Destra di Popolo.net

IL CARTELLO DEL PRIDE CHE RIDICOLIZZA SALVINI (CHE NON LA PRENDE BENE)

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

SI VANTA DI “RISPETTARE LE SCELTE DI VITA ALTRUI” E I SOCIAL SI SCATENANO

“Oggi è il compleanno della mia mamma che, a differenza di altre mamme, mi ha insegnato a rispettare le scelte di vita di tutti. Bacioni!”. Queste le parole scritte su Twitter da Matteo Salvini.
Il leader della Lega che si vanta di rispettare le scelte altrui ha fatto scatenare i social: su Twitter sono tanti i commenti che scherniscono quanto detto dal leghista.
Nella foto postata da Salvini, un cartellone rosa (probabilmente preparato appositamente per il Pride a Milano) con scritto: “Tranquilla mamma, sono bisex, non leghista”.
Parole che non sono piaciute al leader che ha deciso di commentare, omaggiando il suo rispetto verso le scelte degli altri.
La sua presa di posizione ha però scatenato gli utenti di Twitter.
Ecco alcuni dei tweet pubblicati contro Salvini:
“Cos’hanno in comune Voldemort che dice di rispettare i babbani, Jafar che dice rispettare i poveri, e Salvini che dice di rispettare le scelte del prossimo? Io lo so”.
“Tanti auguri – sinceri- alla sua mamma. Però, senatore, in quei momenti lì – quando le insegnava a rispettare le scelte di vita di tutti – mi pare di poter dire che lei era un filino distratto. Sennò non si capisce”.
“La mamma le avrà insegnato a rispettare le scelte di vita di tutti, ma lei con le sue azioni di ogni giorno dimostra di non aver compreso la lezione”.
“Il cartello è l’unica cosa corretta che ha postato in tutta la sua permanenza sui social. Bene. Prenda spunto”.
(da agenzie)

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CHI DISSENTE FINISCE IN MANICOMIO: IN RUSSIA I METODI SONO SEMPRE QUELLI DEL KGB

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA ARRESTATA PER AVER RACCONTATO LA VERITA’ SU MARIUPOL TRASFERITA IN UN OSPEDALE PSICHIATRICO

La giornalista di RusNews Maria Ponomarenko “è stata trasferita dal centro di detenzione preventiva di Barnaul a un ospedale psichiatrico”. Lo riporta la stessa testata giornalistica a cui appartiene la cronista sul suo canale Telegram.
“In questo momento – scrive RusNews – la nostra collega si trova nell’Ospedale Psichiatrico Clinico Regionale di Altai, situato a Barnaul in via Suvorova, 13”.
L’avvocato della cronista -arrestata a San Pietroburgo il 23 aprile per aver raccontato l’attacco aereo al teatro di Mariupol – Sergey Podolsky, ha riferito che la donna è stata trasferita al nosocomio per una visita psichiatrica ospedaliera. La Ponomarenko trascorrerà circa un mese nell’ospedale psichiatrico.
L’attivista di Novosibirsk, Yana Drobnokhod, ha raccontato, secondo quanto riporta RusNews, di essersi recata in ospedale per vedere la Ponomarenko: “Siamo andati a trovarla oggi – racconta -. Sono vietate lettere, incontri con i parenti. Ma le sarà possibile incontrare un avvocato”.
(da agenzie)

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SALVINI STREPITA CONTRO LO “IUS SCHOLAE” MA LO SCARICA ANCHE LA CEI

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

DOMANI IL VERTICE IN LOMBARDIA: TRANQUILLI, NON SUCCEDERA’ NULLA, TUTTI ASPETTANO LA CATASTROFE ALLE POLITICHE PER LIBERARSI DI LUI

