Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
DIPENDERA’ DAI RISULTATI DEGLI STUDI CONDOTTI NELE PROSSIME SETTIMANE
Mentre l’Ue è alla ricerca di un «partner affidabile» per la produzione industriale
europea, l’Ema continua a investigare sul meccanismo del vettore virale
In attesa del parere dell’Ema e dopo lo stop precauzionale dell’Fda del vaccino Johnson & Johnson per rari casi di eventi avversi di tipo trombolitico, la Commissione europea ha deciso di virare sui preparati Pfizer-BioNTech.
Per non rallentare la campagna di vaccinazione anti-Covid europea, infatti, l’Ue è riuscita a formalizzare un contratto che prevede «la consegna di 1,8 miliardi di dosi Pfizer nel periodo dal 2021 al 2023, e comporterà che non solo la produzione dei vaccini, ma anche di tutti i componenti essenziali, avrà sede nell’Ue», come spiegato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
50 milioni di dosi del farmaco verranno consegnate entro la fine di giugno, per poi venire ripartite tra i vari Stati membri. Di queste, 7 milioni arriveranno in Italia, andando a colmare i rallentamenti creati sia dal caos AstraZeneca, sia dal blocco temporaneo di J&J.
Quest’ultimo, qualora dovesse ricevere il nulla osta dall’Ema, verrebbe comunque indicato per la copertura vaccinale della popolazione over 60, come preannunciato dal sottosegretario Pier Paolo Sileri in mattinata.
L’Unione Europea, intanto, continua la ricerca di un «partner affidabile» per la messa in produzione industriale dei vaccini nei singoli Stati, anche per far fronte alla potenziale necessità di dosi per i richiami e per fronteggiare le possibili varianti del virus. In tal senso, Pfizer-BioNTech sembra essere il prediletto, anche se «tutte le opzioni restano aperte», come precisato ieri da Bruxelles.
Il rischio del blocco europeo dei vaccini anti-Covid a vettore virale
In parallelo, qualora gli scienziati dovessero individuare nel meccanismo del vettore virale (che regola il funzionamento sia di AstraZeneca, sia di J&J) il potenziale fattore scatenante dei rarissimi eventi di tipo trombolitico, il pericolo potrebbe essere quello che i due vaccini vengano banditi in toto dalla campagna vaccinale europea, così come peraltro già accaduto in Danimarca con il preparato AstraZeneca.
Di conseguenza, i preparati basati sul meccanismo dell’RNA messaggero, come Pfizer e Moderna, avrebbero la meglio. Tuttavia si attendono ancora i risultati «degli studi che verranno condotti nelle prossime settimane per avere definizione più precisa dell’incidenza dei casi tra vaccinati e non», fanno sapere dall’Ema.
(da Open)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
I CASI DI FORMIGONI E DEL TURCO, CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA PER AVER DIROTTATO FONDI PUBBLICI DELLA SANITA’ AI PRIVATI IN CAMBIO DI TANGENTI: IN PREMIO GLI RIDANNO PURE IL VITALIZIO
Avevamo scritto che alla Restaurazione in corso mancano solo le parrucche e i codini del Congresso di Vienna. Ma non avevamo previsto la restituzione dei vitalizi ai ladri di Stato. Invece è arrivata anche quella.
Dopo Formigoni, che su 5 anni e 10 mesi di condanna ha scontato 5 mesi e ora riavrà 7mila euro al mese direttamente dalle nostre tasche, anche Del Turco (3 anni e 11 mesi) sarà oggi riabilitato con 5.500 euro mensili: in fondo lui di mazzette ne ha incassate solo 850mila euro e non ha ancora versato i 700mila di risarcimento allo Stato (anziché pagare, incassa).
Seguiranno B., Previti, De Lorenzo, Di Donato e altra brava gente. Ma concentriamoci sugli sgovernatori.
