Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
“APPREZZIAMO SFORZI M5S E LEGA PER ELIMINARE LE SANZIONI”
Come da copione, dopo aver fatto tutto il possibile per inquinare le elezioni nei Paesi
europei a vantaggio delle sedicenti forze sovraniste al soldo di Mosca, arriva puntuale l’endosement della oligarchia sovietica verso il governo M5S-Lega.
La volontà di ritirare immediatamente le sanzioni Ue alla Russia inclusa nel contratto di governo fra Lega e Movimento 5 Stelle è un “buon segno” anche se l’Italia sarà chiamata a uno “sforzo maggiore” in sede europea se davvero vuole che le sanzioni vengano abolite. Lo dice all’ANSA una fonte vicina al Cremlino.
“Non è possibile per nessuno Stato membro dell’Ue decidere in modo unilaterale la fine delle sanzioni”, ragiona la fonte.
Salvo che non esca dalla Ue, ovviamente.
La strategia degli ex comunisti russi riciclatisi in oligarchi corrotti e miliardari con la spartizione dei proventi del gas è chiara da tempo: appoggiare e finanziare tutti i movimenti che possono destabilizzare il continente per affermare la propria presenza militare e commerciale.
Se l’Europa si affrancasse dagli imperialismi Usa e russo, attraverso una linea autonoma, per i “padroni del mondo” sarebbe un guaio.
Per questo aiutano da una vita i servi.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
BLUFF REDDITO DI CITTADINANZA: NON PRIMA DEL 2020, CON PALETTI CHE ESCLUDONO MOLTI E COPERTURA INESISTENTE
Com’era prevedibile, il MoVimento 5 Stelle e la Lega ci ripensano sull’Europa e sull’euro e mollano la bomba del referendum e la proposta di cancellare il debito da parte della Banca Centrale Europea, cambiando prospettiva rispetto alla guerra a Bruxelles che soprattutto il Carroccio aveva promesso in campagna elettorale.
Alle questioni aperte si dà una prima risposta nel paragrafo “Debito pubblico e deficit” del contratto Lega-M5S, nel quale in primo luogo si auspica la riduzione del debito pubblico attraverso la crescita e gli investimenti ad alto moltiplicatore.
L’azione di Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico non già per mezzo di ricette basate su tasse e austerità , politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo, bensì per il tramite della crescita del PIL attraversa la ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie.
Al fine di consolidare la crescita e lo sviluppo del Paese riteniamo necessario scorporare la spesa per investimenti pubblici dal deficit corrente in bilancio, come annunciato più volte dalla Commissione europea e mai effettivamente e completamente applicato.
Per quanto riguarda le politiche sul deficit si prevede una programmazione pluriennale volta ad assicurare il finanziamento delle proposte oggetto del presente contratto attraverso il recupero di risorse derivanti dal taglio agli sprechi, la gestione del debito e un appropriato ricorso al deficit.
Poi si spinge allo scorporo della spesa per investimenti pubblici dal deficit corrente in bilancio, una promessa mai mantenuta dalla Commissione. Sul debito da far annullare a Draghi, la proposta è cambiata:
Riteniamo opportuno, come evidenziato dalla Corte dei Conti, intervenire per avere la massima trasparenza sulle operazioni in derivati effettuate sia dallo Stato che dagli enti locali con l’obiettivo di valutare le possibilità di miglioramento della spesa legata a tali strumenti. Ci attiveremo in sede europea per proporre che i titoli di stato di tutti i Paesi dell’area euro già acquistati dalla banca centrale europea con l’operazione del quantitative easing siano esclusi pro quota dal calcolo del rapporto debito-PIL.
Lega e M5S si attiveranno per cambiare il calcolo del rapporto debito-PIL sull’orma di quello che fa il Regno Unito. Si tratta, come per quella di ieri, di una proposta che dovrà trovare il necessario consenso all’interno delle istituzioni europee. Finora ci hanno provato in tanti, tutti con scarsa fortuna.
Il Sole 24 Ore sul punto segnala che anche questa strada, comunque, appare parecchio complicata perchè implicherebbe uno “sconto contabile” apparentemente generalizzato, ma nei fatti a vantaggio solo di pochi Paesi: e non avrebbe effetti finanziari perchè i titoli vanno in ogni caso onorati alla scadenza per evitare un evento di default.
