Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
INTERVISTA AD ANDREA PROFUMO, IL VIGILE DEL FUOCO CHE ARRIVO’ PER PRIMO TRA LE MACERIE DEL MORANDI
La testimonianza del capo squadra dei vigili del fuoco di Genova che lo scorso anno è stato insignito
dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica italiana per l’abnegazione e il coraggio
Ripercorrere quella giornata per Andrea Profumo, capo squadra dei Vigili del fuoco di Genova e primo a intervenire sulle macerie del Ponte Morandi, non è facile.
Il 14 agosto 2018, il giorno del crollo, è uno spartiacque per la vita emotiva di diversi pompieri che portano nella mente quella tragedia. A due anni di distanza, Profumo sceglie di rivivere con Open le ore che l’hanno segnato nel profondo. E quando entra nelle maglie temporali di quella giornata, la sua voce si fa cupa, le parole scelte con cura e rispetto per ciò che ha visto.
La scheda d’intervento: «Ponte Morandi caduto»
«Era una giornata già di per sè difficile», dice Andrea. «Tornavamo da diversi interventi per allagamenti, pioveva a dirotto ed eravamo in allerta arancione». Alle 11:25 circa, arriva una scheda di intervento che avrebbe mandato Andrea e la sua squadra di cinque uomini a Savona, ma viene annullata pochi minuti dopo. Se fosse stata confermata, dice Andrea, «alle 11:36 avremmo potuto essere sul Ponte Morandi.
Invece l’ordine rientrato ci permette di asciugare le divise inzuppate d’acqua». Solo per qualche minuto. «Sentiamo i centralini che suonano come impazziti e ci arriva un’altra scheda di intervento che stavolta ordina di andare in via Fillak», ricorda Andrea. «Sulla scheda c’è scritto: “Ponte Morandi caduto”. Qualcosa che fatichiamo a leggere, perchè non possiamo crederlo».
La pioggia battente, le auto schiacciate e quella telefonata disperata
Andrea, insieme ai suoi cinque uomini, arriva per primo sul posto: via Fillak, via Porro, via Campi sono gremite di persone scappate dalle loro case per la paura. Andrea e i suoi lasciano il loro mezzo in una stradina che porta alla sponda del Polcevera da via Campi e, guidati dalle urla di madri con bambini in braccio, uomini e anziani terrorizzati, arrivano dopo pochi passi dinanzi alle macerie di quei duecento metri di viadotto che era da tutti conosciuto come Ponte di Brooklyn.
Andrea si trova inghiottito in «uno scenario di guerra»: «La pioggia batte ancora con furia e quello che metto a fuoco con lo sguardo è una sorta di inferno in Terra. Auto appiattite, pezzi di lamiere di camion semi sommersi dal cemento, oggetti sbalzati, arti di persone. Uno dei miei primi interventi è su un’auto bianca».
Si tratta di due persone, soltanto una ha battito. «Mentre cerco di estrarla tagliando le lamiere — dice Andrea -, sento un cellulare che suona. Evidentemente i loro cari li cercano disperatamente; cercano una risposta che io ho. Quello squillo mi sprona a salvare la persona incosciente con tutta la forza d’animo che sono in grado di raccogliere. Sento che devo mantenere viva la speranza di quelle telefonate, almeno per chi sta ancora lottando».
«Mai vissuto nulla di simile in trent’anni»
Nel dicembre del 2019, Andrea Profumo è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica italiana per l’abnegazione e il coraggio che, insieme a quella prima squadra di soccorso, portò sul luogo del crollo del Ponte Morandi, salvando diverse vite e procurandosi lesioni fisiche. «Sono scivolato su una lamiera e sono dovuto stare a riposo diversi mesi», dice Andrea.
«Quell’esperienza, come a tanti altri, mi ha cambiato la vita. Io sono credente, ma faccio tutt’ora fatica a tenere questa esperienza dentro la mia fede. Sono tante le domande, i vuoti di senso. Quello che so, e posso dirlo anche rispetto a tanti colleghi, è che in trent’anni di esperienza, a contatto con tragedie e calamità come terremoti, alluvioni, incendi, non ho mai provato e visto quello che è accaduto il 14 agosto 2018», conclude Andrea. «Dopo quell’esperienza è difficile non portarsi dentro un segno. Profondo. Incancellabile».
