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QUEGLI IMBECILLI CHE SI SCANDALIZZANO PERCHE’ CHIARA FERRAGNI PRENDERA’ 100.000 EURO PER DUE SERATE DEL FESTIVAL DI SANREMO

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

IL FESTIVAL COSTA CIRCA 17 MILIONI E LA RAI INCASSA 38 MILIONI… UN SPOT PUBBLICITARIO DI 15 SECONDI COSTA 200.000 EURO… CHIARA E’ SEGUITA DA OLTRE 27 MILIONI DI FANS E PORTERA’ NUOVI SPETTATORI: I SUOI 100.000 EURO EQUIVALGONO A MEZZO SPOT

Sui media (principalmente sovranisti e populisti) è iniziato il tiro al bersaglio su Chiara Ferragni, Amadeus e la Rai per la cifra ipotizzata con cui verrà retribuita l’influencer per la presentazione della prima e dell’ultima serata. Si parla di 100.000 euro? Sono fin pochi, dovreste ringraziarla. E vi spieghiamo il perchè.
Non c’entra nulla che “la paghiamo con il nostro canone”: con il nostro canone paghiamo le corbellerie che ci propinano i nostri politici che fanno abbassare gli ascolti e usare lo zapping, il festival non solo si
paga da solo ma produce un attivo milionario.
Carta canta: l’ultima edizione ha visto 17 milioni di costi e 38 milioni di ricavi pubblicitari. Saldo attivo 21 milioni.
Sapete quanto costa uno spot pubblicitario di 15-30 secondi durante il festival? 200.000 euro, il doppio del compenso di Chiara per due serate di presentazione.
Non solo, la Ferragni vanta 27 milioni di fans che la seguono sui vari social: tradotto quanto farà parlare del Festival la sua presenza? Quanti ascolti farà aggiungere? Quante interazioni creerà la sua scelta?
Il festival può piacere o meno ma è l’affare dell’anno della Rai, garantisce il 5% degli interi introiti pubblicitari annuali.
Credo di non sbagliare se affermo che la Chiara sponsorizza un paio di marchi che avranno tutto l’interesse a essere presenti con la loro pubblicità nelle varie serate. Solo dieci loro spot in 5 serate valgono 20 volte il compenso della Ferragni.
Qundi cari populisti e sovranisti, se non avete di meglio di fare, dedicatevi a polemizzare con chi non paga le tasse in Italia e sottrae 100 miliardi agli Italiani.
Così per una volta polemizzereste con voi stessi.

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IL POLITOLOGO FRANCIS FUKUYAMA : “SE VINCE PUTIN, L’OCCIDENTE DIVENTERÀ UNA COLONIA CINESE”

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

“IL MIGLIOR MODO PER CONTENERE PECHINO È SCONFIGGERE MILITARMENTE LA RUSSIA. MOSCA DEVE PAGARE UN PREZZO MOLTO PIÙ ALTO”

