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SANITÀ ALLA VENETA, A PADOVA SEPARANO I DUE OSPEDALI E AUMENTANO LE SPESE: UN DEFICIT DI 500 MILIONI

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

FAVORI A PRIMARI E SISTEMI CLIENTELARI: NON SIAMO AL SUD, MA NELLA RICCA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA DI ZAIA… SISTEMA SANITARIO VENETO AL COLLASSO, A RISCHIO COMMISSARIAMENTO… IN VISTA IL RITORNO DELL’ADDIZIONALE REGIONALE SULL’IRPEF: ALTRO CHE “MENO TASSE PER TUTTI”

Dal Veneto virtuoso, dalla ricca Padova, arriva questa storia che molti hanno visto, ma nessuno ha ancora raccontato.
Nella città  del Santo ci sono due ospedali: l’Azienda ospedaliera di Padova, polo di grandi dimensioni con al suo interno anche le cliniche universitarie; e l’ospedale Sant’Antonio, piccola struttura che si è sviluppata dal vecchio istituto ortopedico della città .
Tra i due ospedali ci sono più o meno 800 metri.
Esistono, in altri grandi poli sanitari, padiglioni dello stesso ospedale che sono anche più distanti.
Il buon senso e la buona gestione avrebbero consigliato la loro unificazione. E infatti erano già  da tempo comuni alcuni servizi, come l’emergenza, la radiologia, i laboratori, la farmacia.
Poi è arrivata un’inversione di marcia.
Nel luglio scorso, le due strutture sanitarie sono state nettamente separate: l’Azienda ospedaliera da una parte, il Sant’Antonio dall’altra.
Poichè quest’ultimo è troppo piccolo, è stato accorpato a due strutture ancor più piccole: l’ospedale di Piove di Sacco (che sta a 25 chilometri di distanza e che dovrebbe servire non il bacino di Padova, ma quello di Chioggia, a cui era infatti collegato); e un ospedaletto di Abano Terme.
Risultato della divisione: i due ospedali di Padova offrono ai cittadini un servizio peggiore, perchè la separazione impedisce le sinergie, i risparmi, la condivisione di alcuni servizi.
Adesso entrambi devono fare tutto, ma con lo stesso personale di prima.
La carenza di medici e infermieri ora si sente. In compenso è raddoppiato il “personale apicale”, cioè i primari…
Che pacchia! Che clientele!
Attenzione. Ripetiamo per chi si fosse distratto: non stiamo parlando della sanità  siciliana, o calabrese, ma della ricca Padova, nel virtuoso Veneto.
Ora un padovano che abbia bisogno di un ricovero può scegliere tra le due strutture.
Magari sceglie il Sant’Antonio, puntando sulle dimensioni più piccole e sperando in tempi più rapidi.
Salvo poi accorgersi che se deve fare una coronarografia, non dovrà  andare 800 metri più in là , ma a 25 chilometri, all’ospedaletto di Piove di Sacco che, in un sistema funzionante e non demagogico (o clientelare…?), sarebbe stato tranquillamente chiuso per razionalizzare il servizio ai cittadini ed evitare gli sprechi.
Le malelingue, poi, dicono che molte ragioni della stramba ristrutturazione stanno ad Abano Terme, nella piccola casa di cura diventata magicamente “policlinico” che, dopo l’accorpamento padovano, ha permesso di accontentare economicamente qualche primario e di sistemare qualche “figlio di”.
Se questo è ciò che succede a Padova, come stupirsi, allora, del contesto generale della sanità  veneta…?
Il sistema intero è al collasso, tanto che sta per essere commissariato: da Roma ladrona e centralista (il ministero dell’Economia), visto ciò che hanno combinato i federalisti amministratori locali berlusconian-padani.
Perdite dell’ultimo anno: attorno ai 500 milioni.
Su una spesa totale di 10 miliardi (oltre l’80 per cento del bilancio regionale del governatore Luca Zaia).
Risultato: Roma imporrà  un commissario e il ripristino (maggiorato: era 0,5, sarà  0,9) dell’addizionale regionale sull’Irpef, abolita dall’ex governatore Giancarlo Galan a fine mandato.
Altro che “meno tasse per tutti”…
Tutta colpa di Galan…?
Ma non è il leghista Flavio Tosi il grande manovratore della sanità  in Veneto…?

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ANGELA NAPOLI: “CON MOFFA NON ANDRA’ NESSUN FINIANO”

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

“E’ SOTTO RICATTO, IL SUO COMPORTAMENTO E’ FRUTTO DI UNA SCELTA IMPOSTA”…”LA POLIDORI L’HANNO COMPRATA ASSIMILANDO IL CEPU ALLA BOCCONI, LA SILIQUINI PROMETTENDOLE UN POSTO DA SOTTOSEGRETARIO”…”LE FINTE ESCORT PER SCREDITARE FINI HANNO UN MANDANTE”

