Gennaio 30th, 2026 Riccardo Fucile
LO SPORT PREFERITO DAL GOVERNO: LA PROPAGANDA
Servirebbe la proverbiale calma olimpica per non perdere la pazienza ad una settimana dall’apertura dei Giochi di Milano-Cortina, che assomigliano sempre più al contesto in cui il vero evento sono diventate, strada facendo, le polemiche che con cadenza quotidiana continuano a scandire il conto alla rovescia verso il debutto.
Dovevano essere le Olimpiadi a costo zero – sì, come no! – ma il conto potrebbe toccare la cifra monstre (tra infrastrutture e gestione) di 5,7 miliardi, per la gran parte a carico dei contribuenti. Per non parlare dei ritardi accumulati. A dicembre dell’anno scorso, stando all’ultimo report redatto da Libera e dalle altre 20 associazioni aderenti alla rete civica Open Olympics 2026, solo 42 delle 98 opere previste saranno completate prima dell’inizio dei Giochi (l’ultimo cantiere chiuderà i battenti nel 2033). Per quadrare il cerchio, sempre lo stesso report metteva in fila l’elenco delle criticità: dall’impatto ambientale alla spesa complessiva ai subappalti (“Sono visibili i nomi, ma non i valori economici”).
È su questo palco raffazzonato che, aspettando la fiaccola e le delegazioni olimpiche, ben altri atleti hanno già iniziato a cimentarsi nello sport preferito dal governo: la propaganda. Pazienza se i Giochi a costo zero sono già un salasso per le finanze pubbliche. A preoccupare il ministro Andrea Abodi è ciò che Ghali potrebbe dire alla cerimonia di inaugurazione. Non sia mai dovesse concedere il bis di quello
“Stop al genocidio” a Gaza pronunciato a Sanremo, urtando la suscettibilità del ricercato internazionale Netanyahu. “Non condividiamo (noi, soggetto sottinteso: ma noi chi? Ndr) il suo pensiero, che non sarà espresso sul palco”, ha giurato il titolare dello Sport, protagonista forse senza rendersene conto di un curioso caso di censura preventiva o, in subordine, di chiaroveggenza.
A contendergli l’oro nella gara a chi la spara più grossa, immancabile, il collega Antonio Tajani. Dopo aver rassicurato che, in fondo, gli agenti dell’Ice non sono mica le SS – anche se assomigliano tanto alla Gestapo – ieri è tornato sulla questione: “Non c’è da fare allarmismo, saranno tre persone che lavoreranno presso il consolato Usa a Milano”. Tipo tre pacifici impiegati del catasto. Scene di giubilo da Gaza a Minneapolis.
(da lanotiziagiornale.it)
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Gennaio 30th, 2026 Riccardo Fucile
IL SOVRANISTA RAZZISTA INSULTA IL NOSTRO PAESE: “ALL’ITALIA DICO FUCK YOU”… “MELONI MI PIACEVA MA E’ DIVENTATA UNA GLOBALISTA”
«Non volete l’Ice in Italia per proteggervi dai terroristi e criminali che avete lasciato
entrare? Bene, allora non mandiamo nessuno e ritiriamo pure la squadra americana dalle Olimpiadi». Steve Bannon, ex consigliere del presidente Trump, ci tiene ad essere chiaro: «Citami letteralmente su questo: fuck you».
Poi aggiunge un commento sulla premier Meloni: «Era fantastica, ora è diventata una globalista». Invece conferma di puntare ancora su Trisulti: «Stiamo vincendo i ricorsi in tribunale. Apriremo la nostra Accademia dei Gladiatori, dove milioni di studenti impareranno politica e comunicazione di destra».
Perché accusa Trump di esitare a Minneapolis?
«Perché la gente intorno a lui parlava di de-escalation, ma Homan non è tipo da farla. Lo ha mandato per ascoltare il sindaco Frey e il governatore Walz, che però gli hanno già dato uno schiaffo in faccia, dicendo che non faranno rispettare le leggi federali sull’immigrazione. Sostengono gli antifa, designati come gruppo terroristico, che conducono un’insurrezione. Il loro modello di business è uguale a quello dell’Italia: importare in massa gli immigrati, dando sussidi pagati dai contribuenti, per cambiare società e cultura commettendo frodi elettorali».