«Ora basta… La Lega continua a subire gravi, volgari e ripetute provocazioni». Chi ha sentito ieri Matteo Salvini lo descrive come «molto irritato». Il clima nei confronti della maggioranza non è dei migliori e domani il leader leghista «misurerà la febbre» del suo partito nei confronti del governo Draghi. E se la strada dei prossimi mesi sarà accidentata, Salvini non vuole che le scelte della Lega siano vissute come sue decisioni solitarie.
Come diceva qualche giorno fa un leghista di peso, «ora ci dovranno mettere la faccia tutti». Di certo, non contribuisce all’umore del segretario della Lega la nitida presa di posizione di monsignor Gian Carlo Perego, il presidente della Commissione episcopale per le migrazioni, sullo ius scholae: «Va incontro alla realtà di un Paese che sta cambiando. Spero che le ragioni e la realtà prevalgano rispetto ai dibattiti ideologici». Un tema che richiederà dunque una maggiore cautela.
Il leader leghista domattina sarà a Milano, in via Bellerio, con il governatore Attilio Fontana e gli esponenti del partito in Lombardia. L’idea è quella di «blindare la ricandidatura del presidente» anche se l’obiettivo sembra meno lontano di alcuni giorni fa. I leghisti parlano di «sostanziale via libera di tutto il centrodestra». Giorgia Meloni, però, ancora non ha parlato.
Ma per i leghisti fanno testo le parole di Daniela Santanchè, la responsabile di FdI in Lombardia che nei giorni scorsi si era mostrata possibilista. Anche se sullo sfondo resta la questione Sicilia, con la grande domanda che pone un deputato lombardo: «Ma Nello Musumeci che cosa vuole fare?». Sarebbe tema da summit del centrodestra, ma a ieri sera se ne erano perse le tracce.
Sarebbe quella la sede in cui parlare anche della vicenda di Letizia Moratti: la vicepresidente della Lombardia ha dato la sua disponibilità alla propria candidatura, da considerarsi come segnale di apertura a forze che oggi non fanno parte del centrodestra. Ma domani sarà soprattutto il giorno dell’Ufficio politico.
I maggiorenti del partito – governatori, vicesegretari, capigruppo italiani ed europei – si troveranno nel pomeriggio a Roma. Salvini intende la riunione come un modo per «stringere i bulloni» al partito partendo da una considerazione: nella maggioranza «il clima volge al peggio». La riunione chiama in causa i governatori, spesso inclusi nel partito dei «governisti», ma anche i ministri.
Nei giorni scorsi il voto a un emendamento di FdI sui balneari aveva rimesso in discussione la mediazione faticosamente trovata dal ministro Garavaglia. Mentre la liberalizzazione del commercio ambulante porterà sul tavolo il lavoro del ministro Giorgetti.
E così, anche se i bookmaker scommettono che domani non accadrà nulla di che, resta da capire se la riunione metterà in luce le linee di faglia che attraversano la Lega.
Leadership del partito, eliminazione del suo nome dal simbolo elettorale, crisi della militanza e cambi di casacca possibili: questi e altri temi sono stati evocati in vista della riunione di domani. Difficile però che effettivamente se ne parli.
E così, il grande tema resta il sostegno al governo: «L’insofferenza è crescente» dice un salviniano affidabile. E il fatto che sulla rottamazione delle cartelle si registri «la rigidità di Pd, M5S e dello stesso Draghi, non aiuta». E se la mediazione sulle pensioni a quota 102 era stata favorita dall’incombente partita per il Quirinale, il problema a fine anno si ripresenterà.
(da il Corriere della Sera)

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L’IMPRESSIONE È CHE RIMARRÀ UNA MANCIATA DI POLVERE DI STELLE

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

GLI ATTEGGIAMENTI DA ‘TROTTOLA IMPAZZITA’ DI BEPPE GRILLO DESTABILIZZANO ANCHE QUELLO CHE VORREBBE CONSOLIDARE, UNA STAGIONE APPARE FINITA