Ammorbidita anche la parte sulla revisione dei rapporti con la UE, che dovrebbe però contemplare una ridiscussione del contributo italiano all’Unione, un ritorno all’ispirazione «pre-Maastricht» e un «superamento» della direttiva Bolkenstein nelle parti in cui ostacola «gli interessi nazionali»: un passaggio, quest’ultimo, che schiererebbe l’alleanza a fianco dei concessionari di stabilimenti balneari e del commercio ambulante.
Nei rapporti con la Ue rientra anche la questione banche, su cui viene proposta una «revisione radicale» del bail-in per offrire tutele più forti ai piccoli risparmiatori.
E infatti Claudio Borghi, onorevole leghista e specialista della questione europea, fa sapere che “se ci dicono di no” — come pronostica facilmente oggi Daniel Gros — prenderanno “le decisioni conseguenti”: ovvero quelle che oggi non sono nel contratto e che il M5S ha già dimostrato di non volere.
Ma un’altra interessante “modifica” riguarda anche il reddito di cittadinanza: in primo luogo non partirà prima del 2019 e più probabilmente nel 2020.
Tra i requisiti per ottenere l’assegno spunta anche un limite patrimoniale (ad esempio il possesso di immobili). Ma la parte più interessante è quella che riguarda il finanziamento.
Andrà avviato un dialogo nelle sedi comunitarie al fine di applicare il provvedimento A80292/2017 approvato dal Parlamento europeo lo scorso 6 ottobre 2017, che garantirebbe l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo per istituire un reddito di cittadinanza anche in Italia (unico paese europeo oltre la Grecia a non prevedere tale misura) anche invitando la Commissione europea a monitorare specificamente l’utilizzo del FSE per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, nonchè a valutare/esaminare, nella prossima revisione del regolamento recante disposizioni comuni sui Fondi strutturali (regolamento (UE) n. 1303/2013).
Scompaiono, infatti, tutte le idee sul fatto che il reddito di cittadinanza si finanzia da solo, di cui ha parlato nel marzo scorso a più riprese il professor Pasquale Tridico.
In compenso compare l’ideona di usare i soldi del Fondo Sociale Europeo per finanziare il reddito di cittadinanza.
Ma attenzione: l’Italia, ricorda il Sole 24 Ore, per i sette anni della programmazione 2014-2020 del FSE ha destinato 2,3 miliardi a questo capitolo su 10,2 della dote Fse. Quindi già oggi il FSE destina il 20%.
E c’è un altro problema:
Dalla dote europea del Fse se ne possono prelevare poco meno di 330 (milioni, ndneXt) che diventano 500 con il cofinanziamento nazionale: meno del 3%, briciole. Se poi si considera che già a fine 2017 più di un terzo di queste risorse era impegnato in progetti già avviati e circa il 10% era già stato speso, è evidente che la copertura europea si è ulteriormente assottigliata e continuerà a ridursi ancora.
Ma l’ostacolo principale ad utilizzare i fondi europei per il reddito di cittadinanza non è solo nell’esiguità dell’importo disponibile: se anche tutta la dote Fse di sette anni fosse destinata allo scopo, non basterebbe a coprire i costi di un solo anno della misura.
Il problema vero è che per dirottare qualsiasi importo del Fse al reddito di cittadinanza bisognerebbe rinegoziare uno per uno tutti i programmi operativi regionali (Por) e nazionali (Pon) definiti tra il 2013 e il 2014 tra regioni (o ministeri), governo nazionale e Commissione Ue, le basi su cui poggia ogni programma di spesa.
«Un lavoro di una complessità estrema, sia dal punto di vista politico che amministrativo» spiegano alla Dg Occupazione a cui compete la gestione del Fse.
«E se anche con una bacchetta magica tutti i programmi operativi italiani fossero per incanto rinegoziati, la cifra ottenuta sarebbe tutt’altro che risolutiva».
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
“CAMBIARE I TRATTATI? MA LO SANNO CHE CI VUOLE L’UNANIMITA’ DI TUTTI GLI STATI EUROPEI?”…”HANNO CREATO UN DANNO GRAVE ALL’ITALIA: CHI COMPRERA’ I TITOLI, SAPENDO CHE QUALCUNO TRAMA PER NON RESTITUIRE I SOLDI?”
Daniel Gros, l’economista tedesco che dirige il prestigioso Center for european policy
studies di Bruxelles e che in molte occasioni ha dimostrato la sua sostanziale ostilità nei confronti della solidarietà europea, va all’attacco del governo Lega-M5S e in particolare della bozza circolata l’altroieri.
