Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
ZINGARETTI FA PASSARE LA LISTA UNITARIA, DA CALENDA E SPERANZA, ANCHE CON IL SOSTEGNO DEL MONDO CHE FU RENZIANO
Gli effetti speciali, per gli amanti della politica spettacolo, non ci sono. Perchè l’uomo (Zingaretti) è fatto così. Mite. Graduale, in ogni passaggio. Il “passo dopo passo”, non lo strappo.
Però, nella sostanza politica, c’è una notizia, non irrilevante, alla prima direzione del Pd della nuova era. Che non è solo un nuovo clima, composto, non polemico, attento.
Il che è di per sè una notizia, nel day after della Basilicata. Ma qualcosa di più.
E cioè un consenso ampio attorno a un nuovo posizionamento politico del Pd, che vale per le Europee ed evidentemente per il dopo.
Ecco la proposta: “Il nostro simbolo — dice Zingaretti – sarà quello del Pd con un riferimento al gruppo Socialisti e democratici e la scritta ‘Siamo europei'”.
Consenso ampio, perchè la relazione è stata votata dal grosso della direzione. Anzi, sulla relazione si è disarticolato il renzismo che fu, con l’area di Guerini-Lotti-Martini che l’ha votata, senza neanche tanti distinguo. E i 17 irriducibili di Giachetti e Ascani che si sono astenuti.
Insomma, se la direzione doveva essere il luogo per il primo tagliando del nuovo corso, con la scusa della Basilicata, questo rischio è stato disinnescato.
Per comprendere meglio, occorre riavvolgere la pellicola del film a un mese fa, quando Renzi girava l’Italia per presentare il suo libro alimentando la suggestione della “scissione”, il veleno scorreva nel corpo del corpo del Pd, la domanda era su quanti sarebbero stati disposti a seguirlo e alcuni dei suoi minacciavano il “ce ne andiamo se Zingaretti torna a fare i Ds con quelli che se ne sono andati”.
Un mese dopo, il partito, pressochè nel suo insieme, dà il via libera a una lista sostanzialmente del Pd, ma aperta agli altri, che dia il senso di un fronte democratico e progressista, certo alle Europee ma, se l’esperimento funziona, è chiaro che indica una direzione di qui alle politiche.
Aperta al centro e a sinistra. Per intenderci, da Calenda a tutti coloro che si riconoscono nel Pse, come Articolo 1 e i socialisti di Nencini, sulla base del ragionamento che non ha senso tenere diviso in Italia ciò che è unito in Europa.
Parliamoci chiaro: è la rottura di un tabù, perchè si tratta del primo, serio, innesco di un processo politico nuovo anche col “diavolo”, inteso come coloro che se ne sono andati, sia pur in forme prudenti, perchè, per favorire la composizione del quadro, “Articolo 1” dovrà acconsentire una certa gradualità e morbidezza, a partire magari da una rinuncia a candidare tutti gli uscenti, puntando su facce nuove, non divisive, e che non suscitino mai sopiti rancori. Però è altrettanto chiaro che, comunque, una campagna comune, in una stessa lista, innesca un processo graduale.
Più in generale siamo di fronte a un recupero, in perfetto spirito ulivista, di una diversa concezione del ruolo del Pd nella società e nel sistema politico italiano, come perno di una alleanza più larga.
Il passaggio chiave è questo: “In questo istante in Italia si stanno ricostruendo alleanze con corpi diversi, Democrazia solidale, Più Europa, Articolo 1, il movimento di Pizzarotti che ha firmato una alleanza con Chiamparino. Non si tratta di ricomposizioni ma di trovare una nuova dimensione affinchè non si perda, contro i populismi, neanche un voto. Alla mezzanotte del 26 maggio il mondo e l’Europa guarderanno dove sarà arrivata la nostra colonnina”.
In fondo, la politica è innanzitutto realismo. Si misura in termini di voti.
