Destra di Popolo.net

COSA C’ENTRA LA VITA PRIVATA DELLA RAGAZZA CHE ACCUSA IL FIGLIO DI GRILLO CON LO STUPRO?

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

GRILLO CHIEDE UNA PERIZIA SULLO STILE DI VITA DELLA GIOVANE: LECITO DIFENDERSI MA PERCHE’ TENTARE DI COLPEVOLIZZARE LA VITTIMA?…. E PERCHE’ ALLORA NON INDAGARE SULLO STILE DI VITA DEGLI ACCUSATI?

Difendersi è lecito, ma non colpevolizzando e gettando fango sulla vittima.
Beppe Grillo, dopo lo scandaloso video pubblicato su Facebook la scorsa settimana per difendere il figlio dai processi mediatici (in realtà avviati da lui proprio con quel filmato social) prosegue la sua offensiva.
E lo fa cercando di mettere in cattiva luce la giovane che accusa suo figlio Ciro e i suoi amici di stupro di gruppo.
Per farlo, ha deciso di dare mandato di “investigazione” a Marco Salvi, noto esperto già famoso per essersi occupato di alcuni dei casi più eclatanti di cronaca italiana.
L’outsider Salvi, infatti, si è occupato di Donato Bilancia – condannato a 13 ergastoli per 17 omicidi compiuti tra il 1997 e il 1998 – e dell’omicidio di Carlo Giuliani, morto durante gli scontri del G8 di Genova nel 2001.
A lui Beppe Grillo – come riporta il quotidiano La Repubblica – ha dato mandato di analizzare video e foto di quella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2019 e di quelle ore trascorse dalla giovane nell’abitazione del comico genovese e garante del Movimento 5 Stelle insieme a Ciro Grillo e ai suoi tre amici. La ragazza, 19 anni all’epoca dei fatti, ha raccontato di aver subito violenza sessuale da tutti i giovani.
L’obiettivo di questa perizia è dimostrare la tesi difensiva tenuta dai ragazzi, fin dai primi interrogatori avvenuti nell’estate del 2019.
La versione dell’accusa è molto diversa da quella della difesa: la giovane ha raccontata di esser stata violentata sessualmente da tutti i ragazzi presenti in quella casa. E se Ciro Grillo non ha voluto rilasciare commenti, gli altri accusati hanno deciso di rompere questa cortina di fumo.
Il primo a parlare è stato Vittorio Lauria che ha rilasciato una dichiarazione a Non è L’Arena in cui ha dato la sua versione dei fatti: la giovane ha bevuto vodka a mo’ di sfida e poi ha avuto rapporti sessuali consenzienti con tutti.
Oggi, il Fatto Quotidiano ha riportato la testimonianza di Francesco Corsaglia, uno dei tre amici di Ciro Grillo accusati: “Ho avuto un rapporto consenziente con S.J., eravamo solo io e lei, poi mi sono addormentato. Di ciò che è successo dopo io non so niente”.
La difesa, dunque, è completamente spaccata. I racconti di due dei tre accusati hanno fornito una ricostruzione differente.
Forse la caccia alla colpevolizzazione della vittima dovrebbe essere placata davanti a queste evidenze.
(da “NextQuotidiano”)

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LA FIACCOLATA DI GIORGIA MELONI A MONTECITORIO ERA CONTRO ORBAN CHE CHIUDE I RISTORANTI ALLE 21,30?