L’aggressione russa dell’Ucraina ha svegliato l’Europa dal sogno di pace eterna in cui si beava dalla caduta dell’Urss. Guerra, inflazione, choc energetici tornano a destabilizzare società e mercati occidentali.
Cina e Russia decretano il tramonto dell’ordine unipolare a trazione americana. E la democrazia liberale, minacciata dentro e fuori – ci dice Francis Fukuyama, influente politologo statunitense noto per il celebre saggio sulla «fine della storia» – sta realizzando di non essere più «la forma definitiva di governo nel mondo».
Ora se l’Occidente vuole sopravvivere non deve ricadere con Pechino nell’errore già commesso con Mosca: «Concedere, per interesse, ai propri rivali strategici leve economiche che possano poi essere usate come armi politiche».
La storia quindi non è mai «finita»: cosa abbiamo sbagliato?
«Dopo la caduta del comunismo, ci siamo compiaciuti della pace e della prosperità di cui stavamo godendo e nell’Europa orientale un’intera generazione è potuta crescere senza conoscere direttamente la dittatura. Il problema è che non abbiamo considerato che prima o poi avremmo dovuto difendere questo nostro modo pacifico di vivere. L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è stata un campanello d’allarme per tutti noi».
La guerra in Ucraina traccia l’alba di un nuovo ordine mondiale?
«Il mondo si sta dividendo in blocchi, ma in modo diverso dalla Guerra Fredda. Non contano più le vecchie divisioni tra destra e sinistra, ma lo scontro tra dittatura e democrazia, contrapposizione più sul piano politico-valoriale che economico.
Nonostante alcune catene di approvvigionamento strategiche verranno disaccoppiate, l’interdipendenza economica tra Cina Stati Uniti e l’Europa sarà difficile da superare. È probabile però che il sistema finanziario si allontanerà dalla dipendenza esclusiva dal dollaro americano».
E chi sono oggi i «nemici dell’ordine liberale», come li definisce nel suo ultimo libro «Il liberalismo e i suoi oppositori»?
«L’opposizione al liberalismo non è necessariamente correlata a chi sostiene o meno le sanzioni alla Russia: alcuni dei critici più duri delle democrazie liberali sono al loro interno, come negli Stati Uniti o in Europa.
A destra, il liberalismo economico classico si è evoluto nel neoliberismo che ha portato l’economia di mercato all’estremo e ha prodotto un mondo globalizzato diseguale e instabile. Cosa che poi ha innescato reazioni populiste, sia a sinistra che a destra. A sinistra, invece, l’individualismo liberale si è evoluto nella politica dell’identità, in cui la disuguaglianza viene vista come basata su razza, etnia, genere o orientamento sessuale.
Ciò ha prodotto fratture profonde nelle società e una reazione da parte dei gruppi maggioritari già affermati che hanno visto minacciato il proprio predominio».
La Cina è considerata il vero competitor pronto a sferrare l’attacco.
«Penso che il modo migliore per contenere la Cina sia sconfiggere militarmente la Russia.
Ora ?
Se cerchiamo una soluzione a breve termine, questo non porterà la pace ma darà semplicemente nuovo slancio all’aggressione russa. La Russia deve pagare un prezzo molto più alto per la sua brutale invasione, un prezzo che misurerà anche la vera compattezza dell’Occidente. Questo è l’unico modo per scoraggiare la Cina».
Anche la cultura dei diritti individuali, base delle democrazie, portata all’estremo può però minacciarne la tenuta.
«E la questione del crescente illiberalismo di certa sinistra progressista ne è un esempio. Ormai divenuta intollerante nei confronti dei partiti e dei gruppi politici che difendono i valori tradizionali, la sinistra più radicale ha moltiplicato gli attriti nelle società occidentali destabilizzandole ulteriormente».
Il segretario del Tesoro Usa Janet Yellen ha detto che si entrerà nell’era della globalizzazione «solo tra amici». È così?
«Probabilmente un alto grado di interdipendenza tra rivali strategici come Usa e Russia, o Cina, non era una buona idea e il libero scambio deve avvenire tra società che condividono gli stessi valori di base su libertà e democrazia. Gli Stati Uniti e l’Europa non possono più permettersi di dare, per interesse, a Russia e Cina leve economiche che possano poi essere usate come arma politica».
Perché, al netto di contraddizioni e storture, secondo lei, il liberalismo è ancora il migliore dei sistemi possibili?
«Penso che l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin illustri le conseguenze del vivere in una società illiberale. Il liberalismo consiste nel porre limiti al potere statale e nel proteggere i diritti individuali contro lo stato. Senza queste tutele, né i singoli cittadini né i paesi vicini sono al sicuro dalla minaccia che il potere dei dittatori rappresenta. Il liberalismo sopravviverà solo se si difenderà e manterrà ferma la sua fede nei valori fondamentali di uguaglianza, libertà e stato di diritto».
(da Il Giornale)

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EDUCAZIONE PUTINIANA: DA QUEST’ANNO GLI ALUNNI DELLE SCUOLE ELEMENTARI RUSSI SI RITROVERANNO UNA MATERIA IN PIÙ DA STUDIARE: L’EDUCAZIONE PATRIOTTICA