Tanto per fare un esempio, proprio in Basilicata i numeri rendono l’idea. Il Pd ha preso il 7,7 per cento, una lista socialista il 3,5, “Articolo 1” il 4,5.
Direbbe Catalano: il 15 è meglio del 7,7, al netto delle elucubrazioni sul voto utile che, in questi anni, hanno avuto l’effetto di produrre il voto utile sugli altri. È quel che dicono tutti i sindaci, a partire da Dario Nardella a Firenze, impegnati nello stesso giorno in una battaglia campale in oltre tremila comuni: poche chiacchiere, allarghiamo il più possibile e proviamo a vincere.
È vero, manca ancora la grande suggestione, il grande sogno, la spinta emotiva. Però è chiaro e ragionevole quel che sta accadendo. Zingaretti, eletto segretario il 4 marzo, ha due mesi di tempo per preparare la sua prima prova del fuoco, consapevole che, come si dice in gergo, “senza il soprasso”, verrebbe risucchiato in un gorgo senza fondo sia la sua segreteria — altro che fuoco amico – sia lo stesso Pd.
Perchè il tema delle Europee è già diventato il “sorpasso”. Il chi arriva secondo tra Pd e Cinquestelle. Non il plebiscito annunciato di Salvini. È quello il risultato che cambia la fase. E ri-politicizza la dinamica sull’asse destra-sinistra, dopo un anno in cui la “narrazione” è rimasta inchiodata attorno a quella tra èlite e popolo, col Pd inchiodato al ruolo di establishment morente.
Il neo-segretario ha scelto la strada non della rivoluzione ma della “rigenerazione”, provando a mettere ordine e a rivitalizzare un campo, aprendo il più possibile, senza rompere ciò che di per sè è già fragile. Per ora, un’ulteriore rottura traumatica del Pd sembra essere stata disinnescata.
Resta un problema che è più di fondo. Abruzzo, Basilicata, Sardegna, dicono che il marchio Pd è piuttosto logoro, anzi in alcuni casi l’operazione messa in campo dai candidati governatori è stata quella di nasconderlo, per intercettare una “sinistra diffusa” con un sistema di liste civiche.
Ne è risultato, più che un nuovo compiuto bipolarismo, una situazione politicamente ancora informe, di un polo che esiste nel paese, ma non più Pd-centrico.
Far tornare nelle vene del partito questa circolazione extra-corporea è la scommessa, in una situazione in cui ci sarà comunque la competizione al centro con la lista della Bonino e a sinistra con quella di Verdi e Pizzarotti. In fondo, la guerra si fa con i soldati che uno ha.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
“PROVENGO DA UNA FAMIGLIA DI DESTRA, DOPO HO FATTO ALTRO SCELTE”
Io grillino? Ma quando mai? In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, Lino Banfi si racconta e parla di
politica attraverso il suo passato da elettore del Movimento Sociale Italiano e della sua stima per Giorgio Almirante.
La sua famiglia è da sempre rivolta con lo sguardo in direzione del Centrodestra e, nonostante la nomina ad ambasciatore dell’Unesco per l’Italia voluta da Luigi Di Maio non ha alcuna intenzione di votare o diventare un rappresentante del Movimento 5 Stelle.
«Luigi Di Maio si è presentato un giorno nella mia orecchietteria di Roma, gestita dai miei figli e io, per un puro caso, ero lì quel giorno — racconta Lino Banfi a Il Fatto Quotidiano -. Poi ho saputo della nomina ad ambasciatore dell’Unesco, ma ero sorpreso anche io perchè mi è stato annunciato proprio quel giorno, sul palco della presentazione del reddito di cittadinanza. Io ho accettato, ringraziato e ho messo subito le cose in chiaro: lo faccio volentieri e sono grato davvero. Ma oltre questo confine non si va».