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
IL DRAMMATICO RACCONTO DI ALEJANDRO CORDOVA A TPI
Sono Alejandro e quella mattina ero diretto in magazzino in via Campi 1. Come tutte le mattine, sono
passato con il bus 7 sotto al ponte Morandi. Sono arrivato in magazzino alle 10.
Intorno alle 11 comincia a piovere a dirotto e in quel momento, come ogni burrasca che avviene a Genova, tutti si spaventano e pensano al peggio, sperando non si allaghi la città , e sperando non ricapiti ciò che è accaduto in passato… Il ponte era l’ultimo dei pensieri.
Si sente tuonare fuori e i primi centimetri d’acqua allagano i tombini. Io sono ancora dentro il magazzino e sto mettendo a posto. Passa mezz’ora con i tuoni sopra la testa: “Bombe d’acqua”, penso io.
Ma il peggio si manifesta alle 11.50: un enorme boato fa tremare la terra e le luci si spengono di colpo.
Dopo poco si riaccendono mentre mi dirigo verso l’uscita del magazzino. Esco fuori sotto la pioggia e vedo la gente dalle finestre piangere e domandarsi cos’è successo.
Seguo il loro sguardo verso il ponte che non c’è più, e vedo quello spazio vuoto nel cielo. Comincio a realizzare la gravità del disastro davanti ai miei occhi. Tiro fuori il telefonino e comincio a filmare perchè non ci voglio credere.
Dietro di me sento gente uscire dal palazzo e anche dalla palazzina del numero 2 vedo un uomo col keway rosso. Sono le 11.55 e i miei occhi guardano attraverso l’obiettivo la spaccatura del ponte. Allora sento l’uomo col keway rosso chiamarmi dall’altra parte della strada e capisco che non vuole rimanere a guardare.
Corro verso di lui con un altro ragazzo che non smette di fissare il ponte, mentre io ripeto che è caduto con le macchine sopra.
È successo tutto di fretta e non ho pensato tanto.
Seguo l’uomo di rosso e scavalchiamo il cancello delle ferrovie e, messo il telefono in tasca, corriamo incontro al luogo dove giacciono le macchine del crollo. Sembra una di quelle scene che vedi solo nei film di catastrofi apocalittiche, ma capisco subito che non lo è, avvicinandomi sempre di più alle vetture.
Ne vedo sei: due camion e quattro macchine. E vedo i corpi dentro le lamiere. Allora vado incontro al camion con scritto sul fianco Alba che mi è davanti e trovo l’autista con il volto insanguinato e rivolto verso il sedile del passeggero.
Respira ancora, gli chiedo se sta bene per ricevere qualsiasi risposta. Non risponde, solo respira con affanno. Lo afferro per il braccio e vedo che la cintura è strettissima e che lo sta quasi soffocando.
Gli urlo che sono lì per aiutarlo, provo a slacciare la cintura, ma niente, è bloccata dal peso dell’autista. Provo ad aprire la portiera, insisto, ma niente. Allora lo rassicuro dicendogli di tenere duro, di continuare a respirare.
Urlo verso i palazzi di via Fillak di chiamare l’ambulanza e i Vigili del fuoco. Gli altri due con cui sono controllano dentro le macchine per vedere qualche segno di vita e anch’io vado verso altre vetture per vedere chi è in grado di rispondermi. Ma si sente il silenzio. Da vicino solo i respiri angosciati di quelle persone che si aggrappano alla vita.
La seconda vettura a cui provo a prestare soccorso è una Panda con il tettuccio schiacciato sul passeggero che non si vede più. L’autista respira ma non si muove nè apre gli occhi, allora lo incoraggio a continuare a respirare, mentre provo ad aprire la sua portiera. Purtroppo è bloccata.
La mia attenzione poi si sofferma sulla macchina messa peggio e intravedo dai finestrini dei ragazzi, avranno la mia età ! Vedo i dread, ce ne sono quattro. L’autista è schiacciato dal tettuccio e gli altri tre li sento respirare e cominciare a muoversi.
Provo ad aprire la portiera messa meno peggio per cercare di tirarli fuori, ma niente. L’uomo di rosso mi dice che ci ha provato anche lui, ma di andare a vedere in giro se ci sono altri sopravvissuti.
Vado verso un’altra macchina e quello che vedo è agghiacciante. Non si riescono a riconoscere i corpi dalle lamiere e mi dirigo verso un’altra macchina più in là .