Quindi l’obiettivo è ripulire le liste elettorali?
«Le frodi sono avvenute, ma non è solo questo. Il sistema dell’assistenza pubblica su cui si basano non è più sostenibile, negli Usa come in Italia».
Se sindaco e governatore non collaborano, cosa deve fare Trump?
«Alla prossima conferenza stampa dovrebbero partecipare dipartimento alla Giustizia, Fbi, Tesoro, Pentagono, per dare questo ultimatum: avete 72 ore per collaborare e rispettare la legge federale, se non lo fate inizieremo ad arrestarvi».
Governatore e sindaco?
«Certo, perché stanno violando la legge. Sono come gli insorti confederati. Bisogna cominciare arrestando gli antifa, che ostacolano gli agenti federali, e poi i governanti che li aiutano».
Il presidente dovrebbe invocare l’Insurrecion Act?
«Avrebbe dovuto farlo da settimane, prendendo il controllo federale della Guardia Nazionale per toglierla al governatore. Dovrebbe mandare i paracadutisti della Divisione 101 o della 82ma, per ripulire Minneapolis da tutti gli insorti professionisti, che andrebbero incarcerati».
Sta parlando di cittadini americani?
«Abbiamo due problemi. Uno sono gli immigrati illegali, criminali o che hanno infranto la legge entrando nel Paese, per invaderlo; l’altro è l’insurrezione guidata da questi rivoluzionari professionisti, in coordinamento con i leader locali e col sostegno esterno del governo messicano, il Partito comunista cinese e grandi finanziatori. Homan ha detto che la giustizia sta arrivando per questi insorti».
L’uccisione di Alex Pretti era giustificata?
«Avete visto il nuovo video di qualche giorno fa, in cui assalta gli agenti federali? Era un violento insorto, al confine col terrorismo domestico, andava arrestato già allora».
A proposito di Trump esitante, cosa dovrebbe fare in Iran?
«Non dobbiamo bombardare perché ce lo chiedono gli israeliani per il loro progetto imperiale, ma alzare la pressione con le sanzioni. Così possiamo aiutare la protesta, ma il cambio di regime deve essere una responsabilità dei persiani».
In Italia è polemica per la presenza dell’Ice alle Olimpiadi.
«Non è solo l’Ice: gli Usa forniscono un massiccio aiuto per la sicurezza. Se non lo volete, lo togliamo, tanto siete scrocconi che vi approfittate di noi. Non dovremmo mandare l’Ice, l’Fbi il Dhs, così non avreste protezione da tutti i cattivi soggetti e i terroristi che avete fatto entrare. Meglio così, risparmiamo soldi. Anzi, ritiriamo la squadra dai Giochi, non potrebbe fregarmene di meno. Citami letteralmente: fuck you. Questo è il motivo per cui gli americani sono stanchi della Nato. Non avete infrastrutture, logistica, forza militare, senza di noi non avreste difese, ma non apprezzate nulla di quello che facciamo per voi».
Anche la premier Meloni ha criticato Trump per la Groenlandia e le frasi sul nostro contributo in Afghanistan. Sbaglia
«Guarda, lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale. Ha giocato il gioco della Ue perché le servivano i soldi, e quello della Nato. Parla tanto dell’Ucraina, ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia
canzone. Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante, perché non ha risorse economiche e militari per sostenerlo. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa».
Però lei vuole ancora aprire la sua Accademia a Trisulti?
«Certo, e stiamo vincendo sul piano legale. Non c’è posto migliore per la nostra Accademia dei Gladiatori. Amo gli italiani e Roma, siete uno dei grandi Paesi del mondo. L’unico problema è che l’Italia ha la peggior classe politica sulla Terra, perché ruba alla propria gente. Ma i ricorsi ci sono, stiamo vincendo, e presto migliaia di studenti potranno imparare politica e comunicazione della destra».
(da Repubblica)
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Gennaio 30th, 2026 Riccardo Fucile
PRESENTE IL CAPO DELLO STATO MATTARELLA
L’“autonomia e l’indipendenza” della magistratura come “caposaldo”. L’amarezza con cui si stigmatizza, da parte dei vertici della suprema Corte, “lo scontro tra politica e magistratura”, la necessità di “non ferire” il volto della giurisdizione per evitare danni irreparabili ai cittadini e alle istituzioni.
