MELONI E SALVINI INSIEME A NETANYAHU E AI LEADER DELL’ESTREMA DESTRA PER LO SPOT ELETTORALE DI ORBAN
MA CHE BELLA COMPAGNIA AL SERVIZIO DI UN INFAME
Viktor Orbán ha scelto di aprire la sua campagna elettorale guardando oltre i confini ungheresi, come spesso accade quando il consenso interno non basta più a raccontare una storia di forza. In vista del voto di aprile, infatti, il leader di Fidesz (partito politico di orientamento nazional-conservatore e di destra) e Primo Ministro dell’Ungheria ha diffuso sui social un video che raccoglie una serie di messaggi di sostegno da parte di leader
stranieri, una sorta di passerella internazionale pensata per ricordare agli elettori che Fidesz resta il perno di una rete politica in grado di attraversare l’Europa e oltre
Tra i volti che scorrono nel breve filmato compaiono anche quelli di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. I due leader italiani partecipano con due stili e toni diversi, che però finiscono per riflettere proprio il ruolo che ciascuno ricopre oggi sulla scena internazionale: la Presidente del Consiglio parla in inglese, con tono istituzionale, collocandosi nel registro di una leader che dialoga con l’estero. Salvini sceglie invece l’italiano, poi chiude con un’incitazione in ungherese, quasi a voler stabilire un contatto diretto e simbolico con il pubblico di Orbán. Nel suo messaggio, Meloni richiama i temi a lei più familiari quando parla di Europa: la difesa della sovranità nazionale, l’orgoglio per le radici culturali e religiose, l’idea di una collaborazione tra governi che non rinunci alla propria identità. Salvini è invece più diretto e più allineato alla linea di Orbán, soprattutto sul terreno internazionale. Il suo appello al voto per Fidesz passa attraverso il tema della pace, con una sintonia che da tempo lo lega al premier ungherese anche nelle letture più controcorrente della guerra in Ucraina.
Ma il contesto in cui questo endorsement prende forma, è tutt’altro che neutro. Il video costruito dal leader di Fidesz mette insieme una compagine politica che rappresenta oggi il lato più controverso della destra internazionale; accanto a Meloni e Salvini, infatti, compaiono anche Alice Weidel, leader dell’AfD, partito tedesco di estrema destra spesso criticato per posizioni considerate vicine al neonazismo, Marine Le Pen, Santiago
Abascal, il presidente argentino Milei e, per finire, il premier israeliano Benjamin Neanyahu su cui pende niente meno che un mandato di cattura internazionale, emesso dalla Corte Penale Internazionale, per crimini di guerra e contro l’umanità. Una galleria di figure accomunate dall’attrito con i grandi equilibri europei più che da un progetto condiviso, figure però profondamente utili a Orbán per disegnare un fronte alternativo e compatto, almeno nell’immagine.
Ed è propria questa cornice a rendere l’operazione delicasoprattutto per la premier italiana: Meloni si ritrova infatti nello stesso spazio mediatico con leader da cui, in parte, ha cercato di tenere una certa distanza, in particolare con l’AfD di Weidel, esclusa dai Conservatori europei, per non compromettere il dialogo con il Partito popolare. Nel video, però le distinzioni politiche sembrano quasi attenuarsi, lasciando spazio invece a una scena che diventa collettiva, senza troppe gerarchie né distinguo espliciti.
In questo contesto, il momento scelto da Orban non sarebbe casuale: dopo anni di dominio quasi incontrastato, i sondaggi in questo periodo raccontano un’Ungheria molto meno prevedibile. Il partito di opposizione Tisza guidato da Péter Magyar, viene infatti dato in vantaggio, dunque la campagna elettorale si apre davvero in un clima di competizione reale. La parata di sostegni internazionali appare insomma allora come un tentativo di compensare le incertezze interne con una dimostrazione di solidità esterna, affidando così ai volti noti della destra globale il compito di rafforzarne la narrazione.
Insomma, lo spot che ne esce sembra andare oltre il semplice gesto di solidarietà politica. Racconta un’Europa che si muove ai margini dei circuiti tradizionali e una destra italiana che, pur mantenendo registri e ambizioni diverse, accetta di comparire nello stesso fotogramma: per Orbán è certo una scommessa necessaria in una fase più incerta del solito. Per Meloni e Salvini, una scelta invece che guarda al proprio elettorato, ma che inevitabilmente si deposita anche nei rapporti con Bruxelles e con le altre capitali europee, dove ogni immagine a volte, conta più delle parole.
(da agenzie)
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