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LA PAGLIACCIATA DELLE RONDE DI TRUMP, NON C’E’ NESSUNA EMERGENZA CRIMINALITA’ A WASHINGTON (I DATI LO DIMOSTRANO, REATI IN CALO DEL 26%)

Agosto 22nd, 2025 Riccardo Fucile

TRUMP SUPERSCORTATO PASSA A DISTRIBUIRE PIZZE E HAMBURGER AGLI AGENTI PER AVALLARE LE BALLE CHE RACCONTA

Il presidente questurino si è presentato con gli hamburger, preparati dalla cucina della Casa Bianca, e le pizze, comprate invece in una popolare catena di cibo italiano. Così, offrendo lo spuntino agli agenti impegnati a riportare la sicurezza in una Washington in teoria assediata, ha trasformato in una scampagnata quello che aveva annunciato come un pattugliamento di forze dell’ordine nelle strade della capitale americana.
L’ultima trovata
Poco importa, però, perché la sostanza non cambia. Ieri pomeriggio, presentandosi al quartier generale della Park Police di Anacostia, sobborgo a sud est dalla Casa Bianca, Trump non solo ha rivendicato la giustezza della decisione di mobilitare i militari della Guardia Nazionale per riportare l’ordine a
Washington, ma ha lasciato intendere di volerlo fare anche in altre città. Presumibilmente amministrate dai democratici, perché questo è poi il vero scopo della trovata del presidente, al limite della costituzionalità: lanciare l’allarme sicurezza in tutta l’America, rovesciarne la responsabilità sulla debolezza di governatori e sindaci dell’opposizione, arrogarsi il diritto di riportare l’ordine schierando i soldati nelle strade, e poi prendersene il merito politico/elettorale. Pazienza se la criminalità è in calo nella maggior parte delle città americane, a partire proprio dalla capitale. Come spesso accade con Trump, i suoi “fatti alternativi” sono più importanti della verità, soprattutto se aiutano i propri obiettivi politici.
Il capo della Casa Bianca ha mobilitato la Guardia Nazionale, come aveva già fatto a Los Angeles in occasione delle proteste per i raid contro gli immigrati, invocando un’emergenza nazionale che sembra vedere solo lui. Così ha potuto arrogarsi il potere di prendere il controllo di questi soldati, generalmente a disposizione dei governatori, ordinando loro di svolgere funzioni di ordine pubblico che non fanno parte dell’addestramento ricevuto.
Pizza invece delle ronde
Ieri mattina ha annunciato che sarebbe andato in pattuglia con questi uomini, ma in realtà si è limitato ad andarli a trovare nel loro comando, per motivarli, ringraziarli con hamburger e pizza, e sostenere che la criminalità sta già calando grazie al suo intervento. Nella realtà i reati erano in diminuzione già da
tempo, anche se lui accusa le autorità locali di aver truccato i numeri, mentre quello che ora sta davvero scendendo è il business in una città che è stata dipinta come l’epicentro di un’emergenza nazionale. Non lo è, ma l’allarme è bastato a terrorizzare i turisti, svuotare i ristoranti, danneggiare la vita della capitale.
(da agenzie)

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QUESTI SONO I CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA CHE IL GOVERNO ITALIANO FINANZIA: MIGRANTI GETTATI IN MARE DA UN GOMMONE

Agosto 22nd, 2025 Riccardo Fucile

MEDITERRANEA SALVA DIECI NAUFRAGHI TRA LE ONDE: “BUTTATI IN MARE COME RIFIUTI”… IN UN MONDO CIVILE CHI FA ACCORDI CON I TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI PRENDE L’ERGASTOLO