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

DOVRANNO ASSISTERE ALL’ALZA BANDIERA IN CORTILE MENTRE SI ASCOLTA L’INNO NAZIONALE DAGLI ALTOPARLANTI E FREQUENTARE LEZIONI CHE “MIRANO A FORMARE LE OPINIONI DELLE GIOVANI GENERAZIONI SULLA BASE DEI VALORI NAZIONALI”

«I nuovi corsi sono mirati a insegnare l’amore e la riconoscenza dei giovani per i combattenti della Grande Guerra Patriottica e di tutte le altre guerre combattute dal nostro popolo». Buone vacanze, bambini della Russia. Al vostro ritorno in classe, il prossimo primo settembre, ogni lunedì dovrete assistere all’alzabandiera in cortile, mentre ascolterete l’esecuzione dell’inno nazionale dagli altoparlanti.
Una volta in classe, anche i più piccoli, gli alunni delle elementari, troveranno una materia in più da studiare. Quasi inutile dire quale. Sappiate solo che il nuovo corso si chiama «educazione patriottica dei cittadini della Federazione Russa». Gli adulti che si prendono cura di voi sono sicuri che questa iniziativa «rafforzerà e instillerà l’amore per la Patria».
Perché queste nuove lezioni «mirano a formare le opinioni delle giovani generazioni sulla base dei valori nazionali avviandole verso una giusta valutazione degli eventi che riguardano la nostra nazione».
L’anno scolastico è appena finito. Come da tradizione sono arrivate le nuove linee guida per l’insegnamento. Con un po’ di ritardo, questa volta. A metà maggio, il Parlamento russo ha respinto il piano presentato dai ministeri dell’Educazione e dell’Istruzione, che pure già recepiva l’ordine di istituire le «classi patriottiche» e di licenziare gli insegnanti che rifiuteranno di farne parte. Ancora non bastava.
La riscrittura dei libri didattici di storia non era stata ritenuta soddisfacente, poco importa che già fosse stato cancellato qualsiasi riferimento all’Ucraina. La questione non è di poco conto. Anzi, riguarda la «sicurezza nazionale», come è scritto nel testo che rispedisce al mittente la prima proposta.
Così importante da far intervenire il secondo uomo più potente della Russia. Nikolaj Patrushev, l’ex capo dei Servizi segreti oggi alla guida del Consiglio di sicurezza, si era alzato in piedi per chiedere una revisione completa del sistema educativo russo «al fine di sviluppare una nuova generazione di patrioti». Dopo avere criticato i libri di storia perché davano poco risalto all’eroismo sovietico contro Hitler, quello che per distacco viene considerato il politico più falco tra i falchi aveva attaccato gli insegnanti, che «troppo spesso scelgono di stare con il nemico occidentale, manipolando i bambini e distorcendo la storia».
Patrushev ha esautorato il ministero dell’Educazione, affidando la revisione dei manuali non a un docente, ma a Sergey Naryshkin, il suo successore ai vertici dell’intelligence, anche direttore della Società Storica della Russia. «Il nostro presidente» si legge nel nuovo testo varato pochi giorni fa «approva l’introduzione dell’educazione storica nelle scuole elementari, con una particolare attenzione rivolta a quella della nostra Madre Patria».
I bambini potranno anche contare su una attività extra curriculum chiamata «Conversazione su temi importanti», durante la quale potranno ascoltare in video autorevoli esponenti del governo «che li aiuteranno a capire l’importanza della memoria storica». Altro che i talk show. La propaganda comincia a scuola.
(da il Corriere della Sera)

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DOPO I NO VAX SPUNTANO I NO SIC, I NEGAZIONISTI DELLA SICCITA’: “IL PO IN SECCA? FOTO VECCHIE”