Ma Gros fa notare soprattutto che la proposta di cambiare i trattati è scritta sull’acqua:
«Non fa niente. Il solo fatto che qualcuno abbia pensato di inserire in un programma di governo assurdità come l’“auto-perdono” di 250 miliardi di debito, anche se poi se l’è rimangiato, aleggerà per sempre come una cappa inestinguibile sul vostro Paese. Senza contare il grossolano errore di attribuire alla Bce quello che sta nei forzieri della Banca d’Italia, che se li cancellasse farebbe un doppio danno al suo Paese. E poi, guardi, sono sicuro che loro lo pensano davvero. Sono stato proprio oggi a un dibattito con un eurodeputato leghista che ha placidamente ribattuto: ma che problema c’è? E questo l’ha detto a smentita ufficiale fatta».
E l’uscita dall’euro?
«Beh, l’avete sentito anche voi Grillo riprendere per l’ennesima volta il caso mentre la tempesta infuriava sui mercati. Non si rendono conto che Maastricht e le altre regole europee vincolano i Paesi e non i singoli governi. Questi possono cambiare, ma le regole europee sono lì, codificate».
La Lega risponde che si batterà per cambiare i trattati.
«Dato che serve l’unanimità , le probabilità sono zero. È solo propaganda, far parlare la pancia e non la testa. Populismo nel senso più letterale: le chiacchiere da bar, le proteste sterili e viscerali, diventano un programma politico. Anzi, un non-programma, perchè non dicono cosa fare se il loro tentativo va a vuoto, ma neanche se riesce»
E tanto per chiudere in bellezza, Daniel Gros pronostica anche la chiusura del Quantitative Easing: «Dopo questa “sparata” di Lega e M5S mi sembra impossibile. Chi continuerebbe a comprare titoli sapendo che sotto sotto c’è qualcuno che trama per non restituire i soldi?».
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL PATACCARO ORA SI RIMANGIA LE POLEMICHE COI GRILLINI CON CUI DEVE SPARTIRSI LE POLTRONE … LA RISPOSTA DEI ROMANI: “CI RICORDEREMO DI SALVINI A OGNI BUCA CHE CENTRIAMO”
«Sono in una delle bellezze di Roma e almeno dove sono io ora, qui non ci sono buche». Durante la diretta Facebook in cui ieri ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche per il contratto Lega-M5S, Matteo Salvini ha dato interessanti segni di convergenza con il MoVimento 5 Stelle su un punto che sarà di importanza fondamentale per la costruzione dell’intesa alla base del loro governo: la negazione della realtà .
Il leader che diceva fino a qualche tempo fa no a un governo Spelacchio ha infatti scoperto che nella Roma amministrata dallo stesso partito con cui sta stringendo un’alleanza politica non ci sono le buche — e forse a breve scoprirà che gli autobus vanno una meraviglia — un po’ come Pinuccia Montanari qualche tempo fa non vedeva neanche un topo.
Cristiano Davoli, presidente dell’associazione Tappami, gli ha risposto ieri a tono: Il leader della Lega (già Lega Nord — Roma Ladrona, Padania Libera) cambia idea. La Capitale è un’isola di buon governo. Apprendiamo con sincero sconcerto che il futuro junior partner nella coalizione di Governo con i 5 Stelle ha preso a pesci in faccia milioni di romani asserendo candidamente in una diretta Facebook che a Roma ‘non ci sono buche’ per poi aggiungere, con la coda di paglia, ‘almeno dove sto io’. Dove stava Salvini, ci chiediamo. In un parco alberato?”.
“Per noi e’ semplicemente incredibile che il desiderio di ingraziarsi i neo alleati porti ad un’affermazione cosi’ goffa e smaccatamente offensiva per tutti i cittadini di Roma. Da anni lottiamo con il collasso della manutenzione stradale firmato dal sindaco Virginia Raggi- prosegue Davoli- Da anni ci distruggiamo ruote e auto su strade colabrodo o rischiamo la vita sui veicoli a due ruote. Da anni i volontari della nostra associazione vanno in giro a tappare le buche piu’ pericolose chiamati dai residenti e con l’aperta ostilita’ del Comune e dei Municipi a guida 5 Stelle. Ed oggi, bello bello, il Salvini aspirante ministro scende a fare due passi e lascia ad intendere che tutto questo i romani se lo sono sognato. Che ‘dove sta lui’ tutto e’ posto. Buono a sapersi che la strada tra Lega e 5 Stelle e’ l’unica che questi ultimi si sono ricordati di asfaltare. Ci ricorderemo di Salvini ad ogni buca che centriamo nel mondo reale fuori dal palazzo”.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
UNA NOTTE CONVULSA DI INCIUCI CON IL SOLO OBIETTIVO DI SEDERSI SU QUELLA POLTRONA
Pressing, fortissimamente pressing. La trattativa tra Movimento 5 stelle e Lega ieri ha
fatto uno scatto. E si è attestata sulla linea che vuole un esponente stellato a Palazzo Chigi. È lì che al momento si è bloccata.
