PROCESSO OPEN ARMS, OGGI VEDIAMO CHI VOTA PER L’IMPUNITA’ DI UN SEQUESTRATORE DI PERSONA RECIDIVO CHE NON HA NEANCHE LE PALLE DI AFFRONTARE UN PROCESSO
I 18 SENATORI RENZIANI DETERMINANTI, LE PROVE SONO SCHIACCIANTI
Una partita a poker. E’ quella che, raccontano fonti Dem con un pizzico di irritazione, stanno giocando i
renziani in vista del voto al Senato che potrebbe mandare Matteo Salvini sotto processo per la vicenda Open Arms.
Bocche cucite tra i 18 senatori di Italia Viva, il sipario lo svelerà direttamente Matteo Renzi parlando nell’emiciclo.
La posta in gioco però non è solo il destino giudiziario del leader leghista. Intorno si agitano altri e più ampi scenari che vanno dal risiko delle commissioni parlamentari (che, guarda caso, dopo tanti rinvii ha avuto una brusca accelerazione) alla corsa molto aperta per le Regionali di settembre.
In mezzo, il dossier scottante dell’immigrazione tra sbarchi in aumento, i decreti sicurezza che non si riescono a toccare, la maggioranza che sembra preda di un incantesimo paralizzante.
“Processare Salvini in un’estate come questa rischia di farne un martire — ammette più d’uno tra i giallorossi — Ma non andare in quella direzione tradirebbe troppi dei nostri princìpi”.
La partita, insomma, non è esattamente garantisti versus giustizialisti. Dentro c’è tattica politica purissima.
Lo dice con chiarezza anche Giuseppe Cucca, avvocato sardo con fama di leggere a fondo le carte, vicepresidente renziano della giunta Elezioni e Immunità Parlamentari: “E’ una vicenda che va approfondita, diversa dalle altre. Non basta la mera enunciazione delle norme applicabili: se badiamo solo a quelle non ci sono dubbi, indurrebbero verso la concessione dell’autorizzazione a procedere. Ma qui c’è una valutazione politica diversa da quella sull’atto amministrativo. Sono sfumature, ma bisogna ragionarci”.
Per la cronaca, le “carte” che i senatori reziani stanno (ancora) valutando inchioderebbero Salvini. Le foto scattate a bordo e allegate al dossier mostrano lo stato in cui vivevano i naufraghi durante quelle lunghe e torbide giornate: in una si vede il capitano dell’imbarcazione allestire un tendone per proteggerli dal forte caldo. Sulla Open Arms c’erano solo due bagni per i passeggeri e l’equipaggio, e i minori furono fatti sbarcare solo dopo giorni, su ordine del Tribunale.
Assai debole anche la solita difesa avanzata dall’ex ministro, ovvero il mantra “agivo per conto e su indicazione del Governo”: la maggioranza giallo-verde di fatto già non c’era più e Giuseppe Conte aveva scritto una mail in cui prendeva le distanze dall’operato del Viminale.
Inoltre, era già in vigore il secondo “decreto sicurezza”, che sulla materia in questione dava “pieni poteri” al titolare dell’Interno.
E dunque, si deciderà nella riunione di gruppo: stasera o più probabilmente domani mattina. Perchè, spiega Cucca “oggi si farà tardi con le commissioni”.
Già : Italia Viva spinge forte per Luigi Marattin, alla guida della commissione Finanze o ancora meglio della Bilancio, oggi in quota Lega. Sul piatto ci sono anche Trasporti e Giustizia, ma il mosaico è complicato da comporre.
Ecco perchè soltanto all’alba dell’ennesima “notte dei lunghi coltelli” le posizioni in campo saranno più chiare. Anche se, mugugnano nel Pd ricordando sia il precedente strappo di Italia Viva in giunta sia il no di Patrizia Baffi sulla mozione congiunta del centrosinistra contro il governatore lombardo Attilio Fontana, bisognerà fare attenzione ai bluff fino all’ultimo minuto
Quello che è certo è che i 18 renziani sono l’ago della bilancia. Senza di loro, raggiungere quota 160 – ovvero la maggioranza qualificata necessaria per l’autorizzazione a procedere contro un ministro – resterebbe una chimera.
E difatti l’opposizione è di umore teso, mentre Salvini ostenta rassegnazione di fronte all’appuntamento.
Il centrodestra ha serrato i ranghi e diffidato dall’assentarsi. Lega, Forza Italia e FdI sono 135. Con la mini-componente “Idea e Cambiamo” appena uscita dal gruppo azzurro — Gaetano Quagliariello, Paolo Romani e Massimo Berutti — salgono a 138. Nel Misto, oltre a Gialuigi Paragone, anche Saverio De Bonis è orientato a votare contro l’autorizzazione: “Non si può processare Salvini”.
Quindi, 140 a cui dovrebbero aggiungersi almeno due esponenti delle Autonomie Locali – gli altoastesini Meinhard Durnwalder e Dieter Steger — che più i 18 di Italia Viva raggiungerebbero il fatidico numero di 160 senatori.
Al netto di altri voti “salviniani”, nel Misto, da parte di chi oggi appare ancora indeciso.
Mentre Julia Unterberger, anche lei della SVP, il valdostano Albert Laniece e Gianclaudio Bressa voteranno sì. “E’una vicenda molto grave — spiega Bressa — Esistono convenzioni internazionali e trattati che in situazioni di emergenza impongono di salvare vite umane e raggiungere un porto sicuro. L’ipotesi di sequestro di persona a carico di Salvini è plausibile”.
E l’ex sottosegretario a Palazzo Chigi ha ben presenti i rischi che la Lega possa crescere nei sondaggi, visto il malumore di fronte all’attuale gestione degli sbarchi, ma non cambia posizione: “Sarebbe sbagliato conettere le azioni politiche di un governo con le regole e le norme della Costituzione. Non si può lasciare passare un atto contra legem”.
A decidere, poi saranno comunque i giudici. “Il nostro comportamento è sempre ispirato a un approccio garantista — dichiara Andrea Marcucci, capogruppo del Pd a Palazzo Madama — Studiamo le carte e decidiamo in base a quelle. L’aula non vota per mandare in carcere Salvini ma per garantirgli o meno un processo. Il Pd voterà affinchè il leader della Lega possa dimostrare la sua innocenza nell’aula di un tribunale”.
(da “Huffingtonpost”)
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