Intorno alle 3:20 di questa notte la nave Mediterranea Ship di Mediterranea Saving Humans ha effettuato il salvataggio di 10 persone, provenienti prevalentemente da Siria ed Egitto, al largo delle coste libiche. I naufraghi, tutti di giovane e giovanissima età, sono stati letteralmente gettati in mare da un gommone militare guidato da criminali libici. L’equipaggio di Mediterranea Ship aveva visto sui radar la presenza della piccola imbarcazione che si è avvicinata alla nave, l’equipaggio si è trovato davanti un gommone di tipo militare. Alcuni uomini hanno iniziato a gettare in mare le persone che erano a bordo, chi tra loro ha provato ad opporsi è stato spinto in acqua a calci. Dopodiché il gommone militare è scappato via, lasciando tra le onde i naufraghi, tutti tratti in salvo dai soccorritori di Mediterranea Saving Humans.
“Buttati in mare con la forza come se fossero rifiuti”
Lo scenario che hanno dovuto affrontare i soccorritori
dell’associazione italiana è stato davvero drammatico come è possibile vedere dalle immagini raccolte dalle telecamere sui caschi dei soccorritori. Onde alte e dei ragazzini che chiedevano aiuto. Tre di loro sono minorenni non accompagnati. I fatti sono avvenuti in acque internazionali a 30 miglia dalle coste libiche. Ed è proprio da lì che era partito il gommone militare con a bordo i 10 naufraghi. Le immagini dei soccorritori mostrano i volti terrorizzati dei naufraghi che erano all’oscuro dei piani dei trafficanti e non sapevano che il loro viaggio si sarebbe concluso in questo modo con simile brutalità e violenza. “Abbiamo soccorso 10 persone gettate in mare in acque internazionali, a 30 miglia dalle coste della Libia da un gommone di tipo militare” scrivono gli attivisti di Mediterranea Saving Humans sui social pubblicando il video dell’evento. “Il gommone militare una volta gettate a mare le persone si è subito allontanato – scrivono – i naufraghi hanno rischiato di affogare, erano in grave pericolo di vita. Il nostro rescue team è intervenuto ed ha tratto in salvo le persone che ora sono tutte al sicuro a bordo”. Mediterranea Ship è la nuova nave di ricerca e soccorso di Mediterranea Saving Humans, ed era partita dal porto di Buriana il 14 agosto scorso.
Cos’è il “run away boat” compiuto dalle milizie libiche
La dinamica del salvataggio compiuto dai soccorritori di Mediterranea Ship è molto significativo, soprattutto la presenza di un gommone militare. Proprio pochi giorni fa, quando la nave di Mediterranea Saving Humans, era arrivata in zona SAR (zona di ricerca e soccorso) libica, era stata circondata da ben 8
gommoni militari con a bordo uomini armati e con il volto coperto da passamontagna. Per alcune ore i miliziani libici avevano effettuato manovre pericolose intorno alla nave, rifiutandosi di identificarsi nonostante le continue richieste via radio. Solo dopo molto tempo avevano inviato un messaggio radio: “Andate via dalla Libia”. Si tratta della cosiddetta Guardia Costiera libica, finanziata ed armata dal governo italiano attraverso il memorandum Italia – Libia. Miliziani sotto la guida di veri e propri mafiosi ricercati per crimini contro l’umanità.
Il salvataggio di questa notte dimostra un collegamento tra quei gommoni militari ed il traffico di esseri umani. I gommoni militari con a bordo uomini armati che avevano intimidito la navigazione di Mediterranea Ship erano poi rientrati al porto di Zawahya, una delle basi della guardia costiera libica. Quello a cui ha assistito l’equipaggio di Mediterranea Ship viene definito “run away boat”. E’ una pratica compiuta dai trafficanti di esseri umani che si avvicinano con imbarcazioni veloci alle navi, ed arrivati in prossimità gettano a mare le persone, per poi allontanarsi a grande velocità. Una pratica criminale che testimonia ancora una volta i metodi brutali dei trafficanti libici e del sistema di interessi illeciti che gestiscono. A terra, a Tripoli e dintorni, gestendo i lager in cui rinchiudono i migranti e li torturano per estorcergli denaro, e poi in mare con pratiche come il “run away boat”. Il problema è che si tratta degli stessi ambienti che gestiscono a loro volta quella cosiddetta Guardia costiera libica che viene finanziata dall’Italia.
(da Fanpage)

