TRA SILVIO E ANGELINO PIU’ DUBBI CHE CERTEZZE
DOPO IL VERTICE DI 5 ORE AD ARCORE NON ESISTE UN PUNTO FERMO CHE SIA UNO… IN OGNI CASO LE PRIMARIE NON SI FARANNO A DICEMBRE, MANCA IL TEMPO
L’unica certezza di Alfano, dopo mezza giornata a colloquio con il Cavaliere, è che da lui può attendersi la qualunque.
Non esiste un punto fermo che sia uno.
Per cui tutto quanto il segretario ha dichiarato dopo, davanti alle telecamere, si può leggere al diritto e all’incontrario.
Esempio numero uno: Berlusconi si ricandiderà premier? Non ha manifestato «formalmente» l’intenzione, assicura Angelino; sottintendendo che però nemmeno l’ha esclusa.
Anzi, sostengono alcune delle «amazzoni» che gli fanno da schermo con il resto del mondo, «è inevitabile che Silvio finisca per cimentarsi di nuovo».
Esempio numero due: rinuncerà Berlusconi al proposito di fondare una nuova Forza Italia buttando al macero il Pdl? «Ho trovato in lui una grande disponibilità a ragionare in termini di unità », assicura il segretario.
Ma se le Chevalier è disposto a ragionare in termini di unità , ciò suona ad ammissione che d’istinto «spacchetterebbe» il partito.
Ancora: le primarie non sono state sconvocate, prova a insistere Alfano, dunque si terranno il 16 dicembre.
In realtà , c’è da mettere la mano sul fuoco che slitteranno a gennaio (se mai si terranno) in quanto la macchina organizzativa è in panne, mancano due settimane e nemmeno sono stati prenotati i gazebo… I
l solo fatto di averle evocate pare sia stato sufficiente a mandare su tutte le furie Berlusconi. Il quale si aspettava che, uscito dal colloquio, Alfano si limitasse a reclamare l’«election day» e stop, non una parola di più sul futuro del partito.
Insomma: la partita è ancora incertissima, al Totocalcio varrebbe una tripla.
C’è chi, tra i sostenitori di Alfano, vorrebbe praticargli trasfusioni di coraggio per spingerlo allo scontro finale con il Caimano.
Non sembra, peraltro, che l’interessato abbia voglia di farsi sbranare.
Ha scelto semmai la tecnica del giunco, piegandosi in attesa di tempi migliori, nella speranza che Berlusconi rifletta, e sua sponte rinunci a coltivare propositi di scissione…
Così va letta la disponibilità di Alfano, prontamente offerta ieri, a scatenare una battaglia durissima sull’«election day».
È una valvola di sfogo, un mulino a vento contro cui il Cavaliere potrà mulinare la spada.
Nel frattempo nuovi sondaggi, in aggiunta a quelli che già possiede, faranno tramontare in Berlusconi la voglia di candidarsi per la quinta volta, se è vero che agli occhi dell’Italia il «blocker», il tappo al rinnovamento è proprio lui, inutile prendersela con il gruppo dirigente…
Giusto cambiare nome al Pdl, l’ha assecondato Alfano, «ma se tu fondassi un altro partito io non ti seguirei», gli ha aggiunto per spargere nuovi dubbi.
Perchè non è detto che il nuovo partito berlusconiano farebbe meglio del Pdl, nelle urne potrebbe dimostrarsi il contrario.
Ma la ragione vera per cui Alfano si barcamena è la nuova legge elettorale.
Se mercoledì passerà in Senato la formula proposta da Calderoli, Berlusconi troverà mille ostacoli sul cammino del nuovo partito, incominciando dalle preferenze.
Per cui è possibile che alla fine si accontenti di scegliere un po’ di fedelissimi da inserire nel «listino» dei «nominati» (ne resterà uno, più piccolo, anche nella legge futura).
Tanto vale aspettare dunque che ritrovi l’ampolla del senno perduto, così spera il giovane ma già collaudato Alfano.
Al quale sempre meglio calza la definizione coniata dal neo-democristiano Rotondi: «Angelino? Mi sembra un Forlani con l’i-Pad…».
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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