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L’ITALIA DAGLI AFFITTI IMPOSSIBILI: + 39% IN OTTO ANNI, CON PUNTE DEL 70% A MILANO E BOLOGNA

COSI’ IL CETO MEDIO NON PUO’ PIU’ PERMETTERSI LA CITTA’

Le bollette nelle buche delle lettere, quei prezzi dei prodotti negli scaffali dei supermercati sempre più alti e poi i costi della benzina e gli aumenti degli abbonamenti del trasporto pubblico: il caro vita colpisce indiscriminatamente gli italiani. Tante famiglie non riescono più a risparmiare, anzi sempre più persone ricorrono a quel gruzzolo accumulato nel corso degli anni per affrontare le spese quotidiane. Tagliare il superfluo spesso non basta. Gli stipendi italiani non crescono, sono tra i più bassi d’Europa e anche quelli che stanno diminuendo di più a causa dell’inflazione. Chi la casa l’ha acquistata si ritrova ad affrontare il problema dell’aumento dei tassi di interesse dei mutui. Chi invece non ha una casa di proprietà – e al mutuo non può accedere – deve fare i conti con i prezzi degli affitti che schizzano verso cifre ormai fuori dalla portata di tante famiglie. In media nell’intero territorio italiano dal 2015 a oggi i prezzi degli affitti sono aumentati quasi del 40%: a Milano, come ormai noto, le famiglie sono costrette a confrontarsi con i canoni più alti del Paese. In media servono più di 2.000 euro al mese per potersi permettere il sogno di un appartamento da 100 metri quadrati in zona urbana o in centro. La situazione del capoluogo lombardo è emblematica ma non un’eccezione. Inaspettatamente, si registra una situazione altrettanto estrema anche a Bologna, la città universitaria italiana per eccellenza. Teoricamente per la casa bisognerebbe spendere massimo il 30% del proprio stipendio, ma questo è impossibile anche a Firenze, solo per fare un altro esempio. In tante città gli affitti sono diventati inaccessibili anche per il cosiddetto “ceto medio”, in particolare famiglie con due lavoratori che iniziano a spostarsi alla ricerca di canoni meno eccessivi. “Quello che si intravede è il rischio di centri urbani abitati da soli anziani e ricchi”, spiega al fattoquotidiano.it Massimo Bricocoli, docente di Politiche Urbane e Housing e direttore del dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano.
I prezzi in Italia – Negli ultimi otto anni, infatti, è cresciuto di 39,7 punti percentuali il prezzo dell’affitto medio in Italia passando (secondo i dati diffusi dal portale Immobiliare.it) da 9,2 euro al metro quadro dell’agosto del 2015 ai 12,9 €/m² del novembre 2023. La città con gli affitti più cari si riconferma Milano con un prezzo medio che ha raggiunto 22,7 €/m² segnando un aumento di oltre il 71% rispetto al 2015 (quando il prezzo medio era di 13,3 €/m²). In parole povere per un appartamento di 80 metri quadrati all’interno del Comune di Milano il prezzo medio si aggira intorno a 1.800 euro al mese, contro poco più di 1.000 euro di otto anni fa. Una media tra gli appartamenti di lusso del centro cittadino e le abitazioni delle periferie, dove comunque i prezzi anche qui continuano a crescere di anno in anno. Al secondo posto, tra le grandi città, c’è Firenze con 20,5 €/m² (+53% in otto anni) mentre chiude il podio Bologna con 17,63 euro di affitto medio al metro quadro che segna però la variazione maggiore rispetto al 2015: +72,8%. Al quarto posto Roma che con 15,6 €/m² di affitto medio con una variazione negli ultimi otto anni inferiore (poco meno del 10%) rispetto alle altre metropoli.
La fuga dalle città – Il professore Massimo Bricocoli è anche il responsabile dell’Osservatorio Casa Abbordabile (Oca) di Milano Metropolitana nato proprio con l’obiettivo di monitorare le dinamiche di “abbordabilità” della casa: cioè la sostenibilità dei costi abitativi rispetto ai redditi. Il primo report presentato dall’Osservatorio si intitola proprio “Non è una città per chi lavora” e mette in evidenza come nel capoluogo lombardo la condizione lavorativa non è sufficiente per abitare la città ed emerge evidente anche il rischio di una progressiva espulsione da Milano di individui e nuclei familiari. E a essere interessati non sono solo i lavoratori poveri, ma anche le famiglie del ceto medio costrette a orientarsi verso i comuni dell’hinterland milanese. “Un fenomeno che è in corso ed è molto evidente – spiega Bricocoli – e interessa non solo Milano ma anche altri centri urbani attrattivi“. Infatti anche se i prezzi degli affitti medi aumentano in tutte le grandi città italiane (Napoli +22%, Torino +32%, Palermo +27% e Genova +6%), in molte – con qualche sacrificio in più – è ancora possibile trovare prezzi “abbordabili” (con medie di 13,4 €/m² a Napoli, 10,8 €/m² a Torino, 8,4 €/m² a Palermo e 8,5 €/m² a Genova). Colpiti dal fenomeno sono invece anche piccoli centri di località turistiche in cui chi lavora in quelle città ha difficoltà ad affittare un appartamento.
