DI PIETRO: LO “STRANO CASO” DI UN APPARTAMENTO EX INAIL DI 9 VANI E 178 MQ, COMPRATO DA TONINO A BERGAMO AD APPENA 261MILA EURO
Ottobre 22nd, 2008 Riccardo FucileALLA VENDITA DI APPARTAMENTI CARTOLARIZZATI EX INAIL NON POTEVANO PARTECIPARE PER LEGGE AMMINISTRATORI PUBBLICI … UN PRESTANOME, LEGATO ALLA TESORIERA DELL’IDV, OFFRE 204.085 EURO, MA VIENE SCARTATO PER IRREGOLARITA’ FORMALE… PRESENTA RECLAMO AL CONSIGLIO DI STATO… ALL’UDIENZA STRANAMENTE NON SI PRESENTANO NEANCHE L’ASSEGNATARIO E L’AVVOCATURA DI STATO: IL PRESTANOME HA VIA LIBERA… AL MOMENTO DELL’ACQUISTO IL PRESTANOME SPARISCE E COMPARE DI PIETRO CON 5 ASSEGNI… IL NOTAIO FA FINTA DI NULLA
Corre il mese di luglio del 2004, quando uno dei co-fondatori dell’Italia dei Valori
(immobiliari) diffida legalmente Antonio Di Pietro e Silvana Mura (tesoriera dell’Idv) dal continuare a usare fondi del partito “per fini diversi dalla comunione di scopo associativo”.
Passa solo un mese, siamo ad agosto 2004, e Di Pietro decide di servirsi di un prestanome per concorrere, senza apparire, all’acquisto dell’appartamento bergamasco in via Locatelli, 29 ( 9 vani, 178 mq) che rientra tra quelli “cartolarizzati” dalla società Scip-Inail.
La legge è chiara: a questa vendita “di favore” non possono partecipare gli amministratori pubblici, qual era, ai tempi dell’acquisto, Antonio Di Pietro, già europarlamentare, divenuto poi nel 2006 anche deputato e ministro.
L’11 aprile, giorno in cui Di Pietro era deputato da un giorno, il perfezionamento dell’atto di acquisto non aveva ancora terminato il suo iter, mancando ancora la trascrizione presso i pubblici registri immobiliari.
Se il notaio incaricato dall’Inail avesse controllato i requisiti di “legittimazione delle parti” avrebbe scoperto che Di Pietro non avrebbe potuto concorrere all’acquisto dell’immobile, in quanto pubblico amministratore. Continua »
Non si può dire che Antonio Di Pietro non ami gli appartamenti: sono passati i tempi in cui si aggirava per il Tribunale di Milano con abiti non propriamente “firmati”.