TOLTA LA DIGNITÀ AI GAZAWI, IL PASSO SUCCESSIVO È PRIVARLI ANCHE DELLA SANITÀ: DAL 31 DICEMBRE, LE ONG CHE NON SONO REGISTRATE IN ISRAELE DOVRANNO LASCIARE LA STRISCIA DI GAZA
UNA “CATASTROFE”, COME SOTTOLINEATO DALL’ONU, VISTO CHE LE ORGANIZZAZIONI “GESTISCONO O SUPPORTANO LA MAGGIOR PARTE DEGLI OSPEDALI”
Dal 31 dicembre le organizzazioni internazionali e le ong che non saranno registrate in
Israele secondo i criteri della legge approvata in primavera avranno 60 giorni per cessare le operazioni. l’Onu nei giorni scorsi ha definito la procedura «vaga, arbitraria e altamente politicizzata».
Moltissime ong non sono riuscite a completarla e anche quelle che l’hanno portata a termine, come Medici senza frontiere, non hanno ricevuto risposta: «800mila visite, 22.700 operazioni chirurgiche, 700 milioni di litri di acqua. Questo è quello che abbiamo fatto a Gaza ed è a rischio», scrive su X l’ong premio Nobel per la pace.
«La cancellazione delle ong internazionali a Gaza avrà un impatto catastrofico», si legge nel comunicato dell’Onu. «Gestiscono o supportano la maggior parte degli ospedali da campo, dei centri di assistenza sanitaria di base, delle risposte ai rifugi di emergenza, dei servizi idrici e igienico-sanitari, dei centri di stabilizzazione nutrizionale per bambini con
malnutrizione acuta e delle attività di sminamento». A ricordare quanto questo sistema sia fondamentale è stato ieri il cardinale Pierbattista Pizzaballa, di ritorno dalla Striscia: «Non ci sono case, non ci sono scuole, non ci sono medicine», ha detto.
Ma la stretta sulle ong non è un caso isolato: nelle ultime settimane Israele sta virando decisamente a destra. Ieri il Parlamento ha approvato la chiusura della Radio militare, da sempre indipendente: l’accusa è di «minare il morale». Nella stessa sessione è stato nominato come responsabile della Commissione educazione un parlamentare di estrema destra che vive nelle colonie della Cisgiordania, già arrestato tre volte per violenza contro l’esercito.
Ed è stato approvato il meccanismo che mette la Commissione di inchiesta sul 7 ottobre sotto il controllo del governo. Ai membri del panel sarà chiesto di indagare anche sui partecipanti alle proteste contro la riforma giudiziaria. Infine il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha proposto la creazione di un centro di detenzione per palestinesi «circondato da coccodrilli».
(da agenzie)
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