Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
SCUOLA, LAVORO, ABOLIZIONE PROVINCE, SENATO, OCCUPAZIONE
Una volta era il diavolo a fare pentole senza coperchi, dunque inutili
Dobbiamo aggiornare anche i proverbi, ora.
Perchè questo è l’unico commento che mi viene rivedendo a posteriori tutte le riforme messe in atto e sbandierate da questo esecutivo che “accelera”, “non si fa bloccare”, “fa le riforme attese da anni”.
E chi critica viene battezzato dalla stampa embedded come “ribelli”, “tafazzisti”..
Eccole qua le riforme.
Quella della Buonascuola, partita dall’ingiunzione dell’Europa che ci chiedeva di stabilizzare tutti i precari nella scuola: non è possibile continuare a tenere insegnanti precari, di anno in anno, visto che la scuola ne ha bisogno.
La più grande operazione di assunzioni nella scuola (così la definita il sottosegretario Faraone) si è fermata così a quota 70-80 mila insegnanti, che dovranno ora scegliere tra lavoro e famiglia, visto che i posti sono al nord e molte delle domande arrivano dal sud.
Ma in questo piano sono rimasti fuori gli insegnanti delle suole materne, a carico dei comuni: non potendo richiamare i +36 (i precari con più di 36 mesi di insegnamento alle spalle, lo vieta l’Europa), circa 10000 posti negli asili sono vaganti. Che fare?
La riforma delle province doveva far risparmiare 10 miliardi l’anno, dicevano i giornali anni fa. Mi piacerebbe che qualcuno ora verificasse la cifra. Le provincie, dopo la grande riforma, sono rimaste come enti non elettivi e dove non c’è modo, per il cittadini, di punire o premiare, le amministrazioni.
Le strade sono piene di buche, le scuole sono a pezzi e non sono a norma (per le norme sulla sicurezza)? Basta non parlarne.
Come dei buchi di bilancio di questi enti. Così inutili, dicevano: le regioni potrebbero prenderne le funzioni
Dalle regioni pescheremo i futuri senatori della Repubblica, se va in porto la seconda riforma costituzionale (quella per cui se realizzata arriva poi la ripresa e il bengodi).
Che farà il Senato? Siamo sicuri che sarà una camera a costo zero (niente stipendi, nè diaria..)? Chi controlla che il Senato (e le sue immunità per questi altri non eletti) non diventi poi terra di rifugio per i consiglieri regionali con problemi giudiziari?
E, infine, la domanda più importante: chi controlla poi l’esecutivo che, dopo tutte queste riforme, ha nelle sue mani una grande concentrazione di potere?
Non sono domande da poco.
La riforma del lavoro. Nemmeno B. (che pure aveva messo in pausa il paese, dice il rottamatore) era riuscito a picconare così i sindacati, togliere tutte le tutele sul lavoro e prendere così in giro gli italiani.
Sono soddisfazioni.
Via l’articolo 18. Via, di fatto, l’aggettivo indeterminato da tutti i nuovi contratti. Via al demansionamento dei dipendenti. Via ai licenziamenti collettivi.
Imprenditori volete assumere? Ecco gli incentivi per tre anni. E nessun controllo se qualcuno fa il furbo (licenzia e poi riassume).
Funzionano tanto bene che, se continua così, potrebbe esserci un buco da 2 miliardi. Con questi incentivi si volevano creare 1 milione di posti lavoro (nuovi). Sui numeri veri, dei posti di lavoro creati da questo governo poi, è in corso una farsa
Numeri sparati sui giornali senza controllare, numeri usati per giustificare il taglio ai diritti.
L’occupazione non riparte così: mettendo assieme i dati si vede una situazione stabile. Nè migliora nè peggiora.
Peccato che già prima eravamo messi maluccio ..
Possiamo parlare anche della flessibilità che stiamo chiedendo all’Europa, per avere quei miliardi per poter togliere le tasse sulla prima casa e abbassare quelle sul lavoro (per le imprese).
L’Europa è tirata in ballo anche come alibi per una soluzione al dramma dei profughi che scappano e muoiono da guerre, carestie, fame, disastri.
