DECRETO GENOVA, TECNICI DEL SENATO DENUNCIANO: “DUBBI SULLE COPERTURE FINANZIARIE E SUL PERSONALE ESTERNO”
SE LO STATO DEVE ANTICIPARE AL POSTO DI AUTOSTRADE COME POSSONO BASTARE 360 MILIONI IN 12 RATE DA 30 MILIONI L’ANNO PER 12 ANNI? MISTERI DI TONINELLI… E SPUNTANO 5 VICECOMMISSARI CHE COSTANO UN MILIONE E MEZZO DI EURO L’ANNO PER TRE ANNI
Il Servizio bilancio del Senato ha espresso riserve sulla consistenza economica di alcuni articoli del
decreto Genova e altre emergenze, chiedendo per questo chiarimenti e approfondimenti. Il provvedimento, approvato in prima lettura alla Camera, da lunedì è all’esame delle commissioni di Palazzo Madama
Uno dei nodi centrali riguarda i fondi a disposizione del commissario straordinario e, in senso più largo, il costo per la costruzione del nuovo ponte, dopo il crollo del viadotto Morandi.
Secondo quanto prevede l’articolo 1 del decreto, i fondi concessi al commissario dovrebbero essere a carico del concessionario, alias Autostrade. Ma se la società non pagasse, lo Stato anticiperà quei costi
Da qui il rilievo del Servizio bilancio: “Si evidenzia in generale che non risulta illustrato il metodo di quantificazione dell’importo anticipato dallo Stato – si legge nella relazione – e che non essendo stata ancora quantificata la spesa totale che il Commissario dovrà determinare, risulta difficile ogni stima sull’adeguatezza del contributo statale”.
Un’osservazione, quindi, sui costi totali della ricostruzione, che è stata già fatta dal Servizio bilancio della Camera e sostenuta più volte dalle opposizioni.
Il provvedimento autorizza una spesa di 360 milioni complessivi — 30 milioni annui dal 2018 al 2029 — “per assicurare il celere avvio delle attività del Commissario e a garanzia dell’immediata attivazione del meccanismo di anticipazione“, nel caso di “mancato o ritardato versamento da parte del concessionario” Autostrade. Che come è noto dovrà pagare ma non potrà partecipare alla ricostruzione.
“Non risulta chiaro dal tenore della norma”, notano i tecnici, “se il contributo statale corrisponda ad una stima della garanzia pro solvendo dei crediti verso il concessionario ceduti a terzi oppure ad un finanziamento delle opere più urgenti; sarebbero inoltre opportune valutazioni sull’ammontare di anticipazioni che il Commissario potrà ottenere utilizzando le somme statali”.
Inoltre, riferito all’articolo 1 che disciplina il ruolo e le funzioni del commissario, il Servizio bilancio di Palazzo Madama evidenzia ad esempio che non è stata associata un’adeguata copertura finanziaria per i dirigenti non generali (massimo 5) che potrebbero essere nominati in aggiunta a quello generale, in supporto all’attività del commissario. In particolare – si fa notare – non è stata rimodulata l’autorizzazione di spesa fino a 1.500.000 euro per ogni anno del triennio 2018-2020 prevista inizialmente
Altro punto debole, secondo la relazione, riguarda la possibilità per il commissario di ricorrere a soggetti esterni alle pubbliche amministrazioni: “Si prende atto che non è possibile stimare gli effetti finanziari ma che essi saranno contenuti rispetto al limite massimo delle risorse previsto.”
Tuttavia, continua la relazione “sarebbe opportuna una quantificazione degli oneri per il trattamento economico accessorio del personale dirigenziale e non dirigenziale” .
(da agenzie)
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