Sono i temi che fatalmente occupano relazioni e discorsi dei massimi esponenti istituzionali all’inaugurazione dell’Anno giudiziario, cui partecipa il presidente della Repubblica (e del Consiglio superiore della magistratura) Sergio Mattarella, il rito solenne in corso alla Cassazione, e forse l’ultimo – ove passasse il sì alla riforma Nordio-Meloni – che vede uniti pubblici ministeri e giudici.
“Va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”, sottolinea nella sua relazione il Primo presidente di Cassazione, Pasquale D’Ascola. Che comincia dai numeri del lavoro in Cassazione, si sofferma sui risultati raggiunti nella incessante lotta agli arretrati, affronta tra l’altro la “barbarie dei suicidi” e “la piaga dei suicidi in carcere”, oltre al contrasto ad omicidi, violenze, episodi di insicurezza diffusa.
Poi affronta il tema della fiducia, che non può essere lesionata, dei cittadini nella magistratura: e cita, andando al 1959, insediamento del primo Csm, il ministro Gonella e l’allora presidente della Repubblica: “Gronchi, solennemente, ribadì che la Costituzione con la creazione dell’organo non ha voluto soltanto «riconoscere all’ordine giudiziario unicità ed autorità», ma «assicurare soprattutto l’autonomia dei giudici», intesa «nel senso di autogovernarsi», il tutto «inquadrato per logica necessaria nel sistema della divisione dei poteri che è presupposto e cardine insieme dello stato di diritto».
Sono previsti come di rito gli interventi del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del Procuratore generale Pietro Gaeta, dell’avvocata generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e del presidente della Consiglio nazionale forense, Francesco Greco. Nell’Aula magna parterre importante: i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Pinelli (csm): “La politica non svilisca il ruolo dei magistrati. Giustizia bene comune”
Sull’esigenza del rispetto reciproco fondato il perno del discorso del vicepresidente Pinelli. “L’esigenza di armonia – sottolinea il vicepresidente del Csm – deve essere affermata con ancora più forza in un periodo, qual è quello che stiamo vivendo, caratterizzato da tensioni, un periodo nel quale, dunque, è davvero necessario che gli attori istituzionali prestino ossequio a quel principio di leale collaborazione che è speculare al principio di separazione dei poteri”. Pinelli, nel ricordare “la dolorosissima scia di sangue” dei magistrati vittime delle mafie o della barbarie terroristica , ricorda: “La giustizia è un bene comune. E il bene comune vive di fiducia”, fiducia quindi anche ” nella Costituzione e nella giurisdizione. Senza una giustizia riconosciuta, non c’è fiducia e senza fducia non c’è comunità”.
Il Pg Gaeta: “Scontro inaccettabile, ferire la magistratura non è nell’interesse dei cittadini”
Proprio sul terreno dell’aggressione all’immagine e all’esercizio della giustizia, torna con parole di equilibrio e con un fiducioso appello a Mattarella, il Procuratore generale Pietro Gaeta. “Lo scontro , perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico. Per questo signor Presidente , spero molto nel recupero della razionalità e dell’armonia”, perché “occorre recuperare lucida razionalità istituzionale”. Gaeta scandisce ancora: “Il volto di una giurisdizione sfregiata nell’immagine e privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione non giova a nessuno”. E continua: “Non ai cittadini, che alla giurisdizione devono potersi affidare (…); non all’avvocatura, che ha contribuito a preservare nel dialogo con la magistratura, i pilastri delle garanzie dello Stato; non alle istituzioni rappresentative, che devono fondare forza e legittimazione sull’irrinunciabile rispetto del principio di separazione dei poteri, e quindi dell’indipendenza e autonomia della magistratura”. Un lunghissimo applauso dell’Aula magna, com’era stato per la relazione di D’Ascola, sigilla il suo intervento.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2026 Riccardo Fucile
“CONTE È NATO A EBOLI, PROVINCIA DI SALERNO, DA UNA FAMIGLIA DI TRADIZIONI SOCIALISTE (È FIGLIO DELL’EX MINISTRO CRAXIANO CARMELO CONTE), MA INCARNA IL MODELLO DI BUONA INTEGRAZIONE SUD-NORD”
“Conte? E’ bravissimo e questo credo che glielo riconosca tutto il Consiglio
comunale”. E’ il 21 gennaio quando Beppe Sala risponde così alle domande dei giornalisti sulla possibilità che il suo assessore al Bilancio e alla Casa possa correre per le primarie del centrosinistra a Milano.