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

SOVRANISTI PAGLIACCI: L’AMICO ORBAN HA FISSATO PALETTI PIU’ RIGIDI DEL “COMUNISTA” SPERANZA

A Giorgia Meloni non far sapere che le restrizioni del suo amico Orban sono molto più nere.
Lunedì sera, nella piazza antistante a Palazzo Chigi, un piccolo gruppetto di parlamentari di FDI si è riunito per protestare contro il coprifuoco. A guidare la mozione – che oggi sarà presentata nell’ordine del giorno dei lavori parlamentari – è stata proprio la leader di Fratelli d’Italia.
Candele in mano, striscione, diretta Facebook e attesa per l’immancabile collegamento con Quarta Repubblica, su Rete 4.
La fiaccolata Fratelli d’Italia non ha riscosso un grande successo e, soprattutto, fa emergere il classico doppio volto di chi esalta altri modelli (rigorosamente sovranisti) non conoscendone le dinamiche per criticare e ideologizzare la situazione italiana.
“La nostra è una manifestazione simbolica. Il coprifuoco è una misura irragionevole che devasta la nostra economia e incide sulla libertà dei cittadini. Non è più tollerabile continuare a limitare la libertà delle persone con atti del governo”, ha tuonato Giorgia Meloni in piazza prima di seguire gli altri parlamentari, posando con una candela in mano in favore di telecamera.
Insomma, il coprifuoco è una misura irragionevole, secondo la deputata che ha guidato la fiaccolata Fratelli d’Italia davanti al Palazzo della Presidenza del Consiglio. E da giorni va ripetendo anche il suo no al pass vaccinale per poter viaggiare, ma anche per accedere ad alcuni luoghi pubblici (come accade in altri Paesi).
Insomma, misure da regime, come ha sempre sottolineato Giorgia Meloni parlando prima di Giuseppe Conte e ora di Mario Draghi. E l’obiettivo delle critiche è il “rosso” Speranza. Ed è qui che si incappa nell’incoerenza.
E allora l’Ungheria?
Perché il sovranista Orban, grande punto di riferimento della destra italiana, ha addirittura imposto limitazioni ancor più restrittive per contenere il virus.
Dopo mesi di chiusure (perché anche lì si è deciso di chiudere per evitare il tracollo sanitario), ora il premier ungherese ha dato i primi impulsi a una parvenza di ripresa. Ma come? Da questa settimana il coprifuoco alle 22.00 (sì, c’era anche in Ungheria) è stato posticipato alle 23, ma i locali di ristorazione (bar, pub e ristoranti) dovranno chiudere le proprie serrande e far uscire i clienti alle 21.30. Mezz’ora prima rispetto agli italiani.
E c’è di più: le riaperture – anche lì graduali – di molte attività sono condizionate dal vaccino.
Palestre, piscine, teatri, cinema, terme, musei, parchi divertimento, biblioteche, eventi sportivi e alberghi apriranno le porte solamente a chi si è immunizzato. E per farlo dovrà essere in possesso del documento di immunità. Insomma, il pass vaccinale criticato da Giorgia Meloni il mese scorso.
“Non siamo d’accordo sul passaporto vaccinale, siamo contrari a obblighi diretti e indiretti. Siamo contrari anche perché si tratta di dati estremamente delicati. Inoltre, noi abbiamo bisogno che le persone si possano muovere, che il turismo possa ripartire. I giovani saranno gli ultimi ad essere vaccinati e aspettare il passaporto vaccinale non è intelligente”. Un duro attacco all’Europa e a Speranza.
Ma forse anche a Orban, a sua insaputa.
(da”NextQuotidiano”)

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FONDAZIONE KESSLER: “CON LE RIAPERTURE MORTI STABILI FINO A LUGLIO”

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

“SE SI FOSSE ASPETTATO ANCORA UN MESE LE VITTIME SAREBBERO LA META'”