Il deputato di Fli, Angela Napoli, assicura che non ci saranno altre defezioni: “In tre hanno ceduto al ricatto, Polidori dovrebbe vergognarsi”.
E delle notizie pubblicate da Il Giornale e Libero secondo cui Gianfranco Fini avrebbe frequentato una escort, dice: “Siamo seri, è il solito mandante”
“Moffa è evidentemente sotto ricatto, il suo comportamento è frutto di una scelta imposta che non porterà  a nulla. Fa nomi a caso, come quello di Buonfiglio: l’ho sentito ieri, figurarsi se lascia Fli per andare con i presunti responsabili”.
Angela Napoli, deputata finiana della prima ora, quasi sorride commentando le dichiarazioni dell’ex futurista Silvano Moffa, leader in pectore dei “responsabili”, che continua ad annunciare la nascita di un gruppo grazie alla fuoriuscita da Idv, Udc e Fli di almeno dieci deputati.
“Noi abbiamo perso tre deputati, gli unici ad aver ceduto al ricatto di Berlusconi durante la compravendita per ottenere la fiducia il 14 dicembre”, dice Napoli. “Catia Polidori non ha avuto neanche il buon gusto di sparire, io mi sarei vergognata. Ha persino votato l’emendamento sulle libere università . Era una questione familiare, il Cepu è di suo cugino. In cambio del voto di Catia alla fiducia è stato consentito al Cepu di assimilarsi alla Bocconi, non so se mi spiego. Il ricatto per lei è stato questo”.
A Maria Grazia Siliquini, anche lei uscita da Fli per sostenere l’esecutivo il 14 dicembre, “è stato promesso un posto da sottosegretario, ma ancora non si sa quale perchè Berlusconi sta tenendo vuote le caselle disponibili per usarle come merce di scambio”.
Ci sono “quattro incarichi lasciati da Fli, poi c’è il posto di Giuseppe Vegas, nominato presidente della Consob, e la poltrona liberata da Paolo Romani, divenuto ministro. Sette otto posti di governo”.
Infine Moffa, il più attivo dei tre ex futuristi. “Non abbiamo ancora capito come sia diventato ricattabile, ormai è una pedina di Berlusconi. Fa annunci nel tentativo di creare zizzania, ma una cosa è certa: Fli manterrà  la linea dura, nessuno cede al ricatto”.
Gianfranco Fini, secondo quanto riportato da Il Giornale e Libero, avrebbe frequentato una escort e si sarebbe organizzato un finto attentato per farne ricadere poi la colpa sul presidente del Consiglio. Secondo lei è credibile?
“Siamo seri per favore. Sono attacchi vergognosi con mandanti ben precisi. Non sta a me trovare le prove, ma che tutto sia ideato non dico da Berlusconi, ma dal suo contorno, è fuori da ogni discussione e dubbio. Un’evidenza indiscutibile, così come la campagna della scorsa estate. Un nuovo accanimento mediatico basato sulla menzogna. Sarà  la magistratura ad accertare il tutto ma è davvero un comportamento vergognoso. Tentano di screditare l’immagine di Fini con mezzi illeciti, non avendo gli strumenti per farlo sul piano politico. Alla gente poi delle escort non interessa nulla. I problemi dei cittadini sono altri e il governo continua a non occuparsene. Adesso torniamo in aula e ripartiamo dal ricatto della Lega”.
Quale ricatto?
“Il federalismo, Bossi ha deciso che fino al 23 il governo deve concentrarsi su questo altrimenti minaccia il voto. Insomma torniamo in aula e riprendiamo l’attività  parlamentare con in agenda i soliti guai e interessi personali di Berlusconi. L’11 ci sarà  la pronuncia della Corte Costituzionale, poi il federalismo. Ci sarà  la sfiducia a Bondi, il mille proroghe, dove metteranno di tutto di più senza trovare una soluzione a nulla. Si rimane comunque legati all’agenda personale di Berlusconi. Io sono stanca, mi fa rabbia non poter riuscire ad agire e occuparmi dei problemi reali, noi in Fli ne discutiamo e abbiamo delle proposte da portare avanti ma con questo clima politico in aula entra solo l’agenda personale del presidente Berlusconi. Questo immobilismo mi pesa moltissimo”.
Il governo è riuscito a incassare la fiducia grazie ai fuoriusciti di Futuro e Libertà .
Il popolo di Fli è rimasto un po’ amareggiato dal risultato del 14 dicembre, poi con questa lunga interruzione dei lavori sembra ci sia un lassismo e la base ha delle perplessità . Noi stiamo preparando il congresso di febbraio a Milano e lavoriamo alle liste per le amministrative di maggio. C’è la preoccupazione che la base possa perdere l’entusiasmo e queste voci, presunti scandali e annunci di uscite dal gruppo, sono messe in giro appositamente.
Crede che possa esserci qualche conseguenza per Fini?
Nessun problema, assolutamente. Berlusconi continua a comportarsi come si comportò prima della costituzione dei gruppi di Futuro e Libertà . Ricorderò sempre quella mattina: noi avevamo appena concluso una riunione con Fini e Bocchino per la nascita dei gruppi parlamentari. Mentre tornavo in aula un giornalista mi avvicina e mi dice: “Mi conferma che i numeri per il gruppo non ci sono?” Gli ho chiesto chi lo aveva detto e lui ha ribattuto che era stato Berlusconi. Sorrisi e me ne andai, sapevo che i numeri li avevamo eccome. La sera alla Camera infatti il nostro gruppo nasceva con ben nove deputati in più del necessario, eravamo ventinove.
Fino alla mattina della fiducia Fli sembrava granitica.
“Moffa è sempre stato un elemento anche molto disponibile con tutti noi, gli abbiamo sempre riconosciuto serietà  e volontà  di procedere politicamente. Quindi non riusciamo proprio a comprendere cosa l’abbia fatto diventare ricattabile. Perchè è evidente che il suo comportamento sia frutto di una scelta imposta, è sicuramente sotto ricatto.
Catia Polidori?
Non ha avuto neanche il buon gusto di sparire. Anzi, ha il coraggio di camminare in aula invece di stare seduta al suo posto, al gruppo misto. Io non sarei così disinvolta, mi vergognerei. Al momento del voto dell’emendamento sulle libere università , ho sperato che Katia si astenesse. Era una questione familiare, il Cepu è di suo cugino. In cambio del voto di Katia alla fiducia il 14 dicembre, è stato consentito al Cepu di assimilarsi alla Bocconi, il ricatto per Polidori è stato questo.
Per Siliquini quale?
C’è l’impegno di essere nominata al governo come sottosegretario, ma ancora non è definito perchè Berlusconi sta tenendo vuote le caselle disponibili come merce di scambio. Sono in attesa di cariche governative. Ci sono sette otto posti di governo. Forme evidenti di ricatto che fanno male alla politica italiana più che al singolo. E’ l’immagine negativa della più alta istituzione politica: il parlamento. Gli italiani hanno problemi concreti da affrontare e assistere a questo circo porta al distacco. Non bisognerebbe fare di tutta l’erba un fascio ma il cittadino non fa differenziazioni e ha problemi seri da affrontare, come arrivare a fine mese.
Ieri il ministro Giulio Tremonti ha detto che la crisi economica non è affatto finita.
In questi giorni sono a casa, a Tauria Nuova, in provincia di Reggio Calabria, e continuo a ricevere professionisti, laureati, padri di famiglia: tutti disperati. Non riescono ad arrivare a fine mese, a fare la spesa per la famiglia, a trovare lavoro. Se la crisi al Nord comincia a vedersi ora, al Sud è ormai endemica. E mi chiedo che fine abbia fatto quel patto per il Sud che Berlusconi a settembre aveva inserito nei famosi cinque punti e su cui ha chiesto la fiducia e noi l’abbiamo data, che fine ha fatto? Qui in Calabria dal primo gennaio è stata inserita una tassa regionale sulla benzina per coprire il buco della sanità . Una decisione folle, folle. Una tassa che colpisce tutti i cittadini onesti per sanare un buco creato da chi invece non pagherà  mai per le sue responsabilità .
Il premier ha più volte detto che la crisi era superata e Tremonti ora lo smentisce.
Sarà  smentito anche sull’allargamento della maggioranza a scapito di Fli. C’è sempre qualcuno che per tenerlo buono gli racconta fesserie, dandogli garanzie per acquistarne la fiducia o la benevolenza ma di certo non facendo il suo bene. Come fa Moffa, che da prima di natale annuncia la nascita di questo fantomatico gruppo di responsabilità . Ha persino convocato una conferenza stampa a fine dicembre per annunciarne la nascita, ma i numeri ovviamente non c’erano. E non ci sono neanche adesso. Certo, potrebbero formalo facendo uscire qualcuno dal Pdl, ma sarebbe inutile e soprattutto pochi sono disposti a questo sacrificio, non avrebbero convenienze particolari. L’unica cosa certa è che Fli manterrà  la linea dura e non cadrà  nel ricatto”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’IRA DI BERLUSCONI SU TREMONTI: “QUESTA VOLTA RISCHIA DI ANDARE A SBATTERE”

