LA BIENNALE DEGLI SCAZZI E DEI VELENI. NON SOLO LO SCONTRO GIULI-BUTTAFUOCO SULLA RUSSIA, ORA ARRIVA L’APPELLO DI SETTANTA ARTISTI E CURATORI PER CHIEDERE L’ESCLUSIONE DI TUTTI I “GOVERNI CHE STANNO ATTIVAMENTE COMMETTENDO CRIMINI DI GUERRA”: NON SOLO MOSCA, “VIA ANCHE USA E ISRAELE”
TRA I FIRMATARI CI SONO SOPRATTUTTO TRE DEI CINQUE COLLABORATORI DELLA CURATRICE KOYO KOUOH, SCOMPARSA IMPROVVISAMENTE A MAGGIO SCORSO: RASHA SALTI, GABE BECKHURST FEIJOO E RORY TSAPAYI… IL NUOVO FRONTE APERTO È TUTTO INTERNO ALLA BIENNALE CHE HA SEMPRE PROCLAMATO LA SUA INDIPENDENZA DALLA POLITICA
Appello di settanta tra artisti e curatori che saranno alla Biennale di Venezia per chiedere al
presidente Pietrangelo Buttafuoco che vengano esclusi tutti i «governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra!».
Non solo Russia, ma anche Israele e Usa. Paesi che portano avanti «forme crescenti di oppressione sistemica, disuguaglianze e cancellazione, inclusi il genocidio e la pulizia etnica in Palestina, in Sudan e in Myanmar, nonché la violenza dilagante, l’occupazione e la guerra in Camerun, Congo, Cuba, Iran, Kashmir, Libano, Mozambico, Ucraina, Venezuela e in troppi altri luoghi». È quanto riporta l’edizione del quotidiano La Repubblica in edicola oggi.
«C’è una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere normalizzata», scrivono gli artisti tra i quali nomi noti del panorama internazionale come il cileno Alfredo Jaar.
Tra i firmatari ci sono soprattutto tre dei cinque collaboratori della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa improvvisamente a maggio scorso. Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo e Rory Tsapayi fanno parte del team scelto da Kouoh che sta portando avanti il suo progetto In Minor Keys, titolo della mostra in programma ai Giardini e all’Arsenale dal 9 maggio al 22 novembre.
Il presidente che voleva «aprire a tutti», si legge suLa Repubblica, si è invece ritrovato al centro della più rovente polemica culturale-internazionale che l’esposizione di Venezia abbia mai vissuto. Il nuovo fronte aperto stavolta è tutto interno alla Biennale che ha sempre proclamato la sua indipendenza dalla politica. Nella lettera, gli artisti scrivono di essere profondamente contrari alla decisione di trasferire il padiglione israeliano «in spazi adiacenti alla mostra principale, In Minor Keys, ideata da Koyo Kouoh».
«La Biennale ha rilasciato una dichiarazione di neutralità e noi ribattiamo che consentire la partecipazione a governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutrale – si legge ancora nella lettera-appello
(da La Stampa)
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