Che cosa può succedere di qui al 15 luglio con le prime riaperture di ieri è contenuto in un modello statistico elaborato da Stefano Merler, il matematico-epidemiologo della Fondazione Bruno Kessler che fa i conti per l’Istituto superiore di Sanità e il ministero della Salute da febbraio 2020 (e li ha azzeccati tutti).
Lo studio mai reso pubblico dal governo, ma che il Corriere ha potuto analizzare nei dettagli, è stato presentato il 16 aprile al Cts ed è stato determinante — dicono da Palazzo Chigi — per frenare le riaperture considerate troppo rischiose chieste dal leader della Lega Matteo Salvini.
L’ultimo Rt rilevato sui casi sintomatici, riferito al periodo tra il 31 marzo e il 13 aprile, è di 0,81. È la base di partenza. Nelle proiezioni ci sono solo calcoli, nulla viene detto su cosa riaprire e cosa no.
Scelte che spettano al governo guidato da Mario Draghi. Sul tavolo ci sono delle ipotesi.
Se l’Rt ricresce a 1, cosa più che probabile a seguito delle riaperture, di qui al 15 luglio — secondo le previsioni di Merler — dovremmo continuare a fare i conti con 200/300 morti circa al giorno.
Se sale a 1,1 il rischio è di un aumento costante dei decessi fino ad arrivare a metà luglio a 600 al giorno (300 al 24 giugno).
A 1,25 il disastro: fino a 1.200/1.300 vittime al giorno. Ovviamente tutto ciò vale senza misure di restrizioni aggiuntive. Per semplificare in uno scenario di «liberi tutti».
Altra simulazione illustrata da Merler. Se il riavvio fosse stato rimandato al 12 maggio i decessi giornalieri avrebbero potuto essere la metà: 100.
Il motivo? Ritardare di due settimane la ripartenza avrebbe voluto dire aprire con un numero di casi giornalieri decisamente inferiore a quello attuale. È la cosiddetta incidenza, che trascina con sé inevitabilmente una percentuale di morti.
L’ultimo report del Cts, aggiornato al 18 aprile, conta 157 casi a settimana ogni 100 mila abitanti. Perché l’epidemia sia sotto controllo bisogna arrivare a 50.
Senza riaperture, che incidono sull’innalzamento della curva di infezioni, tra 15 giorni avremmo potuto scendere un bel po’.
In questo caso, sempre con un Rt a 1, cioè con un infetto che ne contagia un altro, avremmo avuto un numero di partenza di contagi più basso. Con l’ovvia conseguenza di un minor numero di morti in prospettiva. Sempre al 15 luglio, con un Rt all’1,1, sarebbero stati 200. Mentre con un Rt a 1,25 sarebbero stati comunque diverse centinaia.
Adesso c’è un po’ di margine. Ma è minimo. Non possiamo fare crescere l’Rt sopra l’1 e partiamo già da 0,81. Dunque, il tesoretto che abbiamo, secondo l’analisi di Merler, è di 0,2. E un po’ ce lo siamo già giocati, come mostrano le slide mostrate al Cts, con il riavvio della scuola in presenza.
Certo proprio sulla scorta dei calcoli di Merler, l’alternativa — che non sarebbe dispiaciuta ad alcuni esponenti del Cts — avrebbe potuto essere quella di riaprire a maggio con un’incidenza più bassa.
Il timore è che essendo elevata, la curva dei contagi possa ricrescere in fretta, costringendo a nuove chiusure. Ma qui sono entrate in campo le scelte politiche. Il «rischio calcolato» invocato da Mario Draghi.
I conti di Merler tengono conto dell’abbassamento della letalità del virus indotto dalle vaccinazioni. Grazie ai vaccini il Covid sta già uccidendo meno e a un certo punto diventerà paragonabile all’influenza stagionale, passando cioè dagli undici decessi su mille infetti, a uno. Una prima data ipotizzata dall’Ispi in questo senso è stata il 25 giugno. Ma tutto è legato al ritmo con cui procede la campagna vaccinale e, soprattutto, a chi viene immunizzato: vanno protetti prima i fragili. Palazzo Chigi, con il generale Francesco Figliuolo, conta di accelerare ancora sulle vaccinazioni, arrivando a proteggere al 25 maggio l’80% dei fragili. E le riaperture saranno graduali. Al di là dei conti, la consapevolezza del Cts è che adesso molto dipenderà dai comportamenti individuali. Altrimenti non resterà che richiudere….
(da agenzie)

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PRIMO GIORNO DI RIAPERTURE E L’ITALIA VA SUBITO IN TILT SU TRACCIAMENTO E TRASPORTI