Nel Movimento 5 Stelle, si sa, c’è sempre stato qualcuno più uguale degli altri. A dispetto del motto favolistico-strumentale per cui «uno vale uno» (sconfessato pubblicamente, in finale di partita, dal fuoriuscito Luigi Di Maio).
Così, adesso che il M5S si rivela – letteralmente – il Movimento 5 Schegge si può dire che c’è qualcuno più “scheggia” itinerante – o pallina ad alta velocità – degli altri (che pure non scherzano…). Una scheggia «super-Elevata» e turbinosa che, di recente, è transitata da una parte all’altra dello spettro di tutte le posizioni politiche possibili e immaginabili.
Si tratta, ça va sans dire, di Beppe Grillo, tornato prepotentemente al centro della scena nelle ultime settimane di passione del “suo” Movimento travolto dall’ennesima disfatta alle amministrative e dalla scissione dei dimaiani, e percorso dall’irrefrenabile tentazione di andare all’opposizione. Un contrappeso rispetto a questa spinta i vertici 5 Stelle lo incontrano proprio in Grillo, che sta puntellando il governo di unità nazionale di Mario Draghi, con il quale – stando a cronache e rumors – nel corso del tempo si è costruita una “strana alchimia”.
Nondimeno, da ultimo, anche per responsabilità sua è esploso un incidente di percorso largamente cavalcato (e ingigantito) dagli spin doctor di Conte per innalzare ulteriormente il tasso di fibrillazione e far mettere al M5S un piede fuori dalla maggioranza.
Una slavina tamponata in queste ore anche in virtù delle parole di apprezzamento tributate dal presidente del Consiglio al contributo pentastellato all’azione di governo, ma che continua a incombere come una spada di Damocle su Draghi e, in qualche modo, come un supplizio di Tantalo per le stesse frenesie “antisistemiche” di ritorno di molti dirigenti 5 Stelle. Un rischio per il futuro anche ravvicinato, dati i prossimi passaggi del decreto aiuti (che potrebbe prevedere la riattivazione delle trivellazioni) e di quello sugli aiuti militari all’Ucraina.
Di sicuro, dunque, a non aiutare il clima generale e la stabilità è anche il comportamento di Grillo: “trottolino amoroso” dell’organizzazione che considera come una sua creatura – e della quale si sente per molti versi defraudato -, ma con atteggiamenti da “trottola impazzita” fattisi così frequenti da destabilizzare anche quello che vorrebbe, invece, consolidare.
Le traiettorie molto ellittiche e le geometrie variabili (applicate con una considerevole dote di furbizia e più di un pizzico di cinismo) sono una delle specialità di Grillo. Uno dei pilastri, insieme all’ambiguità e all’ambivalenza spacciate anche come visione postideologica, del successo avuto in passato, oltre che una maniera per levarsi di torno varie gatte da pelare, cambiando repentinamente posizione senza pagare dazio.
Quelli erano, però, i bei tempi (andati) degli applausi scroscianti. Il performer c’è ancora (sebbene sempre più «stanchino», per citarlo). Ma è obbligato ad agitarsi tantissimo alla ricerca di una qualche agibilità politica (che Conte, da leguleio di prim’ ordine, gli ha ristretto meticolosamente).
Così, il gioco del fool-giullare impunito gli riesce sempre meno, e della figura del trickster che ha a lungo incarnato rimane più la componente del “briccone” che quella del “divino”. Le contraddizioni risultano sempre maggiormente appariscenti e, alle strette, il già Cofondatore e Garante si è dovuto riciclare in consulente (lautamente retribuito) per la comunicazione.
Un destino piuttosto inglorioso, se osservato dall’esterno, per chi – in simbiosi con Gianroberto Casaleggio – ha costruito il M5S come un partito bipersonale a tutti gli effetti, orientandone e guidandone in modo incontestato ogni passo. Per poi ritrovarsi costretto ad assistere a una sequenza incessante di metamorfosi, che hanno condotto il «partito-non partito» ad allontanarsi alla grande da quell’ortodossia originaria di cui il già capo-comico trasformatosi in capo politico continua a sentirsi il custode per antonomasia.
Come nella riaffermazione del dogma del divieto del terzo mandato, che – naturalmente – ha fatto infuriare parecchi dei «suoi (ex) ragazzi», prontamente innamoratisi di quel professionismo politico che maledivano sui social. Oggi l’Oracolo (volutamente) incomprensibile – e, pertanto, buono per tutti gli usi – non c’è più, al pari del Joker populista-antagonista.
Resta un supporter – a corrente alternata – della «formula Draghi» che, peraltro (e malauguratamente), non riesce più a trascinare i suoi «portavoce» (i quali, per inciso, gli devono molto, se non tutto). Una stagione appare finita, e l’impressione è che ne rimarrà una manciata di polvere di stelle. O, se si preferisce, di cocci a 5 Stelle.
(da La Stampa)