Quindi nessun ruolo di rappresentanza a 5 Stelle, ma solo il compito di rappresentare — in quelle poche occasioni quando gli ambasciatori Unesco si riuniranno — il nostro Paese, portando con sè una ventata di ironia.
Ma perchè Lino Banfi non ha accettato la corte del Movimento 5 Stelle? La risposta la dà lui stesso: «La mia famiglia ha sempre votato a destra e anche io sono stato elettore del MSI. Ho anche ammirato Giorgio Almirante prima di fare altre scelte. Ho sempre saputo che essere di centrodestra, un moderato, in un mondo dove la sinistra è stata egemone, dava una condizione di inferiorità ».
Per questo motivo Lino Banfi, fin da giovane, ha fatto la sua scelta politica. Anzi, ha detto di esser stato lui ad aver utilizzato proprio la politica per fare ironia: «Facendo finta di niente ho preso in giro come ho potuto e saputo. Non parlerò mai della statura di Fanfani, non mi fate dire una parola sul perchè è basso. Non dicevo e dicevo».
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
“I NOSTRI IN TV SONO TROPPO MOLLI”…E IN MANCANZA DI DI BATTISTA TOCCHERA’ ALLA TAVERNA
Toccherà a Paola Taverna raccogliere il testimone di Alessandro Di Battista? Pare proprio di sì, a leggere un retroscena del Corriere della Sera che oggi ci annuncia la discesa in campo
L’appello lanciato ieri da Gianluigi Paragone sul Corriere ad Alessandro Di Battista per ora sembra caduto nel vuoto. Molti invocano il suo ritorno, ma il figliol prodigo si fa pregare. Di Maio è sembrato evocarlo in un passaggio: «È il momento di combattere. Non ci sono viaggi da fare». Ma il suo entourage spiega che si riferisce al viaggio negli States, da oggi a giovedì, che dovrebbe essere l’ultimo di Di Maio prima delle Europee.
E quindi, se Di Battista non batterà un colpo, si dovrà fare con quel che si ha.
«I nostri in tv sono troppo molli, sembrano democristiani», spiega un dirigente dei 5 Stelle.
E così si prepara a bordo campo Paola Taverna, centravanti di sfondamento del piccolo schermo, affiancata da un molto meno incisivo Riccardo Fraccaro. Si valutano altri esponenti per andare in tv: «Ma la verità è che ne abbiamo pochi che bucano il video».
Taverna potrebbe così sostituire Alessandro Di Battista nel ruolo di punta di diamante del grillismo in tv. Dopo la storia della casa popolare della madre la vicepresidente del Senato si era sentita poco in giro, anche perchè venne attaccata dagli stessi fans grillini per una partecipazione a Telethon.
Una nuova discesa in campo è quello che ci vuole. Per tutti.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO IL FLOP DI ASCOLTI, FRECCERO SPOSTA IL PROGRAMMA IN SECONDA SERATA
Quando le cose si fanno difficili, l’ultimo rifugio è la clandestinità .
Lo sapeva bene Cesare Battisti e lo sa anche il grande Carlo Freccero, ideatore di programmi geniali che vengono sempre più apprezzati dal pubblico e dalla critica, ha deciso di spostare il primo programma che ha ideato con il suo ritorno in RAI — Popolo Sovrano — di notte.
Il programma si trasforma in una trasmissione di inchieste condotto da Daniele Piervincenzi e dalla prima serata del giovedì si sposta alla seconda serata del venerdì, nella collocazione che era di Povera Patria.
Quest’ultimo, condotto da Annalisa Bruchi con Aldo Cazzullo e Alessandro Giuli (quello del servizio sul signoraggio), dal primo aprile si trasferisce invece nella seconda serata del lunedì.
I maligni diranno “PhotoFlop“, ma la scelta dell’erede di Marshall McLuhan è strategica.
Freccero è al lavoro per «preparare un palinsesto autunnale di Rai 2 degno di Rai 1». Con almeno cinque produzioni nuove, assicura Italia Oggi, che ricorda anche come Raidue sia in crescita di ascolti sul prime time.
