EUROPEE, BERLUSCONI BOCCIA I BIG: “BASTA LITI O CHIUDO IL PARTITOâ€
MA SCAJOLA ATTACCA E FITTO MINACCIA DI DIMETTERSI
«Il partito io l’ho già messo in liquidazione, anzi lo chiudo. E questi continuano a litigare per
le poltrone, non hanno capito niente ».
Silvio Berlusconi atterra a Ciampino nel pomeriggio, accompagnato dal trio Francesca Pascale, Maria Rosaria Rossi e Alessia Ardesi.
Solito casual blue look, scuro come lo è il suo umore. È un fiume in piena, non vuole nemmeno ricordare il ventennale del successo del ’94 che cade domani, «non c’è niente più da festeggiare».
Mastica rabbia contro i parlamentari che nelle stesse ore stanno mugugnando in molteplici capannelli in Transatlantico.
Tutti scontenti dopo le nomine e la chiusura alla candidatura dei big alle Europee.
«Ma cosa vogliono? Per colpa loro Forza Italia è diventata ormai una prigione, per me esistono solo i club» si sfoga con pochissimi, fidati dirigenti appena messo piede a Palazzo Grazioli.
IL BRAND NEL SIMBOLO
Unico incontro ufficiale, quello con i dirigenti marchigiani. Il responsabile elettorale Ignazio Abrignani si presenta con i bozzetti del nuovo simbolo per le Europee.
C’è il logo Forza Italia e sotto, su sfondo azzurro, campeggia cubitale il nome del leader: Berlusconi.
È la sfida che sarà portata nell’urna il 25 maggio. Il capo non potrà esserci, ma il nome dovrà funzionare da traino comunque. I legali dicono che si può e dunque si deve fare.
LO SCONTRO NELLA NOTTE
L’ex premier è ancora amareggiato per il duro scontro avvenuto la notte prima.
Ad Arcore, il vertice con i capigruppo Romani, Brunetta e Baldassarre (Ue), con il consigliere Toti, Verdini e l’avvocato Ghedini è andato avanti fino alle 2 del mattino.
La battaglia è stata campale, raccontano alcuni dei partecipanti.
Verdini, Baldassarre e Brunetta a insistere fino all’ultimo per candidare «i 12 portatori di voti: i pesi massimi devono essere tutti in campo, Fitto e Scajola compresi.
Toti e Romani di opinione opposta.
Alla fine prevale la linea del no, «solo volti nuovi» in nome del rinnovamento. E per ufficializzarla viene convocato il Comitato di presidenza nuovo di zecca.
Ma è lì, nella notte di Arcore, che si è consumata l’ultima battaglia sul futuro, su chi dovrà reggere il partito dopo il 10 aprile, quando scatteranno i servizi sociali, su chi avrà l’ultima parola sulle liste.
E Verdini quella battaglia l’ha persa. Il Comitato dei trenta alla fine risulta composto da 23 che sono emanazione diretta del capo (e del suo «cerchio magico») e da soli sette riconducibili al toscano.
I DISSIDENTI
Il Transatlantico pullula di forzisti che lamentano di non essere entrati nel gruppetto di «serie A»dei trenta.
Quelli vicini a Fitto si riuniscono per decidere che fare dopo l’esclusione del loro capo.
Arriva dal Senato Gasparri, a far quadrato con lo stesso deputato pugliese, con Francesco Paolo Sisto, con Renata Polverini e Saverio Romano.
Altri pugliesi, assieme ai senatori campani vicini a Cosentino iniziano a parlare di addio a Forza Italia, tentati dalla fuga in gruppi autonomi.
Ma è uno strappo che Fitto non condivide, frena tutti. Lui per primo ribadisce che non lascerà mai il partito.
LA SFIDA DI FITTO
L’ex governatore pugliese decide comunque di giocare il tutto per tutto e pubblica una nota con cui lancia la sfida: «Proprio perchè condivido il richiamo del presidente Berlusconi contro gli egoismi e le rendite di posizione, se dovesse permanere la tesi di non candidare i parlamentari nazionali, sono pronto a candidarmi, e disponibile a dimettermi dal Parlamento”.
Una breccia: «Quella indicata da Fitto potrebbe essere una strada seria, ma non ci sono battaglie in corso» prova a minimizzare Toti in serata a Zapping, Radiouno.
L’ESCLUSIONE DI SCAJOLA
Il leader è ancora riluttante sulla concessione di una deroga a Fitto. Di certo ha escluso la corsa di Claudio Scajola, come pure quella di Nicola Cosentino alle Europee.
Un eventuale rifiuto di Berlusconi? «Non ne capirei il motivo, ma come sempre rispetterei la sua decisione » mette le mani avanti l’ex ministro intervistato da Affaritaliani. it.
«Ho dato la mia disponibilità , dobbiamo essere competitivi, tanto più in assenza di Berlusconi». Ma non sarà così.
IL COMITATO DELLA DISCORDIA
Si riunirà per la prima volta domani (o al più venerdì) nel ventennale della vittoria del ’94. Ma la pubblicazione dei trenta nomi del Comitato di presidenza e dei 37 partecipanti ma non votanti ha generato un fiume di veleni e polemiche.
Sembra un paradosso ma finiscono nella «lista B» proprio quelli della vecchia guardia, fondatori forzisti: da Galan a Miccichè alla Prestigicomo, altri come Martino o Scajola non compaiono nemmeno.
«Le rivoluzioni liberali si fanno con i liberali – ragiona Galan intervistato dal periodico Formiche– Scorrendo la lista dei settanta componenti dell’ufficio di presidenza di liberali ne conto assai pochi ».
La Santanchè, anche lei tra gli «esterni», non è invece polemica.
«Abbiamo voluto Berlusconi al comando e dobbiamo rispettare le sue scelte. Dovrebbe preoccuparci piuttosto tutti di una data che cambierà la storia del nostro partito, il 10 aprile». Ma il più sferzante di tutti, parlando in radio aLa Zanzara, è Vittorio Feltri.
«Berlusconi è finito in un cerchio magico come Bossi, candidi tutti i cinque figli. Toti? Toti chi? E la Pascale faccia la fidanzata e pensi a Dudù, stia tranquilla che qualche lira arriva».
Scendendo dall’aereo privato il leader aveva ironizzato sulla storia del cerchio. «Di magico in Forza Italia ci sono solo io, che ancora dopo 20 anni di guerra che mi fanno sono ancora qui vivo e vegeto».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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