Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
I DATI AUDITEL SULLE ULTIME APPARIZIONI IN TV DI MATTEO SALVINI SONO TRAGICI: DOVE VA LUI, I TELESPETTATORI SCAPPANO
Il Fatto oggi ci racconta cosa ha sentenziato l’Auditel sulle ultime apparizioni televisive di Matteo Salvini. Mentre fino a qualche tempo fa bastava tenerlo in video per avere risultati ragguardevoli, ultimamente le cose non sembrano andare benissimo:
Lunedì sera il noto virologo Matteo Salvini a In Onda, talk-show estivo di La7 condotto da Luca Telese e David Parenzo, smetteva i panni del leader leghista e indossava il camice bianco per pontificare sul virus, dileggiare la ministra Lucia Azzolina e discutere con l’infettivologo del Sacco di Milano, Massimo Galli.
Un confronto (politico negazionista contro severo virologo) che in altri tempi avrebbe fatto schizzare lo share fino alla doppia cifra. E invece no, perchè l’estate nera di Matteo Salvini non riguarda solo i consensi in costante calo, ma anche gli ascolti televisivi: dove va lui, i telespettatori scappano.
Se una volta avere il leader del Carroccio in trasmissione garantiva uno share sempre a due cifre, oggi non è più così e il Salvini televisivo viene stracciato non solo dai talk concorrenti ma anche dalle repliche estive di Don Matteo, Paperissima e Techetechetè.
L’ultima sconfitta è arrivata proprio lunedì sera: In Onda, che per tutta la prima ora ha ospitato Salvini, è stata superata in scioltezza dal talk concorrente Stasera Italia su Rete 4 condotto da Veronica Gentili che tra gli ospiti aveva il governatore della Sicilia Nello Musumeci, il fondatore del Fatto Antonio Padellaro e Pietrangelo Buttafuoco.
Il programma Mediaset ha fatto registrare un ascolto del 6,8% con 1.348.000 spettatori contro i 1.203.000 di La 7 (5,9%).
Eppure, negli ultimi due mesi, il leader della Lega è andato incontro a una serie di Caporetto televisive notevoli.
Il 7 luglio ad esempio era ospite di Bianca Berlinguer nell’ultima trasmissione stagionale di Cartabianca su Rai3: alla fine il talk ha fatto registrare il 6,3% di share battuto da Torno indietro e cambio vita di Carlo Vanzina su Rai1 (13,9%), e l’ennesima replica di House Party con Michelle Hunziker (11,1%) e di Chicago Pd su Italia1 (6,3%).
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
“SONO NAZISKIN, OMOFOBO, ANTISEMITA, NEGAZIONISTA” LA SUA AUTOBIOGRAFIA… AVANTI UN ALTRO SOVRANISTA DA AVANSPETTACOLO
“Naziskin, negazionista, omofobo, xenofobo, antidemocratico, anticostituzionale,
anticomunista e antisemita”. Si definisce così nella sua biografia social Christian D’Adamo, 32enne di Fondi (Latina) candidato a consigliere comunale per le prossime elezioni amministrative del comune laziale all’interno della lista “Giulio Mastrobattista sindaco” di Fratelli d’Italia. Un caso, quello di D’Adamo, che sta facendo discutere.
Sui social il candidato, di professione pizzaiolo, si fa ritrarre in pose che lo ritraggono mentre fa il saluto romano, tra busti del Duce e fasci littori.
Giulio Mastrobattista ha preso le distanze e tramite la pagina Facebook della sua lista ha fatto sapere: “Specifichiamo una volta per tutte che qualsiasi atto di revisionismo o nostalgismo è lontano dalla nostra etica. Chiunque viene meno a questi precetti è completamente lontano dalla nostra visione di fare politica e ne prendiamo fortemente le distanze”
A Repubblica, lo stesso Mastrobattista ha dichiarato di non conoscere il candidato e di aver lanciato l’hashtag #nessunovotidadamo. «Per quanto riguarda la candidatura — ha concluso — dovrebbe rinunciare lui, ma stiamo verificando se lo stesso responsabile della lista sia legittimato ad estrometterlo. Intanto io e tutti i candidati stiamo appunto lanciando l’hashtag».
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
“SALVINI, BANNON, BRIATORE; MA UNO NORMALE MAI?”