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

IL NUOVO CAPITOLO DEL “COMPLOTTO CLIMATICO” DI SOGGETTI DA TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO

Siccitànelvostrocervello è la bandiera di alcuni dei nuovi negazionisti climatici, i No-sic, coloro che non credono all’emergenza siccità.
Molti i punti in comune con i No-vax e i No-Mask: insulti al presidente del Consiglio Mario Draghi, la convinzione che dietro l’emergenza ci sia un complotto truffaldino ai danni dei cittadini e i media «venduti» al servizio del potere.
Il Po, a loro avviso, sarebbe pieno di acqua e a dimostrarlo sarebbero le foto del fiume che i loro amici gli avrebbero inviato in tempo reale. «Il fiume Po non è in secca. Allarme siccità per i depensati», scrive (in modo sgrammaticato) un’utente su Twitter, pubblicando un video del fiume in buone condizioni.
«Il governo dove vuole arrivare?», chiede nei commenti un’altra. Ed ecco la risposta rivelatrice: «A portare gli agricoltori a vendere alle multinazionali». Molti utenti, residenti nei pressi del fiume, fanno invece notare che la secca è evidente.
Non solo Draghi, a finire nel mirino dei No-sic ci sono anche ministri, sindaci e presidenti di Regione, taggati sui post social, che dimostrerebbero un Po in ottime condizioni.
«Le dighe sono colme, quindi stanno trattenendo l’acqua alla fonte per creare siccità e rovinare i vostri raccolti. L’acqua c’è ma Attilio Fontana vi chiude i rubinetti, andate a verificare e postate ovunque le prove, possibilmente coi droni», è l’invito di un utente su Twitter e Telegram. Anche il governatore veneto Luca Zaia, accusato di diffondere immagini vecchie del fiume. «Mostra il Po in secca, ma l’immagine risale al 2017. I bacini a monte sono colmi d’acqua, ma Zaia ve li chiude per farvi saltare le colture», attacca Gianpaolo C su Twitter.
(da agenzie)

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“DEMOCRAZIA RUSSA”: LA GIORNATA DI NAVALNY IN CARCERE

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

SETTE ORE DI CUCITO SEDUTO SU UNO SGABELLO E COSTRETTO A GUARDARE IL RITRATTO DEL CRIMINALE PUTIN

Aleksei Navalny è uno degli oppositori di Vladimir Putin più noti all’estero. Blogger, politico e attivista, è finito nel mirino del Cremlino.
Il 17 gennaio 2021, al ritorno a Mosca dopo il periodo di degenza a Berlino, viene arrestato. Condannato, sconta la pena in una struttura di massima sicurezza. Nella quale però i metodi di correzione appaiono curiosi.
Per esempio «è costretto a stare seduto per ore su una panchina a guardare il ritratto di Putin». Repubblica scrive oggi che la chiamano attività educativa ma, fa sapere l’oppositore che deve scontare nove anni di carcere, «non so chi possa “educare” questo tipo di attività, se non uno storpio con male alla schiena».
La giornata dell’oppositore di Putin prevede la sveglia alle 6 del mattino. Dieci minuti di tempo per lavarsi e rifare il letto prima della ginnastica, della colazione e della perquisizione quotidiana.
Poi sette ore di cucito seduto su uno sgabello. La domenica no, Navalny non deve lavorare. Gli è quindi concesso di stare non sette, ma addirittura dieci ore seduto a guardare il dipinto dello Zar.
Lui ha trovato qualche altro modo per passare il tempo. Ha imparato a memoria il monologo de L’Amleto di Shakespeare: «I prigionieri di turno con me dicono che quando chiudo gli occhi e borbotto cose in inglese shakespeariano, tipo “in thy orisonse be all my sins remembered”, sembra che io stia evocando un demonio. Ma non mi passa nemmeno per la mente, perché invocare un demonio sarebbe una violazione del regolamento».
(da agenzie)

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ONDATA DI OMICRON 5: UN MILIONE DI POSITIVI IN ARRIVO

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

“NUOVI VACCINI PER TUTTI A OTTOBRE, SUBITO QUARTA DOSE AGLI ANZIANI”