Date un’occhiata allo stato comatoso della sanità (e delle vaccinazioni) in Lombardia e in Abruzzo: se cercate un perché, lo trovate nelle rispettive sentenze della Cassazione. L’uno e l’altro dirottavano i soldi delle nostre tasse destinati alla sanità pubblica nelle tasche dei ras delle cliniche private (Maugeri e San Raffaele il primo, Angelini il secondo), i quali poi ricambiavano con congrue percentuali, sempre a carico nostro. Intanto le due Regioni tagliavano i posti letto pubblici e l’Abruzzo s’imbarcava pure in una folle cartolarizzazione dei crediti sanitari farlocchi, ceduti a banche estere e ripagati con mutui capestro.
Sui giornali del Partito degli Impuniti si legge che Del Turco è innocente perché Angelini ha una condanna per truffa alla Regione (per ogni ricoverato stilava fino a 10 cartelle cliniche, con rimborsi regionali a piè di lista) e s’è visto confiscare il bottino delle sue truffe: 32 milioni.
Peccato che il Telepass della sua auto segnalasse 19 visite tangentizie in due anni a villa Del Turco: prendere mazzette è già grave, ma prenderle da chi sai che sta truffando la tua Regione è una doppia vergogna.
Idem per Formigoni, che – sentenza definitiva alla mano – elargì oltre 200 milioni di fondi regionali al San Raffaele e alla Maugeri per 6 milioni di tangenti
Fate voi il calcolo su quei 32 milioni in Abruzzo più 200 in Lombardia: quanti posti letto e respiratori avrebbero potuto acquistare le due Regioni prima della pandemia se fossero state governate da gente onesta?
Nel 2015 una norma voluta da Piero Grasso ci aveva risparmiato, se non il danno, almeno la beffa di vedere questa gente mantenuta a vita dallo Stato. L’avevano votata tutti: Pd, Sel, FdI e Lega; il M5S no perché la riteneva troppo blanda.
Ora il Senato la aggira senza neppure cambiarla, per mano dei leghisti Pillon e Riccardi e del forzista Caliendo, nel silenzio di tutti fuorché dei 5Stelle.
Che poi qualcuno si domanda perché, con tutte le cazzate che fanno, non muoiono mai: perché gli altri sono così.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
CONTINUA LA LOTTA TRA SOVRANISTI
“Mi sono dimesso dal Copasir. Ma non ero io quello che si sarebbe dovuto
dimettere”. Sta tutto in questo tweet di Elio Vito, parlamentare azzurro e membro fra i più attivi del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il senso del cortocircuito istituzionale che si è venuto a creare nelle ultime settimane sulla vicenda della presidenza dell’organismo di vigilanza sui servizi segreti (leggi l’articolo).
Perché, inutile girarci intono, di questo si tratta: della tenuta delle istituzioni e delle regole basilari della democrazia, non è una questione di poltrone – come è stata definita dal leader del partito che paradossalmente quella “poltrona” non la vuole mollare, cioè la Lega – ma di rispetto della norma, nella fattispecie la legge 124 del 2007, che regola e disciplina le relazioni tra il governo, il Parlamento e l’intelligence.
E che indica esplicitamente che la presidenza deve spettare all’opposizione. Il riferimento di Vito è chiaro: a dimettersi ieri avrebbe dovuto essere il presidente leghista Raffaele Volpi (nella foto), esponente di una forza ora in maggioranza con il governo Draghi.
Invece a rimettere il mandato sono stati appunto l’esponente di FI e Adolfo Urso – le cui dimissioni hanno seguito a stretto giro quelle del collega – membro del comitato in quota FdI, unica forza all’opposizione dotata di un proprio gruppo parlamentare a cui la presidenza spetta di diritto.
“Non è più tollerabile, in un organo così importante ed in un momento così delicato, il perdurare di una situazione non corrispondente alla legge”, ha spiegato Vito nella lettera indirizzata al presidente della Camera Roberto Fico, investito la scorsa settimana della questione insieme alla sua omologa al Senato Elisabetta Casellati. Le due cariche istituzionali hanno però preferito demandare la soluzione alle forze politiche, come evidenziato anche nella missiva che il senatore del partito di Giorgia Meloni ha inviato alla presidente di Palazzo Madama: “Preso atto che il suo invito ad una soluzione politica non ha finora avuto risposta da parte dei gruppi di maggioranza e della successiva richiesta del presidente del Copasir affinché tutti i componenti il comitato rassegnino le proprie dimissioni, le manifesto la mia intenzione a rendere disponibile il mandato con gli altri membri che avranno analogo atteggiamento se lei ritiene che ciò possa servire a dirimere la questione”.