Mentre Sagunto viene espugnata, questi qua sanno fare solo summit, incontri (come quello Merkel Hollande), tavoli.
Specie dopo aver visto che i profughi muoiono non nel silenzio delle acque del Mediterraneo. Ma dentro i tir, a pochi km dalle capitali europee.
Ma rimaniamo in Italia. Anche noi abbiamo le nostre piccole grandi tragedie che rimarranno senza risposta: l’Ilva di Taranto, le bonifiche nella terra dei fuochi, la bonifica di Roma dopo mafia capitale, l’Aquila e la sua ricostruzione, il dopo Expo (e le interdittive antimafia, e i conti sugli incassi).
Finchè si faranno pentole senza coperchi.
(da “unoenessuno.blogspot.it“)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
L’EX COMMISSARIO: “DEVE ESSERE FINANZIATO DA TAGLI ALLE SPESE, NON SFORANDO SUL DEFICIT”
Ora è ufficiale: per compensare il mancato gettito di Tasi e Imu sulla prima casa, che ha promesso di eliminare, Matteo Renzi intende aumentare il disavanzo dei conti pubblici.
E’ stato lo stesso premier ad annunciarlo: intervistato dal Corriere, il segretario del Pd afferma infatti che per tagliare le tasse “cercheremo di usare parte” della flessibilità sui conti pubblici concessa da Bruxelles.
Flessibilità che secondo Renzi vale l’1% del pil, pari a “circa 17 miliardi di euro”. Peccato che quegli spazi di manovra siano in gran parte ancora oggetto di negoziazione con la Commissione Ue.
Non solo: la decisione di sfruttare in modo così disinvolto la leva del deficit, come i governi erano soliti fare ai tempi della Prima Repubblica, lo mette in diretta rotta di collisione con il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, che pochi giorni fa dal palco del Meeting di Rimini ha avvertito che per essere credibile “il taglio delle tasse deve venire da un taglio di spesa“ e “serve un orizzonte medio lungo“.
No secco, dunque, al finanziamento in deficit di oltre metà delle spese che saranno previste dalla prossima legge di Stabilità , compresa appunto la copertura dei mancati introiti fiscali.
Un ammanco che peserà sui conti pubblici per circa 4,3 miliardi, sui 25-30 complessivi della manovra per il 2016 che il governo deve presentare entro metà ottobre.
Mentre dal taglio delle uscite dello Stato, stando al piano a cui sta lavorando il nuovo commissario alla spending review Yoram Gutgeld, dovrebbero arrivarne circa 10.
Peraltro la posizione di Padoan è supportata in pieno da Carlo Cottarelli, predecessore di Gutgeld e oggi direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale.
Che, in un’intervista a La Stampa, di fatto boccia la strategia individuata da Palazzo Chigi: ridurre le tasse aumentando il deficit, spiega Cottarelli, è inefficace.
Perchè “gli investitori non credono alla possibilità che quella riduzione fiscale sia permanente, soprattutto se il debito pubblico è elevato. Risultato: prima o poi la pressione fiscale risale”.
Al contrario, “perchè l’azione di riduzione delle tasse sia credibile la quota finanziata da tagli alla spesa deve essere prevalente”.
E “l’Italia, che ha sempre un debito molto alto, deve essere particolarmente attenta a quel che fa”.
Concetti che Cottarelli ha ripetuto in tutte le salse durante il periodo trascorso a Roma nelle vesti di commissario alla revisione della spesa, incarico che non a caso ha lasciato un anno fa dopo essere stato “accompagnato all’uscita” da Renzi.
Per di più va sottolineato che i margini di flessibilità su cui Roma ad oggi può effettivamente contare ammontano solo ai 6,4 miliardi già indicati nel Documento di economia e finanza come effetto della “clausola delle riforme“, che si applica ai Paesi che mettono in campo riforme strutturali come quella del mercato del lavoro.
Renzi ne dà per acquisiti 10 in più, che intende strappare invocando anche la “clausola degli investimenti” e rinviando di un altro anno, al 2018, il pareggio di bilancio.
Ma su tutti questi punti i negoziati per indurre l’esecutivo Ue a dare il suo placet sono tutt’altro che finiti. La partita si giocherà tutta nel prossimo mese e mezzo.