Un milione di italiani è positivo al Coronavirus. Ufficialmente. Perché in realtà i contagiati potrebbero essere già il doppio.
La nuova ondata guidata da Omicron 5 sta causando una decisa crescita dei ricoveri. Tanto che in alcune regioni cominciano a riaprire i reparti Covid.
Mentre il bollettino certifica la crescita delle positività. Umbria, Sicilia, Calabria, Val d’Aosta e Basilicata sono sopra la soglia di rischio. Ma anche la Campania grida all’emergenza: reparti pieni da Napoli a Salerno.
Visto che l’Italia rischia di chiudere a luglio, l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco propone lo stop all’isolamento dei lavoratori essenziali. L’immunologo Sergio Abrignani invece chiede di tornare ad alzare la difese. Con la quarta dose agli anziani e un vaccino aggiornato per tutti a ottobre.
La fuga dalla quarantena
Prima di tutto i dati. Ieri 86.334 nuovi casi e tasso di positività record, 27,3%, 72 i morti. A breve gli «attualmente positivi» (ieri 929.006) torneranno a essere più di un milione. In teoria. Perché in pratica già attualmente secondo gli esperti quel tetto è stato sfondato.
Visto che ci sono tanti contagiati che non comunicano la loro positività per sfuggire alla quarantena. Il picco non dovrebbe in ogni caso essere lontano. In Portogallo Omicron 5 ha provocato una crescita nei contagi per due mesi. Poi i positivi sono scesi.
In Italia la ripresa dei contagi è cominciata all’inizio di giugno. Ci si attende quindi un calo dei positivi per la fine di luglio.
Perché crescono i contagi nonostante il caldo? La chiave sta nella grande contagiosità dell’ultima variante di Omicron. Il monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità dice che otto regioni sono a rischio alto.
Ovvero Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Per questo arrivano le prime proroghe in alcune regioni per tenere aperte le Usca, le squadre speciali di medici e infermieri impegnate fin dal marzo 2020 in prima linea nella lotta contro il Covid, fornendo cura e assistenza domiciliare ai malati che non necessitano di ricovero ospedaliero e ai pazienti in isolamento fiduciario, che si sarebbero dovute chiudere ieri.
Le prime a muoversi Emilia-Romagna, Marche e Sardegna. Ma anche altri sono in difficoltà. Per esempio il Lazio. Nella Regione sono disponibili circa 1000 posti letto Covid e ciò viene giudicato sufficiente. «Siamo ampiamente sotto soglia», fanno sapere dall’assessorato. In Lombardia i reparti Covid risultano aperti ma non in tutti gli ospedali della regione.
Le regioni in difficoltà
Poi c’è il problema dei posti. Ormai da alcuni mesi gli ospedali bolognesi, Policlinico Sant’Orsola e Maggiore, non hanno quasi più reparti Covid dedicati, ma si è deciso di agire con ‘bolle’ all’interno degli altri reparti specialistici, come per esempio ortopedia, geriatria o neurologia. Questo avviene dal momento che molti ricoverati sono pazienti ‘con Covid’ più che ‘da Covid’, che si trovano cioè in ospedale per essere curati da altre patologie e che contraggono o si scoprono positivi al virus. Ma c’è il problema dei troppi positivi. «Dico che si dovrà iniziare a ragionare sulla eventualità che i lavoratori dei servizi essenziali, come sicurezza e sanità, in assenza di sintomi possano comunque prestare servizio indossando sempre le Ffp2», dice Lopalco a La Stampa.
Per il professore serve una strategia nuova: «Proteggere i fragili, utilizzando meglio le armi terapeutiche che abbiamo a disposizione e spingendo di più sulla quarta dose perché anche i vaccini di oggi proteggono bene dalla malattia grave. Serve anche riorganizzare gli ospedali per isolare i positivi, senza però rimettere in piedi i Covid hospital che con la minore patogenicità del virus attuale sarebbero uno spreco». Lopalco invita a pensare in positivo anche per l’estate e le vacanze: «A luglio questa ondata andrà ad esaurirsi. Basta seguire le regole e si potrà passare vivere serenamente anche ad agosto».
Vaccini aggiornati per tutti a ottobre
Abrignani invece dice a Repubblica che è necessario proseguire con l’immunizzazione: «Chi fa previsioni dice che l’ondata avrà il picco fra il 15 e il 30 luglio con 150mila casi. Poi però impiegherà tutto agosto per scendere. E due mesi è la protezione offerta dalla quarta dose». Per l’immunologo è necessario abbassare la soglia: «Io li darei a partire dai 60 anni. La memoria immunitaria resta. Non sappiamo con esattezza quanto, stimiamo alcuni anni, ma per ora ci protegge dalla malattia grave». Per l’immunologo «il nuovo vaccino è vantaggioso. Dovrebbe aumentare la protezione dai contagi, anche se non sappiamo di quanto, e dovrebbe far salire la protezione dalla malattia grave dall’80% attuale all’85%». Dovremmo farlo tutti? «A mio parere sì, ma questo virus uccide soprattutto gli anziani e gli immunodepressi fragili. I primi in autunno dovranno essere loro».
(da agenzie)