Viene subito considerato un endorsement pubblico, e Conte diventa “il candidato di Sala” complice il fatto che il diretto interessato non conferma ma neanche smentisce, anzi, in qualche dichiarazione sembra lasciare aperta l’ipotesi
“La verità è che ci sta pensando seriamente”, rivela una fonte bene informata al Foglio. “Certo è prematuro perché mancano 15 mesi, ma è giusto il tempo per fare tutte le valutazioni ed, eventualmente, mettere in piedi una campagna elettorale basata sui suoi punti di forza: esperienza amministrativa e avere in mano un progetto fondamentale per il futuro di Milano come il piano casa”.
Emmanuel Conte, 46 anni, è il candidato che non ti aspetti e, forse proprio per questo, il concorrente più temibile per il giornalista e scrittore Mario Calabresi, un milanese doc.
Conte, invece, è nato a Eboli, provincia di Salerno, da una famiglia di tradizioni socialiste (è figlio dell’ex ministro craxiano Carmelo Conte e suo fratello Federico è stato eletto deputato nel 2018 nella lista Liberi e Uguali), ma incarna il modello di
buona integrazione sud-nord: è arrivato, come tanti, a 18 anni per studiare e dopo una laurea alla Bocconi, con 110 e lode, entra in Intesa Sanpaolo dove fa carriera fino a diventare dirigente.
Buon sangue non mente, sente presto il richiamo dell’impegno civile e politico, così nel 2016 viene eletto consigliere comunale in una lista civica e per cinque anni è presidente della commissione Bilancio
Diventa la sua carta vincente, perché quando nel 2021 Conte è il primo degli eletti di un’altra lista civica (“Beppe Sala sindaco”), viene chiamato per sostituire Roberto Tasca a capo di un assessorato chiave come quello del Patrimonio. […]
Comunque, si fa notare per le competenze tecniche fino a quando, nella primavera del 2025, le inattese dimissioni dell’assessore Guido Bardelli, in seguito alle indagini urbanistiche (a cui comunque risulterà estraneo), lo costringono a prendere in mano anche nuove deleghe e, soprattutto, il piano casa del Comune.
Nei corridoi dell’assessorato dice che ha il sangue freddo dei banchieri, ma il cinismo. Semmai si dovesse davvero candidare alla poltrona di sindaco di Milano (rumors in aumento), farà leva sull’esperienza amministrativa, positiva e negativa, che questa agiunt ha maturato sulla rigenerazione urbana e sull’edilizia abitativa.
Quando Giorgia Meloni ha annunciato un piano casa a livello nazionale con 100 mila case “abbordabili in 10 anni” qualcuno lo ha sentito sbottare: “Ma dove vanno senza parlare con le città?”. Non c’è dubbio su quale sarà il suo cavallo di battaglia elettorale semmai dovesse scendere in campo.
(da Il Foglio)
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Gennaio 30th, 2026 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO E’ ARRIVATO A CASA IN IPOTERMIA, L’AUTISTA E’ STATO SOSPESO DAL SERVIZIO…IL BAMBINO AVEVA UN CARNET CHE NON ERA VALIDO NEL PERIODO DELLE OLIMPIADI DOVE IL PREZZO DEL BIGLIETTO A CORSA E’ SALITO DA 2,50 EURO A 10 EURO: QUALCUNO DOVREBBE SPIEGARE CHI HA AUTORIZZATO QUESTO AUMENTO INCREDIBILE
«Ora tocca alla procura di Belluno indagare. Dal mio punto di vista è ravvisabile il reato di abbandono di minore, anche se di ipotesi magari ce ne sarebbero altre, ma sarà la Procura poi a considerarle. Sicuramente esisteva un obbligo di custodia». Queste le parole di Chiara Balbinot, avvocata e nonna del bambino di 11 anni che è stato costretto a percorrere sei chilometri a piedi nella neve, con temperature di meno tre gradi e il sole al tramonto. L’undicenne sarebbe stato fatto scendere dall’autista della linea 30 Calalzo-Cortina, martedì 27 gennaio, in provincia di Belluno, perché non aveva il biglietto giusto. Il bambino, dopo tutti quei chilometri al freddo, è arrivato a casa in stato di ipotermia.