Peccato che i buoni ascolti derivino dai programmi ideati dalla precedente direzione, come Made in Sud (9,9%), La porta rossa 2 (12,4%) o The good doctor (9,4%), già incardinati dalle precedenti direzioni.
Restiamo quindi in attesa di scoprire quali saranno le cinque nuove produzioni che Freccero ha in mente per sfondare definitivamente a Raidue, un po’ come il mitico Ramon Monchi, ds della Roma, che decise di dire addio a Salah, Strootman, Alisson e Nainggolan per fare posto a Pastore, Karsdorp, Nzonzi e Coric.
I risultati saranno diversi?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
INTERVIENE UN POLIZIOTTO IN BORGHESE E BLOCCA L’UOMO ITALIANO
Botte e insulti razzisti a una donna che camminava con i suoi due figli in piazza Euclide ai Parioli,
quartiere ‘bene’ della Capitale. L’uomo, un 44enne italiano, è stato denunciato dalla polizia
A quanto ricostruito, l’uomo ha visto camminare sulla piazza la giovane donna che teneva per mano una bambina e sulle spalle un altro figlio e ha provato a farla cadere.
Poi, non essendoci riuscito, ha iniziato a sferrarle calci e pugni rivolgendole insulti a sfondo razziale
Ad assistere alla scena un poliziotto del commissariato Villa Glori, libero dal servizio, che è intervenuto immobilizzando l’aggressore, che per tutta risposta ha iniziato ripetutamente a insultarlo.
Sul posto è giunta una pattuglia del commissariato, diretto da Ermanno Baldelli, che lo ha preso in consegna e portato negli uffici di polizia dove ha continuato a oltraggiare i poliziotti.
E’ stato denunciato per discriminazione razziale, oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
IN QUATTRO GIORNI SONO ARRIVATI IN ITALIA 77 PROFUGHI (QUELLI INDIVIDUATI) … E SALVINI NON HA POTUTO FARE NESSUNA SCENEGGIATA PERCHE’ NON C’ERA NESSUNA ONG DI MEZZO
Dopo quello di ieri pomeriggio, in nottata c’è stato un altro sbarco autonomo di migranti a Lampedusa. Una barca con a bordo 23 migranti, e tra loro sette donne e tre bambini, è approdata nel porto della maggiore delle isole Pelagie, dove è arrivata indisturbata.
Ieri al tramonto erano arrivati in sedici, tra loro tre donne e un bambino, tutti di origine subsahariana. Si pensa che i migranti facciano tutti parte di un unico gruppo che avrebbe attraversato il Mediterraneo centrale con una nave-madre, come solitamente avveniva qualche anno fa, per poi raggiungere le coste italiane a bordo di piccole imbarcazioni.
«È la prova che non ci sono porti chiusi – aveva detto ieri il sindaco di Lampedusa, Totò Martello – e che nella nostra isola i migranti continuano ad arrivare».
Come i sedici di ieri, anche i 23 di oggi sono stati portati nel centro di accoglienza di contrada Imbriacola.
È il quarto sbarco di migranti in Italia in poco più di due giorni. Ieri c’era stato uno sbarco anche in Sardegna, nella zona di Teulada, dove tredici algerini erano stati intercettati dalle forze dell’ordine e quindi accompagnati in un centro di prima accoglienza. I
l giorno prima un veliero con a bordo 25 migranti era stato intercettato dalla Guardia di finanza al largo di Santa Maria di Leuca.
Tra le organizzazioni umanitarie cresce la preoccupazione per la sorte di 41 persone a bordo di un gommone, partito da Sabratha, in Libia, alcuni giorni fa.