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L’INFLAZIONE AUMENTA, IL PORTAFOGLIO SI RESTRINGE: I SALARI RESTANO FERMI MENTRE I PREZZI SCHIZZANO IN ALTO

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2022 UNA FAMIGLIA TIPO È ARRIVATA A PERDERE 2400 EURO DI POTERE D’ACQUISTO. LA SOLUZIONE? PRODOTTI DI BASSA QUALITÀ E/O RIDUZIONE DEI CONSUMI

A giugno con l’inflazione all’8% la perdita di potere di acquisto per i lavoratori si fa ancora più pesante: a fronte di un aumento medio dei salari stimato per quest’ anno dello 0, 8% la forbice rispetto a maggio si allarga ancora passando da 4,9 a 5,6 punti, posto che l’inflazione acquisita per quest’ anno sale al 6,4% dal 5,7 del mese precedente
A pagare il conto più pesante sono i redditi più bassi ed i milioni di lavoratori che aspettano il rinnovo del contratto.
In media una famiglia con un figlio a carico ed un doppio reddito nei primi sei mesi dell’anno ha perso 1.240 euro solo in parte compensati dai bonus. La situazione è certamente molto pesante. E non da oggi.
Tant’ è che, secondo Federdistribuzione, 9 italiani su 10 prevedono di attuare qualche strategia per ridurne l’impatto del caro-prezzi sulle proprie finanze, a partire da una riduzione dei consumi ed oltre un terzo (32%) non è disposta a pagare di più per l’acquisto di prodotti di qualità a fronte di un aumento superiore al 5% del loro prezzo. E per questo ora si butta sui prodotti low-cost.§«Non possiamo assistere a questa escalation stando fermi. Come metalmeccanici abbiamo rinnovato un buon contratto ma questo oggi sta diventando insufficiente e lacunoso, rispetto alla tenuta del potere d’acquisto dei metalmeccanici» denuncia il segretario della Fim Cisl, Roberto Benaglia. A suo parere «serve da subito un confronto tra le parti sociali per rispondere a questa emergenza e garantire contemporaneamente alla stabilità del paese e risponde al bisogno di lavoratrici e lavoratori e di certo non si può aspettare la legge di bilancio per trovare le soluzioni».
Secondo il leader della Cisl Luigi Sbarra «va costruito un accordo triangolare che rilanci le retribuzioni, governi e gestisca prezzi e tariffe pubbliche, dia risposte strutturali sul fisco, dove occorre abbattere il cuneo fiscale sul lato lavoro e redistribuire il carico dell’Irpef a sostegno delle fasce medio-popolari degli occupati e dei pensionati».
E poi «vanno defiscalizzati i frutti della contrattazione». Il confronto con le parti sociali «sarà determinante, il presidente Draghi ha annunciato che o la prossima settimana o la successiva le riconvocherà. Io credo che si debbano determinare le condizioni per dare una risposta che tenga insieme queste tre questioni: rinnovo dei contratti, cuneo fiscale, lavoro povero» ha spiegato ieri il ministro del Lavoro Andrea Orlando. «L’inflazione picchia duro, in modo fortissimo nei settori del lavoro povero – ha aggiunto – e quindi noi dobbiamo assolutamente cercare di dare una risposta
(da agenzie)

