ADESSO IL COATTO DELLA CASA BIANCA PUNTA CUBA, MINACCIANDO DI FERMARE LE FORNITURE DI PETROLIO VENEZUELANO ALL’AVANA: UNO STOP DEL GREGGIO SAREBBE UN DURO COLPO PER L’ISOLA, CHE PERDEREBBE CIRCA IL 50% DEL SUO FABBISOGNO
IL PRESIDENTE CUBANO MIGUEL DIAZ-CANEL REPLICA: “ “CUBA È SOTTO ATTACCO DEGLI STATI UNITI DA 66 ANNI. SIAMO PRONTI A DIFENDERE LA NOSTRA TERRA SINO ALL’ULTIMA GOCCIA DI SANGUE”
Gli effetti della detronizzazione di Nicolas Maduro in America Latina si espandono. Nel mirino
del team Trump c’è soprattutto il regime comunista cubano. Donald Trump ieri ha consegnato al social Truth la conferma che a L’Avana non arriverà più il greggio venezuelano e ha suggerito al Paese guidato da Miguel Diaz-Canel «di fare l’accordo prima che sia tardi». Non ha spiegato in cosa consista l’accordo e nemmeno se sia stato avviato qualche contatto. Il fatto è che a Cuba non arriveranno più «soldi e petrolio».
Diaz-Canel ha replicato. L’America – le sue parole – non ha alcuna autorità morale per spingerci a un accordo. «Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci impone cosa fare – ha detto il presidente -. Cuba non attacca, è sotto attacco degli Stati Uniti da 66 anni; Cuba non minaccia. Si prepara, è pronta a difendere la propria terra sino all’ultima goccia di sangue».
Parole che anticipano una grande esercitazione militare in tutto il territorio dell’isola perché – si legge sulle pagine del quotidiano ufficiale Granma – «prepararsi alla difesa è uno sforzo necessario». L’economia cubana dipende dall’import di greggio e carburante. Il maggior fornitore è stato il Venezuela con circa 30mila barili di greggio al giorno, il 50% del fabbisogno dell’isola.
Jorge Piñon, ricercatore presso l’Energy Center dell’Università del Texas, sostiene che la «perdita è catastrofica per Cuba poiché è improbabile che i rifornimenti da Messico e Russia possano colmare il gap». Al momento infatti altri Paesi alleati o vicini a Cuba come Brasile, Angola, Algeria e Colombia non hanno garantito sufficienti consegne al regime.
Il segretario di Stato Marco Rubio – floridiano di origini cubane – ha detto che il regime è indebolito. Venerdì durante l’incontro con i petrolieri alla Casa Bianca, ha dichiarato che «non siamo interessati a destabilizzare Cuba, ma i leader devono fare una scelta: possono avere un Paese reale con un’economia vera dove la gente prospera oppure possono continuare con la fallimentare dittatura che porterà al collasso sistemico e della società».
Caracas e gli Usa stanno invece lavorando a un accordo da 2 miliardi di dollari per 50 milioni di barili di greggio venezuelano. I proventi verrebbero depositati in un conto corrente
Leave a Reply