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

NELLE GRANDI CITTA’ ASSEMBRAMENTI SUI MEZZI PUBBLICI, UN COPIONE GIA’ VISTO

Da nord a sud tutta l’Italia, eccezion fatta per la Sardegna, è alle prese con le – seppur parziali – riaperture. Le criticità erano sul tavolo oramai da settimane, ma ieri tutti i nodi sono venuti al pettine.
“Dal tracciamento ai trasporti è cambiato ben poco dall’inizio dell’anno”. È questo l’allarme lanciato dalla dirigente scolastica del liceo scientifico Bottoni di Milano, Giovanna Mezzatesta.
QUI MILANO.
In questa scuola della zona ovest della città, questa mattina sono tornati in classe in presenza il 15 per cento in più degli studenti. Una percentuale che rispecchia quella cittadina stimata dall’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Marco Granelli: “Siamo a 80mila studenti delle scuole superiori che si muovono sui mezzi, cresceranno, ma già eravamo al 50 per cento dunque questa settimana abbiamo fatto un salto graduale dal 50 al 70 per cento”.
Un cambiamento che ha portato al blocco dei tornelli su alcune linee della metropolitana e a disagi su molte linee di bus e tram nonostante “l’aumento del 10 per cento circa dei mezzi – precisa l’assessore – e l’utilizzo di tutti i treni della metro a disposizione”. Il problema di fondo però rimane. “Penso che la città sia preparata”, sostiene Beppe Sala. Il sindaco ha illustrato quanto fatto da Palazzo Marino per gestire la ripartenza: “Stiamo aumentando al massimo possibile il servizio di trasporto pubblico, stiamo vigilando con massimo impegno – spiega il sindaco -. Dopodiché io penso che serva una grande tolleranza da parte di tutti”.
QUI ROMA.
Non se la passa bene neanche la Capitale. Se è vero che tutte le strade portano a Roma, lo è altrettanto che nel giorno della ripartenza in presenza per il 70 per cento degli studenti delle superiori la metro ed i mezzi pubblici della capitale erano decisamente affollati. è proprio la percentuale di studenti in movimento a rendere ancora più complessa la gestione del trasporto pubblico locale. Tra le 8 e le 9 del mattino, nell’ora di punta, soprattutto tra le stazioni di cambio dei treni regionali e metropolitana – da Termini a Piazzale Flaminio – gli assembramenti sono evidenti e il distanziamento impossibile.
Colpo di scena, invece, a Napoli: stazioni semivuote, treni che viaggiano anche al di sotto del 50 per cento della capienza, che è limite massimo fissato a causa della pandemia, e autobus in leggera difficoltà, ma solo in alcuni momenti della giornata. Più a sud, nella città partenopea con il ritorno in zona gialla e soprattutto con la ripartenza in presenza delle scuole superiori si temevano assembramenti sui mezzi pubblici.
QUI NAPOLI
Invece sembra che i napoletani si fidino sempre meno del trasporto pubblico e chi può, preferisce muoversi in macchina, con conseguenti ripercussioni sul traffico cittadino. Le riaperture a singhiozzo delle attività, gli ingressi a scuola in orari differenziati, con la didattica in presenza ancora al 50 per cento in molte scuole della Campania e del capoluogo vista anche l’ordinanza del governatore Vincenzo De Luca che ha imposto un limite dove non risulti possibile il distanziamento, e il ricorso al lavoro da casa, sicuramente hanno contribuito ad alleggerire il peso sul trasporto pubblico locale (TPL).
“Oggi non abbiamo particolari segnalazioni di disagi – dice il Presidente dell’Ente Autonomo Volturno (EAV), Umberto de Gregorio – di certo c’è poca fiducia da parte degli utenti, consideri che da circa un anno l’utenza media si è ridotta di almeno il 50 per cento, ma le criticità del trasporto pubblico non sono state risolte e queste giornate possiamo considerarle ancora come se ci fosse una sorta di tregua, ma appena si comincerà ad avere più fiducia, appena riapriranno davvero tutti e soprattutto appena ritorneranno i turisti ci ritroveremo con gli stessi problemi di sempre”.
“Del resto – prosegue il Presidente della società che gestisce il trasporto pubblico in Campania – prima della pandemia si viaggiava anche al 150 per cento della capienza, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane molto probabilmente vedremo una situazione diversa, più difficile da gestire. E quando tornerà l’utenza di sempre – conclude De Gregorio – è impensabile continuare a far viaggiare i treni al 50 per cento della capienza, rischiamo di avere stazioni affollate un po’ ovunque e assembramenti, inoltre, quando le scuole riapriranno in presenza al 70 per cento o al 100 per cento bisognerà rivedere anche gli orari di ingresso alle superiori per evitare pressioni sui mezzi pubblici”.
(da Open)