Ci sono due persone: un ragazzo e una ragazza. Il ragazzo è nel posto accanto al guidatore, per metà fuori dal finestrino: ha il braccio tatuato ma non respira. Allora guardo la ragazza e lei comincia a muoversi: ha le gambe bloccate e prova a liberarsi, le dico di non muoversi ma di continuare a respirare, ha la faccia insanguinata.
Dopo aver controllato le macchine, l’uomo di rosso vuole andare dall’altra parte della ferrovia per prestare aiuto ad altri, ma ci sono le macerie sopra: io mi arrampico seguendo le sue istruzioni e sopra le macerie dico quello che vedo, ossia solo l’autostrada sopra e le ferrovie e i cavi elettrici per terra.
Allora lui mi grida di scendere e di tornare indietro, preoccupandosi della mia vita. Scendo e rifacciamo un giro tra le macchine provando ad aprire le portiere, ma niente.
Guardo verso il cancello che abbiamo scavalcato e vedo altra gente. L’uomo di rosso mi dice di andare verso il cancello a cercare altra gente che possa dare una mano, ma, arrivato lì, la gente è confusa e spaventata, gente immobilizzata da quello che ha davanti.
Vedo venire verso il cancello una persona con delle tenaglie per rompere il lucchetto: apriamo il cancello per lasciare libera l’entrata ai soccorsi e sento le sirene in lontananza, ma delle macchine si sono fermate sulla via per curiosare, allora urlo alle macchine di levarsi per lasciare passare i soccorsi e così riescono ad arrivare le prime ambulanze.
Mi tolgo di torno per far lavorare persone che sono più preparate di me nel soccorso umano.
Io mi porterò dentro quelle scene per tutta vita e, anche se è servito a poco il mio aiuto, sono contento di essere stato lì con quelle persone e aver dato il mio supporto morale e di essere stato vicino a loro gli ultimi momenti della loro vita, facendo sentire la mia presenza e rassicurandole, come sarebbe piaciuto a me se fossi stato nella loro situazione.
Non le ho lasciate morire da sole e non le ho lasciate con il silenzio della morte.
Non vorrei offendere nessuno dei famigliari con queste descrizioni. Vorrei dire loro che l’aiuto che ho prestato quella mattina l’ho fatto col cuore, come fosse stata la mia famiglia sotto le macerie. Le mie sentite condoglianze, mi dispiace per la perdita dei loro famigliari.
(da TPI)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
IERI UN VIOLENTO NUBRIFRAGIO HA COLPITO LA CITTADINA E FATTO DANNI PAUROSI, MA SULL’ARGOMENTO IL LEGHISTA TACE
Qualche settimana fa Matteo Salvini, speculando sul disastro di Palermo, spiegò al suo popolo che “a furia di pensare solo agli immigrati, il sindaco Orlando dimentica i cittadini: basta un temporale e la città finisce sott’acqua”.
La speculazione era ancora più orribile perchè in quelle ore era circolata la notizia, per fortuna rivelatasi falsa, della morte di una persona in un incidente provocato dagli allagamenti.
Ieri purtroppo un allagamento ha colpito la città di Alessandria: ai suoi cittadini e alle istituzioni va tutta la nostra solidarietà , ma sull’argomento Salvini è silenzioso. E sapete perchè? Perchè lì governa la Lega.
La protezione civile ha pubblicato alcuni scatti e video che hanno raccontato il violento nubifragio che ha causato diversi allagamenti in città ; tetti scoperchiati, piante cadute in strada, allagamenti.
In via San Giovanni Bosco una pianta si è abbattuta su un’auto: la donna che si trovava nella vettura è stata portata in ospedale in stato di choc. È stato parzialmente scoperchiato il tetto dell’ospedale infantile.
La croce sulla facciata della chiesa San Giuseppe Artigiano (Salesiani) è caduta. Al lavoro, oltre a questura e vigili del fuoco, anche i volontari di Comunità San Benedetto al porto, Casa di Quartiere, Ristorazione Sociale, Drop-In e Caritas. La croce sulla facciata della chiesa San Giuseppe Artigiano (Salesiani) è caduta.