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RISCHIO CAOS NEGLI AEROPORTI IN EUROPA TRA SCIOPERI E GUASTI

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

I CASI IN SPAGNA E FRANCIA… IL TIMORE DELL’EFFETTO DOMINO SULL’ITALIA

Si rischia un mese di luglio teso negli scali italiani, alle prese con i primi scioperi del personale di volo delle compagnie low cost in Europa.
Con l’allentamento delle restrizioni pandemiche e la ripresa dei viaggi internazionali, compagnie aeree e scali sono stati presi alla sprovvista. I viaggiatori sono tornati, ma i numeri del personale sono rimasti prossimi a quelli del periodo Covid.
I risultati sono code interminabili, voli cancellati e disagi in diversi scali europei, come Madrid e Parigi.
Negli ultimi 15 giorni, le compagnie aeree europee hanno cancellato 41 mila voli previsti per il periodo 1 luglio-30 settembre, di questi, almeno 7 mila sarebbero stati in Italia, riporta Tgcom24. Le sigle di categoria hanno indetto uno sciopero del personale per il prossimo 17 luglio, dopo quello del 25 giugno scorso indetto dai dipendenti Ryanair, EasyJet e Volotea. I sindacati lamentano «il perdurare delle inaccettabili condizioni in cui piloti e assistenti di volo sono costretti a lavorare». I prezzi dei voli riflettono l’incertezza del momento, con un aumento medio che tocca il +90% rispetto al 2021.
Tra questi, vengono menzionate «retribuzioni inferiori ai minimi previsti dal contratto nazionale, condizioni operative insostenibili, mancato adeguamento dei trattamenti salariali ai contratti di riferimento e pratiche anti-sindacali come dichiarano i lavoratori», nonostante i 28 miliardi di aiuti erogati dallo Stato alle compagnie aeree per fronteggiare l’emergenza Covid. La situazione è simile in tutto il continente, dal Portogallo alla Germania, passando per Francia, Belgio e Olanda. «Le condizioni di lavoro si sono deteriorate tanto da non essere più attrattive», ha dichiarato Eoin Coates, a capo della sezione aviazione della Federazione Europea dei Lavoratori dei Trasporti.
Disagi negli aeroporti europei
La situazione si sta ripercuotendo sugli aeroporti, anch’essi in carenza di personale, costretti a gestire flussi di passeggeri che procedono a rilento. Al momento, in questa prima domenica di luglio la situazione colpisce per lo più gli aeroporti di Spagna, Regno Unito, Olanda e Stati Uniti.
A Parigi è stato cancellato quasi un volo su 5 (il 17%). Inoltre, sempre nella capitale francese venerdì 1° luglio un guasto al sistema di smistamento ha bloccato 1.500 bagagli all’aeroporto Charles de Gaulle, facendo partire 15 voli senza valigie al seguito.
Segnalazioni giunte a Open hanno confermato che la situazione è critica anche all’aeroporto di Amsterdam Schipol, dove ai passeggeri viene richiesto di presentarsi 4 ore prima della partenza, anche per voli continentali. In Spagna, uno sciopero di nove giorni nel mese di luglio (dall’1 al 3 dal 15 al 17 e dal 29 al 31 del mese) è stato indetto dai dipendenti di Ryanair ed EasyJet.
Fiumicino regge
È invece sotto controllo all’aeroporto di Roma Fiumicino, primo scalo italiano per numero di passeggeri. La struttura è affollata, ma non sono stati cancellati voli, riporta l’Ansa. Alcuni passeggeri hanno subito disagi tra il 28 e il 29 giugno. Così ha raccontato Rosmary Nicolardi, dottoressa specializzanda al San Raffaele di Milano, che avrebbe dovuto imbarcarsi su un volo da Alghero a Milano alle 19 e 20 del 28 giungo, ma che è stato prima ritardato fino alle 3 del mattino seguente, per poi essere cancellato, «dato che il pilota aveva superato le ore di volo massime giornaliere». «Il volo successivo era previsto per il 30 giugno, ma ai passeggeri lasciati a terra non è stato fornito un alloggio», racconta. Non si segnalano disagi considerevoli negli aeroporti milanesi.
(da Open)

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SARANNO LE VACANZE PIÙ CARE DEGLI ULTIMI 50 ANNI PER GLI ITALIANI: IL PREZZO DEI VOLI INTERNAZIONALI È SCHIZZATO DI OLTRE IL 124%, QUELLO DELLE SPIAGGE DEL 15%

