado di esercitare con autorevolezza un ruolo educativo».
(da “la Stampa”)

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PER IL VERTICE TRA TRUMP E PUTIN VALE LA REGOLA “IL NEMICO DEL MIO NEMICO È MIO AMICO”: ENTRAMBI I PRESIDENTI VEDONO I PAESI EUROPEI COME UN PROBLEMA: L’ODIO VERSO IL VECCHIO CONTINENTE AVVICINA I DUE

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

“LA STAMPA”: “IL TITOLO DEL GIORNALE RUSSO ‘ROSSIYSKAYA GAZETA’, MEGAFONO DELLA PROPAGANDA PUTINIANA, RIASSUME LA SVOLTA TRA WASHINGTON E MOSCA: ‘PIÙ LONTANO DALL’EUROPA, PIÙ VICINO ALLA PACE”

«Non fare la scema, America, non ti faremo del male, ridacci indietro l’Alaska». Era il 1990, l’Unione Sovietica si stava sgretolando rapidamente, e la band musicale Lyube stava girando un videoclip pieno di scene di guerra e armi ispirato dal suo ultimo irriverente successo. All’epoca, suonava come uno scherzo, quasi un gioco per stuzzicare l’orgoglio nazionale
Oggi, 35 anni dopo, i Lyube, fieri della loro fama di gruppo pop preferito da Vladimir Putin, hanno abbandonato il look da picciotti di periferia degli esordi, per indossare sul palco le uniformi militari e venire invitati ai concerti al Cremlino come cantori della gloria russa.
Che include anche l’Alaska: la penisola americana venduta dallo zar Alessandro II agli Stati Uniti è già stata rivendicata dal presidente della Duma Vyacheslav Volodin nel 2022, e il refrain «L’Alaska è nostra!», parafrasi dello slogan dell’annessione della Crimea nel 2014, sta risuonando in tutti i talk show propagandistici che riempiono il palinsesto di prima serata delle TV di Stato.
La Russia si isola ancora di più dal resto del mondo, come ha confermato ieri il divieto di videochiamate in WhatsApp e Telegram, introdotto dal governo russo per bloccare il canale di comunicazione più semplice dei russi con amici e parenti oltre confine (inclusi quelli in Ucraina). Nello stesso tempo, Putin riconfigura rapidamente la sua geografia politica a favore dell’America di Trump, e il giornale governativo Rossiyskaya Gazeta riassume la svolta nel titolo di prima pagina:
«Più lontano dall’Europa, più vicino alla pace». «Nessun rischio di spie britanniche, infiltrati ucraini e “benefattori” europei», è la conclusione del giornale. Il Cremlino ha ribaltato completamente la sua narrazione sugli Stati Uniti come «impero del male» alla guida di quello che Putin chiama «l’Occidente collettivo».
Ora, russi e americani «sono vicini molto prossimi» e da Anchorage «si aprono prospettive di grandi progetti comuni», spiega ai giornalisti il consigliere diplomatico di Putin, Yury Ushakov. Il dittatore russo non sembra preoccupato ad affidare la sua sicurezza completamente in mano all’ex nemico, accettando di incontrare il suo collega americano in una base militare Usa: temeva molto di più, secondo Rossiyskaya Gazeta, una destinazione come Budapest, Istanbul o Dubai, che avrebbero potuto comportare il «sorvolo di territori ostili» vicini all’Ucraina o all’Azerbaigian.
Con un altro vantaggio: in territorio americano non si corre il rischio di un’apparizione improvvisa di Volodymyr Zelensky. Da nemici che si guardano attraverso l’Atlantico, a «buoni vicini» divisi da appena 83 chilometri di mare sul versante Pacifico: l’Alaska diventa il punto di incontro ideale di due leader che si devono spartire il mondo lontano da tutti, in una «nuova Yalta», auspicata dalla Nezavisimaya Gazeta.
Difficile capire quanto alla Casa Bianca abbiano colto la nostalgia imperiale di questa scelta, che viene evidenziata al pubblico russo come trionfo «storico»: non solo Putin rompe
l’isolamento internazionale e incontra da pari a pari l’uomo più potente del mondo, ma lo fa in un territorio che in qualche modo è «nostro».
Anna Zafesova
per “la Stampa”

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COMICHE SOVRANISTE: LITE “IN FAMIGLIA” DENTRO FRATELLI D’ITALIA, IERI LA POLIZIA E’ DOVUTA INTERVENIRE PER CACCIARE I RAGAZZI DI “GIOVENTÙ NAZIONALE”, L’ALA GIOVANILE DI FDI, DALLA STORICA SEDE DI VIA SOMMACAMPAGNA

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

IL SEGRETARIO DI FDI A ROMA MARCO PERISSA SOSTIENE CHE SI SIA TRATTATO DI UN “MALINTESO”: DOPO AVER DECISO DI TRASFERIRE LA SEDE ROMANA DEL PARTITO ALLA GARBATELLA, AVEVA ASSICURATO AI RAGAZZI DI “GIOVENTÙ NAZIONALE” CHE AVREBBERO POTUTO CONTINUARE A USARLA COME SEDE, MA NON È STATO STIPULATO UN NUOVO CONTRATTO (QUINDI DI CHE PARLA?)

