MATTEO VILLA DELL’ISPI: “I VACCINI EVITERANNO 56.000 MORTI DELL’ONDATA OMICRON“
“LE VITTIME QUOTIDIANE SFIORERANNO QUOTA 400 PRIMA DI INIZIARE LA DISCESA“
“56 mila: è il numero di vite che i vaccini avranno salvato in Italia tra ottobre 2021 e
marzo 2022 al termine dell’ondata di Omicron”.
Così Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di politica internazionale (Ispi), illustra con una serie di proiezioni l’impatto delle vaccinazioni sull’andamento della pandemia e all’HuffPost sottolinea: “Già oggi, da ottobre a metà gennaio, circa 23 mila vite sono state salvate: questa non è una previsione, ma un dato reale”.
Intanto i bollettini giornalieri continuano ad aggiornarci sul numero delle vittime. “In questi giorni in Italia siamo al picco dell’ondata di Omicron, e tocchiamo i 300 morti per Covid al giorno. Purtroppo questo numero è destinato a salire fino a sfiorare i 400, prima di cominciare la discesa. Che poi, però, sarà quasi altrettanto rapida”, sottolinea Villa su Twitter.
“Se non avessimo avuto i vaccini – ci spiega il ricercatore – i decessi ora sfiorerebbero quota 1000 – 1200 al giorno. L’anno scorso, da ottobre a questo stesso periodo di gennaio, avevamo già registrato circa 46 mila vittime totali con lockdown e zone rosse. Oggi, mentre tutto è aperto, siamo a 10.200 morti: circa un quinto”.
“Va però precisato che la variante Omicron è arrivata a dicembre, dunque non ha ancora esercitato tutto il suo effetto: al momento la curva è in salita e per almeno due settimane i morti continueranno ad aumentare”, prosegue Villa.
A proposito della discesa della curva: “Le informazioni che arrivano dal mondo dicono che potrebbe essere rapida: non tanto quanto la salita, ma abbastanza da consentire alla circolazione di ridursi in un tempo ragionevole. Questo accade quando un numero elevato di persone ha contratto il virus e quest’ultimo non riesce più a diffondersi efficacemente, andandosi a scontrare con l’immunità acquisita”.
Ma su questo punto il ricercatore dell’ISPI invita alla cautela: “Non sappiamo ancora se e dopo quanto gli anticorpi acquisiti dopo aver contratto Omicron possano rendere suscettibili a una nuova infezione. I primi dati che arrivano dal Sudafrica affermano che l’immunità prodotta dalla variante dura almeno due mesi: un primo dato confortante, anche se confidiamo in un’immunità di maggior durata. E al momento non abbiamo motivi per dubitarne”.
Ma quale sarà l’andamento dei decessi nei prossimi mesi? Il ricercatore dell’ISPI ha pubblicato su Twitter le proiezioni dal 1° ottobre al 31 marzo.
“Rispetto ai 73 mila decessi per Covid-19 dell’anno scorso (con zone rosse e chiusure) dovremmo essere a 23.500 decessi (con tutto aperto)”, scrive Villa. Nel grafico, il ricercatore fa un confronto anche con la mortalità di una stagione influenzale ‘tipica’ che, in media, da ottobre a fine marzo causa 17 mila decessi: dunque – spiega – nello stesso periodo quest’anno il Covid farà il 40% di vittime in più rispetto a un’influenza, ma un terzo rispetto alle ondate pandemiche del periodo 2020/2021”.
“La cifra 23.500 è una proiezione frutto di quella che si ipotizza sarà l’azione combinata di vaccini e Omicron, che sappiamo essere molto più trasmissibile ma un po’ più lieve per tutti”, ci spiega Villa, “per rispettare le previsioni, dunque, la variante dovrà confermarsi abbastanza rapida, tanto nella discesa quanto nella salita, e la sua alta trasmissibilità dovrà essere funzionale a una diffusa un’immunità acquisita con cui lo stesso virus andrà a scontrarsi”.
Ma cosa sarebbe accaduto se non avessimo avuto i vaccini? In questo ipotetico scenario “includendo solo i guariti tra i (parzialmente) protetti, entro fine marzo la stessa dinamica di infezioni da Omicron avrebbe causato 80.000 decessi”, dice il ricercatore, “ovvero: tra ottobre e marzo, i vaccini avranno evitato la morte di 56.000 persone”.
“Al netto delle peculiarità di Omicron, Covid rimane una malattia sistemica multi-organo grave, dall’alta letalità e in grado di generare effetti a lungo termine: senza i vaccini il suo impatto in termini di vite umane sarebbe devastante. Se le proiezioni sulla mortalità fino a fine marzo saranno rispettate, si tratterà di un risultato sensazionale: il bilancio delle vittime sarà contenuto a qualche migliaio in più rispetto alla peggiore stagione influenzale degli ultimi decenni”, conclude Villa.
(da Huffingtonpost)
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