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER: “SE E’ UN MODO PER DIRE CHE NON DARA’   I SOLDI PER LE RIFORME SI SBAGLIA”… IL SUO TIMORE CHE QUALCUNO LAVORI PER UN GOVERNO TECNICO… LE PREOCCUPAZIONI DI BOSSI PER IL FEDERALISMO… LA MACCHINA DEL FANGO E I PRIMI AVVERTIMENTI

“Se è stato un modo per farmi capire che non aprirà  le casse per reperire i fondi necessari alle riforme che gli ho chiesto, stavolta si sbaglia e va a sbattere” è stata la reazione che gli uomini del Cavaliere hanno registrato nelle ore successive all’intervento di Tremonti al simposio francese. Coordinatori e quegli stessi fedelissimi dai quali partirà  non a caso una raffica di avvertimenti all’indirizzo del ministro: certo, la crisi, ma ci sono anche spiragli positivi, dunque assieme ai tagli è giunta l’ora di “interventi sul fisco che aiutino la crescita”, per usare le parole del capogruppo alla Camera.
Per il presidente del Consiglio è lo spettro dei cordoni della borsa che restano sigillati.
Sono le porte delle casse pubbliche che si chiudono alle richieste degli uomini di Casini su quoziente familiare e cedolare secca, come sulle speranze – in chiave pre-elettorale – di dar forma e sostanza alla riforma del fisco.
E in queste condizioni le aperture della maggioranza ai centristi sono destinate a restare una chimera.
Di più. Il Cavaliere ieri ha avuto la conferma plastica di come Tremonti si sia ritagliato
ormai un ruolo del tutto autonomo.
Lo contraddice sulla scena internazionale sostenendo che dalla crisi non siamo affatto fuori.
E si pone quale unico interlocutore in grado di dialogare con le cancellerie europee e di governare la Borsa e i suoi contraccolpi.
Il ministro dell’Economia ha le sue ragioni e i suoi conti, d’altro canto.
Sa bene che quei miliardi (cinque, dieci?) necessari alla copertura finanziaria del quoziente familiare come della cedolare secca non sono nelle disponibilità  del Tesoro.
Nè è possibile tagliare ancora.
Una partita, quella tra Bossi e Tremonti, che appare già  alla resa dei conti finale.
Con Umberto Bossi che resta col fiato sospeso: perchè se salta il tavolo del governo, anche il federalismo fiscale va alla malora.
Ecco perchè proprio il Senatur, in queste ore, sta portando avanti l’ultimo strenuo tentativo di tenere insieme “quei due”.
Non è il solo. Con altre finalità , anche nel fronte pidiellino c’è chi sta tentando di convincere Berlusconi che sarebbe un errore abbandonare del tutto “Giulio” all’egemonia del Carroccio, oltre che alle “cene degli ossi”.
“Sarebbe un errore, è una risorsa del Pdl, non possiamo consentire che la Lega metta il cappello sul nostro ministro – ragiona Osvaldo Napoli – Se Berlusconi e Tremonti torneranno a confrontarsi, una soluzione la troveranno senz’altro, tra rigidità  dei conti ed esigenze della politica”.
È quella stessa corrente “trattativista” che fa capo a Letta e Cicchitto che in queste ore sta esercitando pressioni sul presidente del Consiglio perchè fermi la campagna acquisti ad personas.
I due ritengono di aver strappato già  a Casini e ai suoi una sorta di “desistenza esterna” della quale il governo e l’esigua maggioranza potrebbero giovare non poco.
“Ma devi fermare le manovre dei Moffa e dei Romano a caccia di parlamentari” è l’insistente invito dei consiglieri al premier.
Berlusconi sembra avere altri pensieri, altre preoccupazioni in questo scorcio di vacanze trascorse – come quelle estive – nella residenza di Arcore.
Ed è il timore che col precipitare della situazione, col fallimento dell’allargamento della maggioranza, con la crisi e l’eventuale voto anticipato, Tremonti a questo punto divenga una “risorsa” non del Pdl, ma proprio di chi – dalla Lega ai terzopolisti – lavora già  al dopo-Berlusconi.
Perchè il tempo limite per ottenere le elezioni anticipate come ultima via di fuga dalla “palude”, scade ad aprile.
A quel punto lo scioglimento delle Camere diventerà  un miraggio.
E il fantasma di un esecutivo di emergenza economico-finanziaria potrebbe materializzarsi proprio nelle sale del ministero di Via XX settembre.
L’attrito del premier nei confronti del ministro raccontano stia rasentando l’astio.
E non è casuale – a sentire gli stessi dirigenti pidiellini – l’avvertimento lanciato qualche giorno fa dal Giornale di famiglia, quel “non fare come Fini”.
Che ai più maliziosi ha ricordato un analogo avvertimento lanciato dal quotidiano al presidente della Camera affinchè non uscisse fuori dai ranghi, poco prima che partisse la campagna mediatica sulla casa di Montecarlo. Tremonti va avanti sicuro ma non del tutto sereno.
Le indiscrezioni trapelate in questi giorni sull’inchiesta napoletano che coinvolge Marco Milanese, suo fidatissimo collaboratore, non gli fanno presagire nulla di buono.
Dalla “macchina del fango” in azione contro gli avversari, lui si è sempre tenuto lontano.
Non vorrebbe adesso vedersela scatenare contro.

Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)

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POCO SPAZIO PER L’OTTIMISMO: IL CONTROCANTO DI TREMONTI

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

UN COLPO ALLA FICTION CHE IL PREMIER CERCAVA DI IMBONIRE… UNA DOCCIA FREDDA PER CHI PENSAVA DI IMBASTIRE UNA AZIONE PROPAGANDISTICA SFUGGENDO AI PROBLEMI REALI DEL PAESE

C’è poco spazio per l’ottimismo, nell’analisi del ministro dell’Economia sulla crisi globale.
Poco spazio per i sorrisi e per le rassicurazioni, tanto utili in un clima di perenne campagna elettorale quanto pericolosi per affrontare i tornanti della storia.
Dice Tremonti: «È come vivere in un videogame, compare un mostro, lo combatti, lo vinci, ti rilassi e subito spunta un altro mostro più forte del primo».
E dato che — spiega — si è utilizzato il denaro pubblico «per salvare con le banche anche la speculazione», adesso il risultato è che «siamo tornati quasi al punto di partenza».
Nuovi mostri, nuovi livelli, nuove sfide. Insomma, la crisi non è finita.
Anzi.
E allora l’unica via per non finire “game over”, è l’assunzione di responsabilità , il realismo. E forse anche il sacrificio.
“Lacrime e sangue”, avrebbe detto Churchill.
Non certo “ghe pensi mi”.
E non a caso Tremonti cita Winston Churchill chiedendo «che l’Europa risorga». Perchè «se si guarda al futuro geopolitico è evidente che la competizione è tra continenti» e dunque l’Europa deve riscoprire un ruolo nel suo insieme.
«La crisi – continua il ministro – ha mantenuto i confini politici ma non ha mantenuto i confini economici e il rischio è senza confini».
È questo, in effetti, l’unico modo per uscire da una crisi globale che non risparmierà  velenosi colpi di coda.
È questo l’unico atteggiamento possibile davanti a una tempesta che non si dissolve con un sorriso o con un po’ di ottimismo a buon prezzo.
Poca presunzione e molta prudenza.
«Si dice che va tutto bene, ma ne siamo proprio sicuri?», si chiede dunque Tremonti. E ha ragione.
Però viene un dubbio, a pensarci bene: che ne pensa di tutto questo Silvio Berlusconi, per il quale la crisi (che non ha toccato l’Italia) è ormai quasi del tutto alle nostre spalle?
Adolfo Urso, coordinatore nazionale di Futuro e libertà , commenta così le parole del ministro: «una doccia fredda per chi pensava di imbastire un’azione meramente propagandistica sfuggendo ai reali problemi del paese», un colpo alla «fiction che il premier cercava di imbonire».
E allora, chissà  che dopo la “doccia fredda” dalle parti del partito del predellino non incominci a serpeggiare un po’ di insofferenza nei confronti di questo “controcanto” tremontiano…

Federico Brusadelli
Farefuturoweb

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RADIO PADANIA LIBERA, IN LINEA D’ONDA CON ROMA LADRONA: 500.000 EURO L’ANNO DALLO STATO E OCCUPAZIONE DI FREQUENZE