«A mio nipote poteva capitare qualsiasi cosa durante quei novanta minuti»
«Ho ricevuto due chiamate di scuse da parte dell’azienda di trasporti Dolomitibus, noi andiamo avanti», ha sottolineato Balbinot, che sta seguendo il caso di suo nipote. Quel giorno il bambino aveva un carnet che non era valido nel periodo delle Olimpiadi, durante il quale c’è una maggiorazione, fino a 10 euro per tratta, anche per i residenti. Dopo il controllo da parte dell’autista, l’11enne sarebbe stato fatto
scendere dal mezzo, trovandosi a fare il percorso a piedi, da solo, camminando per sei chilometri. «A mio nipote poteva capitare qualsiasi cosa durante quei novanta minuti che ha impiegato per tornare a casa, camminando sulla pista ciclabile che costeggia la strada principale – ha sottolineato Chiara Balbinot -, io mi chiedo come possa capitare una cosa del genere». Intanto l’azienda di trasporti partecipata dalla Provincia di Belluno ha avviato una indagine interna per accertare le responsabilità.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2026 Riccardo Fucile
“QUINDI, PENSO CHE POSSIAMO DIRE CON SICUREZZA, QUALUNQUE SIA LA VOSTRA PROSPETTIVA SU QUESTA VISIONE, CHE LA CINA È ALMENO UN CONCORRENTE ALLA PARI DEGLI STATI UNITI, E DIREI CHE HA GIÀ VINTO”
Penso che la Cina abbia già vinto la gara tecnologica contro gli USA, e abbia lasciato
l’Europa molto indietro. E penso, francamente, che in Europa siamo stati per lo più addormentati negli ultimi 20 anni a questo riguardo.
Molte persone non sono d’accordo con me, quindi permettetemi di citare un paio di prove.
Se guardate sul sito dell’ASPI, un think tank in Australia, hanno qualcosa chiamato il “China Tech Tracker Critical Technology Tracker”. E dice che al momento la Cina è avanti agli USA in 66 su 74 tecnologie avanzate, e gli USA sono avanti solo in otto. Se guardate l’ultimo indice “Nature”, di articoli scientifici “elite” che sono stati citati, la Cina è molto avanti rispetto a ogni altro paese al mondo. Se guardate il numero di domande di brevetti all’Ufficio Mondiale della Proprietà Intellettuale delle Nazioni Unite, la Cina ha 1,8 milioni di domande pendenti, e gli USA solo 500.000. Quindi, penso che possiamo dire con sicurezza, qualunque sia la vostra prospettiva su questa visione, che la Cina è almeno un concorrente alla pari degli Stati Uniti, e direi che ha già vinto.
Direi che USA e Cina sono testa a testa sull’IA al momento. Jensen Huang ha detto recentemente che pensava che la Cina fosse avanti e poi ha ritrattato il giorno dopo – ha detto che la Cina non era proprio avanti.
Quindi, voglio dire, chiaramente c’è una gara in corso e questo è molto nella mente dei cinesi e degli americani. Ma ci sono due grandi differenze nel modo in cui la gara viene condotta: la prima è che la maggior parte dei modelli IA cinesi che stanno andando così bene, quindi Kimi, K2, la suite Qwen di Alibaba, sono tutti open source, giusto? Mentre i principali modelli IA americani non lo sono.
L’altra differenza cruciale è che il prezzo per far funzionare i modelli cinesi è una frazione del prezzo per far funzionare i modelli USA… Quindi stiamo parlando di un decimo o meno in termini di milioni di token di output usati.
Quindi, questo è il motivo per cui, nel caso di Alibaba Qwen, hanno già un miliardo di clienti in tutto il mondo. E questo lascia i modelli IA americani nella polvere. Quindi, ci sono un sacco di cose interessanti che stanno succedendo lì.