La giunta comunale di Alessandria ha deciso di inoltrare alla regione Piemonte la richiesta di riconoscimento di stato di calamità naturale dopo l’ondata di maltempo che si è abbattuta la notte scorsa. Gli alberi caduti o fortemente danneggiati sono più di cento. Le maggiori criticità si segnalano nel Parco Italia — vicino al ponte Meier — dove metà del patrimonio arboreo è caduto, e in piazza Matteotti dove sono caduti 2 alberi (tra cui un Cedro del Libano) e i giardini sono stati invasi dai detriti provenienti dalle coperture divelte dei palazzi vicini.
Non una parola però è arrivata da Salvini. A dimostrazione che quella di Palermo era una speculazione da sciacallo.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALL’EX CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che blocca i finanziamenti della cooperazione allo sviluppo alla Tunisia, rea, ai suoi occhi, di non fare abbastanza per contrastare i migranti clandestini in rotta verso la Sicilia?
“E’ un atteggiamento di straordinaria miopia”.
Quanto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, bocciato pure lui, almeno in geopolitica: “Il suo è il frenetico attivismo di chi sta pensando solo al proprio futuro”. E’ una intervista al calor bianco quella concessa in esclusiva a Globalist dal generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, e prim’ancora dell’Aeronautica militare, consigliere scientifico dello Iai (Istituto affari internazionali), tra i più autorevoli analisti militari europei.
“Il famoso memorandum va riscritto e il Partito democratico ha anche chiesto che questo venga fatto in breve tempo. Ma io credo una cosa: quando in Paese c’è un tema di diritti umani, andarsene via facendo finta che così si risolve il problema è sempre sbagliato. E l’atteggiamento che bisogna casomai avere è spingere la comunità internazionale, l’Europa, a essere ancora più protagonisti per condizionare quello che sta accadendo in quel Paese”
Così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, in un’intervista a Fanpage, a proposito della questione migranti e dei rapporti con la Libia.
Cosa ne pensa, generale Camporini?
Leggendo questo lancio di agenzia, sono rimasto stupito nel trovarmi di fronte ad una fiera delle ovvietà . Da un leader politico mi aspetto delle proposte concrete e fattibili per una soluzione delle complesse problematiche che dobbiamo affrontare. E’ ovvio che ci deve essere un’azione delle Nazioni Unite per il controllo dei flussi migratori che attraversano la Libia; è ovvio che il problema non riguarda solo l’Italia a anche gli altri Paesi dell’Unione europea. Quello che serve, però, è una intensa azione diplomatica, al fine di sollecitare un concreto intervento di queste istituzioni. Serve quindi una iniziativa da parte del nostro ministro degli Esteri, che non dovrebbe occuparsi soltanto delle minuscole questioni politiche interne del nostro Paese. I flussi migratori sono un fenomeno storico che non può essere regolato a colpi di slogan politici, ma servono politiche lungimiranti che devono essere coordinate in un ambito che va ben al di là di quello nazionale.
L’Italia parla, mentre in Libia a fare i fatti è la Turchia di Erdogan.
Purtroppo è così. Perchè il presidente turco, pur con tutte le riserve per la sua spregiudicata politica, ha degli obiettivi, li persegue con grande determinazione, anche approfittando dell’arrendevolezza degli altri attori sul terreno. Erdogan è un personaggio che considero, per molti versi, pericoloso, ma è uno che sa che cosa vuole e come ottenerlo.
Generale Camporini, quali sono, a suo avviso, i limiti strategici della politica estera italiana sulla Libia e il Mediterraneo?
Sono quelli di non saper sfruttare adeguatamente le potenzialità di cui disponiamo, sia dal punto di vista geografico, sia da quello delle capacità economiche, sia da quello della conoscenza, che nessun altro ha, della realtà sociale della Libia. Non possiamo continuare a giocare di rimessa, dobbiamo assumere iniziative .Se vogliamo sostenere il Governo voluto dalle Nazioni Unite, di al-Sarraj, dobbiamo farlo con tutti i mezzi disponibili Se non lo facciamo, spalanchiamo le porte a chi, come Erdogan, non ha i nostri dubbi amletici.
Un altro Paese del Nord Africa che sta vivendo una situazione di grande difficoltà , è la Tunisia. Il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, ha annunciato lo stop ai fondi per la cooperazione allo sviluppo fino a quando la Tunisia non dimostrerà una maggiore collaborazione nel contrasto alle partenze dalle sue coste. Ma è questa la strada giusta da percorrere per stabilizzare il Mediterraneo?
