DOPO LA SCISSIONE DI VANNACCI, SALVINI SI BECCA ANCHE UN DOPPIO STOP SUL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA: IL QUIRINALE BLOCCA IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE SULLE LIMITAZIONI AI CONTROLLI DELLA CORTE DEI CONTI E SULLA NOMINA DI PIETRO CIUCCI A COMMISSARIO STRAORDINARIO
IERI SALVINI HA INCONTRATO MATTARELLA E OGGI SONO SPUNTATE LE MODIFICHE CHE FANNO SALTARE, OLTRE AL COMMISSARIO, ANCHE LO SCUDO ERARIALE
Doveva servire a velocizzare le procedure per sottoporre di nuovo il dossier alla Corte dei Conti, dopo la bocciatura di ottobre. Pare invece che Matteo Salvini dovrà rinunciare a nominare Pietro Ciucci “commissario per il ponte sullo Stretto di Messina”. Nelle bozze del decreto Infrastrutture, che dovrebbe andare domani in Consiglio dei ministri, infatti, le norme risultano modificate. Mancano sia quella del commissario sia i commi che vietavano alla Corte dei Conti di poter valutare la legittimità di gran parte degli atti e che avevano scatenato le proteste dei magistrati contabili, attirando l’attenzione del Quirinale, che ha chiesto modifiche.
La norma prevedeva infatti la nomina di Ciucci, ad della Stretto di Messina Spa, a commissario per “coordinare” l’iter legislativo finalizzato a riscrivere la delibera del Cipess, il comitato di Palazzo Chigi per i grandi piani pubblici, che deve approvare il progetto del ponte.
Dopo la bocciatura della Corte dei Conti, Salvini e soci hanno prima ipotizzato di chiedere il visto con riserva, cioè la registrazione dell’atto anche se illegittimo, salvo tornare indietro per paura delle possibili contestazioni future per danno erariale. Il governo ha quindi deciso di rifare la delibera per venire incontro ai
rilievi dei magistrati contabili. E qui si arriva alla norma, un articolo di legge infilato nel Dl Infrastrutture.
La vecchia versione affidava a Ciucci poteri di mero coordinamento tra i ministeri coinvolti, non quelli in deroga che di norma giustificano la scelta di un commissario. Un’anomalia spiegata da un paio di commi che svuotavano il controllo della Corte, impedendole di verificare gli atti “correlati e presupposti” della delibera, cioè quasi tutti, e introducendo pure uno scudo erariale da possibili contestazioni per “colpa grave” per l’intero iter di approvazione della maxi-opera, dal decreto del 2023 con cui Salvini l’ha resuscitata fino all’approvazione della delibera Cipess. Nessuno avrebbe potuto rispondere degli eventuali danni causati alle casse pubbliche, se non per dolo.
Perché una simile forzatura? Perché, tra i motivi della bocciatura, il più rilevante è il fatto che secondo i magistrati la scelta di far rivivere la gara del 2005 – vinta dal consorzio Eurolink, capitanato dal colosso Webuild – violerebbe la direttiva Ue sugli appalti, che impone di rifare la gara se i costi superano del 50% quelli originari e se ci sono modifiche sostanziali.
Insomma, bisognerebbe indire un nuovo bando di gara internazionale e sarebbe la fine dei sogni di Salvini di poter avviare i cantieri entro fine legislatura. La norma impediva alla Corte di poter ribadire la violazione della direttiva Ue. Gli uffici del leghista speravano di cavarsela con un “dialogo strutturato con la Commissione europea”, cioè un via libera più o meno informale che però non può avere forza di legge.
(da Il Fatto Quotidiano)
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