Marco Travaglio sul Fatto oggi parla del ricovero di Flavio Briatore al San Raffaele e di tutto quello che si è detto prima della sua malattia, soprattutto in certi ambienti
“Dopo mesi passati a raccontare la favola del Covid inventato dal governo comunista per metterci tutti ai domiciliari, imbavagliarci con le mascherine, abolire le elezioni, conservare il potere, distruggere l’economia e regalare soldi ai poveracci con le mogli cesse anzichè ai ricchi con le donne fighe, quando bastava qualche pillola di “tachipirigna” (testuale), s’è scoperto che il Billionaire è più contagioso di Codogno, Vo’ e Alzano Lombardo messi insieme, anche se per lui chiudere le discoteche è roba da sfigati che “non fanno un cazzo nella vita”.
L’anziano gagà cuneese aveva da giorni i sintomi del Covid ma, visitato al telefono dal professor Zangrillo (“Dica trentatrè”), si diagnosticava un raffreddore e, anzichè mettersi in quarantena, continuava a girare senza mascherina incontrando centinaia di persone senza mascherina, poi partiva per Montecarlo impestando un altro bel po’ di gente, infine si preoccupava e volava a Milano, perchè lui le tasse le paga a Montecarlo ma si cura in Italia, e ora è ricoverato per Covid in un reparto non Covid del San Raffaele, completando la collezione di condotte vietate dalla legge.
Quando tornerà in forma, sarebbe buona cosa se ammettesse di aver raccontato un sacco di frottole e suggerisse all’altro cazzaro, quello verde, che incredibilmente gli dà retta, di piantarla di raccontarne. Poi si farà l’inventario dei danni (morti e feriti) di questa demenziale campagna negazionista che rischia di riprecipitarci in piena tragedia. E magari i maà®tre e le maà®tresse à penser sovranisti risponderanno a una semplice domanda: Salvini, Bannon, Briatore… ma uno normale mai?
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
PUBBLICA UN SELFIE SENZA MASCHERINA E POI LO RIMUOVE
Flavio Briatore è arrivato al San Raffaele “per altri problemi di salute rispetto al Covid, ma è
risultato positivo al tampone per Sars-CoV-2″. Il ”giallo” dell’imprenditore ricoverato da lunedì nell’ospedale milanese si risolve in mattinata, quando dalla struttura arriva la conferma che il patron del Billionaire è in effetti stato contagiato dal coronavirus.
Ieri in mattinata dal San Raffaele era arrivato un comunicato rassicurante ma poco dettagliato sul paziente, che riportava di “condizioni stabili”.
Poi, a frenare sull’ipotesi coronavirus era stata in serata Daniela Santanchè intervenendo su La7: “Ci ho appena parlato, sta bene e so che ha una prostatite. Non ho notizie di un tampone positivo”, aveva detto ai microfoni di ”InOnda”.
Oggi la nota diramata dall’Irccs risolve il rebus: “si è rivolto all’ospedale per una specifica patologia diversa da Covid-19 e che è stato sottoposto prima del ricovero, come tutti i pazienti, al tampone rinofaringeo per il rilevamento del coronavirus Sars-Cov-2. Il tampone è risultato positivo”.
Riguardo alle polemiche infuriate per il ricovero nel reparto solventi (e non Covid), a scapito – protestavano alcuni dipendenti dell’ospedale – della sicurezza, i medici spiegano che non c’è stata alcuna anomalia.
“Al signor Briatore – scrivono Giulio Melisurgo, medico curante, e Pasqualino D’Aloia, direttore professioni sanitarie – è stato applicato il protocollo standard che prevede l’isolamento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale necessari in caso di positività , sia per la sicurezza del paziente, sia per la tutela del personale di reparto e degli altri pazienti ricoverati”.
L’ospedale ribadisce che “la modalità di ricovero applicata risponde a tutti i requisiti di sicurezza necessari nel rispetto delle norme anti-contagio” e fa sapere che il paziente “ha passato una notte tranquilla”.
Nel frattempo spunta un selfie “scomodo”, con mascherina abbassata, nel profilo Instagram dell’imprenditore di Verzuolo Poi subito scomparso.
