I PESCATORI “INCROCIANO” LE RETI
PESCHERECCI FERMI DA GIORNI PER IL CARO GASOLIO…MA ABBIAMO UN MINISTRO DELL’AGRICOLTURA IN ITALIA?
C’e’ il caro gasolio dietro a una delle prime grandi proteste unitarie dell’Unione Europea. Dall’Italia alla Spagna, dal Portogallo alla Francia, alla Croazia, i pescatori si sono fermati da una settimana per chiedere alla UE aiuti economici.
La protesta è partita dalla Francia, con scontri con la polizia a Marsiglia, Loriene, La Rochelle: due le richieste principali, abbassare a 40 centesimi il prezzo del gasolio e rivedere le quote di pescato stabilite da Bruxelles. La protesta si è poi estesa ai 20mila pescatori spagnoli e ai 21mila portoghesi. Da giorni ha raggiunto anche l’Italia con blocco delle attività di pesca in tutti i porti della penisola: anche nel nostro Paese il costo del gasolio, in 18 mesi, è passato da 50 a 90 centesimi al litro, raddoppiando di fatto la spesa principale dei nostri pescherecci. Una semplice lampara consuma 50 litri l’ora e sta fuori parecchie ore ogni notte.
Va considerato poi che il prezzo di vendita del pesce ai mercati all’ingrosso non ha subito alcuna maggiore entrata per il pescatore. Da qui una crisi del settore che sta creando seri problemi occupazionali ai 30mila addetti dediti in Italia a questa professione di grandi tradizioni.
Nel 2006 abbiamo avuto una produzione di 538mila tonnellate, con crescita del 4,3% su base annua, per un ricavo complessivo di 2,14 milioni di euro ( + 8,4%). Secondo il rapporto Ismea, il settore, dopo il recupero del 2006, ha vissuto però un anno problematico nel 2007, a causa dei forti aumenti del costo gasolio. Voce, quella del carburante, arrivata a coprire oltre il 50% dei costi, al netto degli oneri salariali. Gli occupati nella pesca sono scesi dai 47mila all’inizio del decennio agli attuali 30mila addetti.
Un pescatore ligure ieri confidava ” Per le imbarcazioni importanti, la spesa del gasolio va dai mille ai millecinquecento euro giornalieri. Troppi. Sono anche aumentati i costi per le attrezzature e la manutenzione. Mentre all’ingrosso il pesce ci viene pagato in euro con lo stesso valore di quando c’era ancora la lira… L’orario lavorativo per un addetto spesso tocca le 15 ore e il tutto per uno stipendio di 1.100/1.200 euro al mese” .
In questo quadro si innesta la politica, spesso assente per queste categorie “marginali”, di cui ci si accorge solo quando, andando al ristorante, ci si trova privati del “pesce fresco”, causa sciopero. Il commissario europeo alle pesca, Joe Borg, parla di necessità di ” ristrutturare il settore” ma respinge ipotesi di aiuti o di aumento delle quote di pescato. Il neo ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, annuncia un pacchetto di misure a favore dei pescatori qualche giorno fa e poi scompare. L’appuntamento al Ministero che sembrava fosse imminente, ora è stato sposato di un’altra settimana. Il solito teatrino della politica, direbbe Silvio Berlusconi, espressione di ” idee poche, ma confuse”.
Intanto un settore importante della nostra economia va sempre più estinguendosi nella indifferenza dei più… Per noi i pescatori non sono dipendenti di serie B, ma onesti lavoratori della migliore tradizione italiana. Qualcuno ci deve spiegare perchè è normale buttare 300 milioni di euro per prolungare l’agonia di Alitalia e non è tale invece dare un segnale di “presenza politica” ai nostri pescatori che, a differenza di altri, lavorano 12-15 ore al giorno. Se il ministro deve solo tutelare il radicchio trevigiano, basta saperlo…nei ristoranti invece del “menù a base di pesce” troveremo presto “i piattini di insalate miste”. Ammesso che il ministro Zaia esista veramente ovvio…magari batta un colpo.
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