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

DEFINITA, INSIEME A RADIO MARIA, “EMITTENTE COMUNITARIA”,   GRAZIE A UN EMENDAMENTO LEGHISTA NEL 2001, PUO’ PRENDERSI FREQUENZE LIBERE IN TUTTA ITALIA…ORA NE HA 250 ED HA COSI’ POTUTO AUMENTARE GLI INTROITI PUBBLICITARI DA 109.000 EURO DEL 2006 AI 2 MILIONI DI EURO DEL 2008…E OGNI ANNO UN CONTRIBUTO DI 500.000 EURO DALLO STATO PER DARE SPAZIO AI RAZZISTI

“Ho sentito che Vendola è stato svegliato nel cuore della notte da alcuni manifestanti del Pdl e che è cascato dalle scale. Purtroppo non ha avuto danni permanenti”: la simpatia del giovane consigliere provinciale varesino Marco Pinti è stata certamente apprezzata dagli ascoltatori di Radio Padania Libera.
Non da tutti, però.
L’emittente di Bossi, infatti, dal 17 dicembre ha iniziato a trasmettere anche nel Salento, ad Alessano, dove ha occupato una nuova frequenza (la 105,600 Mhz).
Come si spiega l’ultima conquista geografica del verbo leghista?
A sentire Cesare Bossetti, amministratore unico di Rpl, tutto nasce dall’esigenza di far conoscere le idee della Lega sul federalismo; per Matteo Salvini (europarlamentare e direttore dell’emittente), invece, la scelta dipenderebbe da una semplice simpatia verso i salentini, che guarda caso in questo periodo stanno cercando di staccarsi da Bari. Solo motivi politici, quindi? Sembrerebbe proprio di no.
Ad avvalorare la tesi, un’intervista rilasciata tempo fa al Corriere Economia da Bossetti, che ha parlato dello sbarco di radio Padania al sud in termini di “shopping meridionale”.
In pratica, si tratterebbe di una mera strategia economico-commerciale.
Eh sì, perchè in barba al decennale stallo del mercato dell’etere, Radio Padania può agire in regime di semi-monopolio, occupando, valorizzando, permutando o rivendendo le frequenze che sceglie di utilizzare.
Non c’è nessun illecito: lo permette la legge.
Radio Padania Libera, infatti, secondo lo Stato fa parte di una categoria in via d’estinzione: le radio comunitarie, quelle senza scopo di lucro (in un’ora di trasmissioni non possono superare il 5% di pubblicità ), che producono contenuti culturali, etnici e religiosi per aree geografiche e popolazioni minoritarie e che favoriscono il pluralismo di un etere dominato dalle radio commerciali.
In Italia sono solo due: Radio Padania e, udite udite, Radio Maria….
La svolta risale a undici anni fa.
Era il 2001, infatti, quando un emendamento alla Finanziaria — presentato dal deputato leghista Davide Caparini — fece stappare lo champagne nella sede dell’emittente leghista: le radio comunitarie, al fine di completare la copertura nazionale, divennero le uniche a poter occupare le frequenze, a patto di non interferire con le altre emittenti.
Bastava solo un avviso di attivazione al ministero delle Comunicazioni e il gioco era fatto. Non solo.
Trascorsi 90 giorni e in mancanza di segnalazioni di interferenze, le radio comunitarie erano autorizzate all’uso della nuova frequenza, il che significa che potevano anche venderla o permutarla, magari dopo averne migliorato il valore di mercato.
Dal 2001 ad oggi nulla è cambiato.
Ora, considerato che nell’asfittico mercato dell’etere italiano ogni frequenza ha un valore di mercato altissimo e comunque non calcolabile con esattezza (dipende dall’esigenza di chi compra) e che dal 2002 Radio Padania Libera ha occupato un numero di frequenze che oscilla tra le 200 e le 250, è facile intuire i motivi della discesa al Sud dell’emittente leghista, che con il sistema dell’occupazione-permuta delle frequenze ha raggiunto un duplice obiettivo: trasmettere quasi in tutta Italia e acquisire un’enorme forza commerciale. Sarà  un caso, ma dai 109 mila euro del 2006 il fatturato di Rpl è passato a quasi due milioni di euro nel 2008.
Non male per chi può contare sul 5% di pubblicità  per ogni ora di trasmissione.
Al danno per il mercato dell’etere, inoltre, sei anni fa si è aggiunta anche la beffa politica.
La Finanziaria del 2005, infatti, ha regalato alle radio comunitarie un milione di euro l’anno, quindi 500mila a Radio Maria e altrettanti a Radio Padania Libera.
Chi ha presentato l’emendamento in questione?
Davide Caparini, il benefattore delle radio comunitarie.
E “Roma Ladrona”? Sempre sulla stessa linea d’onda.

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I MIGLIORI RICERCATORI ITALIANI ESCONO DALLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE

Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile

AL PRIMO POSTO L’ALMA MATER DI BOLOGNA, SEGUITA DA CNR E DALLA STATALE DI MILANO… GLI ISTITUTI PRIVATI SOLO IN OTTAVA E DECIMA POSIZIONE… AD ELABORARE LA CLASSIFICA, SCIENZIATI E RICERCATORI CHE LAVORANO ALL’ESTERO