Un vero e proprio caso, istituzionale oltre che politico, tanto che nei giorni scorsi la leader dell’opposizione ha invocato l’intervento del Colle.
Anche perché la via politica è stata già percorsa con esiti fallimentari: Meloni ha invitato al beau geste l’alleato Matteo Salvini, anche attraverso una lettera aperta, ma in tutta risposta martedì, proprio alla vigilia dell’audizione al Copasir del sottosegretario con delega ai servizi segreti Franco Gabrielli che si è svolta ieri dopo settimane di paralisi, il leader del Carroccio ha abbozzato un “Azzeriamo tutto. Si dimettano tutti i componenti, allo stesso giorno e alla stessa ora. Noi siamo pronti a rassegnare insieme le dimissioni, anche domani”.
Peccato che alle parole non siano però seguiti i fatti e a dimettersi siano stati i due esponenti di FI e FdI ma non il leghista Volpi e in ogni caso, come ben evidenziato dallo stesso Vito, per uscire dall’impasse non sarebbe stato necessario arrivare alle dimissioni dell’intero comitato e alla sua ricomposizione ex novo, sarebbe bastato un passo indietro dell’attuale presidente, visto che gli altri membri, compresi quelli del Pd, erano pronti a votare senza problemi Urso alla presidenza.
(da La Notizia)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
VUOLE ANCHE UN NUOVO SIMBOLO
Giuseppe Conte ha chiesto a Beppe Grillo di azzerare il Movimento 5 Stelle. L’Avvocato del Popolo, racconta oggi il Corriere della Sera, vorrebbe ripartire da zero: nuovo statuto, nuovo simbolo e lasciare l’attuale M5s come una bad company temporanea — svuotata — che lo accompagni verso le prossime Politiche.
Il quotidiano spiega che si tratta di uno strappo dal brand originario su cui il garante sta riflettendo. Una mossa, però, che potrebbe trovare qualche ostacolo.
I parlamentari sono restii a muoversi senza garanzie. E su tutta la vicenda aleggia lo spettro delle scarse risorse economiche in cui versano le casse pentastellate. Dopo l’avvio del governo Draghi e la spaccatura all’interno del M5S, l’ex premier Giuseppe Conte è stato scelto da Beppe Grillo come prossimo leader dei Cinque Stelle. Per diventare leader ufficiale, Conte dovrebbe passare dal voto su Rousseau.
Ma nel frattempo, per ragioni economiche, è scontro tra la piattaforma e il M5S. E c’è anche una guerra interna. In Sardegna, infatti, è in corso una causa contro l’espulsione della consigliera regionale Carla Cuccu.
Il tribunale ha trasmesso alla procura il decreto di nomina del curatore speciale (in quanto Vito Crimi non è stato riconosciuto rappresentante legale): ciò permette al pm di adottare tutti i provvedimenti necessari per «la costituzione della normale rappresentanza».
In pratica, la procura chiederà a Grillo di far svolgere la votazione per eleggere il comitato direttivo, previsto dallo statuto M5S. I Cinque Stelle ritengono che già nel giro di pochi giorni ci possano essere passi formali.
A quel punto si dovrà attendere la risposta di Rousseau, «fermo» a causa delle difficoltà economiche. Non è escluso che Davide Casaleggio chieda di poter avere un saldo prima di effettuare la consultazione. Una eventuale votazione aprirebbe comunque una nuova fase, dominata dall’incertezza: toccherebbe ai nuovi vertici ratificare la svolta di Conte.
E Casaleggio scrive ai deputati
Intanto, racconta l’AdnKronos, l’Associazione di Casaleggio scrive ai singoli parlamentari ‘morosi’ chiedendo il saldo delle quote arretrate. La mail è arrivata martedì agli eletti pentastellati che risultano indietro con i versamenti, ma a riceverla sono stati anche deputati e senatori che hanno abbandonato il Movimento o che sono stati espulsi.
