CARA MELONI, LA DOTTRINA “MONROE” LA PAGANO (ANCHE) I CONTRIBUENTI ITALIANI – TRUMP FA L’OLIGARCA IN VENEZUELA E, CON UN ORDINE ESECUTIVO, HA DICHIARATO “NULLO E INVALIDO” QUALUNQUE ATTO GIUDIZIARIO OTTENUTO DAI CREDITORI DEL VENEZUELA. TRA QUESTI, C’È ANCHE LA MULTINAZIONALE ITALIANA ENI, CHE HA UN CREDITO DA TRE MILIARDI CON CARACAS
L’AMMINISTRAZIONE AMERICANA SI TERRÀ QUEI SOLDI, CHE FINIRANNO PER ESSERE “COMPENSATI” DA CHI PAGA LE TASSE IN ITALIA, PER RIPIANARE LE PERDITE DELL’ENI
Sempre più spesso Donald Trump si muove ai confini della pirateria. Prendete la sequenza a partire dal sequestro di Nicolás Maduro a Caracas.
Questi era a capo di un regime criminale che falsificava i risultati elettorali per restare al potere. Ma Trump ha deciso di non restituire la sovranità ai venezuelani, bensì di procedere a una pura e semplice cattura di quello stesso regime ai propri fini: l’intera struttura di potere di Caracas al momento resta dov’è, con i metodi brutali di prima, solo che ora asseconda quelli che Trump considera gli interessi economici degli Stati Uniti.
Il primo petrolio già estratto è stato trasferito in America e venduto, per mezzo miliardo di dollari. A chi? Il maggiore acquirente è il gruppo dell’energia Vitol e la figura decisiva è un suo manager di nome John Addison il quale, guarda caso, ha versato sei milioni di dollari alla campagna elettorale di Trump
nel 2024.
Trump ha appena emesso un ordine esecutivo che dichiara «nullo e invalido» qualunque atto giudiziario ottenuto dai creditori del Venezuela, ovunque nel mondo, per farsi rimborsare attraverso i fondi generati dalle vendite di greggio.
Senonché il Venezuela ha debiti esteri per almeno 150 miliardi di dollari verso la Cina o verso grandi imprese come l’italiana Eni (tre miliardi), l’americana ConocoPhillips (dodici) o la spagnola Repsol.
In sostanza, l’amministrazione Trump ha deciso che si terrà i soldi e i creditori di Caracas devono starsene alla larga. Per mettere il suo primo mezzo miliardo al riparo dai tribunali, ha persino trasferito i fondi su un conto off-shore in Qatar. Così il governo della prima economia del mondo si comporta come un oligarca russo: ha messo le mani sul malloppo e lo fa sparire in un paradiso fiscale lontano, al riparo dalla legge.
Trump non sta offrendo una dimostrazione di potenza, né costruendo un nuovo impero; è solo disperatamente a caccia di un successo — qualunque tipo di «successo» — perché è ai minimi nei sondaggi e sa che una sconfitta nelle elezioni di midterm a novembre prossimo porterebbe alla sua messa in stato di accusa al Congresso per il tentato colpo di Stato del 6 gennaio 2021.
Quando un leader inizia a suscitare repulsione persino nei suoi alleati più fedeli nel mondo, la storia insegna che non è mai finita bene. Il caso venezuelano ovviamente finirà per costare qualcosa anche a chi paga le tasse in Italia, perché qualcuno dovrà pur compensare per le perdite dell’Eni e di conseguenza per i minori dividendi che l’azienda potrà versare allo Stato.
Federico Fubini
per il “Corriere della Sera”
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