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CARE VACANZE: + 100 EURO AL GIORNO A FAMIGLIA PER CHI VA AL MARE, + 50 EURO PER LA MONTAGNA

Luglio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

RINCARI SULLA SCIA DELL’INFLAZIONE CHE IERI HA TOCCATO IL MASSIMO DAL 1986

Con il grande caldo arriva la voglia di partire per le famiglie italiane. Quest’anno però, le vacanze sono salatissime.
Secondo i dati di Altroconsumo elaborati da La Repubblica, in alta stagione, circa 100 euro in più al giorno a famiglia per andare al mare, e intorno a 50 per andare in montagna.
Possono sembrare aumenti modesti, ma in una settimana si arriva, rispettivamente a 4800 (+700 euro sul 2021), con un aumento del 16,8%, e a 4100 euro (+350, un rincaro del 7,8%).
Una crociera? 5600 euro a settimana (+5,6% rispetto a dodici mesi fa). Lo schema è quello noto, i rincari dei beni energetici (+48,7% rispetto al 2021) esasperati dalla guerra in Ucraina e dalle continue tensioni tra Ue e Russia si ripercuotono a catena su tutti gli altri prezzi.
L’aumento dei prezzi e della spesa fa avvitare ancor di più la spirale dell’inflazione, che ieri ha toccato in Italia l’8% su base annua, il massimo dal 1986.
Il viaggio e l’alloggio
E così aumenta il prezzo del viaggio, sia in auto – mezzo scelto dall’83% dei vacanzieri – che in aereo (+90% sul 2021). D’altronde, è dura tenere i prezzi bassi se la benzina e il diesel sforano i due euro al litro un po’ dappertutto, nonostante il taglio di 30 centesimi sulle accise.
Un pieno alla macchina è ben oltre i cento euro, contro gli 81 dell’anno scorso. La famiglia media – due genitori e due figli – tra andata e ritorno spenderà in media 390 euro, contro i 342 del 2021.
Anche gli alloggi non sono esenti da rincari. Nelle città d’arte si deve spendere il 59% in più per un Bed&Breakfast e il 49% in più per un hotel. Al mare, la percentuale è del 25%, con due stanze doppie che toccano i 2.753 euro a settimana. Va un po’ meglio a chi sceglie la montagna, dove i rincari si fermano all’8%.
Marina Lalli, presidente di Federturismo conferma che il problema nasce dal costo dell’energia: «La bolletta elettrica di un hotel da 170 camere occupato al 60% è passata da 38 a 78mila euro al mese. Se prendiamo tutti i consumi energetici, gli oneri aggiuntivi sono di 240 mila euro in un anno».
Il ristorante e i servizi
Anche mangiare fuori fa impennare il prezzo della vacanza. I prezzi delle materie prime schizzano, anche a causa della crisi dell’agricoltura causata dalla siccità, e così quelli di pranzi e cene. +50% per le uova, +23% per il burro, +70% per gli oli vegetali; pescare è diventata un’attività che risica la perdita.
Per un ombrellone e due lettini si spende il 10% in più, ovvero fino a 75 euro al giorno. Per due cocktail sulla spiaggia si arriva a spendere anche 28 euro. Una guida turistica per una località tipica chiede 36 euro per un tour, quasi il 17% in più dell’anno scorso.
A questo punto, l’unica soluzione per risparmiare un po’, potrebbe essere ridurre la durata della vacanza, come farà la maggior parte degli italiani, e non spostarsi troppo: oltre otto italiani su dieci non andranno all’estero.
(da agenzie)

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