E molti di loro non nascondono la scarsa voglia di mettere mano al portafogli per ‘onorare’ il debito. “Ciao, ci risulta che non hai ancora versato il contributo per il mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari. Ti preghiamo di effettuare il relativo versamento il prima possibile”, si legge nella mail, dove viene quantificato l’importo da corrispondere (in alcuni casi la cifra supera i 3mila euro). “Rousseau non è aggiornato sulla situazione politica. Non la pagavo prima, convinto della sua inutilità, figuriamoci adesso”, commenta con l’Adnkronos il senatore Emanuele Dessì, ex M5S.
“Casaleggio – dice un altro ex, il pentastellato Giorgio Trizzino – deve aggiornare al più presto gli elenchi degli iscritti a Rousseau. Avrà l’amara sorpresa di non trovare più molti di coloro su cui il Movimento aveva puntato per il proprio rilancio. Una occasione persa che mi auguro serva come lezione per il futuro”.
“Ho provato anche io il ‘brivido del moroso’”, scherza il senatore Sergio Vaccaro, che aggiunge: “Pur essendo in ritardo di soli due giorni anche a me è arrivata la mail. Ho provveduto subito a onorare l’impegno nei confronti del nostro fornitore di servizi…”. “Siamo in una fase di riassetto – osserva la deputata Francesca Troiano, tra i destinatari della mail – quindi attendo che ci sia la riorganizzazione targata Giuseppe Conte. Quanto mi ha chiesto Rousseau? Credo sia opportuno che le problematiche interne vengano risolte all’interno”.
(da “La Notizia”)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
COLONNELLI, DIRIGENTI E FORESTALI A TAVOLA, ECCO CHI C’ERA
Il pranzo al ristorante dei politici in Sardegna nonostante i divieti si arricchisce oggi
di particolari molto interessanti. Mercoledì 7 aprile infatti colonnelli, dirigenti, politici e forestali sono stati beccati a tavola nelle Nuove Terme di Sardara (Medio Campidano). O meglio: erano in 40 e per ora sono usciti soltanto 19 nomi. Ma sono i dettagli a interessare. Il primo è che in molti, quando sono arrivate le forze dell’ordine, sono scappati dalla finestra.
Il Fatto Quotidiano oggi riporta i nomi dei primi 19.
Si tratta del comandante del 151° reggimento fanteria Sassari, Marco Granari; il comandante del Corpo forestale regionale, Antonio Fasula; il dg dell’Agenzia Forestale Regionale (Forestas), Giuliano Patteri; il dg dell’assessorato regionale all’industria, Alessandro Naitana; il coordinatore provinciale dell’Udc, Andrea Floris; il sardista Bastianino Spanu.
E ancora: i vertici dell ’Azienda ospedaliera universitaria di Cagliari, l’ex presidente dell’Agenzia regionale (Laore), Antonio Monni, una decina tra dirigenti regionali, sanitari e amministratori locali.
I commensali però erano una quarantina. Quasi metà è riuscita a scappare, chi calandosi dalla finestra del bagno, chi uscendo dalle cucine, chi infilandosi in auto e sgommando via.
Uno spettacolo tragicomico, che ha spinto la Procura di Cagliari ad aprire un fascicolo, per ora senza ipotesi di reato. Casula, massimo dirigente del Corpo Forestale della Sardegna, ha detto la sua. “Io non sono uno di quelli che sono scappati, ero a Sardara e mi sono qualificato, dando l’autocertificazione alla Finanza. Ero lì per lavoro”. Una spiegazione smentita dal Comune di Sardara, proprietario delle terme.
Aveva già ammesso di essere presente anche l’ex assessore regionale agli Enti locali ed ex presidente dell ’Anci Sardegna, Cristiano Erriu.
Intervistato da la Nuova Sardegna, ha chiesto scusa, ma si è rifiutato di rivelare i nomi dei partecipanti. Il sospetto, riporta il Fatto, è che il banchetto servisse per spartirsi le poltrone.