Sempre che, prima di tutto, gli inquilini di Palazzo Chigi e via XX Settembre riescano a mettersi d’accordo tra loro.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
DA PESCARA FINO ALLA CALABRIA: VILLE, FERRARI E MOLTA DROGA
La ruota del carro, simbolo dei Sinti e dei Rom, l’hanno messa da tempo in soffitta. Stanziali,
lontani ormai dalle tradizioni più antiche, in grado di muovere milioni di euro attraverso le frontiere, pronti ad allearsi con i clan di ‘ndrangheta e camorra.
Il mondo dei Casamonica è quanto di più lontano possa esistere dai campi-ghetto romani, voluti e mantenuti da Mafia Capitale.
La loro fortuna la devono ad un altro Re di Roma, Enrico Nicoletti, che più di quarant’anni fa iniziò ad usarli per riscuotere i crediti più difficili.
Poi il passo lungo e silenzioso verso l’estorsione e la droga.
Casamonica è solo il nome più noto di una vasta costellazione di famiglie criminali.
Dall’Abruzzo alla Calabria, passando per il Lazio e il Molise, gli ormai ex Sinti formano una ragnatela di alleanze e legami parentali che sta aumentando di peso e influenza.
Se a Roma sono in grado di sedersi sui tavoli criminali che contano, in provincia di Cosenza già da tempo sono alleati con le famiglie della ‘ndrangheta.
Non hanno una struttura verticistica o una cupola, come raccontano le tante inchieste degli ultimi anni. Assomigliano ad una sorta di bazar, orizzontale, dove i rapporti sono tra pari e i contatti stretti spesso con matrimoni e origini comuni.
Fortemente territoriali, riescono a mantenere — nonostante arresti e processi— salde radici in quartieri che controllano millimetro per millimetro.
La terra di origine dei Casamonica è Pescara.
“Vengono deportati a Roma durante il fascismo — racconta il presidente del Tribunale per le misure di Prevenzione, Guglielmo Muntoni, nell’ultimo rapporto delle mafie dell’Osservatorio sulla legalità della Regione Lazio — e si tratta di un gruppo enorme composto da diverse famiglie: i Casamonica, i Di Silvio, i Di Gugliemo, Di Rocco, Spada e Spinelli. Si tratta di famiglie tutte strettamente connesse sulla base di rapporti fra capostipiti che si sono sposati con appartenenti alle varie famiglie. Almeno un migliaio di persone operanti illegalmente a Roma”.
Crescono nelle baraccopoli degli anni 60 e 70 e, poi, nelle prime case popolari dell’area tra la Tuscolana e la Romanina.
L’Abruzzo continua ancora oggi ad essere un territorio di rilievo nella mappa dei clan di origine Sinti.
Vittorio Casamonica — il boss che amava Frank Sinatra e il Padrino, i cui funerali hanno fatto esplodere il caso a metà agosto — era nato a Pescara sessantacinque anni fa. E nella città di D’Annunzio ancora oggi le famiglie Ciarelli e Spinelli — oltre ad una vasta galassia di nuclei familiari alleati e imparentati — controllano il quartiere Rancitelli, l’area popolare nata neglli anni 70 per ospitare i lavoratori della zona industriale della città .
I Ciarelli — famiglia egemone dell’area — pur essendo imparentati con i Casamonica sono arrivati sulla costa abruzzese una quarantina di anni fa da Campobasso.
Da allora sono cresciuti dal punto di vista criminale grazie al controllo dello spaccio di droga.
Per l’acquisto della cocaina, che rivendono anche nei locali della riviera adriatica, si rivolgono ai gruppi di camorra del napoletano.
La notorietà l’hanno raggiunta nel 2012, quando venne ucciso il capo degli ultras del Pescara Domenico Rigante. Fu arrestato dopo poco Massimo Ciarelli, poi condannato per quell’omicidio (trent’anni in primo grado, confermati in appello a gennaio).
La consistenza crriminale della famiglia imparentata con i Casamonica romani appariva però già dalle carte di un’inchiesta del 2007, che ha portato a 21 arresti,molti dei quali concentrati proprio nel quartiere Rancitelli.
