INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO, IL PRESIDENTE DELLA CASSAZIONE: “AUTONOMIA E INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA SONO UN CAPOSALDO DELLA DEMOCRAZIA”
PRESENTE IL CAPO DELLO STATO MATTARELLA
L’“autonomia e l’indipendenza” della magistratura come “caposaldo”. L’amarezza con cui si stigmatizza, da parte dei vertici della suprema Corte, “lo scontro tra politica e magistratura”, la necessità di “non ferire” il volto della giurisdizione per evitare danni irreparabili ai cittadini e alle istituzioni.
Sono i temi che fatalmente occupano relazioni e discorsi dei massimi esponenti istituzionali all’inaugurazione dell’Anno giudiziario, cui partecipa il presidente della Repubblica (e del Consiglio superiore della magistratura) Sergio Mattarella, il rito solenne in corso alla Cassazione, e forse l’ultimo – ove passasse il sì alla riforma Nordio-Meloni – che vede uniti pubblici ministeri e giudici.
“Va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”, sottolinea nella sua relazione il Primo presidente di Cassazione, Pasquale D’Ascola. Che comincia dai numeri del lavoro in Cassazione, si sofferma sui risultati raggiunti nella incessante lotta agli arretrati, affronta tra l’altro la “barbarie dei suicidi” e “la piaga dei suicidi in carcere”, oltre al contrasto ad omicidi, violenze, episodi di insicurezza diffusa.
Poi affronta il tema della fiducia, che non può essere lesionata, dei cittadini nella magistratura: e cita, andando al 1959, insediamento del primo Csm, il ministro Gonella e l’allora presidente della Repubblica: “Gronchi, solennemente, ribadì che la Costituzione con la creazione dell’organo non ha voluto soltanto «riconoscere all’ordine giudiziario unicità ed autorità», ma «assicurare soprattutto l’autonomia dei giudici», intesa «nel senso di autogovernarsi», il tutto «inquadrato per logica necessaria nel sistema della divisione dei poteri che è presupposto e cardine insieme dello stato di diritto».
Sono previsti come di rito gli interventi del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del Procuratore generale Pietro Gaeta, dell’avvocata generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e del presidente della Consiglio nazionale forense, Francesco Greco. Nell’Aula magna parterre importante: i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Pinelli (csm): “La politica non svilisca il ruolo dei magistrati. Giustizia bene comune”
Sull’esigenza del rispetto reciproco fondato il perno del discorso del vicepresidente Pinelli. “L’esigenza di armonia – sottolinea il vicepresidente del Csm – deve essere affermata con ancora più forza in un periodo, qual è quello che stiamo vivendo, caratterizzato da tensioni, un periodo nel quale, dunque, è davvero necessario che gli attori istituzionali prestino ossequio a quel principio di leale collaborazione che è speculare al principio di separazione dei poteri”. Pinelli, nel ricordare “la dolorosissima scia di sangue” dei magistrati vittime delle mafie o della barbarie terroristica , ricorda: “La giustizia è un bene comune. E il bene comune vive di fiducia”, fiducia quindi anche ” nella Costituzione e nella giurisdizione. Senza una giustizia riconosciuta, non c’è fiducia e senza fducia non c’è comunità”.
Il Pg Gaeta: “Scontro inaccettabile, ferire la magistratura non è nell’interesse dei cittadini”
Proprio sul terreno dell’aggressione all’immagine e all’esercizio della giustizia, torna con parole di equilibrio e con un fiducioso appello a Mattarella, il Procuratore generale Pietro Gaeta. “Lo scontro , perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico. Per questo signor Presidente , spero molto nel recupero della razionalità e dell’armonia”, perché “occorre recuperare lucida razionalità istituzionale”. Gaeta scandisce ancora: “Il volto di una giurisdizione sfregiata nell’immagine e privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione non giova a nessuno”. E continua: “Non ai cittadini, che alla giurisdizione devono potersi affidare (…); non all’avvocatura, che ha contribuito a preservare nel dialogo con la magistratura, i pilastri delle garanzie dello Stato; non alle istituzioni rappresentative, che devono fondare forza e legittimazione sull’irrinunciabile rispetto del principio di separazione dei poteri, e quindi dell’indipendenza e autonomia della magistratura”. Un lunghissimo applauso dell’Aula magna, com’era stato per la relazione di D’Ascola, sigilla il suo intervento.
(da agenzie)
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