CHI ERA LUCA ATTANASIO, L’AMBASCIATORE ITALIANO UCCISO IN CONGO: 44 ANNI, TRE FIGLIE, LAUREA ALLA BOCCONI
CON LA MOGLIE L’IMPEGNO UMANITARIO IN UNA ONG CHE SI OCCUPAVA DI MADRI E BAMBINI
Era nato a Saronno (in provincia di Varese, anche se la sua famiglia si era trasferita poi a Limbiate) 44 anni fa, li avrebbe compiuti a maggio. Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo, è stato ucciso con il carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e con il loro autista in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel Congo orientale. Aveva tre figlie piccolissime, due gemelle e una prima bimba nate negli anni scorsi.
Attanasio si era laureato all’Università Bocconi in economia aziendale nel 2001, due anni dopo la nomina a segretario di legazione in prova nella carriera diplomatica, nel 2004 la conferma nel ruolo e la nomina a Segretario di legazione.
Una carriera rapida e brillante: secondo segretario commerciale a Berna nel 2006, confermato con funzioni di primo segretario commerciale l’anno dopo, fino al trasferimento a Casablanca con funzioni di Console nel 2010.
L’ultimo incarico a Kinshasa nel 2017 quando era stato nominato capo missione nella Repubblica Democratica del Congo, dove era stato riconfermato in qualità di Ambasciatore Straordinario Plenipotenziario accreditato in RDC.
“All’ambasciatore d’Italia nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020. La cerimonia, organizzata dall’associazione culturale Elaia, si è tenuta in seduta straordinaria nella chiesa di San Marco Evangelista a Licusati. Il diplomatico, 43 anni ed originario della provincia di Milano, è stato insignito dell’importante riconoscimento “per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli” e “per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari distinguendosi per l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà ”.
Attanasio è uno degli ambasciatori italiani più giovani nel mondo. Dal 5 settembre 2017, dopo diverse esperienze nelle ambasciate in Svizzera, in Marocco e in Nigeria, è capo missione a Kinshasa, nel Congo, dove sta portando a termine numerosi progetti umanitari al fianco dei circa mille cittadini italiani attualmente residenti nel Paese del Centro Africa.
“Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato — ha raccontato l’ambasciatore — non lo è in Congo dove purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani ma anche contribuire per il raggiungimento della pace”.
A consegnare il riconoscimento il presidente del Premio, Vincenzo Rubano. Premiata anche la moglie del diplomatico, Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria “Mama Sofia” che opera nelle aree più difficili del Congo salvando la vita ogni anno a centinaia di bambini e giovani madri.
“Non si può essere ciechi davanti a situazioni difficili che hanno come protagonisti i bambini — ha spiegato Zakia — è necessario agire per dare loro un futuro migliore. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di ridisegnare il mondo”.
Alla cerimonia hanno presenziato anche il vicesindaco di Camerota Giovanni Saturno, il vicepresidente della Provincia di Salerno Carmelo Stanziola e numerosi rappresentati delle forze dell’ordine. Particolarmente toccante, durante la cerimonia, l’interpretazione di “Mission” di Ennio Morricone effettuata dal parroco don Antonio Toriello accompagnato dal maestro Gerardo Bovi.
A Casablanca Attanasio aveva sposato Zakia Seddiki, presidente e fondatrice della ong Mama Sofia (di cui Attanasio era presidente onorario) che si occupa di situazioni di grave difficoltà nella Repubblica Democratica del Congo soprattutto di bambini e madri, con ambulatori medici, presidi mobili e progetti per le madri detenute.
Un impegno che la coppia, che si era sposata alcuni anni fa, condivideva quotidianamente. Insiene, lo scorso ottobre, avevano ricevuto il premio Internazionale Nassiriya per la Pace.
La famiglia di Attanasio vive a Limbiate, in provincia di Monza e Brianza, dove l’ambasciatore aveva frequentato la scuola e dove tornava, quando poteva, per salutare i suoi parenti. E qui nel 2015, dopo il matrimonio celebrato in Marocco con Zakia, aveva voluto festeggiare le nozze con amici e parenti nella chiesa del centro cittadino. Il sindaco di Limbiate ha disposto le bandiere a mezz’asta in segno di lutto.
(da “La Repubblica”)
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