In Italia la ricerca migliore è quella pubblica e in particolare universitaria.
Lo segnala la prima classifica dei centri di ricerca che ospitano i migliori “cervelli”.
Tra i primi dieci, sette sono atenei pubblici: l’Alma Mater di Bologna apre la graduatoria, seguita dal Cnr e dalla Statale di Milano.
I primi due istituti privati sono in ottava e decima posizione: l’Ospedale San Raffaele e l’Istituto nazionale dei tumori, entrambi milanesi.
A precederli, università  di Padova (quarta), Roma La Sapienza (quinta), Statale di Torino (sesta), l’Istituto nazionale di astrofisica (settimo), mentre l’università  di Firenze è nona.
La classifica è basata sul numero di scoperte di rilievo dei migliori scienziati e ricercatori.
A contarle, i loro colleghi, anch’essi italiani, che però lavorano all’estero, riuniti nell’associazione Virtual italian academy (Via-academy), nata a Manchester. Via-academy ha prima classificato i migliori cervelli attivi in Italia, tenendo conto della quantità  e della rilevanza accademica delle loro scoperte.
Poi li ha suddivisi per posto di lavoro, ricavando una classifica delle strutture.
Il valore delle ricerche di ciascuno studioso è misurato col cosiddetto indice “h”: se uno scienziato ha un h-index di 32, ad esempio, significa che ha fatto 32 scoperte citate ciascuna almeno 32 volte, in scoperte di altri suoi colleghi. L’indice “h” privilegia in particolare i ricercatori che ottengono molti risultati di rilievo, a scapito di chi ne produce tanti, ma di scarso interesse, o di chi fa il colpo isolato.
Per la graduatoria, sono stati considerati solo gli studiosi con un indice “h” di almeno 30.
Poi sono stati raggruppati per centri di ricerca, e per ognuno di questi si sono sommati gli indici “h” dei relativi ricercatori.
Più alta la somma, più alta la posizione in classifica.
Via-academy si è soffermata sui primi 50 enti.
Sono per lo più università  statali, ma comprendono anche 11 università  e istituti privati.
L’ateneo di Pisa è undicesimo, seguito dall’Istituto Mario Negri e dagli atenei di Ferrara, Napoli e Genova. La Normale di Pisa è ventiduesina, la Bocconi trentanovesima, il Politecnico di Milano, quarantasettesimo.
Il limite principale della classifica, nota l’università  di Bologna che ha diffuso la notizia, è forse il fatto che la valutazione non è necessariamente esaustiva. Gli studiosi considerati sono infatti solo quelli rintracciati dai loro colleghi.
E’ però plausibile che col tempo, e la notorietà , la classifica (aggiornata in tempo reale) vada via via completandosi con un numero crescente di partecipanti.

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GIULIA BONGIORNO: “A BERLUSCONI INTERESSA UN SISTEMA IN CUI I PM ASPETTANO I GIUDICI DIETRO LA PORTA CON IL CAPPELLO IN MANO”

Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile

L’ESPONENTE FINIANA, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA, ATTACCA IL GOVERNO: “GIUSTIZIA MALTRATTATA, ORA IL MINISTRO CAMBI PASSO”… “BASTA PARLARE DI COMPLOTTI E DI GIUDICI COMUNISTI”

Potrebbe dire “io ve l’avevo detto”.
O ancora “è tempo che con Fini chiediamo più risorse”.
O constatare con amarezza che “nei tanti tavoli sulle leggi ad personam non ci si occupa della giustizia per i cittadini”.
Ma Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia di Fli eletta con consenso bipartisan al vertice della commissione Giustizia della Camera, va oltre.
E, in aperta polemica col premier, dice: “Lui parla di complotti e giudici comunisti, anzichè d’efficienza della giustizia”.
Per Alfano l’allarme informatico è chiuso. L’Anm pensava già  allo sciopero: preoccupazione esagerata?
“Il ministro dichiara che il problema è superato. Vedremo se la soluzione è definitiva. È impensabile tornare alla preistoria, con annotazioni su registri cartacei; anche perchè manca il personale. Una delle cause della dilatazione dei tempi dei processi è che spesso, alle 14, bisogna sospendere le udienze perchè mancano i fondi per gli straordinari. Senza personale e fondi per l’informatica, il rischio di paralisi è effettivo”.
Il Guardasigilli butta la colpa su Tremonti che stringe troppo i cordoni della borsa. Da 85 milioni di euro nel 2008 ai 27 del 2011. Taglio giustificabile?
“Non ci si può accanire contro la giustizia. E invece la politica continua a maltrattarla, da diverse legislature. Il pensiero che si legge in filigrana è che quei tagli siano ndolori. Ogni tanto sento dire: “Al massimo si lamentano i magistrati”. Ed è sbagliato”.
Perchè?
Dal punto di vista politico, la giustizia non ha appeal. Non ci si rende conto che giustizia, economia e sicurezza sono vasi comunicanti: moltissimi investimenti non vengono fatti in Italia proprio perchè l’imprenditore non si sente tutelato in caso di inadempimenti contrattuali. E non si percepisce che la giustizia rappresenta l’altra faccia della sicurezza: se non si celebrano i processi, i delinquenti restano impuniti e le sanzioni non vengono applicate; la sanzione è un deterrente e la mancanza di sanzioni si trasforma fatalmente in incentivo a delinquere”.
Fini ha spesso chiesto più risorse. Cosa rispondeva Alfano?
Ha sempre garantito il suo impegno. È indubbio che l’attuale situazione economica non lo agevola. Altrettanto indubbio è che il problema si è manifestato da prima di questa legislatura. Tuttavia, a questo punto, mi aspetterei da lui un colpo d’ala.
Ma nei tavoli sulle leggi ad personam l’emergenza di oggi era prevista o denunciata da qualcuno?
In quei tavoli non si parla mai della giustizia in favore dei cittadini, ma di tutt’altro.
Ora c’è solo la lotta per la successione a Berlusconi tra Alfano e Tremonti o la giustizia sta a cuore a qualcuno?
Io ho rapporti con Alfano e non con Tremonti, non ho elementi per fare un confronto. Ma c’è un dato oggettivo: non mi sembra che fino a oggi l’efficienza della giustizia sia stata una priorità  assoluta di questo governo.
Dicono all’Anm che così Berlusconi blocca comunque le toghe senza la separazione delle carriere. Sospetto lecito?
No, perchè in certi casi la giustizia riesce a essere   –   a prescindere dal sistema   –   molto efficiente. Piuttosto, il punto è che per il premier la priorità  è, come spesso ripete, creare un sistema in cui i pm aspettano i giudici dietro la porta con il cappello in mano, come gli avvocati. Per me, invece, la priorità  è un sistema efficiente capace di evitare le attese tout court. Se si vuole riformare la giustizia bisogna prima farla funzionare.
Dal 2008 quanto tempo si è speso dietro intercettazioni, blocca-processi, processo breve e quanto nell’efficienza?
La vera nota dolente è questa. Sia in commissione che fuori, si è data precedenza assoluta a questi ddl: credo che un ideale cronometro avrebbe registrato ben poco tempo dedicato ai temi che interessano la collettività . E questo spiega anche perchè respingo l’accusa che mi viene mossa di aver fatto da freno alle riforme. Finora ho letto decine di testi su lodi, intercettazioni e processi brevi. Se, e quando, ci sarà  una vera riforma nell’interesse del cittadino, sarò la prima ad applaudire Alfano.
E il complotto giudici-comunisti paventato dal Cavaliere?
È la dimostrazione di quanto sostenevo. Si mettono al centro del dibattito complotti e giudici comunisti, anzichè l’efficienza della giustizia: con il risultato di sottrarre attenzione, tempo ed energia alle questioni concrete e pressanti che riguardano tutta la comunità .

