BOMBE,TENDE E CAPPELLINI
I SEDICENTI “CAPI DEL MONDO LIBERO” DEDITI AL CRIMINE
È tutta la vita che vedo presidenti americani dichiarare guerra a qualcuno. Li ricordo ergersi solenni davanti al loro piccolo podio comprensivo di «gobbo» per ammonire e condannare iracheni, nicaraguensi, serbi, libici, russi, afghani. Potevano essere disinvolti come Reagan, seduttivi come Clinton, rigidi come Bush senior, impacciati come Bush junior, onirici come Obama o svampiti come l’ultimo Biden. Ma alla fine erano sempre la stessa persona: the President of the United States. Ad accomunarli era la gravitas imposta dal ruolo di «capo del mondo libero», qualunque cosa voglia ancora dire questa espressione che continua a risuonarci dentro fin dall’infanzia.
Adesso, invece, c’è Gengis Trump. Uno che ha dichiarato guerra agli ayatollah indossando un cappellino da baseball. E che mentre parla di distruzione e di morti, anche americani, oppure inveisce contro nemici e alleati (ieri ha minacciato la Spagna, l’altro ieri l’Inghilterra, domani chissà) cambia improvvisamente discorso per magnificare il colore delle tende della nuova sala da ballo della Casa Bianca.
Qualcuno eccepirà che si tratta di formalismi di poco conto, rispetto al dramma in corso. Ma mi chiedo se questo abbruttimento dei rapporti tra persone e tra Stati non dipenda un po’ anche dall’aver smesso di dare importanza alle forme.
Un mondo dove le bombe e le tende riescono a stare nella stessa frase fa venir voglia di cercare una tenda che ci metta al riparo dalla bomba più devastante: quella umana.
(da corriere.it)
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