FUORI UN ALTRO TAJANEO? GLI EX DIRIGENTI FORZISTI PUGLIESI SCRIVONO A MARINA BERLUSCONI E A MULÈ PER CHIEDERE LA TESTA DI MAURO D’ATTIS, SEGRETARIO REGIONALE DEL PARTITO E MOLTO VICINO AD ANTONIO TAJANI: “SE LUI VA VIA, NOI RIENTRIAMO”
IL SUO SILURAMENTO SAREBBE L’ENNESIMO COLPO AL PRESIDENTE NAZIONALE DEL PARTITO E MINISTRO DEGLI ESTERI (A SUA INSAPUTA) – DOPO LE DIMISSIONI DI GASPARRI DAL RUOLO DI CAPOGRUPPO AL SENATO, IN BILICO C’E’ ANCHE BARELLI, CONSUOCERO DI TAJANI
Una lunga lettera “riservata”, ma non troppo, inviata a Marina Berlusconi e al vice
capogruppo, Giorgio Mulè, che racconta la situazione del partito di Forza Italia in Puglia. È stata scritta da alcuni ex dirigenti ed ex simpatizzanti azzurri pronti a rientrare nel partito (e a loro dire sarebbero in tanti). A condizione che le cose cambino.
Tradotto: a condizione che sia commissariata l’attuale gestione regionale. Insomma si chiede la testa del segretario Mauro D’Attis, uomo vicinissimo al presidente nazionale Antonio Tajani. Una resa dei conti all’indomani del risultato in Puglia del referendum per la riforma sulla giustizia, tanto voluta da Silvio Berlusconi.
Per ora i dirigenti interni del partito pugliese restano in silenzio, nessuno attacca ma neanche difende. L’unico sceso in campo, sino a questo momento, in difesa di D’Attis è l’ex parlamentare ed ex coordinatore storico del partito, Guido Viceconte. Nessun altro si sbilancia, ma in molti dietro le quinte chiedono un partito più aperto, più liberale
Altri invece lanciano messaggi social, come il consigliere regionale, ex candidato presidente della Regione per il centrodestra, Luigi Lobuono. Che qualche ora fa per sgomberare il campo da ogni interpretazioni, dopo un’intervista rilasciata a Repubblica, ha pubblicato una foto che lo ritrae con Antonio Tajani. Lobuono un mese fa è stato nominato su volontà del ministro azzurro consulente di Palazzo Chigi per le Politiche e sviluppo industriale
Gli altri sono tutti in attesa di capire cosa accadrà a livello nazionale, e quali saranno le decisioni della famiglia Berlusconi, e se le dimissioni “indotte” del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri saranno replicate anche per dal capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, consuocero di Tajani.
Intanto la lettera in queste ore sta facendo il giro tra la Puglia e Roma. La missiva altro non è che “una relazione riservata” sullo stato dell’arte in Puglia, almeno nella visione dei dissidenti.
Si divide in dieci punti: «dal crollo del consenso elettorale» alle «fragilità della leadership», dal «collasso organizzativo» alla «perdita della classe dirigente». Per concludere poi con le condizioni per un possibile rilancio: «numerosi ex dirigenti e amministratori locali, anche protagonisti delle recenti battaglie garantiste insieme alle Camere Penali – si legge – si dichiarano pronti a rientrare nel partito.
Si registrano aperture di amministratori collocati in Fratelli d’Italia, attratti dalla possibilità di un ritorno a una linea politica liberale e garantista».
Ma «tale disponibilità è subordinata a condizioni precise: superamento dell’attuale gestione regionale – si legge ancora – apertura reale e non formale del partito, valorizzazione del merito e costruzione di una nuova classe dirigente credibile. In assenza di tali condizioni, il processo di rientro non potrà concretizzarsi».
Ma cosa si contesta? Prima di tutto il calo del consenso. «Alle elezioni politiche del 2018 Forza Italia in Puglia si attestava intorno al 20% – spiegano – mentre alle politiche del 2022 è sceso all’8%. Alle regionali il candidato dal partito si è fermato al 35% contro Decaro, risultato insufficiente per una regione storicamente favorevole al centrodestra.
A ciò si aggiunge il conferimento, all’indomani di tale risultato, di un incarico riconducibile all’area Tajani, percepito come un premio politico non coerente con l’esito elettorale, generando senso di imbarazzo e disorientamento tra dirigenti e base».
(da agenzie)
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