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

SECONDO IL CODACONS, UNA VACANZA TIPO DI 10 GIORNI ARRIVERÀ A COSTARE IL 20% IN PIÙ RISPETTO AL 2021

Sarà un estate bollente non solo per le temperature altissime ma anche per le fiammate dell’inflazione, che renderà le vacanze di questo 2022 le più care degli ultimi 50 anni.
Al mare, in montagna, o a spasso per città d’arte, gli italiani si troveranno davanti ad aumenti a doppia cifra per i prezzi di gran parte dei prodotti alimentari e fino a tre cifre per il prezzo dei biglietti aerei.
Infatti, in testa alla classifica dei rincari stilata dalle associazioni dei consumatori ci sono l’olio di semi che balza del 68,6% rispetto al 2021 e i voli internazionali che schizzano di oltre il 124%.
Secondo il Codacons una vacanza di 10 giorni costerà quest’ anno tra il 15% e il 20% in più rispetto al 2021, considerando le spese per spostamenti, pernottamenti, cibi e servizi, passando da una media di 996 euro a persona a circa 1.195 euro: 199 euro in più a testa.
Rincari che si aggiungono al caro-bollette, con l’energia elettrica che in un anno è schizzata dell’81,4% e si è tradotta per una famiglia media in una stangata annua pari a 514 euro. E non vanno certo dimenticati gli aumenti del gasolio per riscaldamento (+52,7%) e di il Gpl e metano (+38,2%).
Per quanto riguarda il cibo, dopo l’olio di semi nella top ten del caro-prezzi spiccano il burro che svetta del 27,7% e la farina che vola del 20,5%. Al quarto posto la pasta: +18,3%. Seguono la margarina che costa il 16,8% in più, il pollame (+15,1%), il riso (+13,7%), le uova (+13,6%), le patatine fritte (13,5%), i gelati (+13,4%).
Ma dicevamo delle vacanze.
Quest’ anno partire per le ferie con un volo internazionale costerà il 124,1% in più rispetto al 2021 mentre per chi sceglierà una destinazione entro i confini nazionali il sovraccosto sarà del 33,3%.
Neanche a farlo apposta l’aumento dei prezzi ha conosciuto un’accelerazione proprio a ridosso delle ferie: in un solo mese il rincaro è stato del 31,4% per i voli nazionali e del 21,3% per quelli internazionali.
E se una volta arrivati sul posto si vuol noleggiare un’auto per perlustrare i dintorni? Bisognerà pagare il 24,3% in più di quanto si faceva l’anno scorso.
Capitolo pernottamento. Per dormire in albergo, motel e pensioni si pagherà in media il 21,4% in più rispetto allo scorso anno. Per Massimiliano Dona, dell’Unione nazionale dei consumatori, «quello che emerge da questi dati è che per le prossime vacanze meno ci allontaniamo e meglio è. Tra voli e carburanti i prezzi sono esorbitanti».
Il Codacons si è soffermato sugli aumenti che attendono chi sceglie una località marittima per meta. Gli stabilimenti balneari hanno applicato rincari medi tra il 5% e il 15%, a seconda della località e della tipologia di struttura.
Il trasporto marittimo costa il 18,7% in più) e i gelati (già lo si è detto) il 13,4% in più. Un pacchetto vacanza internazionale sarà più caro del 6,2%. Al ristorante e al bar i listini sono stati ritoccati al rialzo del 4,6% rispetto allo scorso anno. Si pagherà di più anche per i parchi e i musei: +3,2%.
(da Verità & Affari)

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IN AUTUNNO CAMPAGNA VACCINALE PER LA QUARTA DOSE CON UN VACCINO ADATTO A OMICRON

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

“A LUGLIO DECIDEREMO LE FASCE D’ETA'”