Assolutamente no. La Tunisia è l’unico Paese, tra tutti quelli che sono passati attraverso le cosiddette “Primavere arabe”, ad avere imboccato una strada verso un futuro democratico e, per quanto possibile, prospero. Porre degli ostacoli, limitando gli aiuti internazionali che sono necessari, è un atteggiamento di straordinaria miopia. La politica estera non si fa così, diciamo che non fa per lui.
Per restare all’Europa e a un tema che ha fatto parecchio discutere: la decisione del presidente Usa Donald Trump, di ritirare i soldati americani dalla Germania. Come leggere questa decisione?
A mio avviso, si tratta di una classica manovra elettorale di un Trump che è prossimo alla disperazione. Si tratta di una decisione che non cambia minimamente gli equilibri nel Mediterraneo e che ha come solo effetto quello di indispettire gli alleati europei, dalla Polonia alla Germania, e che non influirà sugli sviluppi geopolitici dell’area.
A proposito di Germania. L’1 luglio è iniziato il semestre di presidenza tedesca dell’Unione europea. Come giudica i primi passi compiuti, in questa veste, dalla cancelliera Merkel?
La Germania sembra che abbia idee molto chiare su quello che vuole ottenere. L’Italia è in una situazione di straordinaria debolezza, per motivi di carattere economico (la pessima performance economica anche in confronto a tutto quanto avviene negli altri Paesi europei), e per una governance politica incapace di prendere decisioni, a parte il frenetico attivismo di un presidente del Consiglio che sta pensando solo al proprio futuro.
(da Globalist)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
SPUNTA UNA CONSULENZA AUTO-ASSEGNATA DA 70.000 EURO DEL COMMERCIALISTA DI RUBBA
Trentanove bonifici «sospetti» sarebbero finiti sotto la lente dei magistrati di Genova, che indaga sui 49
milioni della Lega spariti, e di Milano.
Secondo quanto riporta il Messaggero si tratta di 14 versamenti partiti da “Lega per Salvini”, 13 da “Lega Nord” e 12 da “Radio Padania”, finiti alla società di Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due commercialisti del Carroccio che, insieme al fiscalista Michele Scillieri, sono indagati nell’inchiesta dei pm di Milano sulla compravendita di un immobile da parte della Lombardia Film Commission.
Sarebbe stata una segnalazione dell’Antiriciclaggio di Bankitalia, trasmessa alla Finanza e poi alle procure, a portare all’attenzione dei magistrati queste operazioni. Movimentazioni avvenute in poco meno di un anno, tra il giugno del 2019 e il maggio del 2020, per un ammontare superiore a 500mila euro, a beneficio della società Mdr Stp Srl.
Parte del denaro sarebbe poi stato trasferito alla Partecipazioni Srl, altra società gestita da Manzoni e Di Rubba. I due, sentiti dai finanzieri in relazione a questi movimenti, hanno sostenuto come si tratti di fatture per il pagamento di normali prestazioni
Ma è la frammentazione dei versamenti ad indurre al sospetto che si volessero aggirare dei controlli. Nel documento trasmesso ai pm si legge come siano state «registrate le seguenti operazioni tra il 6 giugno 2019 e il 7 maggio 2020: quattordici bonifici in arrivo, per complessivi 316.727 euro disposti da una filiale di Milano del Credito Valtellinese, conto intestato a “Lega per Salvini premier”».
Si segnala inoltre che l’ente «non è cliente» della società , benchè la causale dei bonifici sia «pagamento fattura»
Segnalati poi altri 13 bonifici, per un ammontare complessivo di 123.327 euro, partiti dal conto Bpm di Bergamo, intestato a “Lega Nord-Lega Lombarda”.
Per questi viene precisato che il soggetto è cliente dello studio dei commercialisti e, analogamente agli altri, nelle causali si indica il pagamento di fatture.
Poi ci sono 67.198 euro, articolati in 12 bonifici, partiti dal conto della Bcc di Milano intestato a “Radio Padania società cooperativa”, anche questa «non cliente» dello studio.
E poi ci sono le uscite, per un totale di 9 bonifici, dalla Mdr Stp Srl alla Partecipazioni Srl, per un totale di 102.681 euro.
C’è un altro dettaglio che emerge dalle indagini della procura di Milano. Prima di lasciare la presidenza della Lombardia Film Commission, Alberto Di Rubba avrebbe tentato di autoassegnarsi una consulenza da 70 mila euro annui.