A dare notizia del gommone era stata la Guardia costiera italiana che tre giorni fa aveva lanciato un allarme alle navi in transito nel Mediterraneo centrale, alle quali raccomandava di prendere contatti con la Guardia costiera libica. Da allora, più nessuna notizia.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
COSI’ PARIGI DIVENTA PARTNER DI PECHINO SENZA DIVENTARNE SUDDITO
Avevamo lasciato Luigi Di Maio a postare emoji di arance per festeggiare in occasione della visita del
Presidente cinese Xi Jinping un accordo che non è merito del suo governo.
Ci aveva pensato poi Virginia Raggi a rincarare la dose della propaganda quotidiana spiegandoci — senza che Giletti accennasse ad una minima reazione — che proprio grazie al bisministro dello Sviluppo Economico per la prima volta dai tempi di Marco Polo gli imprenditori italiani potranno finalmente esportare le proprie merci in Cina.
Questo succedeva in Italia.
In Francia invece Emmanuel Macron e Xi Jinping firmavano un accordo commerciale da 30 miliardi di euro.
Mentre Di Maio ci spiegava l’importanza di poter finalmente esportare per via aerea le arance siciliane in Cina i francesi siglavano un accordo commerciale per la vendita di 300 Airbus a Pechino.
Si tratta di 290 Airbus A320 e 10 Airbus A350. Una commessa che forse non varrà quanto gli agrumi Made in Italy ma che senza dubbio ha il suo peso, soprattutto dal punto di vista economico.
Provate a pensare quante tonnellate di arance bisogna vendere ai cinesi per raggiungere la cifra di 30 miliardi di euro, e avrete con buona approssimazione l’idea della differenza tra lo “storico” accordo siglato da Di Maio e il misero accordicchio dei francesi.
Se proprio volete farvi male tenete presente un’altra cosa: la Cina è uno dei principali produttori di arance sul mercato mondiale, non così per quanto riguarda il settore aerospaziale.
Ma non finisce qui, perchè dopo l’incontro all’Eliseo sono stati siglati accordi bilaterali Francia-Cina per la costruzione di un impianto eolico da un miliardo di euro a Dongtai (a realizzarlo sarà la EDF, l’azienda elettrica pubblica); i francesi di Cma-Cgm e China Sete Shipbuilding hanno firmato un accordo da 1,2 miliardi di euro per la costruzione di 10 navi container.
Nel 2018 China General Nuclear (Cgn) ed Edf avevano costruito in Cina a Taishan il primo reattore nucleare Epr (European Pressurized Reactor).
Da noi invece Centinaio si vanta dell’accordo per l’esportazione di arance rosse e carne suina (i francesi hanno ottenuto l’abolizione dell’embargo cinese sul pollame transalpino). Francia e Cina hanno infine stipulato accordi di cooperazione e partenariato nei mercati dei paesi africani.
Come a dire: mentre da noi ci si indigna per il Franco CFA che ci riempie di immigrati Parigi e Pechino si danno da fare per fare i soldi veri. Alla faccia del neocolonialismo cinese.
Il ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio al Messaggero ieri diceva che«Macron dovrebbe rilassarsi ed essere forse meno invidioso».
Eppure mentre l’Italia per ottenere tutto questo ben di Dio ha dovuto sottoscrivere il memorandum sulla Belt and Road Initiative di Pechino la Francia dell’invidioso Macron non ha dovuto nemmeno aderire al progetto della Nuova via della Seta.
Anche questo per Di Maio è un “traguardo storico” perchè consente di tracciare nuovamente la Via della Seta tra Italia e Cina.
«Gli accordi firmati oggi valgono 2,5 miliari di euro», scriveva il ministro dello Sviluppo Economico tre giorni fa. Una cifra che impallidisce a confronto dell’entità dell’accordo sulla vendita degli Airbus di cui beneficeranno anche i tedeschi visto che fanno parte del consorzio europeo (anche se gli A320 e gli A350 vengono assemblati a Tolosa).