Una grande campagna vaccinale in autunno, per proteggere soprattutto i fragili. Il governo sta mettendo in piedi un piano per vaccinare contro il Covid soprattutto i più fragili. Qualche giorno fa Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, aveva suggerito di somministrare la quarta dose “ai soggetti che sono esposti al rischio di sviluppare malattia grave: 60 anni può essere una soglia ma credo che anche abbassare a 50 anni sia ragionevole”.
Non si sa ancora se la quarta dose sarà prevista in modo prioritario per la fascia d’età dai 50 anni in su, ma in ogni caso non sarà obbligatoria: solo per gli operatori sanitari infatti l’obbligo vaccinale continuerà fino al 31 dicembre, per tutte le altre categorie, come insegnanti o forze dell’ordine, è terminato lo scorso 15 giugno. Ma sulle fasce d’età che saranno coinvolte a partire da settembre ottobre non c’è ancora una decisione ufficiale. Lo ha chiarito il ministro Roberto Speranza: “Stiamo preparando una campagna di vaccinazione larga con il vaccino adattato ad Omicron per l’autunno. Le fasce d’età verranno decise a luglio”, ha detto in un’intervista a ‘La Stampa’.
Nel frattempo, sottolinea il ministro, “però i più fragili – quelli che hanno più di 80 anni, o vivono in Rsa, o quelli tra i 60 e i 79 anni che hanno particolari fragilità – possono fare subito la quarta dose. Per loro il mio appello è a non aspettare l’autunno”. Il ministro comunque è fiducioso sulla possibilità di gestire questa ondata: “Bisogna sempre essere vigili, ma non possiamo pensare di affrontare il Covid come nel 2020. Allora non avevamo vaccini, antivirali, monoclonali. Oggi abbiamo molte più armi e ne avremo di ancora migliori con i vaccini adattati. Bisogna essere prudenti, proteggersi, vaccinarsi, ma i numeri delle ospedalizzazioni sia da noi che in Paesi dove si sono superati i 100mila casi al giorno, come Francia e Germania, dimostrano che la situazione è meno preoccupante”.
Però secondo il consulente scientifico del ministro, Walter Ricciardi, l’attuale ondata di Covid-19 “è intensa, solo parzialmente diversa da quella che l’ha preceduta”, e per fine luglio è atteso “il picco. Le premesse non sono buone, a ottobre potremmo trovarci in condizioni di svantaggio”, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera. Lasciar dilagare il virus “è molto pericoloso per l’individuo e la collettività. Va bene accettare la convivenza ma continuando a combatterlo. Come? Vaccinandosi e adottando misure di sanità pubblica negli ambienti affollati, quindi mascherina, distanziamento e areazione”.
(da Fanpage)

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L’IMPRENDITORE (VERO) BOMBASSEI: “IL GOVERNO APPROVI IL SALARIO MINIMO E LE AZIENDE ADEGUINO LE BUSTE PAGA”

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

FINALMENTE UN IMPRENDITORE NON FARLOCCO, PROPRIETARIO DELLA BREMBO, L’AZIENDA BERGAMASCA PRODUTTRICE DI FRENI: “METTERE PIU’ SOLDI NELLE BUSTE PAGA DEI LAVORATORI”

Il governo dovrebbe “rivedere l’aspetto fiscale della componente dei salari in modo che le buste paga dei lavoratori si irrobustiscano. E poi approvare il salario minimo che molti paesi europei hanno già adottato”. Ma “anche le aziende devono fare la loro parte perché in questo momento l’obbiettivo principale è difendere le buste paga di chi prende 1300-1500 euro al mese. I salari vanno in qualche misura adeguati“. Parola di Alberto Bombassei, fondatore e presidente emerito dell’azienda bergamasca produttrice di freni Brembo nonché ex vicepresidente di Confindustria, che a Repubblica spiega: “È indubbio che l’inflazione impatta maggiormente sui redditi dei ceti più bassi. Il governo deve trovare dei meccanismi per mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori“.
Lo Stato “ha un beneficio dall’inflazione perché questa erode il valore reale dell’enorme debito pubblico“, dice l’industriale: ha infatti l’effetto di aumentare il denominatore del rapporto debito/pil. A fronte di questo dovrebbe dare sollievo a chi più risente dell’aumento dei prezzi. Con un taglio del cuneo fiscale.
La sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra, sempre a Repubblica, propone invece di destinare a quell’obiettivo “tutto il gettito aggiuntivo ottenuto dal contrasto all’evasione: l’anno scorso fu di 4 miliardi, questo sarà un po’ meno, ma si può usare per tagliare le tasse sul lavoro”.
L’esponente di Leu ribadisce che “l’inflazione è la tassa più ingiusta che c’è perché non colpisce tutti allo stesso modo, il rincaro dell’energia e degli alimentari hanno un impatto più forte su chi guadagna meno. Perciò il tema è come redistribuire in modo equo questo grosso onere”.
E aggiunge: “L’intervento pubblico è già stato concentrato sulle famiglie in stato di bisogno, cercando di aiutare tutti con misure come il taglio delle accise sui carburanti, ora occorre sciogliere la tensione fra le parti sociali”.
Dalle parti del ministero del Lavoro non è arrivata per ora alcuna nuova mossa: il ministro Orlando da mesi si limita a proporre di utilizzare il trattamento economico previsto dai contratti maggiormente rappresentativi come salario minimo e lamentare che per farlo serve un accordo tra sindacati e imprenditori.
(da agenzie)