Lo riporta oggi la Repubblica, spiegando che i magistrati stanno cercando di capire se la fondazione della Regione Lombardia sia stata utilizzata come una sorta di bancomat dai professionisti vicini alla Lega. Il progetto non si sarebbe poi concretizzato per i malumori sorti all’interno della fondazione.
Manzoni è revisore del gruppo alla Camera, Di Rubba ha l’incarico di amministratore del gruppo al Senato. I due commercialisti emergono in decine di operazioni che portano alla Lega, l’ultima scoperta appena qualche settimana fa per l’acquisto di un immobile per 800 mila euro da parte di Lombardia Film commission (ente partecipato dalla Regione).
Della Mdr stp srl, oltreaManzoni, revisore del gruppo alla Camera, e Di Rubba, amministratore del gruppo al Senato, fanno parte anche il senatore e tesoriere del partito Giulio Centemero e il senatore Stefano Borghesi.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
GLI ISCRITTI SCENDONO DA 80.000 A 50.000 … FLOP AL SUD: SOTTO LE 300 TESSERE IN SICILIA E IN SARDEGNA
Il 30% dei militanti del Nord ha abbandonato la Lega di Matteo Salvini. Mentre il Carroccio diventa sempre più il partito del Capitano, Repubblica scrive oggi che dietro il trionfalismo nella campagna di tesseramente sbandierato dai salviniani c’è una rottura ben precisa:
I numeri ufficiali del tesseramento sono stati comunicati fino ad ora con un certo entusiasmo. A febbraio già in oltre 50 mila avevano versato i dieci euro per iscriversi al partito nuovo e mantenere gratuitamente la tessera del partito “vecchio”.
Nei prossimi giorni ci dovrebbe essere il risultato definitivo. Da tenere presente che secondo gli ultimi dati pubblicati nel 2017 gli iscritti erano circa 80 mila: 19 mila cosiddetti “militanti” e 60 mila “sostenitori”.
Quindi non una grande differenza rispetto alla cifra annunciata prima del lockdown. Ma quel che non dice la propaganda è che una fetta importante dei militanti storici non ha rinnovato l’iscrizione. I responsabili dell’organizzazione di un tempo parlano di almeno un terzo. Almeno il 30 per cento, dunque, rinuncia.
Molti di loro si definiscono bossiani, maroniani. Ma non salviniani. E si allontanano proprio perchè manca la parola per loro “magica”: Nord. L’indipendenza, il federalismo, l’Autonomia era la ragione sociale della forza politica ideata da Bossi.
Senza quelle prospettive — giuste o sbagliate che fossero -, si assiste ad una mutazione genetica della Lega. Il “padano” che impegnava le vacanze nelle feste di partito si sente “disimpegnato” dal personalismo sovranista.
Ma la strategia ormai è segnata:
Salvini punta a compensare l’esodo nordista con i nuovi ingressi, anche “sudisti”. La sua Lega Nazionale apre i battenti alla destra da Napoli a Palermo. Eppure, se si prende l’ultimo bilancio ufficiale del Carroccio si capisce che l’operazione non sarà facile. Che la militanza settentrionale è ancora assolutamente prevalente, a partire dal piano economico. I contribuenti che hanno versato nella dichiarazione dei redditi il 2xmille alla Lega sono stati 63.689 per un totale di 753.093 euro.
La distribuzione geografica è illuminante: i finanziatori più numerosi sono i lombardi, circa 24 mila. Seguiti dai veneti, circa 20 mila. Terzi sul podio i piemontesi: 5 mila. Le regioni del sud sono, come prevedibile, i fanalini di coda. Ma molto in coda. I sardi sono più attivi ma non arrivano a trecento e i siciliani sono appena 266. Numeri che hanno ancora più irritato i “militanti ignoti” del nord.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DELLA FAMIGLIA FONTANA: “TROPPI DISTINGUO, PRESE DI POSIZIONE CAPZIOSE: HANNO POSIZIONI OSTILI ALLA LEGA ANCHE SUI TERRITORI”
Tra gli ex padani convertiti al nazionalismo (fino a quando gli conviene) e i sedicenti destri c’è una
sostanziale unità contro i ‘comunisti’, i musulmani e gli stranieri, meglio se neri.