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ABRIGNANI (CTS): “ALLUNGARE DI UN’ORA IL COPRIFUOCO SIGNIFICA DARE MILIONI DI CHANCE IN PIU’ AL VIRUS DI CIRCOLARE”

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

TRADOTTO: CHI VUOLE ABOLIRLO E’ UN CRIMINALE CHE VUOLE FAR MORIRE MIGLIAIA DI ITALIANI

Sergio Abrignani, immunologo dell’università Statale di Milano e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza coronavirus, è intervenuto ad ‘Agorà’ su Rai3.
Rispondendo a una domanda sulla decisione di avere il coprifuoco alle 22 – decisione politica o indicazione scientifica del Cts – Abrignani ha confermato di aver detto che, a suo avviso, a livello nazionale dare un’ora in più a milioni di persone per interagire vuol dire dare milioni di chance in più al virus di circolare.
E ha aggiunto: “C’è stato un comunicato del nostro portavoce Silvio Brusaferro su questo, in cui si diceva che noi siamo a favore di tutta una serie di mitigazioni del rischio e si diceva del mantenimento del coprifuoco. Il Cts non decide mai nulla, dà dei pareri. Le decisioni sono sempre della politica. Noi diamo dei pareri in scienza e coscienza, sulla base dei dati”, ha ribadito.
Ad Abrignani non piace che si parli di “un noi e un voi, come se ci fosse gente che vuole chiudere e gente che vuole aprire. È veramente un tentativo di mitigare il rischio. Abbiamo visto oltre 120mila morti in 14 mesi e non è una cosa da ridere o da discutere da tifosi. E’ una cosa terribilmente pericolosa”.
(da agenzie)

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CRISANTI: “LA VARIANTE INDIANA HA UN INDICE DI TRASMISSIBILITA’ MOLTO ALTO”

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

I DUE CASI INDIVIDUATI IN VENETO

La situazione, per il momento, è sotto controllo. Ma bisogna continuare a monitorare e sequenziare l’andamento e l’evoluzione del Sars-CoV-2.
L’ultimo spauracchio è chiamato “variante indiana” e in Italia sono stati individuati due casi in Veneto. Il professor Andrea Crisanti ha spiegato le caratteristiche di questa nuova forma dello stesso virus che in India ha soppiantato quasi del tutto i casi di “variante inglese”.
Il rischio è l’altissimo livello di trasmissibilità, come evidenziato dai bollettini quotidiani che arrivano dallo Stato indiano.
“È una variante che genera cluster molto numerosi. Quindi ha, probabilmente, un indice di infettività molto alto. In India ha completamente soppiantato la variante inglese e questo significa che è una variante con un indice di trasmissibilità elevato. Poi ha due mutazioni nella regione che funzionano da bersaglio per gli anticorpi neutralizzanti – ha detto Crisanti a Sky Tg 24 -. Quindi si ritiene che, effettivamente, possa in qualche modo sfuggire al vaccino. La nostra capacità di monitorare le varianti ha una sensibilità bassissima e il fatto che siano state identificate già due casi è un campanello d’allarme importante, perché significa che probabilmente ce ne sono molti, molti di più”.
Il professore ha poi proseguito parlando dell’analisi delle varianti nel nostro Paese e non solo per i due casi veneti. Un tema in cui si palesano alcune criticità di: “In questo momento non sappiamo qual è il repertorio delle varianti in Italia. Facciamo un test parziale, una volta ogni 15-20 giorni, su un campione molto limitato e su pezzi del virus estremamente limitati. Va cambiata la strategia. Se facessimo decine di migliaia di sequenze e trovassimo due casi potremmo dire che sono casi isolati Se ne analizziamo poche centinaia e ne troviamo due, cambia completamente”.
(da agenzie)