Lo segnala su Twitter Selvaggia Lucarelli: “Briatore ci fa sapere che sta bene con un selfie dal San Raffaele nelle sue storie Instagram. Poi forse qualcuno gli fa notare che c’è poco da ridere e non è il caso di comunicare così in un momento delicato, e dopo pochissimo la cancella. Non sbaglia un colpo, non c’è che dire”.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
I DATI SONO ANCORA SEGRETI, 514 ENTI DIVERSI HANNO DATO IN APPALTO I SERVIZI
Quasi 10 miliardi di euro spesi fino ad oggi per l’emergenza sanitaria da Covid-19. Ma fornire dati trasparenti e rendicontati pare non sia nelle priorità del governo in questi mesi. Lo dice Openpolis, che ha provato a rispondere alla domanda su come vengono gestiti i soldi nell’emergenza Covid, andando a recuperare i bandi finora pubblicati e trovando non poche difficoltà nel fare chiarezza.
Vincenzo Smaldore, di Openpolis, spiega quanto raccolto dall’osservatorio.
Dott. Smaldore, perchè l’esigenza di un osservatorio sui bandi Covid?
«Un servizio civico che sarebbe dovuto arrivare già da tempo da parte del governo. Ma non è stato così. Nel corso di questi mesi abbiamo chiesto al governo e quindi al commissario Arcuri che facessero loro un’operazione di trasparenza e di informazione sulle attività che stavano portando avanti, tra cui anche la gestione delle risorse economiche. Arcuri pubblicamente aveva promesso un’operazione di trasparenza che invece non è mai esistita. Basti pensare che l’83% degli importi in gioco sui bandi della struttura commissariale si sono chiusi con esito sconosciuto».
Il commissario Arcuri ha parlato del pericolo di una strumentalizzazione dei dati, paura legittima?
«Questa non può essere una motivazione considerabile. Da quello che si evince dai dati, nel periodo che va da inizio pandemia fino a luglio, la spesa pubblica si è concentrata nel recuperare un ritardo del sistema sanitario. Su questo non ci si può nascondere, nè temere strumentalizzazioni. Ora la sfida è negli ulteriori comparti che riguarderanno la spesa, scuole a trasporti pubblici.
Ha parlato di poca trasparenza dei dati, cosa avete potuto raccogliere e cosa è rimasto incerto?
«Abbiamo provato a capire come poter aggregare le informazioni pubbliche disponibili da diverse fonti per poter realizzare un osservatorio civico e quindi un punto di riferimento e di monitoraggio aperto a tutti i cittadini. Siamo andati a prendere i dati dalla struttura commissariale, dalla Protezione civile, dalle Regioni, dagli appalti e dai contratti pubblici tramite la banca dati di Anac in modo da riuscire a creare un unico database. I limiti ci sono stati.
Basti pensare che la banca di Anac non viene più aggiornata dal 17 luglio per problemi tecnici. Questo frena la possibilità di avere un accesso aggiornato ai dati. Per non parlare dell’inesistenza di voci ad hoc da parte dei centri di spesa su Covid-19».
Sulle procedure di bando?
«Solo il 3% degli importi spesi è stato messo a gara con procedure aperte. Per il resto si è preferito procedere con assegnazione diretta o prestazione negoziale. Oltre il 40% dei lotti e degli importi base d’asta sono stati affidati con questa modalità , che prevede quindi che le stazioni appaltanti possano negoziare la fornitura consultando direttamente un minimo di 5 operatori economici.
Quando 10 miliardi vengono spesi in maniera non trasparente nasce l’elemento di riflessione. Così come per la decisione iniziale del governo che l’emergenza sanitaria dovesse essere gestita dalle singole Regioni».
In che senso?
«Se andiamo a capire cosa è successo con i contratti pubblici si vede che abbiamo avuto un’enormità di pubbliche amministrazioni che sono andate sul mercato, 514 amministrazioni che fanno gare di appalto sono un numero importante. La gestione così diversa dell’emergenza ha creato inevitabilmente sovrapposizioni, diseconomie, insistenza delle pubbliche amministrazioni su un mercato saturo, creando anche un effetto competizione non positivo».
Sulle singole imprese invece cosa si sa?
«Anche qui un elemento meritevole di attenzione è che risultano più di 700 imprese coinvolte, tra cui molte straniere che stanno partecipando alla fornitura dei servizi inerenti all’emergenza. Il problema è che oltre la metà dei lotti sono scaduti, ma non è possibile ricostruire se e a chi siano stati aggiudicati. C’è un errore tecnico non di poco conto, soprattutto per il ciclo di revisione, fondamentale in un momento come questo».
Quali sono i rischi?
«Il rischio principale è venire a sapere le cose dalla magistratura. Quando è ormai troppo tardi e si è arrivati al malaffare».
Le procedure hanno subito un periodo di forte complessità , quanto le lacune che evidenziate potevano essere evitabili?