Poi ognuno gioca per sè perchè la politica è potere e poltrone e da quelle parti ci sono molto molto attenti
“Mi sembra che ci sia una certa mancanza di rispetto per chi ha rivitalizzato la Lega e il centrodestra. Troppi distinguo, sottolineature, prese di posizione capziose. Giorgia Meloni e il suo partito spesso hanno posizioni ostili alla Lega anche sui territori. E questo non va bene perchè se andremo al governo insieme bisogna che il progetto sia chiaro e condiviso in Italia e in Europa”.
Così l’ex ministro della Famiglia e vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana (quello che fa comunella con i leader di Forza Nuova) intervistato da ‘La Stampa’.
Sulla leader di Fratelli d’Italia, Fontana aggiunge: “Giorgia Meloni ha una capacità comunicativa non indifferente. Noi dobbiamo spiegare che siamo diversi, che siamo identitari e non nazionalisti. Fdi è nazionalista, statalista e talvolta quasi socialista”, conclude.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
E ALLORA PERCHE’ AL SENATO SI E’ RIFIUTATO DI METTERLA?… VEDIAMO SE ARRIVA A SERA SENZA CAMBIARE IDEA COME SUO COSTUME
La mascherina “quando è necessario si mette”, ad esempio “nei luoghi chiusi, sui treni”. Certo, “spero di tornare alla normalità il prima possibile” ma “ai giovani dico ‘usate la testa, rispettate la distanza, fate quello che la scienza chiede di fare’”.
Matteo Salvini, segretario della Lega, lo dice in collegamento con SkyTg24 da Milano Marittima e subito salta all’occhio che questo Salvini non dev’essere nemmeno lontano parente di quel tizio che giusto ieri invitava un bambino che si trovava a fianco a lui (e quindi non al giusto distanziamento sociale) a togliersela.
Non solo: questo Salvini dev’essere evidentemente soltanto un omonimo di quel Salvini che non voleva mettersi la mascherina durante il convegno al Senato, perchè anche quello si stava svolgendo in un luogo chiuso.
E la confusione aumenta quando ci si rende conto che questo Salvini porta lo stesso cognome di quello che tre giorni fa diceva di non credere ai virologi, i quali consigliano l’uso delle mascherine.
Insomma, c’è molta confusione sotto al cielo sovranista tra tutti questi Salvini che dicono cose diverse a seconda di come si alzano la mattina (o a seconda di come gli consigliano quelli più saggi di lui). Ma soprattutto, pensate come potrebbe essere un governo in cui uno dice un giorno tutto e quello appresso il contrario di tutto.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2020 Riccardo Fucile
SI CONTAMINASSERO TRA DI LORO INVECE DI METTERE A RISCHIO GLI ALTRI
Circa il 27% degli italiani — dunque poco meno di un italiano su quattro — non indossa la mascherina,
nonostante il quadro sanitario del Paese sia ancora compromesso per via della pandemia da Coronavirus.
In molti lo fanno raramente senza curarsi del pericolo di contagio e senza rispettare le misure di sicurezza imposte.
Il dato emerge da un’indagine della Coldiretti e di Ixè in riferimento alla possibile proroga anche dopo il 15 agosto dell’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi previsto dal prossimo Dpcm.
Nel rapporto si parla di una tendenza piuttosto diffusa ad abbandonare alcune delle “buone pratiche” che durante il lockdown e nelle primissime settimane successive alle riaperture venivano adottate pressochè dalla totalità del Paese: quindi si va dall’utilizzo delle protezioni per il viso al distanziamento di almeno un metro, dal divieto di assembramenti al rispetto di norme igieniche fondamentali a partire da lavaggio delle mani.
«Se una cospicua fetta di cittadini è diventata “allergica” alle mascherine, c’è comunque un 32% di italiani — continua Coldiretti — che dichiara di usarla spesso, mentre un 44% la indossa addirittura sempre soprattutto in vacanza.
Un dato che evidenzia un’attenzione maggiore da parte di chi è in viaggio rispetto a quanto accade normalmente nelle città ».
Il dato trova riscontro anche nel fatto che il 35% dei vacanzieri trascorre l’estate 2020 evitando il più possibile contatti con altre persone e restando da soli o con la propria famiglia, secondo l’indagine Codiretti-Ixè. «A questi si aggiunge un altro 59% — conclude la Coldiretti — che andrà in vacanza con gli amici più stretti e fidati, mentre solo un 8% di “temerari” non rinuncia alle vacanze di gruppo, cercando anche di fare nuove conoscenze».
(da agenzie)
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