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LA CENA NO MASK NEL RISTORANTE DELLO “SCIAMANO ITALIANO”: 57 MULTATI E LOCALE CHIUSO

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

GLI AGENTI INTERVENUTI SONO PURE STATI RICOPERTI DI INSULTI: FINO A QUANDO DOVREMO SOPPORTARE QUESTI DELINQUENTI?

È diventato famoso per essersi presentato in piazza Montecitorio vestito da sciamano, con tanto di cappello con le corna sulla propria testa. Hermes Ferrari è stato uno dei simboli del movimento “Io apro“, ma oggi il suo locale è chiuso per violazione delle norme anti-covid.
All’interno della sua pizzeria di Modena, infatti, è andata in scena una cena no mask. Oltre a lui (e al suo ristorante) sono state multate anche le altre 57 persone che hanno partecipato a quell’evento al chiuso (ancora non era scattata la zona gialla in Emilia-Romagna e, anche con le restrizioni attuali più lievi, non è ancora consentito il consumo di cibi e bevande al chiuso).
Come riporta La Gazzetta di Parma, il ristorante è stato chiuso per cinque giorni e anche il titolare è stato multato con una sanzione di 400 euro (stessa cifra anche per tutti gli altri presenti al momento dell’arrivo delle forze dell’ordine).
E non sono mancate tensioni tra i protagonisti della “cena ribelle” e i 20 agenti arrivati sul posto, travolti dagli insulti mentre raccoglievano le generalità dei presenti. Tutti erano senza mascherina, mentre si trovavano seduti al tavolo o giravano liberamente all’interno della pizzeria. I fatti sono accaduti sabato sera, intorno alle 20.
Ed è stato lo stesso Hermes Ferrari ha confermare la sanzione contro di lui, contro i suoi ospiti e la chiusura temporanea della sua attività, ma il ristoratore decide di non demordere: “Mi hanno elevato una sanzione da 400 euro oltre alla chiusura che non rispetterò perché la Costituzione afferma che il lavoro è un diritto”.
Ricordiamo che la Costituzione tutela il diritto al lavoro, così come ogni altra libertà, purché tutto questo non ostacoli la libertà degli altri. E, in questo caso, si parla di tutela del diritto alla salute.
(da agenzie)

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I MAFIOSI CHE PRENDONO IL REDDITO DI CITTADINANZA

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

CATANIA, 76 PERSONE DENUNCIATE PER AVER PERCEPITO INDEBITAMENTE IL REDDITO, 25 DI LORO SONO CONDANNATI PER MAFIA, GLI ALTRI SONO LORO FAMILIARI

Succede a Catania: 76 persone sono state denunciate per aver percepito indebitamente il reddito di cittidinanza. 25 di loro sono condannati per mafia e gli altri sono loro familiari
L’indagine è partita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, che insieme a quelli del locale Nucleo Ispettorato Lavoro, hanno individuato e denunciato all’Autorità Giudiziaria 76 persone ritenute responsabili di aver ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza utilizzando dichiarazioni false, nonché omettendo informazioni dovute. La Procura Distrettuale della Repubblica ha conseguentemente emesso nei confronti degli stessi un decreto di sequestro preventivo delle rispettive carte di reddito di cittadinanza. L’indagine ha consentito di appurare che tra tutti i cittadini denunciati ve ne sono 25 che hanno personalmente richiesto ed ottenuto il beneficio pur essendo stati condannati per mafia, circostanza ostativa alla concessione del beneficio. Le rimanenti 51 persone, di cui 46 donne, hanno invece richiesto ed ottenuto il beneficio, omettendo di comunicare che all’interno del proprio nucleo familiare vi fosse tra i destinatari del reddito di cittadinanza anche un proprio congiunto gravato da sentenze di condanna definitive per associazione di tipo mafioso.
(da agenzie)