«Negli ultimi mesi è passato un concetto sbagliatissimo. E cioè che la trasparenza sia un intralcio all’agire veloce, alla necessità di operare efficacemente in emergenza. Niente di più pericoloso.
Dal 2012 il governo Monti con l’app “decreto trasparenza” ha inserito proprio la trasparenza nei codici della pubblica amministrazione. Per cui rendere pubblici e accessibili tutti i dati è da considerarsi un obbligo di legge a tutti gli effetti, oltre che un prerequisito di buona amministrazione.
In ultimo bisogna sempre tenere in conto che la gestione è stata esclusivamente una scelta politica. All’inizio dello stato di emergenza, Borrelli che è un capo dipartimento della Presidenza del consiglio dei ministri, e che quindi rimanda necessariamente all’interlocutore politico del governo, ha stabilito che lo stato d’emergenza si potesse fare in deroga a già presenti leggi. Non era certo l’unica strada possibile, è stata una scelta politica».
Un principio teorico quello della trasparenza che, se rispettato, a quali implicazioni pratiche condurrebbe?
«Monitoraggio, verifica, revisione e dibattito pubblico consapevole. La possibilità di analizzare quello che è stato fatto e poterlo migliorare, insieme alla vicinanza del cittadino alle istituzioni, in questo momento elemento fondamentale».
Parla di revisione e miglioramento, le sfide che ora attendono la spesa pubblica si allargano anche alle scuole e ai trasporti pubblici.
«E vedremo quanti miliardi su scuola e trasporti verranno spesi in maniera del tutto opaca, senza nessun tipo di controllo.
È per questo che lanciamo un appello ad Arcuri, e ancor prima al governo, affinchè si predisponga un meccanismo che consenta a tutti di contribuire a un dibattito pubblico sano.
Le future partite da giocare riguarderanno l’emergenza ma avranno un respiro più ampio e sono tutte partite di miliardi di euro. È bene dunque che venga messa subito in essere una procedura aperta di rendicontazione di quello che viene fatto».
A questo proposito, uno dei temi di dibattito in questi giorni è la riapertura delle scuole.
«La necessità di certezza su cosa verrà comprato, quanto e da chi viene pagato, non vale solo per mascherine e camici ma anche per i banchi di scuola. Il tema della riapertura si fa determinante, e non può certo sfuggire che al momento non c’è alcuna informazione sulla fornitura di banchi.
Su quali sono le imprese vincitrici, quali le specifiche tecniche dei prodotti, le imprese che si stanno aggiudicando gli appalti per centinaia di milioni. A chi appartengono? Hanno una capacità economico-finanziaria tale da supportare una commissione così importante?
Tutte domande a cui è necessario dare una risposta. Se queste sono le strumentazioni che Arcuri pensa di adottare direi che siamo messi male. Non ho necessità di insinuare il dubbio sull’operato, ma magari proprio attraverso dati pubblici e chiari si possono mettere in evidenza i risultati positivi. Senza informazioni ci si limita alle tifoserie e alle fake news che di certo non aiutano.
Quali sono le prospettive future di spesa?
«Ci aspettano scelte importanti. Il Comitato tecnico scientifico sta facendo valutazioni sul fabbisogno giornaliero di mascherine che si avrà con la riapertura degli istituti scolastici. I numeri aumenteranno, la spesa sarà costante se non in aumento rispetto al periodo del lockdown. Il governo non può permettersi di agire nell’ombra»
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(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
QUANDO DIRIGEVA IL CARCERE IL DI SAN PIETRO DI REGGIO CALABRIA
Maria Carmela Longo, ex direttrice del carcere di Reggio Calabria, è stata arrestata con
l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
La Longo da un anno è alla guida della sezione femminile della casa circondariale di Rebibbia. Il gip ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino e Sabrina Fornaro. L’inchiesta che ha portato all’arresto, condotta dal Nucleo investigativo centrale del Dap, ha svelato quella che i pm definiscono “una sistematica violazione delle norme dell’ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”.
Stando alla ricostruzione della Dda, Maria Carmela Longo “concorreva al mantenimento ed al rafforzamento delle associazioni a delinquere di tipo ‘ndranghetistico”.
Secondo gli inquirenti, l’ex direttrice avallava “le richieste dei detenuti ristretti presso la casa circondariale ‘Panzera’”.