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GIORGIA MELONI CORRE A BACIARE LA PANTOFOLA DI COMUNIONE E LIBERAZIONE, INIZIA IL MEETING DI CL: APRE DRAGHI, CHIUDE LA DUCETTA, SUL PALCO I DUE VICE SALVINI E TAJANI E DIVERSI MINISTRI (GIORGETTI, PIANTEDOSI E SCHILLACI)

Agosto 22nd, 2025 Riccardo Fucile

RISPETTO ALLE ULTIME EDIZIONI, NON SONO STATI INVITATI LEADER DEL CENTROSINISTRA…ELLY SCHLEIN È CONSIDERATA PORTATRICE DI VALORI MOLTO LONTANI: FINITI I TEMPI IN CUI CI SI CONFRONTAVA CON CHI NON LA PENSAVA ALLO STESSO MODO… CAMBIATE NOME IN COMUNIONE E PROSTRAZIONE ( AI POTERI FORTI)

Apre Mario Draghi, chiude Giorgia Meloni. In mezzo, fino a mercoledì prossimo, al Meeting di Rimini edizione numero 46 sono attesi ospiti di varia estrazione: politici (la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, i ministri Giancarlo Giorgetti, Matteo Piantedosi, Alessandro Giuli e Orazio Schillaci tra gli altri), religiosi (il presidente della Cei Matteo Zuppi e l’arcivescovo di Costantinopoli Bartolomeo), scrittori (Colum McCann e Xavier Cercas) e premi Nobel per la pace (Toshiyuki Mimaki di Nihon Hidankyo, organizzazione giapponese impegnata per il disarmo nucleare).
Ma è dai protagonisti delle giornate di apertura e chiusura che ci si attendono le risposte al tema scelto dagli organizzatori della kermesse di Comunione e liberazione («Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi», frase di T. S. Eliot).
Draghi e Meloni sono tra gli attori principali sulla scena internazionale in settimane cruciali per gli sviluppi sui fronti bellici e per le ricadute sui sistemi economici. L’ex premier, a cui l’Unione europea ha affidato il rapporto sulla competitività, a Rimini spiegherà, in colloquio con il presidente della Compagnia delle Opere Bernhard Scholz, qual è l’orizzonte che si staglia di fronte all’Europa. Cinque giorni dopo toccherà alla presidente del Consiglio aggiornare sugli sviluppi dei serrati vertici sui conflitti in corso e indicare se e quali sono le vie d’uscita. Per la premier è la prima partecipazione al Meeting da quando è alla guida del governo.
Nell’edizione del 2022 fu ospite come leader di Fratelli d’Italia a
poche settimane dalle elezioni. A Rimini vi fu una sorta di «passaggio di consegne» proprio con Draghi, presidente del Consiglio dimissionario, protagonista di un applaudito intervento solo un paio di giorni prima.
Dal palco l’ex governatore di Bankitalia (che già nel 2020, in piena era Covid, dalla kermesse aveva spronato a distinguere il «debito buono» dal «debito cattivo» per uscire dalla crisi) lanciò un monito ancora di stretta attualità: «Protezionismo e isolazionismo non coincidono con i nostri interessi internazionali».
E ancora: «L’Italia ha bisogno di un’Europa forte tanto e quanto l’Europa ha bisogno di un’Italia forte». Di lì a poche settimane Meloni ricevette l’incarico di guidare il governo e sul piano internazionale l’esecutivo si è mosso nel solco della continuità. La premier torna a Rimini con tre anni di esperienza sulle spalle in uno scenario più complesso.
L’intervento della premier segnerà anche la ripresa dell’attività politica dopo le ferie con la lunga stagione delle elezioni regionali da affrontare.
Ma, rispetto alle ultime edizioni, non sono stati invitati leader del centrosinistra (Giuseppe Conte è venuto una volta e l’accoglienza è stata freddina, Elly Schlein è considerata portatrice di valori molto lontani, l’unico sempre invitato stavolta è Enrico Letta, ma non come esponente politico).
(da agenzie)