Perchè Luigi Di Maio è tornato a spingere con decisione sul suo nome. “Se il premier deve essere politico, non ha senso che non sia lui”, spiegano i vertici del Movimento.
La notte romana è stata frenetica. Cronisti in caccia del capo politico 5 stelle alla festa di compleanno di Manlio Di Stefano, suo buon amico, a due passi dall’ambasciata francese. Un buco nell’acqua.
A due passi dal ristorante preferito del leader a tarda sera passa Lorenzo Fontana, tra gli indiziati ad entrare nella squadra di governo: “Non parlo di politica, sto andando a salutare dei colleghi”.
Li incrocia poco dopo, si ferma il tempo di un bicchiere e si infila nuovamente nella notte. Transita Sergio Battelli, deputato 5 stelle: “Non chiedetemi, non so nulla, sto lavorando per far partire il gruppo”.
È il tesoriere alla Camera, gioca una partita che si sta svolgendo su altri tavoli.
Più tardi, a notte inoltrata, un alto dirigente leghista a due passi da Montecitorio si lascia sfuggire che “ci sono nomi in campo, ma la partita principale non è quella”.
È nell’apparentemente placida oscurità romana, nell’umidità dei vicoli del centro, tra le mura di case coperte dal segreto e riscaldate dal bollire dei cellulari che la trattativa si infiamma.
Come in un Monopoli è la notte in cui si torna alla casella del via. I 5 stelle ricominciano a spingere su Di Maio premier.
I due leader fanno perdere le tracce, si mettono al sicuro da occhi indiscreti, incontrano potenziali ministri e futuribili presidenti del Consiglio.
La Lega tiene duro: “Abbiamo ceduto su Palazzo Chigi, non possiamo cedere su un nome che sia al di là dei due leader”. Vengono sondati alcuni nomi.
Quello che intercetta più consensi è quello di Emilio Carelli. Giornalista, uomo di mondo, parla tre lingue (inglese, francese e tedesco), ha lavorato per Murdoch in uno dei colossi mondiali della comunicazione, sarebbe una garanzia per Silvio Berlusconi visto il suo passato a Mediaset.
Viene sondato. Dà la sua disponibilità . È la Lega ad averlo indicato. Tra i 5 stelle non ci sono obiezioni di sorta.
Convince di più di Alfonso Bonafede, destinato ad altri incarichi, e di Vincenzo Spadafora, gran mediatore, smussatore di conflitti, sherpa di fiducia del leader, ma che non gode di un favore unanime tra le fila stellate, sia tra i più ortodossi sia tra i colonnelli legati maggiormente all’anima movimentista dei 5 stelle.
Avanza il nome di Vito Crimi, che viene gelato così da chi siede al tavolo delle trattative: “È una persona squisita, ma ce lo vedete a parlare con la Merkel?”.
Il borsino nella rosa dei nomi sì terzi ma comunque 5 stelle è in continua evoluzione. C’è una parte di robusta concretezza in alcuni di loro, altri sono gettati nel calderone per depistare. Perchè rappresentano tutti il piano B.
Nella battaglia l’obiettivo principale rimane uno: Di Maio presidente.
Lui forza la mano. In serata fa divulgare un’agenda fittissima di impegni, che lo porterà lontano da Roma dal primo pomeriggio di oggi, per vederlo rientrare solo nella notte di domenica.
Un’agenda in palese contrasto con la necessità di essere presenti fisicamente per la gestione di una trattativa così complicata. Il messaggio in bottiglia è: si chiude adesso, e si chiude sul mio nome.
Dal nuovo faccia a faccia tra i due leader sprizzeranno scintille. Che verranno celate agli occhi di spettatori indiscreti, nell’ennesimo incontro in una casa privata o al sicuro nelle inaccessibili stanze dei gruppi parlamentari.
Piano A contro piano B, mentre il sole è esploso su Roma, trascinando con sè i fumi dell’alcol, delle sigarette e di una notte convulsa di trattative senza sosta.