Le opposizioni – che da due giorni occupano l’aula – chiedono a Solinas di riferire sui fatti di Sardara. Ma si è rifiutato. “Il presidente non deve e non può riferire alcunché: ci sono indagini in corso”, ha spiegato ieri la vicepresidente Alessandra Zedda (FI). “Siamo ancora senza legge finanziaria, le imprese non hanno i ristori, le crisi industriali sono sempre più preoccupanti e profonde. Eppure voi ci parlate di una legge che si propone di aumentare i posti negli uffici di gabinetto, con sei milioni da prendere dalle casse pubbliche – ha tuonato il Pd Piero Comandini –. Utilizziamo questi soldi per aprire punti vaccinali nelle zone più interne della Sardegna”. “Giunta e Regione sono già dotate di consulenti e posizioni fiduciarie – gli fa eco Eugenio Lai (Leu) – il problema non è nominare altri consulenti, ma scegliere persone competenti nel sottogoverno”.
Anche la consigliera regionale del M5s in Sardegna Desirè Manca, appreso dell’indagine condotta dalle Fiamme Gialle, ha presentato un’interrogazione urgente in Consiglio. Desirè Manca chiede al presidente Solinas “se sia a conoscenza della ragione del pranzo, i nomi dei partecipanti, e se non ritenga utile manifestare una netta presa di distanza stigmatizzando e ove possibile sanzionando le violazioni”. La Lega, partito di maggioranza, prende le distanze: “In una situazione delicata come quella che attualmente viviamo, con l’isola che si accinge ad essere relegata in zona rossa per due settimane, riteniamo quanto mai sconveniente che a infrangere le regole sia proprio chi dovrebbe dare il buon esempio”, afferma il capogruppo Dario Giagoni.
(da La Notizia)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
MA LA GENTE NON E’ FESSA E FIOCCANO LE DISDETTE: PFIZER E’ 33 VOLTE PIU’ SICURO DI ASTRAZENICA
La vicenda del vaccino AstraZeneca – a cui non giova aver furbescamente cambiato il nome in Vaxzevria – sta assumendo i toni di una farsa.
Prima era consigliato solo per chi era in perfetta salute; poi invece si scoprirono le prime magagne e l’età che era solo under 55 all’inizio divenne improvvisamente over 55.
Infine, i recenti esiti fatali, hanno riproposto il limite over 60, come del resto si sta andando anche per l’altro vaccino, il Johnson & Johnson.
Ieri la Danimarca lo ha sospeso definitivamente mentre cominciano a girare i dati: Astrazeneca ha eventi avversi pari a 6.5 casi su milione, Pfizer 0.2 casi sul milione. Con un po’ di aritmetica elementare si vede che Pfizer è più sicuro 33 volte di Astrazeneca. E quindi non è vero che “tutti i vaccini sono uguali” e che “uno vale uno” in senso pentastellato.
Il fatto che AZ – e in futuro J&J – lo diano solo agli over 60 fa pensare che lo stato ottenga così due piccioni con una fava: vaccina e in più paga meno pensioni. Esageriamo certo, ma non siamo molto lontani dalla realtà pratica.
Premesso a scanso di equivoci che la principale arma che abbiamo contro il virus è la vaccinazione di massa dobbiamo anche aggiungere “in sicurezza”, altrimenti uno stato che sacrifica il singolo diventa uno stato criminale.
È chiaro che la strategia più funzionale per un politico è considerare la statistica e quindi dire che “tutto va bene madama la marchesa”, dove la “marchesa” sarebbe il popolo bue. Il politico ha l’obiettivo di vaccinare il massimo numero di persone possibili senza tenere conto degli esiti infausti. Dal punto di vista delle persone la prospettiva è rovesciata. Alla gente non frega niente della statistica e della vaccinazione di massa e ha come obiettivo non rimanerci secca.
Di ieri è la notizia che dal prossimo anno l’Ue, e quindi Draghi, cambierà strategia vaccinale puntando tutto su quelli ad rna messaggero che non hanno dato problemi, e cioè Pfizer e Moderna.