Sembrava un «dejà vu», la polizia in via Sommacamagna a Roma, la storica sede del Fronte della gioventù, negli Anni di Piombo più volte teatro di scontri con i gruppi della sinistra extraparlamentare.
Stavolta, però, gli avversari politici non c’entrano nulla, le forze dell’ordine sono dovute arrivare per quella che sembra più una «lite in famiglia», o un «equivoco» come poi hanno detto i dirigenti di Fdi Fabio Rampelli, vice-presidente della Camera e storico leader del «Fronte» e Marco Perissa, presidente della federazione romana del partito.
I ragazzi di «Gioventù nazionale», il giovanile di Fdi, erano
dentro la sede, fuori la polizia che li invitava ad uscire. Momenti di confusione, tensione, fino all’intervento di Rampelli, che ha fatto da garante con la Fondazione An proprietaria dell’immobile e ha riportato la calma.
Tutto nasce dalla decisione della federazione romana di Fdi di abbandonare la sede di Sommacampagna, dove era da qualche anno, per trasferirsi altrove. Un trasloco che ha portato alla chiusura del contratto di locazione con la Fondazione e che a un certo punto sembrava mettere in discussione anche la sede dei giovani. Il sito de Il Foglio, addirittura, ieri pomeriggio parlava di «occupazione» della sede da parte di Gioventù nazionale, come atto di protesta contro il possibile «sfratto».
Precisa Perissa al telefono: «Non è assolutamente vero che volevo sbatterli fuori. Ho lavorato assieme a Fabio Rampelli per risolvere la questione. Già nei mesi scorsi avevo chiarito alla Fondazione che si spostava solo la federazione romana di Fdi e che i giovani sarebbero rimasti». Tutto un «equivoco», assicura Rampelli.
Il fatto è che c’è da gestire il passaggio di consegne, bisogna siglare un nuovo contratto di locazione e nella ricostruzione di Perissa la Fondazione ha installato un allarme collegato ad un istituto di vigilanza. I giovani, insomma, sarebbero entrati nella loro storica sede ignari dell’allarme e questo avrebbe fatto scattare l’alert alle forze dell’ordine, poi intervenute. Ma, dice Rampelli, è stato un «equivoco cui si è immediatamente posto rimedio con il mio intervento, due telefonate».
I giovani possono continuare a riunirsi a Sommacampagna, assicura Rampelli al telefono, «il contratto nuovo andrà fatto, ma
per ora hanno l’uso della sede come è sempre stato da 50 anni a questa parte. C’è stato soltanto un equivoco: nella consegna delle chiavi avevano trascurato il fatto che c’erano persone che frequentavano l’immobile, a prescindere da Fdi».
Ed essendo lui anche membro del cda della Fondazione, la scelta è stata di affidare a lui le chiavi in attesa del nuovo contratto «in totale accordo con la Fondazione, con i ragazzi e con la Federazione romana di Fdi”.
«Equivoco» chiarito?. Resta il fatto che Gioventù nazionale in un post su Facebook sente il bisogno di puntualizzare: «È proprio alla giovinezza che appartiene questa sede, al suo spirito fuori dagli schemi. Continueremo quindi ad animare Sommacampagna e impregnarla dei nostri sogni di Rivoluzione, come sempre, per mille anni ancora».
Quale rivoluzione? Quella di tenere lo strascico a Trump, liberare i violentatori di bambini e fare gli interessi delle lobby?
Ma state zitti, che è meglio…
(da agenzie)

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SEA WATCH ACCUSA PIANTEDOSI: “SE AVESSE UN MINIMO DI DECENZA RASSEGNEREBBE LE DIMISSIONI, INVECE CHE RIVENDICARE LA SUA STRATEGIA CRIMINALE”

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

MAGI (+ EUROPA): “LE POLITICHE DI MELONI SONO CRMINALI, TOTALE DISINTERESSE A SALVARE VITE UMANE”… “NON HANNO AVVISATO LE NAVI ONG CHE AVREBBERO POTUTO INTERVENIRE”

Sea Watch commenta a caldo le vergognose dichiarazioni del ministro Piantedosi: Dopo un naufragio avvenuto a 14 miglia dalle nostre coste e dopo almeno 675 morti nel solo Mediterraneo centrale e nel solo 2025, se lei avesse un minimo di decenza rassegnerebbe le dimissioni. E invece rivendica la sua strategia criminale. Si vergogni.
Magi: “Le politiche di Meloni sono criminali”
Dall’opposizione, tra i primi ad attaccare il governo Meloni, c’è il segretario di Più Europa Riccardo Magi: “L’ennesima strage a largo di Lampedusa dove al momento si contano 26 vittime per il Naufragio di un barcone partito dalla Libia, un bilancio che purtroppo probabilmente è destinato a salire. Una tragedia senza fine, che segna il fallimento delle politiche di Meloni su tutta la linea, dagli accordi con la Libia, che evidentemente non fermano le partenze, al sistema dei soccorsi, fino al trasferimento nei Cpr in Albania. Un fallimento che però porta con sé un’idea criminale di gestione dei flussi migratori, in cui le persone, quando arrivano, sono gestite come prigionieri e non come richiedenti asilo, e in cui si avverte il totale disinteresse per il salvataggio delle vite umane”.
“Ci associamo alla richiesta di Sea Watch: qualcuno sapeva della presenza di quella barca? Il salvataggio attraverso le navi Ong sarebbe potuto avvenire in pochi minuti ma nessuno le ha avvisate. In tutto questo gli scafisti continuano a fare affari d’oro con la complicità di Tripoli e di Bengasi, con le quali Meloni mantiene e rafforza gli scellerati accordi già esistenti, altro che caccia in tutto il globo terracqueo”, ha aggiunto il deputato.
(da Fanpage)