Le categorie colpite – “Noi mettiamo in evidenza – afferma Massimo Bricocoli – che non è solo un problema dei lavoratori del mondo dei trasporti e degli infermieri, che spesso sono visti come gli appartenenti alle categorie più necessarie alla città e che hanno un reddito contenuto. Ma coinvolge anche gli insegnanti, i ricercatori universitari fino ad arrivare ai medici ospedalieri. In molti casi riguarda anche quadri della pubblica amministrazione, per esempio”. È il caso di vincitori di concorsi per ruoli nella Pubblica amministrazione che hanno rinunciato al posto di lavoro: “Perché quando verificano le condizioni complessive, se vengono da contesti dove le spese sono più basse rinunciano al posto nonostante, magari, avrebbero ottenuto anche un reddito più alto“. In contemporanea crescono i contratti a breve termine: “Si passa sempre più da contratti 4+4 a contratti che sono su base annuale. E questo fa sì che a ogni scadenza – spiega Bricocoli – il proprietario di casa può decidere di alzare l’affitto. E questa è una dinamica vorticosa“. E le famiglie? “Qualsiasi nucleo familiare che ha intenzione di crescere, alle attuali condizioni, in città non trova le condizioni abitative per immaginare di avere dei figli”. Ecco allora la conseguenza: la fuga dalla città. “Chi ha la necessità di stare in prossimità del posto di lavoro, inizia a cercare altrove, all’esterno della città. Con una riduzione dei costi della spesa ma con un investimento in tempi di trasferimento molto consistente, con le criticità anche dei trasporti pubblici”, sottolinea il docente del Politecnico.
La simulazione – Una delle novità introdotto dalla ricerca dell’Osservatorio Oca è proprio il concetto di abbordabilità: cioè quanti metri quadrati un lavoratore potrebbe permettersi a Milano partendo dal principio che la spesa dell’affitto non dovrebbe superare il 30% dello stipendio netto. Il fattoquotidiano.it ha provato a replicare i calcoli (in modo meno scientifico di quanto fatto da Oca) sulle principali città italiane tenendo conto degli stipendi medi italiani elaborati dall’Osservatorio JobPricing (reddito netto di 1.524 euro al mese per un operaio, 1.818 per un impiegato e 2.668 per un quadro) con gli affitti medi al metro quadro del portale Immobiliare.it aggiornati a novembre 2023. Quello che viene fuori è che un operaio a Milano potrebbe permettersi poco più di 20 m², 22,3 a Firenze, 26 m² a Bologna, 29,4 a Roma, 34 a Napoli, 40 a Bari, 42 a Torino. Meglio a Genova e a Palermo dove per un operaio i metri quadri abbordabili sono rispettivamente 53 e 54. Cifre che andrebbero moltiplicate per due nel caso di una famiglia composta da due operai. Per gli impiegati va poco meglio: sarebbero abbordabili 24 m² a Milano (48 per una coppia di impiegati), 26,5 a Firenze, quasi 31 a Bologna, 35 a Roma, 40,5 a Napoli, 48,6 a Bari, oltre 50 a Torino, 64 a Genova e 65 a Palermo. Per i quadri con uno stipendio da quasi 2.700 euro netti al mese sarebbero abbordabili 35 m² a Milano, 39 a Firenze 45,4 a Bologna, oltre 51 a Roma, quasi 60 a Napoli, oltre 71 a Bari, quasi 74 a Torino, 94 a Genova e 95 a Palermo.
