COSI’ IN UCRAINA E’ RINATA LA PRUSSIA
QUANDO DE GAULLE DISSE: “QUESTA EUROPA E’ SENZA ANIMA. SENZA SPINA DORSALE, SENZA RADICI”
Ah Zelensky: ci frusta, ci sveste, ci sibila addosso impietoso. Stronca, puntiglioso, il
nostro pavido Kukturkampf fatto di chiacchiere e impotenza, di recidivi engagé inadempienti. Ma come? La vittima di Putin a cui abbiamo affidato armi raffinate e denaro, molto denaro senza clausole o scadenze : sia lui a decidere quando la pace gli sembrerà giusta…
Anni sessanta, la frase è implacabile come era il personaggio: ‘’Questa Europa è senza anima, senza spina dorsale, senza radici’’. La voce: De Gaulle. Non risuonano moleste assonanze? Il Generale stroncava, allora, un continente che oscillava capricciosamente tra due mondi: tra il mondo della divisione e della soggezione e quello che voleva raggiungere, dell’indipendenza e dell ‘unità. Somiglianze che hanno fatto la muffa nella penobra dei tempi nuovi: cresceva anche allora il risentimento per il ‘’dominio americano’’, che Trump ha solo reso
più esplicito e brutale, ma l’Europa non trovava come oggidì accordo su come ridurre questa dominazione.
De Gaulle faceva appello a ‘’una Europa indipendente, forte e influente nel mondo libero’’. Anche se poi fu lui, rifiutando di diluire la sovranità francese in una comunità politicamente unificata, a contribuire a quel mancato sviluppo. C’è molto De Gaulle nell’europeismo eppur così lodato di Macron ….Oggi l’Unione sulla carta esiste. ma il problema resta irrisolto.
Così, più di mezzo secolo dopo, a scandire verità implacabili è l’ucraino Zelensky. L’Europa, ci accusa impietosamente, è una potenza di second’ordine, anzi nemmeno una potenza vera e propria: ama molto parlare del futuro ma non agire nel presente…’’.. Perché non sono più i tempi che consentono svogliate acquiescenze, sono epoche di sciacalli e di lupi. Mentre il suo potere economico è maggiore di quanto lo sia mai stato la sua influenza politica è scomparsa : ‘’c’è sempre qualche cosa di più urgente…manca il tempo? O la volontà politica?…’’.
Un tempo una guerra in Europa, come quella in Ucraina, diventava automaticamente ‘’una guerra mondiale’’, oggi non più. Zelensky non può, dal suo punto di vista, che rammaricarsene. da quattro anni incalza, se gli europei vogliono davvero salvare l’ucraina (e sé stessi) devono combattere direttamente contro la Russia. e non metter mano, in modo ipocrita, solo al portafoglio.
L’Europa, dixit il leader di Kiev, non è più il centro del palcoscenico mondiale ma uno spettacolo caleidoscopico di secondo piano . Quando si tratta di deflagrazioni fondamentali di politica estera (Iran, Palestina, Ucraina, Taiwan…) i reali centri di decisione stanno ormai altrove.
Accuse ingiuste? Aggettivi sgradevoli? Il fatto che da quattro anni l’Ucraina resista anche, e forse soprattutto, per l’indiretto aiuto europeo può offendere i sonni tranquilli di Bruxelles. Ma non elude il fatto che zelensky, in gran parte, ha ragione. L’esempio che ha scelto , l’Iran dove si stanno battendo tutti record di repressione, è un tentennamento e una impotenza non scelto a caso. Perché qui sta per scatenarsi la nuova manesca tempesta di Trump; e anche questa volta gli europei staranno a guardare tenendosi alla larga se non con postille e inviti alla ‘’deregulation’’, asserragliati nel bozzolo del mai nato diritto internazionale. Zelensky, di fronte alla spasmodica attenzione che l’Europa ha rivolto invece al problema del ‘’suo’’ pezzo di ghiaccio artico, ha tratto la morale: inutile perder tempo come finora, a fare la corte a volenterosi e meno volenterosi egualmente impotenti. Vi preleverà ancora
soldi (l’Europa bancomat…) e retoriche lodatorie, con cui non si difendono le trincee, ma se vuole salvarsi dalla micidiale usura di Putin, l’unico suo interlocutore è Trump ‘’con cui lavora ogni giorno’’. L’unione è un ‘’board’’ di anime candide, di principi immacolati, di esperti di apocalisse annunciate e di predicatori che sguazzano nel retorico per sfuggire alle terrificanti grane della realtà.
E’ l’ennesima trasformazione di Zelensky, si toglie una maschera, la vittima impavida, l’eroe indomito ma ‘’per conto di…’’, e ne indossa un’altra: si elegge vero Capo dell’Europa spaventata, lui che la guerra la combatte e la paga con il sangue del suo popolo, lui che ha la Forza e la sa usare. Che cosa è diventata in questi quattro tremendi anni di guerra, per necessità, la Ucraina? Uno Stato militare in cui tutto è volto alla guerra totale, in grado di resistere e (forse) di vincere contro la Russia putiniana. Oggi l’ucraina, sputando sangue, è la nuova Prussia d’Europa: il congegno militare più forte del vecchio continente, gli ucraini sono guerrieri a tempo pieno, per cui non esiste un addio alle armi prossimo o remoto. gli eserciti europei recitano la guerra nelle innocue esercitazioni da cui, come in Groenlandia, si torna a casa dopo pochi giorni.
Era così nel Settecento la Prussia di Federico Guglielmo il re sergente, il padre di Federico secondo, che vi aggiunse il genio tattico, un paese di contadini perennemente coscritti che dedicava ogni goccia di energia a un apparato bellico in grado di confrontarsi con i Grandi europei dell’epoca, abituati come ora a guerre ‘’en dentelles’’, tra salotti illuministi e Trianon cortigiani. Un esercito che possedeva uno Stato e non viceversa.
In fondo Zelensky rivolge all’Europa le stesse accuse di Putin, che vi aggiunge il disprezzo: dopo aver tormentato sé stessi e il mondo con questioni di rango e di potenza, ora hanno interesse solo per l’abbondanza e per l’ozio. Loro, invece, sono immersi, da quattro anni, non più nel tempo delle guerre dei pigmei ma in quello reale della lotta tra i giganti.
Siamo stati noi a creare questo Zelensky che si sente potente e affrancato da riconoscenze: accettando, supinamente, continue richieste di armi e denaro, che servivano a zittire le sue rampogne perché non facevamo mai abbastanza.
Domenico Quirico
(da lastampa.it)
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