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“L’INCONTRO CON PUTIN IN ALASKA E’ UN ERRORE” – L’EX CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA NAZIONALE DI TRUMP, JOHN BOLTON, BOCCIA IL VERTICE DI ANCHORAGE

Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile

“QUALSIASI AMMINISTRAZIONE LO AVREBBE PREPARATO MEGLIO. PERSINO IL CESSATE IL FUOCO SAREBBE UNA VITTORIA PER IL CAPO DEL CREMLINO: SE L’UCRAINA L’ACCETTASSE, SANCIREBBE I NUOVI CONFINI DELINEATI DALL’INVASIONE. ANCHE SE FOSSE UNA FASE TRANSITORIA, LA TRATTATIVA SAREBBE INFINITA E LA SITUAZIONE SUL TERRENO DIVENTEREBBE DEFINITIVA – TRUMP HA PROSPETTATO LO SCAMBIO DI TERRITORI? VORREBBE DIRE RICONOSCERE E CONVALIDARE IL RISULTATO DI UN’AGGRESSIONE”

John Bolton non ha cambiato idea: «L’incontro di Anchorage è un errore». L’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, che era insieme a lui nella stanza del vertice di Helsinki con Putin, non considererebbe un successo neppure il cessate il fuoco, perché «sarebbe comunque una vittoria per il capo del Cremlino, che così riuscirebbe a ridisegnare i confini attraverso un’invasione illegale e ingiustificata».
Perché neppure parlarsi è utile
«L’incontro dà a Putin il vantaggio della prima mossa. Sarà solo con Trump e userà il suo addestramento da agente del Kgb per riportarlo dalla propria parte. Negli ultimi tempi il capo della Casa Bianca si è irritato con lui, lo scopo del leader del Cremlino è rivoltarlo nuovamente contro Zelensky».
Ieri Trump l’ha attaccata personalmente, accusandola di avere torto nel dire che l’incontro è una vittoria per Putin…
«Sono contento di essere ancora nei suoi pensieri. La verità è che è nervoso, perché teme di aver affrettato il vertice. Il suo inviato Witkoff ha persino frainteso Putin, pensando che offrisse il ritiro dal Donbass, mentre invece esigeva quello degli ucraini. Trump teme di essere caduto in trappola, perciò abbassa le aspettative».
È sbagliato l’approccio al vertice?
«Qualsiasi amministrazione lo avrebbe preparato meglio. Trump ha detto che in due minuti capirà se Putin fa sul serio per la pace, perché il suo approccio alla politica internazionale si basa sui rapporti personali. Sono importanti, ma non come crede lui […] Trump si chiede solo una cosa: posso fare un affare con Putin? Il capo del Cremlino cercherà di convincerlo che è possibile, spingendolo ad accettare il suo piano».
Trump ha prospettato lo scambio di territori. È accettabile?
«No, vorrebbe dire riconoscere e convalidare il risultato di un’aggressione. Non credo che Trump capisca a pieno la differenza tra ciò di cui ha bisogno per il cessate il fuoco e la soluzione definitiva di lungo termine della crisi».
Neanche la tregua basterebbe
«Se l’Ucraina l’accettasse, sancirebbe i nuovi confini delineati dall’invasione. Perché anche se fosse una fase transitoria la
trattativa sarebbe infinita e la situazione sul terreno diventerebbe definitiva».
Ieri Trump ha parlato con gli europei e ha detto che l’obiettivo primario è il cessate il fuoco. Non lo scambio di territorio.
«È ciò che si augurano gli europei, ma sarebbe comunque una vittoria per Putin. Terrebbe il 20% del territorio ucraino e dividerebbe il paese, guadagnando il tempo per riarmarsi e riattaccare».
Trump aveva minacciato sanzioni secondarie, è la via da seguire?
«Mettere pressione su Putin è fondamentale»
Lei ha detto che l’Occidente ha fatto tutto il possibile per garantire che la Russia non perda la guerra. Può essere sconfitta?
«Sì, con una strategia mirata a questo obiettivo, che non abbiamo mai avuto. [Mosca ha dissuaso noi da una condotta della guerra finalizzata alla sua sconfitta. Perciò siamo in stallo».
La Russia non sta vincendo sul terreno?
«No, e non vincerà fino a quando noi resteremo impegnati. Però Trump non dà garanzie di volerlo fare».
(da La Repubblica)

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