Oggi è un altro giorno. Forse quello decisivo.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
CHISSA’ DOVE VIVEVANO: NOI LO SCRIVIAMO DA ANNI CHE CASALEGGIO E GRILLO PUNTAVANO ALL’ALLEANZA CON I RAZZISTI
Mentre il contratto Lega-M5S viaggia a ritmi poderosi, prosegue la rassegna degli esterrefatti per il fatto che Di Maio abbia fatto quello che era più naturale per un partito come il MoVimento 5 Stelle: si è alleato con la Lega.
Oggi tocca a una lettera firmata e pubblicata sul Fatto Quotidiano esprimere tutto lo stupore per l’ovvio:
Ho 69 anni e sono sempre stata di sinistra-sinistra ma ora per due volte ho votato M5S sperando veramente di scardinare il Parlamento, invece… Mai avrei pensato a un accordo M5S-Lega tanto più che Di Maio è napoletano. Come si può andare d’accordo con la Lega comandata da Berlusconi? Come si può accettare che Salvini diventi forse ministro dell’Interno?
Poveri noi: via tutti gli immigrati, autodifesa, più poteri alla polizia ecc… Inoltre niente inasprimento per la corruzione, evasione fiscale ecc… Senza contare la riabilitazione di Berlusconi. Sono veramente contro questo possibile governo.
Ieri anche un “vecchio comunista”, ospite a L’Aria Che Tira, ha manifestato tutto il suo stupore per l’alleanza con Salvini
Nei giorni scorsi era stato Tomaso Montanari ad auspicare che il M5S non trattasse “con la Lega razzista”.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
DIETRO L’ANNUNCIO DELLA QUERELA NON ARRIVATA C’E’ UN TENTATIVO DI INTIMIDAZIONE?
Il Presidente della Camera Roberto Fico, in nome del fondamentale principio della
trasparenza quannocepare che contraddistingue i pentastellati quando vengono messi alle strette, non ha ancora chiarito la vicenda della colf in nero della compagna rivelata da Antonino Monteleone delle Iene qualche settimana fa.
Fico aveva promesso che avrebbe spiegato la situazione, ma non lo ha ancora fatto. Nel frattempo però ha querelato le Iene e Monteleone.
La cosa strana — e irrituale quando si parla di querele — è stata la comunicazione del legale del Presidente della Camera alle Iene nella quale viene annunciato il deposito della querela.
Perchè l’avvocato di Fico ha scritto alle Iene?
A darne notizia è stato lo stesso Monteleone che ieri a le Iene ha mostrato la lettera ricevuta dall’avvocato di Fico, Annalisa Stile, che informava la redazione delle Iene — nell’interesse del Presidente della Camera Roberto Fico -di aver presentato una querela alla Procura di Napoli.
Di quella querela l’avvocato di Fico inviava “uno stralcio”, ovvero la prima e l’ultima pagina.
La cosa strana è che generalmente questo non avviene.
Perchè quando una persona querela un giornalista (o un altro soggetto) è l’autorità giudiziaria, tramite Carabinieri o Polizia, a provvedere alla comunicazione della querela. Il tutto dopo che il PM ha istruito la pratica.
Secondo le Iene quindi quella che all’apparenza è una comunicazione “di cortesia” potrebbe essere qualcosa d’altro.
Ad esempio un tentativo di intimidazione affinchè le Iene e Monteleone smettano di occuparsi della vicenda di Imma, la donna che secondo Fico è “un’amica” della compagna che svolgerebbe a titolo di amicizia alcuni lavori domestici.
Secondo il programma di Italia Uno invece Imma è la colf che abitualmente e da circa sei anni si occupa delle pulizie nella casa di Yvonne De Rosa.
Cosa c’è scritto nella querela di Fico alle Iene
Come è noto Fico inizialmente ha negato che ci fosse qualcuno che si occupava delle faccende domestiche a casa della compagna. Successivamente però ha cambiato versione e ha tentato di spiegare che la signora Imma in realtà è una cara amica della compagna che ogni tanto svolge qualche lavoretto.
Il Presidente della Camera però non ha spiegato il punto centrale della questione: ovvero se Imma ha un regolare contratto o se è pagata in nero.
La stessa Imma ha dichiarato di avere un regolare contratto, contrariamente a quanto affermato da Fico che ha dichiarato a Monteleone che tutto viene fatto “in amicizia”. Le Iene quindi sostengono che la colf venga pagata 500 euro al mese in nero.