E la storia di Airbus dovrebbe essere un monito per il nostro Paese, visto che all’epoca di Craxi ci rifiutammo di entrarne a far parte preferendo le aziende statunitensi a quelle europee.
L’Italia sovranista e populista del 2019 dovrebbe imparare a guardare al Continente Europeo come un’opportunità strategica e commerciale invece che puntare a dividere l’Unione Europea.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
ANCHE CASALEGGIO ESCE ALLO SCOPERTO: “IL GRUPPO PARLAMENTARE E’ DIVENTATO UNA CASTA, RITORNARE ALL’UNO VALE UNO, STOP ALL’AUTONOMIA REGIONALE”
Grillo è sempre più spazientito nei confronti di Luigi Di Maio. Il fondatore del M5s era già furioso per i sondaggi in calo e per le pessime performance elettorali in Abruzzo e Sardegna.
Il tonfo in Basilicata ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso. Grillo è convinto che il calo di voti sia imputabile alla subalternità del Movimento alla Lega.
Il Carroccio, infatti, finora ha dettato l’agenda di governo, imponendo all’alleato una serie di scelte sgradite e facendogli digerire molti bocconi amari.
La salvinizzazione dei pentastellati ha prodotto pessimi risultati in termini di consensi, mentre la Lega viaggia con il vento in poppa verso le europee.
Secondo un retroscena pubblicato da Il Giornale, Beppe Grillo avrebbe imposto un vero e proprio diktat al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio. Il comico e fondatore del M5s vuole un cambio di passo nel rapporto con Salvini.
Basta subalternità , più coraggio su temi decisivi per l’identità pentastellata, a partire da quelli etici, con il Congresso delle Famiglie di Verona che si avvicina.
“Grillo, dopo una breve pace armata, è tornato a esprimere perplessità sulla leadership di Di Maio e critica la subalternità alla Lega — scrive Il Giornale — evidenziata anche dalla timidezza del capo politico nel marcare le differenze con l’alleato per quanto riguarda i temi etici. Ultimo fronte, il congresso pro-family di Verona”.
Ma i malumori non sarebbero solo di Grillo.
Anche Davide Casaleggio pretende una svolta da Di Maio: “Le rilevazioni del guru aziendale, invece, sono ancora più ortodosse. Esplicitate nelle critiche al gruppo parlamentare fagocitato dalle consuetudini dei Palazzi romani, nell’allergia all’archiviazione definitiva dell’uno vale uno caro a Casaleggio senior, nella procrastinazione del varo delle nuove regole sugli apparentamenti con le liste civiche e la deroga alla regola del doppio mandato a livello comunale”.
Il prossimo terreno su cui Di Maio è chiamato a dare un segnale è quello delle autonomie regionali.
Il M5s, molto forte nel Sud Italia, è chiamato se non a opporsi alle richieste delle regioni del Nord (molte delle quali a guida leghista), quantomeno a rintuzzarle, in modo da produrre una legge equa che non penalizzi il Mezzogiorno.
(da TPI)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA SCRITTA “NEURONICS” E LE CINQUE STELLE AFFISSA IN CENTRO A ROMA
Uno schermo televisivo da cui appare il volto del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, con
una la scritta “pubblicitaria” di “neuronics”, che ricorda il brand di un nota catena di negozi di elettrodomestici, contornata da 5 stelle gialle.
E’ il manifesto apparso questa mattina nelle strade del centro di Roma, proprio sotto il Quirinale.
Il manifesto è firmato Andrea Villa, artista non nuovo a questo tipo di lavori.
In un’intervista a La Stampa, il “Banksy di Torino” aveva spiegato la scelta dei fotomontaggi: “È la cultura del remix. Oggi è inutile creare immagini nuove con Instagram. Mi ispiro ai dadaisti di Aiz. Le finte locandine creano un dubbio in una società dove è facile falsare se tutto è una bufala. Poi, ci sono gli inserti culturali”.
(da agenzie)
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