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LA BIOPSIA SU MARAH ABU ZYRI SMENTISCE I CRIMINALI ISRAELIANI: LA RAGAZZA PALESTINESE E’ MORTA PER DENUTRIMENTO, NESSUNA LEUCEMIA

Agosto 22nd, 2025 Riccardo Fucile

NON SOFFRIVA DI TUMORE DEL SANGUE COME HANNO CERCATO DI GIUSTIFICARSI LE AUTORITA’ ISRAELIANE

La biopsia su materiale biologico prelevato quando era ancora viva ha escluso la leucemia. Marah Abu Zuri, la ragazza palestinese di 19 anni morta all’ospedale di Pisa lo scorso sabato 16 agosto, non soffriva di quel tumore del sangue. Lo confermano i risultati della biopsia midollare effettuata prima del decesso, che hanno dato esito negativo. I primi test, eseguiti dai medici italiani poche ore dopo l’arrivo, avevano già escluso la presenza della leucemia promielocitica, come riporta Repubblica. L’ipotesi era stata avanzata dai medici di Gaza, inserita in una diagnosi preliminare del 9 agosto. Ma lo striscio del sangue periferico aveva smentito questa possibilità. Ora, la biopsia osteomidollare conferma definitivamente che la giovane non era affetta da tumore del sangue.
L’arrivo a Pisa in condizioni di salute critiche
Marah era arrivata a Pisa il 13 agosto con un volo umanitario, insieme ad altri pazienti provenienti dalla Striscia di Gaza. Al suo arrivo era già in condizioni gravissime, visibilmente denutrita e magrissima. Secondo testimonianze e ricostruzioni, negli ultimi cinque mesi aveva potuto nutrirsi solo con tè e qualche biscotto. In pochi mesi aveva perso circa 20 chili, arrivando a pesarne appena 35. La famiglia era stata costretta a lasciare la propria casa e la scuola distrutte dai bombardamenti e a vivere in una tenda sulla spiaggia. Già prima dell’autopsia, la professoressa Sara Galimberti, direttrice dell’Ematologia del Santa Chiara di Pisa, aveva spiegato che l’ipotesi iniziale di
leucemia acuta, formulata a Gaza, era stata esclusa dai test citofluorimetrici molecolari eseguiti a Pisa. Per questo motivo la terapia specifica era stata sospesa.
Le cause della morte: malnutrizione e «condizioni di vita difficili»
Il referto medico indica come cause della morte cachessia, insufficienza respiratoria acuta e arresto cardiaco. La cachessia indica un deperimento fisico estremo, dovuto alla malnutrizione e alle condizioni di vita difficili. Nonostante i primi esami italiani evidenziassero la gravità dello stato di salute, subito dopo il decesso il Cogat, l’ente israeliano per il coordinamento delle questioni civili nella Striscia, aveva parlato di «morte per leucemia». Ieri, martedì 20 agosto, a San Giuliano Terme, vicino Pisa, si è svolta la cerimonia in memoria della giovane. Il feretro era coperto da una bandiera palestinese e circondato da rose bianche. Oltre 400 persone hanno partecipato, tra familiari, amici e rappresentanti delle comunità locali. Durante la commemorazione, molti hanno chiesto di fermare le violenze nella Striscia di Gaza e di rispettare i diritti dei civili.
Le parole della madre di Marah: «Ho lasciato la Palestina per poterla curare»
«Mia figlia e la sua morte rappresentano il simbolo delle sofferenze della Palestina e di tutti i palestinesi», ha detto la madre, Nabilia. «Ho lasciato la Palestina per poterla curare, ma purtroppo lei ha salutato questa vita terrena. Ora riposerà qui, ma io voglio tornare nella mia terra». Il sindaco di San Giuliano
Terme, Matteo Cecchelli, ha definito la morte di Marah come «conseguenza di un genocidio» e ha invitato a non restare in silenzio. L’imam di Firenze, Izzedin Elzir, ha chiesto la fine dell’occupazione e ha sottolineato la responsabilità dei governi occidentali nel fornire armi a Israele.
(da agenzie)