Liana Milella
(da “la Repubblica“)

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I RAGAZZI DELLO ZOO DI MINZOLINGUA

Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile

MARCO TRAVAGLIO REPLICA A MINZOLINI

Sia chiaro una volta per tutte: noi adoriamo Augusto Minzolingua.
Purtroppo, lui non ricambia.
Almeno fino a ieri, quando ha annunciato dalle colonne di un settimanale a caso — Panorama (Mondadori, Berlusconi) — che replicherà  alla “Minzoparade”, la rubrica del nostro sito dedicata alle stronzate più solenni del suo tg-cabaret, nientemeno che con una nuova rubrica del Tg1 dal titolo davvero fantasioso: “Media”.
Lì, informa (si fa per dire), “risponderemo a Minzoparade e attacchi vari da metà  gennaio, monitorando cantonate e faziosità  dei colleghi”.
Ci pare giusto, e anche comprensibile: da quando è lui a dirigerlo, il Tg1 non solo è abbandonato ogni giorno da decine di migliaia di telespettatori (850 mila nel primo anno) in fuga verso un tg vero, tipo quello di La7.
Ma non viene mai citato da nessuno, visto che non dà  notizie, a parte quelle false.
E non fa opinione, visto che l’unica opinione che ospita è la sua (non di Minzolini: di Berlusconi).
Gli unici a citare il Tg1, a parte i giudici che reintegrano i giornalisti epurati e la Corte dei conti che indaga sulle vacanze a spese degli abbonati, siamo proprio noi con la Minzoparade.
Ora lui, per gratitudine, cita la Minzoparade.
Qualcuno lo accuserà  di uso privato del servizio pubblico, ma lui avrà  buon gioco a dimostrare che il suo non è servizio pubblico, è servizio privato di Berlusconi, dunque è normale fare uso privato di servizio privato.
Per informazioni, leggere il bel libro di Maria Luisa Busi, “Brutte notizie” (Rizzoli), che racconta il Minzolincubo dall’interno, “come l’Italia vera è scomparsa dalla tv”.
Maria Luisa è pessimista: “Se una volta ci volevano i carabinieri per controllare le piazze, oggi per avere il dominio della piazza televisiva bastano un direttorissimo, qualche dirigente fedele, l’arbitrio sulle carriere, il potere di intimidire chi dissente… Il gioco appare ormai irrimediabilmente truccato. Il timore di molti è che i danni arrecati alla credibilità  del Tg1 siano difficilmente rimuovibili nell’opinione pubblica, in futuro…”.
Noi invece, come tutti gli inguaribili ottimisti, pensiamo che il Direttorissimo può ancora fare molto peggio.
I servizi sulla medusa-cubo, lo scanner per scarpe su misura, il parcheggio in doppia fila, le mutande anti-scippo, i corsi per maggiordomi, i segreti del peperoncino, i vasetti per la pupù dei bambini alla moda (i vasetti, non la pupù) e le pompette salva-vino che tanto scandalizzarono i telespettatori non ancora lobotomizzati, sono nulla al confronto di quel che il nostro eroe è in grado di cucinare in futuro.
C’è una progressione geometrica nella fabbricazione di armi di distrazione di massa che lascia ben sperare per il futuro.
Le classifiche settimanali della Minzoparade sono lì a dimostrarlo.
Se, nei primi mesi di cura Scodinzolini, il Tg1 era tutto un proliferare di meduse, molluschi e insetti in omaggio a Vespa e ad altri esseri incapaci di posizione eretta, ultimamente lo zoo di Minzolingua ha virato decisamente verso altre specie animali: il cane pirata di Lecco, il Cercocebo (“un esemplare di scimmia rarissima nato a fine novembre nel Bioparco di Roma”), Charlie lo scimpanzè tabagista prematuramente scomparso nello zoo di Città  del Capo perchè non riusciva a smettere di fumare, Gunther “pastore tedesco benestante”, Henry “il superporceddu inglese che cresce a dismisura diventando un maialone” (senz’allusioni al premier, s’intende), Honey il labrador di Washington che pesca salmoni nelle acque dell’alluvione, Kalù lo scimpanzè milionario, Olimpia l’aquila igienista che tifa Lazio e fa il bagno in una vasca allestita dal presidente Lotito, Michele l’aristogatto soriano, i porci neri dei Nebrodi che “danno sapori semplici ma intensi sulla tavola delle feste” e Pascià  il cane bovaro delle Fiandre che tiene in casa quattro femmine (sempre senz’allusioni).
Ecco, in attesa della controrubrica di Minzolingua, mettiamo le mani avanti: noi ci sforziamo, ma non riusciremo mai a eguagliarlo.
Chapeau.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)

