PEDIATRI ARRESTATI: “VOGLIO L’HOTEL PIU’ CARO”
VIAGGI E REGALI PER FAR VENDERE IL LATTE IN POLVERE: WEEKEND A BERLINO, VOLI NEGLI USA E SOGGIORNI A SHARM EL SHEIK
La vita del corruttore può essere molto faticosa. Talvolta non è facile soddisfare le continue richieste dei
medici, e poi è sempre meglio non fidarsi.
«Per quanto simpatici ti possano sembra’ perchè ti fanno i sorrisi sono anche… ti fanno le ripicche. Ovvero, te ci rimani d’accordo in un determinato modo… questi dall’oggi al domani chiudono tutti i rubinetti, non gliene frega ‘na sega ».
Stralcio di conversazione telefonica con toscanismo tra due informatori della Dmf, Dario Boldrini e Fabio Virgili.
Vivono un momento di sconforto, si chiedono se tutto quello che stanno facendo serva a qualcosa, in particolare ad aumentare il fatturato
Ha più polso il loro capo, Vincenzo Ruotolo, che, intercettato, senza mezzi termini sentenzia: «Qui o esce il latte o questi l’anno prossimo non hanno proprio niente. Se non esce il latte è finita, eh!».
Stop ai regali, stop ai favori. E c’è da immaginare che qualcuno si auguri davvero di interrompere la catena di corruzione.
Ma il sistema va avanti, non si ferma. E i medici sono primi attori.
Quando deve scegliere l’albergo di Berlino, pagato da una azienda, il dottor Maurizio Petri chiede la sistemazione più cara e spiega: «Una volta che mi muovo con la moglie, voglio di’ io, tre giorni, tre notti, volevo vede’ di sta bene, capito?».
Ci sono due generi di regali che vengono fatti ai dottori.
Prima di tutto gli oggetti tecnologici: televisori, computer, telefoni e pure condizionatori d’aria.
Sono gli stessi professionisti a chiederli, a dire il proprio indirizzo e a informarsi sulle consegne.
E loro, i dipendenti delle ditte, ad ingegnarsi per soddisfare le richieste.
Magari tentano pure di risparmiare un po’. Parlando di un televisore, sempre Ruotolo dice a un collega che propone un acquisto in Rete: «E però il problema è quello, che tu quando vai a comprare queste cose su internet… lo sai che costa tutto meno però alla fine non sai che vai a comprà ». Meglio i canali tradizionali.
Il secondo filone di regali, quello più corposo, riguarda i viaggi.
Visto che la legge vieta di fare doni di qualunque tipo ai medici, è stato adottato un sistema già noto. Si è trovata una agenzia pisana, la New Taurus (i cui titolari hanno collaborato con gli investigatori), che ha fatturato acquisti di voli per partecipare a congressi scientifici.
In realtà , hanno chiarito i Nas, nei giorni in cui si svolgevano i noiosi consessi i pediatri se ne stavano nel loro studio. Non partivano, e in questo modo guadagnavano un “buono” presso la stessa agenzia da spendere in viaggi con la famiglia.
Mille, duemila, tremila euro per coprire tutte o parte delle spese per Sharm El Sheik, l’India, gli Usa, Selva di Val Gardena, Cannes. O le capitali europee.
«Allora, se… ti è possibile, a me andrebbe benissimo… ho già parlato domenica con mia moglie… 23-26 Berlino». Non sta nella pelle il dottor Petri, e per organizzare il viaggio in Germania è costantemente in contatto con il rappresentante Humana, anche per decidere l’albergo. Poi scegli il più caro: «Costa centodieci euro in più… a persona.. Sicchè voglio dire… deve essere, deve essere… buono per forza…».
I due primari vengono trattati con i guanti, e loro in cambio chiedono soldi per organizzare congressi.
In particolare Roberto Bernardini, luminare di Empoli, chiede fino a 7mila euro. E Vincenzo Ruotolo spiega cosa ha intenzione di dirgli: «Dottore più lei ci soddisfa… più noi la soddisfiamo… ».
Si parla anche di entrare nei “turni” del reparto. Si tratta di un’usanza ormai vietata che evidentemente ancora sopravvive.
In pratica le aziende vengono, una alla volta e per qualche mese, indicate alle pazienti al momento della dimissione, con consegna di campioni e brochure, per far “affezionare” loro e soprattutto i figli.
Un modo per promuovere in modo ecumenico più produttori.
«Ho parlato con il medico, gli ho spiegato come funzionano i sistemi di controllo attraverso i codici di avviamento postale…», spiega un altro rappresentante a un collega.
È questo il modo in cui i corruttori controllano i corrotti. Visto che della prescrizione di latte non risultano tracce, come invece avviene per i farmaci, le aziende guardano il volume di vendita al dettaglio nell’area dove lavorano i medici.
Appunto attraverso i cap. Così sanno di chi ci si può fidare e chi invece deve essere chiamato e invitato a fare di più. Insomma, il latte deve uscire.
Michele Bocci
(da “La Repubblica”)
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