È troppo tardi. Gli americani potrebbero inventare un incredibile “moonshot” (come la missione sulla Luna) e potrebbero vincere tutto. O ci potrebbe essere una svolta quantistica, sapete, che cambia tutto il modello.
Intervento di James Kynge al panel “What is China’s vision for a new world order?”, della Chatham House
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Gennaio 30th, 2026 Riccardo Fucile
LE OPPOSIZIONI OCCUPANO LA SALA, FONTANA ANNULLA TUTTO E I RAZZISTI “EMIGRANO” FUORI DALLE ISTITUZIONI
Un gruppo di deputati di Pd, M5s e Avs ha occupato la sala stampa della Camera, dove alle 11.30 era prevista la conferenza stampa sulla remigrazione con il portavoce di Casapound Luca Marsella, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, l’ex Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti.
La sala era stata prenotata dal deputato leghista Domenico Furgiuele, considerato vicino a Roberto Vannacci. Ma dopo il caos generato l’evento è stato annullato. Alla fine «non essendoci le condizioni» la presidenza ha deciso di annullare la conferenza. «Annullate per ordine pubblico tutte le conferenze stampa di oggi, così come deciso e confermato dalla Presidenza della Camera», si legge in una nota da Montecitorio. A un certo punto anche i giornalisti erano stati allontanati dalla sala e, come anticipato ieri, i sistemi di sicurezza sono stati rinforzati. Chiusa anche piazza Montecitorio. Schierati tutti gli assistenti parlamentari.
La protesta delle opposizioni
L’iniziativa ha sollevato le proteste delle opposizioni, che avevano promesso di occupare la sala qualora gli organizzatori non avessero acconsentito ad annullare la conferenza stampa. Folte le delegazioni di Pd-M5S-Avs, con il capogruppo della Camera dei Cinque Stelle, Riccardo Ricciardi, il quale questa mattina in aula aveva annunciato il presidio per impedire che si aprissero «le porte a naziskin, Casapound e fascisti». Presenti fra gli altri Laura Boldrini, Matteo Orfini, Arturo Scotto e Filiberto Zaratti. Il deputato Furgiuele è entrato ed è stato contornato dai deputati delle opposizioni, che intonavano “Bella Ciao”.
Il confronto con Furgiuele e la decisione di Fontana
«La conferenza stampa si fa. Farete le domande. Perché vi spaventate?», ha domandato Furgiuele. I deputati delle opposizioni hanno risposto a muso duro al deputato leghista: «Non ci spaventate. Sono loro che si dichiarano fascisti!». Un battibecco durato diversi minuti. Poi l’evento è stato di fatto sospeso.
L’ira di Furgiuele
Furgiuele esce iracondo dalla sala conferenze: «Hanno impedito una conferenza stampa, sono antidemocratici». Fermato poi da dei cronisti nei corridoi di Montecitorio: «Loro hanno disatteso il libretto che sventolavano». E racconta di aver sentito Vannacci che gli avrebbe detto «bravo, vai avanti». «Avrei voluto invece affrontare la questione con una conferenza stampa, così come si addice a un parlamentare che ha la prerogativa di poter utilizzare uno spazio di questo Palazzo – continua il deputato parlando ai giornalisti
Ieri le opposizioni avevano fatto capire che avrebbero ostacolato l’iniziativa per “impedire l’ingresso di nazisti nel palazzo”. E così è stato: la sala prenotata è stata occupata da diversi deputati di opposizione: ci sono per il M5S il capogruppo Riccardo Ricciardi e Francesco Silvestri. Gianni Cuperlo, Arturo Scotto, Marco Sarracino, Matteo Orfini e il senatore Filippo Sensi per il Pd e per Avs i deputati Filiberto Zaratti, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Poi dopo aver fatto uscire i giornalisti mentre i parlamentari d’opposizione sono rimasti all’interno della sala, la Camera ha deciso di annullare la conferenza stampa. Il portavoce del presidente di Montecitorio Lorenzo Fontana ha dichiarato “annullate per ordine pubblico tutte le conferenze stampa di oggi, così come deciso e confermato dalla presidenza della Camera”. Così la protesta si è spostata fuori dal palazzo con esponenti delle opposizioni che hanno mostrato cartelli con l’immagine di Matteotti.
(da agenzie)
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