IL PIANO DEL GOVERNO: VINCERE LA BATTAGLIA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA E ANDARE AL VOTO ANTICIPATO. SOPRATTUTTO SE NEL FRATTEMPO E’ STATA CAMBIATA LA LEGGE ELETTORALE
PER QUESTO LA MELONI HA DETTO CHE FORZERÀ L’APPROVAZIONE DELLA RIFORMA, ANCHE A MAGGIORANZA… SI LAVORA SU UN SISTEMA PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA: AVRÀ IL 55% DEI SEGGI CHI OTTIENE ALMENO IL 40% DEI CONSENSI: IL TESTO ENTRO FEBBRAIO
Durante la conferenza stampa di inizio anno, tutti — a destra come a sinistra — hanno tratto la stessa impressione. Il cambio della legge elettorale è imminente, Giorgia Meloni ha dato il via libera ufficiale alla trattativa con le opposizioni, corredata da un’avvertenza che restituisce il senso dell’urgenza: «Se c’è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza».
Chiaro il messaggio: nessuna tattica dilatoria verrà tollerata, le prossime politiche si giocheranno con regole nuove e nessuno si sogni di protestare. Anche perché «esiste un precedente e l’hanno creato loro», fa notare un alto esponente di FdI: «Nel 2015 Renzi fece approvare l’Italicum coi soli voti del centrosinistra».
Dunque si va dritti. Senza cercare lo scontro, ma neppure consentire lungaggini sull’introduzione di un sistema proporzionale con premio di maggioranza: avrà il 55% dei seggi chi ottiene almeno il 40% dei consensi, fino al 60 se la
coalizione raggiungerà il 45%. Sul punto nel centrodestra l’accordo c’è.
Tant’è che si sta già mettendo a punto la strategia per provare a creare una convergenza la più larga possibile. Probabilmente sarà la stessa premier a fare la prima mossa, chiamando tutti i leader della minoranza per sondarli: una telefonata che ricalcherà la convocazione a palazzo Chigi nell’agosto del ‘23 sul salario minimo. Poi toccherà ai parlamentari “governativi” presentare un testo organico entro febbraio, da sottoporre ai colleghi di opposizione.
Sarà anche per questo se i leader del centrosinistra sono cauti. Attendisti. «Non ci è stata ancora presentata alcuna proposta formale, quando arriverà la valuteremo», taglia corto Elly Schlein. Tuttavia poco ottimista: «Non ci sembra una buona premessa voler cambiare la legge elettorale perché hanno capito che con le opposizioni unite perderebbero e come antipasto del premierato, che noi contestiamo perché esautora il Parlamento e indebolisce le prerogative del capo dello Stato», conclude la segretaria del Pd.
Un po’ più aperturista Giuseppe Conte: «Di quale legge elettorale si parla? Nessuno lo sa. Io non ho detto di essere favorevole al proporzionale, ho detto che tradizionalmente il M5S è favorevole. Poi dipende da come viene confezionato questo principio proporzionale nell’ambito di un’operazione più complessiva». Chi vivrà vedrà. Febbraio si avvicina.,
(da agenzie)
Leave a Reply