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VERONICA ATITSOGHE GUIDERA’ IL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE DI VERONA

Luglio 3rd, 2022 Riccardo Fucile

“PORTERO’ LA VOCE DI CHI COME ME E’ STATO ESCLUSO DALLA POLITICA DELLA CITTA'”

Quando tra un paio di settimane si riunirà il primo consiglio comunale dell’era post-Tosi e post-Sboarina l’assemblea sarà presieduto da Veronica Atitsogbe, 28 anni, genitori originari del Togo, la prima italiana di seconda generazione eletta alle amministrative nel capoluogo scaligero. Atitsogbe è stata la candidata che ha raccolto più preferenze, 329 nella Lista “Damiano Tommasi Sindaco”, che ha appoggiato il nuovo eletto.
Evidentemente ha intercettato lo spirito che il sindaco è riuscito ad imporre, fatto di ragionamenti pacati e parole di ottimismo.
Laureata in Studi Internazionali nel 2016 all’Università di Trento e in Governance dell’emergenza nel 2020 all’Università di Verona, Atitsogbe lavora in banca ed è il volto nuovo della politica a Verona, sicuramente in controtendenza con il passato.
Ha confessato: “Ho potuto fare tutto questo grazie alla cittadinanza italiana che ho avuto la fortuna di ottenere fin da piccola: era un requisito necessario per l’Erasmus, per il lavoro in prefettura…”.
Tocca uno degli argomenti caldi per tanti giovani che non riescono ad ottenere il riconoscimento di un’identità civile, nella nuova terra dove vivono. Lei ha fondato l’associazione Afroveronesi che si occupa di creare occasioni di incontro e di valorizzazione culturale tra giovani provenienti dall’Africa. Sono tra i promotori di “Ma che estate”, una festa che occupa tutta l’ultima settimana di luglio nel parco dei Padri Comboniani.
“Spero di essere all’altezza, vediamo come andrà la seduta”, commenta Atitsogbe. E della notorietà che ha avuto dice: “Mi rendo conto di essere un simbolo, come lo è l’elezione stessa di Tommasi in questa città”.
È alla prima esperienza politica, in senso stretto: “Finora ho sempre fatto un’altra forma di politica, l’associazionismo, che mi ha sempre rappresentato di più. Poi un compagno mi ha presentato Tommasi”.
Ha raccontato ai giornali locali: “Ci siamo semplicemente incontrati un giorno in un bar di quartiere per parlare. È stata la persona di Damiano a convincermi. Mi ha colpito che fosse curioso e che sapesse parlare con la gente, ho capito che gli interessa la città”. È così che Veronica ha risposto e si è gettata nell’avventura.
È una dei cinque under 30 che entrano in consiglio comunale. “I miei genitori inizialmente non erano tanto propensi ad appoggiarmi in questo cammino politico, probabilmente più per protezione, perché esporsi non è mai tanto facile – ha raccontato – Poi nel vedere quanto ci tenessi e quanto mi impegnassi sono stati travolti e sono stati i primi a volantinare, e a portare tra la gente l’idea di Damiano Tommasi”.
Ha le idee chiare: “Vorrei portare in Comune una maggiore partecipazione di persone come me che spesso sono state escluse dalla voce politica della città, ma che vi sono presenti. Vorrei che fossero coinvolte maggiormente nelle decisioni”.
Con la vittoria di Tommasi, la maggioranza conta su 22 seggi: il sindaco e altri dieci consiglieri della sua lista, 8 del Partito Democratico, tre della lista Traguardi e uno di In Comune per Verona. Nella minoranza siederanno il sindaco uscente Federico Sboarina di Fratelli d’Italia (che ha altri tre consiglieri di partito), due della lista Sboarina Sindaco-Battiti, uno della Lega e uno di Verona Domani-Coraggio Italia. L’altro ex sindaco sconfitto, Flavio Tosi, che ha preso la tessera di Forza Italia, potrà contare su altri cinque eletti, tra cui la moglie Patrizia Bisinella e la sorella Barbara Tosi.
(da agenzie)

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