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LE OLIMPIADI MILANO-CORTINA E L’INCUBO DISASTRI DEI CANTIERI

Agosto 22nd, 2025 Riccardo Fucile

QUALI OPERA SARANNO PRONTE E QUALI SOLO DOPO UN ANNO DOPO I GIOCHI: L’ENNESIMA BRUTTA FIGURA NEL MONDO

Manca meno di mezzo anno all’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. La fiamma olimpica si accenderà il 6 febbraio, ma non tutti i cantieri stanno viaggiando alla stessa velocità. La precedenza è stata data alle piste e ai campi necessari per le gare. Tuttavia, alcune opere saranno pronte solo parzialmente, altre verranno ultimate nei mesi successivi. Molte, invece, non vedranno la luce prima del 2027. A subire più ritardi – almeno guardando alla parte veneta del progetto – saranno gli interventi di “legacy”, cioè quelli pensati per lasciare un’eredità al territorio, che slitteranno ancora di anni. Il bilancio è chiaro: i Giochi si faranno, ma l’immagine di un sistema efficiente e pronto all’appuntamento rischia di essere compromessa.
Le opere pronte in tempo
A Cortina, la pista da bob – uno dei simboli più discussi di questa edizione – sarà pronta il 5 novembre, a ridosso della data di apertura, dopo mesi di polemiche e un costo lievitato a oltre 118 milioni di euro. Funzioneranno in tempo anche gli impianti a fune, ma il cantiere resterà formalmente aperto fino all’estate 2026. Stesso destino per l’area dello storico trampolino olimpico del 1956, destinata a diventare Medal Plaza: le premiazioni si svolgeranno altrove, perché la chiusura definitiva del cantiere è fissata a giugno. Anche la ristrutturazione dell’ex panificio, parte del villaggio olimpico, sarà completata solo parzialmente: la
parte essenziale sarà pronta a gennaio, mentre gli altri lavori si chiuderanno a marzo. Ma per quanto riguarda il Veneto, 7 opere su 25 non saranno pronte entro la data d’avvio. E almeno 4 di quelle «concluse» in tempo lo saranno solo parzialmente, in base a quanto riportato dal Corriere del Veneto .
Strade e viabilità
Il cronoprogramma è indietro sulle opere di lungo periodo. Le varianti stradali di Cortina e Longarone, attese da decenni, non vedranno la luce prima del 2029 e del 2032. La mobilità integrata da oltre 100 milioni, con parcheggi e collegamenti, sarà consegnata solo nel 2028. Piazza Mercato a Cortina e il memoriale dedicato al campione Eugenio Monti arriveranno nel 2027, assieme alla foresteria per atleti e tecnici. Tutto questo significa che buona parte dell’eredità promessa dalle Olimpiadi sarà visibile solo anni dopo l’evento.
Il problema delle frane blocca i cantieri
Intanto, il Bellunese continua a fare i conti con le frane. Negli ultimi mesi, quattro smottamenti hanno interessato la statale Alemagna, la stessa strada su cui devono passare opere fondamentali per i Giochi. Anas e Simico hanno in programma tre svincoli per un valore complessivo di 250 milioni, oltre alle due varianti principali. Ma i rischi idrogeologici, denunciati da anni da cittadini e comitati, stanno rallentando ulteriormente i lavori. Le frane di giugno e luglio, l’ultima delle quali ha costretto a chiudere la strada tra San Vito e Cortina, hanno reso evidenti fragilità che peseranno anche dopo le Olimpiadi.
La riqualificazione delle stazioni ferroviarie
Qualcosa però si è mosso. Rfi ha rispettato i tempi, completando la riqualificazione di quattro stazioni ferroviarie nel Bellunese. Anche il lotto zero della variante di Cortina sarà consegnato, almeno nella parte essenziale, entro marzo 2025. Ma la lista dei cantieri che proseguiranno dopo i Giochi è lunga, e mette in discussione la promessa di un evento capace di lasciare infrastrutture durature per il territorio.
Il nodo dei costi
Rimane, poi, il nodo dei costi. La Fondazione ha accumulato deficit per oltre 150 milioni, mentre la stima complessiva è aumentata di altri 180-270 milioni. Il governo ha varato nuovi fondi, ma anche il capitolo Paralimpiadi pesa: 328 milioni per un Commissario ad hoc, con il rischio di uno scorporo artificiale dei conti. In questo quadro, le Olimpiadi si avvicinano come un grande evento che si reggerà su strutture pronte a metà e su un territorio che attende ancora le opere promesse.
(da agenzie)