I detenuti favoriti erano quelli collocati nel circuito “alta sicurezza”, indagati o imputati per 416bis o per reati aggravati dalle modalità mafiosa. Tra questi c’è stato anche l’avvocato Paolo Romeo, ex parlamentate e principale imputato del processo “Gotha”, in corso davanti al Tribunale di Reggio.
Ma anche affilitati alle famiglie mafiose reggine e della provincia come Cosimo Alvaro, Maurizio Cortese, Michele Crudo,Domenico Bellocco, Giovanni Battista Cacciola e altri.
In particolare l’ex direttrice avrebbe avuto una predilezione per alcuni detenuti “graditi” che avevano la possibilità di incontrare i familiari al di fuori dell’istituto penitenziario e al di fuori dei limiti previsti nella disciplina dei colloqui.
La dottoressa Longo, è scritto nel capo d’imputazione, “individuava i detenuti da autorizzare all’espletamento del lavoro intramurario, nonchè quelli da indicare al magistrato di sorveglianza per l’espletamento del lavoro esterno”.
Maria Carmela Longo, inoltre, avrebbe consentito, “la collocazione di detenuti ristretti in circuito di Alta sicurezza legati da rapporti di parentela o appartenenti allo stesso sodalizio criminoso nelle medesime celle”.
A Propaganda Live, nell’aprile del 2019 la Longo spiegava che “Noi siamo deputati a contenere e rieducare, questo è il senso del nostro lavoro: porre in essere una serie di iniziative per far recuperare il senso del proprio futuro”.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
COINVOLTO ANCHE UN CAMPEGGIO
Calano i nuovi contagi di Coronavirus in Sardegna — stando agli ultimi dati della Protezione Civile oggi erano 34, ieri 91 — ma l’allarme rimane comunque alto dopo l’aumento registrato nell’ultima settimana. Un aumento attribuito al turismo, con alcune località che sono diventate mini-focolai.
È il caso del villaggio turistico Isuledda, a Cannigione, nel territorio di Arzachena — lo stesso comune in cui ha sede il Billionaire di Flavio Briatore — dove oggi, 25 agosto, sono stati effettuati tamponi su circa 150 dipendenti.
Nel frattempo, nel comune il numero di positivi è salito a 61 secondo i dati dell’Ats (che ha diffuso oggi le cifre degli ultimi giorni). Tra questi 56 sono ancora presenti nel territorio. Fino a qualche giorno fa — il 20 agosto — erano 24 i positivi.
Nel comune per tutte le persone positive sono state attivate le misure della quarantena con sorveglianza attiva, oltre alla consegna di pasti, medicinali e assistenza a domicilio. Nel villaggio camping Isuledda — dove l’esito dei test si saprà domani — lo scorso fine settimana erano stati riscontrati già tre casi. Adesso le autorità sanitarie attendono il risultato degli esami molecolari per capire se estendere i test anche ai circa 1.800 ospiti del villaggio-camping.
«Chi ha prenotato le vacanze ad Arzachena è al sicuro» rassicura il sindaco del comune Roberto Ragnedda. «I contagiati presenti sono originati da casi importati e sono isolati. Gesti di irresponsabilità non sono tollerabili, tantomeno gli assembramenti. Le Forze dell’ordine e i volontari monitorano il territorio, ma è irrealistico pensare che possano vigilare ogni piazza, ogni vicolo e ogni spiaggia su 82 chilometri di litorale e 220 chilometri quadrati di territorio, 24 ore su 24, e con una media di circa 80 mila persone presenti al giorno nel Comune di Arzachena».
A Open, Marcello Acciaro, responsabile dell’Unità di crisi Sardegna Nord, ieri ha spiegato che l’Ats di Assl Olbia ha avviato un campionamento sugli staff di alcune grosse discoteche, una delle quali nel comune di Arzachena, perchè considerate veicolo principale del contagio.
Non è chiaro, al momento, se tra i contagiati nel comune e quelli del Billionaire di Porto Cervo, dove lo stesso Briatore sarebbe risultato positivo al Coronavirus, possa esserci un legame indiretto. Magari passato da chi ha girato più locali per lavoro. Intanto sono 58 i casi positivi al Covid-19 accertati tra i membri dello staff del Billionaire, su un totale 90 tamponi effettuati.
(da Open)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
LE LISTE DI PRENOTAZIONE DEI TAVOLI CONTENGONO NOMI E TELEFONO FASULLI, QUESTE PERSONE ORA NON SONO RINTRACCIABILI
Il Billionaire è chiuso dal 17 agosto ma nel frattempo una sessantina di suoi dipendenti è
positivo al Coronavirus Sars-CoV-2.
