INCHIESTE E DIMISSIONI: I GUAI TRAVOLGONO FDI DAL PIEMONTE ALLA SICILIA
SEI AVVISI DI GARANZIA AD AGRIGENTI, IL DEPUTATO PISANO INDAGATO PER TRUFFA AGGRAVATA E PECULATO
I primi ad annusare l’odore del sangue sono stati Matteo Renzi e Giuseppe Conte, due leader agli antipodi ma con la comune caratteristica di tenere sempre le antenne dritte. Il presidente dei Cinque Stelle ha parlato di una nuova «questione morale» che affliggerebbe Fratelli d’Italia «dalla Sicilia al Piemonte», mentre Renzi ha accennato alla possibilità che «altre inchieste» possano presto sfiorare il partito della premier.
Attenzione, non serve avere per forza fonti nelle procure, basta una rassegna stampa per capire che FdI comincia ad avere un serio problema. Mentre tutta l’attenzione era su Andrea Delmastro, altri casi infatti si moltiplicavano in tutta Italia, con un importante epicentro proprio in Sicilia. Giusto ieri sull’Isola si è aperto un ennesimo fronte giudiziario: sei avvisi di garanzia, partiti dalla procura di Agrigento, per presunte spese gonfiate legate ai grandi eventi. Tra gli indagati per truffa aggravata e peculato anche il deputato Lillo Pisano, ex vicecapo di gabinetto dell’assessorato regionale al Turismo. Proprio l’assemblea regionale siciliana è il buco nero dei Fratelli, se esiste una questione morale palazzo dei Normanni ne è l’epicentro, con Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars, che tra un mese andrà a processo per corruzione, peculato e truffa, mentre su Elvira Amata, assessora al turismo di Schifani, penda una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione. Teste che stanno per cadere, se si interpretano correttamente le parole di Luca Sbardella, il commissario spedito da Giovanni Donzelli per ripulire il partito isolano, che ha promesso di «applicare in Sicilia lo stesso criterio indicato dal partito nazionale». Ovvero, le dimissioni.
Dalla Sicilia al Piemonte, dove dietro Delmastro altre teste sono rotolate. Mentre il caso della Bisteccheria d’Italia approda in commissione Antimafia, a Torino esce di scena anche Elena Chiorino – vicina all’ex sottosegretario alla Giustizia – che si è
dimessa dalla giunta regionale dopo aver lasciato la poltrona da vicepresidente della Regione. L’ex guardasigilli Pd Andrea Orlando ieri ha pubblicato un video in cui ricordava i legami storici tra l’estrema destra e il mondo criminale negli anni Settanta e Ottanta – proponendo in qualche modo un nesso con l’attuale vicenda che ruota intorno al clan Senese – e concludeva immaginando «ulteriori risvolti».
Senza andare troppo indietro nel tempo, ricordando il caso di un’altra piemontese – Augusta Montaruli – condannata per peculato e dimessasi da sottosegretaria all’Università agli albori del governo Meloni, è il 2025 l’anno horribilis di Fratelli d’Italia. In Calabria il consigliere regionale Giuseppe Neri finisce nell’inchiesta della Dda che ne chiede addirittura l’arresto per scambio elettorale politico-mafioso. Richiesta rigettata prima dal gip e poi dal Tribunale del riesame. Salendo a Genova troviamo l’ex assessore comunale alla sicurezza, Sergio Gambino (autosospesosi per questo da FdI), coinvolto nell’indagine della procura per corruzione e presunte rivelazioni di segreto d’ufficio riguardanti l’allora candidata sindaca Silvia Salis. Clamoroso lo scandalo politico-erotico-massonico che sconvolge la tranquilla Prato. La procura procede nei confronti di Claudio Belgiomo, già membro del consiglio comunale nelle file dei Fratelli, e Andrea Poggianti, vicepresidente del consiglio comunale di Empoli, uscito nel febbraio 2024 dal partito, per «concorso continuato nei delitti di diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite» e di diffamazione ai danni dell’avvocato Tommaso Cocci, un altro consigliere comunale a Prato, sempre di FdI, e candidato in pectore alle regionali, destinatario di lettere anonime.
Dall’inchiesta emerge un aspetto, oltre ai ricatti sessuali, che mette in grande imbarazzo FdI, perché si scopre che questo Cocci, presunta vittima di revenge porn, è anche il segretario di una loggia massonica. Dalla Toscana al Lazio, con il consigliere regionale Enrico Tiero che lo scorso anno finisce indagato nell’ambito di un procedimento aperto dalla procura della Repubblica di Latina. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe agevolato l’assunzione di alcuni giovani, in cambio di “utilità”. Braccialetto elettronico per il presidente del consiglio comunale di Bolzano, Carlo Vettori, un altro Fratello, ma questa volta non c’entrano le mazzette, è una storia di maltrattamenti nei confronti della compagna. Dal Trentino alla Puglia, con un’inchiesta che nel 2024 coinvolge Francesco Ventola, allora capogruppo di FdI in consiglio regionale, poi eletto a Bruxelles. La procura di Trani
lo accusa di associazione a delinquere e corruzione elettorale, lui si difende parlando di un atto dovuto a seguito di una denuncia di un suo avversario politico. Tutti casi isolati, procure diverse, inchieste partite senza alcun nesso temporale con il referendum. Ma la paura che serpeggia a via della Scrofa è nelle parole in libertà di un dirigente dei FdI: «Adesso si vendicheranno per la riforma Nordio, i pm svuoteranno i cassetti nell’ultimo anno elettorale».
(da La Repubblica)
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