Quindi niente più vaccini pericolosi come AstraZeneca e J&J. Ma che messaggio arriva alla gente? Che lo Stato cerca di rifilare agli ultra 60enni i vaccini che hanno problemi e che dal prossimo anno non li compra più. Ma la gente non è fessa e le disdette fioccano più che la neve al polo nord.
Se AstraZeneca e Johnson hanno problemi devono essere bloccati da subito e non rifilati ai più deboli. Uno Stato degno della maiuscola dovrebbe avere gli attributi per ammettere l’errore e dispensare solo i vaccini più sicuri.
(da “La Notizia)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
“POTREMMO INIZIARE DA QUELLI CHE FANNO SEMPRE POLEMICHE”
“Io invito i colleghi, soprattutto quelli che hanno fatto polemiche, a farci tutti
insieme un test antidroga. In un’ottica costruttiva, così daremo un bel messaggio: siamo tutti coesi nella lotta alla droga”.
Così la ministra per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone, ospite di Un giorno da Pecora su Radio Rai, ha risposto alle critiche sulle sue posizioni antiproibizioniste.
Poi la ministra ha parlato anche della sua passione per la musica metal. Ospite di Giorgio Lauro e Geppi Cucciari a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, oggi la titolare del ministero per le Politiche Giovanili, tra i molti temi toccati, ha parlato anche delle sue preferenze musicali, tutte rivolte verso il rock piùduro. “Sono appassionata di musica metal, sono una ‘metallara’, ho anche il ‘chiodo’ di pelle”, ha spiegato Dadone a Un Giorno da Pecora.
Oltre alla giacca di pelle si veste anche da rocker? “Diciamo che mi sono vestita con delle t-shirt particolari o coi pantaloni un po’ larghi e le catenine fino ai 25 anni. Ora continuo a coltivare la mia passione per la musica ma l’abbigliamento, com’+ ovvio, è iverso”.
Tra i suoi gruppi preferiti ci sono gli svedese In Flames, che sono davvero estremi. “Io ci sento della melodia di fondo, una melodia che solo le band svedesi hanno. Sembra strano ma questa musica mi da’ una sensazione di quiete”.
Le piacciono anche band italiane? “Qualcosina si: ad esempio i Lacuna Coil oppure un gruppo più vecchio come i Linea 77”. E ama anche qualche cantautore? “I classici come Battisti sì, molto”.
Lei è molto attiva e seguita sui social. C’è qualcuno che l’ha corteggiata su questi media? “Mi è arrivato qualche messaggio dopo la pubblicazione di una mia foto coi piedi sulla scrivania, c’e’ qualcuno che evidentemente ha una grande passione per i piedi femminili”.
E con questi followers come si comporta? “Li blocco, ma sono decisamente pochi”. Ha ricevuto anche qualche proposta di matrimonio? “Quando ho svelato di essere un amante della musica metal sì, molte, una trentina direi”. Cosa le avevano scritto? “Sei la donna della mia vita, vuoi sposarmi?”.
(da La Notizia)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
TASSO DI SEGNALAZIONE E’ DI 510 OGNI 100.000 DOSI
Sono state 46.237 le segnalazioni di reazioni avverse, su un totale di 9.068.349 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 510 ogni 100 mila dosi), registrate nella Rete nazionale di farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 marzo 2021 per i tre vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso”.
Lo riporta il terzo rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 dell’Aifa.
Gli eventi segnalati insorgono prevalentemente “lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (87% dei casi)”, precisa l’Agenzia italiana del farmaco. Per tutti i vaccini gli eventi avversi più segnalati sono “febbre, cefalea, dolori muscolari o articolari, dolore in sede di iniezione, brividi e nausea, in linea con le informazioni note sui vaccini finora utilizzati in Italia”, aggiungono gli esperti. Delle 46.237 reazioni avverse “il 92,7% sono riferite a eventi non gravi, che si risolvono completamente. Ovvero dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari”.
Le segnalazioni gravi corrispondono “al 7,1% del totale, con un tasso di 36 eventi gravi ogni 100 mila dosi somministrate, indipendentemente dal tipo di vaccino, dalla dose (prima o seconda) e dal possibile ruolo causale della vaccinazione”.