I tamponi fatti a tappeto a tutti i 150 dipendenti che lavorano nel locale di Briatore, disposti dall’Unità di crisi del Nord Sardegna, finora hanno rilevato 59 positivi. Questo, scrive oggi Repubblica, fa dello sfavillante Billionaire, dove un tavolo costa sui mille-duemila euro, il focolaio più preoccupante della Sardegna e dell’Italia intera:
Più preoccupante anche di quello che pare essersi acceso nel camping sul mare Villaggio Isoleddu, a mezz’ora di macchina da Porto Cervo.
«Noi le mascherine le abbiamo sempre messe», sibila il ragazzo dello staff, prima di imboccare il garage. «Noi sì, ma i clienti no: ballavano attorno ai tavoli, si abbracciavano, bevevano dallo stesso bicchiere, sudavano, toccava rincorrerli per ricordargli di metterla».
I clienti sono il punto centrale di questa storia. Quanti ne sono passati dal Billionaire nei primi dodici giorni di agosto, ossia nel periodo che l’indagine epidemiologica del dottor Marcello Acciaro identifica come quello cruciale dell’infezione? E quanti sono oggi rintracciabili?
L’indagine è partita il 12 di questo mese dopo che la Asl di Latina ha segnalato la positività di un ragazzo appena rientrato dalla Costa Smeralda.
Il virus pare essere di importazione, introdotto da un gruppo di una sessantina di giovani della “Roma bene” che di ritorno da viaggi a Ibiza e a Mykonos si è dato appuntamento alla discoteca Country Club di Porto Rotondo.
Qualcuno, nonostante accusasse già febbre e malori, ha continuato a festeggiare. Spostandosi di locale in locale, il gruppo ha contagiato il Billionaire, dove la movida è uno show che deve sempre andare avanti, perchè questo è il sogno che il patron offre a chi entra, purchè provvisto di portafogli sostanzioso.
Gli uffici di igiene pubblica della provincia di Sassari sono chiamati nei prossimi giorni a un lavoro improbo: contattare tutti coloro che sono stati al Billionaire dal primo al dodici agosto, per chiedere loro eventualmente di sottoporsi a tampone o a quarantena cautelativa.
La direzione del locale ha le liste delle prenotazioni dei tavoli, perchè le norme prevedono la registrazione con moduli prestampati, però si è scoperto che molti dei numeri di telefono lasciati risultano fasulli o di persone che non sono mai state in Sardegna. E non tutti i clienti sono compresi nel monitoraggio: oltre ai tavoli, infatti, durante le serate ci sono stati ingressi per il Club (i cosiddetti ingressi walk-in) sfuggiti alla registrazione.
Difficile, dunque, dare cifre precise, ma una stima si può fare: secondo la direzione, prima del pienone di Ferragosto la media era di 260 coperti nei due ristoranti interni, quindi parliamo di almeno 3.120 clienti da contattare a stretto giro. Persone che, rientrate dalle vacanze, possono essere ovunque. E ovunque possono aver portato il Covid.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
DICE CHE DA DOMENICA SAREBBE IN ATTESA DELL’ESITO DEL TAMPONE… QUALCOSA NON TORNA, VISTO CHE IN AEROPORTO IL RESPONSO LO DANNO ENTRO UN’ORA
“Ho solo una prostatite forte. Mi sento bene”. Così Flavio Briatore rassicura circa le sue condizioni di salute, sentito telefonicamente da Candida Morvillo per il Corriere della Sera dopo la notizia del ricovero presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.
L’imprenditore afferma di essere giunto in ospedale domenica 23 agosto. Le notizie delle scorse ore parlavano della sua positività al Covid-19 e di una polmonite seria, ma Briatore ci ha tenuto a chiarire di essere in attesa dei risultati del test:
“Intanto che ero qui, ho fatto il tampone e ancora non so se sono positivo […] Può darsi che lo sia, coi venti che ci sono in Sardegna…”
L’imprenditore sottolinea di sentirsi bene, di avere solo un’infiammazione alla prostata “e quasi nient’altro”.
Nel pomeriggio di ieri, 25 agosto, un comunicato della Billionaire life aveva parlato di “leggera febbre e sintomi di spossatezza” per Briatore, sottolineando comunque che le sue condizioni sono “stabili e buone”.
(da agenzie)
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