L’operazione “Senza tregua” colpì un vero e proprio supermarket della droga, molto simile nella gestione all’analogo centro di spaccio scoperto nel 2012 nell’area della Romanina, nella capitale.
Anche in quel caso il tratto matriarcale del clan era evidente: le donne tenevano i conti e garantivano il confezionamento della droga.
Più a Sud di Abruzzo e Lazio sono due le zone di attività delle famiglie di origine Sinti. In Molise— soprattutto nella provincia di Campobasso — c’è la terra dei Ciarelli oggi presenti a Latina e Pescara.
Ma è a Cosenza, in Calabria, dove è possibile individuare un vero e proprio salto di qualità degli ormai ex Sinti.
La famiglia Abbruzzese — conosciuta come clan degli “zingari”e non legata ai Casamonica se non da una comune origine culturale — da tempo è alleata con il clan di ‘ndrangheta Bruni.
Uno degli esponenti, Francesco Abbruzzese, fu colpito da un’ordinanza di custodia cautelare nel 2010 perchè ritenuto tra i mandanti dell’omicidio di Primiano Chiarello, ucciso durante la guerra di ‘ndrangheta del periodo 1998-2001.
Andrea Palladino
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
LAUREATA IN SCIENZE POLITICHE, E’ UNA FASHION BLOGGER: “PER SALVINI NON VOTEREI MAI”
«Berlusconi non l’ho mai incontrato. Se sono qua è anche per merito dello zapping».
In che senso?
«Ero ospite ad Announo, da Giulia Innocenzi. È l’11 giugno scorso. Berlusconi e il responsabile tv di Forza Italia Andrea Ruggieri capitano su La7 proprio nel momento in cui sto parlando di campi rom. E da lì…».
E così inizia la favola di Thèrèse Salemi, laureata in scienze politiche e fashion blogger , originaria di Capo Verde ma orgogliosamente caniolese, nel senso di Caniolo, quattrocento anime in provincia di Alessandria. È uno dei volti nuovi di Forza Italia.
Torniamo allo zapping fortunato
«Berlusconi e Ruggieri ascoltano il mio intervento e chiamano Daniela Santanchè, che stava in diretta con me, chiedendole di bloccarmi a fine puntata. Lei mi chiede il numero di cellulare, io glielo do e inizio a realizzare il mio sogno».
Ha sempre sognato la politica?
«Sempre. Politica e moda, moda e politica».
Gusti un po’ eterogenei.
«La moda mi ha portato a diventare una fashion blogger . La politica vedremo».
Sempre stata berlusconiana?
«Sempre. Ma non ho mai incontrato il presidente».
Vorrebbe incontrarlo?
« C’è un tempo per tutto».
Salvini le piace?
«Vuole la verità ? Non tanto».
Non la convince la ricetta «ruspa sui campi rom»?
«Io sono per una linea dura dove c’è l’illegalità . Ma ruspa no, mai».
Non voterebbe mai per la Lega?
«Mai. Gli estremismi non mi appartengono. Nè mi piacciono».
L’Italia è un paese razzista?
«No. Nessuno mi ha mai giudicato per il colore della mia pelle».
Renzi le piace?
«Io do una possibilità a tutti, valuto tutti. Ho valutato Prodi, si figuri se non valutavo Renzi. Alla prova dei fatti, però secondo me ha fallito. È solo un bravo comunicatore che ha copiato molto da Berlusconi».
Per chi ha votato in passato?
«Sempre per Berlusconi».
Dove sogna di arrivare in politica?
«Guardi che lo so che è con risposte a queste domande, di solito, che la gente si rovina (sorride, ndr)».
Dice?
« È stato tutto troppo rapido. Per cui non saprei dirle dove voglio nè dove posso arrivare. Comunque sia, non mi faccio fregare. Sono una sognatrice, è vero. Ma grazie a dei genitori belli tosti ho i piedi piantati per terra. Apprezzo solo che Forza Italia mi dia una chance sulla base delle mie competenze e della mia passione. Cosa rara di questi tempi» .
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Forza Italia | Commenta »