“La maggior parte delle segnalazioni sono relative al vaccino Comirnaty (81%), finora il più utilizzato nella campagna vaccinale (68% delle dosi somministrate). C’è un aumento delle segnalazioni per il vaccino Vaxzevria (17%) – sottolinea il report dell’Aifa – a seguito dell’incremento dell’uso di questo vaccino (27% delle dosi somministrate). Le segnalazioni relative al vaccino Moderna rappresentano invece il 2% del totale e sono proporzionali al numero più limitato di dosi somministrate (5%)”.
I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 marzo 2021. Si parla dei tre vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso.
“Nel periodo considerato- prosegue il Rapporto- sono pervenute 46.237 segnalazioni su un totale di 9.068.349 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 510 ogni 100.000 dosi). Di queste il 92,7% sono riferite a eventi non gravi, che si risolvono completamente, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari”.
Per tutti i vaccini gli eventi avversi più segnalati sono febbre, cefalea, dolori muscolari/articolari, dolore in sede di iniezione, brividi e nausea. In linea con le informazioni note sui vaccini finora utilizzati in Italia.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
QUALCUNO IN REGIONE SI GUARDI ALLO SPECCHIO E SI DIMETTA PER MANIFESTA DISUMANITA’
Roberto Monaco, emozionato, ci ha provato alle ore 0,1 del 9 aprile, data
annunciata dai vertici della Regione Lombardia per l’iscrizione alle vaccinazioni anticovid dei disabili lombardi.
«Mi dava errore, ma ho pensato che magari l’avvio fosse alle 7. Vedevo la luce ed ero impaziente. Ho puntato la sveglia, invece niente, il messaggio era sempre “hai sbagliato i dati o non sei previsto tra le categorie”».
Roberto, disabile al 100 % da 40 anni per una sclerosi multipla, confessa di avere avuto un momento di sconforto. E non è uno che molla: lavora, vive da solo, guida. Controlla la sua malattia con il nuoto ed è stato il primo in assoluto a immergersi nella piscina di Alzano Lombardo, non proprio un luogo qualsiasi, appena l’hanno riaperta per la riabilitazione.
Ma da venerdì, lui come migliaia di altri disabili, non riesce ad accedere alla piattaforma vaccinale perché, come ammesso dall’assessora al welfare Letizia Moratti, la piattaforma di Poste che ha sostituito Aria è collegata all’Inps, che ha digitalizzato i dati di questa categoria solo dal 2010 in poi, 284.000 in tutto. Per quelli più “anziani”, al momento, come Roberto e migliaia di altri è il solito terno al lotto.
Al numero verde che ha subito chiamato il 9 gli hanno preso i dati dicendogli che gli avrebbero mandato poi una mail. Non pervenuta.
Poi Roberto ha scritto al vax manager di Regione Lombardia che ha risposto di rivolgersi la settimana dopo, cioè questa, al medico di base che avrebbe avuto le credenziali per il database per inserire i suoi dati nella piattaforma.
«Il mio medico invece non ha ricevuto nessuna credenziale- dice Roberto – dipende dalle Ats, tra i miei amici nelle mie condizioni c’è chi è riuscito a iscriversi e chi no». Intanto è spuntato un altro numero verde che ha chiamato ieri e gli hanno richiesto gli stessi dati del primo call center, promettendo di ricontattarlo come l’altro.
«Mi veniva quasi da ridere». «Ho la legge 104 comma 3, ho la tessera sanitaria con tutti i miei dati. Possibile che non ci sia un sistema automatico?».
Da gennaio non può vedere la fidanzata, anche lei disabile, che abita a Venezia. Per lui il vaccino previsto in quanto fragile è Pfizer. Ma ne farebbe uno qualsiasi.
Paola Rizzi
(da Metro)
Ps L’odissea si è conclusa stamattina, la prenotazione si è finalmente sbloccata, la sua vaccinazione sarà il 6 maggio, altri 20 giorni di attesa. Al caro amico Roberto tanta solidarietà e un abbraccio grande
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