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CLAMOROSO IN RAI: MONICA MAGGIONI, INSIEME ALLE DIMISSIONI, HA FIRMATO UN CONTRATTO DI CINQUE ANNI DA AUTRICE E CONDUTTRICE DI TRASMISSIONI DI APPROFONDIMENTO GIORNALISTICO

Agosto 22nd, 2025 Riccardo Fucile

UN MEGA SCIVOLO MILIONARIO CHE LA BLINDA AL SERVIZIO PUBBLICO PER I PROSSIMI CINQUE ANNI: L’EX PRESIDENTE RAI DA UN PO’ COVAVA L’AMBIZIONE DI DIVENTARE LA NUOVA VESPA IN GONNELLA, BENEFICIANDO DEL CONTRATTO RISERVATO ALLA FIGURE ARTISTICHE, NON VINCOLATO AL TETTO DEI 240MILA EURO ALL’ANNO

Le dimissioni da dipendente Rai dopo circa 33 anni e contestualmente la firma di un contratto per la realizzazione e la conduzione di programmi d’approfondimento come ‘In Mezz’ora’ e ‘Newsroom’. Monica Maggioni ha scelto la strada già percorsa da altri giornalisti di lungo corso della Rai, come Bruno Vespa: un contratto da esterna all’azienda per dedicarsi alla scrittura e alla conduzione di programmi d’informazione.
La giornalista, che nella sua carriera ultratrentennale di dipendente del servizio pubblico ha ricoperto ogni tipo di incarico giornalistico, fino ad arrivare alla direzione del Tg1 (prima e unica donna finora a ricoprire questo ruolo) e alla presidenza di Viale Mazzini, ha firmato, contestualmente alla dimissioni, a quanto apprende l’Adnkronos, un contratto di 5 anni da autrice e conduttrice di trasmissioni di approfondimento giornalistico.
L’ultimo incarico della giornalista da dipendente Rai è stato dal maggio 2023 fino alle dimissioni quello di responsabile della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa. Proprio il 18
marzo scorso l’azienda aveva chiarito il ruolo della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa ridefinendone mission e aree di competenza e conferendole nuovi poteri sull’attività informativa delle sedi estere della Rai, dalle trasferte alle sostituzioni dei corrispondenti in caso di lunghe assenze, dalle collaborazioni giornalistiche alle spese funzionali alla copertura informativa.
La cosa, secondo rumors insistenti circolati all’epoca, aveva
creato non pochi mal di pancia all’interno dell’azienda, in particolare ai vertici delle testate giornalistiche. Ma non è chiaro se questo possa aver influito sulla decisione della giornalista di lasciare per dedicarsi all’attività che le sta probabilmente più a cuore: la realizzazione e conduzione di programmi.
(da Dagoreport)

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