L’impoverimento degli italiani – Di fatto gran parte degli italiani in affitto, nei grandi centri, investe una percentuale di gran lunga superiore al 30 percento del suo reddito. Non solo, per molti uscire fuori dalla spirale del caro affitti è un’impresa impossibile. Nonostante l’aumento dei tassi di interesse, in media – secondo i dati Nomisma – la rata di un mutuo è del 20% inferiore al costo mensile dell’affitto (nel 2012 erano i mutui a essere del 13% più alti), l’acquisto di un appartamento è un miraggio per molte famiglie. Tra inflazione, caro bollette e gli stessi affitti, tanti italiani attingono sempre più ai loro risparmi. “Chi non riesce ad accedere al mutuo perché non ha quel 20% di capitale iniziale da potere anticipare, è costretto suo malgrado a continuare a rimanere in affitto”, spiega al fattoquotidiano.it Fabrizio Esposito, segretario nazionale del Sindacato inquilini casa e territorio (Sicet): “E proprio perché paga troppo di affitto – aggiunge – inevitabilmente si impoverisce e tende a scivolare indietro, più o meno velocemente, verso l’area del disagio“. Per Esposito la nostra società “si apre sempre più tra inclusi ed esclusi e nell’area dei potenziali esclusi rischiano di finire persone che lavorano. Quindi c’è qualcosa che non va”, sottolinea. “Il vero responsabile di questa emergenza è il mercato degli affitti fuori controllo, da anni lasciato totalmente libero e che nessuno vuole toccare. Allo stesso tempo non bisogna dimenticare i più poveri, quelli in lista d’attesa per l’assegnazione di case popolari, proprio mentre l’emergenza abitativa si fa sempre più complessa”.
Le storie – Infatti mentre il ceto medio sempre più impoverito inizia a lasciare le città alla ricerca di affitti più a portata di mano, chi negli anni scorsi riusciva, con tante difficoltà, ad arrivare a fine mese oggi finisce a pieno titolo nel mondo della povertà. È il caso di Ludovica che insieme al marito e ai suoi 2 figli vive a Milano: lui lavoratore dipendente come operaio muratore, lei lavora alcune ore come colf. Da 10 anni vivono nello stesso appartamento e adesso l’affitto è aumentato a 900 euro così come le spese. “Non vogliono arrivare allo sfratto per morosità ma non troviamo nessuna soluzione”, lamentano. Gianni, invece, lavora full time in un ristorante mentre la moglie ha un impiego part time. Nella casa dove vivono con i loro due figli è scaduto il contratto e il proprietario ha aumentato l’affitto da 800 a 1.100 euro: “Stiamo cercando una casa fuori Milano – raccontano – ma siamo molto preoccupati, il cambio di scuola sarà un problema per i bambini e ci mancherà la rete di solidarietà della zona dove abbiamo vissuto per tanti anni”. Maria ha 72 anni ed è pensionata: lo stabile dove viveva era di proprietà di un ente pensionistico (pagava 500 euro comprese le spese). Ora l’immobile è stato venduto e la società immobiliare ha inviato gli sfratti per finita locazione agli inquilini. “Con mille euro al mese di pensione è difficilissimo trovare un’altra sistemazione”, dice preoccupata. A Roma c’è Loredana 47enne mamma single di una ragazzina di 13 anni. Da 420 euro al mese le è stato proposto un rinnovo contrattuale con un canone di 750 euro, ma lei ne guadagna solo 1.200: “Non riesco, ho una figlia ed è già una battaglia arrivare alla fine del mese”
La situazione a Milano, Roma e Torino – Sono solo alcune delle storie delle persone che si rivolgono agli sportelli di Sicet. “Qui il problema è il mercato, ormai fuori controllo e i prezzi sono irraggiungibili per sempre più persone”, spiega Mattia Gatti referente di Milano. “Il sogno di avere un costo della casa intorno al 30% dello stipendio qui è irrealizzabile, non esiste proprio”, racconta Paolo Rigucci responsabile di Sicet Roma: “Per una famiglia con figli, ovviamente, ancora peggio. Nella capitale – aggiunge – è la diffusione dei b&b uno dei problemi più gravi. C’è sempre più carenza di case e i prezzi crescono. Ormai soffrono anche le persone che hanno un reddito costante“. E anche in città meno “care” come Torino cominciano a registrarsi sempre più situazioni di disagio. “Stiamo constatando che la cosiddetta fascia grigia, quelli che riuscivano in qualche modo a stare in locazione privata, oggi risultano essere troppo poveri per il mercato degli affitti privati ma troppo ricchi per l’edilizia residenziale pubblica”, afferma Simone Pensato che sottolinea anche l’aumento nel capoluogo piemontese degli sfratti per fine locazione. “Un dato che a Torino è il più alto degli ultimi 10 anni ed è un dato allarmante che ci segnala – conclude – la tendenza dei proprietari ad aumentare gli affitti o orientarsi verso il mondo dei più redditizi affitti brevi o turistici”.
(da il ilfattoquotidiano.it)

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