IL CAVALIERE IN TRINCEA: “IO SOLO CONTRO IL COLLE”
DUBBI PDL SUL PREMIER….IL TESORO E LA SPONDA A NAPOLITANO….I RILIEVI SCRITTI DEL CAPO DELLO STATO AL PREMIER
A dare retta ai fedelissimi, l’uomo stavolta è davvero provato, tentato dal mollare tutto e dimettersi.
“Mi hanno lasciato da solo”, ripete demoralizzato. Da solo «a combattere contro il Quirinale». E da solo a rintuzzare il niet di Umberto Bossi.
Una manovra a tenaglia, quella del Colle e del Carroccio, che alla fine l’ha costretto ad alzare bandiera bianca sulla contestatissima norma salva-Fininvest.
«E adesso, se mi condannano, sarò costretto a vendere le mie aziende. Ma se la Cassazione ribalterà il verdetto, chi mi assicura che De Benedetti mi restituirà i miei soldi?».
Stavolta intorno al leader si è fatto il vuoto, come dimostra lo scaricabarile dentro il governo.
Nessuno si è assunto la responsabilità politica di quanto è accaduto, nessuno ha rivendicato la paternità della legge pro-Mondadori.
Non l’ha fatto Angelino Alfano, dai cui uffici, a detta di molti, sarebbe uscito il codicillo incriminato.
Non l’ha fatto l’autore della manovra, Giulio Tremonti, che anzi è parso a dir poco imbarazzato ieri pomeriggio per quanto accaduto.
Fino a offrire una sponda al Colle per cancellare l’articolo contestato dal «suo» decreto.
In verità nessuno nel governo, con l’eccezione di Sacconi, ha preso a caldo le difese del Cavaliere, nemmeno quelli del suo stesso partito.
Persino Niccolò Ghedini ha fatto sapere in giro di non saperne nulla. Un gioco degli specchi che ha coperto la prima, vera, battaglia del dopo-Berlusconi, con ciascuno dei pretendenti alla successione in gara per incastrare il rivale.
Da titolo di merito, la difesa dell’ennesima norma ad personam stavolta è diventata motivo di vergogna. E ciascuno dei “sospettati” ha fatto in modo che la responsabilità del blitz venisse attribuita ad altri.
Di fronte al caos della maggioranza e alla mancanza di guida politica del premier, a far da supplente è arrivato ancora una volta il Quirinale.
Ormai è direttamente a Napolitano che si rivolgono i singoli ministri, nell’assenza di una cabina di regia a palazzo Chigi.
«Il presidente della Repubblica – osserva un ministro di primo piano del Pdl – di fatto ha assunto il ruolo politico che in Francia ha l’Eliseo». Un ruolo che relega in secondo piano il premier e mette in evidenza la cura con cui il Colle segue passo passo ogni provvedimento del governo, in primis la manovra finanziaria, per evitare possibili errori.
Oltre al caso della norma salva-Fininvest, nel passaggio al Quirinale è saltata la leggina sugli imputati «irreperibili».
Il ministero della Giustizia aveva infatti inserito nella manovra una riscrittura dell’articolo 420 bis del codice di procedura penale, con la sospensione del processo per gli imputati irreperibili, in presenza di determinate condizioni, ma Napolitano l’ha fatta cancellare.
Una rigidità dettata dal fondato timore che la maggioranza, in sede di conversione del decreto alle Camere, ne volesse approfittare per inserire una “poison pill”, un emendamento «eversivo», al solo scopo di scardinare qualche processo del Cavaliere. Insomma Berlusconi, al volgere della legislatura, è sorvegliato a vista dal capo dello Stato.
Che si tiene lontano dalle scelte di merito, ma non esita a far sentire forte la sua voce quando sono in gioco profili giuridici e costituzionali.
Nella trattativa sul “salva-Fininvest” tutte le obiezioni della presidenza della Repubblica sono state comunicate verbalmente a palazzo Chigi, attraverso il consueto canale di Gianni Letta.
Con l’avvertenza che, se il governo non avesse proceduto immediatamente a cambiare la norma, dai suggerimenti “orali” si sarebbe passati a un avviso scritto.
Una lettera firmata dal presidente della Repubblica, impossibile da aggirare.
Ma non ce n’è stato bisogno. Per lettera sono stati invece comunicati altri rilievi minori, più tecnici, e al Quirinale nutrono la ragionevole convinzione che tutti i dubbi sollevati troveranno risposta positiva. In modo da consentire già oggi a Napolitano di controfirmare il decreto, autorizzandone la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la trasmissione alle Camere.
Non ci sarà bisogno di un nuovo Consiglio dei ministri, anche perchè la manovra giovedì è stata approvata «salvo intese», la formula che sta a indicare la trattativa con il Colle.
Francesco Bei .
(da “La Repubblica“)
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