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IL VIDEO CHOC DEI VIGILI CHE STRINGONO IL COLLO DI UN RAGAZZO A TERRA A PADOVA: AGGREDITO SOLO PERCHE’ ERA IN BICI IN ZONA PEDONALE

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

QUATTRO AGENTI CONTRO UN RAGAZZINO DI ORIGINE STRANIERA: IL CASO FLOYD NON HA INSEGNATO NULLA… I PASSANTI PROTESTANO CONTRO GLI AGENTI, UNA VERGOGNA: SE FOSSE STATO ITALIANO LO AVREBBERO FATTO?

A Padova un video amatoriale in cui quattro agenti della polizia municipale immobilizzano e poi stringono il collo di un ragazzo di origine straniera sta creando polemiche. Al momento è stata avviata solo un’indagine interna.
Cosa succede nel video? Il filmato è stato girato da una persona che passava al momento dell’aggressione. Nel video si vedono i quattro vigili, di cui uno rimane a distanza solo guardando, mentre gli altri tre fermano lottando il ragazzo. Lui urla e prova a divincolarsi, finché non finisce a terra.
A quel punto uno dei vigili lo stringe con un braccio attorno al collo. “lo state ammazzando, volete ammazzarne un altro? Lo fate respirare?”, dice un passante che interviene, mentre il ragazzo continua a urlare “non ho fatto niente” mentre attorno ai vigili si forma un capannello di gente che protesta:
Cosa stava facendo il ragazzo per meritare questo trattamento? Nella seconda parte del filmato viene spiegato da un passante che il giovane non ha rispettato il senso di marcia con la bicicletta:
Il Fatto spiega che il ragazzo è stato fermato perché era senza mascherina ma invece di rispettare l’alt avrebbe tentato la fuga: la ricostruzione non è documentata dal video. Coalizione Civica per Padova racconta quello che è successo il 25 aprile: “Un giovane di origine straniera è stato fermato con grande veemenza accusato di essere in bici in zona pedonale e poi brutalmente immobilizzato da 4 vigili urbani, steso a terra con grande aggressività e ammanettato. Inutile dire quello che è venuto in mente a tutte e tutti noi quando uno dei vigili lo ha tirato a terra, con una violenza subito contrastata dai passanti indignati. La principale differenza da casi simili è proprio questa, e siamo grati ai nostri concittadini che sono intervenuti”.
L’assessore alla Sicurezza di Padova Diego Bonavina spiega di aver chiesto un rapporto al Comando della Polizia locale ma aggiunge: “Non serve ribadire che la nostra amministrazione, da sempre e coi fatti, ha dimostrato di essere attenta tanto ai diritti quanto ai doveri di tutti. Capisco che questi episodi siano spiacevoli per tutti, agenti compresi, soprattutto dopo i gravi episodi avvenuti negli Stati Uniti. Ma mi sento di escludere che il caso in oggetto nasca da quell’humus culturale sbagliato“.
La forza politica di opposizione in città però non accetta di derubricare l’episodio: “Non avremmo mai voluto vedere una cosa simile nelle vie della nostra città. Quello avvenuto il 25 aprile è un evento che inevitabilmente riporta negli occhi tante immagini di violenza e abuso delle polizie contro stranieri e persone di colore, immagini che negli ultimi mesi hanno fatto il giro del mondo provocando grande indignazione, la stessa indignazione che vogliamo esprimere con forza denunciando il comportamento dei vigili per un uso spropositato e sproporzionato della violenza nei confronti del ragazzo fermato. Sono necessari ed urgenti chiarimenti rispetto a questa aggressione, e non condividiamo le parole minimizzanti dell’assessore alla sicurezza, Diego Bonavina. Auspichiamo invece che prosegua l’indagine interna volta ad appurare le responsabilità per l’episodio di ieri”.
(da agenzie)

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