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BERLUSCONI ORA HA PAURA: “UN’ONDATA GIUDIZIARIA SE SALTA LO SCUDO”

Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER TEME L’IPOTESI CHE VENGA RIMESSA AI PM LA SCELTA SUI SUOI PROCESSI… “SE RIPRENDONO LE UDIENZE, A RISCHIO ANCHE LA CAMPAGNA ACQUISTI DEI PARLAMENTARI”…IL PRESSING DI BERLUSCONI SULLA CONSULTA

Il sospetto e il timore è che tutto stia per precipitare.
“Vogliono farmi fuori, mi sembra evidente”. È questa la paura che Silvio Berlusconi confida ai suoi fedelissimi alla vigilia del pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.
Lo hanno capito subito, i più stretti collaboratori, quando a metà  giornata sono state pubblicate le anticipazioni della telefonata del Cavaliere al programma tv serale, con tanto di attacco frontale – l’ennesimo – ai giudici strumento dei “comunisti”.
Il solito Berlusconi, se tutto questo non avvenisse a cinque o sei giorni dalla sentenza della Consulta. Col rischio di deteriorare ulteriormente rapporti già  ridotti ai minimi termini.
È il segno, a sentire i suoi, che la partita in ogni caso nel bunker di Villa San Martino la considerano ormai persa.
Anche se dai giudici costituzionali dovesse arrivare quella sentenza di rigetto interpretativa sulla quale sono pure circolate indiscrezioni, in questi giorni. “Figurarsi che garanzie potrei avere, se fosse rimessa alle toghe milanesi la discrezionalità  sul congelare o meno i miei processi” va ripetendo a chi pure intorno a lui lo invita a una prudente, più cauta attesa. Gianni Letta in testa. Ma il sottosegretario e primo tra i consiglieri è lontano, a Roma.
E su Arcore si addensano in queste ore i pensieri più cupi.
Il fatto è che Berlusconi fiuta già  una “ondata giudiziaria” imminente, da qui a breve, se il responso sarà  quello che nel più cupo pessimismo si attende.
La ripresa in blocco, intanto, dei tre processi milanesi, Mills, Mediaset e Mediatrade.
E tutto quel che di nuovo “dalle solite procure” potrebbero aprire a suo carico. E poi, la Procura che ricorre in Cassazione contro la sentenza Dell’Utri, giudicando insufficienti i 7 anni inflitti dalla sentenza d’appello al braccio destro siciliano nel processo per mafia.
E ancora gli affondi pesanti dell’Anm contro il governo che hanno scatenato ieri l’ultimo scontro frontale sul rischio paralisi della giustizia denunciato dai vertici dell’Associazione magistrati.
Ecco, tutto questo ha un nesso, nella visione del presidente del Consiglio.
Ma il nodo che il leader Pdl vede aggrovigliarsi è anche politico.
Perchè anche l’operazione allargamento della maggioranza, in caso di bocciatura dello scudo in Consulta tra martedì e giovedì prossimi, rischierebbe di morire sul nascere.
Le già  difficili trattative che i suoi “procuratori” stanno portando avanti tra Montecitorio e Palazzo Madama per raccogliere parlamentari dai banchi delle opposizioni, subirebbero un brusco stop se la stessa permanenza del premier a Palazzo Chigi dovesse vacillare.
Nessuno – questo il timore avvertito nell’inner circle berlusconiano – si azzarderebbe a traghettare su una sponda malferma e insicura.
Per altro, la pioggia di smentite di tutti i deputati e senatori indiziati di abboccamento è stata in queste ultime 48 ore già  un pessimo segnale per chi, da Moffa a Romano, sta lavorando all’operazione.
“E se la situazione precipita, anche Bossi e Tremonti rialzeranno la posta, ma io non mi faccio mettere nell’angolo” hanno sentito dire al Cavaliere.
Deciso com’è a passare fin da ora al contrattacco.
L’uscita all’apparenza spregiudicata di ieri in tv altro non è se non un avvertimento di quel che potrebbe essere e probabilmente sarà  una campagna elettorale tutta giocata appunto all’attacco.
E, neanche a dirlo, sui temi della giustizia: sulle procure che lo assediano, che lo vogliono “eliminare”, che lo vogliono “in galera” o “in esilio, come Craxi”.
Sarebbe una mossa disperata, quella del voto anticipato in primavera, non quella che Berlusconi vorrebbe tentare, se dipendesse solo da lui.
Anche perchè sulle elezioni – lui lo sa – grava come un macigno l’incognita del risultato al Senato.
Dato per scontato il successo alla Camera, con l’attuale sistema e col terzo polo contro, non replicherebbe a Palazzo Madama.
“Abbiamo fatto uno studio, verificando come solo in Campania, Calabria e Sicilia il Pdl perderebbe ben 12 senatori a beneficio delle opposizioni” racconta il repubblicano Francesco Nucara che porterà  a breve lo schemino al presidente del Consiglio.
Con un’altra dozzina in uscita nelle altre regioni meridionali, il tonfo è servito. “Proprio per questo continuiamo a consigliargli di evitare per ora il ricorso alle urne”.
Ma dei suggerimenti in queste ore Berlusconi tiene conto poco o nulla.
E su quello scenario post voto, nello stesso governo, c’è già  chi sta scommettendo il proprio futuro.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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