Nello stralcio del testo della querela per diffamazione si legge poi che il legale di Fico sostiene che dal 2013 l’esponente del MoVimento 5 Stelle viva “prevalentemente a Roma” anche se ha ancora la residenza nell’abitazione in via Posillipo “ove si reca quando vuole nel tempo libero”.
Secondo le Iene le cose non sono così. Quando torna da Roma Fico si reca generalmente — accompagnato dalla scorta, come è giusto che sia visto il suo ruolo istituzionale — a casa della compagna.
Diverse testimonianze raccolte nella via dove il pentastellato ha la residenza invece confermano che Fico in via Posillipo non ci mette quasi mai piede, se non per andare a visitare i genitori. Infine è lo stesso Presidente della Camera, durante l’intervista con Monteleone, a definire “la sua abitazione” quella che in realtà è la casa di Yvonne De Rosa, la stessa dove lavora la signora Imma.
Nel lamentarsi di essere stato “messo sotto sorveglianza” dalla Iene Fico ha detto «siete venuti a mettere delle telecamere nascoste sotto la mia abitazione». Roberto Fico dovrà quindi rispondere a due domande.
La prima è la solita: Imma è assunta con regolare contratto o è pagata in nero? La seconda invece è perchè ha fatto mandare dall’avvocato solo alcuni pezzi della querela, voleva chiudere la bocca alle Iene?
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
LA LEONESSA DA TASTIERA AVEVA POI PROVATO A CHIEDERE SCUSA, MA IL TRIBUNALE HA GIUSTAMENTE APPLICATO LA LEGGE MANCINO
Michela Bartolotta nell’estate del 2014 aveva scritto uno status su Facebook in cui affermava: «Io e il popolo romeno non andremo mai d’accordo, tra puttane senza pudore, badanti depresse e altri elementi maleodoranti privi di educazione e civiltà , prima o poi vi stermino»: il Giornale, in un articolo a firma di Stefano Zurlo, fa sapere che è stata condannata dal tribunale in composizione collegiale a 4 mesi di carcere per violazione della legge Mancino.
Lei aveva chiesto scusa spiegando che quella frase «I romeni puzzano» le era scappata in un momento di stress da troppo lavoro.
Poi aveva organizzato una serata riparatrice: sulle vetrine del negozio di telefonia in cui lavorava come commessa, a Padova, aveva affisso un bel cartello con la parola «benvenuti» ben in evidenza; e aveva offerto schede ricaricabili gratuite a chi era stato offeso dal suo post, comparso su Facebook e sul web nell’estate 2014.
Ma non c’è stato niente da fare: Michela Bartolotta, una bella ragazza arrivata alla finale di Miss Muretto, è stata condannata dal tribunale, addirittura in composizione collegiale, a 4 mesi di carcere per violazione della legge Mancino.
(da agenzie)
argomento: Razzismo | Commenta »
Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL RITRATTO DELLO STATISTA IN ERBA (DI QUELLA BUONA) ATTIRERA’ BIONDE TURISTE NORDICHE CHE VORRANNO CANCELLARCI IL DEBITO O CONVERTIRLO IN PIADINE
La foto di Danilo Toninelli che esprime “massima concentrazione” sul governo oggi è
giustamente finita anche all’attenzione di Massimo Gramellini e del Corriere della Sera, che tributa allo Statista in erba (ma di quella buona, eh?) la giusta celebrazione:
Del pistolero di Sergio Leone si diceva che avesse due espressioni: una con il cappello e una senza. Toninelli ha soltanto quella senza il cappello. Lo sguardo laterale, che per lui è sintomo di «massima concentrazione», agli scribacchini dei Poteri Forti ma sempre più Corti suggerisce stupore misto a perplessità , come se nella stanza dove si danno i numeri (del contratto) fosse appena entrato Draghi sventolando una cambiale di 250 miliardi.
Ma è inutile perdersi in questi distinguo da banchieri. Grazie alla pervasività dei social, lo sguardo alla Toninelli promette di diventare il manifesto seduttivo dell’estate.
Gli anziani playboy della Riviera, ancora in attività a causa della legge Fornero, lo useranno per convincere le bionde creditrici nordeuropee a cancellarci il debito o almeno a convertirlo in piadine.
Pare che Claudia Schiffer ne sia rimasta talmente affascinata da accettare il ruolo di premier in staffetta con Pupo.
«Il Concentrato di Toninelli»: sembra il titolo di un quadro. O il nome di una spremuta. Quanto vorrei che quello sguardo fosse renziano o berlusconiano.
Potrei fargli la linguaccia senza sentirmi un disfattista.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »